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Regolazione emotiva

La regolazione emotiva indica una serie di strategie e comportamenti messi in atto dall’individuo, per
regolare l’emozione provata in un dato momento

Gli individui rispondono alle reazioni emotive adottando strategie in grado di modificare flessibilmente
l’esperienza emotiva, dette strategie di regolazione emotiva. Gli aspetti del processo emotivo in cui
l’uomo può intervenire alternandone la natura sono la comparsa, la durata, il contenuto e la qualità
dell’esperienza.

Col termine regolazione emotiva si è soliti fare riferimento a una serie di strategie e comportamenti messi
in atto dall’individuo, anche con scarso livello di consapevolezza, per regolare l’emozione provata in un
dato momento.

La regolazione emotiva è considerata un costrutto multidimensionale, caratterizzato da:

 disponibilità a sperimentare emozioni negative o positive

 consapevolezza, comprensione e accettazione dei diversi stati emotivi;

 impegnarsi nel raggiungimento di un dato obiettivo, in risposta ad emozioni sia positive che
negative;

 uso flessibile di strategie adeguate al contesto per modulare l’intensità e/o la durata della risposta
emotiva,

 spostamento e non soppressione dell’emozione disfunzionale.

La presenza di carenze in una di queste aree è considerata indice di difficoltà di regolazione emotiva. In
questo caso si parlerà di disregolazione emotiva, ed è indice di psicopatologia (Gross e John, 2004).

Chi è in grado di riconoscere le proprie emozioni, capire come funzionano, dotarle di significato, usare
l’informazione da loro derivante, e gestire l’esperienza, apparirà, dunque, più capace di rispondere
efficacemente alle richieste e alle situazioni della vita quotidiana rispetto a chi non è in grado di farlo.
Generalmente quando pensiamo alla regolazione emotiva, sopratutto nella cultura occidentale, facciamo
subito riferimento alla capacità dell’individuo di diminuire gli aspetti esperienziali ed espressivi di emozioni
“negative” quali rabbia, paura e tristezza (Gross, Richards & John, 2006). Questo non vuol dire che le
emozioni positive non siano regolate; anch’esse lo sono, ad esempio quando cerchiamo di trattenere la
nostra gioia o la nostra attrazione verso un oggetto. Di fatto, uno dei presupposti di partenza nella
regolazione emotiva è che esse insorgono quando è presente una situazione saliente e che qualunque sia
la situazione, è il significato che le viene assegnato a determinare l’emozione connessa. Qualora il
significato cambiasse (perché è cambiata la situazione o perché è cambiato il significato che vi è stato
assegnato), allora anche l’emozione connessa cambierà.

Strategie di regolazione emotiva

Non esistono assunzioni a priori di come una strategia di regolazione emotiva sia funzionale o meno
(Thompson & Calkins, 1996). Questa specificazione è importante poiché evita la confusione che si è creata
nella letteratura sullo stress e sul coping (strategie di fronteggiamento) laddove le “difese” erano
considerate non adattive e le “strategie di coping” adattive (Parker & Endler, 1996). In questa prospettiva,
le strategie di regolazione emotiva possono essere utilizzate per migliorare o peggiorare le cose in base al
contesto. Ad esempio, la capacità di abbassare l’ intensità emozionale potrebbe essere utile ad un medico
per operare in una condizione di stress, ma allo stesso tempo, potrebbe neutralizzare le emozioni negative
associate all’empatia, e quindi renderlo meno accogliente e comprensivo nei confronti di un paziente.
Questo significa che un sistema di regolazione emotiva, per essere efficace, deve essere flessibile e
responsivo ai cambiamenti contestuali e nello stesso tempo mantenere il proprio equilibrio.


Tuttavia, studi empirici dimostrano come alcune strategie possano considerarsi più adattive di altre (ie.
Hopp, Troys & Mauss, 2010). Ad esempio, di seguito vengono descritte tre strategie di regolazione emotiva
adattive:

 Ristrutturazione cognitiva (reappraisal): consiste nella generazione di interpretazioni o prospettive


positive su una situazione stressante, in modo da ridurne gli effetti negativi.

 Problem-Solving: è un tentativo volontario di cambiare una situazione stressante o di contenere le


sue conseguenze.

 Accettazione: con questo termine ci si riferisce all’ accettazione non giudicante della esperienza
emozionale.

D’altro canto, la letteratura sottolinea che vi sarebbero strategie di regolazione emotiva non adattive nel
lungo termine, quali ad esempio:

 Soppressione della esperienza emozionale

 Evitamento: due sono le modalità con cui si può mettere in atto questa strategia; una si riferisce
alla dimensione esperienziale dell’emozione, mentre l’altra a quella comportamentale.

 Rimuginio e ruminazione: invece che evitare o sopprimere l’esperienza emozionale, certi soggetti
regolano le proprie emozioni soffermandosi in modo ripetitivo sull’ esperienza di tali emozioni, le
loro cause e le loro conseguenze.

Questa classificazione suggerisce di considerare le strategie di regolazione emotiva in termini di un loro


utilizzo inflessibile che può contribuire all’ insorgere e al mantenimento di alcuni stati emotivi e di disturbi
psicopatologici.
Il modello della regolazione emotiva di Gross

James J. Gross propone un modello che descrive le emozioni come un processo dinamico flessibile e
multicomponenziale, definendo tre aspetti in particolare. In primo luogo il processo generativo delle
emozioni si configura come un meccanismo dinamico a carattere ricorsivo costituito da feedback che dalla
risposta emotiva tornano alla fase di selezione della situazione, influenzando ogni fase del processo e
conseguentemente influenzando le seguenti risposte emotive.

Il secondo aspetto fondamentale riguarda il tempo della regolazione, sia essa focalizzata sull’antecedente
(Antecedent-Focused Regulation) o sulla risposta (Response-Focused Regulation). Infine, la regolazione può
verificarsi parallelamente in diverse fasi del processo, così ciò che facciamo per regolare le nostre emozioni
spesso include multipli meccanismi che intervengono contemporaneamente. Gross (1998a 1998b; 2002)
definisce col termine regolazione emozionale la serie di processi eterogenei tramite cui gli individui
riescono a regolare le proprie emozioni. Nello specifico individua cinque tipologie di regolazione
emozionale, distinte in base al momento all’interno del processo di generazione dell’emozione in cui
intervengono. Partendo dalla situazione, si individuano i seguenti processi: selezione della situazione,
modificazione della situazione, distribuzione dell’attenzione, modifica cognitiva, modulazione della
risposta. I primi quattro sono focalizzati sull’antecedente poiché si verificano prima della risposta emotiva,
mentre l’ultimo è centrato sulla risposta poiché si verifica dopo che essa è stata generata.

Le basi neurali della regolazione emozionale

Grazie al diffondersi delle tecniche non invasive di neuroimaging è stato possibile studiare i centri nervosi
coinvolti nelle varie risposte emotive e descrivere con accuratezza quali siano le strutture attive in
corrispondenza di determinate emozioni o strategie regolative.

In particolare, studi recenti condotti con l’analisi di connettività funzionale hanno mostrato che la capacità
dell’uomo di produrre un comportamento emotivo appropriato implica l’attivazione di due circuiti paralleli.
Da un lato, esiste una via che coinvolge sia strutture sottocorticali (amigdala, insula, striato e ippocampo)
che corticali (corteccia prefrontale laterale e mediana, corteccia cingolata anteriore e corteccia
orbitofrontale), la quale sembra implicata nei processi automatici di regolazione emozionale. Dall’altro
lato, esiste una via che coinvolge soltanto le strutture corticali (corteccia prefrontale laterale e mediana e
corteccia cingolata anteriore), la quale sembra implicata nei processi volontari di regolazione emozionale e
nell’adattamento del comportamento alle diverse situazioni.

La scoperta di quest’ultima via si è rivelata fondamentale ai fini della messa a punto di procedure che
possono consentire alle persone di giungere ad un maggiore controllo delle proprie emozioni. Un esempio
di tali procedure è rappresentato dal neurofeedback, nel quale un individuo viene messo nella condizione
di osservare su uno schermo la propria attività cerebrale mentre vive una certa emozione e viene poi
addestrato a ridurre gradualmente l’attività della regione coinvolta nell’emozione stessa.

La meta-analisi di Kohn e colleghi del 2013 ci consente inoltre un’immediata comprensione delle principali
regioni cerebrali attive durante la regolazione emozionale: risultano attivi bilateralmente il giro frontale
inferiore e la regione anteriore dell’insula, l’area supplementare motoria (SMA), la pre-SMA fino al giro
cingolato medio anteriore, il giro precentrale bilaterale ed il giro frontale medio bilaterale. Infine altre
attivazioni sono state riscontrate in corrispondenza della corteccia temporale media sinistra e dei giri
angolari bilaterali.

Nel dettaglio, la corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) è ritenuta un’area importante per la
regolazione durante lo stadio della generazione emotiva e per la modulazione di una vasta gamma di
reazioni comportamentali. La corteccia prefrontale ventrolaterale (VLPFC) gioca un ruolo significativo nella
generazione e nella valutazione delle emozioni e degli affetti (Ochsner and Gross, 2005; Phillips et al., 2008)
e appare in stretta associazione con due particolari tipologie di processi emotivi: la cognizione sociale e
l’inibizione dell’azione. Il giro cingolato medio anteriore è coinvolto in compiti di memoria, linguaggio e
inibizione dell’azione e ricopre un ruolo cruciale nel controllo motorio intenzionale (Hoffstaedter et al.,
2012) e nel comportamento legato all’emozione.

Anche l’area supplementare motoria si attiva in corrispondenza della regolazione emozionale, essa in
particolare è associata al comportamento motorio cognitivo ed esecutivo. Il giro angolare è correlato alla
cognizione sociale ed è generalmente riconosciuto come una corteccia associativa per i processi semantici,
la memoria episodica, l’aritmetica mentale e i processi cognitivi auto-rilevanti. Infine vi è il giro temporale
superiore che computa processi integrativi multimodali di ordine superiori, influenza l’attività dell’amigdala
ed è implicato nei compiti di cognizione sociale (Muller et al., 2012). Il giro temporale superiore gioca un
ruolo importante nella verbalizzazione delle scene sociali o dell’immaginazione mentale ed è inoltre in una
posizione particolare che consente, grazie alle proiezioni all’amigdala, di modulare l’eccitazione (arousal)
affettiva.

Gli autori distinguono il processo di regolazione in tre fasi a seconda del tipo di elaborazione condotta sullo
stimolo emotivo. In particolare, la prima fase è costituita dalla valutazione affettiva, la seconda dai processi
iniziali regolatori che rispondono al bisogno di modulare l’eccitazione emozionale generata dallo stimolo
emotivo, la terza dalla regolazione vera e propria che da origine ad un nuovo stato emotivo regolato. Per
quanto riguarda il primo stadio sono principalmente coinvolte le strutture subcorticali come l’amigdala e lo
striato ventrale, che giocano un ruolo importante nei processi di generazione dell’emozione e proiettano
l’eccitazione affettiva attraverso l’insula anteriore e il giro cingolato medio anteriore alla corteccia
prefrontale ventrolaterale VLPFC).

Quest’ultima è implicata perlopiù nella fase di valutazione e nei processi regolatori iniziali ed è
fondamentale per la segnalazione della necessità di regolazione che comunica attraverso il giro del cingolo
medio anteriore e le connessioni anatomiche dirette con la corteccia prefrontale dorso laterale (DLPFC). La
DLPFC, a sua volta, consente l’esecuzione di “freddi” processi regolatori, che elaborano le informazioni dalla
VLPFC e le trasmettono ad una rete neurale implicata nel controllo motorio. Gli autori sottolineano il
duplice ruolo svolto della VLPFC che non solo contribuisce al processo di formazione, ma è anche coinvolta
nella rivalutazione dell’attività affettiva delle regioni subcorticali ed è per questo implicata anche nelle fasi
di regolazione. Infine nell’ultimo stadio sono coinvolte principalmente le aree pre-motorie, il giro angolare,
il giro temporale superiore che conducono alla ricostruzione della scena emotiva ovvero all’esecuzione
della regolazione. Tale processo può a sua volta influenzare l’attività dello striato ventrale e dell’amigdala
sia direttamente che attraverso il giro cingolato medio anteriore.

La regolazione emotiva nei primi mesi di vita

Durante l’infanzia, in particolare nel primo anno di vita, la regolazione emotiva si configura come un
processo essenzialmente diadico, in cui assume un ruolo fondamentale l’attività regolatoria svolta dal
caregiver.

Sebbene numerosi indicatori attestino la natura organizzata delle emozioni infantili e la capacità dei lattanti
di regolare attenzione e affetti – già a due mesi i bambini sono in grado di discriminare le espressioni
facciali prodotte dagli adulti attribuendovi uno stato emotivo, di imitare le espressioni altrui e, soprattutto,
di regolare la propria risposta emotiva sulla base degli indici espressivi forniti dal genitore – è pur vero che
tali competenze, per potersi sviluppare in maniera compiuta, necessitano della presenza di un adulto
sensibile e responsivo, in grado di interpretare i segnali del bambino e offrire il proprio aiuto al piccolo nella
modulazione delle sue emozioni. In queste prime fasi del percorso evolutivo è dunque il caregiver a offrire
la struttura esterna perché i processi regolatori possano svilupparsi e maturare, favorendo il passaggio dalla
regolazione emotiva diadica all’autoregolazione.
Le osservazioni videoregistrate di interazione faccia-a-faccia dei bambini di qualche mese con le loro madri
costituiscono una fonte straordinaria di conoscenza rispetto a queste tematiche, testimoniando come la
disposizione del bambino alla comunicazione si alimenti di una regolazione reciproca che, all’inizio, è
principalmente diretta dal genitore (Barone, 2007).

Gianino e Tronick (1988, citato in Tronick, 2006) propongono di suddividere i comportamenti auto-
regolatori dei bambini in due grandi categorie: autodiretti ed eterodiretti. I primi riguardano strategie di
regolazione emotiva volte a ottenere il controllo del proprio stato emotivo agendo su se stessi. Queste
azioni permettono al bambino di controllare gli affetti negativi attraverso lo spostamento dell’attenzione
dall’evento disturbante, o attraverso la sostituzione di una stimolazione negativa con una stimolazione
positiva (Rothbart, Derryberry, 1984, citato in Tronick, 2006). Tra le principali strategie regolatorie
autodirette è possibile annoverare comportamenti quali il distoglimento dello sguardo dallo stimolo fonte
di stress – comportamento che, riducendo la frequenza cardiaca del bambino, contribuisce ad abbassare il
livello di attivazione fisiologica del piccolo – e comportamenti auto-consolatori e auto-stimolatori quali il
succhiare e manipolare parti del proprio corpo (dita, capelli, orecchie, ecc.) o dei propri indumenti (vestiti,
seggiolino, ecc.), anche questi con effetto calmante sul bambino soggetto a condizione di stress.

Le strategie regolatorie eterodirette si presentano invece come strategie finalizzate a ottenere il controllo
del proprio stato emotivo agendo sul partner adulto, affinchè intervenga per favorire una riduzione dei
livelli di attivazione. Esempi di strategie eterodirette sono tutte quelle manifestazioni affettive in grado di
svolgere una funzione di regolazione emotiva nei confronti del comportamento dell’interlocutore, in
particolare: vocalizzazioni, espressioni facciali, tentativi di essere presi in braccio, attività motoria associata
a stati di fastidio o nervosismo (ad esempio contorcersi ed agitarsi sul seggiolino), orientamento dello
sguardo verso il viso del partner adulto.

In generale, i comportamenti autodiretti ed eterodiretti fanno entrambi parte del normale repertorio di cui
il bambino dispone per fronteggiare la tristezza, la rabbia e gli affetti positivi più accentuati che possono
trasformarsi in distress. Entrambe le strategie consentono, infatti, al bambino di contenere gli effetti
potenzialmente dirompenti che queste emozioni, nei loro aspetti più estremi, possono provocare sulle
azioni che egli mette in atto nel tentativo di raggiungere i propri obiettivi (Tronick, 2006). Sebbene
l’apporto della relazione diadica con la madre sia evidente fin dalle prime settimane di vita, è all’età di 3-6
mesi che l’incidenza di tale relazione si rende più evidente: lo sviluppo delle capacità espressive, attentive,
percettive, mnestiche e di sensibilità sensoriale, insieme alla continuità delle esperienze con il caregiver,
favorisce l’inizio delle prime distinzioni preferenziali nei confronti di quest’ultimo e il ricorso a condotte di
regolazione emotiva sempre più articolate e complesse, centrate sulla focalizzazione dell’attenzione verso
gli oggetti e l’ambiente circostante o finalizzate a richiamare l’attenzione dell’adulto per ottenere supporto
da quest’ultimo nella modulazione delle proprie emozioni (Kopp, 1989, citato in Riva Crugonola, 2007).