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CAPITOLO 9-10-11-12

Nell’ordinamento italiano il governo ha tre mezzi per legiferare:

1. L’iniziativa legislativa, tramite il quale l’esecutivo presenta al parlamento un disegno di legge da


approvarsi tramite procedura ordinaria (tre fasi).
2. Il decreto legge, atto normativo utilizzato in caso di necessità e urgenza, che entra
immediatamente in vigore ma necessita della conversione in legge da parte del parlamento entro
60 giorni. Se non viene convertita, essa decade e ha effetto retroattivo.
Iter legislativo: il decreto legge viene deliberato dal Governo, emanato con decreto del Presidente
della Repubblica e infine pubblicato in Gazzetta sotto la delegazione di decreto legge.
Per essere convertito in legge, il decreto legge diventa oggetto della legge di conversione e
sottoposto ad uno dei due rami del parlamento. L’approvazione del decreto legge, cioè la legge di
conversione, è l’atto con cui il Parlamento si riappropria del proprio potere legislativo (che aveva
affidato al Governo per urgenza)
3. Il decreto legislativo, atto con forza di legge emanato dal Governo in merito alla legge delega
(delega data dalle Camere).
Con la legge di delega, il Parlamento delega l'esercizio della funzione legislativa al Governo e al
tempo stesso ne precisa i contenuti, i limiti e i tempi di emanazione.
Per l’approvazione di questa legge si utilizza la procedura ordinaria, dunque entrambe le camere
esaminano e approvano il medesimo testo (cioè la delega al governo). Successivamente il governo
esercita la delega tramite l’approvazione di uno o più decreti legislativi, trasmessi al Presidente
della Repubblica per l’emanazione almeno venti giorni prima della scadenza.
Al governo è dato solitamente un anno di tempo per l’esercizio della delega ma, nei casi più
complessi, si arriva fino a due anni. La legge di delega può contenere disposizioni relative alle
procedure successive all’elaborazione dello schema del decreto legislativo scritto dal governo.
Generalmente si dispone che le commissioni parlamentari competenti per materia o altri organi.
L’esecutivo nella maggior parte dei casi recepisce i pareri delle commissioni nella versione definitiva
del decreto ma l’ultima parola circa la disciplina da regolare spetta al governo, che deve comunque
attenersi ai criteri e ai tempi stabiliti dal parlamento nella delega.
Per quanto riguarda gli ambiti normativi, questo strumento è utilizzato prevalentemente in settori
dall’elevato contenuto tecnico, nell’attività di delegificazione e per introdurre riforme
particolarmente vaste.
Iter del decreto: i decreti legislativi sono deliberati dal Consiglio dei Ministri ed emanati
dal Presidente della Repubblica con l'indicazione, nel preambolo, della legge delega.

REGOLAMENTI PARLAMENTARI art. 64: atto a cui la costituzione disciplina l’organizzazione e il


funzionamento di ciascuna Camera, con particolare riferimento al procedimento legislativo (art. 76).
I regolamenti parlamentari sono fonti del diritto senza collocazione nella scala gerarchica e sono fonti
subordinate solo alla Costituzione. Non hanno valore di legge e la legge ordinaria non può disciplinare la
loro materia.
REFERENDUM ABROGATIVO: il referendum è il principale istituto di democrazia diretta. Il referendum
abrogativo concede la possibilità di disfare le leggi sottoponendo le scelte legislative del Parlamento alla
volontà diretta dei cittadini.
Oggetto del referendum: leggi o atti avente valore di legge.
Limiti del referendum abrogativo: non si può richiedere in relazioni alle leggi che disciplinano l’elezione
delle camere, alle leggi che disciplinano gli Organi Costituzionali e per le leggi di delegazione.
Quando può essere chiesto: non nei sei mesi precedenti la scadenza della Legislatura, né ai 6 mesi
successivi all’elezione. Quando a chiederlo sono i cittadini, hanno 3 mesi per raccogliere le firme.
Svolgimento ed esito: possono votare tutti gli elettori dai 18 anni in su. Se l’abrogazione è approvata, il
Presidente della Repubblica lo dichiara con proprio decreto pubblicato subito in Gazzetta e l’abrogazione
avviene dal giorno successivo alla pubblicazione. Se l’esito è negativo, ne viene data la notizia e non può
essere richiesto lo stesso referendum per 5 anni.

I REGOLAMENTI: sono deliberati del Consiglio dei Ministri ed emanati dal Presidente della Repubblica.
Viene poi controllato dalla Corte dei Corti. Ne segue la pubblicazione in Gazzetta.
Abbiamo quattro tipi di regolamenti:

1. Di esecuzione e attuazione: contengono norme per facilitare l’attuazione delle leggi e/o integrarne il
contenuto.
2. Indipendenti: regolano materie senza disciplina legislativa
3. Di organizzazione: i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge. Spetta al regolamento
disciplinare l’organizzazione il lavoro e i rapporti di lavoro dei pubblici dipendenti in base agli accordi
sindacali
4. In materie delegificate

LE FONTI DELLE AUTONOMIE

In Italia, tutte le Regione hanno uno Statuto ma, essi sono di tipo diverso poiché distinguiamo le Regioni a
Statuto Speciale da quelle a Statuto Ordinario.
Le Regioni Ordinarie sono sottoposte ad una disciplina comune dettata dal Titolo V della Costituzione che
ne definisce la potestà legislativa.
Le Regioni Speciali (e le due province autonome di Trento e Bolzano) hanno ciascuna una loro disciplina,
derogatoria rispetto a quella comune dettata dalla Costituzione. Il loro Statuto costituisce il fondamento
stesso della loro autonomia, di cui definisce i limiti e i modi di esercizio. Gli Statuti delle regioni Speciali
sono adottati con legge Costituzionale, secondo quanto dispone l’art.116 della Costituzione che, rinvia allo
Statuto stesso la definizione di forme e condizioni particolari di autonomia.
La funzione degli Statuti delle Regioni ordinarie e del tutto diversa poiché, per esse, le condizioni di
autonomia sono già definite dalla Costituzione anche se, dopo la riforma del 1999, gli statuti delle Regioni
ordinarie hanno acquisito una funzione molto importante.
Infatti, mentre in precedenza era la stessa Costituzione a disciplinare i tratti fondamentali della forma di
governo delle Regioni, lasciando agli Statuti uno spazio normativo assai ridotto, ora è demandato proprio
ad essi di ridefinire la forma di governo della Regione.
La legge regionale è una legge ordinaria formale, che si incentra soprattutto sull’attività amministrativa
della pubblica amministrazione, con procedura di approvazione simile a quella della legge Statale:

 Iniziativa: della giunta, dei consiglieri regionali più soggetti previsti dallo Stato.
 Approvazione: in Consiglio Regionale a maggioranza relativa.
 Promulgazione: del Presidente della Regione e pubblicazione nel bollettino ufficiale regionale.

Secondo l’art. 117 , si attribuisce alla potestà legislativa delle regioni ogni materia non espressamente
riservata dalla Costituzione alla legislazione dello Stato. Entro 60 gg dalla pubblicazione, la legge può essere
impugnata dalla Corte Costituzionale quando il Governo ritenga che essa ecceda la competenza della
Regione.

Le regioni a statuto speciale hanno un catalogo di materie specifico per ciascuna regione, per quanto
riguarda la loro Potestà Legislativa, sempre nel rispetto della Costituzione e dei principi generali della
Repubblica.

CAPITOLO 11: FONTI EUROPEE

Bisogna prima fare una distinzione tra il diritto convenzionale e il diritto derivato.

Le fonti del diritto convenzionale (primarie, o diritto primario( comprendono essenzialmente i trattati
istitutivi delle Comunità europee e dell'Unione europea.

Le fonti del diritto derivato si dividono in non vincolanti (raccomandazioni e pareri) e vincolanti, cioè:

 Regolamenti: sono atti a portata generale che non si rivolgono a destinatari indicati espressamente
o comunque individuabili a priori, ma a categorie di soggetti determinate in astratto a nel loro
insieme. Sono obbligatori :ciò significa che non è consentita una loro applicazione solo parziale,
incompleta o selettiva del regolamento né qualsiasi modifica. Sono direttamente applicabili in
ciascuno degli Stati Membri: essi si integrano nei sistemi giuridici statali e producono effetti
immediato nei confronti di tutti i soggetti di diritto interno.
 Direttive: rivolte agli stati membri cui sono dirette e riguardano un risultato da raggiungere,
lasciandoli tuttavia liberi quanto alla scelta della forma e mezzi necessaria al raggiungimento.
 Decisioni: sono obbligatorie in tutti i loro elementi e direttamente applicabili come i regolamenti,
ma si rivolgono a stati specifici, mentre i regolamenti sono generali.

CAPITOLO 12: GIUSTIZIA COSTITUZIONALE

Giustizia costituzionale: sistema di controllo volto ad accertare che una legge rispetti la Costituzione. E’ il
principale strumento di garanzia della rigidità della costituzione. L’organo che attua questo controllo è la
Corte Costituzionale, anch’essa prevista per Costituzione.

Compiti corte costituzionale: controllo legittimità costituzionale delle leggi; giudizio sui conflitti di
attribuzione fra i poteri dello stato, stato e regioni e regioni e regioni; giudizio sulle accuse contro il capo
dello stato; giudizio sull’ammissibilità del referendum abrogativo.
Composizione corte costituzionale: composta da 15 giudici nominati 1/3 dal presidente della Repubblica,
1/3 dalle camere e 1/3 dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa ( 3 presi tra cassazione, corte
dei conti e consiglio di stato). La carica dura 9 anni e non sono rieleggibili. Il presidente della Corte dura in
carica 3 anni ed è rieleggibile.

Controllo di costituzionalità delle leggi: sotto il controllo della corte ci sono gli atti aventi forza di legge.

Vizi delle leggi: I vizi possono essere formali (interessano una legge costituzionale) o sostanziali (possono
esservi per incompetenza , eccesso di potere e violazione della legge in generale.

GIUDICE A QUO/GIUDIZIO INCIDENTALE: il processo incidentale è quello che nasce da un giudizio dato da
un giudice durante un processo, sia civile, penale o amministrativo. Il giudice può di sua iniziativa, ritenendo
che la legge applicata per quel processo sia anticostituzionale e può, con un documento chiamato
“eccezione” in cui è presente la legge in questione e quella con cui va in contraddizione, avviare il
procedimento. Se l’eccezione viene presentata dall’avvocato , il giudice la valuta e se necessario blocca il
processo e lo manda alla corte costituzionale. In caso contrario, prosegue il processo. Il giudice che in
questo caso presenta il problema alla corte si chiama Giudice a Quo.

GIUDIZIO IN VIA PRINCIPALE: riguarda le controversie sulle leggi e può essere avviato dalle Regioni nei
confronti delle leggi di Stato e viceversa (ragioni di invasione di competenza), e tra regione e regione.

La Corte si riunisce e delibera una Sentenza che può essere di 3 tipi:

1. Sentenza di accoglimento: risulta fondata l’incostituzionalità quindi la legge decade, creando così
un vuoto legislativo che deve essere colmato con una nuova legge. Tale legge avrà effetto
retroattivo. Se il caso in cui è usata è già chiuso, si dice che la sentenza passa in giudicato .
2. Sentenza di rigetto: risulta infondata l’incostituzionalità quindi la legge rimane in vigore.
3. Sentenza di inammissibilità: cioè quando nella questione mancano i presupposti per procedere ad
un giudizio di merito.

CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE: il conflitto di attribuzione è una controversia con il quale si rivendica come
proprio il compito che altri rivendicano come proprio. Con il conflitto di attribuzione si può rivendicare sia
un proprio potere che lamentare il cattivo esercizio di un potere altrui. E’ compito della Corte
Costituzionale giudicare su questi conflitti tra poteri dello stato, stato e regione, regione e regione.