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Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry Potter
e i Cimeli della Morte

di
J. K. Rowling
Illustrazioni di Mary Grandprè

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J. K. Rowling

SOMMARIO
CAPITOLO 1 - L’ASCESA DEL SIGNORE OSCURO ........... 6

CAPITOLO 2 - IN MEMORIAM ...............................................21

CAPITOLO 3 - LA PARTENZA DEI DURSLEY .....................41

CAPITOLO 4 - I SETTE POTTER...........................................56

CAPITOLO 5 - MORTE DEL GUERRIERO............................80

CAPITOLO 6 - IL FANTASMA IN PIGIAMA ........................ 107

CAPITOLO 7 - IL TESTAMENTO DI ALBUS SILENTE ...... 137

CAPITOLO 8 - IL MATRIMONIO .......................................... 167

CAPITOLO 9 - UN NASCONDIGLIO.................................... 195

CAPITOLO 10 - IL RACCONTO DI KREACHER ................ 214

CAPITOLO 11 - LA MAZZETTA ........................................... 244

CAPITOLO 12 - MAGIA È POTERE..................................... 270

CAPITOLO 13 - COMMISSIONE REGISTRAZIONE


FIGLI DI BABBANI .................................... 298

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO 14 - IL LADRO ................................................... 325

CAPITOLO 15 - LA RIVINCITA DEI GOBLIN...................... 344

CAPITOLO 16 - GODRIC'S HOLLOW ................................. 376

CAPITOLO 17 - IL SEGRETO DI BATHILDA ...................... 398

CAPITOLO 18 - VITA E INGANNI DI ALBUS SILENTE ..... 421

CAPITOLO 19 - LA CERVA D’ARGENTO........................... 438

CAPITOLO 20 - XENOPHILIUS LOVEGOOD ..................... 467

CAPITOLO 21 - LA STORIA DEI TRE FRATELLI .............. 487

CAPITOLO 22 - I CIMELI DELLA MORTE .......................... 509

CAPITOLO 23 - IL CASTELLO DI MALFOY ....................... 534

CAPITOLO 24 - IL COSTRUTTORE DI BACCHETTE


MAGICHE .................................................... 570

CAPITOLO 25 - VILLA CONCHIGLIA ................................. 600

CAPITOLO 26 - GRINGOTT ................................................. 620

CAPITOLO 27 - L’ULTIMO NASCONDIGLIO ..................... 649

CAPITOLO 28 - LO SPECCHIO MANCANTE ..................... 661

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CAPITOLO 29 - IL DIADEMA PERDUTO ............................ 680

CAPITOLO 30 - IL BENSERVITO DI SEVERUS PITON ..... 701

CAPITOLO 31 - LA BATTAGLIA DI HOGWARTS .............. 724

CAPITOLO 32 - L’ANTICA BACCHETTA DI SAMBUCO ... 760

CAPITOLO 33 - IL RACCONTO DEL PRINCIPE ................ 784

CAPITOLO 34 - ANCORA NELLA FORESTA .................... 821

CAPITOLO 35 - KING’S CROSS.......................................... 838

CAPITOLO 36 - LO SBAGLIO NEL PIANO......................... 859

EPILOGO - DICIANNOVE ANNI DOPO ............................... 891

APPENDICE A....................................................................... 900

APPENDICE B....................................................................... 905

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO UNO

L’ASCESA DEL
SIGNORE OSCURO
I due uomini apparvero dal nulla, a pochi metri l’uno
dall’altro nello stretto viottolo illuminato dalla luna. Per
un secondo restarono immobili, le bacchette puntate l’uno
al petto dell’altro; poi, riconosciutisi a vicenda, riposero le
bacchette sotto il mantello e si avviarono a passo svelto
nella stessa direzione.
“Notizie?” domandò il più alto dei due.
“Le migliori,” rispose Severus Piton.
Il viottolo era delimitato sulla sinistra da bassi rovi
selvatici, sulla destra da un’alta siepe ben curata. I lunghi

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mantelli dei due uomini sventolavano intorno alle loro


caviglie mentre procedevano.
“Temevo di poter arrivare in ritardo,” disse Yaxley; i
suoi lineamenti ottusi apparivano e sparivano man mano
che i rami degli alberi sovrastanti interrompevano la luce
della luna. “È stato un po’ più complicato di quanto mi
aspettassi. Spero che alla fine sia soddisfatto, però. Tu sei
fiducioso di essere ben accolto?”
Piton annuì senza replicare. Voltarono a destra in una
larga strada asfaltata dalla quale si diramava il viottolo.
L’alta siepe curvava anch’essa verso destra, perdendosi in
lontananza oltre una coppia di imponenti cancelli in ferro
battuto che sbarravano il passo ai due uomini. Nessuno dei
due interruppe il cammino.
Senza una parola, entrambi sollevarono il braccio
sinistro in una specie di saluto e vi passarono direttamente
in mezzo come se il metallo scuro fosse fumo.
Siepi di tasso attutivano il suono dei loro passi. Vi fu
un fruscio da qualche parte alla loro destra.
Yaxley estrasse la bacchetta puntandola al di sopra
della testa del compagno, ma la fonte del rumore si rivelò
essere null’altro che un pavone bianco immacolato che
avanzava impettito e maestoso sulla sommità della siepe.
“Si è sempre trattato bene quel Lucius. Pavoni…”
Yaxley ripose di nuovo la bacchetta sotto il mantello,
sbuffando.
Un bel castello sbucava dal buio alla fine dell’ampio
viale, con le luci che baluginavano dalle vetrate lavorate a
losanghe delle finestre del piano inferiore. Da qualche
parte del buio giardino oltre la siepe proveniva lo
sciacquio di una fontana. La ghiaia scricchiolò sotto i loro

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

piedi mentre Piton e Yaxley si affrettavano verso il


portone principale, che si aprì verso l’interno al loro arrivo
benché nulla di visibile l’avesse aperto.
L’ingresso era grande, scarsamente illuminato e
sontuosamente arredato, con un magnifico tappeto a co-
prire la maggior parte del pavimento di pietra. Gli occhi
dei pallidi volti ritratti nei quadri sulle pareti seguirono
Piton e Yaxley al loro passaggio. I due uomini si ferma-
rono davanti ad una pesante porta in legno che conduceva
alla stanza successiva, esitarono per la durata di un battito
del cuore, poi Piton fece ruotare la maniglia di bronzo.
Il salone era pieno di persone silenziose, sedute ad un
lungo tavolo riccamente decorato. Gli abituali arredi della
stanza erano stati spinti senza riguardo contro le pareti. La
luce proveniva da un fuoco che ardeva, ruggendo, in un
camino la cui splendida mensola di marmo era sormontata
da uno specchio dorato. Piton e Yaxley indugiarono per
qualche momento sulla soglia. Appena i loro occhi si
furono abituati alla luce scarsa, furono attratti verso l’alto
dalla più strana caratteristica dell’ambiente: una figura
umana apparentemente priva di sensi era sospesa a testa in
giù al di sopra del tavolo, roteando lentamente come se
fosse sospesa ad una corda invisibile, riflettendosi nello
specchio e sulla tersa, lucida superficie del tavolo
sottostante. Nessuno di quelli seduti al di sotto di quello
straordinario spettacolo lo stava guardando, tranne un
giovane pallido che occupava una sedia quasi esattamente
al di sotto di esso. Sembrava incapace di evitare di
lanciare uno sguardo verso l’alto ogni minuto o giù di lì.

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“Yaxley, Piton,” chiamò una voce acuta e chiara dal


capotavola. “Ci è mancato poco che non arrivaste in
ritardo.”
Colui che aveva parlato era seduto esattamente
davanti al focolare, tanto che era difficile per i nuovi
arrivati, all’inizio, vedere qualcosa di più del suo profilo.
Mentre si avvicinavano, però, il suo volto brillò
nell’oscurità, calvo, simile a un serpente, con fessure al
posto delle narici e con brillanti occhi rossi dalle pupille
verticali. Era talmente pallido che sembrava emettere una
luminosità perlacea.
“Severus, qui,” ordinò Voldemort indicando la sedia
immediatamente alla sua destra. “Yaxley, di fianco a
Dolohov.”
I due uomini raggiunsero i posti loro assegnati. La
maggior parte degli occhi attorno al tavolo seguirono
Piton, e fu a lui che Voldemort si rivolse per primo.
“Allora?”
“Mio Signore, l’Ordine della Fenice ha intenzione di
spostare Harry Potter dal suo attuale rifugio sabato pros-
simo, al crepuscolo.”
L’attenzione attorno al tavolo si intensificò sensibil-
mente. Alcuni si irrigidirono, altri si mossero irrequieti,
tutti con lo sguardo fisso su Piton e Voldemort.
“Sabato… al crepuscolo,” ripeté Voldemort. I suoi
occhi rossi fissarono quelli neri di Piton con tanta intensità
che alcuni degli spettatori distolsero lo sguardo,
apparentemente timorosi di venire loro stessi bruciati dalla
ferocia di quello sguardo. Piton, invece, fissò con calma il
volto di Voldemort e, dopo qualche secondo, la bocca

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senza labbra di Voldemort si piegò in qualcosa che


somigliava vagamente ad un sorriso.
“Bene. Molto bene. E le informazioni provengono…”
“…dalla fonte di cui abbiamo parlato,” concluse
Piton.
“Mio Signore.”
Yaxley s’era piegato in avanti per guardare lungo il
tavolo verso Piton e Voldemort. Tutti si voltarono verso di
lui.
“Mio Signore, io ho sentito notizie diverse.”
Yaxley aspettò, ma Voldemort non disse nulla, ed
allora continuò, “Dawlish, l’Auror, si è lasciato sfuggire
che Potter non sarà spostato prima del trenta, la notte
prima di compiere diciassette anni.”
Piton sorrideva.
“La mia fonte mi ha riferito che ci sono piani per
lasciare false tracce. Deve trattarsi di questo. Senza dubbio
un Incantesimo Confundus è stato posto su Dawlish. Non
sarebbe la prima volta. Si sa che è influenzabile.”
“Posso assicurare, mio Signore, che Dawlish ne
sembrava praticamente certo,” insisté Yaxley.
“Se è stato Confuso, è naturale che ne sia certo,”
replicò Piton. “Ti assicuro, Yaxley, che l’Ufficio Auror
non avrà più alcun ruolo nella protezione di Harry Potter.
L’Ordine crede che ci siamo infiltrati nel Ministero.”
“L’Ordine ne ha azzeccata una, allora, eh?” disse un
uomo tracagnotto seduto a poca distanza da Yaxley. Fece
una risata soffocata e fu imitato qui e là lungo il tavolo.
Voldemort non rise. Il suo sguardo aveva vagato verso
l’alto, verso il corpo che roteava lentamente sulle loro
teste, e sembrava immerso nei pensieri.

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“Mio Signore,” continuò Yaxley, “Dawlish crede che


un’intera squadra di Auror sarà usata per trasferire il
ragazzo…”
Voldemort sollevò una lunga mano bianca e Yaxley
tacque immediatamente, guardando con risentimento
appena Voldemort si voltò di nuovo verso Piton.
“Dove intendono nasconderlo dopo?”
“A casa di un membro dell’Ordine,” rispose Piton. “Il
luogo, secondo la fonte, è stato fornito di ogni protezione
che l’Ordine e il Ministero insieme fossero in grado di
mettere in atto. Credo che possano esserci scarse
possibilità di prenderlo quando sarà lì, mio Signore, salvo,
naturalmente, che non avremo soggiogato il Ministero
prima di sabato prossimo, cosa che ci darebbe la
possibilità di scoprire e annullare abbastanza incantesimi
da poter irrompere attraverso i restanti.”
“Bene, Yaxley?” Voldemort lo chiamò al di là del
tavolo, la luce del fuoco che gli brillava stranamente negli
occhi rossi. “Avremo soggiogato il Ministero per sabato
prossimo?”
Ancora una volta tutte le teste si voltarono. Yaxley
raddrizzò il busto.
“Mio Signore, ho buone notizie al riguardo. Sono
riuscito, con difficoltà e dopo grandi sforzi, a piazzare una
Maledizione Imperius su Pius Thicknesse.”
Molti di quelli che sedevano nei pressi di Yaxley
sembrarono impressionati. Il suo vicino, Dolohov, un
uomo con un lungo volto contorto, gli diede una pacca
sulla schiena.
“È un inizio,” affermò Voldemort. “Thicknesse è uno
solo, però. Scrimgeour dovrà essere circondato dai nostri

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

prima che io possa agire. Un attentato fallito alla vita del


Ministro mi riporterebbe indietro di molto.”
“Certo – mio Signore, è vero – ma lei sa che
Thicknesse, come Capo dell’Ufficio Applicazione della
Legge sulla Magia, ha contatti regolari non solo con il
Ministro stesso, ma anche con i Capi di tutti gli altri
Dipartimenti del Ministero. Credo sarà facile, adesso che
abbiamo sotto il nostro controllo un funzionario di così
alto rango, soggiogare gli altri, dopo di che tutti potranno
lavorare insieme per abbattere Scrimgeour.”
“A condizione che il nostro amico Thicknesse non sia
scoperto prima di aver convertito gli altri,” obiettò
Voldemort. “In ogni caso, resta improbabile che il Mini-
stero possa essere mio prima di sabato prossimo. Se non
possiamo toccare il ragazzo una volta arrivato a destina-
zione, allora lo dobbiamo fare durante il tragitto.”
“Per quello abbiamo un vantaggio, mio Signore,”
disse Yaxley, che sembrava deciso a raccogliere un po’
d’approvazione. “In questo momento abbiamo diverse
persone all’interno del Dipartimento per il Trasporto
Magico. Se Potter dovesse Smaterializzarsi o usare la
Metropolvere, lo sapremmo immediatamente.”
“Non farà nessuna delle due cose,” obiettò Piton.
“L’Ordine sta evitando qualsiasi tipo di trasporto che sia
controllato o disciplinato dal Ministero, diffidano di
qualunque cosa abbia a che fare con esso.”
“Tanto meglio,” approvò Voldemort. “Dovrà muo-
versi all’aperto. Di gran lunga più facile da catturare.”
Di nuovo, Voldemort rivolse lo sguardo verso il corpo
che ruotava lentamente, proseguendo, “mi occuperò di
persona del ragazzo. Ci sono stati troppi errori per quanto

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riguarda Harry Potter. Alcuni di questi li ho fatti io stesso.


Il fatto che Potter sia in vita è dovuto più a miei errori che
a suoi successi.”
Il gruppo intorno al tavolo fissò Voldemort con
preoccupazione, ciascuno di loro spaventato, a giudicare
dall’espressione, di poter essere incolpato della perdurante
esistenza di Harry Potter.
Voldemort, ancora rivolto verso il corpo privo di sensi
sopra di lui, sembrava tuttavia parlare più a sé stesso che a
qualcuno di loro.
“Sono stato negligente, così sono stato punito dalla
fortuna e dal caso, che fanno naufragare ogni piano tranne
quelli meglio congegnati. Ora, però, sono più assennato.
Capisco quelle cose che non avevo afferrato prima. Devo
essere io ad uccidere Harry Potter, e così sarà.”
A queste parole, apparentemente in risposta ad esse,
risuonò un improvviso lamento, un grido prolungato e
terribile di tormento e sofferenza. Molti dei presenti
guardarono sbigottiti verso il basso in quanto il suono era
sembrato venire da sotto i loro piedi.
“Codaliscia,” chiamò Voldemort, senza alcuna varia-
zione del suo calmo tono pensoso e senza distogliere lo
sguardo dal corpo che ruotava sopra di lui, “non ti avevo
detto di tenere tranquillo il prigioniero?”
“Sì, m-mio Signore,” boccheggiò dal centro del tavolo
un uomo minuscolo che era rimasto seduto così in basso
sulla sedia a tal punto che, ad un’occhiata superficiale,
poteva apparire vuota. Quindi scattò dal suo posto e
s’affrettò fuori dalla stanza, lasciando dietro di sé un
singolare barlume argenteo.

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Come stavo dicendo,” continuò Voldemort, osser-


vando di nuovo i volti tesi dei suoi seguaci, “adesso
capisco meglio. Avrò bisogno, per esempio, di farmi
prestare una bacchetta da uno di voi prima di andare a
uccidere Potter.”
Le espressioni di quelli attorno a lui mostravano
null’altro che sorpresa. Era come se avesse annunciato di
volere in prestito una delle loro braccia.
“Nessun volontario?” domandò Voldemort.
“Vediamo… Lucius, non vedo alcuna ragione per cui tu
debba avere ancora una bacchetta.”
Lucius Malfoy alzò lo sguardo. La sua pelle sembrava
giallognola e cerea alla luce del fuoco, gli occhi erano
incavati e cerchiati. Quando parlò, aveva la voce rauca.
“Mio Signore?”
“La tua bacchetta, Lucius, esigo la tua bacchetta.”
“Io…”
Malfoy lanciò un’occhiata di lato alla moglie. Lei
guardava fissamente avanti, quasi pallida quanto lui, i
lunghi capelli biondi che pendevano sulle sue spalle, ma
sotto il tavolo le sue dita sottili si strinsero brevemente
attorno al polso di lui. Al suo tocco, Malfoy infilò una
mano sotto il vestito, estrasse una bacchetta, e la passò a
Voldemort che la tenne davanti agli occhi rossi esami-
nandola attentamente.
“Di che è fatta?”
“Olmo, mio Signore,” sussurrò Malfoy.
“E il nucleo?”
“Drago – fibra di cuore di drago”
“Bene,” disse Voldemort. Estrasse la sua bacchetta e
confrontò le lunghezze. Lucius Malfoy si mosse invo-

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J. K. Rowling

lontariamente. Per una frazione di secondo sembrò si


aspettasse di ricevere la bacchetta di Voldemort in cambio
della sua. Il gesto non passò inosservato a Voldemort, i
cui occhi si spalancarono maliziosamente.
“Darti la mia bacchetta, Lucius? La mia bacchetta?
Alcuni dei presenti ridacchiarono.
“Ti ho dato la libertà, Lucius, non ti basta? Ho notato,
però, che tu e la tua famiglia sembrate meno felici da
qualche tempo… Cosa ti dispiace, nella mia presenza in
casa tua, Lucius?”
“Nulla… nulla, mio Signore!”
“Che menzogne, Lucius…”
La voce tenue sembrò continuare a sibilare anche
dopo che la bocca crudele aveva smesso di muoversi. Uno
o due maghi trattennero a mala pena un brivido mentre il
sibilo aumentava in volume. Si poteva sentire qualcosa di
pesante strisciare sul pavimento sotto il tavolo.
L’enorme serpente emerse arrampicandosi lentamente
sulla sedia di Voldemort. Si sollevò, sembrava non finisse
mai, fino a fermarsi sulle spalle di Voldemort, il collo
grande quanto la coscia di un uomo, gli occhi senza
palpebre con le pupille verticali. Voldemort accarezzò
distrattamente la creatura con lunghe dita sottili,
continuando a fissare Lucius Malfoy.
“Come mai i Malfoy sembrano così infelici della loro
fortuna? Non era il mio ritorno, la mia ascesa al potere, la
cosa che hanno dichiarato desiderare di più per tanti anni?
“Naturalmente, mio Signore,” rispose Lucius Malfoy.
Gli tremava la mano mentre si tergeva il sudore dal labbro
superiore. “È quello che volevamo… che vogliamo.”

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

Alla sinistra di Malfoy, sua moglie fece uno strano e


rigido cenno d’assenso, lo sguardo distolto da Voldemort
e dal serpente. Alla sua destra, il figlio Draco, che era
stato tutto il tempo a fissare il corpo inerte che lo sovra-
stava, rivolse un rapido sguardo a Voldemort e di nuovo lo
distolse, terrorizzato.
“Mio Signore,” disse una donna tetra seduta a circa
metà del tavolo, la voce contratta dall’emozione, “è un
onore averLa qui, nella casa della nostra famiglia. Non
potrebbe esserci piacere maggiore.”
Si sedette accanto alla sorella, così diversa
nell’aspetto da lei, capelli scuri e pesanti palpebre nere,
come lo era nel portamento e nel contegno. Laddove
Narcissa sedeva rigida e impassibile, Bellatrix si inchinò
verso Voldemort come se le sole parole non potessero
mostrare il suo ardente desiderio di vicinanza.
“Nessun piacere maggiore,” ripeté Voldemort, la testa
lievemente piegata su un lato mentre esaminava Bellatrix.
“Significa veramente molto, Bellatrix, detto da te.”
Lei arrossì violentemente e gli occhi le si riempirono
di lacrime di gioia.
“Il mio Signore sa che non dico altro che la verità!”
“Nessun piacere maggiore… anche a confronto del
lieto evento che, ho sentito, ha avuto luogo nella tua
famiglia questa settimana?”
Lei lo fissò, le labbra un po’ aperte, evidentemente
perplessa.
“Non so a cosa si riferisca, mio Signore.”
“Mi riferisco a tua nipote, Bellatrix. Ed alla vostra,
Lucius e Narcissa. Lei si è appena sposata con il lupo
mannaro, Remus Lupin. Ne dovreste essere orgogliosi.”

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Attorno al tavolo vi fu uno scoppio di risate beffarde.


Molti si piegarono in avanti per scambiarsi occhiate alle-
gre. Qualcuno batté con il pugno sul tavolo. Il serpente
gigante, non gradendo la confusione, spalancò la bocca e
sibilò rabbiosamente, ma i Mangiamorte non se ne
accorsero, tanto erano contenti dell’umiliazione di
Bellatrix e dei Malfoy. Il volto di Bellatrix, da poco
arrossito di felicità, era diventato di uno sgradevole rosso
a macchie.
“Lei non è nostra nipote, mio Signore,” gridò sovra-
stando le manifestazioni di ilarità. “Noi, Narcissa ed io,
non abbiamo più rivolto uno sguardo a nostra sorella fin
da quando ha sposato il Mezzosangue. Quella rivoltante
ragazza non ha nulla a che fare con alcuno di noi, e
nemmeno qualsiasi bestia abbia sposato.”
“E tu che ne dici, Draco?” domandò Voldemort, e
benché la sua voce fosse tranquilla, essa sovrastò chia-
ramente i fischi e le beffe. “Farai da babysitter ai
cuccioli?”
L’ilarità aumentò. Draco Malfoy volse lo sguardo
terrorizzato verso il padre, che si guardava in grembo, e
poi catturò gli occhi della madre. Lei scosse la testa in
modo quasi impercettibile e riprese a fissare impassibile la
parete opposta.
“Basta così,” intimò Voldemort accarezzando il ser-
pente stizzito. “Basta così.”
Le risate smisero di colpo.
“Molti degli alberi genealogici delle nostre famiglie
più antiche sono diventati un po’ infetti, col tempo,” disse
appena Bellatrix gli rivolse lo sguardo, trattenendo il fiato
e implorante, “Li dovete potare un po’ per tenerli in salute,

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

non è così? Tagliare via quelle parti che minacciano di


infettare il resto.”
“Certo, mio Signore,” sussurrò Bellatrix, e gli occhi le
si riempirono di nuovo di gratitudine. “Alla prima
occasione!”
“L’avrai,” replicò Voldemort. “E come nella tua
famiglia, così in tutto il mondo… taglieremo via il cancro
che lo infetta finché resteranno solamente i
Purosangue…”
Voldemort sollevò la bacchetta di Lucius Malfoy, la
puntò direttamente alla figura che ruotava lentamente
sospesa sul tavolo e l’abbassò come a dare un lieve colpo
di frusta. La figura tornò in vita con un gemito ed iniziò a
lottare contro corde invisibili.
“Riconosci il nostro ospite, Severus?” chiese Volde-
mort.
Piton sollevò gli occhi verso il volto capovolto. Tutti i
Mangiamorte guardavano in alto verso il prigioniero,
adesso, come se fosse stato dato loro il permesso di essere
curiosi. Nel momento in cui il volto ruotò verso il fuoco,
la donna implorò con voce incrinata e terrorizzata,
“Severus! Aiutami!”
“Ah, certo,” rispose Piton mentre la prigioniera
ruotava via di nuovo.
“E tu, Draco?” domandò Voldemort, accarezzando il
muso del serpente con la mano libera dalla bacchetta.
Draco scosse la testa con impaccio. Adesso che la donna
si era svegliata, sembrava totalmente incapace di guar-
darla.
“Tu non dovresti aver seguito i suoi corsi, però,” disse
Voldemort. “Per coloro fra voi che non lo sanno, siamo

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J. K. Rowling

qui stasera insieme a Charity Burbage che, fino a poco


tempo fa, insegnava alla Scuola di Magia e Stregoneria di
Hogwarts.”
Ci furono mormorii di comprensione attorno al tavolo.
Una donna volgare ed ingobbita, dai denti appuntiti, rise
crudelmente.
“Sì… la Professoressa Burbage ha insegnato ai figli di
maghi e streghe tutto sui Babbani… Come non siano poi
così diversi da noi…”
Uno dei Mangiamorte sputò sul pavimento. Charity
Burbage, roteando, si ritrovò a fronteggiare di nuovo
Piton.
“Severus… per favore… per favore…”
“Silenzio,” ordinò Voldemort con un altro scatto della
bacchetta di Malfoy, e Charity fece silenzio come se fosse
stata imbavagliata. “Non contenta di corrompere ed
inquinare le menti dei figli dei maghi, la scorsa settimana
la Professoressa Burbage ha scritto un’appassionata difesa
dei Mezzosangue sulla Gazzetta del Profeta. I maghi, ha
detto, devono accettare questi ladri della loro conoscenza
e magia. La diminuzione dei Purosangue è, ha detto la
Professoressa Burbage, la più desiderabile delle
circostanze… Lei vorrebbe che tutti noi sposassimo dei
Babbani… o, senza dubbio, dei lupi mannari…”
Nessuno rise questa volta. Non c’era alcuna possibilità
di fraintendere la collera e il disprezzo nella voce di
Voldemort. Per la terza volta Charity Burbage roteò fino a
guardare verso Piton.
Lacrime le scorrevano dal viso nei capelli. Piton
ricambiò il suo sguardo, del tutto impassibile, mentre lei
ruotava lentamente fino a perderlo di nuovo di vista.

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Avada Kedavra.”
Il lampo di luce verde illuminò ogni angolo della
stanza. Charity cadde, con un tonfo echeggiante, sul
tavolo sottostante che tremò e cigolò. Diversi Mangia-
morte saltarono all’indietro sulla sedia. Draco cadde dalla
sua sul pavimento.
“La cena, Nagini,” disse Voldemort sommessamente,
e il grande serpente ondeggiò e scivolò giù dalle sue spalle
sul legno lucido.

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J. K. Rowling

CAPITOLO DUE

IN MEMORIAM
Harry sanguinava. Stringendosi la mano destra con la
sinistra e imprecando sottovoce, aprì con un colpo di
spalla la porta della sua camera da letto. Ci fu un rumore
di porcellana rotta: aveva calpestato una tazza di tè freddo
che era poggiata sul pavimento fuori dalla porta della sua
stanza.
“Che cosa…?”
Si guardò intorno, il pianerottolo del numero quattro,
Privet Drive, era deserto. Probabilmente la tazza di tè era
l’idea che aveva Dudley di un astuto gavettone. Tenendo
in alto la mano sanguinante, Harry raccolse alla meglio i
cocci con l’altra mano e li gettò nel cestino già colmo,

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

appena visibile all’interno della camera sua. Solo allora


andò in bagno per passare il dito sotto l’acqua corrente.
Era stupido, inutile e incredibilmente irritante che
ancora per altri quattro giorni lui non potesse fare magie…
ma doveva ammettere con se stesso che quel taglio
sfrangiato che aveva sul dito lo avrebbe messo comunque
in difficoltà. Non aveva mai imparato come guarire le
ferite e, adesso che ci pensava, soprattutto in vista dei suoi
piani immediati, questa sembrava una grave mancanza
nella sua educazione. Annotandosi mentalmente di
chiedere ad Hermione come si facesse, usò un bel pezzo di
carta igienica per asciugare quanto più poteva il tè versato,
prima di tornare nella sua stanza e sbattere la porta alle
sue spalle.
Harry aveva passato la mattina a svuotare completa-
mente il suo baule per la prima volta da quando lo aveva
preparato sei anni prima. All’inizio degli anni scolastici
successivi, aveva soltanto dato una rapida occhiata ai tre
quarti superiori del contenuto e rimpiazzato o aggiunto
qualcosa, lasciando sul fondo uno strato di inutile
paccottiglia: vecchie piume, occhi di scarafaggio dissec-
cati, calze spaiate che non gli andavano più. Alcuni minuti
prima Harry aveva infilato la mano nel mucchio di residui,
aveva sentito un dolore lancinante all’anulare della mano
destra e l’aveva ritirata coperta da parecchio sangue.
Procedette ora con un po’ più di cautela. Di nuovo
inginocchiato accanto al baule, esplorò tastando il fondo e,
dopo aver ritrovato un vecchio distintivo che alternava
fiocamente le scritte TIFA PER CEDRIC DIGGORY e
POTTER FA SCHIFO, uno Spioscopio vecchio e lesio-
nato e un medaglione d’oro all’interno del quale era stato

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J. K. Rowling

nascosto un biglietto firmato “R.A.B.”, finalmente trovò il


bordo tagliente che gli aveva provocato la ferita. Lo
riconobbe subito. Era un frammento lungo due pollici
dello specchio incantato che il suo padrino ormai morto,
Sirius, gli aveva dato.
Harry lo mise da parte e tastò cautamente il fondo per
trovare il resto, ma dell’ultimo regalo che il suo padrino
gli aveva fatto non era rimasto altro che polvere di vetro,
che aderiva all’ultimo strato di materiale residuo come
scintillante sabbia sottile.
Harry si sedette ad esaminare il pezzo irregolare con
cui si era tagliato, senza vedere altro che il riflesso del suo
stesso occhio verde. Poi sistemò il frammento sopra la
Gazzetta del Profeta di quella mattina, che giaceva non
ancora sfogliata sul letto, e cercò di opporsi
all’improvviso ribollire di ricordi amari, alle fitte di
rimpianto e nostalgia che la scoperta dello specchio rotto
aveva causato, accanendosi con la spazzatura rimanente
nel baule.
Ci volle un’altra ora per svuotarlo completamente,
buttare via gli oggetti inutili e riordinare il resto in pile
separate a seconda che si trattasse o no di cose di cui
avrebbe avuto bisogno in futuro.
La sua divisa scolastica e quella del Quidditch, il
calderone, le pergamene, le piume e la maggior parte dei
suoi libri di testo erano ammonticchiati in un angolo, li
avrebbe lasciati lì. Si domandò cosa ne avrebbero fatto sua
zia e suo zio, li avrebbero bruciati nel cuore della notte
probabilmente, come fossero stati la prova di un qualche
orrendo crimine. I suoi abiti babbani, il Mantello
dell’Invisibilità, il kit per preparare pozioni, alcuni libri,

23
Harry Potter e i Cimeli della Morte

l’album di fotografie che Hagrid gli aveva regalato tanto


tempo prima, un pacco di lettere e la sua bacchetta magica
erano stati sistemati in un vecchio zaino.
In una delle tasche frontali c’erano la Mappa del
Malandrino e il medaglione con all’interno il foglietto
firmato “R.A.B.”. Al medaglione era stato assegnato quel
posto d’onore non a causa del suo valore – era a tutti gli
effetti del tutto privo di valore – ma a causa di quanto era
costato venirne in possesso.
Ciò lasciava sul suo tavolo, accanto alla sua civetta
bianca, una discreta pila di quotidiani: uno per ogni giorno
che Harry aveva passato a Privet Drive quest’ultima
estate.
Si alzò dal pavimento, si stiracchiò e andò verso il
tavolo. Edvige rimase immobile mentre lui esaminava i
giornali e li gettava ad uno ad uno sul mucchio della
spazzatura. La civetta dormiva, oppure faceva finta di
dormire. Era arrabbiata con Harry per quanto poco tempo
le era concesso di rimanere fuori dalla gabbia in quel
periodo.
Quando si avvicinò al fondo della pila di giornali,
Harry rallentò, cercando un numero in particolare che
sapeva essere arrivato poco dopo il suo ritorno a Privet
Drive per l’estate. Ricordava che in prima pagina c’era
una breve menzione alle dimissioni di Charity Burbage,
l’insegnante di Babbanologia a Hogwarts. Finalmente lo
trovò. Andando a pagina dieci, si sedette pesantemente
sulla sedia vicino alla scrivania e rilesse l’articolo che
aveva cercato.

24
J. K. Rowling

UN RICORDO DI ALBUS SILENTE


di Elphias Doge

Incontrai Albus Silente all’età di


undici anni, il nostro primo giorno
ad Hogwarts.
La nostra reciproca attrazione fu
senza dubbio dovuta al fatto che tutti
e due ci sentivamo degli outsider. Io
avevo preso il vaiolo di drago poco
tempo prima di andare a scuola e,
seppure non fossi più contagioso, il mio viso
butterato e la tonalità verdastra della pelle non
incoraggiavano molti a fare amicizia con me.
Da parte sua, Albus era arrivato ad
Hogwarts sotto il peso di una notorietà non
voluta. A malapena un anno prima, suo padre
Percival era stato condannato per aver compiuto
un attacco selvaggio e ben pubblicizzato contro
tre giovani Babbani.
Albus non tentò mai di negare che suo padre
(che sarebbe poi morto ad Azkaban) avesse
commesso quel crimine. Al contrario, quando
trovai il coraggio di chiedere, mi assicurò che
sapeva che suo padre era colpevole. Al di là di
questo, Silente rifiutò di parlare della triste
vicenda sebbene molti tentassero di convincerlo
ad esprimersi.
Alcuni, in verità, erano disposti a lodare le
azioni di suo padre ed erano convinti che anche
Albus fosse un odia-Babbani. Non avrebbero

25
Harry Potter e i Cimeli della Morte

potuto essere maggiormente in errore. Come


chiunque abbia conosciuto Albus può confer-
mare, egli non rivelò mai la minima tendenza
anti-Babbana. Al contrario, il suo determinato
supporto ai diritti dei Babbani gli fece guada-
gnare molti nemici negli anni successivi.
In pochi mesi, tuttavia, la fama dello stesso
Albus iniziò ad eclissare quella di suo padre.
Entro la fine del suo primo anno, nessuno più lo
conosceva come il figlio di un odia-Babbani ma
niente di più e niente di meno che come lo
studente più brillante che mai si fosse visto nella
scuola. Quelli di noi che ebbero il privilegio di
essere suoi amici beneficiarono del suo esempio,
per non parlare del suo aiuto ed incoraggia-
mento, che sempre dispensò con generosità. Mi
confessò, molto tempo dopo, di essere già allora
consapevole del fatto che il suo più grande
piacere era quello di insegnare.
Egli non solo vinse ogni premio degno di
nota che la scuola offriva, ma fu inoltre in
regolare contatto epistolare con i più notevoli
nomi del mondo magico di allora, compresi
Nicolas Flamel, il celebre alchimista, Bathilda
Bath, l’insigne storica e Adalbert Incant, il
teorico della magia. Molti dei suoi scritti diven-
nero pubblicazioni colte come Trasfigurare Oggi,
Sfide in Incantesimi e Il Pozionista Pratico. La
futura carriera di Silente sembrava destinata ad
essere fulminante, e l’unica domanda che
rimaneva era su quando sarebbe diventato

26
J. K. Rowling

Ministro della Magia. Sebbene si fosse detto


spesso, negli anni successivi, che lui fosse sul
punto di accettare l’incarico, non ebbe mai
ambizioni Ministeriali, tuttavia.
Tre anni dopo che iniziammo a frequentare
Hogwarts, il fratello di Albus, Aberforth, arrivò a
scuola. Non si assomigliavano. Aberforth non fu
mai amante dei libri e, diversamente da Albus,
preferiva definire le discussioni duellando
piuttosto che attraverso il ragionamento. Tuttavia
sarebbe sbagliato suggerire, come qualcuno ha
fatto, che i due fratelli non fossero amici.
Andavano d’accordo bene quanto era possibile
per due ragazzi così diversi. Per essere giusti
verso Aberforth, bisogna ammettere che vivere
nell’ombra di Albus non poteva essere in alcun
modo un’esperienza facile. Essere costantemente
superati era un rischio professionale per coloro
che erano suoi amici e non poteva di sicuro
essere più piacevole per il solo fatto di essergli
fratello.
Quando Albus ed io lasciammo Hogwarts,
intendevamo fare l’allora tradizionale giro del
mondo insieme, andando a trovare ed osservare i
maghi stranieri, prima di intraprendere le nostre
rispettive carriere. Tuttavia accadde una
tragedia. Proprio alla vigilia del nostro viaggio,
la madre di Albus, Kendra, morì, lasciando Albus
capo ed unico sostegno della famiglia. Io rinviai
la mia partenza quanto bastava per porgere i
miei rispetti al funerale di Kendra, poi partii per

27
Harry Potter e i Cimeli della Morte

quello che sarebbe stato ormai un viaggio


solitario. Con un fratello ed una sorella più
piccoli di cui prendersi cura, e poco oro rimasto
in casa, non c’era neanche il dubbio che Albus
potesse venire con me.
Quello fu il periodo delle nostre vite in cui i
nostri contatti furono più scarsi. Io scrissi ad
Albus descrivendogli, forse con poca sensibilità,
le meraviglie del mio viaggio, dall’essere sfug-
gito per un pelo alle Chimere in Grecia agli
esperimenti con gli alchimisti Egiziani. Le sue
lettere mi dicevano poco della sua vita quoti-
diana, che sospettavo fosse noiosa e frustrante
per un mago così brillante. Immerso nelle mie
esperienze, fu con orrore che appresi, verso la
fine del mio anno di viaggi, che un’ulteriore
tragedia aveva colpito i Silente: la morte di sua
sorella Ariana.
Sebbene Ariana avesse goduto di poca salute
per lungo tempo, il colpo, arrivato così presto
dopo la perdita della madre, ebbe un profondo
effetto su ambedue i fratelli. Tutti quelli che
erano più vicini ad Albus, ed io mi conto fra i
pochi fortunati, convengono che la morte di
Ariana e la convinzione di Albus di esserne per-
sonalmente responsabile, (sebbene ne fosse,
ovviamente, incolpevole) lasciarono per sempre il
segno su di lui.
Tornato a casa ritrovai in lui un giovane che
aveva sofferto come se fosse molto più vecchio.

28
J. K. Rowling

Albus era diventato molto più riservato di prima


e molto meno allegro.
La perdita di Ariana, per giunta, non aveva
portato ad un avvicinamento fra Albus e
Aberforth ma ad una sensazione di estraneità.
(Col tempo questa sarebbe svanita – negli anni a
venire essi ristabilirono una relazione che, se non
affettuosa, era certamente cordiale.) Tuttavia, da
allora, egli parlò raramente dei suoi genitori o di
Ariana e i suoi amici impararono a non farne
menzione.
Altre penne descriveranno i trionfi degli anni
seguenti. Gli innumerevoli contributi di Silente
all’insieme delle conoscenze del mondo magico,
inclusa la scoperta dei dodici usi del sangue di
drago. Saranno di beneficio alle generazioni a
venire, così come la saggezza di cui fece mostra
nei molti giudizi che espresse in qualità di Capo
Stregone del Wizengamot. Si dice, ancora, che
nessun duello fra maghi ha mai uguagliato quello
avvenuto fra Silente e Grindelwald nel 1945.
Coloro che ne furono testimoni scrissero del
panico e del senso di ammirato terrore che
provarono guardando quei due maghi straordi-
nari battersi. Il trionfo di Silente e le conseguenze
di questo sul Mondo Magico, sono considerate un
punto di svolta alla pari con lo Statuto
Internazionale di Segretezza e con la caduta di
Colui Che Non Deve Essere Nominato.
Albus Silente non fu mai né vanitoso né pieno
di sé. Sapeva trovare qualcosa di buono in

29
Harry Potter e i Cimeli della Morte

ciascuno, non importa quanto apparentemente


insignificante o miserabile fosse, e io credo che il
dolore della scomparsa dei suoi cari quando era
così giovane lo abbia arricchito di umanità e
capacità di partecipazione ai sentimenti degli
altri. Mi mancherà la sua amicizia molto più di
quanto io riesca a dire, ma la mia perdita è nulla
se comparata a quella del mondo magico. Sul
fatto che lui sia stato il più ispirato e amato fra i
presidi di Hogwarts non vi è alcun dubbio. È
morto così come ha vissuto: sempre lavorando
per il bene di tutti, fino all’ultima ora, sempre
disposto a tendere la mano ad un ragazzino con il
vaiolo di drago come era quel giorno in cui lo
incontrai la prima volta.

Harry finì di leggere ma continuò a fissare la fotogra-


fia che accompagnava il necrologio. Silente aveva il
familiare, gentile sorriso di sempre, ma mentre lanciava lo
sguardo al di sopra dei suoi occhiali a mezza luna dava
l’impressione, anche attraverso la stampa un po’ granulosa
del quotidiano, di radiografare Harry, la cui tristezza era
mescolata al senso di umiliazione.
Aveva pensato di conoscere bene Silente, ma da
quando aveva letto il suo necrologio era stato costretto a
riconoscere di averlo conosciuto solo superficialmente.
Mai aveva immaginato l’infanzia o la giovinezza di
Silente. Era come se lui fosse arrivato su questo mondo
come Harry lo aveva sempre conosciuto, venerabile, con i
capelli grigi e vecchio. L’idea di un Silente adolescente gli
riusciva semplicemente strana, come cercare di

30
J. K. Rowling

immaginare una Hermione stupida o uno Schiopodo


Sparacoda amichevole.
Mai aveva pensato di chiedere a Silente del suo
passato. Senza dubbio sarebbe sembrato strano, persino
impertinente, ma era conoscenza comune, dopo tutto, che
Silente aveva preso parte al leggendario duello con
Grindelwald e Harry non aveva mai pensato di chiedergli
come era stato, né gli aveva chiesto degli altri famosi
risultati da lui ottenuti. No, avevano sempre parlato di
Harry, del passato di Harry, del futuro di Harry, dei piani
di Harry… e adesso Harry aveva la sensazione, nonostante
il fatto che il suo futuro fosse così pericoloso e incerto, di
aver perso occasioni irrecuperabili quando aveva mancato
di chiedere a Silente qualcosa di lui, anche se l’unica
domanda personale che aveva fatto al suo Preside era
anche l’unica alla quale sospettava che il Preside non
avesse risposto onestamente: “Che cosa vede quando
guarda nello Specchio?”
“Io? Io vedo me stesso con in mano un paio di calde
calze di lana.”
Dopo diversi minuti di riflessione, Harry strappò il
necrologio dalla Gazzetta, lo piegò con cura e lo infilò nel
primo volume di Magia Difensiva Pratica: come Usarla
contro le Arti Oscure. Poi gettò il resto del quotidiano sul
mucchio della spazzatura e si voltò per guardare tutta la
sua stanza.
Era molto più ordinata. Le sole cose fuori posto erano
la Gazzetta del Profeta di quel giorno, che ancora giaceva
sul letto e, su di essa, il pezzo di specchio rotto.
Harry attraversò la stanza, spostò il frammento di
specchio dalla Gazzetta di quel giorno, ed aprì il giornale.

31
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Quando aveva ritirato il quotidiano arrotolato dal gufo


postino, quella mattina presto, aveva appena dato
un’occhiata ai titoli di testa e l’aveva buttato da parte,
dopo aver notato che non diceva nulla di Voldemort.
Harry era sicuro che il Ministero stesse facendo pressione
sulla Gazzetta per censurare qualunque notizia su
Voldemort. Soltanto adesso, quindi, s’accorse di cosa gli
era sfuggito.
Al centro della metà inferiore della prima pagina, un
titolo a caratteri più piccoli sormontava una fotografia di
Silente che passeggiava e sembrava infastidito:

SILENTE - FINALMENTE LA VERITÀ?

In arrivo la prossima settimana la scioc-


cante storia del genio imperfetto considerato
da molti il più grande mago della sua genera-
zione. Facendo a brandelli la popolare imma-
gine di serena saggezza con la barba bianca,
Rita Skeeter rivela la fanciullezza disturbata,
la giovinezza sregolata, le faide lunghe tutta
una vita e i colpevoli segreti che Silente si è
portato nella tomba. PERCHÉ l’uomo candi-
dato ad essere Ministro della Magia si
accontentò di fare semplicemente il preside?
QUALE era il vero scopo dell’organizzazione
segreta nota come Ordine della Fenice?
COME è realmente morto Silente?
Le risposte a queste e a molte altre
domande vengono esplorate nell’esplosiva
nuova biografia La vita e le menzogne di

32
J. K. Rowling

Albus Silente di Rita Skeeter, intervistata in


esclusiva da Betty Braithwaite, all’interno,
pagina 13.

Harry aprì il giornale squarciandolo e trovò la pagina


tredici. L’articolo era sovrastato da una fotografia che
mostrava un’altra faccia familiare: una donna dagli
occhiali ingioiellati con capelli biondi arricciati in modo
elaborato, i denti scoperti in quello che era chiaramente un
sorriso vincente, agitava le dita verso di lui. Facendo del
suo meglio per ignorare quell’immagine nauseante, Harry
continuò a leggere.

Di persona, Rita Skeeter è una donna


molto più calda e tranquilla di quello che i
suoi notoriamente feroci ritratti a punta di
piuma possano far supporre. Venendomi
incontro nell’ingresso della sua accogliente
casa, mi guida dritta in cucina per una tazza di
tè, una fetta di torta paradiso e, neanche a
dirlo, un barile fumante dei più recenti pette-
golezzi.
“Beh, Silente è il sogno di tutti i biografi,
ovviamente,” dice la Skeeter. “Una vita così
lunga e piena. Sono sicura che il mio libro
sarà il primo di una lunga serie.”
La Skeeter certamente non si è fatta
crescere l’erba sotto i piedi. Il suo libro di
novecento pagine è stato completato entro
appena quattro settimane dopo la morte
misteriosa di Silente avvenuta in Giugno. Le

33
Harry Potter e i Cimeli della Morte

chiedo come è riuscita a compiere così in


fretta l’impresa.
“Oh, quando si è stati giornalisti così a
lungo come me, lavorare a scadenza è come
una seconda natura. Sapevo che il mondo
magico reclamava a gran voce l’intera storia e
io volevo essere la prima a rispondere alla
richiesta.”
Io le accenno all’affermazione recente,
ampiamente pubblicizzata, di Elphias Doge,
Consigliere Speciale del Wizengamot e amico
di lunga data di Silente secondo la quale “il
libro della Skeeter contiene meno fatti di una
figurina delle Cioccorane.”
La Skeeter ride tirando indietro la testa.
“Il caro Dodgy! Mi ricordo di averlo
intervistato qualche anno fa a proposito dei
diritti delle sirene, il cielo lo benedica.
Completamente rimbambito, sembrava
pensasse che fossimo seduti sul fondo del Lago
Windermere, continuava a ripetermi di stare
attenta alle trote.”
E tuttavia le accuse di scarsa accuratezza
di Elphias Doge hanno avuto ampia eco.
La Skeeter crede veramente che quattro
brevi settimane siano state sufficienti per otte-
nere una completa immagine della lunga e
straordinaria vita di Silente?
“Oh, mia cara,” sorride raggiante la
Skeeter dandomi degli affettuosi colpetti sulla
mano, “sai bene quanto me la quantità di

34
J. K. Rowling

notizie che si ottengono con una borsa piena di


Galeoni, rifiutando di ricevere un «no» come
risposta e usando una Penna Prendiappunti
nuova e ben affilata! E in ogni caso c’era tanta
gente in attesa di gettare un po’ di spazzatura
addosso a Silente. Non tutti pensano che fosse
così meraviglioso, sai, ha pestato i piedi ad un
incredibile numero di persone importanti. Ma
il vecchio Dodgy può scendere dal suo alto
Ippogrifo, perché io ho avuto accesso ad una
fonte per la quale molti giornalisti
combatterebbero a bacchetta tratta, una
persona che mai ha parlato prima in pubblico
e che è stata vicina a Silente durante le fasi più
turbolente e sconcertanti della sua
giovinezza.”
La pubblicità precedente alla pubblica-
zione della biografia della Skeeter ha certa-
mente fatto pensare che ci saranno delle novità
scioccanti per coloro che credono che Silente
abbia avuto una vita senza macchia. Quali
sono le maggiori sorprese, le chiedo.
“Ora basta, Betty, non ho intenzione di
rivelare tutte le grandi sorprese prima che
nessuno abbia comprato il libro!” ride la
Skeeter. “Ma posso promettere che, chiunque
pensi che Silente fosse immacolato come la sua
barba, deve prepararsi ad un brusco risveglio!
Diciamo semplicemente che nessuno che lo
abbia sentito parlare con rabbia contro Tu-
Sai-Chi avrebbe mai immaginato che egli

35
Harry Potter e i Cimeli della Morte

stesso avesse pasticciato con le Arti Oscure in


gioventù! E per essere un mago che ha passato
i suoi ultimi anni a predicare la tolleranza,
non era stato certo di larghe vedute quando
era più giovane! Sì, Albus Silente aveva un
passato estremamente discutibile, per non
parlare della sua equivoca famiglia, che lui ha
faticato parecchio a tenere nascosta.”
Io chiedo se la Skeeter si riferisca al
fratello di Silente, Aberforth, la cui condanna
da parte del Wizengamot per uso improprio
della magia aveva causato un piccolo
scandalo quindici anni prima.
“Oh, Aberforth è soltanto la ciliegina
sopra un gran mucchio di letame.” Ride la
Skeeter. “No, no, sto parlando di molto peggio
di un fratello con la passione di gingillarsi con
le capre, persino peggio di un padre che assale
i Babbani… Silente non ha potuto nascondere
nessuno di loro, sono stati ambedue
condannati dal Wizengamot. No, erano sua
madre e sua sorella che mi intrigavano, ed è
bastato scavare un po’ per scoprire un vero e
proprio nido di cattiveria. Ma, come dicevo,
dovrai aspettare di arrivare ai capitoli dal
nove al dodici per avere tutti i dettagli. Tutto
quello che posso dire adesso è che non c’è da
meravigliarsi che Silente non abbia mai
raccontato come ha fatto a rompersi il naso.”

36
J. K. Rowling

Lasciando perdere gli scheletri di fami-


glia, la Skeeter nega forse le qualità che hanno
condotto Silente a molte magiche scoperte?
“Aveva cervello,” concede lei, “tuttavia
molti adesso si chiedono se egli avesse vera-
mente diritto a rivendicare pieno credito per
tutti i risultati ritenuti suoi. Come rivelo nel
capitolo sedici, Ivor Dillonsby afferma di aver
scoperto in precedenza otto usi del sangue di
drago quando Silente «prese in prestito» le sue
carte.”
Ma l’importanza di alcuni dei risultati di
Silente non possono essere negati, mi azzardo
a dire. Che dire della famosa sconfitta che
inflisse a Grindelwald?
“Oh, sono veramente contenta di sentirti
menzionare Grindelwald,” dice la Skeeter con
un sorriso davvero stuzzicante. “Temo che,
quelli a cui vengono le lacrime agli occhi
pensando alla spettacolare vittoria di Silente,
devono prepararsi ad una bomba, o forse ad
una Caccabomba. Una faccenda molto sporca
in effetti. Tutto quel che dirò è, non siate così
sicuri che ci fu realmente un duello spettaco-
lare degno di una leggenda. Dopo aver letto il
mio libro, la gente potrebbe essere costretta a
concludere che Grindelwald ha semplicemente
fatto comparire un fazzoletto bianco dalla
punta della sua bacchetta e si sia fatto
prendere senza fare storie!”

37
Harry Potter e i Cimeli della Morte

La Skeeter rifiuta di rivelare altro a


proposito di questo intrigante argomento, così
il discorso volge verso la relazione che senza
dubbio affascinerà i suoi lettori più di ogni
altra cosa.
“Oh, sì,” dice la Skeeter, annuendo
bruscamente, “ho dedicato un intero capitolo
a tutta la relazione fra Potter e Silente. È stata
definita insana, persino sinistra. Ancora una
volta, i lettori, dovranno acquistare il mio
libro per avere l’intera storia, ma non vi è
dubbio alcuno che Silente abbia avuto un
interesse innaturale nei confronti di Potter fin
dall’inizio. Se questo sia stato veramente
nell’interesse e per il bene del ragazzo…
ebbene, si vedrà. È veramente un segreto di
Pulcinella il fatto che Potter abbia avuto
un’adolescenza estremamente travagliata.”
Io chiedo se la Skeeter sia ancora in
contatto con Harry Potter, a cui fece la famosa
intervista l’anno passato: un pezzo che andava
dritto al cuore in cui Potter parlava
esclusivamente della sua convinzione che Tu-
Sai-Chi era ritornato.
“Oh, sì, abbiamo stabilito un rapporto
stretto,” dice la Skeeter. “Il povero Potter ha
pochi veri amici, e noi ci siamo conosciuti in
una delle circostanze della sua vita che
maggiormente lo ha messo alla prova: Il
Torneo Tremaghi . Io sono probabilmente una

38
J. K. Rowling

delle poche persone in vita che può affermare


di conoscere il vero Harry Potter.”
Il che ci porta direttamente alle molte voci
che circolano sulle ultime ore di Silente.
La Skeeter crede che Potter fosse presente
quando Silente è morto?
“Ebbene, non voglio dire troppo, è tutto
nel libro, ma testimoni diretti all’interno del
castello di Hogwarts hanno visto Potter che
scappava via dalla scena pochi istanti dopo
che Silente era caduto, era saltato o era stato
spinto. Potter più tardi ha testimoniato contro
Severus Piton, un uomo contro il quale nutre
un noto rancore. È tutto come sembra? Questo
dovranno deciderlo i membri della comunità
magica dopo che avranno letto il mio libro.”
Su questa intrigante affermazione, prendo
commiato. Non può esserci dubbio alcuno sul
fatto che la Skeeter abbia scritto un immediato
bestseller. La legione di ammiratori di Silente,
nel frattempo, ha ben ragione di tremare
pensando a quanto sta per emergere sul loro
eroe.

Harry raggiunse la fine dell’articolo, ma continuò a


fissare la pagina senza espressione.
Repulsione e furia emersero in lui come vomito. Fece
una palla del giornale e, con tutta la sua forza, lo gettò
contro il muro dove si unì a tutto il resto della spazzatura
ammucchiato intorno al suo traboccante cestino.

39
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Cominciò a percorrere la stanza a grandi passi, senza


guardare, aprendo cassetti vuoti e raccogliendo libri solo
per poi riporli dove li aveva presi, a malapena conscio di
quanto stava facendo, mentre frasi dell’articolo su Rita, in
ordine sparso, gli risuonavano nella testa: un intero
capitolo a tutta la relazione fra Potter e Silente… È stata
definita insana, persino sinistra… che egli stesso avesse
pasticciato con le Arti Oscure in gioventù… io ho avuto
accesso ad una fonte per la quale molti giornalisti
combatterebbero a bacchetta tratta….
“Bugie!” gridò Harry, e attraverso la finestra vide il
vicino di fronte, che aveva fatto una pausa per riaccendere
la sua falciatrice, guardare nervosamente verso l’alto.
Harry si lasciò cadere sul letto. Il frammento di
specchio scivolò via, lo raccolse e lo rigirò fra le dita,
pensando, pensando a Silente e alle menzogne con cui
Rita Skeeter lo stava diffamando…
Un lampo di blu luminoso. Harry restò di stucco, il
dito ferito strisciò di nuovo il bordo frastagliato dello
specchio. L’aveva immaginato, doveva essere così. Si
guardò alle spalle, ma il muro era di uno smorto color
pesca, scelto da sua zia Petunia. Non c’era nulla di blu che
lo specchio potesse riflettere. Guardò di nuovo nel
frammento di specchio, e vide soltanto il verde brillante
del proprio occhio che lo guardava a sua volta.
L’aveva immaginato, non c’era altra spiegazione.
L’aveva immaginato perché stava pensando al Preside
morto. Se c’era qualcosa di sicuro era che i luminosi occhi
blu di Silente non l’avrebbero più perforato con lo
sguardo.

40
J. K. Rowling

CAPITOLO TRE

LA PARTENZA DEI DURSLEY


Il suono della porta di casa che sbatteva echeggiò su
per le scale ed una voce gridò, “Ehi! Tu!”
Dopo che per sedici anni si era rivolto a lui con quei
termini, Harry non ebbe alcun dubbio su chi suo zio stesse
chiamando. Non rispose subito, però. Fissava ancora il
frammento di specchio nel quale, per una frazione di
secondo, aveva creduto di vedere l’occhio di Silente. Fu
solo quando suo zio muggì, “RAGAZZO!”, che Harry
s’alzò lentamente in piedi e si diresse alla porta della sua
camera, fermandosi per infilare il pezzo di specchio rotto
nello zaino ricolmo degli oggetti che avrebbe portato con
se.

41
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Te la sei presa con calma!” ruggì Vernon Dursley


quando Harry apparve in cima alle scale, “Scendi. Voglio
dirti due parole!”
Harry ciondolò al piano inferiore, le mani sprofondate
nelle tasche dei jeans. Quando raggiunse il salotto trovò
tutti e tre i Dursley. Indossavano abiti da viaggio. Zio
Vernon era vestito con un giubbotto di daino con chiusura
a zip, zia Petunia con un elegante soprabito color salmone
e Dudley, il grasso e biondo cugino nerboruto di Harry,
con il suo giubbotto di pelle.
“Si?” chiese Harry.
“Siediti!” ordinò zio Vernon. Harry inarcò le sopracci-
glia. “Per favore!” aggiunse zio Vernon, sussultando
leggermente come se le parole gli pungessero la gola.
Harry sedette. Pensava di sapere cosa stava per
succedere. Suo zio iniziò a passeggiare su e giù, mentre
zia Petunia e Dudley seguivano i suoi movimenti con
espressioni ansiose. Alla fine, con la larga faccia viola
raggrinzita dalla concentrazione, zio Vernon si fermò di
fronte a Harry e aprì bocca.
“Ho cambiato idea,” disse.
“Che sorpresa,” disse Harry.
“Non usare quel tono…” iniziò zia Petunia in una
voce stridula, ma Vernon Dursley la zittì con un gesto.
“È solo una sfilza di fandonie,” disse zio Vernon,
sbirciando Harry con piccoli occhi porcini. “Ho deciso che
non credo a una parola. Noi restiamo, non andiamo da
nessuna parte.”
Harry guardò suo zio e provò un misto di esaspera-
zione e divertimento. Vernon Dursley aveva cambiato idea
ogni ventiquattro ore nelle ultime quattro settimane,

42
J. K. Rowling

facendo e disfacendo i bagagli e ricaricando la macchina


ad ogni ripensamento. Il momento preferito di Harry era
stato quello in cui, zio Vernon, aveva cercato di issare la
valigia sul bagagliaio ignaro del fatto che Dudley aveva
messo in valigia anche i suoi manubri, dopo l’ultima volta
che era stata svuotata, e si era accasciato con ruggiti di
dolore e parecchie imprecazioni.
“Secondo voi,” riprese Vernon Dursley, ricomin-
ciando a passeggiare su e giù per il salotto, “noi, Petunia,
Dudley e io, siamo in pericolo. A causa di… di…”
“Qualcuno della «mia risma», giusto,” disse Harry.
“Beh, io non ci credo,” ripeté zio Vernon, fermandosi
di nuovo di fronte a Harry. “Sono stato sveglio metà della
notte a pensarci su e credo sia un complotto per prenderci
la casa.”
“La casa?” rimbeccò Harry. “Quale casa?”
“Questa casa!” strillò zio Vernon, mentre gli iniziava
a pulsare la vena sulla fronte. “La nostra casa! I prezzi
delle case stanno balzando alle stelle qui intorno! Vuoi
avere via libera, poi farai un po’ di abracadabra e, prima
che lo sappiamo, gli atti saranno a tuo nome e…”
“Sei fuori di testa?” domandò Harry. “Un complotto
per avere questa casa? Sei veramente stupido come
sembri?”
“Non ti permettere…!” squittì zia Petunia, ma di
nuovo Vernon la interruppe con un gesto. Gli sembrava
che le offese sul suo aspetto personale fossero nulla in
confronto al pericolo che aveva intravisto.
“Nel caso tu l’abbia dimenticato,” disse Harry, “ho già
una casa, il mio padrino me ne ha lasciata una. Quindi
perché dovrei volere questa? Per tutti i ricordi felici?”

43
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Ci fu silenzio. Harry ritenne di aver alquanto impres-


sionato suo zio con questa argomentazione.
“Tu affermi,” disse zio Vernon, ricominciando a
camminare, “che questo Lord Coso…”
“…Voldemort,” disse Harry con impazienza, “e ne
abbiamo già parlato circa un centinaio di volte. Non è
un’affermazione, è un fatto. Silente ve lo disse l’anno
scorso, e anche Kingsley e il signor Weasley…”
Vernon Dursley incurvò le spalle in modo irritato ed
Harry immaginò che lo zio stesse tentando di evitare i
ricordi della visita improvvisa di due maghi adulti a pochi
giorni dall’inizio delle vacanze estive di Harry. L’arrivo
sulla soglia di Kingsley Shacklebolt e Arthur Weasley era
stato uno spiacevole shock per i Dursley. Harry dovette
tuttavia ammettere che, dato che il signor Weasley aveva
una volta demolito metà del salotto, non ci si poteva
aspettare che la sua ricomparsa deliziasse zio Vernon.
“…Kingsley e il signor Weasley vi hanno spiegato
tutto alla perfezione,” proseguì Harry inesorabilmente,
“Quando compirò diciassette anni, l’incantesimo protet-
tivo che mi tiene al sicuro si romperà e questo esporrà
tanto voi quanto me. L’Ordine è sicuro che Voldemort vi
prenderà di mira, sia per torturarvi per tentare di sapere
dove mi trovo, sia perché lui pensa, trattenendovi come
ostaggi, che io tenti di venire a salvarvi.”
Gli sguardi di zio Vernon e di Harry si incontrarono.
Harry era certo che, in quell’istante, entrambi si stessero
chiedendo la stessa cosa. Poi zio Vernon ricominciò a
camminare ed Harry riprese, “dovete nascondervi e
l’Ordine vuole aiutarvi. Vi viene offerta seria protezione,
la migliore che ci sia.”

44
J. K. Rowling

Zio Vernon non disse nulla ma continuò a passeggiare


su e giù. Fuori il sole s’intravedeva basso sopra le siepi.
La falciatrice del vicino della porta accanto si fermò di
nuovo.
“Pensavo ci fosse un Ministero della Magia?” chiese
Vernon Dursley bruscamente.
“È così,” disse Harry, sorpreso.
“Bene, allora, perché non possono proteggerci loro?
Mi sembra che, come vittime innocenti, colpevoli di
nient’altro che aver ospitato un uomo marchiato,
dovremmo essere qualificati per la protezione del
governo!”
Harry rise. Non riusciva a trattenersi. Era così tipico di
suo zio mettere le sue speranze nella classe dirigente,
anche in quel mondo che disprezzava e di cui diffidava.
“Hai sentito cosa hanno detto il signor Weasley e
Kingsley,” Harry rispose. “Pensiamo che nel Ministero ci
siano degli infiltrati.”
Zio Vernon si diresse a grandi passi fino al caminetto
e poi tornò indietro, respirando così affannosamente che i
suoi grandi baffi neri ondeggiavano, il volto ancora viola
dalla concentrazione.
“Va bene,” disse, fermandosi davanti ad Harry
un’altra volta. “Va bene, diciamo, tanto per fare
un’ipotesi, che accettiamo questa protezione. Ancora non
vedo perché non possiamo avere quel tale Kingsley.”
Harry riuscì a non alzare gli occhi al cielo, ma con
difficoltà. Anche questa domanda era stata rivolta mezza
dozzina di volte.

45
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Come vi ho già detto,” disse digrignando i denti,


“Kingsley sta proteggendo il Ministro Bab… cioè, il
vostro Primo Ministro.”
“Esattamente… è il migliore!” disse zio Vernon,
puntando allo schermo televisivo spento. I Dursley
avevano intravisto Kingsley al telegiornale, mentre
camminava accanto al Primo Ministro Babbano in visita
ad un ospedale. Questo, e il fatto che Kingsley avesse
dimostrato grande abilità nel vestirsi come un Babbano,
senza contare un certo non so che di rassicurante nella sua
voce lenta e profonda, aveva indotto i Dursley a prendere
in simpatia Kingsley come mai era successo con nessun
altro mago, sebbene in verità non l’avessero mai visto con
addosso il suo orecchino.
“Beh, è impegnato,” disse Harry. “Ma Hestia Jones e
Dedalus Lux sono più che qualificati per questo lavoro…”
“Avessimo almeno visto dei Curriculum…” iniziò zio
Vernon, ma Harry perse la pazienza.
Alzandosi in piedi, avanzò su suo zio, adesso
puntando lui stesso alla TV.
“Quegli incidenti non sono incidenti: i crolli e le
esplosioni e i deragliamenti e qualsiasi altra cosa sia
successa l’ultima volta che abbiamo visto il telegiornale.
La gente che scompare e muore e dietro a tutto ciò c’è lui:
Voldemort. Ve l’ho detto un miliardo di volte, lui uccide i
Babbani per divertimento. Persino le nebbie, quelle sono
causate dai Dissennatori, e se non riesci a ricordarti cosa
sono, chiedi a tuo figlio!”
Le mani di Dudley schizzarono in alto a coprire la
bocca. Con addosso gli occhi dei suoi genitori e di Harry,

46
J. K. Rowling

le riabbassò lentamente e chiese, “Ce ne sono… molti


altri?”
“Altri?” rise Harry. “Oltre ai due che ci hanno attac-
cato, intendi? Naturale che ci sono, ce ne sono centinaia,
forse migliaia questa volta, dato che si nutrono di paura e
disperazione…”
“Va bene, va bene,” esplose Vernon Dursley. “Hai
chiarito il concetto…”
“Lo spero,” disse Harry, “perché una volta che avrò
compiuto diciassette anni, tutti loro, Mangiamorte,
Dissennatori, forse anche Inferi, cioè corpi morti incantati
da un mago oscuro, saranno in grado di trovarvi e vi
attaccheranno sicuramente. E se vi ricordaste l’ultima
volta in cui avete tentato di sopraffare dei maghi, credo
che voi stessi ammettereste che vi serve aiuto.”
Ci fu un breve silenzio nel quale l’eco distante di
Hagrid, che sfondava la pesante porta di legno
dell’ingresso principale, sembrò riverberare attraverso gli
anni trascorsi. Zia Petunia fissava zio Vernon, Dudley
scrutava Harry. Alla fine zio Vernon sbottò, “Ma che mi
dici del mio lavoro? E della scuola di Dudley? Suppongo
che queste cose non importino a un gruppo di maghi
perdigiorno…”
“Ma non capite?” urlò Harry. “Loro vi tortureranno e
uccideranno come hanno fatto coi miei genitori!”
“Papà,” disse Dudley ad alta voce, “Papà… Io vado
con queste persone dell’Ordine.”
“Dudley,” disse Harry, “per la prima volta nella tua
vita stai dicendo qualcosa di sensato.”
Sapeva che la battaglia era vinta. Se Dudley era
abbastanza spaventato da accettare l’aiuto dell’Ordine, i

47
Harry Potter e i Cimeli della Morte

suoi genitori l’avrebbero accompagnato. Non era


nemmeno da considerare la possibilità che loro si sepa-
rassero dal loro Diddino. Harry diede un’occhiata
all’orologio a forma di carrozza sulla mensola del camino.
“Saranno qui tra circa cinque minuti,” disse, e quando
nessuno dei Dursley replicò, uscì dalla stanza. La
prospettiva di separarsi, probabilmente per sempre da sua
zia, zio e cugino, era una cosa che poteva contemplare
abbastanza allegramente, ma c’era tuttavia un certo
imbarazzo nell’aria. Cosa ci si dice l’un l’altro alla fine di
sedici anni di solida antipatia?
Tornato in camera sua, Harry giocherellò oziosamente
col suo zaino, poi spinse un paio di noccioline per gufi
attraverso le sbarre della gabbia di Edvige. Caddero con
dei tonfi sordi sul fondo della gabbia dove lei li ignorò.
“Partiremo presto, molto presto,” le disse Harry. “E
allora sarai di nuovo libera di volare.”
Il campanello suonò. Harry esitò, poi si diresse di
nuovo fuori dalla stanza e al piano di sotto.
Era troppo esigere che Hestia e Dedalus affrontassero
i Dursley da soli.
“Harry Potter!” squittì una voce eccitata, nel momento
in cui Harry aprì la porta. Un ometto con un cappello a
cilindro color malva gli stava tributando un profondo
inchino. “È un onore come sempre!”
“Grazie, Dedalus,” disse Harry, concedendo un
piccolo e imbarazzato sorriso alla bruna Hestia. “È vera-
mente bello da parte vostra fare tutto questo… Loro sono
dentro, mia zia, mio zio e mio cugino…”
“Buon giorno a voi, parenti di Harry Potter!” disse
Dedalus lietamente avanzando a grandi passi verso il

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J. K. Rowling

salotto. I Dursley non sembravano affatto felici di essere


chiamati in quel modo. Harry quasi si aspettava che
cambiassero di nuovo idea. Dudley si ritirò più vicino a
sua madre alla vista del mago e della strega.
“Vedo che avete già fatto i bagagli e siete pronti.
Eccellente! Il piano, come Harry vi ha detto, è semplice,”
disse Dedalus, tirando fuori un enorme orologio da tasca
dal suo panciotto ed esaminandolo. “Dovremmo partire
prima che lo faccia Harry. A causa del pericolo di usare la
magia in casa vostra, essendo Harry ancora minorenne
potrebbe fornire al Ministero una scusa per arrestarlo,
andremo in auto, diciamo dieci miglia circa, prima di
Smaterializzarci fino al luogo sicuro che abbiamo scelto
per voi. Lei sa guidare, vero?” chiese educatamente a zio
Vernon.
“Se so…? Naturale che so dannatamente bene come si
guida!” farfugliò zio Vernon.
“Lei è molto abile, signore, molto abile. Personal-
mente mi impappinerei completamente con tutti quei
pulsanti e manopole,” disse Dedalus. Dava chiaramente
l’impressione di voler lusingare Vernon Dursley che,
visibilmente, mostrava una perdita di fiducia nel piano ad
ogni parola di Dedalus.
“Non sanno nemmeno guidare,” mormorò sottovoce,
mentre i baffi gli si increspavano sdegnosamente, ma
fortunatamente né Dedalus né Hestia diedero segno di
averlo sentito.
“Tu, Harry,” continuò Dedalus, “aspetterai qui la tua
scorta. C’è stato un piccolo cambiamento
nell’organizzazione…”

49
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Cosa intendi dire?” chiese subito Harry. “Pensavo


che Malocchio stesse venendo per portarmi via con la
Materializzazione Congiunta.”
“Non può,” disse Hestia telegraficamente, “Malocchio
ti spiegherà.”
I Dursley, che avevano ascoltato tutto questo con
un’aria di assoluta incomprensione sul volto, sussultarono
non appena una voce tonante urlò, “Sbrigatevi!”
Harry si guardò intorno per un po’ prima di realizzare
che la voce era scaturita dall’orologio da tasca di Dedalus.
“Giusto, stiamo agendo in base a una rigida tabella di
marcia,” disse Dedalus annuendo al suo orologio e
rimettendolo nel panciotto. “Stiamo cercando di sincro-
nizzare la tua partenza dalla casa con la Smaterializza-
zione della tua famiglia, Harry. L’incantesimo si inter-
romperà automaticamente nel momento in cui tutti voi vi
dirigerete verso la salvezza.” Si rivolse ai Dursley, “Bene,
siamo tutti pronti a partire?”
Nessuno di loro gli rispose. Zio Vernon stava ancora
fissando inorridito il rigonfiamento della tasca del
panciotto di Dedalus.
“Forse dovremmo aspettare all’ingresso, Dedalus,”
mormorò Hestia. Sentiva che, evidentemente, sarebbe
stato inopportuno da parte loro rimanere nella stanza
mentre Harry e i Dursley si scambiavano addii affettuosi,
forse lacrimevoli.
“Non ce n’è bisogno,” mormorò Harry, ma zio
Vernon rese superflua ogni ulteriore spiegazione dicendo
ad alta voce, “Beh, questo è un addio, quindi, ragazzo.”
Fece oscillare verso l’alto il suo braccio destro per
stringere la mano a Harry, ma all’ultimo momento sembrò

50
J. K. Rowling

incapace di affrontarlo e, semplicemente, chiuse il pugno e


iniziò a dondolarlo avanti e indietro come un metronomo.
“Pronto, Diddino?” chiese zia Petunia, controllando
meticolosamente la fibbia della borsetta come per evitare
totalmente di guardare Harry.
Dudley non rispose, ma rimase lì fermo con la bocca
leggermente socchiusa, ricordando vagamente a Harry il
gigante, Grop.
“Andiamo, allora,” disse zio Vernon.
Aveva già raggiunto la porta del salotto quando
Dudley mormorò, “Non capisco.”
“Cosa non capisci, Patatino?” chiese zia Petunia,
guardando suo figlio.
Dudley sollevò una grossa mano, simile a un
prosciutto, per indicare Harry.
“Perché lui non viene con noi?”
Zio Vernon e zia Petunia si bloccarono dove si
trovavano, fissando Dudley come se avesse appena
espresso il desiderio di diventare una ballerina.
“Cosa?” disse zio Vernon ad alta voce.
“Perché non viene anche lui?” chiese Dudley.
“Beh, lui… non vuole venire,” disse zio Vernon,
girandosi per fissare Harry e aggiungendo, “Non vuoi
venire, vero?”
“Nemmeno per sogno,” disse Harry.
“Ecco,” zio Vernon disse a Dudley. “Adesso vieni,
dobbiamo andare.”
Uscì dalla stanza. Sentirono la porta di casa aprirsi,
ma Dudley non si mosse e dopo pochi traballanti passi
anche zia Petunia si fermò.

51
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Cosa c’è adesso?” abbaiò zio Vernon, riapparendo


sulla soglia.
Sembrava che Dudley stesse combattendo con
concetti troppo difficili da tradurre in parole. Dopo
parecchi istanti di lotta interna apparente dolorosa, disse:
“Ma dove andrà?”
Zia Petunia e zio Vernon si guardarono l’un l’altra.
Era chiaro che Dudley li stava spaventando.
Hestia Jones ruppe il silenzio.
“Ma… di sicuro voi sapete dove sta andando vostro
nipote.” chiese, sconcertata.
“Naturale che lo sappiamo,” disse Vernon Dursley.
“Sta partendo con qualcuno della vostra gente, non è così?
Bene, Dudley, entriamo in macchina, hai sentito l’uomo,
siamo di fretta.”
Di nuovo, Vernon Dursley marciò fino alla porta di
casa, ma Dudley non lo seguì.
“Partendo con qualcuno della nostra gente?”
Hestia sembrava oltraggiata. Harry aveva già notato
questo atteggiamento prima. Streghe e maghi sembravano
sbalorditi che i suoi parenti più prossimi, tra quelli ancora
in vita, si interessassero così poco del famoso Harry
Potter.
“Va tutto bene,” le assicurò Harry. “Non importa,
davvero.”
“Non importa?” ripeté Hestia, la cui voce si stava
alzando spaventosamente.
“Non capisce, questa gente, cosa hai dovuto affron-
tare? In quale pericolo ti trovi? La posizione unica che hai
nel cuore del movimento anti-Voldemort?”

52
J. K. Rowling

“Ehm…no, non capiscono,” disse Harry. “Loro


pensano che io sia inutile, in verità, ma sono abituato a…”
“Io non penso che tu sia inutile.”
Se Harry non avesse visto muoversi le labbra di
Dudley, non avrebbe potuto crederci. Dato che era così,
fissò Dudley per parecchi secondi prima di accettare che
doveva essere stato proprio suo cugino a parlare. Per
esempio, Dudley era diventato rosso. Harry stesso era
imbarazzato e attonito.
“Beh... ehm… grazie, Dudley.”
Dudley, ancora una volta, sembrò avere a che fare con
pensieri troppo pesanti per essere espressi, prima di
mugugnare “mi hai salvato la vita.”
“Non proprio,” disse Harry. “Era la tua anima che il
Dissennatore avrebbe preso…”
Guardò suo cugino con curiosità. Praticamente non
avevano avuto nessun contatto durante questa estate o la
precedente, dato che Harry era rimasto a Privet Drive per
così poco ed era rimasto per tanto tempo in camera sua. In
quel momento Harry ebbe il sospetto, tuttavia, che la tazza
di te freddo nella quale era inciampato quella mattina,
poteva non essere stato affatto una specie di gavettone.
Sebbene alquanto toccato, era tuttavia piuttosto sollevato
che Dudley sembrasse aver esaurito la sua capacità di
esprimere sentimenti. Dopo aver aperto la bocca una o due
volte, Dudley precipitò in un silenzio imbarazzato.
Zia Petunia scoppiò in lacrime. Hestia Jones le diede
un’occhiata benevola che divenne indignata non appena
zia Petunia corse verso Dudley e lo abbracciò al posto di
Harry.

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

“S-sei così dolce, Dud…” singhiozzandogli contro il


petto massiccio. “U-un ragazzo c-così adorabile… a-
addirittura dire grazie…”
“Ma non ha affatto detto grazie!” disse Hestia indi-
gnata. “Ha solo detto che non pensava Harry fosse
inutile!”
“Sì, ma venendo da Dudley è come avesse detto «ti
voglio bene»” disse Harry, diviso tra fastidio e desiderio
di ridere per come zia Petunia continuava ad avvinghiarsi
a Dudley come se avesse appena salvato Harry da un
edificio in fiamme.
“Andiamo o no?” ringhiò zio Vernon, riapparendo
ancora una volta alla porta del salotto. “Pensavo avessimo
una rigida tabella di marcia!”
“Sì... sì, è così,” disse Dedalus Lux, che era rimasto a
guardare questi scambi con l’aria un po’ confusa, e che
ora sembrò riprendersi. “Dobbiamo proprio andare.
Harry…”
Si sporse in avanti e strinse la mano di Harry con
entrambe le sue.
“…buona fortuna. Spero che ci incontreremo ancora.
Le speranze del mondo dei maghi ricadono sulle tue
spalle.”
“Oh,” disse Harry, “giusto. Grazie.”
“Addio, Harry,” disse Hestia stringendogli la mano. “I
nostri pensieri saranno con te.”
“Spero che andrà tutto bene,” disse Harry, con un
rapido sguardo verso zia Petunia e Dudley.
“Oh, sono sicuro che finiremo per diventare amici
intimi,” disse Lux allegramente, agitando il cappello
mentre lasciava la stanza. Hestia lo seguì.

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J. K. Rowling

Dudley si liberò delicatamente dalle grinfie della


madre e si avvicinò ad Harry, il quale dovette reprimere
l’istinto di fargli una magia. Dudley, poi, gli porse la
grande mano rosa.
“Miseriaccia, Dudley,” disse Harry sovrastando i
rinnovati singhiozzi di zia Petunia, “i Dissennatori ti
hanno forse soffiato dentro una personalità diversa?”
“Non so,” mormorò Dudley, “Ci vediamo, Harry.”
“Già …” disse Harry, prendendo la mano di Dudley e
stringendola. “Forse. Abbi cura di te, Big D.”
Dudley quasi sorrise, poi uscì sgraziatamente dalla
stanza. Harry sentì i suoi pesanti passi sulla strada coperta
di ghiaia, e poi si sentì sbattere la portiera di un’auto.
Zia Petunia, la cui faccia era nascosta nel fazzoletto, si
guardò intorno a quel suono. Sembrava non si aspettasse
di ritrovarsi da sola con Harry. Mettendosi rapidamente in
tasca il fazzoletto umido disse, “Beh… addio,” e marciò
verso la porta senza guardarlo.
“Addio,” disse Harry.
Poi si fermò e guardò indietro. Per un momento Harry
ebbe la strana impressione che volesse dirgli qualcosa. Lei
gli lanciò una strana occhiata tremolante e sembrò essere
sul punto di parlare, ma in quel momento, con un piccolo
movimento della testa, corse fuori dalla stanza seguendo
suo marito e suo figlio.

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Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO QUATTRO

I SETTE POTTER
Harry risalì di corsa nella sua camera da letto al piano
di sopra, arrivando alla finestra giusto in tempo per vedere
l’auto dei Dursley svoltare fuori dal vialetto e avviarsi
lungo la strada.
Il cappello a cilindro di Dedalus era visibile tra zia
Petunia e Dudley sul sedile posteriore. La macchina girò a
destra alla fine di Privet Drive, per un momento i finestrini
s’accesero di rosso vivo nella luce del sole al tramonto, e
sparì.
Harry raccolse la gabbia di Edvige, la Firebolt, e lo
zaino, fece scorrere lo sguardo, un’ultima volta, alla sua
stanza innaturalmente ordinata, e discese impacciato verso
l’ingresso al piano di sotto, dove depositò gabbia, scopa e

56
J. K. Rowling

borsa ai piedi della scala. La luce stava scemando


rapidamente in quel momento, l’ingresso era pieno di
ombre nel chiarore crepuscolare. Era una sensazione
strana restare in piedi lì, in silenzio, e sapere che stava per
andarsene da quella casa per l’ultima volta. Molto tempo
prima, quando i Dursley uscivano a divertirsi, le ore di
solitudine erano state un regalo raro e prezioso.
Soffermandosi solo il tempo di rubacchiare qualcosa di
gustoso dal frigorifero, era solito salire di corsa su per le
scale per giocare col computer di Dudley, o per accendere
la televisione facendo zapping a sazietà. Il ricordare quei
tempi gli dava una sensazione strana, vuota. Era come
ricordare un fratello più giovane che avesse perduto.
“Non vuoi dare un’ultima occhiata al posto?” chiese
ad Edvige, che ancora teneva il broncio con la testa sotto
l’ala. “Non ci torneremo mai più. Non vuoi ricordare tutti i
bei momenti? Voglio dire, guarda questo zerbino. Che
ricordi… Dudley ci vomitò sopra la sera che lo salvai dai
Dissennatori… ed ora è venuto fuori che me ne era
riconoscente, dopo tutto, lo crederesti? E l’estate scorsa,
Silente è entrato da quella porta…”
Harry perse il filo dei pensieri per un momento ed
Edvige non fece nulla per aiutare a recuperarli, ma
continuò a starsene seduta con la testa sotto l’ala. Harry
tornò a voltarsi verso la porta d’ingresso.
“E qui sotto, Edvige” – Harry aprì una porta sotto le
scale – “è dove dormivo! Allora non mi conoscevi …
Accidenti se è piccola, l’avevo dimenticato…”
Harry si guardò intorno, notando le scarpe e gli
ombrelli accatastati, ricordando come usasse svegliarsi
ogni mattina contemplando in alto il lato inferiore della

57
Harry Potter e i Cimeli della Morte

rampa di scale che, la maggior parte delle volte, era stata


decorata da uno o due ragni. Quelli erano stati i giorni
precedenti al momento in cui era venuto a conoscenza
della sua vera identità, prima che scoprisse in che modo
erano morti i suoi genitori o perché strane cose accades-
sero tanto spesso intorno a lui. Eppure Harry poteva
ancora ricordare i sogni che lo avevano perseguitato,
persino in quei giorni. Sogni confusi che riguardavano
lampi di luce verde, e, una volta (zio Vernon era quasi
andato a sbattere con l’auto, quando l’aveva raccontato)
una motocicletta volante…
Ci fu un rombo improvviso ed assordante da qualche
parte nei dintorni. Harry si raddrizzò di scatto e colpì con
la parte superiore della testa il basso stipite della porta.
Soffermandosi solo per utilizzare alcune delle impreca-
zioni preferite di zio Vernon, tornò barcollando in cucina,
con le mani sulla testa e guardando fuori dalla finestra nel
giardino posteriore della casa.
L’oscurità sembrava essersi increspata, l’aria stessa
fremeva. Poi alcune figure cominciarono ad apparire, una
alla volta, man mano che venivano annullati gli
Incantesimi di Disillusione. Hagrid dominava la scena,
indossando casco ed occhialoni a cavalcioni di un’enorme
motocicletta con un sidecar nero. Tutto intorno a lui, altre
persone scendevano dalle scope e, in due casi, da
scheletriche cavalcature con le ali nere.
Spalancando di colpo la porta sul retro, Harry si
precipitò verso di loro. Lo accolse un grido collettivo di
saluto mentre Hermione gli gettava le braccia al collo,
Ron gli dava pacche sulla schiena ed Hagrid diceva “Ci va
tutto bene, Harry? Pronto ad andarci via?”

58
J. K. Rowling

“Senz’altro,” disse Harry, distribuendo sguardi


raggianti a tutti loro. “Ma non mi aspettavo così tanti di
voi!”
“Il piano è cambiato,” ringhiò Malocchio, che portava
due enormi sacchi rigonfi e il cui occhio magico girava dal
cielo che si oscurava, alla casa, al giardino con una
velocità da dare il capogiro.
“Andiamo al coperto prima di parlarne.”
Harry li guidò tutti in cucina dove, ridendo e
ciarlando, si sistemarono sulle sedie, si sedettero sulle
scintillanti superfici da lavoro di zia Petunia, o si appog-
giarono ai suoi elettrodomestici immacolati… Ron, alto e
allampanato. Hermione, coi suoi capelli cespugliosi legati
dietro in una lunga treccia. Fred e George, con lo stesso
identico sogghigno. Bill, profondamente sfregiato e coi
capelli lunghi. Il signor Weasley, con il viso gentile, la
calvizie incipiente, gli occhiali un po’ di traverso.
Malocchio, consumato dalle tante battaglie, una sola
gamba, il suo occhio magico di un blu brillante che
ronzava nell’orbita. Tonks, i cui capelli corti erano della
sua tonalità preferita di rosa brillante. Lupin, più grigio,
più segnato. Fleur, snella e bellissima, coi suoi lunghi
capelli biondoargento.
Kingsley, calvo e con le spalle larghe. Hagrid, con
barba e capelli incolti, in piedi tutto curvo per evitare di
sbattere la testa contro il soffitto. Infine Mundungus
Fletcher, piccolo, sporco e dall’aria colpevole, coi suoi
occhi all’ingiù come quelli di un basset-hound e i capelli
arruffati.
Il cuore di Harry sembrava espandersi e brillare alla
loro vista. Sentiva di volere un bene incredibile a tutti

59
Harry Potter e i Cimeli della Morte

loro, perfino a Mundungus, che aveva cercato di strozzare


l’ultima volta che si erano incontrati.
“Kingsley, non ti stavi occupando del Primo Ministro
babbano?” disse attraverso la stanza.
“Può fare a meno di me per una notte,” disse
Kingsley, “Tu sei più importante.”
“Harry, indovina un po’?” disse Tonks appollaiata in
cima alla lavatrice, e agitò la mano sinistra verso di lui. Vi
brillava un anello.
“Vi siete sposati?” gridò Harry, con lo sguardo che
andava da lei a Lupin.
“Mi dispiace che tu non abbia potuto partecipare,
Harry, è stato fatto molto in silenzio.”
“È fantastico, congrat…”
“Va bene, va bene, avremo tempo per gli aggiorna-
menti intimi più tardi,” ruggì Moody soverchiando il
tumulto, e la cucina si fece silenziosa. Moody lasciò
cadere i sacchi ai propri piedi e si rivolse ad Harry. “Come
Dedalus forse ti ha detto, abbiamo dovuto abbandonare il
piano A.
Pius Thicknesse è passato dall’altra parte, il che è per
noi un grosso problema. Ha proibito, pena la prigione, di
connettere questa casa alla Metropolvere, di mettervi una
Passaporta, Materializzarsi o Smaterializzarsi nei dintorni.
Tutto fatto in nome della tua protezione, per impedire a
Tu-Sai-Chi di arrivare a te. Del tutto privo di senso, visto
che lo fa già l’incantesimo di tua madre. Quello che ha
fatto veramente è impedirti di andartene da questo posto in
maniera sicura.”
“Secondo problema: sei minorenne, il che significa
che hai ancora la Traccia su di te.”

60
J. K. Rowling

“Io non…”
“La Traccia, la Traccia!” disse Malocchio con impa-
zienza. “L’incantesimo che rivela attività magica intorno
ai minori di 17 anni, il modo in cui il Ministero scopre le
magie minorili! Se tu, o chiunque intorno a te, lancia un
incantesimo per portarti via di qua, Thicknesse lo saprà, e
anche i Mangiamorte.
“Non possiamo aspettare l’estinzione della Traccia,
perché nell’istante in cui compirai 17 anni perderai ogni
protezione avuta da tua madre. In breve, Pius Thicknesse
pensa di averti incastrato proprio per bene.”
Harry non poteva fare a meno di essere d’accordo con
lo sconosciuto Thicknesse.
“E così cosa faremo?”
“Useremo gli unici mezzi di trasporto che ci sono
rimasti, gli unici che la Traccia non può rivelare, perché
non abbiamo bisogno di fare incantesimi per usarli: scope,
Thestral, e la moto di Hagrid.”
Harry si rendeva conto dei rischi di questo piano.
Trattenne la lingua, in ogni caso, per dare a Malocchio la
possibilità di parlarne.
“Ora, l’incantesimo di tua madre può interrompersi
solo in due situazioni: quando diventi maggiorenne, o”
Moody indicò con un gesto la cucina dove stavano
“quando non puoi più chiamare «casa» questo posto. Tu
ed i tuoi zii prenderete strade separate stanotte, nella piena
consapevolezza che non tornerete più a vivere insieme,
giusto?”
Harry annuì.
“Quindi stavolta, quando te ne andrai, non ci sarà più
ritorno e l’incantesimo si spezzerà appena uscirai dal suo

61
Harry Potter e i Cimeli della Morte

raggio d’azione. Stiamo facendo la scelta di spezzarlo in


anticipo perché l’alternativa sarebbe aspettare che Tu-Sai-
Chi venga a prenderti nel momento stesso in cui compirai
diciassette anni.
“La sola cosa che abbiamo a nostro favore è che Tu-
Sai-Chi non sa che ti spostiamo stanotte. Abbiamo lasciato
trapelare una falsa traccia al Ministero. Loro pensano che
tu non parta fino al trenta. In ogni caso, abbiamo a che
fare con Tu-Sai-Chi, quindi non è che possiamo fare
affidamento soltanto sul fatto che lui sappia una data
sbagliata. Deve avere piazzato un paio di Mangiamorte a
pattugliare il cielo in questa zona, in generale, nel caso
serva. Per questo motivo, abbiamo elaborato ogni
protezione che siamo stati in grado di mettere in atto, a
una dozzina di case. Tutte hanno l’aria di poter essere il
posto dove ti nasconderemo, tutte hanno qualche
collegamento con l’Ordine: casa mia, quella di Kingsley,
quella della zia di Molly, Muriel… ti sei fatto un’idea.”
“Sì,” disse Harry, non del tutto sinceramente, poiché
era cosciente dell’esistenza di un grosso buco in quel
piano.
“Tu andrai dai genitori di Tonks. Una volta che sarai
entro i confini degli incantesimi protettivi che abbiamo
messo sulla casa, potrai usare una Passaporta per la Tana.
Domande?”
“Ehm… Sì,” disse Harry. “Forse all’inizio non
sapranno verso quale delle dodici case sicure mi dirigerò,
ma non sarà un po’ ovvio una volta che“ – fece un rapido
calcolo mentale – “quattordici di noi prenderanno il volo
verso casa dei genitori di Tonks?”

62
J. K. Rowling

“Ah,” disse Moody, “ho dimenticato di spiegarti il


punto chiave. Non ci saranno quattordici di noi in volo
verso la casa dei genitori di Tonks. Ci saranno sette Harry
Potter in volo nei cieli, stanotte, ognuno con un
compagno, ognuno diretto verso una differente casa
sicura.”
In quel momento Moody estrasse, da sotto il mantello,
una fiaschetta di qualcosa che sembrava fango. Non ci fu
bisogno che dicesse altro. Harry capì il resto del piano
immediatamente.
“No!” urlò, e la sua voce echeggiò in tutta la cucina.
“Niente affatto!”
“Ve l’avevo detto che l’avrebbe presa così,” disse
Hermione con una punta di compiacimento.
“Se pensate che lascerò che sei persone rischino la
vita…!”
“… perché sarebbe la prima volta, per tutti noi,” disse
Ron.
“Stavolta è diverso, far finta di essere me…”
“Beh, nessuno di noi lo desidera veramente, Harry,”
disse Fred con convinzione. “Immagina se qualcosa
andasse storto e restassimo per sempre uno sfregiato pelle
e ossa!”
Harry non sorrise.
“Non potete farlo se io non collaboro, avete bisogno
che vi dia un po’ di capelli.”
“Beh, ecco naufragare il piano,” disse George. “Non
c’è alcuna possibilità, ovviamente, che tutti insieme
riusciamo a strapparti un po’ di capelli senza la tua
collaborazione.”

63
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Già, tredici di noi contro un tipetto che non può usare


la magia. Non abbiamo possibilità,” aggiunse Fred.
“Buffo,” disse Harry. “Proprio divertente.”
“Se dobbiamo ricorrere alla forza, lo faremo,” ringhiò
Moody, l’occhio magico che fremeva leggermente
nell’orbita mentre fissava Harry. “Qui sono tutti
maggiorenni, Harry, e sono tutti disposti a correre il
rischio.”
Mundungus scrollò le spalle e fece una smorfia.
L’occhio magico scartò di lato per fissarlo attraverso il
lato della testa di Moody.
“Non discutiamo oltre. Il tempo passa. Voglio un po’
dei tuoi capelli, ragazzo, adesso.”
“Ma è una follia, non c’è bisogno…”
“Non c’è bisogno!” ringhiò Moody. “Con Tu-Sai-Chi
là fuori e mezzo Ministero dalla sua parte? Potter, se
siamo fortunati avrà ingoiato l’esca fasulla e starà
progettando di tenderti un’imboscata il trenta, ma sarebbe
pazzo a non avere un Mangiamorte o due a tenere gli
occhi aperti, è quello che farei io. Possono non essere in
grado di raggiungere te o questa casa finché l’incantesimo
di tua madre regge, ma sta per spezzarsi e conoscono la
posizione approssimativa del luogo. La nostra unica
possibilità è usare dei falsi bersagli. Perfino Tu-Sai-Chi
non può dividersi in sette.”
Harry incrociò lo sguardo di Hermione e distolse
immediatamente gli occhi.
“Allora, Potter, un po’ dei tuoi capelli, per favore!”
Harry lanciò uno sguardo a Ron, che gli fece una
smorfia come per dire fallo-e-basta.
“Adesso!” latrò Moody.

64
J. K. Rowling

Con tutti i loro occhi addosso, Harry allungò una


mano fino in cima alla testa, afferrò un ciuffo di capelli, e
tirò.
“Bene,” disse Moody, mentre zoppicava in avanti
togliendo il tappo dalla fiaschetta di Pozione. “Dritto qui
dentro, per favore.”
Harry lasciò cadere i capelli nel liquido fangoso. Nel
momento in cui toccarono la sua superficie, la pozione
schiumò e fumò e poi, tutto in un colpo, diventò di un
chiaro e brillante color oro.
“Ooh, hai un aspetto molto più attraente di Tiger e
Goyle, Harry,” disse Hermione, prima di accorgersi delle
sopracciglia alzate di Ron, arrossire leggermente e conti-
nuare, “Oh, sai cosa intendo: la pozione di Goyle
sembrava un ammasso di ectoplasmi melmosi!”
“Bene allora, i falsi Potter si allineino qui, per favore,”
disse Moody.
Ron, Hermione, Fred, George e Fleur si allinearono
davanti al luccicante lavello di zia Petunia.
“Ne manca uno,” disse Lupin.
“Qui,” disse Hagrid burberamente, e sollevò
Mundungus per la collottola lasciandolo cadere accanto a
Fleur, che arricciò esplicitamente il naso e si spostò in
modo da trovarsi, invece, tra Fred e George.
“Ve l’ho detto, preferirei piuttosto essere un protet-
tore,” disse Mundungus.
“Taci,” ringhiò Moody. “Come ti ho già spiegato,
verme smidollato, qualsiasi Mangiamorte incontriamo
mirerà a catturare Potter, non a ucciderlo. Silente ha
sempre detto che Tu-Sai-Chi avrebbe voluto finire Potter

65
Harry Potter e i Cimeli della Morte

personalmente. Saranno i protettori che avranno più da


preoccuparsi, i Mangiamorte mireranno per ucciderli.”
Mundungus non sembrò particolarmente rassicurato,
ma Moody stava già tirando fuori, dall’interno del
mantello, una mezza dozzina di bicchieri grandi come
portauova che distribuì prima di versarvi un po’ di
Pozione Polisucco.
“Tutti insieme, allora…”
Ron, Hermione, Fred, George, Fleur e Mundungus
bevvero. Tutti loro boccheggiarono e fecero smorfie
mentre ingoiavano la Pozione. Le loro fattezze comincia-
rono immediatamente a ribollire e a distorcersi come cera
calda. Hermione e Mundungus crescevano a vista
d’occhio. Ron, Fred e George rimpicciolivano e i loro
capelli si scurivano, mentre quelli di Hermione e Fleur
sembravano rientrare rapidamente nel cranio.

Moody, del tutto indifferente, in quel momento era


occupato ad allentare i lacci che chiudevano i grandi
sacchi che aveva portato con sé. Quando si rialzò, avanti a
lui c’erano sei Harry Potter che boccheggiavano ed
ansimavano. Fred e George si voltarono l’uno verso l’altro
e dissero insieme, “Wow… Siamo identici!”
"Non so, credo di essere comunque più carino io,"
disse Fred esaminando il proprio riflesso nel bollitore.
“Bah,” disse Fleur, specchiandosi nello sportello del
forno a microonde. “Bill, non guardarmi… Sono
orrenda!”
“Per quelli con i vestiti un tantino abbondanti, ne ho
di più piccoli qui,” disse Moody, indicando il primo sacco,
“e viceversa. Non dimenticate gli occhiali, ce ne sono sei

66
J. K. Rowling

paia nella tasca laterale. E quando sarete vestiti, i bagagli


sono nell’altro sacco.”
Il vero Harry pensò che questa poteva ben essere la
cosa più bizzarra che avesse mai visto, eppure ne aveva
viste di cose estremamente strane. Osservò i suoi sei sosia
mentre rovistavano nei sacchi gettando tutto all’aria, si
mettevano gli occhiali, mettevano di lato le loro cose.
Ebbe voglia di chieder loro di mostrare un po’ più di
rispetto per la sua privacy quando iniziarono a spogliarsi
impudentemente, evidentemente più a loro agio nel
mostrare il suo corpo di quanto sarebbero stati nel
mostrare il proprio.
“Sapevo che Ginny mentiva su quel tatuaggio,” disse
Ron, guardandosi il petto nudo.
“Harry, la tua vista è veramente terribile,” disse
Hermione, nel mettersi gli occhiali.
Una volta vestiti, i falsi Harry presero dal secondo
sacco zaini e gabbie di gufi, ognuna contenente una civetta
delle nevi impagliata.
“Bene,” disse Moody, quando finalmente ebbe di
fronte sette Harry vestiti, con gli occhiali e carichi di
bagagli. “Le coppie saranno le seguenti: Mundungus
viaggerà con me, sulla scopa…”
“Perché sono con te?” grugnì l’Harry più vicino alla
porta sul retro.
“Perché tu sei quello che ha bisogno di essere sorve-
gliato,” ringhiò Moody, ed effettivamente il suo occhio
magico non si mosse da Mundungus mentre continuava,
“Arthur e Fred…

67
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Io sono George,” disse il gemello che Moody stava


indicando. “Non riesci a distinguerci nemmeno quando
siamo Harry?”
“Scusa, George…”
“Ti sto solo prendendo in giro, in verità sono Fred…”
“Basta fare casino!” ringhiò Moody. “L’altro, George
o Fred o chiunque tu sia, tu sei con Remus. Signorina
Delacour…”
“Prendo io Fleur su un Thestral,” disse Bill. “Non è
che le piacciano così tanto le scope.”
Fleur gli andò al fianco, lanciandogli uno sguardo
svenevole e servile tanto che Harry si augurò con tutto il
cuore che non apparisse mai più sul proprio viso.
“La signorina Granger con Kingsley, anche loro con
un Thestral…”
Hermione sembrò rassicurata mentre rispondeva al
sorriso di Kingsley. Harry sapeva che anche Hermione
non si sentiva sicura su una scopa.
“Rimaniamo noi due, Ron!” disse Tonks allegra-
mente, rovesciando un vaso con una piantina nel fargli un
cenno.
Ron non sembrò tanto soddisfatto quanto lo era stata
Hermione.
“E tu ci stai con me, Harry. Ti sta bene?” disse
Hagrid, sembrando un po’ ansioso. “Staremo sulla moto,
scope e Thestral non mi ci possono reggere il mio, di peso,
ce lo sai. Non che ci resta spazio sul sellino con io sopra,
però, quindi tu ti ci piazzerai nel sidecarro.”
“Grande,” disse Harry, non del tutto sinceramente.
“Pensiamo che i Mangiamorte si aspettino che tu sia
su una scopa,” disse Moody, che sembrò indovinare lo

68
J. K. Rowling

stato d’animo di Harry. “Piton ha avuto tempo in abbon-


danza per dire loro tutto ciò che ti riguarda e che non
aveva mai detto prima, quindi se ci imbattiamo in qualche
Mangiamorte, scommettiamo che sceglieranno uno di
quelli che sembrano a loro agio su una scopa. Bene,
allora,” continuò, legando il sacco con i vestiti dei falsi
Potter e dirigendosi verso la porta sul retro, “partiamo fra
tre minuti. Inutile chiudere la porta sul retro, non terrà
fuori i Mangiamorte quando verranno a controllare.
Andiamo…”
Harry, transitando nell’ingresso, s’affrettò a racco-
gliere lo zaino, la Firebolt e la gabbia di Edvige, prima di
unirsi agli altri nel giardino posteriore buio.
Da ogni lato, scope si sollevavano in mano a
qualcuno. Hermione era già stata aiutata da Kingsley a
salire su un grande Thestral nero, e Fleur sull’altro da Bill.
Hagrid era in piedi, pronto, su un lato della motocicletta e
aveva indossato gli occhialoni.
“È questa? È la moto di Sirius?”
“Proprio quella,” disse Hagrid, guardando raggiante in
giù verso Harry. “L’ultima volta che te ci sei stato su,
Harry, ti ci potevo tenere tutto in una mano!”
Harry non poté fare a meno di sentirsi un po’ avvilito,
mentre entrava nel sidecar. Lo poneva molte decine di
centimetri più in basso di chiunque altro. Ron sorrise
compiaciuto vedendolo seduto lì come un bambino in un
autoscontro. Harry infilò lo zaino e la scopa sotto i piedi e
si ficcò la gabbia di Edvige fra le ginocchia. Stava molto
scomodo.
“Arthur ci si ha dato da fare un po’, con questa,” disse
Hagrid, inconsapevole del disagio di Harry. Si sistemò a

69
Harry Potter e i Cimeli della Morte

cavalcioni sulla motocicletta, che cigolò leggermente ed


affondò di vari centimetri nel terreno. “Ci ha un po’ di
trucchetti in giro per il manubrio, adesso. Quello è un’idea
mia.”
Puntò un grosso dito verso un bottone viola accanto al
tachimetro.
“Per favore, sii prudente, Hagrid.” disse il signor
Weasley, che era in piedi accanto a loro, trattenendo la
scopa. “Ancora non sono sicuro che fosse opportuno ed è
certamente da usare soltanto nei casi di emergenza.”
“Ci siamo, allora,” disse Moody. “Tutti pronti, per
favore. Voglio che partiamo tutti esattamente nello stesso
istante, o tutto l’effetto della diversione si perderà.”
Annuirono facendo un cenno con le scope.
“Tieniti stretto ora, Ron,” disse Tonks, ed Harry notò
Ron sbirciare colpevolmente Lupin prima di circondarle i
fianchi con le mani. Hagrid accese il motore della
motocicletta con un calcio. Questo ruggì come un drago, e
il sidecar iniziò a vibrare.
“Buona fortuna, a tutti quanti,” gridò Moody. “Ci
vediamo tutti fra un’ora circa alla Tana. Al tre. Uno…
due… TRE.”
Ci fu un gran rombo dalla motocicletta ed Harry sentì
il sidecar sobbalzare pericolosamente. Saliva nell’aria
rapido, gli occhi che lacrimavano leggermente, i capelli
che gli volavano via dal viso. Tutt’intorno anche le scope
spiccavano il volo verso l’alto. La lunga coda nera di un
Thestral passò oltre con un movimento di frusta. Le
gambe, schiacciate nel sidecar dalla gabbia di Edvige e
dallo zaino, erano già doloranti e iniziavano a formicolare.
Il disagio era così grande che quasi dimenticò di dare

70
J. K. Rowling

un’ultima occhiata al numero quattro di Privet Drive.


Quando guardò fuori dal sidecar, non poteva più
distinguere esattamente quale fosse. Presero quota,
salendo sempre più in alto nel cielo…
In un attimo si trovarono circondati, sbucati dal
niente, dal vuoto. Almeno trenta figure incappucciate,
sospese a mezz’aria, formavano un vasto cerchio nel cui
centro erano volati i membri dell’Ordine, ignari…
Grida, scoppi di luce verde da ogni lato. Hagrid cacciò
un urlo e la motocicletta si rovesciò.
Harry perse ogni senso della posizione. Luci delle
strade sopra, grida tutt’intorno, si aggrappava disperata-
mente al sidecar. La gabbia di Edvige, la Firebolt e lo
zaino gli sfuggirono dalle ginocchia…
“No… EDVIGE!”
La scopa scattò verso terra e riuscì per un pelo ad
afferrare la cinghia dello zaino e il gancio della gabbia
mentre la motocicletta si riportava nella giusta posizione.
Un sollievo di un secondo, e poi un altro getto di luce
verde. La civetta emise uno stridio acuto e cadde sul fondo
della gabbia.
“No… NO!”
La motocicletta avanzò con un rombo. Harry intravide
i Mangiamorte incappucciati sparpagliarsi mentre Hagrid
attraversava il loro cerchio come un’esplosione.
“Edvige… Edvige…”
Ma la civetta giaceva immobile e patetica come un
giocattolo abbandonato sul fondo della gabbia. Non
poteva rassegnarsi, il suo terrore per gli altri era assoluto.
Lanciò un’occhiata alle spalle e vide una moltitudine di
persone in movimento, eruzioni di luce verde, due coppie

71
Harry Potter e i Cimeli della Morte

di persone a cavallo di scope schizzare in alto


allontanandosi, ma non riuscì a capire chi fossero…
“Hagrid, dobbiamo tornare indietro, dobbiamo tornare
indietro!” gridò al di sopra del rombo tonante del motore,
estraendo la bacchetta, ficcando la gabbia di Edvige sul
pavimento, rifiutando di credere che fosse morta. “Hagrid,
TORNA INDIETRO!”
“Il mio compito ci è di portartici là sano e salvo,
Harry!” gridò Hagrid, e aprì l’acceleratore.
“Stop… STOP!” gridò Harry. Ma quando guardò di
nuovo indietro, due getti di luce verde gli sfiorarono
l’orecchio sinistro. Quattro Mangiamorte si erano separati
dal cerchio e li stavano inseguendo, mirando alla larga
schiena di Hagrid. Questi scartò, ma i Mangiamorte
tenevano il passo della motocicletta. Altre maledizioni
furono scagliate da dietro ed Harry dovette chinarsi
profondamente nel sidecar per evitarle. Contorcendosi
all’indietro, gridò “Stupeficium!” ed un lampo di luce
rossa scaturì dalla bacchetta spaccando il gruppo dei
quattro Mangiamorte inseguitori che si sparpagliarono per
evitarlo.
“Resisti, Harry, questo li sistemerà!” ruggì Hagrid, ed
Harry guardò su appena in tempo per vedere Hagrid
pigiare con forza, con una delle grosse dita, un bottone
verde vicino alla spia della benzina.
Un muro, un solido muro nero, scaturì dal tubo di
scarico. Allungando il collo, Harry lo vide prendere forma
a mezz’aria. Tre dei Mangiamorte scartarono e lo
evitarono, ma il quarto non fu così fortunato. Vi scom-
parve dietro, per poi ricomparire mentre cadeva come un
macigno con la scopa ridotta in schegge. Uno dei suoi

72
J. K. Rowling

compagni rallentò per salvarlo, ma lui e il muro nato dal


nulla furono inghiottiti dall’oscurità mentre Hagrid si
piegava sul manubrio ed accelerava.
Altre Maledizioni che Uccidono passarono ai lati della
testa di Harry, provenienti dalle bacchette dei due
Mangiamorte rimanenti. Miravano ad Hagrid. Harry
rispose con ulteriori Schiantesimi.
Rosso e verde entrarono in collisione a mezz’aria in
una pioggia di scintille multicolori ed Harry si ritrovò a
pensare ai fuochi d’artificio e ai babbani, sotto di loro, che
non avrebbero avuto idea di cosa stesse accadendo…
“Ci stiamo di nuovo, Harry, trattieniti!” gridò Hagrid,
e colpì un altro bottone. Questa volta una grande rete
apparve dagli scarichi della moto, ma i Mangiamorte
erano pronti. Non solo scartarono per evitarla, ma il loro
compagno che aveva rallentato per salvare l’amico privo
di sensi li aveva raggiunti. Sbucò improvvisamente
dall’oscurità per cui, in quel momento, c’erano tre di loro
ad inseguire la motocicletta, tutti intenti a spararle male-
dizioni.
“Questo ci risolverà, Harry, tienitici stretto!” gridò
Hagrid, ed Harry lo vide sbattere l’intera mano sul bottone
viola accanto al tachimetro.
Con un inequivocabile ruggito mugghiante, fuoco di
drago esplose fuori dagli scarichi, incandescente ed
azzurro, e la motocicletta scattò in avanti come un
proiettile con un suono di metallo sottoposto a torsione.
Harry vide i Mangiamorte scartare fuori vista per evitare
la scia di fuoco mortale, ed allo stesso tempo sentì il
sidecar oscillare sinistramente, le giunzioni metalliche che

73
Harry Potter e i Cimeli della Morte

lo tenevano unito alla motocicletta si erano allentate sotto


la forza dell’accelerazione.
“Va tutto bene, Harry, non preoccuparti!” muggì
Hagrid, che era stato gettato indietro sulla schiena
dall’accelerazione. Nessuno guidava più e il sidecar
cominciava a torcersi nella scia della motocicletta.
“Mi ci penso io, Harry, non preoccupartici!” gridò
Hagrid, e dalla tasca interna della giacca estrasse il suo
ombrello a fiori.
“Hagrid! No! Lascialo a me!”
“REPARO!”
Ci fu un botto assordante e il sidecar si separò
completamente dalla motocicletta. Harry continuò in
avanti, spinto dall’impeto del volo della motocicletta, poi
il sidecar cominciò a perdere quota…
Preso dalla disperazione Harry puntò la bacchetta
verso il sidecar e gridò, “Wingardium Leviosa!”
Il sidecar balzò come un tappo di spumante, ingover-
nabile, ma almeno ancora in volo. Il sollievo durò solo una
frazione di secondo, comunque, poiché altre maledizioni
gli passarono accanto. I tre Mangiamorte si stavano
avvicinando.
“Mi ci sto arrivando, Harry!” gridò Hagrid
nell’oscurità, ma Harry poteva sentire il sidecar iniziare a
cadere di nuovo in picchiata. Rannicchiandosi più in basso
che poté, puntò in mezzo alle figure che si avvicinavano e
gridò, “Impedimenta!”
L’incantesimo colpì al petto il Mangiamorte che era al
centro. Per un momento l’uomo si allungò assurdamente
con le braccia e le gambe a croce a mezz’aria, come se

74
J. K. Rowling

avesse colpito un’invisibile barriera. Uno dei suoi


compagni non lo urtò per un pelo…
In quel momento il sidecar cominciò a cadere sul
serio, e il Mangiamorte rimasto lanciò un incantesimo
talmente vicino ad Harry, che questi dovette piegarsi di
scatto sotto l’orlo del sidecar, facendosi saltare un dente
sul bordo del sedile…
“Arrivo, Harry, sto arrivando!”
Una grossa mano afferrò la parte posteriore dei vestiti
di Harry e lo sollevò fuori dal sidecar che precipitava.
Harry si tirò dietro lo zaino mentre si trascinava con uno
sforzo sul sedile della moto fino a ritrovarsi schiena contro
schiena con Hagrid. Mentre scattavano verso l’alto, via dai
due restanti Mangiamorte, Harry sputò sangue dalla
bocca, puntò la bacchetta al sidecar in caduta libera, e
gridò “Confringo!”
Provò per Edvige una fitta atroce, che gli fece torcere
le budella, mentre il sidecar esplodeva.
Il Mangiamorte che era nei paraggi dell’esplosione fu
sbalzato dalla scopa e cadde fuori vista. Il suo compagno
si ritirò e svanì.
“Harry, mi ci dispiace, mi dispiace,” piagnucolò
Hagrid, “Non avrei dovuto tentarci di aggiustarlo io ma –
non avevoci spazio…”
“Non è un problema, pensa solo a volare!” rispose
Harry gridando, mentre altri due Mangiamorte emerge-
vano dall’oscurità, avvicinandosi.
Mentre le maledizioni ricominciavano a sfrecciare
nello spazio attorno, Hagrid scartava e zigzagava. Harry
sapeva che Hagrid non osava premere di nuovo il bottone
del fuoco di drago, con Harry sistemato così

75
Harry Potter e i Cimeli della Morte

precariamente. Harry lanciò Schiantesimi su Schiantesimi


verso i loro inseguitori, tenendoli appena a distanza. Spedì
loro un’altra fattura immobilizzante. Il Mangiamorte più
vicino scartò per evitarla, il cappuccio gli scivolò via e,
alla luce dello Schiantesimo successivo, Harry vide il viso
stranamente inespressivo di Stan Picchetto – Stan…
“Expelliarmus!” gridò Harry.
“È lui, è lui, è quello vero!”
Il grido del Mangiamorte incappucciato raggiunse
Harry persino al di sopra del tuono del motore della
motocicletta. L’istante successivo, entrambi gli inseguitori
si erano ritirati ed erano scomparsi.
“Harry, cosa è successo?” muggì Hagrid. “Dove ci
sono andati?”
“Non lo so!”
Ma Harry aveva paura. Il Mangiamorte incappucciato
aveva gridato “è quello vero”. Come lo aveva capito?
Guardò fisso intorno a sé l’oscurità apparentemente vuota
e ne sentì la minaccia. Dov’erano finiti?
S’arrampicò con difficoltà intorno al sedile per
guardare in avanti e si afferrò al dietro della giacca di
Hagrid.
“Hagrid, pigia di nuovo quel pulsante del fuoco di
drago, andiamocene da qui!”
“Tieniti stretto, allora, Harry!”
Ci fu di nuovo un assordante rombo stridente e il
fuoco bianco-azzurro esplose dalla marmitta. Harry si
sentì scivolare all’indietro, fuori da quel poco di sedile di
cui disponeva. Hagrid fu gettato all’indietro su di lui,
mantenendo appena la presa sul manubrio…

76
J. K. Rowling

“Credo che ce li abbiamo persi, Harry, penso che ce


l’abbiamo fatta!” gridò Hagrid.
Ma Harry non ne era convinto. La paura l’avvolse,
mentre guardava a destra e a sinistra alla ricerca di inse-
guitori che, ne era sicuro, sarebbero arrivati… Perché si
erano ritirati? Uno di loro aveva ancora una bacchetta… È
lui… è quello vero… avevano detto appena aveva cercato
di disarmare Stan…
“Ci siamo quasi, Harry, ci siamo quasi riusciti!” urlò
Hagrid.
Harry sentì la motocicletta scendere un poco, anche se
le luci sul terreno in basso sembravano remote come
stelle.
In quel momento la cicatrice sulla fronte gli bruciò
come fuoco. Mentre appariva un Mangiamorte su ognuno
dei lati della moto, due Maledizioni che Uccidono,
scagliate da dietro, mancarono Harry per pochi
millimetri…
E in quel momento Harry lo vide. Voldemort volava
come fumo sulle ali del vento, senza scopa o Thestral a
sostenerlo, il volto simile a quello di un serpente che
brillava nell’oscurità, le dita bianche che alzavano
nuovamente la bacchetta…
Hagrid si lasciò sfuggire un muggito di paura e indi-
rizzò la moto in un tuffo verticale. Tenendosi afferrato
disperatamente, Harry spedì Schiantesimi a caso attra-
verso la notte turbinante. Vide un corpo volare al di là di
sé e seppe di averne colpito uno, ma in quel momento
sentì uno scoppio e vide scintille fuoriuscire dal motore.
La motocicletta cadde a spirale nell’aria, completamente
fuori controllo…

77
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Getti di luce verde li oltrepassarono nuovamente.


Harry non aveva idea di dove fossero l’alto e il basso. La
cicatrice gli bruciava ancora. S’aspettava di morire a ogni
secondo. Una figura incappucciata era a pochi metri da
loro, lo vide alzare il braccio…
“NO!”
Con un grido furioso, Hagrid si era lanciato dalla
motocicletta sul Mangiamorte. Con orrore, Harry vide
entrambi, Hagrid e il Mangiamorte, cadere fuori vista, il
loro peso combinato era troppo per la scopa…
Mantenendo appena la presa sulla motocicletta con le
ginocchia, Harry sentì Voldemort gridare “È mio!”
Era finita. Non poteva vedere o sentire dove fosse
Voldemort. Intravide un altro Mangiamorte sfrecciare via
per togliersi di mezzo e udì, “Avada…”
Mentre il dolore della cicatrice forzava gli occhi a
chiudersi, la bacchetta agì di propria volontà.
La sentì torcere la mano come un potentissimo
magnete, vide un getto di fuoco dorato attraverso le
palpebre semichiuse, udì un crack e un grido di furore. Il
Mangiamorte rimasto gridò. Voldemort urlò, “NO!” In
qualche modo, Harry si trovò col naso a pochi centimetri
dal bottone del fuoco di drago. Lo colpì con la mano libera
dalla bacchetta e la motocicletta eruttò altre fiamme
nell’aria, precipitando dritta verso il suolo.
“Hagrid!” Chiamò Harry, tenendosi disperatamente
alla moto. “Hagrid… accio Hagrid!”
La moto accelerò, risucchiata verso il terreno. Col
viso al livello del manubrio, Harry non poteva vedere
nulla tranne luci distanti che si avvicinavano sempre più.

78
J. K. Rowling

Era sul punto di sfracellarsi al suolo e non c’era nulla che


potesse fare. Da dietro le spalle provenne un altro grido.
“La tua bacchetta, Selwyn, dammi la tua bacchetta!”
Sentì Voldemort prima di vederlo. Guardando di lato,
lo fissò negli occhi rossi e fu certo che sarebbero stati
l’ultima cosa che avrebbe mai visto. Voldemort che si
preparava a maledirlo un’altra volta...
E in quel momento Voldemort svanì. Harry guardò
giù e vide Hagrid con le braccia spalancate sul terreno
sotto di sé. Tirò forte il manubrio per evitare di colpirlo,
cercò a tentoni il freno, ma con un fracasso da spaccare le
orecchie e far tremare la terra, si schiantò in un laghetto
fangoso.

79
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO CINQUE

LA CADUTA DEL
GUERRIERO
“Hagrid?”
Harry lottò per tirarsi fuori dai detriti di metallo e
pellame che lo bloccavano. Le mani gli affondarono di
qualche centimetro nell’acqua fangosa mentre cercava di
alzarsi. Non riusciva a capire dove fosse finito Voldemort
e si aspettava di vederlo sbucare dall’oscurità da un
momento all’altro. Qualcosa di caldo e umido gli
gocciolava dal mento e dalla fronte. Strisciò fuori dallo
stagno e inciampò in una massa grande e scura sul terreno:
Hagrid.
“Hagrid? Hagrid, parlami...”
Ma la massa scura non si mosse.
80
J. K. Rowling

“Chi è là? È Potter? Sei Harry Potter?”


Harry non riconobbe la voce dell’uomo. Poi una donna
gridò. “Sono precipitati, Ted! Precipitati in giardino!”
Ad Harry girava la testa.
“Hagrid,” ripeté intontito, gli si piegarono le ginoc-
chia.
La prima cosa che percepì subito dopo, fu accorgersi
di essere disteso su quelli che gli sembrarono dei cuscini,
con una sensazione di bruciore alle costole e al braccio
destro.
Il dente mancante gli era stato fatto ricrescere. La
cicatrice sulla fronte pulsava ancora.
“Hagrid?”
Aprì gli occhi e s’accorse di essere sdraiato su un
divano in un ignoto salotto rischiarato da lampade. Lo
zaino era poggiato sul pavimento a breve distanza, umido
e sporco di fango. Un uomo biondo e dalla pancia promi-
nente fissava Harry ansioso.
“Hagrid sta bene, ragazzo,” disse l’uomo, “mia moglie
gli sta dando una controllata in questo momento. Come ti
senti? Qualcos’altro di rotto? Ti ho sistemato le costole, il
dente e il braccio. Io sono Ted, ad ogni modo, Ted
Tonks… il padre di Dora.”
Harry si alzò troppo rapidamente. Le luci gli esplosero
davanti agli occhi e gli vennero nausea e vertigini.
“Voldemort…”
“Lascia stare, per ora,” disse Ted Tonks poggiando
una mano sulla spalla di Harry e spingendolo indietro sui
cuscini. “Hai appena preso una brutta botta. Cos’è suc-
cesso, comunque? Qualcosa è andato storto con la moto-

81
Harry Potter e i Cimeli della Morte

cicletta? Arthur Weasley ha di nuovo superato sé stesso,


lui e i suoi congegni Babbani?”
“No,” disse Harry, mentre la cicatrice gli pulsava
come una ferita aperta. “Mangiamorte, a frotte… ci hanno
dato la caccia…”
“Mangiamorte?” disse Ted bruscamente. “Cosa intendi
con Mangiamorte? Pensavo non sapessero che saresti stato
spostato questa notte, pensavo…”
“Lo sapevano,” disse Harry.
Ted Tonks alzò lo sguardo al soffitto come se, attra-
verso quello, potesse vedere il cielo.
“Beh, sappiamo che i nostri incantesimi protettivi
reggono, dunque, giusto? Non riusciranno a entrare da
nessuna direzione per un raggio di un centinaio di metri
tutt’intorno.
Harry, in quel momento, capì perché Voldemort era
svanito. Si era fermato nel punto in cui la motocicletta
aveva oltrepassato la barriera di incantesimi creata
dall’Ordine. Sperava solo che continuassero a funzionare.
Immaginava Voldemort ad un centinaio di metri sopra di
loro, mentre loro chiacchieravano, alla ricerca di un modo
per penetrare quella che Harry si raffigurava come una
grande bolla trasparente.
Mise giù le gambe dal divano. Aveva bisogno di
vedere Hagrid con i suoi occhi prima di poter credere che
fosse vivo. S’era a malapena alzato in piedi, comunque,
quando si aprì una porta e Hagrid vi s’infilò attraverso, il
volto coperto di fango e sangue, zoppicando un po’, ma
miracolosamente vivo.
“Harry!”

82
J. K. Rowling

Urtando due delicati tavolini e una pianta di aspidistra,


attraversò il pavimento tra di essi con due passi e strinse
Harry in un abbraccio che quasi gli spezzò le costole
appena riparate. “Accidenti, Harry, come ti ci sei cavato
fuori da quell’affare? Pensavo che eravamo tutti e due
spacciati, io e tu.”
“Sì, anche io. Non ci posso credere che…”
Harry s’interruppe. Si era appena accorto della donna
che era entrata nella stanza alle spalle di Hagrid.
“Tu!” gridò, portando la mano alla tasca, ma questa
era vuota.
“La tua bacchetta è qui, ragazzo,” disse Ted battendola
sul braccio di Harry. “È caduta proprio accanto a te, l’ho
presa io... e la donna contro cui stai urlando è mia moglie.”
“Oh, mi… mi dispiace.”
Quando avanzò maggiormente nella stanza, la somi-
glianza della signora Tonks con la sorella Bellatrix
divenne meno evidente. I capelli erano di un morbido
castano chiaro e gli occhi erano più grandi e gentili.
Tuttavia, sembrò un po’ sprezzante dopo l’esclamazione di
Harry.
“Cos’è successo a nostra figlia?” chiese. “Hagrid
diceva che siete caduti in un’imboscata. Dov’è
Ninfadora?”
“Non lo so,” disse Harry. “Non sappiamo cosa sia
accaduto agli altri.”
Lei e il signor Tonks si scambiarono un’occhiata. Un
misto di paura e colpevolezza colse Harry alla vista della
delle loro espressioni. Se qualcuno degli altri fosse morto,
sarebbe stata colpa sua, tutta colpa sua. Aveva

83
Harry Potter e i Cimeli della Morte

acconsentito lui al piano, concedendo di dare loro i


capelli…
“La Passaporta,” disse, ricordandosene del tutto
improvvisamente. “Dobbiamo tornare alla Tana e
scoprire… allora saremo in grado di riferirvi qualche
notizia o… o lo farà Tonks, una volta che lei…”
“Dora starà bene, Andromeda,” disse Ted. “Sa il fatto
suo, si è trovata in molte situazioni difficili con gli Auror.
La Passaporta è di là,” aggiunse rivolto ad Harry. “partirà
tra tre minuti, se volete prenderla.”
“Sì, la prendiamo,” disse Harry. Afferrò lo zaino e se
lo passò su una spalla lasciandolo dondolare. “Io…”
Guardò la signora Tonks con l’intenzione di scusarsi
per lo stato di angoscia in cui l’aveva lasciata e per il quale
si sentiva terribilmente responsabile, ma non gli venne in
mente alcuna parola che non sembrasse vuota e falsa.
“Dirò a Tonks… Dora… di farvi sapere, quando lei…
grazie per averci rimesso in sesto, grazie per tutto. Io…”
Fu lieto di lasciare la stanza e seguire Ted Tonks lungo
un breve corridoio fino ad una camera da letto. Hagrid li
seguì, rannicchiandosi per evitare di sbattere la testa contro
l’architrave della porta.
“Va, ragazzo. Quella è la Passaporta.”
Il signor Tonks stava indicando una piccola spazzola
dal bordo argentato sul tavolino da toletta.
“Grazie,” disse Harry, tendendosi per porvi un dito
sopra, pronto a partire.
“Aspetta un attimo,” disse Hagrid, guardandosi
intorno. “Harry, dov’è Edvige?”
“Lei… è stata colpita,” disse Harry.

84
J. K. Rowling

La consapevolezza della perdita gli piombò


nell’animo. Si vergognava delle lacrime che gli pungevano
gli occhi. La civetta era stata una compagna, l’unico
grande punto di contatto con il mondo magico ogni volta
che era stato costretto a tornare dai Dursley.
Hagrid tese la mano smisurata e gli batté dolorosa-
mente sulla spalla.
“Non preoccuparti,” disse con voce roca. “Non
preoccuparti. Ha avuto una gran lunga vita…”
“Hagrid!” disse Ted Tonks in tono d’avvertimento,
mentre la spazzola brillava di un blu acceso ed Hagrid la
toccava con l’indice appena in tempo.
Con uno strappo nei pressi dell’ombelico, quasi fosse
trascinato in avanti da un invisibile uncino legato ad una
fune, Harry fu spinto nel nulla, roteando senza controllo, il
dito incollato alla Passaporta mentre lui e Hagrid sfrec-
ciavano lontano dal signor Tonks. Pochi attimi dopo i
piedi di Harry colpirono violentemente un duro pavimento
facendolo cadere a quattro zampe nel cortile della Tana.
Udì delle urla. Lasciando cadere la spazzola che non
brillava più, Harry s’alzò in piedi vacillando leggermente e
vide la signora Weasley e Ginny superare di corsa gli
scalini della porta sul retro mentre Hagrid, che atterrando
era caduto anche lui, si rimetteva faticosamente in piedi.
“Harry? Sei il vero Harry? Cos’è successo? Dove sono
gli altri?” gridò la signora Weasley.
“Che intende dire? Che nessun altro è tornato?”
ansimò Harry.
La risposta era incisa chiaramente sul volto pallido
della signora Weasley.

85
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“I Mangiamorte ci stavano aspettando,” le disse Harry.


“Siamo stati circondati appena decollati, sapevano che
sarebbe stato stanotte, non so cosa sia accaduto agli altri.
Quattro di loro ci hanno inseguiti, tutto quello che
abbiamo potuto fare è stato fuggire, e poi Voldemort ci ha
raggiunti…”
Poteva sentire una nota di auto-giustificazione nella
sua stessa voce, una supplica affinché lei capisse come mai
non sapeva cosa fosse successo ai suoi figli, ma…
“Grazie al cielo tu stai bene,” disse lei, stringendolo in
un abbraccio che non sentiva di meritare.
“Non è che ci hai un po’ di brandy, eh, ce l’hai,
Molly?” chiese Hagrid un po’ vacillante. “Come ci fosse
medicina?”
Avrebbe potuto evocarlo con la magia ma, mentre si
affrettava verso la casa penzolante, ma Harry capì che
voleva nascondergli il viso. Si rivolse a Ginny e lei rispose
subito alla silenziosa richiesta d’informazioni.
“Ron e Tonks sarebbero dovuti tornare per primi, ma
hanno mancato la loro Passaporta, è tornata indietro senza
di loro,” disse, indicando una tanica arrugginita che
giaceva sul terreno nelle vicinanze. “E quell’altra,” indicò
una vecchia scarpa di tela, “avrebbe dovuto essere di papà
e Fred, che si pensava tornassero per secondi. Tu e Hagrid
eravate i terzi e,” controllò l’orologio, “se ce la fanno, tra
un minuto dovrebbero tornare George e Lupin.”
La signora Weasley riapparve portando una bottiglia
di brandy, che porse a Hagrid. Lui la stappò e la mandò
giù tutta in una volta.
“Mamma!” gridò Ginny, indicando un punto distante
parecchi metri.

86
J. K. Rowling

Una luce azzurra era apparsa nell’oscurità: si fece più


grande e brillante, e apparvero Lupin e George, roteando e
perdendo l’equilibrio. Harry capì immediatamente che
qualcosa non andava. Lupin sosteneva George che era
privo di conoscenza e il cui volto era coperto di sangue.
Harry si precipitò ed afferrò le gambe di George. Lui e
Lupin, insieme, trasportarono George in casa e, attra-
versando la cucina, fino in salotto dove lo adagiarono su
un divano. Appena la luce della lampada illuminò la testa
di George, Ginny ansimò e ad Harry sobbalzò lo stomaco.
A George mancava un orecchio. Un lato della testa e del
collo erano ricoperti di umido sangue di un rosso
esageratamente intenso.
Non appena la signora Weasley si mise in ginocchio
accanto al figlio, Lupin afferrò Harry per la parte superiore
del braccio e, senza tante cerimonie, lo riportò in cucina
dove Hagrid stava ancora cercando di far passare la sua
mole attraverso la porta sul retro.
“Ehi!” disse Hagrid indignato. “Mollacelo! Mollaci
Harry!”
Lupin lo ignorò.
“Quale creatura si trovava nell’angolo, la prima volta
che Harry Potter fece visita al mio ufficio a Hogwarts?”
domandò dando a Harry un piccolo scossone. “Rispon-
dimi!”
“U… un Avvincino in un acquario, giusto?”
Lupin lascio Harry e si appoggiò contro una credenza
della cucina.
“Di che state parlando?” ruggì Hagrid.
“Mi spiace, Harry, ma dovevo controllare,” disse
Lupin concisamente. “Siamo stati traditi. Voldemort

87
Harry Potter e i Cimeli della Morte

sapeva che ti stavi spostando stanotte e le sole persone che


possono averglielo detto erano direttamente coinvolte nel
piano. Potevi essere un impostore.”
“E allora a me perché non mi ci stai controllando?”
ansimò Hagrid, ancora lottava per infilarsi attraverso la
porta.
“Tu sei un mezzo-Gigante,” disse Lupin, guardando in
su verso Hagrid. “La Pozione Polisucco è destinata solo ad
uso umano.”
“Nessuno dell’Ordine avrebbe detto a Voldemort che
ci saremmo mossi stanotte,” disse Harry. L’idea gli era
insopportabile e non vi poteva credere per nessuno di loro.
“Voldemort mi ha raggiunto solo alla fine, all’inizio non
sapeva quale fossi. Se fosse stato informato del piano,
avrebbe saputo sin dal principio che io ero quello con
Hagrid.”
“Voldemort ti ha raggiunto?” chiese Lupin brusca-
mente. “Cos’è successo? Come siete scappati?”
Harry spiegò, brevemente, come i Mangiamorte che li
inseguivano sembravano averlo riconosciuto per il vero
Harry, come avevano abbandonato l’inseguimento, come
dovevano aver convocato Voldemort, che era apparso
appena prima che lui e Hagrid raggiungessero il rifugio dei
genitori di Tonks.
“Ti hanno riconosciuto? Ma come? Cos’hai fatto?”
“Io…” Harry provò a ricordare. L’intero viaggio
sembrava come un ricordo nebuloso di panico e confu-
sione. “Ho visto Stan Picchetto… ricordi quel tipo che era
il bigliettaio del Nottetempo? E ho provato a Disarmarlo
invece di… beh, non sapeva cosa stava facendo, no?
Doveva essere sotto Maledizione Imperius!”

88
J. K. Rowling

Lupin sembrava inorridito.


“Harry, è passato il tempo di Disarmare! Questa gente
sta facendo di tutto per catturarti e ucciderti! Almeno
Schianta, se non sei preparato a uccidere!”
“Eravamo a centinaia di metri d’altezza! Stan non era
in sé, se l’avessi Schiantato e fosse caduto sarebbe morto
esattamente come se avessi usato l’Avada Kedavra!
L’Expelliarmus mi ha salvato da Voldemort due anni fa,”
aggiunse Harry in tono provocatorio. Lupin gli faceva
ricordare il beffardo Zacharias Smith di Tassorosso, che
l’aveva deriso perché voleva insegnare l’incantesimo
Disarmante all’Esercito di Silente.
“Sì, Harry,” disse Lupin controllandosi con difficoltà,
“e un gran numero di Mangiamorte erano presenti in
quella circostanza! Perdonami, ma è stata un’azione
davvero insolita, sotto l’imminente minaccia di morte.
Ripetendola stanotte innanzi ai Mangiamorte che avevano
assistito o sentito raccontare della prima occasione era
molto simile al suicidio!”
“Così pensi che avrei dovuto uccidere Stan
Picchetto?” disse Harry con rabbia.
“Naturalmente no,” disse Lupin, “ma i Mangiamorte…
e, francamente anche altri... si sarebbero aspettati che tu
rispondessi all’attacco! L’Expelliarmus è un incantesimo
utile, Harry, ma i Mangiamorte sembrano pensare che sia
la tua mossa distintiva, e ti esorto a non lasciare che
diventi così!”
Lupin stava facendo sentire Harry un idiota e ancora in
lui covava una vena di risentimento.

89
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Non distruggerò persone solo perché mi attraversano


la strada,” disse Harry. “Quello lasciamolo fare a
Voldemort.”
La replica di Lupin si perse. Riuscito alla fine a
pigiarsi attraverso la porta, Hagrid barcollò verso una sedia
e si sedette. La sedia si frantumò sotto di lui. Ignorando le
imprecazioni miste a scuse, Harry si rivolse di nuovo a
Lupin.
“George starà bene?”
Tutta la frustrazione di Lupin nei confronti di Harry
sembrò fluire via con la domanda.
“Penso di sì, anche se non c’è alcuna possibilità di
riattaccargli l’orecchio, non quando è stato tagliato via da
una maledizione...”
Ci fu del trambusto all’esterno. Lupin si tuffò verso la
porta, Harry saltò oltre le gambe di Hagrid, e si precipitò
in cortile.
Due figure erano apparse e, mentre Harry correva
verso di loro, comprese che erano Kingsley ed Hermione,
ora tornata al suo aspetto normale, entrambi stringendo
una gruccia appendiabiti piegata. Hermione si gettò tra le
braccia di Harry, ma Kingsley non mostrò alcuna soddi-
sfazione alla vista di nessuno di loro. Oltre la spalla di
Hermione, Harry lo vide alzare la bacchetta e puntarla al
petto di Lupin.
“Le ultime parole che Silente a detto a tutti e due?”
“Harry è la migliore speranza che abbiamo. Abbiate
fiducia in lui,” disse Lupin con calma.
Kingsley volse la bacchetta su Harry, ma Lupin disse,
“È lui, ho controllato!”

90
J. K. Rowling

“Molto bene, molto bene!” disse Kingsley, riponendo


la bacchetta sotto il mantello. “Ma qualcuno ci ha tradito!
Lo sapevano, sapevano che sarebbe stato stanotte!”
“Così sembra,” replicò Lupin, “ma apparentemente
non hanno saputo che ci sarebbero stati sette Harry.”
“Magro conforto!” grugnì Kingsley. “Chi altro è
tornato?”
“Solo Harry, Hagrid, George e io.”
Hermione nascose un piccolo gemito dietro mano.
“A voi cos’è accaduto?” chiese Lupin a Kingsley.
“Inseguiti da cinque, ne ho feriti due, forse ucciso
uno,” disse Kingsley tutto d’un fiato, “e abbiamo anche
visto Tu-Sai-Chi, si è unito all’inseguimento a metà strada,
ma è svanito molto rapidamente. Remus, lui sa…”
“Volare,” completò Harry. “L’ho visto anch’io, ha
inseguito Hagrid e me.”
“Così è questo il motivo per cui ci ha lasciato… per
seguirti!” disse Kingsley. “Non riuscivo a capire perché
fosse scomparso. Ma cosa gli ha fatto cambiare obiettivo?”
“Harry si è comportato un po’ troppo gentilmente con
Stan Picchetto”, disse Lupin.
“Stan?” ripeté Hermione. “Credevo fosse ad
Azkaban.”
Kingsley si lasciò sfuggire un sorriso malinconico.
“Hermione, ovviamente c’è stata un’evasione di massa
che il Ministero ha occultato. Il cappuccio di Travers è
scivolato via quando gli ho scagliato una maledizione e si
pensava che anche lui fosse dentro. Ma cos’è successo a
te, Remus? Dov’è George?”
“Ha perso un orecchio,” disse Lupin.
“Perso un…?” ripeté Hermione ad alta voce.

91
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Opera di Piton,” disse Lupin.


“Piton?” gridò Harry. “Non l’hai detto…”
“Ha perso il cappuccio durante l’inseguimento. Il
Sectumsempra è sempre stata una specialità di Piton. Mi
sarebbe piaciuto dire d’averlo ripagato allo stesso modo,
ma tutto quello che ho potuto fare è stato trattenere George
sulla scopa dopo che è stato ferito, stava perdendo un
mucchio sangue.”
Il silenzio cadde tra loro quattro mentre guardavano
verso il cielo. Non c’era segno di movimento. Le stelle
sembravano fissarli a loro volta, imperturbabili, indiffe-
renti, non oscurate da amici in volo. Dov’era Ron?
Dov’erano Fred e il signor Weasley? Dov’erano Bill,
Fleur, Tonks, Malocchio e Mundungus?
“Harry, dacci una mano!” chiamò Hagrid rocamente
dalla porta, nella quale si era incastrato nuovamente. Lieto
di avere qualcosa da fare, Harry si congedò, si diresse
verso la cucina vuota e di nuovo in salotto dove la signora
Weasley e Ginny stavano ancora badando a George. La
signora Weasley, a quel punto, aveva arrestato l’emorragia
e alla luce delle lampade Harry vide un foro pulito aperto
lì dove prima c’era l’orecchio di George.
“Come sta?”
La signora Weasley si guardò intorno e disse, “Non
posso farlo ricrescere, non dopo che è stato tagliato via
dalla Magia Oscura. Ma gli poteva andare molto peggio…
è vivo.”
“Già,” disse Harry. “Grazie a Dio.”
“Ho sentito bene che è arrivato qualcun altro in
cortile?” chiese Ginny.
“Hermione e Kingsley,” rispose Harry.

92
J. K. Rowling

“Sia ringraziato il cielo,” sospirò Ginny. Si scambia-


rono uno sguardo. Harry avrebbe voluto abbracciarla,
tenerla stretta. Non gli importava molto che la signora
Weasley fosse presente, ma prima che potesse agire
d’impulso, si udì un gran fracasso provenire dalla cucina.
“Dimostrerò che sono veramente io, Kingsley, dopo
aver visto mio figlio, ora togliti di mezzo se sai cos’è bene
per te!”
Harry non aveva mai udito il signor Weasley urlare in
quel modo, prima di allora. Questi entrò in salotto preci-
pitosamente, la calvizie che brillava di sudore, gli occhiali
di traverso, con Fred che lo seguiva dappresso, entrambi
pallidi ma illesi.
“Arthur!” singhiozzò la signora Weasley. “Oh, grazie
al cielo!”
“Come sta?”
Il signor Weasley s’inginocchiò accanto a George. Per
la prima volta da quando Harry l’aveva conosciuto, Fred
sembrava senza parole. Guardò a bocca aperta la ferita del
gemello da dietro la spalliera del divano come se non
potesse credere ai propri occhi.
Forse destato dai rumori all’arrivo di Fred e del padre,
George si mosse.
“Come ti senti, Georgie?”, sussurrò la signora
Weasley.
Le dita di George palparono il lato della testa.
“Come un panno pulito,” mormorò.
“Cos’ha che non va?” gracchiò Fred, terrorizzato. “Il
cervello è stato compromesso?”

93
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“«Come un panno pulito,» ripeté George aprendo gli


occhi e guardando il fratello. «Capisci... fresco di bucato.
Bucato, Fred, ci sei?»”
La signora Weasley singhiozzò più forte che mai. Il
colorito fluì via dal volto già pallido di Fred.
"Patetico," disse a George. "Patetico! Con tutte le
battute che ci sono al mondo sulle orecchie, sei andato a
pensare a bucato?"
“Ah, bene,” disse George, ghignando alla madre in
lacrime. “Finalmente adesso sarai capace di distinguerci,
mamma.”
Si guardò intorno.
“Ciao Harry… sei Harry, giusto?”
“Sì, sono io,” disse Harry, avvicinandosi al divano.
“Bene, almeno ti abbiamo riportato indietro sano e
salvo,” disse George. “Perché non ci sono anche Ron e
Bill stipati attorno al mio capezzale?”
“Non sono ancora tornati, George,” disse la signora
Weasley. Il sorriso di George svanì. Harry guardò Ginny e
le fece cenno di riaccompagnarlo fuori. Mentre attra-
versavano la cucina, lei sussurrò, “Ron e Tonks dovreb-
bero essere già tornati. Non dovevano fare un giro lungo.
La casa di Zia Muriel non è molto lontana.”
Harry non replicò. Aveva provato a tenere a bada la
paura sin da quando aveva raggiunto la Tana, ma in quel
momento ne era avvolto, come se gli strisciasse sulla pelle,
gli palpitasse nel petto, gli stringesse la gola. Mentre
tornavano sui loro passi nel cortile buio, Ginny lo prese
per mano.
Kingsley marciava avanti e indietro, alzando lo
sguardo verso il cielo ogni volta che si voltava. Faceva

94
J. K. Rowling

rammentare ad Harry quelle volte che zio Vernon


pendolava per il salotto, un milione di anni prima. Hagrid,
Hermione e Lupin erano in piedi fianco a fianco, lo
sguardo fisso verso l’alto, in silenzio. Nessuno di loro
volse lo sguardo quando Harry e Ginny si unirono alla loro
veglia silenziosa.
I minuti si allungavano in quelli che avrebbero potuto
benissimo essere anni. Il più leggero soffio di vento li
faceva sobbalzare tutti e voltarsi al cespuglio o all’albero
origine del fruscio, nella speranza che uno dei membri
mancanti dell’Ordine potesse saltare fuori incolume dalle
foglie…
E allora una scopa si materializzò esattamente sopra di
loro e si diresse come un lampo verso terra…
“Sono loro!” gridò Hermione.
Tonks atterrò con una lunga scivolata che sparse terra
e ciottoli dappertutto.
“Remus!” Gridò Tonks mentre smontava barcollando
dalla scopa tra le braccia di Lupin che aveva il volto
immobile e sbiancato. Sembrava incapace di proferire
parola. Ron barcollò inebetito verso Harry e Hermione.
“Stai bene,” mormorò, prima che Hermione volasse da
lui e lo abbracciasse strettamente.
“Credevo… credevo…”
“Tutto a posto,” disse Ron dandole lievi colpetti alla
schiena. “Sto bene.”
“Ron è stato grande,” disse Tonks con calore, abban-
donando l’abbraccio di Lupin. “Meraviglioso. Ha
Schiantato uno dei Mangiamorte, dritto alla testa, e quando
si mira ad un obiettivo in movimento da una scopa
volante…”

95
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Davvero?” chiese Hermione, guardando in altro verso


Ron con le braccia che ancora gli avvolgevano il collo.
“Sempre quel tono di sorpresa,” disse lui un po’
burbero, liberandosi. “Siamo tornati per ultimi?”
“No,” disse Ginny, “siamo ancora in attesa di Bill e
Fleur e di Malocchio e Mundungus. Vado a dire a mamma
e papà che stai bene, Ron...”
Corse dentro.
“Cosa vi ha trattenuto? Cos’è successo?” Lupin
sembrava quasi arrabbiato con Tonks.
“Bellatrix,” disse Tonks. “Mi vuole quasi quanto vuole
Harry, Remus, ha provato in tutti i modi di uccidermi.
Spero solo di beccarla, ho un debito con Bellatrix. Ma
abbiamo sicuramente ferito Rodolphus… poi abbiamo
raggiunto Muriel, la prozia di Ron, ed abbiamo mancato la
Passaporta e lei ancora si affannava a girarci sopra.
Un muscolo guizzava nella mascella di Lupin. Annuì,
ma non sembrava in grado di dire altro.
“Allora cos’è successo a voi tutti?” chiese Tonks,
rivolgendosi a Harry, Hermione e Kingsley.
Loro fecero il resoconto dei loro viaggi, ma per tutto il
tempo la prolungata assenza di Bill, Fleur, Malocchio e
Mundungus sembrava diffondersi su di loro come brina, il
morso freddo sempre più difficile da ignorare.
“Devo tornare a Downing Street, avrei dovuto essere lì
già da un’ora,” disse Kingsley alla fine, dopo un’ultima,
generale occhiata al cielo. “Fatemi sapere quando
tornano.”
Lupin annuì. Con un cenno agli altri, Kingsley si
allontanò nell’oscurità verso il cancello. Harry pensò di

96
J. K. Rowling

sentire il debolissimo pop mentre Kingsley si


Smaterializzava appena oltre i confini della Tana.
Il signore e la signora Weasley scesero di corsa i
gradini sul retro, Ginny alle loro spalle. Entrambi i genitori
abbracciarono Ron prima di rivolgersi a Lupin e Tonks.
“Vi ringraziamo,” disse la signora Weasley, “per i
nostri figli.”
“Non essere sciocca, Molly,” si schermì subito Tonks.
“Come sta George?” chiese Lupin.
“Cos’ha che non va?” s’intromise Ron ansiosamente.
“Ha perso…”
La conclusione della frase della signora Weasley,
però, venne soffocata da un baccano generale: un Thestral
era appena passato in volo in una zona in vista ed era
atterrato a pochi metri da loro. Bill e Fleur smontarono dal
dorso dell’animale, scossi dal vento ma incolumi.
“Bill! Grazie al cielo, grazie al cielo…”
La signora Weasley corse in avanti, ma l’abbraccio
che Bill le concesse fu frettoloso. Guardando direttamente
suo padre, disse: “Malocchio è morto.”
Nessuno parlò, nessuno si mosse. Harry sentiva come
se qualcosa dentro di lui stesse cadendo, cadendo attra-
verso la terra, lasciandolo per sempre.
“Lo abbiamo visto,” disse Bill. Fleur annuì, tracce di
lacrime le brillavano sulle guance alla luce della finestra
della cucina. “È successo subito dopo che abbiamo rotto la
formazione. Malocchio e Dung ci erano vicini, anche loro
si dirigevano a nord. Voldemort, che sa volare, ha puntato
direttamente su di loro. Dung è stato colto dal panico, l’ho
sentito urlare. Malocchio provava a fermarlo, ma lui si è
Smaterializzato. La maledizione di Voldemort ha colpito

97
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Malocchio in pieno volto, è caduto dalla scopa e… non c’è


stato nulla che potessimo fare, nulla, ne avevamo una
mezza dozzina alle calcagna…”
La voce di Bill si spezzò.
“È ovvio che non potevate fare nulla,” disse Lupin.
Rimasero a guardarsi l’un l’altro. Harry non riusciva a
capacitarsene. Malocchio morto. Non poteva essere…
Malocchio, così forte, così coraggioso, così capace di
sopravvivere…
Alla fine apparve chiaro a tutti, nonostante nessuno lo
dicesse, che non c’era più bisogno di aspettare in cortile e,
in silenzio, seguirono il signore e la signora Weasley nella
Tana, per poi passare nel salotto dove Fred e George
ridevano tra loro.
“Cosa c’è che non va?” chiese Fred, scrutando i loro
volti appena entrarono. “Cos’è successo? Chi è…?”
“Malocchio,” disse il signor Weasley. “Morto.”
Il ghigno dei gemelli mutò in una smorfia di sorpresa.
Nessuno sembrava sapere cosa fare. Tonks piangeva
silenziosamente nascosta da un fazzoletto. Aveva avuto
molti contatti con Malocchio, Harry lo sapeva, era la sua
favorita e protetta al Ministero della Magia. Hagrid, che si
era accomodato sul pavimento in un angolo dove aveva
più spazio, s’asciugò gli occhi con un fazzoletto largo
quanto una tovaglia da tavola.
Bill si diresse alla credenza e tirò fuori una bottiglia di
Whisky Incendiario e alcuni bicchieri.
“Prendete,” disse, e con un cenno della bacchetta fece
volare dodici bicchieri colmi attraverso la stanza verso
ognuno di loro, alzando il tredicesimo. “A Malocchio.”
“A Malocchio”, dissero tutti unendosi al brindisi.

98
J. K. Rowling

“A Malocchio,” fece eco Hagrid, un po’ in ritardo, con


un singhiozzo.
Il Whisky Incendiario bruciò nella gola di Harry.
Sembrò incenerire la commozione che aveva dentro,
disperdendo l’intontimento e il senso d’irrealtà e infiam-
mandolo con qualcosa che somigliava al coraggio.
“Così Mundungus si è Smaterializzato?” disse Lupin,
che aveva scolato il bicchiere in un solo sorso.
L’atmosfera mutò immediatamente. Tutti apparivano
tesi, fissando Lupin, sia desiderando che proseguisse sia,
sembrò ad Harry, leggermente preoccupati di quello che
avrebbero potuto ascoltare.
“So a cosa stai pensando,” disse Bill, “e me lo
chiedevo anch’io, sulla via del ritorno, perché sembravano
aspettarci, no? Mundungus però non può averci tradito.
Non sapevano che ci sarebbero stati sette Harry, cosa che
li ha messi in confusione non appena noi siamo apparsi, e
nel caso te ne sia dimenticato, è stato Mundungus a
suggerire quel trucco. Perché non avrebbe detto a loro
anche quel particolare essenziale? Penso che Dung sia
stato semplicemente colto dal panico. Non voleva esser
messo in prima fila, ma Malocchio lo ha costretto, e Tu-
Sai-Chi è andato dritto da loro. Ce n’era abbastanza da
gettare nel panico chiunque.”
“Tu-Sai-Chi si è comportato esattamente come
Malocchio aveva previsto,” Tonks tirò su col naso.
“Malocchio l’aveva detto che lui si sarebbe aspettato che
Harry si trovasse con gli Auror più forti e capaci. Ha
attaccato Malocchio per primo e, quando Mundungus li ha
piantati in asso, lui è passato a Kingsley…”

99
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Sì, tutto scio è djiusto,” scattò Fleur, “ma ancora scio


non spioega come i nemisci sapevano che avremmo
trasferito Arrì stanuit, no? Qualcun deve avoire prestato
poca attention. Qualcun si è lasciato sfudjire l’indicassion
della data a un étranger. È la sciola spiegassione del fatto
che sapevano la data ma non l’entier pianó.”
Si voltò a guardarli ad uno ad uno, la scia delle lacrime
ancora impressa sul volto bellissimo, sfidando
silenziosamente qualcuno di loro a contraddirla. Nessuno
lo fece. L’unico suono ad infrangere il silenzio erano i
singhiozzi di Hagrid nascosti dal fazzoletto. Harry sbirciò
verso Hagrid, che aveva appena rischiato la propria vita
per salvare la sua… Hagrid, a cui voleva bene, di cui si
fidava, che una volta era stato raggirato fino a dare a
Voldemort un’informazione cruciale in cambio di un uovo
di drago…
“No,” disse Harry ad alta voce, e tutti lo guardarono,
sorpresi. Il Whisky Incendiario sembrava avergli ampli-
ficato la voce. “Voglio dire… se qualcuno ha fatto un
errore,” proseguì Harry, “e si è lasciato sfuggire qualcosa,
so che non voleva farlo. Non è colpa sua,” ripeté, di nuovo
in un tono più alto di quello con il quale avrebbe parlato
solitamente. “Dobbiamo fidarci l’un l’altro. Io mi fido di
tutti voi, penso che nessuno in questa stanza mi
venderebbe mai a Voldemort.”
Un silenzio profondo seguì queste parole. Tutti lo
stavano fissavano. Harry si sentì avvampare e, per fare
qualcosa, sorseggiò ancora un po’ di Whisky incendiario.
Mentre beveva pensò a Malocchio. Proprio Malocchio
aveva sempre criticato la propensione di Silente a fidarsi
degli altri.

100
J. K. Rowling

“Ben detto, Harry,” esclamò Fred inaspettatamente.


“Già, prestate orecchio,” disse George, con una mezza
occhiata a Fred che aveva gli angoli della bocca sollevati.
Lupin aveva una strana espressione mentre guardava
Harry, qualcosa di molto simile alla compassione.
“Pensi che sia matto?” domandò Harry.
“No, penso che sei uguale a James,” disse Lupin, “che
avrebbe reputato massimo disonore il non aver fiducia
negli amici.”
Harry immaginò a cosa alludesse Lupin. Suo padre era
stato tradito da un amico, Peter Minus. Fu assalito da una
rabbia irrazionale. Avrebbe voluto ribattere, ma Lupin gli
aveva voltato le spalle, aveva posato il bicchiere su un
tavolino e si era rivolto a Bill: “C’è un lavoro dal fare.
Posso chiedere a Kingsley se…”
“No,” disse subito Bill, “lo farò io, verrò io.”
“Dove andate?” chiesero Tonks e Fleur all’unisono.
“Il corpo di Malocchio,” disse Lupin. “Dobbiamo
recuperarlo.”
“Non si può…?”, cominciò la signora Weasley con
un’occhiata supplichevole a Bill.
“Aspettare?” disse Bill. “No, a meno che non si voglia
rischiare che lo prendano i Mangiamorte.”
Nessuno parlò. Lupin e Bill li salutarono e andarono
via.
Gli altri di loro restarono seduti, tutti tranne Harry, che
continuò a stare in piedi. La brutalità e definitività della
morte era con loro come una presenza fisica.
“Dovrei andare anch’io,” disse Harry.
Dieci paia di occhi sbigottiti lo guardarono.

101
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Non essere sciocco, Harry,” disse la signora Weasley.


“Di che stai parlando?”
“Non posso restare qui.”
Si strofinò la fronte: bruciava nuovamente. Non doleva
tanto da più di un anno.
“Siete tutti in pericolo mentre sono qui, non voglio…”
“Ma non essere tanto stupido!” replicò la signora
Weasley. “L’obiettivo di questa notte era portarti qui al
sicuro, e grazie al cielo ha funzionato. E Fleur è d’accordo
a sposarsi qui piuttosto che in Francia, abbiamo
organizzato ogni cosa in modo da poter restare tutti
insieme e tenerti d’occhio…”
Non capiva. Lo stava facendo sentire peggio, non
meglio.
“Se Voldemort scopre che sono qui…”
“Ma perché dovrebbe?”, chiese la signora Weasley.
“C’è una dozzina di posti in cui potresti trovarti
adesso,” disse il signor Weasley. “Non ha alcun modo di
sapere in quale casa sicura ti sei rifugiato.”
“Non è per me che sono preoccupato!” disse Harry.
“Lo sappiamo,” disse il signor Weasley tranquilla-
mente, “ma questo renderebbe i nostri sforzi stanotte
piuttosto inutili, se te ne vai.”
“Tu non ci andrai da nessuna altra parte,” ringhiò
Hagrid. “Accidenti, Harry, dopo tutte le cose che ci
abbiamo passato per portarti qui a te?”
“Già, e che dire del mio dannato orecchio?”, disse
George, sollevandosi sui cuscini.
“So che…”
“Malocchio non avrebbe voluto…”
“LO SO!” gridò Harry.

102
J. K. Rowling

Si sentiva assillato e ricattato. Pensavano non sapesse


cosa avevano fatto per lui? Non capivano che era esatta-
mente per quel motivo che lui voleva andare ora, prima
che loro soffrissero ancora di più nel suo interesse? Ci fu
un silenzio prolungato e impacciato nel quale la sua
cicatrice continuava a pungere e pulsare e che fu infranto,
infine, dalla signora Weasley.
“Dov’è Edvige, Harry?” disse in tono lusinghiero.
“Possiamo sistemarla di sopra con Leotordo e darle
qualcosa da mangiare.”
Il suo intestino si strinse come un pugno. Non poteva
dirle la verità. Bevve l’ultimo sorso di Whisky Incendiario
per evitare di rispondere.
“Aspettaci fino a quando ci si fa vivo, che ce l’hai
fatto un’altra volta, Harry,” disse Hagrid. “Gli hai
scappato, lo hai battuto quando ti ci stava proprio
addosso!”
“Non sono stato io,” disse Harry seccamente. “È stata
la mia bacchetta. La bacchetta ha agito di sua volontà.”
Dopo pochi attimi, Hermione disse gentilmente: “Ma è
impossibile, Harry. Vuoi dire che hai fatto una magia
senza volerlo. Hai agito d’istinto.”
“No,” disse Harry. “La motocicletta stava precipi-
tando. Non potrei dirti dove si trovava Voldemort, ma la
bacchetta mi si è girata nella mano, lo ha trovato e gli ha
lanciato un incantesimo, e non era neppure un incantesimo
riconoscibile. Non ho mai fatto apparire fiamme dorate
prima d’ora.”
“Spesso,” disse il signor Weasley, “quando ci si trova
sotto pressione, si fanno magie che uno non si sognerebbe

103
Harry Potter e i Cimeli della Morte

nemmeno. Succede spesso ai bambini piccoli prima di


essere istruiti…”
“Non si trattava di nulla del genere,” disse Harry a
denti stretti. La cicatrice gli bruciava. Si sentiva arrabbiato
e frustrato. Odiava l’idea che tutti loro lo credessero in
possesso di un potere paragonabile a quello di Voldemort.
Nessuno disse niente. Sapeva che non gli credevano.
Ora che gli veniva in mente, non aveva mai sentito prima
di una bacchetta che facesse magie di sua volontà.
La cicatrice bruciò dolorosamente. Tutto ciò che
poteva fare era non lamentarsi ad alta voce. Borbottando di
aver bisogno di aria fresca, posò il bicchiere e lasciò la
stanza.
Mentre attraversava il cortile, il grande e scheletrico
Thestral guardò in su, fece frusciare le enormi ali simili a
quelle dei pipistrelli e riprese a brucare. Harry si fermò al
cancello del giardino, fissando le piante incolte, strofi-
nandosi la cicatrice pulsante e pensando a Silente.
Silente gli avrebbe creduto, lo sapeva. Silente avrebbe
saputo come e perché la bacchetta di Harry aveva agito da
sola, perché Silente aveva sempre tutte le risposte. Era al
corrente delle bacchette, aveva spiegato ad Harry la strana
connessione che esisteva tra la sua bacchetta e quella di
Voldemort… ma Silente, come Malocchio, come Sirius,
come i suoi genitori, come la sua povera civetta, erano tutti
andati là dove Harry non li poteva più interpellare. Provò
un bruciore in gola che non aveva nulla a che fare con il
Whisky Incendiario…
In quel preciso momento, all’improvviso, il dolore alla
cicatrice raggiunse l’apice. Mentre si stringeva la fronte e
chiudeva gli occhi, una voce gli urlò all’interno della testa.

104
J. K. Rowling

“Mi hai detto che il problema si sarebbe risolto,


usando la bacchetta di un altro!”
Nella mente gli irruppe la visione di un vecchio
emaciato, vestito di stracci e disteso su un pavimento di
pietra, urlando, un orribile grido lunghissimo, un grido
d’insopportabile agonia…
“No! No! Ti prego, ti prego…”
“Hai mentito a Lord Voldemort, Olivander!”
“No… giuro che non l’ho fatto…”
“Hai cercato di aiutare Potter, di aiutarlo a sfuggirmi!”
“Giuro di no… credevo che una bacchetta differente
avrebbe funzionato…”
“Spiega, allora, cos’è successo. La bacchetta di Lucius
si è distrutta!”
“Non riesco a capire… la connessione… esiste solo…
tra le vostre due bacchette…”
“Menzogne!”
“Per favore… la prego…”
Harry contemplò la mano bianca sollevare la
bacchetta, percepì l’impulso di feroce collera proveniente
da Voldemort e vide il fragile vecchio contorcersi sul
pavimento per il tormento…
“Harry?”
Passò con la stessa velocità con cui era venuta. Harry
era immobile nell’oscurità, tremante, aggrappato al
cancello del giardino, il cuore che gli batteva follemente,
la cicatrice ancora dolente. Ci vollero diversi secondi
prima che si rendesse conto che Ron e Hermione erano al
suo fianco.
“Harry, torna in casa,” sussurrò Hermione. “Non
penserai ancora di andartene?”

105
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Già, devi restare, amico,” disse Ron, dandogli una


piccola botta sulla schiena.
“Tutto bene?” chiese Hermione, adesso abbastanza
vicina da poter osservare il viso di Harry. “Hai un aspetto
orribile!”
“Beh,” rispose Harry con voce incerta, “probabilmente
sto meglio di Olivander…”
Quando ebbe finito di raccontare loro quello che aveva
visto, Ron sembrava spaventato, Hermione decisamente
terrorizzata.
“Doveva essere finita, però! La tua cicatrice… non
doveva accadere di nuovo! Non devi permettere che quel
collegamento si apra di nuovo… Silente voleva che tu
chiudessi la mente!”
Dal momento che lui non replicò, lei gli afferrò il
braccio.
“Harry, lui sta conquistando il Ministero e i giornali e
mezzo Mondo Magico! Non lasciarlo entrare anche nella
tua testa!”

106
J. K. Rowling

CAPITOLO SEI

IL FANTASMA IN PIGIAMA
Lo shock di aver perduto Malocchio aleggiò nella casa
nei giorni che seguirono. Harry continuava ad aspettarsi di
vederlo entrare zoppicando attraverso la porta sul retro
come gli altri membri dell’Ordine che andavano e
venivano per riferire le novità. Sentiva che nulla, tranne
l’azione, avrebbe potuto alleviare il suo senso di colpa e il
dolore. Sentiva che doveva dare inizio alla sua missione di
trovare e distruggere gli Horcrux al più presto.
“Beh, non puoi fare nulla per gli…” Ron mimò con la
bocca la parola Horcrux, “finché non avrai 17 anni. Hai
ancora la Traccia su te. E possiamo fare progetti qui come
in qualsiasi altro luogo, non è così? O,” abbassò la voce ad

107
Harry Potter e i Cimeli della Morte

un sussurro, “supponi di sapere già dove si trovano i Tu-


Sai-Cosa?”
“No,” ammise Harry.
“Penso che Hermione abbia fatto un po’ di ricerche,”
disse Ron. “Ha detto che avrebbe conservato tutto per
quando fossi arrivato qui.”
Erano seduti al tavolo per la colazione. Il signor
Weasley e Bill erano appena usciti per andare al lavoro.
La signora Weasley era salita al piano superiore per
svegliare Hermione e Ginny, mentre Fleur era fluttuata via
per farsi un bagno.
“La Traccia cesserà il trentuno,” disse Harry. “Questo
significa che ho bisogno di stare qui solo quattro giorni.
Poi potrò…”
“Cinque giorni,” lo corresse deciso Ron. “Dobbiamo
rimanere per il matrimonio. Loro ci uccideranno se non ci
saremo.”
Harry dedusse che “loro” stava ad indicare Fleur e la
signora Weasley.
“È solo un giorno in più,” disse Ron quando Harry lo
guardò con aria ribelle.
“Ma non capiscono quanto sia importante…?”
“Naturalmente no,” disse Ron. “Non ne hanno la
minima idea. E adesso che mi ci fai pensare, volevo
parlarti proprio di questo.”
Ron gettò uno sguardo attraverso la porta nella sala,
per controllare che la signora Weasley non fosse già di
ritorno, poi si avvicinò di più ad Harry.
“Mamma sta cercando di scoprire, attraverso
Hermione e me, quello che abbiamo intenzione di fare.
Tenterà con te adesso, quindi preparati. Anche papà e

108
J. K. Rowling

Lupin hanno provato a fare domande, ma quando abbiamo


detto che Silente ti aveva chiesto di non parlarne con
nessuno eccetto noi, hanno desistito. Non Mamma,
comunque. Lei è testarda.”
La previsione di Ron si avverò in poche ore. Poco
prima di pranzo, la signora Weasley separò Harry dagli
altri chiedendogli di aiutarla ad identificare un calzino
spaiato da uomo che presumeva potesse essere uscito dal
suo zaino. Una volta che lo ebbe messo alle strette nel
piccolo ripostiglio della cucina, cominciò.
“Ron e Hermione sembrano pensare che voi tre vi
ritirerete da Hogwarts,” iniziò con un tono leggero,
casuale.
“Oh,” disse Harry. “Beh, sì. Lo faremo.”
La pressa per il bucato, che era in un angolo, iniziò a
girare di sua iniziativa sputando fuori quella che sembrava
essere una delle canottiere del signor Weasley.
“Posso chiederti perché ti stai ritirando da scuola?”
disse la signora Weasley.
“Beh, Silente mi ha affidato… delle cose da fare,”
mormorò Harry. “Ron e Hermione sanno di cosa si tratta e
vogliono venire anche loro.”
“Che tipo di «cose»?”
“Mi dispiace, non posso…”
“Beh, francamente, penso che Arthur ed io abbiamo il
diritto di saperlo e sono sicura che il signore e la signora
Granger sarebbero d’accordo!” disse la signora Weasley.
Harry aveva proprio temuto l’attacco dei «genitori
preoccupati». Si ricostrinse a guardarla direttamente negli
occhi, notando proprio allora che erano precisamente della
stessa sfumatura di marrone di quelli di Ginny.

109
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Questo non lo aiutava.


“Silente voleva che nessun altro lo sapesse, signora
Weasley. Mi dispiace. Ron e Hermione non devono per
forza venire con me, è una loro scelta…”
“Credo che non dovresti andarci neppure tu!” disse
bruscamente, lasciando ormai perdere ogni finzione.
“Siete appena maggiorenni, tutti voi! È una totale scioc-
chezza. Se Silente aveva bisogno di fare quel lavoro,
aveva l’intero Ordine al suo comando! Harry, devi averlo
frainteso. Probabilmente stava dicendoti qualcosa che
voleva fosse fatto, e tu lo hai interpretato come qualcosa
che voleva che tu…”
“Non ho frainteso,” disse Harry categoricamente.
“Devo essere io a farlo.”
Le restituì il calzino singolo che si supponeva dovesse
identificare, che aveva un motivo di giunchi dorati.
“E questo non è mio. Non faccio il tifo per i
Puddlemore United.”
“Oh, certo che no,” disse la signora Weasley con un
improvviso e quasi snervante ritorno al suo tono casuale.
“Avrei dovuto capirlo. Beh, Harry, finché ti avremo
ancora qui, ti dispiacerebbe aiutare con i preparativi per il
matrimonio di Bill e Fleur, che ne dici? C’è ancora molto
da fare.”
“No…io… naturalmente no,” disse Harry, turbato per
quell’improvviso cambio di argomento.
“Gentile da parte tua,” replicò, e sorridendo lasciò il
retrocucina.
Da quel momento in poi, la signora Weasley tenne
Harry, Ron e Hermione così occupati con i preparativi per
il matrimonio che a malapena trovarono il tempo per

110
J. K. Rowling

pensare. La spiegazione più semplice e gentile di questo


comportamento era che la signora Weasley voleva distrarli
tutti dal pensiero di Malocchio e dal terrore dei giorni
passati. Dopo due giorni in cui, senza tregua, avevano
pulito posate, accoppiato i colori di nastri, fiori e
decorazioni, pulito il giardino dagli gnomi e aiutato la
signora Weasley a cucinare enormi infornate di crostini
guarniti, tuttavia, Harry iniziò a sospettare che i motivi
fossero differenti. Tutti i lavori che venivano loro asse-
gnati sembravano tenere lui, Ron e Hermione lontani
l’uno dall’altro. Non aveva avuto la possibilità di parlare
con loro da solo dalla prima notte, quando aveva
raccontato di come Voldemort aveva torturato Olivander.
“Credo che Mamma pensi che se riesce a impedirvi di
stare insieme a fare progetti, forse riuscirà a ritardare la
vostra partenza,” disse Ginny a Harry sottovoce, mentre
apparecchiavano la tavola per la cena, la terza notte da
quando era arrivato.
“E poi cosa pensa che accadrà?” mormorò Harry.
“Qualcun altro potrebbe uccidere Voldemort mentre lei ci
trattiene qui a fare vol-au-vents?”
Aveva parlato senza pensare e vide la faccia di Ginny
sbiancare.
“Così è vero?” disse. “Questo è quello che stai
cercando di fare?”
“Io… no… stavo scherzando,” disse Harry evasiva-
mente.
Si fissarono l’un l’altro, e c’era qualcosa di molto più
che sorpresa e paura nell’espressione di Ginny. Improv-
visamente, Harry divenne consapevole che era la prima
volta che era rimasto solo con lei da quelle ore rubate

111
Harry Potter e i Cimeli della Morte

negli angoli appartati dei giardini di Hogwarts. Era sicuro


che lei stesse ricordando le stesse cose. Entrambi
sussultarono quando la porta si aprì e il signor Weasley,
Kingsley e Bill entrarono.
In quel periodo gli altri membri dell’Ordine si univano
spesso a loro per la cena, perché la Tana aveva sostituito il
numero 12 di Grimmauld Place come Quartier Generale.
Il signor Weasley aveva spiegato che, dopo la morte di
Silente, il loro Custode Segreto, ciascuna delle persone
alle quali Silente aveva confidato l’ubicazione di
Grimmauld Place ne era diventato, a sua volta, una specie
di Custode Segreto.
“E siccome siamo circa una ventina, questo attenua di
molto il potere dell’Incanto Fidelius. Ci sono opportunità
venti volte maggiori, per i Mangiamorte, di tirar fuori il
segreto da qualcuno. Non potevamo aspettarci di
conservarlo troppo a lungo.”
“Ma sicuramente Piton avrà ormai detto ai
Mangiamorte l’indirizzo?” chiese Harry.
“Beh, Malocchio ha disposto un paio di maledizioni
contro Piton nel caso ci tornasse. Speriamo che siano forti
abbastanza sia per tenerlo fuori sia per legargli la lingua se
cercasse di parlare del luogo, ma non possiamo esserne
sicuri. Sarebbe da pazzi usare la casa come Quartier
Generale adesso che la sua protezione è diventata così
traballante.”
La cucina era così affollata, quella sera, che era diffi-
cile manovrare coltelli e forchette. Harry si trovò stipato
accanto a Ginny. Le cose non dette che rimanevano in
sospeso fra loro, gli facevano desiderare che ci fosse
qualcun altro seduto fra loro due. Era così impegnato a

112
J. K. Rowling

evitare di sfiorarle il braccio, che riusciva a malapena a


tagliare il pollo.
“Nessuna novità su Malocchio?” chiese Harry a Bill.
“Nessuna,” rispose Bill.
Non sarebbero stati in grado di officiare un funerale
per Moody, perché Bill e Lupin non erano riusciti a recu-
perarne il corpo. Era difficile conoscere il luogo esatto in
cui era precipitato, data l’oscurità e la confusione della
battaglia.
“La Gazzetta del Profeta non ha scritto una parola
sulla sua morte o sul ritrovamento del corpo,” continuò
Bill. “Ma questo non significa molto. Sta tenendo nascoste
molte cose in questi giorni.”
“E non hanno neanche chiesto un’udienza, ancora, per
tutta la magia che ho usato da minorenne per sfuggire dai
Mangiamorte?” gridò Harry attraverso il tavolo al signor
Weasley, che scosse la testa.
“Perché sanno che non avevo scelta o perché non
vogliono sentirmi dire al mondo che Voldemort mi ha
attaccato?”
“La seconda, credo. Scrimgeour non vuole ammettere
che Tu-Sai-Chi è tanto potente quanto sappiamo, né che
c’è stata una fuga di massa da Azkaban.”
“Già, perché dire alla gente la verità?” disse Harry,
stringendo il coltello così strettamente che la debole
cicatrice sul dorso della mano destra gli spiccava bianca
contro la pelle: Non devo dire bugie.
“Al Ministero non c’è nessuno disposto ad affron-
tarlo?” chiese Ron con rabbia.
“Certamente, Ron, ma la gente è terrorizzata,” replicò
il signor Weasley, “terrorizzata dal fatto che potrebbero

113
Harry Potter e i Cimeli della Morte

essere loro i prossimi a scomparire, e i loro figli i prossimi


ad essere attaccati. Ci sono brutte voci in giro. Io, per
primo, non credo che la professoressa di Babbanologia di
Hogwarts si sia dimessa. Ormai non la si vede in giro da
settimane. Intanto Scrimgeour rimane rinchiuso nel suo
ufficio tutto il giorno. Spero solo stia lavorando ad un
piano.”
Ci fu una pausa nella quale la signora Weasley fece
sparire i piatti ormai vuoti dal tavolo e servì la torta di
mele.
“Dobbiamo descidere come ti travestiraai, ‘Arry,”
disse Fleur, quando tutti ebbero avuto la torta.
“Pour il marriage,” aggiunse, quando la guardò
confuso. “Naturalmoente, nessuno dei nostri ospiti è un
Manjiamorte, ma non possiamo garoantire che non si
lascieran scappoare qualcoscia dopo che avroanno bevuto
il champagne.”
Da questo, Harry dedusse che sospettava ancora di
Hagrid.
“Sì, ottimo punto,” disse la signora Weasley da
capotavola, dove era seduta, gli occhiali appollaiati sulla
punta del naso, scorrendo una lunghissima lista di cose da
fare che aveva scarabocchiato su un lungo pezzo di
pergamena. “Allora, Ron, hai già pulito la tua camera?”
“Perché?” esclamò Ron, sbattendo violentemente il
cucchiaio sul tavolo e guardando sua madre di traverso.
“Perché la mia camera deve essere pulita? A me e a Harry
va bene così com’è!”
“Terremo il matrimonio di tuo fratello qui tra pochi
giorni, giovanotto…”

114
J. K. Rowling

“E devono sposarsi nella mia stanza?” chiese Ron


furiosamente. “No! Allora perché, in nome di Merlino e
della sua flaccida…”
“Non parlare a tua madre in quel modo,” disse il
signor Weasley con fermezza. “E fai quello che ti è stato
chiesto.”
Ron guardò accigliato entrambi i genitori, poi riprese
il cucchiaio e attaccò gli ultimi bocconi della sua torta di
mele.
“Posso aiutarti, un po’ di quel disordine è mio,” disse
Harry a Ron, ma la signora Weasley lo interruppe.
“No, Harry caro, preferirei piuttosto che tu aiutassi
Arthur a ripulire i polli, e Hermione ti sarei così grata se
cambiassi le lenzuola per Monsieur e Madame Delacour.
Come sai arrivano domattina alle undici.”
Ma come si scoprì presto, c’era veramente poco da
fare con i polli.
“Non c’è bisogno che, ehm… Molly lo venga a
sapere,” disse il signor Weasley a Harry, bloccandolo
mentre entrava nel pollaio, “ma, ehm… Ted Tonks mi ha
spedito la maggior parte di quello che è rimasto della moto
di Sirius e, ehm…, lo sto nascondendo, cioè, conservando,
qui dentro. Roba fantastica. C’è un tubo di scarico,
immagino si chiami, una delle migliori batterie, e sarà una
grande opportunità per scoprire come funzionano i freni.
Vorrei cercare di rimetterla insieme di nuovo quando
Molly non è… voglio dire, quando ho tempo.”
Non appena tornarono in casa, la signora Weasley non
si vedeva da nessuna parte, così Harry sgusciò di sopra
nella camera da letto di Ron all’ultimo piano.

115
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Lo sto facendo, lo sto facendo…! Oh, sei tu,” disse


Ron con sollievo, mentre Harry entrava in camera. Ron si
lasciò crollare sul letto, dal quale si era evidentemente
appena alzato. La stanza era nello stesso disordine in cui
era stata per tutta la settimana. L’unica differenza era che
Hermione, in quel momento, era seduta nell’angolo più
lontano, con Grattastinchi, il suo gatto dal pelo rosso e
vaporoso, ai suoi piedi e stava smistando libri, alcuni dei
quali Harry riconobbe come propri, in due enormi pile.
“Ciao, Harry,” disse, mentre lui si sedeva sul suo letto
da campeggio.
“E tu come sei riuscita a scappare?”
“Oh, la mamma di Ron si è dimenticata che aveva
chiesto a Ginny e a me di cambiare le lenzuola ieri,” disse
Hermione. Lanciò Numerologia e Grammatica su una pila
e Ascesa e Declino delle Arti Oscure sopra l’altra.
“Stavamo giusto parlando di Malocchio,” disse Ron a
Harry. “Credo che possa essere sopravvissuto.”
“Ma Bill ha visto che è stato colpito con la Maledi-
zione che Uccide,” disse Harry.
“Sì, ma Bill era anche lui sotto attacco,” disse Ron.
“Come può essere sicuro di quello che ha visto?”
“Anche se la Maledizione che Uccide avesse fallito,
Malocchio è precipitato da un migliaio di metri,” disse
Hermione, con “Le squadre di Quidditch della Gran
Bretagna e dell’Irlanda” in mano.
“Potrebbe aver usato un Sortilegio Scudo…”
“Fleur ha detto che la bacchetta gli era volata via di
mano,” disse Harry.

116
J. K. Rowling

“Beh, d’accordo, se volete che sia morto,” disse Ron


con tono scontroso, picchiando il suo cuscino per ottenere
una forma più confortevole.
“Naturalmente non vogliamo che lui sia morto!” disse
Hermione, con aria scossa. “È terribile che lui sia morto!
Ma dobbiamo essere realisti!”
Per la prima volta, Harry immaginò il corpo di
Malocchio, colpito come lo era stato quello di Silente,
eppure con quell’unico occhio che roteava ancora
all’impazzata nell’orbita. Sentì un’ondata di ripugnanza
mista ad una bizzarra voglia di ridere.
“I Mangiamorte probabilmente hanno fatto sparire
tutto, per questo nessuno l’ha trovato,” disse Ron
saggiamente.
“Già,” disse Harry. “Come Barty Crouch, trasformato
in un osso e seppellito nel giardino davanti alla casa di
Hagrid. Probabilmente hanno Trasfigurato Moody e lo
hanno ficcato…”
“Smettila!” strillò Hermione.
Trasalendo, Harry guardò verso di lei giusto in tempo
per vederla scoppiare a piangere sopra la sua copia di
Geroglifici e Logogrammi Magici.
“Oh, no,” disse Harry, lottando per alzarsi dal vecchio
letto da campeggio. “Hermione, non volevo
sconvolgerti…”
Ma con un gran scricchiolio di molle arrugginite, Ron
si lanciò fuori dal letto e arrivò da lei per primo. Tenendo
un braccio intorno ad Hermione, pescò nella tasca dei suoi
jeans e tirò fuori un fazzoletto dall’aspetto disgustoso che
aveva usato per pulire il forno poco prima. In fretta prese
la bacchetta, la puntò verso lo straccio e disse, “Tergeo.”

117
Harry Potter e i Cimeli della Morte

La bacchetta rimosse gran parte del grasso. Con aria


abbastanza compiaciuta, Ron allungò il fazzoletto
leggermente fumante a Hermione.
“Oh… grazie Ron… Mi dispiace…” si soffiò il naso e
singhiozzò. “È così tre-tremendo, non è vero? P-proprio
dopo Silente… Io… non avrei m-mai immaginato che
Malocchio potesse morire, in qualche modo sembrava così
forte!”
“Sì, lo so,” disse Ron, stringendola a se. “Ma lo sai
cosa ci direbbe se fosse qui?”
“Vi-vigilanza costante,” disse Hermione, asciugandosi
gli occhi.
“Esatto,” disse Ron annuendo. “Ci direbbe di imparare
da quello che gli è successo. E quello che ho imparato è
che non c’è da fidarsi di quel piccolo, vigliacco e
insignificante Mundungus.”
Hermione fece una risata traballante e si chinò per
prendere altri due libri. Un secondo dopo, Ron le aveva
ritirato in fretta il braccio dalle spalle. Lei gli aveva fatto
cadere il Libro Mostro dei Mostri sul piede. Il libro s’era
liberato dalle cinghie che lo contenevano ed aveva
addentato ferocemente la caviglia di Ron.
“Scusami, scusami!” gridò Hermione mentre Harry
strappava il libro dalla gamba di Ron e lo legava di nuovo.
“Cosa stai facendo con tutti quei libri, comunque?”
chiese Ron, zoppicando verso il letto.
“Sto solo cercando di decidere quali portare con noi,”
disse Hermione, “Quando cercheremo gli Horcrux.”
“Oh, è vero,” disse Ron, dandosi un colpo in fronte
con la mano. “Dimenticavo che daremo la caccia a
Voldemort in una biblioteca mobile.”

118
J. K. Rowling

“Ha, ha,” disse Hermione guardando in basso verso


Geroglifici e Logogrammi Magici. “Mi chiedo… avremo
bisogno di tradurre le rune? È possibile… penso che
faremo bene a prenderlo, per essere tranquilli.”
Fece cadere il libro sopra la più alta delle due pile e
raccolse Storia di Hogwarts.
“Ascoltate,” disse Harry.
Si era messo a sedere dritto. Ron e Hermione lo
guardarono con un misto di rassegnazione e sfida.
“Lo so che avete detto, dopo il funerale di Silente, che
volevate venire con me,” cominciò Harry.
“Ecco che ricomincia,” disse Ron a Hermione,
alzando gli occhi al cielo.
“Come sapevamo avrebbe fatto,” sospirò lei, ripor-
tando lo sguardo verso i libri. “Sapete, penso che
dovremmo prendere Storia di Hogwarts. Anche se non
torneremo lì, non penso che mi sentirei a mio agio se non
lo avessi con me…”
“Ascoltate!” disse Harry di nuovo.
“No, Harry, ascolta tu,” disse Hermione. “Noi
verremo con te. È stato deciso mesi fa… anni fa, a dire il
vero.”
“Ma…”
“Zitto,” lo consigliò Ron.
“…siete sicuri di averci pensato bene?” si ostinò
Harry.
“Vediamo,” disse Hermione, scaraventando Trekking
con i Troll sopra la pila dei libri scartati con uno sguardo
piuttosto feroce. “Ho fatto i bagagli per giorni interi, così
che potessimo essere pronti a partire con il minimo
preavviso, il che, per tua informazione, ha incluso fare

119
Harry Potter e i Cimeli della Morte

qualche magia parecchio difficile, per non parlare del far


sparire l’intera scorta di Pozione Polisucco di Malocchio
proprio sotto il naso della mamma di Ron.
Ho inoltre modificato la memoria dei miei genitori
così che fossero convinti di chiamarsi veramente Wendell
e Monica Wilkins, e che il sogno di tutta la loro vita fosse
andare in Australia, cosa che ora hanno fatto. Questo per
creare maggiori difficoltà a Voldemort nello scovarli e
interrogarli riguardo a me… o te, perché sfortunatamente
gli ho parlato abbastanza di te.
“Presumendo che io sopravviva alla nostra caccia agli
Horcrux, cercherò mamma e papà e toglierò
l’incantesimo. Se no… beh, penso di aver gettato un
incantesimo abbastanza forte da tenerli al sicuro e felici.
Wendell e Monica Wilkins non sanno di avere una figlia,
capisci?”
Gli occhi di Hermione si stavano nuovamente
bagnando di lacrime. Ron scese nuovamente dal letto, le
mise il suo braccio attorno un’altra volta, e guardò Harry
aggrottando le sopracciglia, come a rinfacciargli la
mancanza di tatto. Harry non riuscì a pensare a nulla da
dire, se non altro perché era estremamente strano che Ron
desse lezioni di tatto a qualcun altro.
“Io… Hermione, mi dispiace… Non volevo…”
“Non hai capito che Ron e io sappiamo perfettamente
cosa potrebbe accadere se venissimo con te? Beh, è così.
Ron, mostra ad Harry cosa hai fatto.”
“Nah, ha appena mangiato,” disse Ron.
“Andiamo, ha bisogno di saperlo!”
“Oh, va bene. Harry, vieni qui.”

120
J. K. Rowling

Per la seconda volta Ron ritirò il braccio dalle spalle


di Hermione e si diresse con passo pesante verso la porta.
“Andiamo.”
“Perché?” chiese Harry, seguendo Ron fuori dalla
stanza, sul minuscolo pianerottolo.
“Descendo,” mormorò Ron, puntando la bacchetta
verso il soffitto basso. Una botola si aprì proprio sopra le
loro teste e una scala scivolò giù fino ai piedi. Un orribile
suono, a metà tra il risucchio e metà lamento provenne dal
buco quadrato, insieme ad uno spiacevole odore come di
fogna aperta.
“Questo è il tuo fantasma1, vero?” chiese Harry, che
non aveva mai incontrato realmente quella creatura che
qualche volta disturbava il silenzio notturno.
“Sì, è lui,” disse Ron, arrampicandosi sulla scala.
“Vieni a dargli un’occhiata.”
Harry seguì Ron su per quei pochi piccoli gradini nel
minuscolo sottotetto. La testa e le spalle erano già nella
stanza prima di riuscire a vedere la creatura, raggomitolata
a pochi passi, profondamente addormentata nell’oscurità
con la grande bocca completamente spalancata.
“Ma… sembra… di solito i fantasmi indossano
pigiami?”
“No,” disse Ron. “Normalmente non hanno nemmeno
i capelli rossi o quella quantità di pustole.”
Harry osservò la cosa, leggermente disgustato. Era
umano nella forma e nella grandezza, e indossava quello
1
In originale la parola è “ghoul”, che vuol dire “demone”. È stato usato
“fantasma” per uniformarci alle versioni ufficiali Salani che sono errate fin
dalla Camera dei Segreti. N.d.T.

121
Harry Potter e i Cimeli della Morte

che, adesso che gli occhi di Harry iniziavano ad abituarsi


all’oscurità, era chiaramente un vecchio pigiama di Ron.
Era inoltre sicuro che i fantasmi fossero generalmente
piuttosto viscidi e pelati invece che decisamente irsuti e
coperti di pulsanti vesciche color porpora.
“Sono io, vedi?” disse Ron.
“No,” disse Harry. “Non vedo.”
“Ti spiegherò dopo in camera, l’odore sta iniziando a
sopraffarmi,” disse Ron. Ridiscesero la scala, che Ron
fece rientrare nel soffitto, e si riunirono a Hermione che
ancora selezionava libri.
“Una volta che ce ne saremo andati, il fantasma verrà
a vivere qui nella mia stanza,” disse Ron.
“Penso che non veda l’ora di farlo… beh, è difficile a
dirsi, perché tutto quello che può fare è lamentarsi e
sbavare… ma annuisce un sacco quando ne parli. In ogni
caso, sembrerà me con la Spruzzolosi. Geniale, eh?”
L’espressione di Harry esprimeva chiaramente la sua
confusione.
“Lo è!” disse Ron, evidentemente frustrato dal fatto
che Harry non avesse afferrato la genialità del piano.
“Vedi, quando noi tre non rientreremo ad Hogwarts,
quest’anno, tutti penseranno che Hermione e io dobbiamo
essere con te, giusto? Questo significa che i Mangiamorte
andranno dritti dalle nostre famiglie per vedere se sanno
qualcosa su dove sei tu.”
“Con un po’ di fortuna, però, crederanno che io sia
andata via con mamma e papà. Parecchi Nati-Babbani
stanno pensando di darsi alla macchia, al momento,” disse
Hermione.

122
J. K. Rowling

“Non possiamo nascondere la mia intera famiglia,


sembrerebbe troppo sospetto e non tutti possono abban-
donare il loro lavoro,” disse Ron. “Così stiamo per
diffondere la storia che sono seriamente ammalato di
Spruzzolosi, motivo per cui non posso rientrare a scuola.
Se qualcuno arrivasse chiedendo di controllare, mamma e
papà possono mostrare loro il fantasma nel mio letto,
coperto di pustole. La Spruzzolosi è veramente conta-
giosa, quindi non vorranno andargli vicino.
Non sarà importante il fatto che non possa dire nulla,
perché pare che non si riesca a parlare una volta che il
fungo si è diffuso nell’ugola.”
“E tua madre e tuo padre sono s’accordo con questo
piano?” chiese Harry.
“Papà sì. Ha aiutato Fred e George a trasformare il
fantasma. Mamma… beh, hai visto come è fatta. Non
accetterà che ce ne andiamo fino a quando non ce ne
saremo andati.”
Ci fu silenzio nella stanza, rotto solo da lievi tonfi dei
libri che Hermione continuava a buttare sopra l’una o
l’altra pila. Ron era seduto e la guardava ed Harry
spostava lo sguardo dall’uno all’altra, incapace di dire
qualunque cosa. Le misure che avevano preso per
proteggere le loro famiglie gli facevano capire, più di
qualsiasi altra cosa potessero aver fatto, quanto erano
decisi a seguirlo e quanto fossero esattamente consapevoli
del pericolo che correvano. Avrebbe voluto dire loro cosa
tutto ciò significava per lui, ma semplicemente non
riusciva a trovare parole adeguate.
Attraverso il silenzio arrivò la voce smorzata della
signora Weasley che gridava da quattro piani più in basso.

123
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Ginny probabilmente ha lasciato qualche granello di


polvere su qualche maledetto porta tovagliolo,” disse Ron.
“Non capisco perché i Delacour devono arrivare due
giorni prima del matrimonio.”
“La sorella di Fleur è una damigella, ha bisogno di
essere qui per le prove ed è troppo giovane per venire da
sola,” disse Hermione, mentre esaminava indecisa A
merenda con la morte.
“Beh, gli ospiti non faranno bene al livello di stress di
mamma,” disse Ron.
“Quello che dobbiamo veramente decidere,” affermò
Hermione, lanciando Teoria della Magia Difensiva nella
spazzatura senza pensarci due volte e raccogliendo il
Compendio sull’Istruzione Magica in Europa, “è dove
andremo dopo essere andati via da qui. So che dici di
voler andare a Godric’s Hollow per prima cosa, Harry, e
capisco perché, ma… beh… non dovremmo fare degli
Horcrux la nostra priorità?”
“Se sapessimo dove si trova almeno uno degli
Horcrux, sarei d’accordo con te,” disse Harry, che non
credeva che Hermione potesse veramente comprendere il
suo desiderio di ritornare a Godric’s Hollow. La tomba dei
suoi genitori era solo una parte dell’attrattiva. Aveva una
forte sensazione, seppure inesplicabile, che in quel luogo
fossero custodite delle risposte per lui. Forse era
semplicemente perché era lì che era sopravvissuto alla
Maledizione che Uccide di Voldemort; adesso che era di
fronte alla sfida di ripetere l’impresa, Harry era attratto dal
luogo dove era accaduto, aveva bisogno di capire.
“Non pensi che ci sia la possibilità che Voldemort stia
sorvegliando Godric’s Hollow?” chiese Hermione. “Non

124
J. K. Rowling

credi si aspetti di vederti tornare lì, a visitare la tomba dei


tuoi genitori, una volta libero di andare ovunque tu
voglia?”
Ad Harry non era venuto in mente. Mentre si sforzava
di trovare un argomento per ribattere, Ron parlò, seguendo
evidentemente una propria linea di pensieri.
“Questo tipo, R.A.B.,” disse, “sai, quello che ha
rubato il vero medaglione?”
Hermione annuì.
“Ha detto nel biglietto che lo avrebbe distrutto, non è
vero?”
Harry tirò lo zaino verso sé e tirò fuori il falso
Horcrux nel quale la nota di R.A.B. era ancora piegata.
“Ho rubato il vero Horcrux ed intendo distruggerlo
appena potrò.” lesse a voce alta Harry.
“E se lui l’avesse davvero distrutto?” disse Ron.
“O lei,” si intromise Hermione.
“Chiunque sia,” disse Ron. “Sarebbe uno in meno per
noi da trovare!”
“Sì, ma dovremmo comunque tentare di rintracciare il
vero medaglione, non pensate?” disse Hermione, “per
scoprire se è stato distrutto o no.”
“E una volta che lo avremo preso, come si distrugge
un Horcrux?” chiese Ron.
“Beh,” disse Hermione, “stavo giusto facendo delle
ricerche a riguardo.”
“Come?” chiese Harry. “Pensavo non ci fossero libri
sugli Horcrux in biblioteca…”
“Non ce n’erano,” disse Hermione, che era arrossita.
“Silente li ha tolti tutti, ma lui… non li ha distrutti.”
Ron si mise seduto dritto, gli occhi spalancati.

125
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Per le mutande di Merlino, come hai fatto a mettere


le mani su quei libri sugli Horcrux?”
“Non… non li ho rubati!” disse Hermione, guardando
da Harry a Ron quasi con disperazione. “Erano ancora
libri della biblioteca, anche se Silente li aveva tolti dagli
scaffali. Comunque, se veramente non voleva che
qualcuno li avesse, sono sicura che avrebbe reso tutto
molto più difficile da…”
“Arriva al punto!” disse Ron.
“Beh… è stato semplice,” disse Hermione con una
vocina. “Ho solo fatto un Incantesimo di Appello.
Sapete… accio. E… sono volati fuori dalla finestra dello
studio di Silente dritti fino al dormitorio delle ragazze.”
“Ma quando lo hai fatto?” chiese Harry, guardando
Hermione con un misto di ammirazione e di incredulità.
“Proprio dopo il suo… di Silente… funerale,” disse
Hermione con una vocina ancora più esile. “Subito dopo
che ci eravamo accordati per lasciare la scuola e andare e
cercare gli Horcrux. Quando sono tornata in dormitorio
per prendere le mie cose mi… mi è venuto in mente che
più sapevamo su di essi, meglio sarebbe stato… ed ero lì
sola… così ho tentato… ed è riuscito. Sono volati dritti
attraverso la finestra aperta e io… li ho messi nei bagagli.”
Deglutì e poi disse con tono implorante, “Non riesco a
credere che Silente si sarebbe arrabbiato, non è come se
avessimo intenzione di usare le informazioni per fare un
Horcrux, non credete?”
“Ci hai sentito lamentarci?” disse Ron. “Dove sono
questi libri, in ogni caso?”
Hermione frugò per un momento e poi estrasse dalla
pila un grande tomo rilegato in pelle nera sbiadita.

126
J. K. Rowling

Sembrava leggermente nauseata e lo teneva con circo-


spezione come se fosse qualcosa morta di recente.
“Questo fornisce spiegazioni esplicite su come fare un
Horcrux. Segreti sulle Arti Oscure… è un libro orribile,
veramente terribile, pieno di magia oscura. Mi domando
quando Silente lo abbia rimosso dalla biblioteca… se non
lo ha fatto prima di diventare Preside, scommetto che
Voldemort ha preso tutte le informazioni che gli servivano
da qui.”
“Perché ha dovuto chiedere a Lumacorno come fare
un Horcrux, allora, se aveva già letto quello?” chiese Ron.
“Si è rivolto a Lumacorno solo per scoprire cosa
sarebbe accaduto se avesse diviso la sua anima in sette
parti,” disse Harry. “Silente era sicuro che Riddle sapeva
già come fare un Horcrux nel momento in cui ha fatto
quelle domande a Lumacorno sull’argomento. Penso che
tu abbia ragione, Hermione, potrebbe essere da lì che ha
preso le informazioni.”
“E più andavo avanti a leggere,” disse Hermione, “più
orribili sembravano, e meno riuscivo a credere che
realmente ne avesse fatti sei. In questo libro si sottolinea
quanto instabile diventa l’anima quando la si lacera, e che
questo accade anche facendo un solo Horcrux!”
Harry ricordò cosa Silente aveva detto di Voldemort,
che era ormai al di là della “solita malvagità.”
“Non c’è nessun modo per rimetterla insieme?” chiese
Ron.
“Sì,” disse Hermione con un sorriso vacuo, “ma
potrebbe essere doloroso in modo straziante.”
“Perché? Come si fa?” chiese Harry.

127
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Rimorso,” disse Hermione. “Devi veramente sentire


quello che hai fatto. C’è una nota a piè di pagina. A
quanto pare il dolore che provoca può distruggere chi ci
tenta. Non ce lo vedo Voldemort che prova a farlo,
comunque, e voi?”
“No,” disse Ron prima che Harry potesse rispondere.
“Quindi dice come fare a distruggere un Horcrux in quel
libro?”
“Sì,” disse Hermione, girando subito le fragili pagine
come se esaminasse interiora putride, “perché ammonisce
i Maghi Oscuri su quanto deve essere forte l’incantesimo.
A giudicare da tutto quello che ho letto, quello che Harry
ha fatto al diario di Riddle è una delle poche strade
veramente infallibili per distruggere un Horcrux.”
“Cosa, pugnalarlo con una zanna di basilisco?” chiese
Harry.
“Oh, beh, fortuna che abbiamo un’ampia scorta di
zanne di basilisco, allora,” disse Ron. “Mi stavo chie-
dendo cosa avremmo potuto farne.”
“Non è necessario sia una zanna di basilisco,” disse
Hermione pazientemente. “Deve essere qualcosa di così
distruttivo che l’Horcrux non possa ripararsi da solo. Il
veleno di Basilisco ha un solo antidoto, ed è incredibil-
mente raro…”
“…lacrime di fenice,” disse Harry annuendo.
“Esattamente,” disse Hermione. “Il nostro problema è
che ci sono davvero poche sostanze così distruttive come
il veleno di basilisco, e sono troppo pericolose da portare
con sé. Questo è un problema che dovremo risolvere,
perché lacerare, schiacciare, o fare a pezzi un Horcrux non

128
J. K. Rowling

funzionerà. Si deve arrivare oltre la possibilità di una


riparazione magica.”
“Ma anche se distruggiamo l’oggetto in cui vive,”
disse Ron, “perché il pezzettino di anima che contiene
semplicemente non se ne va a vivere in qualcos’altro?”
“Perché un Horcrux è l’esatto opposto di un essere
umano.”
Vedendo che Harry e Ron apparivano completamente
confusi, Hermione proseguì veloce.
“Guardate, se adesso io raccogliessi una spada, Ron, e
ti trapassassi con essa, non danneggerei la tua anima per
niente.”
“Il che sarebbe una vera consolazione per me, sono
sicuro,” disse Ron.
Harry rise.
“Dovrebbe, in effetti! Ma il punto è che qualsiasi cosa
accada al tuo corpo, la tua anima sopravvivrà, intatta,”
disse Hermione. “Ma le cose vanno diversamente con un
Horcrux. Il frammento di anima dentro di esso dipende dal
suo contenitore, il suo corpo incantato, per sopravvivere.
Non può esistere senza di esso.”
“Quel diario praticamente morì quando lo pugnalai,”
disse Harry ricordando l’inchiostro defluire come sangue
dalle pagine forate, e il grido del pezzo dell’anima di
Voldemort mentre svaniva.
“E una volta che il diario è stato opportunamente
distrutto, il pezzo di anima intrappolato all’interno non ha
più potuto esistere. Ginny tentò di sbarazzarsi del diario
prima che lo facessi tu, gettandolo via, ma ovviamente
ritornò come nuovo.”

129
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Aspetta,” disse Ron aggrottando le sopracciglia. “Il


pezzo di anima in quel diario aveva posseduto Ginny,
giusto? Come ci riusciva, allora?”
“Mentre il contenitore magico è ancora intatto, il
pezzo di anima dentro di esso può spostarsi dentro e fuori
qualcuno che si avvicini troppo all’oggetto. Non intendo
dire toccarlo troppo a lungo, non ha nulla a che fare con il
toccarlo,” aggiunse prima che Ron potesse parlare.
“Voglio dire avvicinarsi emotivamente. Ginny riversò il
suo cuore nel diario rendendosi incredibilmente
vulnerabile. Sei nei guai se arrivi ad affezionarti troppo o
a dipendere da un Horcrux.”
“Mi domando come Silente abbia distrutto l’anello?”
disse Harry. “Perché non gliel’ho chiesto? Non ho mai
veramente…”
La sua voce diminuì gradualmente. Pensava a tutte le
cose che avrebbe potuto chiedere a Silente, e di come, da
quando il Preside era morto, aveva l’impressione di aver
sprecato così tante opportunità, quando Silente era ancora
vivo, di scoprire di più… di scoprire ogni cosa…
Il silenzio venne rotto quando la porta della camera si
aprì di colpo con uno schianto da far traballare il muro.
Hermione gridò e fece cadere Segreti sulle Arti Oscure:
Grattastinchi corse come un lampo sotto il letto, sibilando
indignato. Ron si alzò di scatto dal letto, scivolando su un
involucro di Cioccorane abbandonato e battendo la testa
contro il muro opposto, e Harry istintivamente tirò fuori la
sua bacchetta prima di accorgersi di aver di fronte la
signora Weasley, con i capelli scompigliati e la faccia
contratta dalla rabbia.

130
J. K. Rowling

“Sono spiacente di interrompere questo accogliente


piccolo raduno,” disse, la voce tremante.
“Sono sicura che tutti voi avete bisogno di una
pausa… ma ci sono regali di nozze ammucchiati nella mia
stanza che hanno bisogno di essere ordinati e avevo avuto
l’impressione che voi aveste accettato di aiutare.”
“Oh sì,” disse Hermione, con aria terrificata mentre
schizzava in piedi, facendo volare i libri in ogni direzione.
“Lo faremo… ci dispiace…”
Con uno sguardo angosciato ad Harry e Ron,
Hermione si affrettò ad uscire dalla stanza dopo la signora
Weasley.
“È come essere un elfo domestico,” si lagnò Ron con
tono sommesso, massaggiandosi ancora la testa mentre lui
e Harry le seguivano. “Però senza la soddisfazione del
lavoro. Prima finisce questo matrimonio, meglio sarà.”
“Già,” disse Harry, “poi non avremo nulla da fare a
parte trovare gli Horcrux… sarà come una vacanza, no?”
Ron cominciò a ridere, ma la vista dell’enorme pila di
regali di nozze che li aspettavano nella stanza della
Signora Weasley, lo fermò piuttosto bruscamente.
I Delacour arrivarono il mattino seguente alle undici
in punto. Harry, Ron, Hermione e Ginny nutrivano un
certo risentimento verso la famiglia di Fleur, a quel punto,
e fu con malagrazia che Ron salì pesantemente al piano
superiore per infilarsi calzini intonati e Harry tentò di
appiattirsi i capelli.
Una volta che furono ritenuti sufficientemente ele-
ganti, si schierarono giù nell’assolato cortile posteriore ad
aspettare i visitatori.

131
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry non aveva mai visto il posto così in ordine. I


calderoni arrugginiti e i vecchi stivali di gomma che di
solito coprivano i gradini della porta sul retro erano
spariti, rimpiazzati da due nuovi Cespugli Farfallini
collocati ad entrambi i lati della porta in grandi vasi.
Sebbene non ci fosse vento, le foglie ondeggiavano
pigramente, dando un attraente effetto di increspatura. I
polli erano stati rinchiusi, il cortile era stato spazzato, e il
giardino accanto era stato potato, erano state tolte le
erbacce e data una ripulita generale, benché Harry, che lo
amava per quello stato selvaggio, pensò che avesse l’aria
piuttosto sconsolata senza il suo solito contingente di
gnomi stravaganti.
Aveva perso di vista il numero di incantesimi di sicu-
rezza che erano stati sistemati sopra la Tana sia
dall’Ordine che dal Ministero. Tutto quello che sapeva era
che non si poteva più viaggiare con la magia direttamente
fin lì. Il signor Weasley era andato quindi ad incontrare i
Delacour in cima alla collina vicina, dove sarebbero
arrivati tramite Passaporta. Il primo indizio del loro arrivo
fu una risata stranamente acuta, che si rivelò appartenere
al signor Weasley, che apparve al cancello qualche attimo
più tardi, carico di bagagli e portando con se una
meravigliosa donna bionda con un lungo abito verde
foglia, che poteva solo essere la mamma di Fleur.
“Maman!” gridò Fleur, correndole incontro per
abbracciarla. “Papa!”
Il signor Delacour non era in alcun modo attraente
quanto sua moglie. Era più basso di una spanna ed
estremamente paffuto, con una piccola barba nera a punta.
Comunque sembrava di buon carattere. Dirigendosi con

132
J. K. Rowling

passo ondeggiante sui suoi stivali dai tacchi alti verso la


signora Weasley, la baciò due volte su ciascuna guancia,
lasciandola disorientata.
“Si è preesa tres disturbo,” disse con voce profonda.
“Fleur ci ha detto che vous travailles molto duramoente.”
“Oh, non è stato nulla, nulla!” trillò la signora
Weasley. “Assolutamente nessun problema.”
Ron sfogò le sue frustrazioni indirizzando un calcio ad
uno gnomo che stava spiando da dietro uno dei nuovi
Cespugli Farfallini.
“Caara madame!” disse il signor Delacour, conti-
nuando a stringere la mano della signora Weasley tra le
sue mani grassottelle e continuando a sorridere. “Siamo
tres onoraati per l’approssimarsi dell’union delle notre due
famiglie! Permet mois di présentarvi mia moglie,
Apolline.”
Madame Delacour scivolò in avanti e si fermò per
baciare anche lei la signora Weasley.
“Enchantée,” disse. “Suo marito ci ha raccontato
storie così divertoenti!”
Il signor Weasley sbottò in una risata un po’ folle. La
signora Weasley gli lanciò un’occhiata, al che lui si zittì
immediatamente e assunse un’espressione appropriata ad
una visita ad un caro amico malato.
“E, naturalmoente, avete già incontrato la mia figlia
più piccola, Gabrielle!” disse il signor Delacour. Gabrielle
era Fleur in miniatura. Undici anni, con capelli lunghi fino
alla vita di un puro biondo argenteo. Gabrielle indirizzò un
sorriso abbagliante alla signora Weasley e la abbracciò,
poi lanciò ad Harry uno sguardo ardente, battendo le
ciglia. Ginny si schiarì con decisione la gola.

133
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Bene, andiamo, su!” disse la signora Weasley radio-


samente, e accompagnò i Delacour in casa, con molti “No,
prego!” e “Dopo di voi!” e “Per nulla!”
I Delacour, si scoprì presto, erano ospiti disponibili e
piacevoli. Erano compiaciuti di ogni cosa e desiderosi di
aiutare nei preparativi per il matrimonio. Monsieur
Delacour dichiarò “Incantevole!” ogni cosa, dalla disposi-
zione dei posti a sedere alle scarpe delle damigelle
d’onore. Madame Delacour era molto abile negli
incantesimi domestici e ripulì completamente il forno in
un attimo.
Gabrielle seguiva la sorella maggiore in giro,
cercando di aiutarla in ogni modo possibile e ciarlando in
rapidissimo Francese.
Come lato negativo, la Tana non era stata costruita per
accogliere così tanta gente. Il signore e la signora Weasley
dormirono nel salotto, in quel periodo, dopo aver messo a
tacere le proteste di Monsieur e Madame Delacour e
insistito affinché prendessero la loro camera da letto.
Gabrielle dormiva con Fleur nella vecchia camera di Percy
mentre Bill avrebbe condiviso la sua con Charlie, il suo
testimone, una volta che Charlie fosse arrivato dalla
Romania. Le opportunità per elaborare piani insieme
divennero praticamente inesistenti e fu per disperazione
che Harry, Ron ed Hermione si offrirono spontaneamente
di dar da mangiare ai polli proprio per fuggire dalla casa
sovraffollata.
“Ma ancora non vuole lasciarci soli!” ringhiò Ron
quando il loro secondo tentativo di incontrarsi nel cortile
fallì a causa dell’apparizione della signora Weasley che
portava un largo cesto di biancheria tra le braccia.

134
J. K. Rowling

“Oh, bene, avete dato da mangiare ai polli,” disse ad


alta voce mentre si avvicinava a loro. “Faremmo bene a
rinchiuderli di nuovo prima che arrivino gli uomini,
domani… a montare i tendoni per il matrimonio,” spiegò,
fermandosi e appoggiandosi contro il pollaio. Sembrava
esausta.
“Padiglioni Magici di Millamant… sono veramente
buoni. Li accompagnerà Bill… sarà meglio che tu stia
dentro finché saranno qui, Harry. Devo dire che è
complicato organizzare un matrimonio con tutti questi
incantesimi di sicurezza intorno.”
“Mi dispiace,” disse Harry umilmente.
“Non fare lo sciocco, caro!” disse la signora Weasley
immediatamente. “Non volevo dire… beh, la tua sicurezza
è molto più importante! In realtà volevo chiederti come
vorresti festeggiare il tuo compleanno, Harry. Diciassette
anni, è un giorno importante, dopo tutto…”
“Non voglio creare confusione,” disse Harry velo-
cemente, prevedendo lo sforzo aggiuntivo che questo
avrebbe imposto a tutti loro. “Davvero, signora Weasley,
una normale cena andrà benissimo… è il giorno prima del
matrimonio…”
“Oh, bene, se ne sei sicuro, caro. Inviterò Remus e
Tonks, che ne dici? E Hagrid?”
“Sarebbe meraviglioso,” disse Harry. “Ma per favore,
non si prenda troppo disturbo.”
“Niente affatto, niente affatto… non è un disturbo…”
Gli rivolse un lungo sguardo inquisitorio, poi sorrise
un po’ mestamente, raddrizzò la schiena e se ne andò.
Harry la osservò mentre faceva ondeggiare la bacchetta
nei pressi del filo per stendere, e i vestiti umidi si solle-

135
Harry Potter e i Cimeli della Morte

vavano appendendosi da soli. Sentì immediatamente


un’enorme ondata di rimorso per il disagio e il dolore che
le stava causando.

136
J. K. Rowling

CAPITOLO SETTE

IL TESTAMENTO DI
ALBUS SILENTE
Procedeva lungo una strada di montagna nella fresca
luce azzurrata dell’alba. Lontano nella valle, avviluppata
dalla nebbia, c’era l’ombra di una piccola città. L’uomo
che cercava era laggiù? L’uomo di cui aveva tanto bisogno
da non riuscire a pensare ad altro, l’uomo che aveva la
risposta, la risposta al suo problema…
“Ehi, svegliati.”
Harry aprì gli occhi. Era ancora disteso sulla branda
nel disordinato attico di Ron. Il sole non si era ancora
levato e la stanza era in ombra.
Leotordo era addormentato con la testa sotto la piccola
ala. La cicatrice sulla fronte di Harry formicolava.
137
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Stavi borbottando nel sonno.”


“Io?”
“Sì. «Gregorovitch.» Stavi dicendo «Gregorovitch.»”
Harry era senza occhiali, la faccia di Ron gli appariva
un po’ sfocata.
“Chi è Gregorovitch?”
“E che ne so io? Eri tu che lo stavi dicendo.”
Harry si strofinò la fronte, pensoso. Aveva una vaga
idea di aver già sentito prima quel nome, ma non gli
veniva in mente dove.
“Penso che Voldemort lo stia cercando.”
“Poveraccio,” disse Ron con fervore.
Harry si mise a sedere, continuando a strofinarsi la
cicatrice, ora completamente sveglio. Cercò di rammentare
esattamente cosa avesse visto nel sogno, ma tutto quello
che ricordava era un orizzonte montagnoso ed il profilo di
un piccolo villaggio accoccolato in una valle profonda.
“Penso sia all’estero.”
“Chi, Gregorovitch?”
“Voldemort. Penso che sia da qualche parte all’estero,
alla ricerca di Gregorovitch. Non sembrava essere un posto
dell’Inghilterra.”
“Ti rendi conto che stai di nuovo vedendo nella sua
mente?”
Ron sembrava preoccupato.
“Fammi un favore e non parlarne con Hermione,”
disse Harry. “In che modo si aspetta che io smetta di
vedere quella roba nei miei sogni, però, …”
Spostò lo sguardo alla piccola gabbia di Leotordo,
pensando… perché il nome «Gregorovitch» gli era fami-
liare?

138
J. K. Rowling

“Penso,” disse lentamente, “che abbia qualcosa a che


fare col Quidditch. C’è una relazione, ma non riesco… non
riesco a capire quale sia.”
“Quidditch?” disse Ron. “Sicuro non si tratti di
Gorgovitch?”
“Chi?”
“Dragomir Gorgovitch, Cacciatore, trasferito ai
Cannoni di Chudley con una quotazione record due anni
fa. Primatista per il maggior numero di Pluffe perse in una
stagione.”
“No,” disse Harry. “Certamente non sto pensando a
Gorgovitch.”
“Anch’io tento di non farlo,” disse Ron. “Bene, buon
compleanno, comunque.”
“Wow, è vero, dimenticavo! Sono diciassettenne!”
Harry afferrò la bacchetta poggiata sulla sua branda, la
puntò alla scrivania in disordine dove aveva lasciato gli
occhiali e disse: “Accio occhiali!” Sebbene fossero lontani
solamente trenta centimetri, ci fu una certa immensa
soddisfazione nel vederseli arrivare contro, almeno finché
non lo colpirono in un occhio.
“Furbo,” sbuffò Ron.
Provando gusto per la rimozione della Traccia, Harry
fece volare le proprietà di Ron per tutta la stanza, facendo
svegliare Leotordo e facendolo svolazzare eccitato nella
gabbia. Harry tentò anche di allacciarsi i lacci delle scarpe
da tennis con la magia (i nodi risultanti necessitarono di
diversi minuti per essere sciolti a mano) e, puramente per
il piacere di farlo, cambiò le divise arancio dei Cannoni di
Chudley nel poster di Ron, in un blu brillante.

139
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“La cerniera dei pantaloni me la allaccerei a mano,


però,” consigliò Ron ad Harry, ridacchiando quando lui la
controllò di scatto. “Ecco il mio regalo. Scartalo qui, non è
per gli occhi di mia madre.”
“Un libro?” disse Harry mentre afferrava l’involto
rettangolare. “Un poco insolito, no?”
“Questo non è un libro comune,” disse Ron. “È oro
puro: Dodici Modi sicuri per Incantare le Streghe. Spiega
tutto quello che serve sapere sulle ragazze. Se solo l’avessi
avuto l’anno scorso, avrei saputo esattamente come
liberarmi di Lavanda e come muovermi con… bene, Fred
e George me ne hanno dato una copia ed ho imparato
moltissimo. Resterai sorpreso, ci sono anche cose che non
c’entrano nulla con la magia.”
Quando arrivarono in cucina trovarono un mucchio di
regali in attesa sul tavolo. Bill ed il signor Delacour
stavano finendo la colazione, mentre la signora Weasley,
in piedi, chiacchierava con loro mentre friggeva.
“Arthur mi ha detto di augurarti un felice diciassette-
simo compleanno, Harry,” disse la signora Weasley,
sorridendogli. “È dovuto uscire presto per andare al
lavoro, ma sarà di ritorno per la cena. Il nostro regalo è
quello in cima.”
Harry si sedette, prese il pacchetto quadrato che lei gli
aveva indicato e lo scartò. All’interno c’era un orologio
molto simile a quello che i signori Weasley avevano dato a
Ron per il suo diciassettesimo compleanno: era dorato con
delle stelle che giravano sul quadrante al posto delle
lancette.
“È tradizione dare a un mago un orologio quando
raggiunge l’età adulta,” disse la signora Weasley guar-

140
J. K. Rowling

dandolo ansiosamente dalla sua postazione ai fornelli. “Mi


dispiace che non sia nuovo come quello di Ron, di fatto
era di mio fratello Fabian, e lui era terribilmente disattento
con le sue cose, è un po’ intaccato sul retro, ma…”
Il resto delle sue parole andò perduto. Harry s’era
alzato e l’aveva abbracciata. Tentò di mettere moltissime
parole non dette nell’abbraccio e probabilmente lei capì,
poiché gli diede goffamente un buffetto sulla guancia
quando lui la rilasciò, oscillando nel contempo la bacchetta
in un modo abbastanza casuale, facendo cadere almeno
metà della pancetta fuori dalla padella e sul pavimento.
“Buon compleanno, Harry!” disse Hermione,
affrettandosi in cucina e aggiungendo il suo regalo in cima
al mucchio. “Non è granché, ma spero ti piaccia. Cosa gli
hai dato tu?” aggiunse rivolta verso Ron, che finse di non
averla sentita.
“Avanti allora, apri quello di Hermione!” disse Ron.
Lei gli aveva comprato un nuovo Spioscopio. Gli altri
pacchetti contenevano un rasoio incantato da Bill e Fleur
(“Ah oui, queesto ti darà la più dolce rasatura che tu possa
mai haveere,” gli aveva assicurato il signor Delacour, “ma
devi dire chiaramoente cosa voulez… altrimoenti potresti
ritrovarti con un po’ meno sciapelli di quelli che
volevi...”), cioccolato dai Delacour ed un’enorme scatola
degli ultimi ritrovati dei Tiri Vispi Weasley da Fred e
George.
Harry, Ron ed Hermione non indugiarono a tavola, dal
momento che l’arrivo della signora Delacour, Fleur e
Gabrielle aveva reso la cucina scomodamente affollata.
“Li sistemo io,” disse Hermione allegramente, toglien-
dogli i regali dalle braccia mentre loro tre si dirigevano al

141
Harry Potter e i Cimeli della Morte

piano superiore. “Ho quasi finito, sto giusto aspettando che


il resto delle tue mutande finisca di lavarsi, Ron…”
Il borbottio di Ron fu interrotto dall’aprirsi di una
porta al pianerottolo del primo piano.
“Harry, puoi entrare un momento?”
Era Ginny. Ron si fermò all’improvviso, ma Hermione
lo prese per il gomito e lo trascinò al piano di sopra. Harry,
con apprensione, seguì Ginny nella sua stanza.
Non vi era mai entrato, prima. Era piccola, ma lumi-
nosa. Su una parete c’era un grande poster delle Sorelle
Stravagarie, la band musicale magica, sull’altro una foto-
grafia di Gwenog Jones, Capitano delle Arpie di
Holyhead, la squadra di Quidditch di sole streghe. Una
scrivania fronteggiava la finestra aperta che si apriva su
quell’orto dove, una volta, lui e Ginny avevano giocato a
Quidditch, due contro due, insieme a Ron e Hermione, e
dove ora alloggiava un grande padiglione bianco perla. La
bandiera dorata in cima era a livello con la finestra di
Ginny.
Ginny alzò lo sguardo verso il viso di Harry, sospirò
profondamente, e mormorò, “Felice diciassettesimo
compleanno.”
“Sì... grazie.”
Lei lo fissò a lungo. Lui, al contrario, aveva difficoltà
a restituirle lo sguardo. Aveva l’impressione di fissare una
luce brillante.
“Bella veduta,” disse lui con voce flebile, fissando in
direzione della finestra.
Lei lo ignorò. Non poteva biasimarla.
“Non sapevo cosa regalarti,” disse lei.
“Non eri tenuta a darmi qualcosa.”

142
J. K. Rowling

Lei non fece caso nemmeno a questo.


“Non sapevo cosa potesse esserti utile. Niente di
troppo grande, perché non saresti in grado di portarlo con
te.”
Lui si arrischiò a guardarla. Non piangeva. Questa era
una delle tante cose meravigliose di Ginny, era raro che
piangesse. Qualche volta pensava che l’avere sei fratelli
l’avesse rafforzata.
Lei fece un passo avvicinandosi a lui.
“Così ho pensato, mi piacerebbe che tu avessi
qualcosa per ricordarti di me, sai, se incontrassi qualche
Veela quando partirai per portare a termine ciò che stai
facendo.”
“Credo che le occasioni per un appuntamento galante
saranno proprio scarse, onestamente.”
“Ecco la speranza che voglio regalarti,” gli sussurrò.
Un attimo dopo lo stava baciando come non lo aveva mai
baciato prima, e Harry ricambiava il bacio, ed era un oblio
delizioso, migliore del Whisky Incendiario. Lei era l'unica
cosa reale al mondo, Ginny, la sensazione fisica di lei, una
mano sulla schiena e l'altra nei lunghi capelli dal dolce
profumo...
La porta alle loro spalle si aprì sbattendo, si separa-
rono con un salto.
“Oh,” disse Ron causticamente. “Mi dispiace.”
“Ron!” Hermione era dietro di lui, leggermente ansi-
mante. Ci fu un silenzio forzato, finché Ginny disse con un
filo di voce, “Bene, buon compleanno comunque, Harry.”
Le orecchie di Ron erano scarlatte, Hermione sem-
brava agitata. Harry voleva sbatter loro la porta in faccia,
ma era come se una corrente di aria fredda fosse entrata

143
Harry Potter e i Cimeli della Morte

nella stanza quando la porta s’era aperta e quel fulgido


istante era scoppiato come una bolla di sapone. Tutte le
ragioni per cui era finita la sua relazione con Ginny, per
tenersi ben lontano da lei, sembravano essersi insinuate
nella stanza insieme a Ron ed ogni felice spensieratezza
era andata via.
Guardò Ginny, cercando qualcosa da dire, ma a mala
pena intuiva cosa. Lei gli aveva voltato le spalle, però.
Pensò che potesse aver ceduto, per una volta, alle lacrime.
Non poteva fare nulla per confortarla, di fronte a Ron.
“Ci vediamo più tardi,” disse, e seguì gli altri due fuori
dalla stanza da letto.
Ron si avviò con decisione verso il piano di sotto,
attraverso la cucina ancora affollata e nel cortile, Harry lo
seguì di pari passo per tutto il percorso, Hermione sem-
brava impaurita mentre trotterellava dietro a loro.
Una volta raggiunta la riservatezza del prato appena
falciato, Ron si voltò verso Harry.
“L’hai mollata. Adesso che fai, la prendi in giro?”
“Io non la sto prendendo in giro,” disse Harry, mentre
Hermione accelerava verso di loro.
“Ron…”
Ma Ron alzò una mano per zittirla.
“Era veramente a pezzi quando l’hai lasciata…”
“Anche io. Tu sai perché ho troncato, e non era perché
lo volevo.”
“Sì, ma con te che la baciavi, adesso, lei certamente
ricomincerà a sperare…”
“Non è un’idiota, sa che non può accadere, non si
aspetta che noi si finisca per… per sposarci, oppure…”

144
J. K. Rowling

Mentre pronunciava queste parole, si formò nella


mente di Harry una vivida immagine di Ginny vestita di
bianco che sposava un alto sgradevole sconosciuto senza
volto.
Per un vorticante attimo la visione lo trafisse. Lei
aveva un futuro libero e sgombro, il suo invece… non
riusciva immaginare null’altro che Voldemort.
“Se continui a toccarla ad ogni occasione che ti
capita…”
“Non accadrà di nuovo,” disse Harry duramente. La
giornata era serena, ma lui si sentì come se il sole si fosse
nascosto. “OK?”
Ron sembrava per metà sdegnato e per metà impac-
ciato. Oscillò avanti e indietro sul posto per un momento,
quindi disse, “va bene allora, beh, questo è… sì.”
Ginny non cercò un altro incontro intimo con Harry
per il resto del giorno, né mostrò, con uno sguardo o con
un gesto, che avessero condiviso più che una normale
conversazione nella sua stanza. Ciò nonostante, l’arrivo di
Charlie fu un sollievo per Harry. Fu una distrazione
guardare la signora Weasley bloccare Charlie su una sedia,
sollevare minacciosamente la bacchetta e annunciare che
gli avrebbe tagliato i capelli come si deve.
Dal momento che la cena di compleanno di Harry
avrebbe richiesto, anche prima dell’arrivo di Charlie,
Lupin, Tonks e Hagrid, l’allargamento della cucina della
Tana oltre il limite di rottura, diversi tavoli furono uniti in
giardino. Fred e George incantarono numerose lanterne
violacee tutte adornate con un grande numero 17,
sospendendole a mezz’aria al di sopra degli ospiti. Grazie
alle cure della signora Weasley, la ferita di George risultò

145
Harry Potter e i Cimeli della Morte

nitida e pulita, ma Harry non era abituato a quel buco nero


a lato della testa, nonostante i gemelli ci scherzassero
sopra.
Hermione fece comparire festoni oro e porpora dalla
punta della bacchetta e vi drappeggiò artisticamente alberi
e cespugli.
“Squisito,” disse Ron, quando Hermione, con un
ultimo sventolio della bacchetta tramutò in oro le foglie
del melo selvatico. “Hai proprio occhio per queste cose.”
“Grazie, Ron!” esclamò Hermione, sembrando sia
compiaciuta che un po’ confusa. Harry si girò, sorridendo
tra sé. Aveva la strana sensazione che avrebbe trovato un
capitolo sui complimenti quando avesse trovato il tempo di
leggere attentamente la sua copia di “Dodici modi sicuri
per incantare le Streghe”. Incrociò lo sguardo di Ginny e
le fece un ampio sorriso, prima di ricordarsi della
promessa fatta a Ron ed avviare una frettolosa
conversazione col signor Delacour.
“Largo, largo!” intonò la signora Weasley, superando
la porta al seguito di qualcosa di fluttuante che sembrava
essere un gigantesco Boccino d’Oro delle dimensioni di
una palla da spiaggia.
Qualche secondo più tardi, Harry comprese che si
trattava della sua torta di compleanno che la signora
Weasley stava mantenendo sospesa con la bacchetta
anziché rischiare di trasportarla a mano su quel terreno
irregolare. Quando la torta fu finalmente posata al centro
della tavola, Harry esclamò. “È meravigliosa, signora
Weasley.”

146
J. K. Rowling

“Oh, non è niente, caro,” rispose lei amorevolmente.


Alle sue spalle, Ron rivolse ad Harry un cenno di appro-
vazione e sillabò “eccellente.”
Alle sette gli ospiti erano tutti arrivati, accompagnati
in casa da Fred e George, che li avevano attesi alla fine
della stradina. Hagrid aveva fatto onore all’occasione
indossando il suo migliore, ed orribile, vestito di pelo
marrone. Benché Lupin sorridesse mentre gli stringeva la
mano, Harry pensò che sembrava piuttosto infelice. Era
molto strano: Tonks, al suo fianco, sembrava veramente
radiosa.
“Felice compleanno, Harry,” disse lei, abbracciandolo
con enfasi.
“Diciassette, eh!” rombò Hagrid mentre accettava del
vino da Fred in un bicchiere delle dimensioni di un
secchio. “Sei anni dal giorno che ci fummo a incontrare,
Harry, ti ci ricordi?”
“Vagamente,” disse Harry, sogghignando verso di lui.
“Per caso mandasti in frantumi il portone, facesti crescere
a Dudley una coda di maiale e mi rivelasti che ero un
mago?”
“Ho dimenticato i dettagli,” rise Hagrid. “Và tutto
bene, Ron, Hermione?”
“Stiamo bene,” disse Hermione. “E tu?”
“Non troppo male. Siamo stati occupati, abbiamo
avuto qualche nascite di unicorni. Ve li mostrerò quando
tornerete...” Harry evitò gli sguardi di Ron ed Hermione
mentre Hagrid si rovistava in tasca. “Ecco, Harry… non
sapevo cosa ti potevo prendere, ma alla fine mi ho ricor-
dato di questo.” Estrasse una piccola tracolla con chiusura
a cordoncino, leggermente pelosa, evidentemente fatta per

147
Harry Potter e i Cimeli della Morte

essere indossata attorno al collo. “Pelle di Moke. Ci


nascondi qualsiasi cosa qui dentro e nessuno, tranne il
proprietario, lo può tirare fuori. Sono rare, queste.”
“Hagrid, grazie!”
“'È niente,” disse Hagrid con un movimento della
mano grande come un coperchio di un bidone della
spazzatura. “Ecco Charlie! Mi è sempre piaciuto… ehi!
Charlie!”
Charlie si avvicinò, agitando leggermente e mesta-
mente la mano sopra il suo nuovo, brutale taglio di capelli.
Era più basso di Ron, tozzo, con diverse bruciature e graffi
sulle sue braccia muscolose.
“Ciao, Hagrid, come va?”
“Ho avuto intenzione di scriverti un sacco di volte a te.
Come sta Norberto?”
“Norberto?” Charlie rise. “Il Dorsorugoso di Norve-
gia? Adesso la chiamiamo Norberta.”
“Wow, Norberto è una ragazza?”
“Oh sì,” disse Charlie.
“Come puoi dirlo?” chiese Hermione.
“Sono molto più selvagge,” disse Charlie. Si guardò
sopra le spalle e abbassò la voce. “Vorrei che papà si
sbrigasse e venisse qui. Mamma sta diventando nervosa.”
Guardarono verso la signora Weasley. Tentava di
parlare con la signora Delacour mentre lanciava continui
sguardi al cancello.
“Penso sia meglio cominciare senza Arthur,” chiamò
lei dal giardino dopo un momento o due. “Deve essere
stato trattenuto a… oh!”
Lo videro tutti nello stesso istante: una striscia di luce
che giunse volando attraverso il parco sin sulla tavola,

148
J. K. Rowling

dove si trasformò in una luminosa donnola d’argento ritta


sulle zampe posteriori che parlò con la voce del signor
Weasley.
“Con me viene anche il Ministro della Magia.”
Il Patronus si dissolse nell’aria sottile, lasciando la
famiglia di Fleur a guardare attoniti il punto in cui era
svanito.
“Noi non dovremmo essere qui,” disse Lupin imme-
diatamente. “Harry, mi dispiace , ti spiegherò un’altra
volta…”
Afferrò il polso di Tonks e la trascinò via, raggiunsero
il recinto, vi salirono sopra e scomparvero dalla vista. La
signora Weasley sembrava sconcertata.
“Il Ministro… ma perché…? Non capisco…”
Ma non ci fu tempo di discutere la questione. Un
secondo più tardi il signor Weasley apparve nell’aria
sottile scortato da Rufus Scrimgeour, immediatamente
riconoscibile dalla criniera di capelli brizzolati.
I due nuovi arrivati avanzarono velocemente attraverso
il cortile in direzione del giardino e delle luci accese poste
sulla tavola dove tutti attendevano in silenzio, guardandoli
avvicinarsi. Non appena Scrimgeour giunse all’interno
della zona illuminata dalle lanterne, Harry notò che
sembrava molto più vecchio dell’ultima volta che si erano
incontrati, scarno ed arcigno.
“Spiacente per l’intrusione,” disse Scrimgeour, mentre
si fermava zoppicando avanti alla tavola. “Soprattutto
poiché, per quanto posso vedere, vengo ad una festa senza
invito.”
I suoi occhi indugiarono un momento sulla gigantesca
torta-Boccino.

149
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Cento di questi giorni.”


“Grazie,” disse Harry.
“Ho bisogno di scambiare due parole in privato con
te,” proseguì Scrimgeour. “Ed anche con il signor Ronald
Weasley e la signorina Hermione Granger.”
“Noi?” chiese Ron, sembrando sorpreso. “Perché
noi?”
“Lo dirò quando saremo in qualche luogo più riser-
vato,” rispose Scrimgeour. “C’è un posto così?” domandò
al signor Weasley.
“Sì, naturalmente,” disse il signor Weasley, che
sembrava nervoso. “Il, ehm, soggiorno… perché non usate
quello?”
“Puoi far strada,” Scrimgeour disse a Ron. “Non sarà
necessario che ci accompagni, Arthur.”
Harry vide il signor Weasley scambiare uno sguardo
preoccupato con la signora Weasley mentre lui, Ron ed
Hermione si alzavano in piedi. Mentre in silenzio facevano
strada verso la casa, Harry sapeva che gli altri due stavano
pensando la stessa cosa che pensava lui. Scrimgeour
doveva, in qualche modo, aver appreso che loro tre
avevano progettato di ritirarsi da Hogwarts.
Scrimgeour non parlò mentre attraversavano la cucina
disordinata finché non entrarono nel soggiorno della Tana.
Sebbene il giardino fosse pienamente illuminato dalla
dolce luce dorata della sera, l’interno era alquanto buio.
Appena entrati, Harry agitò la bacchetta verso le lampade
ad olio che illuminarono la stanza logora ma confortevole.
Scrimgeour si accomodò nella floscia poltrona
normalmente occupata dal signor Weasley, lasciando che

150
J. K. Rowling

Harry, Ron ed Hermione si stringessero fianco a fianco sul


sofà. Una volta seduti, Scrimgeour iniziò a parlare.
“Ho alcune domande per voi tre e penso sarebbe
meglio se ve le facessi individualmente. Se voi due” indicò
Harry ed Hermione “poteste attendere di sopra, io
comincerò con Ronald.”
“Non andiamo da nessuna parte,” disse Harry, mentre
Hermione scuoteva vigorosamente il capo. “Può parlare a
tutti insieme, o non dire niente.”
Scrimgeour scrutò Harry con freddezza come per
valutarlo. Harry ebbe l’impressione che il Ministro stesse
stimando l’opportunità di aprire subito le ostilità.
“Molto bene allora, insieme,” disse scrollando le
spalle. Si schiarì la gola. “Sono qui, come sono certo che
sapete, per il testamento di Silente.”
Harry, Ron, ed Hermione si guardarono l’un l’altro.
“Una sorpresa, apparentemente! Non eravate consa-
pevoli, quindi, del fatto che Silente vi avesse lasciato
qualcosa?”
“A… a tutti noi?” chiese Ron, “anche a me ed
Hermione?”
“Sì, tutti…”
Ma Harry lo interruppe.
“Silente è morto più di un mese fa. Perché si è aspet-
tato tanto tempo per darci quel che ci ha lasciato?”
“Non è ovvio?” disse Hermione, prima che
Scrimgeour potesse rispondere. “Volevano esaminare
qualunque cosa ci avesse lasciato. Non avevate il diritto di
farlo!” disse e la voce le tremò leggermente.
“Avevo ogni diritto,” rispose sdegnosamente
Scrimgeour. “Il Decreto per la Confisca Legittima dà al

151
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Ministero il potere di confiscare il contenuto di un testa-


mento…”
“Quella legge fu creata per fermare il passaggio di
artefatti oscuri da parte dei maghi,” disse Hermione, “e si
suppone che il Ministero sappia benissimo se gli effetti del
deceduto siano illegittimi, prima di confiscarli! Mi sta
dicendo che lei pensa che Silente abbia tentato di passarci
qualcosa di maledetto?”
“Ha in progetto di seguire la carriera in legge Magica,
Signorina Granger?” chiese Scrimgeour.
“No,” ribadì Hermione. “Spero di fare qualcosa di
buono al mondo!”
Ron rise. Gli occhi di Scrimgeour guizzarono verso di
lui e poi si spostarono nuovamente mentre Harry
interveniva.
“Perché avete deciso di farci avere le nostre cose
adesso, allora? Non vi è venuto in mente un pretesto per
trattenerle?”
“No, è perché sono passati trentun giorni,” disse
immediatamente Hermione. “Non possono tenere gli
oggetti più a lungo di così, a meno che non possano
provare che sono pericolosi. Giusto?”
“Potrebbe sostenere di essere stato in confidenza con
Silente, Ronald?” chiese Scrimgeour, ignorando
Hermione. Ron trasalì.
“Io? No, non veramente, era sempre Harry che…”
Ron girò lo sguardo verso Harry ed Hermione giusto
in tempo per cogliere uno sguardaccio tipo smetti-di-
parlare-ora!, ma il danno era fatto. Scrimgeour aveva
l’aria di aver sentito esattamente quello che si aspettava

152
J. K. Rowling

voler sentire. Si scagliò come un uccello da preda sulla


risposta di Ron.
“Se non era molto in confidenza con Silente, come
spiega il fatto che lui si sia ricordato di Lei nel suo testa-
mento? Ha nominato suoi eredi un numero eccezional-
mente esiguo di persone. La grande maggioranza delle sue
proprietà – la libreria privata, gli strumenti magici ed altri
effetti personali – sono state lasciate a Hogwarts. Perché
pensa di essere stato scelto?”
“Non so…” disse Ron. “Io... quando ho detto che non
eravamo in confidenza... voglio dire, penso che Silente
avesse simpatia per me...”
“Sei modesto, Ron,” disse Hermione. “Silente era
molto affezionato a te.”
Questo era stiracchiare al massimo la verità. Per quel
che Harry sapeva, Ron e Silente non si erano mai parlati
da soli ed i contatti diretti tra loro erano stati trascurabili.
Scrimgeour non sembrava aver sentito, però. Infilò la
mano nel mantello ed estrasse una tracolla più grande di
quella che Hagrid aveva dato a Harry. Da questa rimosse
un rotolo di pergamena che srotolò e lesse ad alta voce.
“«Le ultime volontà e testamento di Albus Percival
Wulfric Brian Silente…»… sì, eccolo… «A Ronald Bilius
Weasley, lascio il mio Spegnino, nella speranza che si
ricordi di me quando lo usa.»”
Scrimgeour prese dalla borsa un oggetto che Harry
aveva già visto in precedenza. Assomigliava ad un
accendino d’argento ma, come sapeva, aveva il potere di
risucchiare e ripristinare tutte le luci di un luogo con uno
semplice scatto. Scrimgeour si chinò in avanti e passò lo

153
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Spegnino a Ron, che lo prese e lo rigirò tra le dita inton-


tito.
“Questo è un oggetto prezioso,” disse Scrimgeour,
guardando Ron. “Potrebbe essere unico. Certamente è un
progetto personale di Silente. Perché avrebbe voluto
lasciare a lei un oggetto così raro?”
Ron scosse la testa, perplesso.
“Silente deve aver insegnato a migliaia di studenti,”
insistette Scrimgeour. “Tuttavia gli unici che ha ricordato
nel suo testamento siete voi tre. Perché? Cosa pensava
dovesse farsene dello Spegnino, Signor Weasley?”
“Per spegnere le luci, suppongo,” bofonchiò Ron.
“Che altro potrei farci?”
Evidentemente Scrimgeour non aveva suggerimenti.
Dopo aver guardato di sbieco Ron per un momento o due,
tornò al testamento di Silente .
“«Alla signorina Hermione Jean Granger, lascio la
mia copia di Le Novelle di Beedle il Bardo, nella speranza
che lei la trovi divertente ed istruttiva.»”
Scrimgeour, a quel punto, estrasse dalla borsa un
libricino che sembrava antico quanto la copia di Segreti
delle Arti Oscure che si trovava al piano di sopra. La
copertina era macchiata e scrostata in diversi punti.
Hermione lo prese da Scrimgeour senza una parola. Tenne
il libro in grembo fissandolo. Harry notò che il titolo era
scritto in rune. Non aveva mai imparato a leggerle. Mentre
guardava, una lacrima schizzò sui simboli in rilievo.
“Perché pensa che Silente le abbia lasciato questo
libro, signorina Granger?” chiese Scrimgeour.
“Lui... lui sapeva che amo i libri,” disse Hermione in
un filo di voce, asciugandosi gli occhi con la manica.

154
J. K. Rowling

“Ma perché questo particolare libro?”


“Non so. Può aver pensato che mi facesse piacere.”
“Avete discusso di codici o eventuali mezzi per
passare messaggi segreti, con Silente?”
“No,” disse Hermione, strofinandosi di nuovo gli
occhi con la manica. “E se il Ministero non ha trovato
alcun codice nascosto in questo libro in trentun giorni,
dubito che io potrei.”
Represse un singhiozzo. Erano così stretti tra loro che
Ron ebbe difficoltà a sollevare il braccio per passarlo
attorno alle spalle di Hermione. Scrimgeour ritornò al
testamento.
“«A Harry James Potter,»” lesse, le viscere di Harry
si contrassero per un’improvvisa eccitazione, “«Lascio il
Boccino d’Oro che riuscì ad acciuffare nella sua prima
partita di Quidditch a Hogwarts, così che si ricordi delle
ricompense della perseveranza e del talento.»”
Come Scrimgeour estrasse la minuscola palla dorata,
delle dimensioni di una noce, le ali d’argento si agitarono
un po’ debolmente ed Harry non poté esimersi dal provare
un certo disappunto.
“Perché Silente ti ha lasciato questo Boccino?” chiese
Scrimgeour.
“Nessuna idea,” disse Harry. “Per la ragione che ha
appena letto, suppongo… ricordarmi quanto si possa
ottenere se… si persevera, o qualunque cosa fosse.”
“Allora pensi sia solo un ricordo?”
“Suppongo di sì,” disse Harry. “Che altro potrebbe
essere?”
“Sono io che faccio le domande,” disse Scrimgeour,
spostando la poltrona un po’ più vicina al sofà. All’esterno

155
Harry Potter e i Cimeli della Morte

il crepuscolo era quasi passato, in quel momento. Il


padiglione oltre la finestra torreggiava bianco e spettrale
oltre la siepe.
“Ho notato che la tua torta di compleanno ha la forma
di un Boccino,” disse Scrimgeour ad Harry. “Perché?”
Hermione rise ironicamente.
“Oh, non può certo riferirsi al fatto che Harry è un
grande Cercatore, sarebbe troppo ovvio,” disse. “Ci deve
essere un messaggio segreto da parte di Silente nascosto
nella glassa!”
“Non penso ci sia nulla nascosto nella glassa,” disse
Scrimgeour, “ma un Boccino può essere un ottimo
nascondiglio per un oggetto piccolo. Tu sai perché, vero?”
Harry scrollò le spalle, tuttavia rispose Hermione.
Harry pensò che rispondere correttamente ad una domanda
fosse un’abitudine talmente radicata in lei che non potesse
farne a meno.
“Perché i Boccini hanno una memoria biologica,”
rispose.
“Cosa?” chiesero Harry e Ron insieme, entrambi
avevano considerato trascurabili le conoscenze di
Hermione sul Quidditch.
“Corretto,” disse Scrimgeour. “Un Boccino non viene
toccato da pelle nuda sino a che non viene liberato,
nemmeno dal costruttore che, nel fabbricarlo, indossa i
guanti. Contiene un incantesimo attraverso il quale si può
identificare il primo umano che l’ha toccato, in caso di
dispute sulla cattura. Questo Boccino,” sollevò la minu-
scola pallina d’oro, “si ricorderà del tuo tocco, Potter. Mi è
sorto il dubbio che Silente, che aveva un’enorme cono-

156
J. K. Rowling

scenza magica, al di là di ogni altro difetto, potrebbe aver


incantato questo Boccino in modo che si apra solo per te.”
Il cuore di Harry accelerò notevolmente. Era sicuro
che Scrimgeour avesse ragione. Come poteva evitare di
prendere il Boccino con le mano nuda di fronte al Mini-
stro?
“Non dici nulla,” disse Scrimgeour. “Forse conosci già
quello che il Boccino contiene?”
“No,” disse Harry, ancora chiedendosi come poteva
far credere di toccare il Boccino senza farlo realmente. Se
solo avesse imparato la Legilimanzia, padroneggiata sul
serio, avrebbe potuto leggere nella mente di Hermione.
Poteva praticamente sentire il ronzio nella testa al suo
fianco.
“Prendilo,” disse Scrimgeour tranquillamente.
Harry incontrò gli occhi gialli del Ministro e seppe di
non avere altra possibilità che obbedire. Allungò la mano,
Scrimgeour si piegò ancora di più in avanti e piazzò il
Boccino, lentamente e deliberatamente, nel palmo di
Harry.
Non accadde nulla. Mentre le dita di Harry si chiude-
vano attorno al Boccino, le ali stanche sbatterono per un
po’e poi si fermarono. Scrimgeour, Ron ed Hermione
continuarono a fissare avidamente la pallina ora parzial-
mente nascosta, come se sperassero che in qualche modo
si trasformasse.
“Molto teatrale,” disse Harry sfacciatamente. Sia Ron
che Hermione risero.
“Questo è tutto allora?” chiese Hermione, appoggian-
dosi per alzarsi dal divano.

157
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Non del tutto,” disse Scrimgeour, che sembrava


irascibile ora. “Silente ti ha lasciato una seconda eredità,
Potter.”
“Cos’è?” chiese Harry, tornando eccitato.
Scrimgeour non si prese il disturbo di leggerlo dal
testamento questa volta.
“La Spada di Godric Grifondoro,” rispose.
Hermione e Ron si irrigidirono. Harry si guardò
intorno per un segno dell’elsa ricoperta di rubini, ma
Scrimgeour non estrasse la spada dalla borsa di cuoio, che
in ogni caso era troppo piccola per contenerla.
“Allora dov’è?” chiese Harry sospettoso.
“Sfortunatamente,” disse Scrimgeour, “quella spada
non è qualcosa che Silente può dare in eredità. La spada di
Godric Grifondoro è un importante manufatto storico e
come tale appartiene…”
“Appartiene ad Harry!” disse Hermione impetuosa-
mente. “Lo ha scelto, è stato lui quello che l’ha trovata, per
lui è uscita dal Cappello Parlante…”
“In accordo con sorgenti storiche fidate, la spada può
comparire ad ogni Grifondoro valoroso,” disse
Scrimgeour. “Questo implica che non può essere esclusiva
proprietà del signor Potter, qualunque cosa Silente possa
aver deciso.” Scrimgeour si grattò la guancia mal rasata,
scrutando Harry. “Perché credi…?”
“… che Silente volesse dare la spada a me?” disse
Harry, lottando per trattenere la rabbia. “Forse ha pensato
che sarebbe stata bene su una mia parete.”
“Non è uno scherzo, Potter!” ringhiò Scrimgeour. “Era
perché Silente credeva che solo la spada di Godric
Grifondoro potesse sconfiggere l’Erede di Serpeverde?

158
J. K. Rowling

Voleva dare a te quella spada, Potter, perché credeva,


come molti, che tu sei il solo destinato ad abbattere Colui-
Che-Non-Deve-Essere-Nominato?”
“Interessante teoria,” disse Harry. “Qualcuno ha forse
cercato di infilzare Voldemort con una spada? Il Ministero
potrebbe mandare qualcuno per farlo, invece di sprecare
tempo a confiscare Spegnini o a coprire una fuga di massa
da Azkaban. Perché è questo che ha fatto, Ministro,
starsene seduto nel suo ufficio tentando di aprire un
Boccino? La gente muore, per poco non è capitato a me,
Voldemort mi ha inseguito attraverso tre contee, ha ucciso
Malocchio Moody, ma il Ministero non ha detto una
parola al riguardo, vero? E vi aspettate ancora che
collaboriamo con voi!”
“Hai esagerato!” sbottò Scrimgeour, alzandosi in
piedi. Anche Harry balzò in piedi. Scrimgeour zoppicò
verso Harry e con la punta della bacchetta infilzò dura-
mente il suo torace: fece un buco nella T-shirt di Harry,
simile alla bruciatura di una sigaretta.
“Ehi!” disse Ron, saltando in piedi e impugnando la
bacchetta, ma Harry disse, “No! Non vorrai dargli una
scusa per arrestarci?”
“Ti sei ricordato che non sei a scuola, vero?” disse
Scrimgeour respirando affannato sul volto di Harry. “Ti sei
ricordato che io non sono Silente, che dimenticava le tue
insolenze ed insubordinazioni? Puoi portare quella
cicatrice come fosse una corona, Potter, ma non sino al
punto che un diciassettenne possa dirmi come fare il mio
lavoro! È tempo che tu apprenda un po’ di rispetto!”
“È tempo che ve lo guadagniate.” disse Harry.

159
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Il pavimento tremò, ci fu un rumore di passi affrettati,


quindi la porta del soggiorno si spalancò ed il signore e la
signora Weasley entrarono di corsa.
“Ci… ci è parso di sentire…” cominciò il signor
Weasley, fortemente allarmato alla vista di Harry e del
Ministro che si fronteggiavano.
“…voci alterate,” disse ansimando la signora Weasley.
Scrimgeour fece un paio di passi allontanandosi da
Harry, adocchiando il buco prodotto alla T-shirt di Harry.
Sembrava pentito di aver perso la pazienza.
“Non… non è nulla,” grugnì. “Mi… rammarico del
tuo atteggiamento,” disse, fissando Harry dritto in faccia
ancora una volta. “Sembri pensare che il Ministero non
desideri quello che tu, che Silente, desiderava. Dobbiamo
lavorare insieme.”
“Non amo i vostri metodi, Ministro,” disse Harry.
“Ricorda?”
Per la seconda volta, alzò la mano destra e mostrò a
Scrimgeour le cicatrici sul dorso che ancora apparivano
bianche, e mostravano la scritta Io non devo dire bugie.
L’espressione di Scrimgeour si indurì. Si girò senza altre
parole e zoppicò fuori dalla stanza. La signora Weasley si
affrettò a seguirlo, Harry la sentì fermarsi alla porta
posteriore. Dopo un minuto o poco più gridò, “È andato!”
“Cosa voleva?” chiese il signor Weasley, guardando
da Harry a Ron ad Hermione mentre la signora Weasley si
affrettava a tornare da loro.
“Darci quello che Silente ci ha lasciato,” disse Harry.
“Hanno appena diffuso il contenuto del suo testamento.”
Fuori in giardino, sulla tavola della cena, i tre oggetti
che Scrimgeour aveva dato loro passarono di mano in

160
J. K. Rowling

mano. Tutti acclamarono per lo Spegnino e Le Novelle di


Beedle il Bardo e si rammaricarono del fatto che
Scrimgeour avesse rifiutato di consegnare la spada, ma
nessuno di loro poté offrire alcun suggerimento sul perché
Silente avesse voluto lasciare ad Harry un vecchio
Boccino. Mentre il signor Weasley esaminava lo Spegnino
per la terza o quarta volta, la signora Weasley disse a titolo
di prova, “Harry, caro, siamo tutti terribilmente affamati,
ma non vogliamo cominciare senza di te… posso servire la
cena adesso?”
Tutti mangiarono sbrigativamente e quindi dopo un
frettoloso coro di “Buon Compleanno” e molti assaggi di
torta, la festa terminò. Hagrid, che era stato invitato al
matrimonio il giorno seguente, ma decisamente troppo
ingombrante per dormire nella Tana sovraffollata, si
allontanò per allestirsi una tenda in un campo limitrofo.
“Incontriamoci di sopra,” Harry sussurrò ad Hermione,
mentre aiutavano la signora Weasley a riportare il giardino
al suo stato normale .”Dopo che tutti saranno andati a
letto.”
Sopra, nell’attico, Ron esaminò il suo Spegnino ed
Harry riempì il borsello in pelle di Moke di Hagrid non
con oro, ma con quegli oggetti apparentemente senza
valore, ma per lui più preziosi; tra questi c’erano la Mappa
dei Malandrino, il frammento dello specchio incantato di
Sirius ed il medaglione di R.A.B. Strinse fermamente la
cordicella e fece scivolare la borsa attorno al collo, quindi
si sedette, con in mano il vecchio Boccino, e guardò le ali
fluttuare debolmente. Finalmente Hermione colpì
delicatamente la porta ed entrò in punta di piedi.

161
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Muffliato,” sussurrò, ondeggiando la bacchetta in


direzione delle scale.
“Pensavo che tu non approvassi quella formula
magica.” disse Ron.
“I tempi cambiano,” disse Hermione. “Ora , mostraci
quello Spegnino.”
Ron obbedì immediatamente. Tenendolo alto di fronte
a lui, gli fece fare uno scatto. La solitaria lampada che
faceva loro luce si spense istantaneamente.
“La questione è,” sussurrò Hermione nel buio, “che
potremmo ottenere lo stesso risultato con la Polvere
Buiopesto Peruviana.”
Ci fu un piccolo scatto e la palla di luce della lampada
volò indietro sul soffitto illuminandoli tutti di nuovo.
“Comunque è fenomenale,” disse Ron leggermente
sulle difensive. “E da quello che dicono, Silente lo ha
inventato lui stesso!”
“Lo so, ma sicuramente non avrebbe scelto te nel suo
testamento solamente per aiutarci a spegnere le luci!”
“Pensi sapesse che il Ministero avrebbe confiscato il
suo testamento ed esaminato ogni cosa che ci avesse
lasciato?” chiese Harry.
“Di sicuro,” disse Hermione. “Non poteva scriverci
nel testamento perché ci ha lasciato queste cose, ma questo
non spiega…”
“… perché non ne ha accennato quando era vivo?”
chiese Ron.
“Beh, esattamente,” disse Hermione, dando un
colpetto a Le Novelle di Beedle il Bardo. “Se questi oggetti
erano tanto importanti da passare di diritto al vaglio del

162
J. K. Rowling

Ministero, ci si immagina che ci avrebbe fatto sapere


perché… a meno che non pensasse che fosse ovvio?”
“Pensava male, allora, vero?” disse Ron. “Ho sempre
detto che era matto. Brillante ed ogni altra cosa, ma tocco.
Lasciare ad Harry un vecchio Boccino… che diamine
significa?”
“Non ne ho idea,” disse Hermione. “Quando
Scrimgeour te lo ha fatto prendere, Harry, ero così sicura
che sarebbe accaduto qualcosa!”
“Già, beh,” disse Harry, le sue pulsazioni accelerarono
mentre sollevava il Boccino tra le dita. “Non potevo
tentare troppo di fronte a Scrimgeour, no?”
“Che significa?” chiese Hermione.
“Il Boccino che catturai nella mia prima partita di
Quidditch.” disse Harry. “Non ricordi?”
Hermione sembrava proprio confusa. Ron, tuttavia,
restò senza fiato, volgendosi freneticamente da Harry al
Boccino fino a che non ritrovò la voce.
“Questo è quello che stavi quasi per ingoiare!”
“Esattamente,” disse Harry, e col cuore che batteva
veloce, premette la bocca sul Boccino.
Non si aprì. Frustrazione ed un leggero disappunto
crebbero in lui, abbassò la sfera d’oro, ma in quel
momento Hermione urlò.
“Scritta! C’è una scritta, svelti, guardate!” Harry lasciò
quasi cadere il Boccino per la sorpresa e l’eccitazione.
Hermione aveva proprio ragione. Incisa sulla liscia
superficie dorata, dove un secondo prima non c’era nulla,
c’erano quattro parole scritte in una calligrafia sottile ed
inclinata che Harry riconobbe come quella di Silente.

163
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Mi apro in chiusura.

Le aveva appena lette quando le parole svanirono di


nuovo.
“«Mi apro in chiusura»… cosa dovrebbe significare?”
Hermione e Ron scossero la testa, privi di espressione.
“ Mi apro in chiusura… in chiusura… Mi apro in
chiusura…”
Ma non importava quanto spesso ripetessero le parole,
con quante differenti inflessioni, non furono in grado di
estrarne ulteriori significati.
“E la spada,” disse Ron alla fine, quando rinunciarono
ad altri tentativi di individuare il significato della scritta
sul Boccino.
“Perché voleva che Harry avesse la spada?”
“E perché non ha potuto semplicemente dirmelo?”
disse Harry tranquillamente. “Io c’ero, era proprio sul
muro del suo ufficio durante tutte le nostre chiacchierate,
l’anno scorso! Se voleva che l’avessi perché non me l’ha
data allora?”
Si sentiva come se fosse ad un esame con una
domanda a cui avrebbe dovuto saper rispondere, il cervello
lento ed apatico. C’era qualcosa che gli era sfuggito nelle
lunghe chiacchierate con Silente, l’anno precedente?
Avrebbe dovuto capirne il significato? Silente si aspettava
che capisse?
“E cosa dire di questo libro.” disse Hermione, “Le
Novelle di Beedle il Bardo… non ne ho mai sentito
parlare.”
“Tu non hai mai sentito parlare di Le Novelle di Beedle
il Bardo?” chiese Ron incredulo. “Stai scherzando, vero?”
164
J. K. Rowling

“No, affatto,” disse Hermione sorpresa. “Le conosci


quindi?”
“Beh, è naturale che le conosco!”
Harry guardò in alto, divertito. Il fatto che Ron avesse
letto un libro che Hermione non conosceva era
stupefacente. Ron, comunque, sembrava stupito della loro
sorpresa.
“Oh avanti! Si crede che tutte le vecchie storie per
bambini siano di Beedle, no? «La Fontana della Fiera
della Fortuna»… «Il Mago e la Brocca Saltellante »… «Il
Coniglietto Babbity e il Ceppo Chiacchierone»…”
“Scusa?” disse Hermione ridacchiando. “Cos’era
l’ultimo?”
“Piantatela!” disse Ron, guardando incredulo da Harry
a Hermione. “Dovreste aver sentito parlare del Coniglietto
Babbity…”
“Ron, sai bene che Harry ed io siamo cresciuti tra i
Babbani!” disse Hermione. “Non abbiamo sentito storie
come queste quando eravamo piccoli, noi abbiamo sentito
Biancaneve ed i sette nani e Cenerentola…”
“Che cos’è, una malattia?” chiese Ron.
“Quindi sono storie per bambini?” chiese Hermione,
curvandosi di nuovo sulle rune.
“Già.” disse Ron esitante. “Voglio dire, proprio come
avete sentito, sapete, tutte queste storie le ha inventate
Beedle. Non so a cosa somigliassero nella versione origi-
nale.”
“Mi piacerebbe sapere perché Silente pensava che
dovessi leggerle, però.”
Qualcosa scricchiolò al piano di sotto.

165
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Probabilmente è solo Charlie, mamma dorme adesso


e lui fa qualcosa di nascosto per farsi ricrescere i capelli,”
disse Ron nervosamente.
“È lo stesso, dobbiamo andare a letto,” mormorò
Hermione. “Non dobbiamo alzarci tardi domani.”
“No,” concordò Ron. “Un brutale triplice omicidio da
parte della madre del promesso sposo potrebbe portare un
po’ di scompiglio nel matrimonio. Spengo la luce.”
Appena Hermione fu uscita, fece scattare un’altra
volta lo Spegnino.

166
J. K. Rowling

CAPITOLO OTTO

IL MATRIMONIO
Alle tre del pomeriggio seguente Harry, Ron, Fred e
George si trovavano all’esterno dal grande padiglione
bianco, nell’orto, in attesa dell’arrivo degli ospiti al
matrimonio. Harry aveva preso una grossa dose di
Pozione Polisucco e, in quel momento, era la copia di un
ragazzo babbano dai capelli rossi, abitante nel villaggio di
Ottery St. Catchpole, al quale Fred aveva rubato dei
capelli usando un Incantesimo d’Appello. Il piano era di
presentare Harry come “il cugino Barny” e confidare sulla
gran quantità di parenti Weasley in cui mimetizzarlo.
Tutti e quattro erano equipaggiati con una piantina dei
posti a sedere, in modo da poter aiutare la gente a
raggiungere la sedia giusta. Un gruppo di camerieri vestiti

167
Harry Potter e i Cimeli della Morte

di bianco era arrivato un’ora prima, insieme con un


gruppo musicale in giacca dorata. Tutti loro erano
momentaneamente seduti sotto un albero poco lontano.
Harry notò una foschia di fumo bluastro di pipa provenire
da quella zona.
Alle spalle di Harry, l’entrata del padiglione mostrava
file e file di fragili sedie dorate disposte su entrambi i lati
di un lungo tappeto porpora. I pali di supporto erano
intrecciati con fiori bianchi e dorati. Fred e George
avevano appeso un enorme mazzo di palloni dorati
esattamente al di sopra del punto dove Bill e Fleur
sarebbero diventati presto marito e moglie. All’esterno,
farfalle e api ronzavano pigramente sopra l’erba e sulla
siepe di confine. Harry si sentiva abbastanza a disagio. Il
ragazzo babbano di cui aveva preso le sembianze era
decisamente più grasso di lui e l’abito da cerimonia
risultava caldo e stretto nel pieno fulgore di una giornata
d’estate.
“Quando mi sposerò,” disse Fred, strattonando il
colletto dei propri vestiti, “Non romperò le scatole con
nessuna di queste stupidaggini. Si potrà indossare quello
passa per la testa, e metterò mamma sotto Pastoia Total-
Body finché non sarà tutto finito.”
“Tutto sommato non è stata così male, stamattina,”
disse George. “Ha pianto un po’ perché Percy non sarà
qui, ma del resto chi lo vuole? Oh accidenti, fatevi forza…
stanno arrivando, guardate.”
Figure vestite con colori brillanti stavano apparendo
dal nulla, una dopo l’altra, al distante confine del giardino.
In pochi minuti si formò una processione che cominciò a
serpeggiare attraverso il giardino in direzione del

168
J. K. Rowling

padiglione. Fiori esotici e uccelli incantati volteggiavano


sui cappelli delle streghe, mentre gemme preziose
luccicavano dalle cravatte di molti maghi. Un mormorio di
chiacchiere eccitate aumentò di intensità man mano che la
folla si avvicinava alla tenda, fino a coprire il suono delle
api.
“Eccellente, credo di vedere un po’ di cugine Veela,”
disse George, allungando il collo per sbirciare meglio.
“Avranno bisogno di aiuto per capire le nostre abitudini
inglesi, ci penso io a loro…”
“Non così in fretta, Disorecchiato,” disse Fred e,
precipitandosi oltre il vociante gruppo di streghe di mezza
età alla testa della processione, disse ad un paio di
graziose ragazze francesi, “Qui – permettez-moi di
assister vous,” facendole ridacchiare e ottenendo il
permesso di scortarle all’interno. George fu lasciato a
vedersela con le streghe di mezza età e Ron si prese cura
del vecchio collega del signor Weasley, Perkins, mentre
ad Harry toccò in sorte una coppia piuttosto sorda.
“Ciao,” disse una voce familiare quando uscì
nuovamente dal padiglione e trovò Tonks e Lupin in testa
alla fila. Si era fatta bionda per l’occasione. “Arthur ci
aveva detto che eri quello con i capelli ricci. Mi dispiace
per l’altra sera,” aggiunse in un sussurro, mentre Harry li
conduceva lungo il corridoio. “Il Ministero ha abbastanza
in avversione i lupi mannari, in questo periodo, ed
abbiamo pensato che la nostra presenza non ti avrebbe
aiutato.”
“È tutto a posto, capisco,” disse Harry, parlando più a
Lupin che a Tonks. Lupin gli rivolse un veloce sorriso,
ma, come si voltarono, Harry gli vide comparire nuova-

169
Harry Potter e i Cimeli della Morte

mente sul volto alcune rughe d’infelicità. Non ne capì il


motivo, ma non c’era tempo per approfondire la questione.
Hagrid stava mandando in frantumi un po’ di roba.
Avendo frainteso le indicazioni di Fred, anziché sul sedile
magicamente allargato e rinforzato messo apposta per lui
nell’ultima fila, s’era seduto su cinque sedie che adesso
avevano assunto l’aspetto di un’enorme catasta di
fiammiferi dorati.
Mentre il signor Weasley riparava il danno ed Hagrid
si scusava a voce alta con chiunque lo ascoltasse, Harry
s’affrettò verso l’entrata, dove trovò Ron faccia a faccia
con un mago dall’aspetto estremamente eccentrico.
Leggermente strabico, con capelli dalla consistenza dello
zucchero filato lunghi fino alle spalle, indossava un
cappello la cui nappa gli dondolava di fronte al naso e una
toga di una tonalità giallo uovo così intenso da far
lacrimare gli occhi. Uno strano simbolo, come un occhio
triangolare, scintillava da una catena dorata che aveva al
collo.
“Xenophilius Lovegood,” disse allungando una mano
ad Harry, “mia figlia ed io viviamo proprio dietro la
collina, molto gentile da parte dei Weasley invitarci. Tu
conosci la mia Luna, vero?” aggiunse rivolto a Ron.
“Sì,” disse Ron. “Non è con lei?”
“Si è fermata in quell’incantevole piccolo giardino per
salutare gli gnomi, che gloriosa infestazione! Pochi maghi
comprendono quanto molto possiamo imparare dai saggi
piccoli gnomi, o meglio, chiamandoli con il loro vero
nome, dai Gernumbli gardensi.

170
J. K. Rowling

“I nostri conoscono un bel po’ di eccellenti paro-


lacce,” disse Ron, “credo siano stati Fred e George ad
insegnargliele, però.”
Condusse il gruppo di stregoni dentro al padiglione
mentre Luna arrivava di corsa.
“Ciao, Harry!” disse.
“Ehm… il mio nome è Barny,” disse Harry, sconcer-
tato.
“Oh, hai cambiato anche quello?” chiese vivacemente.
“Come fai a sapere…?”
“Oh, è solo la tua espressione,” disse.
Come suo padre, Luna indossava vesti giallo brillante
coordinati con un largo girasole nei capelli. Una volta fatta
l’abitudine a tutta la luminosità, l’effetto generale era però
decisamente gradevole. Almeno non c’erano ravanelli che
le dondolavano dalle orecchie.
Xenophilius, che era immerso in una conversazione
con un conoscente, si era perso lo scambio di battute tra
Luna ed Harry. Congedandosi dal mago, si voltò verso sua
figlia, che alzò il dito e disse, “Papà, guarda, uno degli
gnomi mi ha addirittura morso!”
“Meraviglioso! La saliva degli gnomi è enormemente
benefica!” disse il signor Lovegood, afferrando il dito
proteso di Luna ed esaminando i segni sanguinanti dei
buchi. “Luna, mia cara, se dovessi sentire germogliare un
qualche talento, oggi… magari un’inaspettata voglia di
cantare una romanza lirica o di declamare in Marino…
non reprimerlo! Potresti essere stata beneficiata dai
Gernumbli!”
Ron, incrociandoli nella direzione opposta, sbuffò
forte.

171
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Ron può ridere,” disse Luna serenamente, mentre


Harry conduceva lei e Xenophilius verso i loro posti, “mio
padre, però, ha fatto molte ricerche sulla magia dei
Gernumbli.”
“Veramente?” disse Harry, che da tempo aveva deciso
di non sfidare le peculiari credenze di Luna e suo padre.
“Sei sicura, comunque, di non voler mettere nulla su quel
morso?”
“Oh, è tutto a posto,” disse Luna succhiandosi il dito
in modo sognante e squadrando Harry da testa a piedi.
“Sei elegante. Ho detto a papà che molta gente avrebbe
probabilmente indossato abiti da cerimonia, ma lui ritiene
si debbano indossare i colori del sole ad un matrimonio,
porta fortuna, sai.”
Mentre Luna seguiva suo padre, Ron riapparve con
una strega anziana che gli si aggrappava al braccio. Il naso
a becco, gli occhi cerchiati di rosso e il cappello di piume
rosa le davano l’aspetto di un fenicottero scontroso.
“… e i tuoi capelli sono troppo lunghi, Ronald, per un
momento ho pensato fossi Ginevra. Per la barba di
Merlino, cos’è che indossa Xenophilius Lovegood?
Sembra un’omelette. E tu chi sei?” abbaiò verso Harry.
“Oh già, zia Muriel, questo è nostro cugino Barny.”
“Un altro Weasley? Vi propagate come gnomi. Non
c’è Harry Potter? Speravo di incontrarlo. Credevo fosse
uno dei tuoi amici, Ronald, o ti stavi semplicemente
vantando?”
“No… non è potuto venire…”
“Hum. Ha trovato una scusa, eh? Non è così stupido
come sembra nelle fotografie della stampa, allora. Stavo

172
J. K. Rowling

proprio istruendo la sposa sul modo migliore di indossare


la mia tiara,” urlò a Harry.
“Fatta dai Goblin, sai, ed è nella mia famiglia da
secoli. È una ragazza carina, ma sempre… francese. Bene,
bene, trovami un buon posto Ronald, ho centosette anni e
non dovrei stare in piedi troppo a lungo.”
Ron lanciò ad Harry un’occhiata significativa come se
si aspettasse di non riapparire per un po’ di tempo.
Quando si incontrarono nuovamente all’entrata, Harry
aveva accompagnato più di una dozzina di persone al loro
posto. Il padiglione era quasi pieno ormai e, per la prima
volta, non c’era alcuna fila fuori.
“È un incubo, Muriel,” disse Ron asciugandosi la
fronte con la manica. “Era solita venire per Natale ogni
anno, poi, grazie a Dio, si è offesa perché Fred e George
avevano fatto esplodere una Caccabomba sotto la sua
sedia a cena. Papà dice sempre che li avrebbe esclusi dal
testamento… come se a loro importasse, sono destinati a
diventare più ricchi di chiunque in famiglia, dal momento
che stanno andando… wow,” aggiunse, sbattendo gli
occhi rapidamente mentre Hermione si avvicinava di buon
passo. “Stai benissimo!”
“Sempre quel tono di sorpresa,” replicò Hermione,
tuttavia sorrideva. Indossava un vestito color lilla
svolazzante e scarpe coi tacchi alti dello stesso colore, i
capelli erano lisci e splendenti. “Tua prozia Muriel non è
d’accordo, l’ho incontrata giusto di sopra mentre stava
consegnando la tiara a Fleur. Ha detto «Oh cara, questa è
la Nata Babbana?» e poi, «cattiva postura e caviglie
scheletriche».”

173
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Non prenderla sul personale, è rude con chiunque,”


disse Ron.
“State parlando di Muriel?” indagò George, riemer-
gendo dal padiglione insieme a Fred. “Già, mi ha appena
detto che ho le orecchie sbilenche. Vecchia pipistrella. Mi
piacerebbe se ci fosse anche il vecchio zio Bilius, però, ai
matrimoni era da far morire dal ridere.”
“Non era quello che vide un gramo e morì venti-
quattro ore dopo?” chiese Hermione.
“Beh, sì, è diventato un po’ eccentrico in vecchiaia,”
concedette George.
“Ma prima che diventasse pazzo era la vita e lo spirito
di una festa,” disse Fred. “Era solito scolare un’intera
bottiglia di whisky Incendiario, poi correre sulla pista da
ballo, sollevare le vesti e cominciare a tirar fuori mazzi di
fiori fuori dal…”
“Sì, sembra proprio molto affascinante,” disse
Hermione, mentre Harry si sganasciava dalle risate.
“Chissà perché, non si è mai sposato,” disse Ron.
“Che sorpresa!” ribatté Hermione.
Ridevano tutti così tanto che nessuno notò il ritarda-
tario, un giovane dai capelli scuri con un largo naso curvo
e spesse sopracciglia nere, finché questi non porse il suo
invito a Ron e disse, guardando Hermione, “Sei splentita.”
“Viktor!” urlò, lasciando cadere la piccola borsa
ornata di perline che emise un tonfo decisamente spro-
porzionato per le sue dimensioni. Mentre s'affannava a
raccoglierla, arrossendo, disse, “Non sapevo fossi…
cielo… è fantastico vederti… come stai?”
Le orecchie di Ron erano ridiventate di un rosso
brillante. Dopo aver gettato uno sguardo all’invito di

174
J. K. Rowling

Krum, come se non gli credesse, domandò, a voce troppo


alta, “Come mai sei qui?”
“Mi ha invitato Fleur,” disse Krum, alzando le sopra-
ciglia.
Harry, che non aveva risentimenti nei confronti di
Krum, gli strinse la mano, poi, immaginando che sarebbe
stato prudente rimuovere Krum dalle vicinanze di Ron, si
offrì di mostrargli il suo posto a sedere.
“Il tuo amico non è contento di federmi,” disse Krum,
mentre entravano nell’ormai stipato padiglione. “O è
parente?” aggiunse, con un’occhiata ai capelli rossi e ricci
di Harry.
“Cugino,” mormorò Harry, ma Krum non stava
veramente ascoltando. La sua apparizione provocava un
po’ di agitazione, in modo particolare tra le cugine Veela.
Era un famoso giocatore di Quidditch, dopotutto. Mentre
la gente continuava ad allungarsi per poterlo vedere
meglio, Ron, Hermione, Fred e George arrivarono di corsa
lungo il corridoio tra le sedie.
“È ora di sedersi,” Fred disse a Harry, “o finiremo per
essere investiti dalla sposa.”
Harry, Ron ed Hermione presero posto nella seconda
fila dietro Fred e George. Hermione appariva piuttosto
rossa in viso e le orecchie di Ron erano ancora scarlatte.
Dopo pochi momenti, bisbigliò ad Harry, “Hai visto che si
è fatto crescere una stupida piccola barba?”
Harry emise un borbottio di disimpegno.
Una sensazione di nervosa attesa s’era infiltrata nel
tepore della tenda. Il mormorio generale era rotto da
occasionali scoppi di risate eccitate. Il signore e la signora
Weasley vagavano per la corsia centrale, sorridendo e

175
Harry Potter e i Cimeli della Morte

salutando i parenti. La signora Weasley indossava un


completo color ametista nuovo di zecca e un cappello
intonato.
Un momento dopo, Bill e Charlie s’alzarono in piedi
all’ingresso del padiglione, indossando entrambi abiti da
cerimonia con grandi rose bianche sul colletto. Fred emise
un fischio di ammirazione e ci fu uno scoppio di risatine
da parte delle cugine Veela. Poi la folla si fece silenziosa
mentre una musica sembrava diffondersi dai palloni
dorati.
“Ooooh!” sospirò Hermione, girandosi sulla sedia per
guardare l’entrata.
Un gran sospiro generale provenne dalle streghe e
maghi presenti quando il signor Delacour e Fleur avan-
zarono lungo la corsia, Fleur fluendo con leggerezza, il
signor Delacour ballonzolando e sorridendo radiosamente.
Fleur indossava un semplicissimo vestito bianco e
sembrava circondata da un forte bagliore argenteo. La sua
radiosità, che di solito sminuiva chiunque altro al
confronto, oggi abbelliva tutti coloro che toccava. Ginny e
Gabrielle, entrambe abbigliate con vestiti dorati, appa-
rivano anche più carine del solito e, una volta che Fleur
ebbe raggiunto Bill, si ebbe l’impressione che sparisse
ogni traccia dell’incontro con Fenrir Greyback.
“Signore e Signori,” declamò una voce ben impostata.
Con leggera sorpresa Harry notò lo stesso piccolo mago
dai capelli a ciuffo che aveva officiato il funerale di
Silente, in piedi di fronte a Bill e Fleur. “Siamo qui riuniti
per celebrare l’unione di due anime devote…”

176
J. K. Rowling

“Sì, la mia tiara la mette in risalto magnificamente,”


disse zia Muriel con un sussurro di approvazione. “Invece,
devo dirlo, il vestito di Ginevra è troppo scollato.”
Ginny si guardò intorno e, sorridendo, fece
l’occhiolino ad Harry, poi velocemente tornò a guardare di
fronte. La mente di Harry vagò ben lontano dal padi-
glione, tornò ai pomeriggi passati con Ginny negli anfratti
appartati del parco della scuola. Sembravano così lontani,
erano sempre sembrati troppo belli per essere veri, come
se fossero ore scintillanti rubate dalla vita di una persona
normale, una persona senza cicatrice a forma di saetta
sulla fronte…
“Vuoi tu, William Arthur, prendere Fleur Isabelle…?”
Nella prima fila, la signora Weasley e la signora
Delacour singhiozzavano sommessamente in fazzolettini
di trine. Sonore strombazzate, provenienti dal retro del
padiglione, furono per tutti un chiaro segno che Hagrid
aveva estratto uno dei suoi fazzoletti grandi quanto una
tovaglia da tavola.
Hermione si voltò a guardare Harry, aveva anche lei
gli occhi pieni di lacrime.
“… allora vi dichiaro legati per tutta la vita.”
Il mago dai capelli a ciuffo alzò la bacchetta sopra le
teste di Bill e Fleur coprendoli con una cascata di stelle
d’argento, avvolgendo le due figure abbracciate in una
spirale. Appena Fred e George diedero il via ad un
applauso, i palloni dorati scoppiarono e ne uscirono
uccelli del paradiso e campanelline d’oro fluttuanti,
aggiungendo cinguettii e scampanellii al clamore generale.
“Signore e signori!” Richiamò il mago dai capelli a
ciuffo. “Se gentilmente volete alzarvi!”

177
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Tutti obbedirono. Zia Muriel brontolando sonora-


mente. Lui agitò la bacchetta e le sedie su cui erano
accomodati volteggiarono con grazia nell’aria mentre le
pareti di tela del padiglione sparivano, lasciandoli in piedi
sotto un baldacchino supportato da pali d’oro con una
magnifica vista sul frutteto soleggiato e sulla campagna
circostante. Dopo qualche secondo, una pozza di oro
liquido si allargò al centro della tenda fino a formare una
scintillante pista da ballo, le sedie sospese si
raggrupparono intorno a piccoli tavoli con tovaglie
bianche e fluttuarono delicatamente verso terra.
Il complesso in giacca dorata si diresse verso un
podio.
“Perfetto,” disse Ron approvando nel momento in cui
camerieri saltarono fuori da tutte le parti, alcuni traspor-
tando vassoi d’argento di succo di zucca, Burrobirra e
whisky Incendiario, altri pile vacillanti di tartine e
sandwich.
“È il momento delle congratulazioni!” disse Hermione
alzandosi in punta di piedi per vedere il posto in cui Bill e
Fleur erano scomparsi in mezzo ad una folla di
festeggianti.
“Avremo tempo più tardi,” rispose Ron stringendosi
nelle spalle, afferrando tre Burrobirre da un vassoio di
passaggio e allungandone una ad Harry. “Hermione, stai
tranquilla, troviamo un tavolo… non lì! Non vicino a
Muriel…”
Ron li condusse attraverso la pista da ballo vuota,
gettando occhiate a sinistra e a destra mentre procedeva.
Harry era sicuro che stesse controllando Krum. Nel tempo
che impiegarono per raggiungere la parte opposta del

178
J. K. Rowling

padiglione, molti tavoli erano già stati occupati. Il più


vuoto era quello dove Luna sedeva da sola.
“Ti sta bene se ci uniamo a te?” chiese Ron.
“Oh, sì,” rispose lei felicemente. “Papà è appena
andato a dare a Bill e Fleur il nostro regalo.”
“Di che si tratta, una scorta a vita di Radibolle?”
chiese Ron.
Hermione tentò di dargli un calcio da sotto il tavolo,
ma invece colpì Harry. Con gli occhi lacrimanti dal
dolore, Harry perse il filo della conversazione per alcuni
istanti.
Il complesso aveva iniziato a suonare. Bill e Fleur
andarono sulla pista da ballo per primi tra applausi
scroscianti, dopo un po’ il signor Weasley condusse in
pista la signora Delacour, seguito dalla signora Weasley e
dal padre di Fleur.
“Mi piace questa canzone,” disse Luna, muovendosi a
tempo, e pochi secondi dopo si alzò e planò sulla pista da
ballo, dove volteggiò sul posto, da sola, a occhi chiusi e
ondeggiando le braccia.
“È grande, no?” disse Ron con ammirazione. “Sempre
di grande spessore.”
Ma il sorriso gli scomparve dal volto all’improvviso:
Viktor Krum s’era seduto nel posto lasciato libero da
Luna. Hermione apparve piacevolmente agitata, ma questa
volta Krum non era venuto per complimentarsi con lei.
Guardandola con uno sguardo torvo domandò: “Chi è
quell’uomo in giallo?”
“Quello è Xenophilius Lovegood, il padre di una
nostra amica,” disse Ron. Il tono aggressivo indicava che

179
Harry Potter e i Cimeli della Morte

non erano disposti a ridere di Xenophilius, nonostante non


ne mancasse il motivo.
“Vieni a ballare,” aggiunse brutalmente ad Hermione.
Lei apparve sorpresa, ma anche deliziata e si alzò,
scomparvero insieme nella crescente calca della pista da
ballo.
“Ah, stanno insieme adesso?” chiese Krum, mo-
mentaneamente distratto.
“Ehm… più o meno,” disse Harry.
“Chi sei tu?” chiese Krum.
“Barny Weasley.”
Si strinsero le mani.
“Tu Barny… tu conosci bene quell’uomo Lovegood?”
“No, l’ho conosciuto solamente oggi. Perché?”
Krum scoccò uno sguardo in cagnesco oltre l’orlo del
suo bicchiere verso Xenophilius che chiacchierava con
alcuni stregoni dall’altro lato della pista da ballo.
“Perché,” disse Krum, “se non fosse un ospite di
Fleur, lo sfiterei a duello, qui e adesso, per indossare quel
lurito simbolo sul suo petto.”
“Simbolo?” ripeté Harry guardando anch’esso verso
Xenophilius. Lo strano occhio triangolare gli brillava sul
petto. “Perché? Cos’ha che non va?”
“Grindelwald. Quello è il simbolo di Grindelwald.”
“Grindelwald… il mago oscuro che Silente ha
sconfitto?”
“Esattamente.”
I muscoli della mascella di Krum si mossero come se
stesse masticando, poi disse, “Grindelwald uccise molte
persone, mio nonno per esempio. Naturalmente non fu mai
potente in questo paese, dicefano che temefa Silente, e

180
J. K. Rowling

giustamente, fisto come lui lo ha sconfitto. Ma quello…”


puntò un dito a Xenophilius. “Quello è il suo simbolo,
l’ho riconosciuto subito: Grindelwald l’ha inciso in un
muro a Durmstrang, quando era studente. Alcuni idioti lo
hanno copiato sui loro libri e festiti, pensando di
scioccare, rendersi importanti… finché quelli di noi, che
afefano perso membri della propria famiglia a causa di
Grindelwald, non insegnarono loro com’era meglio
comportarsi.”
Krum fece crocchiare le nocche con cattiveria e
guardò trucemente verso Xenophilius. Harry era
perplesso. Gli sembrava incredibilmente improbabile che
il padre di Luna fosse un sostenitore delle Arti Oscure e
nessun altro nella tenda sembrava aver riconosciuto la
forma triangolare, simile a una runa.
“Sei…ehm… sicuro che sia di Grindelwald…?
“Non ho sbagliato,” disse Krum freddamente. “Ho
camminato dafanti a quel simbolo per difersi anni, lo
conosco bene.”
“Beh, c’è la possibilità,” disse Harry, “che
Xenophilius non sappia cosa significhi veramente quel
simbolo. I Lovegood sono un po’… strambi. Potrebbe
averlo semplicemente trovato da qualche parte e pensato si
trattasse della sezione della testa di un Ricciocorno
Schiattoso o qualcosa del genere.”
“La setzione di un che?”
“Beh, non so che cosa siano, ma sembra che lui e sua
figlia siano andati in vacanza alla loro ricerca…”
Harry sentiva che non stava facendo un buon lavoro
nel tentare di spiegare Luna e suo padre.

181
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Quella è lei,” disse indicando Luna, che stava ancora


ballando da sola, muovendo le braccia intorno alla testa
come qualcuno che sta cercando di scacciare moscerini.
“Perché sta facendo quello?” chiese Krum.
“Probabilmente cerca di liberarsi da un
Gorgosprizzo,” disse Harry, che aveva riconosciuto i
sintomi.
Krum sembrava non capire se Harry lo stesse pren-
dendo in giro o altro. Tirò fuori la sua bacchetta dalle vesti
e la batté malvagiamente sulla coscia facendone scaturire
scintille dalla punta.
“Gregorovitch!” esclamò Harry a voce alta, e Krum
sobbalzò, ma Harry era troppo eccitato per preoccupar-
sene, alla vista della bacchetta di Krum la memoria era
tornata ad Olivander, quella volta in cui l’aveva presa per
esaminarla attentamente prima del Torneo Tremaghi.
“Che cosa a proposito di lui?” chiese Krum sospetto-
samente.
“È un fabbricante di bacchette!”
“Questo lo so,” disse Krum.
“Ha fatto la tua bacchetta! È per questo che ho
pensato… Quidditch…”
Krum appariva sempre più sospettoso.
“Come fai a sapere che Gregorofitch ha costruito la
mia bacchetta?”
“Io… io l’ho letto da qualche parte, credo,” disse
Harry. “In una… una rivista di fan,” improvvisò selvag-
giamente e Krum sembrò calmarsi.
“Non mi ero accorto di afer mai discusso della mia
bacchetta con i fan,” disse.

182
J. K. Rowling

“Quindi… ehm… cosa fa Gregorovitch di questi


tempi?”
Krum apparve perplesso.
“Si è ritirato difersi anni fa. Io sono stato uno degli
ultimi ad acquistare una bacchetta di Gregorofitch. Sono
le migliori, anche se so, naturalmente, che foi inglesi date
molta più importanza ad Olifander.”
Harry non rispose. Finse di guardare i ballerini, come
Krum, ma stava pensando intensamente.
Quindi Voldemort stava cercando un celebre fabbri-
cante di bacchette e Harry non doveva affannarsi a
trovarne una ragione. Sicuramente dipendeva da quello
che la bacchetta di Harry aveva fatto la notte in cui
Voldemort lo aveva inseguito attraverso i cieli. La
bacchetta di agrifoglio e piume di fenice aveva sopraffatto
la bacchetta presa in prestito, qualche cosa che Olivander
non aveva previsto o capito. Gregorovitch ne avrebbe
saputo di più? Era veramente più bravo di Olivander,
conosceva segreti sulle bacchette che Olivander non
possedeva?
“Quella ragazza è feramente carina,” disse Krum,
richiamando Harry alla realtà. Krum indicava Ginny, che
aveva appena raggiunto Luna. “Anche lei è una tua
parente?”
“Sì,” disse Harry, improvvisamente irritato, “ed esce
con un tizio. Uno gelosissimo. Un tipo grosso. Non ti
conviene farlo arrabbiare.”
Krum brontolò.
“Qual è,” disse vuotando il bicchiere ed alzandosi
nuovamente in piedi, “il fantaggio di essere un giocatore

183
Harry Potter e i Cimeli della Morte

internazionale di Quidditch, se tutte le ragazze carine sono


già occupate?”
Se ne andò, lasciando Harry che agguantava un
sandwich da un cameriere di passaggio e si faceva strada
attorno all’affollata pista da ballo. Voleva trovare Ron,
dirgli di Gregorovitch, ma Ron stava ballando con
Hermione al centro della pista. Harry s’appoggiò ad uno
dei sostegni d’oro e fissò Ginny, che adesso ballava con
Lee Jordan, l’amico di Fred e George, cercando di non
sentirsi troppo risentito per la promessa fatta a Ron.
Non era mai stato ad un matrimonio, prima di allora,
quindi non poteva giudicare quanto le celebrazioni magi-
che differissero da quelle babbane, tuttavia era pratica-
mente sicuro che queste ultime non comprendessero una
torta nuziale decorata da due fenici di plastica che pren-
devano il volo quando la torta era tagliata, o bottiglie di
champagne che volteggiavano senza sostegno attraverso la
folla. Man mano che scendeva la sera e le falene
cominciavano a volare sotto il tendone, ora illuminato da
fluttuanti lanterne d’oro, la baldoria divenne via via più
incontrollata.
Fred e George erano da tempo scomparsi nell’oscurità
con un paio di cugine di Fleur. Charlie, Hagrid e un mago
tarchiato con un cappello a cilindro porpora, stavano
cantando “Odo l’Eroe” in un angolo.
Vagabondando tra la folla in modo da sfuggire a uno
zio ubriaco di Ron, che sembrava incerto se Harry fosse o
no suo figlio, Harry vide un mago anziano seduto da solo
ad un tavolo. La sua nube di capelli bianchi lo facevano
rassomigliare, più che altro, ad un fiore di soffione

184
J. K. Rowling

appassito con un fez mangiato dalle tarme per cappello.


L’aspetto era vagamente familiare.
Spremendosi le meningi, Harry improvvisamente capì
che quello era Elphias Doge, membro dell’Ordine della
Fenice e scrittore del necrologio di Silente.
Harry gli si avvicinò.
“Posso sedermi?”
“Certamente, certamente,” disse Doge con una voce
piuttosto acuta e ansimante. Harry si accomodò.
“Signor Doge, sono Harry Potter.”
Doge boccheggiò.
“Mio caro ragazzo! Arthur mi aveva detto che eri qui,
camuffato… sono così felice, così onorato!”
Con un ondeggiamento di nervoso piacere Doge versò
a Harry un calice di champagne.
“Avevo pensato di scriverti,” sussurrò, “dopo
Silente… lo shock… e per te, sono sicuro…”
I piccoli occhi di Doge si riempirono di lacrime
improvvise.
“Ho visto il necrologio che ha scritto per la Gazzetta
del Profeta,” disse Harry. “Non sapevo che conoscesse
così bene il professor Silente.”
“Bene come ogni altro,” disse Doge, tamponandosi gli
occhi con un fazzoletto. “Certamente l’ho conosciuto più a
lungo di altri, senza tenere conto di Aberforth… in
qualche modo, la gente sembra non ricordare mai di
Aberforth.”
“Parlando della Gazzetta del Profeta… Non so se per
caso ha visto, signor Doge …?”
“Oh, per piacere chiamami Elphias, caro ragazzo.”

185
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Elphias, per caso ha visto l’intervista che Rita


Skeeter ha rilasciato a proposito di Silente?”
Il viso di Doge si fece arrabbiato.
“Oh sì, Harry, l’ho vista. Quella donna, avvoltoio
sarebbe un termine più esatto, mi ha indubbiamente
tormentato perché le parlassi. Mi vergogno di dire che
sono diventato piuttosto rude, chiamandola vecchiaccia2
impicciona, ottenendo come risultato, come avrai visto,
calunnie sulla mia sanità mentale.”
“Beh, in quell’intervista,” proseguì Harry, “Rita
Skeeter ha lasciato intendere che il professor Silente fosse
coinvolto nelle Arti Oscure, quando era giovane.”
“Non credere ad una sola parola su questo!” Disse
Doge all’improvviso. “Non una parola, Harry! Non
lasciare che nulla offuschi il tuo ricordo di Albus Silente!”
Harry guardò la faccia seria, sofferente di Doge e non
si sentì rassicurato, ma frustrato. Doge pensava sul serio
che fosse così facile, che Harry potesse semplicemente
scegliere di non credere? Doge non capiva che Harry
aveva bisogno di essere sicuro, di sapere tutto?
Forse Doge intuì le sensazioni di Harry, dal momento
che sembrò preoccupato e proseguì in fretta, “Rita Skeeter
è una terribile…”
Ma fu interrotto da un’acuta risata.
“Rita Skeeter? Oh, la adoro, la leggo sempre!”

2
Nell’originale inglese è usato il termine “trout”, che significa sia
“vecchiaccia” che “trota”. Nel cap. 2, la Skeeter insinua che Doge sia
rimbambito per averle detto di stare attenta alle trote, mentre in questo
dialogo si spiega cosa sia stato detto veramente. – N.d.T.

186
J. K. Rowling

Harry e Doge alzarono lo sguardo per vedere zia


Muriel con le piume danzanti sul cappello ed un calice di
champagne in una mano. “Ha scritto un libro su Silente,
sapete!”
“Salve, Muriel,” disse Doge, “ Sì, ne stavamo proprio
discutendo…”
“Ehi, tu! Dammi la tua sedia, ho centosette anni!”
Un altro cugino Weasley dai capelli rossi si alzò
velocemente dalla propria sedia, allarmato, e zia Muriel la
fece voltare con forza sorprendente e ci si sedette sopra tra
Doge e Harry.
“Salve ancora, Barry, o qualsiasi sia il tuo nome,”
disse a Harry. “Allora, cosa stavi dicendo a proposito di
Rita Skeeter, Elphias? Sai che ha scritto una biografia su
Silente? Non vedo l’ora di leggerla, devo ricordarmi di
ordinarla al Ghirigoro!”
Doge, a queste parole, si irrigidì e si fece serio. Zia
Muriel, però, svuotò il calice e schioccò le dita ossute
verso un cameriere di passaggio per averne un altro. Scolò
un altro sorso di champagne, non tentò nemmeno di
trattenere un rutto, quindi continuò, “non c’è nessun
bisogno di sembrare una coppia di rane gonfiate! Prima
che diventasse così rispettato e rispettabile, e tutte quelle
stupidaggini, sono girate un sacco di voci curiose su
Silente!”
“Calunnie da parte di disinformati”, disse Doge, ridi-
ventando color ravanello.
“Questo lo dici tu, Elphias,” chiocciò zia Muriel. “Ho
notato come hai evitato le parti imbarazzanti in quel tuo
necrologio!”

187
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Mi dispiace che tu lo pensi,” disse Doge, sempre più


rigido. “Ti assicuro che stavo scrivendo con il cuore.”
“Oh, tutti sappiamo bene che veneravi Silente.
Suppongo che penseresti ancora che sia stato un santo
perfino se si scoprisse essere stato lui a sbarazzarsi di
quella sorella Magonò!”
“Muriel!” esclamò Doge.
Un gelo che non aveva nulla a che vedere con lo
champagne ghiacciato si stava insinuando nel petto di
Harry.
“Che cosa intendi?” chiese a Muriel. “Chi dice che
sua sorella era una Magonò? Pensavo fosse malata.”
“Pensavi male, allora, Barry!” disse zia Muriel, appa-
rendo deliziata all’effetto che aveva prodotto. “In ogni
caso, come puoi aspettarti di sapere tutto al riguardo? È
accaduto anni e anni prima che tu potessi perfino pensarci,
mio caro, e la verità è che quelli di noi che erano vivi
allora non hanno mai saputo cosa accadde realmente.
Questo è il motivo per cui non vedo l’ora di scoprire cosa
la Skeeter abbia portato alla luce! Silente ha mantenuto
quella sorella segreta per lungo tempo!”
“Non è vero!” ansimò Doge, “Non è assolutamente
vero!”
“Non mi ha mai detto che sua sorella era una
Magonò,” disse Harry, senza pensare, ancora freddo
dentro.
“E perché mai avrebbe dovuto dirtelo?” stridette
Muriel, oscillando un po’ sulla sua sedia nel tentativo di
mettere a fuoco Harry.
“Il motivo per cui Albus non parlava mai di Ariana,”
cominciò Elphias, con una voce densa di emozione, “è

188
J. K. Rowling

piuttosto chiaro, almeno credevo. Era così devastato dalla


sua morte…”
“Perché nessuno l’ha mai vista, Elphias?” stridette
Muriel. “Perché metà di noi non hanno mai neppure
saputo che esistesse, fino a quando non trasportarono fuori
la bara dalla casa e celebrarono il suo funerale? Dov’era il
prode Albus mentre Ariana era tenuta rinchiusa in
cantina? Impegnato lontano a fare il genietto ad Hogwarts,
senza occuparsi mai di quello che succedeva nella propria
casa!”
“Cosa intende con, «rinchiusa in cantina»?” chiese
Harry. “Cosa significa?”
Doge apparve infelice. Zia Muriel ridacchiò nuova-
mente e rispose ad Harry.
“La madre di Silente era una donna terrificante,
semplicemente terrificante. Babbana di nascita, anche se
ho sentito che fingeva il contrario…”
“Non ha mai preteso nulla del genere! Kendra era una
donna piacevole,” sussurrò Doge miserabilmente, ma zia
Muriel lo ignorò.
“…orgogliosa e molto autoritaria, il genere di strega
che sarebbe stata mortificata nel generare una Magonò…”
“Ariana non era una Magonò!”ansimò Doge.
“Questo lo dici tu, Elphias. Spiega, allora, perché non
ha mai frequentato Hogwarts!” disse zia Muriel. Si voltò
verso Harry. “Ai nostri tempi i Magonò erano spesso
occultati. Tuttavia portare questo all’estremo
imprigionando effettivamente una ragazzina in casa e
pretendere che non esistesse…”

189
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Te l’ho detto, questo non è quello che è accaduto!”


disse Doge, ma zia Muriel continuò come un rullo
compressore, sempre rivolgendosi a Harry.
“I Magonò erano spesso mandati alle scuole babbane
e incoraggiati ad integrarsi nella comunità babbana… un
modo molto più gentile che cercare loro un posto nel
mondo magico, dove sarebbero sempre stati di serie B, ma
naturalmente Kendra Silente non si sarebbe mai sognata di
lasciare che sua figlia andasse ad una scuola babbana…”
“Ariana era delicata!” disse Doge disperatamente. “La
sua salute era sempre troppo fragile per permetterle…”
“Per permetterle di lasciare la casa?” ridacchiò
Muriel. “E tuttavia non è mai stata portata al San Mungo e
nessun guaritore fu mai chiamato per visitarla!”
“Veramente, Muriel, come puoi mai sapere se…”
“Per tua informazione, Elphias, mio cugino Lancelot
era un guaritore al San Mungo a quel tempo e, in stretta
confidenza, disse alla mia famiglia che Ariana non vi era
mai stata mandata. Tutto molto sospetto, riteneva
Lancelot!”
Doge sembrava sull’orlo delle lacrime. Zia Muriel,
che sembrava divertirsi enormemente, schioccò le dita per
altro champagne. Con i sensi intorpiditi Harry pensò a
come i Dursley lo avessero nascosto, una volta,
rinchiudendolo e tenendolo fuori vista, tutto per il crimine
di essere un mago. La sorella di Silente aveva sofferto lo
stesso destino al contrario, imprigionata per la sua
mancanza di magia? E Silente l’aveva veramente
abbandonata al suo destino, mentre andava a Hogwarts per
dimostrarsi brillante e pieno di talento?

190
J. K. Rowling

“Bene, se Kendra non fosse morta prima,” riprese


Muriel, “Avrei detto che fosse stata lei ad aver fatto fuori
Ariana…”
“Come puoi, Muriel?” si lamentò Doge. “Una madre
uccidere la propria figlia? Pensa a quello che stai dicen-
do!”
“Se la madre in questione era capace di imprigionare
la figlia per anni, in fondo perché no?” Zia Muriel si
strinse nelle spalle. “Ma come stavo dicendo, non torna,
perché Kendra è morta prima di Ariana, di cosa, non si è
mai saputo per certo…”
“Oh, senza dubbio Ariana l’ha assassinata,” disse
Doge, in un coraggioso tentativo di derisione.
“Perché no?”
“Sì, Ariana deve aver fatto un disperato tentativo per
liberarsi e ha ucciso Kendra nella colluttazione,” disse zia
Muriel pensierosa. “Scuoti la testa quanto vuoi, Elphias!
Tu eri al funerale di Ariana, no?”
“Sì, c’ero,” disse Doge, attraverso labbra tremanti. “E
non riesco a ricordare un’occasione più disperatamente
triste. Albus aveva il cuore spezzato…”
“Il suo cuore non era l’unica cosa. Aberforth non ha
rotto il naso ad Albus a metà della cerimonia?”
Doge era apparso disgustato, in precedenza, ma non
era nulla in confronto di come appariva adesso. Muriel
sembrava averlo pugnalato. Lei ridacchiò rumorosamente
e ingollò un altro sorso di champagne che le colò lungo il
mento.
“Come fai a…?” gracchiò Doge.
“Mia madre era amica della vecchia Bathilda Bath,”
disse zia Muriel felicemente “Bathilda ha descritto l’intera

191
Harry Potter e i Cimeli della Morte

faccenda a mia madre mentre io ascoltavo dalla porta. Una


rissa al fianco della bara! Da come Bathilda l’ha
raccontato, Aberforth ha urlato che era tutta colpa di
Silente se Ariana era morta, poi l’ha colpito in faccia. A
parere di Bathilda, Albus non ha nemmeno tentato di
difendersi, e questo è già abbastanza strano di per sé,
Albus avrebbe potuto distruggere Aberforth in duello con
entrambe le mani legate dietro la schiena.”
Muriel inghiottì ancora champagne. Declamare questi
vecchi scandali sembrava eccitarla tanto quanto disgustava
Doge. Harry non sapeva che pensare, cosa credere, voleva
la verità e tutto quello che Doge faceva era starsene seduto
lì e piagnucolare flebilmente che Ariana era malata. Harry
difficilmente riusciva a credere che Silente non sarebbe
intervenuto se una tale crudeltà avesse avuto luogo nella
sua stessa casa, tuttavia c’era qualche cosa di
indubbiamente strano in quella storia.
“E ti dico un’altra cosa,” disse Muriel, singhiozzando
leggermente mentre abbassava il calice. “Credo sia stata
Bathilda a vuotare il sacco con Rita Skeeter. Tutte quelle
allusioni nell’intervista alla Skeeter a proposito di
un’importante fonte vicina ai Silente… Dio sa che era lì
durante tutta la faccenda di Ariana e potrebbe proprio
starci!”
“Bathilda non parlerebbe mai a Rita Skeeter!”
sussurrò Doge.
“Bathilda Bath?” chiese Harry. “L’autrice di Storia
della magia?”
Il nome era stampato sulla copertina di uno dei testi
scolastici di Harry, anche se, bisogna ammettere, non su
uno di quelli che aveva letto più attentamente.

192
J. K. Rowling

“Sì,” disse Doge, aggrappandosi alla domanda di


Harry come un uomo che sta per affogare si aggrappa ad
un salvagente. “Una storica della magia molto dotata e una
vecchia amica di Albus.”
“Piuttosto rimbambita di questi tempi, ho sentito
dire,” disse zia Muriel allegramente.
“Se fosse così, allora è ancor più ignobile per la
Skeeter aver approfittato di lei,” disse Doge, “e nessun
affidamento può essere posto su qualsiasi cosa Bathilda
possa avere detto!”
“Oh, ci sono modi di riportare a galla i ricordi, e sono
sicura Rita Skeeter li conosce tutti molto bene,” disse zia
Muriel “ma anche se Bathilda fosse completamente
babbea, sono sicura che deve avere ancora vecchie
fotografie, forse perfino lettere. Ha conosciuto i Silente
per anni… vale la pena fare un viaggio a Godric’s Hollow,
ho pensato.”
Harry, che stava sorseggiando un po’ di Burrobirra, si
soffocò. Doge lo colpì sulla schiena mentre Harry tossiva
guardando zia Muriel attraverso gli occhi lacrimanti. Una
volta che ebbe di nuovo il controllo della voce chiese,
“Bathilda Bath vive a Godric’s Hollow?”
“Oh sì, vive là da sempre! I Silente si trasferirono lì
dopo che Percival fu imprigionato, e lei era la loro vicina.”
“I Silente hanno vissuto a Godric’s Hollow?”
“Sì, Barry, è proprio ciò che ho appena detto,” disse
zia Muriel irritata.
Harry si sentì prosciugato, svuotato. Mai una volta, in
sei anni, Silente aveva detto ad Harry che entrambi
avevano vissuto e avevano perso persone amate a Godric’s
Hollow. Perché? Lily e James erano sepolti vicino alla

193
Harry Potter e i Cimeli della Morte

madre e alla sorella di Silente? Silente aveva visitato le


loro tombe, magari passando vicino a quelle di Lily e
James nel farlo? Mai una volta aveva detto a Harry… mai
si era preso il disturbo di dire…
Harry non sapeva spiegare, nemmeno a se stesso,
perché fosse così importante, tuttavia sentiva che il non
dirgli che avevano in comune quel posto, quelle espe-
rienze, era equivalente a raccontargli una bugia. Fissò
dritto davanti a sé, notando a malapena cosa accadeva
intorno e non si era accorto che Hermione era sgusciata
fuori dalla folla, finché lei non si lasciò cadere su una
sedia al suo fianco.
“Non ce la faccio proprio a ballare ancora,” ansimò,
togliendosi una delle scarpe e massaggiandosi la pianta del
piede. “Ron è andato a cercare altre Burrobirre. È un po’
strano, ho appena visto Viktor allontanarsi infuriato dal
padre di Luna, sembrava stessero litigando…” la sua voce
si spense guardandolo. “Harry, va tutto bene?”
Harry non sapeva da dove iniziare, ma non aveva
importanza. In quel momento, qualcosa di grosso e
argentato arrivò fluttuando attraverso la tenda fin sulla
pista da ballo. Con grazia la lince luccicante atterrò
leggermente in mezzo ai ballerini sorpresi. Alcune teste si
voltarono, mentre quelli più vicini si bloccarono,
assurdamente, a metà della danza. Poi la bocca del
Patronus si aprì larga e parlò con la voce forte, profonda e
lenta di Kingsley Shacklebolt.
“Il ministero è caduto. Scrimgeour è morto. Stanno
arrivando.”

194
J. K. Rowling

CAPITOLO NOVE

UN NASCONDIGLIO
Tutto appariva confuso, lento. Harry e Hermione
balzarono in piedi ed estrassero le bacchette.
La maggior parte delle persone aveva appena iniziato
a capire che era accaduto qualcosa di strano. Le teste
erano ancora girate verso il punto in cui il felino argentato
era svanito. Il silenzio si allargava in fredde ondate dal
luogo in cui il Patronus era apparso. Poi qualcuno strillò.
Harry ed Hermione si lanciarono tra la folla terroriz-
zata. Gli ospiti correvano in ogni direzione, molti si
stavano Smaterializzando. Gli incantesimi protettivi
intorno alla Tana erano stati infranti.
“Ron!” urlò Hermione. “Ron, dove sei?”

195
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Mentre si facevano strada a forza attraverso la pista da


ballo, Harry vide apparire in mezzo alla folla delle figure
mascherate e coperte da mantelli. Immediatamente dopo
vide Lupin e Tonks con le bacchette sollevate e sentì
entrambi urlare, “Protego!”, un urlo che fu ripetuto da
ogni lato…
“Ron! Ron!” gridò Hermione singhiozzando, mentre
lei e Harry venivano urtati dagli ospiti presi dal panico.
Harry le afferrò la mano per essere sicuro di non essere
separati mentre un lampo di luce sibilò sulle loro teste, un
incantesimo di protezione o qualcosa di più sinistro, non
riuscì a distinguere…
Ed ecco, Ron era là. Afferrò la mano libera di
Hermione e Harry la sentì ruotare su se stessa.
Immagini e suoni sparirono, mentre le tenebre si
stringevano su di lui. Tutto quello che poteva sentire era la
mano di Hermione mentre veniva schiacciato attraverso lo
spazio e il tempo, lontano dalla Tana, lontano dall’attacco
dei Mangiamorte, lontano, forse, da Voldemort stesso…
“Dove siamo?” disse la voce di Ron.
Harry aprì gli occhi. Per un momento pensò di non
aver lasciato il matrimonio, dopotutto. Sembrava fossero
ancora circondati dalla gente.
“Tottenham Court Road”, ansimò Hermione.
“Camminate, camminate soltanto, abbiamo bisogno di
trovare un posto dove possiate cambiarvi.”
Harry fece come lei voleva. In parte camminarono, in
parte corsero per l’ampia strada buia piena di festaioli
notturni e fiancheggiata da negozi chiusi, le stelle brilla-
vano in alto. Un autobus a due piani passò rombando e un
gruppo di frequentatori di pub, un po’ alticci, li fissò

196
J. K. Rowling

mentre passavano. Harry e Ron indossavano ancora gli


abiti da cerimonia.
“Hermione, non abbiamo nulla da metterci,” le disse
Ron, mentre una giovane donna scoppiava in una rauca
risatina alla loro vista.
“Perché non mi sono assicurato di avere il Mantello
dell’Invisibilità con me?” dichiarò Harry, maledicendo tra
sé e sé la sua stupidità. “L’ho tenuto con me tutto l’anno
scorso e…”
“Va tutto bene, ho io il Mantello e i vestiti per voi
due,” rispose Hermione, “solo sforzatevi di comportarvi
con naturalezza finché… sarà necessario.”
Li condusse in fondo ad una strada stretta, quindi al
riparo di un vicolo buio.
“Quando hai detto che hai il Mantello, i vestiti…”
chiese Harry, squadrando cupamente Hermione, che non
aveva nulla con sé a parte la piccola borsetta con le
perline, in cui stava ora rovistando.
“Si, sono qui,” rispose Hermione, e sorprendendo non
poco Harry e Ron, tirò fuori un paio di jeans, una felpa,
alcune calze marroni e, infine, l’argenteo Mantello
dell’Invisibilità.
“Come accidenti…?”
“Incantesimo di Ingrandimento Invisibile,” disse
Hermione. “Complicato, ma penso di averlo fatto bene. In
ogni caso, sono riuscita a mettere tutto quello che ci serve
qua dentro.” Diede una leggera scossa all’apparentemente
fragile borsetta che risuonò come il cassone di un camion
contenente un gran numero di oggetti pesanti. “Oh,
dannazione, questi devono essere i libri,” esclamò,
scrutando all’interno, “e li avevo tutti divisi per

197
Harry Potter e i Cimeli della Morte

argomento… oh beh… Harry, è meglio che ti metta il


Mantello dell’Invisibilità. Ron, sbrigati e cambiati…”
“Quando hai fatto tutto questo?” chiese Harry, mentre
Ron si spogliava.
“Ve l’avevo detto alla Tana. Avevo impacchettato le
cose essenziali da giorni, sai, in caso avessimo avuto
bisogno di partire di fretta. Ho fatto i tuoi bagagli questa
mattina, Harry, dopo che ti sei cambiato, e li ho messi qui
dentro… Ho avuto come un presentimento…”
“Tu sei meravigliosa, davvero,” disse Ron, porgendole
il fagotto dei suoi vestiti.
“Grazie,” rispose Hermione, rivolgendogli un piccolo
sorriso mentre metteva i vestiti nella borsa. “Per favore,
Harry, mettiti quel mantello!”
Harry si gettò il mantello sulle spalle e lo tirò sulla
testa, svanendo alla vista. Stava iniziando a rendersi conto
solo adesso di ciò che era successo.
“Gli altri… tutti quelli che erano al matrimonio…”
“Non possiamo preoccuparci di questo ora,” bisbigliò
Hermione. “È te che vogliono, Harry. Tornando
metteremmo solamente tutti ancora più in pericolo.”
“Ha ragione,” disse Ron, che sembrava sapere che
Harry stava per protestare, anche se non poteva vedergli il
volto. “La maggior parte dell’Ordine era là, loro si -
prenderanno cura di tutti gli altri.”
Harry annuì, poi si ricordò che non potevano vederlo,
e rispose, “Ok.” Ma pensava a Ginny, e la paura gli
ribolliva nello stomaco come acido.
“Andiamo, penso che dovremmo continuare a
muoverci,” disse Hermione.

198
J. K. Rowling

Tornarono indietro lungo la stradina e si ritrovarono


sul viale principale, dove un gruppo di uomini sul
marciapiede di fronte camminava barcollando e cantando.
“Solo per curiosità, perché Tottenham Court Road?”
chiese Ron a Hermione.
“Non ho idea, semplicemente mi è saltato in mente,
ma sono certa che siamo più al sicuro nel mondo
Babbano, non si aspettano di trovarci qui.”
“Vero”, disse Ron, guardandosi attorno, “ma non ti
senti un po’… allo scoperto?”
“Dove altro possiamo stare?” chiese Hermione,
cercando di farsi piccola mentre gli uomini sull’altro lato
della strada iniziavano a lanciare fischi di apprezzamento
verso di lei. “Difficilmente possiamo prenotare delle
camere al Paiolo Magico, no? Grimmauld Place è esclusa
visto che Piton può entrarci… Immagino che potremmo
provare a casa dei miei genitori, anche se penso che ci sia
la possibilità che ci cerchino là… oh, vorrei che stessero
zitti!”
“Tutto bene, cara?” il più ubriaco degli uomini
sull’altro marciapiede stava gridando. “Ti va un drink?
Scarica il rosso e vieni con noi a bere una birra!”
“Sediamoci da qualche parte,” disse Hermione preci-
pitosamente, mentre Ron apriva la bocca per ribattere da
una parte all’altra della strada. “Guarda, qui andrà bene,
entriamo!”
Era un piccolo e squallido caffè aperto tutta la notte.
Un leggero strato di grasso ricopriva la superficie di
formica dei tavoli, ma per lo meno era vuoto. Harry
scivolò per primo dentro un separé e Ron si sedette
accanto a lui di fronte a Hermione, che dava le spalle

199
Harry Potter e i Cimeli della Morte

all’entrata e non ne era contenta. Si lanciava occhiate alle


spalle così spesso che sembrava avesse un tic nervoso.
Harry non era contento di stare fermo, camminando aveva
l’illusione di avere un obiettivo. Sotto il Mantello poteva
sentire gli ultimi effetti della Pozione Polisucco che se ne
andavano, le braccia gli stavano tornando alla solita
lunghezza e forma. Tirò fuori gli occhiali dalla tasca e li
indossò.
Dopo un minuto o due, Ron disse, “Sai, qui non siamo
lontani dal Paiolo Magico, è solo in Charing Cross…”
“Ron, non possiamo!” disse immediatamente
Hermione.
“Non per fermarci là, ma per scoprire cosa sta succe-
dendo!”
“Sappiamo cosa sta succedendo! Voldemort si è
impadronito del Ministero, cos’altro abbiamo bisogno di
sapere?”
“Ok, ok, era solo un’idea!”
Ricaddero in un silenzio nervoso. La cameriera,
masticando una gomma, si trascinò verso di loro e
Hermione ordinò due cappuccini. Poiché Harry era invi-
sibile, sarebbe sembrato strano ordinarne uno per lui. Una
coppia di robusti operai entrò nel caffè e si accomodò nel
vicino separé. Hermione abbassò la voce ad un bisbiglio.
“Penso che dobbiamo trovare un posto tranquillo per
Smaterializzarci e dirigerci verso la campagna. Una volta
là, possiamo mandare un messaggio all’Ordine.”
“Sei capace di fare quei Patronus parlanti, allora?”
chiese Ron.
“Ho fatto un po’ di pratica e penso di sì,” rispose
Hermione.

200
J. K. Rowling

“Bene, sempre che non li metta nei guai, anche se


potrebbero essere stati arrestati ormai. Cielo, è disgu-
stoso,” aggiunse Ron dopo aver sorseggiato lo schiumoso
caffè grigiastro. La cameriera aveva sentito e lanciò a Ron
un’occhiata malevola mentre si trascinava per prendere gli
ordini dei nuovi clienti. Il più grosso dei due operai,
biondo e davvero enorme a guardarlo bene, le fece cenno
di allontanarsi. Lei lo fissò, offesa.
“Andiamo, allora, non voglio bere questa porcheria,”
disse Ron. “Hermione, hai dei soldi babbani per pagare
questa roba?”
“Sì, ho ritirato tutto il denaro che avevo investito in
Fondi Immobiliari, prima di venire alla Tana. Potrei
scommettere che le quotazioni erano tutte al minimo,”
sospirò Hermione, allungandosi per prendere la borsa di
perline.
I due operai fecero lo stesso movimento ed Harry li
imitò inconsapevolmente. Tutti e tre alzarono le bacchette.
Ron, accorgendosi qualche secondo in ritardo di ciò che
stava succedendo, balzò dall’altra parte del tavolo,
spingendo Hermione lungo la panca. La potenza
dell’incantesimo del Mangiamorte mandò in frantumi la
parete di piastrelle proprio dov’era prima la testa di Ron,
mentre Harry, ancora invisibile, urlò: “Stupeficium!”
Il grosso Mangiamorte biondo venne colpito al volto
da un getto di luce rossa. Crollò di lato privo di sensi. Il
suo compagno, incapace di vedere chi aveva lanciato
l’incantesimo, ne scagliò un altro verso Ron. Delle corde
nere scintillanti si librarono dalla punta della bacchetta e
imprigionarono Ron da capo a piedi – la cameriera gridò e
corse fuori dalla porta – Harry lanciò un altro

201
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Schiantesimo al Mangiamorte con la faccia contorta che


aveva bloccato Ron, ma l’incantesimo mancò il bersaglio,
rimbalzò sulla finestra e colpì la cameriera, che si accasciò
di fronte alla porta.
“Expulso!” muggì il Mangiamorte, e il tavolo dietro
cui stava in piedi Harry saltò in aria: la forza
dell’esplosione lo gettò con violenza contro il muro ed
egli sentì la bacchetta sfuggirgli di mano mentre il
mantello gli scivolava via dalle spalle.
“Petrificus Totalus!” urlò Hermione da dov’era
nascosta, e il Mangiamorte cadde in avanti come una
statua atterrando con un tonfo sordo sul caos di porcellane
rotte, tavolo e caffè. Hermione strisciò fuori da sotto la
panca, scrollandosi i pezzi del portacenere di vetro dai
capelli e tremando da capo a piedi.
“D-diffindo,” disse, puntando la bacchetta verso Ron,
che urlò dal dolore mentre l’incantesimo di Hermione gli
tagliava deciso i jeans sul ginocchio, lasciando uno
squarcio profondo. “Oh, mi spiace tanto, Ron, mi trema la
mano! Diffindo!”
Le corde tagliate caddero via. Ron si alzò in piedi,
scrollando le braccia perché riacquistassero sensibilità.
Harry raccolse la bacchetta e si arrampicò sui rottami
verso il punto in cui il grande Mangiamorte biondo era
steso sulla panca.
“Avrei dovuto riconoscerlo, era là la notte in cui
Silente è morto,” disse. Capovolse il Mangiamorte bruno
col piede. Gli occhi dell’uomo si muovevano rapidamente
tra Harry, Ron e Hermione.

202
J. K. Rowling

“Questo è Dolohov”, disse Ron. “Lo riconosco da


quei vecchi manifesti. Penso che quello grosso sia
Thorfinn Rowle.”
“Non importa come si chiamano!” disse Hermione un
po’ istericamente. “Come ci hanno trovato? Cosa
dobbiamo fare?”
Per qualche motivo il suo panico sembrò rischiarare le
idee a Harry.
“Blocca la porta,” le disse, “e Ron, spegni le luci.”
Abbassò lo sguardo verso il paralizzato Dolohov,
pensando velocemente, mentre la serratura scattava e Ron
usava lo Spegnino per immergere nel buio il caffè. Harry
poteva sentire gli uomini che prima avevano fischiato ad
Hermione, urlare ad un’altra ragazza in lontananza.
“Cosa ne facciamo di loro?” bisbigliò Ron a Harry
attraverso il buio. Con voce ancora più bassa aggiunse “Li
uccidiamo? Loro volevano ucciderci. Hanno fatto un bel
tentativo poco fa.”
Hermione rabbrividì e fece un passo indietro. Harry
scosse la testa.
“Dobbiamo solo cancellare la loro memoria,” disse
Harry. “È la cosa migliore, farà perdere le nostre tracce.
Se li uccidiamo, sarà ovvio che siamo stati qui.”
“Tu sei il capo,” disse Ron, sembrando profondamente
sollevato. “Ma non ho mai fatto un Incantesimo di
Memoria.”
“Nemmeno io,” rispose Hermione, “ma conosco la
teoria.”
Fece un profondo, calmo respiro, poi puntò la
bacchetta sulla fronte di Dolohov e disse, “Oblivion.”

203
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Subito, gli occhi di Dolohov divennero sfuocati e


sognanti.
“Magnifico!” esclamò Harry, applaudendola da dietro.
“Prenditi cura dell’altro e della cameriera mentre Ron e io
riordiniamo.”
“Riordiniamo?” chiese Ron, guardandosi intorno nel
caffè parzialmente distrutto. “Perché?”
“Non pensi che potrebbero chiedersi cos’è successo se
si svegliano e si trovano in un posto che sembra appena
bombardato?”
“Oh giusto, sì…”
Ron si contorse un po’ prima di riuscire ad estrarre la
bacchetta dalla tasca.
“Non c’è da meravigliarsi se non esce, Hermione, hai
preso i miei vecchi jeans, sono stretti.”
“Oh, mi dispiace tanto,” sibilò Hermione, e mentre
trascinava la cameriera lontano dalla vetrina, Harry le
sentì mormorare un suggerimento sul posto in cui Ron
poteva ficcarsi la bacchetta.
Una volta che il caffè fu riportato alle condizioni
iniziali, rimisero i Mangiamorte nel loro separé e li
puntellarono uno di fronte all’altro. “Ma come ci hanno
trovato?” chiese Hermione, guardando l’uno e l’altro degli
uomini incoscienti. “Come facevano a sapere dove
eravamo?”
Si volse verso Harry.
“Tu… non pensi che potresti avere ancora la Traccia
addosso, Harry?
“Non può,” rispose Ron. “La Traccia si spezza a
diciassette anni, è la legge magica, non la puoi mettere su
un adulto.”

204
J. K. Rowling

“Per quel che ne sai,” disse Hermione. “E se i


Mangiamorte avessero trovato un modo per metterla su un
diciassettenne?”
“Ma Harry non è stato vicino ad un Mangiamorte
nelle ultime ventiquattr’ore. Chi pensi che possa avergli
messo una Traccia addosso?”
Hermione non rispose. Harry si sentì contaminato,
corrotto. Era veramente così che i Mangiamorte l’avevano
trovato?
“Se non posso usare la magia, e voi non potete usare
la magia vicino a me, senza rivelare la nostra posizione…”
cominciò.
“Non ci dividiamo!” rispose Hermione fermamente.
“Abbiamo bisogno di un posto sicuro per nascon-
derci,” disse Ron. “Diamoci tempo per riflettere a fondo
sulla cosa.”
“Grimmauld Place,” disse Harry.
Gli altri due lo guardarono a bocca aperta.
“Non essere sciocco, Harry, Piton può entrarci!”
“Il padre di Ron ha detto che hanno predisposto degli
incantesimi contro di lui – e anche se non funzionassero,”
continuò mentre Hermione cominciava a protestare “che
importa? Giuro, niente mi piacerebbe di più che incontrare
Piton!”
“Ma…”
“Hermione, dove possiamo andare altrimenti? È la
migliore possibilità che abbiamo. Piton è solo un
Mangiamorte. Se ho ancora la Traccia, li avremo tutti
addosso dovunque andiamo.”
Lei non riuscì a ribattere, anche se evidentemente le
sarebbe piaciuto farlo. Mentre sbloccava la porta del bar,

205
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Ron fece scattare lo Spegnino per liberare le luci del


locale. Harry contò fino a tre, annullarono gli incantesimi
sulle loro vittime e, prima che la cameriera o uno dei
Mangiamorte potesse far più che un lieve movimento
assonnato, Harry, Ron e Hermione si erano girati su loro
stessi ed erano svaniti ancora una volta schiacciati nel
buio.
Alcuni secondi dopo, i polmoni di Harry si allarga-
rono riconoscenti ed aprì gli occhi. Si trovavano nel
mezzo di una familiare piazzetta squallida. Alti fabbricati
in cattivo stato li circondavano. Riuscivano a vedere il
numero dodici, la cui esistenza era stata svelata loro da
Silente, il Custode Segreto del luogo. Si precipitarono
verso la casa, controllando ogni pochi metri di non essere
seguiti o sorvegliati. Corsero su per i gradini di pietra ed
Harry diede un colpetto con la bacchetta alla porta
d’ingresso. Sentirono una serie di scatti metallici e il
rumore di una catena, poi la porta si aprì di scatto con un
cigolio e si affrettarono oltre la soglia.
Mentre Harry si chiudeva la porta alle spalle, le
antiquate lampade a gas si accesero emettendo una luce
tremolante lungo tutto il corridoio. Era proprio come
Harry lo ricordava: lugubre, coperto di ragnatele, i profili
delle teste degli elfi domestici sul muro che gettavano
strane ombre sulla scalinata. Tende lunghe e scure
nascondevano il ritratto della madre di Sirius. L’unica
cosa fuori posto era il portaombrelli a gamba di troll, che
giaceva su un lato come se Tonks l’avesse appena fatto
cadere un’altra volta.
“Penso che ci sia venuto qualcuno,” bisbigliò
Hermione, indicandolo.

206
J. K. Rowling

“Può essere successo mentre l’Ordine andava via,”


mormorò Ron in risposta.
“Allora, dove sono questi incantesimi che hanno
messo contro Piton?” chiese Harry.
“Che si attivino solo se lui si fa vivo?” suggerì Ron.
Restarono vicini sullo zerbino, tuttavia, spalle alla
porta, timorosi di inoltrarsi nella casa.
“Beh, non possiamo rimanere qui per sempre,” disse
Harry, e fece un passo avanti.
“Severus Piton?”
La voce di Malocchio Moody mormorò nell’oscurità,
facendo fare a tutti e tre un salto indietro per lo spavento.
“Non siamo Piton!” gracchiò Harry, prima che qualcosa di
simile ad aria fredda passasse sibilando sopra di lui e la
sua lingua si avvolgesse all’indietro su se stessa,
rendendogli impossibile parlare. Prima ancora di riacqui-
stare la sensibilità della bocca, comunque, la lingua si era
sciolta di nuovo.
Gli altri due sembravano aver provato la stessa
sgradevole sensazione. Ron stava facendo versi simili a
conati. Hermione balbettò, “Questa d-deve essere l-la M-
maledizione Allaccialingua che Malocchio ha messo per
Piton!”
Cautamente, Harry fece un altro passo avanti.
Qualcosa si spostò tra le ombre alla fine del corridoio, e
prima che qualcuno di loro potesse dire un’altra parola,
una figura si era sollevata dal tappeto, alta, color polvere,
e terribile. Hermione urlò e cosi fece la Signora Black, le
tende che sventolavano aperte. La grigia figura scivolava
verso di loro, sempre più veloce, i capelli lunghi fino alla
cintola e la barba che le sventolavano dietro, la faccia

207
Harry Potter e i Cimeli della Morte

incavata, scarna, con i buchi degli occhi vuoti. Orribil-


mente familiare, terribilmente alterata, alzò un braccio
devastato rivolto verso Harry.
“No!” urlò Harry, e benché avesse alzato la bacchetta
non gli veniva in mente nessun incantesimo. “No! Non
siamo stati noi! Non ti abbiamo ucciso noi…”
Alla parola “ucciso”, la figura esplose in una grande
nuvola di polvere: tossendo, con gli occhi che lacrima-
vano, Harry si guardò intorno. Vide Hermione rannic-
chiata sul pavimento, appoggiata alla porta e con le
braccia sulla testa. Ron, che tremava dalla testa ai piedi e
le dava un buffetto sulla spalla e diceva, “Va tutto b-
bene… Se n’è a-andato…”
La polvere turbinava intorno a Harry come foschia,
colpendo le lampade blu a gas, mentre la Signora Black
continuava ad urlare.
“Mezzosangue, immondizia, macchie di disonore,
infamia nella casa dei miei padri…”
“TACI!” muggì Harry, puntando la bacchetta su di lei.
Con uno scoppio e un’esplosione di scintille rosse, le
tende si chiusero di nuovo, facendola tacere.
“Quello… quello era…” piagnucolò Hermione,
mentre Ron la aiutava a rimettersi in piedi.
“Sì,” rispose Harry, “ma non era veramente lui, no?
Solo qualcosa per spaventare Piton.”
Aveva funzionato, si chiese Harry, o Piton aveva già
fatto saltar via la sagoma raccapricciante con tanta indif-
ferenza quanta ne aveva avuta uccidendo il vero Silente?
Con i nervi ancora scossi, guidò gli altri due nel corridoio,
aspettandosi quasi che apparisse qualche nuovo orrore, ma

208
J. K. Rowling

nulla si mosse, tranne un topo che fuggì via lungo il


battiscopa.
“Prima di andare avanti, penso sia meglio control-
lare,” sussurrò Hermione, alzò la bacchetta e disse,
“Homenum revelio.”
Non successe nulla.
“Beh, hai appena avuto un grosso shock,” disse Ron
gentilmente. “Che cosa avrebbe dovuto fare?”
“Ha fatto quello che volevo facesse!” rispose
Hermione piuttosto irritata. “Era un incantesimo per
rivelare la presenza di esseri umani, e non c’è nessuno,
tranne noi!”
“Oltre al caro vecchio Polvere,” disse Ron, lanciando
un’occhiata al pezzo di tappeto da cui si era levata la
figura cadaverica.
“Saliamo,” rispose Hermione, con un’occhiata
spaventata allo stesso punto, e li condusse verso le scale
cigolanti fino al salotto al primo piano.
Hermione sventolò la bacchetta per accendere le
vecchie lampade a gas, poi, rabbrividendo leggermente
nella stanza piena di spifferi, si appollaiò sul divano, con
le braccia ben strette intorno a sé. Ron si spostò alla fine-
stra e mosse di un millimetro la pesante tenda di velluto.
“Non riesco a vedere nessuno là fuori,” riferì, “Eppure
c’é da pensare che, se Harry avesse ancora la Traccia
addosso, ci avrebbero seguiti fin qui. So che non possono
entrare in casa, ma… cosa c’è, Harry?”
Harry aveva emesso un grido di dolore. La cicatrice
aveva ricominciato a bruciare e qualcosa gli guizzò nella
testa come una luce brillante sull’acqua. Aveva visto una
grande ombra e sentito una collera che non gli apparte-

209
Harry Potter e i Cimeli della Morte

neva scoppiargli nel corpo, intensa e breve come una


scossa elettrica.
“Cosa hai visto?” chiese Ron, avvicinandosi ad Harry.
“Hai visto lui a casa mia?”
“No, ho solo sentito rabbia… è veramente arrab-
biato…”
“Ma questo potrebbe succedere alla Tana,” disse Ron
ad alta voce. “Cos’altro? Non hai visto nient’altro? Sta
torturando qualcuno?”
“No, ho solo sentito rabbia… Non posso dire…”
Harry si sentiva infastidito, confuso, e Hermione non
lo aiutò dicendo con voce spaventata, “La cicatrice,
ancora? Ma cosa sta succedendo? Pensavo che quel
legame fosse chiuso!”
“Lo è stato, per un po’,” borbottò Harry; la cicatrice
gli doleva ancora, era difficile concentrarsi.
“Io… io penso che inizi ad aprirsi di nuovo ogni volta
che perde il controllo, è così che andava …
“Ma allora, devi chiudere la mente!” disse Hermione
petulante. “Harry, Silente non voleva che tu usassi quella
connessione, voleva che tu la chiudessi, è per questo che
avresti dovuto usare l’Occlumanzia! Altrimenti Voldemort
può inserirti false immagini nel cervello. Ti ricordi…”
“Sì, mi ricordo, grazie,” rispose Harry digrignando i
denti. Non aveva bisogno che Hermione gli rammentasse
che Voldemort, una volta, aveva usato proprio questa
connessione tra di loro per farlo cadere nella trappola che
aveva portato alla morte di Sirius. Desiderò di non aver
raccontato loro cosa aveva visto e sentito. Rendeva
Voldemort più minaccioso, come se stesse forzando la
finestra della stanza. Il dolore della cicatrice aumentò

210
J. K. Rowling

ancora ed Harry cercò di combatterlo. Era come tentare di


respingere la nausea.
Voltò le spalle a Ron e Hermione, fingendo di
esaminare il vecchio arazzo dell’albero genealogico dei
Black sul muro. Poi Hermione gridò. Harry estrasse
nuovamente la bacchetta, si voltò e vide un Patronus
argentato con la forma di una donnola superare la finestra
del salotto, atterrare sul pavimento di fronte a loro e
parlare con la voce del padre di Ron.
“Famiglia salva, non rispondete, siamo sorvegliati.”
Il Patronus si dissolse nel nulla. Ron emise un rumore
a metà tra un piagnucolio e un lamento e si lasciò cadere
sul divano. Hermione lo raggiunse, stringendogli la mano.
“Stanno tutti bene, stanno tutti bene!” mormorò, e
Ron fece una risatina e la abbracciò.
“Harry,” disse da sopra la spalla di Hermione, “Io…”
“Non c’è problema,” rispose Harry, nauseato dal male
alla testa. “È la tua famiglia, è naturale che ti preoccupi.
Mi sarei sentito nello stesso modo.” pensò a Ginny. “Mi
sento nello stesso modo.”
Il dolore alla cicatrice stava raggiungendo un picco,
bruciando come aveva fatto nel giardino della Tana. Sentì
appena Hermione dire “Non voglio stare da sola.
Possiamo usare i sacchi a pelo che ho portato e accam-
parci qui stanotte?”
Sentì Ron accettare. Non poteva combattere il male
più a lungo. Doveva cedere.
“Bagno,” borbottò, e lasciò la stanza più velocemente
che poteva senza correre.
Ce la fece per un pelo. Chiudendosi la porta alle spalle
con mani tremanti, si afferrò la testa che martellava e

211
Harry Potter e i Cimeli della Morte

cadde sul pavimento, poi, con uno scoppio di dolore, sentì


la collera che non gli apparteneva impossessarsi della sua
mente. Vide una lunga stanza illuminata solo dalla luce
del fuoco e il grosso Mangiamorte biondo, sul pavimento,
che gridava e si contorceva e una sottile figura in piedi,
torreggiante su di lui, con la bacchetta puntata, mentre
Harry diceva con una forte, gelida, crudele voce: “Ancora,
Rowle, o vuoi che la finiamo e ti do in pasto a Nagini?
Lord Voldemort non è sicuro che ti perdonerà stavolta…
Mi hai richiamato per questo? Per dirmi che Harry Potter è
nuovamente sfuggito? Draco, dai a Rowle un altro
assaggio del nostro disappunto… fallo, o proverai tu
stesso la mia collera!”
Un ceppo cadde nel fuoco. Le fiamme si alzarono, la
loro luce guizzò illuminando una volto terrorizzato,
appuntito e pallido… con l’impressione di emergere
dall’acqua profonda Harry si scosse ansimando e aprì gli
occhi.
Era disteso a braccia e gambe divaricate sul freddo
pavimento di marmo nero, il naso a pochi centimetri da
una delle code di serpente d’argento che sostenevano la
grande vasca da bagno. Si sedette. La faccia di Malfoy,
magra e terrorizzata, sembrava gli fosse rimasta impressa
negli occhi.
Harry era disgustato da quello che aveva visto, da
come Voldemort usava Draco.
Ci fu un improvviso colpo alla porta e Harry sussultò
mentre risuonava la voce di Hermione.
“Harry, vuoi il tuo spazzolino da denti? Ce l’ho qui.”

212
J. K. Rowling

“Si, fantastico, grazie,” rispose, lottando per mante-


nere un tono indifferente mentre si alzava per lasciarla
entrare.

213
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO DIECI

IL RACCONTO DI
KREACHER
Harry si svegliò presto il mattino dopo, avvolto in un
sacco a pelo sul pavimento del salotto. Una striscia di
cielo era visibile tra le pesanti tende. Era di quel calmo
azzurro limpido che sembra inchiostro diluito in
quell’attimo in bilico tra la notte e l’alba. Tutto era silen-
zioso, tranne che per il lento respiro profondo di Ron ed
Hermione. Harry lanciò un’occhiata alle scure forme che i
due proiettavano su un lato del pavimento. Ron era stato
preso da un eccesso di cavalleria ed aveva insistito perché
Hermione dormisse sui cuscini del divano, il profilo della
ragazza, quindi, si stagliava in alto rispetto al suo punto di
vista. Il braccio di Hermione pendeva verso il pavimento,
214
J. K. Rowling

le dita a pochi centimetri da quelle di Ron. Harry si chiese


se si fossero addormentati mano nella mano.
L’idea lo fece sentire stranamente solo.
Harry esaminò il soffitto ombreggiato, il lampadario a
bracci pieno di ragnatele. Meno di ventiquattr’ore prima si
trovava alla luce del sole, all’ingresso del padiglione, in
attesa di fare da valletto agli ospiti del matrimonio.
Sembrava trascorsa una vita. Cosa sarebbe successo
adesso? Si adagiò sul pavimento e pensò agli Horcrux, alla
complicata e spaventosa missione che Silente gli aveva
affidato... Silente...
Il dolore che si era impadronito di lui dalla morte di
Silente sembrava diverso adesso. Le accuse sentite da
Muriel al matrimonio gli si erano annidate nel cervello
come qualcosa di morboso, infestandogli i ricordi del
mago che aveva idolatrato. Era mai possibile che Silente
avesse lasciato accadere cose simili? Era mai possibile che
fosse stato come Dudley, contento di assistere ad incurie e
abusi, purché non lo riguardassero? Era mai possibile che
avesse voltato le spalle ad una sorella segregata e
occultata?
Harry pensò a Godric’s Hollow, alle tombe che vi si
trovavano a cui Silente non aveva mai accennato. Pensò ai
misteriosi oggetti trasmessi in eredità dal testamento di
Silente senza alcuna spiegazione, ed il risentimento crebbe
nell’oscurità. Perché Silente non gliene aveva parlato?
Perché non gli aveva dato spiegazioni? Silente aveva
veramente voluto molto bene ad Harry? Oppure Harry era
stato niente più che uno strumento da lucidare ed affilare,
ma di cui non fidarsi, con cui non confidarsi mai?

215
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry non riusciva a restare disteso senza altra


compagnia che pensieri amari. Alla disperata ricerca di
qualcosa da fare per distrarsi, sgusciò fuori dal sacco a
pelo, raccolse la bacchetta e scivolò silenziosamente fuori
dalla stanza. Sul pianerottolo sussurrò, “Lumos,” e
cominciò a salire i gradini alla luce della bacchetta.
Sul secondo pianerottolo si trovava la stanza da letto
nella quale lui e Ron avevano dormito l’ultima volta che
erano stati in quella casa. Diede un’occhiata all’interno.
Lo sportello dell’armadio era aperto e le lenzuola erano
strappate. Harry ricordò della gamba di troll rovesciata al
piano di sotto. Qualcuno aveva perquisito la casa dopo che
l’Ordine l’aveva lasciata. Piton? O forse Mundungus, che
aveva rubacchiato molto da quella casa sia prima che dopo
la morte di Sirius? Lo sguardo di Harry vagò sul ritratto
che a volte conteneva Phineas Nigellus Black, il bis-bis
nonno di Sirius, ma era vuoto e mostrava null’altro che
una distesa di sfondo scuro. Phineas Nigellus passava la
notte nello studio del preside ad Hogwarts, ovviamente.
Harry continuò a salire le scale fino a raggiungere il
pianerottolo più alto, dove c’erano solo due porte. Quella
di fronte a lui portava una targhetta con scritto Sirius.
Harry non era mai entrato prima nella stanza del suo
padrino. Aprì la porta, tenendo alta la bacchetta per
diffondere la luce il più lontano possibile.
La stanza era spaziosa e, una volta, doveva essere
stata molto bella. C’era un grande letto con la testata di
legno intagliato, un’alta finestra oscurata da lunghe tende
di velluto ed un candeliere coperto da fitta polvere, con
mozziconi di candela ancora nei portacandele, gocce di
cera solidificata ancora sospese come perle di ghiaccio.

216
J. K. Rowling

Un sottile strato di polvere ricopriva le immagini sui muri


e la testata del letto. Una ragnatela si tendeva tra il
candeliere e la sommità del grande armadio di legno e,
non appena Harry s’addentrò di più nella stanza, sentì un
fuggi-fuggi di topi spaventati.
L’adolescente Sirius aveva tappezzato le pareti di così
tanti poster e illustrazioni, che era visibile ben poco dei
muri ricoperti di seta grigio-argento. Harry diede per
scontato che i genitori di Sirius non fossero stati in grado
di eliminare l’Incantesimo di Adesione Permanente che li
teneva attaccati al muro, perché era certo che i gusti del
loro figlio maggiore, in fatto di decorazioni, non fosse di
loro gradimento. Sembrava che Sirius avesse fatto del suo
meglio per infastidire i genitori. C’erano molte bandiere di
Grifondoro, il rosso e l’oro sbiaditi, proprio per
sottolineare la sua diversità dal resto della famiglia
Serpeverde. C’erano molte illustrazioni di motociclette
Babbane ed anche diversi poster di ragazze Babbane in
bikini (Harry si trovò ad ammirare l’impudenza di Sirius).
Harry era in grado di dire che si trattava di Babbane
perché rimanevano perfettamente ferme all’interno delle
loro foto, i sorrisi sbiaditi e gli occhi vuoti congelati sulla
carta. Questo contrastava con l’unica fotografia magica sul
muro, che raffigurava quattro studenti di Hogwarts
abbracciati, che ridevano rivolti all’obiettivo.
Con un balzo di gioia, Harry riconobbe suo padre, i
suoi disordinati capelli neri tirati all’indietro come quelli
di Harry e anche con gli occhiali. Accanto a lui c’era
Sirius, trascurato ma bello, il viso un po’ arrogante molto
più giovane e felice di quanto Harry l’avesse mai visto da
vivo. Alla destra di Sirius c’era Minus, che con la testa

217
Harry Potter e i Cimeli della Morte

non gli arrivava alle spalle, grassoccio e con gli occhi


acquosi, eccitato per la gioia di far parte della combriccola
più ammirata, con i veneratissimi ribelli che James e
Sirius erano stati. Alla sinistra di James c’era Lupin,
dall’apparenza sempre un po' malandato, ma con la stessa
aria felicemente sorpresa di scoprirsi amato e accettato... o
era semplicemente perché Harry sapeva com’era andata
che notava tutto questo nella foto? Provò a staccarla dal
muro. Adesso era sua, dopotutto, Sirius gli aveva lasciato
tutto, ma non ci riuscì. Sirius non aveva trascurato nessun
artificio per evitare che i genitori gli riarredassero la
stanza.
Harry scrutò il pavimento. Il cielo all’esterno andava
rischiarando. Un raggio di luce rivelò pezzi di carta, libri e
piccoli oggetti sparpagliati sul tappeto. Anche la stanza di
Sirius era stata perquisita, evidentemente, anche se
sembrava che il contenuto fosse stato valutato quasi, se
non interamente, senza valore. Alcuni libri erano stati
scrollati tanto rudemente da essere strappati dalle coper-
tine e diverse pagine erano sparpagliate sul pavimento.
Harry si chinò, prese alcuni pezzi di carta e li
esaminò. Riconobbe uno di essi come parte di una vecchia
edizione di Storia della Magia, di Bathilda Bath, ed un
altro come appartenente ad un manuale sulla
manutenzione della motocicletta. Il terzo era scritto a
mano e spiegazzato. Lo lisciò.

Caro Felpato,
grazie, grazie per il regalo di
compleanno di Harry! È di gran

218
J. K. Rowling

lunga il suo preferito. Ha solo un


anno e già sfreccia su un manico
di scopa giocattolo, sembra così
soddisfatto di sé stesso, allego una
foto così puoi vederlo da te. Sai
che si alza da terra solo di una
sessantina di centimetri, ma ha
quasi ucciso il gatto e ha
fracassato un orribile vaso che
Petunia mi aveva mandato per
Natale (nessun rimpianto per
quello).
Naturalmente, James pensa che
sia molto divertente, dice che
sarà un grande giocatore di
Quidditch, ma abbiamo dovuto
mettere via tutti i soprammobili
ed assicurarci di non perderlo
d’occhio quando si mette a
volare.
Abbiamo organizzato una festic-
ciola di compleanno molto
tranquilla, soltanto noi e la
vecchia Bathilda, che è sempre
dolce con noi e che stravede per
Harry. Ci è dispiaciuto molto che
219
Harry Potter e i Cimeli della Morte

tu non sia potuto venire, ma


l’Ordine viene per primo ed Harry
non è ancora abbastanza grande
da rendersi conto del suo
compleanno, in ogni caso! James
comincia ad essere un po’
frustrato per essere relegato qui,
cerca di non darlo a vedere ma,
ne sono certa, Silente non gli ha
ancora restituito il Mantello
dell’Invisibilità e, inoltre, non
può nemmeno fare qualche
scappatella. Se riuscissi a venire a
trovarlo, certamente gli risolleve-
rebbe il morale.
Codaliscia è stato qui lo scorso
fine settimana. L’ho visto un po’
giù, ma probabilmente era per le
notizie sui McKinnon. Ho pianto
tutta la sera quando l’ho saputo.
Bathilda viene a trovarci molto
spesso, è una vecchietta incante-
vole con tante strane storie su
Silente, e non sono certa che gli
piacerebbe se venisse a saperlo!

220
J. K. Rowling

Non so quanto crederci, davvero,


perché sembra incredibile che
Silente…

Harry sembrava paralizzato. Rimase perfettamente


immobile, tenendo quel portentoso pezzo di carta tra le
dita inerti mentre, dentro di lui, una specie di eruzione
sommessa gli pompava nelle vene gioia e dolore che
rimbombavano in ugual misura. Barcollò fino al letto e si
sedette.
Lesse di nuovo la lettera, ma non riusciva ad afferrare
altri significati che quelli che aveva colto la prima volta, e
si ridusse a fissare la scrittura stessa. Sua madre scriveva
le “g” nello stesso modo in cui le scriveva lui. Cercò
ognuna di esse scorrendo la lettera da cima a fondo, ed
ognuna sembrava un amichevole piccolo saluto intravisto
dietro un velo. La lettera era un tesoro incredibile, la prova
che Lily Potter era vissuta, vissuta veramente, che la sua
mano calda si era mossa su quella pergamena tracciando
con l’inchiostro quelle lettere, quelle parole, parole che
parlavano di lui, Harry, suo figlio.
Scacciando le lacrime dagli occhi con un gesto impa-
ziente della mano, rilesse la lettera, concentrandosi
stavolta sul significato. Era come ascoltare una voce che
riconosceva solo vagamente.
Avevano un gatto... forse era morto a Godric’s
Hollow, come i genitori... oppure fuggito quando non era
rimasto più nessuno a dargli da mangiare... Sirius gli
aveva comprato il suo primo manico di scopa... i suoi
genitori avevano conosciuto Bathilda Bath. Silente li

221
Harry Potter e i Cimeli della Morte

aveva presentati? Silente non gli ha ancora restituito il


Mantello dell’Invisibilità... c’era qualcosa di strano...
Harry si fermò un momento, riflettendo sulle parole di
sua madre. Perché Silente aveva richiesto il Mantello
dell’Invisibilità di James? Harry ricordò distintamente il
preside mentre gli diceva, anni prima, “Non ho bisogno di
un mantello per diventare invisibile.” Forse qualche
membro dell’Ordine meno dotato aveva avuto bisogno
dell’aiuto del Mantello e Silente aveva fatto da tramite?
Harry proseguì...
Codaliscia è stato qui... Minus, il traditore, era
sembrato “un po’ giù”? Forse perché era consapevole che
vedeva James e Lily vivi per l’ultima volta?
Ed infine di nuovo Bathilda, che raccontava storie
incredibili su Silente: sembra incredibile che Silente…
Che Silente cosa? Ma c’era un numero infinito di cose
che potevano sembrare incredibili su Silente: che una
volta avesse preso un voto bassissimo in un esame di
Trasfigurazione, per esempio, o che si fosse messo ad
incantare le capre come Aberforth…
Harry si alzò in piedi ed esaminò il pavimento. Forse
il resto della lettera era lì da qualche parte.
Raccolse le carte, stropicciandole per l’impazienza
con la stessa indifferenza di chi aveva frugato per primo.
Aprì cassetti, scrollò libri, salì su una sedia per frugare
sopra l’armadio e s’infilò sotto il letto e la poltrona. Alla
fine, steso con la faccia sul pavimento, scorse quello che
sembrava un pezzo di carta stracciato sotto il cassettone.
Quando lo tirò su, si rivelò essere il pezzo più grande della
fotografia che Lily aveva descritto nella lettera. Un bimbo
dai capelli neri sfrecciava dentro e fuori dalla foto su una

222
J. K. Rowling

piccola scopa, ridendo fragorosamente, ed un paio di


gambe che dovevano appartenere a James gli correvano
dietro. Harry s’infilò in tasca la fotografia insieme alla
lettera di Lily e continuò a cercare il secondo foglio.
Dopo un altro quarto d’ora, comunque, fu costretto a
concludere che il resto della lettera di sua madre era
smarrito. Era semplicemente andato disperso nei sedici
anni che erano trascorsi da quando era stato scritto, oppure
era stato raccolto da chi aveva perquisito la stanza? Harry
lesse di nuovo il primo foglio, questa volta cercando indizi
su cosa aveva potuto rendere prezioso il secondo. Il suo
manico di scopa giocattolo difficilmente poteva essere
considerato interessante da un Mangiamorte… L’unica
cosa potenzialmente utile che riusciva a vederci erano le
possibili informazioni su Silente. Sembra incredibile che
Silente… cosa?
“Harry? Harry? Harry!”
“Sono qui!” gridò, “Cos’è successo?”
Ci fu uno scalpiccio di passi fuori dalla porta, ed
Hermione irruppe nella stanza.
“Ci siamo svegliati e non sapevamo dov’eri!” disse
ansimando. Si girò e urlò dietro di sé, “Ron! L’ho
trovato!”
La voce contrariata di Ron risuonò distante da diversi
piani più in basso.
“Bene! Digli da parte mia che è un deficiente!”
“Harry, non sparire così, per favore, eravamo terro-
rizzati! Perché sei salito fin quassù, ad ogni modo?”
Contemplò la stanza messa a soqquadro. “Che stavi
facendo?”
“Guarda cos’ho trovato.”

223
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Le passò la lettera della madre. Hermione la prese e la


lesse mentre Harry la guardava. Quando arrivò alla fine
della pagina, alzò lo sguardo verso di lui.
“Oh, Harry…”
“E c’è anche questa.”
Le porse la fotografia strappata, ed Hermione sorrise
al bimbo che sfrecciava dentro e fuori dall’inquadratura
sulla scopa giocattolo.
“Stavo cercando il resto della lettera” disse Harry,
“ma non c’è”.
Hermione si guardò intorno.
“Hai fatto tu tutto questo caos, o c’era già quando sei
arrivato?”
“Qualcuno ha frugato prima di me,” rispose Harry.
“Lo credo anch’io. Tutte le stanze in cui ho guardato
salendo erano state messe a soqquadro. Cosa pensi
cercassero?”
“Informazioni sull’Ordine, se è stato Piton.”
“Ma non credi che sapesse già tutto quello che gli
serviva, voglio dire, ha fatto parte dell’Ordine, no?”
“Allora,” disse Harry, desideroso di discutere la sua
teoria, “forse cercava informazioni su Silente? La seconda
pagina di questa lettera, per esempio. Sai chi è questa
Bathilda menzionata da mia mamma?”
“Chi?”
“Bathilda Bath, l’autrice di…”
“Storia della Magia,” concluse Hermione, che
sembrava interessata. “Così i tuoi genitori la conosce-
vano? Era una grande storica della magia.”
“Ed è ancora viva,” aggiunse Harry, “e vive a
Godric’s Hollow, la zia di Ron, Muriel, ha parlato di lei al

224
J. K. Rowling

matrimonio. Conosceva anche la famiglia di Silente.


Sarebbe piuttosto interessante parlarle, no?”
Cera un po’ troppa comprensione nel sorriso che
Hermione gli rivolse, per i gusti di Harry.
Riprese la lettera e la fotografia e le infilò nella
tracolla, così da non doverla guardare e così svelarsi.
“Capisco perché ti piacerebbe parlare con lei di tua
mamma e tuo papà, e anche di Silente,” disse Hermione.
“Ma questo non ci aiuterebbe davvero nella nostra ricerca
degli Horcrux, no?”
Harry non rispose, e lei aggiunse in fretta, “Harry, so
che ti piacerebbe molto andare a Godric’s Hollow, ma ho
paura… ho paura di quanto facilmente quei Mangiamorte
ci hanno trovati ieri. Questo mi ha fatto pensare, più che
mai, che dovremmo evitare il posto dove i tuoi genitori
sono sepolti, sono sicura che si aspettino che tu lo visiti.”
“Non è solo questo,” disse Harry, evitando ancora di
guardarla. “Muriel ha raccontato delle cose su Silente al
matrimonio. Voglio sapere la verità…”
Raccontò a Hermione tutto quello che Muriel gli
aveva rivelato. Quando ebbe finito, Hermione disse,
“Naturalmente, posso capire perché sei sconvolto,
Harry…”
“… non sono sconvolto,” mentì, “mi piacerebbe
soltanto sapere se è vero o no, oppure…”
“Harry, pensi davvero che saprai la verità da una
vecchia maliziosa come Muriel, o da Rita Skeeter? Come
puoi credere loro? Conoscevi Silente!”
“Pensavo di conoscerlo,” borbottò.

225
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Ma tu sai quanta verità c’era in quello che Rita ha


scritto su di te! Doge ha ragione, come puoi lasciare che
questa gente offuschi i tuoi ricordi di Silente?”
Distolse lo sguardo, nel tentativo di non tradire il
risentimento che provava. Eccoci di nuovo. Scegli in cosa
credere. Lui voleva la verità. Perché tutti erano così decisi
sul fatto che non dovesse averla?
“Scendiamo in cucina?” propose Hermione dopo una
piccola pausa. “A cercare qualcosa per far colazione?”
Accettò, ma a malincuore, e la seguì sul pianerottolo e
oltre la seconda porta che vi si affacciava.
C’erano profondi graffi incisi nella vernice al di sotto
di un piccolo cartello che non aveva notato nel buio.
Attraversò il pianerottolo per leggerlo. Era un piccolo
cartello appariscente, ordinatamente scritto a mano, il
genere di cosa che Percy Weasley avrebbe potuto attac-
care alla porta della sua camera.

Non Entrare
senza l’esplicito permesso di
Regulus Arcturus Black
Harry stillava eccitazione da tutti i pori, ma non gli fu
subito chiaro il motivo. Rilesse il cartello.
Hermione era già una rampa di scale più in basso.
“Hermione,” disse, e fu sorpreso di sentire la propria
voce così calma. “Torna qui.”
“Di che si tratta?”
“R.A.B. Penso di averlo trovato.”

226
J. K. Rowling

Ci fu un ansito e subito Hermione si precipitò su per


le scale.
“Nella lettera di tua mamma? Ma non ho visto…”
Harry scosse la testa, indicando il cartello di Regulus.
La ragazza lo lesse, poi afferrò il braccio di Harry così
strettamente che lo fece trasalire.
“Il fratello di Sirius?” mormorò.
“Era un Mangiamorte,” disse Harry, “Sirius mi ha
parlato di lui, si unì a loro quando era molto giovane e poi
si spaventò e cercò di tirarsi indietro – così lo uccisero.”
“Questo collima!” ansimò Hermione. “Se era un
Mangiamorte, aveva accesso a Voldemort, e se si fosse
liberato delle sue illusioni, in seguito potrebbe aver voluto
rovesciare Voldemort!”
Lasciò Harry, si sporse dalla ringhiera e gridò, “Ron!
RON! Vieni su, presto!”
Ron apparve un minuto dopo, col fiatone, la bacchetta
pronta in una mano. “Che c’è? Se sono di nuovo grossi
ragni, voglio la colazione prima di…”
Aggrottò la fronte davanti al cartello sulla porta di
Regulus che Hermione gli stava indicando in silenzio.
“Cosa? Era il fratello di Sirius, no? Regulus
Arcturus… Regulus… R.A.B.! Il medaglione… non
credi…?”
“Andiamo a scoprirlo,” disse Harry. Spinse la porta:
era chiusa a chiave. Hermione puntò la bacchetta verso la
maniglia e disse, “Alohomora.” Ci fu un click e la porta si
aprì.
Varcarono la soglia insieme, guardandosi attorno. La
camera di Regulus era un po’ più piccola di quella di
Sirius, aveva però lo stesso senso di passato splendore.

227
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Laddove Sirius aveva cercato di sbandierare la sua diver-


sità dal resto della famiglia, Regulus si era sforzato di
sottolineare l’opposto.
I colori smeraldo e argento di Serpeverde erano
ovunque, coprivano il letto, i muri e le finestre. Lo
stemma dei Black era accuratamente dipinto sopra il letto,
insieme con il loro motto, Toujours Pur.
Sotto di esso c’era una raccolta di ritagli di giornale
ingialliti, tutti incollati assieme a formare un irregolare
puzzle. Hermione attraversò la stanza per vederli da
vicino.
“Parlano tutti di Voldemort,” disse. “Sembra che
Regulus ne sia stato un ammiratore per qualche anno,
prima di unirsi ai Mangiamorte…”
Un piccolo sbuffo di povere si sollevò dal copriletto
mentre si sedeva a leggere i ritagli. Harry si era accorto,
intanto, di un’altra fotografia: una squadra di Quidditch di
Hogwarts sorrideva e salutava verso chi guardava la foto.
La avvicinò agli occhi e notò lo stemma del serpente che
portavano sul petto: Serpeverde. Regulus era
immediatamente riconoscibile come il ragazzo seduto al
centro della prima fila. Aveva gli stessi capelli neri e lo
sguardo un po’ arrogante di suo fratello, sebbene fosse più
basso, più smilzo e alquanto meno bello di com’era stato
Sirius.
“Giocava da Cercatore”, disse Harry.
“Cosa?” chiese distrattamente Hermione. Era ancora
immersa nei ritagli di giornale su Voldemort.
“Sta seduto al centro della prima fila, che è il posto
del Cercatore… non importa”, rispose Harry, accorgen-
dosi che nessuno lo stava ascoltando. Ron, a quattro

228
J. K. Rowling

zampe, cercava sotto l’armadio. Harry si guardò intorno


nella stanza cercando probabili nascondigli e s’avvicinò
alla scrivania. Di nuovo, qualcuno aveva cercato prima di
lui. Il contenuto dei cassetti era stato messo sottosopra di
recente, la polvere smossa, ma non c’era niente di valore.
Vecchie penne, libri di testo in disuso che mostravano
segni del rude trattamento subito, una bottiglietta
d’inchiostro fracassata di recente, il cui appiccicoso
residuo ricopriva il contenuto del cassetto.
“C’è un modo più semplice,” disse Hermione, mentre
Harry si asciugava sui jeans le dita sporche d’inchiostro.
Alzò la bacchetta e pronunciò, “Accio medaglione!”
Non accadde nulla. Ron, che stava ispezionando le
pieghe sbiadite delle tende, sembrò deluso.
“È cosi, allora? Non c’è?”
“Oh, potrebbe essere ancora qui, ma sotto contro-
incantesimi,” disse Hermione. “Sai, incantesimi per
prevenire che sia richiamato con la magia.”
“Come quello che Voldemort pose sul bacile di pietra
nella grotta,” disse Harry, ricordandosi di non essere
riuscito a richiamare il falso medaglione con
l’Incantesimo di Appello.
“Come dovremo riuscire a trovarlo, allora?”chiese
Ron.
“Cercheremo manualmente,” rispose Hermione.
“Buona idea,” concluse Ron, roteando gli occhi, e
riprese l’ispezione delle tende.
Setacciarono ogni centimetro della stanza per più di
un’ora, ma alla fine furono costretti a concludere che il
medaglione non c’era.

229
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Il sole era ormai sorto. I suoi raggi abbagliavano i tre


anche attraverso le sporche finestre del pianerottolo.
“Potrebbe essere in qualche altra parte della casa,
però,” disse Hermione in tono incoraggiante mentre
scendevano. Al contrario degli scoraggiati Harry e Ron,
lei sembrava aver immagazzinato ancora maggiore
determinazione. “Che fosse riuscito a distruggerlo o meno,
avrebbe dovuto tenerlo nascosto a Voldemort, no? Vi
ricordate tutte quelle cose tremende di cui abbiamo dovuto
liberarci l’ultima volta che siamo stati qui? Quell’orologio
che tirava frecce a tutti, e quei vecchi abiti che hanno
tentato di strangolare Ron. Regulus potrebbe averle messe
lì per proteggere il nascondiglio del medaglione, anche se
noi non ce ne siamo accorti in… in…”
Harry e Ron la guardarono. Era rimasta con un piede a
mezz’aria, senza parole come uno che sia stato appena
Obliviato. Perfino il suo sguardo si era fatto assente.
“… in quel momento,” concluse in un soffio.
“Qualcosa che non va?” chiese Ron.
“C’era un medaglione.”
“Cosa?” fecero Harry e Ron all’unisono.
“Nell’armadietto del salotto. Nessuno riusciva ad
aprirlo. E noi… noi…”
Harry si sentì come se un mattone gli fosse scivolato
attraverso il petto fin nello stomaco.
Ricordò. Aveva persino maneggiato quell’oggetto
mentre se lo passavano tra loro, ognuno tentando di far
leva per aprirlo. Era stato gettato in un sacco della
spazzatura, insieme alla tabacchiera piena di polvere di
Capperuncolo ed al carillon che aveva fatto appisolare
tutti…

230
J. K. Rowling

“Kreacher ci sgraffignò un mucchio di cose,” disse


Harry. Era l’unica possibilità, l’unica esile speranza che
rimaneva loro, e lui si sarebbe aggrappato ad essa finché
non si fosse visto costretto a mollare.” Ha un’intera scorta
di roba nascosta nella suo ripostiglio in cucina. Andiamo.”
Corse giù dalle scale due gradini alla volta, mentre gli
altri due rimbombavano scendendo nella sua scia. Fecero
così tanto rumore che svegliarono il ritratto della madre di
Sirius mentre passavano nell’ingresso.
“Sozzura! Sporchi Mezzosangue! Feccia!” gridò alle
loro spalle mentre si precipitavano nella cucina del
seminterrato e sbattevano la porta alle loro spalle.
Harry percorse velocemente la lunghezza della stanza,
si fermò in scivolata davanti alla porta del ripostiglio di
Kreacher e l’aprì con uno strattone. C’era un nido di
vecchie coperte sudice nel quale l’elfo aveva dormito un
tempo, ma che non brillavano più dei gingilli che
Kreacher aveva recuperato. C’era soltanto una vecchia
copia di Nobiltà di Natura: Genealogia Magica.
Rifiutandosi di credere ai suoi occhi, Harry strappò via le
coperte e si mise a scuoterle. Un topo morto ne cadde
fuori e rotolò tristemente sul pavimento. Ron gemette,
gettandosi su una sedia della cucina, Hermione chiuse gli
occhi.
“Non è ancora finita,” disse Harry, e a voce alta
chiamò, “Kreacher!”
Ci fu un forte crack e l’elfo domestico, che Harry
aveva ereditato tanto a malincuore da Sirius, apparve dal
nulla davanti al freddo e vuoto caminetto. Piccolo, circa la
metà di un essere umano, la pelle pallida che ricadeva
formando delle pieghe, i capelli bianchi che sporgevano

231
Harry Potter e i Cimeli della Morte

abbondantemente dalle orecchie da pipistrello. Indossava


ancora lo straccio lurido della prima volta che lo avevano
incontrato, e lo sguardo sdegnoso che rivolse ad Harry
mostrò che il suo atteggiamento nei confronti del cambio
di proprietà non si era modificato più dei suoi abiti.
“Padrone,” gracchiò Kreacher con la sua voce da rana
toro, e si inchinò profondamente, mormorando alle proprie
ginocchia, “tornare nell’antica casa della mia padrona con
il Weasley traditore del proprio sangue e la
Mezzosangue…”
“Ti proibisco di chiamare chiunque “traditore del
proprio sangue” o “Mezzosangue,” ringhiò Harry.
Avrebbe trovato Kreacher un oggetto decisamente
sgradevole, con il suo naso a grugno e gli occhi iniettati di
sangue, anche se l’elfo non avesse tradito Sirius per
Voldemort.
“Ho una domanda per te,” disse Harry, col cuore che
batteva piuttosto veloce mentre guardava l’elfo dall’alto in
basso, “e ti ordino di rispondere con la verità. Capito?”
“Sì, Padrone,” rispose Kreacher, inchinandosi di
nuovo. Harry vide le sue labbra muoversi senza suono,
formulando senza dubbio gli insulti che gli aveva appena
proibito di pronunciare.
“Due anni fa,” continuò Harry, col cuore che ora gli
martellava contro le costole, “c’era un grosso medaglione
d’oro nel salotto di sopra. Lo abbiamo buttato via. Lo hai
rubato?”
Ci fu un attimo di silenzio, durante il quale Kreacher
si raddrizzò per guardare Harry dritto in faccia. Poi
rispose, “Sì.”

232
J. K. Rowling

“Dov’è adesso?” chiese Harry esultante, mentre Ron


ed Hermione sembravano pieni di gioia.
Kreacher chiuse gli occhi come se non fosse capace di
sostenere le loro reazioni a quello che stava per dire.
“Andato.”
“Andato?” gli fece eco Harry, mentre l’esultanza lo
abbandonava. “Cosa significa, andato?”
L’elfo rabbrividì. Lui vacillò.
“Kreacher,” disse Harry ferocemente, “ti ordino…”
“Mundungus Fletcher,” gracchiò l’elfo, con gli occhi
ancora serrati. “Mundungus Fletcher ha rubato tutto: le
fotografie di miss Bella e miss Cissy, i guanti della mia
padrona, l’Ordine di Merlino Prima Classe, le coppe con
lo stemma della famiglia, e, e…”
Kreacher era senza fiato. Il petto incavato gli si
sollevava e abbassava rapidamente, poi spalancò gli occhi
e lanciò un grido da gelare il sangue.
“…e il medaglione, il medaglione del Padrone
Regulus, Kreacher ha sbagliato, Kreacher è venuto meno
ai suoi doveri!”
Harry reagì d’istinto. Mentre Kreacher balzava verso
l’attizzatoio che era nel focolare, si lanciò sopra l’elfo,
stendendolo. Il grido di Hermione si confuse con quello di
Kreacher, ma Harry urlò più forte di entrambi: “Kreacher,
ti ordino di stare fermo!”
Sentì l’elfo bloccarsi e lasciarsi andare. Kreacher si
accasciò sul freddo pavimento di pietra, con le lacrime che
zampillavano dagli occhi sporgenti.
“Harry, lascialo andare!” sussurrò Hermione.
“Così può picchiarsi con l’attizzatoio?” sbuffò Harry,
inginocchiandosi accanto all’elfo. “Non credo proprio.

233
Harry Potter e i Cimeli della Morte

D’accordo, Kreacher, voglio la verità. Come sai che


Mundungus Fletcher ha rubato il medaglione?”
“Kreacher l’ha visto!” ansimò l’elfo, mentre le
lacrime gli colavano sul naso a becco e poi nella bocca
piena di denti grigi. “Kreacher l’ha visto venir fuori dalla
credenza di Kreacher con le mani piene dei tesori di
Kreacher. Kreacher ha detto al ladruncolo di fermarsi, ma
Mundungus Fletcher si è messo a ridere ed è sc-
scappato…”
“L’hai chiamato «il medaglione del Padrone
Regulus»,” disse Harry. “Perché? Da dove veniva? Cosa
doveva farci Regulus? Kreacher, siediti e raccontami tutto
quello che sai sul medaglione, e tutto quello che Regulus
aveva a che farci!”
L’elfo si sedette, si raggomitolò, mise la faccia
bagnata tra le ginocchia e iniziò a dondolarsi avanti e
indietro. Quando parlò, aveva la voce smorzata ma
perfettamente udibile nella cucina silenziosa e riecheg-
giante.
“Il Padrone Sirius scappò, una liberazione, perché era
un ragazzo cattivo e spezzò il cuore alla mia padrona con i
suoi modi selvaggi. Ma il Padrone Regulus aveva il giusto
orgoglio. Conosceva cos’era appropriato per il nome dei
Black e la dignità del suo sangue puro. Per anni ha parlato
dell’Oscuro Signore, che stava per condurre i maghi fuori
dalla clandestinità per comandare i Babbani e i nati
Babbani… e quando compì sedici anni, si unì all’Oscuro
Signore. Così orgoglioso, così orgoglioso, così felice di
servirlo…
“Ed un giorno, un anno dopo che si era unito a lui, il
Padrone Regulus entrò in cucina a cercare Kreacher. Il

234
J. K. Rowling

Padrone Regulus aveva sempre voluto bene a Kreacher. E


il Padrone Regulus disse…disse…”
Il vecchio elfo si dondolò più velocemente che mai.
“…disse che l’Oscuro Signore voleva un elfo.”
“Voldemort aveva bisogno di un elfo?” ripeté Harry,
guardando Ron ed Hermione, che sembravano perplessi
quanto lui.
“Oh sì,” gemette Kreacher. “Ed il Padrone Regulus
aveva offerto Kreacher. Era un onore, disse il Padrone
Regulus, un onore per lui e per Kreacher, che non doveva
mancare di fare tutto quello che l’Oscuro Signore gli
avesse ordinato di fare…e poi tornare a c-casa.”
Kreacher si dondolò ancora più forte, mentre il suo
respiro si trasformava in singhiozzi.
“Così Kreacher andò dall’Oscuro Signore. L’Oscuro
Signore non raccontò a Kreacher cosa stavano per fare, ma
portò Kreacher con sé in una grotta vicino al mare. Ed
oltre la grotta c’era una caverna, e nella caverna c’era un
grande lago nero…”
Ad Harry si rizzarono i capelli sulla nuca. La voce
gracchiante di Kreacher sembrava giungergli da oltre
quell’acqua scura. Vedeva chiaramente quello che era
accaduto quasi come se fosse stato presente.
“…c’era una barca…”
Certo che c’era stata una barca. Harry conosceva
quella barca, di un verde spettrale e minuscola, stregata
per portare un mago ed una vittima fino all’isola nel
centro. Questo, allora, era il modo in cui aveva testato le
difese con cui aveva circondato l’Horcrux, prendendo in
prestito una creatura usa e getta, un elfo domestico…

235
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“C’era un b-bacile pieno di pozione sull’isola.


L’Oscuro Signore la fece bere a Kreacher…”
L’elfo tremò da capo a piedi.
“Kreacher bevve, e mentre beveva, vide cose terri-
bili… Il ventre di Kreacher bruciava… Kreacher gridava
al Padrone Regulus di salvarlo, chiamò piangendo la
Padrona Black, ma l’Oscuro Signore rideva soltanto…
fece bere a Kreacher tutta la pozione… fece cadere un
medaglione nel bacile vuoto… lo riempì con altra
pozione.
“E poi l’Oscuro Signore salpò, lasciando Kreacher
sull’isola…”
Ad Harry sembrava di vederlo accadere. Il viso bianco
e serpentiforme di Voldemort che scompariva nelle
tenebre, quei crudeli occhi rossi fissi sull’elfo domestico
che sarebbe morto a minuti, quando avesse ceduto alla
sete disperata che la bruciante pozione provocava alle sue
vittime… ma a questo punto, l’immaginazione di Harry
non riusciva ad andare oltre, non essendo in grado di
comprendere come Kreacher fosse riuscito a fuggire.
“Kreacher aveva bisogno d’acqua, strisciò fino alla
sponda dell’isola e bevve dal lago nero… e mani, mani
morte, uscirono dall’acqua e trascinarono Kreacher sotto
la superficie…”
“Come sei sfuggito?” chiese Harry, e non si meravi-
gliò di sentire se stesso bisbigliare.
Kreacher alzò la brutta testa e guardò Harry con i suoi
grandi occhi iniettati di sangue.
“Il Padrone Regulus aveva detto a Kreacher di
tornare,” disse.
“Lo so – ma come ti sei liberato dagli Inferi?”

236
J. K. Rowling

Kreacher sembrò non capire.


“Il Padrone Regulus aveva detto a Kreacher di
tornare,” ripeté.
“Lo so, ma…”
“Beh, è ovvio, no, Harry?” disse Ron. “Si è Smateria-
lizzato!”
“Ma… non ci si può Materializzare dentro e fuori
dalla grotta,” replicò Harry, “altrimenti Silente…”
“La magia degli elfi non è come la magia dei maghi,
no?” continuò Ron. “Voglio dire, loro possono Materia-
lizzarsi e Smaterializzarsi dentro e fuori da Hogwarts
mentre noi non possiamo.”
Calò il silenzio mentre Harry assimilava la cosa.
Come poteva Voldemort aver fatto un simile errore? Ma
proprio mentre lo pensava, Hermione parlò, e la voce era
gelida.
“Sicuramente Voldemort avrà ritenuto le peculiarità
degli elfi domestici assolutamente indegne della sua
attenzione, esattamente come tutti i Purosangue che li
trattano come animali… non gli sarebbe mai venuto in
mente che potevano usare una magia che lui non posse-
deva.”
“La più elevata legge di un elfo domestico è l’ordine
del suo padrone,” recitò Kreacher. “A Kreacher era stato
detto di tornare a casa, così Kreacher tornò a casa…”
“Bene, allora, hai fatto quello che ti era stato detto,
no?” disse Hermione gentilmente. “Non hai affatto
disobbedito agli ordini!”
Kreacher scosse la testa, dondolandosi più forte che
mai.

237
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Così cos’è successo quando sei tornato?” chiese


Harry. “Cos’ha detto Regulus quando gli hai riferito
cos’era accaduto?”
“Il Padrone Regulus era molto preoccupato, molto
preoccupato,” gracchiò Kreacher. “Il Padrone Regulus
disse a Kreacher di rimanere nascosto e di non lasciare la
casa. E poi… è stato un po’ di tempo dopo… una notte il
Padrone Regulus venne a prendere Kreacher nel suo ripo-
stiglio, e il Padrone Regulus era strano, non era come al
solito, era uscito di senno, Kreacher può dirlo… e chiese a
Kreacher di portarlo alla grotta, la grotta dove Kreacher
era andato con l’Oscuro Signore…”
E così erano partiti. Harry riusciva ad immaginarli
molto chiaramente, il vecchio elfo impaurito e lo smilzo
Cercatore bruno che somigliava così tanto a Sirius…
Kreacher sapeva come aprire l’entrata nascosta della
caverna sotterranea, sapeva come portare a galla la
minuscola barca. Questa volta era il suo amato Regulus
che navigava con lui verso l’isola ed il suo bacile pieno di
pozione…
“E ti fece bere la pozione?”, chiese Harry, disgustato.
Kreacher però scosse la testa e si mise a piangere.
Hermione improvvisamente si tappò la bocca con la mano.
Sembrava aver capito qualcosa.
“I-il Padrone Regulus prese dalla tasca un medaglione
come quello che aveva l’Oscuro Signore”, riprese
Kreacher, mentre le lacrime gli scendevano da entrambi i
lati del naso a becco. “Ed egli disse a Kreacher di
prenderlo e, quando il bacile fosse stato vuoto, di sosti-
tuire i medaglioni…”

238
J. K. Rowling

I singhiozzi di Kreacher a questo punto divennero


gemiti rauchi. Harry dovette concentrarsi molto per
riuscire a capire le parole.
“Ed egli ordinò a Kreacher… di andarsene senza di
lui. E disse a Kreacher… di andare a casa e di… non
raccontare mai alla mia padrona cosa aveva fatto… ma di
distruggere… il primo medaglione. E bevve… tutta la
pozione… e Kreacher fece lo scambio dei medaglioni… e
vide… come il Padrone Regulus… fu trascinato sotto
l’acqua… e…”
“Oh, Kreacher!” gemette Hermione, che stava
piangendo. S’inginocchiò accanto all’elfo e provò ad
abbracciarlo. Lui si alzò in piedi immediatamente,
allontanandosi inorridito da lei, respingendola molto
chiaramente.
“La Mezzosangue ha toccato Kreacher, lui non lo
permetterà, cosa direbbe la sua padrona?”
“Ti ho detto di non chiamarla «Mezzosangue»!”
ringhiò Harry, ma l’elfo si stava già punendo da solo. Si
buttò per terra e si mise a battere la fronte sul pavimento.
“Fermalo… fermalo!” urlò piangendo Hermione. “Oh,
non vedi ora com’è disgustoso il modo in cui devono
obbedire?”
“Kreacher… basta, basta!” gridò Harry.
L’elfo giaceva sul pavimento, ansante e tremante, il
naso luccicante di muco verde, mentre un livido già gli si
formava sulla fronte pallida nel punto in cui si era
percosso, gli occhi gonfi e iniettati di sangue, inondati di
lacrime. Harry non aveva mai visto nulla di così penoso.

239
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Così hai portato a casa il medaglione”, continuò


inesorabilmente, risoluto a conoscere l’intera storia. “Ed
hai provato a distruggerlo?”
“Niente di quello che Kreacher ha fatto l’ha scalfito,”
gemette l’elfo. “Kreacher ha provato di tutto, tutto ciò che
conosceva, ma niente, niente che funzionasse… tanti
potenti incantesimi sull’involucro esterno, Kreacher era
sicuro che il modo per distruggerlo doveva essere
all’interno, ma non voleva aprirsi … Kreacher si punì,
provò ancora, si punì, provò di nuovo. Kreacher non ha
obbedito agli ordini, Kreacher non è riuscito a distruggere
il medaglione! E la sua padrona era pazza di dolore,
perché il Padrone Regulus era scomparso, e Kreacher non
poteva dirle cos’era accaduto, no, perché il Padrone
Regulus gli aveva p-p-proibito di raccontare a chiunque
della f-f-famiglia cosa era successo nella c-caverna…”
Kreacher cominciò a singhiozzare così forte che le sue
parole non erano più comprensibili. Sulle guance di
Hermione scorrevano le lacrime mentre guardava
Kreacher, ma non osò toccarlo di nuovo. Anche Ron, che
non era un ammiratore di Kreacher, sembrava turbato.
Harry si sedette sui talloni, scuotendo la testa, nel tenta-
tivo di schiarirsi le idee.
“Non ti capisco, Kreacher,” disse Harry alla fine.
“Voldemort ha tentato di ucciderti, Regulus è morto per
rovesciare Voldemort, ma tu nonostante questo eri
contento di tradire Sirius per Voldemort? Eri felice di
andare da Narcissa e Bellatrix e tramite loro passare
informazioni a Voldemort…”
“Harry, Kreacher non è in grado di ragionare così,”
disse Hermione, asciugandosi gli occhi col dorso della

240
J. K. Rowling

mano. “È uno schiavo. Gli elfi domestici sono abituati ad


essere trattati male, anche in modo brutale. Quello che
Voldemort ha fatto a Kreacher non è così lontano da
quello che accade comunemente. Cosa possono significare
le guerre dei maghi per un elfo come Kreacher? Lui è
fedele alle persone che sono gentili con lui, e la signora
Black dev’esserlo stata, e Regulus lo era senz’altro, così li
ha serviti volentieri e ha imitato come un pappagallo le
loro convinzioni. So cosa stai per dire,” continuò, mentre
Harry cominciava a protestare, “che Regulus aveva
cambiato idea… ma non sembra che l’avesse spiegato a
Kreacher, no? E penso di sapere perché. Kreacher e la
famiglia di Regulus erano maggiormente al sicuro se
mantenevano la vecchia linea di condotta da Purosangue.
Regulus stava cercando di proteggere tutti loro.”
“Sirius…”
Sirius si comportava in maniera tremenda con
Kreacher, Harry, e non è una bella cosa, tu sai che è la
verità. Kreacher è rimasto solo per molto tempo quando
Sirius è venuto a vivere qui, e probabilmente aveva biso-
gno di un po’ d’affetto. Sono sicura che “Miss Cissy” e
“Miss Bella” erano assolutamente deliziose con Kreacher
quando si faceva vedere, così lui ha fatto loro un favore ed
ha raccontato tutto quello che volevano sapere. Ho sempre
detto che i maghi avrebbero pagato per come trattavano
gli elfi domestici. Bene, Voldemort ha pagato… ed anche
Sirius.”
Harry non replicò. Mentre guardava Kreacher che
singhiozzava sul pavimento, gli tornò in mente quello che
gli aveva detto Silente, poche ore dopo la morte di Sirius:
non credo che Sirius abbia mai visto Kreacher come una

241
Harry Potter e i Cimeli della Morte

creatura dotata di sentimenti profondi come quelli di un


essere umano…
“Kreacher,” disse Harry dopo un po’, “quando te la
senti, ehm … per favore mettiti a sedere.”
Ci vollero diversi minuti prima che Kreacher
smettesse di singhiozzare. Poi si mise di nuovo in posi-
zione seduta, stropicciandosi gli occhi con le nocche delle
dita come un bambino.
“Kreacher, devo chiederti di fare qualcosa,” disse
Harry. Guardò Hermione in cerca d’aiuto. Voleva dare
l’ordine in modo gentile, ma, allo stesso tempo, non
poteva far finta che non fosse un ordine. In ogni caso, il
suo mutato atteggiamento sembrò aver guadagnato
l’approvazione della ragazza, che sorrise incoraggiante.
“Kreacher, per favore, voglio che tu vada a cercare
Mundungus Fletcher. Abbiamo bisogno di scoprire dov’è
il medaglione… il medaglione del Padrone Regulus. È
molto importante. Vogliamo portare a termine il lavoro
che il Padrone Regulus ha iniziato, vogliamo essere sicuri
che… ehm… non sia morto invano.”
Kreacher lasciò cadere i pugni e alzò lo sguardo su
Harry.
“Trovare Mundungus Fletcher?” gracchiò.
“E portarlo qui, a Grimmauld Place,” aggiunse Harry.
“Pensi di poterlo fare per noi?”
Mentre Kreacher annuiva col capo e s’alzava in piedi,
Harry ebbe un’improvvisa ispirazione. Si tolse il
borsellino di Hagrid e tirò fuori il falso Horcrux, il
medaglione messo al posto dell’originale, nel quale
Regulus aveva messo il biglietto per Voldemort.

242
J. K. Rowling

“Kreacher, ehm, vorrei che questo fosse tuo,” disse,


mettendo il medaglione nella mano dell’elfo. “Questo
apparteneva a Regulus, e sono sicuro che avrebbe voluto
che l’avessi tu come segno di gratitudine per quello che
tu…”
“Falla finita, amico,” disse Ron, mentre l’elfo dava
uno sguardo al medaglione, lanciava un grido di emozione
e dolore e si gettava a terra.
Ci volle quasi mezz’ora perché riuscissero a calmare
Kreacher, il quale era così sopraffatto dalla commozione
di aver ricevuto in dono, tutto per lui, un cimelio della
famiglia Black, che aveva le ginocchia troppo molli per
stare in piedi. Quando alla fine riuscì a mettere in fila
pochi passi malfermi, lo accompagnarono tutti alla sua
credenza, lo guardarono deporre il medaglione al sicuro
tra le coperte sporche e gli assicurarono che la protezione
di quell’oggetto sarebbe stata loro priorità mentre lui era
via. L’elfo s’inchinò profondamente ad Harry e Ron e
rivolse anche una specie di breve e divertente convulsione
in direzione di Hermione, gesto che avrebbe potuto essere
uno strano tentativo di deferente saluto, prima di
Smaterializzarsi con il solito forte crack.

243
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO UNDICI

LA MAZZETTA
Visto che Kreacher era riuscito a sfuggire ad un lago
pieno di Inferi, Harry era sicuro che la cattura di
Mundungus avrebbe richiesto al massimo alcune ore, così
vagò per la casa per tutta la mattina in uno stato di grande
attesa. Kreacher, ciononostante, non tornò né quella
mattina né quel pomeriggio. Giunta la sera Harry si
sentiva scoraggiato e ansioso. La cena, composta per la
maggior parte da pane ammuffito sul quale Hermione
aveva tentato senza successo una gran varietà di incante-
simi di Trasfigurazione, di certo non aiutava.
Kreacher non fece ritorno il giorno successivo, né
quello dopo ancora. Malgrado ciò, due uomini avvolti in
mantelli erano comparsi nella piazza antistante il numero

244
J. K. Rowling

dodici ed erano rimasti lì fino a notte, scrutando in dire-


zione della casa che non potevano vedere.
“Mangiamorte di sicuro,” disse Ron quando lui, Harry
e Hermione guardarono fuori dalle finestre del salotto.
“Pensate che sappiano che siamo qui?”
“No, non credo,” lo rassicurò Hermione, sebbene
sembrasse spaventata, “o avrebbero già mandato Piton a
prenderci, no?”
“Credi che lui sia già stato qui e che l’incantesimo di
Moody gli abbia legato la lingua?” chiese Ron.
“Si,” rispose Hermione, “altrimenti sarebbe stato in
grado di dir loro come entrare, no? Probabilmente stanno
di guardia, nel caso in cui decidessimo di venire. Dopo
tutto sanno bene che la casa è di Harry.”
“Ma come possono…?” fece Harry.
“Le ultime volontà dei maghi vengono esaminate dal
Ministero, ricordi? Devono sapere che Sirius te l’ha
lasciata.”
La presenza dei Mangiamorte fuori dalla casa accre-
sceva l’inquietudine all’interno del numero 12 di
Grimmauld Place. Non avevano più ricevuto notizie
dall’esterno dal Patronus del Signor Weasley e la tensione
cominciava a farsi sentire. Inquieto ed irritabile, Ron
aveva preso la fastidiosa abitudine di giocare con lo
Spegnino che aveva in tasca. Questo faceva infuriare
soprattutto Hermione, che ingannava il tempo, in attesa
che Kreacher tornasse, studiando Le Storie di Beedle il
Bardo, e che di certo non apprezzava il modo in cui la
luce continuava ad andare e venire.
“Vuoi smetterla!” gridò non appena la luce venne
risucchiata dal salotto per l’ennesima volta.

245
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Scusami, mi dispiace!” disse Ron azionando lo


Spegnino e riportando le luci al loro posto.
“Non mi rendo neanche conto di farlo!”
“Bene, ti dispiace trovare qualcosa di utile per passare
il tempo?”
“Tipo cosa? Leggere favole per bambini?”
“É stato Silente a lasciarmi questo libro, Ron…”
“… e si dà il caso che a me abbia lasciato lo Spegnino,
magari si suppone che lo usi!”
Incapace di sedare il battibecco, Harry scivolò via
dalla stanza senza che gli altri lo notassero. Si avviò dritto
verso la cucina, che continuava a visitare sicuro che era lì
che Kreacher si sarebbe più probabilmente Materializzato.
Giunto a metà della rampa di scale dell’androne udì
bussare alla porta principale e subito dopo dei tintinnii
metallici e il cigolio della catena.
Ogni muscolo del corpo parve tendersi. Tirò fuori la
bacchetta, si spostò nell'ombra dietro le teste degli elfi
decapitati e attese. La porta si aprì. Ebbe appena una
fugace visione della piazza illuminata dalle lampade, poi
una figura ammantata si intrufolò nell’androne e richiuse
la porta dietro di sé. Non appena l’intruso ebbe mosso un
passo, la voce di Moody tuonò, “Severus Piton?”
Immediatamente dopo la figura fatta di polvere sorse
dal fondo della stanza e si avventò sul visitatore solle-
vando la mano senza vita.
“Non sono stato io ad ucciderti, Albus,” disse una
voce calma.
L’incantesimo si spezzò. Il fantasma di polvere
esplose ancora una volta, ed era impossibile distinguere il

246
J. K. Rowling

nuovo arrivato attraverso la densa nuvola grigia che si era


lasciato dietro.
Harry gli puntò la bacchetta proprio al centro del
petto.
“Non muoverti!”
Ma aveva dimenticato il ritratto della Signora Black.
Al suono del suo grido, le tende che la nascondevano si
spalancarono e lei cominciò a sbraitare, “Mezzosangue ed
immondizia che disonorano la mia casa…”
Ron ed Hermione si precipitarono giù per le scale alle
spalle di Harry, le bacchette puntate come la sua contro
l’uomo che era in piedi, immobile nell’ingresso
sottostante, con le braccia alzate.
“Cessate il fuoco, sono io, Remus!”
“Oh, grazie al cielo,” disse Hermione debolmente,
puntando la bacchetta verso la Signora Black. Con un
colpo le tende si richiusero e cadde il silenzio. Ron
abbassò la sua bacchetta, Harry invece no.
“Fatti riconoscere!” incalzò.
Lupin avanzò fino alla luce, le mani ancora alte in un
gesto di resa.
“Sono Remus John Lupin, licantropo, anche cono-
sciuto come Lunastorta, uno dei quattro creatori della
Mappa del Malandrino, sposato con Nymphadora, nota
anche come Tonks, e sono stato io ad insegnarti come
produrre un Patronus, Harry, e il tuo ha la forma di un
cervo.”
“Oh, va bene,” disse Harry abbassando la bacchetta,
“ma dovevo controllare, no?”
“Come tuo ex-professore di Difesa Contro le Arti
Oscure, sono assolutamente d’accordo con te. Ron,

247
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Hermione, non dovreste abbassare le vostre difese così in


fretta.”
I ragazzi gli corsero incontro giù per le scale. Avvolto
in un pesante mantello nero da viaggio, sembrava esausto
ma felice di vederli.
“Nessun segno di Severus dunque?” chiese.
“No,” rispose Harry. “Che succede? State tutti bene?”
“Sì,” lo rassicurò Lupin, “ma siamo tutti spiati. Ci
sono un paio di Mangiamorte nella piazza di fronte…”
“…lo sappiamo…”
“…ho dovuto Materializzarmi esattamente sul gradino
più alto della scala esterna, appena fuori dalla porta, per
essere certo che non riuscissero a vedermi. Non possono
sapere che siete qui, o di sicuro là fuori ci sarebbero molte
più persone. Stanno sorvegliando ogni luogo che abbia
una qualsiasi connessione con te, Harry. Andiamo di sotto,
ho molte cose da dirvi e voglio sapere che cosa é successo
dopo che avete lasciato la Tana.”
Scesero in cucina, dove Hermione puntò la bacchetta
sul focolare. Un fuoco si accese istantaneamente. Conferì
un aspetto confortevole alle spoglie mura di pietra e brillò
sul lungo tavolo di legno. Lupin tirò fuori da sotto al
mantello alcune bottiglie di Burrobirra e si sedettero.
“Sarei venuto qui tre giorni fa, ma dovevo seminare i
Mangiamorte che mi seguivano,” disse Lupin. “Allora,
siete venuti direttamente qui dopo il matrimonio?”
“No,” gli rispose Harry, “solo dopo essere incappati in
un paio di Mangiamorte in un caffè su Tottenham Court
Road.”
Lupin si versò addosso buona parte della sua
Burrobirra.

248
J. K. Rowling

“Cosa?”
I ragazzi gli spiegarono cosa era successo. Quando
ebbero finito, Lupin sembrava scioccato.
“Ma come hanno fatto a trovarvi così in fretta? È
impossibile seguire le tracce di chi si Materializza, a meno
di non afferrarli proprio nel momento in cui si
Smaterializzano.”
“Beh, sembra poco probabile che stessero solo
passeggiando giù per Tottenham Court Road in quel
preciso momento, no?” disse Harry.
“Ci siamo chiesti,” continuò Hermione esitando, “se
Harry possa avere ancora la Traccia su di sé.”
“Impossibile,” disse Lupin. Ron sembrò compiaciuto
ed Harry si sentì estremamente sollevato. “A prescindere
da tutto il resto, se Harry avesse ancora la Traccia
addosso, loro saprebbero per certo che si trova qui, no?
Però non riesco a capire come abbiano fatto a seguire le
vostre tracce fino a Tottenham Court Road. Questo è
preoccupante, davvero preoccupante.”
Sembrava turbato, ma per quello che riguardava
Harry, questa domanda poteva aspettare.
“Dicci cosa è successo quando siamo andati via, non
abbiamo avuto notizie da quando il padre di Ron ci ha
detto che la famiglia era al sicuro.”
“Beh, Kingsley ci ha salvati,” disse Lupin. “Grazie al
suo avvertimento la maggior parte degli invitati è stata in
grado di Smaterializzarsi prima del loro arrivo.”
“Erano Mangiamorte o gente del Ministero?” lo
interruppe Hermione.
“Entrambi, e comunque ora come ora non c’é alcuna
differenza”, le rispose Lupin. “Ce n’erano una dozzina

249
Harry Potter e i Cimeli della Morte

circa, ma non sapevano che eri lì, Harry. Arthur ha sentito


dire che, prima di essere ucciso, Scrimgeour è stato
torturato nel tentativo di fargli dire dov’eri. Se questo è
vero, lui non ti ha tradito.
Harry guardò Ron ed Hermione. Le loro espressioni
riflettevano la mescolanza di shock e gratitudine che lui
stesso provava. Scrimgeour non gli era mai piaciuto
granché, eppure, se quello che Lupin aveva detto era vero,
la sua ultima azione era stata tentare di proteggerlo.
“I Mangiamorte hanno ispezionato la Tana da cima a
fondo,” continuò Lupin. “Hanno trovato il fantasma, ma
non hanno voluto avvicinarsi troppo… allora hanno inter-
rogato per ore quelli di noi che erano rimasti. Cercavano
di tirarci fuori informazioni su di te, Harry, ma,
ovviamente, nessuno a parte i membri dell’Ordine sapeva
che eri stato lì.
“Nello stesso momento in cui loro rovinavano il
matrimonio, altri Mangiamorte hanno fatto irruzione in
ogni casa del paese collegata all'Ordine. Nessuna vittima,”
si affrettò a dire anticipando la domanda, “ma sono stati
violenti. Hanno bruciato la casa di Dedalus Lux, e come
sapete, per fortuna lui non era lì, e hanno usato la
Maledizione Cruciatus sulla famiglia di Tonks. Tutto
questo per sapere dove eri andato dopo essere stato lì.
Stanno bene… scossi, certo, ma bene.”
“I Mangiamorte sono riusciti a penetrare tutti quegli
incantesimi di protezione?” domandò Harry, ricordandosi
quanto questi fossero stati efficaci la notte che era
precipitato nel giardino dei genitori di Tonks.
“Quello che devi capire, Harry, è che i Mangiamorte
adesso hanno tutto il potere del Ministero dalla loro

250
J. K. Rowling

parte,” gli spiegò Lupin. “Hanno il potere di eseguire gli


incantesimi più brutali senza il rischio di essere identificati
o arrestati. Sono stati in grado di penetrare ogni barriera
difensiva avessimo creato contro di loro e, una volta
dentro, sono stati molto espliciti riguardo al perché erano
venuti.”
“E si sono preoccupati di fornire almeno una scusa
plausibile per estorcere informazioni su Harry con la
tortura?” chiese caustica Hermione.
“Beh,” disse Lupin. Per un attimo esitò, poi tirò fuori
una copia ripiegata della Gazzetta del Profeta.
“Ecco qui,” disse spingendola sul tavolo verso Harry,
“tanto prima o poi saresti venuto a saperlo comunque.
Ecco con quale pretesto ti stanno cercando.”
Harry spiegò il giornale. Una sua foto formato gigante
dominava la prima pagina. Lesse il titolo che campeggiava
sulla sua immagine.

RICERCATO PER ESSERE INTERROGATO


RIGUARDO LA MORTE DI ALBUS SILENTE

Ron e Hermione reagirono indignati, ma Harry non


disse niente. Spinse via il giornale. Non aveva più voglia
di leggere ormai. Sapeva cosa avrebbe trovato.
Nessuno, fatta eccezione per quelli che si trovavano in
cima alla torre quando Silente era morto, sapeva chi
davvero lo aveva ucciso e, come Rita Skeeter aveva già
detto alla comunità magica, Harry era stato visto correre
via da quel posto proprio alcuni istanti dopo che Silente
era caduto.
“Mi dispiace, Harry,” disse Lupin.

251
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Dunque i Mangiamorte si sono impadroniti anche


della Gazzetta del Profeta?” chiese Hermione infuriata.
Lupin annuì.
“… ma di certo la gente capisce cosa sta succe-
dendo?”
“Il colpo di stato è stato tranquillo e virtualmente
silenzioso,” aggiunse Lupin. “La versione ufficiale
riguardo l’assassinio di Scrimgeour è che si è dimesso. É
stato sostituito da Pius Thicknesse, che è sotto
Maledizione Imperius.”
“Perché Voldemort non si è auto-nominato Ministro
della Magia?” chiese Ron.
Lupin rise.
“Non ne ha bisogno, Ron. In effetti lui è il Ministro,
ma per quale motivo dovrebbe stare seduto dietro una
scrivania al Ministero? C’è Thicknesse, il suo fantoccio, a
prendersi cura degli affari ordinari, così Voldemort è
libero di estendere il suo potere ben oltre il Ministero.
Naturalmente molte persone hanno dedotto cosa è
successo. C’è stato un cambiamento radicale nella politica
del Ministero, negli ultimi giorni, e parecchi mormorano
che dietro tutto questo deve esserci Voldemort. Ad ogni
modo, il punto è proprio questo: mormorano. Non osano
confidarsi tra di loro, non sapendo di chi possano fidarsi.
Hanno paura di parlare apertamente, nel caso che i loro
sospetti si rivelassero giusti le loro famiglie venissero
prese di mira. Già, il gioco di Voldemort è molto
intelligente. Venendo allo scoperto avrebbe potuto
provocare una ribellione aperta. Restando nell’ombra,
invece, ha generato confusione, incertezza e paura.”

252
J. K. Rowling

“E questo cambiamento radicale nella politica del


Ministero,” disse Harry, “comprende il mettere in guardia
la comunità magica contro di me invece che contro
Voldemort?”
“Sicuramente questo ne fa parte,” rispose Lupin, “ed è
un vero colpo da maestro. Ora che Silente è morto, tu… il
Ragazzo Sopravvissuto… saresti certamente diventato il
simbolo e il punto di riferimento della resistenza. Invece,
insinuando il dubbio che tu abbia avuto una parte nella
morte del vecchio eroe, Voldemort non solo ha messo una
taglia sulla tua testa, ma ha anche seminato dubbio e paura
tra molti di coloro che ti avrebbero appoggiato. Nel
frattempo il Ministero ha cominciato a muoversi contro i
Figli di Babbani.” Lupin indicò ancora la Gazzetta del
Profeta. “Guarda a pagina due.”
Hermione sfogliò le pagine con la stessa espressione
di disgusto che aveva ogni volta che teneva tra le mani i
Segreti delle Arti Oscure.
“Registro dei Figli di Babbani” lesse a voce alta. “Il
Ministero della Magia sta avviando un’indagine sui
cosiddetti «Figli di Babbani» per capire come siano
venuti in possesso dei segreti della magia.
“Una recente ricerca intrapresa dal Dipartimento dei
Misteri rivela che la magia può solo essere tramandata da
genitori Maghi ai figli attraverso il concepimento. Se non
esiste la prova di una discendenza magica allora è
probabile che i cosiddetti Figli di Babbani abbiano
ottenuto i loro poteri magici con la forza o attraverso il
furto.
Il Ministero è determinato a scovare questi usurpatori
e a tale scopo ha invitato ogni cosiddetto Figlio di

253
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Babbani a presentarsi per un interrogatorio alla nuova


Commissione per il Registro dei Figli di Babbani.”
“La gente non lascerà che questo accada,” disse Ron.
“Sta già accadendo, Ron,” gli rispose Lupin. “I Figli
di Babbani vengono convocati proprio mentre noi
parliamo.”
“Ma in che modo si suppone cha abbiano «rubato» la
magia?” chiese Ron. “È pazzesco, se fosse possibile
rubare la magia allora non esisterebbero i Magonò,
giusto?”
“Lo so,” disse Lupin. “Nonostante ciò, si ritiene che
chiunque non riesca a dimostrare di avere almeno un
parente prossimo Mago, abbia ottenuto il proprio potere
illegalmente e debba subire la punizione.”
Ron guardò Hermione, poi disse: “Cosa accadrebbe se
dei Purosangue o dei Mezzosangue giurassero che un
Figlio di Babbani fa parte della loro famiglia? Dirò a tutti
che Hermione è mia cugina…”
Hermione gli prese la mano e la strinse.
“Grazie Ron, ma non potrei lasciartelo fare…”
“Io non ti lascerei scelta,” disse fiero Ron, stringen-
dole la mano di rimando. “Ti insegnerò l’albero genealo-
gico della mia famiglia così sarai in grado di rispondere ad
ogni domanda.”
Hermione fece una risata incerta.
“Ron, dal momento che siamo in fuga con Harry
Potter, la persona più ricercata del paese, non credo che
questo abbia importanza. Se dovessi tornare a scuola
sarebbe diverso. Quali sono i piani di Voldemort per
Hogwarts?” chiese a Lupin.

254
J. K. Rowling

“La frequenza è diventata obbligatoria per ogni


giovane mago o strega,” rispose lui. “è stato annunciato
ieri. Fino ad ora non è mai stato così, si tratta di un grande
cambiamento. Certo, è vero che praticamente ogni mago o
strega in Gran Bretagna é stato educato ad Hogwarts, ma i
loro genitori hanno sempre conservato il diritto di farli
studiare a casa o, se preferivano, di mandarli a studiare
all'estero. In questo modo Voldemort avrà l’intera
popolazione magica sotto i suoi occhi sin dall’età scolare.
Ed è anche un altro modo di eliminare i Figli di Babbani,
dato che agli studenti deve essere riconosciuto un
Certificato di Sangue… che significa aver provato al
Ministero di essere discendenti di Maghi… prima che
venga loro concesso di frequentare la scuola.”
Harry si sentiva disgustato e arrabbiato. Proprio in
quel momento, alcuni ragazzini di undici anni erano
immersi, emozionati, nella lettura di un mucchio di libri
appena comprati, senza sapere che in realtà non avrebbero
mai visto Hogwarts e che forse non avrebbero mai più
rivisto neanche le loro famiglie.
“É… è…” mormorò, sforzandosi di trovare parole che
rendessero giustizia a tutto l’orrore dei suoi pensieri, ma
Lupin aggiunse dolcemente: “So cosa provi.”
Esitò.
“Capirò se non puoi confermarlo Harry, ma l’Ordine
ha l’impressione che Silente ti abbia lasciato una missione
da compiere.”
“È così,” rispose Harry, “sia Ron che Hermione sono
coinvolti e verranno con me.”
“Puoi confidarmi di che missione si tratta?”

255
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry scrutò il suo viso segnato prematuramente,


incorniciato da una massa di folti capelli che ingrigivano
velocemente. Avrebbe voluto potergli rispondere in
maniera diversa.
“Non posso Remus, mi dispiace. Se Silente non te ne
ha parlato, non credo di poterlo fare io.”
“Sapevo che lo avresti detto,” lo rassicurò Lupin
deluso. “Ma potrei comunque esserti utile. Sai bene cosa
sono e cosa sono in grado di fare. Potrei venire con voi e
proteggervi. Non avresti bisogno di dirmi esattamente a
cosa andiamo incontro.”
Harry esitò. Era un’offerta molto allettante, anche se
non riusciva ad immaginare come sarebbe stato possibile
tenere Lupin all'oscuro della loro missione se fosse stato
con loro tutto il tempo.
Hermione, comunque, sembrava perplessa.
“E Tonks?” chiese.
“Cosa vuoi dire?” disse Lupin.
“Beh,” cominciò Hermione aggrottando le sopracci-
glia, “siete sposati! Come si sentirebbe se tu venissi via
con noi?”
“Tonks sarebbe perfettamente al sicuro,” le rispose
Lupin, “resterà a casa dei suoi genitori.”
C’era un non so che di strano nel suo tono, era quasi
indifferente. E qualcosa non quadrava nell’idea che Tonks
restasse nascosta a casa dei suoi. Era un membro
dell’Ordine, dopo tutto, e per quanto Harry ne sapesse, lei
avrebbe preferito essere coinvolta nel pieno dell’azione.
“Remus,” fece Hermione preoccupata, “va tutto
bene… voglio dire… tra te e…”
“È tutto a posto, grazie,” disse Lupin con intenzione.

256
J. K. Rowling

Hermione arrossì. Ci fu un’altra pausa, piena di disa-


gio e di imbarazzo, poi Lupin disse con l'aria di chi si sta
sforzando di comunicare qualcosa di spiacevole: “Tonks
avrà un bambino.”
“Oh, é meraviglioso!” gridò Hermione.
“Fantastico!” aggiunse Ron entusiasta.
“Congratulazioni,” disse Harry.
Lupin fece un sorriso di circostanza che pareva più un
ghigno, poi aggiunse, “Allora… accetti la mia offerta? Il
trio diventerà un quartetto? Non posso credere che Silente
avrebbe disapprovato, dopo tutto è stato lui ad assumermi
come tuo insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure. E
devo avvertirti che sono convinto che dovremo affrontare
una magia che molti di noi non hanno mai conosciuto, o
persino immaginato.”
Ron e Hermione guardarono Harry.
“Solo… solo per capire,” disse lui. “Vuoi lasciare
Tonks a casa dei suoi genitori e venire via con noi?”
“Sarà al sicuro lì, loro si prenderanno cura di lei,”
disse Lupin. Aveva parlato in un tono definitivo che
rasentava l’indifferenza. “Harry, sono certo che James
avrebbe voluto che io restassi accanto a te.”
“Bene,” replicò Harry lentamente, “io non ne sono
così certo. In realtà, sono piuttosto sicuro che mio padre
avrebbe voluto sapere per quale diavolo di motivo non
resti con il tuo, di figlio.”
Lupin sbiancò. Era come se la temperatura della
stanza fosse calata di almeno dieci gradi. Ron continuava
a passare in rassegna ogni oggetto nella stanza come se gli
avessero imposto di memorizzarli tutti, lo sguardo di
Hermione invece correva da Harry a Lupin e viceversa.

257
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Tu non capisci,” fu Lupin a parlare per primo.


“Allora spiegami,” lo sfidò Harry.
Lupin deglutì.
“Io… ho commesso un gravissimo errore a sposare
Tonks. Ho agito contro ogni buon senso e me ne sono
pentito subito.”
“Capisco,” disse Harry, “così quello che vuoi fare è
mollare lei e il bambino e scappare via con noi?”
Lupin si alzò di scatto. La sua sedia cadde all’indietro
e lui posò su di loro uno sguardo talmente feroce che, per
la prima volta, Harry vide chiaramente l'ombra del lupo
sopra il suo volto umano.
“Non capisci quello che ho fatto, a mia moglie e a
questo bambino che non è ancora nato? Non avrei mai
dovuto sposarla, l'ho condannata ad essere
un’emarginata!”
Allontanò con un calcio la sedia che aveva rovesciato.
“Tu mi hai sempre e solo visto all’interno dell’Ordine,
o ad Hogwarts sotto la protezione di Silente! Non sai
come la maggior parte del mondo della magia vede quelli
come me! Una volta venuti a sapere della mia disgrazia,
riescono a mala pena a rivolgermi la parola! Non ti rendi
conto di cosa ho fatto? Persino la sua famiglia è disgustata
dal nostro matrimonio. Quali genitori vorrebbero che la
loro unica figlia sposasse un licantropo? E il bambino… il
bambino…”
Lupin si strappava i capelli a ciuffi, era sconvolto.
“Quelli come me normalmente non si riproducono!
Sarà uguale a me, ne sono convinto… come posso perdo-
narmi, quando ho rischiato consapevolmente di
trasmettere la mia condizione a un bambino innocente? E

258
J. K. Rowling

se, per un miracolo, lui non fosse come me, allora starà
meglio, cento volte meglio, senza di me, senza un padre
del quale si dovrà vergognare per sempre!”
“Remus!” sussurrò Hermione con gli occhi colmi di
lacrime. “Non dire così… come potrebbe, qualunque
bambino, vergognarsi di te?”
“Oh, non so, Hermione,” si intromise Harry. “Io mi
vergognerei di lui.”
Harry non sapeva da dove gli venisse tutta quella
rabbia, ma lo aveva spinto ad alzarsi anche lui in piedi.
Lupin lo guardò come se Harry l’avesse appena colpito.
“Se il nuovo regime pensa che i Figli di Babbani siano
un male,” continuò Harry, “cosa faranno ad un mezzo
licantropo il cui padre fa parte dell'Ordine? Mio padre è
morto cercando di proteggere me e mia madre, e tu ritieni
che lui ti direbbe di abbandonare tuo figlio per
avventurarti con noi in questa impresa?”
“Come… come osi?” si indignò Lupin. “Questo non
ha niente a che fare con il desiderio di… di pericolo o di
gloria personale… come osi suggerire una simile…”
“Io penso che tu ti senta un temerario,” lo provocò
Harry, “vuoi indossare i panni di Sirius…”
“Harry, no!” lo implorò Hermione, ma lui continuò a
fissare il viso livido di Lupin.
“Non l’avrei mai creduto,” continuò Harry, “L’uomo
che mi ha insegnato a combattere i Dissennatori... un
codardo.”
Lupin estrasse la bacchetta così in fretta che Harry
riuscì appena a raggiungere la sua. Ci fu un rumore
violento ed Harry si sentì scagliare all’indietro come
colpito da un pugno. Mentre sbatteva sul muro della

259
Harry Potter e i Cimeli della Morte

cucina e scivolava sul pavimento, intravide l’estremità del


mantello di Lupin che scompariva dietro la porta.
“Remus, Remus, torna indietro!” gridò Hermione, ma
Lupin non le rispose. Un attimo dopo udirono sbattere la
porta.
“Harry!” gemette Hermione. “Come hai potuto?”
“È stato facile,” disse Harry. Si rialzò, poteva sentire
un bernoccolo gonfiarsi lì dove la sua testa aveva colpito il
muro. Era ancora talmente pieno di rabbia che tremava.
“Non guardarmi in quel modo” si rivolse in tono brusco
ad Hermione.
“Non prendertela con lei!” ringhiò Ron.
“No… no, non dobbiamo litigare!” disse Hermione
frapponendosi tra loro due.
“Non avresti dovuto dire quelle cose a Lupin,” disse
Ron ad Harry.
“Se lo meritava,” gli rispose lui.
Immagini frammentate gli si rincorrevano nella mente.
Sirius che cadeva attraverso il velo, Silente sospeso,
distrutto, a mezz’aria, un lampo di luce verde e la voce di
sua madre che implorava pietà. . .
“I genitori,” spiegò Harry, “non dovrebbero mai
lasciare i loro figli… a meno che non siano obbligati.”
“Harry…” disse Hermione tendendogli una mano
consolatrice, ma lui la ignorò e si allontanò, gli occhi fissi
sul fuoco che lei aveva fatto apparire. Una volta aveva
usato quel caminetto proprio per parlare con Lupin,
quando cercava di essere rassicurato su James, e Lupin lo
aveva consolato.
Adesso il suo viso esangue e torturato sembrava
galleggiare nell’aria di fronte a lui. Provò una sgradevole

260
J. K. Rowling

ondata di rimorso. Né Ron né Hermione dissero nulla, ma


Harry era certo che, alle sue spalle, si stessero guardando,
comunicando in silenzio.
Si voltò di scatto e li colse nell’atto di distogliere in
fretta lo sguardo l’uno dall’altra.
“So che non avrei dovuto dargli del codardo.”
“Infatti, non avresti dovuto,” disse subito Ron.
“Ma si comporta come se lo fosse.”
“Nonostante ciò…” disse Hermione.
“Lo so,” le rispose Harry. “Ma se questo lo farà
tornare da Tonks, ne sarà valsa la pena, no?”
Non riusciva a dissimulare il senso di colpa.
Hermione sembrava comprensiva, Ron incerto.
Harry abbassò lo sguardo, pensando a suo padre.
James lo avrebbe appoggiato in quello che aveva detto a
Lupin, o sarebbe stato arrabbiato per come suo figlio
aveva trattato il suo vecchio amico?
La cucina silenziosa sembrava echeggiare ancora
dello shock del precedente scontro e dei rimproveri non
detti di Ron ed Hermione. La Gazzetta del Profeta che
Lupin aveva portato, giaceva ancora sul tavolo, la foto di
Harry che fissava il soffitto dalla prima pagina. Harry
andò al tavolo e si sedette, aprì il giornale a caso e fece
finta di leggere. Non riusciva a capire le parole. Aveva la
mente ancora piena dello scontro con Lupin. Era certo che
Ron ed Hermione avessero ricominciato a comunicare in
silenzio nascosti dietro la Gazzetta. Voltò pagina
rumorosamente e il nome di Silente gli balzò agli occhi.
Gli ci vollero alcuni istanti per capire il senso della foto-
grafia, che raffigurava una famiglia. Sotto la foto, le
parole: La Famiglia Silente, da sinistra a destra: Albus;

261
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Percival con in braccio la piccola Ariana; Kendra e


Aberforth.
Affascinato, Harry esaminò la foto con cura. Il padre
di Silente, Percival, era un bell’uomo con due occhi che
sembravano scintillare persino in questa vecchia imma-
gine sbiadita. La piccola Ariana era appena più grande di
una pagnotta e quasi altrettanto anonima. La madre,
Kendra, aveva i capelli neri e lucidi raccolti in un alto
chignon. I tratti del viso sembravano scolpiti. Nonostante
indossasse un lungo abito di seta dal collo alto, Harry
pensò ai nativi Americani mentre studiava i suoi occhi
scuri, gli zigomi alti ed il naso dritto. Albus e Aberforth
indossavano giacche uguali col colletto di pizzo ed
avevano entrambi i capelli lunghi fino alle spalle. Albus
sembrava molto più grande del fratello, ma i due ragazzi si
somigliavano moltissimo, per il resto, dal momento che
all’epoca il naso di Albus non era ancora stato rotto e lui
non aveva ancora cominciato a portare gli occhiali.
Sembrava una famiglia felice e normale quella che
sorrideva serenamente dal giornale. Il braccio della
piccola Ariana si muoveva incerto fuori dallo scialle in cui
era avvolta. Harry guardò sopra la foto e vide il titolo:

UN ESTRATTO ESCLUSIVO DALL’IMMINENTE


BIOGRAFIA DI ALBUS SILENTE
di Rita Skeeter

Pensando che, tanto, peggio di così non avrebbe


potuto sentirsi, Harry cominciò a leggere.

262
J. K. Rowling

Fiera e orgogliosa com’era, Kendra Silente


non avrebbe mai potuto sopportare di restare a
Mould-on-the-Wold dopo che la notizia
dell’arresto del marito Percival e della sua reclu-
sione ad Azkaban si era sparsa. Decise quindi di
sradicare da lì l’intera famiglia e trasferirsi a
Godric’s Hollow, il villaggio che, in seguito,
sarebbe diventato famoso come il luogo in cui
Harry Potter riuscì a sfuggire in modo rocambole-
sco dalle grinfie di Voi-Sapete-Chi.
Esattamente come Mould-on-the-Wold,
Godric’s Hollow è patria di un gran numero di
antiche famiglie di Maghi, ma dato che Kendra non
conosceva nessuna di queste, le sarebbe stata
risparmiata la curiosità riguardo al crimine del
marito che aveva dovuto sopportare nel vecchio
villaggio. Rifiutando gli approcci amichevoli dei
suoi nuovi vicini, si assicurò rapidamente che la
sua famiglia fosse lasciata in pace.
“Mi chiuse la porta in faccia quando andai a
darle il benvenuto con un’infornata di Polentine
fatte in casa,” racconta Bathilda Bath. “Il primo
anno non vidi che i due ragazzi. Non avrei mai
saputo che c’era anche una figlia, se una notte non
mi fossi messa a raccogliere Piangentine sotto la
luna, circa un anno dopo che si erano trasferiti. Fu
così che vidi Kendra accompagnare Ariana fuori in
giardino. Le fece fare il giro del prato una volta,
tenendola sempre ben stretta vicino a lei, poi la
fece rientrare. Non sapevo cosa pensare.”
Pare proprio che Kendra abbia considerato che
il trasferimento a Godric’s Hollow fosse
l’occasione perfetta per nascondere Ariana una

263
Harry Potter e i Cimeli della Morte

volta per tutte, una cosa che probabilmente medi-


tava da anni. Tempismo perfetto: Ariana aveva
appena sette anni quando scomparve, e sette anni è
il limite entro il quale, la maggior parte degli
esperti concorda, la magia si rivela se è presente.
Nessuno ancora in vita ricorda che Ariana avesse
mai mostrato il più piccolo segno di talento
magico. Sembra chiaro, quindi, che Kendra abbia
deciso di nascondere l'esistenza della figlia piutto-
sto che sopportare la vergogna di ammettere di
aver generato una Magonò. Allontanarsi dagli
amici e dai vicini che conoscevano Ariana le
avrebbe ovviamente reso più semplice imprigio-
narla. Da quel momento in poi, le poche persone
che erano a conoscenza dell’esistenza di Ariana
avrebbero mantenuto il segreto, inclusi i due
fratelli che sviavano ogni domanda scomoda con la
risposta che la madre aveva loro insegnato: “Mia
sorella è troppo delicata per andare a scuola.”
La prossima settimana, da non perdere: Albus
Silente ad Hogwarts – Trofei e Finzioni.

Harry si era sbagliato: quello che aveva letto lo aveva


effettivamente fatto sentire peggio.
Guardò ancora una volta la foto di quella famiglia
apparentemente felice. Era tutto vero? Come poteva
scoprirlo? Voleva andare a Godric’s Hollow, anche se
Bathilda non sarebbe stata in grado di parlare con lui.
Desiderava visitare il posto in cui lui e Silente avevano
entrambi perso quelli che amavano. Stava per abbassare il
giornale per chiedere a Ron ed Hermione la loro opinione
quando un crack assordante riecheggiò per la cucina.

264
J. K. Rowling

Per la prima volta in tre giorni, Harry aveva comple-


tamente dimenticato Kreacher. Il suo primo pensiero fu
che Lupin fosse tornato nella stanza e, per una frazione di
secondo, non comprese l’ammasso di braccia e gambe
impegnate nella lotta che era apparso dal nulla proprio
accanto alla sua sedia. Scattò in piedi quando Kreacher si
liberò e, inchinandosi profondamente davanti ad Harry,
gracchiò, “Kreacher è tornato con il ladro Mundungus
Fletcher, Padrone.”
Mundungus si tirò su e afferrò la bacchetta. Hermione,
tuttavia, fu troppo veloce per lui.
“Expelliarmus!”
La bacchetta di Mundungus volò via ed Hermione
l’acchiappò al volo. Lo sguardo folle, Mundungus si
precipitò per le scale. Ron riuscì a placcarlo e lui rovinò
sul pavimento di pietra con un rumore sordo.
“Cosa…?” gridò, contorcendosi nel tentativo di libe-
rarsi dalla presa di Ron. “Cosa ho fatto? Sguinzagliare un
maledetto elfo domestico contro di me, a che gioco state
giocando, che ho fatto, lasciami andare, lasciami andare
ho detto, o…”
“Non sei esattamente nella posizione di fare minacce,”
disse Harry. Gettò da un lato il giornale, attraversò la
cucina a grandi passi e si inginocchiò accanto a
Mundungus, che smise di dimenarsi e lo guardò atterrito.
Ron si alzò, ansando, e vide Harry puntare la bacchetta
dritta sul naso di Mundungus. Questi puzzava di sudore
stantio e fumo di tabacco. I capelli erano arruffati e gli
abiti macchiati.
“Kreacher si scusa per il ritardo nel portare il ladro,
Padrone,” gracchiò l'elfo. “Fletcher sa come evitare di

265
Harry Potter e i Cimeli della Morte

essere acciuffato, ha molti nascondigli e complici.


Ciononostante, Kreacher ha messo il ladro alle strette, alla
fine.”
“Sei stato davvero bravo, Kreacher,” lo ringraziò
Harry, e l’elfo si inchinò profondamente.
“Bene, abbiamo qualche domanda da farti,” disse
Harry a Mundungus, che subito si rimise a gridare: “Mi
sono fatto prendere dal panico, ok? Io non ho mai voluto
venirci, senza offesa amico, ma non mi sono mai offerto
volontario per tirare le cuoia al posto tuo, e quello era quel
maledetto Tu-Sai-Chi che mi veniva addosso volando,
chiunque sarebbe scappato da lì. L’ho sempre detto che
non volevo farlo…”
“Per tua informazione nessun altro di noi si è
Smaterializzato,” disse Hermione.
“Ottimo, siete un branco di maledetti eroi allora, ok,
ma non ho mai fatto finta di essere pronto a farmi
ammazzare...”
“Non ci importa perché hai abbandonato Malocchio in
quel modo,” disse Harry avvicinando ancora di più la sua
bacchetta agli occhi di lui, gonfi e iniettati di sangue.
“Sapevamo già che razza di inaffidabile rifiuto tu sia.”
“Bene, allora dimmi perché il tuo elfo domestico mi
sta braccando? O è ancora per la storia dei calici? Non ce
li ho più, altrimenti te li restituirei…”
“Non è nemmeno per i calici, anche se ti ci stai avvi-
cinando,” disse Harry. “Sta zitto e ascolta.”
Era una bella sensazione avere qualcosa da fare,
qualcuno da cui pretendere qualche frammento di verità.
La bacchetta di Harry adesso era talmente vicina al naso di

266
J. K. Rowling

Mundungus che questi era diventato strabico per cercare


di tenerla a fuoco.
“Quando hai ripulito questa casa da ogni oggetto di
valore,” cominciò Harry, ma Mundungus lo interruppe
ancora.
“A Sirius non gliene fregava un tubo di tutta questa
immondizia...”
Vi fu lo scalpiccio di piccoli passi veloci, uno
scintillio di rame, un echeggiante suono metallico e un
grido di dolore. Kreacher era partito all’attacco di
Mundungus e lo aveva colpito sulla testa con una casse-
ruola.
“Richiamalo, richiamalo, dovreste rinchiuderlo!” urlò
Mundungus acquattandosi mentre Kreacher alzava
nuovamente la pentola dal fondo pesante.
“Kreacher, no!” gridò Harry.
Le braccia sottili dell’elfo tremarono sotto il peso
della casseruola, ancora sospesa in aria.
“Magari solo un’ultima volta, Padrone Harry, come
porta fortuna?”
Ron scoppiò a ridere.
“Ci serve che resti cosciente, Kreacher, se avesse
bisogno di un piccolo incentivo, però, a te l’onore,” disse
Harry.
“Grazie tante, Padrone,” si inchinò Kreacher, poi si
ritirò un po’, i grandi occhi chiari ancora fissi su
Mundungus con disgusto.
“Quando hai spogliato questa casa di ogni oggetto di
valore che hai potuto trovare,” Harry ricominciò, “hai
preso un mucchio di roba dalla credenza della cucina.
C’era anche un medaglione, lì.” Improvvisamente la bocca

267
Harry Potter e i Cimeli della Morte

di Harry era diventata asciutta. Percepiva anche la


tensione e l’eccitazione sia di Ron che di Hermione. “Che
cosa ne hai fatto?”
“Perché?” chiese Mundungus. “È prezioso?”
“Ce l’hai ancora tu!” gridò Hermione.
“No, non ce l’ha più,” disse Ron sagacemente. “Si sta
solo domandando se non avrebbe dovuto ricavarci più
soldi.”
“Di più?” disse Mundungus. “Questo non sarebbe
stato difficile… L’ho regalato, maledizione. Non ho avuto
scelta.”
“Che cosa vuoi dire?”
“Me ne stavo a Diagon Alley a vendere la mia roba, e
quella arriva e mi chiede se ho la licenza per il commercio
di manufatti magici. Maledetta ficcanaso. Stava per
multarmi, poi si è fissata con il medaglione, mi ha detto
che se lo sarebbe preso e per quella volta mi avrebbe
lasciato andare, e che ero fortunato.”
“Chi era quella donna?” chiese Harry.
“E che ne so, una vecchiaccia del Ministero.”
Mundungus restò a riflettere per un momento, la
fronte corrugata.
“Piccoletta. Un fiocco in testa.”
Aggrottò le sopracciglia, poi aggiunse, “Somigliava
ad un rospo.”
Harry lasciò cadere la bacchetta che colpì Mundungus
sul naso scaricando una serie di scintille rosse sulle
sopracciglia, che presero subito fuoco.
“Aguamenti!” gridò Hermione, e un getto d’acqua fluì
dalla bacchetta, inondando Mundungus che farfugliava e
tossiva.

268
J. K. Rowling

Harry guardò in su e vide il suo stesso shock riflesso


sui volti di Ron ed Hermione. Le cicatrici sul dorso della
sua mano destra sembrarono pizzicare di nuovo.

269
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO DODICI

MAGIA È POTERE
Mentre agosto scorreva lentamente, lo spiazzo d’erba
incolta nel mezzo di Grimmauld Place si seccava al sole
fino a diventare fragile e marrone. Gli occupanti del
numero dodici non furono mai notati da nessuno delle
case circostanti, e neanche lo stesso numero dodici. I
Babbani che vivevano a Grimmauld Place avevano
accettato da lungo tempo il divertente errore nella nume-
razione che faceva sì che il numero undici si trovasse
accanto al tredici.
In quel momento, però, la piazzetta stava attirando un
certo numero di visitatori che sembravano trovare
l'anomalia molto intrigante. Non passava giorno senza che
una o due persone arrivassero a Grimmauld Place senza

270
J. K. Rowling

altro scopo, o così sembrava, che appoggiarsi contro le


inferriate di fronte ai numeri undici e tredici, guardando
fra le due case. Gli avventori non erano mai gli stessi per
due giorni di seguito, anche se tutti sembravano
condividere una sorta d’avversione per l’abbigliamento
convenzionale. La maggior parte dei londinesi che
passavano loro davanti erano abituati ai vestiti eccentrici,
anche se, occasionalmente, qualcuno di loro lanciava
un’occhiata alle spalle, meravigliandosi del perché
qualcuno indossasse mantelli con quel caldo.
Gli osservatori sembravano trarre poca soddisfazione
dalla loro vigilanza. Talvolta qualcuno di loro balzava in
avanti in modo concitato, come se avesse visto finalmente
qualcosa d’interessante, per poi tornare indietro deluso.
Il primo giorno di settembre c’era più gente del solito
che s’aggirava nella piazza. Mezza dozzina di uomini in
lunghi mantelli sostava silenziosa e guardinga, fissando
come mai prima le case undici e tredici, ma la cosa che
stavano attendendo sembrava non succedere mai. Mentre
calava la sera, portando con sé, per la prima volta da
settimane, una raffica inattesa di pioggia fresca, si verificò
uno di quei momenti inspiegabili nei quali sembravano
aver visto qualcosa interessante.
L'uomo con la faccia storta indicò qualcosa e il suo
compagno più vicino, un uomo tozzo e pallido, scattò in
avanti, ma un momento più tardi ritornarono tutti al loro
stato di precedente inattività, con l’aria frustrata e delusa.
All’interno del numero dodici, nel frattempo, Harry
era appena entrato nell’ingresso. Aveva quasi perso
l’equilibrio mentre si Materializzava sul gradino superiore
appena fuori della porta d’entrata e pensò che i

271
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Mangiamorte avessero potuto scorgere per un attimo il suo


gomito, momentaneamente esposto. Chiudendosi con cura
il portone alle spalle, si tolse il Mantello dell’Invisibilità,
appoggiandolo sul braccio, e s’affrettò lungo il corridoio
buio verso la porta che conduceva al seminterrato, una
copia rubata della Gazzetta del Profeta stretta nella mano.
Il solito lento sussurro: “Severus Piton?” gli venne
incontro, il vento freddo lo investì e la sua lingua si
arrotolò per un momento.
“Non ti ho ucciso io”, disse, una volta che si era
srotolata, quindi trattene il respiro mentre la polverosa
figura incantata esplodeva. Attese fino a che non fu a metà
delle scale che scendevano verso la cucina, fuori dalla
portata d’orecchie della signora Black e dalla nube di
polvere, prima di dire, “Ho delle notizie, e non vi
piaceranno.”
La cucina era quasi irriconoscibile. Ogni superficie
splendeva. Le pentole di rame e i tegami erano stati
lucidati fino a brillare, il ripiano del tavolo di legno
brillava, i calici e i piatti già pronti per la cena scintilla-
vano alla luce di un allegro fuoco ardente, sul quale
bolliva un calderone. Niente nella stanza, tuttavia, era più
clamorosamente inusuale dell’elfo domestico che si
affrettava verso Harry, vestito in un asciugamano bianco-
neve, i peli dell'orecchio puliti e lanuginosi come l'ovatta,
il medaglione di Regulus che gli saltellava sul petto
ossuto.
“Via le scarpe, prego, Padrone Harry e mani lavate
prima di cena,” gracidò Kreacher, prendendo il Mantello
dell’Invisibilità e allontanandosi goffamente per appen-

272
J. K. Rowling

derlo ad un gancio sulla parete, al lato di un certo numero


di abiti vecchia maniera che erano stati lavati di recente.
“Che cosa è successo?” Ron chiese apprensivo. Lui e
Hermione erano riversi su un mucchio di note scritte e
mappe disegnate a mano che riempivano l'estremità del
lungo tavolo della cucina, ma ora guardavano Harry,
mentre avanzava verso di loro e gettava il giornale sopra
le pergamene sparse.
Una grande foto di un viso conosciuto, dal naso
adunco e dai capelli neri, li fissava, sotto a un titolo a tutta
pagina che recitava:

SEVERUS PITON NOMINATO PRESIDE DI


HOGWARTS

“No!” dissero Ron e Hermione ad alta voce.


Hermione fu più rapida, agguantò il giornale e
cominciò a leggere l’articolo ad alta voce.
“«Severus Piton, per lungo tempo insegnante di
Pozioni alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts,
oggi è stato nominato Preside, il più importante dei vari
cambiamenti nel corpo docente nell’antica scuola. A
seguito delle dimissioni della precedente insegnante di
Babbanologia, Alecto Carrow ne occuperà il posto,
mentre suo fratello, Amycus, ricoprirà la carica di
professore di Difesa contro le Arti Oscure.
“Accolgo con favore l’opportunità di accrescere le
nostre più raffinate tradizioni e valori magici…»come
commettere un omicidio e tagliare le orecchie alla gente,
suppongo! Piton, Preside! Piton nello studio di Silente…
per le braghe di Merlino!” strillò, facendo sobbalzare sia

273
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Ron che Harry. Saltò su dal tavolo e sfrecciò fuori della


stanza, gridando mentre usciva, “sarò di ritorno in un
minuto!”
“Per le braghe di Merlino?” ripeté Ron, con aria diver-
tita. “Dev’essere davvero preoccupata.”
Prese il giornale e lesse con attenzione l’articolo che
parlava di Piton.
“Gli altri insegnanti non lo accetteranno. La
McGranitt, Vitious e la Sprite conoscono la verità, sanno
in che modo è morto Silente. Non accetteranno Piton
come Preside. E poi chi sono questi Carrow?”
“Mangiamorte,” disse Harry. “Ci sono delle loro foto
all'interno. Erano in cima alla torre quando Piton ha ucciso
Silente, così ora tutti gli amici sono riuniti. E…” continuò
amaramente Harry, avvicinandosi una sedia, “…io non
penso che gli insegnanti abbiano altra scelta se non
rimanere. Se il Ministero e Voldemort appoggiano Piton,
sarà una scelta fra rimanere ed insegnare o un po’di
piacevoli anni ad Azkaban… e questo se sono fortunati.
Suppongo rimarranno per tentare di proteggere gli
studenti.”
Kreacher arrivò indaffarato verso il tavolo con una
grande zuppiera tra le mani e versò la minestra nelle
ciotole pulite, fischiando fra i denti.
“Grazie, Kreacher,” disse Harry, sfogliando il Profeta
per non dover guardare la faccia di Piton. “Bene, almeno
sappiamo esattamente dov’è Piton in questo momento.”
Iniziò a mangiare qualche cucchiaiata di minestra. La
qualità della cucina di Kreacher era migliorata in modo
sensazionale da quando gli era stato dato il medaglione di

274
J. K. Rowling

Regulus. L'odierna zuppa di cipolle alla francese era la più


buona che Harry avesse mai assaggiato.
“Ci sono ancora un bel po’ di Mangiamorte che
controllano la casa,” disse a Ron mentre mangiava, “più
del solito. È come se sperassero di vederci uscire fuori
trasportando i bauli scolastici diretti all’espresso per
Hogwarts.”
Ron gettò uno sguardo all’orologio.
“È tutto il giorno che ci sto pensando. È partito quasi
sei ore fa. Strano, non esserci, non è vero?”
Nella mente, Harry sembrò rivedere il vapore della
locomotiva scarlatta che lui e Ron avevano seguito una
volta dall’alto, volando fra i campi e le colline, un
serpeggiante bruco rosso. Era sicuro che Ginny, Neville e
Luna, in questo momento, fossero seduti insieme, forse
chiedendosi dove fossero lui, Ron ed Hermione o dibat-
tendo su come meglio insidiare il nuovo regime di Piton.
“Mi hanno quasi visto mentre rientravo, proprio
adesso,” disse Harry, “Sono atterrato male sul gradino
superiore e il mantello è scivolato.”
“Io lo faccio tutte le volte. Oh, eccola,” aggiunse Ron,
girandosi sulla sedia per guardare Hermione rientrare in
cucina. “Per il gonfiore nelle braghe di Merlino, cos’è
quello?”
“Mi sono ricordata di questo,” sbuffò Hermione.
Trasportava un largo quadro incorniciato che appog-
giò momentaneamente sul pavimento, prima di prendere la
piccola borsa di perline dalla cassettiera della cucina.
Spalancatola, iniziò a spingere il quadro all’interno e,
malgrado questo fosse vistosamente troppo grande per
entrare nella borsetta, dopo pochi secondi svanì, come

275
Harry Potter e i Cimeli della Morte

avevano fatto tanti altri oggetti, nelle capaci profondità


della borsa.
“Phineas Nigellus,” spiegò Hermione mentre gettava
la borsa sul tavolo della cucina con il solito fracasso
risonante.
“Scusa?” disse Ron, ma Harry capì al volo. L'imma-
gine dipinta di Phineas Nigellus Black era in grado di
viaggiare velocemente fra il suo ritratto di Grimmauld
Place e quello che era appeso nell'ufficio del Preside a
Hogwarts. Proprio la stanza circolare della torre superiore
in cui certamente Piton era seduto in quel momento, in
trionfante possesso della collezione dei magici, fragili
strumenti d'argento di Silente, del Pensatoio di pietra, del
Cappello Parlante e, se non era stata spostata altrove, della
spada di Grifondoro.
“Piton potrebbe spedire Phineas Nigellus a dare uno
sguardo all'interno di questa casa,” spiegò Hermione a
Ron mentre riprendeva il suo posto. “Lascia che ci provi
ora, tutto ciò che Phineas Nigellus sarà in grado vedere è
l’interno della mia borsa.”
“Bella pensata!” disse Ron, che sembrava impressio-
nato.
“Grazie,” sorrise Hermione, avvicinandosi la zuppa,
“Harry, allora, cosa altro è successo oggi?”
“Niente,” disse Harry. “Ho controllato l’entrata del
Ministero per sette ore. Di lei nessun segno. Ho visto tuo
padre, Ron. Sembra stare bene.”
Ron annuì col capo il suo apprezzamento a questa
notizia. Avevano concordato che era troppo pericoloso
provare a comunicare con il sig. Weasley mentre entrava o
usciva dal Ministero, in quanto sempre circondato da altri

276
J. K. Rowling

impiegati ministeriali. Era rassicurante dargli un’occhiata,


tuttavia, anche se lo si vedeva molto teso ed ansioso.
“Papà ci ha sempre detto che la maggior parte della
gente del Ministero usa la Metropolvere per andare al
lavoro,” disse Ron. “Ecco perché non abbiamo visto la
Umbridge, non camminerebbe mai, pensa d’essere troppo
importante.”
“E che mi dici di quella strana strega anziana e quel
piccolo mago in abiti blu scuro?” chiese Hermione.
“Oh sì, il tipo della Manutenzione Magica,” disse
Ron.
“Come sai che lavora alla Manutenzione Magica?”
chiese Hermione, il cucchiaio della zuppa sospeso a
mezz’aria.
“Papà ha detto che tutti quelli della Manutenzione
Magica vestono con abiti blu scuro.”
“Non ce l’hai mai detto, però!”
Hermione fece cadere il suo cucchiaio e tirò verso di
sé il fascio di schemi e annotazioni che lei e Ron stavano
esaminando quando Harry era entrato in cucina. “Non c’è
niente qui su abiti blu scuro, niente!” disse, sfogliando
febbrilmente tra le carte.
“Beh, ma è davvero tanto importante?”
“Ron, tutto è importante! Dal momento che loro non
possono che essere in allerta per eventuali intrusi, se
vogliamo entrare nel Ministero senza farci scoprire, ogni
minimo dettaglio è importante! Ne abbiamo già parlato un
sacco di volte, voglio dire, qual è lo scopo di tutti questi
viaggi di ricognizione se non ti degni nemmeno di
dirci…”

277
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Accidenti, Hermione, ho dimenticato una piccola


cosa…”
“Lo capisci, non è vero, che per noi non c’è proba-
bilmente posto più pericoloso al mondo, adesso, del
Ministero della…”
“Penso che dovremmo farlo domani,” disse Harry.
Hermione si bloccò di colpo, rimanendo a bocca
aperta. Ron quasi si strozzò con la sua zuppa.
“Domani?” ripeté Hermione. “Stai dicendo sul serio,
Harry?”
“Sì,” disse Harry. “Non penso che potremmo mai
essere più preparati di quanto siamo ora, anche se ci
nascondessimo intorno all'entrata del Ministero per un
altro mese. Più perdiamo tempo, più lontano potrebbe
essere quel medaglione. C’è già una buona probabilità che
la Umbridge lo abbia gettato via. Quel coso non si apre.”
“A meno che,” disse Ron, “non abbia trovato un modo
per aprirlo ed ora sia posseduta.”
“Non farebbe alcuna differenza per lei, era molto
malvagia anche prima,” Harry alzò le spalle.
Hermione si stava mordendo il labbro, immersa nei
pensieri.
“Conosciamo le cose importanti,” proseguì Harry,
rivolgendosi a Hermione. “Sappiamo che hanno bloccato
la Materializzazione dentro e fuori del Ministero.
Sappiamo che ora, soltanto ai membri più anziani del
Ministero è permesso collegare le loro case con la
Metropolvere, perché Ron ha sentito quei due Indicibili
protestare a questo proposito. Sappiamo approssimati-
vamente dov’è l'ufficio della Umbridge, a causa di ciò che
hai sentito dire dal tizio barbuto al suo compagno…”

278
J. K. Rowling

“«Sarò su al primo livello, Dolores vuole vedermi»”


recitò immediatamente Hermione.
“Esattamente,” disse Harry. “E sappiamo che per
entrare sono necessarie quelle strane monete o gettoni o
qualunque cosa siano, perché io ho visto quella strega
prenderne in prestito uno dal suo amico…”
“Ma noi non ne abbiamo!”
“Se il piano funziona, li avremo,” continuò Harry
tranquillamente.
“Non so, Harry, non lo so... c’è un mucchio terribile di
cose che potrebbero andare male, si basa così tanto sulla
casualità...”
“Sarebbe così anche se passassimo altri tre mesi a
prepararci,” disse Harry. “È tempo di agire.”
Poteva vedere, dalle loro facce, che Hermione e Ron
erano spaventati. Lui stesso non era particolarmente
fiducioso, ma era sicuro che era giunto il momento di
mettere in atto il loro piano.
Avevano passato le quattro settimane precedenti
indossando a turno il Mantello dell’Invisibilità e spiando
l'entrata principale del Ministero, che Ron, grazie al sig.
Weasley, conosceva fin dall'infanzia. Avevano pedinato
gli addetti del Ministero mentre entravano, avevano
ascoltato di nascosto le loro conversazioni ed avevano
imparato, tramite un’attenta osservazione, su chi di loro si
poteva fare affidamento che apparissero, soli, ogni giorno
alla stessa ora. Occasionalmente, c’era stata la possibilità
di sottrarre una Gazzetta del Profeta dalla borsa di
qualcuno. Lentamente avevano sviluppato schemi e
annotazioni sommarie, ora impilati davanti a Hermione.

279
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Va bene,” disse lentamente Ron, “diciamo che


andiamo domani… Penso dovremmo essere solo io ed
Harry.”
“Oh, non ricominciare di nuovo!” sospirò Hermione.
“Pensavo lo avessimo già deciso.”
“Una cosa è girare intorno all’entrata sotto il
Mantello, ma questo è diverso, Hermione.” Ron puntò il
dito sulla copia della Gazzetta del Profeta con la data di
dieci giorni prima. “Tu sei sulla lista dei Mezzosangue che
non si sono presentati per l’interrogatorio!”
“E si suppone tu stia morendo di Spruzzolosi alla
Tana! Se c’è qualcuno che non dovrebbe andare, è Harry,
ha una taglia di diecimila Galeoni sulla sua testa…”
“Bene, rimarrò qui,” disse Harry. “Fatemi sapere se
riuscirete mai a sconfiggere Voldemort, va bene?”
Mentre Ron e Hermione ridevano, un dolore improv-
viso attraversò la cicatrice sulla fronte di Harry. La sua
mano scattò su di essa. Vide gli occhi di Hermione
stringersi e provò a far passare inosservato il movimento
spostandosi i capelli dagli occhi.
“Bene, se andiamo tutti e tre, dovremo
Smaterializzarci separatamente,” stava dicendo Ron. “Non
possiamo più infilarci tutti sotto il mantello.”
La cicatrice di Harry stava diventando sempre più
dolorante. Si alzò in piedi. Immediatamente, venne avanti
Kreacher. “Il padrone non ha finito la sua minestra, il
padrone preferisce dello stufato saporito, oppure la torta di
melassa della quale il padrone è così goloso?”
“Grazie, Kreacher, ma ritorno tra un minuto… ehm…
bagno.”

280
J. K. Rowling

Consapevole che Hermione lo stava guardando


sospettosamente, Harry corse su per le scale verso il
corridoio e poi al primo piano, dove si precipitò nel bagno
e sprangò la porta. Lamentandosi per il dolore, crollò
sopra il lavandino nero con i rubinetti a forma di serpenti
dalla bocca aperta e chiuse gli occhi...
Planava lungo una via buia. Le costruzioni intorno
avevano alti frontoni di legno.
Assomigliavano a delle case di pan di zenzero.
S’avvicinò ad una di quelle, poi vide il pallore della sua
stessa mano dalle lunghe dita contro la porta. Bussò.
Sentiva salire l’eccitazione...
La porta si aprì. Si trovò davanti una donna sorridente.
Il suo viso cambiò mentre esaminava la faccia di Harry, la
gioia se ne andò, sostituita dal terrore...
“Gregorovitch?” disse una voce acuta e fredda.
Lei scosse la testa. Stava cercando di chiudere la
porta. Una mano bianca la tenne ferma, impedendole di
chiuderlo fuori…
“Voglio Gregorovitch.”
“Er wohnt hier nicht mehr!” gridò lei, scuotendo la
testa, “Lui no vive qui! Lui no vive qui! Io conosco no
lui!”
Abbandonando il tentativo di chiudere la porta,
cominciò ad indietreggiare nel buio corridoio, Harry la
seguì, scivolando verso di lei, e la sua mano dalle lunghe
dita aveva estratto la bacchetta.
“Dov’è?
“Das weiss ich nicht! Egli muovere! Io non so! Io non
so!”

281
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Sollevò la bacchetta. Lei urlò. Due bambini entrarono


nel corridoio correndo. Lei provò a fargli da scudo con le
braccia. Ci fu un bagliore di luce verde…
“Harry! HARRY!”
Aprì gli occhi, era crollato sul pavimento. Hermione
stava di nuovo battendo sulla porta.
“Harry, apri!”
Aveva gridato, lo sapeva. Si alzò e tolse il chiavistello
alla porta. Hermione si rovesciò immediatamente
all'interno, riprese l’equilibrio e si guardò intorno
sospettosa. Ron era subito dietro di lei, con l’aria nervosa
mentre puntava la bacchetta negli angoli della fredda
stanza da bagno.
“Che cosa stavi facendo?” chiese Hermione severa.
“Cosa pensi che stessi facendo?” disse Harry con
un’esile spavalderia.
“Stavi urlando come un pazzo!” disse Ron.
“Oh sì… Devo essermi appisolato o…”
“Harry, ti prego non insultare la nostra intelligenza,”
disse Hermione, prendendo fiato. “Sappiamo che la
cicatrice ti faceva male di sotto, e sei bianco come un
lenzuolo.”
Harry si sedette sull’orlo del bagno.
“Bene, ho appena visto Voldemort uccidere una
donna. Ormai probabilmente le ha ucciso tutta la famiglia.
E non ne aveva bisogno. Come Cedric, ancora una volta,
solo perché si trovavano lì…”
“Harry, non dovresti più lasciarlo accadere!”
Hermione gridò, la voce che echeggiava attraverso la
stanza da bagno. “Silente voleva che tu usassi
l’Occlumanzia! Pensava che il collegamento fosse peri-

282
J. K. Rowling

coloso… Voldemort può usarlo, Harry! Cosa c’è di buono


nel vederlo uccidere e torturare, come può aiutare?”
“Perché significa che io so cosa sta facendo,” disse
Harry.
“Così non stai neppure provando a chiuderlo fuori?”
“Hermione, non posso. Sapete che sono pessimo in
Occlumanzia. Non l’ho mai imparata.”
“Non hai mai provato veramente!” disse lei violen-
temente. “Non capisco, Harry… ti piace avere questo
collegamento o rapporto speciale o cosa… qualunque
cosa…”
Esitò sotto lo sguardo che lui le rivolse mentre si
alzava in piedi.
“Mi piace?” disse tranquillamente. “A te piacerebbe?”
“Io… no… mi dispiace, Harry. Io non intendevo…”
“Lo odio, odio il fatto che può entrare dentro di me,
che devo guardarlo quando è più pericoloso. Ma ho
intenzione di usarlo.”
“Silente…”
“Dimentica Silente. Questa è una mia scelta, di nessun
altro. Voglio sapere perché sta cercando Gregorovitch.”
“Chi?”
“È un fabbricante di bacchette straniero,” disse Harry.
“Ha costruito la bacchetta di Krum e Krum lo considera
geniale.”
“Ma secondo quanto dici,” disse Ron, “Voldemort
tiene segregato Olivander da qualche parte. Se ha già un
fabbricante di bacchette, che cosa se ne fa di un altro?”
“Forse la pensa come Krum, forse pensa che
Gregorovitch sia migliore... oppure pensa che
Gregorovitch possa spiegare che cosa ha fatto la mia

283
Harry Potter e i Cimeli della Morte

bacchetta quando mi stava inseguendo, perché Olivander


non lo sapeva.”
Harry gettò uno sguardo nello specchio spaccato e
polveroso e vide Ron ed Hermione che si scambiavano
degli sguardi scettici dietro alle sue spalle.
“Harry, tu continui a parlare di che cosa ha fatto la tua
bacchetta,” disse Hermione, “ma tu lo hai fatto accadere!
Perché sei così determinato a non prenderti la
responsabilità per il tuo potere?”
“Perché so che non ero io! E lo sa anche Voldemort,
Hermione! Entrambi sappiamo che cosa è realmente
accaduto!”
Si fissarono l’un l’altro, Harry sapeva di non aver
convinto Hermione e che lei stava preparando argomen-
tazioni, sia contro la sua teoria della bacchetta, sia contro
il fatto che stava permettendosi di vedere nella mente di
Voldemort. In suo aiuto, intervenne Ron.
“Smettila,” le consigliò. “Spetta a lui. Se domani
dobbiamo andare al Ministero, non pensate dovremmo
ripassare il piano?”
Riluttante, come gli altri due avrebbero potuto
confermare, Hermione abbandonò la questione, benché
Harry fosse abbastanza sicuro che sarebbe tornata
all’attacco alla prima occasione. Nel frattempo, erano
ritornati giù in cucina, dove Kreacher servì loro stufato e
torta di melassa.
Non andarono a letto che a tarda notte, dopo avere
ripassato ripetutamente per ore il loro piano fin quando
non si sentirono in grado di recitarlo a memoria l'uno
all'altro. Harry, che ora dormiva nella stanza di Sirius, era
disteso sul letto con la luce della bacchetta puntata sulla

284
J. K. Rowling

vecchia fotografia di suo padre, Sirius, Lupin e Minus,


ripetendo il piano tra sé per altri dieci minuti. Appena
spense la bacchetta, tuttavia, non riuscì a pensare alla
Pozione di Polisucco, alle Pastiglie Vomitose o agli abiti
blu scuro della Manutenzione Magica. Pensava a
Gregorovitch il fabbricante di bacchette e a quanto tempo
poteva sperare di rimanere nascosto mentre Voldemort lo
cercava con tanta decisione.
L'alba sembrava aver seguito la mezzanotte con una
rapidità indecente.
“Hai un aspetto terribile,” fu il saluto di Ron che era
entrato nella stanza per svegliare Harry.
“Non per molto,” disse Harry, sbadigliando.
Trovarono Hermione di sotto, in cucina. Si stava
facendo servire caffè e panini caldi da Kreacher con
l’espressione leggermente maniacale che Harry le asso-
ciava al ripasso di un esame.
“Abiti,” disse sottovoce, confermando la loro presenza
con un nervoso cenno del capo e continuando a frugare
nella borsa di perline, “Pozione Polisucco... Mantello
dell’Invisibilità... Detonatori Abbindolanti... Dovreste
prenderne un paio ciascuno, se dovessero servire...
Pastiglie Vomitose, Torrone Sanguinolento, Orecchie
Oblunghe...”
Ingoiarono la colazione, poi scattarono di sopra, con
Kreacher che, congedandosi, promise che al loro ritorno
gli avrebbe fatto trovare un pasticcio di carne e rognone.
“Che Dio lo benedica,” disse affettuosamente Ron, “e
pensare che ero solito fantasticare sul tagliargli la testa e
appenderla al muro”.

285
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Si diressero sul gradino d’entrata con immensa


cautela. Potevano vedere una coppia di Mangiamorte dagli
occhi gonfi che controllavano la casa attraverso la
piazzetta nebbiosa. Hermione si Smaterializzo prima con
Ron , poi ritornò per Harry.
Dopo il solito breve momento di oscurità e di quasi-
soffocamento, Harry si trovò nel piccolo vicolo, come
prevedeva la prima fase del loro piano. Era ancora deserto,
tranne una coppia di grandi contenitori. I primi impiegati
del Ministero si sarebbero Materializzati, come al solito,
non prima delle otto in punto.
“Bene, dunque,” disse Hermione, controllando
l’orologio. “Lei dovrebbe essere qui tra circa cinque
minuti. Quando l’avrò Schiantata…”
“Hermione, lo sappiamo,” disse duramente Ron. “E
non avevamo deciso di aprire la porta prima del suo
arrivo?”
Hermione gridò.
“L’avevo quasi dimenticato! State indietro…”
Puntò la bacchetta verso l’adiacente porta antincendio,
sprangata e piena di graffiti, che scoppiò e si aprì con un
colpo. Oltre la porta, il corridoio scuro conduceva, come
avevano scoperto dai loro attenti viaggi di ricognizione, in
un teatro vuoto. Hermione tirò la porta verso di sé in
modo che sembrasse ancora chiusa.
“Ed ora,” disse, voltando, di nuovo il viso verso gli
altri due nel vicolo, “Ci rimettiamo il Mantello…”
“… e aspettiamo,” finì Ron, gettandolo sopra la testa
di Hermione come una coperta sopra una gabbia d’uccelli
e girando gli occhi verso Harry.

286
J. K. Rowling

Poco più di un minuto dopo, si udì un piccolo crack


ed una piccola strega del Ministero con svolazzanti capelli
grigi, si Materializzò a poche decine di centimetri da loro
sbattendo gli occhi per la luce improvvisa. Il sole era
appena uscito da dietro una nube. Ebbe a malapena il
tempo di godere di quel calore inatteso, tuttavia, prima che
il silenzioso Schiantesimo di Hermione la colpisse al petto
e crollasse a terra.
“Ben fatto, Hermione,” disse Ron, emergendo da
dietro un recipiente accanto alla porta del teatro, appena
Harry tolse il Mantello dell’Invisibilità. Insieme portarono
la piccola strega nell’oscuro passaggio che conduceva
dietro le quinte. Hermione strappò alcuni capelli dalla
testa della strega e li aggiunse a una fiasca di fangosa
Pozione Polisucco che aveva preso dalla borsa di perline.
Ron stava frugando nella borsa della piccola strega.
“È Mafalda Hopkirk,” disse, leggendo una piccola
tessera che identificava la loro vittima come un assistente
dell’Ufficio per l’Uso Improprio delle Arti Magiche.
“Farai meglio a prendere questa, Hermione, e qui ci sono i
gettoni.”
Le passò molti piccoli gettoni d’oro, con impresse le
lettere M.D.M., che aveva preso dalla borsetta della
strega.
Hermione bevve la Pozione Polisucco, che ora era di
un piacevole colore viola intenso, e pochi secondi dopo
ecco davanti a loro il duplicato di Mafalda Hopkirk.
Mentre lei toglieva gli occhiali a Mafalda e li indossava,
Harry controllò l’orologio.
“Siamo un po’ in ritardo, il Signor Manutenzione
Magica dovrebbe essere qui tra qualche secondo.

287
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Si affrettarono a chiudere la porta sulla vera Mafalda,


Harry e Ron indossarono il Mantello dell’Invisibilità
mentre Hermione rimase in vista e attesero. Qualche
secondo dopo ci fu un altro crack e un piccolo mago,
dall’aspetto di un furetto, si materializzò di fronte a loro.
“Oh, salve Mafalda.”
“Salve!” disse Hermione con una voce trillante,
“Come va oggi?”
“Non molto bene, per la verità,” replicò il piccolo
mago, che sembrava veramente abbattuto.
Appena Hermione e il mago si diressero verso la
strada principale, Harry e Ron strisciarono dietro di loro.
“Mi dispiace apprendere che sei giù”, disse Hermione,
parlando fermamente sopra il piccolo mago che provava
ad esporre i suoi problemi. Era essenziale impedirgli di
raggiungere la strada.
“Ecco, prendi un dolce.”
“Eh! Oh no grazie…”
“Insisto!” disse Hermione aggressivamente, agitando-
gli la sacca delle pastiglie davanti al viso.
Guardandola piuttosto allarmato, il piccolo mago ne
prese una.
L’effetto fu immediato. Nel momento in cui la pasti-
glia gli toccò la lingua, il piccolo mago cominciò a
vomitare così forte che non notò nemmeno che Hermione
gli aveva strappato una manciata di capelli dalla sommità
della testa.
“Oh caro!” disse lei, mentre lui schizzava di vomito il
vicolo. “Forse dovresti prenderti il giorno libero!”

288
J. K. Rowling

“No…no!” Soffocava e vomitava, provando a conti-


nuare sulla sua strada malgrado non fosse in grado di
camminare dritto. “ Io devo… oggi… devo andare…”
“Ma questo è semplicemente sciocco!” disse
Hermione allarmata. “Non puoi andare al lavoro in questo
stato… Penso dovresti andare al San Mungo e lasciare che
loro si prendano cura di te.”
Il mago era crollato, sforzandosi di stare a quattro
zampe, tentando ancora di strisciare verso la strada
principale.
“Tu semplicemente non puoi andare al lavoro in
questo stato! “ urlò Hermione.
Sembrava che avesse finalmente accettato la verità
delle sue parole. Usando Hermione come appoggio per
tirarsi su in posizione eretta, si girò sul posto e svanì, non
lasciandosi dietro nulla, eccetto la borsa che Ron gli aveva
strappato dalle mani mentre se ne andava, e alcuni schizzi
volanti di vomito.
“Uh”, disse Hermione, alzando la gonna della toga per
evitare le pozzanghere di vomito. “Avremmo fatto molto
meno confusione Schiantando anche lui.”
“Sì,” disse Ron, emergendo da sotto il mantello
tenendo la borsa del mago, “ma penso ancora che
un’intera pila di corpi incoscienti avrebbe attirato di più
l’attenzione. Forte attaccamento al lavoro, però, non
credete? Lanciaci i capelli e la pozione, dunque.”
Due minuti dopo, Ron era in piedi di fronte a loro,
piccolo e con l’aspetto di un furetto come il mago
ammalato, indossando gli abiti blu scuro che prima erano
piegati nella borsa.

289
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Strano che oggi non li indossasse, non è vero, visto


quanto desiderasse andare? Ad ogni modo, io sono Reg
Cattermole, secondo la targhetta sul retro.”
“Adesso aspetta qui,” disse Hermione a Harry, che era
ancora sotto il Mantello dell’Invisibilità, “e saremo di
ritorno con i capelli per te.”
Dovette aspettare una decina di minuti, che a Harry
sembrarono molto più lunghi, nascosto da solo nel vicolo
schizzato di vomito accanto alla porta che nascondeva
Mafalda Schiantata.
Finalmente Ron e Hermione riapparvero.
“Non sappiamo chi sia,” disse Hermione, passando a
Harry diversi capelli neri ricci, “ma se n’è andato a casa
con un naso che sanguinava terribilmente! Ecco qui, è un
pochino alto, avrai bisogno di vestiti più grandi…”
Tirò fuori dei vecchi abiti che Kreacher aveva lavato
per loro, Harry si ritirò per prendere la pozione e
cambiarsi.
Alla fine la dolorosa trasformazione era completa, era
più alto di sei piedi e, da ciò che poteva dedurre dalle
braccia muscolose, aveva una corporatura potente. Aveva
anche la barba. Mettendo via il Mantello dell’Invisibilità e
gli occhiali all’interno dei nuovi vestiti, si riunì agli altri
due.
“Accidenti, è pauroso,” disse Ron, guardando in su
verso Harry, che ora torreggiava sopra di lui.
“Prendi uno dei gettoni di Mafalda,” disse Hermione
ad Harry, “e andiamo, sono quasi le nove.”
Insieme uscirono dal vicolo. A cinquanta metri lungo
la strada affollata c’erano delle nere cancellate appuntite

290
J. K. Rowling

che fiancheggiavano due rampe di scale, una con


l’etichetta Signori, l’altra Signore.
“Ci vediamo tra un momento, allora,” disse Hermione
nervosamente, e scivolò giù verso la scala delle Signore.
Harry e Ron si unirono a molti uomini vestiti stranamente
che scendevano in quello che sembrava essere un comune
gabinetto pubblico sotterraneo, con delle luride piastrelle
bianche e nere.
“Buongiorno, Reg!” chiamò un altro mago in abiti blu
scuro che, come lui, si infilava in un cubicolo inserendo il
suo gettone d'oro in una fessura nella porta. “Una
maledetta rogna, questa, eh? Obbligarci tutti a venire al
lavoro in questo modo! Ma chi si aspettano si faccia
vedere, Harry Potter?”
Il mago ruggì con una risata alla sua stessa battuta.
Ron fece una risata forzata.
“Già,” disse, “stupido, vero?”
Lui e Harry entrarono nei cubicoli adiacenti.
Da entrambi i lati di Harry giungeva un suono di
sciacquoni. Si accucciò e scrutò attraverso l’apertura in
fondo al cubicolo, appena in tempo per vedere un paio di
piedi con degli stivali salire nel gabinetto accanto.
Osservò a sinistra e vide Ron fargli l’occhiolino.
“Dobbiamo scaricarci dentro?” sussurrò.
“Così sembra.” sussurrò Harry di rimando, la voce gli
venne fuori profonda e grave.
Entrambi si alzarono. Sentendosi completamente
stupido, Harry si arrampicò sulla toilette.
Seppe immediatamente di aver fatto la cosa giusta.
Sebbene sembrasse essere nell’acqua, le sue scarpe, i piedi
e gli abiti erano completamente asciutti. Si allungò, tirò la

291
Harry Potter e i Cimeli della Morte

catena ed un momento dopo attraversò velocemente un


corto scivolo, emergendo da un camino nel Ministero
della Magia.
Si alzò impacciato, c’era molto più corpo di quanto
fosse abituato. Il grande Atrio sembrava più scuro di
quanto Harry ricordasse. Una fontana d'oro era prece-
dentemente collocata al centro della sala, gettando riflessi
di luce sopra l’elegante pavimento di legno e sui muri. Ora
una gigantesca statua di pietra nera dominava la scena. Era
piuttosto spaventosa questa vasta scultura di una strega e
di un mago che, sedendo su ornati troni scolpiti,
guardavano verso i lavoratori del Ministero che uscivano
fuori dai camini sotto di loro. Incise in lettere alte mezzo
metro alla base della statua, si leggevano le parole:
MAGIA È POTERE.
Harry ricevette un forte colpo dietro le gambe. Un
altro mago era appena volato fuori dal camino dietro di
lui.
“Fuori dai piedi, non posso… oh, scusa Runcorn.”
Chiaramente spaventato, il mago calvo s’allontanò. A
quanto pareva, l’uomo che Harry stava impersonando,
Runcorn, era minaccioso.
“Psst!” sussurrò una voce, e lui si guardò intorno per
scorgere una piccola e gracile strega e un mago
dall’aspetto di un furetto che gli gesticolavano dall’altro
lato della statua. Harry si affrettò a raggiungerli.
“Siete entrati senza problemi, dunque?” Hermione
sussurrò a Harry.
“No, lui è ancora attaccato al fondo,” disse Ron.

292
J. K. Rowling

“Oh, molto divertente… È orribile, non è vero?” disse


a Harry, che stava fissando la statua. “Hai visto su cosa
stanno seduti?”
Harry osservò molto più attentamente e si rese conto
che ciò che aveva creduto essere dei troni decorati e
intagliati erano in realtà cumuli di esseri umani intagliati,
centinaia e centinaia di corpi nudi, uomini, donne e
bambini, tutti con volti piuttosto stupidi, sgradevoli, corpi
attorcigliati e pressati insieme a sostenere il peso dei
maghi magnificamente vestiti.
“Babbani,” sospirò Hermione. “Al loro legittimo
posto. Andiamo, mettiamoci in marcia.”
Si unirono al flusso delle streghe e dei maghi che si
spostavano verso i cancelli dorati all'estremità del corri-
doio, guardandosi intorno in maniera meno sospetta
possibile, ma non c’era segno della caratteristica figura di
Dolores Umbridge. Passarono attraversarono i cancelli e
in un corridoio più piccolo in cui si stavano formando
delle code davanti a venti griglie dorate che alloggiavano
altrettanti ascensori. Avevano a malapena raggiunto il più
vicino quando una voce disse: “Cattermole!”
Si guardarono intorno. A Harry si rivoltò lo stomaco.
Uno dei Mangiamorte che aveva assistito alla morte di
Silente avanzava verso di loro. Gli impiegati del Ministero
accanto a loro caddero in silenzio, gli occhi si
abbassarono. Harry poteva sentire la paura che li scuoteva.
La faccia accigliata e un po’ brutale dell’uomo era in
qualche modo in disaccordo con i suoi abiti magnifici e
ampi, ricamati con molto filo d'oro. Qualcuno nella folla
vicino agli ascensori lo chiamò con un adulante,
“Buongiorno, Yaxley!” Yaxley lo ignorò.

293
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Ho richiesto qualcuno dalla Manutenzione Magica


per sistemare il mio ufficio, Cattermole. Sta ancora
piovendo, là dentro.”
Ron si guardò intorno sperando che qualcun altro
intervenisse, ma nessuno parlò.
“Piovendo... nel suo ufficio? Questo non va bene,
vero?”
Ron fece una risata nervosa. Gli occhi di Yaxley si
allargarono.
“Pensi che sia divertente, Cattermole, è vero?”
Una coppia di streghe uscì dalla coda per l’ascensore e
si allontanò.
“No,” disse Ron, “no, certamente…”
“Ti rendi conto che sto andando di sotto ad interrogare
tua moglie, Cattermole? Infatti, sono sorpreso che tu non
sia giù a tenerle la mano mentre aspetta. Hai già rinunciato
a lei come se fosse una brutta faccenda, vero? Molto
saggio. Assicurati di sposare una Purosangue la prossima
volta.”
Hermione cacciò un piccolo grido d’orrore. Yaxley la
guardò. Lei tossì debolmente e si girò.
“Io…Io…” balbettò Ron.
“Se mia moglie fosse accusata di essere una
Mezzosangue,” disse Yaxley, “…non che qualsiasi donna
sposassi potesse mai essere scambiata per un tale
sudiciume… e al Capo del Dipartimento di Applicazione
della Legge Magica fosse necessario fare un lavoro, io
darei la mia priorità per questo lavoro, Cattermole. “Mi
capisci?”
“Si,” sussurrò Ron.

294
J. K. Rowling

“Dunque occupatene, Cattermole, se il mio ufficio non


è completamente asciutto entro un’ora, lo Stato del
Sangue di tua moglie sarà più in dubbio di quanto non sia
adesso.”
La griglia d'oro davanti a loro si aprì rumorosamente.
Con un cenno del capo e con un sorriso sgradevole ad
Harry, dal quale si sarebbe aspettato evidentemente un
apprezzamento per questo trattamento a Cattermole,
Yaxley si diresse verso un altro ascensore. Harry, Ron ed
Hermione entrarono nel loro, ma nessuno li seguì. Era
come se fossero infetti. Le grate si chiusero con un fragore
e l'ascensore iniziò a salire.
“Cosa devo fare?” chiese immediatamente Ron agli
altri due. Sembrava addolorato. “Se non torno su, mia
moglie…Voglio dire, la moglie di Cattermole…”
“Verremo con te, dovremmo cercare di rimanere
insieme…” cominciò Harry, ma Ron scosse la testa
febbrilmente.
“Questo è da pazzi, non abbiamo molto tempo. Voi
due cercate la Umbridge, io risolverò il problema di
Yaxley…ma come faccio a fermare la pioggia?”
“Prova Finite Incantatem,” disse subito Hermione,
“dovrebbe fermare la pioggia se è un incantesimo o una
maledizione. Se non lo fa, vuol dire che qualcosa è andato
storto con un Incantesimo Atmosferico, che sarà più
difficile da sistemare, quindi come misura provvisoria
prova Impervius per proteggere le sue cose…”
“Ripetilo di nuovo, piano…” disse Ron cercando
disperatamente una penna frugando nelle varie tasche, ma
in quel momento l’ascensore sussultò e si fermò.
Un’incorporea voce femminile disse: “Livello quattro,

295
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Dipartimento per la Regolazione e il Controllo delle


Creature Magiche, incluse Bestie, Esseri e Spiriti, Ufficio
Relazione con i Goblin e Sportello Consulenza Flagelli,” e
le griglie si aprirono di nuovo, lasciando entrare una
coppia di maghi e diversi aeroplani di carta viola pallido
che fluttuarono intorno alla lampada sul soffitto
dell’ascensore.
“Buongiorno Albert,” disse sorridendo ad Harry un
uomo baffuto e irsuto. Egli gettò uno sguardo su Ron e
Hermione mentre l’ascensore scricchiolò di nuovo verso
l’alto. Hermione ora stava bisbigliando frenetiche istru-
zioni a Ron. Il mago si girò verso Harry, mormorando in
modo malizioso “Dirk Cresswell, eh? Dall’Ufficio
Relazione con i Goblin? Bel colpo, Albert. Sono abba-
stanza sicuro di ottenere il suo posto, adesso!”
Fece l’occhiolino. Harry sorrise di rimando, sperando
che questo bastasse. L'ascensore si fermò, le griglie si
aprirono un’altra volta.
“Livello due, Ufficio Applicazione della Legge
Magica, incluso Ufficio dell’Uso Improprio della Magia,
Quartier Generale degli Auror e Servizi Amministrativi
del Wizengamot” disse la voce incorporea della strega.
Harry vide Hermione dare a Ron una piccola spinta e
lui corse fuori dell’ascensore, seguito dagli altri maghi,
lasciando da soli Harry e Hermione. Nel momento in cui
la porta dorata si chiuse, Hermione disse molto in fretta:
“In realtà, Harry, penso sarebbe meglio che io gli andassi
dietro, non penso sappia cosa sta facendo, e se viene
catturato, l’intera faccenda…”
“Livello uno, Ministro della Magia e Staff di
Supporto.”

296
J. K. Rowling

La griglia dorata si aprì di nuovo e Hermione restò


senza fiato. Quattro persone erano di fronte a loro, due
delle quali erano immerse in una conversazione, un mago
dai lunghi capelli che indossava un magnifico abito nero e
oro ed una strega bassa, somigliante ad un rospo, con un
fiocco di velluto tra i capelli corti, che stringeva una
cartella sul petto.

297
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO TREDICI

COMMISSIONE
REGISTRAZIONE FIGLI DI
BABBANI
“Ah, Mafalda!” disse la Umbridge guardando
Hermione. “Ti ha mandato Travers, vero?”
“S-sì,” squittì Hermione.
“Cielo, andrai alla perfezione.” la Umbridge parlò
rivolta al mago vestito di nero e oro. “Il problema è
risolto, Ministro, se Mafalda può fare da cancelliere siamo
pronti a iniziare immediatamente.”
Consultò l’agenda. “Dieci persone oggi, e una di
questa è la moglie di un impiegato del Ministero! Tz, tz...
anche qui, nel cuore del Ministero!” entrò nell'ascensore

298
J. K. Rowling

dopo Hermione, come i due maghi che avevano ascoltato


la conversazione della Umbridge col Ministro. “Andremo
subito giù, Mafalda, troverai tutto quello che ti serve
nell'aula giudiziaria. Buongiorno, Albert, non stai
uscendo?”
“Sì, certo,” disse Harry con la profonda voce di
Runcorn.
Harry uscì dall'ascensore. I cancelli dorati gli si
chiusero con fragore alle spalle. Lanciando un'occhiata
all’indietro, vide il volto ansioso di Hermione scendere
fino a sparire, con un alto mago ad ogni lato, e il nastro
per capelli di velluto della Umbridge all'altezza delle
spalle.
“Cosa ti porta qua, Runcorn?” chiese il nuovo
Ministro della Magia. I lunghi capelli neri e la barba erano
striati d'argento e un’ampia fronte spaziosa ombreggiava
gli occhi luccicanti, ricordando a Harry un granchio che
osserva da sotto una roccia.
“Dovevo scambiare una parola veloce con,” Harry
esitò per una frazione di secondo, “Arthur Weasley.
Qualcuno mi ha detto che era su al Livello Uno.”
“Ah,” disse Pius Thicknesse. “È stato scoperto mentre
aveva contatti con un Indesiderabile?”
“No,” disse Harry, con la gola secca. “No, niente del
genere.”
“Ah, bene. È solo questione di tempo,” disse
Thicknesse. “Se proprio vuoi sapere, ritengo che i traditori
del sangue siano nocivi come i Mezzosangue. Buona
giornata, Runcorn.”
“Buona giornata, Ministro.”

299
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry guardò Thicknesse marciare lungo il corridoio


coperto dagli spessi tappeti. Nell'attimo in cui il Ministro
scomparve dalla visuale, Harry prese il Mantello
dell'Invisibilità dal pesante mantello nero, lo indossò e si
diresse lungo il corridoio nella direzione opposta. Runcorn
era così alto che Harry doveva fermarsi per accertarsi che i
grandi piedi fossero coperti.
Sentiva il panico palpitare alla bocca dello stomaco.
Mentre oltrepassava una lucente porta di legno dopo
l'altra, ognuna con una targhetta con il nome
dell’occupante e la mansione svolta, la potenza del
Ministero, la sua complessità, la sua impenetrabilità,
sembravano schiacciarlo, facendogli sembrare il piano che
aveva progettato con Ron ed Hermione nelle quattro
settimane precedenti ridicolmente infantile. Avevano
concentrato tutti i loro sforzi nell'entrare senza essere
scoperti. Non si erano soffermati neanche un attimo su
quello che avrebbero fatto se fossero stati costretti a
separarsi. Adesso Hermione era intrappolata in una
procedura giudiziaria, che senza dubbio sarebbe andata
avanti per ore. Ron doveva sforzarsi in una magia che
Harry sapeva con certezza essere al di fuori delle sue
capacità, e forse la libertà di una donna dipendeva dal suo
risultato, e lui, Harry, girovagava al piano superiore
quando sapeva perfettamente che la sua preda era appena
scomparsa nell'ascensore diretta ai piani inferiori.
Smise di camminare, s’appoggiò al muro e cercò di
capire cosa fare. Il silenzio lo opprimeva: non c'era
agitazione, né rumore di chiacchiere o di passi. I corridoi
coperti da tappeti color porpora attutivano i suoni come se
nell'ambiente fosse stato posto l'incantesimo Muffliato.

300
J. K. Rowling

Il suo ufficio deve essere quassù, pensò Harry.


Sembrava piuttosto improbabile che la Umbridge
tenesse la sua gioielleria in ufficio, ma d'altro canto era
stupido rinunciare a cercare senza assicurarsene. Quindi si
diresse di nuovo nel corridoio, senza incrociare nessuno
tranne un mago accigliato che mormorava istruzioni ad
una penna che gli galleggiava davanti nell'aria scrivendo
su un pezzo di pergamena.
Facendo attenzione ai nomi sulle porte, Harry voltò un
angolo. Verso la metà del corridoio seguente, si trovò in
un ampio locale in cui una dozzina di streghe e maghi
sedevano in fila dietro piccole scrivanie non molto diverse
da banchi di scuola, sebbene fossero più lucidi e senza
incisioni.
Harry si fermò a guardarli, l'effetto era davvero
ipnotico. Agitavano e roteavano le bacchette all'unisono, e
pezzi quadrati di carta colorata volavano in ogni direzione
come piccoli arcobaleni rosa. Dopo pochi secondi, Harry
s’accorse che il procedimento aveva un ritmo, che i pezzi
di carta seguivano tutti lo stesso schema. Dopo un po’,
capì che quello che stava guardando era la creazione di
opuscoli, che i pezzi di carta quadrata erano pagine che,
una volta riunite, rilegate e sistemate con la magia, si
disponevano in accurate pile accanto a ogni strega o mago.
Harry s’avvicinò di soppiatto, anche se gli operai
erano così assorti in quello che facevano che dubitava
avrebbero notato un passo attutito dal tappeto, e raccolse
un opuscolo finito da una pila disposta accanto ad una
giovane strega. Lo esaminò sotto il Mantello dell'Invisi-
bilità. Sulla sua copertina rosa era inciso un titolo a
caratteri dorati:

301
Harry Potter e i Cimeli della Morte

MEZZOSANGUE
e il Pericolo che Creano
a una Pacifica Società Purosangue

Sotto il titolo c'era l'immagine di una rosa rossa, con


un volto che sorrideva stupidamente in mezzo ai petali
mentre veniva strangolato da un’erbaccia verde con zanne
e sguardo minaccioso.
Non c'era il nome dell'autore, sull’opuscolo, ma
ancora una volta le cicatrici sul dorso della mano destra
sembravano prudere mentre lo esaminava. Poi la giovane
strega alla quale era accanto confermò i suoi sospetti
quando disse, “Qualcuno sa se la vecchia megera inter-
rogherà Mezzosangue tutto il giorno?”
“Attenta,” disse il mago accanto a lei, guardandosi
intorno nervosamente. Una delle pagine gli scivolò e
cadde sul pavimento.
“Perché, oltre all'occhio magico ha anche le orecchie,
adesso?”
La strega guardò verso la lucente porta di mogano di
fronte al locale pieno di confezionatori di opuscoli. Anche
Harry si voltò a guardarla e sentì la rabbia sollevarglisi
dentro come un serpente.
Sulla porta, dove avrebbe dovuto trovarsi uno
spioncino come quelli dei Babbani, era stato incastonato
nel legno un largo occhio tondo con l'iride blu, un occhio
che era esageratamente familiare a tutti coloro che aves-
sero conosciuto Alastor Moody.
Per una frazione di secondo Harry dimenticò dove si
trovava e cosa era venuto a fare. Dimenticò persino di
302
J. K. Rowling

essere invisibile. Si diresse deciso alla porta e osservò


l'occhio. Non si muoveva.
Guardava ciecamente in avanti, immobile. La
targhetta al di sopra riportava:

DOLORES UMBRIDGE
Sottosegretaria Anziana del Ministro

Sotto questa, un'altra targhetta nuova e sinistramente


più lucida recitava:

Capo della Commissione per la Registrazione


dei Figli di Babbani

Harry si voltò, fissando i numerosi confezionatori di


opuscoli. Anche intenti com’erano nel loro lavoro, diffi-
cilmente poteva immaginare che non avrebbero notato la
porta di un ufficio vuoto che si apriva avanti ai loro occhi.
Così estrasse, da una tasca interna, uno strano oggetto a
forma di trombetta a bulbo di gomma, con piccole
zampette fluttuanti. Chinandosi a terra coperto dal
mantello, posizionò il Detonatore Abbindolante sul
pavimento.
Quello s’insinuò di corsa fra le gambe delle streghe e
dei maghi rintanandosi in un angolo lontano. Pochi istanti
dopo, durante i quali Harry attese con la mano sulla
maniglia della porta, si udì un’assordante strombazzata e
da un angolo si diffuse una grande quantità di fumo nero
ed acre. La giovane strega nella prima fila urlò. Pagine
rosa volarono ovunque, mentre lei e i suoi colleghi
saltavano in piedi, guardandosi intorno alla ricerca della

303
Harry Potter e i Cimeli della Morte

causa del trambusto. Harry girò la maniglia, entrò


nell'ufficio della Umbridge, e richiuse la porta alle spalle.
Gli sembrò di essere tornato indietro nel tempo. La
stanza era identica all'ufficio che la Umbridge aveva a
Hogwarts. Drappeggi di merletti, centrini e fiori essiccati
coprivano ogni superficie disponibile. Sui muri c’erano i
soliti piatti ornamentali, ognuno con un gattino colorato e
infiocchettato che saltellava e faceva le capriole con grazia
rivoltante. La scrivania era coperta da una tovaglia fiorata
a balze. Sull’altro lato dell'occhio di Moody, una prolunga
telescopica permetteva alla Umbridge di spiare gli operai
dall'altra parte della stanza. Harry dette un'occhiata, e vide
che erano ancora tutti raccolti intorno al Detonatore
Abbindolante. Strappò il telescopio dalla porta,
lasciandovi un buco. Staccò l'occhio magico e se lo mise
in tasca. Poi si voltò di nuovo verso la stanza, alzò la
bacchetta e mormorò, “Accio medaglione.”
Non accadde nulla, ma non s’era aspettato diversa-
mente. Senza dubbio la Umbridge sapeva tutto su incan-
tesimi e formule protettive. Aggirò velocemente la
scrivania e iniziò ad aprire i cassetti.
Trovò penne, bloc-notes e Magiscotch. C’erano
graffette incantate che serpeggiavano fuori dai cassetti e
dovevano essere ricacciate all’interno, una vistosa scatola
piena di lacci per capelli e forcine, ma nessuna traccia di
un medaglione.
Dietro la scrivania c'era uno schedario. Harry iniziò a
frugarci. Come gli schedari di Gazza a Hogwarts, era
pieno di cartelle, ognuna contrassegnata da un'etichetta
con un nome. Fu quando raggiunse il cassetto più basso

304
J. K. Rowling

che Harry trovò qualcosa che lo distrasse dalla sua ricerca:


la cartella del signor Weasley.
La tirò fuori e l’aprì:

ARTHUR WEASLEY

Status di Sangue: Purosangue, ma con inaccettabile


propensione verso i Babbani.
Membro riconosciuto dell’Ordine
della Fenice.

Famiglia: Moglie (Purosangue), sette figli, i


due più piccoli ad Hogwarts.
NB: Il figlio maschio è al
momento a casa, seriamente
malato, come hanno confermato
gli ispettori del Ministero.

Status di Sicurezza: SOTTO CONTROLLO. Tutti i


movimenti sono monitorati. Molto
probabile che l’Indesiderabile N°.1
lo contatterà (è già stato in
precedenza con la famiglia
Weasley).

“Indesiderabile Numero Uno,” mormorò Harry fra sé


mentre rimetteva a posto la cartella del Signor Weasley e
chiudeva il cassetto. Aveva idea di sapere di chi si trat-
tasse e, com’era prevedibile, appena si rialzò ed esaminò
305
Harry Potter e i Cimeli della Morte

l’ufficio per trovare altri posti in cui cercare, vide sul


muro un poster che lo raffigurava, con la scritta
INDESIDERABILE N°.1 sul petto. Vi era appiccicato un
fogliettino rosa con la figura di un gattino in un angolo.
Harry s’avvicinò per leggerlo e trovò che la Umbridge vi
aveva scritto “da punire”.
Più arrabbiato che mai, Harry continuò a frugare
all’interno dei vasi e dei contenitori di fiori essiccati, ma
non fu affatto sorpreso di non trovarvi il medaglione.
Dette all’ufficio un’ultima occhiata e il suo cuore saltò un
battito. Silente lo stava fissando da un piccolo specchio
rettangolare appoggiato su una libreria di fianco alla
scrivania.
Harry attraversò la stanza di corsa e lo afferrò, ma nel
momento in cui lo toccò si accorse che non si trattava
affatto di uno specchio. Silente sorrideva malinconico
dalla copertina di un rilucente libro.
Sulle prime Harry non aveva notato l’ondulata scrit-
tura verde che attraversava il cappello: La Vita e le Bugie
di Albus Silente, nonché la scritta leggermente più piccola
che gli attraversava il petto: “di Rita Skeeter, l’autrice
bestseller «Armando Dippet: Maestro o Imbecille?»”
Harry aprì il libro a caso e vide una foto a tutta pagina
di due adolescenti, entrambi ridevano sguaiatamente con
le braccia sulle spalle dell’altro. Silente, con i capelli
lunghi fino al gomito, aveva una minuta, esile barbetta che
gli ricordava quella sul mento di Krum che aveva tanto
infastidito Ron. Il ragazzo che rideva in silenzioso
divertimento accanto a Silente aveva un aspetto allegro e
disordinato. I capelli dorati gli ricadevano in riccioli sulle
spalle. Harry si chiese se si trattasse del giovane Doge, ma

306
J. K. Rowling

prima che potesse cercare la didascalia, la porta


dell’ufficio si aprì.
Se Thicknesse non si fosse guardato dietro le spalle
mentre entrava, Harry non avrebbe avuto tempo di
mettersi il Mantello dell’Invisibilità. Anche così, pensò
che Thicknesse dovesse aver colto un rapido movimento,
perché per un attimo o due rimase immobile, guardando
con curiosità il punto in cui Harry era appena svanito.
Credendo forse che ciò che aveva visto fosse Silente che si
grattava il naso sulla copertina del libro, che Harry aveva
riposto in fretta sullo scaffale, Thicknesse s’avviò
finalmente alla scrivania e puntò la bacchetta alla penna
che pronta nella boccetta dell’inchiostro. La penna saltò
fuori e iniziò a scrivere una nota per la Umbridge. Molto
lentamente, azzardandosi appena a respirare, Harry uscì
all’indietro dall’ufficio, trovandosi nell’ampia area
all’esterno.
I redattori di opuscoli erano ancora radunati intorno a
ciò che rimaneva del Detonatore Abbindolante, che
continuava a fischiare flebilmente mentre fumava. Harry
attraversò in fretta il corridoio mentre la giovane strega
diceva: “Dev’essere sgattaiolato qui da Incantesimi
Sperimentali, sono così disattenti, ricordate quell’anatra
tossica?”
Affrettandosi verso l’ascensore, Harry ripensò alle
varie opzioni. Non era mai stato probabile che il meda-
glione si trovasse al Ministero, e non c’era alcuna possi-
bilità di scoprire dove si trovasse facendo un incantesimo
alla Umbridge mentre lei si trovava seduta in un’affollata
aula giudiziaria.

307
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Adesso la loro priorità era lasciare il Ministero prima


di essere scoperti, e riprovare un altro giorno.
La prima cosa da fare era trovare Ron, e subito dopo
escogitare un modo per tirare Hermione fuori dall’aula.
Quando arrivò, l’ascensore era vuoto. Harry ci saltò
dentro e si tolse il Mantello dell’Invisibilità mentre
iniziava la discesa. Con suo enorme sollievo, quando
arrivò a fermarsi al Livello Due entrò un Ron bagnato
fradicio e dallo sguardo spiritato.
“B-buongiorno,” balbettò a Harry mentre l’ascensore
partiva di nuovo.
“Ron, sono io, Harry!”
“Harry! Accidenti, avevo dimenticato a chi assomi-
gliavi… perché Hermione non è con te?”
“È dovuta andare giù nell’aula giudiziaria con la
Umbridge, non ha potuto rifiutare, e…”
Ma prima che Harry potesse finire la frase, l’ascensore
si fermò di nuovo. Le porte si aprirono ed entrò il signor
Weasley, parlando ad un’anziana strega i cui capelli
biondi erano pettinati così alti da assomigliare a un
formicaio.
“…Capisco perfettamente cosa stai dicendo,
Wakanda, ma temo di non poter partecipare a…”
Il signor Weasley si interruppe. Aveva notato Harry.
Era molto strano per lui essere guardato dal signor
Weasley con tanto disprezzo. Le porte dell’ascensore si
chiusero e i quattro iniziarono di nuovo la discesa.
“Oh, salve, Reg,” disse il signor Weasley, voltandosi
al rumore del continuo gocciolare dalle vesti di Ron. “Non
è tua moglie che deve essere interrogata, oggi? Ehm, che ti
è successo? Perché sei così bagnato?”

308
J. K. Rowling

“Piove nell’ufficio di Yaxley,” rispose Ron. Si era


rivolto alla spalla del signor Weasley, e Harry era certo
che avesse paura che, se si fossero guardati negli occhi,
suo padre avrebbe potuto riconoscerlo. “Non sono riuscito
a farlo smettere, così mi hanno mandato a cercare
Bernie… Pillsworth, penso abbiano detto…”
“Sì, sta piovendo in un sacco di uffici, ultimamente,”
disse il Signor Weasley. “Hai provato Meteolojinx
Recanto? Con Bletchley ha funzionato.”
“Meteolojinx Recanto?” sussurrò Ron. “No, non ho
provato. Grazie, pap… voglio dire, grazie, Arthur.”
Le porte dell’ascensore si aprirono. La vecchia strega
con i capelli a formicaio uscì e Ron balzò fuori dietro di
lei, scomparendo alla vista. Harry fece per seguirlo, ma si
trovò l’uscita bloccata quando Percy Weasley entrò
nell’ascensore, il naso schiacciato in alcune carte che
stava leggendo.
Fu solo quando le porte si furono richiuse con fragore,
che Percy s’accorse di trovarsi in ascensore con suo padre.
Guardò su, vide il signor Weasley, divenne rosso
ravanello, e lasciò l’ascensore appena le porte si aprirono
di nuovo. Per la seconda volta, Harry cercò di uscire, ma
questa volta trovò la via bloccata dal braccio del signor
Weasley.
“Un momento, Runcorn.”
Le porte dell’ascensore si richiusero, e mentre
scendevano sferragliando un altro piano, il Signor
Weasley disse, “Ho sentito che hai rivelato informazioni
su Dirk Cresswell.”

309
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry ebbe l’impressione che la rabbia del Signor


Weasley fosse aumentata per l’incontro con Percy. Decise
che la cosa migliore da fare era fingersi stupido.
“Scusa?” disse.
“Non fingere, Runcorn,” disse il Signor Weasley con
rabbia. “Hai messo sotto controllo il mago che ha falsifi-
cato il suo albero genealogico, non è così?”
“Io… e allora?” disse Harry.
“E allora Dirk Cresswell è un mago dieci volte supe-
riore a te”, disse con calma il Signor Weasley, mentre
l’ascensore scendeva sempre di più. “E se sopravvive ad
Azkaban, dovrai risponderne a lui, per non parlare di sua
moglie, dei suoi figli, e dei suoi amici…”
“Arthur,” lo interruppe Harry, “lo sai che anche tu sei
sotto controllo, vero?”
“È una minaccia, Runcorn?” disse a voce alta il
Signor Weasley.
“No,” rispose Harry, “è un dato di fatto! Osservano
ogni tuo movimento!”
Le porte dell’ascensore si aprirono. Erano arrivati
all’Atrium. Il Signor Weasley dette a Harry un’occhiata
sprezzante e uscì dall’ascensore. Harry rimase lì, tremante.
Desiderò di essere nei panni di qualcuno che non fosse
Runcorn… le porte dell’ascensore si chiusero
rumorosamente.
Harry prese il Mantello dell’Invisibilità e se lo indossò
di nuovo. Avrebbe cercato di tirar fuori Hermione per
conto suo, mentre Ron era alle prese con l’ufficio in cui
pioveva. Quando le porte si aprirono, si trovò in un
corridoio di pietra illuminato dalle torce, molto diverso dai
corridoi a pannelli di legno e coperti da tappeti dei piani

310
J. K. Rowling

superiori. Non appena l’ascensore ripartì di nuovo


sferragliando, Harry rabbrividì leggermente nell’osservare
la distante porta nera che segnalava l’entrata nel
Dipartimento dei Misteri.
Si mise in cammino, diretto non alla porta nera ma
all’ingresso che lui ricordava sul lato sinistro, quello che
dava su una rampa di scale in discesa verso le camere
giudiziarie. Aveva la mente alle prese con le varie alter-
native, mentre le superava furtivamente. Possedeva ancora
un paio di Detonatori Abbindolanti, ma forse sarebbe stato
più semplice limitarsi a bussare alla porta dell’aula
giudiziaria, entrare come Runcorn e chiedere di poter
scambiare una parola con Mafalda?
Ovviamente, non sapeva se Runcorn fosse abbastanza
importante per potersene uscire così, e anche se ci fosse
riuscito, il non ritorno di Hermione poteva far scattare una
ricerca prima che avessero potuto allontanarsi dal
Ministero…
Perso nei suoi pensieri, non registrò immediatamente
l’innaturale freddo che gli stava penetrando addosso come
se fosse immerso nella nebbia. Faceva sempre più freddo
ad ogni passo.
Un freddo che gli raggiungeva la gola e gli lacerava i
polmoni. E poi provò quel furtivo senso di disperazione,
di infelicità, che lo riempiva, che si espandeva dentro di
lui…
Dissennatori, pensò.
E appena scese le scale ed ebbe voltato a destra, si
trovò di fronte ad una scena terrificante. Lo scuro corri-
doio al di fuori delle aule era pieno di alte figure incap-
pucciate di nero, le facce completamente nascoste. Il loro

311
Harry Potter e i Cimeli della Morte

respiro rauco era l’unico suono che si sentiva. I pietrificati


figli di Babbani che erano stati portati lì per
l’interrogatorio, sedevano accalcati e tremanti su dure
panche di legno.
Molti si nascondevano la faccia fra le mani, forse in
un gesto istintivo per proteggersi dalle bocche avide dei
Dissennatori. Alcuni erano accompagnati dalle famiglie,
altri sedevano da soli. I Dissennatori scivolavano su e giù
davanti a loro, e il freddo, e la disperazione, e l’infelicità
di quel posto, si posarono su Harry come una
maledizione…
Combattili, si disse fra sé, ma sapeva che non poteva
produrre un Patronus senza scoprirsi immediatamente.
Così attraversò il corridoio più silenziosamente che
poteva, e ad ogni passo l’intontimento sembrava pene-
trargli nel cervello, ma si sforzò di pensare a Ron e ad
Hermione che avevano bisogno di lui.
Muoversi attraverso le torreggianti figure nere era
terrificante. I volti senza occhi nascosti dietro i cappucci si
voltavano mentre passava, ed era certo che avevano
avvertito la sua presenza, avevano avvertito, forse, una
presenza umana che aveva ancora speranza, ancora
capacità di ripresa…
E poi, improvvisa e scioccante nel silenzio glaciale,
una delle porte dei sotterranei sulla sinistra del corridoio si
spalancò, e ne echeggiarono fuori delle urla.
“No, no, sono di sangue misto, sono di sangue misto,
ve l’ho detto! Mio padre era un mago, lo era, cercatelo,
Arkie Alderton, è un famoso disegnatore di scope,
cercatelo, vi dico – toglietemi le mani di dosso, toglietemi
le mani di dosso!”

312
J. K. Rowling

“Questo è l’ultimo avvertimento,” disse la Umbridge


con voce dolce, amplificata magicamente così che
suonasse chiara al di sopra delle urla disperate dell’uomo.
“Se oppone resistenza, verrà sottoposto al Bacio del
Dissennatore”.
Le urla dell’uomo si calmarono, ma singhiozzi asciutti
risuonarono nel corridoio.
“Portatelo via,” disse la Umbridge.
Due Dissennatori apparvero sulla porta dell’aula, le
loro mani in decomposizione e piene di croste afferrarono
le braccia del mago che sembrava sul punto di svenire.
Scivolarono via con il prigioniero lungo il corridoio, e
l’oscurità che si trascinavano dietro l’occultò
immediatamente.
“La prossima… Mary Cattermole,” chiamò la
Umbridge.
Una piccola donna si alzò. Tremava da capo a piedi. I
capelli scuri erano pettinati all’indietro, legati a treccia
avvolta, e indossava una lunga tunica semplice. Il volto
era totalmente scolorito.
Mentre oltrepassava i Dissennatori, Harry la vide
rabbrividire. La seguì. Lo fece istintivamente, senza alcun
piano, perché odiava vederla camminare da sola nei
sotterranei.
Mentre la porta si chiudeva, scivolò dentro l’aula alle
sue spalle.
Non era la stessa aula dove una volta era stato inter-
rogato per uso improprio della magia. Questa era più
piccola, sebbene il soffitto fosse piuttosto alto. Provocava
quella sensazione claustrofobica di essere imprigionato
alla base di un profondo pozzo.

313
Harry Potter e i Cimeli della Morte

All’interno c’erano ancora più Dissennatori che


diffondevano la loro aura gelida su tutta la sala. Occupa-
vano, come sentinelle senza volto, gli angoli più lontani
dalla piattaforma soprelevata. In quella, dietro una balau-
stra, sedeva la Umbridge, con Yaxley da un lato, ed
Hermione, pallida come la signora Cattermole, dall’altro.
Ai piedi della piattaforma, un brillante gatto argenteo dal
pelo lungo camminava su e giù, su e giù. Harry comprese
che era lì per proteggere i persecutori dalla disperazione
emanata dai Dissennatori. Quella era per gli accusati, non
per gli accusatori.
“Si sieda,” disse la Umbridge, con la morbida voce
vellutata.
La signora Cattermole si accasciò nell’unica sedia
posta al centro della stanza al di sotto della piattaforma
rialzata. Nell’istante in cui si sedette, delle catene uscirono
dai braccioli della sedia e la incatenarono.
“Lei è Mary Elizabeth Cattermole?” chiese la
Umbridge.
La signora Cattermole fece un cenno tremante
d’assenso con la testa.
“Sposata con Reginald Cattermole del Dipartimento di
Mantenimento Magico?”
La signora Cattermole scoppiò in lacrime.
“Non so dove sia, avrebbe dovuto incontrarmi qui!”
La Umbridge la ignorò.
“Madre di Maisie, Ellie e Alfred Cattermole?”
La signora Cattermole singhiozzò ancora più forte.
“Sono spaventati, pensano che potrei non tornare a
casa…”

314
J. K. Rowling

“Ci risparmi,” sbottò Yaxley. “I marmocchi dei


Mezzosangue non suscitano le nostre simpatie.”
I singhiozzi della signora Cattermole coprirono il
rumore dei passi di Harry mentre si dirigeva attentamente
agli scalini che portavano alla piattaforma rialzata. Nel
momento in cui oltrepassò il punto in cui passeggiava il
Patronus a forma di gatto, sentì un cambiamento nella
temperatura. Era caldo e confortevole da quel lato. Il
Patronus, ne era certo, era quello della Umbridge. Brillava
luminoso perché lei era felice in quel ruolo, nel suo
elemento, mentre sosteneva le contorte leggi che aveva
contribuito a scrivere. Lentamente e con molta cautela,
attraversò la piattaforma alle spalle della Umbridge,
Yaxley ed Hermione, sedendosi dietro quest’ultima. Era
preoccupato di far saltare Hermione per lo spavento.
Pensò di lanciare un incantesimo Muffliato sulla
Umbridge e su Yaxley, ma anche mormorare la parola
poteva allarmare Hermione. Poi la Umbridge alzò la voce
per parlare alla signora Cattermole, e Harry colse
l’occasione.
“Sono dietro di te, “sussurrò nell’orecchio a
Hermione.
Come si era aspettato, sobbalzò così violentemente
che per poco non rovesciò la bottiglia di inchiostro con la
quale avrebbe dovuto scrivere il verbale
dell’interrogatorio, ma sia la Umbridge che Yaxley erano
concentrati sulla Signora Cattermole, e il gesto passò
inosservato.
“Signora Cattermole, al suo arrivo al Ministero, oggi,
le è stata confiscata una bacchetta,” stava dicendo la

315
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Umbridge. “Otto pollici e tre quarti, ciliegio, con l’anima


di pelo di unicorno. Riconosce la descrizione?”
La signora Cattermole annuì, asciugandosi gli occhi
sulla manica.
“Potrebbe dirci per favore da quale strega o mago ha
preso quella bacchetta?”
“P-presa?” singhiozzò la signora Cattermole. “Non
l’ho p-presa da nessuno. L’ho co-comprata quando avevo
undici anni. Lei… lei… lei… mi ha scelto.”
Pianse più forte di prima.
La Umbridge emise una leggera risata da ragazzina
che fece venire a Harry voglia di aggredirla.
Si sporse ancora di più dalla balaustra, per osservare
meglio la sua vittima, e qualcosa di dorato oscillò e rimase
a pendere nel vuoto: il medaglione.
Hermione lo vide. Emise un piccolo grido, ma la
Umbridge e Yaxley, ancora concentrati sulla loro preda,
erano sordi a qualsiasi altra cosa.
“No,” disse la Umbridge, “no, non penso, signora
Cattermole. Le bacchette scelgono solo streghe o maghi.
Lei non è una strega. Ho qua le sue risposte al questiona-
rio che le era stato mandato… Mafalda, passamele.”
La Umbridge tese una mano piccola. In quel momento
assomigliava così tanto a un rospo che Harry era sorpreso
di non vedere membrane tra le dita tozze. Le mani di
Hermione tremavano per lo shock. Frugò in una pila di
documenti appoggiati sulla sedia vicino a lei, e infine ne
estrasse un pacchetto di pergamene con sopra il nome
della signora Cattermole.
“È… è carino, Dolores,” disse, indicando il pendente
che luccicava fra le pieghe della maglia della Umbridge.

316
J. K. Rowling

“Cosa?” esclamò la Umbridge, guardando in basso.


“Oh, sì… un vecchio cimelio di famiglia,” disse, accarez-
zando il medaglione adagiato sul suo largo petto. “La S sta
per Selwyn… sono imparentata con i Selwyn… certo, ci
sono poche famiglie Purosangue con le quali io non sia
imparentata… peccato,” continuò a voce più alta, voltando
le pagine del questionario della signora Cattermole,
“…che lo stesso non si possa dire di lei. Professione dei
genitori: Fruttivendoli.”
Yaxley rise in modo beffardo. In basso, il morbido
gatto d’argento camminava su e giù e i Dissennatori
aspettavano negli angoli.
Fu la bugia della Umbridge che fece salire il sangue al
cervello di Harry e gli annebbiò il senso di cautela. Che il
medaglione, che lei aveva preso come tangente da un
ladruncolo, fosse usato per sostenere le sue credenziali da
Purosangue. Alzò la bacchetta, senza neanche
preoccuparsi di tenerla nascosta sotto al Mantello
dell’Invisibilità, e disse, “Stupeficium!”
Ci fu un lampo di luce rossa. La Umbridge s’accasciò
e picchiò con la fronte sullo spigolo della balaustra. La
documentazione sulla signora Cattermole le scivolò dal
grembo e cadde sul pavimento e, in basso, il gatto
camminante sparì. L’aria fredda come il ghiaccio li colpì
come una ventata improvvisa. Yaxley, confuso, si guardò
intorno alla ricerca della causa del problema e vide la
mano senza corpo di Harry e la bacchetta puntata contro di
lui. Cercò di estrarre la sua, ma era troppo tardi.
“Stupeficium!”
Yaxley scivolò sul pavimento, finendo rannicchiato al
suolo.

317
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Harry!”
“Hermione, se pensi che sarei rimasto seduto lì e
lasciarla fingere…”
“Harry, la signora Cattermole!”
Harry girò su se stesso, gettando via il Mantello
dell’Invisibilità. In basso, i Dissennatori si erano mossi dai
loro angoli. Scivolavano verso la donna incatenata alla
sedia. Forse perché il Patronus era svanito, o forse perché
si erano accorti che non c’era più nessuno a controllarli,
sembrava non avessero più restrizioni. La Signora
Cattermole emise un terribile grido di paura quando una
viscida mano piena di croste le prese il mento e le girò la
testa all’indietro.
“EXPECTO PATRONUM!”
Il cervo d’argento si librò in volo dalla punta della
bacchetta di Harry e si lanciò contro i Dissennatori, che
arretrarono e si fusero di nuovo all’oscurità. La luce del
cervo, più potente e più calda della protezione del gatto,
riempì l’intero sotterraneo mentre galoppava lungo la
stanza.
“Prendi l’Horcrux,” disse Harry a Hermione.
Lui corse giù per gli scalini, rimettendo il Mantello
dell’Invisibilità nella veste, e si avvicinò alla Signora
Cattermole.
“Lei?” sussurrò la donna, guardandolo in faccia.
“Ma… ma Reg ha detto che è stato lei a presentare il mio
nome per l’interrogatorio!”
“Davvero?” mormorò Harry, tirando le catene che le
bloccavano le braccia, “Beh, ho cambiato idea. Diffindo!”
Non accadde nulla. “Hermione, come mi libero di queste
catene?”

318
J. K. Rowling

“Aspetta, sono impegnata qui…”


“Hermione, siamo circondati da Dissennatori!”
“Lo so, Harry, ma se si sveglia e il medaglione non
c’è più… devo duplicarlo… Geminio! Ecco… questo
dovrebbe ingannarla…”
Hermione scese le scale correndo.
“Vediamo… Relascio!”
Le catene tintinnarono e tornarono nei braccioli della
sedia. La Signora Cattermole sembrava spaventata come
prima.
“Non capisco,” mormorò.
“Lei verrà via con noi,” disse Harry, tirandola in piedi.
“Vada a casa, prenda i suoi figli, e se ne vada, se ne vada
dal Paese, se necessario. Mascheri la sua identità e scappi.
Ha visto come stanno le cose, non avrà niente che somigli
ad un’udienza equa, qui.”
“Harry,” disse Hermione. “Come usciremo da qui, con
tutti quei Dissennatori fuori dalla porta?”
“Con i Patronus,” rispose Harry, indicando il suo con
la bacchetta. Il cervo rallentò e iniziò a camminare verso
la porta brillando ancora luminoso. “Quanti ne possiamo
radunare. Produci il tuo, Hermione”.
“Expec-Expecto Patronum,” disse Hermione. Non ci
fu effetto.
“È l’unico incantesimo con il quale ha problemi,”
disse Harry a una sorpresissima signora Cattermole.
“Davvero una sfortuna, proprio… dai, Hermione…”
“Expecto Patronum!”
Una lontra argentata esplose fuori dalla punta della
bacchetta di Hermione e galleggiò graziosamente in aria
per raggiungere il cervo.

319
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Andiamo,” disse Harry, e guidò Hermione e la


Signora Cattermole alla porta.
Quando i Patronus scivolarono fuori dal sotterraneo,
ci furono urla di shock dalle persone che aspettavano fuori
dalla porta. Harry si guardò intorno. i Dissennatori
arretravano ai lati, confondendosi nell’oscurità, disper-
dendosi davanti alle creature argentate.
“È stato deciso che tutti voi dobbiate tornare a casa e
nascondervi con le vostre famiglie”, disse Harry ai figli di
Babbani in attesa, abbagliati dalla luce dei Patronus, e
ancora rannicchiati. “Andate all’estero, se potete.
Comunque, allontanatevi il più possibile dal Ministero.
Questa è… ehm… la nuova posizione ufficiale. Adesso, se
seguirete i Patronus, sarete in grado di andarvene
passando dall’Atrium.”
Riuscirono a lasciare i sotterranei di pietra senza
essere intercettati, ma quando arrivarono agli ascensori
Harry cominciò a ripensarci. Se fossero arrivati
nell’Atrium con un cervo d’argento e una lontra che gli
veleggiava accanto, e una ventina circa di persone, la metà
delle quali accusate di essere figli di Babbani, non poteva
fare a meno di pensare che avrebbero attirato attenzioni
indesiderate. Era appena arrivato a questa infelice
conclusione quando l’ascensore si fermò sferragliando
davanti a loro.
“Reg!” gridò la signora Cattermole, e si gettò fra le
braccia di Ron. “Runcorn mi ha lasciata andare, ha attac-
cato la Umbridge e Yaxley, e ha detto a tutti noi di
lasciare il Paese. Penso che faremo meglio a farlo, Reg,
davvero. Sbrighiamoci a tornare a casa e a prendere i
bambini e… perché sei così bagnato?”

320
J. K. Rowling

“Acqua,” mormorò Ron, liberandosi dall’abbraccio.


“Harry, sanno che ci sono degli intrusi all’interno del
Ministero. Qualcosa a proposito di un buco nella porta
dell’ufficio della Umbridge. Credo che abbiamo cinque
minuti, se…”
Il Patronus di Hermione svanì con un pop mentre si
voltava a guardare Harry con espressione terrorizzata.
“Harry, se restiamo intrappolati qui…”
“Non lo saremo, se facciamo in fretta,” disse Harry. Si
rivolse al silenzioso gruppo dietro di loro, che lo fissava.
“Chi ha la bacchetta?”
All’incirca metà di loro alzarono la mano.
“Ok, tutti quelli che non hanno la bacchetta devono
aggrapparsi a qualcuno che ce l’ha.
Dobbiamo fare in fretta… prima che ci fermino.
Avanti”.
Riuscirono tutti a spingersi in due ascensori. Il
Patronus di Harry rimase a fare da sentinella mentre le
cancellate dorate si chiudevano e gli ascensori iniziavano
a salire.
“Livello Otto,” disse la fredda voce di strega,
“Atrium.”
Harry capì immediatamente che erano nei guai.
L’Atrium era pieno di persone che si spostavano da
camino a camino, sigillandoli.
“Harry!” esclamò Hermione. “Cosa possiamo…?”
“FERMI!” tuonò Harry, e la potente voce di Runcorn
risuonò nell’Atrium. I maghi che sigillavano i camini si
immobilizzarono. “Seguitemi,” sussurrò al gruppo di
terrorizzati figli di Babbani, che si spostarono in gruppo,
guidati da Ron e Hermione.

321
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Che succede, Albert?” chiese lo stesso mago stem-


piato che prima aveva seguito Harry fuori dal camino.
Sembrava nervoso.
“Tutti loro devono uscire prima che chiudiate i
camini,” disse Harry con tutta l’autorità di cui poteva
disporre.
Il gruppo di maghi davanti a lui si guardarono l’uno
con l’altro.
“Ci è stato detto di sigillare tutte le uscite e di non far
passare nessuno…”
“Mi stai contraddicendo?” si infuriò Harry. “Vuoi che
faccia un esame al tuo albero genealogico, come ho fatto
con quello di Dirk Cresswell?”
“Scusa!” boccheggiò il mago stempiato, arretrando.
“Non intendevo fare niente, Albert, ma pensavo…
pensavo che fossero qui per l’interrogatorio e…”
“Il loro sangue è puro,” disse Harry, e la sua voce
risuonò in modo impressionante nell’ingresso.
“Più puro di quello di molti di voi, oserei dire.
Andate,” si rivolse ai figli di Babbani, che si affrettarono
ai camini e iniziarono a svanire in coppia. I maghi del
Ministero rimasero indietro, alcuni sembravano confusi,
altri spaventati e risentiti. Poi…
“Mary!”
La signora Cattermole si guardò alle spalle. Il vero
Reg Cattermole, che non vomitava più ma era pallido e
smunto, era appena arrivato di corsa da un ascensore.
“R-Reg?”
Spostò lo sguardo da suo marito a Ron, che imprecò a
voce alta.

322
J. K. Rowling

Il mago stempiato spalancò la bocca, la testa che si


voltava in maniera ridicola da un Reg Cattermole all’altro.
“Ehi, che succede? Cosa significa?”
“Blocca le uscite! BLOCCALE!”
Yaxley era uscito di corsa da un altro ascensore e
stava correndo verso il gruppo di fianco ai camini,
all’interno dei quali tutti i maghi di origine Babbana,
tranne la Signora Cattermole, erano ormai scomparsi.
Come il mago stempiato sollevò la bacchetta, Harry alzò
la grossissima mano a pugno e lo colpì, facendolo volare
in aria.
“Sta aiutando i figli di Babbani a scappare, Yaxley!”
urlò Harry.
I colleghi del mago stempiato si ribellarono e inizia-
rono a fare un gran baccano, coperto dal quale Ron afferrò
la signora Cattermole, la spinse all’interno del camino
ancora aperto, e scomparve. Confuso, Yaxley guardò da
Harry al mago che si era preso il pugno, mentre il vero
Reg Cattermole gridava: “Mia moglie! Chi era quello con
mia moglie? Che sta succedendo?”
Harry vide la testa di Yaxley che si voltava, un
bagliore di comprensione sul volto deformato dalla rabbia.
“Andiamo!” urlò Harry a Hermione. Le prese la mano
e saltarono nel camino insieme, mentre la maledizione di
Yaxley volava al di sopra della testa di Harry. Girarono
vorticosamente per qualche secondo prima di essere
sputati fuori dalla toilette in un cubicolo. Harry spalancò
la porta. Ron era in piedi vicino ai lavandini, ancora alle
prese con la signora Cattermole.
“Reg, non capisco…”

323
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Mi lasci andare, non sono suo marito, deve andare a


casa!”
Si sentì un rumore nel cubicolo alle loro spalle. Harry
si guardò intorno. Era appena apparso Yaxley.
“ANDIAMOCENE!” urlò Harry. Prese Hermione per
la mano e Ron per il braccio e ruotò sul posto.
L’oscurità li inghiottì, insieme alla sensazione di
cinghie che premevano, ma c’era qualcosa che non
andava… la mano di Hermione sembrava sul punto di
scivolare dalla sua stretta…
Si chiese se stava soffocando, non riusciva né a
respirare né a vedere, le uniche cose concrete al mondo
erano il braccio di Ron e le dita di Hermione, che stavano
pian piano scivolando via…
E poi vide la porta del numero dodici di Grimmauld
Place, con il batacchio della porta a forma di serpente, ma
prima che potesse tirare il fiato si udì un grido e un lampo
di luce viola. La mano di Hermione improvvisamente si
strinse alla sua e tutto diventò di nuovo nero.

324
J. K. Rowling

CAPITOLO QUATTORDICI

IL LADRO
Harry aprì gli occhi e rimase abbagliato da luci gialle
e verdi. Non aveva idea di cosa fosse accaduto, sapeva
solo di essere sdraiato su qualcosa di simile a foglie e
ramoscelli. Lottando per tirare il fiato nei polmoni, che
sentiva appiattiti, strizzò gli occhi e si accorse che la luce
accecante era quella del sole che filtrava attraverso un
tetto di foglie altissime che lo sovrastava. Poi qualcosa si
mosse di scatto nei pressi del suo volto. Si sollevò su mani
e ginocchia, pronto a fronteggiare qualche piccola creatura
feroce, ma si accorse che si trattava del piede di Ron.
Guardandosi intorno, Harry notò che erano sdraiati sul
terreno di una foresta, apparentemente soli.

325
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Il primo pensiero di Harry andò alla Foresta Proibita


e, per un momento, anche se sapeva quanto folle e peri-
coloso sarebbe stato per loro apparire nel territorio di
Hogwarts, il suo cuore fece un balzo di felicità al pensiero
di spostarsi furtivamente tra gli alberi fino al capanno di
Hagrid. Nei pochi istanti che ci vollero prima che Ron
emettesse un lieve lamento ed Harry iniziasse a trascinarsi
verso di lui, tuttavia, s’accorse che non erano nella Foresta
Proibita. Gli alberi apparivano più giovani, molto più
distanti tra loro ed il terreno era più libero dal sottobosco.
Incontrò Hermione, anche lei carponi, accanto alla
testa di Ron. Nel momento in cui gli occhi si posarono su
Ron, tutte le altre preoccupazioni scomparvero dalla
mente di Harry. L’intero lato sinistro del corpo di Ron era
inzuppato di sangue e il volto risaltava, di un pallore
grigiastro, sulla coltre di foglie. L’effetto della Pozione
Polisucco stava svanendo. Ron era all’apparenza a metà
tra Cattermole e sé stesso, con i capelli che diventavano
sempre più rossi dando la sensazione che gli succhiassero
dal viso il poco colore rimasto.
“Che cosa gli è successo?”
“Si è Spaccato,” disse Hermione con le dita già alle
prese con la manica di Ron, dove il sangue era più copioso
e scuro.
Harry guardava, raccapricciato, mentre lei strappava
la camicia di Ron. Aveva sempre pensato allo Spaccarsi
come qualcosa di comico, ma questo... sentì le viscere che
gli si rivoltavano spiacevolmente quando Hermione scoprì
la parte superiore del braccio di Ron, dove un grosso
pezzo di carne mancava, tagliato via di netto come da un
coltello.

326
J. K. Rowling

“Svelto, Harry, nella mia borsa c’è una bottiglietta con


la scritta «Essenza di Dittamo»…”
“Borsa… giusto…”
Harry corse verso il posto dove Hermione era atter-
rata, afferrò la minuscola borsa ornata di perline e spinse
la sua mano all’interno. Immediatamente, oggetto dopo
oggetto si presentarono tra le sue dita le copertine di pelle
dei libri, le maniche di lana dei maglioni, i tacchi di
scarpe…
“Veloce!”
Afferrò la bacchetta da terra e la puntò in profondità
nella borsa magica.
“Accio Dittamo!”
Una bottiglietta marrone schizzò fuori dalla borsa, la
prese e si affrettò a tornare da Hermione e Ron i cui occhi,
ora mezzi chiusi, mostravano tra le palpebre soltanto un
po’ del bianco degli occhi.
“È debole,” disse Hermione, anche lei abbastanza
pallida. Non somigliava più a Mafalda, anche se i suoi
capelli erano ancora grigi in alcuni punti. “Stappala tu per
me, Harry, ho le mani che tremano.”
Harry strappò via il tappo dalla bottiglietta, Hermione
la prese e versò tre gocce della pozione sulle ferite
sanguinanti. Si sollevò del fumo verdastro e, quando
scomparve, Harry vide che avevano smesso di sanguinare.
Le ferite ora sembravano vecchie di diversi giorni e nuova
pelle era tesa sopra quella che appena un attimo prima era
stata carne viva.
“Wow,” disse Harry.
“È tutto ciò che sento di poter fare in sicurezza,” disse
Hermione vacillando. “Ci sono incantesimi che potrebbero

327
Harry Potter e i Cimeli della Morte

rimetterlo in sesto completamente, ma non ho il coraggio


di provarli perché se li eseguo male possono causare un
danno maggiore… ha già perso così tanto sangue…”
“Come si è ferito? Voglio dire,” Harry scosse la testa,
cercando di chiarire, di dare un senso a qualunque cosa
fosse appena accaduta, “perché siamo qui? Pensavo che
stessimo tornando a Grimmauld Place.”
Hermione fece un profondo respiro. Sembrava stesse
per piangere.
“Harry, non credo che potremo più tornarci.”
“Che cosa…?”
“Quando ci siamo Smaterializzati, Yaxley mi ha
afferrato e non sono riuscita a liberarmi, era troppo forte,
mi stava ancora tenendo quando siamo arrivati a
Grimmauld Place e allora… béh, credo che possa aver
visto la porta e pensato che noi ci saremmo fermati là, ha
mollato la presa ed io ne ho invece approfittato per libe-
rarmi e per portarci tutti qui!”
“Ma, allora, lui dov’è? Aspetta… non penserai che è a
Grimmauld Place? Non può entrare.”
Gli occhi di lei brillavano di lacrime non versate
quando annuì.
“Harry, penso che possa. Io… io l’ho costretto a
lasciarci andare con un Incantesimo di Repulsione, ma
l’avevo già introdotto nella protezione dell’Incanto
Fidelius. Da quando Silente è morto, noi siamo i Custodi
Segreti, così è come se io gli avessi rivelato il segreto,
no?”
Non c’erano dubbi, Harry era sicuro che avesse
ragione. Fu un duro colpo. Se adesso Yaxley poteva
entrare in quella abitazione, non c’era alcuna possibilità

328
J. K. Rowling

per loro di potervi tornare. Proprio in quel momento,


poteva averci portato altri Mangiamorte grazie alla
Materializzazione. Per quanto tetra ed oppressiva fosse,
era stata il loro unico rifugio sicuro, addirittura una specie
di Casa, ora che Kreacher era diventato tanto felice e
amichevole. Con una fitta di dispiacere che non aveva
niente a che fare con il cibo, Harry immaginò l’elfo
domestico impegnato con bistecca e pasticcio di rognone
che Harry, Ron ed Hermione non avrebbero mai mangiato.
“Harry, mi spiace, mi spiace così tanto!”
“Non essere sciocca, non è stata colpa tua, semmai è
stata mia…”
Harry mise la mano in tasca ed estrasse l’occhio di
Malocchio Moody. Hermione fece un balzo indietro,
inorridita.
“La Umbridge lo aveva attaccato alla porta del suo
ufficio, per spiare le persone. Non potevo lasciarlo là…
ma così hanno saputo che c’erano degli intrusi.”
Prima che Hermione potesse rispondere, Ron gemette
e aprì gli occhi. Aveva il viso ancora grigiastro e
luccicante di sudore.
“Come ti senti?” sussurrò Hermione.
“Uno schifo,” gracchiò Ron, sobbalzando non appena
sentì che aveva il braccio ferito. “Dove siamo?”
“Nei boschi dove si è tenuta la Coppa del Mondo di
Quidditch,” rispose Hermione. “Volevo un posto riser-
vato, nascosto, e questo era…”
“…il primo posto a cui hai pensato,” concluse per lei
Harry, osservando la radura circostante apparentemente
deserta. Non poté fare a meno di ricordare cosa era acca-
duto l’ultima volta che si erano Materializzati nel primo

329
Harry Potter e i Cimeli della Morte

posto che era venuto in mente ad Hermione, a come i


Mangiamorte li avessero trovati in pochi minuti. Era stata
Legilimanzia? Voldemort o i suoi scagnozzi sapevano,
anche adesso, dove Hermione li aveva portati?
“Credi che ci dovremmo spostare?” domandò Ron a
Harry. Dall’espressione del volto anche lui stava pensando
alla stessa cosa.
“Non lo so.”
Ron era ancora pallido e sudato. Non aveva ancora
fatto nemmeno un tentativo di mettersi seduto e sembrava
fosse troppo debole per farlo. La prospettiva di muoverlo
era scoraggiante.
“Stiamo qui per ora,” disse Harry.
Evidentemente sollevata, Hermione scattò in piedi.
“Dove stai andando?” chiese Ron.
“Se restiamo, dovremmo mettere qualche incantesimo
di protezione tutt’intorno,” rispose e alzando la bacchetta,
cominciò a camminare in un ampio cerchio intorno a
Harry e Ron, mormorando incantesimi al suo passaggio.
Harry vide incresparsi leggermente l’aria circostante.
Sembrava che Hermione avesse prodotto un velo di
aria calda attorno alla radura in cui si trovavano.
“Salvio Hexia… Protego Totalus… Repello
Babbanum… Muffliato… Puoi tirare fuori la tenda,
Harry…”
“La tenda?”
“Nella borsa!”
“Nella…certo,” disse Harry.
Non si disturbò a rovistare questa volta, ma usò un
altro Incantesimo di Appello. La tenda emerse in una
massa informe di tela, funi e picchetti. Harry riconobbe, in

330
J. K. Rowling

parte a causa dell’odore di gatti, la stessa tenda nella quale


avevano dormito nella notte della Coppa del Mondo di
Quidditch.
“Pensavo appartenesse a quel tale Perkins del
Ministero?” chiese, iniziando a sbrogliare i picchetti della
tenda.
“Sembra che non l’abbia rivoluta indietro, ha una
lombaggine molto dolorosa,” disse Hermione, mentre
eseguiva complicati movimenti a forma di otto con la
bacchetta, “così il padre di Ron ha detto che potevo
prenderla in prestito. Erecto!” aggiunse, puntando la
bacchetta verso la tela senza forma che, con un movi-
mento fluido, si eresse nell’aria e si sistemò, perfettamente
costruita, sul suolo davanti a Harry, dalle cui mani
sobbalzanti un picchetto prese il volo per atterrare con un
ultimo tonfo alla fine di un tirante di corda.
“Cave Inimicum,” Hermione finì con uno svolazzo
rivolto verso il cielo. “Questo è il massimo che posso fare.
Alla fine, dovremmo sapere che stanno arrivando; non
posso garantire che terrà lontano Vol…”
“Non dire il nome!” Ron la interruppe, con voce dura.
Harry e Hermione si guardano l’un l’altro.
“Scusami,” disse Ron, gemendo un po’ non appena si
alzò per poterli guardare, “ma mi sembra come una… una
fattura o qualcosa di simile. Non possiamo chiamarlo Tu-
Sai-Chi… per favore?”
“Silente diceva che temere un nome…” iniziò Harry.
“In caso non l’avessi notato, amico, chiamare Tu-Sai-
Chi con il suo nome non ha portato molto bene a Silente,
alla fine,” replicò seccamente. “Solo… solo mostriamo un
po’ di rispetto a Tu-Sai-Chi, vi va?”

331
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Rispetto?” ripeté Harry, ma Hermione gli lanciò


un’occhiata di avvertimento. A quanto pareva non doveva
discutere con Ron mentre quest’ultimo era così indebolito.
Harry e Hermione per metà trasportarono e per metà
trascinarono Ron attraverso l’entrata della tenda. L’interno
era esattamente come Harry lo ricordava: un piccolo
appartamento completo di bagno e cucina. Spinse da parte
una vecchia poltrona e adagiò Ron delicatamente sul
lettino inferiore di un letto a castello. Persino quel breve
tragitto era bastato a far diventare Ron ancora più pallido.
Una volta sistemato sul materasso, Ron chiuse di nuovo
gli occhi e non parlò per un po’.
“Preparo del te,” ansimò Hermione, estraendo la teiera
e le tazze dalle profondità della borsa e dirigendosi verso
la cucina.
Harry trovò la bevanda calda e gradevole come lo era
stato il whisky Incendiario la notte che Malocchio Moody
era morto, sembrava consumare un po’ della paura che
provava nel petto. Dopo un minuto o due, Ron ruppe il
silenzio.
“Che cosa pensate sia accaduto ai Cattermole?”
“Con un po’ di fortuna, saranno fuggiti,” disse
Hermione, stringendo la tazza calda come consolazione.
“Se il signor Cattermole ha conservato un po' di sangue
freddo, avrà trasportato la signora Cattermole con una
Materializzazione Congiunta ed ora staranno abbando-
nando il paese insieme ai loro bambini. Questo è ciò che
Harry le ha detto di fare.”
“Accidenti, spero che siano scappati,” disse Ron,
sdraiandosi indietro sui cuscini. Il tè sembrava avergli
fatto bene e gli era tornato un po’ di colore in viso. “Non

332
J. K. Rowling

ho avuto la sensazione che Reg Cattermole fosse così


astuto, dal modo in cui tutti mi parlavano quando ero lui.
Dio mio. Spero che ce l’abbiano fatta…. se entrambi
fossero finiti ad Azkaban a causa nostra…”
Harry guardò verso Hermione e la domanda che stava
per fare, ovvero sul fatto che la sig.ra Cattermole, non
avendo la bacchetta, avrebbe potuto impedire al marito di
effettuare la Materializzazione Congiunta, gli morì in
gola. Hermione osservava l’inquietudine di Ron per il
destino dei Cattermole e c’era una tale dolcezza nella sua
espressione che Harry si sentì quasi come se l’avesse
sorpresa nell’atto di baciarlo.
“Così, l’hai preso?” le chiese Harry, in parte per ricor-
darle la sua presenza.
“Preso… preso cosa?” riprese incerta.
“Per cosa abbiamo affrontato tutto ciò? Il medaglione!
Dov’è il medaglione?”
“Ce l’avete?” urlò Ron, sistemandosi un po’ più in
alto sui suoi cuscini. “Nessuno mi dice nulla! Accidenti,
avreste pure potuto parlarne!”
“Beh, stavamo fuggendo per salvarci dai Mangia-
morte, no?” ribatté Hermione. “Eccolo.”
Tirò fuori il medaglione dalla tasca del vestito e lo
passò a Ron.
Era grande come un uovo di gallina. Un’elaborata
lettera S, intarsiata con tante piccole pietre verdi, brillò
debolmente nella luce diffusa che passava attraverso il
tetto di tela della tenda.
“C’è qualche possibilità che qualcun altro lo abbia
distrutto da quando lo ha avuto Kreacher?” chiese Ron

333
Harry Potter e i Cimeli della Morte

speranzoso. “Voglio dire, siamo sicuri che sia ancora un


Horcrux?”
“Credo di sì,” disse Hermione, rispondendogli e
guardando il medaglione da vicino. “Ci sarebbero stati
segni di danneggiamento se fosse stato magicamente
distrutto.”
Lo passò a Harry, che lo rigirò tra le dita. La cosa
sembrava perfetta, intatta. Si ricordò dei resti dilaniati del
diario, e di come la pietra dell’anello si fosse spaccata
quando Silente l’aveva distrutto.
“Credo che Kreacher abbia ragione,” disse Harry.
“Dovremo capire come aprirlo prima di poterlo distrug-
gere.”
Non appena ebbe parlato, Harry fu colpito
dall’improvvisa consapevolezza di cosa stesse maneg-
giando, e di cosa vivesse dietro quei piccoli sportelli
dorati. Nonostante tutti gli sforzi fatti per trovarlo, sentì un
desiderio impetuoso di scagliare il medaglione lontano da
sé.
Dominandosi di nuovo, cercò di aprire il medaglione
facendo leva con le dita su un lato, poi provò con
l’incantesimo che Hermione aveva usato per aprire la
porta della camera da letto di Regulus. Nessuno dei due
tentativi funzionò. Restituì il medaglione a Ron ed
Hermione, ognuno dei quali fece del suo meglio per
aprirlo, ma senza maggiore successo di quanto ne avesse
avuto lui.
“Puoi sentirlo, comunque?” chiese Ron sottovoce,
mentre lo teneva stretto nel pugno.
“Che cosa vuoi dire?” Ron passò l’Horcrux a Harry.
Dopo un istante o due, Harry pensò di aver capito cosa

334
J. K. Rowling

Ron intendesse. Quello che riusciva a sentire era il pulsare


del suo stesso sangue nelle vene oppure era un battito
dentro il medaglione, simile ad un minuscolo cuore di
metallo?
“Cosa ne faremo?” chiese Hermione.
“Lo terremo al sicuro finché non scopriremo come
distruggerlo,” rispose Harry e, per quanto poco lo desi-
derasse, appese la catenina intorno al collo, facendo
cadere il medaglione nascosto sotto i vestiti, dove
poggiava contro il petto accanto alla tracolla che Hagrid
gli aveva regalato.
“Credo che dovremo fare dei turni di guardia fuori
dalla tenda,” disse rivolto verso Hermione, alzandosi e
stirandosi. “E dovremo anche pensare a procurarci del
cibo. Tu stai qui,” aggiunse severo, non appena Ron tentò
di mettersi a sedere assumendo una sgradevole tonalità di
verde.
Con lo Spioscopio che Hermione aveva regalato ad
Harry per il compleanno accuratamente posizionato sul
tavolo della tenda, Harry ed Hermione trascorsero il resto
del giorno dividendosi i turni di guardia. Lo Spioscopio,
ad ogni modo, rimase silenzioso e immobile tutto il
giorno, in equilibrio sulla punta. Il loro pezzo di foresta
restò deserto, ad eccezione di occasionali uccelli e
scoiattoli, forse a causa degli incantesimi protettivi e
Respingi-Babbani che Hermione aveva distribuito
tutt’intorno, o forse perché la gente raramente si avven-
turava in quella zona. La sera non portò cambiamenti.
Harry illuminò la bacchetta quando scambiò la guardia
con Hermione alle dieci e fece correre lo sguardo sul
luogo deserto, notando i pipistrelli che svolazzavano in

335
Harry Potter e i Cimeli della Morte

alto nell’unico pezzo di cielo stellato visibile dalla loro


radura protetta.
Era affamato, in quel momento, ed anche un
po’stordito. Hermione non aveva impacchettato cibo nella
borsa magica in quanto aveva supposto che sarebbero
ritornati a Grimmauld Place, quella notte. Non avevano
nulla da mangiare, perciò, ad eccezione di alcuni funghi
selvatici che Hermione aveva raccolto dagli alberi più
vicini e aveva cotto in umido in un pentolino. Dopo un
paio di bocconi, Ron aveva spinto via la sua porzione,
mostrandosi nauseato. Harry aveva continuato a mangiare
solo per non urtare la sensibilità di Hermione.
Il silenzio circostante era rotto da strani fruscii e dallo
scricchiolio di rametti. Harry pensava che fossero causati
da animali e non da persone, tuttavia tenne la bacchetta
ben stretta e pronta. Le viscere, già a disagio per il pasto
inadeguato di funghi gommosi, si strinsero per
l’apprensione.
Aveva pensato che si sarebbe sentito inebriato se
fossero riusciti a recuperare l’Horcrux, ma in qualche
modo non lo era. Tutto ciò che provava, mentre sedeva a
scrutare l’oscurità, rischiarata solo debolmente dalla sua
bacchetta, era la preoccupazione per ciò che sarebbe
accaduto in seguito. Era come se, avendo corso verso
questo punto per settimane, mesi, forse addirittura anni,
fosse ora incappato in una brusca frenata, finendo fuori
strada.
C’erano altri Horcrux là fuori, da qualche parte, ma lui
non aveva la più pallida idea di dove potessero essere.
Non sapeva nemmeno che cosa fossero. Intanto non aveva
la minima idea di come distruggere l’unico che avevano

336
J. K. Rowling

trovato, l’Horcrux che al momento gli pendeva contro la


nuda carne del petto. Stranamente non s’era riscaldato a
contatto col corpo e rimaneva freddo contro la pelle quasi
fosse appena emerso dall’acqua gelata. Di tanto in tanto
Harry credeva, o forse immaginava, di poter sentire un
flebile battito irregolare accanto al suo.
Presagi di abominevoli disgrazie s’insinuarono in lui
mentre sedeva lì al buio. Cercò di resistere, li respinse via,
ma continuavano a tornare senza tregua. Nessuno dei due
può vivere se l'altro sopravvive. Ron e Hermione, che
chiacchieravano sottovoce nella tenda alle sue spalle,
avrebbero potuto decidere di andarsene se avessero voluto.
Lui non poteva. Mentre era seduto lì, cercando di
dominare paura e spossatezza, gli sembrava che l’Horcrux
sul petto scandisse il tempo che gli rimaneva…Che idea
stupida, si disse, non pensare a questo…
La cicatrice iniziava a dolergli di nuovo. Temette di
averlo causato lui stesso con questi pensieri e cercò di
dirigerli altrove. Pensò al povero Kreacher, che li aveva
aspettati a casa ricevendo invece la visita di Yaxley.
L’elfo avrebbe mantenuto il silenzio o avrebbe detto ai
Mangiamorte ciò che sapeva? Harry voleva credere che
Kreacher fosse cambiato, nei suoi confronti, nell’ultimo
mese, che ora gli sarebbe stato leale, ma chi poteva sapere
cosa sarebbe accaduto? Cosa sarebbe successo se i
Mangiamorte avessero torturato l’elfo? Immagini
disgustose si affollarono nella mente di Harry che cercò
ancora una volta di allontanarle. Non c’era niente che
avrebbe potuto fare per Kreacher: lui ed Hermione ave-
vano già deciso di non convocarlo, per evitare che
qualcuno dal Ministero arrivasse con lui. Non potevano

337
Harry Potter e i Cimeli della Morte

contare sul fatto che gli incantesimi di Apparizione degli


elfi fossero liberi dal difetto che aveva portato Yaxley a
Grimmauld Place, attaccato alla manica di Hermione.
La cicatrice di Harry bruciava, a quel punto. Pensava
che c’era così tanto che non sapevano.
Lupin aveva avuto ragione riguardo a magie che non
avevano mai incontrato o immaginato. Perché Silente non
gli aveva spiegato di più? Aveva forse pensato che ci
sarebbe stato tempo, che sarebbe vissuto per anni, secoli
magari, come il suo amico Nicolas Flamel? In questo
caso, si era sbagliato… ci aveva pensato Piton…Piton, il
serpente dormiente, che aveva colpito in cima alla Torre…
E Silente era caduto…caduto…
“Dammi quella cosa, Gregorovitch.”
La voce di Harry era alta, chiara e fredda, la bacchetta
tesa in avanti da una mano bianca e affusolata. L’uomo
verso il quale stava puntando la bacchetta era sospeso
capovolto a mezz’aria, sebbene non ci fossero funi a
sorreggerlo, oscillava, legato in modo invisibile e
misterioso, con gli arti legati intorno al corpo, il volto
sconvolto dal terrore, alla stessa altezza di quella di Harry,
rossa a causa del sangue che era gli fluiva alla testa.
Aveva i capelli bianchissimi ed una barba spessa e
folta. Un Babbo Natale legato.
“Non ce l’ho io, non più! Mi è stata rubata molti anni
fa!”
“Non mentire a Lord Voldemort, Gregorovitch. Lui
sa… lui sa sempre.” Le pupille dell’uomo sospeso erano
enormi, dilatate dalla paura e sembravano ingrandirsi,
sempre di più, sempre di più fino a che inghiottirono
interamente Harry…

338
J. K. Rowling

Ora Harry stava correndo lungo un corridoio nero


nelle vesti del piccolo grasso Gregorovitch che sorreggeva
una lanterna: Gregorovitch fece irruzione in una stanza
alla fine del passaggio e la sua lanterna illuminò quello
che sembrava un laboratorio, trucioli di legno e oro
brillarono nel cono di luce oscillante, e lì sul davanzale
della finestra sedeva appollaiato, come un uccello gigante,
un giovane dai capelli biondo oro. Nella frazione del
secondo in cui la luce della lanterna lo illuminò, Harry
vide il piacere sul bel volto dell’intruso, mentre lanciava
uno Schiantesimo dalla bacchetta saltando abilmente
all’indietro fuori dalla finestra al suono di una risata.
Harry ripiombò indietro da quelle pupille grandi come
un tunnel, il volto di Gregorovitch era segnato dal terrore.
“Chi era il ladro, Gregorovitch?” disse l’alta voce
fredda.
“Non lo so, non l’ho mai saputo, un uomo giovane…
no… per favore… PER FAVORE!”
Un urlo continuo e poi un’esplosione di luce verde
“Harry!”
Aprì gli occhi ansimando, la fronte gli doleva. Era
svenuto lungo il lato della tenda, era scivolato lateral-
mente giù dalla tela ed era disteso al suolo. Alzò lo
sguardo verso Hermione, i cui folti capelli oscuravano il
sottile pezzo di cielo visibile attraverso gli scuri alti rami
sopra di loro.
“Sogni,” disse, sedendosi velocemente e tentando di
ricambiare lo sguardo torvo di Hermione con uno inno-
cente. “Mi devo essere assopito, scusami.”
“So che era la cicatrice! Lo vedo dall’aspetto della tua
faccia! Stavi guardando dentro la mente di Vol…”

339
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Non dire il suo nome!” Dal profondo della tenda


arrivò la voce arrabbiata di Ron.
“Bene,” rispose seccamente Hermione, “ la mente di
Tu-Sai-Chi, allora!”
“Non era mia intenzione che accadesse!” disse Harry.
“Era un sogno! Puoi controllare cosa sogni, Hermione?”
“Se solo imparassi ad applicare l’Occlumanzia…”
Ma ad Harry non interessava essere rimproverato,
voleva discutere di ciò che aveva appena visto.
“Ha trovato Gregorovitch, Hermione, e penso che lo
abbia ucciso. Prima di ucciderlo, però, ha letto la mente di
Gregorovitch e io ho visto…”
“Penso che farei meglio a continuare io il turno di
guardia, se tu sei così stanco da cadere addormentato,”
disse Hermione freddamente.
“Posso finire il turno di guardia!”
“No, sei ovviamente esausto. Vai e sdraiati.”
Hermione si chinò per passare attraverso l'ingresso
della tenda, con un’aria cocciuta.
Arrabbiato ma desiderando evitare una lite, Harry si
chinò per entrare.
Il viso ancora pallido di Ron sporgeva dalla cuccetta
inferiore, Harry s’arrampicò in quella superiore, si sdraiò,
e fissò il soffitto nero della tenda. Dopo alcuni momenti,
Ron parlò con voce così bassa da non poter essere udita da
Hermione, rannicchiata all’entrata.
“Che cosa stava facendo Tu-Sai-Chi?”
Harry strizzo gli occhi nello sforzo di ricordare ogni
dettaglio, infine sussurrò nel buio.
“Ha trovato Gregorovitch. Lo teneva legato, lo stava
torturando.”

340
J. K. Rowling

“Come può Gregorovitch fargli una bacchetta nuova,


se lo tiene legato?”
“Non lo so… è strano, no?”
Harry chiuse gli occhi, pensando a tutto ciò che aveva
visto e sentito. Più ricordava e meno aveva senso…
Voldemort non aveva detto nulla in merito alla bacchetta
di Harry, nulla circa gli ingredienti chiave gemelli, nulla
riguardo a Gregorovitch che avrebbe dovuto produrre una
nuova e più potente bacchetta per combattere quella di
Harry…
“Voleva qualcosa da Gregorovitch,” disse Harry, con
gli occhi ancora serrati. “Gli ha chiesto di consegnargliela,
ma Gregorovitch gli ha detto che gli era stata rubata… e
allora… allora…”
Si ricordava come lui, nei panni di Voldemort, si fosse
come scagliato attraverso gli occhi di Gregorovitch, nei
suoi ricordi…
“Ha letto la mente di Gregorovitch. Ho visto un
giovanotto appollaiato sul davanzale di una finestra che
scagliava un incantesimo verso Gregorovitch e saltava
fuori scomparendo. Lui l’ha rubata, lui ha rubato qualsiasi
cosa Tu-Sai-Chi stia cercando. E io… io credo di averlo
visto da qualche parte…”
Harry desiderò di poter dare un altro sguardo alla
faccia sorridente del ragazzo. Il furto era accaduto molti
anni prima, secondo Gregorovitch. Come mai il giovane
ladro aveva un aspetto familiare?
I rumori della foresta circostante erano smorzati
all’interno della tenda, tutto ciò che Harry poteva sentire
era il respiro di Ron. Dopo un po’, Ron sussurrò, “Non hai
potuto vedere cosa il ladro teneva in mano?”

341
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“No… ma deve essere stato qualcosa di piccolo.”


“Harry?”
Le asticelle di legno del letto di Ron scricchiolarono
quando lui cambiò posizione nel letto.
“Harry, tu non credi che Tu-Sai-Chi stia cercando
qualcosa d’altro da convertire in un Horcrux?”
“Non credo,” disse Harry lentamente. “Forse. Ma non
potrebbe risultare pericoloso per lui farne un altro?
Hermione non ci ha detto che ha già spinto la sua anima
oltre il limite?”
“Beh, sì, ma forse lui non lo sa.”
“Beh... forse,” disse Harry.
Era stato sicuro che Voldemort stesse cercando un
modo per aggirare il problema dei cuori gemelli, sicuro
che Voldemort stesse cercando una soluzione dal vecchio
costruttore di bacchette… e ora lo aveva ucciso
apparentemente senza fargli nemmeno una sola domanda
in materia di bacchette.
Cos’è che Voldemort cercava? Perché, con il
Ministero della Magia e ed il mondo magico ai suoi piedi,
era così lontano, impegnato nella ricerca di un oggetto che
Gregorovitch aveva un tempo posseduto e che gli era stato
rubato da un ladro sconosciuto?
Harry poteva ancora vedere la faccia del giovane
ragazzo biondo. Era allegra, selvaggia, c’era in lui quella
certa aria di inganno trionfante tipica di Fred e Gorge.
Aveva spiccato il salto dal davanzale come un uccello.
Harry lo aveva visto in precedenza, ma non riusciva a
ricordarsi dove….
Con Gregorovitch morto, era il ladro dalla faccia
allegra ad essere in pericolo in quel momento, era su di lui

342
J. K. Rowling

che si soffermarono i pensieri di Harry, non appena il


russare di Ron iniziò a rimbombare dalla cuccetta inferiore
e lui stesso si lasciava trascinare nel sonno, lentamente,
ancora una volta.

343
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO QUINDICI

LA RIVINCITA
DEL GOBLIN
Alle prime luci del mattino seguente, prima che gli
altri due si svegliassero, Harry lasciò la tenda per cercare,
nel bosco vicino, l’albero più vecchio, nodoso e
dall’aspetto più resistente che potesse trovare. Là, nella
sua ombra, seppellì l’occhio di Moody e segnò il punto
incidendo, con la bacchetta, una piccola croce sulla
corteccia. Non era molto, ma Harry sentì che Malocchio
avrebbe preferito di gran lunga questa soluzione, piuttosto
che rimanere appeso alla porta di Dolores Umbridge.
Ritornò poi alla tenda, ad aspettare che gli altri si sve-
gliassero per discutere che cosa fare in seguito.

344
J. K. Rowling

Harry ed Hermione erano del parere che fosse meglio


non restare troppo a lungo in qualsiasi posto e Ron era
d’accordo, con l’unica condizione che il loro prossimo
spostamento li portasse nelle vicinanze di un sandwich al
bacon. Hermione, pertanto, rimosse gli incantesimi che
aveva piazzato intorno alla radura, mentre Harry e Ron
cancellavano tutti i segni e le impronte che potessero
rivelare che avevano campeggiato in quel luogo. Quindi si
Smaterializzarono, arrivando alla periferia di una cittadina
sede di mercato.
Una volta che ebbero piantato la tenda al riparo di una
piccola macchia di alberi e che l’ebbero circondata con
nuovi incantesimi difensivi, Harry s’allontanò per cercare
un po’ di cibo con indosso il Mantello dell’Invisibilità. Le
cose, tuttavia, non andarono come pianificato. Era a
malapena entrato in città quando un freddo innaturale, il
calare della nebbia e un improvviso scurirsi dei cieli lo
avevano bloccato sul posto.
“Ma tu sai fare un ottimo Patronus!” protestò Ron
quando Harry ritornò alla tenda a mani vuote, col fiato
corto e sussurrando soltanto la parola «Dissennatori».
“Non sono riuscito... a farne uno.” ansimò, stringen-
dosi il fianco. “Non è… venuto.”
Le loro espressioni di costernazione e disappunto
fecero vergognare Harry. Era stata un’esperienza da
incubo vedere i Dissennatori venir fuori dalla nebbia, in
lontananza, ed accorgersi di non essere in grado di
proteggersi, mentre il freddo paralizzante gli attanagliava i
polmoni e un grido distante gli riempiva le orecchie. Ad
Harry era stata necessaria tutta la sua forza di volontà per
allontanarsi da lì e correre, lasciando i ciechi Dissennatori

345
Harry Potter e i Cimeli della Morte

girare tra i Babbani, che non erano in grado di vederli, ma


che avrebbero sicuramente sentito la disperazione che essi
provocavano ovunque andassero.
“Così non abbiamo ancora nulla da mangiare.”
“Stai zitto Ron,” scattò Hermione “Harry, cos’è
successo? Perché credi di non essere stato in grado di
creare il tuo Patronus? Ieri ci sei riuscito alla perfezione.”
“Non lo so.”
Sprofondò in una delle vecchie poltrone di Perkins,
sentendosi ogni momento più umiliato.
Aveva paura che qualcosa fosse andato storto dentro
di lui. Sembrava fosse passato molto tempo da giorno
precedente. Si sentiva di nuovo quell’unico tredicenne che
era svenuto sull’espresso di Hogwarts.
Ron diede un calcio ad una gamba della sedia.
“Cosa?” brontolò rivolto verso Hermione “Io sto
morendo di fame! Tutto quello che ho mangiato, da
quando sono quasi morto dissanguato, sono stati un paio
di funghi velenosi.”
“Vai tu e fatti strada combattendo fra i Dissennatori
allora” disse Harry irritato.
“Lo farei, ma ho un braccio appeso al collo, nel caso
non lo avessi notato!”
“Buon per te.”
“E questo cosa dovrebbe…?”
“Ma certo!” gridò Hermione, battendosi una mano
sulla fronte e intimando il silenzio ad entrambi. “Harry,
dammi il medaglione! Forza,” disse con impazienza
schioccando le dita quando vide che non reagiva.
“L’Horcrux, Harry, lo stai ancora indossando!”

346
J. K. Rowling

Allungò le mani ed Harry sollevò la catena d’oro


sopra la testa. Nel momento in cui s’interruppe il contatto
con la pelle, Harry si sentì libero e stranamente leggero.
Non s’era nemmeno accorto di essere sudaticcio, o di
avere un peso opprimente sullo stomaco, finché entrambe
le sensazioni sparirono.
“Va meglio?” domandò Hermione.
“Sì, molto meglio!”
“Harry,” disse chinandosi di fronte a lui e usando quel
genere di voce che lui associava ad una visita ad un
malato grave “Non pensi di essere stato posseduto, vero?”
“Cosa? No!” disse lui sulla difensiva “Ricordo ogni
cosa che abbiamo fatto mentre lo indossavo. Non saprei
cosa ho fatto se fossi stato posseduto, vero? Ginny mi
disse che c’erano momenti in cui lei non riusciva a ricor-
dare nulla.”
“Hmm,” disse Hermione, abbassando lo sguardo sul
pesante medaglione “Beh, forse non dovremmo indos-
sarlo. Possiamo semplicemente tenerlo nella tenda.”
“Non lasceremo quell’Horcrux in giro,” stabilì
fermamente Harry “Se lo perdessimo, se venisse
rubato…”
“Oh, va bene, va bene” disse Hermione e se lo mise
intorno al collo nascondendolo alla vista infilato nel
colletto della camicetta. “Lo indosseremo a turno, però,
così nessuno lo terrà troppo a lungo.”
“Grande,” disse Ron irritato. “E ora che abbiamo
risolto questo, possiamo per favore trovare da mangiare?”
“Va bene, ma dovremo andare a cercarlo altrove”
disse Hermione con una mezza occhiata ad Harry “Non

347
Harry Potter e i Cimeli della Morte

c’è alcuna ragione di restare dove sappiamo che ci sono i


Dissennatori in agguato, pronti ad attaccare.”
Alla fine si sistemarono per la notte in un remoto
campo appartenente ad una fattoria solitaria, dove erano
riusciti ad ottenere uova e pane.
“Questo non è rubare, vero?” domandò Hermione con
voce turbata, mentre divoravano uova strapazzate su pane
tostato “Non se lascio del denaro sotto la cova delle
galline?”
Ron fece ruotare gli occhi e disse, con le guance
gonfie “He-mmi-ne, ‘on ‘ e’ccupar-ti ‘oppo, ‘ilassati.”
In effetti, era molto più facile rilassarsi quando erano
piacevolmente sazi. La discussione a proposito dei
Dissennatori venne dimenticata tra le risate, quella notte.
Harry si sentiva contento, perfino speranzoso, mentre
faceva il primo dei tre turni di guardia.
Questa fu la prima volta in cui si resero conto che uno
stomaco pieno portava buon umore. Uno vuoto, invece,
rendeva litigiosi e tristi. Harry fu quello meno sorpreso,
perché aveva sofferto periodi in cui era quasi morto di
fame, dai Dursley. Hermione aveva retto ragionevolmente
bene, quelle notti in cui erano riusciti a cibarsi di
nient’altro che bacche o biscotti stantii, anche se perdeva
più facilmente la pazienza e i suoi silenzi erano cupi. Ron,
invece, era sempre stato abituato a tre deliziosi pasti al
giorno, cortesemente forniti dalla madre o dagli elfi
domestici di Hogwarts e la fame lo rendeva irragionevole
e irascibile. Quando la mancanza di cibo coincideva con il
suo turno di indossare l’Horcrux, diventava veramente
insopportabile.

348
J. K. Rowling

“Allora, dov’è il prossimo?” era il suo costante ritor-


nello. Lui stesso non sembrava avere alcuna idea, ma si
aspettava che Harry e Hermione tirassero fuori i piani
mentre lui sedeva e brontolava per la scarsa disponibilità
di cibo. Di conseguenza, Harry ed Hermione spendevano
ore infruttuose tentando di decidere dove avrebbero potuto
trovare l’altro Horcrux e come distruggere quello che già
avevano. Le loro conversazioni cominciavano a diventare
sempre più ripetitive, poiché non avevano nuove
informazioni.
Da quando Silente aveva detto a Harry di ritenere che
Voldemort avesse nascosto gli Horcrux in posti importanti
per lui, continuavano ad elencare, in una sorta di litania
deprimente, quei luoghi in cui sapevano che Voldemort
aveva vissuto o che aveva visitato. L’orfanotrofio, dove
era nato e cresciuto, Hogwarts, dove era stato educato,
Magie Sinister, dove aveva lavorato dopo aver finito la
scuola, infine l’Albania, dove aveva passato i suoi anni
d’esilio. Queste erano le basi delle loro speculazioni.
“Sì, andiamo in Albania. Non dovrebbe volerci più di
un pomeriggio per esaminare un’intera nazione,” disse
Ron sarcasticamente.
“Là non può esserci niente. Aveva già creato cinque
dei suoi Horcrux prima di andare in esilio e Silente era
certo che il serpente fosse il sesto,” disse Hermione
“Sappiamo che il serpente non è in Albania, di solito è con
Vol…”
“Non ti avevo chiesto di smettere di dirlo?”
“Bene! Il serpente di solito è con Tu-sai-chi…
contento?”
“Non particolarmente.”

349
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Io non ce lo vedo a nascondere qualcosa da Magie


Sinister;” disse Harry, che aveva già puntualizzato questa
cosa molte volte prima, ma lo disse di nuovo
semplicemente per rompere lo sgradevole silenzio. “Burke
e Sinister erano esperti di oggetti oscuri, avrebbero
riconosciuto un Horcrux immediatamente.”
Ron sbadigliò puntigliosamente. Reprimendo il forte
impulso di lanciargli qualche cosa, Harry riprovò “Io
credo ancora che potrebbe aver nascosto qualcosa a
Hogwarts.”
Hermione sospirò.
“Ma Silente lo avrebbe scoperto, Harry!”
Harry ripeté la ragione che continuava a tirare fuori in
favore di questa teoria.
“Silente disse in mia presenza di non aver mai preteso
di conoscere tutti i segreti di Hogwarts. Credetemi, se c’è
un posto che Vol…”
“Ohi!”
“TU–SAI–CHI, allora!” urlò Harry, spinto al limite
della pazienza “Se c’è un posto che è stato veramente
importante per Tu-sai-chi, questo è Hogwarts!”
“Oh, andiamo,” sbottò Ron “La sua scuola?”
“Si, la sua scuola! È stata la sua prima vera casa, il
posto che dimostrava che lui era speciale, significava tutto
per lui e anche dopo che l’ha lasciata…”
“È di Tu-Sai-Chi che stiamo parlando, vero? Non di
te?” chiese Ron. Tirava la catena dell’Horcrux intorno al
collo: Harry fu tentato dal desiderio di afferrarla e
strozzarlo.
“Ci hai detto che Tu-Sai-Chi chiese a Silente di dargli
un lavoro dopo essersene andato,” disse Hermione.

350
J. K. Rowling

“Esattamente” disse Harry.


“E Silente pensava che volesse ritornare solo per
cercare di scoprire qualcosa, probabilmente un altro
oggetto dei fondatori, per trasformarlo in un altro
Horcrux?”
“Sì” disse Harry.
“Ma non ottenne il lavoro, giusto?” disse Hermione.
“Quindi non ha mai avuto la possibilità di trovare là un
oggetto dei fondatori e nasconderlo nella scuola!”
“OK, allora,” disse Harry sconfitto “Dimentichiamo
Hogwarts.”
Senza nessun’altra direzione, andarono a Londra e,
nascosti sotto il mantello dell’invisibilità, cercarono
l’orfanotrofio nel quale Voldemort era cresciuto.
Hermione s’introdusse furtivamente in una biblioteca e
scoprì dai loro registri che il luogo era stato demolito
molti anni prima. Allora si recarono sul posto e trovarono
un palazzo pieno di uffici.
“Proviamo a scavare nelle fondamenta?” suggerì
Hermione senza entusiasmo.
“Non avrebbe mai nascosto un Horcrux qui,” disse
Harry. L’aveva saputo fin dal principio: l’orfanotrofio era
stato il posto da cui Voldemort era determinato a scappare.
Non avrebbe mai nascosto una parte della sua anima lì.
Silente gli aveva mostrato che Voldemort cercava la
grandiosità o il senso di mistero, nei suoi nascondigli.
Quest’angolo di Londra, grigio e cupo, era quanto di più
lontano si potesse immaginare da Hogwarts, dal Ministero
o da un edificio come la Gringott, la banca dei maghi, con
le sue porte dorate e i pavimenti di marmo.

351
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Pur non avendo altre nuove idee, continuarono a


spostarsi per la campagna, collocando la tenda ogni notte
in un luogo diverso, per sicurezza. Ogni mattina
s’accertavano di aver rimosso ogni segno della loro
presenza, quindi partivano per trovare un altro luogo
solitario e isolato, spostandosi con la Materializzazione in
altri boschi, in ombrose fenditure delle scogliere, in
brughiere purpuree, versanti montani coperti di ginestre e,
una volta, in una baia riparata e sassosa. Ogni dodici ore
circa, si passavano tra loro l’Horcrux come se stessero
giocando a qualche perverso gioco al rallentatore di “passa
il pacco”, in cui temere il fermarsi della musica perché il
pegno da pagare era costituito da dodici ore di paura e
ansietà amplificate.
La cicatrice di Harry continuava a pizzicare. Gli
accadeva molto più spesso, notò, quando indossava
l’Horcrux. Talvolta non riusciva a reagire alla sofferenza.
“Cosa? Che cosa hai visto?” domandava Ron, ogni
qualvolta si accorgeva che Harry trasaliva.
“Una faccia,” borbottava Harry tutte le volte “La
stessa faccia. Il ladro che ha derubato Gregorovitch.”
Al che Ron si voltava, non facendo alcun tentativo di
nascondere il disappunto. Harry sapeva che Ron sperava
di sentire notizie sulla sua famiglia o sul resto dell’Ordine
della Fenice. Harry, però, non era un’antenna televisiva.
Poteva solo vedere solo ciò che Voldemort pensava in
quel momento, non poteva sintonizzarsi su qualunque
cosa gli andasse. Apparentemente, i pensieri di Voldemort
continuavano ad indugiare sul giovane sconosciuto dalla
faccia gioiosa, ed Harry era sicuro che Voldemort ne

352
J. K. Rowling

sapeva quanto lui riguardo chi fosse o dove si trovasse ora


quel ragazzo.
Mentre la cicatrice di Harry continuava a bruciare e
l’immagine del gioioso ragazzo biondo continuava a
girargli allettante nella memoria, imparò a sopprimere
ogni segno di pena o disagio, dal momento che gli altri
due non mostravano nient’altro che impazienza alla
menzione del ladro. Non poteva del tutto biasimarli, non
quando attendevano così disperatamente un indizio sugli
Horcrux.
Mentre i giorni diventavano settimane, Harry comin-
ciò a sospettare che Ron ed Hermione parlassero di lui in
sua assenza. Varie volte smettevano improvvisamente di
chiacchierare, quando Harry entrava nella tenda. Per due
volte, inoltre, si imbatté accidentalmente in loro, rannic-
chiati a poca distanza, con le teste vicine e che parlotta-
vano velocemente. Entrambe le volte era calato il silenzio
appena si erano accorti che si stava avvicinando e s’erano
affrettati a fingere di essere impegnati a raccogliere legna
o acqua.
Harry non poteva evitare di domandarsi se avessero
deciso di partecipare a quello che, al momento, sembrava
un viaggio senza scopo né meta, solamente perché ave-
vano creduto che avesse qualche piano segreto di cui
sarebbero venuti a conoscenza a tempo debito. Ron non
faceva alcun tentativo di nascondere il malumore ed Harry
cominciava a temere che anche Hermione fosse delusa
dalla sua pietosa capacità di guidarli. Nella disperazione,
tentava di pensare a dove potessero essere gli altri
Horcrux, ma l’unico luogo che continuava a venirgli in

353
Harry Potter e i Cimeli della Morte

mente era Hogwarts, e poiché nessuno degli altri lo


riteneva credibile, smise di suggerirlo.
L’autunno s’impossessava della campagna man mano
che la attraversavano. Piantavano la tenda su distese di
foglie cadute. La nebbia naturale si unì a quella diffusa dai
Dissennatori. Il vento e la pioggia si aggiunsero ai loro
guai. Il fatto che Hermione fosse migliorata
nell’identificare i funghi mangerecci non poteva
compensare del tutto il loro continuo isolamento, la
mancanza di compagnia di altre persone o la loro totale
ignoranza su cosa stesse accadendo nella guerra contro
Voldemort.
“Mia madre,” disse Ron una sera, mentre sedevano
nella tenda sull’argine di un fiume in Galles, “Sa far
apparire buon cibo dal nulla.”
Con malumore rimestò i pezzi di pesce grigio,
carbonizzato, che aveva nel piatto. Harry gettò lo sguardo
automaticamente al collo di Ron e vide, come si era
aspettato, luccicare la catena d’oro dell’Horcrux. Riuscì a
reprimere l’impulso di dire parolacce a Ron, il cui
atteggiamento, lo sapeva, sarebbe migliorato leggermente
quando fosse giunto il momento di togliersi il medaglione.
“Tua madre non può produrre cibo dal nulla,” disse
Hermione “Nessuno può. Il cibo è la prima delle cinque
Principali Eccezioni alla Legge di Gamp sulla Trasfigu-
razione degli Elementi…”
“Oh, parla come mangi, eh?” disse Ron, estraendo una
lisca dai denti.
“È impossibile creare buon cibo dal nulla! Si può
evocare se sai dov’è, lo puoi trasformare, ne puoi
aumentare la quantità se ne hai già un po’…”

354
J. K. Rowling

“Beh, non prenderti il disturbo di aumentare questo, è


disgustoso,” disse Ron.
“Harry ha catturato il pesce e io ho fatto del mio
meglio! Ho notato che sono sempre io quella che finisce
per occuparsi del cibo, perché sono una ragazza,
suppongo!”
“No, è perché si suppone che tu sia più brava con la
magia!” ribatté Ron.
Hermione saltò su e pezzetti di luccio arrosto scivo-
larono sul pavimento dal suo piatto di stagno.
“Potrai cucinare tu domani, Ron, tu troverai gli
ingredienti e proverai ad incantarli in qualcosa che valga
la pena di mangiare, io siederò qui, farò le boccacce, mi
lamenterò e potrai renderti conto di come…”
“Zitti!” disse Harry, balzando in piedi e alzando
entrambe le mani. “Zitti subito!”
Hermione lo guardò oltraggiata.
“Come puoi stare dalla sua parte, non cucina quasi
mai…”
“Hermione, fai silenzio, mi sembra di sentire
qualcuno!”
Ascoltava attentamente, le mani ancora alzate,
avvertendoli di non parlare. Al di sopra del rumore
frusciante della corrente del vicino fiume scuro, allora, si
udirono nuovamente delle voci. Si voltò a guardare lo
Spioscopio. Non si muoveva.
“Hai gettato l’incantesimo Muffliato su di noi, vero?”
sussurrò a Hermione.
“Ho fatto tutto,” sussurrò lei di rimando “Il Muffliato,
il Respingi-Babbani e l’incantesimo di Disillusione, tutti

355
Harry Potter e i Cimeli della Morte

quanti. Non dovrebbero essere in grado si sentirci o


vederci, chiunque siano.”
Forti rumori di piedi che si trascinavano e striscia-
vano, più il suono di pietre e ramoscelli rimossi, dissero
loro che diverse persone stavano scendendo lungo l’erto
pendio fittamente alberato che conduceva verso lo stretto
argine dove avevano piantato la tenda. Estrassero le
bacchette, aspettando. Gli incantesimi che avevano posto a
loro protezione avrebbero dovuto essere sufficienti, nella
quasi totale oscurità, a schermarli dall’attenzione dei
Babbani e dei normali maghi e streghe. Se questi fossero
stati Mangiamorte, allora, le loro difese stavano forse per
essere messe alla prova contro la Magia Nera, per la prima
volta.
Le voci divennero più forti, ma non più chiare, mentre
il gruppo di uomini raggiungeva l’argine.
Harry stimò che i proprietari dovessero essere a non
più di sei metri, ma il rumore del fiume impetuoso
rendeva impossibile dirlo con certezza. Hermione
agguantò la borsa ornata di perline e cominciò a frugarci
dentro. Un momento dopo ne estrasse tre Orecchie
Oblunghe e ne lanciò una per uno ad Harry e a Ron, che
subito inserirono un’estremità delle stringhe color carne
nelle orecchie e infilarono l’altra estremità sotto l’entrata
della tenda.
In pochi secondi Harry udì una voce maschile affati-
cata.
“Ci dovrebbero essere un po’ di salmoni qui, o pensi
che non sia ancora la stagione? Accio salmone!”
Ci furono molti tonfi distinti e immediatamente suoni
schiaffeggianti di pesce contro la carne.

356
J. K. Rowling

Qualcuno grugnì un apprezzamento. Harry assestò


meglio l’Orecchio Oblungo. Al di sopra del mormorio del
fiume, poteva distinguere molte voci, ma non parlavano
inglese o altro linguaggio umano che avesse mai sentito.
Era una lingua rozza e per nulla melodiosa, una sfilza di
rumori gutturali, rantolanti che sembravano avere due
origini differenti, una parlava con voce leggermente più
bassa e più lenta dell’altro.
Un fuoco prese allegramente vita sull’altro lato del
telone; grandi ombre passarono tra la tenda e le fiamme. Il
delizioso, stuzzicante, odore di salmone cotto si espanse
nella loro direzione. Venne poi il tintinnio delle posate
contro i piatti e il primo uomo parlò di nuovo.
“Ecco, Grifuk, Gornuk.”
Goblin! Hermione mimò con le labbra verso Harry,
che annuì.
“Grazie,” dissero insieme i Goblin in inglese.
“Allora, voi tre siete in fuga, da quanto tempo?”
chiese una voce nuova, calda e piacevole. Era vagamente
familiare per Harry, che l’associò ad un uomo dalla faccia
allegra e dalla pancia rotonda.
“Sei settimane... sette... l’ho dimenticato,” disse
l’uomo stanco “Ho incontrato Grifuk nei primi due giorni
e ci siamo uniti a Gornuk non molto dopo. Felice di avere
un po’ di compagnia.” Ci fu una pausa, mentre i coltelli
grattavano contro i piatti e i boccali di stagno venivano
sollevati e riposati sul terreno. “Cosa ti ha spinto a
scappare, Ted?” continuò l’uomo.
“Sapevo che sarebbero venuti a prendermi,” replicò
Ted dalla voce calda e Harry immediatamente seppe chi
era: il padre di Tonks. “Ho saputo che i Mangiamorte

357
Harry Potter e i Cimeli della Morte

erano in zona la scorsa settimana e ho deciso che era


meglio scappare. Ho rifiutato di registrarmi come
Babbano di nascita per principio, vedi, perciò sapevo che
era questione di tempo, sapevo che me ne sarei dovuto
andare alla fine. Mia moglie dovrebbe essere a posto, lei è
Purosangue. E poi ho incontrato Dean qui, dunque,
qualche giorno fa, vero figliolo?”
“Sì,” disse un’altra voce ed Harry, Ron ed Hermione
si guardarono l’un l’altro in silenzio, ma anche con
eccitazione, riconoscendo con sicurezza la voce di Dean
Thomas, il loro compagno Grifondoro.
“Babbano di nascita, eh?” domandò il primo uomo.
“Non ne sono sicuro,” disse Dean “Mio padre lasciò la
mamma quando ero piccolo. Non ho prove che fosse un
mago, però.”
Ci fu silenzio per un po’, eccetto i suoni della masti-
cazione. Ted parlò di nuovo, poi.
“Devo dire, Dirk, che sono sorpreso di imbattermi in
te. Felice, ma sorpreso. Correva voce che fossi stato
catturato.”
“Mi avevano catturato,” disse Dirk “Ero a metà strada
per Azkaban quando ho tentato la fuga, ho Schiantato
Dawlish e gli ho rubato la scopa. È stato più facile di
quanto pensassi. Non credo fosse molto in forma al
momento. Potrebbe essere stato Confuso. Se è così, mi
piacerebbe stringere la mano della strega o del mago che
lo ha fatto, probabilmente mi ha salvato la vita.”
Ci fu un’altra pausa, nella quale il fuoco crepitò e lo
scorrere del fiume continuò. Poi Ted disse, “E voi due,
invece, come rientrate in tutto ciò? Io, ehm, avevo

358
J. K. Rowling

l’impressione che i Goblin fossero dalla parte di Tu-Sai-


Chi, dopo tutto.”
“Hai avuto una falsa impressione,” disse il Goblin
dalla voce più acuta. “Noi non prendiamo posizione.
Questa è una guerra di maghi.”
“Come siete finiti col nascondervi, allora?”
“L’ho ritenuto prudente,” disse il Goblin dalla voce
più profonda. “Avendo rifiutato una richiesta che giudico
impertinente, ho ritenuto che la mia sicurezza personale
fosse in pericolo.”
“Che cosa ti hanno chiesto di fare?” domandò Ted.
“Doveri che mal si accordano con la dignità della mia
razza,” replicò il Goblin, la sua voce più roca e meno
umana nel pronunciare queste parole. “Io non sono un elfo
domestico.”
“Che mi dici di te, Grifuk?”
“Ragioni simili,” disse il Goblin dalla voce più acuta
“La Gringott non è più sotto il controllo esclusivo della
mia razza. Io non riconosco un Mago come padrone.”
Aggiunse qualcosa sussurrando in Goblinese e
Gornuk rise.
“Quale è la battuta?” domandò Dean.
“Ha detto,” replicò Dirk “Che ci sono cose che i
maghi non sanno riconoscere.”
Ci fu una piccola pausa.
“Non l’ho capita,” disse Dean.
“Mi sono preso una piccola vendetta prima di
andarmene,” disse Grifuk in inglese.
“Buon uomo… Goblin, dovrei dire,” si corresse
frettolosamente Ted “Non sarai mica riuscito a chiudere

359
Harry Potter e i Cimeli della Morte

un Mangiamorte in uno delle casseforti di massima sicu-


rezza, vero?”
“Se lo avessi fatto, la spada non lo avrebbe aiutato a
uscire,” replicò Grifuk. Gornuk rise di nuovo e anche Dirk
fece una secca risatina.
“Dean ed io stiamo ancora perdendoci qualcosa,”
disse Ted.
“Vale anche per Severus Piton, sebbene lui non lo
sappia,” disse Grifuk e i due Goblin scoppiarono in una
risata maliziosa.
Dentro la tenda il respiro di Harry si abbassò per
l’eccitazione. Lui ed Hermione si guardarono a vicenda,
ascoltando il più attentamente che potevano.
“Non ne hai sentito parlare, Ted?” domandò Dirk “Dei
ragazzi che hanno tentato di rubare la spada di Grifondoro
dall’ufficio di Piton, a Hogwarts?”
Una corrente elettrica sembrò scorrere attraverso
Harry, scuotendogli ogni nervo mentre restava inchiodato
sul posto.
“Mai sentita una parola,” disse Ted “Non c’era nel
Profeta, vero?”
“Non credo proprio,” ridacchiò Dirk. “Me lo ha detto
Grifuk, ne ha sentito parlare da Bill Weasley che lavora
per la banca. Uno dei ragazzi che ha tentato di rubare la
spada, era la sorella minore di Bill.”
Harry guardò verso Hermione e Ron, entrambi i quali
stringevano convulsamente le orecchie oblunghe, come se
fossero state degli appigli di salvezza.
“Lei e una coppia di amici sono andati nell’ufficio di
Piton e hanno ridotto in pezzi la teca di vetro dove appa-
rentemente era conservata la spada. Piton li ha acciuffati

360
J. K. Rowling

mentre tentavano di farla uscire di nascosto giù per le


scale.”
“Ah, Dio li benedica,” disse Ted “Che cosa crede-
vano, che sarebbero stati in grado di usare la spada contro
Tu-sai-chi? O contro Piton stesso?”
“Beh, qualunque cosa pensassero di farci, Piton ha
deciso che la spada non era sicura al suo posto,” disse
Dirk “Un paio di giorni dopo, una volta che ebbe avuto il
consenso di Tu-Sai-Chi, immagino, la mandò a Londra
perché venisse custodita alla Gringott.”
I Goblin cominciarono a ridere di nuovo.
“Io ancora non capisco lo scherzo,” disse Ted.
“È un falso,” disse con voce aspra Grifuk. “La spada
di Grifondoro!”
“Oh sì. È una copia, una copia eccellente, è vero, ma è
stata fabbricata da maghi. L’originale fu forgiata secoli fa
dai Goblin e ha certe proprietà che solo le armi fatte dai
Goblin possiedono. Dovunque sia la vera spada di
Grifondoro, non è in una cassaforte alla banca Gringott.”
“Capisco,” disse Ted “E ritengo che tu non ti sia
preoccupato di dirlo ai Mangiamorte?”
“Non ho visto alcuna ragione di angustiarli con
quest’informazione,” disse Grifuk compiaciuto e Ted e
Dean si unirono alle risate di Gornuk e Dirk.
Dentro la tenda, Harry chiuse gli occhi, desiderando
che qualcuno facesse la domanda di cui aveva bisogno di
sentire la risposta e dopo un minuto che sembrarono dieci,
Dean gli fece il favore; anche lui era (ricordò Harry con
un sobbalzo) un ex-ragazzo di Ginny.
“Cosa è successo a Ginny e agli altri? Quelli che
hanno tentato di rubarla?”

361
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Oh, sono stati puniti, e crudelmente anche,” disse


Grifuk con indifferenza.
“Stanno bene, però?” domandò Ted con urgenza
“Voglio dire, i Weasley non hanno bisogno che qualcun
altro dei loro figli venga ferito, no?”
“Non hanno subito alcun danno serio, per quel che ne
so,” disse Grifuk.
“Per loro fortuna,” disse Ted. “Con i precedenti di
Piton, suppongo che dovremmo essere lieti che siano
ancora vivi.”
“Tu credi a quella storia, quindi, Ted?” domandò Dirk
“Tu credi che Piton abbia ucciso Silente?”
“È naturale che ci credo,” disse Ted “Non te ne starai
seduto lì a dirmi che Potter é coinvolto?”
“Difficile sapere a chi credere in questi giorni,”
borbottò Dirk.
“Io conosco Harry Potter,” disse Dean “E ritengo che
lo sia davvero… il Prescelto o comunque lo vogliate
chiamare.”
“Sì, c’è parecchia gente a cui piacerebbe credere che
lo sia, figliolo,” disse Dirk “Me incluso. Eppure dov’è?
Fuggito, a quanto sembra. Ti verrebbe da pensare che, se
sapesse qualcosa che non sappiamo, o se avesse qualche
cosa di speciale, ora sarebbe là a combattere, a riunire la
resistenza, invece di nascondersi. E sai, il Profeta ha fatto
una grande campagna contro di lui…”
“Il Profeta?” sbuffò Ted “Ti meriti di essere ingan-
nato se ancora leggi quelle cose, Dirk. Se vuoi i fatti, leggi
il Cavillo.”
Ci fu un’improvvisa esplosione di rumori come se
qualcuno stesse soffocando e di conati di vomito, più una

362
J. K. Rowling

buona quantità di colpi sordi. Da quel che sembrava Dirk


aveva inghiottito una lisca di pesce. Alla fine biascicò “Il
Cavillo? Quella folle carta straccia di Xeno Lovegood?”
“Non è così folle, di questi tempi,” disse Ted
“Dovresti dargli un’occhiata. Xeno sta stampando tutte le
cose che il Profeta ignora, non un singolo accenno ai
Ricciocorni Schiattosi nell’ultimo numero. Quanto a lungo
lo lasceranno fare, certo, non lo so. Ma Xeno dice, nella
prima pagina di ogni numero, che la priorità numero uno
di ogni mago che sia contro Tu-Sai-Chi, dovrebbe essere
aiutare Harry Potter.”
“Difficile aiutare un ragazzo che è scomparso dalla
faccia della terra,” disse Dirk.
“Ascolta, il fatto che non lo abbiano ancora preso è un
buon segno,” disse Ted “Accetterei con piacere i suoi
consigli. Restare liberi é quello che stiamo tentando di
fare, no?”
“Sì, bene, su questo hai ragione,” disse Dirk grave-
mente “Con l’intero Ministero e tutti i loro informatori che
lo cercano, mi sarei aspettato che lo avessero già catturato.
Voglio dire, chi ci assicura che non lo abbiano già preso e
ucciso senza pubblicizzarlo?”
“Ah, non pensarlo nemmeno, Dirk,” mormorò Ted.
Ci fu una lunga pausa riempita con ulteriori rumori di
coltelli e forchette. Quando parlarono di nuovo, fu per
discutere se dovessero dormire sull’argine o tornare al
pendio alberato. Decidendo che gli alberi avrebbero dato
loro una migliore copertura, spensero il fuoco, quindi si
arrampicarono sul pendio, mentre le loro voci si affievo-
livano.

363
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry, Ron ed Hermione arrotolarono le Orecchie


Oblunghe. Harry, che aveva trovato sempre più difficile
riuscire a rimanere zitto man mano che ascoltavano, ora si
ritrovò incapace di dire altro che, “Ginny... la spada...”
“Lo so!” disse Hermione.
Si protese per prendere la piccola la borsa ornata di
perle, questa volta affondando il braccio fino all’ascella.
“Ecco… ci… siamo…” disse a denti stretti mentre
estraeva qualcosa che, evidentemente, era nelle profondità
della borsa. Lentamente, spuntò alla vista l’orlo della
elaborata cornice di un quadro. Harry si precipitò ad
aiutarla. Appena estratto completamente, dalla borsa di
Hermione, il ritratto vuoto di Phineas Nigellus, lei vi
puntò la bacchetta contro di esso, pronta a pronunciare un
incantesimo in ogni momento.
“Se qualcuno ha scambiato la vera spada con la falsa
mentre era nell’ufficio di Silente,” ansimò, mentre
appoggiavano il dipinto contro un lato della tenda
“Phineas Nigellus dovrebbe averlo visto accadere, lui è
appeso proprio a fianco della custodia!”
“A meno che non dormisse!” disse Harry, ma ancora
tratteneva il respiro quando Hermione, con la bacchetta
pronta, s’inginocchiò davanti alla tela vuota, si schiarì la
gola e chiamò, “Ehm… Phineas? Phineas Nigellus?”
Non accadde nulla.
“Phineas Nigellus?” disse Hermione di nuovo
“Professor Black? Per favore potremmo parlarle? Per
favore?”
“«Per favore» aiuta sempre,” disse una fredda voce
maligna e Phineas Nigellus scivolò nel suo ritratto. In quel
momento Hermione urlò, “Obscuro!”

364
J. K. Rowling

Una benda nera apparve sopra gli occhi scuri e intel-


ligenti di Phineas Nigellus, portandolo a sbattere contro la
cornice e strillare di dolore.
“Cosa… come osi… cosa stai…?”
“Mi dispiace molto, Professor Black,” disse
Hermione, “ma è una precauzione necessaria!”
“Togli questa sciocca aggiunta all’istante! Toglila, ho
detto! Stai rovinando un grande lavoro artistico! Dove mi
trovo? Che sta succedendo?”
“Non importa dove siamo,” disse Harry e Phineas
Nigellus si bloccò, abbandonando i vani tentativi di
togliersi la benda dipinta.
“È possibile che questa sia la voce dell’elusivo Mr.
Potter?”
“Forse,” disse Harry, sapendo che questo avrebbe
catturato l’interesse di Phineas Nigellus. “Abbiamo un
paio di domande da farle… sulla spada di Grifondoro.”
“Ah,” disse Phineas Nigellus, che ora girava la testa di
qua e di là tentando di vedere Harry “Sì. Quella sciocca
ragazza ha agito in modo davvero poco saggio…”
“La smetta di parlare in quel modo di mia sorella,”
disse Ron aspramente. Phineas Nigellus alzò le sopracci-
glia, sprezzante.
“Chi altro c’è qui?” domandò, girando la testa da una
parte all’altra “Il tuo tono non mi piace! La ragazza e i
suoi amici sono stati estremamente sciocchi. Rubare al
preside!”
“Loro non stavano rubando,” disse Harry “Quella
spada non è di Piton.”
“Appartiene alla scuola del Professor Piton,” disse
Phineas Nigellus “E, per l’esattezza, con quale diritto la

365
Harry Potter e i Cimeli della Morte

ragazza Weasley la voleva? Ha meritato la punizione,


come quell’idiota di Paciock e quella strampalata della
Lovegood!”
“Neville non è un’idiota e Luna non è strampalata!”
disse Hermione.
“Dove mi trovo?” ripeté Phineas Nigellus, comin-
ciando ad armeggiare di nuovo con la benda “Dove mi
avete portato? Perché mi avete tolto dalla casa dei miei
antenati?”
“Lasci perdere! In che modo Piton ha punito Ginny,
Neville e Luna?” domandò Harry con impazienza.
“Il Professor Piton li ha mandati nella Foresta Proibita
a fare qualche lavoro per quello zoticone, Hagrid.”
“Hagrid non è uno zoticone!” disse Hermione in modo
stridulo.
“E Piton magari credeva che quella fosse una puni-
zione,” disse Harry “Ma Ginny, Neville e Luna proba-
bilmente si saranno fatti delle risate con Hagrid. La
Foresta Proibita… hanno affrontato cose molto peggiori
che la Foresta Proibita, sai che paura!”
Si sentì sollevato. Aveva immaginato cose orribili, nel
peggiore dei casi la Maledizione Cruciatus.
“Quello che volevamo veramente sapere, Professor
Black, è se qualcun altro ha, hum, portato via la spada?
Forse è stata portata via per essere pulita o… o per
qualcosa?”
Phineas Nigellus interruppe nuovamente i suoi sforzi
per liberare gli occhi e ridacchiò.
“Babbana di nascita” disse “Le armi fatte dai Goblin
non richiedono pulizia, sciocca ragazza. L’argento dei

366
J. K. Rowling

Goblin respinge la sporcizia mondana e assorbe soltanto


ciò che la rafforza.”
“Non chiami Hermione sciocca,” disse Harry.
“Comincio a stancarmi di essere contraddetto,” disse
Phineas Nigellus “Forse per me è arrivata l’ora di ritornare
nell’ufficio del preside?”
Ancora accecato, cominciò a cercare a tastoni il lato
della sua cornice, tentando di sentire al tatto la via di
uscita dal ritratto e ritornare in quello a Hogwarts. Harry
ebbe un’improvvisa ispirazione.
“Silente! Non può portarci Silente?”
“Chiedo scusa?” domandò Phineas Nigellus.
“Il ritratto del professor Silente… non potrebbe
portarlo qui, nel suo?”
Phineas Nigellus girò la faccia in direzione della voce
di Harry.
“Evidentemente non sono solo i Babbani di nascita ad
essere ignoranti. I ritratti di Hogwarts possono comunicare
l’uno con l’altro, ma non possono uscire fuori dal castello
eccetto che per visitare un altro dei loro ritratti appesi
altrove. Silente non può venire qui con me, e dopo il
trattamento che ho ricevuto da parte vostra, vi posso
assicurare che io non tornerò certo a farvi visita!”
Un po’ mortificato, Harry guardò Phineas raddoppiare
i suoi tentativi di lasciare la sua cornice.
“Professor Black,” disse Hermione “Non potrebbe
dirci, per favore, quando è stata l’ultima volta che la spada
di Grifondoro fu tolta dal suo fodero? Prima che Ginny la
prendesse, intendo?”
Phineas sbuffò impazientemente.

367
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Credo che l’ultima volta che vidi la spada di


Grifondoro tolta dal fodero, sia stata quando il Professor
Silente la usò per aprire un anello.”
Hermione si girò bruscamente per guardare Harry.
Nessuno di loro osò dire di più davanti a Phineas Nigellus,
che infine era riuscito a localizzare l’uscita.”
“Bene, buona notte a voi,” disse, un po’ pungente e
cominciò ad uscire nuovamente dal loro campo visivo.
Solo la punta della tesa del cappello era ancora in vista,
quando Harry urlò all’improvviso.
“Aspetti! Ha detto a Piton cosa ha visto quella volta?”
Phineas Nigellus fece rispuntare la sua testa accecata
nel quadro.
“Il professor Piton ha cose più importanti in mente,
che le molte eccentricità di Albus Silente. Addio Potter!”
E, detto ciò, svanì completamente, lasciandosi dietro
nient’altro che lo sfondo scuro.
“Harry!” urlò Hermione.
“Lo so,” gridò Harry. Incapace di contenersi, scagliò
un pugno nell’aria. Questo era più di ciò che aveva osato
sperare. Percorse a grandi passi la tenda, sentendo che
avrebbe potuto correre per un miglio intero. Non sentiva
più nemmeno la fame. Hermione stava infilando nuova-
mente il ritratto di Phineas Nigellus nella borsetta ornata
di perline. Una volta chiusa la fibbia, buttò da parte la
borsa e alzò la faccia raggiante verso Harry.
“La spada può distruggere gli Horcrux! Le lame dei
Goblin assorbono solo ciò che le fortifica… Harry, quella
spada è impregnata di veleno di basilisco!”
“E Silente non me l’ha data perché ne aveva ancora
bisogno, voleva usarla sul medaglione…”

368
J. K. Rowling

“… e deve aver capito che non te l’avrebbero lasciata


avere se l’avesse messa nel testamento…”
“… così ne ha fatta una copia…”
“… e ha messo un falso nella custodia di vetro…”
“… e ha lasciato quella vera… dove?”
Si guardarono l’un l’altro. Harry sentì che la risposta
gli ronzava intorno, invisibile, nell’aria intorno, vicina in
modo stuzzicante. Perché Silente non glielo aveva detto?
Oppure l’aveva effettivamente detto ad Harry, ma lui non
lo aveva capito in quel momento?
“Pensa!” sussurrò Hermione “Pensa! Dove potrebbe
averla lasciata?”
“Non a Hogwarts” disse Harry, riprendendo a
camminare.
“Da qualche parte a Hogsmeade?” suggerì Hermione.
“La stamberga strillante?” disse Harry “Nessuno ci va
mai.”
“Ma Piton sa come andarci, non sarebbe un po’
rischioso?”
“Silente aveva fiducia in Piton,” le ricordò Harry.
“Non abbastanza da dirgli di aver scambiato le spade,”
disse Hermione.
“Sì, hai ragione!” disse Harry e si sentì ancor più
rallegrato al pensiero che Silente avesse avuto qualche
riserva, anche se debole, sulla lealtà di Piton “Così
dovrebbe aver nascosto la spada ben lontano da
Hogsmeade, allora? Cosa ne pensi Ron? Ron?”
Harry si guardò intorno. Per uno sconcertante
momento pensò che Ron avesse lasciato la tenda, poi capì
che Ron era steso nell’ombra, sul lettino inferiore, e li
stava guardando con la faccia di pietra.

369
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Oh, vi siete ricordati di me?” disse.


“Cosa?”
Ron sbuffò, mentre alzava lo sguardo verso il letto
superiore.
“Continuate voi due. Non lasciate che vi rovini il
divertimento.”
Perplesso, Harry guardò Hermione per un aiuto, ma
lei scosse la testa, apparentemente tanto sconcertata
quanto lo era lui.
“Qual è il problema?” domandò Harry.
“Problema? Non c’è nessun problema,” disse Ron,
rifiutandosi ancora di guardare Harry “Non a tuo parere,
per lo meno.”
Si sentirono diversi plunk sulla tela sopra le loro teste.
Aveva iniziato a piovere.
“Beh, tu ovviamente hai un problema,” disse Harry
“Sputalo fuori, ti va?”
Ron fece penzolare le lunghe gambe fuori dal letto e si
sedette. Sembrava meschino, diverso dal solito.
“Va bene, lo sputerò fuori. Non aspettarti che io
saltelli su e giù per la tenda perché c’è qualche altra
dannata cosa che dobbiamo trovare. Aggiungila sempli-
cemente alla lista delle cose che tu non sai.”
“Io non so?” ripeté Harry “Io non so?”
Plunk, plunk, plunk: la pioggia stava cadendo sempre
più forte e più pesante; picchiettava sull’argine coperto di
foglie su cui si trovavano e nel fiume, rumoreggiando
attraverso l’oscurità. Il timore spense il giubilo di Harry.
Ron stava dicendo esattamente quello che Harry aveva
sospettato e temuto che pensasse.

370
J. K. Rowling

“Non è che non mi stia divertendo alla follia, qui,”


disse Ron “Sai, con il braccio ferito, niente da mangiare e
congelandomi il sedere ogni notte. Io speravo solo che
dopo aver girato a vuoto per qualche settimana, avremmo
ottenuto qualcosa.”
“Ron,” disse Hermione, ma con un tono di voce così
basso che Ron potette fingere di non aver sentito nel forte
tamburellare della pioggia che adesso picchiava sulla
tenda.
“Pensavo tu sapessi in cosa ti stavi imbarcando” disse
Harry.
“Già, anch’io lo pensavo.”
“Allora quale parte non è all’altezza delle tue aspet-
tative?” domandò Harry. La rabbia gli veniva in difesa, a
quel punto. “Pensavi che avremmo alloggiato in un hotel a
cinque stelle? Che avremmo trovato un Horcrux un giorno
si e uno no? Pensavi che saresti tornato a casa da mamma
per Natale?”
“Pensavamo sapessi che cosa fare!” urlò Ron, alzan-
dosi, e le sue parole trafissero Harry come coltelli scottanti
“Noi pensavamo che Silente ti avesse detto cosa fare, noi
pensavamo che tu avessi un piano vero!”
“Ron!” disse Hermione, questa volta chiaramente
udibile sotto la pioggia che rombava contro il tetto della
tenda, ma lui la ignorò di nuovo.
“Beh, mi dispiace di averti deluso,” disse Harry, con
voce piuttosto calma nonostante si sentisse vuoto e
inadeguato. “Io sono stato chiaro con voi fin dall’inizio, vi
ho detto tutto ciò che Silente ha detto a me. E nel caso tu
non lo avessi notato, abbiamo trovato un Horcrux…”

371
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Sì, e siamo così vicini a liberarcene quanto siamo


vicini a trovare i restanti… per niente vicino, in altre
parole!”
“Togliti il medaglione, Ron,” disse Hermione, con
voce insolitamente alta “Per favore toglilo. Non parleresti
così se non lo avessi indossato tutto il giorno.”
“Sì, lo farebbe,” disse Harry, che non voleva giustifi-
cazioni per Ron “Pensi che non vi abbia notato bisbigliare
alle mie spalle? Pensavate che non avessi indovinato che
avevate queste cose in mente?”
“Harry, noi non abbiamo…”
“Non mentire!” le urlò Ron “Anche tu lo hai detto, hai
detto che eri delusa, hai detto che pensavi che avesse
qualcosa in più per continuare che…”
“Non l’ho detto in questo modo… Harry, non l’ho
fatto!” urlò lei.
La pioggia pesava sulla tenda, le lacrime colavano
lungo il viso di Hermione e l’eccitazione di pochi minuti
prima era scomparsa come se non ci fosse stata mai, un
fuoco d’artificio effimero che era scoppiato e poi morto,
lasciando tutto buio, bagnato e freddo. La spada di
Grifondoro era nascosta non sapevano dove e loro erano
solo tre adolescenti in una tenda, e il solo risultato che
avevano ottenuto era non essere ancora morti.
“Allora perché sei ancora qui?” domandò Harry a
Ron.
“Mi piacerebbe saperlo,” disse Ron
“Vattene a casa allora,” disse Harry.
“Sì, forse lo farò!” urlò Ron e fece alcuni passi verso
Harry, che non indietreggiò “Non hai sentito che cosa
hanno detto di mia sorella? Ma tu non hai fatto una piega,

372
J. K. Rowling

no, è solo la Foresta Proibita, ad Harry io-ho-affrontato-


cose-peggiori Potter non importa che cosa possa accaderle
là dentro, bene, a me sì, va bene? Ragni giganti e roba
pazzesca…”
“Io stavo solo dicendo… lei era con gli altri, erano
con Hagrid…”
“… sì, ho capito, non ti interessa! E del resto della mia
famiglia, «I Weasley non hanno bisogno di un altro figlio
ferito», non l’hai sentito?”
“Sì, io…”
“Non ti sei preoccupato di cosa significasse, però?”
“Ron!” disse Hermione, mettendosi tra loro “Io non
penso significhi che sia accaduto qualche cosa di nuovo,
qualche cosa che non sappiamo. Pensa, Ron, Bill è già
stato ferito, ormai molte persone devono aver visto che
George ha perso un orecchio e si ritiene che tu sia sul
punto di morire a causa della Spruzzolosi, io sono sicura
che quello che intendeva…”
“Oh, ne sei sicura, vero? Giusto allora, bene, io non
voglio dovermi preoccupare per loro. È tutto a posto per
voi due, vero? Con i vostri genitori al sicuro lontano…”
“I miei genitori sono morti!” urlò Harry.
“E i miei potrebbero fare la stessa fine!” gridò Ron.
“Allora VAI!” urlò Harry “Torna da loro, fingi di
essere guarito dalla tua Spruzzolosi e la mamma sarà in
grado di darti da mangiare fino a scoppiare e…”
Ron fece un movimento improvviso. Harry reagì, ma
prima che la bacchetta di entrambi fosse del tutto uscita
dalle tasche, Hermione aveva alzato la sua.
“Protego!” urlò e uno scudo invisibile si espanse fra
lei ed Harry da una parte e Ron dall’altra.

373
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Furono tutti costretti, dalla forza dell’incantesimo, a


fare qualche passo indietro, Harry e Ron si fissavano da
entrambi i lati della barriera trasparente come se si
stessero guardando chiaramente per la prima volta. Harry
sentì un astio corrosivo verso Ron. Qualche cosa si era
rotta tra loro.
“Lascia l’Horcrux,” disse Harry.
Ron passò la catena intorno alla testa e gettò il
medaglione su una sedia vicina. Si girò verso Hermione.
“Tu cosa fai?”
“Che intendi?”
“Resti o cosa?”
“Io…” sembrava afflitta. “Sì… sì, io resto. Ron,
abbiamo detto che saremmo andati con Harry, abbiamo
detto che lo avremmo aiutato…”
“Ho capito. Scegli lui.”
“Ron, no… per favore… torna indietro, torna
indietro!”
Fu ostacolata dal proprio incantesimo Scudo. Nel
tempo che le ci volle per rimuoverlo, lui era già fuggito
nella notte. Harry rimase quasi fermo e silenzioso,
ascoltandola singhiozzare e chiamare il nome di Ron tra
gli alberi.
Pochi minuti dopo tornò, con i capelli inzuppati
appiccicati sul volto.
“Se ne è a-a-andato! Smaterializzato!”
Lei si buttò su una sedia, si raggomitolò ed iniziò a
piangere.
Harry si sentiva stordito. Si chinò, raccolse l’Horcrux
e se lo mise intorno al collo. Trascinò via le coperte dalla
cuccetta di Ron e le lanciò sopra Hermione. Poi si

374
J. K. Rowling

arrampicò sul suo letto e rimase a guardare il tetto di tela,


ascoltando il picchiettare della pioggia.

375
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO SEDICI

GODRIC’S HOLLOW
Quando Harry si svegliò, il giorno seguente, ci vollero
parecchi secondi prima che si ricordasse dell’accaduto.
Poi sperò puerilmente che fosse stato tutto un sogno, che
Ron fosse ancora lì, che non se ne fosse mai andato.
Eppure, girando la testa sul cuscino, vedeva la cuccetta di
Ron deserta. Era come un cadavere, per il modo in cui
sembrava attrarre la sua attenzione. Harry saltò giù dal
letto, allontanando lo sguardo quello dal posto di Ron.
Hermione, che era già indaffarata in cucina, non gli
augurò il buongiorno, ma voltò il viso velocemente,
quando entrò. Se ne è andato, si disse Harry. Se ne è
andato. Sentiva di dover continuare a ripeterlo
mentalmente mentre si lavava e vestiva, come se la

376
J. K. Rowling

ripetizione potesse alleviare lo shock. Se ne è andato e


non ritornerà. Era la pura e semplice verità, Harry lo
sapeva, perché i loro incantesimi di protezione avrebbero
reso impossibile ritrovarli, per Ron, una volta lasciato quel
posto.
Lui ed Hermione fecero colazione in silenzio.
Hermione aveva gli occhi gonfi e arrossati, come se non
avesse dormito. Fecero i bagagli, Hermione perdendo
tempo. Harry sapeva perché tentava di prolungare al
massimo la loro permanenza lì, sulla riva del fiume. Molte
volte la vide guardarsi intorno speranzosa, ed era sicuro
che lei ogni volta si illudesse di sentire dei passi attraverso
la pioggia scrosciante, ma dal bosco non uscì nessuna
sagoma dai capelli rossi. Ogni volta che Harry la imitava,
guardandosi intorno (perché non poteva fare a meno di
sperare un po’ anche lui) e non vedendo altro che alberi
zuppi di pioggia, un’ altra piccola dose di furia gli
esplodeva dentro. Gli sembrava di riascoltare Ron mentre
gridava: “Pensavamo tu sapessi cosa fare!” e riprendeva a
riordinare con un grosso nodo alla bocca dello stomaco.
Il vicino fiume fangoso si gonfiava rapidamente e
presto sarebbe straripato. S’erano attardati di un’ora
abbondante, rispetto al tempo impiegato solitamente per
rifare il campo. Alla fine, dopo aver rimpacchettato tutto
per tre volte, Hermione sembrò non trovare più altre scuse
per rimandare. Lei ed Harry si presero per mano e si
Smaterializzarono, riapparendo sul pendio di una collina
spazzata dal vento e ricoperta di erica.
Nell’istante in cui arrivarono, Hermione lasciò la
mano di Harry e si allontanò da lui per andare a sedersi su
una grossa roccia, il volto tra le ginocchia, ed Harry si rese

377
Harry Potter e i Cimeli della Morte

conto che piangeva disperatamente. La guardò,


supponendo di doverla seguirle e consolarla, ma qualcosa
lo tenne inchiodato dov’era. Si sentiva totalmente freddo e
teso. Ancora una volta ricordò l’espressione indignata sul
volto di Ron. Marciò a grandi passi sull’edera, formando
un ampio cerchio con al centro la sconvolta Hermione,
lanciando gli incantesimi che di solito lei eseguiva per
assicurare la protezione.
Non parlarono più di Ron, nei giorni successivi. Harry
era deciso a non citare mai più il suo nome e Hermione
sembrava aver capito che non era il caso di imporre
l’argomento, anche se talvolta, di notte, quando pensava
che lui stesse dormendo, Harry la sentiva piangere. Nel
frattempo Harry aveva preso l’abitudine di tirar fuori la
Mappa del Malandrino ed esaminarla alla luce della
bacchetta. Aspettava il momento in cui la targhetta di Ron
sarebbe comparsa nei corridoi di Hogwarts, provando che
era ritornato al confortevole castello, protetto dalla sua
condizione di Purosangue. Ron non apparve sulla mappa,
in ogni caso, e dopo poco Harry si ritrovò a scrutare il
nome di Ginny nel dormitorio delle ragazze, desiderando
che l’intensità della sua attenzione le entrasse nei sogni,
così che potesse in qualche modo sapere che lui la
pensava, sperando per lei ogni bene.
Durante il giorno si dedicavano al tentativo di indivi-
duare le possibili ubicazioni della spada di Grifondoro, ma
più discutevano dei posti in cui Silente avrebbe potuto
nasconderla, più le loro speculazioni apparivano disperate
e inverosimili. Si spremeva le meningi più che poteva, ma
Harry non riusciva a ricordare che Silente gli avesse mai
descritto un posto dove avrebbe potuto nascondere

378
J. K. Rowling

qualcosa. C’erano momenti in cui non sapeva se essere


arrabbiato più con Ron o con Silente. Pensavamo che tu
sapessi cosa fare… pensavamo che Silente ti avesse detto
cosa fare… pensavamo avessi un piano vero!
Non poteva mentire a se stesso. Ron aveva ragione.
Silente, in pratica, l’aveva lasciato con niente. Avevano
scoperto un Horcrux, ma non avevano idea di come
distruggerlo. Gli altri sembravano ancora più irraggiun-
gibili di prima. La disperazione minacciava d’inghiottirlo.
Si stupiva di pensare quanto presuntuoso si fosse
dimostrato nell’accettare che i suoi amici lo
accompagnassero nel suo girovagare senza meta. Non
sapeva nulla, non aveva idee ed era costantemente, peno-
samente sul chi vive per ogni minimo segno potesse
indicargli che anche Hermione ne aveva abbastanza, che
se ne sarebbe andata anche lei.
Trascorsero molte sere quasi in silenzio ed Hermione
iniziò a tirar fuori il ritratto di Phineas Nigellus e appog-
giarlo su una poltrona, come se in parte potesse riempire il
vuoto lasciato dalla partenza di Ron. Nonostante si fosse
impegnato a non riapparire, Phineas Nigellus sembrava
non resistere alla possibilità di saperne di più su cosa
Harry stesse combinando e acconsentì a ritornare con gli
occhi bendati a intervalli regolari di pochi giorni o giù di
lì. Harry era quasi contento di vederlo, perché era una
compagnia, sebbene di natura altezzosa e sprezzante.
Gradirono ogni notizia proveniente da Hogwarts, per
quanto Phineas Nigellus non fosse l’informatore ideale.
Venerava Piton, il primo Preside Serpeverde da quando lui
stesso era stato preside della Scuola, e dovevano essere
cauti nel criticare o fare domande impertinenti su Piton,

379
Harry Potter e i Cimeli della Morte

altrimenti Phineas Nigellus avrebbe lasciato il ritratto


all’istante.
Si lasciò comunque sfuggire qualche indiscrezione.
Piton sembrava essere minacciato da una impalpabile ma
costante ribellione da parte di una fazione di studenti. A
Ginny era stato proibito di andare a Hogsmeade. Piton
aveva reintrodotto il vecchio Decreto della Umbridge che
proibiva riunioni di tre o più studenti ed ogni associazione
studentesca non ufficiale.
Da tutte queste informazioni, Harry dedusse che
Ginny, probabilmente con l’appoggio di Neville e Luna,
facessero del loro meglio per far rivivere l’Esercito di
Silente. Queste notizie frammentarie procurarono ad
Harry una voglia di vedere Ginny così irresistibile da
fargli venire mal di stomaco.
Quelle informazioni, però, lo inducevano anche a
ripensare a Ron, e a Silente, e alla stessa Hogwarts, che gli
mancava quasi quanto la sua ex ragazza. A dire il vero,
quando Phineas Nigellus parlò delle misure restrittive di
Piton, Harry fu colto da una fuggevole follia immaginando
di tornare a scuola semplicemente per appoggiare la
destabilizzazione del regime di Piton. Avere la pancia
piena, un letto soffice e altre persone di cui essere il capo,
sembrava essere la prospettiva più meravigliosa al mondo,
in quel momento. Ricordò di essere l’Indesiderabile
Numero Uno, però, di avere sulla sua testa una taglia di
diecimila Galeoni e che camminare nei corridoi di
Hogwarts sarebbe stato pericoloso quanto fare una
passeggiata al Ministero della Magia.
Per la verità, Phineas Nigellus enfatizzò inavvertita-
mente questo pensiero infilando qua e là domandine su

380
J. K. Rowling

dove loro si trovassero. Hermione lo ricacciava nella


borsetta con le perline ogni volta che accadeva, e
immancabilmente Phineas Nigellus si rifiutava di riappa-
rire nel ritratto per diversi giorni, dopo questi bruschi
commiati.
Il clima si faceva sempre più freddo. Non osavano
rimanere nella stessa zona troppo a lungo, ed invece di
restare nel sud dell’Inghilterra, dove una forte gelata
sarebbe stata la loro preoccupazione maggiore, continua-
rono a girovagare su e giù per il Paese, affrontando il
fianco di una montagna, dove il nevischio si posò pesante
sulla tenda, o un’ampia e piatta palude, dove la tenda fu
allagata dall’acqua ghiacciata, oppure ancora una
minuscola isola al centro di un lago scozzese, dove la neve
quasi seppellì la tenda in una sola notte.
Avevano già scorto alberi di Natale scintillare dalle
finestre di diversi salotti, quando arrivò una sera in cui
Harry decise di suggerire, di nuovo, quello che gli
sembrava l’unico posto inesplorato che restava. Avevano
appena finito di cenare con un pasto insolitamente buono:
Hermione era andata in un supermercato nascosta sotto il
Mantello dell’Invisibilità (lasciando scrupolosamente i
soldi in un registratore di cassa aperto prima di uscire),
che Harry immaginò di trovarla più arrendevole del solito,
con lo stomaco pieno di spaghetti alla bolognese e pere in
scatola. Aveva persino avuto l’accortezza di suggerire una
pausa di qualche ora dall’indossare l’Horcrux, che ora
penzolava dalla sponda del letto alle sue spalle.
“Hermione?”
“Mmm?” era rannicchiata in una delle flaccide
poltrone con Le Novelle di Beedle il Bardo. Non riusciva a

381
Harry Potter e i Cimeli della Morte

immaginare quante altre volte ancora lei potesse


riprendere in mano il libro, che dopotutto non era così
lungo, ma evidentemente stava ancora decifrando
qualcosa, perché Geroglifici e Logogrammi Magici
giaceva aperto su un bracciolo della poltrona.
Harry si schiarì la voce. Si sentiva esattamente come
quando, parecchi anni prima, aveva chiesto alla professo-
ressa McGranitt l’autorizzazione per andare a Hogsmeade,
malgrado non fosse riuscito a persuadere i Dursley a
firmare il suo foglio di permesso.
“Hermione, stavo pensando, e…”
“Harry, puoi aiutarmi con questo?” sembrava proprio
che non l’avesse sentito. Si piegò in avanti e gli allungò
Le Novelle di Beedle il Bardo.
“Osserva quel simbolo,” disse, indicando l’inizio della
pagina. Sopra a quello che Harry dedusse fosse il titolo
della storia (non essendo capace di leggere le rune, non
poteva esserne sicuro) c’era un disegno di qualcosa simile
a un occhio triangolare, con la pupilla attraversata da una
linea verticale.
“Non ho mai studiato Antiche Rune, Hermione.”
“Lo so, ma quella non è una runa e non c’è nemmeno
in Geroglifici e Logogrammi Magici. Finora ho sempre
pensato che fosse il disegno di un occhio, ma non credo lo
sia! È stato scritto a penna, qualcuno l’ha disegnato, non
fa parte del libro. Pensa, l’hai mai visto prima?”
“No… no, aspetta un momento.” Harry guardò
meglio. “Non è lo stesso simbolo che il padre di Luna
portava al collo?”
“Già, è quello che è venuto in mente anche a me!”
“Questo è il marchio di Grindelwald”.

382
J. K. Rowling

Lo fissò, con la bocca aperta.


“Cosa?”
“Me l’ha spiegato Krum…”
Le raccontò la storia che Victor Krum gli aveva
narrato al matrimonio. Hermione sembrava sconvolta.
“Il marchio di Grindelwald?”
Continuava a spostare lo sguardo da Harry al simbolo,
e viceversa.
“Non ho mai sentito che Grindelwald avesse un
marchio. Non è citato in nessuno dei libri su di lui che ho
letto.”
“Beh, come dicevo, Krum lo ha riconosciuto come il
simbolo inciso su un muro di Durmstrang dallo stesso
Grindelwald.”
Hermione si lasciò cadere sulla poltrona, accigliata.
“È molto strano. Se fosse un simbolo delle Arti
Oscure, che ci fa in un libro di favole per bambini?”
“Si, è curioso,” disse Harry. “E credi anche che
Scrimgeour l’abbia riconosciuto. Era il Ministro, avrebbe
dovuto essere un esperto in roba Oscura.”
“Lo so… forse pensava fosse un occhio, proprio come
me. Tutte le altre storie hanno piccoli disegni sopra il
titolo.”
Smise di parlare, ma continuò a scrutare intensamente
il marchio. Harry provò nuovamente.
“Hermione?”
“Hmm?”
“Stavo pensando. Io… io voglio andare a Godric’s
Hollow.”

383
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Alzò lo sguardo su di lui, ma i suoi occhi erano sfocati


e lui era sicuro che stesse ancora riflettendo sul misterioso
marchio nel libro.
“Sì,” disse. “Sì, me lo stavo chiedendo anch’io. Credo
proprio che dovremmo andarci.
“Mi hai sentito bene?” chiese lui.
“Certamente. Tu vuoi andare a Godric’s Hollow. Sono
d’accordo, penso che dovremmo. Voglio dire, non riesco a
pensare a nessun altro posto in cui potrebbe essere. Sarà
pericoloso, ma più ci penso, più mi convinco che sia
proprio lì.”
“Ehm… cosa lì?” chiese Harry.
A quel punto, sembrava perplessa quanto lui.
“Beh, la spada, Harry! Silente doveva sapere che ci
saresti voluto tornare e, voglio dire, Godric’s Hollow è il
luogo di nascita di Godric Grifondoro…”
“Davvero? Grifondoro proveniva da Godric’s
Hollow?”
“Harry, sul serio, hai mai aperto almeno una volta
Storia della Magia?”
“Ehm,” disse, sorridendole come fosse la prima volta
da molti mesi, i muscoli facciali stranamente rigidi. “Può
darsi che l’abbia aperto, sai, quando l’ho comprato… solo
quella volta…”
“Beh, poiché il villaggio ha preso il nome da lui,
credevo ci saresti arrivato da solo,” disse Hermione.
Sembrò essere tornata la vecchia Hermione più di quanto
lo fosse mai stato ultimamente.
Harry s’aspettava quasi che lei dicesse che sarebbe
andata in biblioteca. “C’è qualcosa sul villaggio in Storia
della Magia, aspetta…”

384
J. K. Rowling

Aprì la borsetta con le perline e rovistò per un


momento, finché estrasse una copia del loro libro di testo,
Storia della Magia di Bathilda Bath, lo sfogliò fino a
trovare la pagina che cercava.

“Fin dalla firma del Codice Internazionale


di Segretezza del 1689, i maghi decisero di
restare nascosti definitivamente. Venne loro
naturale, probabilmente, formare piccoli
gruppi all’interno di comunità più ampie.
Molti paesini e villaggi attirarono diverse
famiglie magiche, che si unirono per reciproco
supporto e protezione. I villaggi di Tinworsh in
Cornovaglia, Upper Flagley nello Yorkshire e
Ottery St. Catchpole sulla costa meridionale
dell’Inghilterra, erano famose residenze di
gruppi di famiglie di maghi che vivevano
fianco a fianco con Babbani tolleranti e
qualche volta Confusi. Il più famoso di questi
luoghi di residenza è, forse, Godric’s Hollow,
il villaggio del West Country dove nacque il
grande mago Godric Grifondoro e dove
Bowman Wright, fabbro magico, forgiò il
primo Boccino d’Oro. Il cimitero è pieno dei
nomi di antiche famiglie magiche, e questo
giustifica, senza dubbio, i racconti sulla
presenza di fantasmi che, per molti secoli,
avrebbero infestato la piccola chiesa che vi
sorge a fianco.”

385
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Tu e i tuoi genitori non siete citati,” disse Hermione


chiudendo il libro, “perché la Professoressa Bath non va
oltre la fine del diciannovesimo secolo. Hai notato?
Godric’s Hollow, la spada di Grifondoro… non pensi che
Silente si sarebbe aspettato che tu riuscissi a collegare le
due cose?”
“Oh, si…”
Harry non voleva ammettere di non aver pensato
affatto alla spada, quando aveva suggerito di andare a
Godric’s Hollow. Del villaggio gli interessavano le tombe
dei genitori, la casa dove era scampato alla morte e la
persona di Bathilda Bath.
“Ricordi cosa disse Muriel?” chiese infine.
“Chi?”
“La conosci,” esitò. Non voleva pronunciare il nome
di Ron. “La prozia di Ginny. Al matrimonio. Quella che a
detto che hai le caviglie scheletriche.”
“Oh,” disse Hermione.
Fu un momento difficile. Harry capì che lei aveva
avuto sentore che il nome di Ron fosse sottinteso.
Proseguì: “Ha detto che Bathilda Bath vive ancora a
Godric’s Hollow.”
“Bathilda Bath…” mormorò Hermione, facendo
scorrere il dito sul nome di Bathilda stampato in rilievo
sulla copertina di Storia della Magia. “Beh, suppongo…”
Ansimò in modo talmente drammatico che ad Harry si
accapponarono le budella. Sfoderò la bacchetta esami-
nando l’ingresso, aspettandosi quasi di vedere una mano
allargare i lembi dell’entrata della tenda, ma non c’era
nessuno.

386
J. K. Rowling

“Cosa?” disse, tra la rabbia e il sollievo. “Cosa ti ha


sconvolto così? Credevo avessi visto un Mangiamorte
aprire la cerniera della tenda, come minimo…”
“Harry, e se Bathilda avesse la spada? Se Silente
l’avesse affidata a lei?”
Harry considerò la possibilità. Bathilda doveva essere
una donna davvero molto vecchia e, secondo Muriel, un
po’ “tocca”. Possibile che Silente avesse nascosto la spada
di Grifondoro da lei?
In questo caso, Harry pensava che Silente si fosse
affidato un po’ troppo al caso. Silente non aveva mai
rivelato di aver scambiato la spada con un falso, così come
non aveva mai accennato alla sua amicizia con Bathilda.
Comunque non era il momento per farsi troppe domande
sulla teoria di Hermione, non quando lei sembrava
sorprendentemente disposta a esaudire il suo più grande
desiderio.
“Si, potrebbe averlo fatto! Allora, stiamo per andare a
Godric’s Hollow?”
“Si, ma dobbiamo rifletterci con cura, Harry.” Si era
rilassata in poltrona, ed Harry sentiva che la prospettiva di
dover approntare un nuovo piano le aveva risollevato il
morale, molto più che a lui.
“Per cominciare, dobbiamo esercitarci nella Materia-
lizzazione Congiunta sotto il Mantello dell’Invisibilità e
sarebbe saggio anche l’Incantesimo di Disillusione,
sempre che tu non creda che dovremmo andare fino in
fondo e usare la Pozione Polisucco. In questo caso
dovremmo procurarci i capelli da qualcuno. A questo
punto, Harry, credo che dovremmo farlo, più completo
sarà il nostro travestimento, meglio…”

387
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry la lasciò parlare, annuendo e approvando ogni


volta che faceva una pausa, ma aveva la mente già lontana
dalla conversazione. Per la prima volta da quando aveva
scoperto che la spada alla Gringott era falsa, si sentiva
eccitato.
Stava per andare a casa, ritornava nel posto dove
aveva avuto una famiglia. Tutto questo era a Godric’s
Hollow e, se non fosse stato per Voldemort, sarebbe
cresciuto e avrebbe trascorso ogni vacanza estiva lì.
Avrebbe potuto invitare gli amici a casa… Avrebbe anche
potuto avere fratelli e sorelle… Sarebbe stata sua madre a
preparare la torta per il suo diciassettesimo compleanno.
La vita che aveva perso non gli era mai sembrata tanto
dolorosamente reale, quanto nel momento in cui si rese
conto che avrebbe visitato il luogo dove tutto ciò gli era
stato negato. Quando Hermione si fu coricata, quella sera,
Harry tirò fuori lo zaino dalla borsa di perline e vi
estrasse, silenziosamente, l’album di fotografie che Hagrid
gli aveva regalato tanto tempo prima. Per la prima volta
dopo mesi, osservò le vecchie foto con i genitori sorridenti
che salutavano. Era l’unica cosa che gli era rimasta di
loro.
Harry sarebbe partito volentieri per Godric’s Hollow il
giorno seguente, ma Hermione aveva altri propositi.
Convinta com’era che Voldemort aspettasse il ritorno di
Harry sulla scena della morte dei suoi genitori, era decisa
a mettersi in azione solo dopo essersi assicurata di avere il
migliore travestimento possibile. Fu una settimana più
tardi, una volta presi di nascosto alcuni capelli da Babbani
innocenti alle prese con la shopping di Natale, e dopo
essersi esercitati a Smaterializzarsi insieme sotto il

388
J. K. Rowling

Mantello dell’Invisibilità, che Hermione acconsentì di


mettersi in viaggio.
Avrebbero dovuto Materializzarsi nel villaggio avvolti
dall’oscurità, perciò fu solo nel tardo pomeriggio, infine,
che presero la Pozione Polisucco. Harry si trasformò in un
calvo Babbano di mezza età, Hermione nella sua minuta
moglie che aveva un po’ l’aspetto di un topo. La borsa di
perline contenente tutti i loro averi (al di fuori
dell’Horcrux che Harry portava al collo) era infilata nella
tasca interna del cappotto abbottonato di Hermione. Harry
coprì entrambi con il Mantello dell’Invisibilità, poi
rotearono nell’oscurità soffocante per l’ennesima volta.
Col cuore in gola, Harry aprì gli occhi. Erano in piedi,
mano nella mano, in un sentiero innevato sotto un cielo
blu scuro dove già brillava debolmente la prima stella
della sera. Le villette erano su entrambi i lati della
stradina, le decorazioni di Natale brillavano attraverso le
finestre. Poco distante da loro, la luce calda di lampioni
dorati segnalava il centro del villaggio.
“Tutta questa neve!” Hermione sussurrò da sotto il
cappotto. “Perché non abbiamo pensato alla neve? Dopo
tutte le nostre precauzioni, lasceremo delle impronte!
Dobbiamo sbarazzarcene… tu vai per primo, lo farò io…”
Harry non voleva entrare nel villaggio facendo
l’imitazione di un cavallo, nel tentativo di tenersi nascosti
e ricoprire magicamente le loro tracce nello stesso tempo.
“Togliamoci il Mantello,” disse Harry e, vedendola
impaurita, “Oh, dai, non sembriamo noi e non c’è nessuno
in giro.”
Ripose il Mantello sotto la giacca e continuarono per
la loro strada senza ostacoli, con l’aria ghiacciata che

389
Harry Potter e i Cimeli della Morte

pungeva il viso mentre superavano altre casette. Ognuna


di queste sarebbe potuta essere quella in cui una volta
James e Lily avevano vissuto o dove Bathilda viveva in
quel momento. Harry esaminò i portoni, le tettoie cariche
di neve e i portici anteriori, chiedendosi se sarebbe stato
capace di riconoscerne una in particolare, ma sapeva, in
fondo, che era impossibile, che non aveva neanche un
anno quando dovette lasciare per sempre quel luogo. Non
era nemmeno certo che sarebbe riuscito a vedere la
villetta, dopotutto, non sapeva cosa succedesse quando
coloro che erano soggetti ad un Incanto Fidelius mori-
vano. La piccola strada lungo la quale procedevano curvò
a destra e il cuore del villaggio, una piccola piazza, si
presentò ai loro occhi.
Avvolta da luci colorate, al centro c’era quello che
sembrava un monumento ai caduti, in parte nascosto da un
albero di Natale piegato dal vento. C’erano diversi negozi,
l’ufficio postale, un pub e una piccola chiesa, le cui
finestre con i vetri colorati luccicavano come gioielli
attraverso la piazza.
La neve era compatta. Era dura e scivolosa laddove le
persone erano transitate durante il giorno.
Alcuni abitanti del villaggio si incontravano, poco
avanti, le loro sagome illuminate appena dai lampioni.
Udirono uno scoppio di risa e musica pop quando la porta
del pub si aprì e si richiuse.
Sentirono, inoltre, un coro natalizio intonato
all’interno della chiesa.
“Harry, credo sia la vigilia di Natale!” disse
Hermione.
“Dici?”

390
J. K. Rowling

Aveva perso il conto dei giorni, non leggevano un


giornale da settimane.
“Ne sono sicura,” disse Hermione, con gli occhi
rivolti verso la chiesa. “Devono… devono essere là, tua
madre e tuo padre, non credi? Riesco a vedere il cimitero
lì dietro.”
Harry sentì un brivido di qualcosa al di là
dell’eccitazione, più simile al timore. Adesso che era così
vicino, si chiedeva se volesse davvero vedere. Forse
Hermione capì cosa stava provando perché gli afferrò la
mano e, per la prima volta, prese l’iniziativa trascinando-
selo dietro. A metà della piazza, però, si fermò
all’improvviso.
“Harry guarda!”
Indicava il monumento ai caduti. Si era trasformato
mentre lo superavano. Al posto dell’obelisco coperto di
nomi, c’era una statua raffigurante tre persone: un uomo
con i capelli scompigliati e gli occhiali, una donna
davvero molto carina con i capelli lunghi e un bambino
seduto tra le braccia di sua madre. Le teste erano coperte
di neve, come se indossassero soffici berretti candidi.
Harry si avvicinò fissando i volti dei genitori. Non
avrebbe mai immaginato potesse esistere una statua…
com’era strano vedersi rappresentato nel marmo, un
bimbo felice senza cicatrice sulla fronte…
“Andiamo,” disse Harry quando ne ebbe a sufficienza,
e si diressero nuovamente verso la chiesa.
Attraversando la strada, gettò un’occhiata indietro. La
statua era ritornata a essere un monumento ai caduti.
Il canto si sentiva più chiaramente mentre si avvici-
navano alla chiesa. Harry provò un groppo alla gola, gli

391
Harry Potter e i Cimeli della Morte

ricordava così tanto Hogwarts: Pix che ululava versioni


volgari dei canti di Natale dall’interno di un’armatura, i
dodici alberi di Natale della Sala Grande, Silente con
indosso un cappellino uscito da un petardo, Ron che
indossava il solito nuovo maglione fatto a mano…
C’era un cancello all’ingresso del cimitero. Hermione
lo spinse per aprirlo il più silenziosamente possibile e
s’intrufolarono all’interno. Da entrambi i lati del sentiero
scivoloso che conduceva alle porte della chiesa, la neve
era spessa e immacolata. Vi sprofondarono lasciandosi
alle spalle solchi profondi, mentre aggiravano l’edificio
mantenendosi nelle ombre sottostanti le finestre
illuminate.
Dietro la chiesa, file e file di pietre tombali spunta-
vano da una coltre di azzurro pallido cosparsa di lucenti
macchie rosse, verdi e dorate laddove i raggi di luce,
provenienti delle vetrate istoriate della chiesa, colpivano la
neve. Stringendo saldamente la bacchetta nella tasca della
giacca, Harry andò verso la tomba più vicina.
“Guarda questa, è di un Abbott, potrebbe essere un
lontano parente di Hanna!”
“Abbassa la voce,” Hermione lo supplicò.
S’inoltrarono sempre di più nel cimitero, scavando
tracce scure nella neve alle loro spalle, abbassandosi a
scrutare le parole su vecchie lapidi, di tanto in tanto
scrutando l’oscurità con sospetto, per essere assolutamente
certi di non essere seguiti.
“Harry, qui!”
Hermione era due file di lapidi più in là. Si fece fati-
cosamente strada verso di lei, col cuore che batteva forte
nel petto.

392
J. K. Rowling

“È…?”
“No, ma guarda.”
Indicò un pietra scura. Harry si abbassò e vide, sul
freddo marmo ricoperto di muschio, le parole Kendra
Silente e, poco sotto le sue date di nascita e morte, Sua
Figlia Ariana. C’era anche un epitaffio:

Ovunque sia il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore.

Così Rita Skeeter e Muriel avevano ragione su


qualcosa. La famiglia Silente era davvero vissuta qui, e
una parte di loro era morta qui.
Vedere la tomba fu peggio che sentirne parlare. Harry
non riusciva a capacitarsi del fatto che lui e Silente
condividevano radici tanto profonde in quel cimitero, e
Silente non aveva mai sentito il bisogno di parlarne, e
nemmeno aveva mai pensato di condividere quel legame.
Avrebbero potuto visitare il posto insieme. Per un
momento Harry immaginò di arrivare lì con Silente, del
legame che avrebbe creato e di quanto avrebbe significato
per lui. Aveva l’impressione, però, che avere le loro
famiglie seppellite fianco a fianco nello stesso cimitero
fosse, per Silente, una coincidenza poco importante,
irrilevante forse, per il compito che voleva affidare ad
Harry.
Hermione lo stava guardando, ed Harry fu grato di
avere il volto nascosto dall’ombra. Rilesse le parole scritte
sulla lapide. Ovunque sia il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo
cuore. Non riusciva a capirne il significato. Sicuramente
erano state scelte da Silente, come membro più anziano
della famiglia una volta che sua madre era morta.

393
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Sei sicuro che non ti abbia mai menzionato…?”


iniziò Hermione.
“No,” disse Harry seccamente, e proseguì. “Conti-
nuiamo a guardare,” e si voltò, desiderando di non aver
mai visto quella lapide. Non voleva che la sua eccitata
aspettativa fosse guastata dal risentimento.
“Qui!” gridò ancora Hermione qualche secondo dopo,
da fuori dell’oscurità. “Oh, no. Scusa! Pensavo ci fosse
scritto Potter.”
Stava strofinando una vecchia e sgretolata lapide
coperta di muschio, scrutandola, accigliata.
“Harry, vieni qui un momento.”
Non voleva essere distratto di nuovo e, solo a malin-
cuore, tornò verso di lei tra la neve.
“Cosa?”
“Guarda questa!”
La tomba era estremamente antica, così rovinata dal
tempo che Harry riuscì a malapena a leggere il nome.
Hermione gli mostrò il simbolo sottostante.
“Harry, è il marchio del libro!”
Scrutò attentamente nel punto che gli aveva indicato.
La pietra era così consumata che era difficile capire cosa
ci fosse inciso, benché fosse simile ad un marchio trian-
golare posto al di sotto di un nome quasi illeggibile.
“Si… potrebbe essere…”
Hermione accese la sua bacchetta e la puntò verso il
nome sulla lapide.
“Dice Ig-Ignotus, credo…”
“Continuo a cercare i miei genitori, va bene?” le disse
Harry, con una punta di insofferenza nella voce. Si rimise

394
J. K. Rowling

in moto, lasciandola accovacciata accanto alla vecchia


tomba.
Qua e là riconosceva un nome che aveva già sentito a
Hogwarts, come Abbott. A volte c’erano diverse genera-
zioni della stessa famiglia di maghi ricordate nel cimitero.
Harry riusciva a capire, dalle date di morte, se si erano
estinte oppure se membri viventi si erano trasferiti da
Godric's Hollow. Avanzava sempre più in profondità tra le
tombe e ogni volta che ne raggiungeva una nuova, sentiva
un sobbalzo di apprensione e aspettativa.
L’oscurità e il silenzio sembrarono divenire, tutto ad
un tratto, più intensi. Harry si guardò intorno, allarmato,
pensando ai Dissennatori, poi si rese conto che i canti
erano finiti, che le chiacchiere e l’eccitazione dei fedeli si
affievolivano mentre si riversavano nella piazza.
Qualcuno nella chiesa aveva appena spento le luci.
La voce di Hermione uscì dall’oscurità per la terza
volta, improvvisa e chiara da poco lontano.
“Harry, sono qua… proprio qua.”
Capì dal suo tono che si riferiva a sua madre e a suo
padre. S’avviò verso di lei, sentendo come se qualcosa di
molto pesante gli stesse schiacciando il torace, la stessa
sensazione che aveva provato appena dopo la morte di
Silente, un dolore che anche adesso gli pesava sul cuore e
sui suoi polmoni.
La lapide era solo due file dietro quella di Kendra e
Ariana. Era di marmo bianco, proprio come la tomba di
Silente, e questo la rendeva facile a leggersi, visto che
sembrava brillare nel buio. Harry non ebbe bisogno di
inginocchiarsi o di avvicinarsi molto per scorgere le parole
incise su di essa.

395
Harry Potter e i Cimeli della Morte

JAMES POTTER LILY POTTER


NATO IL 27 MARZO 1960 NATA IL 30 GENNAIO 1960
MORTO IL 31 OTTOBRE 1981 MORTA IL 31 OTTOBRE 1981

L’ultimo nemico che dovrà essere sconfitto è la morte.

Harry lesse lentamente le parole, come se avesse una


sola possibilità di capirne il significato, e lesse le ultime
ad alta voce.
“L’ultimo nemico che dovrà essere sconfitto è la
morte…”
Un pensiero orribile gli affiorò nella mente, insieme
ad una sorta di panico.
“Non è un ideale da Mangiamorte? Perché si trova lì?”
“Non significa combattere la morte nel modo in cui si
propongono i Mangiamorte, Harry,” disse Hermione, con
voce gentile. “Vuol dire… sai… vivere dopo la morte. La
vita dopo la morte.”
Ma non erano vivi, pensò Harry. Se ne erano andati.
Vuote parole non potevano nascondere il fatto che i resti
in decomposizione dei suoi genitori giacevano sotto la
neve e sotto la pietra, indifferenti, inconsapevoli. Le
lacrime sgorgarono prima che potesse fermarle, bollenti ed
immediatamente ghiacciate sul viso, e che senso aveva
strofinarle via, o nasconderle? Le lasciò cadere, le labbra
chiuse ermeticamente, guardando in basso la neve spessa
che nascondeva ai suoi occhi il luogo dove riposavano i
resti di Lily e James, ora ossa, sicuramente, o polvere,
ignari del fatto che il loro unico figlio vivente fosse così
vicino, che il cuore gli batteva ancora, vivo grazie al loro

396
J. K. Rowling

sacrificio e prossimo a desiderare, in quel momento, di


riposare sotto la neve insieme a loro.
Hermione gli teneva nuovamente la mano, e lo aveva
abbracciato forte. Non riusciva a guardarla, ma restituì la
stretta, inspirando profonde ed intense boccate d’aria
notturna, cercando di calmarsi, di riprendere il controllo.
Avrebbe dovuto comprare o donare loro qualcosa, non ci
aveva pensato e ogni pianta del cimitero era gelata e senza
foglie. Hermione sollevò la bacchetta, fece un cerchio
nell’aria, e un mazzo di Rose di Natale ne sbocciò dalla
punta. Harry lo prese e lo appoggiò sulla tomba dei
genitori.
Non appena si rialzò, sentì di voler andare via. Non
riusciva a pensare di potersi trattenere un attimo di più.
Appoggiò il braccio intorno alle spalle di Hermione e lei
avvolse il suo alla cintola di lui, si voltarono in silenzio e
attraversarono la neve, sorpassando la madre e la sorella di
Silente, tornando verso la chiesa buia e il cancello
nascosto.

397
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO DICIASSETTE

IL SEGRETO DI BATHILDA
"Harry, fermati."
“Cosa c’é che non va?”
Avevano appena raggiunto la tomba dello sconosciuto
Abbott.
“C’è qualcuno laggiù. Qualcuno che ci sorveglia. Te
lo dico io. Là, oltre i cespugli.”
Rimasero completamente immobili, sostenendosi
l’uno con l’altro, fissando il nero confine del cimitero.
Harry non riuscì a vedere nulla.
“Sei sicura?”
“Ho visto qualcosa muoversi. Potrei giurare di
averlo…”

398
J. K. Rowling

Si separò da lui, così da liberare il braccio con cui


teneva la bacchetta.
“Sembriamo Babbani,” fece notare Harry.
“Babbani che hanno appena deposto fiori sulla tomba
dei tuoi genitori, però! Harry, sono sicura che ci sia
qualcuno laggiù!”
Harry pensò a Storia della Magia. Si supponeva che il
cimitero fosse infestato dai fantasmi. E se…? Ma in quel
momento sentì un fruscio, e vide un piccolo turbine di
neve smossa nei cespugli che Hermione aveva indicato. I
fantasmi non avrebbero potuto smuovere la neve.
“È un gatto,” disse Harry, dopo un secondo o due, “o
un uccello. Se fosse un Mangiamorte saremmo già morti,
a quest’ora. Ma usciamo di qui e potremo indossare di
nuovo il Mantello.”
Si guardarono ripetutamente alle spalle, mentre usci-
vano dal cimitero. Harry, che non si sentiva così fiducioso
come aveva finto di essere mentre rassicurava Hermione,
fu felice di raggiungere il cancello e il selciato scivoloso.
Si coprirono di nuovo con il Mantello dell’Invisibilità. Il
pub era più affollato di prima. Diverse voci, all’interno,
intonavano il canto natalizio che avevano sentito mentre
s’avvicinavano alla chiesa. Per un istante, Harry considerò
l’ipotesi di entrare nel pub ma, prima che potesse dire una
parola, Hermione mormorò, “andiamo da quella parte”, e
lo trascinò lungo la strada buia che portava fuori dal
villaggio, nella direzione opposta a quella dalla quale
erano entrati. Harry poteva scorgere il punto in cui le
villette terminavano e il viottolo tornava ad essere aperta
campagna. Camminarono veloci quanto potevano, accanto
a molte finestre che scintillavano di luci multicolori, i

399
Harry Potter e i Cimeli della Morte

profili degli alberi di Natale che si delineavano scuri


attraverso le tende.
“Come faremo a trovare la casa di Bathilda?” chiese
Hermione, che tremava leggermente e continuava a
lanciarsi sguardi alle spalle. “Harry? Cosa pensi? Harry?”
Lo tirò per un braccio, ma lui non stava prestando
attenzione. Stava fissando la massa scura che si ergeva
proprio alla fine di quella fila di case. Accelerò imme-
diatamente, trascinando Hermione.
Lei scivolò un po’ sul suolo ghiacciato.
“Harry…”
“Guarda… Guardala, Hermione…”
“Io non… Oh!”
Riusciva a vederla. l’Incanto Fidelius doveva essere
svanito con la morte di James e Lily. La siepe era
cresciuta incolta nei sedici anni che erano trascorsi da
quando Hagrid aveva preso Harry dalle macerie che
giacevano sparse fra l’erba alta fino alla vita. La maggior
parte della villetta era ancora in piedi, anche se intera-
mente coperta dall’edera scura e dalla neve, ma la parte
destra del piano più alto era stata spazzata via. Era lì,
Harry ne era sicuro, che la maledizione si era ritorta
contro chi l’aveva scagliata. Lui ed Hermione si ferma-
rono al cancello, in piedi, fissando le rovine di ciò che
doveva essere stata una villetta simile a quelle che la
fiancheggiavano.
“Mi chiedo perché nessuno l’abbia mai ricostruita”
sussurrò Hermione.
“Forse perché non può essere ricostruita?” replicò
Harry. “Non potrebbe essere come per le ferite da Magia
Oscura, in cui non si può riparare il danno?”

400
J. K. Rowling

Fece scivolare una mano da sotto il Mantello e afferrò


il cancello innevato e coperto da uno spesso strato di
ruggine, senza volerlo aprire, ma semplicemente per
afferrare una qualche parte della casa.
“Non vorrai entrare? Sembra pericoloso, potrebbe…
Oh, Harry, guarda!”
Il suo tocco sul cancello sembrava aver funzionato.
Un cartello era sorto dal terreno antistante attraverso i
grovigli di erbacce ed ortiche, simile ad un bizzarro fiore
dalla crescita rapida, ed in lettere d’oro su legno si
leggeva:

In questo punto, nella notte del 31 ottobre 1981,


Lily e James Potter persero la vita.
Il loro figlio, Harry, rimane l’unico mago
ad essere mai sopravvissuto
alla Maledizione Che Uccide.
Questa casa, invisibile ai Babbani, è stata lasciata
nel suo stato di rovina come monumento ai Potter
e come ricordo della violenza
che distrusse quella famiglia.

Tutt’intorno a queste parole vergate elegantemente,


scritte meno leggibili erano state aggiunte da altre streghe
e maghi che erano venuti a vedere il luogo in cui il
Ragazzo Sopravvissuto era sfuggito alla morte. Qualcuno
aveva semplicemente apposto il proprio nome firmando
con Inchiostro Eterno.
Altri avevano inciso le loro iniziali nel legno, altri
ancora avevano lasciato messaggi. I più recenti di questi

401
Harry Potter e i Cimeli della Morte

brillavano vivacemente sui graffiti magici accumulatisi in


sedici anni, e dicevano tutti cose simili fra loro.

Buona fortuna, Harry, dovunque tu sia.


Se leggi questo, Harry Potter, siamo tutti con te!
Lunga vita a Harry Potter.

“Non avrebbero dovuto scrivere sul cartello!” disse


Hermione, indignata.
Harry, invece, le sorrise raggiante.
“È fantastico. Sono contento che lo abbiano fatto.
Io…”
Si interruppe. Una figura pesantemente imbacuccata
avanzava zoppicando lungo il viottolo verso di loro,
stagliandosi contro le luci brillanti della piazza lontana.
Harry pensò, anche se era difficile giudicare, che la figura
fosse una donna. Si muoveva lentamente, forse timorosa
di scivolare sul terreno innevato. La schiena curva, la
corporatura tozza, il passo strascicato, davano tutti
un’impressione di età estremamente avanzata. La
osservarono in silenzio mentre s’avvicinava. Harry
aspettava di vedere se avrebbe deviato, entrando in una
delle villette davanti alle quali stava passando, ma sapeva
istintivamente che non lo avrebbe fatto. Alla fine si fermò
a pochi metri da loro e rimase semplicemente ferma, in
piedi lì davanti, in mezzo alla strada ghiacciata.
Non aveva bisogno del pizzicotto di Hermione sul
braccio. Non c’era alcuna concreta possibilità che quella

402
J. K. Rowling

donna fosse una Babbana. Se ne stava lì a fissare una casa


che, se non fosse stata una strega, sarebbe stata del tutto
invisibile per lei. Anche supponendo che fosse una strega,
però, era sempre un comportamento strano uscire, in una
notte fredda come quella, solo per guardare una vecchia
rovina. Secondo tutte le regole della normale magia,
inoltre, lei non avrebbe dovuto affatto poter vedere lui e
Hermione. Harry, invece, aveva la stranissima sensazione
che lei sapesse che erano lì, e anche chi fossero. Proprio
nel momento in cui arrivava a questa scomoda
conclusione, lei alzò una mano guantata e li chiamò con
un cenno.
Hermione si avvicinò a lui sotto il Mantello, il braccio
premuto contro il suo.
“Come fa a saperlo?”
Lui scosse la testa. La donna fece un altro cenno, più
vigorosamente. Harry riuscì a pensare a molte ragioni per
non obbedire al richiamo, eppure i suoi sospetti
sull’identità della donna diventavano più forti ogni
momento in cui rimanevano l’una di fronte all’altro nella
strada deserta.
Era possibile che fosse stata ad aspettarli per tutti quei
lunghi mesi? Che Silente le avesse detto di aspettare, e che
Harry sarebbe infine venuto? Non era probabile che fosse
stata lei a muoversi fra le ombre del cimitero, e che li
avesse poi seguiti fino lì? Anche la sua abilità di percepirli
suggeriva un qualche potere simile a quello di Silente, un
potere che non aveva mai incontrato prima.
Alla fine Harry parlò, facendo sobbalzare e boccheg-
giare Hermione.
“Lei è Bathilda?”

403
Harry Potter e i Cimeli della Morte

La figura imbacuccata annuì e fece loro di nuovo


cenno.
Sotto il Mantello Harry ed Hermione si guardarono
l’un l’altra. Harry alzò le sopracciglia.
Hermione fece un piccolo e nervoso cenno di assenso.
Fecero qualche passo verso la donna. Lei si girò
subito e, zoppicando, ripercorse la strada da cui erano
venuti. Fece da guida, oltrepassando diverse abitazioni, ed
entrò in un cancello. La seguirono su per il vialetto
d’accesso attraverso un giardino quasi altrettanto incolto
di quello che avevano appena lasciato. Armeggiò con una
chiave sul portone per un attimo, poi l’aprì e si fece da
parte per farli passare.
Emanava un pessimo odore, o forse era la casa. Harry
arricciò il naso, mentre le passavano accanto togliendosi il
Mantello. Ora che le era accanto, si rese conto di quanto
fosse minuta.
Incurvata dall’età, gli arrivava appena all’altezza del
petto. Lei chiuse la porta alle loro spalle, le mani bluastre
e chiazzate contro la vernice scrostata, poi si girò e scrutò
il viso di Harry. Gli occhi erano offuscati dalla cataratta e
affossati fra pieghe di pelle trasparente. Tutto il viso era
segnato da vene rotte e da macchie scure dovute all’età.
Harry si chiese se fosse davvero in grado di vederlo.
Anche se avesse potuto, avrebbe visto il Babbano
dalla calvizie incipiente, la cui identità lui aveva rubato.
L’odore della vecchiaia, della polvere, di vestiti non
lavati e cibo andato a male divenne più intenso man mano
che lei srotolava uno scialle nero, mangiato dalle tarme,
rivelando una testa di radi capelli bianchi attraverso i quali
il cuoio capelluto era chiaramente visibile.

404
J. K. Rowling

“Bathilda?” ripeté Harry.


Lei annuì di nuovo. Harry divenne consapevole del
medaglione contro la sua pelle. La cosa all’interno, che a
volte ticchettava o batteva, s’era risvegliata, Harry poteva
sentirla pulsare attraverso il freddo oro. Sapeva, poteva
percepire, che ciò che lo avrebbe distrutto era vicino?
Bathilda li oltrepassò, trascinando i piedi, spingendo
Hermione da parte come se non l’avesse vista, e svanì in
quello che sembrava essere un salotto.
“Harry, non sono sicura che…” mormorò Hermione.
“Guarda quanto è piccola, penso che potremmo
sopraffarla se ce ne fosse bisogno,” disse Harry. “Ascolta,
avrei dovuto dirtelo, sapevo che non era del tutto a posto.
Muriel l’ha definita «tocca».”
“Venite!” chiamò Bathilda dalla stanza accanto.
Hermione trasalì e afferrò il braccio di Harry.
“Va tutto bene,” disse Harry con tono rassicurante, e
si diresse verso il salotto.
Bathilda procedeva a passi insicuri per la stanza,
accendendo candele, ma era ancora molto buio, per non
parlare dell’estrema sporcizia. Uno spesso strato di
polvere scricchiolava sotto le scarpe, e il naso di Harry
percepì, sotto l’odore di fradicio e di muffa, qualcosa di
peggio, come di carne putrefatta. Si chiese quando fosse
stata l’ultima volta in cui qualcuno era entrato nella casa
di Bathilda per controllare se era in grado di cavarsela.
Sembrava anche aver dimenticato di poter usare la magia,
visto che accendeva le candele a mano, maldestramente, i
polsini di pizzo penzolanti sempre a rischio di prendere
fuoco.

405
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Lasci che lo faccia io,” si offrì Harry, prendendole i


fiammiferi dalle mani. Lei restò in piedi a guardarlo,
mentre lui finiva di accendere i mozziconi di candela
sistemati in piattini posti in giro per la stanza, precaria-
mente appoggiati su pile di libri e su tavolini pieni zeppi
di tazzine crepate ed ammuffite.
L’ultima superficie su cui Harry individuò una
candela era un cassettone bombato su cui erano sistemate
un gran numero di fotografie. Quando la fiammella prese
vita, danzando, il riflesso guizzò su vetri ed argenti
polverosi. Vide alcuni piccoli movimenti nelle foto.
Mentre Bathilda armeggiava con i ceppi per il fuoco,
mormorò “Tergeo”. La polvere svanì dalle fotografie, e
subito notò che una mezza dozzina di grandi cornici
riccamente decorate, erano vuote. Si chiese se le avesse
rimosse Bathilda o qualcun altro. Poi gli balzò alla vista
una fotografia quasi sul fondo della collezione, la prese
velocemente.
Era il ladro dai capelli dorati e la faccia allegra, il
giovane che era stato seduto precariamente sul davanzale
della finestra di Gregorovitch, che adesso sorrideva
pigramente verso Harry attraverso la cornice d’argento.
Harry all’improvviso ricordò dove aveva già visto il
ragazzo: in “Vita e Inganni di Albus Silente”, a braccetto
con un Silente adolescente. Tutte le foto mancanti dove-
vano essere lì, nel libro di Rita.
“Signora… Signorina… Bath?” disse, e la voce gli
tremò leggermente. “Chi è costui?”
Bathilda era in piedi al centro della stanza e guardava
Hermione accendere il fuoco per lei.

406
J. K. Rowling

“Signorina Bath?” ripeté Harry, avanzando con la


fotografia in mano, mentre le fiamme prendevano vita nel
caminetto. Bathilda alzò lo sguardo al suono della voce, e
l’Horcrux batté più veloce sul suo petto.
“Chi è questa persona?” le chiese Harry, avvicinan-
dole la fotografia.
Lei la scrutò solennemente, poi alzò di nuovo lo
sguardo su Harry.
“Sa chi è costui?” ripeté questi con voce più lenta e a
volume più alto del solito. “Quest’uomo? Lo conosce?
Qual è il suo nome?”
Bathilda sembrava completamente assente. Harry si
sentì profondamente frustrato. Come era riuscita Rita
Skeeter a scoprire i ricordi di Bathilda?
“Chi è quest’uomo?” ripeté ad alta voce.
“Harry, cosa stai facendo?” chiese Hermione.
“Questa fotografia, Hermione, è il ladro, il ladro che
ha rubato a Gregorovitch! Per favore!” disse a Bathilda.
“Chi è costui?”
Ma lei si limitò a fissarlo.
“Perché ci ha chiesto di venire con lei, signora…
signorina… Bath?” chiese Hermione, alzando a sua volta
la voce. “C’era qualcosa che voleva dirci?”
Senza dar segno di aver udito Hermione, Bathilda fece
qualche passo strascicato avvicinandosi a Harry. Con un
piccolo movimento brusco del capo, guardò indietro verso
l’ingresso.
“Vuole che ce ne andiamo?” chiese.
Lei ripeté il gesto, questa volta puntando prima a lui,
poi a se stessa, e infine al soffitto.

407
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Ah, ecco… Hermione, credo che voglia che vada di


sopra con lei.”
“Va bene,” disse Hermione, “andiamo.”
Ma quando Hermione si mosse, Bathilda scosse la
testa con sorprendente vigore, indicando ancora una volta
prima Harry e poi sé stessa.
“Vuole che ci vada io solo.”
“Perché?” chiese Hermione, e la voce le risuonò aspra
e decisa nella stanza illuminata dalle candele. La vecchia
signora scosse leggermente la testa al forte rumore.
“Forse Silente le ha detto di dare la spada a me, e solo
a me?”
“Pensi veramente che sappia chi sei?”
“Sì,” disse Harry, guardando in basso negli occhi
lattiginosi fissi nei suoi. “Credo che lo sappia.”
“Beh, d’accordo allora, ma fa’ in fretta, Harry.”
“Faccia strada,” disse Harry a Bathilda.
Lei sembrò comprendere, perché gli girò attorno
strascicando i piedi verso la porta. Harry gettò uno
sguardo indietro verso Hermione, con un sorriso rassicu-
rante, ma non era certo che lei l’avesse visto. Era in piedi,
stringendosi nelle braccia, in mezzo allo squallore
illuminato dalle candele, guardando verso la libreria.
Nell’uscire dalla stanza, non visto né da Hermione né da
Bathilda, Harry fece scivolare nella giacca la cornice
d’argento con la fotografia del ladro sconosciuto.
Le scale erano ripide e strette. Harry era quasi tentato
di puntellare con le mani il grosso bacino di Bathilda, per
esser certo che non gli crollasse addosso cadendo
all’indietro, cosa che sembrava fin troppo probabile.
Lentamente, ansimando un po’, lei s’arrampicò fino al

408
J. K. Rowling

piano superiore, voltò immediatamente a destra, e lo guidò


in una stanza da letto col soffitto basso.
Era completamente buio e c’era un odore orribile.
Harry aveva appena scorto un vaso da notte sporgere da
sotto il letto, prima che Bathilda chiudesse la porta e
anch’esso fosse inghiottito dall’oscurità.
“Lumos.” disse Harry, e la bacchetta gli si accese.
Sobbalzò: Bathilda gli era venuta vicino in quei pochi
secondi di oscurità, e lui non l’aveva sentita avvicinarsi.
“Tu sei Potter?” sussurrò lei.
“Sì, sono io.”
Lei annuì lentamente, solennemente. Harry sentì
l’Horcrux battere velocemente, più veloce del suo cuore.
Era una sensazione spiacevole, che lo turbava.
“Ha qualcosa per me?” chiese Harry, ma lei sembrava
distratta dalla punta luminosa della bacchetta.
“Ha qualcosa per me?” ripeté.
In quel momento lei chiuse gli occhi e diverse cose
accaddero allo stesso istante. La cicatrice di Harry bruciò
dolorosamente. L’Horcrux sobbalzò al punto da far
muovere il davanti del suo maglione. La buia stanza fetida
si dissolse momentaneamente. Sentì un balzo di gioia e
disse, in una voce acuta e fredda: Tienilo!
Harry oscillò sul posto. La stanza buia e puzzolente
gli sembrò serrarlo nuovamente. Non capiva cosa fosse
appena accaduto.
“Ha qualcosa per me?” chiese per la terza volta, molto
più forte.
“Laggiù,” sussurrò lei, indicando l’angolo della
stanza. Harry alzò la bacchetta e vide il profilo di una

409
Harry Potter e i Cimeli della Morte

toletta, ingombra di qualcosa, al di sotto di una finestra


coperta da tende.
Lei non fece strada, stavolta. Harry passò lentamente
fra lei e il letto sfatto, la bacchetta in alto.
Non voleva distogliere lo sguardo da lei.
“Cos’è?” chiese raggiungendo la toletta sulla quale
erano accumulate alte pile di ciò che, dall’aspetto e
dall’odore, sembrava essere biancheria sporca.
“Là,” disse lei indicando la massa informe.
Nell’istante in cui lui distolse lo sguardo, scanda-
gliando con gli occhi l’ammasso ingarbugliato alla ricerca
dell’elsa di una spada, un rubino, lei si mosse in modo
bizzarro. La vide con la coda dell’occhio. Il panico lo fece
voltare di scatto e l’orrore lo paralizzò mentre vedeva il
vecchio corpo cadere a terra e un grosso serpente strisciar
fuori da quello che, fino a pochi attimi prima, era stato il
collo di lei.
Il serpente colpì, mentre lui alzava la bacchetta. La
forza del morso sull’avambraccio spedì la bacchetta a
vorticare verso il soffitto. La luce sulla punta roteò verti-
ginosamente nella stanza e si spense. A quel punto, un
poderoso colpo di coda allo stomaco gli tolse il fiato.
Cadde all’indietro sulla toletta, nel mucchio di vestiti
luridi…
Rotolò da un lato, evitando a malapena la coda del
serpente, che si abbatté sul tavolo dove era stato fino ad un
attimo prima. Frammenti della superficie di vetro gli
piovvero addosso mentre cadeva a terra. Dal piano infe-
riore sentì Hermione chiamare, “Harry?”
Non riuscì a inspirare fiato sufficiente per rispondere,
una massa pesante e liscia lo abbatté al suolo giusto in

410
J. K. Rowling

quel momento e la sentì avvolgergli il corpo, potente,


muscolosa…
“No!” ansimò, inchiodato al suolo.
“Sì,” sussurrò la voce. “Ssssì… ti tengo… ti tengo…”
“Accio… Accio bacchetta…”
Ma non accadde nulla e dovette usare le mani per
cercare di fare forza e respingere il serpente che gli si
arrotolava intorno al torace, strizzandogli l’aria dai
polmoni, premendogli strettamente l’Horcrux contro il
petto, un cerchio di ghiaccio che pulsava di vita a pochi
centimetri dal suo stesso cuore frenetico. Sentì il cervello
inondato di luce fredda e bianca, ogni pensiero cancellato,
il suo stesso respiro soffocato, passi distanti, ogni cosa che
svaniva…
Un cuore di metallo gli batteva violentemente davanti
al petto… e si trovò a volare, planando con il trionfo nel
cuore senza bisogno di scope o di Thestral…
Si risvegliò bruscamente nell’oscurità che puzzava
d’acido. Nagini l’aveva lasciato andare. Si tirò su in fretta
e vide il serpente stagliarsi contro la luce del pianerottolo.
Il serpente colpì, ed Hermione si tuffò da una parte con un
urlo, il suo incantesimo, deviato, colpì la finestra nascosta
dalle tende, che andò in frantumi. Aria gelida riempì la
stanza, mentre Harry si chinava per evitare un’altra doccia
di vetri rotti ed il piede gli scivolò su qualcosa che
sembrava una matita… la sua bacchetta…
Si chinò a raccoglierla, ma il serpente riempiva la
stanza con la coda sferzante. Non riusciva a vedere
Hermione e, per un momento, Harry pensò al peggio. In
quel momento, però, ci fu uno scoppio assordante e un
lampo di luce rossa. Il serpente volò nell’aria, colpendo

411
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Harry al viso mentre saliva, spira dopo spira, verso il


soffitto. Harry alzò la bacchetta ma, mentre lo faceva, la
cicatrice bruciò più forte, più dolorosamente di quanto
avesse fatto in anni.
“Sta arrivando! Hermione, Lui sta arrivando!”
Mentre gridava il serpente ricadde, sibilando furio-
samente. C’era distruzione ovunque. Il serpente schiantò
gli scaffali staccandoli dal muro e ceramiche rotte vola-
rono ovunque mentre Harry balzava sul letto per afferrare
la forma scura che sapeva essere Hermione…
Lei gridò di dolore, mentre la tirava all’indietro
attraverso il letto. Il serpente si sollevò di nuovo, ma
Harry sapeva che stava arrivando qualcosa peggiore del
serpente, forse era già al cancello, la testa gli stava per
scoppiare per il dolore alla cicatrice…
Il serpente scattò mentre lui correva e saltava, trasci-
nando Hermione con sé. Mentre il serpente colpiva,
Hermione gridò “Confringo!” e l’incantesimo spazzò la
stanza, facendo esplodere lo specchio dell’armadio e
rimbalzando verso di loro, espandendosi dal pavimento al
soffitto. Harry sentì il calore bruciargli il dorso della
mano. Un pezzo di vetro gli tagliò la guancia mentre,
tirandosi dietro Hermione, saltava dal letto alla toletta e da
lì dritto fuori dalla finestra distrutta, nel nulla. Il grido di
Hermione echeggiò nella notte mentre vorticavano a
mezz’aria…
In quel momento sentì come se la cicatrice si aprisse e
si ritrovò nella mente di Voldemort.
Correva nella fetida camera da letto. Le lunghe mani
bianche afferrarono il davanzale, mentre scorgeva l’uomo
calvo e la donna minuta roteare e svanire, e urlò di rabbia,

412
J. K. Rowling

un grido che si unì a quello della ragazza ed echeggiò


attraverso i giardini bui, sovrastando le campane della
chiesa che annunciavano il Natale…
Il suo grido era anche di Harry, la sua sofferenza era
la sofferenza di Harry… che questo potesse accadere qui,
dov’era accaduto in precedenza… qui, dove si poteva
persino vedere quella casa dove era arrivato così vicino a
sapere cosa significasse morire… morire… il dolore era
così terribile… strappato dal corpo… Ma se non aveva
avuto corpo, come mai la testa gli aveva fatto così male?
Se era morto, come mai era stato così insopportabile? Il
dolore non dovrebbe cessare una volta morto? Sarebbe
dovuto cessare…
La notte umida e ventosa, due bambini vestiti da
zucche camminavano ondeggiando attraverso la piazza, le
vetrine addobbate con ragni di carta, tutti simboli
babbani, di cattivo gusto, di un mondo in cui non crede-
vano… Avanzava quasi scivolando, con dentro di sé quel
senso di determinazione e potere e sicurezza che aveva
sempre sperimentato in queste occasioni… non rabbia…
quella era per anime più deboli di lui… ma trionfo, sì…
aveva atteso questo momento, lo aveva desiderato…
“Bel costume, signore!”
Vide il sorriso del ragazzino vacillare, mentre
giungeva abbastanza vicino, correndo, da sbirciare sotto
il cappuccio del mantello, notò la paura rannuvolargli il
viso truccato. Il bambino si voltò e corse via subito… al
di sotto del mantello toccò con le dita il manico della
bacchetta… un semplice movimento e il bambino non
avrebbe mai raggiunto la madre… ma era inutile, del
tutto inutile…

413
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Continuò a muoversi lungo un’altra strada più buia, e


ora la sua destinazione era finalmente in vista. L’Incanto
Fidelius era stato spezzato, anche se loro non lo sapevano
ancora… Fece meno rumore delle foglie morte che
scivolavano sul selciato, mentre arrivava all’altezza della
siepe scura e la superava…
Non avevano chiuso le tende. Li vide piuttosto
chiaramente nel loro salottino, l’uomo alto dai capelli
neri con gli occhiali, che faceva scaturire sbuffi di fumo
colorato dalla bacchetta per far divertire il bambino
piccolo e bruno in pigiamino blu. Il bambino rideva e
cercava di catturare il fumo, di afferrarlo con la
manina…
Una porta si aprì ed entrò la madre, dicendo parole
che non poté sentire, i lunghi capelli rosso scuro le
cadevano sul viso. Il padre, poi, tirò su il figlio e lo
consegnò alla madre. Gettò la bacchetta sul sofà e si
stirò, sbadigliando…
Il cancello cigolò leggermente, mentre lo apriva, ma
James Potter non lo udì. La mano bianca estrasse la
bacchetta dal mantello e la puntò alla porta, che si
spalancò…
Era sulla soglia, mentre James arrivava di corsa
nell’ingresso. Era facile, troppo facile… non aveva
nemmeno raccolto la bacchetta…
“Lily, prendi Harry e vattene! È lui! Vai! Corri! Lo
tratterrò…”
Trattenerlo, senza una bacchetta tra le mani!... Rise,
prima di lanciare la maledizione…
“Avada Kedavra!”

414
J. K. Rowling

La luce verde riempì il vestibolo ingombro, illuminò


la carrozzina spinta contro il muro, fece brillare le
ringhiere come parafulmini, e James Potter cadde come
una marionetta i cui fili siano stati tagliati…
Poteva sentirla gridare dal piano superiore, intrap-
polata, ma non aveva nulla da temere, a condizione che si
mostrasse ragionevole.
…Salì i gradini, ascoltando con vago divertimento i
tentativi di barricarsi all’interno… nemmeno lei aveva la
bacchetta con sé… che stupidi erano stati, e quanto
fiduciosi, pensando che la loro salvezza fosse riposta negli
amici, pensando di poter abbassare le armi, anche solo
per un momento…
Aprì la porta di forza, gettò di lato sedie e scatoloni
frettolosamente ammucchiati contro di essa con una pigra
oscillazione della bacchetta… e lei era là, in piedi, col
bambino fra le braccia.
Appena lo vide, lasciò cadere il bambino nel lettino
dietro di sé e allargò le braccia, come se questo avesse
potuto servite a qualcosa, come se nascondendolo dietro
di sé, sperasse di essere scelta al suo posto…
“Non Harry, non Harry, per favore non Harry!”
“Fatti da parte, stupida… fatti da parte, subito!”
“Non Harry, per favore no, prendi me, uccidi me
invece…”
“È il mio ultimo avvertimento…”
“Non Harry! Per favore… abbi pietà… abbi pietà…
non Harry! Non Harry! Per favore… Farò qualsiasi
cosa…”
“Fatti da parte. Fatti da parte, ragazza!”

415
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Avrebbe potuto spostarla a forza via dal lettino, ma


gli sembrava più prudente finirli tutti…
La luce verde brillò nella stanza e lei cadde come suo
marito. Il bambino non aveva pianto per tutto quel tempo.
Riusciva a stare in piedi, afferrando le sbarre del lettino,
e guardava in su, verso il viso dell’intruso, con una specie
di vivace interesse, forse pensando che ci fosse suo padre
nascosto sotto il mantello, che faceva altre belle luci, e
che sua madre si sarebbe rialzata in un momento,
ridendo…
Puntò la bacchetta con molta cura al viso del
bambino. Voleva vederlo mentre accadeva, la distruzione
di questo specifico, inesplicabile pericolo. Il bambino
iniziò a piangere. Aveva capito che non era James. Non
gli piaceva che piangesse, non era mai stato capace di
sopportare i piccoli che piagnucolavano,
all’orfanotrofio…
“Avada Kedavra!”
E allora crollò. Non era nulla… nulla tranne dolore e
terrore, e doveva nascondersi, non qui fra le macerie
della casa in rovina, dove il bambino era intrappolato e
piangeva, ma molto lontano… molto lontano…
“No,” si lamentò.
Il serpente frusciò sul pavimento lurido, ingombro, e
lui aveva ucciso il bambino, eppure era lui il bambino…
“No…”
E ora era in piedi davanti alla finestra rotta della
casa di Bathilda, immerso nei ricordi della sua più grande
sconfitta, ed ai suoi piedi il grande serpente strisciava su
vetri e porcellane rotte… guardò in basso e vide
qualcosa… qualcosa di incredibile…

416
J. K. Rowling

“No…”
“Harry, va tutto bene, stai bene!”
Si chinò e raccolse la fotografia frantumata. Eccolo lì,
il ladro sconosciuto, il ladro che stava cercando…
“No… L’ho lasciata cadere… l’ho lasciata cadere…”
“Harry, va tutto bene, svegliati, svegliati!”
Era Harry… Harry, non Voldemort… e la cosa che
frusciava non era un serpente… aprì gli occhi.
“Harry,” sussurrò Hermione. “Ti senti… ti senti
bene?”
“Sì,” mentì lui.
Era nella tenda, sdraiato su una delle cuccette basse
sotto una pila di coperte. Capì che era quasi l’alba
dall’immobilità e qualità della luce, fredda e piatta al di là
del tetto di tela. Era inzuppato di sudore. Poteva sentirlo
sulle lenzuola e sulle coperte.
“Siamo sfuggiti”.
“Sì,” disse Hermione. “Ho dovuto usare un
Incantesimo di Librazione per metterti nella cuccetta. Non
riuscivo a sollevarti. Sei stato… Beh, non sei stato
tanto…”
Aveva ombre viola sotto gli occhi marroni, e lui notò
aveva una spugnetta in mano. Era stata lei a bagnargli il
viso.
“Sei stato male,” finì lei. “Veramente male.”
“Quanto tempo fa siamo fuggiti?”
“Diverse ore fa. È quasi mattina”.
“E io sono stato… cosa, privo di sensi?”
“Non esattamente,” disse Hermione turbata. “Gridavi,
e ti lamentavi, e… altre cose,” aggiunse in un tono che
fece sentire Harry a disagio. Cosa aveva fatto? Aveva

417
Harry Potter e i Cimeli della Morte

gridato maledizioni come Voldemort, o aveva pianto come


il bambino nel lettino?
“Non riuscivo a toglierti l’Horcrux,” disse Hermione,
e lui capì che lei voleva cambiare argomento. “Si era
incollato, incollato al petto. Ti è rimasto il segno. Mi
dispiace, ma ho dovuto usare un Incantesimo Tagliuzzante
per toglierlo. Anche il serpente ti ha colpito, ma ho pulito
la ferita e ci ho messo sopra un po’ di dittamo…”
Lui si tolse la maglietta sudata che indossava e guardò
in basso. C’era un ovale scarlatto in corrispondenza del
cuore, dove il medaglione lo aveva ustionato. Poté anche
vedere i segni del morso parzialmente guarito
sull’avambraccio.
“Dove hai messo l’ Horcrux?”
“Nella borsa. Credo che per un po’ non dovremmo
indossarlo.”
Lui si sdraiò sui cuscini e guardò il viso di Hermione,
grigio e tormentato.
“Non saremmo dovuti andare a Godric’s Hollow. È
colpa mia, tutta colpa mia, Hermione, mi dispiace.”
“Non è colpa tua. Anche io volevo andarci. Pensavo
davvero che Silente ci avesse potuto lasciare lì la spada.”
“Sì, beh… ci siamo sbagliati, no?”
“Cosa è successo, Harry? Cosa è successo quando ti
ha portato di sopra? Il serpente era nascosto da qualche
parte? È semplicemente venuto fuori e ha ucciso lei e
attaccato te?”
“No,” disse lui. “Lei era il serpente… o il serpente era
lei… tutto il tempo.”
“Co… cosa?”

418
J. K. Rowling

Lui chiuse gli occhi. Poteva ancora sentire l’odore


della casa di Bathilda su di sé. Rendeva tutta la faccenda
orribilmente vivida.
“Bathilda doveva essere morta da un pezzo. Il
serpente era… era dentro di lei. Tu-Sai-Chi lo ha messo lì
a Godric’s Hollow, ad aspettare. Avevi ragione. Sapeva
che sarei tornato.”
“Il serpente era dentro di lei?”
Lui aprì di nuovo gli occhi. Hermione sembrava
disgustata, nauseata.
“Lupin ci disse che ci sarebbe stata magia che non
avremmo mai nemmeno immaginato,” spiegò Harry. “Lei
non voleva parlare di fronte a te, perché era Serpentese,
tutto Serpentese, e io non me ne sono accorto, ma
naturalmente la capivo. Una volta che siamo saliti nella
stanza, il serpente ha mandato un messaggio a Tu-Sai-Chi.
Ho sentito nella mia testa che il serpente lo faceva, ho
sentito Tu-Sai-Chi eccitarsi, gli ha detto di tenermi lì… e
allora…”
Ricordò il serpente uscire dal collo di Bathilda. Non
c’era bisogno che Hermione conoscesse i dettagli.
“…lei è cambiata, si é trasformata nel serpente, ed ha
attaccato.”
Guardò giù ai segni del morso.
“Non doveva uccidermi, penso, solo tenermi lì finché
Tu-Sai-Chi non fosse arrivato.”
Se solo fosse riuscito a uccidere il serpente, ne
sarebbe valsa la pena, sarebbe valsa la pena di tutto …
Abbattuto, si sedette e gettò indietro le coperte.
“Harry, no, sono sicura che dovresti riposare!”

419
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Tu sei quella che ha bisogno di riposo. Senza offesa,


ma hai un aspetto terribile. Io sto bene. Farò la guardia per
un po’. Dov’é la mia bacchetta?”
Lei non rispose, lo guardò soltanto.
“Dov’è la mia bacchetta, Hermione?”
Lei si morse le labbra, e le lacrime le riempirono gli
occhi.
“Harry…”

420
J. K. Rowling

CAPITOLO DICIOTTO

VITA E INGANNI
DI ALBUS SILENTE
Il sole stava per spuntare e la vastità pura ed incolore
del cielo gli si stendeva sopra indifferente verso di lui e le
sue sofferenze. Harry si sedette all’ingresso della tenda e
trasse un profondo respiro d’aria pulita. Il solo fatto di
essere vivo e poter vedere il sole sorgere oltre la collina,
innevata e scintillante, andava considerato il più grande
tesoro sulla terra, ma nonostante tutto non era capace di
apprezzarlo. Tutti i suoi pensieri erano rivolti alla
disastrosa perdita della bacchetta. Guardò verso una valle
coperta dalla neve, la campana di una chiesa suonava nel
bianco silenzio circostante.

421
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Senza rendersene conto si stava conficcando le dita


nelle braccia come a voler resistere al dolore fisico. Aveva
perso del sangue molte più volte di quante potesse
contarne, una volta aveva anche perso tutte le ossa del suo
braccio destro e, questo viaggio, gli aveva già provocato
ferite al petto ed all’avambraccio che andavano a fare
compagnia alla cicatrice sulla mano e sulla fronte. Mai,
prima di quel momento, s’era sentito così stremato,
vulnerabile e scoperto, la parte migliore dei suoi poteri
magici gli era stata portata via. Sapeva esattamente cosa
Hermione avrebbe detto se solo lui le avesse espresso
queste sensazioni: “La qualità di una bacchetta dipende
esclusivamente dal suo possessore”.
Ma si sbagliava, nel suo caso era diverso, lei non
aveva sentito la bacchetta girare come l’ago di un
compasso e lanciare fiamme dorate verso il suo nemico.
Harry aveva perso la protezione dei nuclei gemelli, e solo
ora che era svanita, si rese conto di quanto ci avesse fatto
affidamento.
Tirò fuori dalla tasca i pezzi della bacchetta rotta e,
senza neanche guardarli, li mise via nella tracolla rega-
latagli da Hagrid che portava al collo. La tracolla era fin
troppo piena di oggetti rotti o inutili per poterne contenere
altri. La mano di Harry sfiorò il vecchio boccino
attraverso la pelle di Moke, e per un secondo dovette
combattere la tentazione di tirarlo fuori e lanciarlo via.
Impenetrabile, di nessun aiuto o utilità, come tutte le altre
cose che Silente si era lasciato dietro.
La sua furia verso Silente eruppe in lui come lava,
bruciandolo da dentro, cancellandogli ogni altro senti-
mento. Era stata solo la disperazione che li aveva portati a

422
J. K. Rowling

credere che a Godric’s Hollow fossero nascoste delle


risposte, che li aveva convinti di dover tornare lì, che fosse
tutto parte di un piano progettato per loro da Silente. Non
c’era, però, nessun percorso, nessun piano che Silente
aveva lasciato loro per orientarsi nell’oscurità, nulla gli
era stato dato spontaneamente, non avevano la spada, e
adesso Harry non aveva più nemmeno la bacchetta. Aveva
perso la fotografia del ladro, ed ora sarebbe stato di sicuro
facile, per Voldemort, capire di chi si trattasse. Aveva
tutte le informazioni, adesso…
“Harry?”
Hermione sembrava spaventata che lui potesse
lanciarle un incantesimo con la sua stessa bacchetta.
Aveva il volto coperto di lacrime, gli si accovacciò a
fianco, due tazze di tè le tremavano nelle mani e teneva
qualcosa di voluminoso sotto il suo braccio.
“Grazie.” disse lui prendendo una delle due tazze.
“Ti posso parlare?”
“No.” disse lui, perché non voleva offenderne la
sensibilità.
“Harry, tu volevi sapere chi fosse quell’uomo nella
foto. Bene... ho il libro.”
Timidamente spinse sul suo grembo una copia
immacolata di Vita e Inganni di Albus Silente.
“Dove… come…?”
“Stava nel soggiorno di Bathilda, appoggiato lì…
Questa nota era incollata sulla copertina.”
Hermione lesse, a voce alta, le poche righe di ango-
losa scrittura verde acido.
“…Cara Batty, grazie per il tuo aiuto. Questa è una
copia del libro, spero ti piaccia. Mi hai raccontato tutto,

423
Harry Potter e i Cimeli della Morte

anche quando non ricordavi, Rita…” Credo sia arrivata


mentre la vera Bathilda era ancora viva, forse non era
nelle condizioni di poterlo leggere?”
“No, probabilmente non poteva.”
Harry fissò, quindi, il volto di Silente e provò
un’ondata di piacere selvaggio. Avrebbe finalmente
scoperto tutte le cose che Silente non aveva mai ritenuto
opportuno dirgli, che lui lo volesse o no.
“Sei ancora arrabbiato con me, vero?” disse
Hermione, lui alzò lo sguardo e vide lacrime che le
scendevano dagli occhi, e capì che la rabbia doveva
essergli evidente sul viso.
“No,” disse con calma, “No, Hermione. So bene che è
stato un incidente. Stavi provando a tirarci fuori da lì vivi,
e sei stata incredibile. Sarei morto, a quest’ora, se non ci
fossi stata tu ad aiutarmi.”
Provò a rivolgerle un sorriso scialbo, poi ritornò a
concentrarsi sul libro. Il dorso era ancora rigido, chiara-
mente non era mai stato aperto. Sfogliò le pagine,
cercando le fotografie. Arrivò a quella che aveva intravi-
sto una volta. Il giovane Silente ed il suo affascinante
compagno ridevano di gusto per un qualche scherzo ormai
dimenticato. Harry si soffermò sulla didascalia.

Albus Silente poco dopo la morte di sua madre,


con il suo amico Gellert Grindelwald.

Harry guardò l’ultima parola a bocca aperta per un


lungo istante. Grindelwald, il suo amico Grindelwald.
Guardò di lato verso Hermione, che ancora fissava quel

424
J. K. Rowling

nome come che non potesse credere ai suoi occhi.


Lentamente lei alzò gli occhi verso Harry.
“Grindelwald!”
Ignorando le didascalie nelle fotografie, Harry cercò
fra le pagine altre citazioni di quel nome sorprendente. Lo
trovò subito e lesse di fretta, ma non riuscì a capire
immediatamente il significato del testo. Fu necessario
tornare indietro per capire il senso complessivo delle
pagine, ed infine arrivò all’inizio di un capitolo intitolato
Il Bene Supremo. Insieme, lui ed Hermione, iniziarono a
leggere.

“All’approssimarsi del suo diciottesimo


compleanno, Silente lasciò Hogwarts in un
alone di gloria: Capo scuola, Prefetto, vincitore
del Premio Barnabus Finkley per Eccezionali
doti Magiche, Rappresentante giovanile inglese
nel Wizengamot, vincitore della Medaglia d’oro
per Studi Originali alla Conferenza
Internazionale degli Alchimisti del Cairo. Aveva
in programma, in quel periodo, un grande
viaggio con Elphias “Alito di cane” Doge, il ben
poco dotato ma devoto seguace che aveva
raccattato a scuola.
I due giovani si trovavano al Paiolo Magico
a Londra, preparandosi alla partenza per la
Grecia il mattino successivo, quando arrivò un
gufo che recava la notizia della morte della
madre di Silente.
“Alito di cane” Doge, che ha rifiutato di
concedere un’intervista per questo libro, ha

425
Harry Potter e i Cimeli della Morte

dato una versione pubblica e sentimentale di


quello che è successo in seguito. Ha rappre-
sentato la morte di Kendra come una tragico
evento e la decisione di Silente di rinunciare al
viaggio, come un nobile atto di sacrificio.
Di sicuro Silente ritornò subito a Godric’s
Hollow, dovendo in teoria prendersi “cura” di
suo fratello e sua sorella più giovani. Ma
quanta attenzione diede loro realmente?
“Quando era capofamiglia,” racconta Enid
Smeek, la cui famiglia all’epoca viveva nelle
vicinanze a Godric’s Hollow, “Aberforth crebbe
come un selvaggio. Chiunque si sarebbe sentito
dispiaciuto per lui, con entrambi i genitori
morti, ovviamente, ma lui era solito gettarmi in
testa sterco di capra. Non credo Albus si
preoccupasse molto di lui, e non li ho mai visti
insieme, in ogni caso.”
Cosa faceva Albus, allora, invece di aiutare
il giovane fratello? La risposta, a quanto pare, è
semplice: mantenere ed assicurare la prigionia
di sua sorella. Nonostante il suo primo
carceriere fosse morto, infatti, non ci furono
cambiamenti nella triste condizione di Ariana
Silente. La sua esistenza continuò ad essere
nota solo per quei pochi esterni che, come
“Alito di cane” Doge, continuarono a credere
alla storia della “salute cagionevole”.
Un’altra amica di famiglia, anche lei troppo
accondiscendente, era Bathilda Bath,
l’acclamata Storica della Magia che risiede da

426
J. K. Rowling

molti anni a Godric’s Hollow. Kendra, ovvia-


mente, l’aveva allontanata quando lei aveva
fatto un primo tentativo di dare il benvenuto
alla famiglia nel villaggio.
Diversi anni dopo, in ogni caso, l’autrice
spedì un gufo ad Albus ad Hogwarts, favore-
volmente impressionata dal suo articolo sulle
trasfigurazioni Trans-Specie su Trasfigurazione
Oggi. Questo contatto iniziale servì a riavvici-
narla all’intera famiglia Silente. Al tempo della
morte di Kendra, Bathilda era l’unica persona,
in tutta Godric’s Hollow, che parlasse con lei.
Sfortunatamente, la brillantezza che
Bathilda dimostrò negli anni giovanili della sua
vita, è ora oscurata. “Il fuoco è acceso, ma il
calderone è vuoto,” come dice Ivon Dillonsby,
o, nella versione più popolare di Enid Smeek,
“È picchiata come una testa di chiodo3”. Ciò
nonostante, una combinazione di tecniche
sperimentali e testate, mi ha permesso di
estrarre abbastanza fatti concreti da riuscire a
ricostruire interamente la storia scandalosa.
Come il resto del mondo magico, Bathilda
attribuisce la morte prematura di Kendra ad un
incantesimo riuscito male, una storia ripetuta
negli anni da Albus ed Aberforth. Bathilda
ripete come un pappagallo anche la versione
familiare della condizione di Ariana, chiaman-
3
In originale: “She’s nutty as squirrel poo.” – Letteralmente: “È matta come
una cacca di scoiattolo.”, giocando sul doppio significato di “nutty” che può
essere sia “al sapore di noci” che “svitata; matta; picchiatella”. N.d.T.

427
Harry Potter e i Cimeli della Morte

dola “fragile” e “delicata”. A proposito di un


argomento comunque, Bathilda si è rivelata
molto più utile dopo una porzione di
Veritaserum, perché lei, solo lei, conosce
l’intera storia del segreto meglio custodito della
vita di Albus Silente. Il segreto, rivelato qui per
la prima volta, mette in dubbio tutto ciò che gli
ammiratori credevano a proposito di Silente: il
suo presunto odio per le arti oscure, la sua
contrarietà all’oppressione dei Babbani, ed
addirittura la sua devozione alla sua famiglia.
Durante la stessa estate in cui Silente tornò
a casa a Godric’s Hollow, orfano e capofami-
glia, Bathilda Bath accettò di ospitare a casa
sua il nipote: Gellert Grindelwald.
Il nome di Grindelwald è ovviamente
famoso. Nella lista dei più pericolosi maghi
oscuri di tutti i tempi, non si trova in cima solo
a causa dell’arrivo di Voi-Sapete-Chi, una
generazione più tardi, che gli rubò il podio.
Dato che Grindelwald non estese mai le sue
campagne di terrore in Inghilterra, in ogni
caso, i dettagli della sua salita al potere non
sono mai stati perfettamente noti nel nostro
paese.
Educato a Durmstrang, una scuola famosa
anche per la sua inopportuna tolleranza sulle
arti oscure, Grindelwald si mostrò quasi tanto
brillante quanto Silente. Piuttosto che concen-
trare le sue abilità alla ricerca di premi e rico-

428
J. K. Rowling

noscimenti, comunque, Gellert Grindelwald si


impegnò su altri fronti.
Quando aveva sedici anni, persino
Durmstrang capì che non poteva continuare a
chiudere un occhio sui contorti esperimenti di
Gellert Grindelwald, che fu espulso.
Fino ad oggi, tutto quello che si sapeva dei
successivi spostamenti di Grindelwald, era che
“viaggiò per qualche mese.” Può essere ora
rivelato che Grindelwald decise di visitare sua
zia a Godric’s Hollow e che lì, notizia che per
molti risulterà sconvolgente, strinse una stretta
amicizia con, niente di meno che, Albus Silente.
“Mi sembrò un ragazzo affascinante,”
farfuglia Bathilda, “a prescindere da quello che
è diventato in seguito. Naturalmente lo
presentai al povero Albus, a cui mancava la
compagnia di amici della sua età. I ragazzi
andarono subito d’accordo.”
Lo fecero di sicuro, Bathilda mi ha mostrato
una lettera, che lei ha conservato, spedita da
Albus Silente a Gellert Grindelwald nel cuore
della notte.
“Si, anche quando passavano intere
giornate a discutere… erano entrambi giovani
così brillanti, erano come calderoni sempre in
ebollizione… mi capitava di sentire un gufo che
bussava alla finestra della camera di Gellert,
portando una lettera da parte di Albus! Un’idea
poteva averlo colpito, e voleva farla conoscere
a Gellert immediatamente!”

429
Harry Potter e i Cimeli della Morte

E che idee erano quelle! I fan di Albus


Silente proveranno un profondo shock nel
leggerle, qui ci sono i pensieri del loro eroe a
diciassette anni, esattamente come lui le ha
spedite al suo nuovo miglior amico. (Una copia
della lettera originale può essere visionata a
pagina 463.)

Gellert,
Parli di dominazione magica PER
L’ESCLUSIVO BENE DEI BABBANI, e
questo, credo, è il punto cruciale. Sì, ci è
stato dato un potere e sì, questo potere ci da
il diritto di comandare, ma ci da anche la
responsabilità nei confronti dei comandati.
Dobbiamo concentrarci su questo punto.
Sarà la pietra fondante sulla quale
inizieremo a costruire.
Quando non saremo d’accordo, come capi-
terà di sicuro, questa sarà la base delle
nostre contro-argomentazioni.
Prendiamo il potere PER IL BENE
SUPERIORE. Da questo deriva il fatto
che, quando incontreremo resistenza,

430
J. K. Rowling

dovremo usare solo la forza necessaria, non


di più. (Questo è stato il tuo errore a
Durmstrang! Ma non mi posso lamentare,
perché se non fossi stato espulso, non ci
saremmo mai incontrati.)
Albus

I suoi molti fan saranno attoniti ed allibiti.


Questa lettera costituisce la prova che un tempo
Albus Silente ha sognato di sovvertire lo Statuto
di Segretezza e instaurare il dominio dei Maghi
sui Babbani.
Che colpo per tutti coloro che hanno
sempre visto Silente come il più grande soste-
nitore dei Nati-Babbani! Quanto appaiono vuoti
ora tutti quei discorsi che promuovevano i
diritti dei Babbani. Era impegnato a progettare
la sua salita al potere, quando avrebbe dovuto
piangere sua madre ed occuparsi di sua sorella.
Senza dubbio, le persone che sono determi-
nate a mettere Silente su un piedistallo, prote-
steranno per il fatto che egli, dopo tutto, non ha
messo in pratica i suoi piani, e che deve quindi
aver cambiato idea, essere tornato sui suoi
passi. Tuttavia, la realtà sembra molto più
sconvolgente.
Appena due mesi dopo la nascita della loro
grande amicizia, Silente e Grindelwald si sepa-

431
Harry Potter e i Cimeli della Morte

rarono, e non si videro più fino al momento del


loro leggendario duello (per approfondire vedi
al cap. 22). Cosa causò questa brusca rottura?
Silente rinsavì? Disse a Grindelwald che non
voleva più una parte nei loro piani? Sfortuna-
tamente no.
“Fu la morte della povera piccola Ariana,
credo, che la causò,” dice Bathilda. “Arrivò
come un orrendo shock. Gellert era a casa loro
quando accadde, venne a casa senza esitazioni,
dicendomi che voleva ripartire il giorno dopo.
Era terribilmente angosciato, devi sapere.
Allora creai una Passaporta, e quella fu
l’ultima volta che lo vidi.”
“Albus era estremamente scosso per la
morte di Ariana. Era orribile per quei due
fratelli. Avevano perso tutto eccetto loro stessi,
non mi sorprendo che gli animi si scaldarono.
Aberforth incolpò Albus, sapete, come succede
in quelle orribili circostanze. Aberforth, però,
aveva sempre avuto modi un po’ pazzi, povero
ragazzo. Ciò nonostante, rompere il naso ad
Albus durante il funerale fu indecente.
Kendra sarebbe stata distrutta nel vedere i
suoi figli combattere così, di fronte al corpo di
sua figlia. Fu un peccato che Gellert non poté
restare per il funerale… Sarebbe stato di
conforto ad Albus almeno…”
Quest’orrenda zuffa di fronte alla bara,
nota solo a coloro che andarono al funerale di
Ariana Silente, solleva diverse domande. Perché

432
J. K. Rowling

Aberforth Silente incolpò Albus per la morte


della sorella? Fu per caso, come sostiene
“Batty”, una semplice manifestazione di dispe-
razione? O potevano esserci ragioni molto più
concrete per la sua furia? Grindelwald, espulso
da Durmstrang per un attacco quasi fatale ad
alcuni compagni di scuola, lasciò il paese ore
dopo la morte della ragazza, ed Albus (per la
vergogna o forse per paura?) non lo vide mai
più, se non quando ne fu costretto, per il bene
del mondo magico.
Né Silente né Grindelwald sembrano aver
mai fatto riferimento a questa breve amicizia
giovanile negli anni successivi. In ogni caso non
ci sono dubbi che Silente ritardò, per alcuni
anni di fermento, fatalità e sparizioni, il suo
attacco contro Gellert Grindelwald.
Furono l’affetto che provava per l’uomo o
la paura di esporsi a quello che una volta era
stato il suo miglior amico che portarono Silente
ad esitare? Fu solo con riluttanza che Silente
decise di catturare l’uomo che una volta era
così contento di aver incontrato?
E come morì la misteriosa Ariana? Fu la
vittima involontaria di un qualche rito oscuro?
Si ritrovò in mezzo a qualcosa che non avrebbe
dovuto vedere, come ad esempio due giovani
uomini seduti a fare le prove per il loro tenta-
tivo di gloria e dominazione? È possibile che
Ariana Silente sia stata la prima persona a
morire “per il bene superiore”?

433
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Il capitolo finì lì, ed Harry alzò lo sguardo, Hermione


aveva raggiunto la fine della pagina prima di lui. Tirò via
il libro dalle mani di Harry, con l’aria un po’ allarmata nel
notare l’espressione di lui, e lo chiuse senza neanche
guardarlo, come per nascondere qualcosa di indecente.
“Harry...”
Lui scosse la testa, molte certezze che aveva accu-
mulato dentro erano crollate, era esattamente la stessa
sensazione che aveva provato quando Ron era andato via.
Si era fidato di Silente, aveva creduto fosse la bontà e la
saggezza fatte persona, ma era solo cenere, quante cose
ancora poteva perdere? Ron, Silente, la bacchetta di piuma
di fenice…
“Harry.” sembrò che lei gli avesse letto nei pensieri.
“Ascoltami. Non è... non è una lettura molto piacevole…”
“Sì, puoi dirlo forte…”
“…ma Harry! Non dimenticare che è Rita Skeeter che
ha scritto tutto questo!”
“Hai letto la lettera a Grindelwald vero?”
“Sì, l’ho... l’ho letta.”
Lei esitò, sembrava sconvolta, con il tè che le ondeg-
giava nelle mani fredde.
“Penso sia la parte peggiore. So che Bathilda pensò
fossero solo chiacchiere, ma “Per un bene superiore”
divenne lo slogan di Grindelwald, la giustificazione per
tutte le atrocità che commise in seguito. Ehm… da quella
lettera… sembra sia stato Silente a dargli l’idea. Ho
sentito che “Per un bene superiore” fu anche inciso
all’ingresso di Nurmengard.”
“Cosa è Nurmengard?”

434
J. K. Rowling

“La prigione che Grindelwald costruì per metterci i


suoi oppositori. Una volta catturato da Silente ci è finito
dentro a sua volta. Comunque è… è orribile pensare che le
idee di Silente abbiano aiutato Grindelwald a salire al
potere. Ma da un altro punto di vista, neanche Rita può
negare che loro si sono conosciuti giusto per un paio di
mesi durante l’estate, quando entrambi erano molto
giovani, e…”
“Credo tu voglia dire,” disse Harry, cercando di non
indirizzare ingiustamente verso di lei la rabbia che aveva
dentro, ma era difficile tenere un tono di voce fermo.
“Credo tu voglia dire «Erano giovani». Avevano la stessa
età che abbiamo noi adesso. Ed eccoci qui, rischiando le
nostre vite per combattere le arti oscure, mentre lui stava
lì, insieme al suo nuovo amico, progettando la loro ascesa
al potere a discapito dei Babbani.”
Non sarebbe riuscito a rimanere calmo ancora per
molto. S’alzò ed inizio a camminare intorno alla stanza,
cercando di ragionare su quello che avevano appena letto.
“Non sto cercando di difendere quello che Silente ha
scritto,” disse Hermione. “Tutta quella spazzatura a
proposito del «diritto di comandare» e «Magia è potere» e
così via. Ma Harry… sua madre era appena morta, e lui
era costretto da solo in casa…”
“Da solo? Non era solo! C’erano suo fratello e sua
sorella a fargli compagnia! La sua sorella Magonò di cui
lui si sarebbe dovuto prendere cura…”
“Non ci credo,” disse Hermione alzandosi in piedi.
“Qualcosa non andava in quella ragazza, ma non credo
fosse una Magonò, il Silente che noi conosciamo non
avrebbe mai permesso, mai…”

435
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Il Silente che pensavamo di conoscere non avrebbe


mai voluto conquistare il mondo babbano con la forza!”
Harry urlò, la sua voce echeggiò sulla cima della
collina vuota, e diversi merli volarono nell’aria,
muovendosi a spirale e rumoreggiando, nello sfondo di un
cielo perlaceo.
“È cambiato Harry! È cambiato! È semplicemente
così! Forse ha davvero creduto in quelle cose quando
aveva diciassette anni, ma tutto il resto della sua vita lo ha
speso a combattere le arti oscure! È stato Silente a fermare
Grindelwald, a sottoscrivere la protezione dei Babbani ed i
diritti dei maghi Babbani di nascita, a combattere Tu-Sai-
Chi dall’inizio e a morire cercando di sconfiggerlo per
sempre!”
Il libro di Rita giaceva sul pavimento fra loro due, così
che la faccia di Silente sorridesse tristemente ad entrambi.
“Harry, mi dispiace, ma credo che la vera ragione per
cui tu sei così arrabbiato sia il fatto che Silente non ti ha
mai raccontato niente di se stesso.”
“Forse lo sono!” urlò Harry, mettendosi le mani sulla
testa. Non sapeva se per cercare di contenere la rabbia o di
proteggersi dal peso delle proprie illusioni. “Guarda cosa
mi ha chiesto, Hermione! Rischia la tua vita Harry! E
ancora! E ancora! Ma non aspettarti che io ti spieghi tutto,
devi solo fidarti di me ciecamente, avere fiducia in quello
che faccio anche se io non ho fiducia in te! Mai tutta la
verità! Mai!”
Gli si ruppe la voce nello sforzo, ed i due rimasero a
guardarsi nell’atmosfera bianca e vuota; Harry si sentì
insignificante quanto gli insetti sotto al cielo.

436
J. K. Rowling

“Lui ti voleva bene,” sussurrò Hermione. “So che ti


voleva bene.”
Harry lasciò cadere le braccia.
“Non so a chi volesse bene, Hermione, ma mai a me!
Tutto questo pasticcio che ha lasciato dentro di me, non è
amore! Ha condiviso i suoi punti di vista e quello che
realmente pensava, più con Gellert Grindelwald di quanto
non abbia mai fatto con me.”
Harry prese la bacchetta di Hermione, che aveva
lanciato nella neve, e si sedette di nuovo all’ingresso della
tenda.
“Grazie per il tè. Finirò il mio turno di guardia, tu
torna dentro al caldo.”
Hermione esitò, ma riconobbe di essere stata conge-
data. Raccolse il libro da terra e si voltò, passandogli alle
spalle, per rientrare nella tenda, e passando accarezzò
leggermente la testa di Harry.
Lui chiuse gli occhi a quel tocco, e si odiò per aver
sperato che quello che lei aveva detto fosse la verità. Che
Silente gli avesse voluto bene davvero.

437
Harry Potter e i Cimeli della Morte

CAPITOLO DICIANNOVE

LA CERVA D’ARGENTO
Nevicava da quando Hermione aveva iniziato il turno
di guardia a mezzanotte. I sogni di Harry erano confusi e
disturbati. Nagini entrava ed usciva dall’uno all’altro,
prima attraverso un enorme anello crepato, poi per una
ghirlanda di Rose di Natale. Si svegliò varie volte,
impaurito, convinto che qualcuno l’avesse chiamato da
lontano ed immaginando che lo scroscio del vento sulla
tenda fosse rumore di passi o di voci.
Alla fine s’alzò nel buio e raggiunse Hermione,
rannicchiata all'entrata della tenda a leggere Storia Della
Magia alla luce della bacchetta. La neve cadeva ancora
fittamente e lei accolse con sollievo la proposta di fare i
bagagli di buon mattino e andar via.

438
J. K. Rowling

“Andremo in qualche posto più riparato,” concordò,


rabbrividendo, mentre s’infilava un maglione al di sopra
del pigiama. “Continuavo a immaginare di sentire delle
persone muoversi qua fuori. Ho persino pensato di aver
visto qualcuno una o due volte.”
Harry si bloccò a metà del gesto di raccogliere un
maglione e lanciò un’occhiata allo Spioscopio sul tavolo,
silenzioso e immobile.
“Sono sicura di averlo immaginato,” disse Hermione
guardandolo nervosa, “la neve nel buio gioca brutti
scherzi agli occhi… ma forse, per sicurezza, non sarebbe
meglio Smaterializzarci sotto il Mantello
dell’Invisibilità?”
Mezz’ora dopo la tenda era impachettata e, una volta
che Harry ebbe indossato l’Horcrux ed Hermione afferrata
la borsa di perline, si Smaterializzarono. La solita tensione
li inghiottì. I piedi di Harry si staccarono dal terreno
nevoso per atterrare con violenza su qualcosa che
sembrava essere terra ghiacciata coperta di foglie.
“Dove siamo?” domandò, esaminando la nuova massa
di alberi che s’innalzava nei dintorni, mentre Hermione
apriva la borsa di perline e iniziava a tirar fuori i pali della
tenda.
“La foresta di Dean,” rispose, “ci sono venuta una
volta in campeggio con mamma e papà.”
Anche lì c’era neve posata su tutti gli alberi dei
dintorni e faceva un freddo terribile, ma almeno erano
protetti dal vento. Passarono la maggior parte della
giornata nella tenda, scaldandosi al tepore dell’utile fuoco
azzurro splendente che Hermione era così brava a far
apparire e che si poteva raccogliere e trasportare in un

439
Harry Potter e i Cimeli della Morte

barattolo. Harry si sentiva come se si fosse ristabilito da


una breve ma grave malattia, impressione rafforzata dalle
premure di Hermione. Nel pomeriggio, freddi fiocchi di
neve scesero roteando su di loro, tanto che anche la loro
radura riparata si coprì di una spolverata di neve farinosa.
Dopo due notti di sonno leggero, i sensi di Harry
sembravano più acuti del solito. La loro fuga da Godric’s
Hollow era stata tanto di stretta misura che Voldemort
sembrava, in qualche modo, più vicino e minaccioso.
Mentre calava nuovamente il buio, Harry rifiutò l’offerta
di Hermione di fare il primo turno di guardia e le disse di
andare a letto.
Harry spostò un vecchio cuscino nell’ingresso della
tenda e vi si sedette. Nonostante indossasse tutti i
maglioni che possedeva, non riuscì comunque a placare il
tremore. Il buio aumentò con il passare delle ore finché
non risultò completamente impenetrabile. Fu quasi sul
punto di estrarre la Mappa del Malandrino, tanto per
vedere il puntino di Ginny almeno per un attimo, prima di
ricordarsi che era il periodo Natalizio e che lei sicu-
ramente era tornata alla Tana.
Ogni più piccolo movimento sembrava ingigantito
nell’immensità della foresta. Harry sapeva che vi vivevano
molteplici creature, ma desiderò che restassero ferme e
silenziose in modo da poter riconoscere i loro innocui
movimenti ed il loro aggirarsi furtivo in cerca di una preda
dai rumori che avrebbero potuto rivelare altri, sinistri,
movimenti. Ricordò il suono di un mantello strisciante
sulle foglie morte molti anni prima, e subito gli sembrò di
sentirlo nuovamente prima di scrollarselo dalla mente. Gli
incantesimi di protezione avevano funzionato per

440
J. K. Rowling

settimane. Perché si sarebbero dovuti infrangere in quel


momento? Non poteva scacciare l’impressione, però, che
quella notte ci fosse qualcosa di diverso.
Scattò in piedi diverse volte, il collo che gli doleva per
essersi addormentato appoggiato ad uno scomodo spigolo
del bordo della tenda. La notte divenne di un nero così
profondo che gli sembrava di essere sospeso in quel limbo
tra Smaterializzazione e Materializzazione. Aveva appena
sollevato una mano davanti al volto per vedere se riusciva
a distinguere le dita, quando accadde.
Una splendente luce argentea gli apparve proprio di
fronte muovendosi attraverso gli alberi. Da qualunque
parte provenisse, si muoveva senza emettere alcun suono.
La luce sembrava puntare direttamente verso di lui.
Balzò in piedi, la voce gelatasi in gola, e sollevò la
bacchetta di Hermione. Socchiuse gli occhi quando la luce
diventò più intensa, gli alberi avanti ad essa che
spiccavano in controluce, ed ancora il bagliore gli si fece
più vicino...
Ed ecco che la fonte della luce uscì da dietro una
quercia. Era una bellissima cerva biancoargentea, lumi-
nosa e abbagliante come la luna, si apriva la strada sul
terreno, sempre in silenzio e senza lasciare impronte sul
manto nevoso. Andò diritta verso di lui, alzando la
bellissima testa con gli ampi occhi dalle ciglia lunghe.
Harry s’avvicino alla creatura, colmo di sorpresa, non
per la sua stranezza ma per l’inesplicabile familiarità.
Sentiva che avrebbe dovuto aspettarsi la sua venuta ma
che, fino a quel momento, si era dimenticato che avevano
deciso di incontrarsi. L’impulso di chiamare Hermione,
così forte fino ad un attimo prima, era sparito. Sapeva, ci

441
Harry Potter e i Cimeli della Morte

avrebbe scommesso la sua stessa vita, che era venuta per


lui, e solo per lui.
Si guardarono l’un l’altro per alcuni lunghi secondi,
poi lei si girò e si allontanò.
“No,” disse, con la voce incrinata per il poco uso.
“Torna indietro!”
La cerva continuò intenzionalmente ad inoltrarsi tra
gli alberi e presto, la sua luce apparve come nastri
argentati tra un tronco e l'altro. Esitò per un palpitante
secondo. La cautela gli diceva che poteva essere un
trucco, un’esca, una trappola. Ma l’istinto, un istinto
irresistibile, gli disse che non poteva trattarsi di Magia
Oscura. Iniziò ad inseguirla.
La neve gli scricchiolava sotto i piedi, ma la cerva non
faceva alcun rumore mentre oltrepassava gli alberi, poiché
non era altro che luce. Lo condusse sempre più in
profondità nella foresta, ed Harry camminò rapidamente,
certo che, quando si fosse fermata del tutto, gli avrebbe
permesso di affiancarla. Poi lei avrebbe parlato e la voce
gli avrebbe detto ciò che aveva bisogno di sapere.
Finalmente la cerva si fermò. Voltò verso di lui la
bellissima testa ancora una volta, Harry iniziò a correre,
una domanda gli bruciava dentro, ma appena aprì le labbra
per esporla, la cerva si dissolse.
Sebbene le tenebre l’avessero assorbita totalmente, la
sua immagine luminosa gli era ancora impressa sulle
retine. Gli offuscava la visuale, brillando quando abbas-
sava le palpebre, disorientandolo. Ebbe paura. La presenza
della cerva era stata una sicurezza.
"Lumos!" sussurrò, e la punta della bacchetta si illu-
minò.

442
J. K. Rowling

L’impronta visiva della cerva s’indeboliva ad ogni


battito di ciglia mentre lui restava immobile, ascoltando i
rumori della foresta, i ramoscelli che scricchiolavano in
lontananza, il soffice fruscio della neve. Stava per essere
attaccato, forse? Lo avevano attirato in un’imboscata? Era
solo una sua impressione che qualcuno lo stesse
osservando da oltre la portata della luce emanata dalla
bacchetta?
Sollevò la bacchetta ancora un po’. Nessuno gli corse
incontro, nessun lampo di luce verde sbucò da dietro gli
alberi. Perché, allora, la cerva l’aveva portato in quel
luogo?
Qualcosa brillò alla luce della bacchetta ed Harry si
girò tutt’intorno, ma tutto ciò che trovò era un piccolo
stagno congelato, la cui nera superficie increspata scintillò
quando sollevò la bacchetta per esaminarlo.
Si sporse in avanti con una certa cautela e guardò in
basso. Il ghiaccio rifletté la sua ombra distorta e il fascio
di luce della bacchetta, ma qualcos'altro brillò in profon-
dità sotto lo spesso indistinto guscio grigio. Una grande
croce argentata…
Il cuore gli balzò in bocca. S’inginocchiò sul bordo
dello stagno e inclinò la bacchetta in modo da illuminare
la parte inferiore del laghetto con quanta più luce possi-
bile. Uno scintillio rosso intenso… era una spada con dei
rubini che scintillavano sull’impugnatura… la spada di
Grifondoro giaceva sul fondo di quello stagno di bosco.
La guardò, respirando appena. Com’era possibile? In
che modo era stata messa nello stagno, così vicino al
luogo dove si erano accampati? Qualche sconosciuta
magia aveva attirato Hermione in quel posto, o la cerva,

443
Harry Potter e i Cimeli della Morte

che lui aveva creduto essere un Patronus, era invece una


sorta di guardiano dello stagno? Oppure la spada era stata
messa lì dopo il loro arrivo, proprio perché erano lì? In
quel caso, dov’era la persona che aveva voluto farla avere
ad Harry? Ancora una volta diresse la bacchetta in
direzione degli alberi e dei cespugli circostanti, cercando
una sagoma umana, lo scintillio di un occhio, ma non
riusciva a vedere nessuno. Tuttavia, un po’ più di paura
offuscò la sua euforia quando riportò l’attenzione sulla
spada che giaceva immobile e indifferente sul fondo dello
stagno.
Puntò la bacchetta verso la forma argentata e
mormorò, “Accio spada.”
Non si mosse. Nemmeno aveva previsto che lo
facesse. Se fosse stata così semplice da prendere, la spada
sarebbe stata sulla riva e lui avrebbe dovuto
semplicemente raccoglierla, non sul fondo di un laghetto
ghiacciato. Costeggiò il cerchio di ghiaccio pensando
intensamente all’ultima volta in cui aveva ricevuto la
spada. Si era trovato in un grandissimo pericolo e aveva
chiesto aiuto.
“Aiuto,” mormorò, ma la spada rimase sotto la spessa
superficie del lago, indifferente, immobile.
Che cos’era, si chiese Harry (continuando a
muoversi), che Silente gli aveva detto l’ultima volta che
aveva recuperato la spada? Solo un vero Grifondoro
avrebbe potuto estrarla dal Cappello. E quali erano le
qualità che identificavano un Grifondoro? Una vocina gli
rispose nella testa: “É forse Grifondoro la vostra via,
culla dei coraggiosi di cuore? Audacia, fegato, cavalleria,
fan di questo luogo uno splendore”.

444
J. K. Rowling

Harry smise di camminare e trasse un lungo respiro, il


vapore espirato si disperse rapidamente nell’aria gelata.
Sapeva cosa fare. Se fosse stato onesto con se stesso,
avrebbe dovuto farlo dal momento in cui aveva scorto la
spada attraverso il ghiaccio.
Lanciò un’altra occhiata agli alberi che lo circonda-
vano, ma era ormai convinto che non ci fosse nessuno
pronto ad attaccarlo. Ne avevano avuto l’occasione mentre
attraversava da solo la foresta, ne avevano avute tante di
opportunità mentre esaminava lo stagno. Ciò che doveva
fare, a quel punto, era talmente poco invitante da essere
questo l'unico motivo della perdita di tempo. Con dita
tremanti, Harry iniziò a togliersi i vari strati di vestiti.
Cosa c’entrasse questo con la “nobiltà d’animo”, pensò
mestamente, non ne era del tutto certo, a meno che non si
fosse contato, come nobiltà d’animo, il fatto che non
chiamasse Hermione a farlo al posto suo.
Un gufo fischiò da qualche parte mentre si spogliava,
e ripensò con dolore ad Edvige. Tremava vistosamente,
ormai, gli battevano i denti terribilmente, nonostante ciò
continuò a spogliarsi finché non restò che in biancheria
intima, a piedi nudi nella neve. Posò sui vestiti il borsello
contenente la bacchetta rotta, la lettera della madre, lo
specchio di Sirius e il vecchio boccino, poi puntò la
bacchetta di Hermione verso il ghiaccio.
“Diffindo”
Il ghiaccio si ruppe con un suono che, nel silenzio,
sembrò simile ad uno sparo. La superficie del laghetto si
spezzò e frammenti di ghiaccio scuro dondolarono
sull’acqua increspata. Per quanto Harry potesse giudicare,

445
Harry Potter e i Cimeli della Morte

non sembrava profondo, ma per recuperare la spada si


sarebbe dovuto immergere completamente.
Restare a contemplare il compito che lo aspettava non
l’avrebbe reso più facile o l’acqua più calda. S’avvicinò al
bordo dello stagno e appoggiò sul terreno la bacchetta di
Hermione, ancora illuminata. Cercando di non pensare a
quanto freddo stava per sentire o a quanto violentemente
gli sarebbe venuto da tremare, si tuffò.
Ogni poro del corpo gridò in segno di protesta. La
stessa aria nei polmoni sembrò congelarsi quando fu
immerso completamente, fino alle spalle, nell’acqua
gelida. Riusciva a stento a respirare.
Tremando così violentemente da far schizzare l’acqua
oltre i bordi dello stagno, toccò la lama con i piedi
intirizziti. Doveva tuffarsi solo una volta.
Harry rinviò il momento dell’immersione completa di
secondo in secondo, ansimando e agitandosi, fino a
quando disse a se stesso che era arrivato il momento di
andare, raccattò tutto il coraggio che aveva e s’immerse.
Il freddo fu un tormento. Lo aggredì come fosse
fuoco. La stessa testa sembrava essersi congelata nel
momento in cui cominciò a spingersi verso il fondo
nell'acqua scura, si allungò e cercò la spada. Le dita si
chiusero attorno all'impugnatura. La sollevò.
In quel momento qualcosa gli si serrò strettamente
attorno al collo. Pensò si trattasse di piante acquatiche
infestanti, sebbene nulla l’avesse sfiorato mentre si
tuffava, e alzò la mano libera per districarsi. Non era
un’alga. La catena dell’Horcrux si stringeva e gli
comprimeva lentamente la trachea.

446
J. K. Rowling

Harry si dibatté selvaggiamente, cercando di spingersi


verso la superficie, ma si spostava solamente verso la
sponda rocciosa del laghetto. Dibattendosi, soffocando,
cercò a tentoni la catena che lo strangolava, le dita
congelate incapaci di spezzarla. Piccole luci gli
scoppiettavano nella testa, stava annegando, non c'era
speranza, nulla da fare, e le braccia che lo afferrarono al
petto erano certamente quelle della Morte...
Soffocante, con conati di vomito, fradicio e più
congelato di quanto fosse mai stato in vita sua, riprese
conoscenza, a faccia in giù nella neve. Da qualche parte,
intorno, un’altra persona ansimava, tossiva e sputacchiava.
Hermione l’aveva raggiunto di nuovo, come l’aveva
raggiunto quando era stato attaccato dal serpente…
sebbene non sembrasse lei, non con quei forti colpi di
tosse, e nemmeno a giudicare dai passi pesanti...
Harry non ebbe la forza di alzare la testa per con-
trollare l’identità del suo salvatore. Tutto ciò che riuscì di
fare fu sollevare la mano tremante al collo e tastare il
posto dove il medaglione gli si era saldamente piantato
nella carne. Non c’era più. Qualcuno l’aveva tagliato,
liberandolo. Allora una voce ansimante gli parlò dall’alto.
“Sei… matto?”
Nulla tranne lo shock di sentire quella voce avrebbe
potuto dare ad Harry la forza di alzarsi.
Rabbrividendo violentemente, si alzò barcollando.
Davanti a lui c’era Ron, completamente vestito ma
inzuppato fino alle ossa, i capelli appiccicati al volto, la
spada di Grifondoro in una mano, e l’Horcrux che
penzolava dalla catena spezzata nell’altra.

447
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Perché diavolo…” ansimò Ron, sollevando


l’Horcrux che dondolava ipnoticamente avanti e indietro
dalla catena tagliata, “…non ti sei tolto questo coso, prima
di tuffarti?”
Harry non riuscì a rispondere. La cerva argentata non
era nulla, proprio nulla, in confronto alla ricomparsa di
Ron. Non poteva crederci. Tremando dal freddo, prese la
pila di vestiti ancora appoggiati sul bordo dell'acqua e
cominciò ad indossarli. Dopo aver infilato un maglione
dopo l’altro, Harry fissò Ron, aspettandosi quasi che
scomparisse ogni volta che lo perdeva di vista, però
doveva trattarsi proprio di lui. S’era appena gettato nello
stagno, gli aveva salvato la vita.
“Sei t-tu?” chiese Harry alla fine, battendo i denti, con
voce più debole rispetto al solito per essere stato prossimo
allo strangolamento.
“Beh, sì,” rispose Ron, che sembrava leggermente
imbarazzato.
“H-hai evocato tu la cerva?”
“Cosa? No, certo che no! Pensavo l’avessi fatto tu!”
“Il mio Patronus è un cervo”
“Oh, già. Avevo notato qualcosa di diverso. Niente
corna”
Harry rimise il borsellino di Hagrid al collo, indossò
l’ultimo maglione, si fermò a riprendere la bacchetta di
Hermione e guardò Ron ancora una volta.
“Come sei arrivato qui?”
A quanto pareva Ron aveva sperato che questa
questione saltasse fuori più tardi, se non mai.
“Beh, io… sai… sono tornato. Se…” si schiarì la gola
“Ehm… mi volete ancora.”

448
J. K. Rowling

Ci fu una pausa durante la quale il motivo della


partenza di Ron sembrò far crescere un muro tra loro.
Tuttavia era là. Era tornato. Aveva appena salvato la vita
di Harry.
Ron si guardò le mani. Sembrò momentaneamente
sorpreso di vedere cosa stava stringendo.
“Oh già, l’ho tirata fuori” disse, piuttosto inutilmente,
sollevando la spada per farla controllare ad Harry. “È per
questa che ti sei tuffato, no? ”
“Sì” rispose Harry. “Ma non capisco. Come sei arri-
vato fin qui? Come hai fatto a trovarci? ”
“È una storia lunga” disse Ron “Vi ho cercato per ore,
è una foresta enorme, no? E proprio quando stavo
pensando di andare a dormire sotto un albero e aspettare il
mattino, ho visto arrivare la cerva e te che la seguivi.”
“Non hai visto nessun altro?”
“No,” rispose Ron. “Io…”
Ma esitò, lanciando un’occhiata a due alberi vicini ad
alcuni metri di distanza.
“…mi è sembrato di vedere qualcosa che si muoveva
laggiù, ma stavo correndo allo stagno, in quel momento,
perché ti eri tuffato e non eri tornato su, così non ho
voluto deviare per… ehi! ”
Harry stava già correndo verso il posto indicato da
Ron. Due querce crescevano molto vicine.
C'era un buco di solo pochi centimetri tra i tronchi
all’altezza degli occhi, un posto ideale per spiare ma non
essere visti. Il terreno intorno alle radici, tuttavia, era privo
di neve, ed Harry non riuscì a trovare nessuna impronta.
Tornò dove Ron lo stava aspettando, impugnando ancora
la spada e l’Horcrux.

449
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“C’era qualcosa?” chiese Ron.


“No” rispose Harry.
“Ma come avrà fatto la spada a finire in questo
stagno?”
“Può avercela messa chiunque abbia evocato il
Patronus.”
Entrambi esaminarono la decorata spada argentata,
l’impugnatura di rubini scintillava leggermente sotto la
luce della bacchetta di Hermione.
“Pensi che sia quella vera?” chiese Ron
“C’è un modo per saperlo, no?” rispose Harry
L’Horcrux penzolava ancora dalla mano di Ron. Il
medaglione cercava quasi di strattonarsi.
Harry capì che la cosa che stava dentro era ancora
turbata. Doveva aver sentito la presenza della spada e
aveva tentato di ucciderlo perché non se ne impossessasse.
Non c’era più tempo per ulteriori discussioni, era arrivato
il momento di distruggerlo una volta per tutte.
Harry si guardò attorno, sollevando in alto la
bacchetta di Hermione, e vide il posto giusto: una roccia
spianata che si trovava ai piedi di un sicomoro.
“Vieni qui” disse, precedendolo. Dopo aver tolto la
neve dalla superficie della roccia, tese la mano per avere
l’Horcrux. Quando Ron gli porse la spada, tuttavia, Harry
scosse il capo.
“No, devi farlo tu.”
“Io?” chiese Ron, guardandolo scioccato. “Perché?”
“Perché si stato tu a tirare fuori la spada dallo stagno.
Credo che tocchi a te.”
Non stava cercando di essere gentile o generoso. Così
come aveva avuto la certezza che la cerva fosse benevola,

450
J. K. Rowling

adesso era certo che doveva essere Ron ad impugnare la


spada. Almeno Silente gli aveva insegnato qualcosa su
certi tipi di magia, sull’incalcolabile potenza di certe
azioni.
“Sto per aprirlo,” disse Harry, “e tu dovrai trafiggerlo.
Senza indugi, ok? Perché qualsiasi cosa ci sia lì dentro, ci
attaccherà. Il frammento di Ridde nel diario tentò di
uccidermi.”
“E come farai ad aprirlo?” chiese Ron. Sembrava
terrorizzato.
“Sto per chiedergli di aprirsi, usando il Serpentese,”
disse Harry. La risposta gli venne così prontamente alle
labbra che pensò di averlo sempre saputo, nel profondo.
Forse l’aveva capito dopo il recente incontro avuto con
Nagini.
Guardò la sinuosa S intarsiata con scintillanti pietre
verdi. Era facile immaginarla come un minuscolo serpente
raggomitolato sulla fredda roccia.
“No!” disse Ron, “Per favore, non aprirlo.”
“Perché no?” chiese Harry. “Togliamo di mezzo
questo coso maledetto, sono mesi che…”
“Non posso Harry, davvero, fallo tu!”
“Ma perché?”
“Perché questo coso è malefico, per me!” disse Ron,
arretrando dal medaglione sulla roccia.
“Non posso toccarlo! Non sto arrancando scuse per
come mi sono comportato, però ha influito su di me più di
quanto abbia fatto con te o Hermione, mi ha fatto pensare
ad un sacco di cose… cose a cui avevo comunque pensato
spesso, ma facendo sembrare tutto molto più brutto. Non
so spiegartelo, quando lo toglievo e la testa mi tornava a

451
Harry Potter e i Cimeli della Morte

posto, dovevo rimette al collo quel coso maledetto… non


posso farlo, Harry!”
Indietreggiò scuotendo la testa e trascinando la spada
al suo fianco.
“Puoi farlo,” disse Harry. “Puoi farcela! Hai appena
estratto la spada, so per certo che questo significa che
dovrai essere tu ad usarla. Per favore, liberatene, Ron.”
Il suono del suo nome sembrò agire su di lui come
uno stimolante. Ron deglutì, inspirò profondamente con il
lungo naso e tornò verso la roccia.
“Dimmi tu quando,” gracchiò.
“Al tre,” disse Harry, abbassando lo sguardo sul
medaglione. Socchiudendo gli occhi, si concentrò sulla
lettera S, immaginandosi un serpente, mentre il contenuto
del medaglione si sbatteva come uno scarafaggio
imbottigliato. Sarebbe stato facile esserne impietositi, se
non ci fosse stato quel taglio, intorno al collo di Harry, che
ancora bruciava.
“1… 2… 3… Apriti.”
L’ultima parola suonò sibilante e gli sportellini dorati
del medaglione si aprirono con un piccolo “clic”. Dietro
entrambi gli sportellini di vetro scintillavano un paio di
occhi viventi, scuri e simili a quelli di Tom Riddle prima
che le pupille gli diventassero rosse e a fessura.
“Trafiggilo” disse Harry, trattenendo il medaglione
sulla roccia.
Ron alzò la spada con mani tremanti. La punta
oscillava al di sopra degli occhi che roteavano tanto
freneticamente che Harry bloccò il medaglione più
strettamente, facendosi coraggio, già immaginando il
sangue sgorgare dagli sportellini vuoti.

452
J. K. Rowling

Una voce sibilante provenne dall’Horcrux.


“Ho visto il tuo cuore, ed ora è mio”
“Non ascoltarlo!” disse prontamente Harry. “Colpi-
scilo!”
“Ho visto i tuoi sogni, Ronald Weasley, ho visto le tue
paure, tutti i tuoi desideri sono possibili, ma lo sono
anche tutte le tue paure…”
“Colpiscilo!” ordinò Harry, la cui voce echeggiò tra
gli alberi circostanti. La punta della spada tremò e Ron
guardò giù negli occhi di Ridde.
“Sempre il meno amato, dalla madre che desiderava
una figlia… meno amato, ora, dalla ragazza che preferi-
sce il tuo amico… sempre al secondo posto, eternamente
messo in secondo piano…”
“Ron, trafiggilo, subito!” ringhiò Harry. Poteva
sentire il medaglione fremergli nella mano ed era
spaventato da ciò che poteva accadere. Ron alzò la spada
ancora più in alto. In quel momento, gli occhi di Ridde
brillarono scarlatti.
Le teste di Harry ed Hermione erano sbocciate, stra-
namente distorte, come due grottesche bolle, dai due
sportellini del medaglione, dagli occhi.
Ron urlò per lo shock ed indietreggiò mentre le figure
emergevano dagli sportellini del medaglione, da principio
solo le teste, poi fino alla cintola, quindi le gambe, finché
le due figure restarono in piedi sul medaglione, l’uno a
fianco all’altra, come due alberi con le radici in comune,
ondeggianti avanti a Ron e al vero Harry che aveva
staccato le dita dal medaglione come se questo,
improvvisamente, si fosse arroventato, infuocato.

453
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Ron!” urlò, ma il Riddle-Harry ora parlava con la


voce di Voldemort e Ron fissava quel volto, ipnotizzato.
“Perché sei tornato? Stavamo meglio senza di te,
eravamo più felici senza di te, felici della tua assenza,
ridendo della tua stupidità, codardia, presunzione…”
“…Presunzione,” ripeté la Riddle-Hermione, che era
molto più bella e terribile di quella reale.
Ondeggiò, ridacchiando, davanti a Ron, che la fissava
inorridito, del tutto paralizzato, con la spada che gli
penzolava inutilmente al fianco.
Lei disse: “Chi potrebbe notarti? Chi può averti
notato, prima che conoscessi Harry Potter? Cosa potresti
mai fare per reggere il confronto con il bambino
sopravvissuto? Come puoi confrontarti con il prescelto?”
“Ron, infilzalo! INFILZALO!” urlò Harry, ma Ron
non si muoveva. Aveva gli occhi vitrei, il Riddle-Harry e
il Riddle-Hermione vi si riflettevano, i capelli che
scintillavano fiammeggianti, gli occhi che brillavano di
rosso, le voci che si levavano in un diabolico duetto.
“Tua madre mi confessò,” grugnì il Riddle-Harry,
mentre la Riddle-Hermione lo derideva, “che avrebbe
preferito avere me come figlio, «Vorrei averlo potuto
scambiare…» diceva…”
“Chi non lo preferirebbe? Che donna vorrebbe
prenderti, non sei nessuno, nulla, niente in confronto a
lui” cantilenò la Riddle-Hermione, e strisciò come un
serpente attorno al Riddle-Harry, stringendolo in un
abbraccio provocante. Si baciarono.
In quel momento, la faccia di Ron si riempì con un
ghigno. Brandì la spada verso l’alto, con le mani tremanti.
“Fallo, Ron!” gridò Harry.

454
J. K. Rowling

Ron si voltò verso di lui, ed Harry ebbe l’impressione


di scorgergli una traccia di rosso negli occhi.
“Ron…?”
La spada balenò. Harry si spostò di lato. Ci fu un
clangore di metallo contro metallo e un lunghissimo,
interminabile grido. Harry si voltò di scatto, scivolando
sulla neve, la bacchetta alta e pronto a difendersi, ma non
c’era più nulla da combattere. Le mostruose versioni di lui
ed Hermione erano scomparse. C’era solo Ron, immobile
con la spada impugnata fermamente nella mano, che
fissava ciò che rimaneva del medaglione sulla roccia
piatta.
Velocemente, Harry gli si avvicinò, pur non sapendo
esattamente cosa dire. Ron respirava pesantemente, gli
occhi senza più nessuna traccia di rosso, ma del loro
normale colore azzurro. E bagnati, per giunta.
Harry si fermò, fingendo di non essersene accorto, e
sollevò l’Horcrux rotto. Ron aveva infranto il vetro di
entrambi gli sportellini. Gli occhi di Riddle se ne erano
andati e il rivestimento di seta scolorita del medaglione
era ancora leggermente fumante. La cosa che era vissuta
nell’Horcrux era svanita. Torturare Ron era stata la sua
ultima azione.
La spada cadde con un tonfo perché Ron l’aveva
lasciata. Era caduto in ginocchio, il volto tra le braccia.
Tremava, ma non, comprese Harry, per il freddo. Harry
stipò il medaglione rotto nel borsello, si inginocchiò a
fianco a Ron e gli appoggiò prudentemente la mano sulla
spalla. Considerò fosse un buon segno il fatto che Ron non
la allontanasse.

455
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Dopo che te ne sei andato,” gli disse con un debole


sussurro, grato del fatto che il viso di Ron fosse nascosto,
“lei ha pianto per una settimana. Probabilmente avrebbe
continuato più a lungo, solo che non voleva che la vedessi.
Ci sono state un sacco di notti in cui non abbiamo mai
scambiato nemmeno una parola l’uno con l’altra. Con te
lontano…”
Non riuscì a finire. Ora che finalmente Ron era
tornato, Harry comprese pienamente quanto la sua assenza
era costata loro.
“È come una sorella, per me,” continuo, “le voglio
bene come ad una sorella e credo che i suoi sentimenti
siano gli stessi nei miei confronti… È sempre stato così…
Pensavo lo sapessi.”
Ron non rispose, ma si voltò dall’altra parte rispetto
ad Harry e si soffiò rumorosamente il naso con la manica.
Harry si alzò in piedi e s’avvicinò all’enorme zaino di
Ron, che era stato lasciato ad alcuni metri di distanza,
abbandonato, quando Ron si era messo a correre verso lo
stagno per salvare Harry che stava affogando. Se lo issò
sulle spalle e tornò da Ron che si sollevò in piedi
faticosamente all’avvicinarsi di Harry, gli occhi arrossati
ma sereni.
“Mi dispiace” disse con voce rauca, “mi dispiace di
essermene andato… lo so… sono stato… un… un…”
Esaminò l’oscurità circostante, quasi sperasse che una
parola abbastanza cattiva potesse precipitarsi su di lui e
catturarlo.
“Per farti perdonare hai fatto un bel trucchetto,
stanotte,” disse Harry. “Recuperando la spada, distrug-
gendo l’Horcrux e salvandomi la vita.”

456
J. K. Rowling

“Detto così, sembra molto più fico di quanto sia


stato,” bofonchiò Ron.
“Roba del genere suona sempre meglio di quanto sia
stata veramente,” rispose Harry. “Sono anni che cerco di
dirtelo.”
Nello stesso istante, fecero un passo in avanti e si
abbracciarono, Harry aggrappato al colletto ancora
inzuppato della giacca di Ron.
“E ora,” disse Harry quando si separarono “tutto ciò
che ci resta da fare è ritrovare quella tenda…”
Non fu difficile, però. Benché la camminata con la
cerva attraverso la foresta buia gli fosse sembrata più
lenta, con Ron al fianco durò sorprendentemente poco.
Harry non poteva trattenersi dallo svegliare Hermione, e
fu con frettolosa eccitazione che entrò nella tenda, con
Ron un po’ attardato alle sue spalle.
C’era uno splendido tepore, dopo lo stagno e la fore-
sta, l’unica fonte di luce costituita dal fuoco color
campanula che ancora brillava in una ciotola poggiata sul
pavimento. Hermione era profondamente addormentata,
raggomitolata sotto la coperta, e non si mosse fino a
quando Harry non la chiamò più volte.
“Hermione!”
Lei si svegliò, quindi si sedette di scatto, togliendosi i
capelli viso.
“Che succede? Harry? Va tutto bene?”
“È tutto apposto, tutto bene. Più che bene, sto da Dio.
C’è qualcuno.”
“Che vuoi dire? Chi?”
Vide Ron, che era fermo nei pressi impugnando la
spada e sgocciolando sul tappeto logoro. Harry arretrò in

457
Harry Potter e i Cimeli della Morte

un angolo buio, posò lo zaino di Ron, e tentò di mimetiz-


zarsi con la tela della tenda. Hermione s’alzò dal letto e si
mosse come una sonnambula verso Ron, gli occhi fissi sul
volto pallido. Gli si fermò proprio di fronte, le labbra
appena socchiuse, gli occhi spalancati. Ron fece un fiacco
sorriso speranzoso e sollevò le braccia per metà.
Hermione si lanciò in avanti e cominciò a prendere a
pugni ogni centimetro che riusciva a raggiungere del
corpo di lui.
“Ouch - ow - gerroff! Che cosa…? Hermione - Ow!”
“Tu… totale… idiota… Ronald… Weasley!!”
Sottolineò ogni parola con un colpo. Ron si ritrasse
proteggendosi la testa dall’avanzata di Hermione.
“Tu… torni… strisciando… qui… dopo… setti-
mane… e… settimane. Oh, dov’è la mia bacchetta?”
Diede un rapida occhiata come a volerla strappare via
dalle mani di Harry che reagì prontamente.
“Protego”
Uno schermo invisibile si posizionò tra Ron ed
Hermione. La potenza dello scudo la fece cadere
all’indietro sul pavimento. Sputacchiando i capelli dalla
bocca, si rialzò prontamente.
“Hermione,” disse Harry. “Calmati…”
“Non mi calmerò,” tuonò lei. Mai prima di allora
l’aveva vista perdere così il controllo. Sembrava quasi
impazzita. “Ridammi la bacchetta! Ridammela!”
“Hermione, ti prego.”
“Non dirmi cosa fare, Harry Potter,” gridò. “Non sfidarmi,
ridammela indietro subito! E TU!” puntava il dito verso
Ron. Sembrava volesse maledirlo. Harry non poté
biasimare Ron di essere arretrato di alcuni passi. “Io ti

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J. K. Rowling

sono corsa dietro! Ti ho chiamato! Ti ho pregato di tornare


indietro!”
“Lo so,” disse Ron, “Hermione, mi dispiace, sono
veram…”
“Oh!! Ti dispiace!”
Rise, un suono stridulo, incontrollato. Ron guardò
verso Harry in cerca di aiuto ma lui non poté che fare
smorfie di impotenza.
“Sei tornato dopo settimane… settimane… e credi che
tutto si metta a posto con un semplice scusa?”
“Beh, che altro avrei potuto dire?” urlò Ron, ed Harry
si rallegrò del fatto che Ron avesse ripreso a difendersi.
“Oh… non lo so,” cantilenò Hermione con un evi-
dente sarcasmo. “Spremiti il cervello, Ron, forse ci puoi
arrivare solo in un paio di secondi…”
“Hermione,” intervenne Harry, che lo considerò un
colpo basso, “mi ha appena salvato…”
“Non me ne frega niente,” urlò lei. “Non mi interessa
cos’ha fatto! Settimane e settimane, saremmo potuti essere
morti per quel che ne sapeva…”
“Sapevo che non eravate morti!” ribatté Ron, sovra-
standole la voce per la prima volta, avvicinandosi a lei fin
dove poteva con l’Incantesimo Scudo che li divideva.
“Harry è su ogni numero del Profeta, su ogni radio, ti
stanno cercando dappertutto. Una marea di voci e storie
pazzesche… l’avrei saputo immediatamente se foste
morti, non sai come ci si senta…”
“Come ci si senta per te?”
La voce di Hermione era così acuta che solo i
pipistrelli sarebbero riusciti a sentirla, ma aveva raggiunto

459
Harry Potter e i Cimeli della Morte

un livello di indignazione tale che la voce le venne meno


temporaneamente, e Ron sfruttò quest’occasione.
“Sarei voluto tornare indietro non appena mi sono
Smaterializzato, ma sono finito dritto in un gruppo di
Razziatori, Hermione, e non sarei potuto andare in nessun
posto.”
“Un gruppo di che?” chiese Harry, mentre Hermione
si buttava su una sedia con braccia e gambe incrociate così
strettamente da dare la sensazione che sarebbe dovuto
passare molto tempo prima che lei si muovesse da quella
posizione.
“Razziatori,” disse Ron. “Sono ovunque… bande di
gente che cerca di guadagnare oro rastrellando
Mezzosangue e traditori del sangue, c’è una taglia dal
Ministero per ognuno di loro catturato. Ero da solo e
sembravo in età scolare. Erano ottimisti, pensavano fossi
un figlio di Babbani in fuga. Ho dovuto rispondere in
fretta per evitare di essere trascinato al Ministero.”
“Cosa gli hai detto?”
“Gli ho detto di essere Stan Picchetto. La prima
persona che mi è venuta in mente.”
“E ci hanno creduto?”
“Non erano certo dei geni. Uno di loro era certamente
un mezzo troll, a giudicare dalla puzza…”
Ron lanciò un’occhiata verso Hermione, chiaramente
speranzoso che lei potesse aver superato il momento di
rabbia, ma l’espressione sul viso le era rimata dura come
la pietra al di sopra delle braccia rigidamente intrecciate.
“In ogni caso, iniziarono a litigare sul fatto che fossi o
meno Stan. Era un po’ pietoso, onestamente, ma erano in
cinque contro uno e mi avevano sequestrato la bacchetta.

460
J. K. Rowling

Due di loro iniziarono a fare a botte e, mentre gli altri


erano distratti, diedi un pugno nello stomaco a quello che
mi tratteneva e gli fregai la bacchetta, disarmai il tizio che
aveva preso la mia e mi Smaterializzai. Non lo feci molto
bene, però. Mi sono Spaccato un’altra volta.”
Ron sollevò la sua mano destra per mostrare due
unghie mancanti. Hermione sollevò freddamente le
sopracciglia.
“Mi ritrovai a miglia di distanza da voi. Nel tempo che
ci misi a tornare a quell’argine dove eravamo stati… voi
ve ne eravate già andati.”
“Oh, che storia commovente…” ribatté Hermione con
la voce tagliente che usava quando voleva ferire. “Devi
essere stato semplicemente terrorizzato. Nel frattempo noi
siamo andati a Godric's Hollow e… pensa un po’… che
cosa è accaduto là, Harry? Ah già, il serpente di Tu-Sai-
Chi ci ha attaccato, ci ha quasi uccisi entrambi, e poi è
arrivato Tu-Sai-Chi in persona e ci ha mancati per una
frazione di secondo.”
“Cosa?” disse Ron, girandosi da lei ad Harry, ma
Hermione lo ignorò.
“Figurati, ha perso le unghie, Harry! In effetti, questo
mette le nostre sofferenze in secondo piano, non è così?”
“Hermione,” disse Harry pacatamente, “Ron mi ha
appena salvato la vita.”
Lei parve non sentirlo.
“C’è una cosa che desidererei sapere, comunque,”
disse fissando lo sguardo su un punto imprecisato mezzo
metro oltre la testa di Ron, “come hai fatto esattamente a
trovarci stanotte? E’ importante. Una volta che l’avremo

461
Harry Potter e i Cimeli della Morte

scoperto, ci potremo assicurare di non ricevere visite da


parte di altri seccatori.”
Ron la fissò, tirò fuori un piccolo oggetto argenteo
dalla tasca dei jeans.
“Con questo…”
Lei dovette girarsi verso Ron per vedere che cosa
stava mostrando.
“Lo Spegnino?” domandò, così sorpresa da dimenti-
carsi di assumere la posa fredda e spietata.
“Non serve solo a spegnere e accendere le luci” disse
Ron. “Non so come funzioni o perché sia successo adesso
e non altre volte, perché desideravo tornare da voi fin da
quando me ne sono andato. Ma la mattina di Natale,
mentre ascoltavo la radio, sentii… sentii te!”
Fissava Hermione.
“Mi hai sentito alla radio?” chiese lei incredula.
“No, ti sentii uscire dalla tasca. La tua voce,” e sollevò
ancora lo Spegnino, “usciva da questo.”
“E che cosa stavo dicendo esattamente?” chiese
Hermione, il suo tono si poteva collocare tra lo scettico e
l’incuriosito.
“Il mio nome. «Ron». E hai detto anche… qualcosa a
proposito di una bacchetta…”
Hermione divenne di un’infuocata sfumatura di rosso.
Harry ricordò. Era la prima volta che uno di loro aveva
pronunciato il nome di Ron a voce alta dal giorno in cui
lui li aveva lasciati. Hermione l’aveva menzionato mentre
discutevano della riparazione della bacchetta di Harry.
“Così lo tirai fuori,” disse Ron, guardando lo
Spegnino, “e non mi sembrò diverso dalle altre volte, ma
ero sicuro di averti sentito. Così lo feci scattare. La luce in

462
J. K. Rowling

camera mia fu risucchiata, ma un’altra luce apparve giusto


fuori la finestra.”
Ron aprì la mano vuota e la puntò di fronte a loro, i
suoi occhi si misero a fuoco su qualche cosa che né Harry
né Hermione potevano vedere.
“Era una sfera di luce, pulsante, bluastra, sembrava la
luce che si vede attorno ad una Passaporta, sapete?”
“Certo,” dissero Harry ed Hermione simultaneamente.
“Sapevo che cos’era” disse Ron. “Afferrai la mia roba
e la piegai, misi tutto nello zaino ed andai in giardino. La
piccola sfera di luce era lì, fluttuava, aspettandomi, e
quando uscii si mosse a scatti per un po’, la seguii fino
alla baracca. Poi… beh, mi è entrata dentro.”
“Scusa?” disse Harry, certo di non aver sentito bene.
“Come se mi fosse volata attraverso,” disse Ron,
mimando il movimento con il dito indice, “dritta verso al
mio petto, e poi… la sfera mi ha attraversato. Era qui,” si
toccò un punto vicino al cuore, “potevo sentirla, era calda.
Una volta che mi fu dentro, seppi cosa dovevo fare.
Sapevo che lei mi avrebbe portato dove avevo bisogno di
andare. Così mi sono Smaterializzato e sono riapparso sul
fianco di una collina. C’era neve ovunque…”
“Eravamo là!” disse Harry, “abbiamo passato due
notti in quel posto e la seconda notte mi sembrò di sentire
qualcuno aggirarsi nel buio, e urlai «Chi va là».”
“Già, beh, probabilmente ero io,” disse Ron. “I vostri
incantesimi protettivi funzionano bene, comunque, perché
non potevo né vedervi né sentirvi. Ero sicuro, però, che
foste nei dintorni, m’infilai nel sacco a pelo, alla fine,
sperando che uno di voi si facesse vedere. Pensai che

463
Harry Potter e i Cimeli della Morte

avreste dovuto mostrarvi quando fosse arrivato il


momento di smontare la tenda.”
“Non più,” disse Hermione. “Ci Smaterializziamo
sotto il Mantello dell’Invisibilità, per ulteriore precau-
zione. Siamo partiti molto in fretta, perché, come ha detto
Harry, avevamo sentito qualcuno aggirarsi nei dintorni.”
“Beh, restai su quella collina tutto il giorno,” disse
Ron. “Speravo vi faceste vivi. Però, quando cominciò a
farsi notte, capii che vi avevo mancati, e allora feci
scattare di nuovo lo Spegnino, ne uscì ancora una volta la
luce bluastra che mi entrò dentro, mi Smaterializzai e mi
ritrovai qui, in questa foresta. Non sarei riuscito a vedervi,
comunque, potevo solo sperare che uno di voi si fosse
mostrato, e alla fine… l’ha fatto Harry. Beh, ovviamente
ho visto prima la cerva.”
“Hai visto che?” chiese Hermione con voce stridula.
Le raccontarono ciò che era accaduto e, appena finita
di raccontare la storia della cerva e della spada nello
stagno, Hermione spostò lo sguardo accigliato dall’uno
all’altro, concentrata così intensamente che non si accorse
di sciogliere le braccia fino ad allora strettamente
incrociate al petto.
“Poteva essere un Patronus,” disse lei. “Non siete
riusciti a vedere chi l’ha prodotto? Non avete visto
nessuno? E lei ti ha condotto alla spada! Non ci posso
credere! E cosa è accaduto dopo?”
Ron raccontò di come aveva visto Harry saltare nello
stagno e di come aveva atteso il suo ritorno a galla, di
come si era reso conto che c’era qualche cosa di storto, di
come si era tuffato, lo aveva salvato ed era tornato a riva

464
J. K. Rowling

con la spada. Arrivò all’apertura del medaglione, esitò, e


s’intromise Harry.
“…e Ron lo ha trafitto con la spada.”
“E… e si è distrutto così? Semplicemente così?”
mormorò lei.
“Beh, ha… ha urlato” disse Harry, rivolgendo a Ron
un fuggevole sguardo d’intesa. “Ecco.”
Le gettò il medaglione in grembo. Lei lo raccolse
cautamente e ne esaminò gli sportelli frantumati.
Decidendo che fosse il momento più adatto, Harry
rimosse l’incantesimo di Scudo con un colpo della
bacchetta di Hermione e si avvicinò a Ron.
“Hai detto che sei sfuggito ai Razziatori con una
bacchetta in più?”
“Cosa?” Disse Ron concentrato su Hermione che
esaminava il medaglione, “Oh… oh sì.”
Slacciò un fermaglio dello zaino ed tirò fuori una
corta bacchetta scura da una tasca.
“Ecco, ho pensato che fosse sempre utile avere una di
riserva.”
“Hai pensato bene,” disse Harry allungando la mano.
“La mia s’è rotta.”
“Stai scherzando?” disse Ron, ma in quel momento
Hermione si alzò in piedi e lui si mise subito sulla difen-
siva.
Hermione mise i resti dell’Horcrux nella borsa di
perline e si rimise a letto, sistemandosi senza aggiungere
nemmeno una parola.
Ron passò ad Harry la nuova bacchetta.
“Meglio di così non ti poteva andare, credo” mormorò
Harry.

465
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Già,” rispose Ron “Sarebbe potuta andare peggio.


Ricordi quegli uccelli che mi mandò contro?”
“Non è che ci abbia rinunciato,” la voce di Hermione
arrivò attutita da sotto le coperte, ma Harry notò che Ron
sorrideva leggermente mentre tirava fuori il pigiama
marrone dallo zaino.

466
J. K. Rowling

CAPITOLO VENTI

XENOPHILIUS LOVEGOOD
Harry non s’era aspettato che la rabbia di Hermione
sbollisse durante la notte e perciò non restò sorpreso del
fatto che la mattina seguente lei comunicasse soprattutto
con occhiatacce e gelidi silenzi. Ron reagiva mantenendo,
in sua presenza, un portamento innaturalmente triste,
come se fosse un visibile segno di rimorso. Quando i tre
erano insieme, infatti, Harry si sentiva come l’unica
persona non in lutto ad un funerale con pochi partecipanti.
Nei rari momenti che passava da solo con Harry
(raccogliendo acqua e setacciando il sottobosco alla
ricerca di funghi), Ron diventava sfacciatamente allegro.

467
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Qualcuno ci ha aiutato,” continuava a dire, “qualcuno


ci ha mandato quella cerva, qualcuno è dalla nostra parte.
Un Horcrux è andato, amico!”
Incoraggiati dalla distruzione del medaglione si
misero a discutere delle possibili ubicazioni degli altri
Horcrux, ed anche se avevano già affrontato spesso la
questione, Harry si sentiva fiducioso, certo che nuovi
successi avrebbero seguito il primo. La scontrosità di
Hermione non gli poteva fermare il buon umore.
L’improvviso aumento della loro buona sorte, la comparsa
della misteriosa cerva, il recupero della spada di
Grifondoro e, soprattutto, il ritorno di Ron, rendevano
Harry così felice che gli era piuttosto difficile mantenere
un volto serio.
Nel tardo pomeriggio, lui e Ron sfuggirono di nuovo
dalla presenza minacciosa di Hermione e, con la scusa di
setacciare le siepi spoglie per cercare inesistenti more,
continuarono il loro scambio di notizie. Harry era final-
mente riuscito a raccontare a Ron l’intera storia dei suoi
vagabondaggi con Hermione, fino al resoconto completo
di quello che era accaduto a Godric’s Hollow. A sua volta
Ron stava informando Harry su tutto ciò che aveva
scoperto sull’intero mondo magico durante le settimane
che era stato via.
“...e come avete scoperto del Tabù?” chiese ad Harry,
dopo avere spiegato i molti tentativi disperati dei Nati-
Babbani per eludere il Ministero.
“Che?”
“Tu ed Hermione avete smesso di pronunciare il nome
di Tu-Sai-Chi!”

468
J. K. Rowling

“Oh, sì, beh, è solo una cattiva abitudine che abbiamo


preso,” disse Harry. “Ma io ho non ho problemi a dire
V…”
“NO!” ruggì Ron, facendo saltare Harry nella siepe ed
Hermione (il naso seppellito in un libro all’ingresso della
tenda) aggrottò le ciglia rivolta a loro.
“Scusa,” disse Ron, mentre aiutava Harry ad uscire
dai rovi, “ma il nome è stato maledetto. Harry è così che
loro rintracciano la gente! Usare il suo nome rompe gli
incantesimi protettivi, provoca qualche genere di disturbo
magico… è così che ci hanno trovato a Tottenham Court
Road!”
“Perché abbiamo usato il suo nome?”
“Precisamente! È meglio se ci credi, ha senso. Solo
quelli che veramente gli si oppongono, come Silente,
osano pronunciarlo. Ora hanno messo un Tabù sul nome,
chiunque lo pronuncia è Tracciabile… un modo rapido e
facile per trovare i membri dell’Ordine! Hanno quasi
preso Kingsley…”
“Stai scherzando?”
“Già, un gruppo di Mangiamorte l’ha circondato, Bill
ha detto che è riuscito a fuggire combattendo. Adesso si è
dato alla macchia, esattamente come noi.” Ron si grattò
pensierosamente il mento con la punta della bacchetta.
“Non pensi che Kingsley avrebbe potuto mandare quella
cerva?”
“Il suo Patronus è una lince, l’abbiamo vista al
matrimonio, ricordi?”
“Ah, già...”
Si mossero più lontano lungo la siepe, fuori della
portata della tenda e di Hermione.

469
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“Harry... non pensi che sarebbe potuta essere di


Silente?”
“Silente cosa?”
Ron sembrò un poco imbarazzato, ma disse a bassa
voce, “Silente... la cerva? Voglio dire,” Ron scrutava
Harry con la coda dell’occhio, “era lui che per ultimo ha
avuto la vera spada, giusto?”
Harry non rise di Ron perché capiva fin troppo bene
dove la domanda andasse a parare. L’idea che Silente
fosse riuscito a ritornare da loro, che li stava sorvegliando,
sarebbe stata indescrivibilmente confortante. Scosse la
testa.
“Silente è morto,” disse. “L’ho visto accadere, ho
visto il corpo. Lui se ne è andato per sempre. Ad ogni
modo il suo Patronus era una fenice, non una cerva”
“I Patronus possono cambiare, però, vero?” riprese
Ron, “quello di Tonks cambiò, no?”
“Sì, ma se Silente fosse vivo, perché non dovrebbe
farsi vedere? Perché non darci la spada personalmente?”
“Seguimi,” disse Ron, “per la stessa ragione per cui
non te l’ha data quando era vivo! Per la stessa ragione per
cui ha lasciato un vecchio boccino d’oro a te, e un libro di
storie per bambini ad Hermione!”
“Che sarebbe?” chiese Harry, girandosi a guardare in
faccia Ron preoccupato per la risposta.
“Non lo so,” rispose Ron. “Qualche volta ho pensato,
quando ero un po’… afflitto, che si stesse divertendo… o
che cercasse di farla un po’ più complicata. Ma ora no,
non più. Sapeva quel che faceva quando mi diede lo
Spegnino, giusto? Lui… beh,” gli orecchi di Ron diven-
tarono di un rosso acceso e si concentrò su di un ciuffo di

470
J. K. Rowling

erba con cui giocherellava con la punta del piede, “lui


sapeva con certezza che mi sarei allontanato da te.”
“No,” lo corresse Harry, “sapeva che tu avresti sempre
voluto tornare.”
Ron sembrò gratificato, ma ancora un po’ impacciato.
Per cambiare un po’ il discorso Harry disse, “Parlando di
Silente, hai sentito quello che la Skeeter ha scritto su lui?”
“Oh sì,” rispose immediatamente Ron, “la gente non
parla d’altro. Certo, se le cose fossero andate diversamente
sarebbero notizie sconcertanti, Silente che fa amicizia con
Grindelwald... ma è solo qualcosa su cui ridere per la
gente a cui non piaceva Silente ed uno schiaffo in faccia
per tutti quelli che lo ritenevano una brava persona. Non
so se sia veramente una cosa importante, comunque. Era
veramente giovane quando loro…”
“Aveva la nostra età,” disse Harry mentre si voltava
verso Hermione, qualcosa nell’espressione sembrò
spingere Ron a desistere.
Un grande ragno si trovava nel mezzo di una ragnatela
gelata fra i rovi. Harry lo prese di mira con la bacchetta
che Ron gli aveva dato la notte precedente e che Hermione
aveva acconsentito ad esaminare, decidendo che era fatta
di prugnolo.
“Engorgio”
Il ragno tremolò leggermente, molleggiandosi
leggermente sulla rete. Harry tentò di nuovo. Questa volta
il ragno divenne leggermente più grande.
“Fermati,” disse Ron bruscamente, “Scusa. Ho detto
che Silente era giovane, giusto?”
Harry aveva dimenticato l’odio di Ron per i ragni.
“Scusami…Reductio”

471
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Il ragno non si restrinse. Harry guardò verso la


bacchetta di prugnolo. Ogni piccolo incantesimo che
aveva fatto con quella bacchetta, quel giorno, era sembrato
meno potente di quelli che aveva prodotto con la sua
bacchetta di fenice, una sensazione interiore nuova, poco
familiare, come se qualcuno gli avesse cucito un’altra
mano alla fine del braccio.
“Hai solo bisogno di pratica,” disse Hermione che
s’era avvicinata silenziosamente alle loro spalle e se ne
stava in piedi, osservando ansiosamente i tentativi di
Harry di ingrandire o ridurre il ragno. “È tutta una
questione di fiducia Harry.”
Sapeva perché lei lo stesse incoraggiando. Si sentiva
ancora in colpa per il fatto di avergli rotto la bacchetta.
Ricacciò indietro la risposta che aveva sulla punta della
lingua: che lei avrebbe potuto scambiare la sua con quella
bacchetta di prugnolo, se pensava non facesse differenza.
Era una risposta troppo perfida per poter restare ancora
amici, perciò annuì. Quando Ron indirizzò ad Hermione
un sorriso di prova, lei tornò indietro impettita ed ancora
una volta scomparve dietro il libro.
Tutti e tre tornarono alla tenda al calar della notte e ad
Harry toccò il primo turno di guardia.
Seduto all’ingresso, tentò di fare levitare le piccole
pietre ai suoi piedi con la bacchetta di prugnolo, ma la sua
magia sembrava ancora più stentata e meno potente che
mai. Hermione era stesa nella sua cuccetta a leggere,
mentre Ron, dopo averle rivolto diversi sguardi nervosi,
aveva tirato fuori una piccola radio di legno dallo zaino e
cercava di sintonizzarla.

472
J. K. Rowling

“C’è questo nuovo programma,” disse ad Harry a


bassa voce, “che dice le notizie come realmente sono.
Tutti gli altri sono dalla parte di Tu-Sai-Chi e seguono la
linea del Ministero, ma questo... aspetta di sentirlo, è
grande. Solo che non lo possono trasmettere ogni notte,
devono continuamente cambiare postazione per evitare
assalti e c’è bisogno di una parola d’ordine per sintoniz-
zarsi... la difficoltà è che ho perso l’ultima…”
Picchiettava leggermente sulla radio con la bacchetta,
mormorando parole a caso e sospirando.
Guardava di tanto in tanto Hermione, temendo
chiaramente uno scoppio d’ira, ma per tutta l’attenzione
che lei gli rivolgeva, era come se non esistesse. Per dieci
minuti circa, Ron continuò a battere e mormorare,
Hermione a girare le pagine del libro ed Harry ad eser-
citarsi con la bacchetta di prugnolo.
Alla fine Hermione uscì dalla cuccetta. Ron smise
immediatamente di picchiettare.
“Se ti da fastidio, mi fermo!” disse nervosamente a
Hermione.
Hermione non si degnò di rispondere, ma si avvicinò
ad Harry.
“Dobbiamo parlare,” disse. Harry guardò il libro che
lei stringeva tra le mani. Era Vita e Inganni di Albus
Silente.
“Cosa?” disse con apprensione. Gli balenò per la
mente che c’era un capitolo che lo riguardava, là dentro, e
non era sicuro di voler sentire la versione di Rita della sua
relazione con Silente. La risposta di Hermione comunque,
fu completamente inaspettata.
“Voglio incontrare Xenophilius Lovegood.”

473
Harry Potter e i Cimeli della Morte

Lui la fissò.
“Scusa?”
“Xenophilius Lovegood, il padre di Luna. Voglio
andare a parlargli!”
“Ehm… perché?”
Respirò profondamente, come per darsi forza, e disse
“è quel segno, il segno in Beedle il Bardo. Guarda qui!”
Ficcò Vita e Inganni di Albus Silente sotto gli occhi
riluttanti di Harry che vide una fotografia della lettera
originale che Silente aveva scritto a Grindelwald, con la
famigliare grafia sottile e inclinata di Silente. Detestò il
vedere la prova certa che Silente aveva scritto quelle
parole realmente, che non erano state un’invenzione di
Rita.
“La firma,” disse Hermione. “Guarda la firma,
Harry!”
Ubbidì. Per un momento non aveva idea di cosa stesse
parlando, ma, guardando più da vicino, con l’aiuto della
bacchetta accesa, vide che Silente aveva sostituito la “A”
di Albus con una piccola versione dello stesso marchio
triangolare riportato in “Le Storie di Beedle il Bardo.”
“Ehm… cosa state…?” disse Ron timidamente ma
Hermione lo gelò con un’occhiata e si rivolse di nuovo a
Harry.
“Continua a saltare fuori, vero?” disse. “So che Viktor
ha detto che era il marchio di Grindelwald, ma era di
sicuro su quella vecchia tomba a Godric’s Hollow e le
date sulla pietra tombale erano precedenti alla nascita di
Grindelwald! Ed ora questo! Beh, non possiamo chiederne
il significato a Silente o Grindelwald, non so neanche se
Grindelwald sia ancora vivo, ma possiamo chiedere al Sig.

474
J. K. Rowling

Lovegood. Portava quel simbolo al matrimonio. Sono


sicura che questo sia importante, Harry!”
Harry non rispose immediatamente. Fissò il volto teso
e ansioso di lei e poi l’oscurità circostante, pensando.
Dopo una lunga pausa disse, “Hermione, non abbiamo
bisogno di un altro Godric’s Hollow. Abbiamo parlato di
andare là e…”
“Ma continua a venir fuori, Harry! Silente mi ha
lasciato Le Storie di Beedle il Bardo. Come sai che non
pensasse che noi non avremmo scoperto il segno?”
“Ci risiamo!” Harry si sentiva leggermente esasperato.
“Continuiamo a tentare di convincerci che Silente ci abbia
lasciato segnali segreti ed indizi…”
“Lo Spegnino si è rivelato abbastanza utile,” pigolò
Ron. “Io la penso come Hermione, penso che dovremmo
andare a parlare con Lovegood.”
Harry gli rivolse un’occhiataccia. Era piuttosto sicuro
che l’appoggio di Ron ad Hermione avesse poco a che fare
con il desiderio di sapere il significato della runa
triangolare.
“Non sarà come Godric’s Hollow,” aggiunse Ron,
“Lovegood è dalla tua parte, Harry, il Cavillo è stato
sempre con te, continua a dire a tutti che devono aiutarti!”
“Sono sicura che questo è importante!” disse
Hermione con enfasi.
“Ma non pensi che, se lo fosse, Silente me lo avrebbe
detto prima di morire?”
“Forse… forse è qualche cosa che hai bisogno di
scoprire da solo,” disse Hermione con pochissima
convinzione.
“Sì,” disse Ron con adulazione, “questo ha senso.”

475
Harry Potter e i Cimeli della Morte

“No, non ne ha.” ringhiò Hermione, “ma penso ancora


che dovremmo parlare col Sig. Lovegood. Un simbolo che
collega Silente, Grindelwald e Godric’s Hollow! Harry,
sono sicura che dovremmo andare fino in fondo!”
“Credo dovremmo metterlo ai voti,” disse Ron.
“Quelli a favore della visita a Lovegood…”
Alzò la mano prima di Hermione, le cui labbra
fremettero sospettosamente mentre alzava la sua.
“Siamo la maggioranza, Harry, spiacente,” disse Ron,
dandogli una pacca sulla schiena.
“Bene,” disse Harry, mezzo divertito e mezzo irritato.
“Solo, una volta che abbiamo trovato Lovegood, proviamo
a cercare qualche altro Horcrux, va bene? Ad ogni modo,
dove vivono i Lovegood? Voi due lo sapete?”
“Sì, non lontano da casa mia,” disse Ron. “Non so
precisamente dove siano, ma mamma e papà si rivolgono
sempre verso le colline ogni volta che ne parlano. Non
dovrebbero essere difficile da trovare.”
Quando Hermione tornò alla sua cuccetta, Harry
abbassò la voce.
“Sei d’accordo solamente per cercare di tornare in
buoni rapporti con lei.”
“In amore e in guerra tutto è permesso,” disse
chiaramente Ron, “e in questo caso siamo un po’ in
entrambe. Consolati, siamo nelle vacanze di Natale, Luna
sarà a casa!”
Ebbero una vista eccellente del villaggio di Ottery St.
Catchopole dal pendio arieggiato nel quale si Materializ-
zarono la mattina seguente. Dalla loro posizione rialzata, il
villaggio sembrava un insieme di case giocattolo tra
grandi raggi di sole inclinati che filtravano fino a terra

476
J. K. Rowling

passando negli squarci tra le nuvole. Rimasero in piedi per


un minuto o due guardando verso la Tana, con le mani che
facevano ombra agli occhi. Tutto ciò che potevano vedere,
però, erano le alte siepi e gli alberi del frutteto, che
garantivano alla piccola casa sbilenca la protezione dallo
sguardo dei babbani.
“È strano, essere così vicino, ma non poterci andare”,
disse Ron.
“Beh, li hai visti da poco. Ci sei stato per Natale,”
disse con freddezza Hermione.
“Non sono stato alla Tana!” disse Ron con una risata
incredula. “Pensi che sarei tornato là dicendo a tutti che vi
avevo piantati in asso? Fred e George l’avrebbero presa
bene. E Ginny, lei sì che sarebbe stata comprensiva.”
“Dove sei stato, allora?” chiese Hermione, sorpresa.
“Nella nuova casa di Bill e Fleur. Villa Conchiglia.
Bill è sempre stato gentile con me. Lui… lui non l’ha
presa bene quando ha sentito cosa avevo fatto, ma non ha
insistito al riguardo. Sapeva che ero veramente rammari-
cato. Nessuno del resto della famiglia sapeva che ero là.
Bill ha detto a mamma che lui e Fleur non sarebbero
andati a casa per Natale perché volevano passarlo da soli.
Sai, la prima vacanza dopo essersi sposati. Non penso che
Fleur ci abbia fatto caso. Sai quanto lei detesti Celestina
Warbeck.”
Ron voltò le spalle alla Tana.
“Proviamo di qua,” disse dirigendosi verso la cima
della collina.
Camminarono per alcune ore. Su insistenza di
Hermione, Harry sparì sotto il Mantello dell’Invisibilità. Il
gruppetto di colline basse sembrava essere disabitato,

477
Harry Potter e i Cimeli della Morte

eccezion fatta per una piccola villetta che sembrava


abbandonata.
“Pensi che sia la loro e che siano fuori per Natale?”
disse Hermione, sbirciando attraverso la finestra in una
piccola cucina pulita con gerani sul davanzale. Ron
sbuffò.
“Senti, ho la sensazione che saresti capace di dire chi
ci vive se guardassi attraverso la finestra dei Lovegood.
Proviamo il prossimo gruppo di colline.”
Si Materializzarono alcune miglia più a nord, perciò.
“Aha!” gridò Ron, mentre il vento scompigliava loro
capelli e vestiti. Ron adocchiava più in alto, verso la cima
della collina sulla quale si erano materializzati, dove una
casa dall’aspetto molto insolito s’innalzava verticalmente
verso il cielo, un grande cilindro nero con una luna
spettrale che pendeva sul retro nel cielo del pomeriggio.
“Quella deve essere la casa di Luna, chi altro vivrebbe in
un luogo del genere? Sembra un torrone!”
“Non ha nulla a che vedere con i dolci,” disse
Hermione, accigliandosi alla vista della torre.
“Mi riferivo alla torre degli scacchi,” spiegò Ron.
“Una gigantesca torre degli scacchi, un torrone4, appunto.”
Le gambe di Ron erano più lunghe e giunse in cima
alla collina per primo. Quando Harry e Hermione lo
raggiunsero, ansimando e premendosi i fianchi, rideva di
cuore.
“È la loro,” disse Ron. “Guardate.”

4
Nell’originale il gioco di parole si fonda sulla parola “rook”, che ha il
doppio significato di “corvo” e “torre”. N.d.T.

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J. K. Rowling

Tre scritte dipinte a mano erano state inchiodate ad un


cancello malmesso.
Il primo diceva,
IL CAVILLO. EDITORE, X. LOVEGOOD
il secondo,
SCEGLI IL TUO VISCHIO
il terzo,
STAI ALLA LARGA DALLE SUSINE DIRIGIBILI

Il cancello cigolò quando l’aprirono. Il percorso che


conduceva zigzagando al portone principale era ricoperto
di una varietà di strane piante, compreso un cespuglio
pieno di quei frutti arancione simili a ravanelli che
qualche volta Luna portava come orecchini. Harry pensò
di vedere un Pugnacio e fece un giro largo attorno al
tronco ammuffito. Due vecchi meli selvatici, curvati dal
vento, spogliati dalle foglie, ma ancora appesantiti da
grandi frutti rossi e corone cespugliose di vischio pieno di
bacche bianche, si ergevano come sentinelle su entrambi i
lati del portone. Un piccolo gufo con la testa leggermente
appiattita li sbirciava da uno dei rami.
“Faresti meglio a togliere il Mantello dell’Invisibilità,
Harry,” disse Hermione. “È te che il Sig. Lovegood vuole
aiutare, non noi.”
Fece come gli suggerì, dandole il