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The Crossing, (La traversata) (1996); 10’57’’,

installazione video-audio.
Arturo Galansino

BILL VIOLA
In copertina: Emergence (Emersione) (2002); 11’40”, retroproiezione video a
colori.
Referenze fotografiche (i numeri di pagina si riferiscono all’edizione stampata)
Tutte le immagini sono state gentilmente concesse dalla Fondazione Palazzo
Strozzi, Firenze: copertina, pp. 2, 3, 4, 5a, 6, 7, 8, 10, 11, 16, 20, 21, 22, 28, 32-33,
34a, 35b, 36b, 37a, 38, 40, 41, 42, 44, 45, 46, 47, 49 (© Bill Viola Studio); p. 5b (©
Phillip S. Block); p. 9 (© Christina Fernandez); pp. 12, 14, 15a, 15b, 15c, 17°, 17b
(© Gianni Melotti, Firenze); p. 13 (Archivio art/tapes/22. Foto Enzo Stella); pp. 18,
19, 24-25, 26a, 26b, 27, 29b, 30, 31a, 32b, 36a, 39b, 50 (© Kira Perov); pp. 23,
35a, 39a (© Antonio Quattrone, Firenze); p. 29a (© Archivio Fotografico, Gallerie
dell’Accademia, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e
del Turismo, Museo Nazionale delle Gallerie dell’Accademia, Venezia); p. 31b (©
2016 The National Gallery, London / Scala, Firenze); p. 43 (© Ministero dei Beni e
delle Attività Culturali e del Turismo. Gallerie degli Uffizi).
Art e Dossier
Inserto redazionale
Gennaio 2017
Direttore responsabile
Claudio Pescio
www.artedossier.it
www.giunti.it
© 2018 Giunti Editore S.p.A.
Via Bolognese 165, 50139 Firenze – Italia
Piazza Virgilio 4, 20123 Milano – Italia
ISBN 9788809855427
Prima edizione digitale: marzo 2018
Sommario

Introduzione
Acqua
Firenze
Camera oscura e miraggi
Passato/Presente
Nascita, morte, immortalità
Quadro cronologico
Bibliografia
The Crossing (La traversata) (1996); 10’57’’,
installazione video-audio.
INTRODUZIONE

«La mia arte non è realmente cinema, non è pittura. Non è


realismo, sebbene si avverta spesso come qualcosa di realista,
e non è una creazione, poiché tutte le immagini derivano dalla
vita reale. Penso si tratti piuttosto di un’espansione dei livelli
1
di realtà».
Così Bill Viola, uno dei grandi protagonisti della videoarte,
definisce il proprio utilizzo delle immagini in movimento.
Internazionalmente riconosciuto come uno dei più importanti
artisti contemporanei, Viola è autore di videoinstallazioni,
ambienti sonori e performance che propongono straordinarie
esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono.

Bill Viola e la moglie Kira Perov nello studio californiano (2010).


Sulla parete sono appese immagini delle opere antiche da cui
l’artista ha tratto ispirazione.

Esplorando spiritualità, esperienza e percezione Viola indaga


l’umanità: persone, corpi, volti sono i protagonisti delle sue
opere, caratterizzate da uno stile poetico e fortemente
simbolico in cui l’uomo è chiamato a interagire con forze ed
energie della natura, con il ciclo della vita e la rinascita.
Nasce a New York il 25 gennaio 1951 in una famiglia di
cultura europea: la madre era cresciuta nell’Inghilterra del
Nord ricevendo un’educazione episcopaliana poi trasmessa al
figlio, la nonna paterna era nata in Germania e il nonno
paterno – come attesta il cognome italiano – proveniva dalla
provincia di Pavia.
«Quando mio padre, da bambino, entrò per la prima volta in
una scuola di New York, non parlava neppure una parola di
inglese. Questa è la natura speciale e particolare
dell’America: l’ombra dell’Europa è sempre dietro di te, che
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tu ne sia consapevole o no».
Nel 1969 si iscrive alla Facoltà di arte della Syracuse
University dove studia pittura e musica elettronica con il
compositore David Tudor; si trasferisce poi nel dipartimento
di Experimental Studios, e ha la possibilità di seguire corsi
disparati, dalla religione all’ingegneria elettronica.

Bill Viola in fase di montaggio al Synapse Studio, Syracuse


University, New York, 1973.

Si laurea nel 1973, e già al 1971 risalgono i suoi primi


videotape sperimentali tra i quali Tape I e al 1973 il celebre
Information, che è il risultato di un errore tecnico commesso
lavorando in studio la sera tardi. Sbagliando a effettuare i
collegamenti si erano venute a creare perturbazioni
elettroniche e l’artista si rese conto che lo switcher poteva
essere utilizzato come strumento musicale. Un’esperienza non
disgiunta dalla sua profonda attenzione al suono e alla
musica, attestata anche dall’essere stato batterista in un
gruppo rock.

Information (1973); 29’35”, videotape a colori con audio.


Self Portrait, Submerged
(Autoritratto, Sommerso) (2013);
10’18”, video a colori con audio,
Firenze, Galleria degli Uffizi.
ACQUA

The Crossing (La traversata) (1996); 10’57’’, installazione video-


audio.

A sei anni, mentre è in vacanza in montagna, il piccolo Bill


cerca di imitare un cugino che si tuffa in un lago ma, ancora
troppo piccolo, non trattiene il respiro e finisce sul fondo;
sarebbe annegato se lo zio non lo avesse provvidenzialmente
tirato fuori dall’acqua. Nonostante il pericolo Bill non
percepisce una sensazione di paura, anzi, quell’esperienza sarà
per l’artista il ricordo più bello della sua vita. Lo star seduto
«come un Buddha» sul fondo e ammirare il mondo subacqueo,
con piante, pesci, una luce blu diffusa lo rese così incantato
dalla bellezza di ciò che vide sott’acqua, che solo dopo il
salvataggio realizzò l’accaduto. Questo episodio infantile
segna profondamente l’esistenza e la poetica dell’artista,
portandolo a esplorare visivamente il concetto
dell’immersione nell’immagine e a lavorare insistentemente su
scene di corpi immersi nell’acqua.
«Da allora l’acqua è centrale nel mio mondo. È la vita ma può
anche distruggerla, mi aiuta a dire: “vai oltre la superficie delle
3
cose, punta alla loro anima”».
A seguito di quest’esperienza primaria – una vera e propria
“Urszene” – Viola è attirato dall’acqua e la inserisce come
elemento fondamentale in molte sue opere. Per esempio, un
riferimento a quell’incidente acquatico si trova
nell’emblematico autoritratto Self Portrait, Submerged (2013)
destinato alla collezione degli autoritratti degli Uffizi.
L’acqua costituisce un elemento creativo fondamentale per
Viola sin dall’importantissimo video giovanile The Reflecting
Pool, in cui l’acqua è superficie che riflette e velo deformante,
fino alle opere successive (The Crossing, The Messenger, Five
Angels for the Millennium, Going Forth By Day, Ocean
Without a Shore, The Innocents tra le altre) dove l’acqua
diventa elemento cosmico.

The Reflecting Pool (Vasca riflettente) (1977-1979); 7’,


videotape a colori con audio.

The Reflecting Pool (1977-1979) è un vero e proprio manifesto


dell’arte elettronica. In esso Viola esplora caratteristiche e
potenzialità del medium video e concentra le principali
tematiche che svilupperà in seguito: manipolazione del tempo,
rapporto dell’uomo con il mondo, riflessione sull’immagine,
acqua come simbolo di purificazione e di avvicinamento a un
percorso iniziatico. Un uomo esce da un bosco, si ferma
davanti a una piscina e di lui si vedono sia il corpo che il
riflesso sull’acqua. Spicca un salto per tuffarsi vestito, e la sua
immagine rimane bloccata; mentre per lui il tempo si arresta,
la superficie dell’acqua registra eventi percepibili sia come
movimenti della superficie che come riflessi, che non
includono però quello del suo corpo che gradualmente
scompare, per riapparire in mezzo alla vasca. Ne esce, adesso
nudo, per allontanarsi nel bosco da cui è venuto. La
realizzazione del video è stata, in epoca pre-digitale,
estremamente complessa, e ha richiesto una camera fissa e
diverse riprese fatte dissolvere l’una sull’altra per ottenere la
transizione delle immagini ricercata e sottolineare la
complessità della percezione.
Momento di svolta della produzione di Bill Viola è The
Crossing (1996), in cui l’immagine di un uomo – un attore
somigliante all’artista – proiettata su un grande schermo
avanza in uno spazio buio e, quando sta per riempire
l’inquadratura, si ferma e fissa lo spettatore. Ai suoi piedi
compare una fiamma votiva, il fuoco divampa, si diffonde sul
pavimento e poi risale il corpo. Mentre un suono fragoroso
satura lo spazio, la figura viene inghiottita da un vampata
violenta, che poi si placa lasciando qualche fiammella sul
pavimento, poi l’immagine torna nera e il ciclo si ripete.
Dall’altro lato dello schermo avanza una sagoma umana simile
alla prima. Anch’essa si ferma e improvvisamente un fiotto
d’acqua sgorga sulla sua testa e si trasforma in una cascata che
l’inonda mentre un suono assordante riempie l’ambiente. La
cascata si placa riducendosi a qualche goccia che cade sul
pavimento, ma la sagoma è scomparsa e anche questo lato
dello schermo ridiventa nero con una ciclicità che si ripete
senza interruzione. Si assiste dunque al violento
annientamento a opera delle forze naturali opposte di fuoco e
acqua, necessario per raggiungere la trascendenza, in
un’installazione che per la grandiosità, il forte contrasto tra
luce e buio, il suono potente, ha le caratteristiche di uno
spettacolo teatrale barocco.
Sul set di The Crossing, hangar
dell’aeroporto di Van Nuys, California,
1996. Per le riprese Viola scelse l’ampio
spazio dell’hangar di un aeroporto poiché
l’interprete doveva avvicinarsi alla
telecamera da lontano. L’acqua venne
fatta scendere con un’intensità che
aumentava gradualmente: dalle poche
gocce iniziali guadagnava via via
pressione, fino a riversarsi come un
torrente sull’attore Phil Esposito, che
scompariva prima che lo scroscio si
placasse.
The Crossing (La traversata) (1996); 10’57’’,
installazione video-audio.

L’acqua è protagonista anche nel più recente Tempest. The Raft


(2004), dove diciannove personaggi vengono colpiti da un
getto d’acqua violentissimo: alcuni sono travolti subito, altri si
oppongono, ma nessuno comprende il motivo del devastante
diluvio – che rimanda alle raffigurazioni rinascimentali dei
diluvi universali, quali l’affresco di Paolo Uccello a Santa
Maria Novella a Firenze – come si deduce dalle espressioni
quasi agoniche dei volti. Il getto si placa lentamente e i
componenti del gruppo si rialzano aiutandosi reciprocamente.
Acceptance (2008) fa invece parte della serie Transfigurations
(Trasfigurazioni), che riflette sullo scorrere del tempo e sul
processo di trasformazione dell’interiorità umana utilizzando
l’acqua come metafora. Da uno spazio buio, in un bianco e
nero sgranato, una donna si avvicina lentamente a una barriera
invisibile. Il suo passaggio attraverso la soglia acquea tra vita e
morte è violento, e la donna si espone con riluttanza alla luce
mentre si trasforma in un essere vivente. Questa nascita è per
lei un risveglio doloroso e quando giunge il momento di fare
ritorno, scompare lentamente nel buio confortante dell’eternità
che l’attende dall’altra parte.
Acceptance (Accettazione) (2008); 8’14”,
video in bianco e nero con audio.
Il Vapore (1975); installazione video-audio.
FIRENZE

Viola davanti al duomo fiorentino nel corso della performance


Free Global Distribution, 1975.

Nel giugno 1974, a Colonia, Bill partecipa alla rassegna


internazionale di videotape e videoinstallazioni Projekt ’74
lavorando per Nam June Paik, padre fondatore della videoarte
sin dagli anni Sessanta, e Frank Gillette.
In quest’occasione incontra Maria Gloria Conti Bicocchi,
gallerista e figlia del pittore Primo Conti, che l’anno prima
aveva fondato a Firenze il centro di produzione di videoarte
chiamato art/tapes/22 e che stava organizzando la mostra
Americans in Florence: Europeans in Florence insieme a
David Ross, curator presso il Long Beach Museum of Art. Fu
proprio Ross, con il quale Bill collaborava, a consigliare a
Maria Gloria di chiamare quel giovane a lavorare come primo
assistente tecnico di produzione ad art/tapes/22.
Nel settembre 1974 Bill si trasferisce così a Firenze per
lavorare nello studio situato in pieno centro, in via Ricasoli 22,
dove artisti, provenienti da tutto il mondo, creavano usando il
video. Un entusiasta ventitreenne newyorkese viene così
catapultato in una realtà nuova che gli apre orizzonti impensati
e che rappresenterà un’esperienza formativa fondamentale per
la sua carriera. Bill, grazie alla sua curiosità e al suo bel
carattere, si integra subito benissimo in quell’ambiente
stimolante; tutti chiamano semplicemente “tecnico americano”
quello che poi diventerà il più acclamato dei videoartisti.
«Non ero mai stato a Firenze prima e quando il taxi dalla
stazione mi portò intorno al duomo verso via Ricasoli,
passando per l’Accademia con il David di Michelangelo e
dritto fino alla porta di art/tapes/22, sentii subito di essere
arrivato in un posto speciale. Il mio primo giorno di lavoro fu
un presagio della mia vita futura: trascorremmo la mattina a
esaminare tutta la tecnologia video disponibile nello studio e
poi, nel pomeriggio, il mio nuovo collega Alberto Pirelli mi
condusse alla chiesa di Santa Croce con gli affreschi di Giotto,
i rilievi scolpiti in prospettiva da Donatello, le tombe di
Michelangelo e di Galileo. Ero in uno dei più importanti
monumenti sacri dell’arte e della scienza […] Dopo una visita
agli Uffizi sentivo fortemente che i musei erano stati creati per
l’arte e non l’arte creata per i musei, come accadeva nella
scena contemporanea che avevo lasciato a New York».
Ciò che lo colpisce soprattutto è il rapporto vivo dell’arte con
la città, con la vita quotidiana dei suoi abitanti.
«Molte delle opere medievali e rinascimentali che avevo visto
in quei primi mesi a Firenze non erano neanche nei musei.
Erano nella comunità, in luoghi pubblici – cattedrali, chiese,
cappelle, corti, monumenti, uffici municipali, piazze e facciate
di palazzi – e, di più, molte opere erano ancora nei luoghi per i
quali erano stati commissionati cinquecento anni prima.
L’atmosfera era satura di idee d’arte e di cultura. Avevo capito
presto che qui la storia era veramente parte del presente. E che
le idee più nuove circolavano in un insieme più grande. Mi
ricordo che spesso vedevo una vecchietta per strada che veniva
la mattina a mettere l’acqua fresca o dei fiori nuovi sotto un
quadro della Madonna in una piccola edicola all’angolo del
suo palazzo. Questo ha dato un contesto nuovo alla mia idea di
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apprezzamento artistico».
Bill Viola ad art/tapes/22, Firenze, 1974.

Inizialmente, prima di conoscere Firenze, l’arte del passato


non gli interessava.
«Se una cosa piace a tua madre, se per lei è comprensibile,
allora è per definizione pessima. I musei d’arte antica erano
per me come ospedali tirati a lucido, fatti per conservare opere
morte che interessavano solo vecchi studiosi. I pittori che mi
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piacevano erano Pollock, De Kooning, Rothko: arte astratta».

Due immagini in studio di Viola a sinistra con Muriel Olesen e


Gerald Minkoff, a destra con Douglas Davis ad art/tapes/22,
Firenze, 1974.
Bill Viola riprende Chris Burden e Alexis Smith nel cortile di
art/tapes/22, Firenze, 1975.

Ma il contesto fiorentino lo impressiona profondamente e ben


presto comprende che «tutta l’arte è contemporanea. È senza
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tempo, universale ed eterna».
Ad art/tapes/22 il giovane Bill conosce e collabora con alcuni
tra i più affermati artisti della scena internazionale – tra cui
Sandro Chia, Gino De Dominicis, Giulio Paolini, Les Levine,
Charlemagne Palestine, Jannis Kounellis, Chris Burden,
Alexis Smith, Joan Jonas, Arnulf Rainer, Douglas Davis,
Takahiko Iimura, Alvin Lucier, Terry Fox, Peter Hutchinson,
Gérald Minkoff e Muriel Olesen – venuti a Firenze per
produrre i propri video, in quel periodo fervido di
sperimentazioni contemporanee in cui la città ebbe un ruolo
importante nel contesto internazionale.
Eclipse. The Moon Setting Through an Open Window (Winter
Solstice) (Eclisse. La luna solca il cielo attraverso una finestra
aperta. Solstizio d’inverno) (1974) 20’3’’, videotape in bianco e
nero con audio.

Bill resta a Firenze diciotto mesi al servizio degli artisti venuti


a realizzare le proprie opere ad art/tapes/22, ma crea anche
lavori propri, come Eclipse (The Moon Setting through an
Open Window. Winter Solstice) (1974), video in cui la luna,
attraversando il cielo, incrocia la fiamma di una candela posta
sul davanzale; le due fonti di luce diventano una cosa sola, in
un viaggio celeste accompagnato dai rumori ambientali della
città.
La sua prima mostra europea è la videoinstallazione Il Vapore,
presentata nel giugno 1975 allo spazio Zona di Firenze, un
collettivo di artisti attivo dal 1974 al 1985 in Oltrarno, in via
San Niccolò 119 rosso. Una proiezione video trasmessa da un
monitor mostra una performance di Viola che riempie un
recipiente d’acqua con la bocca mentre si diffonde il suono
registrato in precedenza. Il video viene mixato con le
immagini dei visitatori ripresi in diretta da una videocamera,
rendendo il pubblico parte attiva e riflettendo così sul suo
ruolo in una coesistenza di passato e presente. La
multisensorialità dell’opera è accentuata dal profumo di
eucalipto diffuso dal vapore.
Anche Olfaction (1974) è basato sui meccanismi del senso,
una modalità collegata alla memoria e in grado di integrare le
informazioni sugli eventi passati con il momento presente.
Con Cycles (1973) Viola vuole invece dimostrare la natura
illusoria dell’immagine come fascio di luce in costante
aggiornamento.
La stessa Maria Gloria Conti Bicocchi ricorda con viva
emozione la gioiosa vita fiorentina di Bill, le sue eccentricità e
le sue performance estemporanee, in quel periodo fervido di
novità.
«Per Billi, l’impatto con la Firenze degli anni Settanta, da
giovane ragazzo americano, nonostante le sue origini italiane,
è decisivo: gira per le strade, si mescola alle persone entrando
all’improvviso nelle foto che i turisti si fanno a vicenda, un
volto sconosciuto che sarebbe apparso dopo lo sviluppo dei
negativi, una presenza improvvisa nei ricordi altrui. Le visite
agli Uffizi e agli altri musei, il Pontormo della chiesa di Santa
Felicita, di là d’Arno, visto da vicino, “respirato”, sono per lui
una rivelazione, torna a casa la sera sempre luminoso,
incredulo, pieno di energia da incanalare poi nelle sue lunghe
meditazioni, nella stanza più nascosta del nostro grande studio
di produzione, due mezze palline da ping pong sugli occhi
tenute su con un elastico nero, le cuffie agli orecchi contro
ogni possibile rumore, la posizione rilassata del loto. E sempre
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un sorriso sulle labbra».
Viola e Giovanni Corradini ad art/tapes/22, Firenze, febbraio
1975.
Charlemagne Palestine e Maria Gloria Bicocchi ad art/tapes/22,
Firenze, febbraio 1975.
Bill Viola registra l’ultima scena di Ancient
of Days (compresa l’immagine del monte
Rainier), Shibuya, Tokyo, 1981.
CAMERA OSCURA E
MIRAGGI

Bill Viola con un teleobiettivo sul lago salato e prosciugato


Chott el-Djerid, Tunisia, 1979.

Secondo Bill Viola «l’immagine in movimento rappresenta la


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svolta fondamentale del Novecento» ma, per giungere alle
sue sperimentazioni, l’artista riflette sull’importanza storica
della camera oscura e sulle sue antiche origini.
«Le prime testimonianze di proiezioni tramite foro stenopeico
risalgono alla Cina antica del V secolo a.C., ma solo nel IX
secolo d.C. la tecnologia venne descritta in maniera esaustiva.
Quando finalmente raggiunse l’Europa, esercitò una profonda
influenza sull’arte e sulla scienza. Nel Seicento, per esempio,
Vermeer e i colleghi olandesi usavano le camere oscure per
comporre le loro immagini. L’idea è quella di una stanza che
funzioni come l’occhio umano. Tutta la luce esterna viene
schermata a eccezione di un foro stenopeico praticato nella
parete. La parete opposta della stanza oscurata diventa uno
schermo di proiezione per un’ampia immagine del mondo
esterno in movimento, a colori e ad alta risoluzione.
L’immagine è invertita, naturalmente: capovolta, come sulla
retina. […] Erano stanze di immagini – i cinesi le chiamavano
“stanze del tesoro sotto chiave” – in cui la gente poteva entrare
per conoscere la meraviglia e il fascino dell’immagine
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artificiale».
«Le videoproiezioni successive, che sperimentai ampiamente
negli anni Settanta, sono la versione meccanizzata della
camera oscura. E il fenomeno di un’immagine in tempo reale
liberata dalla superficie della retina e ampliata su scala
architettonica era avvincente per me quanto doveva esserlo per
gli osservatori nella Cina del IX secolo o nell’Olanda
seicentesca. Facendo esperimenti con una camera oscura
artigianale e le videoproiezioni, compresi il concetto della
stanza come strumento. Ero cresciuto con la nozione implicita
della stanza come contenitore, e di colpo mi trovai in un
ambiente vivo e dinamico in cui le pareti e lo spazio vuoto che
delimitavano erano parte attiva dell’esperienza. In un lampo,
quello che era lo sfondo passò in primo piano; era
un’inversione del senso comune che non mi ha più
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abbandonato».

Chott el-Djerid (A Portrait in Light and Heat) (Chott el-Djerid. Un


ritratto in luce e calore) (1979-1981); 28’, videotape a colori con
audio.
Queste riflessioni sui fenomeni ottici si trovano già nei video
risalenti agli anni Settanta. Nel 1974 Viola visita la valle della
Morte nel deserto di Mojave in California; è il suo primo
impatto con questi paesaggi riarsi, che avranno una profonda
influenza sul suo lavoro. Al 1979 risale Chott el-Djerid (A
Portrait in Light and Heat), in cui le immagini del lago
prosciugato del Sahara tunisino dove a mezzogiorno sono
frequenti i miraggi si contrappongono alle riprese dell’Illinois
e del Saskatchewan, in Canada, girate anche durante una
tempesta di neve. Condizioni climatiche opposte che generano
incertezza e senso di estraneità. Partendo da un fenomeno
fisico naturale caratteristico dei paesi caldi, in cui gli oggetti
lontani sembrano riflettersi su uno specchio d’acqua e i colori
vibrano, l’artista interviene nella materia stessa di ogni
immagine, invitando ad andare oltre il visibile.
Molti anni dopo condivideranno una simile ambientazione
anche il video Déserts (1994, musica di Edgard Varèse),
Passage into Night (2005) e Mirage (costituito da Walking on
the Edge; The Encounter; Ancestors, 2012).
«Il deserto è uno dei «portali per l’oltretomba. […] il deserto,
lo spazio vuoto e desolato in cui l’esistenza è sottoposta a
prove estreme. Il deserto è sempre stato teatro di esperienze
visionarie. Perché quando ti ritrovi in uno spazio infinito dove
ogni confusione visiva è stata rimossa – quando riesci a vedere
per intero la terra fino all’orizzonte e senti la cupola del cielo
che racchiude ogni cosa sopra di te – il centro diventa
ovunque. Diventa un’esperienza interiore tanto quanto
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esteriore».
Oltre allo stretto rapporto con la cultura europea, l’arte di Bill
Viola è caratterizzata da una profonda conoscenza delle
filosofie e della cultura orientale. Al 1976, subito dopo
l’esperienza italiana, risale il suo primo viaggio in Giappone;
nel 1978 espone i propri lavori a Tokyo, mentre nel 1980
ottiene una borsa di studio trasferendovisi per diciotto mesi per
studiare contemporaneamente sia la cultura tradizionale che la
più aggiornata tecnologia video. Lo accompagna Kira Perov,
conosciuta nel 1976 quando era direttrice delle attività
culturali dell’Università di La Trobe a Melbourne in Australia,
divenuta poi sua moglie e fondamentale collaboratrice. Il loro
docente è Daien Tanaka, maestro zen e pittore, che diventa un
maestro per la vita.

Chott el-Djerid (A Portrait in Light and Heat) (Chott el-Djerid. Un


ritratto in luce e calore) (1979-1981); 28’, videotape a colori con
audio.

«Dopo avere vissuto in Giappone […] dedicai sempre più


tempo alle forme d’arte tradizionali, orientali e occidentali.
Non dimenticherò mai un’esperienza vissuta a Tokyo, mentre
cercavo una mostra di capolavori artistici rinvenuti in un
tempio di Nara al Suntory Museum of Art. La galleria ospitava
una schiera di statue di Bodhisattva a grandezza naturale, e mi
misi coscienziosamente a leggere la guida in inglese per
migliorare la mia comprensione storica delle opere d’arte. A
un certo punto una donnetta anziana percorse la schiera di
statue facendo un profondo inchino a mani giunte di fronte a
ciascuna e deponendo uno scialle di preghiera in seta sulle loro
braccia tese. Allora mi resi conto che, mentre io le stavo
analizzando, lei le stava usando. Ebbi l’impressione che fino a
quel momento avessi osservato le opere come se stessi
fissando il monitor di un computer su un tavolo lucidato,
ammirandone il design e la forma senza mai accenderlo. Credo
sia stata una delle esperienze più soverchianti durante il mio
percorso, che mi costrinse a mettere nella giusta prospettiva la
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mia formazione artistica».
The Greeting (Il saluto) (1995); 10’22”,
installazione video-audio.
PASSATO/PRESENTE

Pontormo, Visitazione (1528-1529 circa);


Carmignano, pieve di San Michele Arcangelo.

Per Viola l’aspetto più importante del suo periodo italiano è il


fatto di poter sentire a livello esperienziale, sulla propria pelle,
la storia dell’arte che traspira dalle pagine dei libri.
«Probabilmente ebbi allora le mie prime esperienze inconsce
di un’arte collegata al corpo, poiché molte delle opere di quel
periodo, dalle grandi sculture pubbliche ai dipinti incorporati
nelle architetture delle chiese, non sono che una forma di
installazione: un’esperienza fisica, spaziale, da consumare
13
interamente».
Molti suoi lavori successivi derivano proprio da queste
esperienze italiane e soprattutto dall’aver visto le opere in un
contesto vivo e vissuto, non musealizzate e “morte”, ma parte
della vita quotidiana. Ha finalmente l’occasione di percepirle
non da un solo punto di vista, come sui libri, e inizia a vedere
le immagini elementi al servizio di un sistema più vasto che
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comprendeva la propria esperienza corporea e fisica.
Fondamentale è anche un soggiorno a Siena, dove Bill rimane
un mese nel 1977 come cameraman per girare un
documentario sulla città. All’inizio non comprende le opere di
maestri quali Duccio, i Lorenzetti, Giovanni di Paolo, il
Maestro dell’Osservanza ma quei giorni senesi diventano una
fase essenziale della sua formazione.

The City of Man (La città dell’uomo) (1989); 30’, installazione


video-audio. Sul video di sinistra appare una piacevole
cittadina californiana, in quello centrale il dibattito in un
consiglio comunale, nell’ultimo l’incendio che distrugge una
fabbrica, alludendo allegoricamente a paradiso, vita terrestre e
inferno. La struttura, con lo schermo centrale più ampio e la
cornice in legno a dividere, ma anche a racchiudere, rimanda
agli antichi trittici, recuperandone le forme e la spazialità.

«Oggi sono tra gli artisti che amo di più, e la mia più grande
fonte di ispirazione. […] Era come se la parte inconscia di me
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li stesse digerendo mentre la parte conscia li sputava fuori!».
Un’ulteriore tappa di avvicinamento all’arte antica, una svolta
avvenuta in modo perfettamente conscio, risale al 1984
quando a Madrid visita il Prado e scopre opere fiamminghe e
spagnole in dialogo, e rimane sconvolto soprattutto dalle
Pinturas negras di Goya.
«Mi abbandonai a quei dipinti come non avevo mai fatto, e
questo schiuse un’enorme porta davanti a me. […] Mi resi
conto che la tradizione dei maestri del passato era totalmente
incentrata sul contenuto; forma e tecnica erano al suo servizio.
Il fulcro erano le storie umane, la profondità interiore: la
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coscienza, in definitiva».
«La distanza che mi aveva separato dai maestri del passato si è
completamente dissolta. Tempo e spazio, passato e presente,
erano la stessa cosa. Così il mio profondo legame con la
pittura italiana, nato nel periodo in cui vivevo a Firenze, è
ritornato a galla come un amore perduto. Ho capito che i
cosiddetti vecchi maestri non erano altro che giovani radicali.
Masaccio, Michelangelo, Raffaello, erano artisti influenzati da
nuove idee tecniche e scientifiche, provenienti da centri di
ricerca e da università. Avevano tutti circa venti anni quando
hanno creato i primi grandi lavori. Il parallelo con l’epoca
attuale delle videocamere digitali, della computer graphic,
della videoarte e di internet, è indiscutibile. […] Ho guardato a
loro come modelli per la mia concezione dell’immagine,
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costruendola grazie a un’esperienza lunga settecento anni».
Il rapporto empatico prima, e lo studio dell’arte antica poi,
porta Viola a pensare a lavori che traggono spunto da opere del
passato. Nel 1989 si aprono per lui scenari nuovi poiché si
rende conto di non riuscire più a considerare la pratica artistica
come un esercizio tecnico. L’occasione gli è data da un
progetto, avviato al Brockton Art Museum in Massachusetts,
volto a esplorare le possibilità interattive di un nuovo medium,
il Laserdisc. Non soddisfatto dei risultati ottenuti propone, e
ottiene, di stravolgere l’idea originaria e nasce così il suo
primo trittico, The City of Man.
«L’immagine triplice è una forma molto antica; sono
interessato a servirmene in quanto, essendo un elemento della
tradizione cristiana europea, costituisce un’immagine originata
da questa cultura e quindi presente all’interno, e non
all’esterno, di molte delle persone che sono venute a vederla in
Europa. Mi interessa meno in quanto citazione, o “immagine
presa a prestito”, perché secondo me se si va troppo avanti su
quella strada è facile innamorarsi del processo del citare in sé e
per sé, e si finisce col non aver più rispetto per la potenza
intrinseca agli oggetti e ai materiali stessi, e per quelle
potenzialità di trasformazione interiore che costituiscono il
motivo originario per appropriarsene. A parte le ragioni più
tecniche, come il fatto che il numero tre esprime un equilibrio
delicato, e viene usato per indicare contrapposizioni e
confronti, sia in termini visivi, sia (in particolare) temporali, in
ultima analisi la forma del trittico mi interessa in quanto
riflesso di una visione del mondo, sia nel senso di una
cosmologia, sia di una visione della società: “Cielo-Terra-
Inferno”; e perché in questa tripartizione si rispecchia
un’immagine della struttura della mente e della coscienza
18
europee».

Bill Viola davanti alla Visitazione in restauro


nello studio di Daniele Rossi, 15 dicembre
2013. Viola ha lavorato al suo video senza aver
visto dal vero la Visitazione del Pontormo a
Carmignano: l’incontro con il dipinto è
avvenuto solo durante il restauro in
preparazione della mostra Pontormo e Rosso
Fiorentino. Divergenti vie della Maniera, che si
sarebbe tenuta a palazzo Strozzi a Firenze.
Sono numerosi anche i lavori di Viola basati sul cinque,
numero che ha un ruolo importante nella cultura orientale, a
cominciare dai cinque “skandha” – citati da Viola in un
taccuino – cioè gli elementi costitutivi dell’esistenza secondo
il pensiero buddhista: forma, sensazione, percezione, fattori di
composizione, coscienza. Stations del 1994 è la sua prima
opera in cinque parti: un’installazione su grandi schermi che si
riflettono su lastre di granito e che mostra corpi immersi in un
liquido che compaiono e scompaiono con andamento ciclico
per suggerire la nascita, la vita, la morte e una nuova nascita.
Un altro “pentittico” risale al 1995 quando – per il padiglione
statunitense della Biennale veneziana – realizza cinque
installazioni autonome, anche se unite dal titolo Buried
Secrets.
Sul set di The Greeting, Culver City,
California, 1995.
Sul set di The Greeting, Culver City,
California, 1995.

Non appare però come pensato unitariamente, poiché dagli


altri si distacca The Greeting, ispirato alla Visitazione del
Pontormo del 1528-1529 conservata nella pieve di San
Michele Arcangelo a Carmignano (Prato). Viola ricordando il
suo soggiorno a Firenze negli anni Settanta racconta: «Ero
entrato nella chiesa di Santa Felicita, subito dopo Ponte
Vecchio, a vedere la Deposizione [del Pontormo]. Fui molto
colpito dai colori. Uscendo mi domandai, sinceramente, che
cos’avesse fumato il pittore per dipingere quei rosa, per
dipingere quegli azzurri incredibili. Sembrava che avesse
lavorato sotto l’effetto dell’LSD. Ma la Visitazione no, non
l’avevo vista. Del resto stava fuori Firenze, a Carmignano. Il
mio incontro con quel quadro è avvenuto anni dopo, in
California. Una storia buffa. […] Ero andato in una libreria,
cercavo un libro, non ricordo più quale. Mentre stavo uscendo
vedo con la coda dell’occhio un volume appoggiato sul banco.
Un nuovo testo sul Pontormo. Sulla copertina era riprodotta la
Visitazione, mi colpirono i colori. Di quel quadro non sapevo
niente, ma non potevo smettere di guardarlo. Ho comprato il
libro e l’ho portato a casa. Ma aspettai mesi prima di prenderlo
in mano. Alla fine apro il libro, lo leggo, resto affascinato
dalle idee, dai colori di quel pittore. Nasce così l’idea di The
Greeting: affittiamo uno studio a Los Angeles, cerchiamo tre
attrici. Abbiamo usato una cinepresa speciale, trecento
immagini al secondo, per dare l’effetto di slow motion, di
tempo rallentato: così quarantacinque secondi di girato
vengono espansi fino a durare dieci minuti. All’epoca era
qualcosa che non potevi fare con la videocamera. Era un film
che poi è stato riversato. Lo portai in prima mondiale alla
Biennale di Venezia. Fu accolto subito con giudizi molto
19
positivi».
«All’inizio due donne parlano e non succede praticamente
nulla. Si vedono queste piccole figure sullo sfondo, nel vano di
una porta, che fanno qualcosa. In seguito interviene una crisi,
quando un’altra donna compare dal nulla, da fuori campo, e
saluta una delle due. Questo modifica l’intera situazione. Nel
passaggio successivo, la situazione – alterata da quest’unico
evento sorprendente – deve risistemarsi e riadattarsi al
cambiamento. È la struttura narrativa classica. Chiaramente,
l’emozione umana è l’espressione archetipica della fragilità
del tempo. In inglese le due parole vengono addirittura
associate: “fleeting emotions”, “emozioni fugaci”. La bellezza
delle emozioni sta nel fatto che non abbiamo un sorriso
stampato in faccia ventiquattro ore al giorno. Un’espressione
emotiva costante e invariata è innaturale, e può addirittura
rimandare a un comportamento patologico. Le emozioni sono
la manifestazione del tempo nella coscienza umana, per come
20
appare sulla sua facciata esterna».
Catherine’s Room (Stanza di Catherine) (2001);
18’39’’, polittico di video a colori.
«Le opere che rileggono l’antico non sono solo citazioni. Non sono meri esercizi di rimessa in scena
o di appropriazione, e non sono nemmeno film. Tuttavia si ricollegano a qualcosa che hanno fatto
21
altri artisti del passato». Lo “slow motion” e il rallentamento dei movimenti diviene il tramite
ideale per citare ed esaltare la “fissità” della tavola del Pontormo, creando però un “prima” e un
“dopo” alla scena narrata. The Greeting estende i quarantacinque secondi reali dell’incontro di tre
donne fino a portarli a dieci minuti di proiezione. Ogni minima variazione, ogni soffio di vento,
sono esaminati nei più minuti particolari, moltiplicando la possibilità della loro osservazione e
portando lo spettatore a entrare lentamente nei dettagli dei gesti e dell’espressività mimica dei
personaggi, grazie alla lentezza dei movimenti che rende apprezzabili alcuni aspetti inconsci.

Andrea di Bartolo, Storie delle vite di beate domenicane (1394-1398), al centro Caterina da Siena;
Venezia, Gallerie dell’Accademia.

Sul set di Catherine’s Room, studio di Bill Viola, Signal Hill, California, 2001.

Ancora dedicato all’universo femminile è Catherine’s Room (2001), che segue uno schema
quintuplice restituito da schermi di piccolo formato accostati orizzontalmente. Tutti mostrano lo
stesso interno della stanza di una donna di cui seguiamo i rituali quotidiani dei diversi momenti –
mattina, pomeriggio, tramonto, sera e notte – mentre percepiamo il trascorrere delle stagioni
attraverso il ciclo vitale del ramo di un albero che si scorge attraverso una finestrella. Il mondo
esterno rappresenta dunque un ulteriore livello temporale: non solo la registrazione di un giorno, ma
anche la visione dei cicli della natura e, in fondo, di un’intera vita umana: Catherine che dorme
nell’ultimo schermo fa infatti pensare inevitabilmente alla morte.
The Quintet of the Astonished (Quintetto di chi è stupito) (2000); video a colori.

Per Catherine’s Room Viola ha tratto ispirazione da una predella con Storie delle vite di beate
domenicane conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, attribuite al pittore senese Andrea
di Bartolo, parte inferiore di un dossale con Caterina da Siena e quattro beate dipinto alla fine del
Trecento. La fotografia dell’opera fu notata da Viola, affascinato dal ripetersi dello stesso spazio
interno, della vita intima di donne sole, ma anche attirato dal formato e dal tipo di narrazione
quotidiana, feriale. Viola è anche rimasto colpito dalla differenza nelle pale d’altare tre e
quattrocentesche tra la parte superiore, di natura iconica, e le sottostanti predelle, più narrative e
ricche di allusioni alla vita quotidiana, che permettevano di lasciare spazio alla fantasia degli artisti,
consentendo anche ai fedeli di immedesimarsi nella vicenda rappresentata.
È collegata all’arte del passato anche la serie The Passions che ha origine nel 1998 quando Viola è
ospite del Getty Research Institute di Los Angeles, diretto all’epoca dall’archeologo Salvatore
Settis, che lo coinvolge in una ricerca sulla rappresentazione delle passioni. Viola si ispira agli studi
sulla pittura sacra del Medioevo e Rinascimento per mostrare quanto di essa sopravviva nel
linguaggio contemporaneo delle espressioni. La sotto-serie Quintet of Portraits – formata da The
Quintet of the Astonished (del 2000, che trae ispirazione dalle figure che circondano Cristo
nell’Incoronazione di spine di Hieronymus Bosch della National Gallery di Londra), The Quintet of
Remembrance, The Quintet of the Silent, The Quintet of the Unseen – riunisce cinque gruppi in
ciascuno dei cinque video che esprimono le emozioni primarie: sofferenza spirituale, dolore fisico,
rabbia, paura e gioia.
Anche l’opera Going Forth By Day è articolata in cinque parti e costituita da sequenze video
proiettate simultaneamente sulle pareti di un grande ambiente. Commissionata dal Deutsche
Guggenheim di Berlino e inaugurata nel 2002, si tratta di uno dei lavori più impressionanti – anche
questo fortemente influenzato dall’arte antica – di tutta la vasta produzione di Bill Viola. Il titolo
deriva da quello del Libro dei morti dell’antico Egitto, detto il Libro dell’uscire al giorno, e si
riferisce al momento del trapasso in cui dal buio si passa alla luce, secondo un’idea della luce come
22
rivelazione che si trova presente indistintamente in tutte le tradizioni religiose. L’artista interpreta
la propria installazione come un sentiero, illuminato solo dai bagliori delle proiezioni, attraverso il
23
ciclo eterno della vita e della morte, della creazione e della distruzione.
Hieronymus Bosch, Incoronazione di spine (1495 circa); Londra, National
Gallery. Viola ha tratto ispirazione dalle espressioni caricate e dalle emozioni
manifestate dai volti di Bosch, rese ancora più evidenti dal formato a mezzo
busto. Contrariamente al dipinto, in cui gli sguardi dei carnefici sono concentrati
su Cristo che ne provoca le reazioni, le figure di Viola mostrano reazioni emotive
le cui origini restano sconosciute.

The Quintet of the Astonished (Quintetto di chi è stupito) (2000); video a colori.
The Path (Going Forth By Day) (Il sentiero. Uscire al giorno) (2002); 36’, installazione video-audio.

Viola ha voluto riproporre lo spazio immersivo ammirato nella cappella degli Scrovegni di Giotto
creando un “affresco ciclico digitale” costituito da cinque scene: Fire Birth, The Path, The Deluge,
The Voyage, First Light. Il primo mostra un uomo nudo che nuota, sospeso tra morte e nuova
nascita, in un liquido rossiccio che unisce l’impeto dell’acqua alla violenza del fuoco. Gli altri
quattro, per quanto ambientati nel mondo contemporaneo, sono strettamente legati alla ricerca su
opere del passato, e Viola ricorda come fonti di ispirazione gli affreschi di Luca Signorelli nella
cappella di San Brizio del duomo di Orvieto e della cappella degli Scrovegni a Padova. La
realizzazione tecnica di quest’opera, in cui l’artista ha utilizzato per la prima volta l’alta definizione,
è stata particolarmente complessa, con l’uso di grandiosi set hollywoodiani.

Allestimento luci per The Path, Angeles National Forest, California, 2002.

Sandro Botticelli, primo episodio del ciclo della Storia di Nastagio degli Onesti (1483); Madrid, Museo
del Prado.

In The Path una pineta è percorsa da un flusso ininterrotto di persone che procedono con ritmi
differenti su un vero e proprio “sentiero della vita”, un attraversamento dello spazio tra due mondi.
Il riferimento, non solo visivo, è al primo dei due episodi della serie di dipinti dedicati alla Storia di
Nastagio degli Onesti, oggi al Prado, che Botticelli e la sua bottega eseguirono nel 1483 ispirandosi
a Boccaccio. Nella novella del Decameron la vicenda è ambientata nella pineta di Classe presso
Ravenna, e narra la terribile punizione d’oltretomba a cui possono assistere anche i vivi e che si
ripete ogni venerdì: un cavaliere infernale insegue una fanciulla colpevole in vita di aver dileggiato
l’uomo che l’amava spingendolo al suicidio. L’incontro avviene dunque in uno spazio che
congiunge i due mondi, analogamente a quanto avviene nell’opera di Viola.
The Voyage mostra una casetta su una collina vicina al mare in cui un vecchio muore; l’uomo
riappare poi alla moglie sulla spiaggia, insieme caricano i loro beni su una chiatta, vi salgono e si
allontanano salutati dai familiari. L’edificio col tetto cuspidato, aperto da un lato come una scatola a
cui manca la parte anteriore, è preceduto da un atrio – in cui siede una figura vestita di chiaro – su
colonne sottili sovrastato da un terrazzo; nell’unica stanza il letto è rivestito da una coperta a righe e
il soffitto è in legno a cassettoni. Si tratta di una citazione quasi letterale del riquadro con
l’Annuncio a Sant’Anna della cappella degli Scrovegni, ciclo fondamentale per la nostra storia
dell’arte che ha colpito l’artista americano proprio per il suo carattere immersivo e tridimensionale.

The Voyage (Going Forth By Day) (Il viaggio. Uscire al giorno) (2002); 36’, installazione video-audio.

«L’artista dipinse tutte le pareti e il soffitto, ogni centimetro quadrato all’interno della cappella. È
una delle installazioni artistiche più grandiose del mondo. Anche il tempo vestiva un ruolo cruciale
in queste opere italiane. Mentre ti spostavi nello spazio, comparivano determinate cose e la
sequenza di immagini si dispiegava nel tempo tramite i movimenti corporei, non solo attraverso la
vista. Molti grandi cicli di affreschi erano narrazioni in cui l’osservatore percorreva letteralmente la
storia. Gli artisti dovevano ragionare per cicli spaziali e sequenze di immagini. Si possono intuire i
loro sforzi per rappresentare lo svolgimento del tempo sequenziale. In questo, Giotto era un maestro
e un autentico pioniere. Oltre a essersi occupato per primo della rappresentazione di sequenze
narrative cronologiche, lo fece su larga scala. Raffigurava l’esordio e il seguito delle emozioni
umane attraverso i gesti fugaci e le espressioni facciali dei suoi soggetti. Era una scelta
estremamente radicale e innovativa per l’epoca. Tutto ciò conferisce a queste opere un carattere
molto cinematico per l’osservatore moderno. I cicli di affreschi sono una sorta di storyboard su
24
larga scala. Li considero gli antesignani dei film».
Giotto, Annuncio a Sant’Anna (1303-1305); Padova, cappella degli Scrovegni.

The Deluge (Going Forth By Day) (Il diluvio. Uscire al giorno) (2002); 36’, installazione video-audio.

In The Deluge inizialmente i passanti camminano tranquillamente davanti a un edificio appena


restaurato impegnati in attività quotidiane, ma poi l’accelerazione crescente dei movimenti delle
persone si accompagna alla sensazione di catastrofe imminente. Un fragore precede la discesa a
precipizio delle scale degli abitanti della casa che cercano di evitare una cascata torrenziale che
erompe violenta dalle porte e dalle finestre, travolgendoli. Quando tutto è finito il sole risplende
sull’asfalto asciutto. Naturalmente il pensiero va alla lunetta con il Diluvio universale e recessione
delle acque, affrescata intorno al 1439-1440 da Paolo Uccello nel Chiostro verde di Santa Maria
Novella a Firenze per l’infuriare drammatico degli elementi, l’aggressività degli uomini che non si
aiutano nella difficoltà pensando solo alla propria impossibile salvezza, le scene di morte che si
chiudono con l’immagine di Noè affacciato all’arca dopo il deflusso delle acque. Anche gli elementi
architettonici, la costruzione spaziale e la monumentalità incombente di gusto metafisico hanno
fatto di quest’opera un riferimento non solo per gli artisti italiani del Novecento ma anche per Bill
Viola.
Paolo Uccello, Diluvio e recessione delle acque (1439-1440 circa),
particolare; Firenze, Museo di Santa Maria Novella.

The Deluge (Going Forth By Day) (Il diluvio. Uscire al giorno) (2002); 36’, installazione video-audio.
Collaudo dell’acqua per la scalinata di The Deluge, parcheggio dell’aeroporto di Long Beach,
California, 2001.

First Light (Going Forth By Day) (Prima luce. Uscire al giorno) (2002); 36’, installazione video-audio.

First Light è ambientato in un deserto in cui un’inaspettata inondazione travolge alcune persone.
Una squadra di salvataggio si prodiga nel corso della notte per salvare i dispersi, tra i quali un
giovane che la madre ha il presentimento di non riuscire più a vedere: le sfugge infatti il momento
in cui, sotto forma di spirito luminoso, risorge dall’acqua. I riferimenti all’arte del passato sono
numerosi, tra i più riconoscibili quello ai soldati addormentati presso il sepolcro nella Resurrezione
di Piero della Francesca a Sansepolcro (Arezzo) e agli apostoli stesi a terra nell’Orazione nell’Orto
degli ulivi di Andrea Mantegna, conservato alla National Gallery di Londra. A Giovanni Bellini, e
alla sua Orazione del 1459 anch’essa nel medesimo museo londinese, Viola sembra debitore per la
suggestione della figura diafana che si eleva fantasmatica.
Piero della Francesca, Resurrezione (1460 circa); Sansepolcro, Museo civico.

In una delle opere che compongono Dolorosa (2000) Viola inserisce due ritratti a mezzo busto di un
uomo e una donna su due schermi incorniciati e montati insieme, analoghi a quelli di Jan van Eyck
o Dieric Bouts in cui le lacrime – una delle importanti novità figurative introdotte dai pittori nordici
– scendono silenziose senza che il volto o la gestualità esprimano strazio, rivelando un dolore
impietrito e diventando segno tangibile della sofferenza.
Nell’opera di Viola i due, uniti ma separati, piangono in “slow motion” in un’immagine che si ripete
in “loop” per evocare la condizione umana universale di una sofferenza che non ha fine.
«I fiamminghi hanno inventato un nuovo medium e una nuova tecnica – la pittura a olio – che
all’epoca era il sistema per la creazione di immagini più sofisticato del mondo. L’equivalente
dell’odierno video digitale ad alta definizione. Riusciva a mostrare la trama di un tessuto, il minimo
riflesso di luce, ogni anello luccicante di una collana d’oro, ogni pustola purulenta sulla pelle del
Cristo crocifisso. Perseguivano questo obiettivo come una specie di ideale spartano, e dolore e
sofferenza permeano ogni pennellata. Gli italiani capirono che il mondo materiale era il nuovo
punto focale, e introdussero i mezzi tecnici per estrapolare le forme dal piano bidimensionale della
pittura, avvicinandole al mondo della scultura. Ma il loro interesse era ancora rivolto alla “fantasia”
delle emozioni – trovavano potente la sensazione di energia che trasmettevano. Questo era il
realismo che stavano cercando. Lo si vede ancora oggi con chiarezza nello sforzo di conferire
25
movimento alle figure, di fare in modo che prendano vita».
Emergence (Emersione) (2002); 11’40”, retroproiezione video a colori.
Masolino da Panicale, Cristo in pietà
(1424); Empoli, Museo della collegiata di
Sant’Andrea

Una sofferenza che fa invece riferimento a modelli italiani è la videoproiezione Emergence (2002),
commissionata dal Getty Museum e parte della serie The Passions. Due donne vegliano sedute ai
lati di un pozzo di marmo segnato da una croce. Una premonizione fa girare di colpo la più giovane
verso il sacello da cui compare prima la testa, poi il corpo pallidissimo di un giovane che
sollevandosi fa traboccare l’acqua. Anche l’anziana si volta e assiste alla lenta e progressiva
emersione dell’uomo che, affiorato interamente, barcolla e cadrebbe se non fosse sostenuto dalle
donne che con grande sforzo lo depongono per terra coprendolo con un telo: una ne poggia la testa
sulle ginocchia, l’altra ne abbraccia teneramente il corpo.
Viola si è qui ispirato all’affresco del Cristo in pietà di Masolino da Panicale conservato nel Museo
della collegiata di Empoli (Firenze), in cui le carni di Cristo sono segnate dal pallore della morte,
mentre la posizione eretta, le braccia allargate e gli occhi socchiusi si confanno a un uomo vivo:
messaggi discordanti che lo propongono contemporaneamente con le caratteristiche della vita e
della morte, anche se l’espressione di Maria mostra il dolore per la perdita del Figlio. La Vergine da
un lato e Giovanni dall’altro sono vicini a Cristo anche con la loro partecipazione emotiva; il corpo
eretto – bello, statuario con riferimenti all’arte classica – mostra solo un’impercettibile ferita al
costato quale traccia della Passione.
Sul set di Emergence, studio di Bill Viola, Signal Hill, California, 2002.

Observance (Osservazione) (2002); 10’14”, video a colori.

Tuttavia, proprio perché il video non è un’immagine ferma e unica, l’artista non si è ispirato solo a
Masolino, ma ha contaminato Emergence con suggestioni derivate dai sarcofagi romani con la
Morte di Meleagro, dalla Pala Baglioni di Raffaello, dalla Pietà Rondanini di Michelangelo, dalla
Morte di Marat di David.
Nella videoproiezione l’acqua sgorga da un sepolcro, simbolo di morte e insieme riferimento alla
fuoriuscita dei liquidi amniotici durante il parto, e crea così una narrazione circolare tra l’inizio e la
fine della vita. Viola unisce qui pensiero cristiano e spiritualità orientale in un originale sincretismo.
In Observance (2002), anch’esso parte della serie The Passions, un flusso di persone addolorate
avanza lentamente, fermandosi una dopo l’altra in testa alla fila, sopraffatte dall’emozione. Fissano
lo sguardo su un oggetto, che non si vede, collocato al di sotto dell’inquadratura. Un’aria di
solennità e sofferenza pervade la scena. Le persone si sfiorano o si scambiano un’occhiata passando,
le coppie si confortano nel loro cordoglio condiviso. Tutti sono uniti dal desiderio di arrivare in testa
alla fila per entrare in contatto con la visione e per renderle omaggio. Dopo avere ottenuto il loro
momento di solitudine tornano in fondo alla fila per lasciare spazio agli altri, con tempi tanto
impercettibili che sembra trattarsi di dipinti. Viola ha sottolineato che quasi tutte le opere di The
Passions sono derivate dalla lunga e sofferta elaborazione della morte dei genitori, ma anche da una
tragedia collettiva come quella dell’11 settembre 2001, tanto da ricordare visivamente la cerimonia
che ha avuto luogo a New York nel primo anniversario del crollo delle Torri gemelle.
Poiché però gli spettatori non sono informati sull’oggetto che provoca un’emozione tanto forte (e
sembra impossibile sapere che gli attori in realtà osservavano un vaso di fiori su un tavolo),
ciascuno rivive le proprie personali sofferenze. Observance è anche ispirato alla pala d’altare I
quattro apostoli (1526) di Albrecht Dürer, nella quale vengono rappresentati quattro apostoli
immersi nel loro intimo dolore per la morte di Cristo.
In Surrender (2001) – altro video appartenente alla serie The Passions – le immagini di un uomo e
una donna appaiono a mezza figura, e quella femminile sullo schermo inferiore è capovolta, come
fosse un riflesso allo specchio di quella superiore. I due si inchinano come a cercare un contatto ma
incontrano uno specchio d’acqua in cui immergono i volti. Riemergono, ma la loro angoscia si
intensifica e le immagini si dissolvono, facendo comprendere che erano visibili soltanto i loro
riflessi sulla superficie dell’acqua, non i corpi reali. Questa “immagine di un’immagine” si fa più
violenta e distorta a ogni immersione, finché la loro estrema intensità emotiva e fisica giunge al
culmine e le loro forme visive si disintegrano in motivi puramente astratti di luce e colore. Emozioni
via via più forti e devastanti.

Surrender (Arrendersi)
(2001); 18’, dittico di video a
colori.
Man Searching for Immortality/Woman Searching for Eternity
(Uomo alla ricerca dell’immortalità/Donna alla ricerca
dell’eternità) (2013); 18’54’’, installazione video.
NASCITA, MORTE,
IMMORTALITÀ

Lukas Cranach, Adamo ed Eva (1528);


Firenze, Galleria degli Uffizi.

In Nantes Triptych (1992) le immagini su un trittico mostrano


da un lato una nascita (di Blake, il figlio di Bill e Kira),
dall’altra quella dell’agonia della madre dell’artista in
ospedale.
Due drammatiche scene che affiancano lateralmente una figura
che fluttua sott’acqua come se fosse nello spazio, in bilico tra i
due poli opposti. La vita umana interpretata come momento di
sospensione tra nascita e morte.
Anche Five Angels for the Millennium (2001) riflette e fa
riflettere sui passaggi cruciali nella vita dell’uomo. Cinque
grandissimi video proiettati su pareti nere sono ambientati in
un mondo liquido: l’acqua che dà la vita, la rende possibile,
ma può anche riprendersela. Le riprese originali
dell’immagine iniziale del corpo umano, del tuffo e
dell’immersione, variavano dai 35 ai 40 secondi, ma sono state
rallentate e possono durare dai dieci ai quindici minuti.
L’ingrandimento, il suono fatto di gorgoglii, lo spazio scuro, le
scene al “ralenti” rendono l’insieme quasi astratto, potente ma
non comprensibile, un vero e proprio avvincente enigma.
Departing Angel, in particolare, descrive il passaggio più
drammatico, quello tra vita e morte, ma, attraverso un
processo di purificazione, anche di rinascita. Tuttavia
l’umanità non accetta la morte.
Man Searching for Immortality/Woman Searching for Eternity
(2013) è composto dalle immagini di un uomo e una donna
anziani, nudi, proiettate su grandi lastre di granito nero. I due
personaggi camminano verso lo spettatore guardandolo a tratti
negli occhi, accendono una torcia ed esaminano attentamente
il proprio corpo per trovare tracce di malattia o corruzione e al
termine spengono la torcia, grati di essere in vita. Vere e
proprie immagini animate, si dissolvono nella pietra da cui
sono emerse. I corpi nudi rimandano, in una sorta di
contrappasso, a quelli di Adamo ed Eva di Dürer (1507,
Madrid, Prado) o Cranach (1528, Firenze, Galleria degli
Uffizi) i cui corpi chiari di folgorante bellezza giovanile
emergono sul fondo nero.
Le opere di Viola sono anche entrate in dialogo e sono state
ripensate per contesti diversi, per esempio l’opera wagneriana
Tristan und Isolde, messa in scena con la regia di Peter Sellars
nel 2004 a Los Angeles e riproposta all’Opéra Bastille a
Parigi, è stata concepita in funzione dei video di Viola.
L’artista ha poi lavorato spesso in edifici sacri, a dimostrazione
del suo interesse per temi legati alla religiosità, alla
spiritualità: nel 1996 The Messenger è stato realizzato per la
cattedrale di Durham; in occasione della Biennale del 2007 i
tre altari dell’oratorio di San Gallo a Venezia hanno accolto
Ocean Without a Shore e la videoinstallazione permanente
Martyrs (Earth, Air, Fire, Water) è stata inaugurata alla St.
Paul’s Cathedral di Londra nel maggio del 2014. Questi
quattro video – esemplificando la capacità dell’uomo di
sopportare la sofferenza pur di restare fedele ai propri principi
– rappresentano gli ideali di forza d’animo, perseveranza,
resistenza e sacrificio, fino alla accettazione della morte. Non
martiri in senso cristiano ma riferimento alle sofferenze della
condizione umana.

Air Martyr (Martire


dell’aria) (2014); video a
colori.
Fire Martyr (Martire del fuoco) (2014);
video a colori. Una donna appesa per i
polsi il cui corpo è flagellato dal vento e
un uomo seduto fra fiamme violente,
nonostante l’imperversare degli elementi
naturali di aria e fuoco, restano forti nella
loro determinazione nel momento del
passaggio attraverso la morte per
giungere alla luce.
Water Martyr (Martire dell’acqua)
(2014); video a colori. Un uomo
sollevato per le caviglie mentre
una cascata d’acqua si riversa
dall’alto, e un altro sepolto dalla
terra che cade implacabile,
indicano i momenti del passaggio
attraverso la morte per arrivare alla
luce.
Heart Martyr (Martire della
terra) (2014); video a
colori.

Le profonde riflessioni sulla natura e le emozioni umane, unite


alla conoscenza di filosofie provenienti da tempi e mondi
lontani e all’esperienza diretta e scioccante di Firenze e
dell’arte rinascimentale, hanno portato Bill Viola a costruirsi
un mondo di immagini in movimento poetico, potente e
coinvolgente. Perciò Bill Viola può essere definito un “pittore
elettronico”, che si differenzia dagli artisti del passato solo per
il medium utilizzato.
«Quando prendo in mano una videocamera o un microfono, ho
a disposizione un sistema filosofico, non solo degli
26
strumenti».
The Crossing (La traversata) (1996); 10’57’’,
installazione video-audio.
Bill Viola allo Yorkshire Sculpture Park,
Regno Unito, 2015.
QUADRO
CRONOLOGICO

AVVENIMENTI VITA DI BILL VIOLA


STORICI E
ARTISTICI

1951 Nasce a New York il 25


gennaio.

Eisenhower viene 1952


eletto presidente
degli Stati Uniti.

Intervento militare 1956


dell’URSS in
Ungheria.

1957 Durante una vacanza in


montagna Bill cade in un lago e
sta per annegare, quando,
fortunatamente, viene messo in
salvo dallo zio.

Costruzione del 1961


Muro di Berlino.
Yuri Gagarin
compie il primo
volo umano nello
spazio.

Intervento militare 1962


americano nel
Vietnam del Sud.
Muore Marilyn
Monroe.
Assassinio del 1963
presidente
Kennedy a Dallas.

Mao Zedong 1966


annuncia la
Grande
rivoluzione
culturale proletaria
cinese. Il Partito
comunista cinese
è guidato da
quella che sarà
detta Banda dei
quattro.

In maggio 1968
cominciano a
Parigi le
contestazioni
studentesche e
operaie contro la
società
tradizionale.

L’uomo sbarca 1969 Si iscrive alla Facoltà di arte


sulla luna. Grande della Syracuse University a
raduno hippy a Syracuse (Stato di New York),
Woodstock. dove studia pittura e musica
elettronica e ha un primo
incontro con la videoarte.
Suona la batteria in un gruppo
rock.

1971 Si trasferisce nel dipartimento


di Experimental Studios, dove
studia con il professor Jack
Nelson. Diventa membro
fondatore di Synapse, un
gruppo video.

1972 Crea i primi videotape, fra i


quali Tape I.

In Cile colpo di 1973 Si laurea in Experimental


stato di Pinochet. Studies presso la Facoltà di arti
Guerra del Kippur visive e dello spettacolo della
tra Israele e Stati Syracuse University.
arabi.

Il presidente Nixon 1974 In settembre arriva a Firenze


si dimette per lo quale primo assistente tecnico
scandalo per gli artisti che vengono a
Watergate: Gerald produrre le loro opere nello
Ford è il nuovo studio videoarte art/tapes/22,
presidente degli galleria di Maria Gloria Conti
Stati Uniti. Bicocchi, in via Ricasoli 22.
Visita la valle della Morte nel
deserto di Mojave in California.
La mostra Americans in
Florence: Europeans in
Florence, si tiene
contemporaneamente al Musée
d’Art Contemporain di Parigi, al
Palais des Beaux-Arts di
Bruxelles e al Long Beach
Museum of Art.

Con la caduta di 1975 Conosce Bob Bielecki,


Saigon si ingegnere audio e designer del
conclude la guerra suono. In giugno prima mostra
in Vietnam. in Europa: l’installazione Il
Vapore viene esposta al ciclo
Per Conoscenza che si tiene al
collettivo di artisti Zona di
Firenze. La mostra Americans
in Florence: Europeans in
Florence si tiene al Museum of
Modern Art di New York.

Il 9 settembre 1976 In febbraio lascia Firenze.


muore Mao Primo viaggio in Giappone.
Zedong.

1977 Compie viaggi nelle isole di


Giava e in Indonesia (Bali).
Viene invitato a Melbourne, in
Australia, per la mostra Video
Spectrum, da Kira Perov,
direttrice delle attività culturali
della La Trobe University.
1978 Kira Perov si trasferisce a New
York;hainiziolacollaborazioneco
n l’artista, destinata a durare
un’intera vita di lavoro e di
viaggi; con le sue fotografie
Kira Perov comincia a
documentare le opere e
l’attività creativa di Bill Viola.

Elezione del primo 1979 Viaggio nel Saskatchewan, in


Parlamento Canada, per riprendere la
europeo. Le prateria in inverno; viaggio in
truppe sovietiche Tunisia per registrare videotape
invadono di miraggi nel deserto del
l’Afghanistan. Sahara(Chott el-Djerid). “Artista
residente”alla WXXI TV di
Rochester (New York), dove
gira la maggior parte di The
Reflecting Pool.

Sessantacinque 1980 Sposa Kira Perov. Bill ottiene


nazioni, tra cui una borsa di studio e la coppia
Stati Uniti, Cina, si trasferisce per diciotto mesi
Giappone, in Giappone per studiare la
Canada e cultura tradizionale e la
Germania Ovest, tecnologia video più progredita.
boicottano le Il loro docente è Daien Tanaka,
Olimpiadi di maestro zen e pittore, che
Mosca in segno di diventa un maestro per la vita.
protesta contro
l’invasione
sovietica
dell’Afghanistan.

1981 Bill e Kira Viola si trasferiscono


nella California meridionale.

1982 Visita la regione del Ladakh


nell’India settentrionale per
osservare l’arte religiosa e i riti
nei monasteri dei buddhisti
tibetani.

1983 Comincia a insegnare video al


California Institute for the Arts.
Prima piccola monografica in
Europa, a Parigi, all’ARC -
Animation / Recherche /
Confrontation –, sezione del
Musée d’Art Moderne riservata
alla sperimentazione
contemporanea.

1984 Viaggio nelle isole Figi per


osservare e registrare su video
la cerimonia indù in cui i
partecipanti camminano sui
carboni ardenti.

Caduta del Muro 1989


di Berlino. A
Pechino gli
studenti occupano
piazza Tienanmen
chiedendo
democrazia; la
protesta si
conclude con un
massacro.

Termina il 1991 Nel mese di febbraio muore la


processo di madre dell’artista; in novembre
dissoluzione nasce il secondo figlio Andrei:
dell’Unione queste esperienze lo ispirano
Sovietica. Il CERN per realizzare il video The
annuncia la Passing, una meditazione
nascita del World privata sulla nascita, la morte e
Wide Web. il paesaggio desertico.

In Italia scoppia lo 1992 Realizza una proiezione che


scandalo detto “di costituisce una pala d’altare in
Tangentopoli”. Bill trittico destinata alla
Clinton è eletto seicentesca Chapelle de
presidente degli l’Oratoire, in collaborazione con
Stati Uniti. il Musée des Beaux-Arts di
Nantes (Nantes Triptych).

In Jugoslavia si 1995 Rappresenta gli Stati Uniti alla


compie il XLVI Biennale di Venezia con
massacro di Buried Secrets, cinque nuove
Srebrenica in cui installazioni, tra cui The
vengono trucidati Greeting.
e deportati circa
settemila bosniaci
musulmani.

1996 Crea The Crossing,


installazione con proiezione in
grande formato che descrive il
modo in cui gli elementi del
fuoco e dell’acqua trasformano
la forma umana.

1997 Il Whitney Museum of American


Art di New York gli dedica una
importante retrospettiva.

Negli Stati Uniti 1998 Ricercatore residente presso il


viene pubblicato il Getty Research Institute di Los
primo blog. Angeles, dove comincia a
studiare le passioni e la
rappresentazione di situazioni
emotive estreme nell’arte
medievale e rinascimentale, un
tema che continuerà a
sviluppare negli anni seguenti.

2000 Alla National Gallery di Londra


espone The Quintet of the
Astonished, prima opera sul
tema delle passioni.

L‘11 settembre 2001 Viaggia in Toscana per studiare


due aerei di linea gli affreschi del tardo Medioevo
dirottati da e del Rinascimento. Iniziano sei
terroristi si mesi di lavorazione sul progetto
schiantano sulle Going Forth By Day, un ciclo in
Torri gemelle a cinque parti commissionato dal
New York. Si tratta Guggenheim di New York e
del più grande Berlino, creato per il video ad
attentato di tutti i alta definizione, suo nuovo
tempi mezzo espressivo. La squadra
di produzione comprende
centoventicinque tecnici, con
esperti degli effetti speciali,
specialisti cascatori, set allestiti
a grandezza naturale e oltre
duecento comparse.
2002 Per il J. Paul Getty Museum di
Los Angeles realizza due nuovi
lavori video ad alta definizione,
Emergence e Observance.

Seconda guerra 2003 Al J. Paul Getty Museum di Los


del Golfo contro Angeles si apre la mostra Bill
l’Iraq di Saddam Viola: The Passions, che si
Hussein. trasferisce poi alla National
Gallery di Londra.

In febbraio viene 2004 Ha inizio la collaborazione con


lanciato il social il regista Peter Sellars e il
network direttore d’orchestra Esa-Pekka
Facebook. Salonen, per un nuovo
allestimento dell’opera
wagneriana Tristan und Isolde.

Muore papa 2005


Giovanni Paolo II,
viene eletto
Benedetto XVI.

2006 Retrospettiva a Tokyo che


prende il nome da Hatsu Yume,
suo lungometraggio girato nel
1986 in Giappone.

2007 Nella chiesa di San Gallo a


Venezia, tra gli eventi collaterali
alla LII Biennale, viene esposto
Ocean Without a Shore.

Barack Obama 2008 In ottobre si apre a Roma al


viene eletto Palazzo delle esposizioni la
presidente degli mostra Visioni interiori che
Stati Uniti. comprende sedici opere dal
1985 al 2008.

Ha inizio la guerra 2012


civile in Siria.
L’11 febbraio 2013 Dono agli Amici degli Uffizi di
Benedetto XVI Self Portrait, Submerged, della
annuncia la serie Water Portraits, destinato
rinuncia al papato; alla Collezione degli autoritratti
il 13 marzo viene della Galleria degli Uffizi.
eletto papa
Francesco I.

L’Isis si proclama 2014 Venti opere sono presentate al


califfato. Grand Palais a Parigi. In
maggio si inaugura alla St.
Paul’s Cathedral di Londra la
videoinstallazione permanente
Martyrs (Earth, Air, Fire,
Water).

Decine di migliaia 2015


di migranti
approdano sulle
coste greche,
turche, italiane; il
flusso giunge
anche via terra
attraverso i
Balcani. L’Expo si
tiene a Milano.

Donald Trump 2016 In settembre alla St. Paul’s


viene eletto Cathedral di Londra si
presidente degli aggiunge l’installazione Mary.
Stati Uniti. Alla Smithsonian National
Portrait Gallery di Washington
si inaugura in novembre la
mostra Bill Viola: The Moving
Portrait.

The Crossing (La 2017 In marzo apre a palazzo Strozzi


traversata) (1996); la mostra Bill Viola.
10’57’’, Rinascimento elettronico,
installazione curata da Arturo Galansino e
video-audio. Kira Perov.
BIBLIOGRAFIA

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P. Russo, Viola, tour italiano tra acqua e deserto, in “La Repubblica”, 22 dicembre
2013, p. 51.
M. De Leonardis, Ritratto nell’acqua, è l’onda di Bill Viola, in “Alias”,
supplemento di “Il Manifesto”, 4 gennaio 2014, p. 7; Il colore Viola del
Manierismo, intervista di R. Polese in “La Lettura” supplemento del “Corriere
della Sera”, 23 febbraio 2014, p. 16.
C. Fornari, Lettera a uno studente di cinema, Torino 2016.
Bill Viola. Rinascimento elettronico, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo
Strozzi, 2017), a cura di A. Galansino e K. Perov, Firenze 2017.
Note

1 - Bill Viola in B. Di Marino, Bill Viola, Nascita, morte e trasfigurazione dell’immagine, in


“Alias”, supplemento di “Il Manifesto”, 40, 11 ottobre 2008, p. 6.
2 - Risvegliare il corpo con le “immagini potenti” dell’esistenza, intervista a Bill Viola di J.
Zutter, 17 settembre 1992, in Bill Viola. Vedere con la mente e con il cuore, a cura di V.
Valentini, Roma 1993, pp. 85-95.
3 - Bill Viola in P. Russo, Viola, tour italiano tra acqua e deserto, in “La Repubblica”, 22
dicembre 2013, p. 51.
4 - Bill Viola, un rinascimento a Firenze, ottobre 2002, in M. G. Bicocchi, art/tapes/22 – tra
Firenze e Santa Teresa dentro le quinte dell’arte (’73/’87), Venezia 2003, pp. 9, 11.
5 - Il colore Viola del Manierismo, intervista di R. Polese in “La Lettura”, supplemento del
“Corriere della Sera”, 23 febbraio 2014, p. 16.
6 - Bill Viola in M. De Leonardis, Ritratto nell’acqua, è l’onda di Bill Viola, in “Alias”,
supplemento di “Il Manifesto”, 1, 4 gennaio 2014, p. 7.
7 - M. G. Conti Bicocchi, Il “tecnico americano”, in Bill Viola. Visioni interiori, catalogo della
mostra (Roma, Palazzo delle esposizioni, 21 ottobre 2008 - 6 gennaio 2009), a cura di K. Perov,
Firenze 2008, pp. 215-216.
8 - John Hanhardt intervista Bill Viola, in Bill Viola. Rinascimento elettronico, catalogo della
mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 10 marzo-23 luglio 2017), a cura di Arturo Galansino e Kira
Perov, Firenze 2017.
9 - Ivi.
10 - Ivi.
11 - Ivi.
12 - Ivi.
13 - Risvegliare il corpo con le “immagini potenti” dell’esistenza, cit.
14 - John Hanhardt intervista Bill Viola, cit.
15 - Ivi.
16 - Ivi.
17 - http://studioesseci.net/mostre/bill-viola-e-lanfranco-eterne-visioni-tra-presente-e-passato/
18 - B. Viola, In risposta alle domande di Jörg Zutter, in Bill Viola. Visioni interiori, cit., p. 184.
19 - Il colore Viola del Manierismo, cit.
20 - John Hanhardt intervista Bill Viola, cit.
21 - Ivi.
22 - Bill Viola in C. Piccoli, Bill Viola, mago dell’arte in movimento, in “La Repubblica”, 28
febbraio 2010, p. 54.
23 - Ibidem.
24 - John Hanhardt intervista Bill Viola, cit.
25 - Ivi.
26 - Bill Viola in F. Arditi, Il più grande videoartista? Giotto, in “L’Unità”, 4 ottobre 2002, p.
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