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Introduzione Potrebbe persino appatire scontato ~ da inevitabile ri- corso a un abusato Togo comune ~ definire la vicenda nar- rativa di Marisa Madieri come «singolare esperienza lette- aria», anomala, fuori daglischemi consolidati. Eppare il lettore delle due prove narrative qui raccolte non tarderi @ rendersi conto di trovarsi di fronte non tanto @ un esercizio di scritura, quanto a una esperienza che, prima di essere letteraria, ? umana, e che tanto pit iesce valida sul versan- te letterario, quanto pitt profondamente si radica in urgen- 2 interiori che fanno della scrittura un momento costituti- vo e continuativo del vivere quotidiano. Fuori da mode ¢ correnti, Proprio di una parola scritta, cid, che in taluni smomenti della vita urge a integraresimbjoticamente la pa- rola di quotidiana pronuncia o Vinteriorita della riflessione privata, e che pertanto chiede quella concentrazione di pa- gine che costtuisce la regola generale del raccontare della “Madieri: quindici anni di ereatvita narrativa che produco- no un totale di 250 pagine circa, tra raccont interventi vario'tipo e i due esili volumi, Verde acqua ¢ La raduni, donati a distanza di anni Puno dall’altro, edi scittara, for- sma e architettura assai diverse (@'un altro romanzo, Maria, sestano invece abbozzi, appunti e aleuni capitol). Scritti, tutti, eaequsa e sapone»': ma d'un «sapone» che sivendica un’insigne marca stilstca: ed’un’«acqua» i sor- giva trasparenza, Un’ aoque - per dirla con parole della Ma- dictiche a ben vedere riflettono il suo stesso serivere ~ che "Cot Vivre Brace, 1 ll Seng Ores del 1y setter 1996 v sa essere a un tempo «dono» ¢«iisteron, actos origina se geet mento», «purficazione> e «prembo>, «avventr ¢ dissofremorian; ancora: «preghiera» dalle «parole sempl- far 6 Mipocsian: in cul «colot¢ trasparenze, iverbeti © in; & ure appaiono lo specchio delle nostre passioni ¢ aereeett penser, i simbolo cel mutamento e delleterno see inoe ela cal «hiarita fa appari le cose nella Joro veri. crorreantre ail limo dei fondali nasconde reliti ci naufragi e torbide score del cuore Ta densith cictro la semplicit, insomma, Cost come denso ail mondo che Marisa Madieri propone a chi sa guardare ‘Getto appazente semplicith di strutture esriteure dei stoi {ibs fratto d’una conquista i cui termini sono da lel stessa Cplctat in un brano della Radura: Tali spie del modo © SEivexsere stesso del suo narrare il lettore le itrova nel co Sitolo sx, nel pass in cui Tautrice, facendo siflettere la Mrotagonista Dane sulla leteratura sul far Ttteatura, posta la testimonianza direta del proprio lavoro aidan. sepealle conteapposizioni dialettiche di due diverse tes. In Gewasione & la lepittimith medesima della letveratura di propors come «zegno della iberti», ove tutto pud essere eoopenrito e in cui e'2 «posto peril sogno e la speranza» est Fouts ecreae ogni cosa secondo i props desider, esa it Eelore, conelliare { nontiscordardimé con le margherite feifing evecare un mondo senza i buch e le sepio [:) covza le lumache>. Letteratura, in breve, come luogo della ) ~ & un racconto-diatio che sistende nell arco i tre anni e racchiuso trail 24 novembre 1981 e il 27 ne. vembre 2984. Alle sue spalleatrice non ha alts esperien 2e di scrittura creativa, ma esolo diligent relazioni a fine anno pet il preside sul programma svolto, negli anni in eal insegnavon; di edito pub semmai solo indicare un interven todi tutaltro genere, H/ermiow el «natin», letters aperta alfamica Francs Ongaro Basia sul problema Aborto pub blicata sal numero 22r dell'sx settembre 198% di «Nuova Society che per® ~ al di la della contingenzaa del dibattite © chiede di essere segnalato per gli squatci che apre sul svo ‘mondo; tanto pit in quanto trasversalmente presente come problema in Verde acqua quando (7 febbraio 1582) risorde |a propria presenza come «voce» ¢ atestimonianzay e un Incontro-dibattto «sul tema della vita nascente ¢ degli an iani» e, per associazione, quel «maggio dei referendums Inca «la csinvoltura, la capziosita la superficial, spesso in buona fede, di tante persone, anche a me care, stl proble, ma del? aborto mi avevano profondamente addolorata ¢ anc van Cor pit la mia pocheaza einetttudine afar comprendere le rasion della gusta». Una annotazione «dlatsticas, cp, sta di Vende aaqua, che alterna continuita e inversion: Can, ‘oral inframmeazati anche da linge pause di sensios na che, nella rceatramatar di intern richiami e rine chore plifca ad abbracciare una intera vita, nella sua plenesia esperienza fotmativa, dn teat, quanto a coordinate storico-geogratiche, Verde equa ® un libro che tende alla dilatazionee alo speckonde spento nello spazio e nel tempo, che vanno popolandod i ): un arte del dosa re che riesce persino afar parle tsilenz,soprattarto nel. Voagi governato dal padore e dalla disrezione Silenzi spesso racchiusi in una sospensione, in un cenno, magari in un Jemma bibiograficoo di letra, capace talora di altistima cilra~e penso, in paticolare, lla dichiarazione d'amore del Inesposi> contegnataa un splice invo: «Canc dt Can. tii 7, x2» sotto ei sinasconde invito al ediletto» ascend. re inseme alfaba «nei vignet/ a vedere se mignola la vite, se fiorscono i mel, | melograni; / It, ti concederd le mis entgezen Econ tale tipologa di sguardo che Marisa Madirireeu- peral pasat, Lo fa da una prospeitiva che mescida Ulisse € Penelope, nel segno di un «ritorn a Itaea» edi una con. clusiva grattudine verso la eflla di persone, anche dimen ticate> che ha accompagnata«nell'edissen dep spazin da lei attraversai, E non & casiale Vaceenno omeric; anche perché a differensa dei pur frequent ferment leteratt cui la Maier’ alfa una funcione di sintesi di penser, di una situazioneo dun sentimento (anche in alissima misura col icordato Centico dei Cantc), i due poem sono ii vol. x te richiamati a cadenzare questa storia di bimba che le vi- cende della grande Storia («il mio difficile rapporto con la Storia, rimasto problematico anche negli anni successivi>) hanno sbalzato fuori dal nido e costretto a una vita randa- sit; questo proprio girovagare per case che la Madier rileg ge nella serenita di una casa (Itaca-Trieste), streta nella fetto della quotidianita di figli e marito, Richiami che tor. nano ora in una semplice annotazione come «l’odissea della ‘mia famiglian o «lo scudo di Achille»; ora nel ricordo del- Miade e ¥ Odisea come le sole letture subito dopo aver la sciato Fiume; ora, soprattutto, nel richiamo allsola di Alc ‘noo quale momento privilegiato del ricordo: «Ho specchia to il volto nella notte e nella fragile estate dei mici linea- menti ho visto riflese le insenature e i rilievi dellisola di Aeinoo, ho percorso le valli chiare della giovinezza, ho se- guito i sentieri del tempo, del ricordo e delia dimentican 2a. Richiami, va subito aggiunto, narrativamente assai ap- propriat, dato che per una cifra di raeconto che attiene alla «aventura della conoscenza» la scelta dell ottia interna al ‘bambino esplorante porta naturalmente a una pronuncia dai toni epic Passato, dungue, che si riflette nel presente; cosf come il presente si specchia a sua volta nel passato, in un intreccio indissolubile che comporta una vicendevole crescita di en: trambi i momenti; crescita che si esplicita nel libro non tanto come quantith di avvenimenti o di ricordi, quanto piuttosto in un crescente arricchimento di profondita di senso ¢ dell'uno ¢ dellaltro, Ed & proprio grazie a questa ben pit consistente ed elastica pedana di lancio, che con la temporalitd acquisisce un rapporto di ammiccante anarchia nei riatraversamenti della memoria (frutto della matuti che porta alla «conquista» della leggerezza e della «profon- dita de! tempor e, con essa, della «feliita del pensare, del ripercorrere avanti c inditro il passato, dellascoltare il fui- re del presenten), che Venie acqua si fa altro, Si fa «roman. 20>; € nel senso pieno che il termine rivendica, quando sa x tradursi in racconto avventuroso di tante vite che si intree- iano continuamente, e che & quanto fanno i molti e vari srsonaggi che si affacciano in queste pagine: per dominar- FE come nel caso del padre odellanonna Quarantott; per specchiarvisi a mo’ di ricco, dilogante e concertante basso continuo, come il marito Claudio; o anche solo per lasciarvi tuna testimonianza, come Valeria o il bimbo che resta senza nome. Si da cio come racconto non solo di memoria, ma sulla memoria stessa: sulla forza e P'identitA della memoria (che pad essere pure dimenticanza); sulla sua capacita di farsi ritrovare e rivivere per riacquistars nella propria pic- nnezza (all tempo della mia vita si consuma nella pienezza»: 12 settembre 1982), che @ anche e soprattutto il rapporto di amore gratitudine con gli altri. F Paspetto singolare & che questo fitto «racconto delle sue esperienze personal, rias- sumibile quanto a contenuti nellimmagine metaforica del- Fauccellino caduto dal nido» (quanto invece alla serpe che nel racconto lo ingoia, se non conta per la vicenda storico- personale ma semmai Solo per la storica, col passagpio della casa-Fiume alla Jugoslavia, pud invece valere quale metafo- radello scoprimento dellesistenza del male, «quanto a formazione, sia sul piano personal), tutto, dice- vo, accade in poco spazio, con vistoso contrato tra i tempi lunghi della notazione «diaristica» e la cizcoscritta esiguita delle pagine, cui bastano pochi tratti di scrittura densamen- te asciutta a restituire un mondo e pti vite, e che, di conse: suenza, suggerisce d'una scrittura che accogle la vita nella sua riechezza di implicazioni ed esperienze solo dopo un attentoe severo crogiolo; attraverso un filtro intensificante. Ma per tomnare alla memoria, oltre che alla citazione ini- ziale:& alla pid umile quotidianita che tocca dettare le con- nessioni del ricordo; lanciare il «romanzo>, la fiaba, P'alfa- bulazione stessa; condurre la Madieri per mano, per via associativa, nella evertigine degli anni trascorsin. E questo ricotdo, questo lontano sguardo di bambina viene costante mente sollectato da un atto, un fatto, un sentimento: una emozione, pet impiegare un termine cardine della prosa della x Madieri, ove si intenda per emozione una «facolti» non dlispersiva ma che sa scrutare ¢ indagare, propria una di- sponibilita non passiva alla vita (e: «sctivo sull’onda del- emosione era avvertena che si lgpeva git a «Nuova Societi»). Gli squarci nella memoria che dal pssato ripren- dela sua qualita dl arichimento del preset, volgers all indietro - della Madieri, come anche della ormai grand: cella Dafne, la margherita protagonista di La redura ~ vengono soprattutto ricerca delle origini, ritrovamento se stessa «come in uno specchio»; se si vuole (accade a Daf- ne) anche momentanea e improvvisa «indicibile nostalgia Cul per i giorni gia lontani della sua vita in cui tutto era mistero e avventuran: ma un recupero che per essere aric- chente deve tendere alla congiunzione col presente, con perd apertura sul futuro, perché «La memoria dei loro nomi € delle loro imprese @ Funico nostro legame con altri uomini, anche se vissuti nel passato, unica nostra ancora in questo ‘ocean di solitudine»*: pena la costruzione di un museo ‘memoriale dai toni del sacrario che finisce per escluderti dalla vita (@ quanto accade a mamma Visintin, pur umana mente giustificata dalle eragiche morti dei due fig. ‘Memoria; quindl, non quale «dato di natura», ma quale «dono» che chiede perd di essere cercato, conguistato, atti vvato,sollecitatoe lepttimato: come accade allisola adriat ca di Verde acqua che si fa non «pit ignara della contraddi zone» del vivere; o, in quanto acquisizone di tale coscien za alla memoria, cos{ come si compie per Ia pietra della Le consign eines ombin, ale 997 xa quella Radara che la Madieri amava definite storia d’una edueazione sentimentaley; 2 un romanzo di riappropria- zione di sé nella propria interezza di vita, passata e presen- fe, in un intreccio tra serenita donata da questo atticchi- mento ¢ malinconia che seaturisce dall'incertezza di un fu- turo su cui [a malattia si distende come un’ombra. Quel 'eombra con cui dobbiamo convivere. Ogni vita porta in sé il seme dela sua distruzione. Ma domani partiremo...» Ed @ affermazione, quest’ultima («Ma domanipartire- mo...) che introduce alla carateristica precipua di tutte le pagine (romanzi, raccont, sagei) di Marisa Madieri: ossia una aperta e piena disponibilita alla vita anche nella com- presenza tenace di quell ombra che, concretamente,signfi- caiil «granell [...] scoperto di nuovo al seno», la cura dei cobalt e, pitt in generale, la coscienza dela esiguita del pro- prio tempo. Un'ombra che si affaccia costantemente sulla pagina come momento centrale della formazione, sia di Marisa bambina che di Dafne; ma un’«ombra» che, in Ver- de acgua, si ova a dialogare e bilanciarsi con un proprio doppio positive: l'ombra benefica e affetiva di Claudio ¢ della «armoniosa unit» familiare (¢ «in quell’ombra ~ seri vveri Claudio in Microcosm ~ spogli d’ogni meschinita per- sonale, era facile amare, perché niente si frapponeva fra amore ela vita»); Fombra del raccoglimento, che sa rende- re «magica» 'atmosfera di casa (e si vedano anche gli inter- ni familiar di due altri acconti di grande delicatezza come [Aprile dell inveechiare insieme e T baratol, storia d’una , © cost Mia, passando peri connessi percorsi dell'emozione, entusia imo, incredulita, meravgla, seducione, sorpresa, stapore, © del'afscinante, enigmatico, incantevole e incartato, insol- to, malioso, misterioso, srano, come pure del forse e del came {lg riechezza delle similitadini). La riprova, ove si rendesse necessatia, & in Verde aoqua, un volume che si apre € si hiude nel segno dell’avyentura: come scoperta licta al'ini- ‘ioe come acquisizione di una esperienza anche di morte (la morte della madre della Madier!) E sin dalle prime righe, ‘con quellespressione in apertura ~ «ll primo spazio avven- turoso della mia vita, dungue, quello delle esplorazionifat- te carponi nei labirinti domestic ~ che derea il La dintonazione di un racconto ricco di musicalita € di ritmo jnteriore nel sto procedere poi tra lo spazio esterno della scoperta (un raccontare lungo) e le sapienti pause narrative ineardinate slo spazio interno della iflessione e della odier- na quotidianita, Ia nota pit diaristica, della intimita, dello Sguardo dall'ombra dell’ogsi nel silenzio della casa pronun- ‘Gato-con pudoresillabante. Un tono, quello arioso dell'av ventura, che avoca a sé tutto: dal mondo del giardino alla Stessa guerra (in tal caso (ossia nella picna espetienzialita del «nodo indissolubile» che lega «amore, morte, dolore, nasci- ta, metamorfosin, incanto e tragedia, innocenza espietatez 2a, gradevolezza ¢ ripugnanza) il medesimo sviluppo inte. lore che in Verde acqua Marisa attraversa come «esperien- 2ay, E, dal resto il sivivere dallinterno quelle stesse esplo- razioni proprie di storie di crescita ~ dall'infanzia alladole- scenza, La radund; da infanzia e adolescenza alla sogla della xvi matutita, Verde acqua -, e che si conchudono a tidosso del Trincontro col dolore e la morte di quando (come si legge in La concbiglia) «al periodo dei giochi subentrd quello dei doveri», approda a una scrittura della medesima dimensio- ne epiftnica che, specie nella Radura, non da mai aleun aspetto 0 aleun fernomeno per scontato. Soprattutto quan- do siapproda all’acquisizione dei concetti di spazio e tem po. Di spazio; in quanto conoscenza della propria non-cen tralitd ne! mondo, della esistenza di un altrove ma pure della necessitA della convivenza che spinge a operate scelte. E di tentpo: ossia di caducita e provvisosieta, di mutamen- 10, e della immutable legge del nascere e del morite. Che & poi~ a voler ben vedere - la vera ecrudele vert’ che acqui sisce Dafne nella sua educazione sentimental: con Pazzur ro della farfalla, di cui siinnamora, che si sovrappone al xz zarro della fanciulla regina delle fate che gioca nel prato: ¢ che con la ininocente erudelta propria dei bambini ne spezea la vita, cogliendola, per poi abbandonarla nel suo prato in lun'agonia insieme delicata e straziata, ove entrino in gioco possibilirimandi e sovrapposizioni tka Dafne-Marisa ¢ la angelica «bellissima fanciulla» della Raduna, a sua volta spec: cchio di quella stessa infanzia cui si asrive la Marisa di Ver. de aequa, Un racconto, La madura, al pari di Verd¢acgua, non privo di crude immagini di morte; inerenti a up universo oscuro che nella penna della Madieri si annida proprio in quanto quell universe oscure appartiene allx vite: € che spiega, ad esempio, non solo quelle immagini cradeli, ma pure il fasci no perverso della dispotica nonna Quarantotto di Verde ac- (gua da cui la nartatrice si fa consapevolmente catturare, Un {ascino, vertebbe da dire, che in La radara la Madieri quasi intende esorcizzare nella figura di zia Augusta, disegnando tuna figura di anziana dispotica che di nonna, Quarantotto cofiserva i tratti pit esterior, senza la vivace inteligenza e la alibidire di dominiox di lei, Ci8 che costitulsce un'ulte lore tessera tra le miolte di contatto che le due opere pre: xix sentano, pur nelle loro diversit sia strutturale (un procede- re lineate, nella Radua; una ricomposizione «a mosaicon, in Verde acgua), si, per taluni aspetti, anche di scriteara, Quanto a quest‘ultima, infati, Laradune privilegia un wat. to in punta di lapis pti tenue di quello adottata per Verde ‘acqua: come pit idoneo a calarsi in una Dafne dal tasso di ‘malinconia convivente col fascino dell’ignoto e, rispetto a quella di Marisa, dalla dimensione psicologica maggiormen te scomposta tra «perché» dalle risposte magiche e «per. ché» senza risposta, La cifra vincente di questo apologo Aoreale & del resto proprio nello stile: una narrazione delle , senza nulla di nuova e di eclatante, Una storia di vita ordinatia,iniziata e traseor sain un pato guar, ino in mezzo a un bosco di quercioli, pini netic cespugli di ginepro [J neppure tanto ben livellsto» in un normale mese af maggio da una ima, gherita, ossia dal fiore pidi comune, quello che per primo S'affaccia sui fogli disegnati dai bambini; e precocemente conclusa in un tramonto che fonde nell attimo la realizaa xx zione di tun sogno ela motte. Una «storia semplice» come la vita, in cui tornano tutte le clementari verita dellesistere Nartata con deliziosa, tecnicamente precisissima, ¢ anche epice seitrura da favola. E cof la freschezza la trasparen: 2a, il disincanto, la suggestione, la bonatieth izonica e la mesta delizia che sanno consegnare al lettore - bambino 0 adulto-ex-bambino ~ i libri da ricordare e amare. | sop ERMANNO PACCAGNIST XXE Bibliografia degli sertt di Marisa Madien Vente acqua, Finaudi, Torino 1987; qui alle pp. 1-150. La radu. Una evole, Finaudi, Torino 2992; quale pp. 51-22 Aprile, in Pagine cote gocce, acura di M.G. Zanon Sanja, Ri. his, Udine 1990, pp. 99-103; qui alle pp. 248-250, bambino con te ai, 0 Tavolozza di favole, red. di P. Boldi, D. Boreli,S. Milanese, A. Sangiantoni, O. Sesia; vole di F Bolley; Nicola, Milano 1992, pp. 72-75; qu‘alle pp. 251-257. Notte d’estate, in Una frase, un rgo appena. Raccont Brevi e be vissimi, Fiaudi, Torino 1994, p. 12; qui ap. 278. Toarattoli, in aaev., Tra le raghe, Lint, Trieste 1995, pp. 5-12; aqui alle pp. 258.267, Riccardo eta siena, in al.a Scrttura»,a.1,n. 2, primavera 1996, Bp. 67-69; qui all pp. 268-277, La conchigla, in «Linea diombea, a. xv, n. 124, aprile 1997, Pp: 38-43: qui alle pp. 235-247 Laconchiglie altri racconti con postfazione di Clandio Magris, Libri Scheiville, Milano 1998. ra, in «Confini», n. 6, aprile 1599, pp. 12-14." ‘Acqua poesia-Water is poetry, in «Cigahotels Magazine», a XVI 1. 81, 28.3.1989, pp. 64-71 Due voti sulla lberazione della donna, Abort xi, aborto no (di scussione con Franca Ongaro Basaglia) in «Nuova Societan, 2X, 8, 224, 1982, PD, 59°65. Emarginazione a Trieste: famiglia, in Gioenate del Volontariato 2-5 dicembre 1989 sul tema «Comunicare la solidarieti, cura della Consuita del Volontariato di Tsieste e del Movi mento di Volontariato Italiano MO.V.L,, Fed. Di Trieste 1989, pp. 24-19, Introduzione a wAmbito A-Gruppo di studio 4 - Aecoglienza della vita nascente e iniziative per una efficace cultura del la vita: associazionismo, volontariato ¢ chiesa locale», in iemizio della vita umana, a cura della CEI, AV-E., Roma 1990, pp. 203-217 xxmIL 24 novembre r98r. Liatrio a casa della nonna paterna, a Fiume, era spazioso e pieno di luce. Ad una parete era appoggiato un grande tavolo in legno massiccio con gambe curio. se, ora sottili ora voluttuosamente rigontie, che termi- navano in grossi cipolloni. Nel hungo percotso trai ri piano e il pavimento la loro rotonditt a tratti cedeva bruscamente il posto alla spigolosita di un cubo, per poi ricomporsi subito in una nuova agile caviglia o in tun robusto polpaccio| Le mie dita infantili percorreva- no lentamente quelle curve e quegli anfratti, scopren. do segreti giacigli di polvere, che nemmeno il rigoroso c talvolta eccessivo amore della nonna per la palizia susciva a raggiungere. Papa e mamma, per motivi economici, erano andati ad abitare a casa della nonna Madieri poco dopo la mia nascita e vi erano rimasti due anni, Il primo spazio av: venturoso della mia vita, dungue, quello delle esplora zioni fatte carponi nei labirinti domestici, fu proprio il suo attio, nel quale venivo ammessa pid volentieri, poiché era quasi del tutto privo di suppellettil. Anche dopo che i miei genitori si furono trasferiti in via Angheben, dove rimasi fino agli undici anni, ri- tornavo regolarmente da quella strana ed enigmatica nonna, che mi amava moltissimo. Era alta, diritta e si- lenaiosa. I suoi occhi, con le palpebre rigonfie, erano due fessure leggermente piegate all’ingit, la bocca sot- 3 tile e dura\II volto, dai lineastenti imperiosi, era ad dolcito da tna nuyola di capelli soffici e bianchi, con qualche striatura giallastra, raccolti a chignon sulla nnuca. Quando mi teheva in braccio tuffavo il volto tra quei capell, il cui odote di palito & legato per me ancor coggi al suo Ficordo. II suo passato era avvolto nel mistero. Anche mio padre ne parlava poco e malvolentieri. Con certezza so soltanto, per averlo letto sul suo certificato di morte, che era nata a Varaédin nel 1868, si chiamava Filippi. na Miletié © aveva sposato Giorgio Madjarig,ileui co. gnome subi nel tempo due aggiornamenti, prima in Madietich e poi in Madieri. ITresto della sua vita s(u. ma nella leggenda. Dai rari accenni che si facevano in sa, ho potuto ricostruire solo alcuni fatti. Dal matt! ‘monio con nonno Giorgio erano nati parecchi figli, sembra addirittura tredici, ta parti singoli e gemellai, ‘Molti erano morti in tenera etd e, dei sopravvissut, si favoleggiavano destini tragicie inconsueti. Una figlia ea morta a vent'anni di polmonite proprio il giorno delle nozze, un’altra siera suicidata a diciott'anni per amore. Di quest’ultima soltanto, Angelica, ho trovato di recente una fotografia che la ritrae, sorridente e lt. minosa, con una mano appoggiata su di un ombrellino spumeggiante c laltra sulla gonna lunga, di cui solleva un lembo con civetteria, Dalla vita sottlissima sboccia un esile busto di fancitilla, chiuso in una camicetta bianca, resa severa da una cravatta di foggia maschile I capelli bruni e ricciuti sono nascosti da un cappelling impertinente omnato da un piccolo mazzo di fiori. Nul. Valero mi & stato detto di questa zia, ma molte cose si possono leggere in quel sorriso ¢ in quello sguardo da cui, nonostante il pignolo intervento del fotograto per predisporre la posa, trapela un temperamento fiero ¢ Bioiosamente esuberante. 4 La nonna dungue era rimasta sposata per lunghi anni, poi improvvisamente nel 2904 qualeota di grave deve aver sconvolto la sua vita. Il nonno pare fosse un facoltoso commerciante di legname a Varazdin, Aveva infatti carrozza e cavalli, ma anche il vizio del gioco Laleggenda vuole che un giorno nonno Giorgio, aven. do perso al Casind casa, carrozza e cavalli, perdesse anche la moglie la quale, esasperatae incinta dell'ulti to figlio, Luigi, mio padre, abbandond la famiglia e si recd a Fiume. Non so se questa versione sia del tutto attendibile, poiché in tal caso la nonna, oltre al matito, avrebbe tinunciato anche ai figli, cui era attaccatisi ma ¢ con i quali peraltro rimase sempre in contatto epistolare. Ho persino pensato che mio padre potesse essere un figlio adulterino e che la nonna fosse stata cacciata di casa. Ma, senza contare che non ci fu nes. sun disconoscimento di paternita da parte del nonno, mi sembra alguanto improbabile che una donna impe. gata in cosf numerose gravidanze avesse il vempo ¢ la voglia di pensare anche ad avventure extraconiugai, Ritengo quindi pit ragionevole la versione mitica, che cio® la nonna ad un certo punto abbia detto di no. A Fiume, sola, priva di qualangue mezzo di sosten- tamento ¢ con un figlio prossimo a nascere, la nonna non si perse d’animo. Con il suo volto impenetrabile, nascondendo I'incipiente maternit’ sotto uno strett busto ¢ un’ampia gonna, affrontd impassibile un lave. 10 faticoso e umiliante per una signora della sua leva. tura sociale, Venne assunta come pulitrice al Casin® ai Fiume, con orati pesanti ed equivoci agli occhi dei bem. pensanti. Ma la sua ferrea volonti e la conoscenza ci parecchie lingue ~ il serbo-croato, lungherese, il te- desco ¢ I'italiano ~ le permisero ben presto di diveni re guardarobiera ne! medesimo luogo. Fu questo Pini. 3 zio della sua relativa fortuna. Infatti non tanto lo sti- pendio quanto le mance dei ricchi signori permisero alla nonna di mantenere dignitosamente se stessa e il figlio e di acquistare pit tard appartamento in cui vi- veva, Per ironia della sorte proprio il Casind, dunque, che aveva segnato nella sua vita Pinizio di ogni sventu: ra, le offi poi anche loccasione di ritrovare un'orgo- gliosa emancipazione economica e spirituale, molto difficile per una donna di quei tempi. Nonno Giorgio fu cancellato dalla sua vita. Mio pa- de non solo non lo conobbe mai di persona, ma nep- pure ne vide il volto in una fotografia né mai lo sent nominare dalla nonna. Fu solo informato della sua morte avvenuta parecchi anni pit tardi 25 novembre 1981 La profondita del tempo & una mia recente conqui- sta, Nel silenzio della casa, la mattina quando rimango sola, ritrovo la felicita del pensare, del ripercorrere avanti c indietro il passato, dellascoltare i fluire del presente. E qualcosa che avevo raramente conosciuto prima. Dopo un’infanzia appagata ¢ risolta nell'imme- diatezza, un’adolescenza povera e introversa € una winezza accanita, sono approdata ad una maturit in cui le coseee gli eventi sembrano avere un ritmo pit Iento, che consente la riflessione, Dal mondo del lavo- 0, con i figli gid piuttosto grandi, sono stata restituita alla libert& della mia casa ¢ delle mie giornate. Nell’u- mile e vario lavoro quotidiano i pensieri Possono, af fic rare, organizzarsi, chiarificarsi. Il tempo, prima quasi senza dimensioni, ridotto a mero presente da una vita frettolosa, incalzata da un turbinio di doveri, di gioie strappate ¢ di affanni, ora si distende in ore leggere, si dilata e sprofonda, si popola di risonanze e ricordi che 4 poco poco si ricompongono a mosaico, emergendo in piccoli vortici da un magma indistinto, che per lun- ghi anni s'@ andato accumulando in un fondo buio € inascoltato. 26 novembre 1981. Ritrovo quindi nella memoria Pattio luminoso della ‘nonna, su cui s’aprivano con regolare scansione le ‘por te delle altre stanze. Sulla sinistra, in fondo, c'eta la cucina, tutta bianca e straordinariamente ordinata, Lo «spahert», cio’ la cucina economica a legna, aveva i bordi smerigliati e il Piano di cottura con tanti anelli concentrici che, con mio stupore, potevano venir leva- ti creando delle aperture pit o meno grandi. In braceio alla nonna spesso contemplavo da quei fori il Fuoco rosso ¢ tumultuoso, in un magico stordimento. Anche iT ripiano del tavolo, in marmo chiaro, esercitava su di me un fascino singolare. Era percorso da una profonda ferita nera e irregolare che contrastava con le venature Jeagere e azzutrine della superficie. Io amavo seguire con lo sguardo quegli arabeschi sfumati, quei disegni sempre nuovi come nuvole fuggevol in un cielo di pr mavera. La cucina aveva anche un grande poggiolo che dava su una corte squallida e polverosa, in terra bat. tuta A questa & legato uno degli episodi che meglio ticor- lo dei miei primi anni. Dopo il nostro trasterimento in via Angheben, la nonna aveva affiteato una stanza ad un giovane ufficiale, dalla figura sottile e i linea. menti gentili. Un giorno, mentre eto in braccio alla nonna, P'ufficiale mi porse in regalo una scatola di loccolatini, che rappresentavano per me una ghiotto, 8 neti ictesistibile. Noa dissi mola, ma feci cape alla aonna che desideravo esser messa'a tetra. Con ina ziosa scatola in mano mi avviai verso il balcone della cucina ¢ senza una parola la gettai nel cortile sotto. stante. La mamma e la nonna mi rimproverarono aspramente pet l'inspiegabile eottusa gratuita dare, pisodio e per I'asoluta mancanza di educazione: Ne, suo comprese, nemmeno il giovane ulficial, che yo esto era stato invece una golfa manovra di ivennen sponibile alla schermaglia amorosa In seguito, per molto tempo, ad ogni visita conti. init cotrere verso quel balcone cercando di scongers, Ja mia scatola inutilmente sactificata perdu. 'mpre, assieme al bellufficiale che non ividh Ma ji tichiami pit seducentie miteriosi a casa della ona provenivano dalla stanza da pranzo, che funge, ta pure da salotto dalla quale ero rigcrosemenee esclusa anche da pi grande. La nonna a teneva chines a chiave ¢ lpriva, come un sactatio, solo in cincorras 2 speciali, visite di persone importanti o pranai ina casione di qualche ricorrenza. Attraverso il buco delig serratura cercavo curiosa di carpimne i segrett Vira. snava la penombra, quasi anche la luce potesce turbon, neil decoro ed ilraccoglimento, L'arredamentocrs no del trofeo di frtta in vetro colorato che ornane | centro del grande tavolo da pranzo. La scatsa luce che fiusciva a filerare dalle fnestre sembrava raccoglicns tutta nelle trasparenze elusive, nei riverberi oe vert signi ora languid, dei rossi cup, dei viola, deglt ane: Fanto e dei blu di quelle forme, Le mele, le pragre le 9 pane pere e i traboccanti grappoli d’ava mi suggerivano opulenze lontane e fiabesche. Quella stanza restera per sempre una terra mitica ed inesplorata, 'Atlantide della mia infanzia, 10 6 dicembre 1981 A mia madre penso sempre piti spesso e intensa- mente. Le radici della mia forza e della mia capacits di non arrendermi di fronte alle dfficolta affondano nel suo amore. La solitudine, sempre in agguato anche in tuna vita ticea di affetti e che tre anni fa mi ha improv. visamente svelato il suo volto di Medusa, trova ancora in leiil suo conforto e il suo superamento, Il suo amore totale ¢ definitivo per me e mia sorella & quanto di pit puro € incorruttibile la vita mi abbia donato, La rivedo in momenti diversi della sua vita, in im- ‘magini staccate una dallaltra, Ora mi appare giova. ne, in via Angheben, con i capelli nerissimi ondulati, ali occhi verdi, sempre un po” affannata e timorosa di non essere all'altezza di qualcosa; ora la penso a Trie- ste, al campo profughi del Silos, oppressa dagli affan. ni, dalla miseria, da una madre titannica, dalla man. canza di una casa, desiderosa solo di invecchiare pre. sto per avere il tempo di «leggere dei libri»; ora la i, cordo con i capelli grigi elo sguardo dolcissimo negli ultimi anni della sua vita, in via Piccard, di nuovo in tuna casa vera, finalmente pi serena nonostante altre tribolazioni, contenta di vedere le sue fighe diplomate € con un futuro indipendente, tanto diverso dal suo, ‘Mi é stata strappata troppo presto, proprio quando avrei potuto cominciate a restituirle quello che fino ad allora avevo soltanto ricevuto, 18 gennaio 1982. Gli anni trascorsi in via Angheben, divenuta dopo Ja guerra Zagrebaéka Ulica, furono anni di giochi size- nati, di felicita, di liberta. Il mio giardino, che ho rivi sto da adulta trovandolo misero e angusto, ai miei oc- chi infantili era il mondo intero, era 'avventura. Le sue siepi di ligustro erano una fotesta, igatti che vi si nascondevano, i passeri, le formiche e le lucertole tutti ali animali dell’Eden, i sassi ei vetti colorati sparsi sul terreno tesori e pietre preziose, i gradini che portava- no all'abitazione della portinaia la scalinata di una reg. gia. Dietro, la mia casa confinava con il porto Baro: teatro delle mie prime scorribande fuori dai confini domestici. Dalle finestre vedevo il mare profondo ¢ in- quieto del Quarnaro, in cui imparai molto presto a nuotare con l’ajuto di mio padre, abile tuffatore e do- tato di una straordinaria capacita di rimanere a lungo sott’acqua in apnea. Si divertiva spesso a fingersi scomparso per sempre ¢ riemergeva solo quando noi si cominciavamo a preoccuparci Perfino la tragedia della guerra fu per me una cu- riosa avventura: bombardamenti, incendi, allarmi, corse nei rifugi mi apparivano indecifrabili episod! che non minacciavano ma solo movimentavano la mia vita. I soldati mi sembravano tutti buoni, da quan- do, verso la fine della guerra, un giovane militare te desco, innamorato di una ragazza che abitava nel no. stro stable, venne di nascosto ad avvisarci, affinché tessimo prendere le nostre precauzioni, che Pindo- nani il porto Baross sarebbe stato fatto saltare in aria cone mine (Oltre a mia sorella Lucina, bionda, paffuta e tran- guilla, quattro anni pid piccola di me, che trascorreva molte ore di rflessione succhiandosi il pollice e mi se- guiva docile dovungue, perlopiti contemplando il mio iperattivismo, avevo tanti compagni di gioco, Amavo soprattutto una bambina ebrea, Cieci Naugebauer, che stava al piano inferiore al mio, La sua casa, nella uale ero raramente ammessa, era ordinata e signorile, adiffetenza della mia che era sempre un po" sottoso- pra. La Cicci aveva una stanza tutta per sé piena di siccattoli, tra cui grandi bambole come nuvole rosa. La Cicei doveva essere anche molto viziata, poiché le rare volte che mi si invitava a casa sua era per farle compagnia ¢ distrarla durante i past, altrimenti non mangiava, Alla fine della guerra i Naugebauer se ne andarono nel loto appartamento venne ad abitare una famiglia benestante di slavi meridionali. I due bambini, circa miei coetanei, si chiamavano Branko Mile. I padre era un burocrate, la madre una signora bellissima, con gli occhi neri ombreggiati da lunghe ci- alia, U figkio maggiore, Branko, le rassomigliava. An- ch’egliaveva gli occhi nei le ciglia maliose ela carna- siione scura. Sullo stesso mio piano abitava da sempre la famiglia Scatola, con tre fig, il maggiore dei quali, Gigi, aveva Ja mia ct& ed era timidissimo, Non mi rivolgeva mai la parola pet primo. Rispondeva solamente a qualche mia domanda impertinente, in modo frettoloso e imbaraz- zato. Ma la cosa non mi preoccupava. Avevo deciso, senza bisogno di interpellarlo, che l'avrei sposato e ne 3 {acevo il mio sottomesso, immaginatio interlocutore di molti giochi, soprattutto di quelli «alla casa». Con Branko ¢ Mile ¢ tanti altri bambini slavi che frequentavano il mio giardino imparai rapidamente ad esprimermi in croato, ma poi altrettanto rapidamente dimenticai ogni cosa, dopo aver lasciato Fiume. Mi galleggiano nella memoria, come relitti in un oceano, Solo alcuni frammenti di filastrocche infantil, di cui conosco il suono ma di cui mi sfugge il significato: cas- sezigonaied® siraicrumpira zielahisciaseplema dazigan- che darozanche iossiselanema... Forse pet inseguire questi significati perduti ho ripreso da due anni a stu- diare il serbo-croato. “Agli occhi bruni di Branko cominciai a pensare mol- to spesso e ben presto la mia decisione di sposare Gigi non fu pii tanto salda, Esitai un poco tra fedelta e av- ventura, tra familiaze ed esotico, ma alla fine cedetti al fascino slavo. Naturalmente Branko mai sospettd di essere complice della mia infedelta, né mai degnd la piecola italiana selvatica di particolari attenzioni ‘La famiglia Scatola, dopo alcuni mesi, parti per IL talia e molti anni pit tardi seppi dallo zio Alberto che sierano stabliti a Genovae che Gigi era diventato in- pegnere. 19 gennaio 1982. Curiosamente i cinque anni di scuola elementare trascorsi a Fiume non mi hanno lasciato che ricordi sfocati e spesso sgradevoli. Dalla terza alla quinta clas- se sperimentai, nella mia citta non pitt italiana, il siste- ma scolastico jugoslavo che prevedeva, oltre allo stu dio obbligatorio della lingua serbo-croata, un inse- ‘gnante per materia, Io rimpiangevo la mia cara vecchia mnaestra, materna ¢ indulgente, che mi faceva fare le bordurine sui quaderni a quadretti, mi lodava per le ccastagne, i soi ¢ gli alberi di Natale con tante candeli ne sbilenche, che io amavo disegnare, e mi confortava {quando spargevo amare lacrime sulle pagine che dove- yo strappare a causa dei buchi fatti con la gomma dopo troppe cancellature. ‘Nessun compagno divenne in particolare mio ami- co, Ricordo solo Cocon che in quinta era il pid bravo dei maschi, mentre io ero la migliore delle femmine. Tra di noi c’era una sorda rivalitA per il primato as- soluto, To lo battevo in lingua ma lui eccelleva in conti, materia che si trasform® alla fine nella mia Waterloo nun compito in classe che proponeva il cassico pro- blema della vasca con i rubinetti, il volume, i litri al secondo, Tra gli altri ricordi sgradevoli c'® anche un’interrogazione, in quarta, sulla Rivoluzione Fran- cese. Feci scena muta e alla fine scoppiai in lacrime. Risale forse ad allora il mio difficile rapporto con la 15 Storia, rimasto problematico anche negli anni succes: Ma allo squallore dell’ambiente scolastico corri- spondeva un panorama familiare assai vario e interes. sante. Oltre alla mamma, a mia sorella eal mio grande Papa (sempre un po’ frettoloso, a dire il vero, con la sua famiglia alla quale dedicava solo tempi marginali, pur essendole molto affezionato), vivevano eon noi, fin dai primi tempi del loro matrimonio, anche il fra. tello pit giovane della mamma, lo zio Alberto, e sua moglie, la zia Ada. Lo zio Alberto mi voleva molto bene, d'altronde cortisposto, anche se in modo peti lante e aggressivo. Il fatto & che ero gelosissime della ia. Non sopportavo che i due sposi cereassero di ap- Partarsi, mi escludessero dalle loro conversazioni, dor- Imissero assieme senza di me. Alla zia Ada facevo addi rittura delle angherie, In tempo di guerra le calze di seta erano un lusso, un bene raro e prezioso e la Zia, che era giovane e curava eleganza, le teneva come una reliquia. Io giunsi al punto di nascondergliele sot- to gli armadi, da dove venivano recuperate tutte sila te, tra Pira ele lacrime della mia vittima, Quando gli ii si chiudevano nella loro stanza, picchiavo alla loro Porta per farmi aprire, fino ad esasperarli, Non mi me. taviglio che, alcuni anni dopo, quando la nostra fan. glia lascid ogni cosae Parti per l'esilio ¢ i due fratelli della mamma decisero di ospitare me e mia sorella Puno a Venezia eIaltro a Como, la zia Ada esclamas- se: «No, Marisa no». Invece mi accolse e fu per me una mamma efficiente e anche affettuosa in quei mesi che trascorsi con loro in una stanza ammobiliata all Lido di Venezia, dove si erano sistemati con la loro bambina, Nadia, nata poco prima del loro esodo, av venuto due anni prima del nostro, 16 Liaffetto dello zio per me, nonostante le mie intem- peranze, non venne mai meno. Fu lui che mi avvid pa Fientemente alla letrara e alla sriteura prima ch’io an. dassi a scuola. Aspettavo ansiosa l’ora del suo ritornc ‘casa, gi pronta con il mio quaderno e la matit mano, Ero un’allieva molto volonterosa, ma non par. ticolarmente brillante, tanto che un giorno lo zio, in- segnandomi a sillabare, perse la pazienza e mi colpi sulla testa con la matita, Non riuseivo a leggere unite le due sillabe pi e pa ~ seritte staccate ~ in modo da formare la parola pipa. Agliinviti dello zio a leggerle aie peo pe pol pa sens ntervll fo devo pe , piepa, per I'appunto senza intervalli, sempre pit telocemente, pensando che mio difetto consistsse nella lentezza di accostamento dei suoni. Quel colper- to sulla testa non Pho dimenticato. Lo 2io Alberto era unico in famiglia a non nascon- dere la sua avversione per il regime fascista, di cui av- vertiva le ingiustizi, le folie e il ridicolo con quelle adunate sportive del sabato in cui doveva esibirsi con- t20 voglia in virile salubr eserci ginnici i piazza. 1 miei genitori invece erano favorevoli al regime, il papa per seduzioni vitalisico-salgariane, la mamma per in- genuita, Solevano dire spesso che il Duce «voleva I'l talia grande», Eppure non erano due persone del tutto prive di cultura. La mamma aveva frequentato le scuo- le Cittadine, il papa si era iscritto alla facolta di Eco- nomia e Commercio di Trieste, pur senza laurearsi, cosa che regolarmente dimenticava, Infatti si faceva tranquillamente chiamare «dottore» e pit tardi, negli ultimi anni, anche «colonnello» di immaginarie cam: pagne d’ Africa in cui avrebbe ricevuto le profonde fe- site visbil su una gamba, frutto invece, pare, diuna tubercolosi ossea contratta prima del matrimonio. Mio padre riusef sempre a rimodellare felicemente nel ricordo il suo passato e a trasformare la sua vita, che conobbe reali rovesci e soddisfazioni, miserie ¢ te- naci recuperi, in un romanzo di cappa e spada, ricco di episodi avventurosi e di imprese gloriose, alle quali finf col credere. Fu sempre sorretto inoltre da un’in- crollabile fede nella propria buona stella, «Sento che morird ricco», soleva ripetere ogniqualvolta riempiva la schedina del Totocalcio o aequistava per poco da scaltri affaristi, nel giro del porto di Trieste, machine fotografiche, tappeti, copriletti, accendini, oggetti kitsch in avori, ch’egli sperava di rivendere con largo margine di guadagno ma che finivano col rimanere, in gombranti, a casa nostra 2 gennaio 1982. Lunedi scorso mi sono incontrata con il signor Tem. porin, scalpellino di Cervignano, per concordare pro- getto espesa della tomba di famiglia che Claudio ed io ci siamo comperati, soprattutto per venire incontro ai desideri della nonna. Tomba grande con otto posti Quando, ancora in settembre, mi sono recata al Co- mune, Ripartizione XII, Sezione Cimiteri, la gentile spiegata mi ha sottoposto la pianta delle tombe anco- ta disponibili,illustrandomi i vantaggi e gli svantagai delle une e delle altre, e mi ha chiesto se preferivo la vista su Poggi Sant’Anna o sull'inceneritore di corone. Scartato l'inceneritore a causa dei cattivi odori, cui sono stata sempre molto sensibile, la scelta infine & stata guidata dal criterio di maggior vicinanza all unica fontanella del campo, per risparmiare ai posteri una strada troppo lunga nel recarsi a cambiare acqua dei fiori. Con il signor Temporin ho scelto il marmo di Auri- sina, le dimension dei bordi, del gradino, del vaso, della pietra di copertura, nonché Ja lunghezza della croce di bronzo che sar® Punico ornamento. Abbiamo fissato anche le modalith di pagamento. I signor Tem- porin mi ha affabilmente consigliato per il meglio, mettendomi a disposizione la sua lunga esperienza. ‘Mio padre e mia madre riposeranno qui un giorno Puno accanto all’altra, nuovamente riuniti 19 23 gennaio 1982, Non ho ancora raccontato dell’ acquisto fatto a non: nna Anka, ma mi tiservo di darle questa gioia metten- dola di fronte al monumento bell’e ultimato, con il nome di nonno Gigio scritto in lettere di bronzo, Ne sara orgogliosa. Le nostre nonne sembrano avere am- bedue un debole per le tombe di famiglia. Ne fanno volentieri oggetto di conversazione nonché di vanto presso conoscenti e parenti. Nonna Anka, in partico- lare, & molto indaffarata con le cure dei suoi numerosi defunti sparsi tra la Serbia e il Friuli-Venezia Giulia Anka Grkovié, vedova Puhalj, vedova Belié, vedo. va Gregorutti e di fatto anche vedova Madieri, & stata cooptata nella nostra famiglia e promossa nonna dopo essere diventata a settant’anni passati|'ultima compa. gna di mio padre, vedovo anche lui da un paio danni ¢ diventato ormai per la famiglia nonno Gigio, Non Tha sposato solo per non perdere la pensione dell ulti- mo matito, «il defunto» per antonomasia, E nata a Bela Crkva, vicino a Belgrado sul confine con la Ro. mania, ca madre rumena e padre serbo, proprietario terriero e commerciante, che provvedeva al vettova. gliamento delle truppe ungheresi di stanza nella regio- ne. Sid sempre sposata perseguendo solidi destini pa trimoniali e onorevoli sistemazioni social ha servito fedelmente e con scrupolo ogni marito fino alla morte, Dalla Vojvodina alla Dalmazia, dalla Dalmazia a Udi ne, da Udine a Trieste, il suo itinerario matrimoniale sié fermato per ora in via Piceardi. Ma oserei dire che questa sara P'ultima tappa. Mio padre non & stato un inpiego, serio e sostituibile, ma un tardivo incontro d'amore. Nonna Anka vuole diriflesso molto bene a me, a mia sorella e alle nostre famiglie, considera i no. strifigli suoi nipoti ed ha soprateutto un debole per Paolo perché tanto somigliante a nonno Gigio. Relito dina civitA cupamente agraria e feudale, ha impiega. to parecchio tempo a comprendere che nei suoi con. fronti noi siamo disinteressati, che non nutriamo ti sentimenti nazionalistici o impazienze economiche, ma che la accettiamo ¢ le vogliamo bene perché ha reso sereni gli ultimi anni di nostro padre, ridotto a tuna larva d’uomo dopo la morte della mamma, E ri ‘masta sorpresa di entrare in una famiglia dove contano pit la gratitudine e gli affetti che il denaro, cui si pen. sa solo quando manca. Alla morte di mio padre si aspettava che, per dividerci leredita, mia sorella ed io vendessimo Pappartamento dove le, liquidato corag siosamente ogni suo avere, era andata ad abitare con onno Gigio, e si stupf quando la invitammo a restarvi per sempre. Le sue visite a casa mia, sempre brevi e discrete, sono per me fonte di affettuoso divertimento. Se la as. secondo, inizia lunghissimi racconti di avvenimenti storici legati alle sue terre, il Banato, la Slavonia, la Serbia, l'Ungheria, la Romania, da cui trapelano orgo- ali razziali e di classe, pregiudizi antisemiti, viscerali odi antititini, nostalgie monarchiche. Si diffonde in Circostanziate descrizioni di persone, sempre dell’area danubiana, prendendo in considerazione solo il loro ruolo sociale. Di questi sconosciuti mi riferisce accura tamente genealogie, titoli nobiliari e di studio, introit, matrimoni, discendenze, fortune e disgrazie, sempre in relazione alle loro conseguenze patrimoniali. Mai un cenno all’aspetto fisico, al tempetamento, ad un'ubbia, un tic, un gesto di gioia o di disperazione. Niente psicologismi, Nella sua visione del mondo commazione e compassione sono in posizione ancillare rispetto allintrepida e dura consapevolezza dell'inevi- tabilita degli accadimenti, Non I’ho mai sentita lamen. tarsi, neppure all’ospedale dove & stata pits volte rc verata per subize alcuni seri interventi chirurgici, Mai tuna lacrima per le sue traversie e per la solitudine in cui ® venuta a trovarsi. L’ho vista piangere solo alla morte di mio padre. Con lei nonno Gigio regredt felicemente alla sua in fanzia, ritrovando sua madre, come ha osservato mia sorella. Nonna Anka infatti aveva pet lui le eure pi affettuose e devote. Gli parlava in tedesco, lingua ma- terna di mio padre, gli preparava i piatti tipici della cu- cina serba e ungherese, restituendogli i sapori e gli odori della paprica, della cipolla, della cannella, dei semi di cumino e di papavero, e infine lo faceva viag- siare, instancabilmente. Nonno Gigio d’altronde la rendeva felice con baciamani e modi d’altri tempi e con Ja sua innata bonomia, Cresceva nella sua conside- razione raccontandole con fanciullesca disinvoltura le sue mitiche avventure, sostenendo di sapere sette lin- gue (ne sapeva discretamente quattro) e vantandosi della sua biblioteca, a dire il vero ben fornita Nonna Anka ancora adesso crede che egli abia combattuto in Africa con il grado di colonnello e che sia stato uomo di fine cultura, Ne conserva i libri con gelosa reverenza, 26 gennaio 1982, Recentemente alla televisione hanno trasmesso La dora del mare di Tbsen, delicata storia di un sogno, di tina fantasia malinconica, di uno struggimento indefi nito. Le immagini della fugace estate nordica, del fior do bruno solcato dal vascello, messaggero dell’oceano {gnoto, hanno dato voce alla nostalgia che & anche in me, Ma nostalgia di cid che & stato ¢ di cid che &, non diun futuro diverso e vero, che piuttosto temo come ilregno del mutamento. Diciotto anni fa io sono salita su quel vascello verso 'ignoto e ho conosciuto le cose sognate da Ellida, i gabbiani, i delfin, irischie le bo- nace, le onde ¢ lo scintillio de! meriggio. I nucleo pitt antico della mia nostalgia si trova su un'isola adriatica, tra salvie odorose che inargentano assolate pietraie e spume «che in alto mare eran sire- ne». Ma in quella luce ferma, senza tempo, ® trascorso tun presagio di tramonto. L’isola non é pit ignara della contraddizione 3 febbraio 1982, Vicino piazza Dante, nel centro di Fium abitava la nonna Quarantotto assieme al nonno e alla famiglia della zia Nina che a quel tempo aveva solo die figh Enzo ed Elsa. Il minore, Italo, nacque pit tardi a Trie. ste, al Silos. Lacasa aveva un portne macstso, suro come un antro, ornato esternamente da due imponenti caria- tii, poste a ridosso dell architrave, che sembravano sorreggere Vintero edificio. Anche I'appartamento era buio e pareva senza finestre. La nonna non era ami. ca dell’aria ¢ della luce ¢ teneva le persiane sempre accostate. Era lei l’'anima della casa. Gli altri, ¢ in particolare nonno Antonio, erano satellti che ruota. vano intorno al suo astro prevaricatore. Nonno An- tonio era un vecchietto mite, asmatico tutto curvo, quasi senza collo, che mor{ a Como pochi mesi dopo Fesodo. Era nato in Dalasi, a Rapwsa, cancers orfano molto presto, aveva cominciato a lavorare ‘come cuoco di bordo. Aveva poi aperto a Fiume un ristorante, il Loyd, diventato con gli anni il pié noto e raffinato della citta. Tl ristorante fallf prima della seconda guerra e il nonno aprf nelle vicinanze un ma- linconico caffé ch'io ricordo squallido, impregnato di fumo e sempre vuoto, rallegrato solo dal panno ver- de de! grande tavolo da biliardo. Il nonno era del tutto sottomesso € non c’erano 24 indi con lui gravi problemi di convivenzs, ma con aifijae con il geneto Rudi i rapporti erano tess 1a fe liti frequenti La nonna Maria, che io chiama- ni riosamente col cognome come facevo con la non we Filippina, era nata a San Colombano, vicino a Mioggia, da una famiglia di contadini. Della campa vaveva conservato la durezza e la spietatezza. Con. SMerava i suoi fratelli divisi in due categorie. Parla {a con rispetto di Matteo, divenuto operaio ai can teri di Monfalcone, e di Giordano, che era stato pa- ombato e il cui figlio Ernesto, asso dell'aviazione, era morto in un incidente di volo; disprezzava, quasi ‘odiava, Domenico, rimasto a fare il contadino, Rosi- na, illetterata ¢ tabaccona, e Teresa, la sorella pit gio- vane, considerata reproba per essere stata sedotta e, dopo le nozze riparatrici, ben presto abbandonata da un marito violento e ubriacone. La bambina conce- pita nella vergogna mori piccolissima e fu l'unica luce nella vita di questa zia che, nella misera stanza dove da anziana viveva sola, teneva, sul vetro della cte- denza, una fotografia della sua creatura, sbiadita e consutnata dal tempo e dai baci. La zia Teresa aveva un debole per mia sorella Lucina, che chiamava «ric- ciolino d’oro», probabilmente perché ravvisava in lei qualche somiglianza con Ja sua bambina. La nonna aveva trasferito questa divisione in caste anche tra i propr fig e nipoti. Mia madre, la primo- ita e la pitt dolce, era la favorita, e anche Alberto, Tultimo nato, era guardato con tenerezza, Gli altri due, Vittorio e Nina, ma particolarmente Nina, erano mal sopportati. Tra i nipoti il prediletto era Enzo, na- tole in casa, poi seguivo io come figlia della Jole. Le al- tre due nipoti, pit piccole, erano considerate un’ap- pendice trascutabile, anzi disprezzate in quanto fem- 25 mine. La nonna infatti aveva una truce ione de truce visione del proprio sesso e delle sue funzioni e definiva le proprio seo inzioni e definiva la donna Semianalfabeta e intelligentissima, ra stata da gio. i bella. Ne conservo una fotografia che Ln Geecol nonno e i quatio fil, avuti tate di sesso s evo ammettere che era una donna di razo fascino: Ls ¢ durante la iam guerra ; , in quanto figlia maggior in campagna a Semedella dallo zio Danes! mae a Fiume la sua famiglia viveva in gravi ristrettezze. A Semedella la mamma ‘era rimasta dai sei ai nove annie Cava la pastorela portandlo a pascolate le mucche i, Cvika ¢ la Stella. Quando, alla fine della guerra, Ia onde venne a tiprenderla, la mamma, che guect gos A ieerdava pit, ebbe Vimpressone che le fosse apron sa la Madonna. Da quella volta le diede sempre del Lei, unica tra i fratelli, Anche da anziana la nonna Sontervd un portamento maestoso,lineamenti vob, ¢ splendidiicapelli bianchi, fini e lucenti o pe sebbene li lavasse assai Taranene a 7 febbraio 1582 In un incontro-dibattito tenutosi venerdi scorso in un teatro sul tema della vita nascente e degli anziani, mié toccato fare una breve relazione sullattivit’ del Cav di Trieste. Era la prima volta che parlavo in pub- blico. Non mi& stato facile vincere un‘innata ritrosia, amore per Pombra, ma fortunatamente non ero sola sul palcoscenico. Mi trovavo in mezzo a vari relatori, psicologi, medici e rappresentanti di aleune associazio. ni di volontariato. Soprattutto, petd, sapevo che in quel momento la mia persona non contava nulla, che cro solo una voce, una testimonianza, Ero emoziona £3, ma non tanto quanto avrei potuto esserlo solo leu ni anni fa. C’é del buono nell’ invecchiare. Si acquista sereniti, consapevolezza e contemporaneamente umil- £8, Servo inutile, & detto nel Vangelo, Cost mi sono sentita un giorno della primavera scor- sa, con particolare intensita, scendendo per via Capi- tolina. Era il maggio dei referendum. Tra le fronde ventose degli ippocastani in fiore intravvedevo le cu- pole azzurre ¢ i tetti della mia aspra citt’ e, in fondo, il mare lucente, La disinvoltura, la capziosita, la super ficialita, spesso in buona fede, di tante persone, anche ame care, sul problema dell'aborto mi avevano pro- fondamente addolorata e ancor pi la mia pochezza e inettitudine a far comprendere le ragioni della giusti- zia. Avrei voluto avere la fionda di Davide e lo scudo 27 di Achille per difendere I'ultimo, il dimenticato, il cal pestato. Ho pianto e pregato, Non é facl propria inadeguatezza, os E in Claudio che ho trovato la voce e la forza ch on avevo nella ifes dei not dif valor. Lan. ra vita insieme, che sta eee una nuova fiorj. € a questo la sua intesa sempre piti pro. 2 di Miholaséica, il viaggio nel regno tura, deve anche a fonda, la felicit millenario, 9 febbraio 1982, Se la nonna Quarantotto fosse stata ancora viva e avesse visto che ad ascoltarmi c’erano anche il «ve- Sho» ¢ tante «uturiti», si sarebbe smisuratamente jnorgoslita, [I demone della sua vita infatei farono il sguccesso € il potere, che idolatrd, persegui ¢, nel suo piccolo, ottenne. Nella sua prepotente ambizione rit sei sempre a farsi riverire, temere, servire e, da vec- hia, anche venerare come una benefattrice dei profu- {hi e quasi come una santa, ‘Negli anni di maggior fortuna del Lloyd, passeggia va con andatura regale tra i tavoli, matronale e impo- nente, in brevi apparizioni, distribuendo benevoli sor- tisie scomparendo subito dietro le quinte de! suo pal- coscenico. I clienti la ossequiavano, i camerieri la te- mevano, il nonno le ubbidiva, la zia Teresa faceva la cuoca - grossa, sudata e involgarita dalla ia Nina la sguattera in cacina ‘La mamma, una ragazza di vent’anni, lavorava alla casa, Forse per questo il papa divenne un assiduo fre- guentatore del ristorante. Vi arrivava in motocicletta, con cui girava per I’Tstria per ragioni di lavoro, e vi en- trava con gli stivali neri sporchi di polvere, spavaldi occhialoni e casco da motociclista. Ordinava perlopit tuna birra e, pagando la consumazione, si intratteneva con la giovane e timida cassiera dai capeli corvini e il candido sorriso. 29 ¢ accettato di buon colane doteseto%e della fsa preiletia, mainpann ane atletico ¢ a ipioncini da nelle serate estive. Quando la Heo con edt tonnadied in esandescenze ine blico e comincid fatture, gridando al ma. tito che di lsmpioncini non cera preyric isogno, Il papa stave in quel momento sorsegtiandos! al hones sonnets bitra, furente per Punniliazione subie aaren a aneid in facia allafutura stocera eee ancor pieno. Donna Maria, attrice stasis de svenuta con gesto melodrammatico papa allora prontamente si tivolee a [nal portime un’altrache la femo rinvenina § guel- ke parol la nonzasirisollevde, palida dina sliurlo in faccia che avrebbe preferito vedere cg figlia morta Piurtosto che darglila in spose. Questo ante soon Ma la nonna Quarantotto non fu Punica ad osteg- slate il matrimonio dei miei enitori. Anche ks nonna Madierine fu un’acertima oppositrice, Aver scelto come futura nuora una ticea ereditieng lungherese, pare 30 ‘lla ma con un difetto di Pronuncia assai sgra- Sees ae eee Pugola d'argent, Non ho ma apito cosa voles die. Il fato sche apa non andava, Si profil uno scontro ben pi tem File. La nonna Maier siurd che mai avrebbe permes. so le nozze con la mamma e minaccid uno sandalo fino in chiesa. I due promessisposifurono coreena tiortere ad uno stratagemma pe evtare le rappresa tlie delle due suocere coalizzate, solo pet loctetions, nell avversione incrociata. Dopo, esse si detestarong reciptocamente e non si frequentarono mai 10 febbraio 1982. C’e in ogni parola data e ricevuta, in ogni gesto pensiero, in ogni frammento pur breve e casuale della nostra ealtruiesistenza qualcosa di precario e qualcosa di ineluttabile, di caduco e di indistruttbile. Quando d’estate passiamo sotto la chiesa di Villa del Nevoso, ogg! Ilirska Bistrica, arroccata su un pi colo colle proprio all’inizio della salita che porta a Svi aki, mi sembra che i lembi del tempo si tocchino, che il suo manto avvolgente diventi trasparente. I miei ge- nitori ancora si sposano lassi, Ja mamma ancora passa col suo velo bianco ondeggiante fra le tombe del cimni- tero che circonda la chiesa, alba di agosto & pur sem- pre tiepida e serena ‘La mamma e il papa celebrarono qui di nascosto le loro nozze, il mattino presto e in presenza dei soli te- stimoni, Per timore delle rispettive madi avevano fat- tole pubblicazioni e fissato la cerimonia in una chiesa di Fiume, ma poi avevano segretamente ottenuto la di- spensa per sposarsi a Villa del Nevoso. Di questo nes- suno fu informato, neppure i parenti pitt strett. Nonostante il romantico avvio, la mamma ebbe dal matrimonio pii dolori che gioie. Passd dalla tirannide materna a quella della suocera, con cui dovette convi: vere per due anni dopo la mia nascita. II papi, che ve: nerava sua madre, non comprendeva l'infelicith della giovane sposa, debole e sottomessa al pitt forte per na- 32 1 seguito eli non Te fu neppure fedele, put 1a molto. Jo intui flare e dentro di me pensavo: «Lo non pian- Ip ra. finandol Tacrime Cl sare ribellar‘Jonavo al papa di cetcare altre donne, os Non perd ce at la i belle la pi dole fa tutte ven spe aie a mamma sperava una vita divers ceeesfo umes a stare e fac una positions in Gio, Bobbiarmo ae, alla sua ostinaa sida ede ech ae abblamo avuto ambedue la possi, fe di completare gli studi e di fare le nostre scelte nel Javoro e in ogni altra circostanza vo le ragioni delle sommesse in silenzio senza 13 febbraio 1982, Siamo stati a Cher giornat: \erso in giornata e abb mnt inato pet Pestatele stan sll anns soorcy oenelon dae passi dalla spiaggia. a tenero riverbero del mare e Paria diafana profu mata dale erano pend acerbe promesse Il rosme, rino era gid in fiore. Miholaicica, luglio 1981; Cantico dei Cantici 7, x2 17 febbraio 1982 { giorni dell'impresa di Fiume, oocupata nel settem- bre del 1919 dai legionari di Gabriele D’Annunzio, qvevano segnato forse il periodo pitt esaltante nella vita della nonna Quarantotto, allora ancora giovane, The, nel clima eccitato del dopoguerra, aveva iniziato Sd interessarsiattivamente di politica a battersi pet Tialianita della citta, Durante la Reggenza del Can +o, rimasta in vita quindici mesi, i Lloyd, da poco av- viato, era diventato i! luogo dove i legionari andavano a mangiare praticamente gratis. Erano cominciate cosi subito le prime difficolta economiche de! ristorante, che parecchi anni dopo, nonostante una numerosa affezionata clientela, andd in fallimento. Ma la nonna non lo rimpianse mai ¢ consetvd nel suo cuore il ricor- do sfavillante del «poeta-soldato» che, pare, le conse- jgnd come ringraziamento una medaglia di beneme- ‘Neppure l’esperienza dell'eslio ¢ della vita al eam po profughi di Trieste, molti anni pit tardi, Pavrebbe- ro abbattuta, Riusef anzi a primeggiare anche tra que!- la povera gente. Par essendo quasi analfabeta, serven- dosi come segretario dello zio Attilio, marito di sua ni- pote Elvira, prese contatti con il prefetto Palutan, con sindaco Bartoli e con il vescovo monsignor Santin, ‘Allest{ una cappella all interno del Silos ¢ ottenne di tari celebrare una messa ogni domenica, Durante le