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LA COMPOSIZIONE DEL SANGUE


Il sangue è un tessuto connettivo. Esso è costituito da cellule e frammenti di cellule in
sospensione in una matrice extracellulare dalla composizione complessa. La caratteristica
inusuale del sangue è che la matrice extracellulare è un liquido, per cui il sangue è un
tessuto connettivo fluido. Quando passa nei capillari, il sangue modifica sempre la sua
composizione a causa degli scambi con il liquido interstiziale. Nonostante ciò i
componenti presenti restano mediamente sempre gli stessi, grazie a un attento controllo;
ogni componente infatti svolge un ruolo ben preciso.

I componenti del sangue:gli elementi figurati e il plasma


Il sangue costituisce circa l’8% del peso corporeo e ha un volume diverso a seconda
dell’età, del sesso e del peso dell’individuo. In un uomo adulto il volume sanguigno è di
circa 5-6 litri. Nel sangue si distinguono due componenti diverse che possono essere
separate tramite centrifugazione: una matrice fluida, detta plasma, e gli elementi figurati,
cioè cellule o frammenti di cellule.
Gli elementi figurati sono eritrociti, piastrine e leucociti. Solo i leucociti sono vere e
proprie cellule: gli eritrociti sono cellule anucleate e le piastrine sono frammenti cellulari.
Se un campione di sangue viene centrifugato, le due componenti si separano. Il plasma,
che rappresenta il volume maggiore, sta nella parte alta della provetta, mentre gli
eritrociti si depositano sul fondo. Tra plasma e eritrociti troviamo un sottile strato detto
buffy coat che contiene leucociti e piastrine.
La percentuale in volume di plasma si aggira in media intorno al 54-58%. La percentuale
degli elementi figurati si chiama ematocrito.
Normalmente il valore dell’ematocrito è circa il 42% nella donna e il 46% nell’uomo, ma
questi valori possono cambiare considerevolmente: per esempio, essi sono di regola più
alti nelle persone che vivono e lavorano ad altitudini elevate, perché la bassa pressione
dell’ossigeno stimola una maggiore produzione di eritrociti. Gli eritrociti sono gli
elementi figurati più abbondanti, perciò condizionano il valore dell’ematocrito molto più
dei leucociti e delle piastrine che rappresentano circa l’1% del volume totale.

Gli eritrociti (trasportano i gas respiratori)


Gli eritrociti, o globuli rossi, sono gli elementi figurati più abbondanti nel sangue. I
globuli rossi dei mammiferi sono cellule anucleate: essi infatti perdono il nucleo durante
il processo di differenziamento. Il loro citoplasma contiene quasi esclusivamente
molecole di emoglobina, una proteina che si lega all’ossigeno a livello dei polmoni e lo
rilascia nei tessuti. Gli eritrociti sono trasportatori di gas : trasportano la maggior parte
dell’ossigeno presente nel sangue contribuiscono anche al trasporto di diossido di
carbonio dai tessuti ai polmoni.
Gli eritrociti hanno forma di dischi biconcavi e sono molto flessibili. Ciò conferisce loro
un’ampia superficie per gli scambi gassosi e la capacità di transitare anche attraverso i
capillari più stretti.
Il numero di eritrociti è variabile ma sempre elevatissimo( di norma vi sono 4 o 6 milioni
di eritrociti per mm3 di sangue). Proprio perché sono così numerosi, gli eritrociti
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influenzano la viscosità del sangue: se sono troppi il sangue diventa più denso e scorre a
fatica, se invece il loro numero è basso il sangue è più fluido e scorre più rapidamente.
Gli eritrociti hanno vita breve: ognuno di essi circola per circa 120 giorni. Quando
diventa più vecchio, la sua membrana diventa meno flessibile e più fragile. Perciò, i
vecchi eritrociti possono rompersi mentre si piegano per adattarsi attraverso gli stretti
capillari. La milza, un organo vicino allo stomaco, nella porzione superiore sinistra
dell’addome, presenta molte cavità, dette seni venosi, che servono come riserva di
eritrociti. Per riuscire a entrare nei seni gli eritrociti devono schiacciarsi tra le cellule
della milza. Quando i vecchi eritrociti si rompono a causa della compressione, i loro
residui vengono recuperati e degradati.

I leucociti (svolgono molti ruoli di difesa)


I leucociti (chiamati anche globuli bianchi) possiedono un nucleo e appaiono incolori.
Sono molto più grandi e meno numerosi degli eritrociti: 1 mm 3 di sangue umano ne
contiene in media 7000, ma il loro numero può variare in un intervallo considerevole.
I leucociti hanno funzioni difensive possono attaccare virus e batteri e snche riconoscere
e neutralizzare le cellule tumorali.
Tutti i leucociti hanno una caratteristica peculiare: possono abbandonare l’apparato
circolatorio ed entrare negli spazi intercellulari, richiamati da segnali chimici emessi dalle
cellule dei tessuti in presenza di organismi o sostanze estranei. Gli stessi segnali di
richiamo inducono anche la proliferazione dei leucociti. Un numero elevato di leucociti
nel sangue può quindi essere un indizio utile per diagnosticare un’infezione in atto.
Come abbiamo detto esistono diversi tipi di leucociti:
 I granulociti sono caratterizzati dalla presenza nel citoplasma di grossi granuli
visibili al microscopio ottico dopo colorazione: si dividono in neutrofili (che
hanno affinità per i coloranti neutri), eosinofili (che si colorano con quelli acidi) e
basofili (affini a coloranti basici).
 I linfociti comprendono linfociti T, linfociti B e cellule natural killer(NK).
Partecipano alle difese specifiche: dapprima riconoscono un agente patogeno, poi
lo attaccano in modo mirato. La risposta mirata implica quasi sempre la
produzione di proteine circolanti nel sangue, chiamate anticorpi.
 I monociti sono i leucociti più grandi, caratterizzati da un grosso nucleo a forma
di ferro di cavallo.
Vediamo ora come agiscono i globuli bianchi in caso di infezione. I primi a rispondere
sono i granulociti neutrofili, che fagocitano (cioè inglobano e digeriscono) i
microrganismi estranei; contemporaneamente, essi rilasciano speciali enzimi come il
lisozima, che distrugge la parete dei batteri.
I monociti impiegano più tempo per raggiungere il sito di infezione; una volta arrivati nei
tessuti infetti si trasformano in macrofagi, cellule di grandi dimensioni che possono
fagocitare molti più microbi rispetto ai neutrofili.
Allo stesso tempo, i granulociti eosinofili e basofili lasciano i capillari e passano nel
liquido interstiziale. Qui gli eosinofili svolgono azione fagocitaria e rilasciano enzimi che
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combattono l’infezione, mentre i basofili liberano sostanze come l’eparina, l’istamina e la


serotonina, che intensificano la risposta infiammatoria e sono coinvolte nelle reazioni
allergiche.
I tre tipi di linfociti (B, T e natural killer) sono i principali «combattenti» che
intervengono nella risposta immunitaria. I linfociti B si differenziano in cellule della
memoria e nelle plasmacellule. Le plasmacellule producono anticorpi che
contribuiscono a distruggere i batteri e a inattivare le loro tossine; i linfociti T attaccano
virus, funghi, cellule estranee o tumorali e batteri; i natural killer, infine, aggrediscono
un’ampia varietà di agenti infettivi e di cellule tumorali.

Le piastrine (sono essenziali per la coagulazione)


La concentrazione delle piastrine nel sangue è pari a circa 400 000/mm3;
questi piccoli frammenti cellulari sono privi di organuli, ma pieni di enzimi e di altre
sostanze necessarie per svolgere una funzione specifica: sigillare le fessure nei vasi
sanguigni e dare inizio alla coagulazione sanguigna. La coagulazione si attua quando
viene lesionata la parete di un vaso sanguigno e ha lo scopo di evitare la fuoriuscita del
sangue. Coinvolge, oltre alle piastrine, anche diverse proteine presenti in forma inattiva
nel plasma. Tra queste c’è il fibrinogeno, una proteina di piccole dimensioni e solubile
nel plasma.
La coagulazione, pur essendo molto rapida, implica diversi passaggi. Quando la parete di
un vaso si rompe, le fibre di collagene che normalmente si trovano all’esterno vengono a
contatto con le piastrine circolanti. Le piastrine, stimolate dal contatto, assumono una
forma irregolare che le fa aderire alla parete lesionata e rilasciano sostanze chimiche
chiamate fattori di coagulazione, che attirano a loro volta altre piastrine. Le piastrine si
ammassano sulla lesione formando una sorta di tappo nel punto danneggiato.
Nel frattempo prende l’avvio, grazie anche ai fattori della coagulazione, una serie di
reazioni che portano alla conversione delle molecole di fibrinogeno in fibrina. I filamenti
di fibrina sono insolubili e formano una rete che trattiene il sangue, sigilla i vasi e
fornisce un’impalcatura per la formazione del tessuto cicatriziale.
La trasformazione del fibrinogeno in fibrina richiede diversi enzimi e molti fattori di
coagulazione. L’assenza di uno di questi fattori può ritardare la coagulazione e causare un
eccessivo sanguinamento. Poiché il fegato produce la maggior parte dei fattori di
coagulazione, le malattie del fegato (come le epatiti e le cirrosi) possono generare rischi
di emorragie. Le persone affette da emofilia (una malattia genetica incurabile) sono
predisposte a emorragie incontrollate, dovute all’incapacità ereditaria di produrre uno dei
fattori di coagulazione.

Il plasma(è una soluzione complessa)


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Il plasma è la frazione liquida del sangue. È formato per circa il 90% di acqua e contiene
oltre 100 tipi di sostanze: gas disciolti (ossigeno e diossido di carbonio), ioni, molecole
organiche di piccole dimensioni, proteine con varie funzioni, ormoni lipidici e vitamine,
prodotti di scarto dell’attività cellulare.
La maggior parte degli ioni sono Na+ e Cl– (da cui il sapore salato del sangue), ma sono
presenti anche molti altri ioni. Le piccole molecole organiche del plasma comprendono
sostanze di vario genere indispensabili per la sopravvivenza delle cellule come
il glucosio, gli amminoacidi, i lipidi, il colesterolo e l’acido lattico.
Il plasma è molto simile nella sua composizione al fluido interstiziale e molti dei suoi
componenti si muovono senza difficoltà tra questi due comparti fluidi del corpo. La
differenza principale tra i due comparti è la maggior concentrazione di proteine nel
plasma.

L’emopoiesi (avviene nel midollo osseo)


Gli elementi figurati del sangue hanno in genere vita limitata. Solo alcuni tipi di linfociti
possono sopravvivere per anni, mentre tutti gli altri (i leucociti, gli eritrociti e le piastrine)
si rinnovano in tempi brevi.
Il processo che produce continuamente nuovi elementi figurati per sostituire quelli che
degenerano si chiama emopoiesi e si svolge principalmente nel midollo osseo, dove sono
presenti cellule staminali multipotenti chiamate emocitoblasti. Ognuna di esse può
generare tutti gli elementi figurati, ma la produzione avviene in quantità diverse per
ciascun tipo di elemento in relazione alle esigenze dell’organismo. Ciò è possibile perché
l’emopoiesi avviene per tappe e la proliferazione delle cellule intermedie è regolata da
specifici fattori di crescita e ormoni (come l’eritropoietina).
L’emocitoblasto può dare origine a due diverse serie di cellule staminali: le cellule
mieloidi e le cellule linfoidi. Le cellule linfoidi producono solo i linfociti e danno origine
a due diversi tipi di cellule: i linfociti B, che maturano nel midollo osseo e vengono poi
trasferiti al sistema linfatico, i linfociti T che maturano e diventano funzionali nel timo e i
linfociti NK.
Le staminali mieloidi danno origine agli eritrociti, alle piastrine, ai monociti e ai
granulociti. Inizialmente gli eritrociti immaturi sono nucleati, producono emoglobina e si
dividono molte volte. Quando il contenuto di emoglobina di un eritrocita si avvicina a
circa il 30%, il nucleo, il reticolo endoplasmatico, l’apparato di Golgi e i mitocondri della
cellula cominciano a degradarsi. Al termine di questo processo, l’eritrocita si insinua tra
le cellule endoteliali dei vasi sanguigni nel midollo osseo ed entra nella circolazione.
In condizioni normali il midollo osseo produce circa 2 milioni di eritrociti al secondo. La
produzione è controllata da un ormone chiamato eritropoietina.

Dalle staminali mieloidi derivano anche i megacariociti: grosse cellule che rimangono nel
midollo osseo e da cui si staccano continuamente frammenti cellulari che vengono
rivestiti da una membrana, dando così origine alle piastrine.
LE PRINCIPALI PATOLOGIE DELL’APPARATO
CARDIOVASCOLARE
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Il sangue è il tessuto fluido che circola in tutte le cellule dell’organismo trasportando


nutrienti, ormoni, prodotti di scarto e gas respiratori.
Proprio per questo è un ottimo indicatore del nostro stato di salute.
Una semplice analisi del sangue ci può fornire un quadro generale sulle nostre condizioni
e può essere anche un campanello di allarme di eventuali disfunzioni, come le anemie e le
leucemie.

Le analisi del sangue


L’esame emocromocitometrico (o emocromo) fornisce una visione generale del quadro
clinico del paziente.
L’esame comprende il conteggio del numero dei globuli rossi, dei globuli bianchi, delle
piastrine e la determinazione della concentrazione di emoglobina. Il prelievo viene fatto
di solito a digiuno, da una vena superficiale del braccio; il sangue viene trattato con un
anticoagulante e inviato al laboratorio di analisi. Valori di emocromo che si discostano
dalla norma sono indice di patologie in atto.

La formula leucocitaria è il conteggio di cinque tipi di globuli bianchi: neutrofili,


eosinofili, basofili, linfociti e monociti. L’analisi del campione di sangue fornisce
indicazioni sulla presenza di eventuali patologie .tra le più comuni patologie dei leucociti
ricordiamo:
 La diminuzione dei globuli bianchi (NEUTROPENIA), associata a
immunodeficienze o terapie immunodepressive;
 l’aumento dei neutrofili (NEUTROPENIA) è tipico delle infezioni batteriche;
 l’aumento dei linfociti (LINFOCITOSI) è spesso associato a malattie virali;
 l’aumento degli eosinofili (EOSINOFILIA) e dei basofili (BASOFILIA) è un
segnale di allergie in corso;
 l’aumento dei monociti (MONOCITOSI) segnala infine infezioni, intolleranze
farmacologiche o malattie del sangue.
La diminuzione del numero dei globuli rossi e degli indici correlati (Hb, Ht) è un segnale
di anemia; i segni clinici associati a questa condizione, che può essere una spia di
eventuali patologie in atto, comprendono affaticamento, stanchezza e capogiri.
Se invece diminuisce il numero delle piastrine (trombocitopenia) si possono avere
problemi nella coagulazione del sangue, a cui sono associate piccole emorragie,
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sanguinamenti e presenza di sangue nelle feci. Questa condizione può essere dovuta, per
esempio, all’assunzione di farmaci oppure a un’infezione virale.
Analizzando il sangue si può evidenziare la presenza di patologie cardiovascolari o renali.
L’azotemia, per esempio, segnala la funzionalità dei reni;( questo indice si riferisce alla
quantità di composti azotati non proteici presenti nel sangue. I valori normali variano da
10 a 50 mg/100mL; valori diversi possono segnalare una ridotta funzionalità renale).
Un alto livello di LDL (le proteine che trasportano il colesterolo) può rappresentare un
fattore di rischio per l’infarto o l’ictus. Infine, una valore della VES (velocità di
sedimentazione degli eritrociti) più alto del normale segnala che è in atto un’infezione.

Esistono diversi tipi di anemie


L’anemia è una condizione patologica caratterizzata dalla carenza del contenuto di
emoglobina nel sangue.
Poiché l’emoglobina è legata al trasporto dell’ossigeno, i sintomi più tipici delle anemie
sono pallore, dispnea (difficoltà nella respirazione) e debolezza.
 Le anemie emorragiche sono dovute a perdita di sangue acuta o cronica. Le cause
possono essere un’ulcera, un flusso mestruale eccessivo o una ferita. Anche la carenza
cronica di ferro, detta iposideremia, può causare un’anemia simile a quelle
emorragiche (in questo caso si parla di microcitemia). Le anemie emorragiche si
curano con trasfusioni o, nell’ultimo caso, con somministrazione di ferro.
A questo tipo di anemie appartengono anche quelle dette emolitiche, in cui la carenza
deriva da un eccesso nella distruzione degli eritrociti. Le cause, in questo caso,
possono essere legate alla presenza di cellule difettose, che l’organismo elimina
naturalmente, oppure all’azione di agenti patogeni (parassiti) o di sostanze tossiche.
La terapia in caso di intossicazione o infestazione varia in base all’agente che si dovrà
eliminare, mentre in presenza di cellule anormali occorre determinare la causa di
questa condizione; in questo caso, l’anemia è da considerarsi un sintomo della
patologia da curare, più che la malattia.

 La diminuita produzione di sangue può essere dovuta a varie cause, tra cui la
carenza di acido folico o di vitamina B 12, necessari per la produzione
dell’emoglobina e, dunque, per l’eritropoiesi. Queste due forme sono riconoscibili
perché associate a eritrociti di dimensioni superiori alla norma e si curano con la
somministrazione della sostanza carente.
Un caso particolarmente grave è quello dell’anemia perniciosa ,in cui il carente
assorbimento di vitamina B12 è legato alla mancanza di uno specifico fattore intestinale.
Questa forma di anemia è legata anche a gravi disturbi nel funzionamento del sistema
nervoso, dello stomaco e dell’intestino e spesso conduce al decesso del paziente.

La forma di anemia detta ipoplastica o aplastica, invece, può essere dovuta all’effetto di
farmaci, a radiazioni o a malattie autoimmuni, a causa delle quali il sistema immunitario
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tende a eliminare gli eritrociti. In quest’ultimo caso, l’unico intervento possibile è il


ricorso a trasfusioni, mentre nei primi due casi occorre in primo luogo rimuovere la causa
e poi trattare con farmaci che stimolino l’eritropoiesi.
Tra i molti altri tipi di anemia si rammenta l’anemia falciforme , la cui causa è una
mutazione genetica, che produce un’emoglobina anormale.

La leucemia è una malattia tumorale


Le leucemie sono un gruppo di patologie caratterizzate da una proliferazione anormale
dei leucociti. Talvolta sono confuse con le anemie, perché l’anemia è spesso uno dei
sintomi delle leucemie, ma di fatto si tratta di malattie tumorali che colpiscono il sangue
o il tessuto emopoietico del midollo osseo.

Le leucemie si possono distinguere sulla base della rapidità del decorso (leucemie
acute e leucemie croniche) oppure sul tipo di cellule colpite: secondo questo criterio, si
distinguono leucemie linfocitiche e leucemie mielogene.
Diversi tipi di leucemie possono colpire preferenzialmente pazienti di specifiche età; per
esempio, la leucemia linfoblastica acuta colpisce soprattutto i bambini.
Come già detto, una singola mutazione genica non basta provocare il cancro; in particolar
modo, nelle leucemie alcuni studi dimostrano che sono necessari almeno 3 eventi casuali
indipendenti affinchè si abbia una trasformazione tumorale dei leucociti.
Si sa che nelle leucemie esiste una componente genetica, ma l’esposizione a particolari
agenti ambientali può aumentare il fattore di rischio. Tra questi agenti vi sono le
radiazioni ionizzanti, alcuni tipi di virus e alcune sostanze chimiche come il benzene(un
inquinante presente nell’aria di città).
Questo tipo di tumore ha sempre un periodo medio-lungo tra la comparsa degli eventi
scatenanti e l’insorgenza della malattia. Per esempio la percentuale di leucemie a
Hiroshima e Nagasaki si verificò solo dopo 5 anni dall’esplosione delle bombe atomiche
e il picco si verificò dopo 8 anni.
Durante questo periodo di incubazione, le cellule subiscono lenti cambiamenti di
struttura: nuclei ingrossati, estroflessioni della membrana plasmatica e un citoplasma
ricco di mitocondri.
Queste trasformazioni possono durare diversi anni prima di dare origine alla vera
malattia, dopodiché il paziente muore nel giro di pochi mesi.
Un esempio della lenta progressione tumorale è dato dalla leucemia mieloide cronica.
Alla base di questa leucemia c’è il mutamento del cosiddetto <Cromosoma Philadephia>
caratterizzato da una traslocazione cromosomica. La malattia inizia con la produzione
eccessiva di globuli bianchi e continua in maniera silente per alcuni anni (fase cronica).
Nella fase successiva(fase acuta) tutto il sistema emopoietico da cellule che oltre
all’anomalia cromosomica presentano mutazioni che permettono loro di proliferare in
maniera incontrollata e velocemente. Alla fine il numero delle cellule tumorali supera il
numero delle cellule normali.
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Tra i sintomi più frequenti delle leucemie vi sono problemi nella coagulazione del
sangue, a causa del ridotto numero di piastrine, compromissione più o meno grave del
sistema immunitario con pericoli di insorgenza delle cosiddette «infezioni
opportunistiche» e anemia derivante dalla carenza di eritrociti.
Sebbene i sintomi non siano specifici, di solito un esame del sangue è in grado di
individuare con precisione la leucemia e, sulla base delle anomalie presenti, anche di
distinguerne il tipo.
La maggior parte delle forme di leucemia viene curata con la chemioterapia, anche se in
alcuni casi si può fare ricorso alla radioterapia. In alcuni tipi di leucemia è possibile
ricorrere al trapianto di midollo osseo.

Le malattie cardiovascolari
Le malattie cardiovascolari sono responsabili ogni anno di circa un terzo di tutti i decessi
che si verificano negli Stati Uniti e in Europa. La causa immediata della maggior parte di
queste morti è l'infarto o l’ictus, ma spesso questi eventi sono il risultato finale di una
malattia chiamata aterosclerosi che inizia in realtà molti anni prima che i sintomi si
manifestino. Questa è dunque una malattia a decorso asintomatico, almeno nelle fasi
iniziali.
Quando sono sane, le arterie presentano un rivestimento interno liscio di cellule
endoteliali ; tale rivestimento può essere danneggiato dall’ipertensione cronica, dal fumo,
da una dieta ricca di grassi o da microrganismi. I depositi, chiamati placche, cominciano
a formarsi proprio nei siti in cui l’endotelio perde la sua integrità. Come prima reazione,
le cellule endoteliali danneggiate attraggono alcuni leucociti. Tali cellule vengono poi
raggiunte da cellule muscolari lisce che migrano dagli strati profondi della parete
arteriosa.
I lipidi, specialmente il colesterolo, vengono facilmente depositati in queste cellule,
cosicché la placca aterosclerotica in formazione si riempie di grasso. Il tessuto connettivo
fibroso prodotto dalle cellule muscolari lisce della placca, insieme con depositi di calcio,
rende la parete dell’arteria meno elastica (per questo motivo si parla spesso di
«indurimento delle arterie»).
Il deposito della placca in crescita rende inoltre più stretta l’arteria e causa turbolenza nel
flusso sanguigno. Se le piastrine del sangue aderiscono alla placca (vedi ▶figura 11), ha
inizio la formazione di un coagulo sanguigno intravascolare, o trombo, che può
rapidamente bloccare l’arteria.
Come abbiamo visto, il sangue che rifornisce il muscolo cardiaco fluisce attraverso le
arterie coronarie che sono fortemente suscettibili all’aterosclerosi. Se queste arterie si
restringono, il flusso sanguigno diretto al muscolo cardiaco diminuisce.
Dolore al petto e accorciamento del respiro durante un leggero sforzo sono sintomi di
questa patologia.
Una persona con aterosclerosi è ad alto rischio di formazione di un trombo in un’arteria
coronaria. Questa condizione, chiamata trombosi coronarica, può bloccare totalmente il
vaso, causando un attacco di cuore, o infarto miocardico.
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Un frammento di trombo che si stacca, chiamato embolo, può viaggiare ed entrare in un


vaso di piccolo diametro, bloccando il flusso sanguigno (o embolia). Le arterie già
ristrette dalla formazione della placca sono probabili siti di embolia. Un’embolia in
un’arteria del cervello causa la mancata ossigenazione delle cellule da parte delle arterie,
fino a causarne la morte. Questo evento è definito ictus: lo specifico danno che ne risulta,
come perdita della memoria, problemi del linguaggio o paralisi, dipende dal sito
dell’arteria bloccata.
Probabilmente i principali determinanti dell’insorgenza dell’aterosclerosi sono la
predisposizione genetica e l’età. I fattori di rischio ambientali giocano comunque un ruolo
decisivo. Se si ha una predisposizione genetica all’aterosclerosi, è ancora più importante
rendere minimi i fattori di rischio ambientali. Questi includono le diete ricche di grassi e
di colesterolo, il fumo e uno stile di vita sedentario. Anche alcune situazioni mediche non
trattate come ipertensione (alta pressione sanguigna), obesità e diabete sono fattori di
rischio per l’aterosclerosi. Cambiamenti migliorativi della dieta e il controllo medico dei
fattori predisponenti possono prevenire l’aterosclerosi ed evitarne gli esiti letali.