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LINGUAGGIO

ASTRALE

dal 1970

Pubblicazione Trimestrale
del Centro Italiano di Discipline Astrologiche

Associazione culturale non lucrativa

ANNO XLVII n. 192


Autunno 2018
Casa Quarta 65

Patrizia Nava

CARPI: UN OROSCOPO
DI FONDAZIONE

L.A. 192–140

La cultura astrologica alla corte dei Pio e la fondazione delle mura del
Castello: qualche ipotesi e un tentativo di ricostruzione basato sulle ore
planetarie.

Il palazzo dei Pio, detto comunemente Castello di Carpi, è un vasto e


affascinante complesso monumentale, assai articolato, formato da roc-
che, torrioni, cortili e fabbricati edificati a partire dall’epoca matildica,
fino al XVII secolo. Fu stabile residenza della famiglia dei Pio dal 1327
fino al 1525, quando la città di Carpi passò definitivamente sotto il do-
minio degli Este.
Alcune delle strutture più antiche sono andate distrutte, ma i docu-
menti storici ricordano una Torre Bianca (o Torre Vecchia), demolita nel
1555 per ordine del Duca Ercole II d’Este, sulla quale una lapide mar-
morea recava memoria della fondazione delle mura del Castello a opera
di Manfredo Pio, signore del luogo nel 1332. La natura dell’iscrizione, di
tipo commemorativo e insieme astronomico-astrologico, suggerirebbe
una probabile elezione del momento opportuno per la posa della prima
pietra, un vero e proprio oroscopo di fondazione.1

Le tracce più antiche


Nel Dizionario topografico-storico degli Stati Estensi, Girolamo Tiraboschi
ci rivela che, sebbene il territorio di Carpi abbia donato reperti arche-
ologici che testimonierebbero insediamenti abitativi sporadici anche in
epoche antiche, in un ambiente prevalentemente boscoso e paludoso, la
prima menzione esplicita di un Loco Carpio risale all’anno 753, quando

1
Ringrazio l’amica Lorella Malavasi per aver attirato la mia attenzione su questo
tema. Ringrazio anche Emanuele Ciampi di Cielo & Terra per l’interessante scambio
di opinioni sulla carta ricostruita.
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compare nel diploma che Re Astolfo stila a favore dell’Abbazia di No-


nantola, compreso tra i confini delle terre a essa riconosciute. Allo stesso
Re Astolfo si attribuisce la fondazione della Chiesa di Carpi, circostanza
comprovata da diverse considerazioni di ordine storico e da Bolle Papali,2
ma non, ci avverte il Tiraboschi, dall’iscrizione che si legge su una delle
lastre marmoree inserite sulla facciata dell’antica pieve romanica di San-
ta Maria in Castello, oggi detta Sagra, che segnala il 751 come data di
fondazione. Si tratta infatti di un probabile rifacimento cinquecentesco di
un’ipotetica iscrizione più antica, «e perciò dagli eruditi non può prender-
si come autorevole testimonianza».3
Prudente considerazione, che ci ricorda come tali iscrizioni comme-
morative, talora tarde e inficiate spesso da considerazioni di opportunità
politica e religiosa, sostanzialmente celebrative, non sempre siano atten-
dibili o accurate, e di come sia necessario non sottovalutare la difficoltà
della ricostruzione filologica e storica, evitando di accettarne le informa-
zioni alla lettera. Questa consapevolezza ci accompagnerà nel tentativo
di verificare la plausibilità dell’iscrizione della Torre Bianca, il presunto
oroscopo di fondazione delle mura, che presenta problematiche non irri-
levanti e incongruenze astronomiche che cercheremo di comporre.

La cultura astrologica alla corte dei Pio


Non vi è dubbio che la cultura astrologica permea la vita quotidiana e
determina molte delle scelte politiche e personali dei signori medievali
e rinascimentali. La corte dei Pio non fa eccezione e la città di Carpi ne
conserva testimonianze artistiche e iconografiche, come confermano i
due affreschi raffiguranti il Carro del Sole e il Segno del Leone, originaria-
mente collocati nelle lunette di un salone al pianterreno del Palazzo dei
Pio. Ma è all’epoca di Alberto III (1475-1531), ultimo signore di Carpi,
che la sua passione personale per la matematica, l’astronomia e l’astro-
logia si manifesta pienamente in numerose testimonianze, traccia di una
pratica astrologica manifesta, diffusa anche tra i nobili della corte.
Nipote per parte di madre di Giovanni Pico della Mirandola, Alberto III
ha una ricca biblioteca astronomico-astrologica che comprende volumi
a lui espressamente dedicati dai maggiori editori dell’epoca. Il notaio,

2 
Girolamo Tiraboschi, Dizionario topografico-storico degli Stati Estensi, opera po-
stuma del Cavalier Abate Girolamo Tiraboschi, Tomo I (A – L), Modena, Tipografia
Camerale, 1824, p. 135.
3 
Ibidem
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calligrafo e astrologo Sigismondo de Sigismondi è di casa al Palazzo e


Alberto stesso ne richiede i servigi quando la moglie, la Contessa Cecilia
Orsini, incinta di tre mesi, desidera sapere in anticipo il sesso del nasci-
turo. L’erede sarà maschio, come conferma l’astrologo in una lettera al
suo signore, datata 25 giugno 1524, nella quale dichiara di aver calcola-
to ben «quattro figure per la signora Contessa: e tutte sono state a questo
modo, come è quella ch’io mando intraclusa».4

L’iscrizione
Lo status di Carpi all’inizio del XIV secolo era di “Castello con borgo”,
diviso in Borgo Vecchio o Superiore e Borgo Nuovo o Inferiore. Per com-
pletarne la fortificazione, Manfredo Pio, nuovo signore di Carpi, ottenuta
l’investitura nel 1331 da Giovanni re di Boemia, diede inizio a grandi
opere per affermarne un più sicuro possesso, fondando le mura della
Cittadella. Scrive il Tiraboschi:
“Altre fortificazioni vi aggiunse Manfredo Pio, alle quali diede princi-
pio l’anno 1332., e furon compite dieci anni appresso, come comprovasi
da certi rozzi versi, che già ivi vedevansi, e che si riportano dal P. Maggi.
Ei riferisce ancora una Storico-Astrologica Iscrizione, che leggevasi so-
pra una Torre, ed è la seguente: 1332. die tertia Octobris die Veneris, die
14. Lunae in prima Facie Piscium, hora Veneris, Sol in Libra. Dominus
Manfredus de Pijs fecit incipere murari Castrum Carpi, et in fundamentis
inventa fuit imago Jovis lapidis marmorei, et postea fuit posita super tur-
rim veterem. Et tunc Marchio Rinaldus Estensis, Albertus Scala, Guido
de Gonzaga erant in obsidione”.5
Il materiale da cui partire per la ricostruzione dell’oroscopo di fonda-
zione è pertanto questo: «Terzo giorno di ottobre 1332, venerdì, quattor-
dicesimo giorno della Luna nel primo decano dei Pesci, ora di Venere,
Sole in Bilancia.»

4 
La lettera è riportata da Lucia Armentano in Teatro del cielo e della terra, Astrono-
mia, astrologia e misurazione del tempo, Carpi 2004, p. 21.
5 
Ivi, p. 145. La fonte del Tiraboschi è il Padre Guglielmo Maggi, che nelle Memorie
Historiche della città di Carpi, Carpi, Nicolò Degni, 1707, pp. 38-39, riporta il testo
dell’iscrizione perduta. Ma lo stesso testo, con l’aggiunta delle parole ubi muraba-
tur, compare anche in Memorie storiche e documenti sulla città e sull’antico prin-
cipato di Carpi, a cura della Commissione Municipale di Storia Patria e Belle Arti,
vol.I, Carpi, Pederzoli e Rossi, 1877, dove la fonte citata è la Storia Genealogica
della famiglia Pio del Superbi.
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È probabile che qualche studioso, incuriosito dalla descrizione appa-


rentemente assai precisa, abbia tentato il calcolo della carta oroscopi-
ca, ma le mie ricerche in proposito non hanno dato frutti. L’unico bre-
ve commento a questo cielo inaugurale l’ho rinvenuto in un opuscolo
pubblicato a Carpi come guida alla mostra Teatro del cielo e della terra.
Astronomia, astrologia e misurazione del tempo, in occasione delle mani-
festazioni collegate al Festival Filosofia del 2004.6 Tale commento, tutta-
via, non coglie il significato tecnico di alcuni termini chiave: la dicitura in
prima facie Piscium, per esempio, non si riferisce a una generica “prima
fase della Luna”, ma significa “nel primo decano dei Pesci”, cioè la sud-
divisione che va dal primo al decimo grado del segno zodiacale. Inoltre le
dignità essenziali morpurghiane, applicate al tema per giustificarne l’ef-
ficacia astrologica, sono ben diverse da quelle utilizzate nel XIV secolo.

Le ore planetarie
L’astrologo contemporaneo noterà subito come la nostra promettente
iscrizione non ci dia che informazioni vaghe sull’orario del tema. Mentre
giorno, mese e anno sono menzionati, l’unica indicazione oraria è la lo-
cuzione hora Veneris, un riferimento all’ora planetaria.
Le ore planetarie, nella loro forma storicamente più comune, sono
unità temporali calcolate dall’istante del sorgere del Sole fino al tramon-
to, suddividendo il periodo di luce in 12 parti uguali, procedendo poi
a dividere nello stesso modo il periodo di buio, dal tramonto all’alba
successiva. Si ottengono così 24 “ore” che, è intuitivo, non coincidono
affatto con le scansioni asettiche dell’orologio, ma variano in durata in
base alla stagione dell’anno. D’estate le ore diurne saranno molto più
lunghe di quelle notturne, e il contrario accadrà d’inverno. Inoltre, l’inizio
del dì varierà di giorno in giorno perché sempre diverso sarà l’istante del
sorgere. Ecco perché le ore planetarie sono talora definite ore temporarie
ineguali.7

6 
Il commento astrologico di Giovanni Bulgarelli compare a p. 17 dell’opuscolo ci-
tato.
7 
La definizione viene anche applicata, più raramente, ai periodi di tempo effetti-
vamente disuguali determinati in base al sorgere dei segni all’orizzonte Est (15° di
eclittica = 1 ora temporale). In questa accezione, testimoniata anche dal Sacrobo-
sco (XIII sec.), ma raramente utilizzata nella gnomonica, il cerchio di riferimento è
l’eclittica invece dell’equatore. Cfr. Nicola Severino, Le prime immagini delle ore
planetarie secondo Giovanni di Sacrobosco, pubblicato su www.nicolaseverino.it nel
novembre 2008.
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A partire dalla prima ora della giornata, a queste scansioni temporali


viene poi attribuito un governatore planetario che ne caratterizza la qua-
lità, seguendo l’ordine caldaico degli astri, dal più lontano al più vicino,
dal più lento nel moto apparente intorno alla terra, al più veloce: Satur-
no, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna, ricominciando poi da
Saturno quando necessario. La sequenza dei pianeti si ripete ogni sette
ore, così che la prima e l’ottava ora sono dedicate allo stesso governato-
re planetario. La dedica della prima ora del giorno è quella che impone
il nome al giorno stesso: quella di Venere sarà la prima ora del venerdì,
quella di Mercurio la prima ora del mercoledì e via seguendo.
Ma la cosa più interessante, dal punto di vista storico, è che il siste-
ma ha origini antiche e i documenti mostrano che è stato applicato per
millenni senza variazioni né soluzione di continuità, a differenza della
sequenza numerica dei giorni, che ha subito invece aggiustamenti com-
plessi con l’eliminazione di numerosi giorni nel passaggio, per esempio,
dal calendario giuliano a quello gregoriano, o l’addizione di un giorno nel
caso degli anni bisestili. Tutte queste modifiche hanno avuto luogo senza
che la sequenza delle ore planetarie e la loro dedicazione ai pianeti – e
di conseguenza i nomi dei giorni della settimana – abbiano mai subito
cambiamenti o interruzioni. Anche nel caso in cui, come accadeva a
Babilonia, in Grecia e probabilmente ad Alessandria, la prima ora del
giorno fosse considerata quella successiva al tramonto,8 le testimonian-
ze archeologiche suggeriscono la continuità della sequenza, di probabile
origine ellenistica, almeno a partire dal I secolo D.C.9 Vettio Valente con-

8 
Cfr. O. Neugebauer, H.B. Van Hoesen, Greek Horoscopes, The American Philoso-
phical Society, Philadelphia 1959, pp. 167-169.
9 
Il graffito pompeiano citato in Peter Keegan, Gareth Sears, Ray Laurence, Written
Space in the Latin West, 200 BC to AD 300, Bloomsbury, London 2013, p. 89, che
definisce il mercoledì 6 febbraio 60 DC dies Solis, forse prendendo il nome dall’ora
del tramonto, la XIII dedicata al Sole, potrebbe suggerire una continuità stupefa-
cente nel corso dei secoli, da verificare con ulteriori evidenze. Sulla corrispondenza
dell’ora e del giorno planetario in datazioni più recenti non sussistono dubbi: per
esempio una stele votiva ritrovata nella provincia del Leon, in Spagna, definisce
correttamente dies Iovis il 12 febbraio 224 DC, mentre l’epitaffio di Eusebia, stele
ritrovata a Trier in Germania, definisce lunedì il giorno 12 luglio 409 DC (vedi Ilaria
Bultrighini, New light on five Latin inscriptions of the later imperial period, with
special reference to their dating formulae, «Epigraphica» LXXIX, Fratelli Lega Editori,
Faenza 2017, e Notes on Days of the Week and Other Date-Related Aspects in Three
Greek Inscriptions of the Late Roman Period, «Zeitschrift für Papyrologie und Epi-
graphik» 201, Bonn 2017, pp. 187-196).
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ferma quest’uso, che porta talora a una doppia denominazione: come


l’arco diurno è governato dal pianeta cui è dedicata la prima ora dell’al-
ba, così l’arco notturno riceve il battesimo dalla prima ora della notte, al
tramonto del Sole.10 La pratica resisterà nel tempo, tanto da permettere
a Domenico Maria da Novara, docente di astronomia all’Università di
Bologna nel XV secolo, nel pronostico del 1484 dove l’ingresso del Sole
all’equinozio di primavera è calcolato, con sensibile errore,11 per merco-
ledì 10 marzo J.C. 9h35m pm, «videlicet in nocte Solis hora Mercuri», di
parlare di “notte della domenica”, la notte dedicata al Sole.12

Le ore planetarie diurne e notturne di Vettio Valente, nella traduzione di Mark Riley

10
Robert L. Odom, Vettius Valens and the Planetary Week, Andrew University,
1965-3-2, p. 125, riferisce di come «Vettio Valente non usava il giorno civile ro-
mano, calcolato da mezzanotte a mezzanotte. Calcolava il giorno da tramonto a
tramonto. Quando cita un giorno della settimana o del mese, parla di un giorno che
inizia alla sera (intorno al tramonto) prima della mezzanotte che segna l’inizio del
giorno civile. Questo è dimostrato dal fatto che conta le 24 ore invariabilmente dalla
prima ora notturna». Vedi Vettius Valens, Anthologiarum Libri 9.1.10.
11
Secondo i calcoli moderni, l’equinozio avvenne l’11 marzo alle ore 6:11:03 UT.
Anche la dicitura hora Mercuri andrebbe rettificata: l’ora di Mercurio, al momento
calcolato dal Novara, era trascorsa da 28m in favore dell’ora della Luna. Le tavole
alfonsine, usate come effemeridi all’epoca, erano tutt’altro che precise.
12
Il pronostico originale può essere letto in: Fabrizio Bònoli, Giuseppe Bezza, Salvo
De Meis, Cinzia Colavita, I pronostici di Domenico Maria da Novara, Leo S. Olschki,
Firenze 2012, p. 134.
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L’ora planetaria, quindi, è una sorta di calendario perpetuo che ci per-


mette di correre indietro nel tempo. Così, se in un documento storico
contraddittorio il numero del giorno indicato non corrisponde alla sua
dedica planetaria, c’è sicuramente qualche probabilità in più che faccia
fede il giorno planetario, vista la sua assoluta continuità, rispetto al com-
puto numerico soggetto a mille variazioni, possibile fonte di errore, come
quando, prosaicamente, ci si scorda di calcolare un giorno in più per un
anno storico bisestile.
L’ora planetaria di Venere attestata nell’iscrizione di Carpi, considerando
che il giorno è un venerdì (die Veneris), potrebbe quindi essere la prima
ora del giorno, o l’ottava, o la quindicesima, oppure ancora la ventidue-
sima. La ricerca si fa interessante...

Problemi di attendibilità e incongruenze astronomiche


L’entusiasmo per la scoperta si trasforma presto in perplessità. Non ab-
biamo garanzie che quella iscrizione, riportata a distanza di qualche se-
colo dalla sua distruzione, sia effettivamente priva di errori e corrispon-
dente esattamente al supposto originale.
Non sappiamo neppure se tale iscrizione sia davvero da considerarsi
coeva all’evento che descrive. Nulla sappiamo, inoltre, delle abilità di
calcolo astronomico dell’anonimo astrologo incaricato della scelta elet-
tiva, o, se non si tratta di elezione, dell’erezione della carta d’evento. Ma
la curiosità incalza.
Balza subito agli occhi, tuttavia, una seria incongruenza astronomica:
ammettendo che die 14 Lunae significhi che il nostro satellite è al suo
quattordicesimo giorno dopo la precedente sizigia, cioè la Luna Nuo-
va del 20 settembre 1332 J.C. alle ore 20:42:14 UT (calcolo Phasis),
è evidente che c’è qualcosa che non va. L’età della Luna indica infatti
l’opposizione al Sole (Luna Piena, 4 ottobre 1332, 20:02:48 UT) e, con
un Sole in Bilancia, non può certo essere nel segno dei Pesci, ma risulta
nel TERZO decano dell’ARIETE. Eppure il testo specifica che la Luna è
nel primo decano dei Pesci e, anche supponendo un errore di calcolo di
diversi gradi, possibile all’epoca, risulta difficile credere che l’astronomo
abbia sbagliato sia decano sia segno e ammetta addirittura un’opposizio-
ne tra segni incongiunti.
Ritenendo che sia più probabile un refuso nel riportare il numero 14,
piuttosto che nel riportare l’intera frase Luna in prima Facie Piscium,
decido di ignorare, per ora, l’età della Luna e di proseguire la ricerca che
sta assumendo il sapore di un’attività investigativa...
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Sorge però un secondo problema: il giorno deve essere un venerdì,


ma il 3 ottobre 1332 è un sabato, se applichiamo la denominazione che
deriva dalla prima ora planetaria, al sorgere del Sole.13 Anche tenendo
conto dell’uso italico di far iniziare il giorno al tramonto precedente (per
cui la sera del 2 ottobre con criterio moderno, risulterebbe già essere il
3 di ottobre ab occasu), rimane la necessità di erigere la carta di fonda-
zione per il 2 ottobre 1332, per avere il giorno di Venere. Discrepanze di
questo tipo non sono affatto rare in letteratura, dovute a volte a errori
di computo, a volte alla differenza tra uso civile e giorno astronomico.14
Inoltre, il 1332 fu un anno bisestile e dimenticare di aggiungere un giorno
al computo porterebbe proprio ad avere un miscalcolato “3 ottobre” di
venerdì. All’interno della finestra temporale così identificata, due ipotesi
mi sembrano particolarmente promettenti.

Prima ipotesi: 2 ottobre 1332, ora ottava


Questa prima ipotesi, che corrisponde a un tempo locale di poco
dopo le 13.00, è la data con minore correzione che rispetti entrambi
i criteri principali: giorno di Venere, ora di Venere. Il Sole in Bilancia,
come prescritto dall’iscrizione, significatore naturale del signore di turno
(il fondatore Manfredo Pio) si trova in nona, sua casa di gioia. È in hayz,
cioè in setta in carta diurna, emisfero diurno e segno maschile/diurno.
Giove, il grande benefico, sorge all’orizzonte, caratteristica condivisa con
numerose carte elettive storiche. Basti pensare all’oroscopo di fonda-
zione della città di Baghdad, o a quello per la posa della prima pietra
dell’osservatorio di Uraniborg, con Sole, Giove e Regolo nascenti.15
L’elezione si pone sotto l’egida dei due benefici: Giove, angolare e
sorgente, dispositore di Venere nel Sagittario e della Luna nei Pesci; Ve-

13 
Ho esplorato anche la possibilità che il giorno fosse denominato seguendo l’altra
convenzione tradizionale, quella che utilizza la dedicazione planetaria della tredi-
cesima ora, subito dopo il tramonto. Ma i risultati sono improbabili, rendendosi
necessario un allontanamento ancora maggiore dal giorno stabilito nell’iscrizione,
ottenendo una Luna tra l’Ariete e il Toro, oppure, in settembre, in Capricorno.
14 
Anche William Lilly nel XVII secolo fa uso, contemporaneamente, del giorno civi-
le del calendario giuliano, della denominazione planetaria derivata dalla prima ora
dell’alba e delle effemeridi che calcolano le ore secondo l’uso astronomico, a partire
dal mezzogiorno del luogo.
15 
Entrambe le carte elettive compaiono, commentate, in Patrizia Nava, Il nobilissi-
mo danese. Emulazione ideale e oroscopi di fondazione sullo sfondo della nascita dei
grandi osservatori europei, «Linguaggio Astrale» 186, 2017. Anche alla pagina web
http://www.astrologiaoraria.com/Tycho.html
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nere, signora del giorno e dell’ora, dispositore del Sole e di Mercurio, nel-
la favorevole undicesima casa, seppure sopra l’orizzonte in carta diurna,
condizione poco confacente a un pianeta notturno, e in applicazione a
Marte, contatto da evitarsi nella fondazione di città, per la connessione
del pianeta rosso con incendi e atti di guerra.16

16
William Ramesey, Astrology Restored Book 3, An Introduction to Elections, Lon-
don 1653, ed. by Kim Farnell 2014, p. 230: «let Mars also be in no aspect or bodily
presence of [...] the lord of the hour at the laying of the foundation or the first stone
towards it».
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L’effigie in pietra raffigurante il dio Giove ricordata nell’iscrizione, rin-


venuta durante gli scavi per le fondamenta delle mura, è forse un reperto
di epoca romana, come già suppose il Tiraboschi, ed è un presagio di
buon auspicio che non ha valore di dato astrologico o astronomico. La
menzione mostra tuttavia la volontà di assicurarsi la protezione celeste di
Giove, che viene opportunamente valorizzato nella scelta del momento
propizio.
La Luna, tuttavia, non si trova nel primo decano dei Pesci, ma quasi
alla fine del secondo, con uno scarto di almeno otto gradi. Possibile, viste
le imprecise effemeridi dell’epoca, ma non ottimale. Ancora più grave
e decisamente sconsigliabile in una carta elettiva, la sua applicazione
all’opposizione di Saturno, già in orbita di medietas. Dubito che un astro-
logo competente avrebbe scelto un momento così critico per la Luna, a
meno che non vogliamo supporre un errore nel calcolo della sua posizio-
ne di entità tale da porre la Luna, nelle intenzioni dell’incauto astrologo,
al sicuro dal contatto con il grande malefico.

Seconda ipotesi: 2 ottobre 1332, ora prima


Anche in questo caso sono rispettate le condizioni che prevedono il gior-
no di Venere e l’ora di Venere. In più, Venere è sotto l’orizzonte, seppure in
casa succedente, e governa l’ascendente, oltre a disporre di Sole e Mer-
curio. Il benefico Giove dispone di Venere e della Luna. Di nuovo, quin-
di, il momento prescelto è sotto i favorevoli auspici delle due Fortune.
Il Sole è in hayz, angolare e sorgente: anche questa posizione è carat-
teristica e ricercata nelle carte di fondazione storiche (cfr. Tycho Brahe –
Uraniborg). La fissa Spica (Alpha Virginis), una delle sei stelle regali, in-
dicante fortuna e successo, è sorta da poco all’orizzonte Est, con il Sole.
Questo è un vero bonus: è il momento giusto per posare la prima pietra.
Vero è che il pericoloso Marte è fuori setta in decima casa, ma in casa
angolare (la settima) e fuori setta si trovava anche nel tema precedente.
Ma soprattutto, ciò che mi convince di più è la posizione della Luna. Non
tanto per la sua congiunzione esatta con la Parte di Fortuna – che, calco-
lata sia in longitudine sia in mundo, è sempre con il luminare notturno,
quando il diurno è esattamente all’ascendente – ma perché stavolta, a
13° dei Pesci, è in luogo compatibile con la definizione in prima Facie
Piscium, considerando che raramente la posizione dei pianeti veloci nei
temi storici è esattamente la stessa ottenibile con le effemeridi moderne.
Finalmente! Saturno in questo modo è ancora lontano, fuori dall’orbita di
medietas della futura opposizione.
Casa Quarta 75

Conclusioni
Le altre ore possibili, la quindicesima e la ventiduesima, non offrono temi
convincenti, oltre a essere ore notturne, poco pratiche – e poco praticate
– per la fondazione di città, istituzioni e castelli.
Neppure volendo a tutti i costi mantenere il 3 ottobre, come data di
riferimento, otterremmo il rispetto della descrizione: quello è il giorno di
Saturno, non di Venere. Calcolando il tema per le 10.25 circa ora locale,
ora di Venere con Venere sorgente, avremmo Saturno esattamente al
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Medio Cielo e la scorpionica Antares, stella di Marte, all’orizzonte Est.


William Ramesey, nel suo Astrologia Restaurata, ci ricorda che Saturno,
se forte e ben messo, può avere un ruolo nelle carte di fondazione delle
città, perché la sua presenza richiama l’idea della durata.17 Ma la Luna si
troverebbe in opposizione ancora stretta a Saturno e in ingresso, nel giro
di un quarto d’ora, nel segno dell’Ariete.
Rimango quindi dell’idea che il tema più compatibile ci racconti che
la fondazione avvenne il 2 ottobre 1332, giorno di Venere e ora di Venere,
con la Luna nel primo decano dei Pesci, Spica e il Sole sorgenti, all’alba.

17 
Ibidem.