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BOLLEttino

PER LA RINASCITA DELLE TESTE FIORITE…


La * ragnatela fiera,
delle soluzioni immaginarie,
linfa che scorre nelle mie coronarie
ad ogni appuntamento ci trovo il nutrimento
come se fossi in un enorme sciame
mi dico "agri cultura, anche la testa ha fame"

www.ragnatela.noblogs.org
Spesso ci chiedono chi siamo che facciamo … magari i 2 articoli che seguono della scorsa estate
possono aiutare a conoscerci meglio … * la poesia in copertina è di Mario , il disegno di
ArmandoPaciok , CerchiAmoCi è un’idea di Valeria

RAGNATELA LA TRANSITON TOWN NAPOLETANA


Di Salvatore Allinoro ,articolo pubblicato sulla rivista ARPAC(giugno-luglio 2010)

La ragnatela è una fiera dedicata ai prodotti ecocompatibili. Si svolge in scenari da fiaba come le pendici del
Vesuvio o il lago d‘Averno, armonicamente immersi nella natura. Dal 2008 ogni mese mette in contatto le realtà
campane che sognano uno stile di vita alternativo a quello che sta portando alla catastrofe ambientale.
Aggirandosi tra gli stand si può entrare in contatto con prodotti che conoscono solo le sostanze chimiche
provenienti dai cicli degli elementi. Le stesse che hanno consentito e perfezionato la loro evoluzione. Pesticidi,
erbicidi, anticrittogamici, non sono indesiderati, sono banditi. La ragnatela è cibo per patrizi a prezzi da plebei.
Ha lo scopo di dare bio-alternative concrete in qualsiasi ambito della nostra vita, dal cibo all’architettura passando
per il tessile, creando un luogo in cui si possano contemporaneamente concretizzare soluzioni immaginifiche.
E’ possibile acquistare consapevolmente, parlare con chi coltiva direttamente ciò che mangeremo. Per partecipare
alla ragnatela queste persone mettono a disposizione una scheda di autocertificazione in cui sono descritte le
caratteristiche di ciascun prodotto esposto, le tecniche di coltivazione/realizzazione utilizzate, le caratteristiche
del terreno, la provenienza dei semi e l'indicazione del prezzo sorgente .
Sono presenti prodotti in via di estinzione come antichi grani saraceni o prugne altrimenti introvabili, prodotti
tipici, endemici, zonali. L’offerta ha caratteristiche diverse da quella della grande distribuzione, potrete
acquistare cibo di stagione ed a chilometro zero, il meglio se cerchiamo vitamine ed antiossidanti, risparmiando sul
prezzo grazie alla filiera corta ed agli scec.
Per quanto riguarda le carni ed i salumi sarà palese al primo assaggio che si sta gustando qualcosa di pregiato, fuori
dal comune, grazie alla libertà di movimento di cui hanno goduto gli animali cresciuti con sistemi di allevamento
etici.
Qualsiasi varietà orticola è germogliata e cresciuta in orti sinergici, coltivazioni biologiche, difesa dall’attacco
degli afidi dalle coccinelle, non dagli insetticidi. Alla prova del palato così sono in grado di nutrire svelando
l’essenza dei sapori.
E’ un evento a rifiuti zero: i partecipanti utilizzano solo stoviglie portate da casa o offerte dagli organizzatori,
comunque lavabili. Gli unici bicchieri che assomigliano a quelli di plastica sono in realtà formati da polimeri
biodegradabili derivanti da amido di mais.
Sulla rete è possibile rintracciare tutte le informazioni che vi servono grazie ad un blog:
http://ragnatela.noblogs.org/ , (con annessa mailing list) luogo ideale per lo scambio di idee e per il lancio di nuove
proposte,( in pieno stile web 2.0)
Recarsi alla ragnatela può significare intrecciare relazioni umane perché hai dei posti liberi in auto e tramite
internet ci si organizza perché qualcuno possa approfittarne. Un semplice uso delle moderne tecnologie che da solo
sarebbe in grado di dimezzare le problematiche del traffico se diffuso su scala cittadina o regionale.
Lo scambio di semi e piantine è lo strumento che conserva la biodiversità ampliando l’habitat di specie rare.
Tra le attività che si svolgono durante i giorni del raduno, la realizzazione di orti sinergici ed i corsi di cucina.
In una atmosfera del genere l’arte attecchisce rapidamente in tutte le sue forme: il suono tradizionale dei
mandolini si alterna a quello dei mixer che dispensano funk, ovunque sono esposti quadri e sculture, le proiezioni ed
i seminari sono imperdibili. Vengono prodotti opere teatrali e films dedicati alla attuale situazione ambientale.
Per evitare che in tempi rapidi l’acqua si inquini tutta si impara a rispettarla utilizzando detergenti naturali.
Il raduno è raggiunto da carovane di ciclisti che partono anche da decine di chilometri di distanza pur di esserci. E
riequilibrano i sali minerali bevendo tisane di equiseto.
Siete tutti invitati…
Nell’ambito della campagna nazionale “GENUINO*CLANDESTINO – MOVIMENTO di
RESISTENZA CONTADINA” si sta lavorando fondamentalmente su 2 MacroTemi:

1) SISTEMI DI GARANZIA PARTECIPATIVA


2) ACCESSO ALLA TERRA

di seguito alcuni contributi che possono tornare utili per il lavoro da sviluppare

“I GAS E I SISTEMI DI GARANZIA PARTECIPATIVA”


Assemble Nazionale GAS-DES 2010
Estratto del documento del gruppo di lavoro sulla “certificazione partecipata”

«stringete la mano che vi nutre. Non appena lo fate, l’affidabilità torna ad essere una
questione di rapporti umani invece che di normative, etichette o responsabilità legali. […]
La regolamentazione è un sostituto imperfetto di quell’affidabilità e di quella fiducia che sono parti
integranti di un mercato nel quale produttore e il consumatore possono guardarsi negli occhi. Solo
quando saremo corresponsabili di una catena alimentare corta potremo, settimana dopo settimana,
prendere coscienza del fatto che noi facciamo parte di una catena alimentare e che la nostra salute dipende
dalla sua gente, dai suoi terreni e dalla sua integrità – dal suo stato di salute.» M. Pollan, In difesa del cibo,
Adelphi, 2009, pp. 169 – 170

Cosa sono i sistemi di garanzia partecipativa?


“I sistemi di garanzia partecipativa sono sistemi di assicurazione
della qualità che agiscono su base locale. La certificazione dei produttori prevede la partecipazione attiva
delle parti interessate ed è costruita basandosi sulla fiducia, le reti sociali e lo scambio di
conoscenze.”
Sui medesimi fattori appare fondata la definizione offerta da Euclides Mance:
“La certificazione partecipativa […] è un sistema solidale di formazione della credibilità così costruito: una
attività in rete che unisce produttori e consumatori a partire dalle proprie locali relazioni di fiducia.”
Significativa appare l’elencazione degli elementi chiave, che ben si adattano
ad entrambe le definizioni proposte:
1. orizzonte condiviso: produttori e consumatori devono condividere consapevolmente i principi
ispiratori del PGS;
2. partecipazione: la credibilità del sistema è una conseguenza della partecipazione attiva di tutti gli attori;
3. trasparenza: tutti gli attori coinvolti devono avere un buon livello di consapevolezza delle modalità di
funzionamento del sistema una effettiva e sostanziale conoscenza diffusa dei passaggi principali e degli elementi
fondanti del processo;
4. fiducia: il sistema si basa sulla convinzione, diffusa tra tutti gli attori, che i produttori agiscano in buona
fede e che la certificazione sia espressione di tale affidamento;
5. apprendimento: la certificazione deve tradursi in un processo di apprendimento collettivo permanente,
che irrobustisce tutta la rete coinvolta;
6. orizzontalità: tutti gli attori coinvolti devono condividere il medesimo livello di responsabilità e
competenza nel processo.

Benché in questo contesto i termini “garanzia” e “certificazione” vengano spesso utilizzati alla stregua di
sinonimi, l’utilizzo del primo pare preferibile in quanto meglio si presta ad esprimere la “gradualità” (possiamo
dire “con un certo grado di garanzia”), in luogo del secondo che rimanda ad una situazione esclusiva e
discreta (un prodotto/processo o è certificato o non lo è, non può esserlo “in una certa misura”).
Perché promuovere sistemi di garanzia partecipata?
Il processo di certificazione di terza parte (il classico “bollino”) non appare sempre il più adeguato a garantire
la qualità di una produzione o le caratteristiche di un produttore in aderenza ai principi dell’economia delle
relazioni.
In particolare i consueti sistemi di certificazione:
prevedono un ruolo passivo del produttore (il produttore si adegua a indicazioni di altri) e
l’estraneità del consumatore (che non ha alcuna parte nel processo).
agiscono su base esclusiva e discreta: chi risponde alle caratteristiche del protocollo è “dentro”, gli
altri “fuori”.
traggono legittimità dalla indifferenza rispetto al contesto ed alla scala locale: il protocollo di
certificazione è il medesimo per territori diversi o differenti tipologie di produttori (piccoli, grandi, più o
meno strutturati, ecc.)
sono specializzati verticalmente, su singoli aspetti: ogni “bollino” certifica un solo aspetto di un processo
produttivo o un prodotto
richiedono una significativa burocrazia e costi non sempre sostenibili

Come possono i GAS promuovere concretamente la sperimentazione di sistemi di garanzia partecipata?


Concretamente un PGS (Sistema di Garanzia Partecipativa) si realizza a partire da un “tavolo locale” di incontro tra
un produttore (o più produttori) e uno o più gruppi di consumatori organizzati (GAS), basato su una pre-esistente
relazione fiduciaria e diretta tra GAS e produttore. In una visione più ampia il tavolo locale rappresenta il punto di
contatto di reti più estese, che propagano al loro interno informazioni sul sistema di garanzia (trasparenza) e
fiducia nella tenuta del meccanismo (credibilità).

Il primo nucleo operativo di un PGS dovrà tra l’altro stabilire:

cosa certificare: quali aspetti sono rilevanti per quel particolare PGS e dunque inseriti nel protocollo di
certificazione e sottoposti a verifica? Il metodo produttivo, la dignità del lavoro, l’impatto ambientale, la
difesa del territorio, la tutela varietale, ecc.? Le modalità di definizione del prezzo di vendita vengono
inserito nel quadro della certificazione?

con quali modalità effettuare le verifiche: chi effettua le visite presso le aziende aderenti al PGS? Con
quale frequenza? È necessario l’intervento di tecnici o esperti esterni?

come gestire gli esiti negativi delle verifiche: normalmente in un PGS si assume che il mancato rispetto
del protocollo di garanzia condiviso sia frutto di un difetto di informazione/formazione. Conseguentemente,
la rilevazione di irregolarità (purché non tale da interrompere il rapporto di fiducia) non comporta
l’esclusione, ma l’attivazione di un momento formativo o altri opportuni strumenti di adeguamento
(tipicamente l’affiancamento da parte di altri produttori o esperti) attivamente supportato dagli altri partner. Il
rispetto del protocollo di garanzia costituisce dunque una assunzione collettiva di responsabilità, il cui peso
non viene scaricato sul singolo produttore, ma condiviso da tutta la rete;

quali attori partecipano al PGS: la tipologia degli attori costituenti la rete a sostegno del PGS non
necessariamente è limitata a produttori e consumatori, ma dipenderà dalle caratteristiche locali e dagli
obiettivi del sistema. Ad esempio, potrebbe essere auspicabile la partecipazione del sindacato o di
associazioni per la difesa dei diritti dei migranti, quando un obiettivo caratterizzante è la tutela della
dignità del lavoro, oppure degli enti locali, ecc.;

quali produttori partecipano al PGS: quali caratteristiche deve avere un produttore per entrare a fare
parte di un PGS? Si prevede un periodo di affiancamento e formazione?

come dare visibilità al PGS: con quali regole gestire il “marchio”?

La versione integrale del documento si può scaricare sul sito www.ragnatela.noblogs.org


Accesso alla Terra. Una proposta politica

Yo pregunto a los presentes


si no se han puesto a pensar
que esta tierra es de nosotros
y no de el que tenga màs...

Con accesso alla terra si può intendere varie cose, com'è risaltato anche dall'assemblea genuina
clandestina di Perugia. In questo caso mi limito a prendere in considerazione proprio il significato
etimologico dell'espressione: il problema di come poter aver terra per vivere e riprodursi.

La lotta per l'accesso alla terra ha una dimensione diacronica e geografica che potremmo definire
universale. Da quando la vita collettiva dell'essere umano si rompe, da quando si spezza la relazione
sacrale con la Dea Madre, da quando cioè nasce la proprietà privata, ci sono uomini e donne che rimango
esclusi dalla proprietà della terra, vedendo cosi messe in serio pericolo la propria possibilità di vivere
e riprodursi (interessante su questo aspetto è il primo capitolo de “Il ritorno dei contadini”, Silvia
Perez Vitoria, Jaca Book). “Dalla notte dei tempi” fino ad oggi la lotta per la terra, cioè per la vita, non
è mai cessata, anzi è cresciuta proporzionalmente alla concentrazione in poche mani della sua proprietà.
A qualsiasi latitudine e longitudine, uomini e donne hanno lottato e lottano per un pezzo di terra. Oggi
Via Campesina, straordinario sindacato internazionale nato da quindici anni, raccoglie associazioni
contadine di tutti continenti.

E nell'Italia del 2010, si può o si potrà parlare di lotta per l'accesso alla terra?

La domanda

In Italia attualmente esiste un problema dell'accesso alla terra, cioè esistono molte donne e uomini che
vorrebbero tornare alla Terra, di essa vivere e con essa convivere, ma che per ragioni economiche non
possono permetterselo? O non vi possono accedere perchè le terre demaniali, numerose e spesso
abbandonate, sono considerate proprietà privata e fonte di speculazione per burocrati e politici?

In Italia l'accesso alla Terra si configura come esigenza di pochi o come necessità sociale? C'è una
forza sociale che ci consenta di parlare di lotta per la terra, di rivendicazione del diritto alla terra? O
è la percezione distorta di chi queste terre desidera e anela?

La proposta politica

Nel caso che la risposta alla suddetta domanda sia che il problema dell'accesso alla terra sia che è un
problema che riguarda poche e pochi personalmente ritengo sia difficile costruirci sopra una lotta ed
una rivendicazione politica. Ciò non significa che chi cerca di accedervi debba rinunciarvi o che non
debba lottare per questo, ma penso che in questo caso non ci sia la possibilità di costruirvici
un'adeguata campagna nazionale per cercare consenso sociale, di aprire un significativo ciclo di lotte
che affronti il potere frontalmente costringendolo ad una redistribuzione diffusa delle terre demaniali.

Nel caso in cui invece consideriamo che sia un'esigenza sociale diffusa, che ci siano le forze, le
capacità e le volontà, è nostro dovere aprire una discussione pubblica per l'organizzazione di un
movimento che rivendichi il diritto alla terra.
All'interno di Genuino Clandestino, movimento di resistenza contadina che comincia a muoversi, unica
realtà italiana in grado di raccordarsi e raccogliere il testimone della lotta globale dei contadini e delle
contadine di Via Campesina, potremmo cominciare a discutere e ad organizzarci quanti e quante stiamo
rivendicando o vorrebbero rivendicare il diritto all'accesso alla terra. L'incontro di Napoli è lontano e
c'è il tempo per lavorare, per vedere se nella prossima primavera possiamo lanciare una campagna
nazionale per il diritto alla terra. Una campagna pubblica, fatta di incontri, lotte, occupazioni, pressioni,
inchieste, richieste per aprire una grande vertenza per la redistribuzione delle terre demaniali.

Ci sono le condizioni, ci sono le forze, c'è l'interesse, c'è la volontà per la nascita in Italia di un
movimento dal basso e autorganizzato che possa gridare “La terra è di chi la lavora e di chi la
difende?”. C'è la possibilità, all'interno di Genuino Clandestino, di lanciare il Movimento dei Senza Terra
italiani?

Estratto della lettera inviata da Fabio Santori

ACCESSO ALLA TERRA* pratiche di autosostentamento e non solo …

La questione dell'accessibilità alla terra interpretata in chiave moderna introduce nuovi paradigmi. In
passato il problema in merito era una questione di accesso ad uno spazio fisico legato ad una posizione
sociale. Possiamo notare come gli investimenti statali e privati confluiscono in ondate di cemento e
centri commerciali per contraddistinguere questa società nella quale sono tanti gli anziani e pochi i
giovani nelle campagne. Tecniche, pratiche, conoscenze contadine in disuso, interruzioni generazionali,
tanto da far pensare che certe attività non esistano più o esercitate di rado.
Accessibilità alla terra è dunque una questione di:

− spazio fisico;
− conoscenza;
− mezzi..

Decostruiamo il nostro immaginario, invertiamo la rotta!

La Ragnatela si propone come percorso e progettualità dei * seminari pratici. Attraverso una
calendarizzazione delle attività (trimestrale) sarà possibile sapere nei mesi successivi dove, cosa e
a chi, rivolgersi per partecipare attivamente. Sarà necessario per partecipare avere un attrezzatura
base di volta in volta esplicitata. E' necessario avere il minimo indispensabile sia per essere operativi il
giorno del seminario sia per iniziare ad avere confidenza dei mezzi/strumenti personali e poter
applicare le conoscenze e le pratiche condivise. Giovamento per chi ospita, per chi viene ospitato e
naturalmente per questa Terra .

Sostituire i prodotti commerciali, non è facile ma non impossibile, saper fare da sé, alimentare la Vita
e non l'economia dell'essere porta i suoi frutti. Biologici.. naturalmente!

*pratiche di autosostentamento e non solo CALENDARIO su www.ragnatela.noblogs.org

di EMAnuele per RAGNATELA*AUTOPRODUZIONI

Per partecipare ai seminari pratici è necessario mandare una e-mail a weweseminari@gmail.com

tel: 380370559
CUSTODIRE LA TERRA
Napoli non è solo una città d’arte e di monumenti, era ed è una città di mare di orti e di giardini.
Mentre i monumenti sono sopravvissuti alle ingiurie del tempo e degli uomini, ed oggi, rivalutati e
protetti costituiscono una delle maggiori attrattive per i turisti, il paesaggio naturale, la residua
campagna napoletana, non gode di altrettanta fortuna. Un horror vacui, evidentemente ben radicato in
chi amministra la cosa pubblica, non consente di recuperare all’originaria vocazione gli ultimi residui
scampoli di territorio agricolo napoletano. Dopo i duri colpi inferti dalla speculazione edilizia degli anni
sessanta e dalla ricostruzione del dopo terremoto, le superstiti aziende agricole urbane rischiano di
sparire per sempre, vittime della disattenzione, dell’incuria e dell’ignoranza di chi dovrebbe tutelare
questo patrimonio che ci appartiene. Miracolosamente sopravvissuti ai tanti sconvolgimenti urbanistici
degli ultimi decenni, i fondi rustici napoletani rappresentano una testimonianza preziosa per noi e per le
future generazioni. Diffusi lungo la cintura collinare e nella pianeggiante zona orientale, essi erano
significativamente presenti in quartieri come il Vomero, Capodimonte, Posillipo e in tutta la periferia
cittadina sino agli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Se non si provvederà per tempo a tutelare con
opportuni provvedimenti legislativi la fragile e complessa realtà costituita da un territorio che da
preminente si è trovato ad essere residuo e che ora rischia di scomparire, si perderà un patrimonio di
natura, di saperi e di memorie prezioso e irrecuperabile.
E’ amaro dover constatare che salvo qualche sporadica e isolata operazione demagogica, la questione
dell’agricoltura urbana, che periodicamente torna nei discorsi di politici e ambientalisti, è lungi
dall’essere risolta. Ancora oggi si assiste alla costruzione di edifici scolastici spesso inutili perché
costruiti in quartieri a bassa natalità, o di cinema multi-sale in aree un tempo agricole ( Bagnoli,
Posillipo, etc.).
Purtroppo la creazione di parchi urbani, fiore all’occhiello di assessori e di amministratori, non va di
pari passo con la salvaguardia del territorio e così mentre si inventano nuovi spazi protetti, si tollerano
e a volte si incoraggiano aggressioni al paesaggio degne dei tempi di “mani sulla città”.
Giorno dopo giorno, con il benestare di cittadini e autorità sparisce un pezzo della nostra storia e della
nostra identità. D’altra parte si sa che la sorte di questi luoghi della memoria, ma anche di lavoro, di
produzione e di verde in città, sta molto meno a cuore alla maggior parte dei cittadini e degli
amministratori di quella della squadra di calcio con le sue alterne vicende.
Stiamo perdendo la nostra piccola Amazzonia, con le sue erbe e i suoi semi sopravvissuti al controllo
delle multinazionali, proprio perché, ufficialmente non esiste agricoltura a Napoli.
Con gli ultimi vecchi coloni spariranno saperi e tradizioni tramandate di generazione in generazione e
saremo tutti più poveri.
Anche qui , come in buona parte della Terra, c’è poca o nulla attenzione per le piccole grandi meraviglie
del creato.
Il fiume Sebeto con le tante sorgenti, ad oriente; le acque minerali di Santa Lucia, nel cuore della
città; le acque termali di Bagnoli e di Pozzuoli, ad occidente.
Se la campagna viene distrutta o ridimensionata in demagogici parchi pubblici (ben vengano i parchi, ma
si salvino i fondi rustici!), le acque vengono coperte, inquinate, avvelenate, ignorate.
Oggi, in un epoca nella quale tutti vanno più o meno lontano a cercare luoghi e sensazioni esotiche a
buon mercato, è ancora possibile trovare incanti in una città ricca di un passato denso e stratificato
nelle pietre, nelle piante, nelle acque e nella memoria della gente.
Il mare di Posillipo, col permesso delle correnti e la complicità di qualche divinità marina, ci regala a
volte emozioni che ci riportano alla nostra infanzia, e a quella del mondo.
Ancora, in città, la mattina di un giorno di festa è possibile camminare per scale scavate nel tufo, tra
alberi in fiore e profumo di bucato e udire il suono dei propri passi.

Un vecchio articolo di Bruno Brillante


Contadini italiani a confronto a Genova
di Enzo Parisi (MDF Genova)

Si è svolta a Genova il 13 e 14 novembre una riunione nazionale di numerose


Associazioni di contadini, quelli che lavorano prevalentemente su piccola scala, per
autoproduzione in agricoltura di sussistenza seguendo un modello alternativo a quello
industriale.
Secondo la recente indagine Nomisma sono più di 1 milione.
Il tema era: come organizzarsi per sopravvivere alla spietata concorrenza della
agricoltura industrializzata, che produce i generi di consumo che troviamo al
supermercato, realizzati con tecniche invasive della integrità dei suoli, concimati
chimicamente e trattati con fitofarmaci e pesticidi.
E anche salvare un mondo che sta sparendo, che causa chiusure di aziende e quindi la
possibilità di approvvigionarsi di prodotti ruspanti, come erano una volta. E di
realizzare l’importante funzione di gestire il territorio

Molte le associazioni e delegazioni presenti (tra cui MDF Genova) e tante le proposte
emerse.
Intanto una diversa impostazione della Politica agricola comunitaria che
concentrandosi sulle grandi imprese “non vede” il problema dei piccoli contadini e non
ne concede se non in misura miserevole l’accesso ai contributi.
Fondamentale il proseguimento della campagna per l’agricoltura contadina con
l’obiettivo di dotarsi di una Legge che riconosca l’agricoltura contadina, ne riconosca i
meriti anche in termini di sgravi fiscali e sburocratizzazione, con le sue specificità di
cui tutti, anche gli organi di controllo, devono tener conto con una visione meno
tagliata sulle grandi imprese ma guardando agli effetti positivi di questo tipo di
agricoltura, sempre fatta salva la salubrità del prodotto.
Visto che le regioni hanno la competenza in campo agricolo, la campagna propone di
provare in tutte le regioni, con le diverse specificità, a far approvare una legge in tal
senso
Importante poi il tema del sistema di garanzia partecipata, un tipo di rapporto con i
consumatori (secondo l’esempio francese) che garantisce l’autenticità e la salubrità
del prodotto evitando l’immane produzione cartacea e i costi annessi per l’ottenimento
della certificazione di prodotto biologico. La presenza della Rete ligure per l’altra
economia, una Rete di 34 Associazioni, tra cui MDF, che si batte per un diverso
modello economico che sia sostenibile e solidale, ha permesso di avviare un dialogo con
la galassia dei Gas che stanno lavorando a livello nazionale anche loro sulla stessa
questione.

Molto spazio alla parte organizzativa.


La proposta di estendere a tutti i contadini il Sindacato ALPA è parsa una ottima
soluzione, così come di usare le competenze del Compascuo realizzato a Verona per
fare un giornale di tutti i piccoli contadini.
Molto sentita l’esigenza di realizzare un coordinamento generale delle Associazioni,
con la saggia proposta di investire di tale funzione l’Associazione Semi Rurali, che ha
già nella sua mission e nelle sue capacità operative la possibilità di farlo.
Sentita anche l’esigenza di rapportarsi con organizzazioni internazionali, quali Via
campesina. Le alleanze servono a integrare le conoscenze, a fare sinergia, a mettere a
disposizione degli altri saperi e capacità. Se ne esce più forti. C’è bisogno di un forte
movimento internazionale. L’Italia da sola non può cambiare il mondo. Ogni elemento di
forza che diamo al movimento internazionale è importante. Il lavoro di collaborazione
avviato con Slow food sulla campagna per l’agricoltura contadina va nello stesso senso.

Sul piano metodologico della iniziativa politica c’è un senso di sfiducia nel contatto con
le diverse Amministrazioni Pubbliche. Molto meglio, secondo molti, rinforzarsi dal
basso, creando alleanze con i consumatori e i Gruppi di acquisto solidale, e quando la
massa diventa sufficiente trattare con la politica da un punto quantomeno di non
debolezza.
Importante infine continuare a fare cultura, facendo capire ai cittadini che ciò che
mangiano oggi è innaturale (come i pomodori d’inverno), aumenta l’effetto serra per i
trasporti ed è di bassa qualità e appetibilità rispetto a quello che si mangiava una volta
e che si può riprendere a mangiare sano e di gusto grazie alla agricoltura di piccola
scala.
“L’ANIMA TRIBALE” Pace, forza, gioia e tanti colori di Francesco D’Ingiullo

Ciao a tutte/i, ci pensavo da un po' e adesso il pensiero è diventato più nitido e i tempi maturi.
Sono anni che sogno un posto incontaminato, un cammino verso l'autosufficienza creativa e spontanea,
una terra da coltivare, un orto in cui perdermi tra i colori e le forme del divino, un ritorno alla bellezza
originaria nel suo aspetto più crudo, ma allo stesso tempo più vivo. Da tempo la cosa che desidero
maggiormente è di far parte di una comunità che sia gemma vitale in risonanza col misterioso
movimento di Grande Madre Terra.
Siamo custodi di questo movimento (insieme a tutti gli esseri), ma spesso ci perdiamo incantati dal
brusio dell'umano girare in tondo senza testa né coda. Quanto spesso questo accade e quante poche
volte ce ne rendiamo conto! Ci occupiamo di un movimento che non è il nostro, molto più rapido di quello
per cui siamo nati. Abbiamo cura per sensazioni che sono solo il frutto acerbo e poco saporito di un
albero in polietilene colorato e senza radici. E non ci curiamo di quello che dentro di noi invece vorrebbe
pulsare nel modo giusto, vibrare, armonizzare, completare quello che c'è fuori di noi.
Per farla in breve...
Sono anni che ho trovato quel posto incontaminato (abbastanza!) e che percorro quel cammino verso
l'autosufficienza e l'orto di quest'anno (che ad un certo punto era così bello per tutto il variopinto
selvatico commestibile che primeggiava al di sopra del coltivato) era una benedizione ogni volta che mi
abbracciava con la sua saporita prosperità. E la comunità quest'anno è iniziata a crescere. Sì, i tempi
sono maturi ed è questa la sensazionale scoperta che vorrei condividere.

È tempo di fare delle scelte. Adesso, non possiamo più aspettare! È tempo di scegliere di stare insieme,
non più ognuno sparso qui e là. È tempo che l'unione prevalga sull'agire ingenuamente sconnesso. E il
posto in cui vivo permette questo perché ci sono decine e decine di terreni da riabitare, casette da
ripristinare, sorgenti da ripulire, campi da rinverdire e ruscelli da salvaguardare, ma per te che sei
attratto da questa proposta, a te dico che tutto questo non dovrebbe interessarti più di tanto. Quello
che più dovrebbe preoccuparti è di voler stare insieme agli altri, condividere il condivisibile; dovrebbe
interessarti il mettersi a disposizione per un fiorire comune, in un prato comune che è quest’angolo di
paradiso in Terra. Quando si afferra questa realtà, che è la più ambiziosa in questo momento di imposta
desertificazione sociale, ci si rende conto di quale forza ne può nascere, di quanti semi possono
liberamente germogliare fino a produrre, più facilmente, frutti. E a quel punto t’illuminerai e non
t’interesserà più se il posto che hai scelto è esposto a nord (perché la luce ti arriva non unicamente dal
Sole), se la terra è arida (avrai un compito ancora più nobile), se l’acqua è lontana (imparerai a danzar
per la pioggia!), se il bosco è da ripiantare e tante altre cose a cui diamo ancora troppa importanza.
Avrai capito che la cosa più importante è proprio un’altra! Questo è un invito a riflettere di cosa in
fondo abbiamo bisogno, perché potremmo avere il posto perfetto e ritrovarci a non poterlo condividere
con nessuno; potremmo ritrovarci a non poter più gioire di quel posto perché è privo dell’anima tribale di
cui tutti noi custodi della terra abbiamo bisogno. Oggi sono consapevole e decido di dedicarmi a questo,
alla crescita di questa comunità ed ogni istante è prezioso e imperdibile. Ed è questo di cui dobbiamo
renderci conto. Non possiamo perder tempo dietro a cose che insieme saranno semplici da portare
avanti. Dobbiamo tutti lavorare, prodigare le nostre forze e tendere le nostre mani per tessere quel
tessuto che i vecchi antichi conoscevano, quella tela variopinta e insostituibile che può offrire gioia e
riparo a tutti noi; che può offrire la soddisfazione di esser parte di un UNO più grande e armonioso. Se
la comunità è stabile e forte, si potrà beneficiare del dono più grande che lo stare a stretto contatto
con Grande Madre Terra può apportarci. Un dono che a volte abbiamo vagamente assaporato, ma che
ancora dobbiamo costruire e farci a vicenda.
Scrivo queste righe pensando a tanti cari amici, e anche a tutti gli altri che mi leggeranno e che ancora
non conosco, con in mente l’unica preghiera che in futuro possiamo condividere questo DONO.
La cucina che unisce a Scampia ( foto di giuliano longone)
Campo rom a via Cupa Perillo, Scampia. Sono le cinque e mezzo del pomeriggio, e all’ingresso del
campo c’è una fila di macchine in attesa. Arriva dopo poco una macchina blu con lampeggiante, che passa
avanti alle altre. Una volante è già dentro, e un uomo in divisa all’entrata indica la strada alla macchina
di rappresentanza in arrivo. Una volta tanto non è successo niente di grave, nessuno sgombero o
controllo a sorpresa; ma vedere le autorità di polizia che partecipano alla presentazione di un progetto
di formazione in un campo rom non è comunque frequente da queste parti. Il prefetto entra nella
baracca che fa da sede all’associazione “Chi rom… e chi no”, nel cosiddetto “campo delle case rosa”, e si
siede insieme ai rappresentanti del terzo settore, associazionismo laico e cattolico, e membri della
comunità rom locale. Un paio di poliziotti stazionano sulla soglia della baracca, entrano ed escono. I rom
di Scampia non si sono mai sentiti così sicuri, ma forse non ci sono abituati, e un bambino chiede a uno
di loro: «Ma con quella pistola spari a tutti i cattivi?». L’atmosfera è surreale ma allegra, i ragazzini
sono sovraeccitati per l’arrivo degli ospiti e delle macchine e vogliono partecipare a tutti i costi alla
riunione dei grandi.

L’occasione è la presentazione di “La Kumpania – Percorsi gastronomici interculturali”, un progetto di


formazione rivolto a un gruppo di donne rom e italiane di Scampia, “costruito intorno al tema della
cucina come strumento in grado di favorire le relazioni, l’incontro tra culture e la sperimentazione di
forme di lavoro auto-imprenditoriale”, come spiega l’associazione “Chi rom… e chi no” che per realizzare
questa idea ha ottenuto un finanziamento dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) del
Dipartimento per le pari opportunità. «Abbiamo già sperimentato come il cibo riesca a legare in maniera
naturale persone di culture diverse», racconta Barbara introducendo il progetto ai presenti. «In una
gara di cucina organizzata a Scampia qualche tempo fa i napoletani provarono e votarono anche i piatti
preparati dai rom, e uno di questi risultò tra i vincitori. La cucina può diventare quindi un ambito
privilegiato di incontro tra culture diverse, oltre che un’occasione di emancipazione per le donne del
quartiere». L’obiettivo finale è la creazione di un’impresa, una cooperativa che riesca a proporre un
servizio di catering professionale e a trovare un mercato. «Non possiamo dire che da qui a un anno ci
riusciremo, il tempo e i fondi non saranno probabilmente sufficienti», ammette Barbara. «Ma ci
affacciamo a questa possibilità guardando alla formazione come un processo in divenire, attraverso cui
promuovere anche obiettivi culturali più ampi: la sostenibilità dei consumi, l’attenzione alla qualità degli
alimenti e la diffusione del biologico, la valorizzazione delle diverse tradizioni culinarie».

La sfida è interessante quanto complicata; se è vero, come sottolineano i ragazzi dell’associazione,


che in un campo rom a Scampia, una periferia nella periferia, c’è sicuramente più spazio di azione e
sperimentazione rispetto al centro, è vero anche che loro stessi affrontano tutti i giorni una situazione
a tratti insostenibile, dato l’accumulo di rifiuti e la mancanza di servizi nell’area. La presentazione di
“La Kumpania” – che in lingua romaní indica l’insieme delle famiglie che convivono o che fanno parte dello
stesso sottogruppo – è diventata quindi ieri un’ennesima occasione di confronto sui problemi del
quartiere. Approfittando anche dell’ospite d’eccezione, il nuovo prefetto Andrea De Martino, in carica
da agosto, che si dice disposto a fare pressione al comune per l’installazione di un servizio di
videosorveglianza, per ridurre gli scarichi abusivi di rifiuti nell’area. È ormai noto infatti, come
testimoniato anche dai controlli dell’ Asl locale, che ai rifiuti normali prodotti dalle diverse comunità
rom che vivono nella zona di via Cupa Perillo si aggiungono rifiuti ingombranti e inquinanti (macchine,
elettrodomestici, pannelli di amianto), abbandonati da chi ha deciso che l’area sia da considerare ormai
una discarica ufficialmente riconosciuta. «Il costo di ogni operazione straordinaria è di circa
duecentomila euro», ricorda l’assessore uscente alle politiche culturali e giovanili della municipalità,
Maria De Marco. Quello che tutte le associazioni e gli operatori del settore, oltre che le stesse
comunità rom, chiedono da anni è piuttosto un servizio di raccolta ordinaria dei rifiuti, con contenitori
per i sacchetti e prelievi quotidiani, e di illuminazione stradale – senza lampioni le telecamere avrebbero
probabilmente poca efficacia.

Certo è difficile parlare di raccolta rifiuti nei campi rom a Scampia quando tutta la città boccheggia
nell’immondizia non raccolta. «A Napoli in tutta la città ci vuole una bella pulizia generale!», fa notare al
prefetto Gennaro, un abitante del quartiere. Ma l’area di intervento in questione, come sottolinea De
Marco, «è soggetta a tre livelli di discriminazione: un campo rom, abusivo, e a Scampia». Quarto: essere
donna a Scampia può essere più complicato che esserlo altrove, per la conformazione urbanistica che
non offre spazi di socializzazione sicuri, per i nuclei familiari disastrati da disoccupazione e galera, la
carenza di servizi sociali, l’alto numero di gravidanze precoci, la violenza domestica – tutti temi su cui
cerca di lavorare la consulta delle donne promossa dalla stessa De Marco, che forse per il troppo
attivismo non si è vista però rinnovare il secondo mandato dell’assessorato. Rimane la specifica del
rapporto tra la comunità rom, le istituzioni, gli altri residenti del quartiere. «Stavolta ben
centocinquanta rom hanno firmato un documento con nome, cognome e nazionalità, in cui chiedono alle
istituzioni un intervento per i rifiuti», racconta Gennaro Sanges della Cgil. «Un comitato di cittadini di
Scampia però ha raccolto mille firme per un altro appello incentrato sui problemi connessi ai roghi di
rifiuti di cui sono responsabili i rom, e loro sono riusciti ad arrivare a Domenica in e La vita in diretta».

Proprio per cercare di smontare sul nascere queste guerre tra vicini, e smussare gli angoli
potenzialmente acutissimi di conflitti interculturali che nascondono problemi in realtà condivisi, “Chi
rom… e chi no” dal 2002 punta a lavorare mettendo insieme i due fronti. In questo senso l’occasione di
un corso di formazione professionale unisce le donne rom e napoletane offrendo a tutte una boccata
d’aria. «Ad aprile il parlamento europeo ha fatto una legge per facilitare l’accesso delle minoranze
etniche e culturali ai corsi di formazione professionale», dice Nino, che abita in un altro campo rom di
Scampia. «Il nostro popolo per la maggioranza è analfabeta, e ha bisogno di strumenti che aiutino
l’inserimento nel mercato del lavoro». Per la sua impostazione interculturale “La Kumpania” si propone
come progetto pilota. «Non ne esistono altri in Italia che mettano insieme rom e italiani – spiega Marco
– nonostante l’Unione europea abbia sottolineato che la questione rom va affrontata come particolarità,
ma evitando approcci separati e ulteriormente ghettizzanti». Finita la presentazione, spazio al tè e ai
biscotti offerti a tutti i partecipanti. In attesa di assaggiare il resto. (viola sarnelli) Napoli Monitor
“sosta a Roscigno Vecchia da Libero, Agosto 2010” Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano – il
disegno sul furgone è di Gerry
CALENDARIO ITINERANTE RAGNATELA

DOMENICA 5 DICEMBRE – VESUVIO – FIUME DI PIETRA

DOMENICA 2 GENNAIO 2011 – ISCHITELLA LIDO – LIDO CALIFORNIA

FEBBRAIO 2011 – “SAMENTA” SCAMBIO SEMI – LUOGO DA DEFINIRE

16-17 APRILE 2011 INCONTRO NAZIONALE GENUINO*CLANDESTINO A NAPOLI


CON LA RAGNATELA in occasione della GIORNATA MONDIALE DEI CONTADINI
di VIA CAMPESINA
Di seguito calendario (fino a dicembre) di tutte e quattro le Piazze dell’Economia
Solidale dove sarà possibile trovare alcuni produttori della ragnatela. Le P.E.S. sono
organizzate dal DESNAPOLI.IT:

NAPOLI CENTRO STORICO cortile di S’Chiara: - 02/12/10 (giovedì pomeriggio 15 -


19)
VOMERO Parco lo Spicchio-Case Puntellate: 09/12/10 (giovedì pomeriggio 15 -
19)
VOMERO Parco Viviani 11/12/10 (sabato mattina 10 - 14)
NAPOLI CENTRO STORICO Parco Ventaglieri: 18/12/10 (sabato mattina 10 - 14)
SCAMPIA p.zza giovanni paolo II: - 23/12/10 (giovedì pomeriggio 15 - 19)

www.ragnatela.noblogs.org * ragnatela@autoproduzioni.net

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