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GEOGRAFIA DEL MADE IN ITALY

SVILUPPO LOCALE E INTERNAZIONALE(RELAZIONE CON IL MARKETING)


Durante il 21esimo secolo nel secondo dopoguerra il paesaggio economico è stato caratterizzato da
un sistema di produzione industriale estremamente rigido (taylorfordismo) con la produzione di
beni standardizzati a basso costo destinati al consumo di massa. In termini geografici trova la sua
localizzazione prevalentemente in quelle che sono le più vecchie regioni industriali del mondo.

Dopo le crisi economiche del '73 e del'79 aumentano i pezzi del petrolio e quindi di tutte le materie
prime, di conseguenza tutte e fasi che non sono strettamente funzionali vengono esternalizzate
presso imprese fornitrici più piccole (sono in concorrenza tra loro e maggiormente specializzate).
Nascono grandi imprese globali e reti di produzioni disperse: imprese in molti casi perfino più
grandi ma disperse. Da una parte le grandi imprese sono sempre più frammentate e decentrate,
dall'altra le piccole imprese sono sempre più in relazione tra loro. Nascono i distretti industriali
(termine introdotto da Marshall): reti di imprese medio piccole, autonome, localizzate e che
partecipano collettivamente al medesimo processo produttivo e specializzandosi ciascuna in una
particolare fase. Il distretto industriale è un sistema di produzione locale composto da u numero
elevato di imprese piccole e indipendenti che attraverso uno stretto coordinamento ottengono a
livello del territorio la stessa efficienza di una grande impresa (i vantaggi dell'innovazione
tenderanno a redistribuirsi presso tutte le imprese del distretto). La produzione è coordinata da un
gruppo di imprenditori che gestiscono le relazioni con il mercato esterno ma non possiedono
direttamente gli impianti produttivi. Questa particolare forma di sviluppo industriale ha consentito
di trasformare regioni, in molti casi arretrate, in alcune delle aree più ricche del mondo.
Le grandi imprese sono sempre più frammentate e decentrate mentre le piccole imprese sono
sempre più in relazione fra di loro con lo scopo di accrescere la flessibilità e il grado di
specializzazione per ridurre costi di produzione.
I cluster specializzati sono una categoria più ampia della precedente: sono concentrazioni di
imprese simili interconnesse. Condividono con i distretti la caratteristica di essere reti localizzate
ma si estendono su territori più ampi, ad esempio una regione o addirittura uno stato. Tale
concentrazione accresce la competizione tra le imprese ma allo steso tempo facilita la loro
collaborazione implicita o esplicita favorendo relazioni.
Tra i cluster di imprese tecnologica il più discusso e imitato è sicuramente la Silicon Valley.
Queste aree ospitano un gran numero di imprese altamente tecnologiche e sorgono in prossimità di
università o centri di ricerca che formano personale altamente qualificato. Quello che caratterizza i
cluster tecnologici è la loro interazione, la necessità è produrre bei tecnologici per i quali non esiste
ancora una domanda di mercato e che hanno un alto contenuto innovativo e sperimentale. La
competizione incentiva la singola impresa ad essere efficiente, le relazioni tra le imprese del cluster
prendono la forma di vere e proprie collaborazioni formali o addirittura rapporto di tipo input output
di fornitura. Si distinguono dai parchi tecnologici poiché non sono pianificati da governi centrali ma
nascono più o meno spontaneamente. Storper: le imprese di piccole dimensioni non sono in grado di
produrre innovazioni radicali perché scarsamente specializzate, difficilmente riuscirebbero ad
appropriarsi dei benefici delle loro innovazioni che verrebbero presto imitate dai concorrenti.
Soltanto agendo in mercati oligopolistici si possono avere sia le risorse che la convenienza per
intraprendere investimenti di ricerca e sviluppo. I cluster tecnologici mostrano invece come
l'innovazione sia un processo sociale e collettivo condotto da una pluralità di attori.
Il concetto di filiera sottintende un'organizzazione lineare del processo produttivo caratterizzata da
relazioni verticali che consentono la trasformazione della materia prima in bene di consumo.

Nei paesi più ricchi, sviluppati e dinamici, i costi di transizione sono più bassi grazie all'ampia
presenza di fornitori; nei paesi più arretrati sono invece più alti perché mancano i fornitori. I costi di
transazione saranno influenzati anche dalla distanza geografica tra cliente e fornitore. Le imprese
multinazionali nelle prime fasi mostrano un grado di integrazione verticale molto alto. Nei distretti
industriali i costi di transizione sono particolarmente bassi consentendo reti più estese e forniture
molto più specifiche.

Le istituzioni sono fondamentali per comprendere come le economie di mercato funzionano nella
realtà. Le imprese di servono di servizi, infrastrutture e risorse organizzative comuni, è per questo
che sono necessarie istituzioni intermedie che riempiono lo spazio tra pubblico e privato. Le
istituzioni possono essere formali come parlamento, chiesa e banca d'Italia, o informali come
convenzioni, norme non scritte.
Il capitale sociale è la complessa rete di relazioni interpersonali che consentono la realizzazione
sociale ed economica dei singoli individui. Legami di parentela, amicizie e conoscenze essenziali.
L'agire economico, secondo il sociologo Granoveter, non è solo condizionato dal contesto sociale
ma radicato in vere e proprie reti di relazioni interpersonali. Con la social network analysis si
possono individuare i legami forti o deboli. Molto nota è la teoria dei 6 gradi di separazione
secondo la quale chiunque è collegato a chiunque attraverso al massimo dei legami consecutivi.
Quindi distinguiamo 3 tipi di radicamento: sociale, relazionale e territoriale.

Il territorio piuttosto che l'impresa è la vera unità di produzione e quindi la più efficace unità di
analisi dei processi produttive protagonista dello sviluppo economico. L'obiettivo non è indurre la
localizzazione di imprese esterne ma favorire la nascita di nuove imprese locali. La scala locale e
regionale viene considerata la dimensione ottimale per promuovere lo sviluppo economico sulla
base di strategie che in qualche modo imitano i sistemi locali più dinamici come i distretti. Lo
sviluppo locale si distingue dagli approcci tradizionali perché le aree di intervento sono delimitate e
perché la definizione delle strategie viene demandata il più possibile ad un ampia platea di attori
locali. Il capitale sociale può essere internamente un fattore di coesione e inclusione sociale ma può
riflettersi anche in forme di chiusure verso l'esterno ed esclusione del diverso dello straniero.
Rapporto Barca propone di rafforzare la partecipazione dei cittadini alle scelte e di promuovere il
dibattito pubblico per migliorare il controllo democratico.

Qualsiasi prodotto ha un proprio ciclo di vita caratterizzato da fasi di espansione, maturazione e


declino. Nella fase iniziale la produzione avviene su piccola scala, ha alti costi e ami margini di
profitto. Le imprese innovative si localizzano per questo in regioni dinamiche. Nella fase della
maturità le tecnologie saranno relativamente più semplici, aumenterà quindi la concorrenza e
diminuirà i prezzo del prodotto. Si aggiungeranno le esportazioni all'estero. Quando il prodotto è
maturo e le tecnologie facilmente imitabili ci sarà molta concorrenza. L'impresa può decidere di
traferire la produzione all'estero in paesi con costi più bassi. Essenziale in tempi di crisi è la
capacità di individuare nuove specializzazioni e riorientare completamente la base produttiva locale
per rispondere a mutate condizioni esterne. Resilienza è la capacità de sistema locale di rispondere a
shock esterni di vario tipo che vanno dai disastri naturali alle recessioni economiche ristabilendo le
precedenti condizioni.

Globalizzazione sottintende cambiamenti di tipo tecnologico, economico, produttivo e politico. Un


ruolo importante è svolto dall'internazionalizzazione delle imprese. È in genere descritta come un
processo di progressiva liberazione dai vincoli che hanno limitato il funzionamento dei mercati, in
realtà consiste in u processo estremamente selettivo che sfrutta le differenze geografiche piuttosto
che eliminarle. Le multinazionali non si distribuiscono uniformemente tra tutti i settori ma
privilegiano settori ad alto contenuto di innovazione. L'internalizzazione finanziaria e produttiva
consistono nella realizzazione di investimenti all'estero. L'internazionalizzazione produttiva è stata
dominata da multinazionali che effettuano investimenti diretti orizzontali (Greenfield) (investimenti
molto rari): creazione di un'attività produttiva ex novo replicando all'estero le stesse unità produttive
presenti nel paese di origine, determinanano la creazione di nuovo reddito e nuova occupazione, ed
investimenti verticali (brownfield): si associa spesso alla riconversione del sito produttivo con
conseguenti ristrutturazioni e licenziamenti, richiedono la scomposizione del ciclo produttivo in
diverse fasi. Questo tipo di multinazionali richiede tre condizioni principali: la diffusione di
modalità post fordiste, miglioramenti tecnologici che riducono i costi di trasporto e di
comunicazioni, e la riduzione delle barriere tariffarie che limitano le importazioni e le esportazioni.
Gli investimenti diretti verticali sono più complessi di quelli orizzontali perché implicano ulteriori
problemi organizzativi e di coordinamento.
Le imprese tendono ad effettuare investimenti diretti in paesi che sono simili in termini di
dimensione del mercato e la prossimità tra il luogo di origine e di destinazione dell'investimento che
non va intesa in termini geografici ma piuttosto in termini relazionali, come eventuali affinità
linguistiche, culturali o istituzionali. L'impresa ha bisogno di ridurre l'incertezza e tende a
privilegiare localizzazioni sicure perché già sperimentate. Sono importanti anche altri fattori
extraeconomici come le relazioni geopolitiche tra stati. È importante la stabilità del quadro politico
locale e l'atteggiamento del paese rispetto all'ingresso di investitori. Le multinazionali nel loro
complesso contribuiscono al 75% del commercio mondiale di prodotti.

Con il termine catene globali di prodotti/valore si intende sottolineare la crescente


frammentazione del ciclo produttivo. Nelle catene guidate dal produttore (impresa leader) i beni
prodotti sono ad alto contenuto tecnologico e quindi richiedono continua innovazione, sistemi
dominati da poche grandi imprese transnazionali. Le catene guidate dal consumatore (impresa
follower) invece riguardano settori maturi ad alta intensità come la produzione tessile. In questi casi
la tecnologia è relativamente standardizzata e quindi la produzione avviene in mercati
concorrenziali.
Quello che distingue l'impresa leader da quella follower è la capacità di controllare questo processo
innovativo da una parte e il mercato del consumo dall'altra.
I 4 elementi principali delle catene di prodotti sono: relazioni input-output, specifica spazialità,
contesto istituzionale ed un particolare sistema di governance di coordinamento.
Catene di produzione di tipo captive: all'impresa fornitrice è vietato stabilire relazioni con altre
imprese, i fornitori di piccola dimensione sono subordinati ad acquirenti molto più grandi che hanno
un'elevata capacità di controllo e coordinamento. Il fornitore si trova in posizione di subordinazione
rispetto all'impresa cliente.
Catene di prodotto modulari: le forniture riguardano intere componenti del bene finale che
contengono quindi ai loro interni tutte le informazioni non codificabili necessarie per la produzione
riducendo i problemi relativi al trasferimento di queste informazioni. L'unica alternativa sarebbe
internalizzare la produzione all'interno dell'impresa.
Il generico acquisto sul mercato è la soluzione ottimale. Le relazioni tra imprese possono quindi
essere di tipo gerarchico ma anche orizzontali e simmetriche.

Le teorie della localizzazione cercano di stabilire sulla base di quali criteri le imprese si
distribuiscono nello spazio geografico. Il tema della localizzazione è strettamente connesso a quello
dello sviluppo regionale. L'approccio della geografia regionale si occupa di comprendere, illustrare
e catalogare le specificità di ogni singola regione, quello della geografia economica analizza i
processi generali che producono tali differenze e le relazioni tra i diversi luoghi.
Le attività economiche mostrano una diffusa tendenza a concentrarsi creando densi agglomerati di
attività nei centri urbani e nei poli industriali. I vantaggi sono legati alle economie di localizzazione
(sono esterne alle singole imprese ma interne ai singoli settori produttivi, derivano dalla prossimità
di imprese simili) e alle economie di urbanizzazione (densità urbana, molte infrastrutture
informazioni e attività)

Le zone economiche speciali si trovano nella maggior parte dei casi lungo le coste o presso le
frontiere per facilitare ulteriormente i rapporti con 'esterno. L'upgrading consiste nel miglioramento
della propria posizione all'interno della catena di prodotto. Le multinazionali tendono a
caratterizzare fortemente l'economia di alcuni paesi o regioni ospitanti che diventano dipendenti
dall'estero, incapaci di produrre autonomamente.
Una parte di capitali fluisce più facilmente verso le aree periferiche per beneficiare dei minori costi
di lavoro, ed una parte molto più consistente verso le aree centrali per sfruttare le migliori
condizioni di contesto, il maggior potenziale di mercato e la migliore accessibilità. Lo squilibrio
implica sempre una gerarchia: la periferia non coesiste semplicemente con il centro ma è in una
posizione di subordinazione; la periferia si trova in una situazione di dipendenza commerciale.