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I disturbi muscoloscheletrici

Cosa sono e come valutarli

Ing. Simone Mosconi
I disturbi muscoloscheletrici

• I disturbi muscoloscheletrici sono le patologie più diffuse tra quelle


correlate all'attività lavorativa nei 27 Stati membri dell'Unione
europea.

(Work Related Musculoskeletal Disorders ‐ WRMSD’s)

• il 25% dei lavoratori europei soffre di mal di schiena e il 23%


lamenta dolori muscolari.
• Il 62% dei lavoratori dell'UE-27 svolge operazioni ripetitive con le
mani o le braccia per un quarto dell'orario di lavoro; il 46% lavora
in posizioni dolorose o stancanti; il 35% trasporta o movimenta
carichi pesanti.
• I settori dell'agricoltura e delle costruzioni sono i più colpiti in
termini di esposizione ai rischi fisici e segnalazioni di DMS. Il
problema, comunque, interessa tutti i settori.

Ing. Simone Mosconi
I disturbi muscoloscheletrici

• In linea generale, le donne sono meno esposte ai fattori di rischio


fisico, anche se non si rilevano differenze di genere nell'esposizione
a movimenti di mani e braccia e ad attività in posizioni dolorose o
stancanti.
• Per quanto riguarda certi rischi – lavori che implicano lo
spostamento di persone – le donne sono molto più esposte degli
uomini, con un'esposizione rispettivamente dell'11% e del 6% per
almeno un quarto dell'orario di lavoro.
• I DMS sono un problema costoso, con costi diretti – spese per
assicurazioni e risarcimenti, spese mediche e amministrative – e
indiretti, ovvero in termini di riduzione della produttività.

Ing. Simone Mosconi
Fattori che determinano il problema

Fattori fisici:

• l'uso della forza, per esempio per sollevare, trasportare, tirare


o spingere;
• i movimenti ripetitivi, per esempio dattilografare, verniciare;
• posizioni scorrette e statiche, per esempio con le mani
sollevate al di sopra delle spalle o periodi prolungati trascorsi
in posizione seduta o eretta;
• la pressione, per esempio la compressione esercitata
localmente dagli utensili;
• le vibrazioni, su tutto il corpo o su braccia/mani;
• ambienti di lavoro freddi.

Ing. Simone Mosconi
Fattori che determinano il problema

Fattori organizzativi:

• attività faticose;
• scarso controllo sulle attività svolte;
• scarsa soddisfazione professionale;
• attività ripetitive;
• ritmo di lavoro sostenuto;
• condizionamenti temporali;
• mancanza di sostegno da parte di colleghi e dirigenti

Ing. Simone Mosconi
Fattori che determinano il problema

Fattori soggettivi:

• storia medica precedente;


• capacità fisica;
• età;
• fumo;
• obesità.

Ing. Simone Mosconi
I soggetti più colpiti

I lavoratori manuali, sia qualificati che non, sono i più a rischio di 
sviluppare i DMS. Come è logico pensare, i lavoratori più vecchi in Europa 
riferiscono più problemi rispetto ai lavoratori giovani.

I disturbi agli arti superiori ‐ comunemente noti come "disturbi da stress 
fisici ripetuti" ‐ interessano più le donne degli uomini, soprattutto a causa 
del tipo di attività svolta. Anche i lavoratori precari, quali i lavoratori 
impiegati a tempo determinato, sono significativamente più esposti al 
lavoro ripetitivo e allo svolgimento di mansioni in posizioni dolorose o 
stancanti.

I DMS si osservano in tutti i settori e gli ambienti professionali, ma alcune 
categorie sono più a rischio rispetto ad altre.

Ing. Simone Mosconi
I soggetti più colpiti

• i lavoratori impiegati nell'agricoltura, silvicoltura e pesca;
• i lavoratori del settore delle costruzioni;
• i falegnami;
• gli autisti;
• gli infermieri;
• gli addetti alle pulizie;
• i minatori;
• gli operatori di macchinari;
• gli artigiani;
• i sarti;
• i lavoratori del settore del commercio al dettaglio;
• i lavoratori del settore alberghiero, della ristorazione e del catering;
• i segretari e i dattilografi;
• gli addetti al carico e allo scarico.

Ing. Simone Mosconi
La maggior parte dei DMS legati all'attività lavorativa si
sviluppa nel corso del tempo ed è causata o:

• dall'attività lavorativa
• dall'ambiente di lavoro.

I DMS possono inoltre essere la conseguenza di infortuni,


per esempio fratture e distorsioni. In genere questi disturbi
interessano la schiena, il collo, le spalle e gli arti superiori,
ma possono anche colpire gli arti inferiori

Ing. Simone Mosconi
In Italia
Cinque milioni di lavoratori svolgono abitualmente attività lavorative che 
prevedono la movimentazione manuale di carichi.
Nel periodo 2005‐2009 i casi di DMS denunciati all’INAIL sono stati: 
7.926 nel 2005; 9.198 nel 2006; 10.427 nel 2007; 12.094 nel 2008 e 
16.593 nel 2009, con un trend di netta crescita.

18000
16000
14000 I DMS sono divenute le patologie più 
12000 frequentemente denunciate all’INAIL.
10000
8000
6000 Ad accelerare questo processo ha 
4000
concorso l’inserimento della
2000
0 maggior parte dei DMS nella categoria 
2005 2006 2007 2008 2009 delle patologie tabellate; ciò ha 
Serie 1 favorito l’emersione del fenomeno.

Ing. Simone Mosconi
In Italia
Le conseguenze dei DMS sono pesantissime, da un punto di vista sociale 
ed economico, per i lavoratori, ai quali procurano sofferenza personale e 
possibile riduzione di reddito; per i datori di lavoro, perché riducono 
l’efficienza aziendale; per il Paese, perché incidono sulla spesa sanitaria e 
previdenziale.
Lavoratore Datore di lavoro
Peggioramento dello stato di salute Più bassa efficienza e scarsa qualità dei 
lavoratori malati
Rendimento più basso e scarsa qualità di lavoro  Maggiore assenteismo dei lavoratori malati
– possibilità di perdere il lavoro
Sofferenza – la vita con continui dolori riduce il  Costi di congedo per malattia (problemi 
piacere di vivere organizzativi, mancanza di personale qualificato, 
…)
Inabilità – sensazione di essere un peso a carico  Costi di addestramento di nuovo personale 
del Datore di Lavoro, della Famiglia e della 
Costi per gli infortuni sul lavoro e malattie 
Società
professionali

Ing. Simone Mosconi
In Emilia Romagna

Patologie WRMSD’s denunciate a INAIL tra il 1994 e 2011

Ing. Simone Mosconi
La sicurezza sul lavoro in Italia

Ing. Simone Mosconi
La sicurezza sul lavoro in Italia
Decreto Legislativo 81 del 2008 = D.Lgs. 81/08:
• Ha abrogato il Decreto Legislativo n. 626 del 19 settembre 1994 
((Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 
90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 95/63/CE, 
97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE, 99/92/CE, 2001/45/CE, 2003/10/CE, 2003/18/CE e 
2004/40/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori 
durante il lavoro.)) (GU n.265 del 12‐11‐1994 ‐ Suppl. Ordinario n. 141 )
• Ha abrogato il Decreto Legislativo n.494 del 14 agosto 1996, Attuazione 
della direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute 
da attuare nei cantie ri temporanei o mobili. (GU n.223 del 23‐9‐1996 ‐ Suppl. 
Ordinario n. 156 ) 
• Ha abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 27 aprile 
1955, Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. (GU n.158 del 12‐7‐1955 
‐ Suppl. Ordinario )
• Ha abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 19 
marzo 1956 Norme generali per l'igiene del lavoro. (GU n.105 del 30‐4‐1956 ‐
Suppl. Ordinario )
Ing. Simone Mosconi
La sicurezza sul lavoro in Italia

Decreto Legislativo 81 del 2008 = D.Lgs. 81/08:

• È stato integrato e corretto nel 2009 con il Decreto Legislativo n.  106 
del 3 agosto 2009, (Disposizioni integrative e correttive del decreto 
legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della 
sicurezza nei luoghi di lavoro. (GU n.180 del 5‐8‐2009 ‐ Suppl. 
Ordinario n. 142 ) 

Il Decreto Legislativo 81/08 e s.m.i. si applica a tutti i settori di attività, 
privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio.

Ing. Simone Mosconi
Struttura D. Lgs.81/08
Il Decreto si compone di 306 articoli accorpati in 14 Titoli:

• Titolo I: Disposizioni generali
• Titolo II: Luoghi di lavoro
• Titolo III: Uso delle attrezzature di lavoro e dei DPI
• Titolo IV: Cantieri temporanei o mobili
• Titolo V: Segnaletica di sicurezza
• Titolo VI: Movimentazione manuale dei carichi
• Titolo VII: Videoterminali
• Titolo VIII: Agenti fisici (rumore, vibrazioni…)
• Titolo IX: Sostanze pericolose (agenti chimici, biologici…)
• Titolo X: Agenti biologici
• Titolo X‐Bis: Protezione delle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e 
sanitario
• Titolo XI: Atmosfere esplosive
• Titolo XII: Disposizioni penali
• Titolo XIII: Disposizioni finali
Ing. Simone Mosconi
Definizioni

Da: Decreto Legislativo 81/08 e s.m.i.

Pericolo: Rischio:
Proprietà o qualità  Probabilità di raggiungimento 
intrinseca di un  del livello potenziale di danno 
determinato  nelle condizioni di impiego o di 
fattore avente il  esposizione ad un determinato 
potenziale di  fattore o agente oppure alla 
causare danni loro combinazione

Ing. Simone Mosconi
Definizioni

Da: "Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi da 
Lavoro"

INFORTUNIO:
Incidente determinato da una causa violenta in occasione di 
lavoro dal quale derivi la morte o l’invalidità permanente o 
l’inabilità temporanea.
(Esempi: tagli, abrasioni, fratture, ustioni)

MALATTIA PROFESSIONALE:
Malattia causata da attività lavorativa dalla quale derivi la morte 
o l’invalidità permanente o l’inabilità temporanea
Esempi: ipoacusia, silicosi

Ing. Simone Mosconi
D.Lgs. 81/08
Art. 15. Misure generali di tutela
1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei 
luoghi di lavoro sono:
a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;
b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che 
integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche 
produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e 
dell’organizzazione del lavoro;
c) l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al 
minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso 
tecnico;
d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella 
concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella 
definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di 
ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
e) la riduzione dei rischi alla fonte;
Ing. Simone Mosconi
D.Lgs. 81/08

Articolo 17 – Obblighi del Datore di Lavoro non delegabili


-la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del DVR (art 28);
- la designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi.

Articolo 28 – Oggetto della Valutazione dei Rischi


-una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività
lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
-l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di
protezione individuali adottati;
-il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei
livelli di sicurezza;
-l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli
dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere;
-il nominativo del: responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), del
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS/RLST) e del medico competente (MC);
- l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici
che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata
formazione e addestramento

Ing. Simone Mosconi
D.Lgs. 81/08
Titolo VI – Movimentazione Manuale dei Carichi
CAPO I – DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 167 ‐ Campo di applicazione
1. Le norme del presente Titolo si applicano alle attività lavorative di 
movimentazione manuale dei carichi che comportano per i lavoratori 
rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso‐
lombari.
2. Ai fini del presente Titolo, s’intendono:
a) movimentazione manuale dei carichi: le operazioni di trasporto o di 
sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni 
del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, 
per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche 
sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, 
in particolare dorso‐lombari;
b) patologie da sovraccarico biomeccanico: patologie delle strutture 
osteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari. Ing. Simone Mosconi
Titolo VI – Movimentazione Manuale dei Carichi
CAPO I – DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 168 – Obblighi del datore di lavoro
1. Il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie e ricorre ai mezzi appropriati, in 
particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale 
dei carichi da parte dei lavoratori.
2. Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei 
lavoratori, il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie, ricorre ai mezzi 
appropriati e fornisce ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che 
comporta la movimentazione manuale di detti carichi, tenendo conto dell’ALLEGATO XXXIII, ed 
in particolare:
a) organizza i posti di lavoro in modo che detta movimentazione assicuri condizioni di sicurezza e 
salute;
b) valuta, se possibile anche in fase di progettazione, le condizioni di sicurezza e di salute 
connesse al lavoro in questione tenendo conto dell’ALLEGATO XXXIII;
c) evita o riduce i rischi, particolarmente di patologie dorso‐lombari, adottando le misure 
adeguate, tenendo conto in particolare dei fattori individuali di rischio, delle caratteristiche 
dell’ambiente di lavoro e delle esigenze che tale attività comporta, in base all’ALLEGATO XXXIII;
d) sottopone i lavoratori alla sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41, sulla base della 
valutazione del rischio e dei fattori individuali di rischio di cui all’ALLEGATO XXXIII.
3. Le norme tecniche costituiscono criteri di riferimento per le finalità del presente articolo e 
dell’ALLEGATO XXXIII, ove applicabili. Negli altri casi si può fare riferimento alle buone prassi e alle 
linee guida
Ing. Simone Mosconi
Titolo VI – Movimentazione Manuale dei Carichi

CAPO I – DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 169 – Informazione, formazione e addestramento
1. Tenendo conto dell’ALLEGATO XXXIII, il Datore di Lavoro:
a) Fornisce ai lavoratori informazioni adeguate relativamente al peso ed altre 
caratteristiche del carico movimentato;
b) Assicura ad essi la formazione adeguata in relazione ai rischi lavorativi ed alle 
modalità di corretta esecuzione delle attività.

2. Il Datore di Lavoro fornisce ai lavoratori l’addestramento adeguato in merito alle 
corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei 
carichi.

Ing. Simone Mosconi
ALLEGATO XXXIII
Movimentazione Manuale dei Carichi
1. Caratteristiche del carico
2. Sforzo fisico richiesto
3. Caratteristiche dell’ambiente di lavoro
4. Esigenze connesse all’attività

FATTORI INDIVIDUALI DI RISCHIO
• inidoneità fisica a svolgere il compito in questione tenuto altresì conto delle differenze
di genere e di età;
• indumenti, calzature o altri effetti personali inadeguati portati dal lavoratore;
• insufficienza o inadeguatezza delle conoscenze o della formazione o 
dell’addestramento

RIFERIMENTO A NORME TECNICHE
Le norme tecniche della serie ISO 11228 (parti 1 ‐ 2 ‐ 3) relative alle attività di 
movimentazione manuale (sollevamento, trasporto, traino, spinta, movimentazione di 
carichi leggeri ad alta frequenza) sono da considerarsi tra quelle previste all’articolo 168, 
comma 3.
Ing. Simone Mosconi
NORME TECNICHE
ISO 11228
ISO 11228‐1:
Ergonomics – Manual handling – Lifting and carrying
UNI ISO 11228‐1:2009
Ergonomia – Movimentazione manuale – Parte 1: Sollevamento e trasporto

ISO 11228‐2:
Ergonomics – Manual handling – Pushing and pulling
UNI ISO 11228‐2:2009
Ergonomia – Movimentazione manuale – Parte 2: Spinta e traino

ISO 11228‐3:
Ergonomics – Manual handling – Handling of low loads at high frequency
UNI ISO 11228‐3:2009
Ergonomia – Movimentazione manuale – Parte 3: Movimentazione di bassi 
carichi ad alta frequenza.
Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 ‐ 1

Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 ‐ 1

FORNISCE:
Un approccio procedurale fase per fase alla stima dei rischi per la salute derivanti 
dal sollevamento e del trasporto manuale;
Per ciascuna fase sono proposti limiti raccomandati.

SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE:
• Specifica i limiti raccomandati per il sollevamento e il trasporto manuale;
• Consente la valutazione dei rischi per la salute della popolazione lavorativa;
• Si applica alla movimentazione manuale di oggetti con una massa di 3 Kg o 
superiore
• Si applica a velocità di cammino moderate, ovvero da 0,5 m/s a 1,0 m/s su 
una superficie orizzontale;
• Si basa su una giornata lavorativa di 8 ore
• Non concerne l’analisi di compiti combinati in un turno durante una giornata

Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 ‐ 1
TERMINI E DEFINIZIONI

POSTURA IDEALE:
• Eretta e simmetrica;
• Distanza orizzontale tra il baricentro 
dell’oggetto movimentato (approssimata 
dalla proiezione verticale del punto centrale 
delle mani nel punto di impugnatura) e il 
baricentro dell’operatore (approssimata dal 
punto centrale tra i malleoli interni delle 
caviglie) a meno di 0,25 m;
• Altezza della presa a meno di 0,25 m sopra 
l’altezza delle nocche.

CONDIZIONI IDEALI:
• Postura ideale;
• Presa ferma sull’oggetto in postura neutra 
del polso;
• Condizioni ambientali favorevoli.

Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 ‐ 1

Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 ‐ 1

Costanti di peso (o massa di riferimento)

ETA’ (in anni)
Sesso
≤ 18 Da 19 a 45 > 45

MASCHI 20 25 20

FEMMINE 15 20 15
Diversamente 
Giovani Adulti
giovani

Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 – 1
Correlazione frequenza azioni/peso raccomandato

Curva B:
durata compresa fra 1 e 2 ore al giorno
Curva A: 12 sollevamenti al minuto ‐‐‐ massa raccomandata 5 Kg
durata inferire a 1 ora al giorno
15 sollevamenti al minuto ‐‐‐ massa raccomandata 7 Kg
Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 – 1
Calcolo del peso limite (peso raccomandato)

Il peso limite per la massa dell’oggetto da movimentare è ricavato 
applicando la seguente equazione:

m ≤ mref x hM x vM x dM x αM x fM x cM


Dove:
mref = massa di riferimento per il gruppo di popolazione di 
utilizzatori identificato;
hM = moltiplicatore di distanza orizzontale (< 25 = 1; > 63 = 0)
vM = moltiplicatore di posizione verticale (< 0 o > 175 = 0; 0 = 0,78)
dM = moltiplicatore di spostamento verticale (< 25 = 1; > 175 = 0)
αM = moltiplicatore di assimmetria (0° = 1; > 135° = 0)
fM = moltiplicatore per la frequenza (<0,2/min e durata < 1 = 1)
cM = moltiplicatore per la presa (scarsa = 0,9; buona = 1)
Ing. Simone Mosconi
Calcolo dell’indice di sollevamento

L.I. 

Ing. Simone Mosconi
Scheda NIOSH
Costante di peso Peso massimo raccomandato in condizioni 
ottimali di sollevamento
X
Altezza da terra delle mani all’inizio del 
Fattore di altezza
sollevamento
X
Distanza verticale del peso tra inizio e fine del 
Fattore dislocazione sollevamento
X
Distanza massima del peso dal corpo durante il 
Fattore orizzontale
sollevamento
X
Dislocazione angolare del peso rispetto al piano 
Fattore asimmetria
sagittale del soggetto
X
Frequenza del sollevamento in n. di atti al minuto 
Fattore frequenza
e durata
X
Fattore di presa Giudizio sulla presa del carico

= Peso Raccomandato (RWL)
Ing. Simone Mosconi
Fattore altezza

Primo elemento della tabella:
Altezza da terra delle mani all’inizio del sollevamento

ISO 11228 – 1
Limiti di applicabilità:
Se V > 175 cm o V < 0 cm; FA = 0

Ing. Simone Mosconi
Fattore dislocazione

Secondo elemento della tabella:
Distanza verticale del peso tra inizio e fine del 
sollevamento

ISO 11228 – 1
Limiti di applicabilità:
Se D > 175 cm DM = 0

Ing. Simone Mosconi
Fattore orizzontale

Terzo elemento della tabella:
Distanza massima del peso dal corpo durante il 
sollevamento

ISO 11228 – 1
Limiti di applicabilità:
Se H > 63 cm HM = 0

Ing. Simone Mosconi
Fattore asimmetria

Quarto elemento della tabella:
Angolo di asimmetria in gradi

ISO 11228 – 1
Limiti di applicabilità:
Se Y > 135° AM = 0

Ing. Simone Mosconi
Fattore frequenza

Fattore di presa

Ing. Simone Mosconi
Indice di sollevamento (L.I.)

UNI ISO 11228‐1 IN EN 1005‐2

Waters et al. (1999)

Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 ‐ 2

FORNISCE:
• I limiti raccomandati per la spinta e il traino 
a corpo intero
• Una guida alla valutazione dei fattori di 
rischio considerati importanti per la spinta e 
il traino manuale, consentendo la tutela 
della salute della popolazione lavorativa 
adulta in salute;
• Una ragionevole protezione alla 
maggioranza di tali lavoratori;
• Informazioni sulla progettazione o 
riprogettazione di lavori, compiti, prodotti e 
organizzazione del lavoro.

Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 ‐ 2

CAMPO DI APPLICAZIONE:
• Forze esercitata a corpo intero (ovvero mentre ci si trova in posizione 
eretta/si cammina);
• Azioni eseguite da una persona (la movimentazione da parte di due o 
più persone non fa parte della valutazione),
• Forze applicate con due mani;
• Forze usate per spostare o trattenere un oggetto;
• Forze applicate in modo fluido e controllato;
• Forze applicate senza l’uso di supporto esterno;
• Forze applicate su oggetti posizionati di fronte all’operatore;
• Forze applicate in posizione eretta (non assisa)

Ing. Simone Mosconi
UNI ISO 11228 ‐ 2

TERMINI E DEFINIZIONI:
Forza iniziale: Forza applicata per mettere in movimento un oggetto (forza 
richiesta per imprimere accelerazione all’oggetto).
Traino: Sforzo fisico umano nel quale la forza motrice è esercitata di fronte al 
corpo e diretta verso il corpo stesso, mentre il corpo è fermo in posizione 
eretta o si muove all’indietro.
Spinta: Sforzo fisico umano nel quale la forza motrice è esercitata di fronte al 
corpo e in senso opposto ad esso mentre il corpo è fermo in posizione eretta 
e o si muove in avanti.
Forza di mantenimento: Forza applicata per mantenere un oggetto in 
movimento (forza richiesta per mantenere un oggetto ad una velocità più o 
meno costante)
Forza di arresto: Forza applicata per fermare un oggetto in movimento.
Ing. Simone Mosconi
OCRA
Strumenti per la valutazione 
del rischio per compiti ripetitivi

Ing. Simone Mosconi
Checklist OCRA
La checklist OCRA è uno strumento a procedura semplificata (rispetto 
all’indice OCRA) per lo studio del rischio da sovraccarico biomeccanico 
degli arti superiori da utilizzare tanto nella prima fase di stima della 
presenza del rischio all’interno di una data realtà aziendale (fase di 
mappatura), quanto nella fase di successiva gestione del rischio stesso.
La checklist OCRA si compone di 5 parti dedicate allo studio dei quattro 
principali fattori di rischio:
• carenza dei periodi di recupero,
• frequenza,
• forza,
• posture incongrue/stereotipia
e dei fattori complementari: vibrazioni, temperature fredde, lavori di 
precisione, contraccolpi ecc..), considerando inoltre, per la stima finale 
del rischio, la durata netta del lavoro ripetitivo.

Ing. Simone Mosconi
Checklist OCRA

Ing. Simone Mosconi
Elementi descrittivi del compito
e dell’organizzazione

Va utilizzata per descrivere una postazione di lavoro e per stimare il 
livello di esposizione intrinseco del compito svolto, come se la postazione 
fosse l’unica utilizzata per l’intero turno da un solo lavoratore: la 
procedura consentirà di conoscere quali posti di lavoro, all’interno 
dell’azienda, risultano, per le proprie caratteristiche strutturali e 
organizzative, a esposizione:
• assente,
• lieve,
• media,
• elevata

al di là delle rotazioni dei lavoratori su più postazioni/compiti. 

Ing. Simone Mosconi
Elementi descrittivi del compito
e dell’organizzazione
La prima parte della checklist OCRA prevede una breve descrizione del 
posto di lavoro e del lavoro svolto sulla postazione.

La checklist si applica ai lavori ripetitivi che si identificano quando:
• la lavorazione è caratterizzata da cicli (indipendentemente dalla loro 
lunghezza);
• il lavoro è caratterizzato dalla esecuzione di azioni tecniche pressochè
identiche che si ripetono uguali a se stesse per più della metà del tempo 
della lavorazione in analisi.
Si ricorda che queste due definizioni identificano solo la presenza di lavoro 
ripetitivo dove tale termine non è sinonimo di presenza di rischio: l’analisi con la 
checklist OCRA definirà il livello del rischio o la sua assenza. Ing. Simone Mosconi
Il nostro caso:

Pausa mensa
7,30 8,30 9,30 10,30 11,30 17,30
12,30 13,30 14,30 15,30 16,30
Elementi descrittivi del compito
e dell’organizzazione
Per prima cosa è fondamentale stimare il tempo netto di lavoro ripetitivo.
Il tempo netto di lavoro ripetitivo si ottiene sottraendo al tempo totale (lordo) di turno (o di 
“presenza pagata”), i seguenti tempi:
• la durata effettive delle pause, che siano ufficiali o meno;
• la durata effettiva della pausa mensa (se inclusa nel tempo di turno e quindi retribuita);
• la durata stimata dei lavori non ripetitivi.

Ing. Simone Mosconi
Elementi descrittivi del compito
e dell’organizzazione

La concordanza fra il tempo totale di ciclo netto calcolato e osservato è di 
fondamentale importanza se si vuole ottenere un valutazione puntuale 
dell’esposizione lavorativa: la mancata conoscenza del contenuto 
operativo reale del turno è destinata a condurre ad una sottostima o 
sovrastima del livello di rischio.

Se il tempo netto di lavoro ripetitivo è di 400 minuti una discordanza del 
5% significa che non si conosce cosa viene svolto per 20 minuti.

Accettabile errore di ± 3%

Ing. Simone Mosconi
Elementi descrittivi del compito
e dell’organizzazione

Tempo totale di ciclo osservato:
• Inizia nel momento in cui il pezzo in lavorazione arriva ad un punto 
prefissato;
• si conclude quando un altro pezzo arriva allo stesso punto.

Tale tempo è comprensivo di:
• tempo di attività degli arti superiori;
• altri tempi attivi, non degli arti superiori (es. cammino);
• tempi passivi (brevi tempi di attesa ad esempio dell’arrivo del pezzo 
successivo).

Ing. Simone Mosconi
Moltiplicatore di durata del lavoro ripetitivo

Tempo netto di lavoro ripetitivo = Durata del turno – pause ufficiali ed effettive

In funzione del risultato si cerca il moltiplicatore di durata corrispondente
Ing. Simone Mosconi
Fattore carenza periodi di recupero

È definibile come periodo di recupero quello in cui è presente una 
sostanziale inattività fisica degli arti superiori altrimenti coinvolti nello 
svolgimento di precedenti azioni lavorative.
Periodi di recupero possono essere considerati:
• le pause di lavoro, ufficiali e non, compresa la pausa per il pasto (sia 
essa compresa o non nell’orario di lavoro pagato);
• i periodi sufficientemente lunghi di svolgimento di compiti di lavoro 
che comportano il sostanziale riposo dei gruppi muscolari (ad es. i 
compiti di controllo visivo).
• i periodi, all’interno del ciclo, che comportano il completo riposo dei 
gruppi muscolari altrimenti impegnati.
Periodi di recupero interni al ciclo (controllo visivo, tempi passivi o di 
attesa), per essere considerati significativi, devono protrarsi 
consecutivamente per almeno 10 secondi in un ciclo ed essere 
costantemente ripetuti, in ogni ciclo e per tutto il tempo di lavoro 
ripetitivo, con rapporto 5:1 fra lavoro e recupero.
Ing. Simone Mosconi
Fattore carenza periodi di recupero
Prima si faceva così:

Nella nuova versione della check list OCRA non è più così.

Ing. Simone Mosconi
Determinazione ore senza adeguato recupero

Si tratta in sostanza di contare, in un turno, quante ore non hanno al loro interno 
un recupero di almeno 8‐10 minuti consecutivi. Sono escluse dal conteggio:
• l’ora prima della pausa pranzo perché recuperata dalla sosta pasto;
• l’ultima ora del turno, perché recuperata dalla interruzione del lavoro.

Si consiglia di procedere nel seguente modo:
• segnare come “recuperati” i 60 minuti prima della fine del turno e prima della 
pausa mensa;
• procedendo quindi dall’ultima ora fino alla prima del turno, segnare in 
successione, di volta in volta come “recuperati” i periodi di 60 minuti che 
comprendono una pausa al loro interno e con punteggio 1 quelli che non 
comprendono le pause.

Ing. Simone Mosconi
Determinazione ore senza adeguato recupero

Ing. Simone Mosconi
Determinazione ore senza adeguato recupero

Ing. Simone Mosconi
1 1
11 1 1 1
12

6 13,30
7 8 9 10 11 13

6 13,30
7 8 9 10 11 12 13

6 13,30
7 8 9 10 11 12 13

0,5
20‐40 min=0,5 0,5
Piu’ 40 min=1 0,50,5 0,5
1 1 1 1
1 1 1

Il nostro caso:

Pausa mensa
7,30 8,30 9,30 10,30 11,30 17,30
12,30 13,30 14,30 15,30 16,30

20‐40 min=0,5 0,5
Piu’ 40 min=1 0,50,5
0,50,5
Fattore frequenza d’azione

Poiché il meccanismo di sviluppo delle patologie tendinee appare 
ampiamente collegato alla frequenza dei movimenti, ne deriva che 
un importante stimatore del rischio da sovraccarico biomeccanico
è dato dalla frequenza di azione.

Per misurare la frequenza di eventi meccanici degli arti superiori
all’interno del ciclo è necessario contare, in modo analitico, o 
comunque di identificare e stimare il numero di azioni tecniche in un 
ciclo e di riferirle all’unità di tempo (n. azioni tecniche/minuto
= frequenza delle azioni tecniche).

L’azione tecnica non va identificata col singolo movimento articolare 
di mano, polso, gomito, spalla, ma con il complesso di movimenti,
di uno o più segmenti articolari, che consentono il compimento 
tecnico di un’operazione lavorativa semplice quali il prendere, 
posizionare, ruotare, spingere, ecc.

Ing. Simone Mosconi
Azioni tecniche
• Abbassare carico (>50cm; 3 kg grip o 1 kg  • Muovere carico • Spingere
pinch) • Pennellare • Scuotere
• Accompagnare • Levigare • Tagliare con coltelli
• Aprire • Pulire • Tagliare con forbici
• Arrotolare (ogni giro) • Segnare • Tagliare con lame
• Assestare • Piegare • Tenere (> 5 sec)
• Avvitare, svitare (ogni rotazione) • Posizionare • Trascinare
• Azionare • Premere (forza > 2 scala  • Trasportare carico (2 passi)
• Bloccare (forza > 2 scala Borg) Borg)
• Chiudere • Prendere
• Colpire • Raddrizzare
• Curvare • Raggiungere (oltre 42 cm)


Deporre
Distendere


Riprendere
Ruotare (> 90°)
! Montare !
• Estrarre (profondo > 25 mm e gioco >  • Schiacciare
5 mm)  • Scorrere Fase o operazione che 
• Girare • Scrivere (Statica o tratti > 2  comprende più azioni 
• Incastrare cm) tecniche
• Infilare (< 25 mm) • Sollevare carico (>50cm; 3 kg 
• Inserire grip o 1 kg pinch)
• Lanciare (con triettoria) • Sostenere (> 5 sec)
• Lisciare (ogni passata) • Strappare
• Tirare Ing. Simone Mosconi
Azioni tecniche

• Camminare (senza carichi)
• Passare (un oggetto da una mano all’altra)
• Rilasciare (se semplice apertura mano)
• Muovere (un oggetto leggero)
• Sollevare (un oggetto leggero)
• Abbassare (un oggetto leggero)
• Trasportare (un oggetto leggero)

Ing. Simone Mosconi
Azioni tecniche
Azioni dinamiche Azioni statiche
Quando caratterizzate dal movimento Quando caratterizzate dal mantenimento (ad. 
Esempio azione tecnica «tenere» un oggetto in 
mano)
Devono essere considerate per ogni arto.
La risultante finale identificherà, per ogni arto, la situazione più critica (fra azioni 
dinamiche e statiche) ed il punteggio sarà il più alto tra i due calcolati.
Il calcolo azioni statiche:
Ottenuto il numero delle azioni 
• Individuazione di azioni di mantenimento in presa 
tecniche in un ciclo (per arto) si 
costante di oggetti o strumenti per un tempo = 0 > 
deve procedere al calcolo della 
a 5 secondi consecutivi;
frequenza d’azione “azioni 
• determinazione del tempo totale in 
tecniche/minuto”, 
mantenimento come somma dei secondi 
individuati;
dovrà essere adottata la 
• confronto e calcolo in percentuale (%) rispetto al 
formula:
Tempo Totale di Ciclo netto (o cadenza).
• determinazione del punteggio in base ai seguenti 
Frequenza d’azioni=
intervalli di durata: 0‐50% = 0 punti; 51%‐ 80% = 
(N. Azioni / T.T. Ciclo)*60
2,5 punti; 81%‐100% = 4,5 punti. Ing. Simone Mosconi
Azioni tecniche

Ing. Simone Mosconi
L’uso di forza
Per superare la difficoltà di valutare la forza interna sviluppata, senza far ricorso a 
strumentazioni dedicate, anche nel caso della compilazione della
checklist OCRA si suggerisce l’utilizzo della scala di Borg anche attraverso interviste 
ai lavoratori per descrivere lo sforzo muscolare soggettivamente
percepito durante lo svolgimento di un compito lavorativo.
La quantificazione dello sforzo 
percepito da tutto l’arto superiore 
dovrebbe essere effettuata per 
ogni singola azione tecnica che 
compone il ciclo; a
fini pratici possono essere 
ignorate le azioni che richiedono 
un impegno muscolare minimale 
o lieve (scala di Borg = da 0,5 a 2), 
per poi applicare la
procedura di valutazione 
dell’impegno tramite scala di Borg 
solo per le azioni (o aggregazioni 
di azioni) che richiedono un 
impegno di forza almeno 
“moderato” (scala di Borg uguale 
Ing. Simone Mosconi
o superiore a 3).
L’uso di forza
• Forza muscolare e non stanchezza complessiva
• Chiedere di spiegare il motivo della necessità di forza
• Il giudizio di un osservatore esterno può comportare notevoli errori
• Utilizzare il valore “modale”

Ing. Simone Mosconi
Posture  e movimenti incongrui

• Elemento di predizione della localizzazione articolare delle patologie
• Lo è quando l’articolazione opera in aree superiori al 50% della sua 
massima escursione angolare
• Per la spalla, flessione o abduzione > 80° (braccia quasi altezza delle 
spalle), ma già a partire da 1/10 del tempo.

• Stereotipia di movimenti o mantenimenti e cioè gesti lavorativi dello 
stesso tipo, indipendentemente che siano eseguiti in posture o 
movimenti incongrui.
• Azioni o gruppi di azioni uguali a se stesse che si ripetono per più del 
50% del tempo di ciclo.
• Posizioni statiche mantenute uguali a se stesse per più di 50% del 
tempo di ciclo
• Cicli di durata brevissima, inferiori a 15 sec.

Ing. Simone Mosconi
Posture  e movimenti incongrui

Ing. Simone Mosconi
Posture  e movimenti incongrui

Ing. Simone Mosconi
Principali tipi di presa

Ing. Simone Mosconi
Posture  e movimenti incongrui

Ing. Simone Mosconi
Fattori complementari

Ing. Simone Mosconi
Calcolo del punteggio finale della Checklist OCRA

Per ottenere il valore di punteggio finale della checklist OCRA è sufficiente 
sommare i punteggi ottenuti in ognuno dei fattori di rischio: frequenza, 
forza, postura e complementari, separatamente per l’arto destro e sinistro, e 
moltiplicare tale somma per il fattore di recupero e il fattore durata.

Ing. Simone Mosconi
Punteggio finale checklist OCRA

Checklist OCRA Indice OCRA FASCE RISCHIO Previsione dei 


patologici (%)
Fino a 7,5 Fino a 2,2 VERDE RISCHIO  Inf. a5,3
ACCETTABILE
7,6 – 11,0 2,3 – 3,5 GIALLA BORDERLINE O  5,3 – 8,4
RISCHIO MOLTO 
LIEVE
11,1 – 14,0 3,6 – 4,5 ROSSO  RISCHIO LIEVE 8,5 – 10,7
LEGGERO
14,1 – 22,5 4,6 – 9 ROSSO MEDIO RISCHIO MEDIO 10,8 – 21,5

≥ 22,6 ≥ 9,1 VIOLA RISCHIO  Sup. a 21,5


ELEVATO

Ing. Simone Mosconi