Sei sulla pagina 1di 14

saper vedere benevento

Una stella per


la Sapienza di Elena Percivaldi

La chiesa beneventana di S. Sofia


sorse per volere di Arechi II, duca e
poi principe della città del Sannio.
Il monumento ha vissuto una storia
travagliata e solo in età moderna
ha ritrovato le parti superstiti della
sua fabbrica originaria, che ne
fanno, in ogni caso, un
capolavoro dell’arte
e dell’architettura
longobarde

Benevento, S. Sofia. Zaccaria muto davanti al


popolo, particolare dell’affresco facente parte del
ciclo delle Storie di Cristo, opera di un artista di
probabile formazione siro-palestinese, che forse
la portò a termine entro il 768, anno che segna la
fine della costruzione della chiesa, fondata intorno
al 758 per volere di Arechi II, duca di Benevento.

70 giugno MEDIOEVO
C
C hi entri oggi nella piccola chiesa di S. Sofia di
Benevento e abbia una certa familiarità con l’ar-
chitettura longobarda non può non provare l’im-
pressione di trovarsi di fronte a qualcosa di unico. E a
ragione, perché la chiesa ha una struttura a dir poco ori-
ginale. Disorienta la facciata, che non è quella voluta da
Arechi II, duca di Benevento dal 758 e poi suo principe
(vedi, in questo numero, il Dossier alle pp. 85-103): danneg-
giata da un rovinoso terremoto nel 1688, S. Sofia venne
infatti ricostruita seguendo l’estetica del tempo, ossia
in forme squisitamente barocche. Ma lo stupore prose-
gue anche all’interno: la chiesa ha pianta centrale (con
un diametro di 23,50 m), che dall’esterno si può solo
intuire perché i muri, interrotti da tre absidi sul retro,
mantengono un andamento circolare soltanto fino alla
zona presbiteriale; poi, all’improvviso, si «frastagliano»,
assumendo una forma quadrangolare a blocchi.
L’aspetto «bizzarro» della struttura si deve alle scelte
operate da Antonino Rusconi nell’impegnativo restauro
condotto per conto della Soprintendenza ai Monumenti
di Napoli tra il 1951 e il 1957 a seguito dei danneggia-
menti causati dalla guerra. Il funzionario decise di rista-
bilire, per quanto possibile, quello che a suo avviso do-
veva essere l’aspetto originario, eliminando la maggior
parte degli elementi introdotti in occasione dei ripetuti
rifacimenti che interessarono l’edificio. E, nel farlo, poté
anche compiere – come leggerete piú avanti – una sco-
perta di eccezionale importanza, riportando alla luce gli
straordinari affreschi con le Storie di Cristo.

Arrivano i Longobardi
Alcuni contingenti longobardi erano stati in Italia già
prima dell’invasione del 568-569: avevano partecipato
alla guerra greco-gotica come alleati dei Bizantini ed
erano risultati decisivi nella battaglia di Tagina (Gual-
do Tadino, in Umbria), che nel 552 mise l’ipoteca sulla
riconquista della Penisola da parte di Narsete. Il coman-
dante bizantino aveva anche cercato di trattenere alme-
no una parte dei guerrieri, potenzialmente utili in caso
di ulteriori interventi militari, dirottandoli nel Beneven-
tano, ma la componente giudicata pericolosa – lo storico
Procopio di Cesarea la definisce «indisciplinata, violenta
e dai costumi indegni» – fu allontanata.
Quando Alboino e i suoi, nel 568-569, invasero la
Penisola, conquistando la maggior parte dell’Italia cen-
tro-settentrionale, questi contingenti «alleati» furono
utilizzati da Costantinopoli – al pari di quelli che nel
575 con Faroaldo diedeto vita al ducato di Spoleto – co-
me ausilio nella ristrutturazione del sistema difensivo,
nella speranza, se non di ricacciare, almeno di contene-
re i Longobardi nel Nord. Tuttavia, nel confuso quadro
storico, non si può nemmeno escludere che il ducato di
Benevento, che nacque intorno al 575-576 con Zottone
(per alcuni studiosi invece 570-571), non fosse espres-

MEDIOEVO giugno 71
saper vedere benevento
necropoli marchigiana di Castel Trosino e, a Benevento,
dai ritorvamenti emersi nel 1927 nelle contrade Pezza
Piana e San Vitale: la prima, in particolare, ha restituito
un sepolcreto databile fra la metà del VI e l’inizio del
VII secolo, con un discreto numero di cavalieri arimanni
longobardi armati, inumati accanto a donne mediterra-
nee autoctone.

Origine antichissima
Benevento, del resto, aveva tutte le carte in regola per
diventare il centro di attrazione della neonata compa-
gine territoriale. Di antichissima origine, posta tra due
fiumi, arroccata e fortificata, era attraversata da un si-

i
stema stradale – costituito dall’Appia e dalla Traiana –

ld
eredità dei tempi antichi ancora utilizzabile. Con Arechi

a
I (590-640), Romualdo I (671-687) e, soprattutto, Gi-

iv
sulfo I (689-706) la consistenza territoriale del ducato
raggiunse dunque la massima espansione, arrivando a

rc
comprendere i territori situati tra l’Abruzzo e il Lazio
meridionale e il Molise, la Calabria setten-

Pe
trionale e il Salento. Restavano fuori solo
le città costiere campane (Napoli, Amalfi,
a Gaeta) e il resto della Puglia, ancora in
mano ai Bizantini.
n
Il momento di massimo splen-
le
dore della città fu l’epoca di Are-
/E

sione di un semplice rovesciamento


di fronti con la rottura dell’alleanza
O

tra i piú antichi nuclei longobardi


EV

e l’impero. Sulle origini del ducato,


comunque, non esiste ancora concor-
dia tra gli storici.
IO

È però certo che, a differenza di quanto av-


venne nel Centro-Nord, l’occupazione longo-
ED

barda del Mezzogiorno non si fondò sulle fare – gruppi In alto una veduta
familiari allargati migrati in massa, stretti intorno al aerea della chiesa
carisma di un re –, ma su molto piú sgranati e numeri- di S. Sofia e del
M

camente meno consistenti drappelli di guerrieri già pre- chiostro adiacente.


senti sul territorio che, una volta stanziatisi, si fusero A destra e sopra
©

presto con la popolazione indigena. Lo ha dimostrato due esemplari


l’archeologia: gli Appennini hanno restituito un gran di croce aurea.
numero di armi compatibili con il modello merovingi- Dalla necropoli
co-orientale in uso in Oltralpe, mentre le necropoli di longobarda di
Vicenne e di Morrione a Campochiaro, presso Boiano Benevento. VII sec.
nel Molise, conservano 19 sepolture con cavallo che ri-
mandano al costume funerario dei popoli delle steppe.
Come ha evidenziato Marcello Rotili, il legame è con
gli Àvari o con i Bulgari, il cui duca Alzeco, intorno al
665, ottenne da re Grimoaldo I di potersi insediare con
i suoi nella zona, ma nel contempo i reperti denunciano
evidenti rapporti con la componente autoctona medi-
terraneo-orientale. Una circostanza confermata dalla

72 giugno MEDIOEVO
i
a ld
iv
rc
Pe
n a
le
/E

chi II, duca di Benevento dal 758 fino al 774 e poi, dopo In alto una veduta di Benevento in epoca medievale.
la caduta del regno longobardo in mano franca, principe
fino alla sua morte. Egli rifondò Salerno, dove si trasferí Arechi la «sua» chiesa doveva rivestire, ossia quello di
O

nella reggia che aveva costruito e dotato di una cappel- santuario pubblico e nazionale, fu subito chiarito dalle
EV

la palatina dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Ma prima parole del duca stesso: nei due Praecepta oblationis e nel
aveva rinnovato la stessa Benevento edificando nella Praeceptum concessionis del novembre 774 (redatti a Be-
zona orientale, piú elevata rispetto al resto della città, nevento, «in palatio») si legge di misure a favore della
IO

la Civitas Nova e il Sacrum Palatium con la cappella di S. chiesa «quam a fundamentis edificavi pro redemptione anime
Salvatore, che aveva eletto a sua residenza. Soprattutto, mee seu pro salvatione gentis nostre et patrie» (ossia «che edi-
ED

decise l’edificazione di S. Sofia, che fu completata nei ficai per la redenzione della mia anima e per la salvezza
primi due anni di governo e destinata a diventare tem- della nostra gente e della nostra patria»). Questo ruolo
pio nazionale e sacrario della stirpe longobarda. di primaria importanza fu percepito immediatamente
M

Secondo il cronista Erchemperto, vissuto nel IX se- anche dai contemporanei. E al medesimo ambiente sen-
colo, fu lo stesso Arechi a intitolarla, «in lingua greca», sibile all’arte e alla cultura orientali si ricollega, come
©

alla Santa Sapienza («Aghian Sophia»). Altre fonti attri- vedremo tra breve, anche il ciclo di affreschi riemersi in
buiscono l’idea a Paolo Diacono, il che è plausibile. Il S. Sofia, realizzati con ogni probabilità entro il 768 da
grande storico longobardo si era infatti stabilito sin dal un anonimo artista siro-palestinese.
768 a Benevento e dimorava, assai stimato, sotto l’ala
protettiva del duca e della moglie Adelperga, figlia del Una storia travagliata
re Desiderio, alla quale aveva fatto da precettore. Fine Danneggiata da almeno due terremoti e, in tempi mo-
intellettuale e conoscitore del greco, poteva a ragione derni, dal bombardamento del 1943, la chiesa ha subito
aver suggerito al duca, a sua volta cultore delle arti e continui restauri e rifacimenti, che, fino alla restituzio-
delle usanze bizantine, di imitare Giustiniano, che due ne in tempi recenti, ne hanno compromesso l’aspetto
secoli prima, nel 527, aveva edificato a Costantinopoli il originario. Un dato sembra comunque certo: sappiamo
grande tempio dedicato alla Santa Sapienza (Hagia So- che S. Sofia fu ultimata intorno al 762, perché nel mag-
phia), summa dell’ideologia del suo governo. gio di quell’anno Arechi II vi fece traslare le reliquie dei
Il ruolo di primissimo piano che nelle intenzioni di XII Fratelli martiri che aveva fatto recuperare in varie

MEDIOEVO giugno 73
saper vedere benevento
In basso la facciata della chiesa di S. Sofia, in cui si nota DA ARECHI ALL’UNESCO
chiaramente l’impronta dei rifacimenti in epoca barocca.
758 A rechi II diventa duca di Benevento.
Rimane tale fino al 774, poi assume
il titolo di principe fino alla morte,
avvenuta il 26 agosto 787.
762, maggio La chiesa è ultimata con la
traslazione delle reliquie dei XII
Fratelli martiri e loro collocazione
nell’abside maggiore.
768 Traslazione delle reliquie di san
Mercurio e di altri 31 santi martiri
e confessori, collocate in altari

i
disposti attorno a quello maggiore.

ld
774 Arechi II aggrega alla chiesa un

a
monastero femminile, affidandolo

iv
alla sorella Gariperga.
968 Un disastroso terremoto rade al

rc
suolo il convento. Si ignora l’entità
dei danni subiti dalla chiesa.

Pe
XII secolo Primo intervento decisivo sulla
chiesa. L’abate Giovanni IV adatta
a S. Sofia alla liturgia benedettina
riformata: costruisce la schola
n
cantorum, fa ampliare la facciata,
le
edifica un pronao quadrangolare
una lunetta con Cristo in trono, San
/E

Mercurio Martire e un personaggio


inginocchiato indentificabile con
Giovanni (o Arechi II).
O

1038-1056 Mentre è abate Gregorio II, si


EV

città italiane, collocandole nell’abside maggiore. A esse realizza il campanile quadrangolare.


si aggiunsero, nel 768, quelle di san Mercurio e di altri XII-XIV secolo Momento di massimo splendore
trentuno santi martiri e confessori, che il duca portò da della chiesa e del convento,
IO

tutta la Penisola e inserí in una serie di altari opportuna- testimoniato dalle donazioni
mente disposti attorno a quello maggiore. private, dalle attività artigianali e
ED

Continuando il processo di conversione al cristiane- commerciali e dagli immobili e


simo del suo popolo – già iniziato, non senza intoppi, da terreni gestiti. Piena attività dello
Romualdo I (671-687) e dalla sua consorte cattolica Te- scriptorium, centro di produzione
M

oderada –, nel 774 Arechi aggregò alla chiesa un mona- della scrittura beneventana.
stero femminile, affidandolo alla sorella Gariperga, che 1495 Costruzione del recinto merlato, poi
©

ne divenne la prima badessa. Il complesso, con attiguo abbattuto nel 1809.


xenodochio, fu sottoposto alla giurisdizione dei Bene- 1595 Il convento viene posto alle
dettini di Montecassino. Ed eccoci, circa un secolo dopo, dipendenze dei Canonici Regolari
al primo evento catastrofico: il sisma che nel 968 rase al Lateranensi della Congregazione del
suolo il convento. Nulla si sa circa eventuali danni a S. Santissimo Salvatore.
Sofia, ma possiamo presumere che fossero ingenti. La 1688, 5 giugno Un altro rovinoso terremoto colpisce
ricostruzione, promossa subito dopo, portò alla realiz- Bevenento, compromettendo
zazione del chiostro, che si presenta composto da quat- gravemente la struttura di S. Sofia.
tordici quadrifore e una trifora, con l’ampio utilizzo di Crollano il campanile e la cupola, la
materiale di recupero nella decorazione scultorea. facciata è danneggiata.
Le prime notizie documentate di un restauro della 1694, 26 maggio L’abate Horatio Minimi compie un
chiesa risalgono al XII secolo, quando l’abate Giovan- sopralluogo per verificare i danni.
ni IV volle adattarla alle nuove esigenze dettate dalla

74 giugno MEDIOEVO
1696 L’arcivescovo Vincenzo Maria
Orsini, futuro papa Benedetto
XIII, ordina la ricostruzione della
chiesa, mantenendo intatta
la sola parte centrale. I lavori
vengono eseguiti dall’architetto
Carlo Buratti.
1701, 19 marzo Riconsacrazione dell’edificio in
forme mutate. Ora presenta una
facciata barocca, la cupola si
trova su un tiburio piú alto, gli
affreschi sono stati coperti da

i
inconaco, le tre absidi chiuse, gli

ld
altari spostati. Inoltre la pianta

a
è trasformata da stellata in

iv
circolare.
1702, 14 marzo Nuovo terremoto. Crolla il

rc
campanile che verrà riedificato
piú distante dalla chiesa.

Pe
1806 Soppressione del convento.
1809 Il principe di Talleyrand decide di
intervenire per demolire le mura a
del recinto razionalizzando il
n
complesso.
le
1941 La Soprintendenza ai
Monumenti di Napoli inizia un
/E

rilievo della chiesa, interrotto a


causa degli eventi bellici. In alto uno scorcio dell’interno della chiesa di S. Sofia, scandito
1943 Benevento è bombardata. La dalle colonne centrali. Sullo sfondo si scorge l’abside trilobato.
O

cattedrale viene sventrata;


EV

S. Sofia, colpita di striscio, riforma monastica benedettina. Alla facciata origina-


riporta danni alla copertura. ria, parzialmente abbattuta e ricostruita piú ampia, fu
1947 Il soprintendente di Napoli, anteposto un pronao quadrangolare sorretto da quat-
IO

Giorgio Rosi, scopre l’esistenza tro colonne; in alto fu aggiunta la lunetta romanica che
delle absidi, con ciò che resta rappresenta Cristo in trono con san Mercurio Martire,
ED

degli affreschi. le cui reliquie, come detto, già riposavano nella chiesa.
1951-1957 Restauri da parte di Antonino All’interno, nell’esagono centrale, fu inserita una «schola
Rusconi. cantorum», che comportò la sostituzione dei due pilastri
M

1960 Resituzione della chiesa alla d’ingresso con altrettante colonne. Il profilo del com-
cittadinanza. plesso si faceva via via piú composito con l’aggiunta,
©

1967 Termine di un’altra campagna da parte di Gregorio II, abate tra il 1038 e il 1056, del
di scavi. campanile quadrangolare, evento testimoniato dall’i-
2005-2010 Interventi di pulitura e scrizione murata nella parete occidentale.
risistemazione da parte del
Comune e della Soprintendenza Nasce la «beneventana»
in occasione della candidatura Monastero e chiesa vissero in quest’epoca il periodo di
UNESCO. maggiore floridezza, testimoniato dalle molte donazioni
2011, 25 giugno Iscrizione nel sito seriale ricevute (anche dai pontefici), dalle numerose attività
UNESCO «I Longobardi in Italia. artigianali e commerciali controllate e dagli immobili
I luoghi del potere e dai terreni gestiti. Notevole era inoltre lo scriptorium
(568-774 d.C.)». del monastero, partecipe del processo di elaborazione
e produzione della scrittura detta «beneventana», che
ebbe un ruolo di primo piano nella storia artistica eu-

MEDIOEVO giugno 75
saper vedere benevento

Particolare della lunetta


del portale maggiore della
chiesa di S. Sofia.

i
a ld
iv
rc
Pe
n a
le
/E
O
EV
IO
ED

Il monumento in sintesi
Titolo da fare
M

Perché è importante con le reliquie di molti santi. Anche dopo la fine del regno
©

La chiesa beneventana di S. Sofia rappresenta un longobardo a opera di Carlo Magno, rimase un luogo
unicum architettonico per la sua originalissima pianta fondamentale per Benevento, divenuto principato, e in
stellata, scoperta solo in occasione dei restauri degli generale per la Langobardia Minor.
anni Cinquanta del Novecento. Sebbene sia stata Il cenotafio nell’arte
pesantemente rimaneggiata nel corso dei secoli, Gli affreschi sopravvissuti ai rifacimenti di secoli sono una
innanzitutto per rimediare ai danni causati dai delle pochissime testimonianze di pittura longobarda e
frequenti terremoti, è uno dei piú suggestivi monumenti altomedievale che si siano conservate a Benevento.
altomedievali dell’intera Langobardia Minor. Lo stile pittorico rivela forti connessioni con l’arte
S. Sofia nella storia orientale: il richiamo a Bisanzio e ai suoi canoni
Santuario emblema dei Longobardi, la chiesa fu voluta da estetici ed espressivi era fondamentale per garantire ai
Arechi II come simbolo del suo potere e quindi arricchita committenti autorevolezza e prestigio.

76 giugno MEDIOEVO
ropea. A tanta ricchezza, però, non corrispose sempre
un’oculata amministrazione, cosicché, dal Trecento in
poi, S. Sofia e il suo convento si avviarono a una pro-
gressiva decadenza, testimoniata anche dall’isolamento
del complesso in un recinto merlato (costruito prima del
1495) di dimensioni molto inferiori a quello che doveva
essere il perimetro originario.

I terremoti e poi i bombardamenti


Arriviamo cosí al 5 giugno 1688, quando un altro ro-
vinoso terremoto colpí Bevenento e compromise gra-
vemente l’intera struttura. È possibile farsi un’idea dei
danni leggendo la relazione della Visita urbana compiu-

i
ta il 26 maggio del 1694 dall’abate Horatio Minimi e

ld
l’anonima Bulla readificationis seu restaurationis, del 1701:

a
di intatto, si evince, erano rimaste solo la struttura por-

iv
tante e la Cappella delle Reliquie, che si trovava sulla
destra; il campanile e la cupola esagonale a spicchi era-

rc
no crollati, coinvolgendo parte del resto dell’edificio, tra
cui la facciata. Per l’estetica del tempo, la chiesa, fatta

Pe
salva la sua incontestabile antichità e importanza, era
– parole della Bulla – asimmetrica, irregolare e trascura-
ta: a questo punto un intervento radicale di restauro fu
a
praticamente inevitabile. A ordinarlo fu, nel 1696, l’arci-
n
vescovo Vincenzo Maria Orsini e futuro papa Benedetto
le
XIII, che intendeva cogliere l’occasione per ricostruire
l’edificio valorizzandone la sola parte centrale ed elimi-
/E

nando tutto il resto.


Il prelato incaricò dei lavori l’architetto Carlo Burat-
ti. Un documento dell’8 febbraio 1708, citato da Roti-
O

li, dà conto dell’entità delle operazioni: «Nell’anno 1696


EV

[l’arcivescovo Orsini] fece incominciare a riparare la (…)


Chiesa, e a ridurla alla dovuta simetria, col fare buttare a terra
parte di essa, come superflua, e irregolare». Non erano però
IO

affatto d’accordo i Canonici Regolari Lateranensi del-


la Congregazione del Santissimo Salvatore, dai quali,
ED

Planimetria dal 1595, l’abbazia dipendeva e che, fedeli alla storia del
della chiesa complesso, auspicavano invece un’opera di riedificazio-
di S. Sofia. ne e ripristino il piú possibile «filologica» e limitata alle
M

Impostata a sole parti crollate o gravemente lesionate senza inter-


pianta centrale, venti troppo drastici.
©

tre sporgenze sui Quando l’edificio fu riconsacrato, il 19 marzo 1701,


lati conferiscono dovette sembrare molto diverso da quello tanto familia-
alla pianta una re ai Beneventani: la facciata era stata completamente
forma «stellare» rifatta in base all’estetica contemporanea, la cupola ri-
davvero unica. costruita su un tiburio molto piú alto di quello origina-
rio, gli affreschi coperti da un fitto strato di intonaco ri-
stuccato, le tre absidi chiuse, gli altari spostati. La pianta
stellata originaria era stata inoltre trasformata in circo-
lare. Ma il travaglio del monumento non era ancora ter-
minato. Meno di un anno piú tardi, il 14 marzo 1702, un
nuovo terremoto fece crollare ancora una volta il cam-
panile, peraltro non ancora terminato: per evitare ogni
ulteriore rischio si decise allora di ricostruirlo dove sorge

77
78
©
M
ED
IO
EV
O
/E
le
na
Pe
rc
iv
ald
i

giugno
MEDIOEVO
attualmente, ossia a «distanza di sicurezza» dalla chie-
sa. Il vuoto lasciato fu riempito da una nuova cappella
simmetrica a quella già esistente. Chiuse l’intervento
di ripristino una rielaborazione generale dell’interno,
condotto eliminando alcuni tratti del muro perimetrale
e smussando i capitelli di base delle colonne, giudicati
troppo invadenti.
Il convento fu soppresso nel 1806 e rischiò la spolia-
zione. Lo salvò il governo del principe di Talleyrand che,
nel 1809, fece demolire le mura del recinto, raziona-
lizzando l’intero complesso. Ma nessuno pensava che,
sotto la veste tardo-barocca, potesse essersi conserva-
to qualcosa dell’antica struttura longobarda, a parte il

i
portale e il doppio circuito di colonne interne. I primi

ld
sospetti furono sollevati, all’alba del nuovo secolo, da

a
Emile Bertaux, subito seguito da Pietro Toesca: a loro

iv
giudizio sotto la veste rinnovata si celava ben altro e sa-
rebbe bastato scavare per riportarlo alla luce.

rc
Tuttavia, se si eccettuano alcuni interventi nel chio-
stro, i lavori approdarono a un nulla di fatto. Si dovet-

Pe
te aspettare il 1941 e la Soprintendenza ai Monumenti
di Napoli per iniziare un altro rilievo della chiesa, ma,
ancora una volta, i lavori procedettero a rilento, in que- a
sto caso per via della guerra in corso. Il conflitto ebbe
n
conseguenze pesanti per la città, che nel 1943 subí un
le
bombardamento che sventrò la cattedrale. Di S. Sofia, Sulle due pagine altri particolari delle Storie di Cristo: la
colpita di striscio, venne fortunatamente danneggiata Visitazione di Maria (qui sopra), con l’abbraccio fra la Vergine
/E

solo la copertura. ed Elisabetta, e l’Annuncio a Zaccaria (da parte dell’Arcangelo


Gabriele; nella pagina accanto) della prossima nascita del
Due scoperte sensazionali Precursore e il suo Silenzio.
O

La mancanza di una chiesa metropolitana in cui of-


EV

ficiare costrinse a un intervento d’urgenza. I lavori minazione totale dell’intonaco dalle mura, per esempio,
portarono nel 1947 a una prima importante scoperta: fece riemergere la tessitura originaria, che consisteva in
durante alcuni saggi a destra del presbiterio, l’allora un’opera listata, formata da due file di mattoni, spessi
IO

soprintendente di Napoli, Giorgio Rosi, si imbatté in circa 3 cm, e un filare di tufelli squadrati irregolarmen-
un’abside completamente ricoperta da affreschi e stuc- te: una tecnica poco utilizzata nella Benevento della se-
ED

chi seicenteschi. Si intuí che potevano celare ben altro conda metà dell’VIII secolo, ma presente invece a Roma.
e furono prontamente rimossi. L’indagine continuò e Ciò suggerí il possibile ricorso da parte di Arechi, vi-
portò alla luce altre due absidi e i resti di un ciclo di sta anche l’importanza simbolica e politica della chiesa
M

affreschi altomedievali che, in origine, doveva sontuo- che stava costruendo, a maestranze fatte giungere ap-
samente ricoprire tutte le pareti. Ma quando era stato posta dalla città papale. La copertura a volta era con-
©

dipinto? I primi studiosi interpellati datarono l’opera frontabile, secondo Rusconi, con la tecnica usata nel VI
al IX-X secolo, non cosí lo storico dell’arte Ferdinando secolo per le grandi cisterne di Costantinopoli, mentre
Bologna, che li assegnò invece alla seconda metà del- altri elementi furono riconosciuti come longobardi. Le
l’VIII, ritenendoli contemporanei all’edificazione della integrazioni che operò sulla trama muraria sono ben
chiesa da parte di Arechi. visibili anche oggi perché, pur essendo come quella ori-
Le scoperte non erano finite. Il già citato Antonino ginaria condotte in tufelli e mattoni, vi è stato adottato
Rusconi, che succedette a Rosi, giunto a fine mandato, un passo diverso. Ulteriori ricerche portarono al ritro-
lavorò nei dieci anni successivi, ordinando altri sondag- vamento di tombe, di basi di colonne e di una lunga
gi, rilievi e scavi sull’intero complesso e pubblicando i porzione di muro sulla piazza, che però non furono ul-
risultati, non senza polemica, solo nel 1967, cioè oltre teriormente indagate. Altre sepolture e una fossa comu-
un decennio dopo il termine. I suoi interventi, che com- ne, piú tarda, emersero invece dentro la chiesa, lungo il
presero tra l’altro il rifacimento totale del tetto, riporta- perimetro in prossimità delle tre absidi.
rono però alla luce tutte le strutture piú antiche. L’eli- Dopo gli affreschi, la seconda, grande scoperta fu la

MEDIOEVO giugno 79
saper vedere benevento

Alla scoperta di una città «longobarda»


La cripta di S. Marco dei Sabariani, scavo effettuato dall’ENEL, affiorò un’apparente cisterna:
un patrimonio longobardo a rischio gli affreschi però qualificarono il ritrovamento come
È un autentico tesoro, ma si sta letteralmente «eccezionale». Gli scavi intrapresi dalla Soprintendenza
sgretolando. Si trova nella cripta di quella che un tempo hanno portato alla riapertura della cripta e ai primi
era la chiesa di S. Marco dei Sabariani, nell’omonima interventi sugli affreschi, subito ricoperti con carta di riso.
piazza beneventana, anch’essa distrutta nel fatidico Ma i lavori si sono improvvisamente interrotti.
terremoto nel 1688: un ciclo di affreschi del IX-XI secolo Per tre anni, fino al 2010, il sito è rimasto coperto solo
con le Storie di Cristo e della Vergine, una delle rarissime da lamiere, che non hanno frenato le intemperie. Il
testimonianze di pittura longobarda in città, visto restauro, auspicato da larga parte della cittadinanza,
che gli unici esemplari rimasti sono alcuni lacerti non si è ancora realizzato. L’ultimo sopralluogo della

i
nella pseudocripta del Duomo e, appunto, il ciclo Soprintendenza di Caserta e Benevento, avvenuto nel

ld
frammentario di S. Sofia. dicembre scorso, ha lanciato l’allarme: o si interviene

a
subito o gli affreschi saranno perduti. Alcuni enti e

iv
associazioni, tra cui il FAI, Delegazione Benevento e il
gruppo Facebook «Sei di Benevento se...», hanno allora

rc
avviato una petizione per chiedere alle istituzioni di
reperire i finanziamenti necessari e intervenire prima

Pe
che sia troppo tardi, tanto piú che il costo del restauro è
stimato in soli 20 mila euro.
Per informazioni si può consultare il sito:
a
http://seidibeneventose.it
n
le
SS. Salvatore e S. Ilario
Dedicata a san Marco di Eca, di cui forse custodiva le Tra le chiese longobarde beneventane piú interessanti
/E

reliquie, la chiesa è documentata a partire dal 1018, c’è sicuramente quella del SS. Salvatore. Documentata
ma è precedente. A partire dal 1280 fu rifondata dal dal 926 è però di fondazione longobarda: lo hanno
cavaliere provenzale Ermengano Shabran, uomo del dimostrato gli scavi condotti tra il 1997 e il 1999, che
O

seguito di Carlo d’Angiò, che si stabilí nel palazzo di hanno riportato alla luce l’originaria forma quadrangolare
EV

fronte all’edificio. La sua famiglia ne esercitò il patronato e alcune sepolture del VII secolo, una delle quali, del
per secoli, dotandola di ricche rendite. Ma il 5 giugno presbitero Auderisio, corredata di iscrizione.
1688 il terremoto che compromise S. Sofia decretò Anche in questo caso l’impianto e la facciata sono stati
IO

anche la rovina di S. Marco, da allora abbandonata e la stravolti a seguito dei terremoti del 1688 e del 1882.
cripta, rasa al livello del terreno, fu colmata di detriti e Da citare è anche la chiesa di S. Ilario a Port’Aurea, posta
ED

dimenticata. Nel 2007 la scoperta casuale: durante uno lungo l’attuale via San Pasquale, che costituiva in antico
I
OL
CR
OP In alto uno
M

NE I A
O PO
L
AIA
N
scorcio del ciclo
-TR
CR PIA
di affreschi nella
NE AP
©

RE
S.

CO
LO
cripta di S. Marco
IL
TI

AR

FIUME
EN

RU
IO

S.S DERI PRIMO INSEDIAMENTO dei Sabariani.


UR

(cel . QUARE CHIE P. GLORIOSA LONGOBARDO (xxxxxx)


LA

lariu ANT SA IX-XI sec.


.
P.S

m) A P. A
CRIPTA SAN MARCO UR
MU
EA A sinistra pianta
Arc oian

RA
della città in età
Tr

VI°
od o

SEC
i

.
so)

SACRUM longobarda.
pro

S. PALATIUM
CIV EPISMARIA
(la

ITAS ARC COP DE


NTE

NO OD IO
VA EL
PO

SAC S. SOFIA
RAM
ENT
O
S.S. SALVATORE P. SUMMA
INA
UF
P. R

P. NOVA
(Follorola)

80 giugno MEDIOEVO
A sinistra la facciata e il portale della chiesa del
SS. Salvatore. VII sec.
In basso uno scorcio interno del chiostro di S.
il tratto in uscita della via Traiana (e Sofia, parte dell’antico monastero omonimo, oggi
infatti sorge proprio nei pressi dell’Arco, sede del Museo del Sannio.
inserito nel Medioevo nella cinta muraria
con il nome di Porta Aurea). presenza, in pianta, di una struttura murale
La chiesa, anch’essa di fondazione «a zig zag» che creava una stella, una solu-
longobarda, conserva nell’attiguo zione originalissima e unica nel suo genere
prato le rovine dell’annesso monastero di cui, come già ricordato, si era ormai da
forse del XII secolo. Restaurata per secoli perduta completamente ogni traccia.
l’ultima volta nel 2003, è oggi sede Dopo averla riportata alla luce, Rusconi ri-
del videomuseo dell’Arco, dipendente levò anche che i pilastri non erano disposti

i
dal Museo del Sannio, e al suo interno di proietta un secondo un allineamento radiale, come sarebbe stato

ld
filmato multimediale sulla storia e l’iconografia del logico in un edificio a pianta centrale, bensí parallela-

a
vicino monumento traianeo. mente alle pareti perimetrali, attribuendo l’innovazione

iv
alle precise direttive dello stesso costruttore.
Il chiostro di S. Sofia e il Museo del Sannio

rc
Quello che un tempo era il chiostro dell’antico La rinascita
monastero annesso alla chiesa di S. Sofia ospita, Il restauro di Rusconi riportò quindi alla luce la strut-

Pe
dal 1929, le collezioni d’Archeologia, Medievalistica tura originaria della chiesa. In tutte e tre le abisdi fu
e Arte del Museo del Sannio (il settore dedicato alla aperta, non senza critiche, una finestrella arcuata (ne
Storia è invece nel torrione della Rocca dei Rettori). era stato trovato un indizio nella sola abside di sinistra).
a
Riorganizzato secondo criteri moderni da Mario Rotili Per quanto riguarda la facciata, si mantenne la lunetta
n
negli Anni Sessanta, fu ampliato nel 1973 e si impose, (anche se in posizione arretrata) e vennero chiusi gli
le
sotto la direzione di Elio Galasso, come polo culturale archi laterali, le finestre e il rosone di epoca barocca.
di livello nazionale. Dopo il restauro terminato nel Fu invece lasciato al suo posto il tiburio che racchiude
/E

1999, il Museo ospita oggi un lapidario, reperti dal la cupola, ricostruita dai canonici con dimensioni circa
Paleolitico all’età romana. La collezione medievale raddoppiate rispetto all’originaria: il suo aspetto pre-
è incentrata intorno alle Sale della «Langobardia cedente si può però ricavare, come ha rilevato ancora
O

Minor», che espongono frammenti architettonici, Rotili, da una miniatura del Chronicon Sanctae Sophiae (il
EV

iscrizioni, armi, utensili da lavoro, gioielli e monete che codice Vat. Lat. 4939 della Biblioteca Apostolica Vatica-
testimoniano il passato longobardo della città. na, datato agli inizi del XII secolo) che raffigura Arechi
Dove e quando II mentre, in trono, presiede alla costruzione della chie-
IO

Museo del Sannio, piazza Santa Sofia, Benevento; sa. Rusconi ordinò infine di ricoprire le parti «moderne»
info: tel. 0824 774763; e-mail: con un intonaco neutro, per non «disturbare» troppo
ED

info@museodelsannio.it; www.museodelsannio.it con uno «sgradevole contrasto» le forme originarie.


Nel 1960, la chiesa venne definitivamente ultimata
e riconsegnata alla comunità dei fedeli. Altri scavi furo-
M

no condotti fino al 1967, ma senza fornire ulteriori ele-


menti significativi: il settore preso in considerazione è
©

stato però soltanto quello sul lato destro, dal quale oggi
si accede al Museo del Sannio; il lato confinante con il
chiostro, indagato di recente dalla Soprintendenza per
i Beni Archeologici per le Province di Salerno, Avellino
e Benevento, ha invece restituito tratti di mura romane
e le tracce della probabile abside di una chiesa piú anti-
ca di Santa Sofia con alcune tombe. L’area della piazza
dove oggi si apre la chiesa era un sepolcreto sotterraneo
coperto con una volta a botte: probabilmente, come fan-
no supporre anche altri elementi tra cui i resti di alcune
colonne, questo ambiente faceva parte della chiesa del
XII secolo crollata durante il sisma seicentesco.
Tra il 2005 e il 2010 il Comune e la Soprintenden-

MEDIOEVO giugno 81
saper vedere benevento
Appuntamento a Benevento

La capitale del ducato ritrova il suo principe


Rivivere le vicende e le vari gruppi di rievocazione presenti:
suggestioni del ducato di Benevento Longobarda, Tempora
Benevento: è questo l’obiettivo Medievalis, Fortebraccio Veregrense,
che si pone la quinta edizione di Gens Langobardorum, Vita Antiqua.
«Benevento Longobarda», la La novità del 2016 è il ciclo
rassegna – curata dall’associazione di conferenze «I Longobardi
omonima – incentrata sulla figura nel Mezzogiorno: una storia
di Arechi II, ultimo duca e primo da riscoprire». Curati da Elena

i
principe, a cui sono legati eventi Percivaldi, gli incontri si terranno nella

ld
fondamentali della storia cittadina. chiesa del SS. Salvatore.

a
Dal 23 al 26 giugno andrà Giovedí 23 il protagonista sarà
dunque in scena la Contesa

iv
Paolo Diacono, il grande storico dei
di Sant’Eliano, che ricorda un Longobardi, la cui vicenda verrà

rc
importante episodio storico: il ripercorsa nella conferenza «Da
recupero nel 763, da parte del Cividale a Montecassino: sulle tracce

Pe
gastaldo di Arechi II, delle reliquie di Paolo Diacono», a cui partecipa il
del martire Eliano, che si trovavano padre francescano Luigi Carillo.
a Bisanzio. Giunte in città, furono Venerdí 24 si terrà la tavola a
contese tra le fare cittadine, che rotonda «Benevento tra Longobardi e
n
volevano aggiudicarsi i benefici Normanni: alla ricerca di un’identità»,
le
derivanti dalla loro custodia. La alla quale partecipano, tra gli altri,
Contesa ripropone quello «scontro», Claudio Azzara, Marcello Rotili e
/E

con gare di forza, coraggio e Tommaso Indelli. A seguire, sono 4 di Cava de’ Tirreni, che, tra gli altri,
destrezza: la fara che avrà ottenuto in programma un concerto e la l’Editto di Rotari.
il maggior numero di vittorie avrà il presentazione dell’articolo su S. Sofia Domenica 27 si chiude con
O

privilegio di custodire le reliquie per pubblicato in queste pagine, con un focus sulla vita quotidiana al
EV

un anno, fino alla Contesa successiva. l’intervento di Andreas M. Steiner, tempo dei Longobardi: a mostrarne
Il programma degli eventi, direttore di «Medioevo». i vari aspetti, dall’abbigliamento
come sempre molto ricco di Sabato 25 sarà invece la volta di all’armamento, dalla scrittura alla
IO

attività per grandi e piccini, «Lo Scrigno del Tempo: i tesori dei medicina, saranno ancora una volta i
prevede, oltre ai vari palii, concerti, Longobardi», in cui l’editore Enrico rievocatori.
ED

spettacoli e visite guidate. La parte Chigioni illustrerà il suo progetto Informazioni, aggiornamenti
didattica è affidata ai banchi dedicati di edizione facsimili di manoscritti e programma completo su:
alla vita quotidiana e curati dai longobardi tra cui il Codice Cavense www.beneventolongobarda.it
M
©

za hanno infine realizzato alcuni interventi tra cui la Sant’Angelo. Oggi è al centro di numerose iniziative di
pulitura delle superfici murarie, il rifacimento della pa- valorizzazione. Ma, probabilmente, su questo splendido
vimentazione e l’adeguamento degli impianti in vista monumento resta ancora molto da scoprire.
dell’iscrizione nella World Heritage List dell’UNESCO,
avvenuta il 25 giugno 2011: da allora il complesso mo- Visitiamo insieme
numentale di Santa Sofia fa parte del sito seriale «I Lon- Prima di entrare in S. Sofia per il portale che si apre nel-
gobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)» che la facciata barocca, si incontra subito quel che resta del
comprende anche l’area della Gastaldaga e il complesso pronao medievale, crollato nel 1688: due colonne sor-
episcopale di Cividale del Friuli, il complesso di S. Giulia reggono una lunetta romanica che raffigura Cristo in
e S. Salvatore di Brescia, il castrum e la chiesa di S. Maria trono tra la Vergine, san Mercurio e un altro personag-
foris portas di Castelseprio e la torre di Torba, il Tempietto gio inginocchiato. Chi sia quest’ultimo è difficile dirlo.
di Campello sul Clitumno e la Basilica di S. Salvatore di I piú lo identificano con Giovanni IV, l’abate dei primi
Spoleto, e il santuario garganico di S. Michele di Monte importanti restauri del XII secolo, ma altri ipotizzano

82 giugno MEDIOEVO
Miniatura raffigurante la mensa del re longobardo Rotari, dal
Codex Legum Langobardorum. XI sec. Cava dei Tirreni, Archivio
dell’Abbazia della SS. Trinità.

lonne e pilastri e la cavità della cupola danno l’impres-


sione di una grande, variopinta tenda mossa dal vento».
La testimonianza forse piú suggestiva del complesso
è quel che rimane degli affreschi che un tempo copri-
vano interamente le tre absidi e che rimasero nascosti
per secoli sotto un pesante strato di intonaci, stucchi
e tamponature. Rusconi fece togliere queste aggiunte:
tornarono cosí alla luce i frammenti di un vasto e splen-
dido ciclo pittorico dedicato alle Storie di Cristo: nell’ab-

i
side di sinistra le Storie di S. Giovanni Battista, impaginate

ld
seguendo l’ordine che si legge nel Vangelo di Luca, in

a
quella di destra le Storie della Vergine. Del primo ciclo sono

iv
rimaste due scene, l’Annuncio a Zaccaria della prossima
nascita del Precursore e il suo Silenzio, con il santo colto

rc
mentre mentre fa cenno a un gruppo di fedeli di essere
stato privato da Dio della parola per non aver creduto

Pe
all’annuncio dell’Angelo. Del secondo ciclo si vedono
l’Annunciazione a Maria e la Visitazione, con l’abbraccio tra
la Vergine ed Elisabetta. Pur frammentari e mutili, que-
a
sti affreschi di autore ignoto ma molto probabilmente
n
di formazione siro-palestinese rappresentano, per dirla
le
ancora una volta con Rotili, «il punto d’inizio della pit-
tura beneventana e il caposaldo di una cultura che nello
/E

che possa trattarsi di Arechi II in persona, ritratto ai pie- stesso periodo ebbe nella formazione della scrittura be-
di della Divina Sapienza a cui è intitolata la chiesa: tra neventana l’altro essenziale perno».
di loro vi è Marcello Rotili, che sottolinea come il ricor-
O

do del sovrano fosse molto vivo nel Seicento, quando la Da leggere


EV

chiesa conservava una sua statua, mentre un secolo do-


po venivano ancora celebrate funzioni in suo suffragio. Ferdinando Bologna, La pittura italiana delle origini,
Passando all’interno, si nota subito come lo spazio Editori Riuniti, Roma, 1962
IO

sia suddiviso secondo una composizione complessa e Mario Ferrante, Chiesa e chiostro di Santa Sofia in
concentrica: un decagono nel quale è inscritto un esa- Benevento, in Samnium, XXV, n. 2-3 (1952); pp. 73-96
ED

gono, sormontato da un’ampia cupola con tiburio. Il Elio Galasso, Il chiostro di Santa Sofia a Benevento.
decagono è delimitato da otto pilastri a sezione qua- Il simbolico, il mostruoso, l’ambiguo, Museo del
drata, di epoca medievale, e da due colonne di riuso Sannio-Gennaro Ricolo Editore, Benevento 1993.
M

antiche che, come le sei che compongono l’esagono, Marcello Rotili, La chiesa di Santa Sofia a Benevento, in
conservano ancora i capitelli classici originari: inoltre, Benevento Le Chiese del Fondo Edifici di Culto del Sannio,
©

queste ultime poggiano su altri capitelli antichi rove- Edizioni L’Orbicolare, Milano 2011
sciati, alcuni dei quali scalpellati durante la sistema- Marcello Rotili, La necropoli longobarda di Benevento,
zione sei-settecentesca. Università di Napoli, Istituto di storia medioevale e moderna,
È stato possibile ipotizzare, sulla base di confronti, Napoli 1977
che le sei colonne centrali con elementi di gusto egit- Antonino Rusconi, La chiesa di Santa Sofia di Benevento,
tizzante provengano dal tempio di Iside, mentre molti estratto da «XIV Corso di cultura nell’arte ravennate e
capitelli erano identici a quelli utilizzati altrove in città, Bizantina». Ravenna 1967, Faenza, Stab. Grafico F.lli Lega,
in Port’Arsa, all’ingresso della via Appia. L’intera strut- Faenza 1967; pp 339-359.
tura, chiusa da una copertura a capanna, è sorretta da Errico Cuozzo e Mario Iadanza (a cura di), Il Ducato e il
un fitto sistema di archi. Il risultato della composizione Principato di Benevento. Aspetti e problemi (secoli VI-XI),
è dinamico e suggestivo: come ha scritto efficacemente Atti del convegno di studi, Museo del Sannio, 1° febbraio
ancora Rotili, «l’impianto centrale, il frastagliamento 2013, La Provincia Sannita, Benevento 2014
della struttura perimetrale, il profilo delle volte su co-

MEDIOEVO giugno 83