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All'inizio del Duecento la poesia provenzale finì In modo improvviso e tragico, in quanto la

grande prosperità economica e l’indipendenza politica raggiunta dalle corti provenzali,


portarono alla convergenza di interessi politici e religiosi nel distruggere quelle civiltà.
Chi però in Italia accolse l'eredità provenzale, fu Federico II di Svevia,figlio dell'imperatore
Arrigo VI e della principessa Costanza d'Altavilla, e per questo chiamato ad assumere in
sé la doppia eredità dei domini germanici dell'Impero e del Regno di Sicilia, che
comprendeva, oltre alla Sicilia, l'intero mezzogiorno d'Italia fino ai confini dello Stato della
Chiesa. Salì al trono nel 1220, quindi diventa imperatore giovanissimo, a 13 anni.
Egli voleva chiudere nella sua persona, la possibilità di creare un Impero che si
sviluppasse tra l'Italia e la Germania. Però per farlo era necessario contrastare il
papato,che era sì un potere spirituale, ma ma anche un potere fortemente politico. Però la
sua maggiore difficoltà fu nei confronti dei liberi comuni italiani, che in maggioranza
parteggiavano per il Papa; temendo di perdere le loro autonomie, tolsero all'imperatore
l'appoggio determinante della loro potenza economica. Fu in quest'epoca che la
distinzione fra Guelfi e Ghibellini, cioè fra Partigiani del Papa e Partigiani dell'Imperatore,
diventa ancora più acuta, determinando lacerazioni e lotte intestine in molte città italiane.
Per realizzare il suo progetto politico, sapeva di dover cambiare la mentalità dell'epoca,
dei suoi contemporanei. quindi doveva procedere con un progetto che fosse anche
culturale. Insediatosi in Sicilia, decide quindi di creare intorno a sé, una corte in grado di
propagandare il suo discorso, le sue ideologie; però non poteva promuovere poesia
religiosa, perché se lo avesse fatto, avrebbe dato appoggio al suo nemico, il papato.
quindi sottolinea la necessità di una poesia amorosa, ispirata al modello provenzale. Gli
uomini di cui si circonda, non erano poeti di professione, ma erano comunque uomini di
grande levatura intellettuale, cioè cancellieri, giudici, notai, funzionari. Quindi per avallare il
suo piano, chiede loro di fare poesia. Gli uomini della sua Corte inizialmente non sanno
bene come muoversi, quindi riprendono i modelli provenzali, che però erano musicati,
diversi, quindi dovevano adattarli ad un contesto nuovo( non bisogna Infatti dimenticare
che si tratta di poeti dilettanti, che aggiungevano alla poesia i loro più vivi interessi
culturali, estranei agli antichi trovatori-la speculazione filosofica e scentifica ecc-).
La ripresa della poesia provenzale appare abbastanza Fedele nelle forme e nei temi;
quindi il poeta, nelle sue opere, esprime l'amore che nutre per una donna in qualche modo
irraggiungibile. Quindi i poeti della scuola siciliana prendono questo format e lo impiantano
nella loro realtà( trattando cioè di una tematica amorosa che vuole essere esclusivamente
amorosa, per un motivo ideologico ben preciso). Invece per quanto riguarda i
cambiamenti, il primo fatto nuovo, rispetto alla ricezione della poesia provenzale, fu che la
corte imperiale cominciò ad utilizzare il proprio volgare(in questo caso il siciliano), e non il
provenzale. un altro dei sintomi di adattamento è il lavoro metrico che questi poeti fanno.
sperimentano nuove forme metriche che vedremo rimanere pervicacemente nella storia
della letteratura italiana. di qui L'invenzione del sonetto, formato da 14 endecasillabi, divisi
in due quartine e due terzine. l'inventore fu il notaio Jacopo da Lentini.