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Comune di Prato

CENTRO DI SCIENZE NATURALI


raccolta "Natura e arte"
FONDAZIONE RICONOSCIUTA CON D.G.R.TOSCANA N. 8661 DEL 13/12/96

Un’esperienza scientifica con il volo del Museo Aerosolar


Ing. Ir. Saverio Tozzi

Sono stato invitato a seguire


l’esperienza del museo Aerosolar
che si è svolta a Carmignano, Parco
Quinto Martini, domenica 4 Ottobre
2009. Prima di proseguire con il
racconto ritengo utile richiamare i
principi che stanno alla base del volo
del museo Aerosolar. Prima di tutto
il principio di Archimede, che risale
al III secolo a.C. e che afferma, nella
sua forma più semplice: “Un corpo
immerso in un fluido riceve una
spinta dal basso verso l'alto pari al
peso del volume di fluido spostato”.
Molto conosciuto per il
galleggiamento nei liquidi, a volte si
dimentica che tale principio vale per
tutti i fluidi, aria compresa. Ed infatti
è proprio la differenza di peso fra la
massa di aria più calda all’interno
del pallone e lo stesso volume di
quella esterna, più fredda e quindi
più pesante, che permette di
realizzare una spinta ascensionale in
grado di sollevare l’involucro e
quello che c’è appeso. Nelle
mongolfiere, riscaldate da un bruciatore a gas, la temperatura dell’aria all’interno
arriva normalmente intorno ai 120 °C, ma quanto si riscalderà l’aria del pallone
Aerosolar sotto l’effetto dei raggi solari ? E come calcolare questa differenza di
densità fra l’aria interna e quella esterna ?
Ci viene in aiuto la legge dei gas perfetti, che lega pressione, volume, e temperatura
attraverso una costante. Per essere rigoroso dirò che l’aria non è un gas perfetto, ma
rimanendo nell’ambito dei valori che andremo a calcolare, la legge dei gas perfetti, o
“equazione di stato dei gas perfetti”, funziona con ottima approssimazione. Inoltre,
per calcolare la spinta di galleggiamento del pallone assumiamo che l’aria esterna e
quella interna siano alla stessa pressione, che è senz’altro vero vista la scarsa
resistenza dell’involucro.
via di Galceti, 74 59100 Prato Telefono ++39 0574 460503 Fax ++39 0574 693401
e_mail: info@csn.prato.it web: www.csn.prato.it
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L’equazione che è stata utilizzata è


P ⋅V = n ⋅ R ⋅ T

dove P è la pressione in Pascal, V è il volume in metri cubi, T è la temperatura in


gradi Kelvin (pari a gradi centigradi + 273) , n è il numero di moli del gas, e R è una
costante che vale, per l’aria secca, 287 J/kg*Kelvin. Usando questo valore si
introduce un errore trascurabile in quanto nell’aria è presente, in quantità variabile, il
vapore acqueo, che cambia, di poco, questo valore. L’equazione può essere scritta
come

n P
= =ρ
V R ⋅T

dove ρ è la densità dell’aria espressa in kg/mc. E’ subito possibile osservare che la


densità aumenta all’aumentare della pressione P e diminuisce all’aumentare della
temperatura T. La spinta di galleggiamento del pallone è quindi facilmente ottenibile
in kg mediante la differenza di densità fra l’aria esterna e interna, espressa in kg/mc,
moltiplicata per il volume del pallone stesso.

Dalla teoria alla pratica


Per raccogliere dati su questa esperienza abbiamo montato sul posto una stazione
meteorologica in grado di rilevare costantemente al suolo temperatura, umidità,
pressione, mentre direzione e velocità del vento venivano misurati a 8 metri di
altezza per evitare gli ostacoli circostanti. Il gonfiaggio del pallone è iniziato intorno
alle 6.40, con una temperatura esterna di 12 °C, una umidità relativa del 53 %, ed una
pressione atmosferica di 1011 hPa. Il vento è rimasto calmo per tutta la durata
dell’esperienza. Di fondamentale importanza la misura della temperatura interna del
pallone, che è stato possibile registrare in continuo mediante un sensore collegato via
radio alla stazione meteo. Il Museo Aerosolar ha attualmente una circonferenza di
quasi 70 metri. Considerando che la forma approssima solo parzialmente una sfera, il
volume stimato, che concorda con i successivi dati sperimentali, è di circa 3500
metri cubi. Il gonfiaggio si è concluso alle 8.17, con la chiusura della manica di
collegamento ai ventilatori. A quella latitudine il Sole sarebbe dovuto sorgere alle
7.14, ma la presenza di ostacoli naturali ne ha spostato l’orario reale alle 7.39,
momento in cui il Sole ha iniziato a riscaldare il pallone. Alle 8.34 il museo
Aerosolar si è staccato decisamente da terra, evidentemente con una spinta di
galleggiamento superiore al peso dell’involucro stesso, che è di circa 75 kg. Dopo
essere lentamente salito fino a circa 50 metri da terra, adeguatamente ancorato, il
pallone è stato recuperato, concludendo il volo alle ore 9.21.
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Nel grafico seguente sono indicate la temperatura esterna, quella interna al pallone, e
la spinta calcolata con i parametri precedentemente indicati.

28.0 160
Temperatura Esterna (°C) Raggiunge la massima
Temperatura Interna (°C) altezza, circa 50 metri A terra
26.0 140
Spinta assoluta [Kg]

24.0
120

22.0
100
Si stacca da terra
20.0
Inizia il recupero

Kg
°C

e la discesa 80
18.0 Fine gonfiaggio
il pallone viene chiuso
60
16.0

40
14.0

12.0 20

10.0 0
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Analizziamo le tre curve. La temperatura esterna, seguendo il naturale andamento
dovuto al riscaldamento del Sole, è salita in maniera pressochè costante, portandosi
dai 13.2 °C ai 17.7 °C delle ore 9.30.
Interessante l’andamento della temperatura interna, che è salita costantemente fino al
punto di altezza massima, per poi stabilizzarsi intorno ai 24 °C. Possiamo fare una
serie di considerazioni su questo andamento. Prima di tutto sappiamo che l’aria,
essendo trasparente ai raggi solari, non si riscalda per irraggiamento diretto, ma a
contatto con il terreno. Questo tra l’altro è il motivo per cui salendo in quota la
temperatura diminuisce. Allo stesso modo anche l’aria interna al pallone si riscalda
prevalentemente per contatto con le superfici in polietilene dell’involucro,
variamente riscaldate dal Sole in funzione del loro colore. Dobbiamo quindi
immaginare che, mentre noi abbiamo misurato l’aria esterna al suolo, l’aria esterna al
pallone che si trova a circa 50 metri da terra, sia più fredda. La curva del grafico che
si appiattisce rappresenta quindi il punto di equilibrio tra il riscaldamento interno
prodotto dal Sole e la dispersione di calore verso l’esterno prodotta dal contatto della
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superficie dell’involucro con l’aria esterna più fredda. Da notare che il sensore era
posto proprio su una delle pareti, quindi particolarmente sensibile a questo effetto.
La curva della spinta rimane valida per la parte inziale, ma diventa meno
rappresentativa, e senz’altro sottostimata, quando il pallone sale verso i 50 metri, per
diversi motivi. Prima di tutto la pressione dell’aria cambia, mediamente di 11 hPa
ogni 100 metri, e quindi l’aria sarà leggermente meno densa a quell’altezza, con
conseguente riduzione della spinta. Tale effetto è però quantitativamente
trascurabile. Ben diverso è l’errore introdotto dal confrontare la temperatura interna
del pallone con la temperatura al suolo che, come abbiamo detto, è più calda rispetto
a quella in quota. A 50 metri dal suolo l’aria esterna è più fredda, più densa, e quindi
più pesante. Infine anche la posizione del sensore lungo una delle pareti, visto il
volume del pallone, diventa in queste condizioni meno rappresentativo delle
condizioni dell’aria all’interno. E’ molto probabile quindi che la spinta assoluta
abbia raggiunto valori un po’ superiori ai 120 kg indicati dal grafico. A conferma
parziale delle considerazioni fatte sopra, vediamo come la temperatura interna risale
durante il recupero e nella parte finale del grafico, così come la spinta che supera i
130 kg.

Per concludere
Abbiamo visto come un’esperienza di questo tipo possa essere utilizzata per
rappresentare praticamente diversi principi che sono alla base di tanti fenomeni
naturali. Abbiamo anche visto come la misura sperimentale di un fenomeno pur
semplice come questo, debba tener conto di tanti fattori per riuscire a coniugare gli
aspetti teorici con la verifica sperimentale. Se l’esperienza dovesse essere ripetuta,
per migliorare la raccolta dei dati sperimentali, sarebbe senz’altro necessario
appendere il sensore di temperatura interno al centro del pallone, e sarebbe
estremamamente utile disporre di un secondo sensore da installare all’esterno per
raccogliere dati sulla temperatura dell’aria in quota. Interessante potrebbe essere
anche la misura della spinta, utilizzando un dinamometro da applicare alle corde di
ancoraggio.

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