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Il Perù (in spagnolo: Perú, in quechua e aymara: Piruw) è uno Stato dell'America meridionale.

Confina a
nord con Ecuador e Colombia, a est con il Brasile, a sud-est con la Bolivia, a sud con il Cile, e ad ovest con
l'Oceano Pacifico. Il territorio peruviano è stata sede di antiche culture, che vanno dalla civiltà Caral, una
delle più antiche del mondo, all'Impero Inca, lo Stato più grande dell'America precolombiana. L'Impero
spagnolo conquistò la regione nel XVI secolo e vi stabilì un Vicereame, che comprendeva la maggior parte
delle colonie sudamericane. Raggiunse l'indipendenza nel 1821, e la fine definitiva del dominio spagnolo
sulla regione fu siglata nella battaglia di Ayacucho di tre anni dopo.

Il Perù è una Repubblica presidenziale democratica rappresentativa e dal 23 marzo 2018 il capo di Stato è
Martin Vizcarra. Divisa in 25 regioni amministrative, la sua geografia fisica varia dalle pianure aride della
costa del Pacifico, alle vette delle Ande e alle foreste tropicali del bacino amazzonico. Si tratta di un paese
in via di sviluppo con un alto Indice di sviluppo umano e un tasso di povertà del 21,7%[6]. Le sue principali
attività economiche sono l'agricoltura, la pesca, l'estrazione mineraria, e la produzione di tessili. La
popolazione peruviana, stimata in circa 31,5 milioni, è multietnica, e comprende amerindi, europei, africani
e asiatici. La principale lingua parlata è lo spagnolo, anche se un numero significativo di peruviani parla
quechua o altre lingue native, come l'aymara[1]. Questa miscela di tradizioni ha portato a una grande
varietà culturale, come nell'arte, nella letteratura, nella musica e nella cucina.

Indice

1 Etimologia

2 Storia

2.1 Civiltà precolombiane

2.2 La conquista spagnola

2.3 L'indipendenza

2.4 Storia recente

3 Geografia

3.1 Idrografia

4 Orografia

4.1 Clima

5 Popolazione

5.1 Aree metropolitane

5.2 Città più popolate

5.3 Etnie

5.4 Lingua

5.5 Religione

6 Ordinamento dello stato


6.1 Università

6.2 Ordinamento scolastico

6.2.1 Gli scenari della povertà

6.2.2 Educazione infantile

6.2.3 Maltrattamenti e violenza

7 Politica

7.1 Politica interna

7.2 Politica estera

8 Economia

8.1 Storia

8.2 Dati economici

8.3 Settore primario

8.3.1 Agricoltura

8.3.2 Allevamento

8.3.3 Pesca

8.4 Settore secondario

8.4.1 Minerali

8.4.2 Industria

8.5 Settore terziario

8.5.1 Esportazioni

8.5.2 Importazioni

8.5.3 Trasporti

8.5.4 Turismo

9 Ambiente

9.1 Flora

9.2 Fauna

9.3 Aree protette

9.4 Siti naturali

10 Cultura

10.1 Arte

10.1.1 Pittura e scultura

10.2 Patrimoni dell'umanità


10.3 Letteratura

10.3.1 Teatro

10.4 Musica

10.5 Scienza e tecnologia

10.5.1 Medicina

10.5.2 Il Perù nello spazio

11 Sport

11.1 Calcio

11.2 Tennis

11.3 Surf

11.4 Pugilato

11.5 Vela

11.6 Giochi olimpici

11.7 Altri sport

12 Tradizioni

12.1 Gastronomia

12.1.1 Piatti tipici

13 Festività e ricorrenze nazionali

13.1 Altre ricorrenze nazionali

14 Note

15 Bibliografia

16 Voci correlate

17 Altri progetti

18 Collegamenti esterni

Etimologia

La parola Peruviano deriva da viru, il nome di un fiume locale che scorreva vicino al Golfo di San Miguel
(Panama) nella prima metà del XVI secolo. Quando gli spagnoli vi giunsero, nel 1552, quei domini erano la
parte più meridionale del Nuovo Mondo cui gli europei fossero mai giunti. Così quando Francisco Pizarro
raggiunse le regioni ancora più a sud, queste furono denominate Birú o Perú. La Corona di Spagna diede al
nome uno statuto legale nel 1529 con la Capitolazione di Toledo, la quale designò il caduto impero Inca
come Provincia del Perú. Sotto il mandato spagnolo il paese adottò la denominazione di Secondo regno del
Perú, che si convertì in Repubblica del Perú dopo l'indipendenza.

Storia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Perù.

Civiltà precolombiane

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Civiltà precolombiane, Inca e Impero Inca.

I primi reperti della presenza umana in Perù sono datati a 32.000 anni fa. Inizialmente si trattava di nomadi
dediti soprattutto alla caccia. Intorno al 4000 a.C. iniziarono a dedicarsi anche all'agricoltura e a creare
comunità stabili, soprattutto lungo la linea costiera. Tra il 2000 e il 1000 a.C. si hanno i primi riferimenti
della lavorazione della ceramica, mentre tra il 1000 e il 300 a.C. (Antico orizzonte) si sviluppa la tessitura e
si segnalano notevoli sviluppi nell'uso dell'agricoltura come fonte stabile di sostentamento. Inizia l'epoca
dei Chavin durante la quale ebbe inizio l'uso dei metalli (rame e oro).

Il periodo intermedio, che va dal 300 a.C. al 600, vede il declino dello stile Chavin e l'affermarsi di alcune
culture locali, come quella Salinar, Paracas, Moche, Trujillo e Nazca. Dal 600 al 1000 si ha il periodo del
Medio orizzonte con l'ascesa dei Wari, il primo popolo espansionista di cui si abbia notizia nella zona delle
Ande. Ma anche i Wari ebbero vita breve, e furono sostituiti da singoli stati regionali, come il regno dei
Chimú, i Chançay, i Chachapoyas, Ica-Chincha, i Chankas. Nel XIII secolo inizia la storia degli Inca e del Regno
di Cuzco, che si trasformò a breve in un impero, il Tahuantinsuyo. Questa civiltà, probabilmente la più
importante della regione andina ebbe massima espansione, anche territoriale, attorno all'inizio del XVI
secolo per scomparire pochi decenni più tardi con la colonizzazione spagnola.

Attraverso successioni di guerre e matrimoni tra le nazioni che occupavano la valle, la regione divenne
parte dell'Impero Inca. Alla morte dell'imperatore Huayna Cápac l'impero venne diviso tra due dei suoi figli
e mentre Atahualpa, il minore dei due, ricevette la parte settentrionale, con capitale Quito, il fratello
Huáscar ricevette quella meridionale che manteneva la vecchia capitale Cuzco. Nel 1530 Atahualpa
sconfisse Huáscar e riunificò l'impero sotto di sé.

La conquista spagnola

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Impero spagnolo, Vicereame del Perù,
Colonizzazione europea delle Americhe e Conquista dell'impero Inca.

L'impero degli Inca ebbe termine con la cattura di Atahualpa da parte di Francisco Pizarro e, nel 1535, la
capitale della nuova colonia venne spostata da Cuzco, situata troppo all'interno, nella nuova città di Lima.
Nel 1536 si ebbe l'ultimo tentativo degli Inca di riacquistare l'indipendenza ma, il "ribelle" Manco Inca
Yupanqui (conosciuto anche come Manco Capac II), dovette ritirarsi a Vilcabamba, nella giungla, dove fu
ucciso nel 1544. Dopo la conquista, completata nel 1537, venne creata la prima audiencia.

Nel 1542 venne istituito il vicereame di Castiglia, in seguito ribattezzato vicereame del Perù, il cui territorio
comprendeva buona parte del Sudamerica. Nel 1544 l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V (Re
Carlo I di Spagna) nominò Blasco Núñez Vela primo viceré del Perù, ma il vicereame fu organizzato solo nel
1572 con l'arrivo del viceré Francisco de Toledo, che svolse accurate ispezioni nel territorio coloniale. Nel
1551 fu fondata a Lima la prima università del continente: la Universidad Nacional Mayor de San Marcos.
Francisco de Toledo introdusse l'Inquisizione e promulgò diverse leggi cui dovevano obbedire sia indios che
spagnoli, riducendo il potere delle encomienda e l'uso del lavoro forzato a scapito dei nativi. Migliorò la
sicurezza del vicereame facendo costruire fortezze, ponti e la Armada del Mar del Sur (flotta del mare
meridionale) per combattere i pirati. Nel 1572 pose fine allo Stato di Vilcabamba, facendo giustiziare il
sovrano inca Túpac Amaru, e fece prosperare l'economia basata sull'estrazione di minerali, specialmente
dalle miniere d'argento di Potosí.

La prima missione gesuita fu fondata nel 1609 con lo scopo di "civilizzare" la popolazione indigena, ma
alcune aree erano state occupate dai portoghesi grazie alle azioni dei bandeirantes, che avevano
continuato le scorrerie contro gli indios nella regione del Mato Grosso e dell'Amazzonia nel 1600. Gli
spagnoli non furono in grado di arrestare l'avanzata portoghese, in quanto la foce del Rio delle Amazzoni
risiedeva a est del limite stabilito, e la morfologia pianeggiante delle regioni del Sertão aveva reso più facile
l'avanzamento verso l'entroterra sudamericano a partire da est. Nel 1628 un distaccamento dei
bandeirantes rase al suolo una missione spagnola, catturando 60.000 indigeni.

Nel 1617, Francisco de Borja y Aragón divise il governo del Río de la Plata in due, con centro a Buenos Aires
e nel Paraguay, entrambe dipendenti dal vicereame del Perù. Il viceré Borja y Aragón creò il Tribunal del
Consulado, una corte amministrativa speciale per gestire gli affari commerciali del vicereame. Diego
Fernández de Córdoba fece riformare il sistema fiscale e pose fine alle rivalità che stavano danneggiando la
colonia.

Altri viceré, come Fernando Torres, Borja y Aragón, Fernández de Cabrera e Fernández Córdoba fecero
rinforzare la flotta e fecero costruire diversi porti per contenere gli attacchi dei pirati. Nella prima metà del
XVII secolo, Fernández de Cabrera pose fine a una ribellione degli indios Uru e Araucani.

Nel 1717 venne creato il vicereame della Nuova Granada che includeva una parte delle terre del Perù
settentrionale, costituito dalle audiencias di Bogotà, Quito e Panama. La disputa con i portoghesi venne
risolta con il trattato di Madrid del 1750, che certificò il trasferimento di gran parte della regione
amazzonica dal vicereame del Perù al Portogallo. Nel 1776 fu fondato il viceregno del Río de la Plata,
comprendente le odierne Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay. La creazione dei due vicereami a
discapito del territorio del Perù ridussero l'importanza del centro di Lima, spostando buona parte del
commercio a Caracas e Buenos Aires, e la riduzione della produzione tessile e mineraria favorì il
decadimento del vicereame.

In questo periodo vi furono molti tentativi di ribellione e diverse insurrezioni. Gli Inca tentarono alcune
insurrezioni contro i coloni: si accesero quattordici rivolte nel diciottesimo secolo, le più importanti delle
quali furono quella comandata da Juan Santos Atahualpa nel 1742 e quella nel 1780 da Túpac Amaru II, che
si pose a capo di oltre 90.000 indios, ma l'insurrezione fu soffocata nel sangue. La rivolta dei Comuneros in
Paraguay iniziò nel 1721 e terminò nel 1732. Gli spagnoli espulsero i gesuiti nel 1767 dai vicereami. Sempre
gli indios, nel 1814, capeggiarono un movimento indipendentista, ma anche questo tentativo fallì.

L'indipendenza

Il 28 luglio 1821 il generale José de San Martín, al comando della Spedizione di Liberazione del Perù
proveniente dal Cile, dichiara l'indipendenza del Perù. Tuttavia, la situazione rimaneva instabile e l'effettiva
liberazione del Paese fu completata solo quando terminò la guerra contro la Spagna. Sotto il comando di
Simón Bolívar, nel 1824 viene definitivamente sconfitto l'Esercito realista del Perù; l'epilogo si ebbe quando
il Generale Antonio José de Sucre nel dicembre di quell'anno sconfisse le truppe spagnole nella Battaglia di
Ayacucho. Il Perù comincia così a formarsi sotto il protettorato di José de San Martín mediante la
costituzione di un Congresso costituente.

L'indipendenza del Perù è uno dei tanti capitoli delle guerre di emancipazione hispano-americana, che
cominciò nel 1808 e terminò nel 1829, e che vide la monarchia spagnola scontrarsi con i nascenti stati
latino-americano che pretendevano l'indipendenza. Inoltre, prima dell'emancipazione hispano-americana e
durante la formazione del Perù coloniale, si svilupparono altre ribellioni e rivoluzioni, che avevano come
obiettivo la formazione di uno Stato peruviano indipendente dall'impero spagnolo. Dopo l'indipendenza del
Perù segui l'indipendenza del resto dell'America latina; ciò avviene tra il 1811 e il 1903.

Storia recente

I primi anni dell'indipendenza furono, ovviamente, alquanto caotici e caratterizzati da piccole guerre di
potere. Nel 1836 la Bolivia invase il Perù, per formare la Confederazione Perù-Bolivia, che ebbe fine a
seguito dell'intervento militare del Cile nel 1839 (Guerra della Confederazione).

Nel 1845 salì al potere Ramón Castilla, il primo a promulgare, nel 1860, una Costituzione democratica. Dal
1864 al 1866 il Perù, fiancheggiato da Ecuador, Bolivia e Cile, fu in guerra contro la Spagna per il possesso
delle isole Chincha.

Nella seconda metà dell'Ottocento iniziò un modesto fenomeno emigratorio dall'Europa verso il Perù. Oltre
100.000 Italiani si trasferirono a Lima e dintorni creandovi la comunità degli Italo-peruviani, assieme ad
altrettanti Europei (specialmente ebrei).

Nel 1919 Augusto Leguía y Salcedo instaurò una dittatura militare, la prima di una lunga serie, fino a
quando, nel 1939, divenne presidente il banchiere Manuel Prado Ugarteche. Nel 1948 un colpo di Stato
militare portò al potere Manuel Arturo Odría, che dichiarò fuorilegge i partiti politici.

Il Sendero Luminoso è apparso negli anni '70 nelle università. Questi studenti, molti dei quali sono di origine
contadina, ritornano poi nelle loro comunità e organizzano comitati di partito locali. L'abbandono da parte
dello Stato di alcune zone rurali favorisce l'insediamento del partito. Nel giugno 1979, le manifestazioni per
l'istruzione gratuita sono state duramente represse dall'esercito: secondo i dati ufficiali, 18 persone sono
state uccise, ma le stime non governative suggeriscono diverse decine di morti. Questo evento ha portato
ad una radicalizzazione delle proteste politiche nelle campagne e alla fine ha portato allo scoppio della lotta
armata. Dopo l'inizio di questa lotta armata, le nuove reclute di Sendero Luminoso sono generalmente
contadini con poca politicizzazione piuttosto che attivisti che sono realmente politicizzati.

La storia recente (1980-2000) è stata anche caratterizzata dallo scontro tra lo Stato peruviano e due gruppi
armati di sinistra: i militanti maoisti di Sendero Luminoso sotto la guida di Abimael Guzmán, e il
Movimiento Revolucionario Túpac Amaru (MRTA), comandato da Víctor Polay Campos. La Commissione di
Verità e Riconciliazione, creata nel 2000 per determinare gli effetti della guerra, conclude nel 2003 che
questo conflitto interno causò la morte di 70 000 cittadini, principalmente nelle zone andine e quechua-
parlanti. Uno studio del 2019 ha contestato i dati sulle vittime della Commissione verità e riconciliazione,
stimando invece "un totale di 48.000 uccisioni, sostanzialmente inferiore alla stima della TRC" e
concludendo che "lo Stato peruviano rappresenta una quota significativamente maggiore rispetto al
Sentiero luminoso".[7]

Nel 1990 viene eletto Alberto Fujimori, il quale fece un "autocolpo di Stato" il 5 aprile 1992, sciogliendo il
Parlamento e instaurando la legge marziale[8]. Nell'ottobre 1993, riesce a far approvare una nuova
costituzione, che prevedeva la possibile rielezione del presidente per due mandati consecutivi,
ampliandone notevolmente i poteri. Per combattere l'inflazione, Fujimori ha adottato misure di austerità
molto severe. La valuta viene svalutata del 200%, centinaia di aziende pubbliche vengono privatizzate e si
perdono 300.000 posti di lavoro. È riuscito a ridurre significativamente l'inflazione, ma la povertà non è in
calo. La sua presidenza è stata fortemente segnata dall'autoritarismo, dall'uso di squadroni della morte,
dalla repressione politica e dalla promulgazione di leggi antiterrorismo. Ha anche istituito un programma di
sterilizzazione forzata per le popolazioni indigene: 330.000 donne e 25.000 uomini saranno vittime,
secondo un rapporto del Ministero della Salute. L'obiettivo sarebbe stato quello di frenare la demografia
per beneficiare dell'aumento dell'assistenza economica promessa dagli Stati Uniti, ma anche per ridurre le
popolazioni altamente svantaggiate sospettate di simpatizzare con i guerriglieri.[9]

Nel 1995 Fujimori viene rieletto presidente e, durante questo mandato, il suo Paese è impegnato in scontri
militari con l'Ecuador per alcune aree di confine contese tra i due stati; solo nel 1998 verrà firmato un
trattato che riporta la pace. Alla fine degli anni novanta, i mezzi di comunicazione più importanti sono
controllati dal governo per facilitare la rielezione di Fujimori ed era già formata una vasta rete di corruzione
dal consigliere presidenziale, Vladimiro Montesinos, il quale era il capo dei servizi d'intelligence. Nel 2000
nuove elezioni presidenziali e nuova vittoria di Fujimori che, però, si circonda di sospetti brogli elettorali e
scandali di corruzione. In novembre 2000, Fujimori viaggiò nel Brunei per partecipare al summit dell'Asia-
Pacific Economic Cooperation (APEC), e non ritornò in Perù. Invece, si fermò nel Giappone e rinunciò alla
presidenza via fax. Nel 2002, viene eletto a Presidente della repubblica il moderato Alejandro Toledo
Manrique.

Nel 2006 vengono celebrate le nuove elezioni presidenziali. Il 4 giugno si è svolto il turno di ballottaggio (nel
quale si sono affrontati i due candidati che hanno ottenuto più voti al primo turno) che ha visto il prevalere
del candidato socialdemocratico Alan García - giunto al secondo mandato presidenziale - sul candidato
nazionalista e antiliberista Ollanta Humala.

Il 15 agosto 2007 il paese è stato colpito da due violente scosse di terremoto (le maggiori registrate nella
zona dagli anni ottanta) che hanno causato - secondo un primo bilancio - la morte di 510 persone e 1.150
feriti.[10]