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13/1/2020 Ridateci i medici che sanno fare diagnosi: oggi per il paziente è via crucis tra gli specialisti

rucis tra gli specialisti - l'Espresso

Il dottore ideale, quello dei nostri sogni, è


un/una rassicurante professionista di mezza età
che prima ascolta pazientemente le tue
lamentazioni, quindi ti osserva 
la lingua, ti
misura la pressione, ti ausculta il torace, magari
smartella un attimo 
le ginocchia e infine
decide che malattia hai: imbroccandola,
naturalmente. 
Due ricette rosse, una visita in
farmacia e tre settimane dopo stai bene come
prima.

Questo medico non esiste - se non nei


nostri sogni appunto - e dobbiamo farcene una
ragione.
Purtroppo però esiste sempre di più il suo opposto esatto: il medico che sbadiglia o risponde al cellulare
mentre gli spieghi i tuoi sintomi, se fuori dallo studio c’è un po’ di coda nemmeno ti visita, poi ti guarda un po’
scocciato e rapidamente ti prescrive un decathlon di esami diagnostici specialistici, senza spiegartene le
ragioni.

A questo punto il mondo (dei pazienti) si divide in due: quelli che rassegnatamente si trascinano alla più
vicina Asl e prenotano appuntamenti per tutti i mesi a venire, dopo essersi dotati di agende anche degli anni
successivi; e quelli, più benestanti 
o coperti da assicurazione, che si recano in un centro privato per
affrontare i test 
a batteria, uno via l’altro, un giorno nel tubo della Rmn e il mattino dopo a farsi 

punzecchiare con l’elettromiografia.

Abbandoniamo cinicamente i primi (i meno abbienti) al loro destino: 
probabilmente non riusciranno a
completare l’inventario degli esami prescritti 
prima di quello autoptico.

Prendiamo in considerazione invece i più fortunati secondi, che mettendo mano 
al portafogli collezionano
una decina di chili di referti e poi iniziano a farsi ricevere negli studi con boiserie degli specialisti. Sembrerà
strano, ma è a questo punto che per il/la paziente inizia il gioco più divertente, basato - un po’ come il biliardo
- sul principio del rimbalzo con traiettorie più o meno prevedibili. Ad esempio, il cardiologo ti manda dal
gastroenterologo che ti consiglia una visita dal neurologo, il quale viste le carte ti spedisce dall’epatologo,
che però scuote la testa, prescrive nuovi test 
e ti inoltra dall’ematologo, e così via con qualche picco da
brivido (la sala d’attesa dell’oncologo è tra le meno ambite) e talvolta un finale dall’otorino, il quale 
 non
avendo capito perché ti hanno mandato lì, già che c’è ti stura l’orecchio 
 col siringone, per dare un senso
all’incontro. E così alla fine di tutto il circo 
non è che ti senti meglio, ma almeno ci senti meglio.

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13/1/2020 Ridateci i medici che sanno fare diagnosi: oggi per il paziente è via crucis tra gli specialisti - l'Espresso

Tutto questo è parodia, s’intende. O quasi. In ogni caso forse un problema ce l’ha, 
la medicina
contemporanea così iperspecializzata e iperfondata sulle più evolute macchine diagnostiche. E
il problema è che quasi nessuno ti guarda più per intero, dai piedi alla testa, dall’anima all’unghia. Sembra che
ciascuno di noi non sia più una cosa sola e totalmente interconnessa al suo interno, bensì un’addizione 
di
componenti meccaniche, pistoni, giunti, cuscinetti a sfera, assali. Tu stai male 
e vai dal medico di base, che ti
spedisce dallo specialista dei pistoni, il quale 
ti assicura il funzionamento del pistone quindi lui non c’entra e
ti assegna al tecnico dei cuscinetti a sfera, proviamo un po’ a vedere che dice lui, eccetera.

E a questo punto al sottoscritto - rigidamente razionalista, illuminista, scientista, cartesiano e kantiano - viene
tuttavia un dubbio: non è che oggi hanno tanto 
successo i bufalari della salute, on line o meno, perché la
medicina vera sbaglia qualcosa, almeno nell’approccio al paziente?

07 dicembre 2017© RIPRODUZIONE RISERVATA

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