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Premessa rurali, oppresse oltre ogni limite dal latifondo, dalla

Nelle prossime pagine ho riunito alcuni dati unifor- povertà e dall'oscurantismo, difficilmente anche in
mologici riguardo ai Volontari della Prima Guerra altre epoche hanno potuto partecipare ai processi di
d'Indipendeza, cercando di privilegiare le immagini e rinnovamento del paese, in particolare quando tale
condensando le note scritte. partecipazione avrebbe comportato l'abbandono
Ho limitato al massimo i rimandi storici, non ho la delle terre faticosamente coltivate e il consegnare
competenza necessaria ad operare una sintesi e lo definitivamente alla miseria le proprie famiglie.
scopo di queste pagine potrebbe svanire. Nelle grandi città, e nelle cittadine agricole limitrofe,
Ho anche cercato di essere il più possibile distaccato le rivolte furono sì preparate e favorite da ampi
ed emotivamente poco coinvolto dalle vicende di cui settori della giovane borghesia e nobiltà illuminata,
parlo, ma temo che questa intenzione sia stata disat- ma dovettero il loro successo alla partecipazione
tesa, ho le mie idee e a tratti riemergono, spero mi popolare alla lotta sulle barricate. E fu spesso lo stesso
scuserete. popolo urbano a contrastare l’assedio da parte degli
eserciti reazionari nelle città assediate.
Nell'aprire questa sezione voglio però evidenziare un
paio di aspetti che mi paiono importanti.

Certamente la prospettiva politica con cui il paese


affrontò la guerra è molto diversa dalla forma che in
seguito la nazione assunse, credo però che se l’idea di
federazione di stati indipendenti sia fallita, sia stato
principalmente per la totale avversità da parte dei
principi italiani, Papa Pio IX per primo, e non certo per
l'intransigente propaganda mazziniana. A chi non
condivideva la prospettiva neoguelfa va anzi ricono-
sciuto di aver partecipato agli avvenimenti di quegli
anni cooperando con lealtà con tutte le forze che pri-
vilegiavano un orizzonte federalista. Come poi questi
ultimi potessero immaginare di avere successo è cosa
che mi sfugge. Già alla fine del 1847 Pio IX (che nelle
speranze di molti avrebbe potuto guidare una fede-
razione di stati italiani indipendenti) invitò gli italiani
a non appoggiare riforme "che non possiamo, non
dobbiamo e non vogliamo ammettere" (più chiaro di
così...).

Altra questione su cui vorrei affermare alcune mie


convinzioni è la presunta estraneità del cosidetto
popolo alle lotte per l'indipendenza nazionale.
Come in effetti i moti carbonari precedenti erano
stati un fenomeno elitario (e nella loro separazione
Allievi dell’Istituto dei Martinitt
dal popolo avevano allevato i motivi del fallimento),
(l’Orfanotrofio maschile di Milano):
così credo fermamente che l'indipendenza nazionale parteciparono per lo più come portaordini
sia stata una lotta popolare. alle Cinque Giornate di Milano.
Certo bisogna restringere la categoria di "popolo" al Acquerello del pittore L. Burlando,
solo popolo urbano, ma direi che le grandi masse che fu allievo dell’Istituto.
Figurini di combattenti sulle barricate e patrioti in costume “all’italiana” (acquerelli di Gerolamo Induno)

La Prima Guerra d’Indipendenza

Il periodo è particolarmente ricco di spunti, in partico-


lare la difesa della Repubblica Romana (1848/9), anche
se è altrettanto povero di documentazione iconogra-
fica. In ogni città liberata o insorta si mobilitarono
guardie civiche con le uniformi più disparate e semplici
cittadini in armi, in seguito si formarono unità auto-
nome di volontari; alcune ebbero vita breve, altre
percorsero l’Italia e combatterono, come i bersaglieri
Lombardi, contro i maggiori eserciti d’Europa.
A seguire ne citerò solo una parte, quella di cui
dispongo di qualche informazione o immagine partico-
lare (i lettori più attenti potranno notare la mancanza
di dati sull’assedio di Venezia, in questo caso l’impor-
tanza dell’argomento si associa a una mia assoluta
deficenza di informazioni, mi auguro che fra i lettori ci
sia chi potrà colmare la grave lacuna).

A lato, sopra:
Gilet “patriottico” indossato durante le cinque giornate di
Milano. Il concetto di abbigliamento patriottico non si appli-
cava semplicemente al colore o alla foggia, ma si estendeva
anche al tessuto. Il velluto, tipica produzione italiana, era il
massimo del “politicamente corretto”.

sotto:
Gilet “da triumviro”, indossato da Mazzini durante la
Repubblica Romana
Cristina di Belgioioso
Angelo Brunetti
ed il “cappello all’Ernani”

Popolano romano, entu-


Il 9 marzo 1844, sul palcoscenico del teatro La Fenice di
siasta sostenitore della
Venezia andò in scena la prima dell'Ernani, di Giuseppe
vena riformatrice di Pio
Verdi. Il protagonista dell'opera era un eroe che combat-
IX, partecipò attiva-
teva le ingiustizie e la tirannide e l'autore lo descriveva
mente alla difesa della
con un mantello ed un grande cappello da montanaro. Il
Repubblica Romana ed
costumista disegnò un cappello rotondo, con ampie
alla ritirata di Garibaldi.
falde, sormontato da una grande piuma.
Preso dagli Austriaci fu
Divenuto il “cappello all’Ernani"
fucilato insieme ai due figli che erano con lui.
simbolo di patriottismo, da
Una breve descrizione:
Venezia l'uso si diffuse anche
nelle altre città che non sop-
Vestiva sempre, anche dopo che divenne assai agiato,
portavano più il dominio
anche dopo che ebbe acquistato una certa clelebrità e
austriaco, che adottarono
un a grande autorità, modestamente, ma non senza un
quel costume a divisa
acerta eleganza, il costume del popolano romanesco.
patriottica.
Giacca corta, per lo più di velluto, sopra corto a
A Milano durante le
campana sul collo del piede: attorno alla vita larga
Cinque Giornate molti
sciarpa di seta e intorno al collo; in testa cappello a
combattenti lo avevano in
cencio, un pò alto e aguzzo verso la punta, quasi alla
testa, perfino le donne
foggia calabrese (Giovagnoli, Ciceruacchio e Don
erano orgogliose di por-
Pirlone)
tarlo: la moda fu lanciata
da Cristina di Belgioioso,
che si fece ritrarre con in
testa un cappello del genere.

Gilet appartenuto a Mazzini (e usato a lungo, a giudicare


dall’usura).
Quello che dalla foto non emerge, ma che è impressionante
dal vivo, è la corporatura assolutamente minuta che doveva
avere chi lo indossava. Molti dei capi che vediamo nei musei
ci fanno pensare a uomini ben più esili di adesso, ma questo
non entrerebbe a un odierno bambino di 10 anni. Cristina di Belgioioso
I Volontari Legione Crociati Padovani
L’armamento induce ad attribuirgli
la qualifica di comandante,
Mentre a Milano ancora si combatteva le altre città della
sebbene nessun distintivo di grado
Lombardia e del Veneto si sollevarono. Zichy, coman-
sia messo in evidenza
dante di Venezia, rese per capitolazione tutti i forti della
laguna, e s'imbarcò per Trieste con 7mila uomini. I presidi
di Osopo e di Palmanova, furono disarmati: i montanari
della Carnia e del Cadore interruppero le strade che
vengon dall'Austria; il Tirolo mostravasi agitato: v'eran in
Trento soli 200 soldati, e la nuova fortezza, verso
Bressanone, era sguernita. I giovani di Lecco e di
Bergamo, di Val Tellina e di Val Canonica occuparono i
passi che vengono dal Tirolo nelle valli d'Adda e dell'Olio.
La rocca d'Anfo (...) era presa. Il mare e le Alpi eran chiuse
al nemico. Nell'interno, le città venete che reputavansi
tiepide per la causa d'Italia, insorsero tutte arditamente.
Schvartzmberg, comandante di Brescia, patteggiò l'an-
data. (...) I volontari liberarono Varese, Como, Monza,
facendo prigionieri tutti i soldati. A Cremona tremila
Italiani disertarono, e diedero sei cannoni. Quattrocento
ussari chiesero di essere lasciati partire. I forti di
Pizzighettone e Piacenza(...) furono abbandonati.
Ottocento Ungheresi del presidio di Parma capitolarono;
i presidi di Modena e Reggio cercavano rifuggirsi in
Mantova. Colonne di volontari, invano contrariate dal
governo sardo, venivano da Genova, da Alessandria, da
Casale, da Acqui, da Saluzzo. ("Dell'insurrezione di
Milano nel 1848" di Carlo Cattaneo)
Và da sé che di tempo e denaro per armare ed equipag-
giare questi uomini ce n'era poco, si ricorse ai fondi di
magazzino delle locali milizie, qualche ferrovecchio rime-
diato più o meno limpidamente e qualche tunica (quasi Legione Trentina
sempre di taglio e tessuto spartani). Cappelli, piume, La tenuta, sobria e pratica
bande rosse o tricolori, coccarde e croci tricolori........ e via! è caratterizzata dal berretto
A seguire cenni sulle formazioni per le quali ho qualche senza visiera “alla prussiana”
dato uniformologico, chiunque fosse a conoscenza di alquanto popolare all’epoca
ed adottata da diverse
altro materiale e me lo fornisse, farebbe cosa gradita.
formazioni autonome.

• Carabinieri Vicari-Simonetta

Natale Vicari,volontario ticinese 1848, avvocato e consi-


gliere di Agno, maggiore dell’artiglieria cantonale, nel
marzo del 1848 organizzò una colonna di carabinieri tici-
nesi con la quale prese parte alle operazioni militari del
marzo-aprile 1848, da Milano a Peschiera. Ai carabinieri
svizzeri si aggiunsero i volontari verbanesi agli ordini di
Francesco Simonetta di Intra, formando quella che è
conosciuta come la Colonna Mobile Vicari-Simonetta. Alla
colonna si aggregò a Milano lo scultore Vincenzo Vela.
• Crociati Vicentini
A Vicenza venne costituita una
Guardia Civica sulla scia di
quanto era avvenuto a Roma,
in Toscana e a Palermo.
Sull'organizzazione di questa e
sulle sue uniformi poco conosco
se non queste note
“portavano cappotti bianchi già
appartenuti ai Dragoni austriaci
i quali furono trovati nella stessa
caserma di cavalleria al Ponte
delle Belle”.
Uniformi definite al momento
non sono note, salvo una
giubba conservata nel museo di
Vicenza. Da alcune stampe Da una tavola del Cenni
risulta comunque che gli appar-
tenenti portassero giubba a giacca con croce rossa e
"cappello all’italiana" con piuma.

Nella cartolina qui a destra sembrerebbe esserci un’errore,


lo stemma di Vicenza, che è correttamente raffigurato
al centro, viene poi raffigurato coi colori invertiti
sul cappello del milite sulla sinistra.
Da una discussione sul forum www.miles.it,
da cui traggo queste informazioni
ottengo anche lo schizzo qui sotto
che sembra riassumere correttamente il tutto
• Bersaglieri Lombardi di Luciano Manara.
I Bersaglieri Lombardi si formarono intorno ai figli della borghesia colta di In questi ritratti si nota un fiocchetto
Milano, generalmente formati atleticamente e nell'uso delle armi. Ad essi, al secondo/terzo bottone della giubba,
dopo essersi distinti nella liberazione di Milano ed aver partecipato alla prima secondo “Volontari e Bersaglieri Lombardi”
di Emilio Dandolo (da cui sono tratti),
parte della Prima guerra d’Indipendenza, si affiancarono dei veterani lom-
sono dei nastrini tricolori
bardi disertori dell’esercito Austriaco. Furono inquadrati nell'esercito
confezionati dalla madre
piemontese e forniti di un'uniforme praticamente identica a quella dei primi di un Bersagliere
bersaglieri piemontesi (vedi le poche immagini disponibili).
Con quella parteciperanno alla ripresa della guerra nel 49 e alla difesa della
Repubblica Romana.

Bersagliere Lombardo
• Bersaglieri Alto Reno
Anche lo Stato della Chiesa non aveva saputo resistere
all'entusiasmo popolare che avevano suscitato i
Bersaglieri Piemontesi ed il 1° settembre 48 aveva tra-
sformato il 6° battaglione fucilieri di stanza a Bologna in
Bersaglieri, al comando del Tenente Colonnello
Pietramellara.
Trasferito a Civitavecchia e poi a Roma il battaglione
ebbe modo di distinguersi nell'assedio, perdendo anche
il suo Comandante.
L'uniforme prevista era quella dei Bersaglieri Piemontesi
ma con filettature e mostre celesti anziché cremisi.
Come altre unità dell'esercito Pontificio prima e repub-
blicano poi, anche il battaglione aveva il suo drappello di
18 zappatori, caratterizzato da un grembiule (nei docu-
menti ufficiali denominato "zinale", alla romana) di
pelle. Per tutti si prevedeva daghe da zappatore, con
lama a sega; per otto il piccone, per gli altri nove la scure,
ed al sergente una scure metrica per le misurazioni.

In alto: ritratto di Pietro Inviti


in uniforme del Battaglione Alto Reno

A fianco: tunica del conte Livio Zambeccari,


comandante del Battaglione Alto Reno
• Bersaglieri del Tebro

Analogamente ai Bersaglieri del Pietramellara il 29


marzo 49 veniva costituito, con finanzieri mobilitati , il
Battaglione Bersaglieri del Tebro (cioè del Tevere).
I distaccamenti inviati alla difesa di Bologna e Ancona
si distinsero onorevolmente, mentre la parte schierata
a Roma, al comando di Callimaco Zambianchi, si rese
responsabile di deprecabili eccessi, per lo più ai danni
di religiosi.
I bersaglieri del Tebro conservavano quasi invariata la
vecchia uniforme della Guardia di Finanza Pontificia
con giacca grigio celeste con colletto e paramani ama-
ranto e pantaloni grigio celesti. Come copricapo un
cappello alla calabrese di feltro marroncino o un ber-
retto a visiera floscio di color amaranto

Sopra, tunica e cappello


conservati al Museo della Guardia di Finanza

Sotto, berretto che ricordo essere stato attribuito


giustappunto a Zambianchi,
ma non ricordo la fonte nè l’attendibilità
• Bersaglieri del Po

Si formò anche, in
Ferrara, la Compagnia
dei “Bersaglieri del Po”,
per volontà di Ercole
Tancredi Trotti Mosti, già
colonnello della Guardia
Civica e per l’armamento
della quale aveva acqui-
stato, in Francia nel 1847,
4000 fucili ed accessori.
Ammiratore di Alessandro La Marmora ed affascinato
dei suoi bersaglieri, volle emulare tali truppe scelte con
la creazione di un gruppo speciale.
Le molto invidiate armi dei Bersaglieri del Po erano cara-
bine rigate modello 1837, a percussione, sistema
Delvigne-Pontcharra, tanto che Filippo Zamboni, nel suo
libro (Ricordi del battaglione universitario romano,
1848-1849) scrive: “Ci passò dinanzi il battaglione
modello comandato dal Mosti di Ferrara. Erano giovani
taciturni, che s’erano imposta una rigida disciplina mili-
tare. Che invidia avevamo a loro che portavano carabine
buonissime, e non i perfidi fucili a pietra, detti catenacci
che avevamo noi”.
Dopo aver partecipato alla prima guerra d'indipen-
denza col Generale Durando, parteciparono, nel 49, alla
difesa di Ancona.
Maggiori dettagli su: www.bersdelpo.altervista.
• Lanceri della morte del Masina

Cavalleggeri scelti ed equipaggiati dal bolognese


Angelo De Masini detto il Masina.
In una sessantina parteciparono (e in buona parte
morirono) alla difesa della Repubblica Romana.
Indossavano una corta giubba azzurra con sei alamari
di cordone di seta nera (del medesimo cordone
disegno a trifoglio su polsini spalline e cuciture della
schiena), pantaloni rossi con banda azzurra, shako
rosso con pennacchio a coda di cavallo con teschio su
tibie incrociate e coccarda tricolore (in alternativa fez
rosso con cordone e nappina neri, teschio ricamato),
mantello con cappuccio cordone e nappina bianchi.
Oltre che in queste immagini, altre raffigurazioni
saranno visibili nella sezione dedicata alla Repubblica
Romana e in un pdf separato.
• Battaglione Universitario Romano

Partecipa alla prima parte della guerra


e alla difesa di Roma. L'uniforme è abbastanza
modesta: tunica e pantaloni blu scuro con cappello
con una falda rialzata e coccarda con cornetta e piu-
metto, cintura di cuoio nero in vita con cartuccera
e daga. In origine la tunica era allacciata
con codoncino sottogola e la cintura,
in seguito con una fila di bottoni.
Oltre alle immagini qui inserite, chi volesse potrà
consultare il pdf dedicato alla Guardi Civica
e al Battaglione Universitario Romano
con una documentazione abbastanza completa:
cartamodello, tavole dei dettagli,
e regolamento del battaglione.

I giovanissimi volontari
chiamati Speranzini,
pur facendo parte
della Guardia Civica Romana
come il BUR
vestivano un'uniforme diversa:
tutta bleu con mostre
e filettature verdi
e schakot con piumetto
dello stesso colore

Quando la stagione lo richiedeva


il battaglione aveva a disposizione il cappotto della
Guardia Civica (in cui era inquadrato)
di uguale panno marrone, ma con le mostre verdi
• Battaglione Universitario Toscano

Si distinse e versò un notevole contributo di sangue a


Curtatone e Montanara nella prima parte della guerra.
Le immagini allegate non sono univoche, le differenze
individuabili anche nel dettaglio della tavola del Cenni,
fanno pensare a una divisa per i volontari ed a una per
gli studenti. Oltre ai corpi regolari e volontari, a
Livorno si formò una compagnia, poi battaglione di
Bersaglieri Livornesi che erano agli ordini di Vincenzo
Malenchini. Detto battaglione a Curtatone si
comportò assai bene riuscendo, tra l'altro, a
fermare reparti austriaci che cercavano di
intercettare i toscani in ritirata su Goito.

L'uniforme di questo battaglione, a


detta del Cenni, era la stessa tenuta da
campagna delle Guardie Civiche: ampia
blouse in tela a righe bianche e turchine
con colletto e paramani rossi. Sul petto la
"croce" tricolore. La sola differenza rispetto
alle altre formazioni di volontari era il cappello
che per i bersaglieri era a tesa larga con piuma a
sinistra. Pantaloni turchini con filettature rosse.
Maggiori dettagli su: www.risorgimentolivorno.com
• Legione Polacca

Composta da esuli polacchi si formò nella fine


del 1848 in Toscana, al servizio del governo prov-
visorio , in seguito partecipò alla difesa di Roma.
Il decreto istitutivo prevede un'uniforme di
colore bleu scuro, collare e mostre di rosso ama-
ranto colle parti metalliche bianche.
In pratica viene confermato l'uso dell'uniforme
adottata in toscana nell'ottobre 1848 dai polac-
chi al servizio toscano. Invece dello schakot
amaranto previsto in Toscana e probabilmente
mai distribuito i polacchi usano a Roma il copri-
capo nazionale, la Chapska, con fascia di cuoio
nero e padiglione quadrangolare amaranto,
guarnita anteriormente dallo scudo polacco con
aquila di metallo bianco.

Altre uniformi riferite agli universitari toscani


• Legione Italiana di Montevideo versitari. La prima vera uniforme fu consegnata ad
Anangni. Consisteva in una casacca di panno bleu scuro
Sono i circa 80 esuli con cui Graibaldi tornò dal sudame- con colletto e paramani verdi, sopratasche verdi sul
rica, i primi ad indossare la camicia rossa. La tradizione petto e una larga banda verde lungo la bottoniera, in
vuole che fossero tuniche da lavoro di lana rossa con pantaloni grigio scuri con larghe bande verdi ed in un
filettature e risvolti verdi. Non conosco immagini incon- cappello alla calabrese con nastro rosso e qualche
testabili, tranne lo schizzo qui sotto (purtoppo in b/n). piuma scura portata sul lato sinistro.
Nel corso della prima guerra d'indipendenza, coll'af- Gli ufficiali dello stato maggiore, in genere reduci dalle
flusso di volontari e la sua trasformazione in Legione campagne dell'America Latina, portavano invece la
Italiana, all'originaria tunica rossa si affiancò per i casacca, o blusa, rossa della Legione Italiana di
nuovi arrivi una tunica blu analoga a quella degli uni- Montevideo.

Gaucho in servizio di cavalleria Legionario Italiano


in Montevideo 1846. di Montevideo
Queste immagini
sono tratte dalle memorie
dell’Amiraglio Winnington Ingran,
all’epoca adolescente a Montevideo
Nel corso della difesa della Repubblica Romana,
per via del gradimento che l’uniforme rossa aveva
presso i volontari, si decise di estenderne l’uso a tutti i
militi. Il 13 giugno il Magazzino Generale della
Repubblica Romana consegnava ai due capi sarti della
Legione 3126 metri di panno rosso garance e due set-
timane dopo l'intera Legione era dotata di una blusa
rossa con mostre verdi. Nella stessa occasione venne
distribuito un cappello di paglia, troppo delicato per
essere di qualche utilità e che venne subito abbando-
nato, tornando in uso il cappello “alla calabrese” (che
all'epoca era il top dell'abbigliamento da sovversivo,
tanto da esserne proibito l'uso in Lombardia e nello
Stato della Chiesa).
Con le nuove tuniche rosse combattè durante gli ulti-
missimi giorni dell’assedio e furono usate per lo più
durante la ritirata fino a San Marino.
Immagini in cui appaiono sia militi della Legione
Italiana, che di altri corpi, sono visibili nella miscellanea
a seguire dedicata alla Repubblica Romana.

sopra:
Volontari della prima Legione Italiana.
Picche o lance, come quella raffigurata
qui sopra furono effettivamente
realizzate ed usate
da diverse milizie dell’epoca.
Poco visibile, ma presente
nel soggetto a destra
il duo sciabola corta-baionetta
di evidente provenienza
francese. Dopo il fortunato
combattimento del 30 aprile
(e la cattura
di circa 300 Chasseurs)
era diventato
un equipaggiamento
decisamente ambito

a lato:
Varianti dell’uniforme
consegnata negli ultimi giorni
dell’assedio di Roma
Raffigurato sopra nello schizzo di George H. Thomas,il caratteristico poncho sudamericano di Garibaldi,
che viene comunemente descritto come bianco o grigio chiaro

In questa immagine sono raffigurati un milite e una vivandieracon la prima uniforme della Legione,
oltre che un lancere del Masini ed un garibaldino in camicia rossa
Aguyar, il Moro di Garibaldi la sella al suo cavallo, che trasformava in un letto per
Tra gli eroi caduti nel 1849 nella strenua difesa l’Eroe, posto sotto una tenda improvvisata pian-
della Repubblica Romana contro i francesi del tando in terra la sua spada e la sua lancia e
generale Oudinot, spicca una figura gettandovi sopra il mantello.
alquanto singolare; è Andrea Aguyar, il Quattro giorni dopo l’arrivo di Anita a
moro di Garibaldi. Ben poche tracce Roma, Andrea fu colpito da una bomba
restano del suo passaggio, breve ma nei pressi di Santa Maria in Trastevere.
significativo, nella Città Eterna: il suo Grondando sangue, riuscì a gridare:
nome figura nell’elenco dei patrioti "Viva le repubbliche d’America e di
sepolti nell’ossario garibaldino e gli è Roma!" Fu portato nella vicina Santa Maria
dedicata la rampa che collega Monteverde della Scala, a quel tempo adibita a ospedale,
con viale Trastevere, la scalinata Andrea il Moro. dove spirò".
Nato a Montevideo da genitori africani schiavi come Da http://www.specchioromano.it/Fondame...0Garibaldi.htm

lui, liberato con la proclamazione della repubblica uru-


guayana, da allora non aveva voluto più lasciare
Garibaldi. Andrea non sapeva scrivere, ma montava a
cavallo come pochi e lasciava tutti senza parole quando
faceva roteare in aria il lazo con cui riprendeva i cavalli
disarcionati. Il suo aspetto erculeo lo faceva sembrare un
principe di ebano, con denti bianchissimi che scopriva
ridendo. Era sempre avvolto in un gran mantello nero e
armato di lancia con una banderuola rossa.
Quando Garibaldi si fermava a riposare, Andrea toglieva

In questo quadro di autore ignoto, oltre al Moro, si notano a fianco a Garibaldi, un lancere del Masina e due Dragoni
Pontifici; in secondo piano, una Guardia Civica ed altri volontari
sopra: Ordinanza di Garibaldi in Roma
sotto: Tipi dei Difensori di Roma, anche in questa immagine,
alcuni Garibaldini e un Lancere del Masina
(“istantanee” dall’Illustrated London News del tempo)

In questa vignetta del “Don Pirlone” due Guardie Civiche


con elmo, un volontario ed alcuni civili intorno all’attac-
chino, anche lui Guardia Civica ma con Burnus e Shako

La Legione di Garibaldi in Roma. Il gruppo centrale rappresenta tre ufficiali dell’America del Sud con la camicia rossa
e la zazzera (sempre dal cronista di Illustrated London News)
• Dragoni Pontifici
a destra:
Dragone del 2°reggimento
Arruolati prevalentemente nelle Romagne, sopportando
con difficoltà il regime papalino, aderirono con entu- Sotto:
siasmo alla Repubblica Romana e dopo essersi distinti simbolo della Repubblica
nella difesa di Roma con gli Artiglieri ed il Reggimento Romana
Unione, un buon numero di loro seguì Garibaldi nella (come figurava su manifesti e
ritirata. Indossavano l’uniforme papalina verde con documenti ufficiali)

mostre rosse per il primo reggimento, gialle per il


ed a lato:
secondo, e l’elmo metallico di derivazione piemontese.
elmo da Dragone pontificio
Ovviamente sull’elmo campeggiava il simbolo pontifi- (del 1850)
cio delle chiavi decussate, sostituito con l’avvento della Pur essendo successivo,
Repubblica dall’aquila ad ali spiegate che sorregge è analogo a quanto raffigurato
con gli artigli un fascio littorio. nella raccolta Piroli
e nell’illustrazione di Ghibellini
qui a fianco

1° reggimento dragoni, sottufficiale in tenuta giornaliera


La giacchetta del sottufficiale, ottenuta forse da vecchi abiti,
è sprovvista dei paramani rossi regolamentari. In compenso i
pantaloni, con rinforzi in quioio, sono dell’ultimo modello,
adottato nell’aprile del ‘49.
• Guardia Civica Romana
La Guardia Civica ebbe più che altro fun-
zioni di ordine pubblico, e non partecipò
direttamente agli eventi bellici (a parte il
BattaglioneUniversitarioRomano e gli
Speranzini in essa inquadrati).
Però fù la prima ad essere istituita, e
quelle che seguirono, ad esempio in
Sicilia e Piemonte, ne copiarono l’u-
niforme, almeno nelle linee generali
(sostituendo, evidentemente, lo stemma
pontificio).
Qui sotto una daga di Guardia Civica pie-
montese (peccato che la foto sia
effettivamente tagliata) evidentemente
quella romana non avrà la croce savoiarda

Guardia Civica, vedi anche l’appendice BUR & GC


La parte più intensa della difesa di Roma fu
sostenuta dall’artiglieria, nel cannoneggiamento
continuo fra gli italiani e l’artiglieria francese
che si avvicinava alle mura con l’allungarsi delle
trincee. Pur inferiore per numero e qualità, l’ar-
tiglieria romana era molto mobile, mano mano
che una postazione diventava meno sicura per il
progressivo degrado delle difese, veniva spo-
stata in altro punto più adatto alle nuove
posizioni dei francesi.

Batteria Aureliana

“Bravo! Bravissimo il nostro pittore artigliere! Ha smontato il n°6!” gridò il capitano. Gli artiglieri vicini al cannone,
il cui proiettile aveva smontato il pezzo nemico, lanciarono i berretti in aria e insieme agli ufficiali espressero tutta
la loro approvazione all’uomo in borghese che aveva diretto il pezzo [...] Indossava una giacca di flanella grigio-
chiara, della foggia preferita dagli artisti per i mesi d’estate, che era chiusa al collo da un solo gancio e gli arrivava
fino al ginocchio in lunghe pieghe. In testa portava un cappello di feltro grigio a larga tesa [...] “Ha! Ha! Ha!” rise
il borghese “Io non avere scordare antico mestiere!....
Io smontare cannone francese!” gridò il biondo svedese quando ci vide.
[...] Palm, estraendo il numero alla leva militare in Svezia, era capitato in artiglieria,
e vi aveva prestato servizio per cinque anni.

da “Memorie Romane” Gli artiglieri mantennero l’uniforme


di Jan Philip Koelman sostituendo lo stemma papale con la coccarda tricolore

Una delle ultime postazioni attive, sul bastione n°7, sullo sfondo le rovine di Villa Savorelli, l’ultimo baluardo romano
Da lontano vedemmo avanzare
uno scintillio di lance e baionette....
ora ci stava davanti una banda di
armati, con larghe giubbe a pieghe
di un blu scuro, strette in vita da
una cintura nera, munita all’in-
terno di cannelli di latta che
fungevano da cartuccera. I panta-
loni erano della stessa stoffa e dello
stesso colore, guarniti di verde
Arthur John Strutt, pittore, scuro. Portavano in testa piccoli
a Roma durante l’assedio feltri neri con larghe tese rialzate
(quelli degli ufficiali avevano una
penna nera), e in spalla uno zaino
nero. Un certo numero di quei
soldati era armato di lance a larghe
punte, altri di carabine, e nelle
cinture, invece della sciabola o
spada, tutti avevano infilato un
pesante pugnale [...] Era la prima
Legione Italiana formata da
Garibaldi.......

Girolamo Induno
da “Memorie Romane” di Jan Philip
Koelman pittore olandese presente
a Roma in quegli anni

Anche in questo caso sono riconoscibili due Lanceri della Morte e due garibaldini (uno in tunica blu). La scena è ripresa nel
Convento dei Cappuccini di Piazza S.Silvestro (ora sede delle Poste) dove erano acquartierati.
I Francesi
Non inserirò dettagli uniformologici sull'esercito Francese, la materia è vastissima ed esulerebbe dall'argomento.
Voglio però sottolineare come i difensori di Roma dovettero opporsi a quello che era probabilmente l'esercito più moderno
di quei tempi, che inviò un corpo di spedizione consistente ed esperto, con un corpo del Genio formidabile e dell'artiglieria
d'assedio completa. Lo sforzo che nonostante ciò i Francesi dovettero sostenere per vincere la resistenza della città fu tale
che, al rientro, lo Stato Maggiore fu costretto a giustificarne il notevole costo. Dalla relazione presentata sono tratte le
imagini qui inserite, altre immagini ed estratti della medesima sono disponibili, con tante informazioni sulla Repubblica
Romana, sull'ottimo sito www.comitatogianicolo.it
Poteva mancare, a chiusura, una sana
tavola di Quinto Cenni?
Insieme alle uniformi con cui hanno combattuto A seguire i Principi Fondamentali
quelli che alcuni considerano Padri della Patria della Costituzione della Repubblica Romana
penso sia imporante conoscere approvata negli ultimi giorni dell’assedio
per cosa lo hanno fatto

Costituzione della Repubblica Romana


PRINCIPII FONDAMENTALI
I. V.
La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il I Municipi hanno tutti eguali diritti: la loro
popolo dello Stato Romano è costituito in indipendenza non è limitata che dalle leggi di
repubblica democratica. utilità generale dello Stato.

II. VI.
Il regime democratico ha per regola l'egua- La più equa distribuzione possibile degli inte-
glianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce ressi locali, in armonia coll'interesse politico
titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta. dello Stato è la norma del riparto territoriale
della Repubblica.
III.
La Repubblica colle leggi e colle istituzioni VII.
promuove il miglioramento delle condizioni Dalla credenza religiosa non dipende l'eserci-
morali e materiali di tutti i cittadini. zio dei diritti civili e politici.

IV. VIII.
La Repubblica riguarda tutti i popoli come Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla
fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna Repubblica tutte le guarentigie necessarie per
l'italiana. l'esercizio indipendente del potere spirituale.
Premessa alla Bibliografia spesso la tecnica molto "pittorica" rende le opere poco
Per me questa è stata certamente la parte più dif- utili dal punto di vista uniformologico ma offre interes-
ficile. Non ho sempre diligentemente tenuto santi spunti per le pose dei figurini o per scenette.
conto della provenienza delle immagini, e delle Peccato per alcune immagini solo in b/n)
informazioni, citarne con assoluta certezza tutte
le fonti mi sarà impossibile (temo). I testi a seguire • Giovani, volontari e sognatori. I Garibaldini dal risor-
sono quelli a cui ho sicuramente attinto a piene gimento alla Grande Guerra, edito dal Museo del
mani in questa sezione dedicata al 1848/49. In Risorgimento di Bologna è catalogo della mostra orga-
appendice citerò alcuni testi, che pur non avendo nizzata dal medesimo (testo assolutamente strepitoso,
fornito materiale per questa raccolta uniformolo- moltissime ottime foto con didascalie dettagliatissime,
gica, sono stati per me di stimolo nella ricerca e di anche questo da non perdere)
arricchimento nella conoscenza dei Volontari.
• Garibaldi e la difesa della Repubblica Romana di
• La repubblica romana e il suo esercito, Rivista mili- George Macaulay Trevelyan (Imperdibile, anche se raro
tare, a cura di Pieri, Crociani e Lodoli. (molto completo e non solo perchè tradotto in italiano ai primi del
ed interessante, come illustrazioni si avvale di riprodu- secolo, ma principalmente per l’entusiasmante e meti-
zioni della Raccolta Piroli, ricche e varie, peccato coloso metodo storico con cui lo scrittore, oltretutto
talvolta realizzate con una tecnica molto pittorica ed tendenzialmente conservatore, affronta l’argomento)
avara nei dettagli)
• Ricordi del Battaglione Universitario Romano,
• Gli Eserciti Italiani dagli stati preunitari all'unità di Filippo Zamboni (adoro i diari e le memorie, sono
nazionale, edito dalla Rivista Militare (Un volo sopra spesso ricchi di dettagli minori e stimolanti, e questo è
un secolo di uniformi Italiane: fondamentale per chi sia il caso. In più in appendice riporta il regolamento del
veramente interessato al periodo!) battaglione!)

• Soldati e pittori nel Risorgimento Italiano, Fabbri • Il 1848 e le cinque giornate di Milano, di Antonio
editori, (bello, documentato e con ricche didascalie, Monti (una ricostruzione ricca e ben documentata,

Le rovine del Casino dei Quattro Venti teatro dei combattimenti del 3 giugno
molto interessante l’appendice con estratti delle testimo- • Garibaldi. Le immagini del mito nella collezione
nianze rese 50 anni dopo dai partecipanti superstiti). Tronca, catalogo generale della mostra recentemente
tenutasi a Brescia (molto stimolante, in particolare per
• Emilio Dandolo I Volontarii ed i Bersaglieri Lombardi, chi cerca immagini di Garibaldi..... In appendice una
(bello, un punto di vista del volontariato diverso dal bella rassegna di sciabole ottocentesche!)
solito; interessante l’appendice con la relazione di un
Capitano di Stato Maggiore Francese) • Roma, Repubblica: Venite, Rivista Storica del Lazio
(molto ben documentato sulla Guardia Civica Romana)
• R. Nannetti, Angelo Masini e i Lancieri della Morte,
Bologna, Museo nazionale del soldatino. • Volontarismo Italiano, di Umberto Beseghi
(Imperdibile per chi voglia sapere tutto sul Masina!) (Finalmente trovato dopo anni di ricerche..... Non con-
tiene purtroppo indicazioni uniformologiche, ma,
• Bollettino del Museo del Risorgimento di Bologna nominando molti Corpi Franch e i loro comandanti,
dedicato a Livio Zambeccari (alcune belle immagini e costituisce una valida base per ulteriori ricerche)
una storia interessante, il Museo del Risorgimento di
Bologna è decisamente un’istituzione dinamica)

Per saperne di più

Pur non avendo fornito direttamente immagini per questa raccolta, i testi che seguono mi sembrano impor-
tanti per chi volesse approfondire, in particolare sulla Repubblica Romana. Evidentemente sia i testi che
seguono che quelli precedentemente indicati non sono gli unici esistenti, ma sono esclusivamente quelli che
io ho consultato sull’argomento, se dovessi in futuro acquisirne altri provvederò ad aggiornare queste note.

Oltre al già citato Macaulay Trevelyan, putroppo difficile da reperire (come libro antico, a prezzi di
mercato...) ma insuperabile come testo storico, il primo testo da nominare è sicuramente “Memorie
Romane” di Jan Philip Koelman edito dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di Roma. Il
Koelman, pittore olandese con studio a Roma, narra le sue esperienze da “turista” in maniera estrema-
mente suggestiva. Pur non essendo storicamente completo (l’autore partecipa principalmente come
osservatore) è sicuramente da consigliare, anche perchè in vendita come “fondo di magazzino” dall’e-
ditore medesimo a un costo modestissimo

La meravigliosa storia della repubblica dei briganti, di Claudio Fracassi. Di recente pubblicazione, fornisce una
ricostruzione corretta e documentata degli avvenimenti, anche se talvolta un poco folcloristica e “televisiva”

Anche se in opera non dedicata esclusivamente, molto interessante e completo è il capitolo dedicato alla
Repubblica Romana in I segreti di Roma di Corrado Augias. Oltre a contenere un capitolo dedicato alla
battaglia in difesa di Roma del 9/10/11 settembre 1943 (altro argomento per cui nutro una particolare
passione) è senza dubbio consigliabile a chi, residente o turista, voglia farsi venire la voglia di visitare
Roma alla ricerca di vecchie pietre e delle storie a loro legate

Memorie del Matto di bastoni, popolano bolognese edito a cura del Museo del Risorgimento di Bologna (le
barricate viste dal popolo, con interessante strascico legato alla lotta per mangiare)

Il Maggiore Leggero e il trafugamento di Garibaldi, di Umberto Beseghi (bella la figura del Maggiore
Leggero ed avvincente la vicenda della fuga di Garibaldi da Rimini al Tirreno; peccato sia introvabile, almeno
a prezzi decenti. L’editore Paolo Sorbo della Maddalena ne aveva millantato una riedizione, qualche anno
fa, magari bombardandolo di mail e telefonate si convice e lo fa davvero)