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RIVISTA INTERNAZIONALE DI FILOSOFIA E PSICOLOGIA ISSN 2039-4667; E-ISSN 2239-2629

DOI: 10.4453/rifp.2014.0007 Vol. 5 (2014), n. 1, pp. 102-124

Ricerche

Come pecore al macello?


Ebrei nella Shoah e reazioni alla persecuzione
Marcella Ravenna
Ricevuto il 7 gennaio 2013; accettato il 24 luglio 2013

█ Riassunto Diversamente dalle analisi psicosociali prevalenti sulla Shoah che si concentrano su aspetti del
funzionamento umano dei perpetratori, questo studio focalizza invece l’attenzione su quello delle vittime. A
partire dalla rappresentazione omogenea degli ebrei sterminati secondo cui sono andati alla morte come
“pecore al macello”, questo studio intende ricostruire la psicologia delle vittime e le azioni da esse intraprese
per affrontare la persecuzione. A tale fine, l’analisi tematica del contenuto condotta su un corpus di contribu-
ti, memorialistici, storici, filosofici, sociologici, psicologici e, ha consentito di cogliere il ruolo di diversificati
elementi. Essi non risultano tanto ascrivibili alle caratteristiche delle vittime quanto piuttosto alla qualità del-
le relazioni fra minoranza e maggioranze nel corso del tempo; inoltre, alle strategie impiegate dalle vittime
per fronteggiare la persecuzione nel loro intreccio con le azioni di depistaggio attuate dai carnefici. Le evi-
denze di un marcato ricorso a “reazioni non armate”, per lo più trascurate dalla storiografia dell’immediato
dopoguerra, contribuisce a restituire complessità e articolazione alla rappresentazione delle vittime.
PAROLE CHIAVE: Shoah; Ebrei; Reazioni alla persecuzione; Analisi psicosociale; Analisi del contenuto.

█ Abstract Like Sheep to the Slaughter? Jews in the Shoah and Reactions to Persecution – While most psycho-
social analyses of the Shoah focus on psychological issues relating to the behavior of the perpetrators, this
study examines similar issues in relation to the victims. Eschewing from a homogeneous representation of
Jews as going to their death like sheep to the slaughter, the aim here is to characterize the psychology of the
victims and their daily actions in the face of persecution. The content analysis performed on a pertinent
body of contributions from the historical, philosophical, sociological, psychological and memory literatures
– has identified the contribution of numerous factors. These factors do not so much relate to particular
characteristics of the victims themselves as to relationships between members of the minority and majority
over the course of time. Moreover, they related to strategies employed by the victims to cope with ongoing
persecution and specific actions of diversion by their executioners. Mostly neglected by post war historiog-
raphy, this evidence for a marked reliance on “unarmed reactions”, further contributes to articulating the
representation of the victims.
KEYWORDS: Shoah; Jews; Reactions to Persecution; Psychosocial Analysis; Content Analysis.

M. Ravenna - Dipartimento di Scienze Umane, Università degli Studi di Ferrara, via Savonarola, 38 - 44100 -
Ferrara ()
E-mail: marcella.ravenna@unife.it
L’autrice desidera ringraziare Francesca Emiliani, Augusto Palmonari, Luciana Roccas per i preziosi e sti-
molanti commenti avanzati nelle prime fasi della redazione di questo lavoro.

Creative Commons - Attribuzione - 4.0 Internazionale


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█ Introduzione controllo sul proprio destino. In base a tale prin-


cipio, mentre le cose negative succedono in ge-
«Colui che cammina sulla testa vede il cielo nere alle “persone cattive”, quelle positive acca-
sotto di lui come un abisso»1 affermò il poeta dono invece alle “persone buone”, in base al cri-
rumeno Paul Celan in un discorso pronunciato terio secondo cui ognuno ottiene ciò che merita.7
in occasione dell’assegnazione del premio Buch- L’espressione “come pecore al macello”, che
ner nel 1960. Sia in questa occasione che in una ben sintetizza la negazione di qualità umane
delle sue poesie senza titolo, egli evoca la pro- alle vittime,8 fu impiegata per la prima volta nel
spettiva di coloro che mentre scavano sono già gennaio 1942 dal poeta Abba Kovner, capo del-
ritornati alla terra da cui trassero origine, perché la resistenza nel ghetto di Vilnius,9 per essere
scavano la propria fossa; per loro il cielo non sta poi ripresa da giornalisti e politici dell’epoca,
dunque in alto come per tutti gli altri esseri fino a sedimentarsi nei discorsi di senso comu-
umani ma coincide piuttosto con l’abisso.2 ne – anche attuali – sulla Shoah.10 Al riguardo,
È da espressioni così forti ed evocative che un paracadutista della Haganah, Yoel Palgi, di-
intendo partire per cercare di rispondere versi anni dopo una missione compiuta in Un-
all’interrogativo posto nel titolo, in riferimento gheria a fine guerra, ricorda:
agli studi sul funzionamento psicosociale di in-
dividui e gruppi in situazioni estreme.3 Un’im- Ovunque andassi mi facevano sempre la
magine stereotipica come quella degli ebrei- stessa domanda […] A un tratto capii che si
pecore, già rintracciabile nell’immediato dopo- vergognavano dei torturati, degli assassina-
guerra,4 mettendo a fuoco le presunte caratteri- ti, degli arsi vivi. C’era come un tacito ac-
stiche di passività e remissività che accumuna- cordo: i morti dell’Olocausto erano persone
no gli ebrei della diaspora a specie non umane, senza valore. Inconsciamente abbiamo fatto
li raffigura in termini di deumanizzazione ani- nostra la concezione dei nazisti che giudica-
malistica.5 Raffigurazione che, suscitando a se- vano subumani gli Ebrei.11
conda dei casi disprezzo e/o vergogna, è pre-
sumibilmente servita a ridurre i sentimenti di Le sue parole risultano dunque emblemati-
responsabilità di quanti avrebbero potuto met- che dell’immagine negativa e cupa che l’Yishuv
tere in campo differenti e più tempestive linee aveva dei sopravvissuti e della realtà diasporica
di azione rispetto a quelle di fatto intraprese. da cui essi provenivano, che giunge fino a quel-
Mi riferisco a Stati Uniti, Gran Bretagna, Va- la dell’ebreo “polvere umana”, non più dunque
ticano, ma anche all’Yishuv, ovvero al Focolare essere umano, animale o “pezzo”, come nel les-
Nazionale Ebraico presente in Eretz Israel (Pale- sico dei nazisti, ma residuo organico.12 Si trat-
stina) fin dai primi anni dell’Ottocento. Attribui- tava cioè di quel che restava della “vittima pas-
re dunque parte della responsabilità del genoci- siva” che, incapace di ribellarsi, aveva offerto il
dio alle caratteristiche disfunzionali delle vitti- collo all’assassino.13
me, viste come un’entità omogenea e monolitica, Immagine totalmente contrapposta a quella
come elementi indifferenziati di un anonimo ag- dell’“uomo di onore”, di colui che preserva la
gregato sociale (il gregge, appunto), quando in propria dignità combattendo (per esempio, gli
realtà si trattava di donne e uomini di ogni età insorti del ghetto di Varsavia, quelli dei campi di
provenienti da diciannove Paesi, concentrati nei messa a morte di Treblinka e di Sobibor che lot-
ghetti a Est e non altrettanto a Ovest, pertanto tarono sebbene consapevoli che il loro sforzo
caratterizzati da condizioni socioculturali e di estremo non avrebbe avuto alcun successo14 o ai
vita notevolmente differenti,6 risponde a un tanti che si unirono alla lotta partigiana e antina-
principio assai noto agli psicologi sociali, quello zista), oppure a quella dell’ebreo “pioniere” del
del “mondo giusto”. Esso indica cioè il bisogno movimento sionista, che, incarnando il modello di
umano di ritenere che il mondo sia un posto quei combattenti, si proponeva di costruire
sicuro in cui ciascuno esercita un certo grado di l’“uomo nuovo”, forte, attivo, determinato, teso a
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riscattare quella componente dell’identità ebraica, dunque di ricostruire e articolare la psicologia


rivolta a farsi artefice del proprio futuro.15 delle vittime e i tentativi da esse variamente in-
Tale rappresentazione negativa, condivisa trapresi per affrontare le situazioni estreme in
dai nazisti prima16 e poi dalla leadership dell’Yi- cui venivano gradualmente intrappolate limita-
shuv e di Israele negli anni dell’immediato dopo- tamente alla fase che precede l’eventuale in-
guerra, ha riguardato i circa sei milioni di uccisi, gresso nei lager o le uccisioni sul campo. Il qua-
i cosidetti “sommersi”,17 nonché il milione di dro teorico che mi è parso più appropriato ai
coloro che in qualche modo riuscirono a so- fini di tale ricostruzione consiste negli studi sul-
pravvivere, camuffandosi, nascondendosi, fug- le relazioni e conflitti intergruppi, nei lavori sui
gendo. I criteri che Raul Hilberg impiega per processi e sulle strategie impiegate per elabora-
precisare l’espressione “ebreo sopravvissuto alla re le informazioni sociali in situazioni di minac-
Shoah” consistono nel grado di esposizione al cia, nonché per fronteggiare eventi di vita per-
pericolo e nel livello di sofferenza sperimentata. cepiti come particolarmente disfunzionali.22
Ciò gli ha consentito di distinguere tre princi- Per realizzare l’obiettivo sopra indicato, è
pali tipologie di sopravvissuti:18 (1) gli ebrei che stata predisposta una ricerca di archivio su una
non furono coinvolti nella fase finale della di- serie di contributi che, se pure da prospettive e
struzione, come per esempio quelli che viveva- approcci differenti e talvolta divergenti, sono
no entro i confini della Romania e Bulgaria accumunati dal fatto di concentrarsi su aspetti
dell’epoca; (2) coloro che in vari Paesi della psicologia degli ebrei perseguitati. Più in
dell’Europa Occidentale si nascosero in camere, specifico si è optato per un’analisi tematica del
cantine, soffitte di abitazioni, in conventi o in contenuto, perché consente di cogliere quegli
altre istituzioni, a cui vanno aggiunti coloro che indicatori semantici che in questo caso consi-
vissero in condizioni di massima difficoltà e pe- stono appunto nelle argomentazioni addotte
ricolo nelle foreste; (3) gli ebrei che rimasero per spiegare i modi di funzionamento delle vit-
prigionieri in colonie, campi di concentramen- time.23
to e di sterminio fino alla conclusione della Sono stati analizzati 25 testi (parti di capito-
guerra. li e/o contributi), nello specifico: letterari e
In rapporto all’insieme di queste considera- memorialistici;24 storici;25 filosofici;26 sociologici e
zioni, il presente lavoro indaga una questione psicodinamici.27
poco dibattuta sia in ambito storico che psico- Una volta isolate le argomentazioni propo-
sociale,19 ovvero la prospettiva e le reazioni alla ste in ciascun contributo per spiegare aspetti
persecuzione delle vittime, intese sia come del funzionamento delle vittime, queste sono
gruppi che come singoli. poi state ricondotte a quattro principali ambiti,
costruiti ad hoc in accordo con il quadro teorico
█ Obiettivi e metodo precedentemente delineato. Come vedremo
dettagliatamente più avanti, tali ambiti riguar-
Diversamente dalle poche analisi sulla dano: (a) la qualità dei rapporti fra minoranza
Shoah realizzate in ambito psicosociale, per lo ebraica e maggioranze europee nella storia pas-
più centrate su aspetti del funzionamento sata e recente (relazioni intergruppi); (b)-(c) le
umano dei perpetratori in rapporto a specifici strategie di pensiero e le condotte adottate dalle
fattori contestuali,20 questo studio a carattere vittime per fronteggiare l’intensificarsi della
eminentemente esplorativo, focalizza dunque persecuzione (relazioni persona/spazio di vi-
l’attenzione sulle vittime. A partire da quella ta);28 (d) le azioni di depistaggio intraprese dal
rappresentazione omogenea e tutt’altro che regime nazista (relazioni intergruppi).
compassionevole21 degli Ebrei sterminati nella Pure nella convinzione che il monito di Elie
Shoah, secondo cui si sarebbero lasciati con- Wiesel riguardo coloro che sono stati uccisi nel-
durre alla morte senza reagire, come pecore ap- la Shoah meriti considerazione e rispetto,29
punto, obiettivo principale di questo lavoro è l’attesa è tuttavia che questa indagine consenta
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di meglio precisare ciò che via via succede a chi nuarono a comportarsi pressoché come in pre-
si trova in situazioni sociali particolarmente cedenza. Ciò nella convinzione che ottemperan-
difficili, affinché all’occorrenza ciascuno possa do alle disposizioni governative ed evitando di
prendere le decisioni più vantaggiose per salva- creare problemi al regime essi potessero scongiu-
guardare la propria esistenza e quella collettiva. rare conseguenze presumibilmente peggiori.
Inoltre che essa contribuisca a restituire com- Sebbene abbiano cercato di adattarsi alla situa-
plessità e articolazione ai modi in cui le vittime zione, specie tramite strategie di resistenza di-
della Shoah sono rappresentate specie in consi- sarmata, al precipitare degli eventi essi furono
derazione della crescente distanza temporale da colti di sorpresa e non più in condizioni di fuggi-
quegli eventi e che possa altresì costituire la base re all’estero.33
di partenza per studi psicosociali sull’argomento Accanto a quelle figure religiose che inter-
non meramente qualitativi. Affronteremo questi pretarono l’antisemitismo nazista e le soffe-
aspetti in seguito. renze degli Ebrei come segnali inequivocabili
della necessità di ravvedersi dalle tendenze
█ Risultati all’assimilazione, la gran parte dei leader delle
comunità ebraiche europee, proprio perché
█ Qualità dei rapporti fra minoranza interpretarono erroneamente il nazismo come
ebraica e maggioranze europee una forma particolarmente efferata di antise-
nella storia passata e recente mitismo sottovalutandone il potenziale distrut-
tivo,34 reagirono con i metodi che erano loro
Secoli di vicissitudini e di alterne vicende in più familiari e che in passato avevano consenti-
condizioni di vita quasi sempre minacciate da to alle comunità di sopravvivere: cooperare con
vessazioni, soprusi, espulsioni e uccisioni, han- le autorità. Non esisteva infatti nulla nell’e-
no consolidato nella minoranza ebraica della sperienza storica degli ebrei che li avesse prepa-
diaspora europea l’idea che determinate strate- rati a quanto accadde loro fra il 1940 e il 1945:
gie fossero particolarmente utili per salvaguar- nessuno aveva mai imposto loro la distruzione
dare la sopravvivenza individuale e collettiva. totale. Se un gran numero di Consigli ebraici
Gli ebrei avevano imparato che, compiacendo e (Judenräte)35 praticò forme di sottomissione
non esasperando le autorità, evitando quindi forzata spesso associate allo sforzo di protegge-
ogni forma di reazione e di resistenza attiva, si re le persone, eccetto un solo caso, essi non col-
poteva sopravvivere. Il prezzo dell’acquiescenza laborarono con i nazisti nel senso di condivi-
sviluppata nel corso dei secoli in risposta ad derne le premesse ideologiche.36 Spettò così agli
azioni di forza era stato dunque la neutralizza- stessi Consigli organizzare e garantire la vita
zione di ogni aspirazione alla ribellione da parte interna nei nuovi ghetti polacchi, ucraini, litua-
della maggioranza degli ebrei.30 ni, negoziando tramite petizioni la possibilità di
D’altra parte, la constatazione del costante ottenere ciò di cui la popolazione aveva mag-
riemergere delle comunità ebraiche da eventi, giore necessità (approvvigionamenti di viveri e
passati e più recenti, particolarmente nefasti a carbone, servizi sanitari, attenuazione di misure
partire per esempio dalle crociate, dalle numero- come il coprifuoco, ecc.).
se espulsioni fino ai pogrom, avevano via via Si trattava di forme di autogoverno finaliz-
fornito delle conferme tangibili circa la validità zate a trovare soluzioni razionali a problemi via
del principio che “chi si piega non si spezza”31 e via sempre più drammatici. Così, quanto più le
che quindi anche l’ennesima “prova” poteva es- richieste avanzate venivano accolte, tanto più i
sere superata. Come poi si evince da lettere e membri dei Consigli ebraici si convincevano
diari degli ebrei italiani negli anni della “bufera”, che le strategie impiegate erano utili e che gli
fino all’armistizio del settembre 1943, quando autori delle concessioni potevano essere consi-
ebbe inizio la fase della “persecuzione delle vite” derati dei protettori. L’operato degli Judenräte
tramite una spietata caccia all’ebreo,32 essi conti- risultò almeno in parte controverso,37 suscitan-
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do nel dopoguerra accesi dibattiti. Per esempio, ché ritenuti non particolarmente desiderabili.42
benché a conoscenza della soluzione finale, i Ciò che accadde nel corso del tempo, fu che per
membri dei diversi Consigli non consentirono che sopportare quella condizione del tutto specifi-
le informazioni in merito uscissero dalla cerchia ca, gli ebrei si abituarono a concentrarsi preva-
dei dirigenti e tale silenzio contribuì, non solo ad lentemente su ciò che accadeva ai propri corre-
alimentare le più disparate voci che circolavano ligionari (particolarismo), ponendo invece mi-
nei ghetti, ma soprattutto a sottrarre alle vittime nore attenzione a quanto accadeva agli altri
la possibilità stessa di agire in autonomia. (universalismo). E tuttavia è convinzione di
Un effetto di secoli di discriminazioni che Bettelheim che solo coloro i cui interessi si di-
presumibilmente ostacolò forme di contrasto mostrarono più vasti, che si interessarono cioè
attivo alla persecuzione in atto fu «quel modo maggiormente agli altri e al contesto più ampio,
di pensare prettamente ebraico» (o «umane- seppero trarne insegnamenti che consentirono
simo ebraico») che, coniugando ottimismo e loro di salvarsi; egli non considerò in alcun mo-
fatalismo, era servito nel corso del tempo ad do “la mentalità del ghetto” come una colpa,
allontanare la bufera dai pensieri delle persone ma semmai come un “errore fatale”.43
anche se a prezzo di un certo grado di «sotto- Se una conseguenza rilevante di anni di per-
missione e passività».38 Più articolata è d’altra secuzioni fu quella di indebolire le energie e le
parte la così detta “mentalità del ghetto”,39 una motivazioni vitali fino al loro collasso in coinci-
forma di adattamento40 che, nell’analisi propo- denza della deportazione, per Bettelheim il
sta da Bettelheim, comprende una serie di primo passo verso le camere a gas fu compiuto
aspetti e valori positivi: importanza dei legami in una fase di gran lunga precedente a quella
famigliari, calore e comprensione umana, co- dello sterminio,44 che in alcuni casi coincise con
municazione personale con D-O, modestia, la promulgazione delle legislazioni razziste. Per
capacità di accettare con umorismo e flessibilità gli ebrei italiani esse rappresentarono una vera
le privazioni, tutti aspetti che diventano però e propria cesura, che segnò la fine del progetto
problematici quando mettono in pericolo chi le risorgimentale incrinando irrimediabilmente
condivide. Continuare a procrastinare l’azione l’identificazione con l’Italia fascista.45
di fronte all’erosione del rispetto di sé, il non Le leggi antiebraiche costituirono quella
sapere e/o il non volere sapere, ovvero la cecità “grande prova” che nelle toccanti parole di Dan-
che molti ebrei dimostrarono di fronte agli te Lattes, (rabbino e personaggio di spicco della
eventi avversi, dipesero anche dalle esperienze vita politico-culturale ebraica, italiana), richie-
compiute dalle diverse generazioni, nei lunghi deva il sostegno di una fede millenaria per potere
periodi vissuti in condizioni incompatibili con essere affrontata con dignità.46 Nel caso degli
la salvaguardia della dignità personale. ebrei tedeschi tali leggi incrementarono l’emi-
Proprio perché «nel ghetto (di epoca me- grazione (anche se in alcuni casi sortirono l'effet-
dioevale) si sopportava tutto, in attesa che la to contrario) e, fra coloro a cui fu preclusa, in-
tempesta si placasse»,41 gli ebrei avevano impa- tensificò quella condizione di inerzia per cui ri-
rato a crearsi una serie di giustificazioni per riu- dussero progressivamente l’estensione e l’artico-
scire a tollerare e/o ad accettare le umiliazioni lazione del proprio spazio di vita fino a restare
pur di sopravvivere e di non esasperare le auto- pressoché confinati in casa.47 In tutti questi casi
rità. Ciò comportò, per esempio, che dopo il era cioè repentinamente crollato quel terreno
boicottaggio dei negozi del 1933 in Germania, sociale entro cui le persone si erano formate e su
vi furono ebrei tedeschi che contro ogni evi- cui avevano fondato il loro status, i sentimenti di
denza esclusero di essere stati oggetto di mole- sicurezza ed in complesso il loro agire.48
stie, si opposero a che i maltrattamenti subiti Tale primo passo potrebbe però anche es-
fossero resi pubblici e che gli USA boicottassero sere dipeso da altri fattori. Può essere per
i prodotti tedeschi, rifiutando successivamente esempio che l’attaccamento di una madre, di un
i visti per paesi come le Filippine o Cuba, per- padre, di un figlio/a ai propri cari, o di una per-
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sona alla sua comunità, sia stato tanto intenso te il processo contro Eichmann: non era stato
da impedirgli/le di fuggire e di abbandonarli e possibile per gli ebrei opporre resistenza pro-
pertanto risultasse, in un dato momento, più prio perché non potevano riferirsi ad un pro-
forte del desiderio stesso di salvarsi;49 ma può prio Stato in grado di infondere loro il vigore e
anche dipendere dal fatto che per ciascun esse- il coraggio indispensabili. Se per Friedländer in
re umano vi è un limite oltre il quale non può quegli anni l’atteggiamento più diffuso verso gli
essere sospinto e che può indurlo a preferire a ebrei era l’indifferenza,55 l’idea che pochissime
un certo punto la morte a un’esistenza percepi- persone fossero all’epoca interessate alla loro
ta come inaccettabile.50 sorte è sostenuta fra molti altri anche da Wie-
In Sopravvivere Bruno Bettelheim sottoli- sel56 e da Laqueur.57
nea con forza il ruolo di un altro importante Secondo quest’ultimo l’opinione pubblica si
elemento, ovvero la percezione da parte degli confrontava con problemi ritenuti ben più im-
ebrei della diaspora di essere stati completa- portanti: proprio perché gli ebrei costituivano
mente abbandonati dai Paesi democratici. Ri- un argomento spiacevole e si era convinti che il
guardo a ciò lo studioso avanza alcune ipotesi parlarne non sarebbe servito a nulla, la questio-
controfattuali, relative cioè a cosa sarebbe po- ne fu così evitata e cancellata per tutta la durata
tuto succedere se le cose fossero andate diver- della guerra. D’altro canto anche l’idea condivi-
samente, e nello specifico: sa dalle élite di alcuni paesi democratici secon-
do cui concentrando gli sforzi nella guerra con-
Se gli ebrei avessero avuto l’impressione che tro Hitler si potessero salvare gli Ebrei si dimo-
nel resto del mondo si levavano voci di un strò altrettanto illusoria di quella secondo cui i
certo peso a loro favore, che nel mondo libe- tedeschi impegnati su tanti fronti non avrebbe-
ro la gente aveva a cuore la loro sorte e vole- ro perso tempo ed energie preziose in azioni di
va veramente che essi continuassero a vive- contrasto agli ebrei.
re, forse non avrebbero avuto bisogno di ri-
correre in misura così massiccia alla nega- █ Come ragionano le persone quando si trovano
zione, si sarebbero resi conto di quello che in situazioni di grande difficoltà? Quali strategie
stava succedendo e avrebbero reagito in adottano per affrontarle?
maniera diversa.51
Se il significato attribuito agli eventi dipen-
È dunque convinzione di Bettelheim che, se a de in gran parte da come le persone elaborano
condizioni di vita particolarmente sfavorevoli si le informazioni al riguardo, occorre però non
aggiunge la percezione di essere stati abbando- trascurare che tale elaborazione non avviene
nati dal resto del mondo, diminuisce o si annulla mai in modo neutrale, poiché è influenzata dai
la forza indispensabile per resistere e per riuscire valori, dalle credenze, dalle norme, dai bisogni e
a non scavarsi da soli la fossa, così come espri- dagli stati d’animo di ciascuno in un dato mo-
mono gli ultimi versi della poesia di Paul Celan mento, nonché da come percepisce le specifiche
(oh qualcuno, oh nessuno, oh neppure uno, oh circostanze in cui si trova. Così quando le per-
tu…)52 e si indebolisce in complesso la voglia di sone sono esposte a sentimenti di minaccia par-
vivere. Bettelheim è altresì convinto che nessuno ticolarmente intensi tenderanno a impiegare
sia in grado di fare fronte a una catastrofe e so- forme di pensiero semplificate, per lo più in-
pravvivere ad essa se non ha la sensazione che la consce, non intenzionali e inconsapevoli che le
propria sorte stia a cuore a qualcuno. A distrug- indurranno a non considerare in modo attento
gere in modo irreversibile la speranza del popolo e articolato la situazione. Il rischio è allora che
ebraico fu «l’indifferenza di tutti quegli altri che esse compiano valutazioni e giudizi sommari58
avrebbero dovuto venire in suo soccorso».53 e che strutturino quelle credenze autoprotettive
Questa fu d’altra parte anche la posizione che a loro volta influenzeranno la scelta delle
che Hannah Arendt54 attribuì all’accusa duran- strategie per fronteggiare gli eventi. Così, quan-
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to più la situazione appare critica e/o incontrol- li di miele per il vestito dell’ingegner Kugel”.
labile, tanto più aumenta la probabilità di non Sapevano, intuivano che cosa li aspettava.
rapportarsi a essa in modo razionale, ma ricor- Ma in cuor loro non ci credevano, troppo
rendo, come vedremo più in dettaglio fra breve, terribile appariva lo sterminio di un popolo
ad atteggiamenti difensivi di negazione, illusio- intero. Sterminare un popolo. Nessuno po-
ne, evitamento, ritiro.59 teva crederci in cuor suo.

█ Rifiuto della realtà, “wishful thinking” Nella sua lucida analisi Laqueur62 osserva
e ottimismo irrealistico che questa tendenza a rifiutare la realtà si mani-
festò sia nel non volere parlare in alcun modo
In un clima in cui gli ebrei si confrontavano della morte nel timore che ciò avrebbe potuto
con le incertezze e l’angoscia dell’escalation del- avvicinarla, sia nella propensione a dare credito
le azioni persecutorie, la tendenza a rifiutare le alle voci più disparate. Si trattava per lo più di
realtà sgradevoli fu senza dubbio un meccani- notizie rassicuranti del tipo: presto la guerra
smo largamente impiegato come mostra que- finirà, Hitler morirà, tutti gli ebrei potranno
sto passo di Louis de Jong: emigrare in Palestina, gli alleati ricorreranno ad
un’arma miracolosa, forse è proprio vero che i
Hitler lo aveva detto chiaramente: che ven- nazisti hanno bisogno delle masse ebraiche co-
ga la guerra e l’intero ebraismo europeo sarà me forza lavoro in un’economia di guerra.
sterminato. E la guerra era venuta. Perché Dai diari e dalle lettere degli ebrei italiani si
allora nessuno ne trasse la giusta conclusio- evince d’altra parte, che tranne pochi intellet-
ne? Per noi è facile domandarcelo, ricor- tuali, essi condivisero fino all’ultimo l’idea che il
dando come facciamo i campi di sterminio regime non avrebbe intrapreso la strada della
tedeschi e le camere a gas, e liberi come sia- discriminazione e della persecuzione e che il Re
mo dalle tremende tensioni psicologiche del- sarebbe di certo intervenuto a mitigarne le con-
la guerra, soprattutto dalla paura, dalla mor- seguenze.63 E ancora, l’idea che l’antisemitismo
tale paura nella sua espressione più cruda […] fosse estrinseco alla cultura italiana e pertanto
Le camere a gas, invece, significarono morte meno virulento che in altri Paesi, che il fasci-
– e che morte! – non solo per gli individui, smo fosse diverso dal nazismo, la presenza in
ma per tutti coloro che essi amavano: i loro Italia del Vaticano, che non avrebbe permesso
genitori e nonni, i loro figli e nipoti, i loro pa- una razzia nei confronti degli ebrei. Poiché si
renti e amici […] e sarebbe un grandissimo consideravano buoni italiani, fiduciosi nella le-
errore storico se dovessimo considerare i galità e nello Stato, l’idea di una punizione im-
principali meccanismi di difesa impiegati meritata non era concepibile.64 Quanto più,
dalle vittime […] come semplici sintomi di dunque, ci si trova in situazioni disperate, tanto
cecità e follia […] essi provenivano piuttosto più aumenta la diffusione di credenze consola-
da profonde e innate qualità condivise da torie e rassicuranti di questo tipo e diviene più
tutta l’umanità: l’amore per la vita, la paura facile attendersi dei “miracoli”.65
per la morte e una comprensibile incapacità Nel caso qui considerato ciò ha però contri-
ad afferrare la realtà del più grande crimine buito a che le persone procrastinassero le misu-
nella storia dell’umanità.60 re per cercare di mettersi al riparo incremen-
tando quindi situazioni di rischio.66 Tale pro-
Altrettanto esemplare al riguardo è poi un pensione mette in luce il ruolo di un processo
passo del racconto Il vecchio maestro di Vasilij ben noto agli psicologi, quello del wishful thin-
Grossman:61 king o bias di desiderabilità, inteso come
l’ottimismo che deriva dal desiderio che un cer-
Hai visto? Erano i sandali di quel ragazzino to fatto si verifichi,67 il credere, cioè, che ciò che
sfollato da Riga”, “Hai visto? Voleva tre chi- si spera sia vero solo perché si desidera che lo
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sia: così, molti pensarono che solo loro si sareb- si sarebbe verificato nel proprio73. Così, per
bero salvati, mentre numerosi altri si rifiutarono esempio, osserva Walter Laqueur:
invece di ritenere credibile la possibilità di mori-
re.68 Ricorrendo a una forma di pensiero contro- gli ebrei polacchi credettero per molti mesi
fattuale,69 che consiste nel simulare mentalmen- che i massacri si sarebbero limitati alle aree
te il modo in cui gli eventi si sarebbero altrimenti dell’Unione sovietica occupate dai nazisti
potuti svolgere, lo stesso Laqueur esprime la […] dopo che interi ghetti erano già stati li-
convinzione che, se gli ebrei europei avessero quidati, a Varsavia si pensava ancora che i
accettato in modo realistico i fatti, il numero di nazisti non avrebbero osato uccidere centi-
coloro che avrebbero deciso di fuggire o di resi- naia di migliaia di ebrei nella capitale […] fra
stere sarebbe stato certamente più elevato.70 gli ebrei tedeschi e austriaci si credeva che,
Anche se nonostante ciò la maggiore parte mentre i nazisti erano effettivamente capaci
degli ebrei avrebbe comunque perso la vita, il di commettere ogni concepibile crudeltà nei
loro numero sarebbe stato però presumibil- confronti degli ebrei russi e polacchi, che
mente inferiore. Egli propone dunque uno sce- consideravano come una specie inferiore,
nario ipotetico (“se solo”) che consente di ipo- essi avrebbero trattato diversamente gli
tizzare conseguenze meno negative di quelle ebrei del loro kulturkries (ambito culturale).
reali aiutando a sentirsi meglio. Egli rileva però Gli ebrei francesi, italiani, olandesi erano
che anche chi accettò la realtà, così come av- invece convinti che i nazisti avevano sempre
venne nel caso di alcuni responsabili di comuni- odiato e disprezzato i loro ebrei (tedeschi)
tà ebraiche, finì spesso per ricorrere a una stra- ma che non avrebbero necessariamente tra-
tegia che non si dimostrò affatto utile, ovvero sferito questi sentimenti agli ebrei europei
quella di aspettare, di fare semplicemente pas- occidentali che appena conoscevano.74
sare il tempo, nella fatalistica attesa che succe-
desse qualcosa di risolutivo. Le forme di diniego impiegate da gran parte
Poiché gli ebrei si confrontavano con condi- degli ebrei, non solo per negare la veridicità del-
zioni di vita che erano giunte a minacciare la le informazioni ritenute particolarmente spia-
loro stessa sopravvivenza, numerose evidenze cevoli e/o inaccettabili, ma anche per minimiz-
indicano che per preservarsi da sentimenti di zare la portata di taluni fenomeni, furono in
vulnerabilità e di mortalità essi impiegarono complesso articolate.
estesamente forme di attribuzione difensiva, In accordo con l’analisi proposta dal sociolo-
quali per esempio l’ottimismo irrealistico.71 go Stanley Cohen,75 una prima modalità fu senza
Quest’ultimo consiste nel ritenere che fatti ed dubbio di negare i fatti, esprimendo cioè la con-
eventi positivi accadano con maggiore probabi- vinzione che non stesse succedendo niente, che i
lità a noi stessi mentre quelli negativi interessi- tedeschi erano persone colte, che questa era
no invece in maggiore misura altri. Si tratta l’Europa e non la giungla; che agli innocenti non
dunque di credenze che incrementano, in chi le può accadere nulla di male, che in base al buon
condivide, sentimenti di controllo sugli eventi senso, ciò che viene raccontato, non può essere
minacciosi e che contribuiscono a preservare vero. Ciò evidenzia dunque che di fronte a de-
un’immagine positiva di se stessi. terminati e inequivocabili segnali, vi è la tendenza
È questo per esempio il caso degli ebrei te- a negare il pericolo confezionando verità conve-
deschi che si percepivano come gli unici deposi- nienti. Interessante al riguardo è la distinzione
tari di quei valori democratici, umanitari e li- proposta da Laqueur fra i termini “sapere” e “cre-
bertari che avevano caratterizzato la Germania dere” e gli interrogativi che essi possono suscitare:
pre-hitleriana.72 Un infondato ottimismo circa cosa si sapeva? perché non ci si credeva?76
l’evolvere della situazione fu espresso per Occorre infatti considerare che anche se
esempio da ebrei di varie nazionalità, secondo i una notizia era comparsa su un giornale non
quali ciò che era accaduto in un certo Paese non era detto che essa fosse stata letta e se anche fu
110 Ravenna

letta lo fu magari da un numero limitato di per- fenomeno transitorio, una “tempesta passegge-
sone che la interpretarono in base a differenti ra” che si doveva sopportare, perché prima o
quadri di riferimento che li indussero a conclu- poi sarebbe passato.79 La tendenza era pertanto
sioni anche molto diversificate. Probabilmente, di considerare ogni intensificazione della perse-
non pochi pensarono a quanto si era verificato cuzione nei confronti degli Ebrei come l’ultima
durante la guerra 1915-1918, quando a scopo oppure si pensava che “peggio di così la situazio-
propagandistico furono diffuse notizie infonda- ne non sarebbe potuta andare”, e ancora che ciò
te su atrocità commesse dai soldati tedeschi. Co- che era accaduto non era altro che un ennesimo
sì quando fra il 1941 e il 1942 giunsero notizie pogrom; oppure che si trattava di incidenti isola-
sull’impiego di gas da parte dei tedeschi, la ten- ti, di operazioni singole e non autorizzate.
denza fu di non credervi poiché nessuno voleva È presumibile che in tali processi di nega-
essere ingannato due volte nell’arco di una gene- zione abbia avuto un ruolo non trascurabile
razione. Naturalmente non possiamo però sape- anche il quadro utilizzato per interpretare i
re se le cose sarebbero andate nello stesso modo fatti, che era quello dell’antisemitismo. Poiché
nel caso in cui le persone avessero dato credito le aspettative che le persone elaborano in rap-
prima a notizie del genere. Chi all’epoca portava porto al futuro si costruiscono in base a ciò
notizie di quanto stava succedendo era per lo più che risulta loro familiare, fu proprio per que-
demonizzato come un seminatore di panico che sto quasi impossibile riuscire a prevedere le
invece di consolare fomentava veri e propri in- camere a gas e lo sterminio dal momento che
cubi. Oppure, le violenze tedesche di cui si rac- non si era mai udito nulla di simile.80 Dal mo-
contava erano spesso interpretate come espres- mento che cose del genere non erano mai ac-
sioni di vendetta rivolte esclusivamente agli cadute nella storia del popolo ebraico, gli ebrei
ebrei comunisti e non a tutti gli ebrei.77 non riuscivano a credere di dovere essere ucci-
Di fronte a eventi percepiti come troppo de- si per il solo fatto di essere ebrei.81 Oltre a ciò,
stabilizzanti, si può altresì ricorrere a un’altra molti intravvedevano notevoli discrasie fra le
modalità di diniego che consiste nel negare la tinte fosche con cui era rappresentato il qua-
conoscenza e/o la consapevolezza stessa dei fatti dro d’insieme e la relativa tranquillità del
(negare di sapere), così come ben esemplificano giorno per giorno, così come osserva Primo
i seguenti passi tratti da Il sistema periodico di Levi ne Il sistema periodico: «viste da vicino e
Primo Levi: «se si voleva vivere, se si voleva in nel dettaglio le cose non sembravano poi così
qualche modo trarre profitto dalla giovinezza disastrose: l’Italia intorno a noi, o […] il Pie-
che ci correva per le vene, non restava altra ri- monte e Torino non ci erano nemici».82
sorsa appunto che la cecità volontaria». E an- In altri casi si giunse a percepire i fatti in
cora: «E poi c’erano i cenni vaghi e sinistri della modo più realistico, ma nonostante ciò si spe-
pestilenza che stava per sommergerci […] e che rava comunque in un “miracolo”. In altri anco-
noi tendevamo a censurare. La nostra ignoran- ra ciò che si percepiva non era del tutto chiaro e
za ci concedeva di vivere, come quando sei in coerente, ma quando poi ogni cosa si chiariva
montagna, e la tua corda è logora e sta per non c’era più posto per la speranza ma per
spezzarsi, ma tu non lo sai e vai sicuro».78 l’inazione, la paralisi. In altre situazioni ancora
Una terza modalità consistette invece mancarono totalmente le informazioni indi-
nell’ammettere che stava succedendo qualcosa spensabili (si pensi agli ebrei di Rodi o a quelli
ma questo qualcosa era visto sotto una luce ras- russi di fronte all’avanzata delle Einsantzgrup-
sicurante (diniego interpretativo). Così, nella pen): si capì troppo tardi e molte comunità ri-
Germania dei primi anni ’30, quando il movi- masero di fatto intrappolate e prive di qualun-
mento nazista cominciò ad affermarsi, i conte- que possibilità di salvezza. Se dunque ignoran-
nuti minacciosi dei discorsi di Adolf Hitler fu- za, incredulità, diniego, sconsiderato ottimi-
rono spesso sottovalutati tanto che molti, an- smo, ma anche paura paralizzante e incapacità
che in altri Paesi, considerarono il nazismo un a prendere decisioni in tempi brevi caratteriz-
Come pecore al macello? 111

zarono le reazioni di gran parte dei sommersi, hayyim o “santificazione della vita”. Rientrano
va altresì non sottovalutato che il vivere in de- nel concetto di amidah tutti quegli sforzi intra-
terminati Paesi, le condizioni economiche e presi per sostenere i sentimenti di dignità, il mo-
l’età di una quota consistente di ebrei non con- rale e dare qualche significato alla vita delle per-
sentì in realtà a essi alcuna possibilità di scelta. sone, ovvero: i sacrifici reciproci entro la fami-
glia per contrastare l’inedia, le attività culturali,
█ Linee di azione e decisioni adottate educative, religiose e politiche intraprese per
consentire la sopravvivenza individuale e di
È senz’altro merito di Raul Hilberg83 avere gruppo, nonché azioni di contrabbando finaliz-
per primo ricondotto le possibili reazioni com- zate a ottenere cibo. Si trattò, in altre parole,
portamentali degli ebrei alla persecuzione nazi- dell’insieme degli sforzi altruistici ed umanitari
fascista nelle seguenti cinque tipologie: opporre praticati, specie nei ghetti, a favore dei propri
resistenza (che per lo studioso si riferiva esclusi- simili.87
vamente a quella armata); cercare di attenuare il Di fronte alla minaccia di annientamento la
pericolo; fuggire; paralizzarsi; sottomettersi. reazione di una certa quota di persone, di certo
Considereremo queste strategie più in dettaglio. non maggioritaria, fu dunque di intensificare le
Le azioni di resistenza armata84 risultano li- attività in ogni campo della cultura, mentre al-
mitate, non solo perché gli ebrei furono spesso tri si concentrarono ad approfondire specifici
presi alla sprovvista, ma anche perché, in ambi- aspetti della cultura ebraica sia religiosa che lai-
to europeo, erano in realtà del tutto privi di or- ca. Così per la gran parte degli ebrei italiani
ganizzazioni, di piani di resistenza e di prepara- l’amidah,88 se inizialmente significò la costitu-
zione alla lotta armata, nonché di sostegno da zione di scuole ebraiche rivolte a bambini, ra-
parte degli Alleati. Essi erano altresì trattenuti gazzi e insegnanti espulsi dalla scuola pubbli-
dall’antisemitismo così estesamente diffuso fra le ca,89 successivamente significò intraprendere
maggioranze europee e dalle gravose misure di- attività “frenetiche” per ottenere tessere anno-
scriminatorie e oppressive di cui erano oggetto. narie e documenti falsi, instaurare contatti con
Non bisogna poi trascurare che l’apprendimento contrabbandieri o ricercare rifugi nei contesti
della violenza è da sempre estraneo all’edu- più disparati, e in un numero più limitato di ca-
cazione ebraica; inoltre, nella situazione specifica si significò l’ingresso nelle formazioni partigia-
era convinzione realisticamente fondata che ri- ne o la cooperazione con reti clandestine di sal-
correre alle armi avrebbe comportato un aggra- vataggio come la Delegazione per l’Assistenza
vio di sofferenze per il proprio popolo. degli Emigranti Ebrei (Delasem), che operò in
Tutto ciò confuta dunque in modo inequivo- Italia tra il 1939 e il 1947 con il supporto di
cabile uno dei miti cruciali dell’antisemitismo numerosi non ebrei.
dell’epoca (e non solo), secondo cui gli ebrei co- Il concetto di santificazione della vita che
spiravano per dominare il mondo. Oltre ai delimi- comprende le azioni di opposizione all’oppres-
tati e largamente ignorati episodi di impiego della sione appena citate eccetto quelle che implicano
forza, finalizzati a ristabilire sentimenti di appar- l’uso della forza, fu impiegato dal rabbino del
tenere a un gruppo valorizzato e pertanto ghetto di Varsavia, Yitzhak Nissenbaum, pro-
un’identità sociale positiva,85 ben più diffuse e va- prio per riferirsi a tutte quelle forme di resistenza
riegate risultarono invece quelle che Yeuda Bauer rivolte alla salvaguardia del corpo e dell’anima
denomina “azioni non armate” e che altri defini- ovvero della vita umana stessa.90 In questa otti-
scono di “coraggio civile”, inteso come sforzo di ca, sia gli sforzi per non arrendersi alla dispera-
mantenere la normalità in condizioni estreme.86 zione che la lotta per la sopravvivenza fisica, in-
Tali azioni non armate sono state ricondot- trapresa anche in assenza di reali possibilità di
te a due concetti in gran parte sovrapponibili: riuscita, costituirono dunque forme di santifica-
da un lato quello di amidah inteso come “posi- zione della vita.
zione eretta” e dall’altro quello di kiddush ha Si pensi al rifiuto di abortire da parte di alcu-
112 Ravenna

ne donne nei lager che nascosero per quanto dell’autoselezione, ovvero sacrificare cento es-
poterono la loro gravidanza o all’esperienza di seri umani per salvarne mille.96 In linea con gli
Pelagia Lewinska ad Auschwitz-Birkenau che studi di Albert Bandura sul disimpegno mora-
consapevole degli scopi di degradazione dei na- le,97 tale principio (o confronto vantaggioso)
zisti si sentì costretta a vivere con dignità ed diventa accettabile proprio perché fa appello a
iniziò una vera e propria lotta giorno e notte, giustificazioni morali basate su criteri utilitari-
ma anche nell’attenersi alle norme halakhiche stici. Inoltre l’adesione a esso serviva, oltre che
sfidando i divieti nazisti91 così come fecero quei a ridurre l’autocensura anche a produrre forme
chassidim che a Buchenwald, scambiando pane di autoapprovazione.
per tefillin, poterono pregare con un’intensità Al riguardo, è ferma opinione della Arendt
mai prima sperimentata.92 che, se non ci fosse stata questa forma di coope-
I tentativi di attenuare/neutralizzare l’impat- razione (che per altro risultò totalmente priva
to di misure oppressive rientra in una tradizione di alternative),98 Hitler non avrebbe certamente
ben nota e consolidata secondo cui gli ebrei, potuto uccidere un numero così elevato di
tramite appelli, petizioni, suppliche si sono via ebrei, anche perché chi scende a compromessi
via sforzati di evitare che eventuali conflitti sfo- con un certo sistema diventa inevitabilmente
ciassero in scontro fisico. L’idea di fondo era cioè inadeguato a combatterlo.
che la sorte degli ebrei potesse essere risolta con Un terzo tipo di reazione è rappresentato
la discussione e non con la forza. Così gli ebrei dal fatto che le vittime cercarono di salvarsi
tedeschi si mostrarono convinti che se anche i fuggendo o nascondendosi. Se prima dell’inizio
metodi tradizionali di negoziazione col governo della guerra la fuga riguardò gli ebrei tedeschi,
non avessero avuto successo, essi segnalavano austriaci, cecoslovacchi, a partire dal 1940 essa
tuttavia la loro opposizione alla politica nazista.93 interessò anche quelli belgi e parigini mentre fu
Si poteva altresì ricorrere alla corruzione, che del tutto contenuta quella dai ghetti polacchi e
aveva però effetti limitati e di breve durata e/o russi. Come è stato già osservato, la fuga rap-
ad azioni anticipatorie rivolte a individuare e ri- presentò in complesso un’opzione fortemente
spondere ai bisogni dei nazisti, prima ancora ap- problematica, da molti considerata inutile, e
punto che essi li esprimessero. comunque coloro che non lo fecero subito non
Una strategia particolarmente praticata fu, poterono poi più farlo in seguito, chi si ritenne
per esempio, riuscire a salvarsi tramite il lavo- già in salvo perché oltre confine, fu rimandato
ro:94 era infatti convinzione degli ebrei tedeschi al punto di partenza, eccetera. Molti d’altra par-
che fino a che avessero potuto dimostrare il loro te non disponevano del danaro necessario, non
valore economico, anche intraprendendo nuove sapevano dove andare senza tessere annonarie
professioni, sarebbero stati al sicuro. Le vittime ma con bambini piccoli e dovendo lasciare i
erano poste, cioè, di fronte a una possibilità di vecchi, non conoscevano persone fidate ma sa-
scelta, che in realtà non esisteva, fra un male pevano dei tanti delatori.
maggiore e uno minore. Nei fatti, dunque, Un interessante studio psicosociale di Fran-
l’impegno produttivo si rivelò uno sforzo del tut- cesca Emiliani99 sulle rappresentazioni della vi-
to effimero in quanto non salvò né chi viveva nei ta quotidiana evidenzia le complesse funzioni
ghetti né chi successivamente si trovava nei di sopravvivenza, di controllo e di continuità
campi. Nella speranza che la liberazione avrebbe esercitate dal rapporto con la propria casa, con
potuto giungere in tempo, i capi dei ghetti fece- il lavoro, la cura dei propri beni e in complesso
ro del lavoro la loro strategia di sopravvivenza le attività e le routine che contraddistinguono
creando veri e propri centri di produzione in cui la quotidianità di ciascuno. Specie quando
ogni forma di improduttività era duramente l’angoscia e la sofferenza irrompono nella vita
contrastata anche con la deportazione.95 delle persone, l’ordinario diventa quella terra di
Il principio a cui ad un certo punto forza- frontiera in cui ci si illude di potere controllare
tamente ci si attenne fu infatti quello la propria vita. Eppure i fatti della vita reale
Come pecore al macello? 113

dimostrano che talvolta anche un attaccamento attività necessarie allo sforzo bellico. Così men-
positivo alla quotidianità non è esente da rischi tre la minoranza di ebrei polacchi che non cre-
e può diventare a sua volta una trappola. L’idea dette all’idea che “il lavoro è il lavoro”, chi fuggì
di abbandonare ogni cosa e fuggire non fu in- in Russia sopravvisse e tutti coloro che invece
dubbiamente una scelta facile per coloro che la restarono, perirono.103 Ciò starebbe dunque a
praticarono, tanto più per coloro che non vi significare che chi è in grado di capire tempe-
riuscirono o per quelli che si decisero a farlo stivamente che un certo mondo sta crollando e
quando ormai era troppo tardi. che la disumanità sta sopravanzando, non può
Dai colloqui con numerosi altri prigionieri ancorarsi al lavoro o alle proprie cose come se
ebrei giunti a Buchenwald nell’autunno del 1938 non stesse succedendo nulla. È questo invece
Bruno Bettelheim rileva come tali difficoltà fos- più che mai il momento in cui occorre rivedere
sero state estesamente sperimentate. Egli riporta radicalmente ciò che si è fatto, ciò in cui si è
in merito un esempio emblematico, che coniuga creduto e per cui ci si è battuti, è il momento in
l’incredulità dei membri di una famiglia per i fat- cui «bisogna prendere posizione in base alla
ti loro raccontati da una persona di fiducia con la nuova realtà, crearsi uno spazio in essa e non
difficoltà di abbandonare le proprie cose: ritirarsi ancor più nel privato».104
Un’ulteriore forma di reazione osservabile
Quel mio parente non riuscì a convincere in periodi particolarmente critici consistette nel
alcuni membri della famiglia ad andare con considerare inutile qualunque alternativa, una
lui quando egli partì. Affrontando rischi tre- reazione estrema che pone le vittime in uno sta-
mendi per la propria vita, egli tornò indietro to di impotenza paralizzante. È questo il caso di
tre volte, per avvertirli dapprima che la per- quelle «moltitudini disorientate, impaurite, in-
secuzione contro gli ebrei stava diventando tontite, che rinunciano alla speranza» e che
sempre più grave, e in seguito che i trasporti perciò diventano facile preda dei carnefici.105
verso le camere a gas erano già cominciati. Trovarsi in queste circostanze implicò la
Ma non riuscì a convincerli a lasciare le loro sottomissione automatica ai provvedimenti che
case e i loro beni […] a ogni visita li trovò infliggevano qualcosa agli ebrei (tramite decreti
sempre meno disposti a dargli ascolto, a e leggi, deportazioni e uccisioni) oppure a quelli
prendere una decisione. Era come se, ogni che richiedevano invece il loro intervento (di-
volta, si avvicinassero di un passo ai forni chiarare e consegnare i loro beni, presentarsi in
crematori, dove infatti essi morirono tutti.100 un luogo preciso per il lavoro coatto, scavarsi la
fossa). In complesso, nota Hilberg,106 le condot-
Bettelheim ritiene che le persone ricercavano te degli ebrei alternarono suppliche a sottomis-
nell’attaccamento alle loro abitudini ed ai loro sioni finalizzate ad “ammansire” i carnefici così
beni quella sicurezza e quei significati che non come si farebbe con un animale feroce, evitaro-
potevano più cogliere nella loro vita presente o no le provocazioni e si sottomisero con imme-
prefigurare per il futuro. E tuttavia trasferire le diatezza agli ordini, in attesa che la pressione si
proprie energie vitali nei beni posseduti contri- allentasse, così come avevano imparato ad
buì gradualmente a distruggere una quota delle aspettarsi dal corso degli eventi della propria
persone che li possedevano: «i loro beni terreni storia collettiva.
si erano impossessati così totalmente di loro che
essi non potevano più muoversi: invece di servir- █ Le azioni di depistaggio intraprese dal regime
sene, ne erano dominati».101 nazista: fra occultamento e menzogna
Fu presumibilmente un atteggiamento di
questo tipo che consentì a centinaia di migliaia L’impiego di azioni fuorvianti, di un lin-
di ebrei di accettare di vivere nei ghetti (ovvero guaggio intenzionalmente ambiguo come quel-
in realtà sociali fittizie che simulavano la nor- lo eufemistico,107 così come l’aura di segretezza
malità),102 dove sarebbero stati impegnati in che circondava le operazioni di sterminio con-
114 Ravenna

tribuirono a creare la cortina di fumo indispen- segreto fino all’ultimo, la seconda consisteva
sabile per occultare tutto ciò che avveniva, non nell’assicurarsi che tutti coloro che erano a co-
solo ai nemici ma anche agli Alleati dell’Asse, noscenza di certi fatti ne fossero coinvolti e vi
nonché agli ebrei. partecipassero. In questa ottica, già il Pro-
Come vedremo fra breve, si trattò di strate- gramma Aktion T4 (1939-1941), finalizzato
gie che furono per certi aspetti funzionali ai all’uccisione delle vite ritenute indegne di essere
modi in cui gli stessi ebrei elaborarono le in- vissute, aveva richiesto una scrupolosa opera di
formazioni con cui entravano in contatto, im- falsificazione che costituì un prototipo per
pedendo loro di comprendere a fondo e con quanto avvenne in seguito.113 Esso fu realizzato
chiarezza ciò che i nazisti stavano realmente predisponendo una struttura organizzativa as-
progettando e realizzando, ovvero il genocidio sai complessa che se salvaguardava l’identità
del popolo ebraico. professionale di medici e infermieri, ne riduce-
Hannah Arendt prima e Zygmunt Bau- va al contempo i sentimenti di responsabilità
man108 in anni più recenti hanno senza dubbio personale. Distribuendo la responsabilità su più
avuto un ruolo di rilievo nel cogliere persone (o diffusione della responsabilità),114 in
quell’aspetto specifico dello sterminio nazista, nessun punto della catena si ebbe infatti la pie-
che prevedeva l’inclusione di almeno parte na consapevolezza di stare uccidendo degli es-
delle vittime nel processo di distruzione stesso. seri umani ed ogni partecipante si percepiva
La manipolazione coercitiva che i nazisti im- come un ingranaggio di una grande macchina
piegarono prevedeva infatti di indurre gli legittimata dallo Stato.
ebrei a cooperare tramite azioni razionali che Per ingannare le famiglie, i “disabili” stessi e
nella loro prospettiva miravano in sostanza ad l’opinione pubblica, si procedette spesso come se
accrescere le probabilità di restare in vita. A le vittime, in special modo i bambini, dovessero
tale fine occorreva dunque fare credere agli essere guariti, anziché uccisi. I trasporti verso i
ebrei che c’era qualcosa che essi potevano sal- centri di eutanasia avvenivano tramite autobus
vare e che esistevano delle regole a cui attenersi. con i vetri oscurati e i medici avevano anche il
Occorreva, cioè, che si convincessero che il trat- compito di produrre certificazioni false ma
tamento previsto nei loro confronti non sareb- credibili nelle lettere inviate ai familiari: alcune
be stato omogeneo, che la sorte dei singoli di- notificavano il trasferimento a un nuovo centro
pendeva dal merito individuale e che quindi il per motivi connessi alle operazioni di guerra,
loro stesso comportamento poteva in qualche altre comunicavano l’arrivo al nuovo centro
misura influenzare la situazione. dove per vari motivi non erano però possibili le
Se queste azioni manipolatorie si inquadrano visite, e altre ancora, di condoglianze, riporta-
già in una “logica dello sterminio”,109 è tuttavia vano cause di morte che dovevano apparire del
specie nei lager che essa mira all’autodistruzione tutto verosimili.
dei prigionieri tramite azioni e proibizioni che li La terza tappa prevedeva il divieto di espri-
trasformandoli in esseri ripugnanti e puzzolenti mere qualsiasi tipo di critica e nei rari casi in cui
li inducono a perdere dignità e rispetto di sé.110 ciò comunque avvenne, «le critiche erano fatte
Raul Hilberg ha individuato cinque tappe111 sottovoce e rimanevano nell’ambito delle voci»,
nel processo di dissimulazione che furono con- così come accadde per esempio per le operazioni
seguite tramite l’applicazione di vere e proprie mobili di sterminio compiute dalle Einsan-
norme ingiuntive, intese come regole social- tzgruppen nelle retrovie dell’operazione Barba-
mente condivise su come le persone dovrebbe- rossa.115
ro comportarsi in specifiche situazioni.112 Se la quarta tappa escludeva che si parlasse
Mentre la prima tappa prescriveva il bloc- dei massacri nelle conversazioni quotidiane, la
co di tutte le informazioni alle persone che quinta prescriveva di non nominare mai, nep-
non erano direttamente coinvolte, e relativa- pure nelle comunicazioni segrete, le uccisioni di
mente agli ebrei ciò consentì di mantenere il massa e le installazioni di sterminio. A tale sco-
Come pecore al macello? 115

po furono impiegate varie forme di linguaggio morte come pecore al macello, in questo lavoro
eufemistico (palliativi, etichette sanitarie o ho affrontato una questione sinora non suffi-
igieniche, espressioni burocratiche) che erano cientemente approfondita dagli studi sulla
appunto rivolte sia a mascherare le azioni più Shoah ovvero i modi in cui le vittime reagirono
sfavorevoli e imbarazzanti, sia ad agevolare il alla persecuzione nazista di cui erano oggetto.
ricorso alla violenza da parte degli esecutori Sintetizzerò e discuterò quanto rilevato al ri-
materiali.116 guardo in un’indagine su un variegato corpus di
Così nei rapporti degli Einsantzgruppen, in- contributi in rapporto ai quattro ambiti indivi-
vece del termine “uccisioni” furono impiegati duati, per poi passare a discutere quella rappre-
quelli di “soluzione finale”, “evacuazione” e sentazione omogenea e uniforme delle vittime
“trattamento speciale”; invece di “deportazione” citata in apertura.
si usavano termini come “trasferimento” o “la- Un primo importante ambito spiega le rea-
voro in oriente”.117 Anche la minaccia di estin- zioni delle vittime in rapporto alla non facile
zione che Hitler aveva indirizzato agli ebrei po- storia dei rapporti di potere fra maggioranze e
teva significare cose diverse dallo sterminio, co- minoranza ebraica e dei precari equilibri via via
me per esempio l’emigrazione forzata in zone raggiunti. L’analisi effettuata mette infatti in
assai remote e impervie, come la Patagonia o il luce che un’importante conseguenza della qua-
Madagascar. Le deportazioni stesse vennero ef- lità dei rapporti reciproci nel corso del tempo
fettuate in modo tale che non fu sempre chiaro a consistette nell’impiego da parte degli ebrei di
tutti che implicavano “morte” o che stava per strategie per fronteggiare (coping)120 più indi-
verificarsi un massacro118 e furono denominate rizzate a un adattamento non conflittuale (mo-
“evacuazioni”, “azioni di epurazione”. Se Himm- strarsi flessibili, non oppositivi, sopportare le
ler impiegò espressioni quali “estirpazione”, umiliazioni) che non a modificare via via le
“sradicamento”, la burocrazia usò “iudenrein”, specifiche situazioni.
mentre i pogrom realizzati dai Lituani furono de- Il fatto che la ricerca psicosociale mostri che
nominati “azioni di auto pulizia”.119 la scelta di particolari strategie rispetto ad altre
Numerose azioni di propaganda furono in- non sia solo influenzata dalle situazioni stres-
traprese da funzionari nazisti anche al di fuori santi del momento, ma anche dagli esiti prece-
della Germania per rendere attraente l’idea del dentemente ottenuti, darebbe dunque sostegno
trasferimento a Est: si diceva a ebrei e non ebrei all’idea che la scarsità di reazioni di contrasto
che inizialmente la vita sarebbe stata dura ma attivo da parte degli ebrei (o inerzia) durante il
sana, produttiva e anche remunerativa. Si face- nazismo potrebbe almeno in parte essere dipesa
vano visionare esempi convincenti costruiti ad dagli stili di comportamento e dalle strategie di
hoc, come una visita a Theresienstadt da parte adattamento da essi praticati per lungo tempo
di importanti giornalisti affinché pubblicassero in precedenza.
articoli e fotografie rassicuranti al riguardo. Si Inoltre va poi considerato l’effetto congiun-
usò inoltre una tecnica che ebbe notevole im- to esercitato dalla sottovalutazione del poten-
patto e cioè quella delle lettere e delle cartoline ziale distruttivo del nazismo da parte delle élite
spedite a familiari e amici in Slovacchia e in ebraiche e da un fattore prettamente culturale,
Olanda da ebrei deportati a cui fu chiesto di di- ovvero quella cosiddetta “mentalità del ghetto”
chiararsi in buona salute e soddisfatti, come ri- ancora largamente diffusa fra gli ebrei
portò lo stesso Eichmann al processo di Geru- dell’epoca. Essi costituirono elementi cruciali
salemme. nel ridimensionare o addirittura nell’impedire
di cogliere la portata dei fatti che si susseguiva-
█ Discussione e conclusioni no e pertanto nel procrastinare le reazioni di
salvaguardia fino a un punto in cui non furono
Per nulla convinta dell’idea da più parti più praticabili.
espressa secondo cui gli ebrei andarono alla Altri elementi sono rintracciabili da un lato
116 Ravenna

negli effetti delle azioni persecutorie iniziate elementi chiave della loro distruzione. È d’altra
nella Germania degli anni ’30 e poi estese in al- parte possibile che la stessa idealizzazione dei
tri Paesi, dall’altro nella totale indifferenza per- resistenti armati (gli insorti) che caratterizzò gli
cepita da parte degli Stati democratici. Nel cor- anni del dopoguerra, possa avere «contribuito
so del tempo ciò contribuì infatti a indebolire ad accreditare la tesi della “passività” ebraica (il
gradualmente le reazioni vitali dei singoli, i sen- “gregge”) di fronte alla politica di stermi-
timenti di efficacia personale e di fiducia nei nio».124
confronti del mondo circostante, favorendo Puntare poi sulla salvezza tramite il lavoro,
come abbiamo visto esperienze di ripiegamen- ovvero sulla convinzione che non tutto fosse
to e di inerzia. pregiudicato, ma che i propri comportamenti
Un secondo ambito mette a fuoco il ruolo potevano fare la differenza, si rivelò come si è
delle strategie di pensiero adottate per fronteggia- visto del tutto illusorio. Riuscire a fuggire in
re l’intensificarsi di una persecuzione che mi- tempo fu d’altra parte un opzione che, sebbene
nacciava la sopravvivenza. Così, dare credito a non a disposizione di tutti, risultò in complesso
informazioni rassicuranti e consolatorie e al assai problematica da realizzare anche per la
contempo rifiutare quelle particolarmente an- difficoltà a rinunciare a una quotidianità che
siogene e angosciose, ricorrere a confronti fa- garantiva sentimenti di sicurezza, continuità,
vorevoli per il proprio gruppo di appartenenza, controllo, solo per citarne alcuni. Sarebbe senza
sono tutti meccanismi largamente impiegati da dubbio occorsa una lucida visione di quanto
chi si trova in situazioni particolarmente stres- stava accadendo, nonché condizioni economi-
santi o estreme. Circa il rifiuto di informazioni che favorevoli e un piano accurato di resistenza
che minacciano il sé, gli studi sulla comunica- da attuare prima che fosse troppo tardi per
zione persuasiva hanno per esempio ampia- muoversi, prima cioè che fosse oltrepassato il
mente dimostrato che quando un messaggio punto dal quale non sarebbe stato più possibile
suscita una paura troppo intensa, esso attiva tornare indietro. La capacità di cogliere in mo-
risposte adattive di tipo difensivo. Così do realistico quel sottile punto di discrimine e
l’individuo a cui il messaggio è rivolto non por- agire di conseguenza non è però cosa facile
rà la dovuta attenzione ai contenuti o sottosti- proprio perché quando le persone sperimenta-
merà la gravità delle conseguenze che esso im- no cronicamente un clima di paura e di minac-
plica, eccetera. Se poi tali risposte funzionano cia non sono più in grado di analizzare in modo
nel riuscire a ridurre la tensione sperimentata, accurato eventi e situazioni.125
esse tenderanno a stabilizzarsi nel tempo.121 Negli anni della bufera, le diverse forme di
Circa le reazioni comportamentali, l’analisi autoinganno e di ottimismo che gran parte degli
effettuata evidenzia un aspetto per lo più tra- ebrei impiegò favorirono per certi aspetti
scurato e/o sottovalutato dagli studi dell’im- l’efficace funzionamento delle menzogne e delle
mediato dopoguerra (altresì poco noto in ambi- azioni di depistaggio da parte dei nazisti. Ciò
ti non specialistici) e cioè che gli ebrei sia a Est comportò pertanto che le vittime non comprese-
che a Ovest ricorsero in modo considerevole a ro il senso del linguaggio eufemistico, non pensa-
variegate strategie di resistenza non armata.122 rono che le deportazioni equivalessero a una
Il fatto che molti di essi si sforzarono di man- morte certa, credettero alle false cartoline, etc.
tenere discreti livelli di adattamento in condi- Nel laboratorio sociale così accuratamente pre-
zioni di vita notevolmente sfavorevoli (in linea disposto dal regime nazista, un obiettivo effica-
con quanto mostrano gli studi psicologici sul cemente raggiunto fu dunque di creare un in-
fenomeno della resilience),123 contribuisce a sieme di condizioni favorevoli a che le vittime
mettere seriamente in discussione l’idea soste- fossero condotte da un certo punto in avanti do-
nuta da Bettelheim, da Arendt e solo in parte ve si voleva che andassero, evitando che manife-
da Hilberg, secondo la quale la passività e la sol- stassero proteste e reazioni attive, distruggendo-
lecita obbedienza delle vittime costituirono gli le perciò ben prima che salissero sul patibolo.
Come pecore al macello? 117

Quanto fin qui considerato pone dunque petrato, in quanto, come osserva Todorov, la
seriamente in discussione la rappresentazione “quantità depersonalizza le vittime”, ma po-
deumanizzata e passiva degli ebrei sterminati trebbe altresì derivare dall’impiego di immagini
da cui ha preso avvio l’analisi qui proposta. Le degli ancora vivi e dei corpi degli uccisi prive di
reazioni delle vittime non sembrano infatti tout qualunque contestualizzazione. Immagini pre-
court ascrivibili a qualche loro caratteristica sumibilmente più rivolte a suscitare le reazioni
personale, quanto piuttosto ai rapporti che in- emozionali attese da parte dei destinatari che a
tercorsero fra esse, i carnefici e gli spettatori ol- incentivarne le motivazioni ad approfondire i
tre che a relazioni intergruppi più distali nel processi politici che hanno portato a quegli
tempo. Le reazioni intraprese intrecciano infat- eventi.129
ti le strategie per fronteggiare le difficoltà ap- Ciò detto, per restituire ulteriore articola-
prese e praticate dagli ebrei in precedenza, alla zione alla rappresentazione delle vittime, ci
tendenza a spiegare gli eventi in accordo a pas- sembra che i modi di funzionare di queste ulti-
sate esperienze e a modalità di elaborare le in- me in rapporto al vivere nei Paesi dell’Est vs
formazioni, interpretare i fatti e prendere deci- quelli dell’Ovest, le relazioni che intercorsero
sioni in condizioni di estrema minaccia, con le fra di esse, e le forme di resistenza non armata
raffinate e inedite strategie persecutorie impie- che furono intraprese, andrebbero ulteriormen-
gate dai carnefici, nonché con quella tragica te approfonditi e precisati non solo in una pro-
condizione di esclusione morale,126 in cui gli spettiva psicologica.
ebrei furono forzatamente posti e lasciati dai Per articolare maggiormente la rappresen-
cittadini/spettatori dei paesi del mondo libero. tazione delle vittime, lo studio realizzato mi ha
Secondo quanto poi Claude Lanzmann ha suscitato alcune domande, che meriterebbero
affermato in un’intervista del 1991 al Nouvel di essere approfondite sul piano empirico. Nel-
Observateur, non si può parlare di eroi da una lo specifico: Quali rappresentazioni sono at-
parte e di pecore dall’altra, poiché si trattava in tualmente condivise a proposito degli ebrei uccisi
realtà delle stesse persone: «le pecore si suici- nella Shoah entro il variegato mondo ebraico ed
davano. Le madri tagliavano le vene alle figlie al di fuori di esso? Nei giornali, documentari,
(nel tragitto verso i campi della morte). Le pe- film, libri scolastici, eccetera, è rintracciabile
core erano dunque eroiche».127 un’evoluzione nel tempo di tali rappresentazioni?
Riguardo poi all’immagine monolitica degli Consapevole che l’indagine realizzata per il
ebrei uccisi riportata nell’introduzione, molte- suo carattere esplorativo presenta evidenti limi-
plici sono i fattori che possono avere contribui- ti,130 mi sembra comunque che essa abbia con-
to a strutturarla. Come mostra uno studio sulla tribuito a identificare una serie di fattori e di
percezione di differenti categorie di ebrei da processi cruciali del funzionamento personale
parte di giovani/adulti italiani, la sempre mag- delle vittime in situazioni estreme contribuen-
giore distanza temporale da quei tragici eventi do ad ampliare le evidenze sinora disponibili.
può per esempio avere avuto un ruolo.128 La ca- L’indagine ha infatti rilevato quei fattori che
tegoria Ebrei nella Shoah impiegata come prime hanno consentito a una certa quota di persegui-
si associa infatti a una scarsa articolazione e tati di difendersi meglio (accettazione e visione
concretezza dei contenuti liberamente espressi, ampia della realtà, forme di resistenza non ar-
a un centraggio su elementi teorici e freddi mata, possibilità/capacità di fuga) e quelli che
(contesto), quanto più ci si allontana tempo- invece le hanno indeboliti e/o posti in situazio-
ralmente dagli eventi come accade per i parte- ni di elevata vulnerabilità (rifiutare/negare real-
cipanti più giovani e in presenza di espressioni tà sgradevoli, interpretare il presente con le sole
che non riconoscono la Shoah come frutto chiavi di passate esperienze, eccetera).
dell’azione umana. In base ai processi fin qui presi in esame non
Tale immagine monolitica potrebbe però possiamo però essere certi che chi si è difeso
anche dipendere dall’enormità del crimine per- meglio si sia presumibilmente “salvato” e chi si
118 Ravenna

è invece trovato in gravi difficoltà sia necessa- lità automatiche si pone come un obiettivo cru-
riamente fra i “sommersi”. Questo perché l’età, ciale ai fini di salvaguardare il benessere indivi-
le condizioni fisiche ed economiche, il contesto duale e collettivo. Oltre a ciò è senza dubbio
vita, ma anche le specifiche circostanze e il ca- indispensabile favorire la formazione di perso-
so,131 sono solo alcuni dei fattori situazionali ne consapevoli di sé, che non negano
che possono avere avuto un ruolo. Pertanto è l’eventualità della morte ritenendosi indistrut-
auspicabile che essi siano tenuti in conto in fu- tibili, che non ritengono che qualunque tipo di
turi lavori in questo ambito. adattamento all’ambiente servirà a proteggerle,
Passando poi alla scarsa presenza di studi ma che siano in grado di riconoscere che molte
specifici da parte degli psicologi sociali sul fun- condotte, che sembrano idonee a salvaguardare
zionamento personale degli ebrei nella Shoah e se stessi e altri significativi, possono anche rive-
sulle forme di deumanizzazione di cui sono sta- larsi distruttive.
ti oggetto, ciò potrebbe dipendere dal fatto che Occorre d’altra parte impegnarsi, per quan-
gli studi sulle vittime sono stati soprattutto rea- to possibile, affinché non ci siano più persone
lizzati dagli psicologi clinici e dagli psichiatri, che in ragione di esperienze degradanti, per
ma anche dal fatto che gli studi sulla deumaniz- fame, malattie, maltrattamenti subiti perdano il
zazione sono stati generalmente indirizzati alle desiderio di vivere e/o di lottare per la propria
persone in vita;132 potrebbe però anche dipen- vita. Se con empatia e compassione ci scavere-
dere da un maggiore interesse degli psicologi mo un solco verso coloro che “hanno la terra
sociali per i processi che resero possibili massa- dentro” potrà crearsi un vincolo in grado di aiu-
cri e distruzioni di massa e che danno pertanto tare loro a reagire e noi ad abbandonare la no-
conto della genesi del “male” nella prospettiva stra inerzia di fronte alle loro sofferenze.
dei perpetratori, piuttosto che per le strategie
impiegate dalle vittime per fronteggiare █ Note
l’insieme dei fatti e degli eventi estremi che le
1
hanno riguardate. Va poi considerato che i me- Citato in B. BETTELHEIM, Surviving and Other Es-
todi di ricerca (sperimentali, correlazionali e says, Alfred A. Knopf, New York 1952 (trad. it. Sopra-
osservativi) comunemente impiegati dagli psi- vvivere, traduzione di A. BOTTINI, Feltrinelli, Milano
cologi sociali non sono applicabili per indagare 1981, p. 98). Paul Celan, importante poeta rumeno,
le condotte delle vittime in situazioni estreme, profondamente segnato dall’esperienza della Shoah.
Nasce a Czernowitz nel 1920 e muore suicida a Parigi
in quanto tali condotte possono essere appro-
nel 1970.
fondite solo post hoc tramite testimonianze 2
P. CELAN, Gedichte, vol. I, Suhrkamp, Frankfurt
analisi di archivio su resoconti, diari, lettere.133 a.M. 1975 (trad. it. Poesie, traduzione di D. BOR-
Su un versante prettamente applicativo ci SO, Mondadori, Milano 1976).
siamo infine chiesti che cosa suggerisce l’analisi 3
Un’articolata analisi sull’argomento è rintracci-
proposta ai fini di attrezzare maggiormente le abile nel volume di M. RAVENNA, Carnefici e
persone a riconoscere e affrontare con realismo vittime. Le radici psicologiche della Shoah e delle
eventuali situazioni di pericolo. Riguardo tale atrocità sociali, Il Mulino, Bologna 2004. Specie
questione mi sembrano utili alcune considera- nella seconda parte, esso esamina l’esperienza del-
zioni, riferite sia ai modi di funzionare del pen- le vittime, sia in rapporto ad azioni discriminato-
siero umano, sia alle toccanti parole di Bruno rie nella vita sociale ordinaria che in situazioni
Bettelheim in merito ai possibili insegnamenti estreme. A questo riguardo l’autrice analizza le
che si possono trarre dai tragici fatti analizzati.134 condizioni in cui i prigionieri dei lager si trovava-
no esposti a forme di degradazione che compro-
Come mostra la parte centrale di questo la- mettevano la loro individualità fino ad un punto
voro, promuovere forme di pensiero su noi di non ritorno, quello dei così detti muselman,
stessi e sul mondo sociale – lente, attente, deli- persone che si trovano cioè come in bilico fra la
berate, articolate – e realmente in grado di con- vita e la morte.
trobilanciare la pervasività e i limiti delle moda- 4
G. BENSOUSSAN, Auschwitz en héritage. D’un bon
Come pecore al macello? 119

usage de la mémoire, Paris, Editions Mille et Une UTET, Torino 2009, p. 44).
11
Nuits, Paris 1988 (trad. it. L’eredità di Auschwitz. T. SEGEV, The Seventh Million: The Israelis and
Come ricordare?, traduzione di C. TESTI, Einaudi, the Holocaust, H. Wang, New York 1993, (trad. it.
Torino 2002, p. 89). Il settimo milione: come l’olocausto ha segnato la
5
C. VOLPATO, Deumanizzazione. Come si legitti- storia di Israele, traduzione di C. LAZZARI,
ma la violenza, Laterza, Roma-Bari 2011. Mondadori, Milano 2001, p. 169).
6 12
Vivevano in paesi in cui l’emancipazione era Immagine indicativa di quella biologizzazione est-
avvenuta in tempi diversi, in società caratteriz- rema cui si riferiscono E. TRAVERSO, La violenza na-
zate da una differente diffusione dei processi di zista. Una genealogia, Il Mulino, Bologna 2002 e altri
modernizzazione politica e di laicizzazione e per- studiosi citati in P.V. MENGALDO, La vendetta è il rac-
tanto da una diversificata presenza e ruolo delle conto. Testimonianze e riflessioni sulla Shoah, Bollati
tradizioni religiose e linguistiche nonché di pres- Boringhieri, Torino 2007, pp. 144-145.
13
sioni antisemite. Cfr. G. BENSOUSSAN, Histoire de Non è questa la sede per analizzare l’ampia
la Shoah, Presses Universitaires, Paris 1997 (trad. questione delle reazioni europee e israeliane alla
it. Storia della Shoah, traduzione di V. LUCATTINI realtà dei sopravvissuti, sia negli anni immedia-
VOGELMANN, Giuntina, Firenze 2013). tamente successivi alla Shoah che in seguito, ri-
7
A. FURNAM, Belief in a Just World: Research Pro- mandiamo chi fosse interessato ad approfondire
gress Over the Past Decade, in: «Personality and l’argomento a Y. BAUER, Rethinking the Holocaust,
Individual Differences», vol. XXXIV, n. 5, 2003, Yale University Press, 2001 (trad. it. Ripensare
pp. 795-817; M.J. LERNER, The Belief in a Just l’Olocausto, traduzione di G. BALESTRINO, Baldini
World: A Fundamental Delusion, New York, Ple- & Castoldi Dalai, Milano 2009, p. 209) e di G.
num Press 1980. BENSOUSSAN, Un nom impérissable, cit.
8 14
Si noti che mentre i repertori stereotipici riferiti Cfr. Y. BAUER, Rethinking the Holocaust, cit.
all’ebreo sono in genere maschili (e spesso usati al sin- (trad. it. p. 182). In merito cfr. M.R. MARRUS, The
golare), nel caso delle vittime della Shoah, esse vengo- Nazi Holocaust. Historical Articles on the Destruc-
no invece femminilizzate, tramite espressioni in for- tion of the European Jews, Westport, London 1989
ma plurale (“pecore”). Si veda in merito F. GERMINA- (trad. it. L’Olocausto nella storia, traduzione di
RIO, Argomenti per lo sterminio. L’antisemitismo e i suoi E.J. MANNUCCI, Il Mulino, Bologna 1994).
15
stereotipi nella cultura europea (1850-1920), Einaudi, Che, come osserva Kurt Lewin, oltre a elaborare
Torino 2011, pp. 31-39. ampi e realistici programmi per il futuro, dimost-
9
Il 1 gennaio 1942 un gruppo clandestino indirizzò rava altresì notevole spirito di iniziativa. Cfr. K.
ai membri della comunità ebraica di Vilnius, deci- LEWIN, Temporal Perspective and Mood, in: K.
mata dalle fucilazioni di massa del 1941, un procla- LEWIN, Resolving Social Conflicts, Harper & Row,
ma in cui si chiedeva loro di abbandonare ogni illu- New York 1948 (trad. it. Prospettiva temporale e
sione, li si informava che quanti erano stati prece- stato d’animo, in: K. LEWIN, I conflitti sociali,
dentemente portati via erano morti e li si invitava a traduzione di R. LICAUSI, Franco Angeli, Milano
non lasciarsi portare al macello come pecore e a 1972, pp. 145-167). In merito cfr. anche G. LUZ-
unirsi alla resistenza (R. HILBERG, Perpetrators, Vic- ZATTO VOGHERA, La resistenza e la Shoah in Eu-
tims, Bystanders: The Jewish Catastrophe 1933-45, ropa, Boston University Press, documento non
Harper Collins, New York, 1995 (trad. it. Carnefici, pubblicato, 2011.
16
vittime, spettatori. La persecuzione degli ebrei 1993- Franz Stangl, comandante di Treblinka, para-
1945, traduzione di D. PANZIERI, Mondadori, Mila- gonò per esempio gli ebrei che entravano nel “tu-
no 1997, p. 175); N. TEC, La resistenza ebraica: defi- bo” che li avrebbe portati nelle camere a gas, ai
nizioni e interpretazioni storiche, in: M. CATTARUZ- “lemming”, i conigli delle nevi noti per episodi di
ZA, M. FLORES, S. LEVIS SULLAM, E. TRAVERSO (a cu- suicidio collettivo (cfr. G. SERENY, Into that
ra di), Storia della Shoah, vol. II, UTET, Torino Darkness. From Mercy Killing to Mass Murder, a
2006, pp. 1023-1049. Study of Franz Stangl, the of Commandant of Tre-
10
G. BENSOUSSAN, Un nom impérissable. Israel, le blinka, McGraw-Hill, London 1974 (trad. it. In
sionisme et la destruction des Juifs d’Europe, Edi- quelle tenebre, traduzione di A. BIANCHI, Adelphi,
tions du Seuil, Paris 2008 (trad. it. Israele un nome Milano 1975).
17
eterno. Lo Stato di Israele, il sionismo e lo sterminio Cfr. P. LEVI, I sommersi e i salvati, Einaudi, To-
degli Ebrei d’Europa, traduzione di L. VERRANI, rino 1986.
120 Ravenna

18
Cfr. R. HILBERG, Perpetrators, Victims, Bystan- M.E. PALMIERI (a cura di), Gli ebrei sotto la perse-
ders. The Jewish Catastrophe 1933-1945, cit. cuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945, Einau-
19
Cfr. S. FRIEDLÄNDER, Den Holocaust beschrei- di, Torino 2011.
25
ben. Auf dem Weg zu einer integrierten Geschichte, A. ANGRICK, Judenräte: i Consigli ebraici, in: M.
Wallstein Verlag, Göttingen 2007 (trad. it. Aggres- FLORES, S. LEVIS SULLAM, M.A. MATARD BONUC-
sore e vittima. Per una storia integrata CI, E. TRAVERSO (a cura di), Storia della Shoah,
dell’Olocausto, traduzione di S. DEON, Laterza, vol. I, UTET, Torino 2005, pp. 983-1021; Y. BAU-
Bari 2009). ER, Rethinking the Holocaust, cit.; G. BENSOUSSAN,
20
Cfr. tra gli altri L.S. NEWMAN, R. ERBER (eds.), Un nom impérissable, cit.; G. BENSOUSSAN, Au-
Understanding Genocide. The Social Psychology of schwitz en héritage?, cit.; G. BENSOUSSAN, Histoire
the Holocaust, Oxford University Press, Oxford de la Shoah, cit.; G. CORNI, I ghetti e l’Olocausto,
2002; M. RAVENNA, Carnefici e vittime, cit. in: M. FLORES, S. LEVIS SULLAM, M.A. MATARD
21
Vedi le espressioni di allosemitismo, filosemi- BONUCCI, E. TRAVERSO (a cura di), Storia della
tismo e antisemitismo citate in S. BASSI, Essere Shoah in Italia, vol. I, cit., pp. 811-877; D. DINER,
qualcun altro. Ebrei postmoderni e postcoloniali, “Zivilsationsbruch”: la frattura di civiltà come
Cafoscarina, Venezia 2011, pp. 34-43. epistemologia della Shoah, in: M. CATTARUZZA, M.
22
Cfr. S. COHEN, States of Denial. Knowing About FLORES, S. LEVIS SULLAM, M.A. MATARD BONUC-
Atrocities and Suffering, Polity Press, Cambridge CI, E. TRAVERSO (a cura di), Storia della Shoah,
2001 (trad. it. Stati di negazione. La rimozione del vol. I, cit., pp. 15-37; R. HILBERG, The Destruction
dolore nella società contemporanea, traduzione di of European Jews, Holmes e Meier Publishers,
D. DAMIANI, Carocci Roma 2004); K. LEWIN, New York-London 1985 (trad. it. La distruzione
Field Theory in Social Science, Harper & Row, degli Ebrei d’Europa, traduzione di F. SESSI,
New York 1951 (trad. it. Teoria e sperimentazione Einaudi, Torino 1995); R. HILBERG, Perpetrators,
in psicologia sociale, traduzione di M. BACCIANINI, Victims, Bystanders, cit.; W. LAQUEUR, The Terri-
Il Mulino, Bologna 1972); I. SEIFFGE-KRENKE, ble Secret, Weidenfeld & Nicholson, London 1980
Coping Behavior in Normal and Clinical Samples. (trad. it. Il terribile segreto, traduzione di D. VO-
More Similarities than Differences?, in: «Journal GELMANN, Giuntina, Firenze 1983); F. LEVI, Come
of Adolescence», vol. XVI, n. 3, 1993, pp. 285- continuare a vivere nella bufera. Gli ebrei italiani
303; H. TAJFEL, Human Groups and Social Catego- di fronte alla persecuzione, in: M. CATTARUZZA,
ries. Studies in Social Psychology, Cambridge Uni- M. FLORES, S. LEVIS SULLAM, M.A. MATARD BO-
versity Press, Cambridge 1981 (trad. it. Gruppi NUCCI, E. TRAVERSO (a cura di), Storia della Sho-
umani e categorie sociali, traduzione di C. CAPRIO- ah, vol. II, cit., p. 304-328.
26
LI, Il Mulino, Bologna 1985); A. TVERSKY, D. H. ARENDT, Eichman in Jerusalem. A Rapport on
KAHNEMAN, Judgment under Uncertainty: Heuri- the Banality of Evil, Viking Press, New York 1963
stics and Biases, in: «Science», vol. CLXXXV, n. (trad. it. La banalità del male, traduzione di P.
4157, 1974, pp. 1124-1131; D.M. WEGNER, J.A. BERNARDINI, Feltrinelli, Milano 1964); E.
BERGH, Control and Automaticity in Social Life, FACKENHEIM, To Mend the World. Foundations of
in: D.T. GILBERT, S.T. FISKE, G. LINDZEY (eds), Post-Holocaust Jewish Thought, Shocken Boooks,
The Handbook of Social Psychology, vol. I, New York 1982, (trad. it. Tiqqun – riparare il
McGraw-Hill, New York 1998, pp. 446-498. mondo. I fondamenti del pensiero ebraico dopo la
23
Cfr. A. CONTARELLO, C. VOLPATO, La dimensi- Shoah, traduzione di M. DONI, Medusa, Milano
one storica dei processi psicosociali. Note metodolo- 2010); M. GIULIANI, Il pensiero ebraico dopo la
giche di ricerca, in: B.M. MAZZARA (a cura di), Me- Shoà. Forme della riflessione filosofica, in: D. BI-
todi qualitativi in psicologia sociale, Carocci, Roma DUSSA (a cura di), Ebraismo, Einaudi, Torino
2002, pp. 61-81. 2008, pp. 385-405; T. TODOROV, Facing the Ext-
24
V. GROSSMAN, Il vecchio maestro, in: V. GROSSMAN, reme: Moral Life in the Concentration Camps,
Il bene sia con voi, Adelphi, Milano 2011, pp. 11-41; P. Henry Holt, New York 1992 (trad. it. Di fronte
LEVI, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino 1958; P. all’estremo, traduzione di E. KLENSKY IMBERCIA-
LEVI, Il sistema periodico, Einaudi, Torino 1975; E. DORI, Garzanti, Milano 1996).
27
WIESEL, Le chant des morts, Editions du Seuil, Paris Z. BAUMAN, Modernity and the Holocaust, Ox-
1966 (trad. it. L’ebreo errante, traduzione di D. VO- ford, Basil Blackwell 1989 (trad. it. Modernità e
GELMANN, Giuntina, Firenze 1983); M. AVAGLIANO, Olocausto, traduzione di M. BALDINI, Il Mulino,
Come pecore al macello? 121

Bologna 1992); B. BETTELHEIM, Surviving and rat. The Jewish Councils in Eastern Europe Under
other essays, cit.; B. BETTELHEIM, The Informed Nazi Occupation, New York, Macmillan 1972), è
Heart, The Free Press, Glencoe 1960 (trad. it. Il dettagliatamente riportata in Y. BAUER, Rethink-
prezzo della vita, traduzione di P. Bertolucci, ing the Holocaust, cit., pp. 190-191.
37
Adelphi, Milano 1965); B. BETTELHEIM, Freud’s Alcuni di essi furono accusati di complicità con i
Vienna and Other Essays, Alfred A. Knopf, New carnefici, di interesse personale e corruzione morale,
York 1990 (trad. it. La Vienna di Freud, traduzio- ovvero di avere contribuito alla realizzazione dello
ne di A. BOTTINI, Feltrinelli, Milano 1990). sterminio giungendo per esempio a sacrificare man
28
Per K. Lewin lo spazio di vita è il rapporto che mano parte della popolazione rinchiusa nei ghetti per
c’è ad un dato momento fra persona (P) e garantire ad altri la sopravvivenza (A. ANGRICK, Ju-
rappresentazione psicologica che essa ha denräte, cit., pp. 983-1021).
38
dell’ambiente (A) in termini di percezioni, cono- G. BENSOUSSAN, Auschwitz en héritage, cit,
scenze e azioni. Proprio perché il comportamento (trad. it. p. 92).
39
di ciascuno dipende dallo spazio di vita, è pertan- Se nell’Europa centrale già nel medioevo esiste-
to funzione sia di elementi personali che ambien- vano dei ghetti in varie località (Praga, Francofor-
tali, secondo la nota formula: C=f(PA) (cfr. K. te, Magonza), in Italia è specie a partire dal XVI
LEWIN, Field Theory in Social Science, cit.). secolo che ne vennero istituiti in numerose città
29
Cfr. E. WIESEL, Le chant des mortes, cit. (trad. it. italiane ove vivevano ebrei. In linea con gli ideali
p. 174): «Lasciateli dunque tranquilli. Non della rivoluzione francese essi furono progressi-
disseppellite questi morti senza sepoltura. Lascia- vamente aboliti nella seconda metà del XIX seco-
teli lì dove dovrebbero essere per sempre e quali lo. Successivamente il nazismo ripristinò il sis-
dovrebbero essere: delle ferite, dei dolori incom- tema dei ghetti come tappa intermedia della solu-
mensurabili in fondo al vostro essere». zione finale.
30 40
Cfr. R. HILBERG, Perpetrators, Victims, Bystend- G. CORNI, I ghetti e l’Olocausto, cit, pp. 851-877.
41
ers, cit. B. BETTELHEIM, Freud’s Vienna, cit. (trad. it. p.
31
Cfr. R. HILBERG, Perpetrators, Victims, Bystend- 288).
42
ers, cit.; B. BETTELHEIM, Freud’s Vienna, cit. Cfr. ivi (trad. it. pp. 285-286).
32 43
Cfr. M. SARFATTI, Gli Ebrei nell’Italia fascista, Cfr. ivi (trad. it. p. 296).
44
Einaudi, Torino 2000. Cfr. B. BETTELHEIM, The Informed Heart, cit.
33
Cfr. M. AVAGLIANO, M.E PALMIERI (a cura di), (trad. it. p. 227).
45
Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia, cit., pp. Cfr. A. FOA, La nostra storia di ebrei italiani,
xxvi e xlvi. congresso UCEI, 10 Dicembre 2010.
34 46
In merito al primo aspetto si veda M. GIULIANI, Cfr. D. LATTES, Nell’ora della prova, in: «Isra-
Il pensiero ebraico dopo la Shoà, cit., pp. 247-277; el», n. 46, 12 Elul 5768, 8 settembre 1938.
47
in merito al secondo si veda S. LEVI DELLA TORRE, Cfr. K. LEWIN, Field Theory in Social Science, cit.
Memoria del futuro, in: G. LUZZATTO VOGHERA, Evidenze al riguardo sono rintracciabili nelle let-
E. PERILLO (a cura di), Pensare e insegnare tere di Lilli Jhan in M. DOERRY, Mein verwunde-
Auschwitz, Franco Angeli, Milano 2004, pp. 65-72 tes Herz, Deutsche Verlag-Anstalt, Stuttgart-
e D. BANKIER, Come insegnare, cit. München 2002 (trad. it. Lilli Jahn. Il mio cuore
35
Furono istituiti dai tedeschi dall’ottobre 1939 nelle ferito. Lettere di una madre dall’Olocausto, tradu-
comunità ebraiche polacche sotto occupazione. In- zione di R. ZUPPER, Rizzoli, Milano 2003).
48
merito si veda A. ANGRICK, Judenräte, cit., p. 983. K. LEWIN, The Education of a Jewish Child (1940),
Circa la novità dell’esperienza della distruzione totale in: K. LEWIN, Resolving Social Conflicts, Harper &
si veda Y.H. YERUSHALMI, “Servants of Kings and not Row New York 1948 (trad. it. L’educazione di un
Servants of Servants”: Some Aspects of the Political Hi- bambino ebreo, in: K. LEWIN, I conflitti sociali, cit., pp.
story of the Jews, Tam Institute for Jewish Studies, At- 215-230).
49
lanta 2005 (trad. it. “Servitori di re e non servitori di T. TODOROV, Facing the Extreme, cit. (trad. it. p.
servitori. Alcuni aspetti della storia politica degli ebrei, 86). Si veda anche E. OSHRY, Responsa from the Holo-
traduzione di P. BUSCAGLIONE CANDELA, Giuntina, caust, Judaica Press, New York 1989 (trad. it. Respon-
Firenze 2013. sa. Dilemmi etici e religiosi nella Shoà, traduzione di M.
36
Tale distinzione fra cooperazione e collaborazi- GIULIANI, Morcelliana, Brescia 2004.
50
one, introdotta da I. Trunk (cfr. I. TRUNK, Iuden- B. BETTELHEIM, Freud’s Vienna, cit.
122 Ravenna

51
B. BETTELHEIM, Surviving and Other Essays, cit. COHEN, States of Denial, cit.; R. HILBERG, Perpetra-
(trad. it. p. 101). tors, cit.
52 74
P. CELAN, Gedichte, cit. W. LAQUEUR, The Terrible Secret, cit. (trad. it. p.
53
B. BETTELHEIM, Surviving and Other Essays, cit. 187).
75
(trad. it. p. 100-101). Per un’analisi articolata del S. COHEN, States of Denial, cit. (trad. it. pp. 47-51).
76
ruolo dello spettatore nelle atrocità collettive ri- W. LAQUEUR, The Terrible Secret, cit. (trad. it. p.
mandiamo al volume di A. ZAMPERINI, Psicologia 11).
77
dell’inerzia e della solidarietà, Einaudi, Torino Cfr. ivi (trad. it. pp. 19, 17 e 59).
78
2001. P. LEVI, Il sistema periodico, Einaudi, Torino
54
H. ARENDT, Eichmann in Jerusalem, cit. 1975, p. 52 e p. 133.
55 79
S. FRIEDLÄNDER, Den Holocaust beschreiben, cit. M. AVAGLIANO, M. PALMIERI, Gli ebrei sotto la
(trad. it. pp. 10-11). persecuzione, cit, p. XXVI; R. Hilberg, La distru-
56
E. WIESEL, Le chant des mortes, cit. zione degli Ebrei, cit.
57 80
W. LAQUEUR, The Terrible Secret, cit. (trad. it. Cfr. S. COHEN, States of Denial, cit. (trad. it. p.
p. 245). 198).
58 81
M. RAVENNA, Carnefici e vittime, cit., p. 343; M. Cfr. B. BETTELHEIM, Freud’s Vienna, cit. (trad.
RAVENNA, Odiare, Il Mulino, Bologna 2009, pp. it. p. 280).
82
70-71. P. LEVI, Il sistema periodico, cit., p. 53.
59 83
B. ZANI, E. CICOGNANI, Le vie del benessere. Cfr. R. HILBERG, The Destruction of European
Eventi di vita e strategie di coping, Carocci, Roma Jews, cit.
84
1999, pp. 170-171. Per Y. Bauer le azioni di resistenza sia armata
60
L.N. DEJONG, The Netherlands and Auschwitz, che non armata si verificarono sia ad est che ad
Yad Vashem Studies, VII, p. 44. ovest ogni qual volta vi furono le condizioni
61
V. GROSSMAN, Il vecchio maestro, cit, p. 35. perché ciò accadesse. Anche se le prime non si ve-
62
W. LAQUEUR, The Terrible Secret, cit. rificarono in realtà di frequente, la loro entità e
63
M. AVAGLIANO, M. PALMIERI, Gli ebrei sotto la valore furono senza dubbio notevolmente sotto-
persecuzione, cit. valutati nell’immediato dopoguerra. Cfr. Y. BAU-
64
S. ZUCCOTTI, L’Olocausto in Italia, Mondadori, ER, Rethinking the Holocaust, cit. (trad. it. p. 177,
Milano 1998. 211). Per N. Tec, gruppi di resistenza armata si
65
W. LAQUEUR, The Terrible Secret, cit. formarono nei ghetti di Bialystok, Czestochowa,
66
M. RAVENNA, Lo stato di eccezione. Processo per Kaunas, Cracovia, Vilna, Varsavia ed in 45 mi-
monte sole 62 anni dopo: alcune considerazioni su nori; furono inoltre fra i 20 e i 30.000 gli ebrei che
vittime e carnefici, Comunità Ebraica, Ferrara, combatterono come partigiani nelle foreste della
Documento non pubblicato 2010. Bielorussia (facendo saltare treni, depositi di mu-
67
N. HARVEY, Wishful Thinking Impairs Belief- nizioni, eccetera) mentre diverse rivolte armate
Desire Reasoning: A Case of Decoupling Failure in furono organizzate ad Auschwitz, Chelmno,
Adults?, in: «Cognition», vol. XLII, n. 2, 1992, Janowska, Sobibòr e Treblinka (cfr. N. TEC, La
pp. 141-162. resistenza ebraica: definizioni e interpretazioni sto-
68
B. BETTELHEIM, The Informed Heart, cit. riche, in: M. CATTARUZZA, M. FLORES, S. LEVI
69
Cfr. D. KAHNEMAN, A. TVERSKY, The Simula- SULLAM, E. TRAVERSO (a cura di), Storia della
tion Heuristic, in: D. KAHNEMAN, P. SLOVIC, A. Shoah, vol. I, cit., pp. 1023-1049.
85
TVERSKY, (eds.), Judgment under Uncertainty: Si veda in merito il volume di H. TAJFEL, Hu-
Heuristic and Biases, Cambridge University Press, man Groups and Social Categories, cit.
86
Cambridge 1982, pp. 201-208. Cfr. Y. BAUER, Rethinking the Holocaust, cit.;
70
W. LAQUEUR, The Terrible Secret, cit. (trad. it. E.L. FACKENHEIM, To Mend the World, cit. (trad.
p. 191). it. pp. 196-198); I. TRUNK, Iudenrat, cit.
71 87
N.D. WEINSTEIN, Unrealistic Optimism about Cfr. N. TEC, La resistenza ebraica, cit. pp.1034-
Future Life Events, in: «Journal of Personality 1035.
88
and Social Psychology», vol. XXXIX, n. 5, 1980, Intesa come resistenza difensiva rivolta a soc-
pp. 806-820. correre e proteggere secondo una delle tipologie
72
D. BANKIER, Come insegnare, cit. proposte da M. MARRUS, Jewish Resistance to the
73
Z. BAUMAN, Modernity and the Holocaust, cit.; S. Holocaust, in: «Journal of Contemporary Histo-
Come pecore al macello? 123

ry», vol. XXX, n. 1, 1995, pp. 83-110.. cit., pp. 77-78. L’analisi qui proposta si limita a
89
M. RAVENNA, La scuola ebraica di via Vig- considerare i modi di funzionamento degli ebrei
natagliata: un caso emblematico di resistenza non prima dall’ingresso nei lager. Per approfondire le
armata, Paper non pubblicato presentato al dinamiche intergruppi nell’universo concentrazi-
Convegno “Giorgio Bassani oggi”, Università di onario e le conseguenze di tale esperienza per i
Ferrara, 11 Ottobre 2012. sopravvissuti, rimandiamo al volume di M.
90
Cfr. Y. BAUER, Rethinking the Holocaust, cit. RAVENNA, Carnefici e vittime, cit.
91 111
Cfr. M. GIULIANI, Il pensiero ebraico, cit., pp. Cfr. R. HILBERG, The Destruction of European
251-252. L. PELAGIA, Twenty Months at Ausch- Jews, cit.
112
witz, Lyle Stuart, New York 1968, p. 50. Così per esempio la norma dell’obbedienza
92
Cfr. E.L. FACKENHEIM, To Mend the World, cit. prescrive “di obbedire agli ordini di un’autorità
(trad. it. pp. 193-194). legittima” quella della responsabilità sociale “di
93
Cfr. D. BANKIER, Come insegnare, cit., p. 309. aiutare coloro che sono in difficoltà”. Vedi al ri-
94
Si veda in merito anche l’analisi proposta da D. guardo l’articolo di R.B. CIALDINI, C.A. KALLG-
DINER, Zivilisationsbruch: la frattura di civiltà REN, R.R. RENO, A Focus Theory of Normative
come epistemologia della Shoah, in: M. CATTA- Conduct. A Theoretical Refinement and Reevalua-
RUZZA, M. FLORES, S. LEVIS SULLAM, E. TRAVERSO tion of the Role of Norms in Human Behaviour, in:
(a cura di), Storia della Shoah, vol. I, cit., pp. 15- «Advances in Experimental Social Psychology»,
37. vol. XXIV, n. 20, 1991, pp. 201-234.
95 113
Cfr. G. CORNI, I ghetti e l’Olocausto, cit., pp. Cfr. R.J. LIFTON, The Nazi Doctors: Medical
851-877. Killing and the Psychology of Genocide, Basic
96
Cfr. H. ARENDT, Eichmann in Jerusalem, cit.; Z. Books, New York 1986 (trad. it. I medici nazisti,
BAUMAN, Modernity and the Holocaust, cit.; B. traduzione di L. SOSSIO, Rizzoli, Milano 2006); M.
BETTELHEIM, Surviving and Other Essays, cit.; R. RAVENNA, Un caso esemplare di costruzione del
HILBERG, The Destruction of European Jews, cit.; consenso: la realizzazione dell’Aktion T4 nella
T. TODOROV, Facing the Extreme, cit. Germania nazista, in: «Psicoterapia e Scienze
97
Cfr. A. BANDURA, Selective Activation and Di- Umane», vol. XLVII, n. 2, 2013, pp. 329-348.
114
sengagement of Moral Control, in: «Journal of Si tratta di un processo messo in luce da
Social Issues», vol. XLVI, n. 1, 1990, pp. 27-46. un’importante esperimento di B. LATANÈ, J. DARLEY,
98
Cfr. D. DINER, Zivilisationsbruch, cit., pp.24-28 The Unresponsive Bystander: Why doesn’t They Help?,
99
Si tratta di un’indagine compiuta su brani di Appleton-Century-Crofts, New York 1970 ) secondo
romanzi, rintracciabile in: F. EMILIANI, La realtà cui la presenza di altre persone consente di trasferire a
delle piccole cose. Psicologia del quotidiano, Il Muli- questi la responsabilità connessa, a seconda dei casi,
no, Bologna, 2008, pp. 16-33. con l’agire o il non agire.
100 115
B. BETTELHEIM, The Informed Heart, cit. (trad. R. HILBERG, The Destruction of European Jews,
it. p. 225). cit. (trad. it. p. 1094).
101 116
Ivi (trad. it. p. 226). Segnaliamo al riguardo alcuni contributi che
102
Cfr. D. DINER, Zivilisationsbruch, cit., p. 24. affrontano il tema delle funzioni del linguaggio in
103
Cfr. B. BETTELEHIM, Freud’s Vienna, cit. epoca nazista e nello specifico i volumi di A. BUR-
104
Ivi (trad. it. p. 280). GIO, Nonostante Auschwitz. Il ritorno del razzismo
105
Y. BAUER, Rethinking Holocaust, cit. (trad. it. p. in Europa, Derive/Approdi, Roma 2010; V.
184). KLAMPERER, LTI. Notizbuch eines Philologen, Rec-
106
Cfr. R. HILBERG, The Destruction of European lam Verlag, Leipzig 1975 (trad. it. LTI La lingua
Jews, cit. (trad. it. p. 1118). del Terzo Reich, traduzione di P. BUSCAGLIONE,
107
Cfr. A. BANDURA, Selective Activation, cit. Giuntina, Firenze 1998); A.V. SULLAM CALIMANI,
108
H. ARENDT, Eichmannin Jerusalem, cit.; Z. I nomi dello sterminio, Einaudi, Torino 2001.
117
BAUMAN, Modernity and the Holocaust, cit. (trad. Cfr. H. ARENDT, Eichmann in Jerusalem, cit.
118
it. pp. 1110-1124). Cfr. W. LAQUEUR, The Terrible Secret, cit.
109 119
Gli aspetti della logica dello sterminio sono af- Cfr. R. HILBERG,The Destruction of European
frontati in E. FACKENHEIM, To Mend the World, Jews, cit.
120
cit. (ttad. it. pp.185-191). Si tratta di strategie soprattutto studiate negli
110
Cfr. E. OSHRY, Responsa from the Holocaust, scambi interpersonali che non in quelli intergrup-
124 Ravenna

127
pi; in merito cfr. B. ZANI, E. CICOGNANI, Le vie Riportato in F. ROUSSEAU, L’enfant juif de Varas-
del benessere, cit. vie, cit. (trad. it. p. 128).
121 128
Questi processi sono puntualmente illustrati in Cfr. M. RAVENNA, A. RONCARATI, Pensieri ed emo-
N. CAVAZZA, La persuasione, Il Mulino, Bologna zioni nei confronti degli Ebrei, in: «Psicologia So-
2006. ciale», vol. II, n. 3, 2007, pp. 523-552.
122 129
Cfr. N. TEC, La resistenza ebraica, cit., p. 1034; Cfr. T. TODOROV, Facing the Extreme, cit. (trad. it.
E.L. FACKENHEIM, To Mend the World, cit. p. 177); G. BENSOUSSAN, Auschwitz en héritage, cit.; F.
122
Cfr. B. BETTELHEIM, Freud’s Vienna, cit. ROUSSEAU, L’enfant juif de Varsovie, cit.
123 130
Cfr. M. RUTTER, Resilience in the Face of Adver- Per esempio, non quantifica l’entità delle
sity: Protective Factors and Resistance to Psychiat- spiegazioni addotte, non ne individua il peso e le
ric Disorder, in: «British Journal of Psychiatry», possibili relazioni.
131
vol. CXLVII, n. , 1985, pp. 598-611. Si veda al riguardo l’interessante analisi di
124
F. ROUSSEAU, L’enfant juif de Varsavie. Histoire R.S.C. GORDON, “Sfacciata fortuna”. La Shoah e il
d’une photographie, Editions du Seuil, Paris 2009 caso, Einaudi, Torino 2010.
132
(trad. it. Il bambino di Varsavia. Storia di una fo- Un’eccezione è tuttavia rappresentata da uno
tografia, trad. it di F. GRILLENZONI, Laterza, Bari studio che esplora tramite analisi di archivio i
2011, p. 81). comportamenti interpersonali e intergruppi ad
125
Cfr. B. BETTELHEIM, Freud’s Vienna, cit. Aushwitz per come sono rilevabili in Se questo è
126
I fenomeni di esclusione morale sono stati studia- un uomo di Primo Levi. In merito si veda C. VO-
ti da S. Opotow, psicologa sociale statunitense (cfr. PATO, A. CONTARELLO, Psicologia sociale e situazi-
S. OPOTOW, Moral Exclusion and Injustice: An Int- oni estreme. Relazioni interpersonali e integruppi in
roduction, in: «Journal of Social Issues», vol. XLVI, “Se questo è un uomo”di Primo Levi, Patron, Bo-
n. 1, 1990, pp. 1-20). Escludere moralmente certi logna 1999; C. VOLPATO, A. CONTARELLO, Towa-
individui o gruppi da una comunità morale, significa rds a Social Psychology of Extreme Situations: Pri-
considerarli al di fuori dei confini entro cui general- mo Levis’s “If this is a Man” and Social Identity
mente applichiamo i valori morali, i criteri condivisi Theory, in: «European Journal of Social Psycho-
di giustizia e di equità. Chi è moralmente escluso è logy», vol. XXIX, n. 2-3, 1999, pp. 239-258.
133
percepito come una non entità “sacrificabile”, di Cfr. C. VOLPATO, Deumanizzazione, cit., p. 59.
134
conseguenza le azioni volte a danneggiarlo possono Cfr. B. BETTELHEIM, Surviving and Other Es-
apparire ad un dato momento socialmente accetta- says, cit. (trad. it. p. 102); B. BETTELHEIM, The In-
bili, appropriate o giuste. formed Heart, cit. (trad. it. pp. 230-231).