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Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M.

509/99)
Insegnamento: LETTERATURA INGLESE
Lezione n°: 70
Titolo: I metafisici I
Attività n°: 1

Facoltà di Lettere

I metafisici. George Herbert. 1


Esponente fra i più influenti e significativi della così detta poesia metafisica, fu
George Herbert (1593-1633). Herbert prosegue il filone religioso della poesia di
Donne offrendo una delle opere maggiormente rappresentative della grande
stagione della poesia religiosa in Inghilterra: The Temple, Sacred Poems and Private
Ejaculations, pubblicato postumo.
Professando la famosa “via media” anglicana tra confessioni in conflitto, la sua
poesia si presenta come un’intima riflessione sull’esperienza della fede e del divino.
Herbert volutamente tralascia le controversie teologiche del tempo per dedicarsi a
un’indagine serrata degli “spiritual conflicts”, di cui egli stesso parla in una lettera
lasciata in punto di morte all’amico Nicholas Ferrar, al quale affiderà, tra l’altro, le
sorti del manoscritto della raccolta. La sua riflessione non disdegna di approfondire
anche il conflitto fra il richiamo di una mondanità allettante e seducente e quello di
una devozione cristiana genuina e pervasiva.

© 2007 Università degli studi e-Campus - Via Isimbardi 10 - 22060 Novedrate (CO) - C.F. 08549051004
Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
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Lezione n°: 70
Titolo: I metafisici I
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I metafisici. George Herbert. 1


Nicholas Ferrar, fondatore nel 1626 della comunità semi-monastica di Little Gidding
(resa celebre anche da T.S. Eliot in Four Quartets, 1943), pubblicherà le poesie di
Herbert nel 1633, a Cambridge.
The Temple ebbe subito numerose riedizioni e lettori illustri, come Carlo I, per essere
poi quasi dimenticata nel corso del Settecento. Ripubblicata solo nel 1799, a poco a
poco riguadagnò considerazione, fino alla nuova consacrazione novecentesca
avvenuta nell’ambito della già ricordata “riscoperta” di tutta la poesia metafisica.
Molto dibattuto è il tema della influenza esercitata da Donne su Herbert.
Sicuramente Herbert imparò molto da Donne, che egli profondamente ammirava, a
cominciare dalla intersezione di tono diretto e ingegnosità del ragionamento. Detto
questo, quella di Herbert è una poesia assolutamente originale e soprattutto ispirata
da una sensibilità e da una “intenzione” del tutto personali.

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Se in conseguenza delle sue scelte religiose John Donne si trovò a essere prima un
cattolico indigente alla ricerca di mecenati e poi una figura di spicco della società
inglese e della chiesa anglicana, Herbert nacque in un ambiente molto più incline alle
lettere. La madre stessa, Magdalen Herbert poi Danvers, già patrona di Donne, si
dimostrò donna colta e aperta, e fu lei a seguire con premura il percorso di
formazione del figlio: giovane studente, professore di retorica, pubblico oratore a
Cambridge.
La decisione di prendere gli ordini nel 1630, inoltre, non segnerà per Herbert il
riconoscimento sociale o della Corte, ma il ritiro spirituale in una parrocchia rurale di
Bemerton nel Wiltshire, a sud ovest di Londra, dove egli si dedicherà sia alla cura dei
fedeli, sia alla scrittura, con la composizione di un manuale in prosa per curati di
campagna, A Priest to the Temple (postumo, 1652), e della sua raccolta poetica più
famosa.
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Ispirandosi al modello dei salmi biblici, cui rimanda per i riferimenti liturgici e per la
qualità musicale dei componimenti, Herbert in The Temple (1633) cerca di coniugare
teologia e poesia e crea un testo dai molteplici significati e dalle infinite sfumature e
allusioni. Il Tempio diviene così metafora della Chiesa Anglicana, necessaria struttura
di mediazione tra umano e divino; ma è anche il corpo dell’uomo, luogo fisico in cui
albergano l’anima e Dio; e ancora è la poesia stessa, che si fa spazio di
manifestazione della presenza divina, immenso edificio di preghiera e di lode.
Tipica della sua poesia è l’alternanza e la combinazione di impressioni decise e pause
distensive, una tensione costante fra elementi contrastanti che solo grazie a uno
straordinario controllo dei mezzi espressivi e poetici riesce a risolversi, a tradursi in
una fusione ricca di risonanze, in cui coesistono semplicità e concettosità

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Per tornare al titolo scelto da Herbert, la metafora architettonica del Tempio,
suggerita anche nell’epigrafe all’edizione del 1633 (“And in His Temple doth every
man speak of His honour”, tratta dal salmo 29: E nel Suo Tempio ciascuno parla della
Gloria Sua), informa in effetti l’intera struttura della raccolta. Vi è, inoltre, un debito
di Herbert nei confronti delle raccolte di emblemi, evidente nella forma grafica
assunta da alcune sue poesie sulla carta stampata: pensiamo, per esempio, a
componimenti come The Altar o Easter Wings i cui versi “disegnano” immagini che
richiamano l’argomento della poesia. La raccolta risulta divisa in tre sezioni. Sezioni
apparentemente autonome, ma in realtà legate a un ideale itinerario, a tappe, di
purificazione e introspezione, all’interno di un tempio, della voce poetica e del suo
referente.

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Il lettore è introdotto da The Church-Porch alla necessità dell’edificazione morale. In
questo componimento poetico preliminare si susseguono inviti alla castità, alla
sobrietà, alla temperanza, sul modello dei proverbi popolari (raccolti da Herbert in
Outlandish Proverbs).
Di qui si accede all’esperienza spirituale e individuale di The Church. The Church è il
corpo del volume, la sezione centrale, la più ricca: come i Salmi, comprende
centocinquanta liriche, tutte diverse dal punto di vista metrico-prosodico. L’ultima
parte,The Church Militant, ha un tono profetico ed è intessuta di immagini che
prefigurano per la religione un futuro apocalittico. A influenzarne lo spirito fu forse la
frequentazione di Little Gidding, soprattutto l’idea lì elaborata dell’America quale
terra promessa, dove la religione avrebbe trovato “nuovi, vergini pascoli”.

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Il Tempio nella poesia di Herbert rappresenta, come detto, sia la Chiesa quale luogo
fisico in cui si riunisce la comunità, si celebrano funzioni e si amministrano i
sacramenti, sia il corpo e l’anima del fedele dimora dell’immagine di Dio. Abbiamo
quindi poesie come The Altar (la prima che s’incontra “entrando” in The Church),
Church-monuments, The Church-floore e The Windows, che alludono a un percorso
all’interno dell’edificio, di cui vengono osservate le diverse componenti, e che
rafforzano la metafora architettonica e strutturale dell’opera.
Per conferire “plasticità” al suo verso, Herbert, come si ricordava, ricorre a volte alla
così detta “pattern poetry”, vale a dire a quel tipo di poesia in cui i versi sono
graficamente disposti per riprodurre la forma esteriore di un oggetto o del soggetto
di cui la poesia tratta.

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Accanto a queste, ci sono poi le poesie che fanno invece riferimento alla Chiesa
inglese (cui è dedicata The Brittish Church), alle sue funzioni e ricorrenze, che
evocano la sfera liturgica nella quale la poesia aspira a rientrare: The H. Communion,
Mattens, Even-song, Antiphon e Church-musick, ma anche Easter, Whitsunday,
Christmas. Attraverso il richiamo alla Chiesa come comunità, ispirato dalla Prima
lettera di San Paolo ai Corinzi, Herbert esalta, poi, la vita devozionale non solo
collettiva, ma anche individuale del fedele. La grande varietà di sentimenti che essa
comprende è declinata in poesie quali Affliction, Miserie, Gratefulnesse e Assurance.
Cenni, infine, alla Chiesa come “corpo di Cristo” sono rintracciabili in Redemption,
Unkindnesse e Love (III), la poesia che chiude The Church e che identifica
nell’amore la chiave di volta del rapporto con Dio.

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