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SECOLO D’ITALIA 3

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DOMENICA 28 NOVEMBRE 2010
PER FARLA FINITA
COL PENSIERO UNICO

AGGREGAZIONE POSITIVA,
ECCO LA PAROLA D’ORDINE
DELLA NUOVA POLITICA
Il tentativo inclusivo ◆ Domenico Naso fase politica merita di essere ana- vera sfida dei mesi e degli anni che malsani dell’ideologia che tutto
lizzato. A cominciare, ad esempio, ci troviamo davanti. Una sfida che condanna, tutto ostracizza, se fuori
che si sta facendo largo dall’auspicabile superamento delle va vinta innanzitutto uscendo dal- dal recinto dogmatico in cui neces-

I
l Muro è caduto da oltre ven-
all’interno dei partiti t’anni, eppure per alcuni la po- categorie tradizionali di destra e si- l’unanimismo a tutti i costi, dal co- sariamente ci si deve muovere.
litica è ancora divisione, com- nistra, ormai etichette logore di ro a una voce sola che, all’interno Il conflitto, categoria politica e fi-
in questa concitata partimenti stagni, nemici, divisio- una contrapposizione novecente- di un partito, deve condividere losofica da sempre al centro delle
fase politica merita ni insanabili. Bizzarro, visto che il sca che non ha più senso. Secondo ogni singola nota o coloritura, che teorie politologiche di ogni epoca,
mondo, dalla morte delle ideologie Sofia Ventura, politologa dell’Uni- non può mai andare fuori registro, assume dunque un’importanza
di essere analizzato versità di Bologna, «la ricerca di che deve soffocare il dissenso nel marcata, ovviamente nei limiti en-
a oggi, ha davvero dimostrato di
volere e potere essere altro, di vo- valori, visioni, soluzioni e prospet- nome di una non meglio precisata tro i quali lo stesso è confronto, an-
lere e potere costruire una società, fedeltà al leader carismatico. Per che acceso, ma non scontro e guer-
e quindi anche una politica, diver- Alessandro Campi, «al di là di que- ra permanente. Come ha avuto mo-
sa, tesa a una indispensabile ag- sta visione della politica nel segno do di dire Massimo Cacciari qual-
gregazione delle diversità, all’azio- La vera scommessa dell’unanimismo, la vecchia utopia che anno fa, «il conflitto positivo è
ne e non alle enunciazioni sterili di è quella di unire di poter ricreare una società inte- quello che Machiavelli rintraccia-
dogmi inamovibili. ciò che di solito grata e pienamente armonica che va nell’antica Roma, la cui gran-
È la politica del Terzo millennio, espunge il conflitto e che si è impo- dezza era dovuta proprio alla pro-
che in Italia sta arrivando solo rimane diviso per colpa sta dopo il tramonto delle ideolo- duzione di identità e soggettività
adesso, con dieci anni di ritardo, di pregiudizi ideologici gie, in realtà la politica resta pole- forti derivanti dal conflitto stesso».
ma sta comunque arrivando. Era dovuti all’appartenenza mica e conflittuale ed è quello che La politica del domani, volenti o
inevitabile, era prevedibile, soprat- le imprime un carattere dinamico. nolenti, deve accogliere le diversi-
tutto in un paese che nella sua sto- Il problema è capire quali sono le tà, soprattutto all’interno di quei
ria, e anche negli ultimi quindici ragioni che sottintendono il con- partiti che aspirano a rappresenta-
anni, ha invece fatto i conti con un tive per una nuova formazione la flitto. Nel Novecento sono state ra- re una società in continuo diveni-
muro contro muro perenne, con quale si pone in una prospettiva di- gioni ideologiche che hanno porta- re, che non vogliono essere alfieri
una divisione feroce su tutto: laici versa da quella berlusconiana por- to a forme di conflittualità molto di una specifica categoria sociale o
contro cattolici: liberisti contro sta- ta molti a voler superare gli stecca- radicale. La sfida è conciliare la di una zona geografica, che voglio-
talisti, filoatlantici contro filorussi, ti tra destra e sinistra, per realizza- conflittualità della politica (valori, no influenzare e farsi influenzare
senza bisogno di risalire alla dico- re nuovi incontri e nuove sintesi. opzioni, approcci diversi) in una dalla totalità della comunità dei cit-
tomia solita tra guelfi e ghibellini. Ciò è lecito e può senz’altro essere cornice democratica. È necessario tadini. L’aggregazione delle diver-
Il tentativo inclusivo che si sta anche proficuo». Le nuove sintesi regolare il conflitto democratico e sità è la sfida del futuro, che parte
facendo largo in questa concitata di cui parla Sofia Ventura sono la riconoscerlo nella necessità, dando da esperienze anche lontane del
riconoscimento al pluralismo di tempo, come il fusionismo delle
valori che, come Weber ci ha inse- nuove destre nell’America degli
gnato, è l’orizzonte della moderni- anni Sessanta di Barry Goldwater.
tà. La politica può diventare aggre- Quello che oggi è considerato il pa-
gante solo dopo aver riconosciuto dre dell’attuale plurale e inclusivo
che nella società esistono diversità Partito repubblicano, quasi cin-
che non debbono essere annullate quant’anni fa aveva innescato un
in una visione omogenea ma ri- meccanismo virtuoso di contami-
composte e mediate. Da un lato ri- nazione, aggregazione e confronto
conoscere valori che confliggono tra istanze profondamente diverse,
tra loro, dall’altro ricomporre in considerate spesso persino incon-
una visione unitaria che riconosce ciliabili. In quell’esperienza c’era-
questi valori come tali, attraverso no le posizioni liberiste, quelle li-
gli strumenti che la democrazia ha bertarie, il conservatorismo più
messo a punto. Discussione pub- classico e persino le destre religio-
blica, mediazione parlamentare, se più tradizionaliste. Era, e rima-
confronto dialettico tra diverse po- ne ancora, il primo e meglio riusci-
E se all’Italia servisse sizioni. Esattamente quello che to esperimento di fusionismo, di
una “fase costituente” non riusciamo a fare». Aggregare politica che sintetizza e non esclu-
che allei gli opposti? riconoscendo e dando piena citta- de, che contamina e non separa a
dinanza alle differenze. Ecco la po- compartimenti stagni.
litica del futuro, scevra dai fumi ➔
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DOMENICA 28 NOVEMBRE 2010
PER FARLA FINITA
COL PENSIERO UNICO
La politica del domani
deve accogliere le diversità,
soprattutto all’interno
di quei partiti che aspirano
a rappresentare una società
in continuo divenire...

O ci si apre al dissenso e si aggregano le diversità, o si muore...

È quello, diciamocelo, oltre al- spunto da un congresso di politolo- ve idee, allargamento degli oriz- ogni voce dissonante, ecco che la
l’esempio del Partito popolare eu- gi nordamericani: «Per recuperare zonti ideali e culturali, spazio e sfida è persa in partenza.
ropeo, che avevano in mente co- la loro posizione i maggiori partiti cittadinanza per idee diverse tra Una politica che voleva essere bi-
loro i quali avevano creduto nel europei hanno deciso di agire su loro che possono, anzi devono, polare, infatti, non ha saputo ri-
progetto del Popolo della libertà: due leve: da un lato delegare mag- provocare una sintesi che rappre- spettare proprio la prima regola di
un partito grande, plurale, inclu- giori poteri agli iscritti e dall’altro senti quanta più gente possibile. un sistema siffatto, diviso in due,
sivo, che avrebbe dovuto acco- aprirsi alla società civile, ai simpa- È la politica dell’idea e dell’azio- che proprio perché concepito in tal
gliere le diverse anime del pano- tizzanti e agli elettori. Anche i par- ne, non dell’ideologia. E, si badi be- modo deve necessariamente ospi-
rama di centrodestra. Esperimen- titi britannici, tra i più potenti e ne, la politica dell’azione non ha tare, nei due opposti schieramenti,
to ambizioso. Esperimento nau- pervasivi di tutte le democrazie oc- niente a che vedere con la tanto de- concezioni diverse del mondo, sfu-
fragato miseramente. cidentali, hanno riconosciuto la cantata “politica del fare”. Quella è mature di grigio tutte ugualmente
Sintomo anche quello, forse, di difficoltà a utilizzare solo il canale propaganda, vuota e fine a se stes- degne. Ovviamente ci sarà sempre
una crisi generale dei partiti che, interno, quello che passa attraver- sa. L’azione è idea in divenire, è quella che prevarrà, che imporrà
appunto, non riescono a raccoglie- so i militanti. Per connettersi di- confronto continuo che si trasfor- la linea. È democrazia, funziona co-
re la sfida della modernità. Non rettamente con la cittadinanza ma in atti concreti di inclusione e sì e va più che bene. Ma la sfida è
riescono a costruirsi nella plurali- hanno aperto canali di comunica- aggregazione. Ideazione, aggrega- un’altra, è a monte. Bisogna dar
tà. Non solo in Italia, a quanto pa- zione come il Let’s talk dei laburi- zione, azione. Pluralismo. Ecco le modo a queste sfumature di espri-
re, se è vero che in Europa i vecchi sti, ‘giurie dei cittadini’ su temi parole chiave del futuro della poli- mersi. Semplice a dirsi, molto me-
partiti di massa non riescono più scottanti, blog più o meno ufficiali, tica. Ovunque nel mondo quindi, si no a farsi praticamente. Bisogne-
ad “accendere” gli animi della ba- e reti di simpatizzanti come i spera, anche in Italia. rebbe prendere a modello i tre mo-
se. Colpa, forse, proprio dell’ab- Friends dei conservatori e i Sup- La sfida è di quelle difficili, ma schettieri di Dumas: Athos, Por-
bandono delle ideologie che, pur porters dei liberaldemocratici e dei la politica non sembra avere scel- thos e Aramis. Tre personaggi di-
negative che fossero, costruivano laburisti». Ecco, la possibile chiave ta. O si farà aperta e inclusiva, ab- versi tra loro, ognuno portatore di
identità e forte senso di apparte- di una politica inclusiva e rispetto- bandonando anche le ultime bri- caratteristiche e peculiarità diffe-
nenza. E che oggi non possono tro- sa delle differenze: ci si apre al- ciole di settarismo ideologico, o renti. La forza fisica, l’arguzia, la
vare sostituti se non nelle “idee”. l’esterno, alla società civile, a chi perderà il confronto cruciale con capacità di analisi razionale: tutte
Come si esce dalla crisi dei partiti non è abituato a muoversi nei me- l’antipolitica, con il grillismo im- cose distinte che insieme, aggrega-
tradizionali e, nel contempo, come andri della politica. perante, con il qualunquismo del te, creano ricchezza nella diversi-
si accoglie l’istanza inclusiva e ag- Giocoforza, questo tentativo di “tanto sono tutti uguali”. Acco- tà. Ed è esattamente quello che de-
gregante della nuova politica? Bi- apertura provoca un effetto posi- gliere idee diverse, dare piena cit- vono fare i partiti: hic et nunc. Ec-
ALESSANDRO CAMPI sogna avviare una fase costituente
di un partito che sappia mediare,
tivo: fa entrare nella stanza dei
bottoni, come un impalpabile ca-
tadinanza al dissenso interno, è
l’unico modo per sopravvivere e
co perché viviamo una fase fonda-
mentale per capire che politica
LA POLITICA PUÒ DIVENTARE senza compromessi al ribasso, ma vallo di Troia, idee nuove, magari per costruire una coscienza politi- avremo in futuro. E per capire che
AGGREGANTE SOLO DOPO per far nascere una concezione di contrarie a quelle imposte fino al ca che permetta a chiunque di questa politica di domani non può
politica che sia espressione sinteti- giorno prima dai maggiorenti dei sentirsi rappresentato. Il dissenso più reggersi sui monoliti, sui re-
AVER RICONOSCIUTO ca delle molteplici istanze della mo- partiti. La politica vecchia e stan- interno, poi, è davvero il punto cinti, sulle barriere del secolo scor-
CHE NELLA SOCIETÀ ESISTONO dernità. Qualche mese fa, dalle co- tìa, dunque, tenta di autoconser- snodale della forma partito ai so. O ci si apre al dissenso e si ag-
lonne dell’Espresso, aveva provato varsi e invece provoca, senza vo- giorni d’oggi. Se un grande partito gregano le diversità, o si muore.
DIVERSITÀ NON ANNULLABILI a tracciare un quadro della que- lerlo, la propria inevitabile tra- si professa plurale e aperto al di- Palazzo avvisato, mezzo salvato.
stione Piero Ignazi, prendendo sformazione. Nuove istanze, nuo- battito e poi soffoca violentemente Domenico Naso