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Prodotti Cosmetici e Forme

farmaceutiche
cosmetologia
Università degli Studi di Parma
199 pag.

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Prodotti Cosmetici
Programma 2016/2017
La pelle e i suoi annessi

Struttura della pelle. Annessi cutanei. Secrezioni. Microbiologia
cutanea. Permeabilità cutanea.
Materie prime di uso cosmetico
Lipidi. Tensioattivi. Emulsionanti. Solubilizzanti. Modificatori reologici.
Conservanti e antimicrobici cutanei. Sequestranti. Antiossidanti. Umettanti.
Coloranti. Condizionanti per capelli. Filmogeni e fissativi. Texturizzanti.
Opacizzanti e perlanti. Solventi. Propellenti. Siliconi.
Formulazioni di uso cosmetico
Soluzioni. Emulsioni. Gel. Idrogel. Sospensioni. Stick. Liposomi.
Nanoparticelle. Cristalli liquidi. Miscele meccaniche. Patches. Forme
pressurizzate.
Cosmetici funzionali
Prodotti per la detersione. Prodotti per la cura della pelle. Prodotti per la cura
dei capelli. Prodotti solari. Prodotti depilatori. Deodoranti e antitraspiranti.
Cosmetici decorativi

Prodotti per il make-up. Prodotti per le labbra. Prodotti per le
unghie.
Stabilità e valutazione dei prodotti cosmetici
Valutazione di innocuità. Valutazione di efficacia. Valutazione
sensoriale. Valutazione di stabilità.
Norme legislative riguardanti la produzione e vendita dei cosmetici

__________________________________
5 Ottobre 2016
Qual è la definizione di prodotto cosmetico?
Definizione che deriva da un Decreto Europeo.

Il «prodotto cosmetico» è qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata


sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie,
labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo
esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli,
mantenerli in buono stato o correggere gli odori corporei.
I prodotti cosmetici non hanno finalità terapeutiche né possono vantarne.

Le differenze tra prodotto cosmetico e prodotto farmaceutico sono


- il sito di applicazione: tutto ciò che si ingerisce non è un cosmetico, tutto ciò che si
inietta non è cosmetico (può essere applicato solo esternamente)
- finalità : i farmaci hanno una finalità terapeutica o profilattica, mentre i cosmetici non
hanno e non possono avere alcun tipo di finalità terapeutica ma esclusivamente finalità
di tipo cosmetico (modificare aspetto pello, proteggere pelle, modificarne odore,.. )
L’ultimo punto è molto importante in quanto discrimina il farmaco dal prodotto cosmetico.

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A. La pelle e i suoi annessi


Importante è capire la struttura del substrato su cui viene applicato il prodotto cosmetico (capelli,
pelle, mucosa della cavità buccale,unghie..) per poter capire come mai utilizziamo un prodotto di
un certo tipo.

Struttura della pelle


La pelle è un vero e proprio organo preso come modello, in quanto anche immunocompetente. E’
un tegumento costituito quasi interamente da mucose che riveste tutta la superficie esterna del
nostro corpo, la cui superficie è di circa 2 m quadri (1,8 mquadri).

A. Follicolo Pilifero
B. Ghiandola Sebacea
C. Muscolo erettore del pelo
D. Ghiandola Sudorale apocrina
E. Ghiandola sudorale eccrina

1. Epidermide
2. Derma
3. Ipoderma

E’ un organo che ha anche un certo peso, circa


qualche kg tenendo conto di tutta la pelle che ci
riveste. Essa ha una condizione di base che è quella
di separare l’interno dell’organismo con l’esterno, la funzione prevalente della pelle infatti è
proprio quella di barriera o di difesa che ci permette di essere difesi da attacchi esterni che
possono essere attacchi chimici oppure agenti microbici che possono essere nocivi ma è anche
una barriera di tipo fisico nei confronti dei raggi UV.

La funzione di barriera si esplica attraverso una struttura abbastanza complessa.


Dall’immagine vediamo un “cubetto” di pelle dove sono evidenti gli annessi cutanei come i peli,
troviamo le ghiandole come la sebacea e anche le ghiandole sudorali che si dividono in eccrine e
apocrine che hanno sia scopo che struttura diversa dalle ghiandole sudoripare.

Tutto ciò è considerato come accessorio, ma il vero tessuto cutaneo è costituito da strati differenti
che partendo dalla superficie ed andando in profondità sono
1. Epidermide
2. Derma
3. Ipoderma o Strato adiposo sottocutaneo.
Macroscopicamente abbiamo tre strati.

Lo spessore medio dell’epidermide è di circa 100/150 micron (1 micron= 1 millesimo di


millimetri). Il derma invece ha uno spessore maggiore ma anche molto variabile, compreso in un
range di 0,5 mm- 3 o 4 mm.
L’ipoderma è ancora meno prevedibile nel senso che è uno strato che ha un certo interesse dal
punto di vista cosmetologico ma ha uno spessore molto variabile sopratutto a seconda delle
regioni cutanee e dello stato di nutrizione del soggetto.

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Epidermide
L’ Epidermide che è lo strato più sottile e superficiale della pelle, è suddivisa in due regioni:
1. Vivente (rosa)

2. Strato corneo (viola)


E’ lo strato più superficiale e più sottile della pelle. E’ circa 10 micron (0,01 mm) molto sottile.
Esso è anche lo strato più rilevante per quanto riguarda la funzione di difesa della pelle stessa.

A sua volta l’epidermide è composta da più strati cellulari, a differenza da quello che succede
negli altri due strati. Essa è formata esclusivamente da cellule che globalmente a livello
dell’epidermide Vivente si definiscono cheratinociti. Mentre quelle dello strato corneo si
definiscono corneociti.
Da questo abbiamo una differenza di base tra l’epidermide vivente e lo strato corneo che è il più
superficiale.
Le cellule dei vari strati, che partendo dallo strato più profondo e risalendo verso la superficie
sono:
-strato basale
-strato spinoso
-strato granuloso
-strato lucido perchè non sempre presente
-strato corneo
sono molto diverse tra loro.
Si differenziano per forma; per esempio le
cellule dello strato basale sono cilindriche
disposte a palizzata mentre le cellule dello
strato spinoso cominciano ad essere già più
rotonde. ( Questo strato è chiamato spinoso
perchè le cellule presentano una sorta di
spine).
Nello strato granuloso le cellule hanno un
aspetto più schiacciato e questo aspetto è
sempre più evidente fino ad arrivare allo
strato corneo dove si nota subito che sono
scomparsi gli organuli cellulari ( corneociti ).

Infatti i corneociti sono cellule morte, che verranno piuttosto rapidamente rimpiazzate.

Si ha poi la presenza di ponti di legame tra le cellule che non sono altro che complessi proteici
che tengono unite le cellule ed essi si definiscono desmosomi. Sono quindi responsabili della
coesione, dell’unione e della compattezza tra le cellule dell’epidermide.
Lo strato lucido
A livello dell’epidermide tra lo strato corneo e quello granuloso, in alcuni casi, si trova uno strato
intermedio definito strato lucido riscontrabile nelle regioni che sono più soggette a traumi e quindi
che hanno un ispessimento della pelle (nel palmo della mano o nella pianta del piede) . E’
chiamato così in quanto ha aspetto traslucido.

Nell’epidermide abbiamo diversi tipi di giunzioni cellulari:


- I desmosomi rappresentano un tipo di giunzione tra le cellule.
Infatti nell’epidermide troviamo i desmosomi che sono dei complessi proteici che formano una
sorte di fibre che uniscono le cellule.
- Altre giunzioni sono le tight junction cioè le giunzioni strette che ritroviamo anche a livello per
esempio della mucosa GI, insieme anche alle gap junction.

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Teniamo presente che la composizione dello strato corneo sul secco, quindi eliminata l’acqua che
rappresenta circa il 15% un contenuto molto basso, è costituita da un 65/85% di proteine e un
15/35% di lipidi.

! Importante non prendere come valori assoluti i valori, ma avere un’idea dell’ordine di
grandezza !

Se confrontiamo lo strato corneo con un tessuto qualsiasi dell’organismo, vediamo che il


contenuto d’acqua dello strato corneo è molto inferiore rispetto al secondo e ha una
composizione proteica molto maggiore rispetto ad un tessuto.
La proteina prevalente è la cheratina e un contenuto lipidico piuttosto elevato. I lipidi derivano dai
corpi di Olland che per un processo di esocitosi arrivano a formare questa matrice extracellulare
dello strato corneo.
Sui corneociti ci sono i Natural Moisturizing Factor (NMF) o Fattore di Idratazione Naturale è
importante in quanto deriva dalla filaggrina che è uno dei componenti principali dei granuli di
cheratoialina che troviamo nello strato granuloso.
Quindi questi granuli di cheratoialina quando subiscono le evoluzioni del caso ed arrivano nello
strato corneo c’è una scissione della filaggrina che dà origine a questa miscela che è il
responsabile del mantenimento del giusto grado di idratazione superficiale cutanea.

Lo strato corneo presenta legami tra i corneociti, che si definiscono corneodesmosomi.

Ma come fanno i corneociti a desquamare se sono legati?


Attraverso l’esfoliazione che è un processo mediato da enzimi che sono in grado di scindere i
corneodesmosomi. Cioè esistono enzimi proteolitici a livello dello strato corneo che quando
attivati scindono i corneodesmosomi e dunque consentono l’allontanamento dello strato corneo e
quindi fanno si che lo spessore dell’epidermide sia sempre costante.
In tutti i casi in cui c’è una desquamazionen eccessiva, la cellula presenta dei problemi che
possono essere inestetismi ma anche vere e proprie patologie. Es. Xerosi, che è una
manifestazione di secchezza cutanea che rasenta il patologico.

Perciò la desquamazione cutanea è mediata da enzimi proteolitici in grado di scindere i corneo


desmosomi e permette l’allontanamento dei corneociti dallo strato cutaneo e permette il
mantenimento di uno spessore costante di epidermide.

I lipidi dove si trovano?


Nella matrice che è presente negli spazi tra i corneociti.
Tuttavia la matrice non è composta solo da lipidi,prevalentemente da essi o meglio sono essi che
giocano un ruolo molto importante. Molto spesso a livello cosmetico troviamo le ceramidi in
quanto esse sono componenti fisiologiche presenti a livello dello strato corneo.
La membrana delle cellule è in genere composta da fosfolipidi.
La percentuale di fosfolipidi nei lipidi cutanei è quasi nulla (2-4%), cioè nello strato corneo non ci
sono fosfolipidi a differenza che nelle altre cellule. Troviamo infatti dei lipidi che sono tipici dello
strato corneo e di pochissimi altri tessuti ovvero le ceramidi, che fanno parte degli sfingolipidi.
Quindi non solo lo strato corneo ha una composizione quantitativa anomala (molte proteine, molti
lipidi, poca acqua), ma anche differenza qualitative: fosfolipidi sono trascurabili, quantità rivelabili
di colesterolo e anche di colesterolo solfato, di esteri sterolici che globalmente rappresentano una
percentuale diversa in quanto abbiamo 30/40% globalmente come steroli. Troviamo una
percentuale di acidi grassi liberi dal 10 al 20%, range molto ampio.

I componenti chiave sono colesterolo e altri steroli (liberi, solfati, esteri), gli acidi grassi
liberi e ceramidi.

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I lipidi dello strato corneo sono localizzati nella matrice extracellulare tra i corneociti.
Come sono organizzati?

Abbiamo i corneociti e quello in mezzo rappresenta la matrice, lo spazio tra i corneociti.


All’interno dei corneociti ci sono filamenti di cheratina, che viene sintetizzata nelle cellule già dallo
strato spinoso e granuloso in particolare. Se noi ingradiamo la regione tra due corneociti, quindi
la matrice extracellulare, vediamo che la membrana cellulare del corneocita.
Lo spazio tra i corneociti, ossia la matrice extracellulare, non è omogenea, non è omongenamente
formata da lipidi bensì da un’alternarsi di strati acquosi che son quelli tratteggiati e di strati lipidici
che sono qualli bianchi, quindi nello spazio tra
un corneocita e l’altro troviamo questo
materiale che non ha una struttura omogenea
ma è formato da un’alternarsi di strati lipidici e
di strati acquosi chiamate anhe strutture
lamellari.
andando a ingrandire ulteriormente troviamo
che i lipidi sono distribuiti all’interfaccia tra le
due fasi acquosa-lipidica, perchè ceramidi,
acidi grassi liberi, colesterolo ecc sono lipidi
polari e quindi si distribuiscono all’interfaccia
tra lo strato acquoso e lo strato lipidico della
matrice extracellulare. La matrice nella quale
sono immersi i corneociti contiene tutti questi
componenti (ceramidi, colesterolo,acidi grassi
liberi) organizzati in modo ordinato. Infatti gli
acidi grassi hanno la testa polare esposta verso la fase acquosa e la coda lipofila verso i lipidi,
così anche il colesterolo e gli altri.

Evoluzione della componente lipidica


Importante è vedere come la composizione lipidica varia passando dallo strato basale allo strato
corneo. Abbiamo detto che lo strato basale è costituto da cellule vive che si duplicano a palizzata
e se analizziamo solo la componente lipidica, troviamo nelle cellule dello strato basale una netta
prevalenza di fosfolipide, perchè queste cellule assomigliano di più alle normali cellule
dell’organismo.
Al contrario nello strato corneo i fosfolipidi sono molto pochi, molte invece sono le ceramidi e gli
acidi grassi liberi. Quindi a dimostrazione che la composizione lipidica cambia nel corso
dell’evoluzione delle cellule passando dallo strato basale allo strato corneo.

Cheratina
Essa è la proteina predominante nello strato corneo.
La cheratina è anche il costituente principale delle unghie e dei capelli. E’ una proteina
filamentosa molto ricca in residui di cisteina, che è un aminoacido solforato che quindi presenta
un gruppo SH. Il contenuto di cisteina condiziona la resistenza meccanica e chimica della
cheratina. Si parla di cheratina “dura” cocme quella delle unghie e dei capelli che ha un
contenuto di cisteina più alta risetto alla cheratina dello strato corneo.
E’ composta da protofibrille associate a tre a formare una microfibrilla, la microfibrilla è associata
a formare macrofibrille.

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Funzioni barriera dell’epidermide


1. Difesa Antibatterica
La pelle, in modo particolare l’epidermide, ha come funzione predominante quella di barriera. Ciò
vuol dire che la pelle ci protegge non solo come involucro,come limite fisico dell’ organismo, ma
l’epidermide ha anche una funzione di difesa contro i batteri.
Noi viviamo in un ambiente contaminato ma resistiamo ai microrganismi grazie alla pelle che è
una difesa contro essa.
Questo è legato al fatto che a livello cutaneo sono presenti sostanze antibatteriche, così come
nella secrezione salivare ci sono enzimi, anche nella pelle abbiamo sostanze che hanno azione
antibatteriche. Non solo ma anche il pH contribuisce. Infatti esso che è acido, non si
accompagna bene alla vita, cioè i microrganismi muoiono.
Quindi questi sono due fattori di controllo che proteggono la pelle e di conseguenza anche
l’organismo.

2. Difesa Antiossidante
Non solo ma la pelle ha di per sè al suo interno una difesa antiossidante: nella pelle infatti sono
presenti antiossidanti naturali come enzimi quali la dismutasi e la catalasi, che sono enzimi che
decompongono l’acqua ossigenata e altri perossidi, abbiamo vitamine come E e D, una
idrosolubile e l’altro liposolubile, che sono antiossidanti.

La pelle ci difende dai traggi UV grazie alla melanina.

3. Difesa Meccanica e Chimica


La pelle è più resistente delle mucose. Inoltre ci difende dagli insulti meccanici con un
ispessimento dello strato corneo.
I punti continuamente sollecitati tendono a ispessirsi per produrre un ulteriore difesa meccanica
delle pellle.
E’ anche una barriera chimica.

Altre funzioni sono invece


1. Barriera Termoregolatoria
• La presenza di Ipoderma che è un tessuto isolante;
• La Vascolarizzazione del Derma quindi vasocostrizione o dilatazione responsabili dell’aumento
o della diminuzione della temperatura corporea.
• Infine le secrezioni delle ghiandole sudoripare che producono un liquido acquoso che si riversa
sulla superficie cutanea e che evaporando sottrae calore perchè l’evaporazione è un processo
endodermico quindi se un liquido è presente sulla superficie cutanea sottrae calore
abbassando la temperatura corporea.

2. Barriera Sensoriale
Cioè raccoglie stimoli tattili,dolorifici,pressori, termici e così via.

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Tipi Cutanei
Parlando di pelle, esistono delle tipologie diverse che sono spesso associate all’impiego di
determinati prodotti cosmetici.

- Cute grassa
Cute spessa, translucida, sbocchi follicolari evidenti, comedoni
aperti e/o chiusi, iperplasia delle ghiandole sebacee.
- Cute secca
Cute sottile, ruvida al tatto, tendenza alla desquamazione, sbocchi
follicolari scarsamente visibili, sensazioni di tensione e prurito
- Cute normale
- Cute sensibile
Sensazioni di prurito, bruciore, pizzicore, formicolio e tensione in occasione del contatto con
prodotti cosmetici senza corrispondenza tra quadro clinico e sensazioni percepite e nessun
segno di irritazione

La pelle grassa tende a essere spessa e traslucida, presenta i follicoli dilatati soprattutto attorno
al naso, presente comedoni (punti neri) ed è associata a un’iperplasia, cioè iperattività, delle
ghiandole sebacea.
Normalmente quindi la pelle grasse è legata a una iperattività delle ghiandole sebacee.
Esistono poi sottotipi di pelle grasse.

Al contrario quando le ghiandole sebacee funzionano poco, producono meno sebo di quello
necessario, si ha la pelle secca, sottile ruvida al tatto, dà prurito perchè si ha carenza di acqua.
Per pelle sensibile si intende qualcosa di meno definito: è una pelle molto sensibile a qualsiasi
sostanza venga applicata senza che sia irritante realmente. E’ una sorta di ipersensibilità della
pelle a qualsiasi sostanze.
Le manifestazioni sono quelle dell’irritazione: prutito, bruciore, pizzicore. Non si conoscono le
cause della pelle sensibile e poi non è facile da trattare perchè è sensibile un po’ a tutto.

Gli Annessi Cutanei


Per Anessi cutanei (peli, unghie, ghiandole) si intendono le strutture spesso sedi di prodotti
cosmetici.
Follicolo Pilifero
Peli e capelli hanno la stessa struttura.

Sono formate da una regione immersa nel tessuto e


una regione aerea esterna.
C’è una specie di rigonfiamento alla base, che è il
bulbo pilifero, che è la zona nella quale il pelo
cresce. A livello del bulbo abbiamo la matrice del
pelo, che è la regione che riceve la
vascolarizzazione perchè per crescere ha bisogno
di ricevere sostanze nutritive e dalle quali si origina
il capello o il pelo.
In realtà sia i peli che i capelli a un certo punto
muoiono, quindi la papilla subisce un processo di
involuzione si stacca e cade. Per questo perdiamo i
capelli.

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Ghiandole
Rappresentano gli annessi ghiandolari.
Tutte le ghiandole presenti a livello cutaneo si possono raggruppare in tre categorie; sono tutte
ghiandole esocrine, cioè producono il loro secreto verso l’esterno.
Ma abbiamo tre tipi di secrezione:

1. merocrina
E’ tipica delle ghiandole sudoripare; sì intendono le ghiandole in cui il
secreto viene prodotto dalle cellule della ghiandole che rimangono
inalterate.
Le cellule delle ghiandole producono il secreto rimangono intatte.

2. olocrina
Nelle ghiandole sebacee in cui durante la secrezione le cellule della
ghiandola si disintegrano liberando il secreto e ovviamente devono
essere rimpiazzate da altre cellule.

3. apocrina
E’ una via di mezzo: soltanto la parte apicale della cellula si stacca e
libera il contenuto nel dotto ghiandolare.

Il problema è che a livello dei follicoli piliferi è sempre presente una


ghiandola sebacea a secrezione olocrina.

Le ghiandole apocrine o ghiandole sudoripare apocrine, sono quelle in


cui solo l’apice della cellula si stacca e sono anch’esse associate all’unità pilo-sebacea ma non
ubiquitarie: non sono presenti in tutte le regioni del corpo, a differenza delle ghiandole sudoripare
propriamente dette.
Quelle apocrine si trovano solo in certe regioni cutaneae, come nella regione inguinale e ascellare
dove sono sempre legate all’unità pilo-sebacea ossia il loro secreto sfocia nel follicolo pilifero così
come le ghiandole sebacee. Hanno una funzione non del tutto nota.
Però sono localizzate solo in certi distretti e quindi dal punto di vista cosmetologico hanno un
interesse relativo. Si ritiene che possano esere coinvolti nella secrezione dei ferormoni che
accade negli animali ma anche nell’uomo, ma non è chiarissimo.

Mentre le ghiandole sebacee vanno a formare la struttura di un grappolo e le cellule che le


costituiscono che si disintegrano liberando il loro secreto sono chiamate sebociti. La funzione del
secreto delle ghiandole sebacee è quella di lubrificante per favorire lo scorrimento dello stelo
pilifero. La secrezione sebacea è responsabile ad esempio dei capelli grassi proprio perchè il
sebo tende a spalmarsi sul cuoio capelluto e sui capelli rendendoli untuosi.

Le ghiandole sudoripare eccrine, quele propriamente dette, hanno una secrezione merocrina.
Sono quasi ubiquitarie, non sono presenti sulle palpebre e sulle labbra ma nel resto sì.
Hanno una struttura a gomitolo, sono formate da un glomerulo e da un dotto escretore.
Producono un liquido coinvolto nella termoregolazione: la sudorazione produce un liquido
acquoso che evaporando sottrae calore. Nel loro secreto possono essere presenti anche delle
sostanze di scarto, ad esempio un caso famoso: una delle prime sostanze utilizzate come farmaci
antipsicotici erano i bromuri alcalini in miscela.
In realtà uno degli effetti collaterali è l’irritazione cutanea, apparentemente non correllata con la
molecola: è dovuta all’eliminazione dei bromuri, che vengono eliminati dalla secrezione sudorale
sotto forma di acido cloridrico; oppure un altro caso è quello delle sostanze presenti negli estratti
di aglio.

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Secrezioni
Le secrezioni svolgono un ruolo fisiologico : mantenere la pelle nelle corrette idratazioni cutanea.
Quando ci laviamo allontaniamo le secrezioni e quindi la composizione di esse è presa in
considerazione per la formulazione di prodotti in grado di restituire alla pelle quello che noi
eliminiamo. Per es. la secrezione sebacea per le sostanze lipidiche e la secrezione sudorale per
quanto riguarda le sostanze idrofile per formulare prodotti cosmetici in grado di restituire ciò che
la pelle perde.

Le secrezioni si uniscono ad altri componenti derivanti dalla pelle per formare il Film Idrolipidico
Cutaneo, film che riveste l’intera superficie cutanea e che è dato dalla somma di secrezioni e
altre componenti.
Questo film viene rimosso con la detersione, quindi quando ci laviamo rimuoviamo questo film
che però nel giro di qualche ora si riforma. Perchè la sua funzione è quella di mantenere la pelle
idratata e protetta.
Questo film idrolipidico cutaneo da alcuni chiamato anche film idroacido in quanto ha un pH
leggermente acido è composto da lipidi, sali ed acidi organici, da una miscela di sostanza che
prendono il nome di FIN-NMF cioè Fattore di Idratazione Naturale dato dalla idrolisi della
filaggrina.

Dei lipidi la maggior parte (90%) sono derivanti dalla secrezione sebacea mentre un 10% da lipidi
che derivano dallo strato corneo e sono liberati da essi. Questo film è uno straterello che riveste
tutta la superficie cutanea.
Che funzioni ha?
Esso deriva dalle secrezioni sudorale(idrofila) e sebacea (lipofila) con un altro componente
idrofilo che è il FIN.

Le funzioni sono molto importanti


• Plasticità della pelle, se c’è una carenza di questo film la pelle tende a desquamare
• Limitazione della TEWL
• Neutralizzare agenti chimici estranei
• Controllo proliferazione microorganismi
• Protezione
• pH ottimale per una protezione della pelle dallo sviluppo dei microrganismi.

La cosmesi moderna tende a prendere come riferimento la composizione di questo film idrolitico
e lo cerca di riprodurre nei prodotti cosmetici per es. nei prodotti idratanti.

Fattore di Idratazione Naturale


Viene prodotto quando i corneociti si staccano dalla superficie cutanea. Deriva dall’idrolisi di una
proteina che si chiama filaggrina. Essa è una proteina che si trova come precursore nei granuli di
cheratoianina nello strato granuloso e che si trasforma in filaggrina quando queste cellule si
trasformano in corneociti. L’idrolisi della filaggrina produce una serie di sostanze di composizione
variabile.
Componente %
Questo FIN è composto dal 40% da
Aminoacidi 40 AA, e ciò chiaramente non è sempre
evidente in quanto il FIN deriva
Acido piroglutammico 12 dall’idrolisi di una proteina.
Contiene anche una sostanza
Lattato di sodio 12
particolare che è proprio tipica a
Urea 7 livello cutaneo che è l’acido
piroglutammico, detto PCA che sta
Zuccheri e amino-zuccheri 8.5 per acido pirrolidon carbossilico.
Contiene anche Lattato di sodio,
Sali ed altre sostanze q.b. a 100

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Pagina 20

Ci sono tutti i componenti tipici di una emulsione. La composizione di questo film idrolipidico
cutaneo è un riferimento in quanto abbiamo tutti i componenti che fisiologicamente mantengono
la pelle in buone condizioni.

Bisogna sempre ricordare i componenti di base.


Per esempio i componenti lipidici come i trigliceridi che sono molto semplici e facili, sono i
componenti principali di tutti gli organi cellulari.
Infatti se devo scegliere un ingrediente per preparare una crema non scelgo olio di vaselina che è
composto da alcani e non da trigliceridi , ma olio vegetale in quanto è più ricco di trigliceridi e
quindi si avvicina di più alla componente del film idrolipidico. Tuttavia quest’ultimo è più costoso e
quindi si predilige il primo.

Quando si parla di lipidi sebo-simili bisogna ricordarsi la composizione del sebo. Sono quindi
sebo-simili quegli che hanno i componenti del sebo per esempio oli vegetali.

! Importante: Lattato di Sodio e Acido Lattico !


Essi si incontrano sulla superficie cutanea e formano una soluzione tampone che tende a
mantenere il ph cutaneo a valori di debole acidità (5-6). E il fatto che la superficie cutanea abbia
questo ph è legato alla presenza di questo film idrolipidico che forma tampone.
Il fatto di avere un ph cutaneo legg acido protegge la pelle dall’attacco microbico.

12 Ottobre 2016

Microbiologia Cutanea
Sulla superficie cutanea si trovano anche dei microrganismi.
Esistono microrganismi definiti globalmente microflora residente che sono normalmente presenti
a livello cutaneo. Essa non è dannosa se non quando riesce a penetrare attraverso la pelle, ma
normalmente è annidata nello strato corneo ed in parte nei follicoli piliferi che osno un’altra
regione dove si trovano questi microrganismi.
La densità maggiore si trova nella zona del cuoio capelluto in cui ci sono i follicoli peliferi.
Questa flora è resistente alla detersione e alla disinfezione, è mista cioè composta da diversi
microrganismi:
- Batterica (Staphylococcus Epidermis) è l’agente eziologico dell’acne
- Fungina (Pityrosporum) presente a livellocutaneo normalmente
- Fauna (Demodex Folliculorum) acari che vivono a livello follicolare

Questa microflora residente non è dannosa e la sua presenza ci protegge da eventuali sviluppi di
microrganismi patogeni. Infatti in generale essa subisce un processo di controllo naturale legato
ad una serie di fattori:
- la secchezza della superficie cutanea
sullo strato corneo abbiamo poca acqua circa 10% e dove non c’è acqua i microrganismi seppur
ci siano fanno fatica a svilupparsi. Quindi abbiamo un controllo dell’eccessivo sviluppo dei
microrganismi.
- desquamazione
Che avviene in modo continuo e allontanando i corneociti in fase di desquamazione essi portano
con sè anche i microrganismi a loro associati.
- scarsità di elementi nutritivi
Non abbiamo grosse quantità di elementi nutritivi
- relativa acidità
L’ambiente della superficie cutanea è un ambiente acido e si sa che l’acidità non accompagna la
formazione di microrganismi. Cioè i microrganismi vivono meglio nell’ambiente neutro o alcalino
piuttosto che acido, al contrario la microflora residente resiste anche in queste condizioni di pH
leggermente acido.

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Pagina 21

- azione fungicida e battericida di alcuni lipidi


Alcuni lipidi presenti a livello cutaneo che fanno parte del film idrolipidico hanno attività
antimicrobiche in particolare fungicida e battericida
Lipidi antimicrobici sono per esempio:
- Acido Laurico, acido grasso a 12 atomi di C saturo
- Sfingosina
- Acido Saplenico
- Diidrosfingosina
- 6-Idrossisfingosina
Le sfingosine sono componenti delle cerammidi che si possono liberare a livello cutaneo per
effetto della scissione delle ceramidi.
- presenza di Gram + residenti che controllano lo sviluppo di Gram -
Per quanto riguarda i batteri i Gram+ che colonizzano la superficie cutanea controllano lo
sviluppo di altri microrganismi. La microflora sottrae i pochi elementi nutritivi e inibisce lo sviluppo
di microrganismi patogeni come i Gram -.
Questo è infatti il motivo per cui la microflora non deve essere completamente eliminata. Per
questo motivo non è utile nè indicato l’impiego di disinfettanti o antibiotici cutanei in modo
indiscriminato proprio perchè distrugge la microflora residente facilitando quindi poi lo sviluppo di
microrganismi patogeni che si possono trovare sulla superficie cutanea.

Tutto questo in condizioni fisiologiche cioè con poca acqua, pH acido, etc. Questo equilibrio può
essere modificato con poco, è sufficiente che l’umidità cutanea aumenti.
Un esempio che aumenta l’umidità cutanea è l’infezione fungina cutanea del piede da parte di
scarpe da ginnastica che essendo di materiale plastico impediscono l’allontanamento del sudore
e quindi c’è un ristagno di umidità. Oppure nei neonati le infezioni date dal pannolino.
In condizioni di forte umidità viene meno il controllo dello sviluppo microbico :
- Sviluppo microbico e fungino per l’aumento di acqua
- Scissione dell’︎urea in ammoniaca (↑pH)
I microbi che si formano possono essere in grado di scindere l’ urea, cioè uno dei componenti
della secrezione sudorale che si trova sulla superficie cutanea producendo ammoniaca che
essendo sostanza alcalina aumenta il pH a livello cutaneo e ciò è un problema perchè l’ambiente
acido riduce la riproduzione microbica mentre l’ambiente alcalino lo favorisce
- Sviluppo di Candida Albicans

Tutto ciò è un insieme di fattori per sottolineare come è importante cercare di rispettare le
condizioni di umidità e di pH della superficie cutanea per evitare che ci possano essere effetti
negativi.

Permeabilità Cutanea
La pelle tra le varie funzioni si comporta anche da barriera nei confronti di tanti agenti esterni tra
cui anche le sostanze esogene.
Quindi si comporta come una barriera nei confronti della permeazione delle sostanze esogene
che vengono a contatto con la pelle. Chiaramente anche il cosmetico da un certo punto di vista è
una sostanza esogena, cioè un qualcosa che noi applichiamo sulla pelle ma questo prodotto può
agire nel tessuto cutaneo o agisce solo sulla superficie cutanea?
Cioè è in grado o meno di penetrare attraverso la pelle?
In realtà la funzione di barriera è bidirezionale: lo strato corneo si comporta sia come una barriera
per l’ingresso di sostanze esogene sia per la perdita di fluidi biologici.
In modo particolare spesso si considera la permeabilità all’acqua come indice di efficienza della
barriera cutanea.
Se vogliamo valutarne l’efficienza possiamo misurare la perdita d’acqua transepidermica [Trans
Epidermal Water Loss (TEWL, 5-10 g m-2 h-1)]: misura con cui l’acqua può passare
dall’epidermide vivente che ha un contenuto di acqua decisamente superiore rispetto allo strato
corneo, all’ambiente esterno.

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E’ un metodo strumentale facile da applicare se dotati di uno strumento apposta che è costituito
da una sonda che viene applicata alla superficie cutanea e si da questo valore di TEWL.
Esistono dei valori di riferimento in condizioni fisiologiche noi mediamente perdiamo da 5 a 10 g
di acqua all’ora per ogni metro quadrati di superficie. Valore riferito a una temperatura di 21-22
gradi con il 60% di umidità relativa.
Se lo strato corneo è danneggiato per qualsiasi motivo (patologia, prodotti aggressivi, etc.)
avremo un aumento di questa TEWL in quanto se lo strato corneo non è integro non riuscirò più a
combattere il passaggio dell’acqua e quindi avremo valori più grandi anche di 10-20 volte.
Quindi un incremento improvviso del TEWL è un indice di danno alla barriera cutanea.

Questo è uno dei metodi strumentali utilizzati per misurare la funzione di barriera dello strato
corneo. Ci sono degli strumenti e spesso anche delle dimostrazioni in farmacia oltre che di
misura del colore cutaneo anche del TEWL.

Quindi lo strato corneo in condizioni fisiologiche è una barriera con le sostanze estranee che
comunque attraverso la pelle possono passare in certe condizioni.
Il passaggio attraverso lo strato corneo che rappresenta la principale barriera può avvenire per:
1. via annessiale, cioè seguendo i dotti piliferi o dotti delle ghiandole sudoripare . Questi
annessi rappresentano una piccola frazione dell’area superficiale.
2. attraverso il tessuto cutaneo, lo strato corneo, detto anche via transepidermica . Un tempo si
suddivideva transcellulare e intercellulare perchè si pensava si facesse zig zag tra i
corneociti, ma oggi si parla più dalla regione lipidica e regione acquosa. Si assume quindi
che le sostanze possano passare attraverso le due regioni in base alla loro lipofilia. Una certa
lipofilia però devono averla in quanto è comunque una matrice di natura lipidica.

Il trasporto di sostanze attraverso la pelle può essere descritto dalla prima legge di Fick, questa
ci dice che il flusso della sostanza di una pelle è dato dal prodotto di tre grandezze alcune delle
quali sono costanti e altre meno per il gradiente di concentrazione, ossia la differenza di
concentrazione che una sostanza ha nella formulazione e all’interno dell’organismo.
Visto che la concentrazione nella pelle è molto bassa possiamo trascura il Cs rispetto al Cv quindi
vale diciamo la seconda equazione.

J= flusso dell︎attivo (μg cm-2 h-1)


D= coefficiente di diffusione (cm-2 h-1)
K= coefficiente di ripartizione
Cs= concentrazione di attivo nella pelle (μg/ml)
Cv= concentrazione di attivo nel veicolo (μg/ml)
h= cammino diffusivo (cm)

La seconda equazione ci dice che il flusso di una sostanza attraverso la pelle, in genere si
prende in considerazione lo strato corneo come principale barriera, dipenderà
- dalla concentrazione che la sostanza attiva ha nel veicolo (Cv)
- da una costante, il coefficiente di diffusione che rappresenta la tendenza che la sostanza ha a
muoversi nello strato corneo (D)
- dal coefficiente di ripartizione che misura l’attività che la sostanza ha nello strato corneo
rispetto al veicolo (K)
- dal cammino diffusivo (h) che possiamo assimilare allo spessore del tessuto che la sostanza
deve attraversare.
Quest’equazione ci dice che una sostanza per essere in grado di attraversare la pelle deve avere
un certo coefficiente di diffusione nel tessuto, se pensiamo all’equazione di Stockes ci dice che il
coefficienti di diffusione dipende dalle dimensioni della molecola.
Quindi esiste la regola dei 500 Dalton e dice che la sostanza difficilmente riesce a passare la
pelle se pesa più di 500 Da. Essa è un riferimento importante.

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In realtà dipende anche dal coefficiente di ripartizione che è una misura della lipofilia della
sostanza e questo perchè lo strato corneo è una barriera lipofila e quindi le sostanze idrofile non
passano. Per es. i Sali non passeranno mai attraverso la pelle.
L’assorbimento cutaneo è poi influenzato da una serie di fattori :
- Le caratteristiche chimico-fisiche della sostanza attiva ed eccipienti
- Formulazione
- pH
- Zona di applicazione
- Stato della pelle e temperatura
- Occlusione
- Modalità di applicazione (massaggio)

Se abbiamo una sostanza dal PM troppo alto non riuscirà ad attraversare lo strato corneo.
Alcuni esempi di sostanze che sono dei normali componenti delle principali formulazioni
cosmetiche per avere un’idea della permeabilità attraverso la pelle:
- Acqua
Lo SC è virtualmente impermeabile all’︎acqua
- Alcoli a catena corta
Hanno una certa capacità di penetrazione
Possono estrarre i lipidi provocando un danno alla barriera cutanea e quindi devono essere
utilizzati con attenzione
- Polialcoli (sorbitolo, glicerina)
Rimangono nello strato corneo poichè troppo idrofili
- Sali
Lo SC è impermeabile ai sali
- Tensioattivi, principali componenti dei cosmetici detergenti
Indeboliscono la barriera e consentono ad altre sostanze di permeare quindi aumentano la
permeabilità della barriera
- Solventi organici
Molti distruggono la barriera cutanea
- Lipidi
Oli, grassi e cere non permeano ed essi sono i maggiori componenti dei prodotti cosmetici; si
spalmano sulla superficie cutanea e si mescolano al film idrolipidico
Colesterolo e fitosteroli per via follicolare
- Oli essenziali
Componenti profumati derivanti dal mondo vegetale o riprodotti per sintesi
Molto penetranti, sono spesso la causa di reazioni avverse infatti in prodotti anallergici sono
senza profumazione
- Biopolimeri (collagene, elastina, acido ialuronico…) polimeri di orgine biologica
Non hanno nessuna capacità di attraversare lo SC.
Sono ammorbidenti e idratanti di superficie.
Se applichiamo il collagene sulla superficie cutanea non è in grado di penetrare in quando
macromolecola, ma possono agire a livello locale come nei cosmetici idratanti.

Questi prodotti di natura polisaccaridica come l’acido ialuronico agiscono come ammorbidenti ed
idratanti della superficie in quanto umidità sulla superficie della pelle ma non possono penetrare
attraverso la pelle.

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Mucosa Orale
La mucosa orale è un altro substrato dove applichiamo i prodotti cosmetici e tra questi ci sono
anche i colluttori.
In realtà nella mucosa orale distinguiamo nettamente tre regioni:

1. sublinguale, che sta al di sotto della lingua con una mucosa sottile
2. buccale, che comprende il resto della mucosa escludendo la mucosa linguale e sottolinguale.
Si esclude la mucosa linguale in quanto essa è specializzata nel percepire i sapori non ha rilievo
dal punto di vista con l’interazione dei cosmetici.
Ci sono alcuni cosmetici che sono in grado di alterare temporaneamente la concezione dei
sapori. Ad es. si dice che se ci si lava i denti con un dentifricio che contiene sodio lauril-solfato e
poi si beve un succo di frutta, ques’ultimo ha un brutto sapore.

La mucosa buccale può essere :


- cheratinizzata
ha qualcosa in superficie che assomiglia vagamente allo strato corneo, essa infatti è presente
nelle zone soggette a stimoli meccanici perchè durante masticamento può subire danni dal cibo.
- non cheratinizzata
il resto della mucosa cioè esclusa quella delle guance.

La struttura è identica se non per lo strato cheratinizzato.


Struttura della mucosa buccale che è composta da un epitelio che ricorda molto l’epidermide:
abbiamo diversi strati. Al di sotto di esso abbiamo la lamina propria e la submucosa.

Epitelio - Fibroblasts
- (keratinized layer) - Endothelial cells
- Granular layer - Nerves
- Prickle cell layer - Inflammatory cells
- Basal layer Submucosa
La presenza di muco differenzia la mucosa - Striated muscle
dall’epidermide. - Minor salivary glands
Lamina propria - Fat
- Papillary and reticular layer - Periosteum and bone


Tutte le mucose si differenziano dagli altri annessi per la presenza di muco, che è uno strato di
materiale solubile presente sulla superficie della mucosa e che svolge determinate funzioni.
Nel caso dell’epitelio cheratinizzato assomiglia un po’ di più allo strato corneo. In esso troviamo
lipidi organizzati in modo analogo allo strato corneo e uno strato epiteliale analogo alla pelle
molto resistente. Quello non cheratinizzato è meno resistente agli stimoli meccanici.
Epitelio cheratinizzato
—> Multiply-stacked lipid sheets (lamellae)
Epitelio non cheratinizzato
—> Highly ordered non lamellar gel phase structure

Il muco è uno strato molto sottile di materiale, meno di 1 micron che ha funzione di protezione e
lubrificazione della mucosa stessa. Composto da 95% acqua e per il 5% da proteine
principalmente la mucina ma anche da glicoproteine, lipidi e sali.
Essa ha questa funzione di protezione perchè riveste tutta la superficie della cavità buccale.

A livello della cavità buccale abbiamo un altro componente che ha una funzione molto
importante. Ed è la Saliva, essa è una soluzione anch’essa composta principalmente da acqua
per il 99% e contiene per l’1% sostanze organiche ed inorganiche tra cui sostanze antibatteriche
di cui enzimi come l’isozima e ed è prodotta da ghiandole specializzate, cioè le ghiandole salivari
che hanno diverse localizzazioni a livello della cavità buccale.
Le sue funzioni sono:
- Lubrificazione e Protezione

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Legislazione
A livello europeo prima del 1976 e a livello italiano prima del 1986 non avevamo legislazione per i
prodotti cosmetici.

L’UE nel 1976 ha emanato una direttiva sui cosmetici : Direttiva sui cosmetici 76/768/CE che ha
introdotto per esempio l’obbligo di etichettatura dei cosmetici.
In realtà questa direttiva è poco più di una raccomandazione che per diventare legge deve
essere recepita da una legge nazionale quindi piano piano è stata fatta diventare legge in tutti i
paesi europei.

In Italia è stata recepita 10 anni dopo quindi nel 1986. Il ricepimento su base nazionale ha
portato a differenze in ogni stato in quanto ognuno ne ha dato una certa interpretazione. Questa
direttiva ha subito diversi aggiornamenti e adeguamenti.
Diverse modifiche: —> 7 aggiornamenti del Parlamento Europeo e del Consiglio, più di 50
adeguamenti della Commissione Europea, diverse linee guida da parte di autorità competenti.

Finchè nel 2009 è stato emesso dall’UE un regolamento dei materiali cosmetici che è il Nuovo
Regolamento in materia di Cosmetici 1223/2009/EC pubblicato sulla GU (Gazzetta Ufficiale)
Europea L342 del 22/12/2009.
Lo scopo di questo regolamento è quello di armonizzare la vecchia Direttiva Europea 76/768/CEE
e successive modifiche e il suo recepimento nei diversi Stati Membri.
Il regolamento a differenza della direttiva è già direttamente applicabile, cioè si dice che è self
executing cioè è direttamente applicabile.
Inoltre «Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e
direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri (art. 288 comma 2 TFUE)».

Si tratta di un atto giuridico vincolante, cosiddetto "self- executing” ossia “direttamente


applicabile” nel senso che, a differenza delle direttive, non necessita di alcun atto di recepimento
o di attuazione negli Stati Membri. Diventa direttamente applicabile.

Dal 2009 tutti gli stati dell’UE hanno la stessa normativa sui cosmetici con lo scopo di
armonizzare la normativa ma anche per favorire il commercio tra i vari stati.
Questo nuovo decreto è stato applicato in modo graduale con ultima data 11 Luglio 2013, data in
cui tutto ciò che è scritto nel regolamento è diventato obbligatorio.

In modo particolare sono state introdotte novità molto attuali come per esempio gli aspetti che
riguardano i nanomateriali, come la definizione.
Essi sono presi in considerazione per quanto riguarda i vari settori industriali, ma dal punto di
vista cosmetico ci si preoccupa sopratutto degli aspetti tossicologici.

Oltre ad una normativa più stringente sulle sostanze cancerogene,mutagene e tossiche per la
riproduzione (CMR) che prima non venivano tenute conto.
La normativa che ne riguarda l’impiego è diventato molto più stringente.

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Pagina 27

Regolamento Cosmetico
Capo Titolo Articoli
Ambito d’applicazione e
I 1-2
definizioni
Sicurezza, responsabilità e
II 3-9
libera circolazione
Valutazione della sicurezza,
III documentazione informativa 10-13
sul prodotto, notifica
Restrizioni applicabili a
IV 14-17
determinate sostanze
V Sperimentazione animale 18

VI Informazione del consumatore 19-21

VII Sorveglianza del mercato 22-24


Non conformità, clausola di
VIII 25-28
salvaguardia
IX Cooperazione amministrativa 29-30
Misure di attuazione,
X 31-40
disposizioni finali
Allegati I-X

Capo I: Ambito di applicazione e Definizioni

Articolo 2 - Definizioni
Ai fini del presente regolamento si intende per:
a) «prodotto cosmetico»: qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle
superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra,
organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo
esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli,
mantenerli in buono stato o correggere gli odori corporei.
Tra una preparazione cosmetica ed una farmaceutica c’è un abisso. Infatti nel prodotto farmaceutico, per
es. una crema farmaceutica, deve essere dotata di un dossier che contiene diverse informazioni
sull’efficacia e sulla sicurezza; deve esserci una sperimentazione chimica con le misure di efficacia. Nel
caso del cosmetico è tutto molto più blando. L’altra differenza di base è che per introdurre in commercio un
prodotto farmaceutico bisogna avere l’autorizzazzione da parte del ministero della salute, per il prodotto
cosmetico no, è sufficiente fare una comunicazione.

b) «fabbricante »: una persona fisica o giuridica che fabbrica un prodotto cosmetico oppure lo
fa progettare o fabbricare e lo commercializza apponendovi il suo nome o marchio;
Spesso succede ( anche nell’industria farmaceutica ) che ci sia una produzione per terzi. Cioè sono
aziende che fanno il controterzista, cioè grandi marche che fanno produrre i cosmetici all’azienda. Esso è
responsabile del prodotto stesso.

c ) «distributore»: una persona fisica o giuridica nella catena della fornitura, diversa dal
fabbricante o dall’importatore, che mette a disposizione un prodotto cosmetico sul mercato
comunitario;
persona fisica: persona singola
persona giuridica: un’azienda
Trattandosi di un regolamento comunitario si parla di mercato a livello dell’UE.

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Pagina 28

d) «importatore»: una persona fisica o giuridica la quale sia stabilita nella Comunità e immetta
sul mercato comunitario un prodotto cosmetico originario di un paese terzo;
E’ il responsabile della qualità e della sicurezza del prodotto. Responsabilità analoga a quella del
fabbricante.

e) «nanomateriale»: ogni materiale insolubile o biopersistente e fabbricato intenzionalmente


avente una o più dimensioni esterne, o una struttura interna, di misura da 1 a 100 nm;
Biopersistente: non deve essere biodegradato.

f) «conservanti»: sostanze destinate esclusivamente o prevalentemente ad inibire lo sviluppo di


microorganismi nel prodotto cosmetico;

g) «coloranti»: sostanze destinate esclusivamente o prevalentemente a colorare il prodotto


cosmetico, il corpo intero o talune sue parti, attraverso l’assorbimento o la riflessione della luce
visibile; sono inoltre considerati coloranti i precursori dei coloranti di ossidazione per capelli;
Giocano un ruolo importante sopratutto nella cosmesi decorativa.

h) «filtri UV»: sostanze destinate esclusivamente o prevalentemente a proteggere la pelle da


determinate radiazioni UV attraverso l’assorbimento, la riflessione o la diffusione delle radiazioni
UV;

i) «effetto indesiderabile»: una reazione avversa per la salute umana derivante dall’uso normale
o ragionevolmente prevedibile di un prodotto cosmetico;
Compare un concetto di uso normale o ragionevolmente prevedibile che è un concetto che
farmacologicamente non esiste. Ad es. se prendiamo una crema per il viso, può succedere che non possa
essere applicata vicino agli occhi perchè può provocare irritazione. Se la applico vicino all’occhio è un uso
ragionevolmente prevedibile.

l) «effetto indesiderabile grave»: un effetto indesiderabile che induce incapacità funzionale


temporanea o permanente, disabilità, ospedalizzazione, anomalie congenite, rischi mortali
immediati o decesso;

m) «ritiro»: qualsiasi provvedimento volto ad impedire la messa a disposizione sul mercato di un


prodotto cosmetico nella catena della fornitura;

n) «richiamo»: qualsiasi provvedimento volto ad ottenere la restituzione di un prodotto cosmetico


che è già stato reso disponibile all’utilizzatore finale;

2. Ai fini del paragrafo 1,


lettera a), una sostanza o miscela destinata ad essere ingerita, inalata, iniettata o impiantata nel
corpo umano non è considerata prodotto cosmetico.

Capo II - Sicurezza, Responsabilità, Libera Circolazione

Libera circolazione in tutta la UE


Articolo 3: Sicurezza
Responsabile della sicurezza è in generale “... il fabbricante o il suo mandatario o ogni altro
responsabile della sua commercializzazione” (Direttiva 76/768/CE, art. 2).
Ossia quella persona a cui si fa riferimento se il prodotto porta a reazioni pericolose nel
consumatore.
I prodotti cosmetici messi a disposizione sul mercato sono sicuri per la salute umana se utilizzati
in condizioni d’uso normali o ragionevolmente prevedibili, tenuto conto in particolare di quanto
segue:
- Presentazione,
- Etichettatura,
- Istruzioni per l’uso e l’eliminazione,

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La valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico tiene in considerazione anche come il
prodotto si presenta, l’etichetta e le istruzioni per l’uso ed anche per l’eliminazione del prodotto
stesso. Tutto ciò sotto la responsabilità di una persona.

Articolo 4: Persona responsabile


“... sono immessi sul mercato soltanto i prodotti cosmetici per i quali una persona fisica o
giuridica è stata designata come PERSONA RESPONSABILE all’interno della comunità ...”
La Persona Responsabile deve:
adottare tutte le misure per rendere il prodotto conforme al regolamento;
ritirare o richiamare il prodotto se non conforme al regolamento;
informare immediatamente le Autorità Competenti in caso di rischio per la Salute Umana;
in seguito ad una richiesta motivata,collaborare con le Autorità Competenti fornendo tutta la
documentazione e le informazioni per la conformità del prodotto.

Capo III - Valutazione della sicurezza, documentazione informativa sul prodotto, notifica

Valutazione della Sicurezza


Art. 3: “i prodotti cosmetici messi a disposizione sul mercato sono sicuri per la salute umana se
utilizzati in condizioni d’uso normali o ragionevolmente prevedibili...”
Allegato I è il modello di riferimento per la compilazione della Relazione sulla Sicurezza.
L’Elaboratore della Relazione sulla Sicurezza: persona in possesso di qualifiche formali ottenute in
campo farmaceutico, tossicologico, medico o in discipline analoghe

Documentazione informativa sul prodotto (PIF)- Product Information File


- Descrizione del prodotto
- Relazione sulla sicurezza
- Metodo di fabbricazione
- dichiarazione relativa all’osservanza delle buone pratiche di fabbricazione
E’ necessario seguire delle buone pratiche di fabbricazione del prodotto stesso
- Prove degli effetti attribuiti al prodotto cosmetico;
- I dati concernenti le sperimentazioni animali effettuate dal fabbricante, dai suoi agenti o dai
suoi fornitori.
E’ un file che racchiunde una serie di informazione relative al prodotto stesso che sono raccolte e tenute
per 10 anni dalla persona responsabile. Non deve essere spedita.
Nel settore cosmetico la vita media di un prodotto è bassa a differenza del campo farmaceutico.C’è un
continuo rinnovamento delle formulazioni e ciò porta a poter preparare un nuovo PIF per ogni prodotto.

Art. 11: la Persona Responsabile deve tenere la documentazione informativa sul prodotto a
disposizione delle Autorità Competenti degli Stati Membri per un periodo 10 anni, dopo la data in
cui l’ultimo lotto del prodotto cosmetico è stato immesso sul mercato

Composizione
- Composizione qualitativa conforme agli allegati (Art. 2)
- Sperimentazione sugli animali (Art. 2 bis)
- È vietata l’immissione sul mercato (produzione e importazione) di prodotti cosmetici la cui
composizione finale, gli ingredienti o combinazioni di ingredienti, siano state oggetto di una
sperimentazione animale (11 marzo 2009)
- Deroghe per ingrediente ampiamente utilizzato che non può essere sostituito

Metodo di fabbricazione
E’ necessario indicarlo
Articolo 10: La produzione ed il confezionamento dei prodotti cosmetici devono essere effettuati
in officine con locali ed attrezzature igienicamente idonee allo scopo e sotto la direzione tecnica
di un laureato in chimica industriale, in farmacia, in chimica e tecnologia farmaceutiche, in
ingegneria chimica, in scienze biologiche iscritto al relativo albo professionale o in possesso di
titolo equivalente di un Paese CEE.

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Pagina 30

13 Ottobre 2016
Notifica elettronica
Art.12: prima dell’immissione sul mercato del prodotto cosmetico, la Persona Responsabile
trasmette alla Commissione Europea le seguenti informazioni:
deve trasmettere una serie di informazioni alla Commissione prima dell’immissione sul mercato
- la categoria del prodotto cosmetico; il nome o i nomi che consentono la sua identificazione
specifica; il nome e l’indirizzo della Persona Responsabile di riferimento per il prodotto ; il paese
di origine in caso di importazione; lo Stato Membro in cui deve essere immesso sul mercato; le
informazioni che consentano di contattare una persona fisica in caso di necessità;
- la presenza di sostanze sotto forma di nanomateriali;
- il nome e il numero delle sostanze CMR , di categoria 1A o1B;
- la formulazione;
- l’etichetta originale; una fotografia del relativo contenitore.

Art.16:per i prodotti cosmetici contenenti nanomateriali,la Persona Responsabile deve notificare


la documentazione relativa alla Commissione sei mesi prima dell’introduzione in commercio del
prodotto.

Capo IV – Restrizioni Applicabili a Determinate Sostanze

Sostanze CMR (cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione)


Sostanze CMR 2 vietate
a meno che siano state sottoposte alla valutazione del CSSC (Centre for Science, Society and
Citizenship) e dichiarata sicura per l’utilizzo nei prodotti cosmetici.
Sostanze CMR 1A o 1B vietate
Possono essere eccezionalmente utilizzate nei prodotti cosmetici

Categoria 1A (ex1):
sostanze i cui effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione nell’uomo sono accertati
BUTANE, ISOBUTANE (contenente >= 0.1 % butadiene), LEAD ACETATE
Categoria 1B (ex 2):
sostanze che si presume essere cancerogene , mutagene e tossiche per la riproduzione
nell’uomo.
POTASSIUM BROMATE, COBALT CHLORIDE cloruro di cobalto, ftalati: DIBUTYL PHTHALATE,
DISPERSE BLUE 1

Uso di queste sostanze tendenzialmente vietato se non quei casi con un’autorizzazione specifica.

Categoria 2 (ex3):
- sostanze che possono causare problemi per l’uomo, a causa dei possibili effetti cancerogeni,
mutageni e tossici per la riproduzione.
DICHLOROMETHANE, FORMALDEHYDE, HYDROQUINONE 20

Nanomateriali
- Notifica in formato elettronico dalla Persona Responsabile alla Commissione sei mesi prima
dell’immissione sul mercato.
- I prodotti che siano già stati immessi sul mercato prima del 11 gennaio 2013 devono essere
notificati in formato elettronico tra il 11 gennaio 2013 e il 11 luglio 2013.

Le informazioni notificate alla Commissione devono includere:


- identificazione del nanomateriale
- descrizione del nanomateriale: dimensione delle particelle e proprietà chimico-fisiche
- stima della quantità di nanomateriale contenuta
- profilo tossicologico del nanomateriale
- dati sulla sicurezza del nanomateriale

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- condizioni di esposizione prevedibili


Tutte le info che possono dare un’idea della composizione al consumatore.

Capo V - Sperimentazione animale

A partire dall’ 11 Luglio 2016


E’ vietato quanto segue:
a) l’immissione sul mercato dei prodotti cosmetici la cui formulazione finale o contenenti
ingredienti o combinazioni di ingredienti che siano stati oggetto di una sperimentazione
animale con un metodo diverso da un metodo alternativo dopo che un tale metodo alternativo
sia stato convalidato e adottato a livello comunitario;
il concetto è : è vietata la sperimentazione animale se abbiamo a disposizione metodi in vitro che ci
consente di ottenere le stesse informazioni

b) la realizzazione, all’interno della Comunità, di sperimentazioni animali relative a prodotti


cosmetici finiti a ingredienti o combinazioni di ingredienti

Test convalidati
Oggi abbiamo a disposizione diversi test alternativi convalidati che devono essere utilizzati al
posto della sperimentazione animale. Principalmente dei test per valutare l’effetto irritante che il
cosmetico poteva provocare.
Prima venivano effettuati test sui conigli a cui si applicavano o sulla pelle nel caso dei test di
irritazione cutanea o nell’occhio nel caso di test di irritazione oculare la sostanza o l’ingrediente
cosmetico utilizzato per la prima volta. Oggi tutto ciò non si può più fare in quanto abbiamo a
disposizione dei modelli in vitro che sono dei modelli di epidermide ricostruita ossia un tessuto
che deriva dai cheratinociti cutanei coltivati in vitro e in opportune condizioni in modo che siano in
grado di differenziarsi dando origine a qualcosa che assomiglia molto all’epidermide reale.

Questi modelli sono stati convalidati, cioè è stato dimostrato che il risultato che forniscono è
analogo e spesso più riproducibile rispetto alla sperimentazione animale perciò è obbligatorio il
loro utilizzo. Spesso sono anche più affidabili, per esempio il test di irritazione oculare: prima si
applicava il prodotto sull’occhio del coniglio e si andava a valutare se aveva prodotto o meno un
danno, delle ulcerazioni o delle lacerazioni a livello dell’occhio. Questo test è poco predittivo di
quello che succede nell’uomo in quanto il coniglio sbatte le palpebre con una frequenza molto
minore della nostra (1-2 volte al minuto).
Ci sono divesi modelli:

- Irritazione (cutanea):
• EpiSkin (2009)
• EpiDerm (2009)
• SkinEthic (2009)
tutti modelli di epidermide ricostrutita
- Irritazione oculare:
• BCOT (2009)—> bovine ( Bovine Cornea Opacity Test)
• ICE (2009)—> chicken (Isolated Chicken Eye)
Effettuati sulla cornea bovina isolata o sull’occhio denucleato del pollo , sottoprodotto della
macellazione dei bovini. La cornea reagisce alle sostanze irritanti diventando opaca.

- Corrosione:
• TER (2000)
• HSM (2000)
- Sensibilizzazione cutanea:
• LLNA (2004)
- Fototossicità:
• 3T3 NRU

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Pagina 35

Se la reazione è legata al prodotto


- Contradditorio con produttore/responsabile dell’immissione sul mercato/importatore
• Richiesta del dossier cosmetico
• Ispezione dei luoghi di produzione
• Ritiro volontario del prodotto

Se invece la reazione non è dovuta al prodotto


- Reazione dovuta alle caratteristiche del prodotto
Ritiro volontario del prodotto
Verifica dell’avvenuto ritiro da parte del Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute
- Reazione non collegata al prodotto
- Archiviazione della segnalazione
- Eventuale riconsiderazione in caso di nuove segnalazioni relative allo stesso prodotto

Allegati
- Relazione sulla sicurezza dei cosmetici (Cosmetic Safety Report) (Allegato I)
- Sostanze vietate (Allegato II)
a differenza dei farmaci che si possono utilizzare solo le sostanze ammesse, cioè presenti in
Farmacopea Nazionale o non; nel settore cosmetico c’è un elenco di sostanze vietate.
- Sostanze ad uso disciplinato (Allegato III)
sostanze che possono essere usate solo in certe preparazioni o in determinate concentrazioni
quindi con uso disciplinato.
Es. acido tioglicolico
- Coloranti ammessi (Allegato IV)
con il numero di Color Index e con le indicazioni specifiche per l’utilizzo. Alcuni possono essere
usati solo per prodotti a rilascio, etc.
- Conservanti ammessi (Allegato V)
discorso analogo ai coloranti. Molti sono gli stessi dei prodotti farmaceutici. Si trova la
denominazione comunque e la concentrazione massima di utilizzo per ciascune tipologie di
prodotto.
- Filtri UV ammessi (Allegato VI)
essi sono sostanze funzionali presenti nelle creme solari, sono i componenti che ci proteggono
dai raggi UV e che in questo allegato si trovano quelli ammessi e la concentrazione massima a
cui si possono usare ( 10% ).
I prodotti solari negli USA sono farmaci, mentre in Italia sono considerati cosmetici.
- Simboli da indicare in etichetta (Allegato VII)
- Elenco dei test alternativi convalidati (Allegato VIII)
- Direttive abrogate (Allegato IX)

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Pagina 36

B. Materie prime di uso cosmetico


Gli ingredienti cosmetici devono essere indicati in un certo modo precedentemente detto. Tutto
quello che è presente in un prodotto cosmetico che sia sostanza attiva o inattiva è inserita
nell’elenco degli ingredienti.
Questo anche perchè è difficile nel campo cosmetico discriminare tra sostanza attiva ed
eccipienti.
Per esempio i tensioattivi sono normalmente considerati degli eccipienti nell’ambito di prodotti
farmaceutici. Nel prodotto cosmetico non è detto, per es. nei saponi, cosmetici detergenti,
devono il loro scopo cioè la loro azione detergente ai tensioattivi quindi in questo caso svolgono
un ruolo funzionale.
Questo per sottolineare che nell’ambito cosmetico non c’è una netta distinzione tra sostanza
attiva ed eccipienti, sono tutti ingredienti e a seconda del prodotto possono svolgere una funzione
piuttosto che un’altra.

Se confrontiamo la composizione di un prodotto cosmetico con uno farmaceutico è il numero


elevato di sostanze presenti nel primo rispetto al secondo. Le ragioni sono ovviamente legate
all’aspetto normativo.

Classificazione funzionale
- Componenti lipofili
eccipienti lipofili presenti in molti prodotti cosmetici
- Modificatori reologici
componenti in grado di modificare la viscosità dei solventi
- Conservanti
- Sostanza caratterizzanti
- Additivi

- LIPIDI
Componenti lipofili
Sostanze organiche non solubili in acqua. Non hanno affinità per l’acqua.

Hanno un ruolo cosmetico importante infatti contribuiscono a compensare la carenza lipidica e a


veicolare sostanza funzionali liposolubili.
Hanno un’azione propria legata a compensare la carenza di lipidi che si verifica a livello cutaneo
per effetto degli agenti atmosfericit, etc. ma possono anche servire per veicolare prodotti
liposolubili ad esempio nel caso delle soluzioni oleose o degli idrogel.
In generale essi hanno:
- Azione emolliente
ammorbidiscono e distendono la pelle in quanto quando applichiamo un lipide sulla superficie
cutanea essa non interagisce direttamente con l’epidermide ma entrando in contatto col film
idrolipidico forma strato di tipo occlusivo dando origine ad un effetto macerante. In effetti i lipidi
sono sostanze idratanti ma non direttamente, ma quando impediscono l’evaporazione dell’acqua
che tende a seccare la pelle.
- Effetto lubrificante
regolarizzano la superficie cutanea in quanto eliminano quelle microimpurità di superficie dovute
alla desquamazione dei corneociti e favoriscono la stesura del prodotto cosmetico.

Origine
Petrolchimica
Idrocarburi paraffinici
( vaselina, olio di paraffina , olio di vaselina, etc)
Vegetale
Oli, burri, cere

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Pagina 37

Animale
Cere
come la cera d’ape
Sintetica
che in genere danno dei notevoli vantaggi nel senso che consentono di eliminare gli effetti
negativi dei prodotti di origine naturale, etc.

Un altro modo per classificare i componenti lipidici oltre che per l’origine è la classificazione
chimica ( è quella preferita ):
- Idrocarburi
alcani che possono essere lineare o ramificati ma che comunque sono sempre di questa
categoria e possono essere anche saturi.
- Esteri
in cui i trigliceridi sono l’esempio comune
- Cere
- Alcoli grassi
- Acidi grassi
- Siliconi
in realtà non sono lipidi ma anch’essi sono insolubili in acqua quindi hanno la stessa caratteristica
generale dei lipidi.

IDROCARBURI
Idrocarburi paraffinici
Sono idrocarburi di origine petrol-chimica che si ottengono durante la distillazione frazionata del
petrolio. in genere sono lineari e saturi ma possono avere una consistenza diversa, ossia possono
essere fluidi, solidi o semisolidi in base al numero di atomi di carbonio.
Di solito più è piccolo il numero di atomi di C e maggiore è la fluidità del prodotto. Man mano che
aumenta il numero di atomi di C, aumenta anche la consistenza e si passa da liquidi a semisolidi
ed infine a solidi.

- Fluidi Il vantaggio è che non irritante né


Abbiamo come esempi: sensibilizzante, a differenza di altri
1. Olio minerale “leggero”(minore lipidi è inerte ed ha buone
untuosità e maggiore proprietà emollienti in quanto
scorrevolezza) sostanza untuosa, chimicamente e
2. Olio minerale “pesante” che è fisicamente inerte.
l’Olio di Paraffina - Solidi
descritto in FU (INCI Paraffinum chiamati anche Cere paraffiniche
Liquidum). perchè hanno una consistenza
Entrambi questi oli hanno analoga a quella della cera. Tra
caratteristiche tecnologiche molto essi troviamo
buone in quanto sono sostanze 1. Paraffina (INCI Paraffin)
completamente apolari e sono disponibile con differenti punti di
facili da emulsionare dando origine fusione. Massa cerosa, incolore o
a emulsioni molto gradevoli dal bianca- translucida. Stabile,
punto di vista organolettico. Infatti dermatologicamente inerte, si
l’olio minerale è molto usato nei utilizza per aumentare il punti di
prodotti cosmetici. E’ quindi usato fusione della fase grassa.
in oleoliti, emulsioni A/O e 2. Cera microcristallina
O/A, paste e lipogeli ( gel su base (=nomeINCI) Emolliente inerte,
oleosa e non acquosa) . utilizzato in creme grasse, rossetti,
- Semisolidi stick. Ha un punto di fusione più
Vaselina (INCI Petrolatum) la elevato della paraffina —> sistemi
nostra Vaselina filante; più viscosi
massa semisolida untuosa 3. Ceresina (INCI Ceresin): usata
utilizzata in prodotti cosmetici per ridurre la sineresi degli oli e
come fards, unguenti, rossetti, come emolliente
creme da massaggio. dermatologicamente innocuo, non
irritante né sensibilizzante

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Pagina 40

Molti usati anche in ambito farmaceutico ed in ambito alimentare. Facile ossidabilità


La caratteristica comune è quella di contenere un’alta quantità di acidi aggiunta efficaci
antiossidanti;
grassi insaturi e quindi facilmente ossidabili. Quindi questa caratteristica
molto positiva dal punto di vista cosmetologico e nutrizionale è negativa dal Impiego di oli con
punto di vista di conservabilità dell’olio a causa della facile ossidabilità. basso numero di
Richiedono l’impiego di sostanze antiossidanti. L’ossidazione di un olio acidità e di perossido

vegetale conduce a quella trasformazione che consiste nell’ irrancidimento: Controllo della
quando abbiamo un olio e lo si lascia in un contenitore all’aria e alla luce temperatura, assenza
assume odore sgradevole e questo è dovuto all’ossidazione cosa che può di luce e di agenti
perossidanti durante la
avvenire anche nel prodotto cosmetico. lavorazione
Per es. crema può irrancidire in quanto i componenti se sono oli vegetale e
se non sono conservati correttamente possono irrancidire.

Quindi questa facilità all’ossidazione richiede l’impiego di antiossidanti efficaci e non solo, anche
un notevole controllo della temperatura, l’assenza di luce e di altri agenti che facilitano
l’ossidazione durante la conservazione e la lavorazione del prodotto. Quindi gli oli vegetali usati in
cosmesi richiedono precauzioni dal punto di vista della conservazione e della lavorazione per
evitare l’ossidazione.

Oli vegetali più usati nel settore cosmetico


TUTTE SOSTANZE LIQUIDE A TEMPERATURA AMBIENTE
Olio di avocado
Estratto dalla polpa di Persea americana.
Contiene gliceridi dell’ acido oleico, linoleico, palmitico e palmitoleico, tocoferoli, carotenoidi,
fitosteroli.
Eccellente emolliente, usato per prodotti antirughe, antismagliature, rassodanti e protettivi solari.

Olio di ricino
Estratto dai semi di Ricinus communis.
Contiene acido ricinoleico
Usato per prodotti per il make-up per la capacità di disperdere i pigmenti e perché dona lucidità
ai prodotti (smalti per unghie, rossetti).
Usato più per le proprietà tecnologiche.

Olio di mandorle dolci


Estratto dal seme (mandorla) di Prunus dulcis
Ricco di acido oleico, acido linoleico, acido palmitico.
Utilizzato in prodotti per pelli delicate e per bambini per le sue proprietà nutrienti , emollienti ed
elasticizzanti.
Usato anche nel settore medicinale.

Olio di germe di grano


Estratto dalle germe di Triticum aestivum.
Ricco di acido linoleico, oleico, linolenico, palmitico e stearico oltre che di vitamina E.
Utilizzato in prodotti ad attività nutriente e protettiva, utili per pelli secche e pelli sensibili.

Olio di arachide
Estratto dai semi sgusciati di Arachis hypogaea.
Contiene acido oleico, linoleico e palmitico.
Usato in cosmesi come componente lipidico (fase grassa di creme) in emulsioni, unguenti,
lipogeli. E’ necessaria l’aggiunta di antiossidante.

In natura esistono anche lipidi di origine vegetali costituiti da trigliceridi principalmente che sono
solidi o semisolidi e sono i Burri.

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Pagina 41

Burri vegetali
TUTTE SOSTANZE SOLIDE A TEMPERATURA AMBIENTE
Burro di karitè
Estratto dal seme di Butyrospermum parkji.
Contiene acido oleico, stearico, linoleico.
Protettivo solare, trattamenti antirughe, prodotti per pelli secche e disidratate.

Burro di cacao
Estratto dai semi di Theobroma cacao .
Eccellente emolliente.
Usato per preparare stick per labbra.

Sia i burri che gli oli hanno la stessa composizione dei trigliceridi, cambia la percentuale dei
saturi e degli insaturi.

Questi esteri gliceridi hanno una struttura molto grossa cioè danno impedimento sterico e questo
fa si che abbiano delle proprietà tecnologiche sfavorevoli:
- Difficile emulsionabilità
- Difficile stendimento sulla pelle
- Acidi grassi insaturi ossidazione e irrancidimento perciò sono necessarie sostanze
antiossidanti
- Trigliceridi naturali spesso colorati (clorofilla,xantofilla) e con odore , non facilmente copribili
es. creme all’olio extravergine d’oliva hanno un odore non facilmente eliminabili quindi si ricorre a
trigliceridi saturi fluidi di sintesi.
Molto utilizzato trigliceride caprilico/caprico C8-C10 che è un estere di glicerolo con acido
caprilico che è un C8 e acido caprico che è un C10. Quindi utilizzando questi acidi a corta
catena anche se sono saturi, otteniamo un prodotto liquido a temperatura ambiente.
Inoltre questo trigliceride è un prodotto con buone caratteristiche emollienti e dà un buon feeling
sulla superficie cutanea quindi facilmente stendibile e per questo sono molto presenti nelle creme
oggi giorno. Il fatto che siano saturi è un vantaggio perchè fa si che questi prodotti non siano
facilmente ossidabili e quindi non c’è necessità di utilizzo di sostanze antiossidanti.

CERE
La differenza tra un trigliceride ed una cera sta nella struttura della molecola. La cera è un estere
di un acido grasso superiore con un alcol superiore (acido grasso a lunga catena con alcol a
lunga catena). Sono sempre esteri.
Possono essere di origine
- - Vegetale (semi e polpa dei frutti tropicali)
- Animale
- Di sintesi
Composizione
- Cere
- Frazione insaponificabile presente anche negli oli e nei burri

Possono essere di Consistenza liquida, semisolida, solida.


Es. cera d’api che è un solido, ma vi sono cere che non sono solide ma liquide che sembrano
degli oli ma chimicamente sono cere. Altre come la lanolina sono semisolide.

Olio di jojoba
Liquido limpido giallo ottenuto dai semi di Simmondsia
chinensis
È l︎’unico olio vegetale non triglicerico
Usato in prodotti per i capelli e per la pelle con proprietà
idratanti e nutrienti, prodotti solari e per il make-up

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Pagina 42

Cera carnauba
Si ricava dalla pagina inferiore delle foglie della Copernicia
cerifera (Palma Carnauba – Brasile)
Usata nelle fusioni anidre (stick) come alternativa o in combinazione alla candelilla

Cera candelilla
Si ricava dai rami di Euphorbia cerifera
Solido giallo usato nelle fusioni lipidiche (stick, rossetti) per
conferire rigidità, brillantezza e resistenza

Spermaceti
E’ ricavato dal materiale contenuto nelle cavità pericraniche della balena.
Costituito da palmitato di cetile, è una massa traslucida bianca, untuosa. Usato per unguenti,
creme protettive ed emollienti, creme da giorno; usato nei rossetti riduce l’effetto untuoso.
L’acido palmitico è un acido grasso a 16 atomi di C esterificato con l’alcol cetilico.

Cera d︎’api
Cera di origine animale ottenuta dalla secrezione di Apis mellifica estratta per immersione in
acqua calda.
Usata come corpo di consistenza in unguenti, emulsioni e fusioni lipidiche perchè è un lipide
altofondente.

Lanolina
Massa semisolida giallastra molto untuosa, di odore caratteristico di origine animale.
Spesso si usano frazioni di essa che hanno un colore più chiaro.
Miscela complessa di ESTERI (93%) ALCOLI (potenzialmente allergenizzanti) soprattutto sterolici
e triterpenici es: lanosterolo (4%), ACIDI GRASSI e IDROCARBURI.
Potere emulsionante dovuto agli alcoli sterolici e triterpenici.
Ottenuta dal vello dei montoni. Contiene sostanze che facilmente provocano allergie.

ALCOLI GRASSI
Alcoli Grassi sono alcoli a lunga catena.

Alcol Oleico
E’ l’alcol corrispondente dell’acido oleico quindi C18 con un doppio legame.
Si presenta come liquido oleoso, limpido, incolore, inodore.
In natura si trova nell’olio di pesce però si ottiene anche per sintesi.
Buone capacità disperdenti; usato come solvente e disperdente di coloranti in sticks per labbra
E’ alcol solubile (dopo barba) perciò aggiunto come emolliente nelle soluzioni idroalcoliche.

Ottil Dodecanolo
Alcol a 20 atomi di C ramificato: 12 atomi di C che in posizione 2 ha un residuo a 8 atomi di C.
Liquido oleoso, limpido, inodore, incolore.
Spiccato potere solvente.
Si usa in oleoliti, emulsioni fluide, prodotti per bagno, rossetti e fondo tinta.

ACIDI GRASSI
Stearina
E’ una miscela costituita da acido stearico (C18) e palmitico (C16) usata come tale in creme
evanescenti o come lipide opacante in emulsioni - salificata con alcali per ottenere sticks,
schiuma da barba.
Costituisce la base delle creme “asciutte” ( creme
che scompaiono rapidamente, evanescenti ) adatte a pelli grasse, delle creme per mani e per
piedi: hanno basso contenuto di lipidi , stearina per il 5-10% associata ad un olio leggero.

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Pagina 45

Olio di Argan
Estratto a freddo dai semi della pianta di Argania Spinosa, un albero di 8 a 10 metri, in grado di
vivere anche 150-200 anni.
Esso viene ottenuto nella regione del Souss, un triangolo di deserto tra Marrakech, Agadir ed
Essaouira affacciato sull’Oceano Atlantico. I semi vengono macinati e utilizzando un mortaio
particolare si riesce ad isolare l’olio.

Utilizzato molto spesso nelle linee cosmetiche per la cura dei capelli, ma anche per la cura della
persona in generale.
Ha una percentuale di frazione insaponificabile confrontabile con quella dell’olio d’oliva.
Infatti da 0,5 a 1,5% l’olio d’oliva invece è da 0.6 a 1.2% quindi più o meno ha una frazione
insaponificabile confrontabile.
Ma la composizione lipidica è:

Palmitico 16:0 13%

Stearico 18:0 5% Ha una composizione non tanto particolare,


l’acido grasso prevalente è l’acido oleico come
Oleico 18:1 omega-9 43-55% nell’olio d’oliva seguito dal linoleico anch’esso
presente nell’olio d’oliva.
Linoleico 18:2 omega-6 30-38%

∂linoleico 18:3 omega3 0,6% Contiene anche squalene (3mg/kg) ma in


piccolissime quantità.
Dal punto di vista della composizione non c’è ragione di considerarlo un olio eccezionale
confrontato agli altri oli. In poche parole ha una composizione molto simile a quella dell’olio
d’oliva.

Lipidi sintetici

A parte i trigliceridi caprilico/caprico abbiamo altri lipidi sintetici ottenuti per sintesi ed utilizzati
come tali.
Isopropil miristato
Estere dell’acido miristico con l’alcol isopropilico
Liquido a temperatura ambiente
Ha caratteristiche tecnologiche molto conveniente infatti presenta un’ottima stendibilità, uno skin
after feel vellutato e una buona capacità solvente per principi attivi lipofili e coloranti liposolubili.

Isopropil isostearato
Estere isopropilico dell’acido isostearico che è l’isomero dell’acido stearico che è un acido grasso
saturo. Liquido a temperatura ambiente.Facilmente stendibile, dal tocco leggero, setoso, risulta
un buon emolliente dalle notevoli proprietà idratanti.

Lipidi semisintetici
Oli vegetali idrogenati
Oli vegetali che contengono in genere acidi grassi insaturi che sono idrogenati cataliticamente in
modo da trasformarli in acidi saturi. La presenza di saturazione aumenta il punto di fusione dei
prodotti.
- Olio di palma
- Consistenza (solidi)
- Conservabilità migliore

Olio di ricino idrogenato


Di per sè è liquido, se eliminiamo i doppi legami diventa solido.
Si presenta sotto forma di polvere fine di colore dal bianco al giallo, solubile in olio.
Ha proprietà viscosizzanti dei sistemi lipidici ai quali conferisce un comportamento tixotropico.

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Pagina 46

I lipidi in cosmesi come vengono utilizzati?


• Effetto lubrificante
• Riempimento della fase lipidica nei sistemi bifasici (nelle creme)
• Economicità degli oli minerali idrocarburici (es. olio di vaselina) e tecnologicamente facili da
formulare. Sono sostanze inerti che presentano la maggior inerzia chimica nota quindi dal punto
di vista della stabilità della reazione sono sostanze ideali.
• Resistenza all’irrancidimento dei prodotti saturi.
Dal punto di vista della stabilità anche gli oli saturi resistono all’irrancidimento, mentre gli insaturi
come gli oli vegetali di origine naturale dobbiamo sempre utilizzare antiossidanti.
• Versatilità dei prodotti di sintesi ( trigliceridi caprilico/caprico, etc) sono prodotti versatili che
permettono di avere prodotti stabili ma allo stesso tempo con caratteristiche tecnologiche e di
texture quindi di sensazione dopo l’applicazione particolarmente positive
• Gli aspetti che vanno sempre tenuti presenti dal punto di vista dello skin feeling sono
Spalmabilità, scorrevolezza, untuosità legate allo skin feeling che condizionano la scelta del
consumatore.

Lipidi Sebosimili
L’insieme dei lipidi cutanei è costituito dal sebo più i lipidi che vanno a costituire la matrice
lipidica dello strato corneo è una miscela molto complessa composta di squalene, trigliceridi,
esteri cerosi, alcoli sterolici, acidi grassi e a livello cutaneo ceramidi. Dobbiamo parlare di una
miscela di lipidi sebosimili.
Perciò quando vogliamo trovare un prodotto che sia sebosimile dobbiamo ricorrere a una miscela
e non ad un componente singolo proprio perchè i lipidi cutanei hanno una composizione
abbastanza eterogenea. Cioè sebbene siano in maggioranza non abbiamo solo le ceramidi, ma
una formulazione di sole ceramidi non sarà così sebosimile necessita di altri lipidi.
Ci sono studi che hanno dimostrato che per riparare in modo ottimale la funzione di barriera
naturale della pelle quando è compromessa come in caso di eczema non è sufficiente usare
prodotti che contengono ceramidi, o trigliceridi o colesterolo in modo casuale ma devono
contenere lo stesso rapporto che c’è a livello del sebo.
Cioè la composizione lipidica che utilizziamo nella crema perchè sia in grado di ricostituire la
barriera cutanea deve presentare lo stesso rapporto ceramidi:colesterolo fisiologico.

Sebosimile :sarà quindi una corretta (come composizione qualitativa ma anche quantitativa)
miscela di lipidi e non certo un solo lipide.
Due definizioni che spesso sono associate ai componenti lipidici:
- Comedogenicità
Chiusura del follicolo sebaceo con comparsa di pustole.
Alcune sostanze lipidiche comedogeniche come l’olio di vaselina e sono sostanze che facilitano
la formazione di punti neri, cioè la chiusura del follicolo. Una sostanza comedogenica tende ad
occludere i follicoli piliferi con formazione di pustole.
- Acneicigità (tendenza all’ACNE)
Follicolite provocata da sostanze irritanti che danneggiano il follicolo e consentono al sebo di
determinare nella cute una reazione tossica.

Come viene scelto il componente lipidico di un prodotto cosmetico?


Gli oli e i grassi vegetali sono più sebosimili in quanto hanno componenti più simili ai lipidi
cutanei, sopratutto quelli che hanno un elevato contenuto di insaponificabili certamente sono
lipidi con maggior valore cosmetologico.
D’altro lato però l’Olio di vaselina e la vaselina:
- Si emulsionano bene—> più facili da formulare
- Danno creme bianche e stabili
- Non irrancidiscono a differenza degli oli grassi vegetali
- Costano poco
Per questo ancora oggi l’olio di vaselina e vaselina in generale sono molto utilizzati nella
formulazione di prodotti cosmetici.

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Pagina 47

- TENSIOATTIVI
primo impiego tensioattivi
Molecole anfifiliche ( coda lipofila ed una testa apolare) aventi la proprietà di abbassare la
tensione interfacciale tra due fasi immiscibili tra loro (ciò che ci interessa sono quelli in grado di
abbassare la tensione superficiale di un liquido, dotate di proprietà schiumogene, bagnanti,
detergenti e solubilizzanti. )
Schiume —> liquido/gas
Emulsioni —> liquido/liquido
Detersione —> liquido/liquido e solido/liquido

Oltre che rappresentare degli ingredienti cosmetici ad esempio nella formulazione di schiume ed
emulsioni, rappresentano delle vere e proprie sostanze funzionali come nei prodotti detergenti.
In un bagno schiuma per esempio sono necessari altrimenti non svolgerebbe la sua funzione.
A differenza di quello che succede nel settore farmaceutico dove c’è una netta distinzione tra
eccipienti e sostanze attive, nel settore cosmetico la differenza è molto più sfumata.

Hanno proprietà schiumogene quindi formano schiuma a contatto con l’acqua, bagnanti,
detergenti e solubilizzanti.
In effetti le schiume sono delle emulsioni in particolare emulsione di acqua in gas ed è per questo
che i tensioattivi svolgono la loro funzione di schiumogeni.
Nelle emulsioni abbiamo due fasi liquide, infatti i tensioattivi servono sempre per abbassare la
tensione interfacciale tra i due liquidi. Nel caso della detersione, che rappresenta l’insieme di
prodotti cosmetici in cui il tensioattivo è la vera e propria sostanza funzionale abbiamo delle
interfacce liquido/liquido e solido/liquido.

Non tutti i tensioattivi formano molta schiuma, ma d’altro canto il potere schiumogeno non è detto
che sia correlato al potere detergente. Ci sono schiumogeni con un basso potere detergente e
viceversa dei poveri detergenti con un alto potere schiumogeno.

Bagnabilità di un solido
Un solido è bagnato da un liquido quando il liquido si distende sulla superficie del solido, sposta
l’aria e l’interfaccia ARIA- SOLIDO viene sostituita dall’interfaccia SOLIDO - LIQUIDO.
La bagnabilità è la premessa perchè ci possa essere l’azione detergente: se voglio lavarmi le
mani ma non riesco ad avere il contatto tra il liquido che è la sostanza lavante e la superficie
cutanea, non riesco ad asportare lo sporco dalla superficie cutanea.
Il potere bagnante di un liquido nei confronti di un solido è espresso dall’angolo di contatto: se è
minore di 90, il liquido si espande e bagna il solido. ( es. Hg che ha una tensione superficiale
molto elevata e non bagna le superficie solide. )
Angolo di contatto: l’angolo formato da una gocciolina di soluzione sulla superficie solida.

Dato che il tensioattivo è in grado di abbassare la tensione superficiale nella fase liquida riduce
l’angolo di contatto e quindi facilita la bagnatura della superficie solida da parte dell’acqua e
questo è uno dei motivi per cui l’acqua con un tensioattivo lava meglio dell’acqua da sola.

L’angolo di contatto dipende essenzialmente dalla tensione superficiale della fase liquida.
Se si riesce ad abbassare la tensione superficiale della fase liquida, si riduce l’angolo di contatto.

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Pagina 49

- Catene medie e insature—> schiuma densa e consistente


- IMBIBENTE
Dipende dalla tensioattività del detersivo—>penetrazione della soluzione lavante nello strato idro-
lipidico della pelle.
MAGGIORE POTERE IMBIBENTE dato da acidi grassi insaturi (oleico, linoleico) presenti nei
saponi

- DEFLOCCULANTE
Quando lo sporco viene asportato dalle superfici di contatto, passa nella soluzione lavante ed in
essa deve rimanere sospeso ( mantiene lo sporso in sospensione ) o disperso per evitare che si
ridepositi sulla pelle.
POTERE FAVORITO da sequestranti del calcio e del magnesio (EDTA) che ostacolano la
formazione di flocculi insolubili e da catene alifatiche brevi (C7:C12) dei tensioattivi.

- DISPERDENTE
Verso i corpi grassi da detergere—>solubilizzazione all’interno di micelle
MAGGIORE POTERE DISPERDENTE dato da catene grasse sature e lunghe (acido
stearico).

20 Ottobre 2016

Classificati dal punto di vista chimico in base al tipo di carica


Anionici
che sono alla base dei detergenti troviamo diverse categorie di prodotti
- Saponi più antichi di origine naturale di origine sintetica
- Alchilsolfati (Sodium Lauryl Sulfate)
- Alchileteresolfati (Sodium Laureth Sulfate)
Nel campo della detersione i tensioattivi più efficaci sono quelli anionici.
Si fissano allo sporco carico positivamente e sono respinti dal substrato cutaneo o capillare
carico negativamente.
Anfoteri
- Alchil betaine
Più attenuata è l’azione di detergenti anfoteri e non ionici sono meno aggressivi e trovano
impieghi sopratutto come emulsionanti, quindi nella formulazione di prodotti cosmetici come le
crema.
Non ionici
- Polisorbato 20, Span 20
Cationici
I tensioattivi cationici non sono adatti ad un’azione detergente (respinti dallo sporco!) avendo
carica positiva sono respinti dal materiale estraneo che dobbiamo eliminare. Sono utili come
condizionante dopo il lavaggio, perché richiamati dalla pelle o dai capelli carichi negativamente
(dopo-shampoo).

L’efficacia detergente di un tensioattivo è legato al trasferimento di carica.

Il primo tensioattivo che è stato utilizzato è il Sapone. Esso deriva dal processo di
saponificazione.
SAPONE – sale alcalino di acidi grassi.
- +
R-COO Na
Na+ o K+ etc.

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Pagina 53

III. Anfoteri
Lecitina e lecitina idrogenata che è il derivato di origine naturale

IV. Non ionici etossilati


- Alcoli grassi etossilati
- Acidi grassi etossilati
- Monogliceridi etossilati
etossilato: è attaccata una catena di PEG poli etilen glicole
V. Non ionici non etossilati
- Esteri del poliglicerolo
- Eteri del glucosio
- Esteri del saccarosio
Sono quelli più recenti.

- SOLUBILIZZANTI
terzo impiego tensioattivi
Alcuni tensioattivi si comportano come solubilizzanti, trovano impiego come solubilizzanti.
Per esempio se dobbiamo preparare un tonico , che prevalentemente è una soluzione acquosa, e
vogliamo aggiungere profumo. Il profumo non è solubile in acqua, quindi aggiungiamo una
piccola percentuale di solubilizzante come potrebbe essere una piccola percentuale di
tensioattivo che grazie al potere micellizzante è in grado di incorporare componenti liposolubili in
piccola quantità.

Tensioattivi ad alto HLB (15-18) che, grazie alla formazione di micelle permettono di incorporare
componenti liposolubili in piccole quantità in un sistema acquoso con formazione di un sistema
colloidale.
Hanno un ruolo più tecnico.

-Polisorbati (Polysorbate 20, Polysorbate 80)


-Copolimeri a blocchi (Poloxamer 407)

Ciclodestrine
utilizzate sempre come solubilizzanti

Oligosaccaridi ciclici contenenti 6 (α) 7 (β) oppure 8 (γ) unità di D(+) glucopiranosio derivanti
dall︎’amido con cavità centrale a grandezza variabile a seconda de tipo con interno idrofobico ed
esterno idrofilo.
Si chiamano così anche per differenziarle dalle
maltodestrine che invece sono lineari.

Per delle ragioni di stabilità della molecola


possono essere composte da un numero di
unità di glucosio da 6,7 o 8.
Sotto alle 6 molecole di glucosio abbiamo
troppa tensione nell’anello e si apre, la stessa
cosa succede se il numero di molecole è
superiore a 8.
Per cui esistono solamente ciclodestrine a 6 atomi di C, detta ∂-CICLODESTRINA, a 7 atomi di C,
detta ß-CICLODESTRINA e a 8 atomi di C è detta Gamma-CICLODESTRINA.

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Pagina 54

Questa molecola ciclica forma una sorta di contenitore cavo come schematizzato che può
ospitare una molecola al suo interno. La prerogativa è che questo contenitore presenti tutti gli
atomi apolari interni e tutti quei gruppi polari esterni.
Cioè è una specie di tronco di cono cavo con caratteristiche apolari all’interno della cavità e
caratteristiche polari all’esterno. Perciò questa cavità può ospitare una molecola, per esempio il
toluene, ed essendo essa apolare può ospitare molecola apolari che quindi sono insolubili in
acqua e quindi le applicazioni sono varie.

Applicazioni
Aumentano solubilizzazione della molecola guest in acqua
- Evita l’︎uso di solventi organici
- Cambiamenti di viscosità
Protezione della molecola guest
Reazioni di decomposizione, ossidazione o con altri componenti
Eliminazione
Odori e sapori sgradevoli.
Se riusciamo a sottrare la sostanza di cattivo odore facendo in modo che entri nella ciclodestrina non
solleticherà più il nostro olfatto.
Aumento della maneggevolezza
Di liquidi o sostanze oleose trasformandole in polvere perchè se dobbiamo aggiungere per
esempio un olio essenziale a dei sali da bagno non è molto facile con il rischio di non avere
omogeneità. Se incorporiamo l’olio nella ciclodestrina lo trasformiamo in un solido e quindi la
miscela solido-solido è più facile da maneggiare.

Esempio
Inci: deodorante Infasil
Butane, isobutane, propane, cyclopentasiloxane, aluminium chlorohydrate, cyclodestrin, dimethicone, perfum,
disteardimonium hectoride, aqua, triethyl citrate, butylphenyl methylpropional, hexyl cinnamal, linalool, benzyl
salicylate, alpha-isomethyl ionone, limonene, citronellol, geraniol, citral, amyl cinnamal, isoeugenol.

Ruolo della ciclodestrina è quello di catturare sostanze di cattivo odore.

- MODIFICATORI REOLOGICI
Sostanze che, aggiunte in proporzione limitata ad una sostanza o a una miscela di sostanze ne
modificano il comportamento reologico cioè la consistenza.
Esempio: Gel per capelli
In realtà è formato da una soluzione di solito alcolica così evapora più rapidamente più un
modificatore reologico o agente gelificante, i due termini sono intercambiabili.
Il modificatore reologico, una volta disperso nel solvente, tende a formare un reticolo
tridimensionale in grado di strutturarlo. Danno quindi più stabilità al sistema.

Usi:
-Gelificare sistemi acquosi o oleosi o lipogel
-Viscosizzare soluzioni o sospensioni,
se vogliamo soluzione molto fluida e la vogliamo più consistente
aggiungeremo un modificatore reologico
-Aumentare la consistenza di dispersioni ed emulsioni
-Stabilizzare emulsioni
in quanto si oppone alla separazione
-Favorire la dispersione di sostanze insolubili
Per effetto della viscosità diminuisce la tendenza alla separazione
di sostanze insolubili
Ci sono molte popolazioni cosmetiche che contengono sostanze insolubili in modo particolare i
pigmenti. Per es. smalti per unghie,prodotti per il make up contengono pigmenti insolubili ed è
importante che essi rimangano in dispersione.

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Pagina 55

Un altro tipo di formulazione dove non si sospetta la loro presenza sono i tensioliti come shampoo
che in genere è viscoso perchè ci sono modificatori reologici. Lo stesso discorso vale per i saponi
fluidi che sono infatti abbastanza consistenti e non è una caratteristica legata alla funzione
detergente ma è indotta dai modificatori reologici.

palline: acqua
righe: catene dei polimeri(molti modificatori reologici sono polimeri)

Classificazione
in funzione dell’origine
Origine:
- naturali: ottenuti da piante e microrganismi
- naturali modificati: derivati sintetici dei naturali
- sintetici: sintetizzati a partire da derivati del petrolio
- inorganici: sostanze minerali e loro derivati modificati

in funzione dell’applicazione
Applicazione:
- per sistemi idrofili
(per gel, sospensioni, emulsioni O/A)
- per sistemi lipofili
(per lipogel, oleoliti, emulsioni A/O-A/S)
- per tensioliti
Non posso utilizzare un modificatore reologico adatto ad i sistemi idrofili anche per i sistemi
lipofili.

Utilizziamo la classificazione per origine:

- Modificatori reologici naturali


Da piante o microrganismi.
Polimeri di natura polisaccaridica ottenuti da piante e microrganismi. I monosaccaridi che li
costituiscono sono i più svariati.
Monosaccaride Polimeri
Cellulosa e derivati, Xanthan
D-glucosio
Gum
Gomma guar, gomma carruba,
D-mannosio
Xanthan Gum
Carragenine, gomma guar,
D-galattosio
gomma carrauba
3,6-anidro-galattosio Carragenine

Acido D-glucuronico Xanthan gum

Acido D-mannuronico Alginati


Acido D-galatturonico Gomma karaya

Alcuni possono presentare problemi di riproducibilità in quanto essendo prodotti naturali non
sempre hanno le stesse caratteristiche e di contaminazione microbiologica e/o ambientale. Alcuni
per esempio se importati da paesi diversi possono avere contaminanti e diverse sostanze.

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Pagina 56

Polimeri naturali

Essudati vegetali 2. Altea e Malva


ottenuti per incisione del tronco del vegetale e ciò 3. Calendola
che si forma è la gomma stessa. 4. Piantaggine
1. Gomma arabica
2. Gomma Karaja Di provenienza marina (alghe rosse e brune)
3. Gomma adragante 1. Agar Agar
2. Alginati
Estratte da semi 3. Carragenine
1. Gomma Guar e sono molto frequenti
2. Gomma Carruba
3. Pectine Origine animale
sono contenuti nei frutti 1. Caseina
4. Amido e i suoi derivati 2. Gelatina
amido di cerolato primo gel che si studia come che non hanno utilizzo oggi.
formulazione tradizionale. Una volta si usava la gelatina di origine animale,
ma dopo la mucca pazza di è cercato di evitarne
Estratti da foglie e fiori l’utilizzo. 

1. Aloe

Esempi di Modificatori Naturali


Gomma guar
Ottenuta per macinazione dell’endosperma dei semi di Cyamopsis Tetragonolobus.
Galattomannano neutro di elevato peso molecolare
Ha il vantaggio di dare dispersioni translucide, stabili in un ampio intervallo di pH e resistenti agli
elettroliti.

Alginati
Ottenuti dalle alghe brune in particolare Macrocystis Pyrifera.
Miscela di acido alginico e suoi sali. L’acido alginico è formato da segmenti di acido mannuronico
e guluronico. Il comportamento reologico dipende dal catione presente, dal peso molecolare e
dal rapporto M:G.
L’aggiunta di ioni Calcio determina la formazione di gel rigidi.

Carragenine
Polisaccaridi lineari ricavati dalle alghe rosse in particolare Chondrus crispus.
Stabili tra pH 3.5 e 9; a pH inferiori idrolizzano.
Utilizzate sia in emulsioni sia come viscosizzanti di sistemi tensioattivi.

Gomma Xanthan
Polisaccaride prodotto per fermentazione da colture di Xanthomonas campestris.
Compatibile con solventi polari fino al 50% con sostanze anioniche e non ioniche, stabile
nell’intervallo di pH 3-12.
È il polimero più utilizzato per stabilizzare emulsioni e come sospendente in miscele tensioattive.

Esempi di Modificatori Naturali Modificati


Cellulosa
Polimero insolubile costituito da unità disaccaridiche di cellobiosio

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Pagina 59

Hydrated silica
Na2OxSiO2 + H2SO4 —> xSiO2 yH2O + Na2SO4 + (1-y) H2O
- Silici precipitate (ambiente basico):
A=40-200 m2/g
Gel di silice (ambiente acido): A=fino a 1000 m2/g

- Silice pirogenica (INCI: Silica) ottenuta dal cloruro di silicio per pirolisi
A=100-400 m2/g
SiCl4+ 2H2 + O2—> SiO2 + 4HCl

Scelta del modificatore reologico


• Idrofilia o lipofilia della fase a cui va aggiunto in quanto fa da discriminante
• pH, abbiamo modificatori lipofili che hanno una compatibilità limitata con il pH perciò se la
formulazione deve avere un certo tipo di pH per altri motivi, ciò deve essere importante per la
scelta del modificatore
• Presenza di altre sostanze eventualmente poco compatibili (es. sali o composti cationici con
Carbomer) possono disturbare il processi di gelificazione
• Aspetti di marketing (prodotto naturale?)—> se vogliamo un prodotto da dichiarare naturale
dovrò utilizzare modificatori naturali appunto
• Aspetti impiantistici

- CONSERVANTI
Sostanze ad attività biocida (uccisione dei microrganismi) o biostatica (inibizione della crescita
dei microrganismi), svolgono lo stesso ruolo anche nel campo farmaceutico.

Come mai parliamo di conservanti e di antimicrobici?


- Conservanti
Costituiscono un sistema di protezione per evitare la libera crescita dei microrganismi nel
prodotto cosmetico. Agiscono sulla conservabilità del prodotto cosmetico stesso.
Di essi necessitiamo perchè se abbiamo acqua può essere una fonte di inquinamento e il
prodotto cosmetico non è necessario che sia sterile perciò può contenere microrganismi che
derivano dalle materie prime ed insieme ad una scarsa igiene produttiva se non ci sono
conservanti il nostro prodotto irrancidirà o comunque sarà inutilizzabile dopo poco tempo.

- Antimicrobici
Contribuiscono all ’attività del prodotto (deodorante o antiforfora) delle vere e proprie sostanze
funzionali.
Ad esempio se un deodorante contiene antimicrobico, in questo caso non serve solo per
proteggere il prodotto dalla crescita microbica ma serve per svolgere questa funzione anche
come deodorante quindi è una vera e propria sostanza funzionale.

- Fonti di inquinamento
A. Scarsa igiene produttiva
B. Materie prime inquinate

Inquinamento microbico
Batteri
I. Organismi procarioti (0.2-10 μm)
II. Membrana cellulare e parete cellulare
III. Gram+ e Gram- (patogeni)

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Pagina 66

Al di sotto dei 400 nanometri, quindi la reazione degli UV, sarà di interesse cosmetico per quanto
riguarda i solari.

Quando una sostanza è colorata?


Il colore apparentedi un oggetto dipende dalla radiazione che l’oggetto stesso riflette. Se
l’oggetto riflette tutte le lunghezze d’onda nell’intervallo 400-700 nanometri sarà bianco, se li
assorbe tutte ma non ne rispecchia alcuna sarà nera e negli altri casi il colore apparente è quello
della radiazione che non viene assorbita ma viene riflessa.

Il colore viene definito da tre parametri che possono anche essere standardizzati ed espressi in
modo univoco:
- Tonalità
- Saturazione
- Luminosità

Ci consentono di identificare in modo preciso un certo tipo di colore.


Le sostanze funzionali colorate come denominazione hanno il numero del Colour Index
International, modo univoco di rappresentare le sostanze colorate raccogliendo le diverse
decodificazioni.
E’ un numero a 4 o a 5 cifre preceduto da CI identifica un determinato colore.

In generale possiamo dividere a seconda del CI il tipo di colorante così:

Intervallo numerico Tipo di colorante


10000-74999 Coloranti organici di sintesi
75000-75999 Coloranti organici naturali
76000-76999 Basi a ossidazione e nitrocoloranti
77000-77999 Pigmenti inorganici

Legislazione
Nell’allegato IV del regolamento cosmetico 1223/2009/CE è riportata una lista detta Lista Positiva,
in quanto indica solamente i tipi di sostanze ammesse per l’uso come coloranti con anche delle
limitazioni:
- Coloranti autorizzati per tutti i prodotti cosmetici
- Coloranti autorizzati per tutti i prodotti cosmetici, eccettuati quelli destinati ad essere applicati
vicino agli occhi e in particolare i prodotti per il trucco e lo strucco degli occhi
- Coloranti autorizzati esclusivamente per i prodotti cosmetici che non sono destinati a venire a
contatto con le mucose
- Coloranti autorizzati esclusivamente per i prodotti cosmetici destinati a venire solo brevemente
a contatto con la pelle

Classificazione
Distinguiamo tra coloranti che sono solubili in qualcosa e si dice che è solubile nel cosmetico
che stiamo preparando, e pigmenti che sono insolubili ed inseriti perciò in forma solida e non si
sciolgono.

I coloranti si distinguono in
- Naturali
- Sintesi
e vedremo alcuni esempi

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Pagina 71

La maggior parte dei condizionanti per capelli sono caricati positivamente.

Condizionanti cationici
Non polimerici
Quaternium-22 (compatibile con TA anionici)
Quaternium-27 e 87 (balsami, mousse, coloranti) - Quaternium-52 (balsami)
Quaternium-80 (shampoo e balsami)

Polimerici
Polyquaternium-10 (shampoo e shower gel)
Polyquaternium-24 (coloranti detergenti)
In genere tutti i condizionanti contengono polimeri o non polimeri ma comunque caricati
positivamente.

Esistono anche condizionanti non cationici.


Condizionanti non cationici
- Glicerina
- Pantenolo
- Siliconi
- FILMOGENI E FISSATIVI
Sostanze di natura polimerica capaci di formare, dopo evaporazione del solvente, un film sulla superficie
su cui sono stati applicati.
Solitamente parliamo di filmogeni quando parliamo di prodotti per il make-up, mentre di fissativi
per quanto riguarda prodotti per la cura dei capelli.

Filmogeni Fissativi
Skin-care, make-up Hair-care


Filmogeni
- Prodotti solari
Derivati idrofobici del PVP
In modo da rendere l’azione protettiva dei solari più prolungati nel tempo quindi se c’è un danno
sulla superficie cutanea, il prodotto non viene lavato via.
- Fondotinta e rossetti (long-lasting e no-transfer)
Derivati siliconici
In questi prodotti decorativi con scopo di lunga durata in quanto la sostanza è inglobata in questo
film polimerico in modo tale che con il contatto con sostanze non venga trasferito.
- Mascara Polimeri idrofili (PVA, PVP)
In modo da poter fissare sulle ciglia con l’uso di polimeri idrofili solubili o non a seconda che il
mascara sia o meno waterproof, in modo da formare un film che ingloba le piccole particelle di
nero fumo e mantenerle sulle ciglia.
- Lucidalabbra
- Smalti
Viene utilizzata tipicamente la Nitrocellulosa, cioè un filmogeno insolubile in acqua. Unico caso in
cui è obbligatorio utilizzare come filmogeno una sostanza insolubile in acqua.

Fissativi
- Mousse/schiume
Polimeri cationici idrosolubili (Polyquaternium-4, -16, -46) che svolgono sia funzione
condizionante che fissativa.
- Gel
A. Polimeri idrosolubili
B. Derivati del vinil pirrolidone
1. Omopolimeri (PVP K90, PVP K30)

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Pagina 74

Quindi se non riusciamo ad ottenere uno shampoo o un prodotto trasparente utilizziamo un


opacizzante od un perlante. Se le scagliette insolubili sono disordinate danno il prodotto opaco
perchè la riflessione dei raggi da parte delle scagliette lo rende opaco, mentre se si posizionano
in modo ordinato danno origine a un aspetto perlaceo.
Quindi dipende molto dalle caratteristiche globali del prodotto.

Opacizzanti e perlanti
Esteri di acidi grassi
Esteri glicolici
Puri o miscela con tensioattivi
Esempio:
Glicolil Distearato , che è l’estere dell’acido stearico si comporta come opacizzante.

Polimeri stirenici
Sospensioni acquose fluide (lattici)
Diametro particelle inferiore a 1 μm
Opacizzanti ma non perlanti

Varie
Perle (coloranti)

- SOLVENTI
Nei prodotti cosmetici il solvente più utilizzato è certamente l’ Acqua.
Ma possiamo avere anche prodotti cosmetici che contengono: Etanolo.
Si tratta soluzioni idroalcoliche, ma quale etanolo si usa?

Nel settore farmaceutico viene utilizzato l’etanolo al 99,5% oppure l’alcol etilico al 95%. Nel
settore cosmetico vengono utilizzati alcol denaturati a seconda del tipo di funzione e
dell’applicazione dell’alcol usiamo denaturanti diversi.

- Etanolo e alcol (Alcohol e Alcohol Denat)


- Licenza UTF
- Alcol denaturato (per ettolitro di etanolo)
A: Denatorium benzoato 0.8 g + alcol ter-butilico 78.8 g (profumeria alcolica)
B: Dietil ftalato 500 g + alcol ter-butilico 78.8 g (profumeria alcolica)
C: Alcol isopropilico 5000 g + + alcol ter-butilico 78.8 g (lacche e prodotti per capelli)
D: Muschio naturale o sintetico 39.5 g + + alcol ter-butilico 78.8 g (deodoranti e altri prodotti per la
pelle)
E: Timolo 5000 g (prodotti per l’igiene dei denti e della bocca)

- PROPELLENTI
Anch’essi sono importanti nel campo cosmetico, in quanto sono utilizzati nei prodotti pressurizzati.
I propellenti sono usati anche nelle schiume anche se in quantità minori rispetto ad uno spray.
Gas liquefatti
Pressione costante nel contenitore, infiammabili, bassa tossicità, stabilità chimica e basso costo
- Idrocarburi (propano, butano, isobutano, isopentano) che sono infiammabili
- Dimetil etere
- Idrofluorocarburi dato che i CFC (cloro fluoro alcani) non possono essere usati

Gas compressi (CO2, N2)


Pressione inversamente proporzionale al volume occupato, bassa infiammabilità, costo ridotto,
impatto ambientale minimo. Sono molto utilizzati in quanto la performance, le goccioline che si
liberano dall’aereosol non è così importante e sentita come nel settore farmaceutico.

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Pagina 76

Applicazioni
- Protezione quindi nelle formulazioni protettive :
Sostanze idrofobe, formano film protettivi sulla pelle (Dimeticone)
- Detersione:
Modificando il tipo e la natura dei sostituenti posso renderli più idrofili: es. dimeticone copolioli
formano schiuma densa e stabile.
- Additivi Reologici:
es C30-45 Alchil Meticone per aumentare la viscosità della fase esterna in emulsioni A/O o A/
siliconi
- Sono alla base dei cosmetici decorativi NO-TRANSFER
Ciclometiconi nei rossetti: servono a disperdere cere e pigmenti (al posto di oli non volatili). Dopo
evaporazione: film di cere e pigmenti.
- Nei prodotti per la cura dei capelli (HAIR CARE)
• Balsamo (dimeticone copolioli)
• Riduzione dell︎irritazione oculare
• Amodimeticone:
1. affinità per il capello (effetto condizionante)
2. accellera il tempo necessario per asciugatura ha una struttura, un film idrofobico che
impedisce l’entrata di acqua nel capello
• Combinazioni complesse di diversi tipi di siliconi
• Lucentezza
• Effetto Seta
• Favoriscono l’︎uniforme distribuzione dei prodotti sul capello

27 ottobre 2016
Processo di Sintesi
I siliconi sono stati introdotti nell’ambito cosmetico a partire dagli anni 50. E che hanno
caratteristiche particolari infatti hanno delle ottime proprietà sensoriali, danno prodotti facilmente
stendibili, etc.
Il processo di sintesi parte dal biossido di silicio, ossia dalla sabbia, che è ridotta a temperature
elevate 1400 °C in presenza di carbone,in questo modo si forma Silicio e Ossido di C.

SiO2 + 2 C —> Si + 2 CO

Il silicio si fa reagire con il cloro metano e danno origine ai primi


composti organici del Si che sono i metilclorosilani in miscela
in cui il prevalente è il dimetildiclorosilano che si forma in
percentuali alte (70-80%), successivamente il trimetilclorosilano,
il triclorometilsilano, il silano, etc. Oltre a piccole percentuali di
policlorosilani.

Il dimetildiclorosilano che è il composto che si forma in


prevalenza, viene successivamente idrolizzato dando origine al
dimetilsilanolo in cui i due atomi di Cl vengono rimpiazzati da
due OH e questo viene condensato per dare origine ai polimeri.
E questo dimetildiclorosilano viene condensato per dare origine ai polimeri.
Si formano dei polimeri lineari a partire dal metilsilanolo
con un N che varia da 20 a 50.

Oppure si possono formare dei derivati


ciclici ossia molecole cicliche in cui lo
scheletro è costituito da un’alternanza
di atomi di Si e di O con i gruppi
metilici legati all’atomo di Si.

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Pagina 77

Nella sintesi di questi prodotti per ottenere derivati lineari è


necessario aggiungere un coordinatore di catena che consente di
terminare la catena e dare origine ai derivati.

L’unità base di tutti i siliconi, derivati organici del Si, è costituita dal
dialchilsilossano, dove R può rappresentare un Metile e quindi avremo
un dimetilsilossano oppure una catena alchilica di varia lunghezza e a seconda di esso avremo
composti di natura diversa con elementi e caratteristiche diverse.

Le differenze che si possono avere sono legate quindi a tre variabilità:


- Gruppo R
- Grado di polimerizzazione
Quindi da n, quante volte questa unità è ripetuta
- Grado di reticolazione
Ossia dalla presenza di legami crociati tra le varie catene polimeriche.

In modo particolare possiamo vedere le differenze di base tra composti organici e siliconici.

Legame Si-O C-C


Lunghezza (A) 1.63 1.54

Angolo (°) 105-180 112 Elevata flessibilità della catena


Energia Rotazionale
0.2 3.6
(Kcal/mole)
Energia di Legami stabili Si-O-Si
106 83
legame(Kcal/mole)
50
Carattere ionico % -
(molto polarizzato)

Si possono evidenziare tra i legami C-O e C-C. In un derivato organico, un alcano per esempio,
abbiamo catena di C-C con diversi sostituenti.
Nel silicone lo scheletro è formato da un’alternanza di atomi di Si e di O, e sul Si sono presenti i
sostituenti. Quindi il confronto che facciamo su queste due categorie di composti, cioè i composti
organici C-C e i siliconi con Si-O sono legati alle differenze tra il legame C-C e il legame Si-O
poichè questi rappresentano i legami prevalenti nella catena polimerica.

Le differenze sono piuttosto evidenti e portano a una maggiore flessibilità della catena nei siliconi
e ad una maggiore stabilità del legame Si-O.
L’elevata flessibilità è dimostrata dalla lunghezza del legame, che è maggiore per Si-O rispetto a
C-C, per l’angono di legame che nel caso del C-C è fisso e impone una certa rigidità alla
molecola, mentre nel caso Si-O è variabile quindi è un legame molto più flessibile e dunque la
stessa catena siliconica è molto più flessibile rispetto a una alchilica.
L’energia rotazionale (energia che dev’essere superata perchè ci sia movimento degli atomi) è
molto più bassa nel caso dei siliconi.
Tutto ciò dimostra che la catene è più flessibile, non solo: i siliconi sono caratterizzati anche da
essere molto stabili al calore ma anche in generale, nei confronti di tutto.
Questo è dimostrato dall’energia di legame che è molto più alta nei siliconi che nei composti
organici. Oltretutto il legame silicio-ossigeno è molto polarizzato mentre C-C no.

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Pagina 78

Nell’ambito dei prodotti organici contenenti silicio ossia dei siliconi possiamo identificare diverse
unità funzonali che sono indicate da una lettera.

Le unità D sono delle unità di dimetilsilossino.

Abbiamo poi le unità M che sono i terminatori di catena, nel


caso di catene lineari; in queste unità M è il silicio è legato ad
un atomo di Ossigeno e a tre gruppi metilici: quindi sono i
gruppi trimetilsilossanici che sono quelli terminali.

abbiamo poi altre due unità meno frequenti: unità Q nella


quale non esiste il legame silicio-carbonio diretto ma il silicio è
unito a 4 atomi di ossigeno.
Infine c’è l’unità T nelle quali il silicio è unito a tre atomi di O e a un metile e queste subunità T
sono tipiche delle resine siliconiche, quelle che vengono utilizzate anche in altri campi.

Caratteristiche Molecolari:
- Struttura molto flessibile
- Basse interazioni molecolari
- Hanno la capacità di orientarsi veros il sunstrato
E questo fa sì che i siliconi abbiano la sostantività, cioè capacità di legarsi al substrato anche
dopo l’applicazione

Altre caratteristiche che li rendono delle materie prime vantaggiose nel settore cosmetico sono le
Proprietà chimico-fisiche:
- Bassa tensione superficiale, quindi sono facilmente spandibili dando origine a prodotti meglio
applicabili,
- Permeabili ai gas e quindi sono non occlusivi e traspiranti,
- Son un esempio di prodotti termostabili (sono per eccellenza i prodotti termostabili)
- Sono stabili chimicamente
- Liquidi a temperatura ambiente anche a PM molto elevati.

Ci sono siliconi che sono anche:


- Volatili: Ciclosiliconi, silossani lineari a basso peso molecolare come il metil trimeticone
- Fluidi: Silossani lineari a medio peso molecolare
- Cere: alchilsilossani derivati in cui la catena laterale è più lunga.
- Gomme: Silossani lineari ad alto peso molecolare
- Dimeticoni copolioli: Silossani polieteri lineari e ramificati
- Resine: Silossani a struttura tridimensionale
- Elastomeri: Silossani reticolati

Ciclometiconi o Ciclosilossani

Sono composti ciclici.


Qui ci sono i nomi di alcuni derivati (ciclopentasilossano,
cicloesasilossano ecc) sono prodotti tutti dotati di notevole volatilità,
che dunque non lasciano residuo sulla pelle o sui capelli.
Oltretutto hanno basso valore di vaporizzazione: evaporando cioè
sottraggono poco valore; danno la sensazione quindi di un prodotto evanescente senza però
dare sensazione di freddo tipica delle sostanze volatili (Es. alcol, che dà sensazione di freddo)

Hanno un buon potere solvente, migliore di quello dei siliconi lineari, sono stabilit e compatibili.
Una caratteristica dei siliconi è quella di essere liquidi anche a PM molto elevato, cioè sono
sostanze molto fluide che quindi tendono a ridurre la viscosità dei fluidi ai quali sono addizionati
dando vita a prodotti spalmabili.

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Pagina 79

Dal punto di vista della texture danno il silky feeling e son alla base dei prodotto no transfer, cioè
quei cosmetici che una volta applicati sulla superficie cutanea formano un film che non viene
trasferito per contatto.
In tutti i prodotti no transfer abbiamo bisogno di un componente
volatile e i siliconi a basso PM ciclici o lineari sono molto utilizzati in
quanto molto volatili.

Dimeticoni o Polidimetil Silossani (PDMS)

Essi sono lineari e si differenziano dai precedenti perchè non sono più ciclici.
La parte organica della molecola è sempre la stessa ( il Si presenta questi sostituenti dimetilici
sulla molecola) ma sono lineari, e trovano impiego come idrorepellenti,antischiuma e
condizionanti.
In questo caso possiamo avere prodotti volatili o non volatili a seconda del PM: basso PM sono
volatili, quindi utilizzati come i ciclosiliconi, vengono utilizzati per rendere i prodotti più facilmente
spalmabili. Con un PM un poco più alto vengono invece impiegati come antischiuma (ad es.
quando si prepara la crema evitano la formazione della crema), poi nelle creme barriera protettive
o anche per dare idrorepellenza al prodotto.
La struttura è lineare in cui abbiamo atomi di silicio che portano due metili alternati ad atomi di
ossigeno, quindi una struttura molto semplie.

Cere Siliconiche o Alchilmetilsilossani


Ha una struttura del tutto simile ai metilsilossani visti prima, sono
dei polimeri lineari nei quali però ci sono accanto alle catene
laterali metiliche tipiche dei polimetilsilossani, anche catene lineri
lunghe con un numero di atomi di C maggiore (nell’esempio c’è una catena a 16 C legata al silicio
alternata a gruppi metilici; qunidi non necessariamente devono essere tutte catene lunghe)
Aumentando la porzione carboniosa che è lipofila diventano più idrorepellenti rispetto ad i
precedenti cioè sono sostanze che vengono chiamate Cere Siliconiche.
Ciò per ricordare che hanno delle proprietà simili a quelle delle cere, cere d’api ad es., con la
differenza che hanno una migliore texture rispetto alla cera cioè miglior stendibilità e miglior
peeeling.
Vengono utiizzate nelle emulsioni acqua in olio come viscosizzanti e filmogeni e nei cosmetici
decorativi danno brillantezza.

Queste cere siliconiche: l’aggiunta di una catena lunga come una C16 nello stearildimeticone
aumenta l’occlusività del prodotto poichè questa catena alchilica è non permeabile ai gas cioè
occlusiva, tutto ciò aumenta anche la sostantività rendendo il prodotto più aderente al substrato, il
suo effetto è più permanente.
A proposito dell’occlusività, nel grafico è riportata la permeabilità al vapor d’acqua di alcuni
prodotti.

All’estrema destra c’è la vaselina (petrolato)


che è una sostanza poco permeabilità al
vapor acqueo, è una sostanza molto lipofila
che forma un film impermeabile.

All’altra estremitàc’è un silicone ciclico che


oltre ad essere molto volatile è anche molto
permeabile.

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Pagina 80

Resine Siliconiche

Polisilossani ricchi di unità T e Q.


Si presentano come polveri che formano film resistenti all’acqua: filmogeni resistenti all’acqua.
Importanti perchè consentono di avere ad es. prodotti long-lasting (mascara, creme barriera)..

Esistono anche dei derivati fenilici, fenilderivati che hanno come costituente uno o due gruppi
fenilici che hanno la caratteristica di dare maggior lucentezza al make up aumentando l’indice di
rifrazione, quindi è un effetto fisico, poi migliorano anche la compatibilità della sostanze
organiche.

Elastomeri
Anch’essi contengono unità T e Q.
Sono sopratutto dei texturizzanti sotto forma di polveri
Sono presenti legami trasversali cioè sono polimeri reticolati. La reticolazione può essere di varia
natura (fatta come una catena organica come il polietilene quindi carboniosa oppure una
reticolazione siliconica con altre catene siliconiche).

Possono presentare o meno sostituenti


alchilici in superficie, ma in ogni caso sono
prodotti che danno texture eccellente e
particolarmente gradevole.

Altre funzioni degli elastomeri:


- sono utilizzati come modificatori reologici
Ad esempio come i Crosspolimeri siliconici pre-dispersi in siliconi cioè i polimeri reticolati
Es. dimethicone crosspolymer, dimethycone/vinyl dimethicone crosspolymer

- In alcuni casi come emulsionanti.


Derivati con PEG di crosspolimeri siliconici
Es. PEG-12 dimethicone crosspolymer, PEG-10 dimethicone
Per poter essere utilizzati come emulsionanti ci vuole una porzione idrofila data da molecole di
PEG.
Quindi gli emulsionanti derivati da polimeri siliconici reticolati contengono il PEG che rappresenta
la porzione idrofila della formulazione stessa.

Esempio di due formulazioni.


Una è una crema solare, l’altra è un rossetto, entrambi contengono derivati siliconici. Sono
sottlineati. Nella crema solare c’è una cera siliconica, oltre al ciclopentasilossano che è un
silicone ciclico utilizzato come solvente poichè volatile, mentre la cera siliconica conferisce
idroresistenza e idrorepellente. Nel rossetto ci sono siliconi volatili (ciclometicone e il
ciclopentasilossano) utilizzati come solventi e disperdenti per i pigmenti. Oltre che un elastomero.

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Formula 1. Sun cream Formula 2. Lipsticks


A. A.
Ethylhexyl methoxycinnamate Ozokerite wax
Glyceryl stearate Euphorbia cerifera (candelilla) wax
Caprylic/capric triglyceride Octyldodecanol
Parabens C30-45 alkyl methicone
Stearyl dimethicone Cyclomethicone (and) trimethylsiloxysilicate
B. Cyclopentasiloxane (and) polypropylsilsesquioxane
Potassium cetyl phosphate Petrolatum
C. Propylene glycol Lanolin oil
Potassium hydroxide, 10% Persea gratissima (avocado) oil
Water Oleyl alcohol
D. Cyclopentasiloxane (and) polypropylsilsesquioxane B. Pigment blend : Titanium dioxide Cyclopentasiloxane
Procedure: Combine C and heat to 75oC. Combine A Red iron oxide W3801
and heat to 85oC. Add B to A. Add C to AB under strong Procedure: Combine A and heat to 80oC. Separately mix
agitation and continue mixing until mixture cools to B and heat to 80oC. Add B to A. Mold the lipsticks and
45oC. Add D to ABC with strong agitation. refrigerate for one hour.


C. Formulazioni di Uso Cosmetico


Classificazione
Abbiamo tanti criteri di classificazione possibili. Una possibilità classificazione può essere fatto in
base alla:
I. Viscosità
-  Poco viscose, fluidi scorrevoli (1-3000 cPs: VISCOSITà) (soluzioni) caratterizzati da valori di
viscosità nell’intervallo che va da 1 a 3.000 cPs. E’ un intervallo molto indicativo, diciamo
che tutto quello che scorre poco può essere classificato nell’ambito della formulazione
poco viscosa.
- Mediamente viscose, semifluidi ancora scorrevoli (3000-6000 cPs) (linimenti, emulsioni fluide)
-  Viscose, consistenti (> 6000 cPs) (gel, creme)
Da questa classificazione verrebbero però tagliati fuori tutti i prodotti cosmetici solidi.
-  Solidi (> 500000 cPs) sono parecchi nell’ambito della cosmesi decorativa; A rigore non ha
senso parlare di viscosità di un solido. Convenzionalmente ai solidi viene attribuita una
viscosità superiore a 500000, ma è un valore indicativo,convenzionale perchè non ha
senso parlare di viscosità per un solido.

II. Rapporto idrofilia/lipofilia


I. Prodotti a base acquosa quindi tutte le soluzioni idroalcoliche
II. Prodotti contenenti sia corpi idrofili sia lipofili che sono la maggior parte infatti tutte le creme e
i sistemi bifasici ricadono in questa categoria
III. Prodotti a base lipidica quindi soluzioni o dispersioni in oli o lipidi


III. Numero di fasi


1. Formulazioni Monofasiche
Sono le soluzioni.
SOLUZIONE: Sistema monofasico costituito dalla miscela omogenea di due o più sostanze a
livello molecolare o ionico. Il materiale presente in minore quantità è detto soluto, quello in
maggiore quantità è il solvente.

2. Formulazioni Bifasiche o Polifasiche


Sono le dispersioni.
DISPERSIONE: Sistema bifasico costituito dalla miscela di due sostanze non miscibili. In questi
sistemi, il componente presente in forma suddivisa o discontinua ed il mezzo continuo in cui la
sostanza è distribuita, vengono rispettivamente chiamati fase dispersa e fase disperdente.

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Pagina 84

Questo è un esempio di tonico Pianta Azione


completamente analcolico, infatti non
contiene alcol ma solo acqua. Rinfrescante e
ACHILLEA Fiori
La base acquosa può essere : disarrossante
- Acqua distillata ARANCIO Fiori
Rinfrescante e
- Acqua aromatizzata composto da oli disarrossante
essenziali di diverse piante : CAMOMILLA Fiori Lenitiva e disarrosante
Se vogliamo preparare un tonico per
esempio per la pelle arrossata ed irritata FIORDALISO Fiori Rinfrescane e distensiva
useremo una base acquosa data da Schiarente e
un’acqua aromatizzata con Arancio oppure HAMAMELIS Foglie
disarrossante
con Meliloto che hanno appunto queste
proprietà e questo tipo di azione. LAVANDA Fiori Rinfrescante e purificante
Rinfrescante e
MELILOTO Fiori
Altri componenti che possono essere disarrossante
presenti in un tonico sono:
MELISSA Foglie Rinfrescante e lenitiva
- Umettanti
Sostanze igroscopiche che trattengono ROSE Petali Astringente e schiarente
l’umidità sulla superficie cutanea ed esempi
sono Polialcoli (glicerina, sorbitolo, glicole TIGLIO Fiori Sedativa e lenitiva
propilenico) che hanno una concentrazione
bassa , del 1-5%, con azione umettante, ammorbidente, co-solvente, conservante.

- Sostanze acidificanti e sostanze tampone come per esempio


Acido citrico e acido lattico
Lattato di sodio, urea, allantoina, cloruro di sodio, amminoacidi

che sono peraltro componenti del fattore di idratazione naturale. Dato che il tonico non viene
risciacquato quindi non si allontana dalla superficie cutanea, possiamo approfittarne per
ricostituire a livello cutaneo o ridare alla pelle quei componenti che contribuiscono al
mantenimento della pelle.
- Sostanze funzionali
Sottoforma di
- Estratti vegetali
- Urea, allantoina, sali di alluminio (azione astringente in casi di pelle grassa), idrolizzati proteici

- Alcol
In generale possiamo avere tre tipo
Tipo Quantità etanolo Tipi di pelle di soluzioni a livello di tonici come in
tabella.
Analcoliche Assente Delicata e sensibile

Ipoalcoliche 2-10% Normale o secca Una piccola quantià di alcol può


essere utile in quanto evaporando
Iperalcoliche 10-40% Grassa dà una sensazione di freschezza.

Soluzioni idroalcoliche
Quota alcolica da un minimo del 10% ad un massimo del 90%
A seconda della percentuale di composizione profumata:
- acqua di colonia classica o di lavanda 3-5%
- acqua di colonia fantasia 4-6%
- acqua di toeletta 6-8%
- acqua di profumo 8-10%
- profumo di toeletta 10-12%
- profumo concentrato 12-15%

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Comprende i componenti profumati che possono essere di origine naturale o ricostituiti in


laboratorio, quindi sintetici ma in percentuale massima al 10%.

Un altro esempio di soluzione generalmente idroalcolica è il dopobarba. Esso infatti contiene


acqua conservata in cui si disciolgono le sostanze funzionali o comunque le singole materie
prime. Ed infine viene aggiunta la soluzione alcolica e dopo agitazione si ottiene una soluzione
omogenea.

Un altro esempio è la lozione dopobarba che ha un contenuto alcolico più alto circa vicino al 40%
anche per avere funzione disinfettante in caso di abrasioni o tagli dovuti alla rasatura.

Soluzioni silico-alcoliche
L’acqua può essere sostituita con ciclosiliconi, miscibili con etanolo. Essi sono siliconi volatili con
un PM limitato e che evaporano dalla superficie cutanea molto velocemente.
Nei deodoranti liquidi -> contengono ~ 75% etanolo e 25% ciclosiliconi

Nei cosiddetti “oli secchi” l’alcol è presente in dose minore e una notevole quantità di ciclosiliconi.
Esempio di Olio secco silico-alcolico, da utilizzare sui capelli:
Cyclopentasiloxane (Mirasil CM5) 70,0
Alcohol denat. 20,0
Buxus Chinensis (Cera liquida Jojoba) 8,5
Menthol 0,5
Eucaliptol 1,0

In pratica questo prodotto è una dispersione con una piccola percentuale di Olio di Jojoba in una
soluzione silico-alcolica. Nel momento in cui il prodotto è applicato sui capelli la componente
volatile ossia il ciclosilicone, evapora molto velocemente, e lascia sulla superficie del capello, uno
straterello sottile di questo olio di Jojoba consentendo l’applicazione e la dispersione della
piccola quantità di olio su tutti i capelli senza appesantirli.
Sono chiamati Oli Secchi proprio per questo, perchè non lasciano la sensazione di untuosità una
volta applicati.

Soluzioni oleose
Sono costituiti da una base oleosa. E per essa è possibile usare uno o più oli, olio minerale o
miscele complesse (o ancora meglio miscele sebosimili composte da idrocarburi, trigliceridi,
esteri non glicerici, alcoli e acidi grassi). Come nell’esempio sottostante.

Possono essere presenti profumi, oli essenziali, estratti liposolubili.


Se nelle soluzioni oleose sono introdotti ciclosiliconi, si devono utilizzare lipidi solubili nei
ciclosiliconi

Esempio:
Squalane 34,5
Cocoglycerides (Myritol 331) 30,0
Coco Caprylate/Caprate (Cetiol LC) 30,0
Camomilla recutita, Caprylic Capric Triglyceride (E.L.Camomilla) 5,0
Parfum 0,5

Queste sono le principali forme costitutive delle soluzioni.

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- EMULSIONI
Tutte le preparazioni quali creme solide o semisolide sono emulsioni. Ed esse vengono definite
come:
Insieme di due componenti non miscibili fra loro in diversa proporzione in un sistema
termodinamicamente instabile.

Questo è molto importante. Mentre le soluzioni sono formulazioni estremamente stabili, poichè
abbiamo la dispersione a livello molecolare di una molecola di soluto in una miscela di solventi; le
emulsioni per loro natura sono termodinamicamente instabili ossia tendono a separarsi.

Le due fasi si suddividono in


- Fase interna o Fase dispersa
- Fase esterna o Fase disperdente
tendono a separarsi perchè l’emulsione per far si che abbia una sufficiente stabilità nel tempo è
necessaria l’aggiunta di un altro componente cioè il tensioattivo che circonda le goccioline di fase
dispersa.

Le emulsioni possono essere classificate anche in base alla viscosità e alla consistenza:
I. Fluide dette anche Latti
II. Cremose dette anche Creme
Ma sono tutte emulsioni, la differenza è data dagli eccipienti cioè le creme che hanno una
maggiore viscosità contengono viscosizzanti cioè sostanze che le rendono più consistenti ma
sono emulsioni come le creme fluide.

Le creme rappresentano l’emblema del prodotto cosmetico.


La prima crema per uso cosmetico elaborata dall’uomo è passata alla storia con il nome di
“ceratum galeni” dal nome del suo inventore, Galeno, medico greco emigrato a Roma nel II
secolo d.C.
Composizione del ceratum galeni :
- 60% di olio d’oliva
- 20% di acqua di rose
- 20% di cera d’api

Galeno sperimentò questa formula senza immaginare che la capacità di tenere insieme, in
emulsione, la fase acquosa (acqua di rose) e la fase oleosa (olio d’oliva) fosse attribuibile agli
acidi grassi contenuti nella cera d’api ed ai fitosteroli presenti nella frazione insaponificabile
dell’olio d’oliva.
Inoltre la cera d’api è solida e dà consistenza al prodotto.

All’inizio del XX secolo, ad Amburgo, un medico di nome Unna osservò che la lanolina (grasso
ottenuto dal vello del montone) incorporava grandi quantità di acqua e che questa capacità era
ancora più evidente nella frazione degli alcool di lanolina (colesterolo, lanosterolo, agnosterolo).
Unna creò una crema bianca che divenne nota nel mondo con il nome di Nivea (=candida).

Antica formulazione della crema Nivea:


- alcool di lanolina
- olio di vaselina
- acqua
- stearato di magnesio
- altri additivi

Ancora oggi la crema Nivea è presente sul mercato in quanto la formula di Unna venne
acquistata nel corso degli anni da diverse industrie farmaceutiche.

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Pagina 87

2 Novembre 2016
Mentre la fase lipidica e quella acquosa sono praticamente identiche sia nel prodotto cosmetico
che in quello farmaceutico, gli emulsionanti cioè quelle sostanze utilizzate per stabilizzare
l’emulsione cambiano.
Come vedremo nel settore cosmetico abbiamo molte più sostanze che non sono ammesse nel
settore farmaceutico che consentono per esempio di preparare emulsioni a freddo, cosa che
normalmente nel prodotto farmaceutico non si può fare.

Possiamo preparare le emulsioni utilizzando i metodi tradizionali con il metodo


- Diretto
- Di inversione di Fase

Metodi di Preparazione Diretto


Consiste nella miscelazione delle due fasi ottenendo così una pre-emulsione. Questa miscela
viene poi agitata con un miscelatore ad alta energia come una turbina, in modo da ottenere una
riduzione delle dimensioni delle goccioline di fase dispersa con una conseguenza di aumento di
stabilità.

Sappiamo che la stabilità fisica dipende in modo considerevole dalle goccioline di fase dispersa
poichè queste tendono a sedimentare seguendo la legge di Stockes per cui se sono piccole
avranno una minore velocità di sedimentazione.
Quindi l’agitazione ad alta energia ha lo scopo da un lato di fornire energia al sistema per formare
l’emulsione stessa, dall’altro quella di ridurre le dimensioni delle goccioline di fase dispersa
aumentando in questo modo la stabilità.

In genere si aggiunge la fase che diventerà la fase interna cioè quella dispersa alla fase esterna
cioè che diventerà fase disperdente. Se abbiamo una emulsione O/A aggiungiamo la fase
acquosa alla fase oleosa, e viceversa se abbiamo un’emulsione A/O.

Metodi di preparazione Inversione di fase


Invece come dice il termine stesso fa avvenire un’inversione di fase durante la preparazione
dell’emulsione stessa.
In alcuni casi si preferisce aggiungere la fase che diventerà fase disperdente alla fase che
diventerà fase dispersa.
Si forma un’emulsione temporanea che è inversa rispetto all’emulsione finale che si forma dopo la
semplice miscelazione (sarà un’emulsione inversa a quella che desideriamo).
Successivamente durante la fase di emulsionamento con il propulsore si ha inversione di fase
definitiva.

In alcuni casi l’utilizzo del metodo di inversione di fase che non è quello di base, porta a sistemi
più stabili. Porta a sistemi più stabili rispetto a quelli che si ottengono con il metodo diretto.

Come si prevede quale emulsione si otterrà?


E’ possibile prevederlo in quanto il tipo di emulsione dipende da diversi fattori di cui:
1. Volume delle fasi
cioè in genere la fase interna è quella meno abbondante mentre la fase esterna è quella più
abbondante anche se sono noti molti esempi in cui questa regola non è rispettata;
2. Viscosità delle fasi
in quanto la fase più viscosa tende ad essere la fase esterna dell’emulsione, mentre la fase
interna è quella meno viscosa.
3. Emulsionanti
E’ il fattore più importante.
Esistono regole empiriche come la regola di Bancroft che dice che la fase nella quale
l’emulsionante è più solubile rappresenta la fase esterna dell’emulsione.
Se abbiamo un emulsionante idrofilo, quindi con carattere più idrofilo che lipofilo, otterremo
un’emulsione O/A in quanto la fase dove l’emulsionante è più solubile è la fase esterna.

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Le emulsioni sono dei sistemi instabili dal punto di vista chimico se contengono fasi grasse
facilmente ossidabili, quindi se contengono oli vegetali come fase lipofila saranno instabili
chimicamente perchè gli acidi grassi insaturi tenderanno ad un’autoossidazione, ma le emulsioni
di per sè sono anche instabili dal punto di vista fisico e ciò è legato alla legge di Stockes, quindi
alla sedimentazione delle goccioline di fase dispersa che hanno densità diversa da quella che è
la densità della fase disperdente.

Infatti la legge di Stockes ci dice che la velocità di sedimentazione di un’emulsione cosi come di
una sospensione (valida per entrambi) dipende dalla differenza di densità tra le due fasi e dalla
dimensione al quadrato delle goccioline di base dispersa.

Quello che può succedere sono diversi fenomeni :


- Creaming
Le goccioline di fase dispersa si raccolgano o verso l’alto o verso il basso a seconda della
densità relativa delle due fasi.
In genere quelle O/A poichè la fase oleosa è meno densa di quella acquosa si raccoglie l’olio
verso l’alto dando un vero e proprio Creaming; il contrario invece succede per le emulsioni A/O in
quanto la fase acquosa essendo più densa tende a sedimentare verso il fondo del recipiente.
In realtà ciò è una situazione ancora reversibile ma è un fenomeno che può facilitare la
flocculazione o la coalescenza.
- Flocculazione e Coalescenza
Le goccioline di fase dispersa sono più vicine e si può rompere quel film interfacciale del
tensioattivo e quindi le goccioline si possono fondere dando origine a goccioline sempre più
grosse che sedimentano a livello della superficie fino a poter portare alla separazione di fase che
è irreversibile.
- Inversione di Fase
E’ un ulteriore sintomo di instabilità della formulazione e consiste nel cambiamento del verso
dell’emulsione.
Se partiamo da un’ emulsione O/A diventa A/O è in genere un sintomo chiaro di errore nella
preparazione della formulazione. E’ un errore formulativo legato in genere alla quantità e dai tipi di
tensioattivi utilizzati nella formulazione stessa.

Le principali cause di instabilità delle emulsioni sono:


- Scelta sbagliata del tipo e della quantità di emulsionante
Se ne usiamo poco o di un tipo non adatto all’emulsione che stiamo preparando possiamo avere dei
problemi
- Rapporti errati tra le fasi
- Incompatibilità tra i componenti dell’emulsione o con il contenitore
Ragione più generale. E’ chiaro che se l’emulsionante interagisce con uno dei componenti dell’emulsione
non rendendolo più disponibile, qualcosa cambierà e non sarà più stabile.
- Scelta del metodo di agitazione
Utilizzare un miscelatore ad alta energia è un segno di stabilizzazione dell’emulsione in quanto si formano
goccioline molto piccole, se invece usiamo un metodo di agitazione meno efficiente possiamo rischiare
problemi di instabilità.
- Temperature di raffreddamento o riscaldamento troppo alte o troppo basse
Sopratutto la velocità di raffreddamento dell’emulsione: se troppo velocemente si rischia la separazione di
fase.
- Eccessivo assorbimento di aria che potrebbe modificare il rapporto tra le fasi e la viscosità
- Presenza di elettroliti
Che sono spesso di interazione con emulsionanti.
- Confezionamento improprio che causa evaporazione
Può evaporare una delle due fase e quindi cambia ocmposizione emulsione e non sarà più stabile.

Si va da cause di tipo formulativo a cause pratiche legate al confezionamento o alla scelta dei
componenti.

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Pagina 89

Tipi di Emulsioni

Emulsioni Olio in Acqua (O/A)

Costituite da una dispersione di fase oleosa all’interno dell’acqua quindi di una fase esterna
acquosa. Il tensioattivo si dispone all’interfaccia esponendo la porzione idrofila verso la soluzione
acquosa e la coda lipofila verso la parte oleosa che è la parte interna.

Ha una composizione tipo come questa:


- 5% sistema emulsionante
- 20% fase lipidica interna
- 75% fase acquosa esterna

Importante che ci sia una maggioranza di fase acquosa rispetto alla fase oleosa.
Possono essere :
- Fluide e si chiamano Latti o Lozioni
- Consistenti e si definiscono Creme evanescenti cioè quelle creme che scompaiono
rapidamente una volta applicate sulla superficie cutanea

Emulsioni Acqua in Olio (A/O)

Costituite da una dispersione di fase acquosa all’interno o fase idrofila acquosa all’interno di una
fase oleosa.

In questo caso la composizione è :


- 5-10% sistema emulsionante
- 30-40% fase lipida esterna
- 50-65% fase acquosa interna

Quindi la fase lipidica è maggiore rispetto alla acquosa anche se non meno della fase acquosa.
In questo caso abbiamo meno acqua e più base oleosa.

Anch’esse possono essere


- Fluide e sono definite latti viscosi e creme fluide
- Consistenti dette creme grasse perchè la fase esterna è quella che condiziona la proprietà
della crema.

Microemulsioni

E’ un caso a parte. Si tratta sempre di emulsioni con caratteristiche peculiari e si tratta delle
dimensioni della fase dispersa che sono ben al di sotto del micron.
La fase dispersa infatti è di poche decine di nanometri e a causa di ciò sono trasparenti e stabili.

Ad occhio nudo non si riconoscono mentre se vediamo un’emulsioni essa è opaca quindi la
definiamo subito come tale sebbene possa essere fluida o compatta .
Il fatto che le microemulsioni siano trasparenti è perchè le dimensioni della fase dispersa è di
pochi nanometri e quindi non produce diffrazione dei raggi luminosi. Oltre al fatto che sono stabili.
Non sono molto utilizzate a livello cosmetico.

Emulsioni Multiple

Anch’esse sono particolari e non molto utilizzate.


Sono fondamentalmente emulsioni di emulsioni: la fase dispersa è a sua volta una emulsione.

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Le goccine oleose per esempio di un’emulsione A/O che in realtà sono gocciolone di emulsioni A/
O sono disperse in un’altra fase per esempio quella acquosa e quindi sono indicate con tre
lettere che indicano il verso delle emulsioni: A/O/A in questo caso oppure O/A/O .

Una crema può essere caratterizzata da due tipi di informazioni:


- SOSTANZE FUNZIONALI CONTENUTE
- EMULSIONANTI DIVERSI anche a parità di sostanze funzionali essi caratterizzano la crema.
Infatti sono gli emulsionanti che caratterizzano l’aspetto formulativo, mentre l’aspetto funzionale è
legato alle sostanze funzionali.

Emulsioni Olio in Acqua (O/A)


Sono tutte emulsioni in cui la fase oleosa dispersa nella fase acquosa.
Possono classificarsi in base al tensioattivo: a seconda dell’emulsionante sono anioniche,
cationiche o non ioniche.
Un altro modo per classificarle è la Viscosità
- Iperfluide
- Fluide
- Consistenti

Esse sono le più diffuse non solo per le caratteristiche sensoriali cioè sono emulsioni che non
risultano untuose o grasse quando applicate , ma anche per la maggiore disponibilità di
emulsionanti esistenti, che consentono di ottenere una gamma amplissima di texture differenti.

Le emulsioni O/A sono estremamente versatili: si possono impiegare praticamente tutti i lipidi
esistenti nella lista degli eccipienti lipofili da soli o combinandoli in modo opportuno, in modo da
ottenere la massima gradevolezza possibile.
Questa versatilità nella quantità di emulsionante a disposizione si riversa anche sulla versatilità
nell’ambito delle fasi oleose che possono essere utilizzate.

Componenti in generale sono:


- Emulsionante O/A —> dall‟1 al 7,5%
- Lipidi —> danno corpo e carattere all’emulsione, dal 10 al 41% pur rimanendo in emulsione
O/A possiamo variare il contenuto della fase lipidica
- Acqua —> fase acquosa esterna qb a 100
- Umettanti—> evitano la disidratazione dell’emulsione come PEG o Glicerina o Sorbitolo in
genere vanno dal 2,5 al 10%
- Preservanti (Conservanti) —> proteggono l’emulsione dall’inquinamento microbico
- Profumo, colore additivi
- Modificatore reologico idrofilo —> sostanza che viscosizza la fase acquosa esterna. Presente
in piccole quantità dallo 0,1 al 2,5% in quanto sono in grado di funzionare anche in basse
concentrazioni anche in funzione del prodotto finale che vogliamo ottenere.

Per regolare la Viscosità abbiamo due alternative valide:


- Possiamo aumentare la consistenza delle Fase Oleosa (interna)
- Possiamo aumentare la consistenza della Fase Acquosa (esterna)
Lo stesso vale anche per le emulsioni A/O invertendo fase esterna ed interna.
Ci si avvale di due metodi:
- Fattore di consistenza nella fase interna oleosa
- Fattore di consistenza nella fase esterna acquosa

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Esempio 1: Esempio 2:
- Sistema emulsionante 5% - Sistema emulsionante 5%
- Alcol cetilstearilico 5% - Alcol cetilstearilico 1%
- Lipide 15% - Lipide 15%
- Acqua 70% - Acqua 70%
- Glicerina e profumo 5% - Glicerina e profumo 5%
Aggiunto agente viscosizzante per la fase - Carbomer sale sodico 0,5%
interna oleosa che è un alcol a lunga catena Viene aggiunto un modificatore reologico di
solido a temperatura ambiente e quindi rende origine sintetica che è il Carbomer. 

la fase lipidica più viscosa.

Entrambi sono approcci che si possono utilizzare, quindi possiamo agire sia sulla fase acquosa
che su quella lipofila.

ESEMPI DEI TRE TIPI DI EMULSIONI

Emulsioni Cationiche
Utilizzati poco come emulsionanti perchè hanno potenzialità batteriostatica.
E’ una categoria diffusa soprattutto nel campo tricologico cioè i cosmetici per i capelli, dove
esplicano la doppia funzione di emulsionante e di condizionante.
In particolare i condizionanti per i capelli contengono sempre sostanze caricate positivamente
che possono essere o tensioattivi cationici o polimeri cationici.

Un’emulsione di questo tipo il tensioattivo funziona sia come emulsionante sia come
condizionante poichè si legherà al capello riducendo la carica elettrostatica. Percio
principalmente sono usati in:
- Balsami dopo shampoo, creme mani, creme piedi, poche creme corpo

Le emulsioni cationiche sono attratte dai terminali carbossilici cioè alla carica negativa della
cheratina cutanea e capillare

Esempi di emulsioni cationiche che portano carica positiva quindi


I. Stearil cetil trimetilammonio cloruro
II. Cetil polietossiammonio fosfato
Sali ammonici quaternari che portano per la loro natura la carica positiva.

Non sono compatibili con ingredienti di natura anionica, non posso utilizzare un tensioattivo
cationico con uno anionico perchè le cariche si attraggono e formano un sale.

Hanno una tollerabilità cutanea non eccellente, possiedono potere batteriostatico perciò utilizzate
nel settore ortodermologico.(?)

Esempio
Emulsione Fluida O/A balsamo dopo shampoo
• Cetearyl Glucoside, Cetearyl Alcohol 5,0
• Buxus chinensis 2,5
• Dimethicone 2,5
• Aqua, preservatives qb a 100
• Guar hydroxypropyltrimonium Chloride 1,0 —> agente viscosizzante
• Quaternium-52 1,0 —> sostanza funzionale del balsamo
• Cocodimonium Hydroxypropyl Hydrolyzed Wheat Protein 1,50
• PEG-15 Cocopolyamine 1,0
• Profumo 0,5

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Pagina 94

Perciò possono presentare tracce di sostanze irritanti o dannose come il diossano che è un
solvente organico non innocuo o l’ossido di etilene.
La ricerca ha portato a cercare nuovi emulsionanti non tossici. Questo ha portato a nuovi
emulsionanti:
- emulsionanti a legame etereo (cetil glucosio),
- emulsionanti a legame estereo (saccarosio coccoato, tetragliceril stearato)
- emulsionanti a legame etereo-estereo (triglicerilmetilglucosio distearato)
E tutto questo ha portato ad una progressiva sostituzione dei derivati etossilati con i derivati non
etossilati.

Se consideriamo una molecola di un tensioattivo etossilato significa che prendo una catena di
PEG ed una di Acido grasso . Quest’ultima rimane mentre la catena di PEG quindi la parte idrofila
può essere sostituita dal glucosio o dal saccarosio che entrambi sono zuccheri quindi hanno un
sacco di ioni ossidrilici e perciò sono molecole idrofile.
Quindi avremo ad esempio il Acetil-glucosio che non è altro che un derivato del glucosio con
l’alcol acetilico.

Emulsionante non ionico non etossilato: alchil glucoside


La categoria in generale è chiamata alchil glicosidi e sono formati dal glucosio più l’acido
grasso.

In alternativa possiamo avere la catena di poliossietilene sostituita da poliglicerolo che non è altro
che un polimero del glicerolo, cioè questo può polimeralizzare unendo molecole di glicerolo
formando un legame etereo dato che i gliceroli hanno gruppi OH che rappresenteranno la fase
idrofila dell’emulsionante.

Oppure possiamo avere anche dei derivati misti in cui il poliossietilenglicole è sostituito da una
combinazione di glucosio e glicerolo.
Possiamo avere tre tipi di legame :
- Legame etereo
dei derivati del glucosio diretti con l’acido grasso
- Legame estereo
come il Saccarosio Coccoato con gli acidi grassi estratti dal cocco
- Legame misto
sia estereo che etereo.

Crema O/A esente da OE


- Polyglyceryl-3 distearate
- Glyceryldioleate 6,0 trigliceride, tensioattivo non
etossilato
- Passiflora incarnata
- Shorea stenoptera
- Dicaprylyl Ether 4,0
- Isopropyl Isostearate
- Aqua, preservatives
- Sodio Carbomer 0,25
- Profumo 0,25

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Pagina 100

In realtà anche nei gel il componente maggiore è l’acqua proprio perchè è essa che evapora.

Le applicazioni cosmetiche dei gel sono prevalentemente:


- Prodotti per capelli
- Prodotti per viso e corpo
- Gel doposole —> evaporazione acqua dopo il gel dà freschezza
- Maschere

- SOSPENSIONI
Formulazioni in cui un solido è disperso in un liquido dove il primo non è solubile.
Preparazioni liquide o semisolide nelle quali le particelle solide sono disperse in un mezzo nel
quale il solido è insolubile
Applicazioni
I. Filtri solari
II. Smalti

contengono materiale insolubile.


La cosa importante è che sia stabile in quanto per loro natura tendono a sedimentare per la legge
di Stockes. E’ fondamentale quindi stabilizzare la sospensione.
Abbiamo diversi esempi di formulazioni che sono sospensioni, sopratutto per quanto riguarda i
cosmetici decorativi, es. fondotinta. Infatti in una base che in genere è un emulsione, è aggiunto
il materiale solido insolubile.
Anche gli smalti per unghie, quelli coprenti, sono sospensioni. Da qui l’importanza che la
sospensione sia stabile senza separazione nella formulazione.

Prodotti solari sono sospensioni che contengono filtri inorganici che sono aggiunti al prodotto in
forma solida.

Generalmente si parla di sospensioni contenenti particelle estremamente fini.


Se pensiamo ad uno smalto, è impossibile vedere le singole particelle.

- STICKS

Formulazioni solide destinate ad essere strofinate sulla pelle per liberare pigmenti, emollienti o
profumi.

Applicazioni cosmetiche:
- Deodoranti
- Rossetti: con la funzione di colorare, quindi conterrà pigmenti, invece nel caso del burrocacao
hanno azione emolliente.
Gli stick si preparano per fusione.

- MISCELE MECCANICHE
Sistema monofasico costituito da un insieme di polveri di origine organica e inorganica.
In realtà nell’ambito dei cosmetici solidi t roviamo sia cosmetici decorativi che prodotti per il corpo
come ad esempio il talco e i sali da bagno (polvere grossolana in realtà, sono dei cristalli)

Applicazioni
- Prodotti per il trucco come Ciprie Ombretti, Fard
- Prodotti per il corpo come Talco, Sali da bagno

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Pagina 101

- CEROTTI
Cerotti: non fanno propriamente delle forme cosmetiche tradizionali. Hanno una struttura
complessa rispetto alle formulazioni viste (soluzioni, emulsioni, gel, possono essere prodotti da
tutte le aziende cosmetiche); già gli stick necessitano attrezzatura particolare, ancor di più i
cerotti.
Esempio di cerotti cosmetici: diversi.
I primi che sono stati mmesi in commercio e ci sono ancora avevano ancora una finalità per
eliminare i punti neri: si applicavano sul naso o sulla fronte e semplicemente li staccavano:
l’adesivo, con la rimozione del cerotto, portava con sè le impurità.

Questi tipi di cerotti :


- Good-bye cellulite patches (Nivea)
- Talika patch antirughe (Sant︎Angelica)
- PerfectSlim patches (L︎Oreal)
sono invece basati sullo spirito generale dei cerotti, ovvero di rilasciare sostanza a livello cutaneo.
Le indicazioni cosmetiche prevalenti sono antirughe e anticellulite.
Un problema da sottolineare: ci sono cerotti grossi, quindi in teoria dovrebbero coprire le zone
colpite dalla cellulite. Si trovano però anche dei cerottini per il trattamento della cellulite: ma in
genere la cellulite è un inestetismo abbastanza diffusa, quindi i cerotti piccoli sono inutilizzabili.

- FORME PRESSURIZZATE
Preparazioni confezionate in recipienti speciali ermeticamente chiusi, sotto pressione di un gas,
che contengono sostanze funzionali il cui contenuto viene liberato in forma di dispersione di
particelle solide o liquide in un gas o in un getto liquido o semisolido facendo funzionare un
dispositivo appropriato.
Vi rientrano anche ofrmulazioni che però non è evidente che siano pressurizzati.

Ad esempio nell’ambito di deodoranti spray, o degli spray per i capelli, ma anche le schiume!
Sono contenute in recipienti pressurizzati e contengono propellente, ne contengono poco,
contengono molto liquido e quindi quando il prodotto esce dal contenitore il gas, che è presente
in piccola quantità, si espande e trasforma il liquido in una schiuma, che è un’emulsione di aria in
acqua. Quindi la formulazione liquida costituisce la fase continua o esterna dell’emulsione,
mentre il gas che si espande costituisce la fase interna.

FORMULAZIONI INNOVATIVE
Liposomi
Nanoparticelle
Cristalli liquidi

- LIPOSOMI
Strutture vescicolari submicroscopiche (dimensioni al di sotto del micron) di forma sferica,
costituite da fosfolipidi (componente: fosfolipide) organizzati a formare uno o più doppi strati
lipidici.
I liposomi sono stati scoperti casualmente da un fisiologo, che stava cercando di ricostruire in
vitro le membrane biologiche. Visto che le membrane cellulari contengono princiaplmente
fosfolipidi, che si aggregano a formare un doppio strato, lui ha provato a fare questo in vitro e si è
accorto che è vero che i fosfolipidi si aggregano a formare il doppio strato lipidico, però questo
foglietto fosfolipidico non è stabile, ma tende a ripiegarsi su se stesso dando origine a una
struttura sferica.

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Pagina 102

Il liposoma quindi è un doppio strato fosfolipidico richiuso su se stesso per ragioni di stabilità
energetica.
Possiamo rappresentare la struttura del liposoma come un core centrale acquoso, poi il doppio
strato fosfolipidico e poi di nuovo porzione idrofila.
In realtà questo qui è un liposoma unilamellare (SUV: Small Unilamellar Vescicles) che ha da 20 a
50 nanometri.

In realtà per ottenere un liposoma unilamellare


è necessario utilizzare tecniche specifiche,
perché il tipo di liposoma che si forma
spontaneamente è il liposoma multilamellare
MLV, nel quale però i doppi strati fosfolipidici
sono più numerosi: c’è il core centrale
acquoso, un doppio strato fosfolipidico, un
altro strato acquoso, un altro stato
fosfolipidico e così via fino anche a dieci-
venti; ovviamente cambiano le dimensioni:
questi MLV hanno dimensioni fino anche a
qualche micron.

Classificazione:
- MLV (Multi Lamellar Vescicle) 0.4-3.5 μm
- SUV (Small Unilamellar Vescicles) 20-50 nm
- LUV (Large Unilamellar Vescilces) 0.2-1 μm

Composizione:
I liposomi sono costituiti quindi da fosfolipidi e che sono organizzati a formare uno o più doppi
strati.
I fosfolipidi possono essere
- naturali (es. lecitina di soia),
- semisintetici
- sintetici:
L’importante è che siano molecole con caratteristiche chimico-fisiche analoghe ai fosfolipidi (testa
polare, coda lipofila). Si possono fare fosfolipidi con le ceramidi anche (costano molto però).
Questo perché per avere l’organizzazione in doppio strato è necessario avere molecole analoghe
ai fosfolipidi.

C’è anche sempre un altro componente, che serve per stabilizzare la membrana del liposoma,
che sono gli steroli: analogamente al colesterolo nelle membrane biologiche, gli steroli si
incastrano nel doppio strato stabilizzandolo. Non dev’essere per forza il colesterolo, si possono
usare anche ad esempio fitosteroli.

Preparazione: NO

Applicazioni cosmetiche:
Sono stati scoperti negli anni Sessanta da Bangham, ma in realtà il primo prodotto messo sul
mercato non è stato un farmaco,è stato un cosmetico alla fine degli anni Ottanta: era un prodotto
di Dior, seguito poi da tanti altri prodotti. Oggi, il numero di prodotti in commercio contenenti
liposomi è molto molto elevato. Ce ne sono tantissimi. Alcuni che presentano anche la dicitura
liposomi. ad esempio un gel per il contorno occhi, ecc.

HydroCrema Gel ai Liposomi D’acqua


E’ una crema gel: contiene un agente viscosizzante e poi componenti polimerici.
Crema viso idratante.

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Pagina 103

C’è una lunghissima lista di componenti.


Lecitina idrogenata: fosfolipide semisintetico, idrogenazione catalitica della lecitina.
metilparabene, propilparabene: al di sotto dell’1% nei prodotti cosmetici. Quanti liposomi ci sono
in questa formulazione.
Sono pochi i liposomi in questa formulazione: gli ingredienti sono messi in ordine decrescente di
quantità. Se i metilparabeni sono già al di sotto dell’1%, vuol dire che la lecitina e i fosfolipidi sono
al di sotto sicuramente dell’1%, quindi probabilmente sono liposomi che non contengono niente
di particolare: chiamarli liposomi all’acqua non vuol dir niente, perché è ovvio che c’è l’acqua.
I liposomi sono prodotti cosmetologicamente validi.

A parte i vantaggi in termini pubblicitari. perchè i fosfolipidi e anche il colesterolo sono prodotti
sebosimili, quindi certamente quando i liposomi si trovano sulla superficie cutanea portano alla
pelle dei lipidi affini, dei lipidi epidermici, quindi hanno funzione efficace.
I vantaggi sono in genere che sono costituiti da un componente naturale, sebosimile, e quindi è
possibile incorporare nei liposomi sostanze sia idrofile che lipofile e vengono protette: le sostanze
idrofile vanno nel core centrale, quelle lipofile possono trovarli nel doppio strato.
E’ stato dimostrato in molti studi poi che hanno un’azione idratante.
Svantaggi: sono costosi, c’è poca informazione sui prodotti

- NANOPARTICELLE
Sono delle piccole particelle, di dimensioni di alcune centinaia di nanometri, costituite da polimeri
che possono essere
- copolimeri naturali
come l’albumina, la gelatina o il destrano
- polimeri sintetici
come acrilici, lattico-glicolici

In generale possiamo dividere le nanoparticelle in due gruppi:


I. Nanosfere:
Sono sferette molto piccole di 100/200 nanometri di polimero all’interno delle quali è incastrato il
farmaco
II. Nanocapsule :
Sono più simili alle capsule ed hanno una porzione centrale spesso oleosa che prende il nome di
“core” e che contiene la sostanza funzionale, circondata da una sorta di membrana costituita da
parete polimerica

Applicazioni cosmetiche: non si usano tantissimo al contrario del settore farmaceutico dove si
usano. Nell’applicazione cosmetica, spesso la sostanza funzionale è adsorbita in superficie: non
è detto che sia dentro alla nanoparticella, ma può essere semplicemente adsorbita sulla
superficie, quindi la nanoparticella è semplicemente un trasportatore, un veicolo.

Preparazione:NO

C’è una categoria di cosmetici che possono contenere nanoparticelle.


Questi nanomateriali (è necessaria la notifica all’unione europa sei mesi prima) sono contenuti
spesso nei prodotti solari, che contengono filtri inorganici solidi di dimensioni nanoparticellari
come il biossido di titanio.
Questo perché molti degli studi sulla capacità di penetrazione di naonparticelle nella pelle sono
fatti sul biossido di titanio. E’ stato dimostrato che le particelle che hanno dimensioni al di sotto
del micron riescono in effetti ad accumularsi nel tessuto, passando attraverso l’unità pilo-sebacea
o piccole imperfezioni dello strato corneo. Solo per particelle infeirori a dieci micron. Questo pone
un problema di tipo tossicologico: se queste nanoparticelle sono in grado di entrare nel tessuto
cutaneo, si apre un problema di nanotossicità.
Applicazioni cosmetiche: non sono comuni quanto i liposomi.

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Pagina 104

- CRISTALLI LIQUIDI
Sono una forma di aggregazione della materiale particolare, a metà tra liquidi e solidi: come i
liquidi sono fluidi a T ambiente, come i solidi hanno una struttura ordinata.
Osservando al microscopio a luce polarizzata i cristalli liquidi, si osserva una struttura regolare
tipica dei solidi cristallini. Quindi sono dei liquidi con una struttura di tipo liquido-cristallino.
Fluidi anisotropi a metà strada tra i solidi e i liquidi convenzionali .

Ne esistono di due tipi:


- termotropi: formati da molecole tutte uguali, hanno un campo di esistenza con la T ben
preciso: possono esistere solo in un certo intervallo di T. Questi non vengono sfruttati nel
settore cosmetico.
- liotropi: sono delle miscele di molecole organiche (tensioattivi, fosfolipidi..) in opportuni
solventi polari o non polari. Le molecole organiche tendono ad aggregarsi in micelle di forma
non sferica disperse nel solvente. Questi aggregati si trovano immersi nel sovente ed
interagiscono fra di loro dando origine a diverse fasi liquido cristalline al variare della
concentrazione. 


Modalità con le quali determinate miscele che contengono sempre un’elevata % di tensioattivi
oltre a solventi si possono aggregare: possono formare micelle come tutti i tensioattivi, oppure
una forma cubica, esagonali.

Applicazioni cosmetiche:
Trovano impiego soprattutto nei prodotti per i capelli, per nessuna ragione in particolare. Solo per
una ragione di marketing.
Peraltro, il prodotto stesso non è che è costituito solo da cristalli liquidi, ma contiene anche
componenti che possono formare cristalli liquidi. Peraltro hanno una tollerabilità cutanea limitata,
perchè hanno un’elevate concentrazione di tensioattivi, anche oltre al 50%.

D. Cosmetici Funzionali

- PRODOTTI PER LA DETERSIONE


COSMETICI DETERGENTI
Rappresentano il primo prodotto cosmetico utilizzato. Sono i prodotti più antichi.
Oggi si può declinare in vari modi.
Ci sono diversi tipi di detersione:
Semplice, struccante (quando utilizziamo prodotti cosmetici per rimuovere cosmetici decorativi, e
questa è un’operazione comune ma anche un’azione più specifica, ad esempio per gli attori che
utilizzano il cerone che per essere eliminato richiede una detersione specifiche), oppure profonda
(a metà strada tra una semplice azione cosmetica e un vero e proprrio trattamento, aiuta a
eliminare le lamelle cornee in fase di desquamazione. sono i cosiddetti scrub)

Cosa si elimina?
Natura dello sporco:
- Sostanze idrofile: ad esempio la secrezione sudorale
- Sostanze lipofile: secrezione sebacea.
- Sostanze insolubili: tutto ciò con cui veniamo a contatto.

Ci sono fondamentalmente due metodi: una per contrasto e una per affinità.
I. La metodologia quando ci laviamo le mani è un metodo per contrasto: per eliminare sostanze
anche lipofile usiamo l’acqua;
II. la detersione per affinità è quella che utilizza sostanze con la stessa natura delle sostanze che
dobbiamo eliminare, ad esempio gli oli detergenti che detergono per affinità in quanto
solubilizzano le sostanze lipofile presenti a livello cutaneo.

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STORIA
Il sapone ha una storia molto antica, basti pensare che già nel 2800 a.C. era conosciuto tra i
babilonesi. Secondo un’antica leggenda romana il termine sapone deriva da “Monte Sapo”, che è
il luogo dove si sacrificavano gli animali. Nell’800 la Francia si impose nella scuola dei saponieri. 

Nel corso dei secoli man mano che anche il concetto di igiene personale si diffondeva si è
sviluppata l’arte del sapone, ma fino allo scorso secolo era considerato un oggetto di lusso adatto
soprattutto alle classi più abbienti. 


Il Sapone
Come veniva preparato il sapone?
Il processo antico prevedeva l’utilizzo di un grasso e della lisciva.
Le regioni in cui la tradizione voleva il sacrificio di molti animali sfruttavano grassi animali (sego o
sugna), così come regioni in cui erano diffusi vegetali “oleosi” (olivo, mandorlo, ecc...)
utilizzavano prevalentemente grassi vegetali. 


La lisciva veniva ottenuta dalla cenere attraverso un processo di pulitura che prevedeva prima
una filtrazione e poi una sorta di “cottura”. Dopo la bollitura una successiva filtrazione con un
panno di cotone forniva un liquido abbastanza limpido che poteva essere conservato per lunghi
periodi in recipienti di vetro. 


Proprietà di un detergente

Desiderate

- Eliminazione dello sporco superficiale e delle secrezioni
- Rimozione delle cellule morte

-Riduzione della flora patogena

- Mantenimento della pelle in buone condizioni (azione fisiologica)
Indesiderate:
- Eccessiva deplezione dei lipidi dello strato corneo, estrandoli. Questo non si deve fare perché i
lipidi sono importanti.
- Alterazione del film idrolipidico, ad esempio alterando il pH.
- Denaturazione delle proteine della pelle; ci sono molte sostanze detergenti che hanno un’azione
denaturante.
- Irritazione
- Sensibilizzazione

METODOLOGIE PER LA PULIZIA


a. Detersione semplice: ci si riferisce alla detersione, quindi all’uso di un sapone tensioattivo,
accompagnato da risciacquo acquoso.
Rientra nell’ambito della detersione semplice anche la detersione senza acqua, cioè l’impiego di
un’altra composizione cosmetica, che sono i latti o le creme detergenti.

b. Si parla di STRUCCO invece quando utilizziamo formulazioni cosmetiche per rimuovere un


trucco di tipo professionale.

c. La detersione profonda invece aiuta la rimozione delle lamelle cornee. Si fa con sistemi
contenenti corpi solidi piccoli, che per effetto abrasivo agiscono.

DETERSIONE SEMPLICE (doccia, mani)


Impiego di tensioattivi atti a migliorare le caratteristiche lavanti dell’acqua, perché l’acqua non
rimuove le sostanze non idrosolubili.
Si utilizzano principalmente i tensioattivi anionici, che sono tra i tensioattivi quelli a maggior potere
detergente.
Nell’ambito dei tensioattivi anionici troviamo:

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Pagina 108

Ha il vantaggio di essere degradato quasi completamente da enzimi batterici utilizzati nel


trattamento di depurazione delle acque reflue: non è biodegradabile di per sè, se viene sparso
nell’ìambiente come tale, ma se l’acqua viene trattato viene biodegradato dai batteri.

La "American Cancer Society" ha dichiarato che l'SDS non è cancerogeno, e precisa che la
sostanza, anche se nella sua funzione di detergente è irritante per la pelle, inizia ad essere
pericolosa solo ad alte concentrazioni, maggiori di quelle usate correntemente in cosmesi.
Per migliorare la sua tollerabilità locale, si può usare il sodio lauret solfato, che è un alchiletere
solfato, ovvero derivati etossilati (residuo di ossido di etielene.

ALCHILETERE SOLFATI
Sono i tensioattivi più comuni, presenti nella maggioranza
dei prodotti per la detersione.
Buon potere schiumogeno e detergente, anche con acqua
dura, ma sono più tollerabili degli alchil solfati tipo del sodio
lauril solfato, cioè meno irritanti per la pelle.

Danno una schiuma più voluminosa ma meno cremosa: il sodio lauril solfato ha la caratteristica di
dare una schiuma molto cremosa e quindi gradevole da utilizzare.
Infatti l’etossilazione, quindi l’inserimento di una catena di poliossietilene tra l’acido grasso e il
residuo solforico diminuisce il potere irritante ma anche il potere schimogeno, aumenta la
solubilità, rende i prodotti un po’ più difficili da viscosizzare (tutti i saponi contengono un agente
viscosizzante, altrimenti sarebbero liquidi come l’acqua.

In generale quindi, tra i tensioattivi sintetici che possono sostituire i saponi classici e ovviare ai
loro inconvenineti abbiamo questi due.

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9 Novembre 2016
Riassunto

I cosmetici detergenti, in modo particolare i detergenti sintetici che vengono sempre considerati
tensioattivi anionici, ma si differenziano dai tensioattivi classici per la struttura differente. Questa fa anche
in modo che si possa ovviare a quelli che sono gli svantaggi dei saponi classici come il pH o la
precipitazione con le acqua calcaree.
Quindi questi detergenti sintetici spesso globalmente indicati con il termine di Syndet hanno come
vantaggi quello di dare a livello cutaneo un pH acido regolato da 3 a 7 e di essere utilizzati con qualsiasi
tipo di acqua perchè non precipitano con ioni Ca e ioni Mg (acque dure).
Hanno anche svantaggi quali il costo molto alto ed inoltre sono molto sgrassanti magari anche estraendo
lipidi dallo strato corneo e non è certo un’azione fisiologica. Il fatto di essere sgrassante può anche
provocare dermatiti irritative proprio perchè delipidizzano troppo la pelle e possono anche favorire la
penetrazione di altre sostanze a livello cutaneo.

Gli alchil solfati sono le sostanze di riferimento e in particolare il Sodio lauril solfato che ha un residuo di
alcol laurilico C12 come catena grassa, alchilica.
Ha un impiego generale, non solo cosmetico, ma anche nella detersione. E’ stato accusato di essere una
sostanza cancerogena erroneamente.
La "American Cancer Society" ha dichiarato che l'SDS non è cancerogeno, e precisa che la sostanza,
anche se nella sua funzione di detergente è irritante per la pelle, inizia ad essere pericolosa solo ad alte
concentrazioni, maggiori di quelle usate correntemente in cosmesi.

Da questi alchil solfati è derivata un’altra classe di Syndet sempre anionici che sono gli alchiletere solfati
che si differenziano per la presenza di un residuo di ossido di etilene, come si vede, si trova un CH2CH2O
preso N volte (con n che va da 1 a 8) perciò etossilazione può essere più o meno marcata in quanto
l’unità etossilica può essere ripetuta da 1 a 8 volte.
Viene introdotto quindi questo radicale. L’etossilazione diminuisce in generale il potere irritante dei
tensioattivi, quindi la differenza tra il sodio lauril solfato e il sodio lauret solfato è che :
- Vedono diminuire il potere irritante
- Vedono diminuire il potere schiumogeno
- Vedono aumentare la solubilità perciò più facili da formulare, da un certo pdv
- E’ più difficile la viscosizzazione perciò dall’altro pdv sono difficili da formulare. Infatti i tensioattivi
liquidi che utilizziamo che sono soluzioni viscose, sono in realtà viscosizzate, cioè non è il tensioattivo
viscoso di per sè. Perciò gli alchil etere solfati sono più difficili da viscosizzare.
- All’aumentare della catena diminuisce il potere irritante e questa è una caratteristica generale
- Anche il controione che può essere NH4, NA, TEA o MEA cambia il potere irritante: esso infatti
diminuisce passando da NH4 -> Na -> TEA(trietilammina) -> MEA (monoetilammina) e ciò significa che i
sali di ammonio sono i più irritanti.
- Sali sodici —> schiuma più grossolana

Gli alchiletere solfati sono i tensioattivi più comuni presenti nella maggior parte dei prodotti per la
detersione, es. Sodio Lauret Solfato, il cui nome in italiano è Sodio Lauril Etere Solfato. Hanno un buon
potere schiumogeno detergente, anche con l’acqua dura, quindi analogamente agli alchil solfati non
precipitano con le acque dure e hanno un buon potere schiumogeno, anche la loro schiuma è meno
cremosa, ma sono anche irritanti per la pelle. (Schiuma più voluminosa, ma meno cremosa).

Tensioattivi anionici secondari


Si aggiungono ai primari per rendere il prodotto più tollerabile o più eudermico, cioè più “amico”
della pelle. Rispetto ai tensioattivi primari cioè i Syndet presentano:
- Minor potere detergente
- Maggior difficoltà di viscosizzazione
- Costo più elevato
- Superiore tollerabilità cutanea
Tra i prodotti più utilizzati troviamo:
ACIL GLUTAMATI
Sono dei derivati di acidi grassi RCO acilici dell’acido glutammico,
con sali di sodio, trietilammina ecc. Sono caratterizzati da:
- Buon potere detergente
- Ottima tollerabilità cutanea

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Quindi molto spesso si associano, si combinano tensioattivi primari come sodio lauril solfato, che
hanno un buon potere detergente e fanno tanta schiuma, insieme a questi secondari, che invece
hanno una buona tollerbailità cutanea pur aggiungendo poco per l’attività lavante.

Si possono utilizzare come tensioattivi anionici secondari anche dei prodotti di origine
semisintetica.
CONDENSATI PROTEICI DI ACIDI GRASSI
Che vengono ottenuti facendo reagire per acilazione di idrolizzati proteici che sono indicati come
idrolizzati di collagene,cheratina o proteine vegetali come (grano, avena, riso, soia, mandorle).
A questo idrolizzato proteico, che contiene aminoacidi, viene fatto reagire con un cloruro acilico in
modo da agganciare un acido grasso; questo fa sì che otteniamo dei prodotti che hanno
un’ottima tollerabilità cutanea pur avendo un potere schiumogeno e
detergente limitato.

- Potere schiumogeno limitato


- Buona solubilità in acqua dura
- Ottima tollerabilità cutanea.
Spesso vengono utilizzati come derivati gli acidi grassi provenienti
dall’olio di cocco.

Tensioattivi Non Ionici



Hanno una buona tollerbailità cutanea, utilizzati in aggiunta al tensioattivo primario. sono spesso
eteri tra oligomeri del glucosio e alcoli grassi.
Quindi abbiamo sempre una catena alchilica che per esempio può derivare dall’olio di cocco che
viene unito all’ultimo oligomero del glucosio, cioè da un polimero formato da un numero limitato di
molecole di glucosio. Infatti va da 0 a 3 molecole di glucosio che vengono fatte reagire a questi
radicali alchilici derivati da oli come olio di cocco.
Sono di origine vegetale da fonti rinnovabili (amido di mais e olio di cocco/palma).
-  Ottima tollerabilità cutanea
-  Buon potere schiumogeno
-  Elevata biodegradabilità

Esempi: lauryl glucoside, decyl glucoside 21


Sono ovviamente dei glucosidi in quanto contengono oligomeri del
glucosio più un acido grasso che può essere con una catena più o
meno lunga.

ADDITIVI PER SAPONI


Come additivi possiamo avere:
- solventi (per prodotti liquidi) acqua demineralizzata o etanolo o glicerina
- composizioni profumate (0.5-2%) per rendere il prodotto più gradevole

- coloranti idrosolubili o pigmenti (i pigmenti nei prodotti in crema), in genere nei prodotti
trasparenti

- plastificanti: nei saponi solidi
- opacizzanti (biossido di titanio), rendono il prodotto bianco; sempre per i saponi solidi
- imbiancanti ottici: per togliere il giallognolo che è il colore tipico del tensioattivo dai saponi solidi

- sequestranti (come EDTA che elimina le tracce di metalli pesanti)

- antiossidanti: proteggono gli acidi gratti insaturi dall’rrancidimento
- superingrassanti (squalano, lanolina): sono sostanze emollienti sebosimili; può sembrare un
controsenso, perchè voglio togliere sostanze, ma in realtà è così: è una sostanzache tende a
restituire alla pelle la componente lipidica che viene allontanata con l’azione detergente.

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Pagina 113

Shampoo uso frequente: sono meno sgrassanti rispetto agli shampoo comuni, infatti il sodio lauret
solfato è presente in quantità molto minore; poi tensioattivi secondari come il Sodio
cocopoliglucoso tartrato.

Shampo perlaceo:
- Sodium Laureth Sulfate
- Cocamide MEA
- Sodium Lauryl Sulfate
- Glycol Stearate
- Aqua, Preservatives
- Polyquaternium-39
- Hydrolyzed Wheat Protein Hydroxypropyl Polysiloxane
- Profumo qb
- Cocamidopropyl Betaine

Il glicol stearato è il componente che dà l’aspetto perlaceo allo shampoo. Contiene anche un
condizionante (polimero cationico)

b. 1 Shampoo Doccia
Sono degli ibridi tra lo shampoo e il bagnoschiuma, sia come SAL che come % di profumo (nel
bagnoschuma è superiore).
Anche gli shampoo doccia possono essere trasparenti, perlacei o opachi e si possono
aggiungere microgranuli di solidi per ottenere un effetto scrub.
Esempio di formulazione: contiene un tensioattivo polimerico, contiene del sodio lauril etere
solfato, altrei tensioattivi come il PEG, l’olio di ricino idrogenato, e la cocammidopropilammina.

2.Bagnodoccia/bagnoschiuma
Sono miscele concentrate di tensioattivi, che mediamente hanno un contenuto di SAL che è il
doppio di uno shampoo e una dose di profumo molto maggiore. Sono quindi più aggressivi.
Esempio: è presente il 50% di sodio lauril etere solfato, poi altri tensioattivi secondari
che sono il potassio cocoyl hidrolizzato dalle proteine della soia, il sodio cocoil glutamato,etc.
Possono anch’essi essere limpidi, opachi o perlacei e possono contenere microsfere.
La differenza principale è la contenuto di SAL, senza contare che poi lo shampoo può contenere
il condizionante (cioè il balsamo può essere 2 in 1)

c. Oli da Bagno
Vengono suddivisi nelle categorie
- Iposchiumogeni:
Contengono un tensioattivo esente da acqua -> sistema limpido che aggiunto all’acqua del
bagno produce modesta schiuma

- Dispersibili:
anidri. Aggiunti all’acqua del bagno formano un’emulsione lattea. Non sono schiumogeni

- Solubili:
Miscela anidra di solubilizzanti e profumo -> anche aggiunta all’acqua la miscela resta limpida.
Non sono schiumogeni

- Flottanti:
sistema oleoso contenente un emulsionante poco idrofilo, comunque sufficiente a far distendere
l’olio in modo uniforme sulla superficie dell’acqua. Sono ingredienti oleosi con emulsionanti poco
idrofil iche formano un film sulla superficie dell’acqua del bagno che non si vede neanche.

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Pagina 114

- Oleosi:
olio di ricino e profumo. Non si distendono, non si disperdono, non si sciolgono, non fanno
schiuma

Il vantaggio è che lasciano la pelle morbida, perchè quando usciamo dall’acqua il film di olio
rimane aderente alla skin oleoasi.

Alcuni esempi:
Olio da bagno iposchiumogeno
I. TIPA Laureth Sulfate Propylene Glycol 50,0
II. Ricinus communis (castor oil) 25,0
III. Olea europea (olive oil) 22,5
IV. Tocopherol, Lecithin, Ascorbyl Palmitate, Citric acid 0,05
V. Profumo 2,45

Olio dispersibile da bagno effetto latteo


I. Laureth 2-Benzoate 22,5
II. C12-15Alkyl Benzoate 75,0
III. Profumo 2,50

d. Detergenti Viso-Mani
Un’altra categoria di tensivi molto utilizzati sono i detergenti viso-mani che hanno come % una
SAL molto simile allo shampoo.
Un sapone solido invece ha un contenuto di SAL molto più elevato, che raggiunge anche l’80%;
in generale tutti i detergenti liquidi contengono meno tensioattivi rispetto ai solidi.
Sono fluidi. Possono essere soluzioni, in genere non molto viscose, perlacee, trasparenti oppure
opache.

Detergente viso-mani
- Sodium Laureth Sulfate 20
- Sodium Cocopolyglucose Tartrate 20
- Profumo 0,25
-Glycerin 3,0
- Aqua, Preservatives qb a 100
-SodiumChloride 1,0
- Cocamidopropyl Betaine (30%) 10,0

Non bisogna soffermarsi troppo sulla percentuale: 20% non vuol dire SAL, bisogna tener presente
SAL,non quello che c’è scritto lì. Non bisogna confondere la quantità di ingrediente con la
percentuale di SAL.
e. Detergenti Intimi
Devono essere particolarmente delicati. Non contengono tensioattivi primari come il sodio lauret
solfato o lauril solfato e l’altra caratteristica è che hanno un pH acido, perché a livello mucosale il
pH acido protegge dallo sviluppo di microrganismi patogeni tipo la candida.

Detergente Intimo
- Sodium Cocoamphoacetate 10,0
- Cocamidopropyl Betaine, Glyceryl Laurate 10,0
-LaurylGlucoside 5,0
- Sodium Cocopolyglucose Tartrate 10,0
- PEG.-120 Methil Glucose Dioleate 2,0
- Profumo 0,25
- Aqua, Preservatives qb a 100
- Citric Acid 0,25

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Pagina 115

f. Struccanti
Possono avere la consistenza liquida (latti detergenti), oppure più semisolida (Creme struccanti)
hanno come finalità quella di rimuovere altri cosmetici, che sono i cosmetici decorativi per il viso,
quindi sono destinati alla detersione del viso.
I primi prodotti streccanti erano una emulsione tra olio di vaselina, sapone e acqua, davvero poco
eudermici.
Quindi un prodotto non eudermico (l’olio di vaselina è comedogenico, il sapone da un pH elevato,
etc.) oggi non vengono più preparati così ma utilizziamo prodotti molto più eudermici e adatti alla
superficie cutanea.

- Latti detergenti
Il latte detergente è un’emulsione ad attività detergente per affinità, cioè una sostanza
grassa che asporta l’altra sostanza grassa (lo sporco). Quindi rimuove dalla superficie
cutanea i prodotti decorativi applicati per solubilizzazione del prodotto decorativo stesso.
Vengono applicati utilizzando un batuffolo di cotone, oggi si trovano in commercio
salviettine già pronte per facilitare l’operazione.

Richiedono un prodotto finale per asportare detergente e lo sporco (funzione svolta dal
tonico, che hanno la duplice funzione oltre che di tonificare anche uqella di rimuovere i
residui di latti e creme detergenti).

- Creme struccanti
A/O oppure O/A con elevato contenuto lipidico (40-50%). Proprio perchè agiscono per affinità,
cioè sciolgono i componenti lipidici. In genere vi si ricorre per l’eliminazione del cerone, quindi
di cosmetici detergenti molto coprenti.


- Struccanti liquidi acquosi


In genere sono destinati alla zona perioculare, quinid ad essere applicati solo intorno agli occhi.

- 90% acqua (di fiori), quindi acqua distillata. di fiordaliso

- Tensioattivo non irritante per gli occhi, quindi tensioattivi compatibili che non devono
bruciare gli occhi.
- Conservanti, coloranti, profumi (pochi, perchè devon andare a contatto con gli occhi)

- (Viscosizzante)

- Olio struccante
Agiscono sempre per affinità, solubilizzano eventuali altri cosmetici detergenti. Non molto comuni.
-  Miscele di oli grassi, cere
-  Conservanti, coloranti, profumi 


g. Gommage (o scrub)
Rimozione delle lamelle cornee in fase di desquamazione ; gli aggregati di corneociti ce non si
sono ancora staccati rendono la pelle opaca, perchè sono piccole scsgliette sulla superficie
cutanea. Per rendere la pelle più luminosa e uniforme come colore si può ricorrere a quest’azioen
cosmetica utilizzando o sostanza chimiche o un’azione meccanica. L’azione meccnaica è più
facile da capire: se nel profotto detergente sono preenti granuli solidi, piccole particelle di resine
o anche dei granuli solidi provenienti dal mondo animale o vegetale (es. frammenti di noccioli di
frutta), lo sfregamento determina una sorta di effetto abrasivo allontanando le lamelle cornee già
in fase di desquamazione: non è un peeling.
- Azione chimica con sostanza cheratolitiche

- Urea, allantoina, acido lattico
- Azione meccanica

- Granuli solidi, resine

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Pagina 116

Peeling esfoliativo (è diverso dal gommage )con alte dosi di acido salicilico, resorcina, urea o
pepsina, vietato in campo cosmetico; non è una pratica cosmetica, ma una pratica
dermatologica.
Si può fare con enzimi come la pepsina, o con un urea ad alta concentrazioni, ecc. il peeling
esfoliativo,cioè l’allontanamento di tutto lo strano corneo, con effetto analogo alla
dermoabrasione, è una pratica dermatologica, non cosmetica.

h. Detergenti per la prima infanzia


Sono detergenti particolari per il semplice motivo che sono destinati ad una pelle con
caratteristiche uniche: nella prima infanzia, cioè nei primi anni di vita, la pelle è molto più sottile e
ha una maggiore permeabilità, quindi essendo più permeabile è più rischioso. Inoltre c’è una
minor carica batterica; il pH è analogo a quello degli adulti, ma la pelle ha un minor potere
tamponante quindi è importante che il pH del detergente sia quello cutaneo.
-  Minore spessore e maggiore permeabilità
-  Minore carica batterica
-  Stesso pH ma minore potere tamponante
-  Ridotta secrezione sebacea e diversa composizione del sebo
-  Difficoltà di risciacquo accurato
-  Facile irritazione
-  Basso peso corporeo : quindi l’assorbimento di sostanze estranee può avere un effetto
particolarmente dannoso.


Approcci
1. Ridurre la penetrazione di allergeni e sostanze potenzialmente irritanti, anche perché,
l’esposizione durante la prina infanzina ad allergeni e sostanza irritanti, può provocare
effetti in età adulta.
-  Purezza materie prime: materie prime di qualità, che non contengano come residui
sostanza allergeniche o potenzialmente irritanti, perché nel settore cosmetico la
legislazione non considera le sostanza contaminanti la materie prima.
-  Tensioattivi non aggressivi e in quantità limitate : quindi NO sodio lauril solfato et similia,
ma si utilizzano quelli secondari poco aggressivi e in quantità limitate anche perché la
secrezione sebacea è ridotta e quindi non c’è bisogno.
-  Chelanti per metalli allergizzanti
-  Ingredienti ad alto peso molecolare: ad esempio idrolizzati proteici che non penetrano
nella pelle, quindi abbiamo la certezza che non ci sia penetrazione di sostanza esogene.
-  Minimizzare quantità antimicrobici , anche perché non servono essendo la carica
batterica più bassa.
2. Riduzione irritazione

- Sali di zinco: hanno azione protettiva. La pasta di Fissan ad esempio
- Frazione insaponificabile degli oli e burro
- Avena colloidale
3. Conferire emollienza, perché la secrezione sebacea è ridotta.
-  Oli emollienti : es. olio Johnson: sono delle miscele di oli che contengono anche dei
tensioattivi pocco aggressivi che vengon utilizzate come detergenti per affinità.
-  Sostanze idratanti
-  Utilizzo di oli come detergenti (detergenti per affinità) 


i. Detergenti per affinità


Possono essere utilizzati sia nei bambini, ma anche nelle persone con pelle sensibile che non
tollera i comuni detergenti con tensioattivi.
Essi sono miscele di oli di derivazione vegetale (ricino, timo, menta) o miscele di componenti
sebosimili cioè derivanti dal sebo umano (acido caprinico, laurico, miristico, stearico)
parzialmente esterificati con la glicerina (cioè esteri sintetici).
Agiscono solubilizzando tutti i componenti lipidici che vogliamo asportare dalla superficie
cutanea presenti come sostanze estranee.

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- Evita delipidizzazione della cute, perché utilizziamo un olio che quindi non estrae i lipidi cutanei.

- Evita rebound sulle ghiandole sebacee, tipica invece dei tensioattii classici.
- Evita desquamazione eccessiva: questa funzione è sfruttata anche in alcuni oli capillari,
soprattutto per capelli grassi. Soprattutto nelle persone con pelle grassa, con produzione
sebacea notevole, l’utilizzo di sostanze molto sgrassanti sia per la pelle che per il cuoio capelluto
produce l’effetto rebound, cioè fanno sì che le ghiandole sebacee producano ancora più sebo,
quindi utilizzare tensioattivi molto sgrassanti in caso di pelle grassa è controproducente, perché si
asportano i lipidi prodotti ma poi le ghiandole li iperproducono, cosa che viene evitata con questi
detergenti per affinità.
- Per bambini e per pelli che non tollerano i comuni detergenti

- PRODOTTI PER LA CURA DELLA PELLE


TIPI DI PELLE E TRATTAMENTI COSMETICI
Pelle Grassa: quando la pelle presenta un eccesso di secrezione sebacea; è tipica del periodo
puberale e post-puberale.
Pelle Secca: più tipica dell’età avanzata. Le cause di pelle secca non sono soltanto la carenza di
lipidi.
Pelle Mista: quando sono presenti regioni di pelle secca e regioni di pelle grassa; è il caso più
comune: nel mento nella fronte e ai lati del naso c’è pelle grassa, nel resto del viso pelle secca
Pelle Sensibile e Pelle Iperreattiva : sono casi un po’ limite di pelle un po’ intolelrante a tutto, sia
cosmetici che altri prodotti, quindi pelle reattiva anche verso sostanza non irritanti.

La pelle grassa o pelle secca non vuol dire niente: ci sono cioè delle sottodivisioni che hanno un
certo peso nel trsttamento cosmetico ma anche nelle possibili conseguenza patologiche.
Ad esempio la pelle grassa si può presentare untuosa, cioè oleosa, con follicol idilatati; oppure
pelle grassa con numerosi comedoni (pre-acenica) che può sembrare secca.
Entrambe sono pelli grassi, nel senso che c’è un eccesso di produzione sebacea, me le
conseguenze sono diverse.
Anche la pelle secca non è univoca. Può essere secca per mancanza d’acqua (per
disidratazione), oppure perché mancano i lipidi (secrezione sebacea insufficiente, cioè per alipia)
oppure secca per entrambe.
E’ chiaro che dovremmo cercare di adattare i prodotti cosmetici alle tipologie cutanee: in altre
parole, quelle creme che spesso vengono pubblicizzate come adatte a qualsiasi tipo di pelle non
sono veritiere, perchè date le tipologie cutanee è impossibile trovare una formulazione one-size-
fit-all, perchè nel caso della pelle secca dobbiamo fornire certe sostanze e nel caso della pelle
grassa ne abbiamo bisogno altre, quindi un prodotto che va bene per tutto non esiste.

a. PELLE GRASSA
A sua volta, si può presentare in due modi differenti.
Pelle grassa, oleosa con follicoli dilatati
La pelle ha un aspetto lucido a causa della secrezione di sebo sulla superficie cutanea; ha uno
spessore aumentato, presenta follicoli dilatati, quindi si vedono bene i follicoli ; ci sono alcuni
comedoni, punti neri, e ci può essere iperplasia delle ghiandole sebacee.

Pelle grassa, comedonica e pre-acneica


Al contrario la pelle grassa comedonica pre-acneica si può presentare con un’esagerata
produzionesebacea con composizione modificata (aumentata la presenza di acidi grassi saturi
nei trigliceridi).
Abbiamo puntini che in parte sono bianchi e in parte neri. La pelle grassa oleosa si verifica
quando abbiamo eccessiva produzione di sebo, che quindi si riversa sulla superficie cutanea
rendendola untuosa.
Nel secondo caso c’è un’iperattività delle ghiandole sebacee, che magari è comandata da fattori
ormonali come succede nell’acne giovanile, ma questo sebo ha una composizione modificata: è

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Pagina 120

Quando siamo in questa fase siamo in una fase di tipo medico di competenza dermatologica,
tant’è che il trattamento tipico è quello con antibiotici sistemici, poichè si tratta di un’infezione che
non sempre può essere trattata topicamente; oltre gli antibiotici si somministra acido retinoico.

Che cosa dobbiamo e non dobbiamo fare dal punto di vista cosmetico?
Il trattamento cosmetico da un lato deve alleviare le alterazioni tipiche dell’acne, dall’altro deve
evitare di peggiorare la situazione. è un trattamento ocsmetico, quindi non curativo, ma deve
andare di pari passo con la terapia.
Nei casi di pelle pre-acneica, poichè quando l’acne si è già sviluppata ci vuole il dermatologo,
ma nel caso di pelle pre-acneica l’intervento può prevenire lo sviluppo dell’acne. L’obiettivo
generale, trattandosio di un cosmetico, è quello di migliorare l’aspeto della pelle rendendola
meno unta nel caso di pelle oleaosa, detergerla in modo delicato per evitare l’effetto rebound
(soprattutto per pelle e capelli grassi, cioè se sgrassiamo eccessivamente la pelle o il cuoio
capelluto in modo troppo energico c’è quest’effetto per cui le ghiandole sebacee producono
ancora più sebo quindi è importante evitare trattamenti sgrassanti troppo energici), importante è
esfoliare la pelle perché uno delle concause dell’acne è anhe l’ostruzione cheratinica dell’ostio
follicolare quindi l’ipercheratinizzazione localizzata in corrispondenza dell’unità pilosebacea
quindi è importante allontanre i corneociti in fase di desquamazione per aprire i comedoni; poi
contrastare la crescita batterica ad esempio con tensioattivi cationici; poi facilitare la chiusura dei
pori, che è adatto per la pelle grassa oleosa e non quella pre-acneica; poi idratare la pelle e
proteggerla dagli insulti atmosferici

SOSTANZE FUNZIONALI PRINCIPALI: quali sono le sostanze funzonali da aggiungere a creme o


cosmetici detergenti per aiutare la pelle grassa a normalizzarsi
- Astringenti e sebo-normalizzanti: cioè sostanze funzional iche tendon a normalizzare la
secrezione sebacea; intanto derivati organici solforati, che hanno una logica d’impiego nei
prodotti cosmetici perchè normalizzano. Lo zolfo si utilizza in campo farmaceutico, nel settore
cosmetico si usano derivati organici come la cisteina e la carbossimetilcisteina, sono sostanze
sebonormalizzanti. Astringenti sono sostanze che precipitano le proteine e che cos tendono a
chiudere i pori, son particolarmente utili nel caso di pelle grassa oleolsa; questi astringenti
sono i tannini; i tnanini sono sostanze vegetal uche hanno la caratteristica di precipitare le
proteine e a livello cutaneo fanno da astirngenti.
- cheratolitici e cheratoplastici, cioè sostanze con azione esfoliante, cioè eliminano gli
ispessimenti di conreociti che possnono chiudere i follicoli piliferi. Tra queste sostanze c’è una
categoria di prodotti, alfa-idrossiacidi come acido glicolico ad es., poi alcuni aminoacidi
solforati e anche l’allantoina ad alte dosi (a dosi basse è idratanti); si usano per aprire il più
possibile gli sbocchi follicolari.
- antibatterici: acido azelaico (Debole azione antibatterica, deriva dal mond vegetale),
clorexedina, acido undecilenico (presente anche fisiologicamente)
- opacizzanti: nel caso di pelle grassa con sebo fluido (cioè pelle oleoasa), si utilizzano per
evitare l’effetto di pelle lucida dato dal sebo. Sono sostanze che da un lato adsorbono
l’eccesso di secrezione sebacea rendendo la pelle opaca. Esemi sono caolino, amido,
talco,ossido di zinco. sono polveri di origine minerale (caolino, talco), vegetale (amido) o di
sintesi (ossido di zinco) che eliminao la luciidtà evitanto lì’aspetto lucido sgradevole.

COSMETICI PER PELLE PRE-ACNEICA


- Detergenti contenenti tensioattivi cationici, che sono degli antibatterici.
- Syndet a pH acido: da evitare i saponi, che hanno pH alcalino, preferire quindi questi
detergenti sintetici come sodio lauril solfato, perché il pH acido è in fattore di controllo dello
sviluppo di microrganismi
- Creme da giorno o protettive: vietate le creme a/o, perchè abbiamo una pelle che già tende ad
avere un ristagno, quindi usiamo o/a con al massimo il 5% di fase lipidica che contenga agenti
sebonormalizzanti e cheratolitici (allantonia, derivati orgaici dello zolfo)
- creme da notte, chiamate anche restituite o normalizzanti: evitare a/o perché la fase continua
oleosa è eccessiva per la pelle grassa, meglio delle emulsioni multiple a/o/a o semplici o/a, che

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contengono quali sostanze funzionali vitamina A (precursore di acido retinoico utilizzato come
sebo-normalizzante) e steroli.
- evitare oli minerali come oli odi vaselina perché tendono ad essere comedogenici, ovvero ad
occludere i follicoli: sono tanti i prodotti cosmetici che contengono olio di vaselina, quindi
bisogna essere attenti! aneddoto sul calcio che non occlude assolutamente perché occludono
solo le sostanze lipoifile, mica le soluzioni di calcio.
- maschere argillose, fanno parte dei prodotti di uso periodico, non tutti i giorni, hanno il
vantaggio di avere azione adsorbente del sebo, quindi allontano l’eccesso di sebo, ma hanno
anche un’azione meccanica nel senso che quando la maschera viene lavata via tende ad
allontanare le lamelle cornee in fase di desquamazione, depurando e purificando la pelle
anche per azione meccanica.
Questi sono gli approcci cosmetici del trattamento della pelle grassa.

b. PELLE SECCA
Altro inestetismo cutaneo opposto al primo. In realtà quando si parla di pelle secca, non c’è una
situazione univoca.
Possiamo avere:
a. pelle secca per disidratazione (mancanza di acqua, che è un plasticizzante per lo strato
corneo, che senz’acqua tende a spaccarsi) oppure
b. secca per alipia (carenza di lipidi), oppure
c. il caso più comune è pelle secca sia per disidratazione che per alipia (carenza sia di acqua
che di lipidi).
L’equilibrio idrico della pelle è qualcosa di molto complesso e neanche conosciuto al 100%, è un
equilibrio molto delicato e anche piuttosto complesso da considerare nel suo insieme.
Il contenuto di acqua dello strato corneo è funzione di :
- sappiamo che, a differenza di quanto accade nel derma e nell’epidermide nei quali il contenuto
di acqua è piuttosto elevato soprattutto nel derma che è una sorta di idrogel composto da
macromolecole come acido ialuronico che trattengono acqua, l’acqua è presente in percentuale
minore ma sempre elevata nell’epidermide mentre nello strato corneo il contenuto d’acqua
fisiologicamente è più basso, tra il 15-20% con estremi da 10-30%, e varia in funzione dell’umidità
relativa dell’ambiente (in un ambiente secco tipo estate la pelle si secca, viceversa in climi
tropicali caldi umidi la pelle è decisamente più morbida perché l’umidità relativa dell’ambiente è
elevata) quindi la pelle in qualche modo riflette le condizioni di umidità ambientali;
- altro fattore è la quantità di fattore di idratazione naturale: è la miscela di componenti che deriva
dal disfacimento cellulare ed è una miscela di sostanze igroscopiche che tendono a trattenere
umidità sulla superficie cutanea, quindi avendo una carenza di fattore di idratazione naturale
abbiamo disidratazione;
- infine terzo fattore: quantità di lipidi idrofili e in particolare ceramidi, che son i lipidi più
importante nello strato corneo perché qui sono organizzate a costituire una matrice nella quale
sono immersi i corneociti e questa matrice non è omogenea ma è composta da un’alternarsi di
strati lipidi e acquosi grazie alla capacità delle ceramidi di disporsi all’interfaccia!
In realtà, anche se non è così evidente, intuitivo, c’è un forte legame tra la disidratazione e la
desquamazione cutanea; non ci si pensa, però sì!!! Il contenuto d’acqua condiziona la
desquamazione, la desquamazione a sua volta condiziona l’idratazione la quale condiziona la
quantità d’acqua e così via.

IDRATAZIONE CUTANEA E DESQUAMAZIONE


Forze coesive nello strato corneo, da cui dipende il fenomeno di desquamazione (cioè
allontanamento dei corneociti morti nello strato corneo); la facilità di allontanamento dei corneociti
morti dipende dalle forze con cui i quali sono attaccati.
Le forze coesive sono di tre tipi: corneodesmosomi, forze di Van der Waal, Interdigitazione.

I corneociti sono lamelle addossate le une alle altre e possono anche incastrarsi con
interconnesione meccanica.

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Pagina 125

Questi sono gli approcci all’idratazione. Possiamo usare uno di questi Oli idrocarburici e cere
diversi approcci, insieme no. Vaselina
Paraffina
Squalano
Effetto occlusivo Oli minerali
Mettere sostanze che impediscono l’evaporazione, sostanze che Siliconi
formano un film occlusivo che trattiene l’acqua nello strato corneo. Dimeticone
Ciclometicone
Oli minerali (vaselina: riducono l’evaporazione del 30%); in alternativa a Grassi animali e vegetali
questi, possiamo usare siliconi come cere siliconiche. Burro di cacao
La vaselina è la meno indicata, poiché tende ad essere comedogenica Lanolina
Acidi grassi
e poco eutrofica in quanto non ha affinità. è meglio utilizzare prodotti Acidi della lanolina
più sebosimili, come acidi grassi, alcoli grassi, trigliceridi,steroli, Acido stearico
cere,etc. Alcol grassi
Questo tipo di approccio è oggi accantonato, poiché poco eudermico. Alcoli della lanolina
Alcol cetilico
Cere
Umettanti Carnauba
Sono sostanze igroscopiche, che tendono a trattenere umidità nello Candelilla
Fosfolipidi
strato corneo. Il problema principale è che tendono, soprattutto in Lecitina
condizioni di bassa umidità relativa ambientale, a prendere acqua dal Steroli
derma e non dall’ambiente quindi idratano lo strato corneo ma Colesterolo
disidratano gli strati sottostanti. Bisogna superare il 70% di umidità
relativa: quindi attenzione! Gli umettanti possono avere quest’effetto paradosso che, anziché
catturare umidità dall’ambiente trasferendola allo strato corneo, la prendono dagli strati
sottostanti.
Tendono a riempire gli spazi vuoti presenti nello strato corneo attraverso rigonfiamento e rendono
lo strato corneo con una sorta di azione emolliente.
Oggi questo rientra nei nuovi approcci pubblicitari: viene anche pubblicizzato l’impiego di acqua
spruzzata sulla superficie cutanea, che in realtà non ha nessuna efficacia a meno che non venga
applicato subito dopo uno strato occlusivo, perché se no l’acqua spruzzata evapora quindi non
serve niente, a meno che non occludiamo la pelle ma così ricadremmo nel primo approccio
le sostanze umettanti sono alcune a pm alto e alcune a pm basso. Le più semplici, come la
glicerina, che è l’umettante per autonomia. Ha la capacità di aumentare la water holding capacity
dello strato corneo, cioè si mescola con la matrice extracellulare aumentando la sua capacità di
trattenere umidità. Per altro la glicerina può essere presente naturalmente nello strato corneo, ad
esempio per idrolisi dei trigliceridi contenuti nel sebo ad azione delle lipasi batteriche. Si sta
rivalutando l’azione della glicerina. Infatti può agire da modulatore della fase lipidica, ma anche
può avere un’azione corneodesmolitica, facilitando la rottura dei corneodesmosomi e migliorando
così la desquamazione. Quest’azione è scoperta recentemente. La glicerina è usata da
moltissimo tempo come umettante, come azione corneodesmolitica e di aumentare la water
holding capacity sono più recenti.

Ci sono altri prodotti: polialcoli (sorbitolo, maltitolo, trealosio) oppure la betaina; prodotti di
origine naturale (pectine, mucillagine di malva tiglio altea), acido ialuronico, sericina (proteina
della seta). Molti come acido ialuronico sono glicoproteine che trattengono acqua. Sono tutti
componenti ad alto PM questi ultimi visti, quindi non penetrano attraverso la pelle, ma agiscono
come umettanti di superficie, rendendo lo strato corneo più liscio e più morbido ma non agiscono
all’interno della pelle.
Poi abbiamo due altri umettanti, che sono Urea e Acido Pirrolidoncarbossilico.
L’acido pirrolidoncarbossilico è il componente del fattore di idratazione naturale; può essere
utilizzato come tale come umettante, in genere al 2%, ed è in grado di duplicare la capacità di
assorbimento di acqua da parte dello strato corneo. E’ abbastanza ovvio: perché fa parte del
nmf, così come gli aminoacidi (betaina, trimetilglicina). L’urea ha caratteristiche un po’ particolari:
ad alte concentrazioni è anche un cheratolitico, quindi a seconda delle concentrazioni può agire
da idratante o da cheratolitico, promuovendo la desquamazione dissolvendo le molecole che
cementano i corneociti quindi agendo come corneodesmolitico.

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Pagina 127

con differenze nell’untuosità.


A sinistra : alcuni componenti lipidici c’è una freccia che indica aumento dell’untuosità: sono tutti
lipidi utilizzabili come emollienti, per rimpiazzare lipidi carenti, ma hanno caratteristiche di texture
differenti: se tutti presentano la stessa efficacia come emollienti, sono tutti equivalenti dal punto di
vista dell’emollienza, no sono equivalenti dal punto di vista della sensazione tattile: meno untuosi
nelle creme da giorno, più untuosi nelle creme da notti. L’uso di umettante e l’uso di lipidi sono
approcci classici all’idratazione cutanea.

NUOVI APPROCCI PER L’IDRATAZIONE CUTANEA


Alcune di questi sono a livello sperimentale ancora, molto nuove e difficili da realizzare.

A. PRECURSORI DEI LIPIDI


Invece di fornire alla pelle ceramidi e altri lipidi cutanei, fornire dei PRECURSORI DEI LIPIDI
CUTANEI, cioè utilizzare nei prodotti cosmetici delle sostanze che siano in grado di aumentare la
quantità di lipidi cutanei prodotti a livello cutaneo. Ad esempio, l’acido lattico, la serina, l’acido
linoleico; la serina perché interviene nella sintesi delle ceramidi, l’ acido linoleico e lattico perché
hanno azione stimolante.
Questo ad esempio è l’effetto dell’applicazione cutanea dell’acido L-lattico che è un
∂idrossiacido. Esistono varie sperimentazioni sull’uso dell’acido lattico nelle quali è stato
dimostrato anche che l’acido l-lattico è l’isomero più attivo.

In questo studio è stato misurato il livello di lipidi


cutanei e quali?
Le ceramidi, gli acidi grassi libri e il colesterolo,
che rappresentano le tre classi di lipidi
normalmente contenute nello strato corneo.
Confrontando il veicolo, quindi una formulazione
che non conteneva acido lattico che
rappresenta il controllo rispetto alla formulazione
che rappresenta l’acido lattico (colonna nera):
l’applicazione di acido l-lattico produce un
amento nella sintesi idi ceramidi e di acidi grassi, mentre non agisce sul colesterolo. Questa è
una delle tante dimostrazioni che l’applicazione topica di acido -lattico aumenta a sintesi di
ceramidi.
Sappiamo che, se aumenta il contenuto di ceramidi e di acidi grassi liberi, migliora la funzione di
barriera cutanea cioè la sua integrità. Questo è dimostrato da una sorta di esperimento fatto
misurando la perdita d’acqua transepidermica (misura dell’efficienza della barriera cutanea), cioè
normalmente noi perdiamo acqua dalla superficie cutanea per la perspiratio insensibilis a una
velocità relativamente costante, 4-5-6 g/m2 all’ora, questo è il valore normale della pelle integra di
perspiratio insensibilis ed è il valore id base.
Se la pelle viene trattata con una sostanza irritante come il sodio lauril solfato, tensioattivo
anionico visto nell’ambito dei detergenti ed è una sostanza irritante perché può estrarre i lipidi
cutanei, se la perspiratio insensibilis viene misurata dopo un trattamento con elevate
concentrazioni di sodio lauril solfato tende a salir perché abbiamo danneggiato la barriera
cutanea; utilizzando l’acido lattico c’è una riduzione del danno perché la pesiratio insensibilis
cresce di meno!

B. STIMOLANTI LA SINTESI DEI LIPIDI CUTANEI


dimostrato per la niacinamide, amide dell’acido nicotinico. è la vitamina b6, una sostanza co
nazione anche schiarente a livello cutaneo. è in grado di aumentare la sintesi dei lipidi cutanei. è
un approccio già utilizzato in cosmesi: ci sono alcune case cosmetiche che producono prodotti in
commercio contenenti nicotinammide.
Altri componenti che stimolano la sintesi dei lipidi sono: frazione insaponificabile di oli vegetali
(fitosteroli, vitamine, caroteni). e anche oleodistillati di girasole, ma su questo non ci sono grosse
dimostrazioni scientifiche.

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Pagina 131

della forza acida. E’ chiaro che l’acidità è funzione della concentrazione, quindi se preparo una
soluzione di acido glicolico, l’acidità della soluzione dipende dalla concentrazione dell’acido
stesso.
In soluzione concentrata possono dare valori di pH che possono causare ustioni chimiche, quindi
pH vicino allo 0. Questo perchè per esempio di acido glicolico si usano anche soluzioni al 70%
perciò non vanno usati in modo leggero. Sono sostanze che in certe condizioni di concentrazione
possono essere pericolose.

Quali sono le azioni biologiche?


- Riducono la coesione dei corneociti
questo non si sa in modo chiaro come avvenga, ci sono delle ipotesi:
- Rottura dei legami a idrogeno e ionici presenti nei corneodesmosomi e che tengono insieme
le cellule
Questo è intuibile perchè per esempio acido glicolico presenta un gruppo carbossilico che a pH
fisiologico sarà presente in forma ionizzata, oppure interagisce tramite legame a H perchè ha
gruppo OH infatti legame a H si verifica quando H è interposto tra due gruppo elettronattrattori.
- Azione chelante sugli ioni calcio, quindi bloccare il Ca che ha un’azione fondamentale per
quanto riguarda l’esfoliazione cutanea perciò chelare gli ioni Ca significa produrre delle
cheratinizzazioni nello strato corneo
- Aumentano l’ingresso di acqua
L’allontanamento dei corneociti ed il fatto che sono molecole molto idrofile (hanno corta catena
laterale, hanno gruppi OH,etc) fa si che entri l’ingresso di acqua nello strato corneo.
Questo spiega la loro azione idratante ed elasticizzante sullo strato corneo. Questa loro azione
facilita l’ingresso di acqua nello strato corneo facilitando ingresso di acqua.
- Azione idratante
- Azione plasticizzante
- Favoriscono l’esfoliazione
- Stimolano il turnover cellulare e quindi questo porta l’utilizzo di AHA nei prodotti antiage

Ad alte dosi provocano allontanamento completo dello strato corneo, cioè comportarsi da
cheratolinici: rimpono i legami tra i corneociti allontanando lo strato corneo.

Le azioni degli AHA sono funzioni della concentrazione, essa però non è l’unico fattore che
influenza l’attività degli AHA.
Fattori che influenzano l’attività
• Concentrazione molto importante perchè:
• A basse concentrazioni hanno proprietà idratanti e riducono la coesione corneocitaria alla
base dello strato corneo. Ciò ad indicazione che non hanno solo azione cheratolinica ma
probabilmente interagiscono con gli ioni Ca quindi con il processo di cheratonilizzazione dello
strato corneo.
• A elevate concentrazioni predomina l’azione cheratolitica, con effetto negli strati
epidermici più profondi e anche nel derma papillare e reticolare. Se le concentrazioni
sono molto elevate e in soggetti giovani che sono molto più sensibili all’azione degli AHA
possono agire non solo a livello dello strato corneo, ma anche nell’epidermida e nel derma
dove possono causare necrosi.
• pH
Condiziona la % di assorbimento dell’AHA ma non solo: il pH già di per sè può produrre danni a
livello cutaneo.
• Tempo di contatto
A parità di condizioni se lascio agire AHA per 10 minuti piuttosto che per 24h avrò quantità
diversa che entra nel tessuto.
• Tipo di formulazione
• Età del soggetto
a parità di concentrazione lo stesso tipo di prodotto utilizzato su un soggetto giovane rispetto a un
soggetto adulto c’è differenza.
Acido glicolico

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Pagina 136

ß-idrossiacidi
Acido salicilico
- Cheratolitico
- Proprietà antinfiammatorie (p.a. )
- Liposolubile, più efficace per la pelle grassa a differenza degli AHA
- Usato come cheratolitico per l’apertura dei comedoni nell’acne nel caso di
ipercheratinizzazione follicolare
- In combinazione con AHA per peelings leggeri
- Psoriasi, ittiosi, calli e le verruche —> secchezza cutanea accompagnata da
ipercheratinizzazione per asportare calli e verruche

AHA di nuova generazione


Poli AHA (PHA)
Meglio tollerati perchè più grossi
Gluconolattone
molecola ciclica con più gruppi OH( per questo Poli AHA). I lattoni sono forme instabili che per
idrolisi danno origine all’acido corrispondente, in particolare alla forma aperta che è un poli
idrossiacido.

- Nella pelle dà acido gluconico


- Penetrazione cutanea lenta e graduale, perchè PM alto e potere acido basso
- Protegge contro i raggi UV al contrario dei classici AHA che ne aumentano la sensibilità
- Ben tollerato
- Antiossidante naturale

Poli idrossiacidi complessi


Acido lattobionico
dato dall’unione di una molecola di galattosio con una di acido gluconico, è una SPECIE di
disaccaride che ha un PM ancora più elevato, quindi penetrazione ancora più lenta.
- Chelante del ferro
- Delicata azione cheratolitica
- Igroscopico più della glicerina

Grafico sull’ Igroscopicità.

17 Novembre 2016
Invecchiamento cutaneo
Si tratta di una fetta di mercato piuttosto considerevole quella dell’antiaging, anche nelle
farmacie, perché è un inestetismo molto sentito e molto preso in considerazione.
L’invecchiamento è un processo naturale che non può essere prevenuto ma che può
probabilmente essere attenuato o eventualmente ritardato. Riguarda tutti gli organi e che non può
essere evitato. Può essere attenuato o leggermente ritardato.

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Pagina 137

L’invecchiamento è un processo irreversibile che inizia con la maturità e che determina un


crescente numero di modificazioni rispetto allo stato ideale con una riduzione della velocità di
ritorno alle condizioni normali.
L’organismo diminuisce la velocità di recupero nei confronti di ogni stress.

Componenti dell’invecchiamento
Componente intrinseca o cronologica
- Riflette la riduzione del turnover cellulare, quindi rallentamento del turnover.
Componente estrinseca
- Photoaging (invecchiamento cutaneo precoce indotto a un’eccessiva esposizione ai raggi UV),
fumo
Componente ormonale
- Estrogeni
Componente life-style
- Dieta, farmaci, alcol
Componente catabolica
legata a patologie che accentuano il processo di invecchiamento cutaneo.
- Diabete, ipotiroidismo 


Manifestazioni dell’invecchiamento cellulare, oltre all’assenza di melanina nei capelli, possono


essere:
- Secchezza cutanea

- Comparsa di microrughe all’inizio, che diventano sempre più profonde.
- Perdita di elasticità

- Ipercheratosi cioè ispessimento dello strato corneo.

- Macchie iperpigmentate

LE RUGHE SONO SIMBOLO DELL’INVECCHIAMENTO E CON LA LORO COMPARSA


CONNOTANO INDISCUTIBILMENTE L’INGRESSO DELLA PERSONA NELLA FASE DELL’ ETÀ
“MATURA”
La ruga è un solco lineare permanente della pelle, di profondità variabile.
In altre specie, come in alcuni casi, l’invecchiamento dell’animale porta a una riduzione delle
rughe. sono molto più rugosi quando sono cuccioli.

CLASSIFICAZIONE DELLE RUGHE in funzione della loro “causa”


- Rughe da gravità, legate al fatto che la nostra pelle è soggetta alla forza di gravità per tutta la
vita, che tende a trattenerla verso il basso; ci sono alcune rughe, come quella del solco naso-
labbiale, di quesot tipo.
- Rughe da posizione, se ci sono posizioni che teniamo continuamente.
- Rughe di espressione, es. zampe di gallina che si formano quando ridiamo e a lungo a dare
diventano permanenti.
- Rughe da fotoinvecchiamento, simili alle rughe prodotte dall’età ma che sono prodotte in
modo anticipato e precoce dai raggi UV.
Nella superficie cutanea, oltre a quelle macroscopiche, abbiamo tutta una serie di microrguhe.

INVECCHIAMENTO INTRINSECO
Si intende l’invecchiamento cronologico. Per distinguerlo dal fotoaging ed altre che sono tipologie
di invecchiamento estrinseco, cioè dovute a una causa che le anticipa. Anche se poi le
manifestazioni a livello cutaneo sono le stesse.

Riguarda tutti i componeti della pelle, con manifestazioni un po’ diverse.


Lo strato corneo tende ad essere ipercheratotico, cioè aumento dello spessore anche se
globalmente lo spessore della pelle diminuisce, e c’è un ridotto contenuto lipidico: una delle
caratteristiche dell’invecchiamento è infatti la pelle secca per alipia.

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Pagina 138

Nel’epidermide c’è uno strato ridotto per il rallentamento del turnover: l’epidermide continua il
processo di rinnovamento, ma con una velocità minore e ciò produce un minor spessore. Viene
ridotto anche il numero di melanociti.
La cosa più evidente è che la giunzione dermo-epidermiche, che in condizioni di giovinezza
presenta creste papillari, si appiattisce. Poi c’è una riduzione delle cellule di Langherans.
Nel derma minore spessore, decremento e degenerazione delle fibre di collagene ed elastina
(quindi pelle meno elastica), poi riduzione della sostanza fondamentale perchè c’è una riduzione
di acido ialuronico che è quello che trattiene l’acqua all’interno del derma e una riduzione della
vascolarizzazione.

INVECCHIAMENTO ESTRINSECO
Ha manifestazioni simili a quelle dell’invecchiamento intrinseco, con la differenza che queste
manifestazioni si presentano anticipatamente rispesto al criterio cronologico.
Cause:
Raggi UV (photo-aging): influiscono all’80% sull’invecchiamento della pelle. La pelle appare
secca, disomogena, discontinua, poco elastica. Le rughe sono profonde e numerose. Ad
esempio all’immagine emblematica del marinaio: pelle molto scura ma estrammente rugosa,
perché è un esempio di invecchiamento estrinseco di tipo professionale. Fino adesso abbiamo
visto inestetismi, ma nella pelle fotoinvecchiata spesso sono presenti delle lesioni tumorali
benigne (cheratosi seborroiche che si manifesta come ispessimenti non pigmentati dello strato
corneo, lentigo simplex quindi lentiggini), e premaligne (cheratosi attiniche, che sono delle lesioni
precancerose, quindi di per sé non maligne ma che possono evolvere verso il maligno e quindi
vengono asportate; si presentano come piccole lesioni pigmentate in cui la pelle presenta strane
scaglie che tendono a non guarire, sembra quasi che sia una dermatosi localizzata ma non si
guarisce; vengono trattate in genere chirurgicamente, anche semplicemente con l’azoto liquido
con il quale viene bruciata dalla bassa temperatura quella prozione di epidermide)
Spesso si osservano vere e proprio lesioni tumorali ad esempio epitelomi basocellulari e
spinocellulari e melanomi, che sono tra le forme tumorali più aggressive perché quando vengono
diagnosticati sono già metastatizzati spesso, sono molto aggressivi, in genere sono legati fino ad
uncerto punto alle aree fotoesposte ma esistono anche esempi di melanomi in zone non esposte
e questa è la regione principale per cui bisogna tenere controllati i nei, e soprattutto prestare
attenzione alle variazioni improvvise di dimensioni, contorno e colore; se il neo cambia colore o la
sua superficie diventa frastagliata è bene rivolgersi subito al dermatologo. Però non è una
correlazione diretta causa-effetto, non è che chi fa le lampade o prende il sole avrà sicuramente
questa manifestazione, però aumenta la probabilità.
Tant’è che ci sono delle statistiche che hanno correlato l’incidenza dei tumori cutanei con
l’esposizione ai raggi UV, con la riduzione dello strato di ozono ecc.

Stile di vita: altre cause di invecchiamento estrinseco è lo stile di vita: stress, inquinamento,
abitudini alimentari scorrette come il junk food, abuso di alcool o fumo. Il fumo è una delle
principali cause di invecchiamento estrinseco. Ci soon stati studi fatti su gemelli omozigoti,
esattamente identici, dei quali uno fumatore e uno non fumatore: si è visto che il fumo produce un
invecchiamento cutaneo estrinseco molto evidente.

I primi segni dell’età si manifestano dopo i 25 anni: la pelle comincia più sottile e meno luminosa,
compaiono le prime rughe di espressione. Poi verso 30-40 anni: le rughe si accentuano, la pelle
perde elasticità. Dopo i 50 anni la pelle perde compattezza, il contorno del viso è meno definito.
Dopo i 60 anni rughe più profonde, colorito spento, secchezza cutanea, pigmentazione irregolare
in genere sulle mani.
Questo è comunque indicativo.

Parliamo dell’invecchiamenti intrinseco, che non si può evitare perché è un’evoluzione naturale.
Quali sono le cause?
Sappiamo quali possono essere le concause o le sostanze implicate nell’invecchiamento. Sono i
radicali liberi, ovvero molecole che presentano un elettrone spaiato, che sono prodotti durante il
metabolismo cellulare ma anche a causa di altri fattori di invecchiamento (esposizione ai raggi

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Pagina 140

- stimolazione dle metabolismo cellulare


- Idratazione ed emollienza
- Regolazione della pigmentazione
- Stmolazione del microcircolo

Antiossidanti e Anti Radicali Liberi


Sono moltissime sostanze, molte derivano dal mondo vegetali.
a. Derivati polifenolici
sostanze antiossidanti di origine naturale; sono delle macromolecole che rientrano nella categoria
dei flavonoidi o altre categorie come gli isoflavoni.
Polifenoli:
cioè più anelli aromatici condensati con gruppi OH. Sono molecole di
sintesi o estratti vegetali, tutte idrofile ma insolubili in acqa ehanno
colore intenso, tant’è che sono responsabili degli estratti vegetali.
Questo è un problema formulativo.
Ci sono degli esempi: oloeuropeina: contenuto nelle foglie dell’ulivo;
quercetina del ginko biloba e nei semi di cacao, resveratrolo (sostanza
rossa presente nei vini rossi, viene utilizzato anche coe integratore
alimentare per la sua funzione antiossidante)
Queste sostanze sono degli antiossidanti a causa della loro struttura e quindi possono essere
utilizzati contro i ROS.

Isoflavoni
Poi abbiamo gli isoflavoni; alcuni sono dotati di azione ormonosimile come quelli di soia, in
quanto deboli agonisti dei recettori degli estrogeni, altri hanno azione non ormonale antiossidante
e stimolatore della sintesi di collagene e acido ialuronico.

b. Sistemi enzimatici
Superossido dismutasi
Che è un enzima antiossidante, catalizza la trasformazione dell’anione suprossido a O e acqua
ossigenata, ha funzione fisiologica di impedire l’ossidazione degli acidi grassi del DNA e
antiinfiammatorio ma è chiaro che tra le azioni fisiologiche e inserirlo in una crema cosmetica è
tutta un’altra storia. Va bene come principio ma non certo per l’applicazione in un prodotto
cosmetico.
- Catalizza la trasformazione dell’anione superossido a ossigeno ed acqua ossigenata
- Protegge il DNA
- Inibisce la lipoperossidazione
- Inibisce la depolarizzazione dell’acido ialuronico
- Effetto antiinfiammatorio e antiirritante

c. Sistemi non enzimatici


Glutatione
Una molecola coinvolta nei processi di ossidazione, esistono in commercio creme che
contengono il glutatione come sostanza naturale.
Coenzima Q
Esiston in commercio un certo numero di creme ocnteneti coenzima Q, che è un antiossidante ed
inibisce la lipoperossidazione dei lipidi e proteine di membrana.
Formula di struttura: è una sostanza molto lipofila, ha un LogP di 14, è un po’ troppo lipofilo per
poter penetrare nella pelle.

Acido Lipoico
Oggi è molto di moda l’acido lipoico, cofattore di diverse reazioni enzimatiche; in realtà non è ma
istato dimostrato che possa avere quest’azione ma è molto di moda, viene utilizzato anche in
creme per la cicatrizzazione cutanea anche se non ci sono evidenze sperimentali; tra l’altro è una
molecola instabile, quindi non è neanche garantito che rimanga tale nella formulazione.

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Pagina 142

glicoproteine delle membrane dalla lipoperossidazione ad opera dei ROS, agisce molto
semplicemente ossidandosi per prima: gli antiossidanti sono sostanza ossidabili facilmente, con
la differenza che, se vengono a contatto con un ROS, formano un radicale stabile interrompendo
la reazione di propagazione, che è il problema principale delle reazioni radicaliche come la
lipoperossidazione infatti sono autopropaganti.
La vitamina E agisce andandosi ad intercalare ai lipidi che costituiscono le membrane biologiche
proteggendole dalla lipoperossidazione.

LEVIGANTI/ESFOLIANTI
Sono sostanze che hanno come finalità quella di eliminare le ipercheratosi; l’invecchiamento
cutaneo prevede infatti un ispessimento dello strato corneo. Possiamo utilizzare esfolianti chimici
come gli alfa-idrossiacidi, i beta-idrossiacidi come acido salicilico, oppure peeling enzimatico con
papaina, quindi enzimi proteolitici che staccano l’eccesso di strato corneo. In alternativa
possiamo usare anche esfolianti meccanici, che sono dei materiali solidi introdotti in una
formulazione cosmetica per esempio una crema corpo esfoliante che strofinata interamente sulla
superficie cutanea produce un effetto abrasivo, cioè eliminando le lamelle cornee.
Oltre a questi abrasivi vegetali esistono anche abrasivi sintetici o minerale. Questi di origine
minerali sono impiegati anche come tecniche dermatologici come la microdermoabrasione.
Quella cosmetica è una tecnica non chirurgica di esfoliazione cutanea, che utilizza microcristalli
di un materiale inerte (ossido di alluminio) che vengono appliati sulla pelle sotto pressione e
quindi staccano le cellule morte, e poi vengono aspirati insieme alle cellule morte. C’è una specie
di orifizio attraverso il quale i cristalli vengon sparati e poi un’aspirazione che li porta via assieme
alle cellule che si staccnao.
Quindi consentono di eliminare in modo molto superficiali le piccole cicatrici rughe ecc. è una
tecnica non pericolosa, perchè è una sonda che viene passata sulla superficie cutanea, con lo
svantaggio però che non essendo molto energica non è molto efficace e necessita di diverse
seduta.
Quella dermatologica è invece più energica ma dev’essere effettuata sotto controllo medico.

Alfa-idrossiacidi: visti ieri. A seconda della concentrazioni possono essere degli idratanti oppure
possono ridurre le rughe superficiali. Allentano la coesione tra i corneociti, quindi producono una
levigazione cutanea eliminando le lamelle cornee in fase di desquamazione e questo aumenta la
luminosità cutanea. Pososno essere usata anche per le aghe spots e il photoaging in
concentrazioni più elevate.

RIDUZIONE DELLA VISIBILITA’ DELLE RUGHE:


Approccio cosmetico: miorilassanti
una delle ragioni di formazione delle rughe, che vale soprattutto per le rughe di espressione, è
una sorta di contrattura permanente dei muscoli che sono al di sotto della pelle, che fanno sì che
la superficie cutanea non risulti piana ma rimanga sempre contratta. La contrazioen muscolare è
legata al rilascio di determinati mediatori e, in modo particolare, l’acetilcolina è coinvolta nella
contrazione muscolare. Dal 2004 in Italia è possibile fare iniezioni di botulino: è una pratica con
una certa pericolosità, perchè iniettiamo una tossina mortale. La tossina botulinica, prodotta da
un microrganisom anerobio, è una tossina che paralizza i muscoli ed è una delle sostanze più
tossiche in assoluto. Il suo utilizzo è possibile soltanto da parte di specialisti. Il principio è quello
di iniettare nel muscolo coinvolto, quindi il muscolo perennemnte contratto, una piccola quantità
di tossina botulinca in modo tale da farlo rilasciare facend oscomparire le rughe di espressione
(fronte, sopracciglia). Ovviamente non funziona in modo permenante, perché poi si formano altre
sinapsi, quindi ha una funzione di 6 mesi- 1 anni. Il rischio è che se l’iniezione viene fatta nel
punto sbagliato: uno degli effetti negativi è quello di poter interessare altri muscoli; se si becca un
muscolo della regione palpebrale succede che per un certo periodo di tempo la palpebra non si
muove più ad es, oltre al fatto che l’effetto è poco naturale perché il viso è reso inespressivo

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Pagina 144

Nel caso di iperpigmentazione possiamo avere:


- Aumento di melanina, senza aumento dei melanociti. Così accade nel melasma e nel morbo di
Addison. Abbiamo in questo caso un contenuto superiore di melanina.
- Aumento dei melanociti in numero (cheratosi seborroica, lentiggini, reazioni fototossiche o foto
allergiche); c’è un aumento nel numero dei melanociti, che si possono addirittura trasferire
anche a livello del derma.

Quella a maggior rilevanza dal punto di vista cosmetico è il melasma, dove c’è solo un aumento
della melanina.
L’azione depigmentante è più efficace se l’iperpigmentazione è localizzata solo nell’epidemride e
non nel derma. Nel caso in cui ci sia migrazione dei melanoicit nel derma la probabilità di
successo è molto più bassa.

Come possiamo agire sulla melanogenesi?


Visto che la tirosina è un aminoacido normalmente presente nell’organismo, possiamo agire sulla
tirosinasi: un approccio, l’unico utilizzato, è quello di agire sulla tirosinasi. Ci sono diversi modi:

1. Inibizione della tirosinasi


Idrochinone, acido kogico, acido ascorbico, arbutina, acido ellagico, acido azelaico, resveratrolo
2. Riduzione della sintesi della tirosinasi
Metalli pesanti
3. Inibizione migrazione melanosomi
Citochine, Niacinamide
4. Citotossicità nei confronti dei melanociti
Idrochinone monobenziletere

inibirla o ridurne la sintesi (questo secondo è meno fisiologico: i metalli pesanti hanno
quest’effetto, ma hanno altri effetti tossici e quinid non c’è un vantaggio); in teoria potremmo
anche agire inibiendo la migrazione dei melanosomi, senza che vengnao trasferiti ai cheratociti,
ma anche questa è un’azione difficile, prodotta da niacinamide.
Oppure un ultimo approccio si utilizza una sostanza cititossica per i melanociti: è l’azione meno
fisiologica. Idrochinone monobenziletere è citotossico verso i melanociti.
Di questi quattro approcci, quello con maggioreprobabilità di successo è il primo: perchè è
un’inibizione reversibile, non ha un’azione permanente, non dobbiamo usare sostanze tossiche
ed è molto efficace.

La sostanza depigmentante per antonomasia, utilizzata anche nel settore cosmetico, era (oggi
non si utiliza) l’idrochinone, una molecole semplice che inibisce reversibilmente la tirosinasi. è
molto efficace, forse l’unica sostanza molto efficace. Oggi è vietato nel settore cosmetico perché
ha un’azione sensibilizzante a livello cutaneo ed è un sospetto cancerogeno.
Questo divieto risale a non più di 10 anni fa.
Allora si sono trovate sostanze alternative. Ce ne sono un po’: slide. Alcuni sono antiossidanti
(acido ascorbito, resveratrolo contenuto nell’uvo), acido kogico, arbutina, acido ellagico, acido
azelaico, ma nessuna di queste sostanza hal a stessa efficacia dell’idrochinone.

Acido Kogico
E’ una sostanza che chela gli ioni rame inibendo la tirosinasi. ha una
certa analogia strutturale con l’idrochinone e in realtà è una sostanza
che è stata scoperta in naturale prodotta dal metalibsmo dei funghi. è
molto meno tossico dell’idrochinone e anche meno efficace ma
anch’esso ha sensiblizzante. Anche perchè essendo meno potente
dev’essere usato per più tempo, esponendo il soggetto a fastidiosi
eritemi.

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Pagina 145

Acido Azelaico
Un altro depigmentazione sempre inibitore della tirosinasi è l’acido azelaico, un acido
bicarbossilico alifatico prodotto dal Pityrosporum ovale, normalmente presente sulla superficie
cutanea. è attivo soltanto sui melanociti iperpigmentati, però ha un’azione molto lenta: dev’essere
applicato due volte al giorno per periodi che vanno da tre mesi a un anno. Anch’esso ha effetti
collaterali come eritema.
Peraltro è anche un antibatterico contro Propionibacterium acnes, oltre che essere
antinfiammatorio, cheratolitico e antiseborroico.

Arbutina
Origine naturale, glucoside idrochinonico. Quasi tutti tranne azelaico sono derivati idrochinonici,
cioè hanno anello aromatico con due gruppi ossidrilici in para tra loro.
l’arbutina è present enelle foglie di ulivo. Agisce con meccanismo diverso: compete con la l-dopa
sul sito recettoriale della tirosinasi: non la inibsce direttamente ,ma si sostituisce alla l-dopa sul
sito recettoriale bloccando la tirosinasi. Ha meno effetti collaterali rispetto agli altri derivati
dell’idrochinone.

Altre sostanze
- Alfa e beta idrossiacidi (Azione legata alla loro capacità di esfoliare la superficie cutanea
allontando anche le iperpigmentazioni),
- antiossidanti (acido ascorbico),
- alcuni estratti vegetali (tè verde, camomilla, radice di liquirizia, uva ursina)

Nel trattamento dell’inveccihamento cutaneo vengon spesso prodotte le FIALE URTO


contengono soluzioni acquose o glicoliche (in glicerina) che hanno un notevole impatto
psicologico: l’idea di usare un fiala ricorda il ondo nel farmaco e quindi nell’utilzizatore medio che
non ha le conoscenze l’impatto psicoogico è notevole. Questi prodotti spesso contengono siero
albumine bovine, derivati di origine animale; sono soluzioni di albumina bovina. Queste, così
come le soluzioni di acido ialuronico, sono degli antirughe temporanei, cioè stese sulla superficie
cutanea formano per evaporazione del solvente un film che tende meccanicamente la pelle,
dando l’idea di un’azione antirughe che però essendo meccanica è temporanea, finisce quando il
prodotto viene lavato via. è solo una tensione superficiale dovuta al film di materiale proteico che
si forma con l’evaporazione del solvente. C’è un mercato consideravole di questi prodotti che
costano tanto ma non hanno nessuna azione cosmetica reale, non svolgono azioni protettive o
risolutive, hanon solo un’azione meccanica temporanea.

COSMETICI ANTINQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO


Oggi c’è molta sensibilità. Questo è un prodotto pubblicizzato come protettivo nei confronti
dell’inquinamento elettromagnetico, legato alle radiazioni elettromagnetiche.

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23 Novembre 2016

- DENTIFRICI
Categoria di prodotti cosmetici di uso generale che potremmo classificare nell’ambito dei
cosmetici con funzionalità igienica, quindi cosmetici detergenti.
In realtà non da soli, perché da solo il dentifricio ha un’efficacia limitata, ma in combinazione con
un ausilio meccanico che è lo spazzolino svolgono un’azione igienica.

Denti
Struttura molto complessa. Infatti dal punto di vista macroscopico
distinguiamo tre regioni: corona, che è la porzione aerea visibile, il
colletto che è la giunzione tra la corona e la parte immersa, che è
la radice. La radice è immersa nell’osso della mascella o della
mandibola a seconda che si parli di denti superiori o inferiori.
E’ una suddivisione grossolana.
Dal punto di vista dei tessuti, troviamo fondamentalmente due
tessuti; in realtà sono tre, nel senso che nella porzione interna del
dente si trova la polpa che contiene vasi e nervi ed è quella che
dà vitalità al dente, ovviamente la polpa dentale non è un tessuto
con il quale il dentifricio deve venire a contatto, nel senso che se
è scoperta ce ne accorgiamo perché il dente fa malissimo; quindi
la polpa è appannaggio del dentista.
La porzione esterna del dente aerea, ossia la corona, è rivestita da un materiale molto duro e
resistente, è il tessuto più duro di tutto l’organismo osso compreso, che è lo smalto dentale, che
protegge la struttura del dente, soprattutto la corona, poichè è la porzione del dente esposta agli
agenti dannosi come il cibo, i liquidi con i quali ci alimentiamo; lo smalto è il tessuto più duro
dell’organismo ed è composto per la quasi totalità (96-97%) da minerali, nelle quali prevale
nettamente l’idrossiapatite, un fosfato di calcio complesso idrato che rappresenta quasi il 90% di
tutti i minerali che costituiscono il dente. Troviamo poi delle piccole percentuali di carbonato di
calcio, cloruro di calcio e fosfato di magnesio e un 3-4% di sostanze organiche.
Lo smalto è un tessuto così duro e resistente perché il dente svolge funzioni anche meccaniche,
come la masticazione, quindi è necessario che sia una strutta molto resistente.

Al di sotto dello smalto (colorato in giallo) troviamo la dentina, che è costituita da collagene
calcificato. Il collagene è una proteine, costituente delle fibre del derma, però quello della dentina
è calcificato con dei sali, con dei carbonati e fosfato di calcio.
La composizione della dentina: il contenuto di sostanze organiche è più elevato, quasi 30%, poi
grande percentuale di fosfato di calcio (quasi il 70%).
La dentina, dal punto di vista della resistenza meccanica e chimica, è molto meno resistente dello
smalto, ma d’altronde la dentina non è esposta all’ambiente esterno, se non in caso di
scollamento del colletto della gengiva o perché c’è una cavità nello smalto che espone nella
dentina; fisiologicamente però non è richiesta resistenza dalla dentina.
Per confronto si può vedere la composizione dell’osso, che ha una percentuale di sostanze
organiche più elevata della dentina e la percentuale di minerali è diversa dallo smalto (fosfato di
calcio, carbonato di calcio, cloruro, fosfato di magnesio). Esiste un altro materiale a livello dentale
decisamente molto resistente, costituito da minerali, che è il cemento, ovvero la giunzione,
l’elemento di unione tra il dente e la gengiva nella quale il dente è inserito. è il materiale che
blocca il dente in sede all’interno delle parete ossea alveolare.
Quindi parliamo di dentifrici, ossia cosmetici utilizzati per l’igiene dentale, i dentifrici vanno a
contatto in primis con lo smalto. Lo smalto dentale è il tessuto target dei dentifrici.
In realtà il dente può essere sede di patologie, come le carie dentali, o come altre patologie di
natura infettiva o infiammatoria a livello del dente. In modo particolare, parlando di patologie
infettive, la bocca non è un ambiente sterile ma viene a contatto con una serie di microrganismi
contenuti negli alimenti e nelle bevande; in più a livello del dente è presente un film aderente, che
è la placca batterica, che è adeso al dente e quindi è molto difficile da allontanre. Questa placca
batterica è composta principalmente da due specie: Streptococcus mutans e Laptobacillum

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Pagina 147

acidophilus. Questi vivono normalmente sulla superficie del dente, che è protetto dalla placca
resistente alla detersione.
La placca batteroca di per sè non è patologica, ma può diventarlo: infatti può essere un fattore
scatenante o facilitante meglio per l’insorgenza della carie dentale, che è una patologia di tipo
infettivo in quanto è legata allo sviluppo microbico ma non solo; è una patologia multifattoriale, ma
che ha come caratteristica quella di presentare demineralizzazione dei tessuti duri del dente
come lo smalto e addirittura anche la dentina, se vi arriva; quando arriva alla dentina, la
situazione si fa più complicata perché la carie procede. Anche perché i microrganismi che si
trovano nella cavità del dente sono protetti e possono continuamente proliferare.
Il legame tra placca batterica e carie dentale è oggi ben noto, poiché i microrganismi che
costituiscono la placca batterica utilizzano gli zuccheri presenti nell’alimentazione come fonte di
energia, producendo sostanze acide come l’acido lattico, che è un prodotto della degradazione
del glucosio. Quindi generano queste sostanze acide nel microambiente della placca. E questo
microambiente acido può danneggiare seriamente lo smalto.
Un’altra modificazione che la placca batterica può subire è la calcificazione, cioè se la placca
batterica non viene rimossa con cura e reglarità può mineralizzare, cioè possono precipitare dei
sali, che son i sali normalmente presenti nella saliva, sali che la rendono dura, sono sali minerali
che cristallizzano insieme alla placca batterica e questo è un ulteriore fattore di rischio per lo
sviluppo dei microrganismi. è il tartaro. Quando si forma il tartaro cioè quando la placca batterica
inizia a mineralizzare, non riusciamo più con un semplice intervento cosmetico ad allontarnalro: il
tartato dev’essere allontanato meccanicamente dal dentista, poiché è quel materiale duro che
usando spazzolino e dentifricio non riusciamo ad allontanare. è il dentista, che con sonde a
ultrasuoni che spaccano il tartato oppure meccanicamente, lo rimuove.

CARIE
Eziopatogenesi
La carie è una malattia multifattoriale. In effetti troviamo fondamentalmente quattro componenti
che si legano tra di loro dando origine a questa patologia.
I quattro fattori scatenanti sono: microrganismi, ospite (condizioni dell’individuo), tempo, dieta.
Sono quattro fattori che, operando insieme, possono dare origine a questa patologia.

- Microrganismi
sono Streptococcus mutans, Laptobacillus acidophilus. Utilizzano i residui di cibo, soprattutto
zuccheri (da qui la buona prassi di lavarsi i denti dopo che abbiamo assunto qualche cibo,
soprattutto se è un cibo contenente zuccheri); nel loro utilizzare gli zuccheri producono degli
acidi. Non è però che il pH della bocca scende, poichè è sufficiente che ci sia un abbassamento
del pH nel microambiente dentale. Non producono quantità tali da abbassare il pH di tutta la
bocca, ma solo a livello locale. In questo modo provocano demineralizzazione. L’idrossiapatite è
un fosfato di calcio, che è un sale solubile negli acidi, così come il carbonato di calcio. Cioè
l’idrossiapatite è un materiale estremamente duro e resistente meccanicamente, ma
chimicamente molto debole nel confronti degli acidi. Quindi la produzione di acidi, con variazione
del microambiente sulla superficie dentale, a maggior raggione se è presente una placca
batterica che limita l’azione detergente di spazzolino e dentifricio, può indurre
microdemineralizzazioni sulla superficie dello smalto. Questo processo è in parte reversiible: se
eliminiamo la causa scantenante, ossia il pH acido, lo smalto può remineralizzare
spontaneamente in quanto la saliva contiene fosfati e sali di calcio, quindi in opportune condizioni
è possibile che ci sia una rimineralizzazione dello smalto spontaneo, senza che noi facciamo più
di tanto. Questo dipende però da numerosi fattori: la possibilità di rimineralizzazione dello smalto
si ha in funzione delle caratteristiche dell’ospite, cioè del soggetto, della diete e del tempo.
- Ospite:
inteso come soggetto. Questi microrganismi tendono ad abbassare il pH localmente e questo
abbassamento di pH è in genere ostacolato dalla saliva; la saliva è una soluzione tampone a pH
7,4 che con il suo debole effetto tampone tende a ostacolare l’abbassamento del pH; gli acidi
vengono neutralizzati dalla saliva, se il pH salivare, che è una caratteristica individuale, lo
consente, Il pH salivare dovrebbe essere vicino alla neutralità ma ci possono essere variazioni
interinvidituali. La saliva ha anche altre attività: poichè è prodotta di continuo, aiuta ad allontanare

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i residui di cibo che rimangono nella cavità buccale; inoltre ha un ruolo nei confronti dei
microrganismi, in quanto contiene sostanze e cellule come i fagociti ad azione antibatterica,tra le
più note certamente l’isozima, che è un enzima dotato di questa attività, ma esistono anche delle
lactoperossidasi, dei fagociti e delle Immuno globuline A secretorie.
Quindi la saliva è importante ha quindi un’azione fondamentale nella sanità del dente. E’ chiaro
che se un soggetto ha una saliva più o meno acida questo ha un ruolo allo sviluppo della carie.
C’è anche una predisposizione genetica legata anche alla durezza, alla resistenza dei tessuti,
dentina e smalto, e su questo non possiamo fare niente. Ci sono poi farmaci che, se assunti
durante la fase di sviluppo dei denti, possono indurre danni permanenti più o meno gravi. Anche
alcune patologie sistemiche, anche alcune situazioni fisiologiche come la gravidanza facilitano lo
sviluppo della carie. ovviamente l’igiene orale è fondamentale, ma questo rientra nelle abitudini
del soggetto: una scarsa igiene orale predispone di più allo sviluppo di carie, ma non è detto che
questo avvenga perché ci sono i suddetti fattori concomitanti.
- Dieta:
i microrganismi utilizzano prevalentemente gli zuccheri per il loro metabolismo producendo
sostanze acide, quindi se l’alimentazione è ricca di zuccheri forniamo della materia prima ai
microrganismi; si parla infatti di cariogenicità della dieta; ad esempio, anche nei bambini molto
piccoli spesso per tenerl buoni si dà il succhiotto dentro lo zucchero? ma questo non è adatto
perchè è una fonte di carbodidrati come i lsaccarosio che sono dispnibili per i microrganismi.
Non soltanto il contenuto di zucchero, ma anche il numero di pasti giornialieri e la frequenza con
cui si assume il cibo. A parità di abitudini di igiene orale, se assumiamo carboidrati molto
frequentemente, i microrganismi avranno più zuccheri a disposizione rispetto a quando
l’alimentazione avviene con minore frequenza. Anche il livello di aicdità della dieta può influenzare
la demineralizzazione. Quindi un uso cronico e molto considerevole di alimenti acidi come i
succhi di frutta, i succhi di agrumi, la coca cola (ph attorno a 2 per la presenza di acido
fosforico), sono tutti fattori di rischio che aiutano la demineralizzazione.
- Tempo:
anche il tempo ha un ruolo importante, poichè il processo di demineralizzazione avviene sempre
ma, se lasciamo sufficiente tempo tra un pasto e l’altro, avvengono processi contrari di
rimineralizzazione dei denti. Se non lasciamo un lasso di tempo sufficiente perché avvenga la
rimineralizzazione, la demineralizzazione tenderà ad essere irreversibile perché la perdita di
minerali è continua, senza fase in cui il minerale viene “ricaricato” nello smalto.
Questa è la premessa all’impiego die prodotti cosmetici per i denti, princiaplmente dentifrici ma
anche altri come i gel dentali e il collutorio, che sono di impiego meno frequente.
Lo scopo del dentifricio è quello di proteggere la sanità del dente dalla carie.
i dentifrici pososno contenrere anche ingredienti speciali, ad esempio essere antitartaro, quindi
dentifrici che tendono a ridurre la deposizione di mineralin ella placca batterica e quindi la
mineralizzazione della placca batterica…

DENTIFRICI
A seconda della consistenza
- Liquidi: elisir dentifrici, dentifrici liquidi schiumogeni; non sono molto efficaci in quanto non
contenogno abrasivi.
- Secchi: polvere dentrifrice, compresse dentifrice; non utilizzate tanto
- Dentifrici gelificati o dentifrici in gel sono trasparenti o semitrasparenti.
- Paste dentifrici (o dentifrici in pasta): sono opache.

In gel e in pasta sono le formulazioni più comuni e più frequenti nell’utilizzo.

Da che cosa sono composti?


INGREDIENTI PASTA DENTIFRICIA
- Solventi: acqua, alcol. In genere acqua, ma anche piccole quantità di alcol. Anche se non si
vee bene che c’è un solvente, ma c’è.
- Viscosizzanti: hanno la finalità di conferire stabilità fisica e consistenza al dentifricio. Sono:
idrossietilcellulosa, carbossimetilcellulosa sodica, sono i classidi additivi reologici.

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- Gelificanti; come le gomme (xantana, carragenina, alginati), che danno plasticità al prodotto;
la plasticità è importante per l’estrusione del dentifricio dal tubetto. I gelificanti danno plasticità
e rendono il dentifricio un prodotto facilmente fuoriscire dal tubetto.
- Schiumogeni: tensioassivi (sodio lauril solfato), in piccola percentuale (1-2%), infatti fanno
schume i dentifrici; è un tensioattivo anionico primario.
- Aromatizzanti: spesso i dentifrici hanno aroma di menta, che dà una sensazione di freschezza
oltre che combattere l’alitosi
- Edulcoranti: non tutti ,a ma laggiormente li contengono; non possono essere edulcoranti
cariogeni, uindi non zucchero o glucosio, ma sintetici tipo i polialcoli come il sorbitolo, il
maltitolo ecc. quindi polialcoli che hanno sapore dolce e non sono cariogeni!
- Umettanti: 20-30%; come glicerina, sorbitolo, xilitolo. questi ultimi due hanno un sapore dolce
qindi sono anche edulcoranti. sono sostanze igroscopiche che evitano o riducono
l’essiccamento del prodotto; un tubetto normale da 150 ml dura 2-3 settimane, mica poco, con
il continuo apri e chiudi. Generalmente, anche se dimentichiamo iltubetto aperto, è difficile che
la superficie della pasta dentifricia si secchi: questo grazie alla presenza di elevate percentuali
di umettanti.
- Abrasivi: 20-40%; sono la sostanza più importante di un dentifricio. Possono andare anche fino
al 40% in peso del prodotto. Sono delle particelle solide di origine minerale o di origine
sintetica (anche microsfere polimeriche), sono quindi piccole particelle solide insolubili; i
materiali sono: carbonato di calcio, fosfato di calcio, allumina, silice, microsfere polimeriche e
altri esempi tabella sotto slide! Gli abrasivi svolgono un’azione abrasiva meccanica insieme allo
spazzolino. Di per sè l’abrasivo non ha nessuna funzione se non associato allo spazzolino ma,
associato allo spazzolino, puliscono la superficie del dente allontanado in parte anche la
placca batterica. ovviamente è importante che le particelle dell’abrasivo siano molto piccole,
dimensioni inferiori a 5 micron, per essere impalpabili, poichè se fossero grossolane
danneggerebbero le gengive; poi devono avereu na durezza opportuna, cioè una durezza
inferiore a quella della dentina altrimenti la danneggiamo. I dentifrici possono essere classificati
anche in base alla abrasività utilizzando una scala empirica RDA (relative dental abrasivity,
abrasività relativa del dente); è usata negli Stati Uniti, in Italia no! è importante che sia un
materiale non troppo duro e che siano particelle di dimensioni regolari, non un abrasivo a
forma di aghi perché gli aghi potrebbero danneggiare le gengive, in quanto mentre
spazzoliamo i denti arriviamo fino al limite delle gengive.

I viscosizzanti abbiamo detto servono a conferire stabilità chimica.


Il dentifricio è fondamentalmente formato da solventi, schiumogeni, umettanti, aromatizzanti, ecc.
che sono solventi o sostanze solubili e poi abrasivi, che sono insolubili: è necessario aggiungere
delle sostanze viscosizzanti che danno stabilità fisica, ovvero una consistenza di pasta. Se non
abbiamo viscosizzanti e gelificanti, il dentifricio diventa una sospensione instabile di particelle
solide in un liquido, con separazione di fase. Viscosizzanti e gelificanti servono per dare la
consistenza di pasta, e mantenere così in sospensione le particelle solide di abrasivo.

Dentifrici In Gel
Hanno composizione analoga; la differenza è che la pasta è opaca, il gel è trasparente o
semitrasparente.
In genere hanno un minor contenuto di abrasivi: quelli in pasta fino a 40%, nei gel fino al 20% in
genere. Come abrasivi contengono la silice in presenza di grandi quantità di umettanti.
Composizione della fase liquida: in pasta, la fase liquida è il 46% e di solito è 1 parte di acqua e 1
di glicerina/sorbitolo, quindi 1:1 acqua-umettante. In un dentifricio in gel, la fase acquosa è il 70%
e c’è poca acqua e molto umettanti. Questo fa sì che la silice, in presenza di grosse quantità di
umettanti, dia origine a questo gel. Le particelle di silice, che sono solide perché la silice è
abrasivo, diventono trasparenti in presenza di grosse quantità di umettanti come la glicerina, da
qui l’aspetto dei dentifrici in gel che sono formulazioni moltop opolari.
Come si fa a fare un dentifricio a strisce? In realtà il dentifricio a strisce è formato da due
componenti presenti nel tubetto che si mescolano in modo regolare nel momento in cui il prodotto
viene estruso. è semplicemente un dentifricio a due componente, uno di un colore e uno di un
altro.

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Pagina 151

ancora non sono carie vere e propria sono spesso la causa di denti sensibli; l’idea è stata:
utilizzare nel dentifricio dei nanocristalli, quindi cristalli di dimensioni nanometriche, di un
materiale analogo all’idrossiapatite: se i cristalli sono piccoli, vanno a riempire le microcavità
del dente. Immagini al microscopio: la superficie del dente danneggiata artificialmente per
applicazione di acido fosforico presenta piccole cavità, di un micron o più piccole, quando al
superficie del dente è trattato con un dentifricio contenente questi microcristalli l’aspetto è
migliorato: non sono più presenti grosse cavità, ma la superficie appare migliorata. Uno dei
messaggi pubblicitari è: se avete un problema di sensiblità, prendete un dito di dentifricio e
strofinateeee. è vero. L’applicazione di questi piccolissimi cristalli di un materiale analogo
all’idrossiapatite è in grado di chiudere le microcavità, riducendo la sensibiità dentale e anche
preservando il dente.

Sempre parlando di sostanze particolari, AZIONI DEL FLUORO


Il fluoro è stato probabilmente la prima sostanza ad essere inserita all’interno dei dentifrici
anticarie.Oggi è stato un po’ abbandonato: ci sono molti dentifrici che pubblicizzano privo di
fluoro, come se fosse dannoso.
Che ruolo ha il fluoro e che cosa è stato dimostrato che può fare a livello dentale?
Il fluoro, presente sotto forma di fluoruro poiché nei dentifrici vengono utilizzati sali di fluoro come
fluoruro stannoso o di sodio, hanno azione antimicrobica diretta: lo ione fluoruro è una sorta di
veleno antimicrobico. Quindi usando un dentifricio con il fluoro, se il fluoro ha un’azione
antimicrobico va a ridurre la placca batterica inibendo la produzione diacidi a livello locale.
Quest’azione però non è sufficiente per spiegare l’azione del fluoro.
In realtà il fluoruro ha anche un’azione inibitoria sugli enzimi della glicolisi. Per cui è in grado di
inibire la produzione di acido sui microrganismi che rimangono.
Inoltre facilita anche la remineralizzazione dello smalto demineralizzato con due ipotesi su
quest’azione:
1. si basa sulla riduzione della solubilità dello smalto dentale in presenza di ioni fluoro; sono
studi effettuati in vitro, basta prendere frammenti di smalto dentale e misurare la solubilità; in
queto caso è stato dimostrato che la solubilità dello smatlo a pH5-5 è 5 volte più alta che a 7;
altra osservazione sperimentale: in presenza di fluoruri, la solubilità si riduce a entrambi valore
di pH. Non si sa bene quale sia il meccanismo.
2. quando l’idrossiapatite si sciolgie in presenza di acidi, in presenza di ioni fluoro precipita il
fluoruro di acalcio. Uno dei modi di speigare l’azione rimineralizzaznte è che la
solubilzizazione di idrossiapatite produce ioni calcio e ioni fosfato, gli ioni calcio se incontrano
gli ioni fluoruro precipitao come fluoruro di calcio remineralizzando.
Sono tutti meccanismi plausibili e paralleli.
Il fluoro viene uitlizzato anche come integratore. Questo accade nei bambini. La fluoroprofilassi
può essere fatta solo durante la fase di sviluppo del dente.
Questo viene fatto perché se l’idrossiapatite si forma in presenza di ioni fluoruro forma
fluoroapatite che è molto più resistente all’attacco degli acidi. Questo meccanismo spiega molto
di più la fluoroprofilassi sistemica, che non l’impiego di sali di fluoro nei dentifrici, e si basa sulla
capacità del fluoro di trasformare l’idrossiapatite in fluoroapatite, più resistente all’attacco degli
acidi.
La fluoroprofilassi può essere sistemica, ad esempio negli stati uniti si utilizza la fluorurazione
delle acque, del sale o del latte, quindi vengono aggiunti fluoriru all’acqua dell’acquedotto, al sale
o al latte; in Italia questo non accade, ma si utilizza la fluoroprofilassi mediante somministrazione
di gocce o compresse, durante la fase di sviluppo del dente quindi an neonati, e questo produce
uan riduzione (sono studi prospettici) della carie del 50-60%. Questi integratori di fluoro sono
prescritti solo se il contenuto di fluoro nell’acqua potabile è la di sotto di un certo valore.
Ci sono le linee guide nazionali: se il contenuto di fluoro è inferiore a 0,3 ppm si comoncia dal 3
mese di gravidanza fino a 6 anni, con apporto di fluoro variabile a seconda dell’età del bambino.
Esiste anche una fluoroprofilassi topica, quindi introduzione di fluoro nei dentifrici, nei collutori o
nei materiali dentari per fornire calcio solo localmente, però la fluoroprofilassi sistemica ha
un’azione strutturale, cioè agisce porprio sullo smalto in formazione, mentre quella topica agisce
solo riducendo la demineralizzazione del dente ma non ne cambia la struttura.

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Pagina 153

Effetti benefici del sole:


- Effetti termici
- Sintesi di melanina
- Azione antidepressiva: tant’è che i paesi con una maggiore percentuale di suicidu sono i paesi
nordici
- Attivazione della vitamina D, tant’è che anche i neonati si consiglia un’esposizione ai raggi del
sole.
- Riduzione pressione sanguigna e frequenza crdiaca
- azione antisettica e antibatterica
- azione terapeutica (psoriasi, eczemi, vitiligine) associata alla terapia.

Effetti Negativi del sole


possono essere:
- acuti: si verificano nell’immediato, dopo max qualche settimana. es. eritema, diventiamo rossi;
in realtà poi possaimo avere anche ustione; pigmentazione cutanea: è una difesa; acantosi
ossia ispessimemtno desquamazione
- cronici: hanno evoluzione temporale molto più lunga. photoaging: la fotoesposizione eccessiva
accelera il processo naturale di invechiament

Effetti acuti
Eritema: rossore, edema, prurito, dolore.
Che raggiunge l’apice dopo dieci-24 ore dall’esposozione ed è provocato soprattutto da UVB.
L’eritema non compare a tutti dopo la stessa esposizione Si parla di dose minima eritematogena,
che rappresenta la più piccola dose di raggi UVB che produce un eritema percettibile, ed è
diverso perché dipende dalle caratteristiche della pelle; ossiamo anche classificare la pelle nelle
diverse tipologie con i cosiddetti fototipi.

24 Novembre 2016

Effetti Acuti
- ERITEMA: prima reazione che la pelle ha al sole è la comparsa dell’eritema, una reazione della
pelle agli ultravioletti principalmente di tipo B (sono più eritematogeni rispetto a quelli di tipo A);
è un arrossamento cutaneo accompagnato da edema (gonfiore leggero). Si ha quando viene
superata la minima dose eritematogena, ovvero minima dose di UVA che produce un eritema
percepibile dopo 10-24 ore dall’esposizione; l’arrossamento on compare subito ma a distanza
di qualche ora. I raggi UVB sono più eritematogeni di UVA.
Oltre all’eritema, possiamo avere una scottatura significativa con formazione di bolle: una vera e
propria ustione
- ACANTOSI: consiste in un aumento dello spessore dell’epidermide, perché l’irraggiamento UV
influenza la mitosi e la proliferazione cellulare a livello dello stato basale e in particolare è
prolungato il tempo di divisione cellulare; se l’irraggiamento è ripetuto si assiste a ispessimento
dell’epidermide; questo inizia dopo alcuni giorni dall’inizio di questa esposizione continuativa e
raggiunge il massimo dopo 3-4 settimane; oltre questo tempo, anche se continuiamo a esporci,
non c’è più un ulteriore ispessimento. Questo è un fattore di difesa da parte della pelle, perché
l’inspessimento, che coinvolge anche lo strato corneo, produce una leggere protezione, un
fattore da 2 a 4 quindi molto piccolo.
- PIGMENTAZIONE: abbronzatura, pigmentazione scura della pelle. Esistono due diversi tipi di
pigmentazione: immediate pigmenti darkening, che è una pigmentazione immediata provocata
dai raggi UV che è dovuta all’ossidazione di precursori incolori della melanina, dà origine a una
colorazione grigiastra ed è più evidente nelle persone con la pelle più scura; ha la
caratteristica di essere transiente, scompare dopo qualche ora, e non conferisce protezione
dai raggi UV; l’altro tipo di pigmentazione è l’abbronzatura, che è tardiva, non avviene
immediatamente, perché consiste nell’aumento della sintesi di melanina; c’è bisogno di tempo
perché l’azione stimolante dei raggi UVB arrivi alla sintesi della melanina, e quindi questa è la
differenza principale. Sia nell’ambito dell’immediate pigment_ darkening.

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Pagina 154

La melanogenesi avviene nei melanociti, presenti nello strato basale dell’epidermide; parte dalla
tirosina.
L’enzima è la tirosinasi, che ossida la tiroxina prima a L-dopa poi a dopachinone; poi altri processi
di ossidazione e polimerizzazione. quando i raggi UV colpiscono la superficie cutanea, si assiste
ad un aumento della sintesi della melanina.

Effetti Cronici
- PHOTOAGING: l’esposizione ai raggi UV accelera il processo di invecchiamento naturale, che
può portare a elastosi (degradazione di fibre elastiche e degradazione del collagene con
perdita di elasticità)
- non è l’unico effetto a lungo termine; l’effetto più grave è manifestazioni più dannose che sono
TUMORI CUTANEI. Ci sono vari tumori cutanei, i più comuni sono i tre sulla slide! Esistono
anche delle forme precancerose come la cheratosi_ attinica, che non trattata nel 20-30% dei
casi può evolvere, in un periodo di dieci anni, in carcinoma squamoso.

MELANOMA
Tumore maligno e molto aggressivo che origina dai melanociti; a livello mondiale, nel 2012 il
melanoma ha colpito più di 200 mila persona provocando più di 50 mila decessi; in particolare in
Australia e Nuova Zelanda, in cui il sole è energico, hanno tassi di melanoma più alti.
I melanomi appaiono come delle strutture simili a nei, quindi macchie cutanee, ma hanno delle
caratteristiche particolari che li rendono identificabili. Un neo di per sé è una formazione benigna,
cioè una macchia presente sulla superficie cutanea: magari ci sia un accumulo di melanina, è
assolutamente benigna.
Quando un neo preoccupa?
E’ importante che la diagnosi sia il giù possibile precoce perché sono tumori che metastatizzano
velocemente.
REGOLA ABCD: acronimo: è stata fatta anche una postilla successiva.
- Asimmetria: i melanomi sono asimmetrici, cioè non sono rotondi come i nei. Disegnando un
cerchio attorno a un melanoma, si vede che in un lato la macchia è più grande, non è sferica
né non simmetrica, non è ovale. Questa è una caratteristica distintiva del melanoma: una metà
della macchia cutanea è più grande.
- Bordi: sono irregolari, sono a carta geografica.
- Colore: molto spesso il melanoma è policromo, presenta colori diversi come nero, marrone,
rosso, rosa. Le discromie, cioè presenza di disomogeneità cromatica, allarmano.
- Dimensione: una lesione cutanea diventa sospetta quando ha un diametro superiore ai 7 mm e
dev’essere verificata da un dermatologa, soprattutto se l’evoluzione, cioè se cambia forma,
colore o caratteristiche, è rapida. Se questa lesione cutanea tende a cambiare colore
abbastanza rapidamente c’è da insospettirsi.
(A) asimmetria
(B) un bordo irregolare cencioso o dentellato
(C) colorazione nelle diverse tonalità di marrone, nero o marrone chiaro
(D) diametro che ha cambiato dimensioni

La regola è stata estesa aggiungendo E e F e G, che valgono per il melanoma nodulare, che è il
più aggressivo. Sono:
- Elevazione: la macchia cutanea si presenta elevata rispetto al pieno cutaneo, cioè presenta
uno spessore.
- Firm: consistenza, è più dura.
- Growing: crescita rapida.

Ci sono patologie come dermatosi seborroiche che sono benigne e si presentano sopraelevate,
ma bisogna comunque tener presenti questi fattori.

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Pagina 156

FILTRI SOLARI
Si parla della sostanza funzionale, non della formulazione che invece si chiama prodotto solare.

Definizione Regolamento
Sostanze destinate esclusivamente o prevalentemente a proteggere la pelle da determinate
radiazioni ultraviolette mediante assorbimento, riflessione o diffusone delle radiazioni UV.
Le sostanze ammesse come filtri solari in Europa sono indicate nell’allegato 6 del Regolamento
Cosmetico e sono 28. Questo è piuttosto diverso rispetto alla normativa americana; quella
americana è l’estremo opposto: infatti i prodotti solari sono farmaci e non cosmetici in America,
sono farmaci senza obbligo di ricetta e la FDA ammette solo 16 sostanze come filtri solari. è uno
dei settori nei quali c’è maggiore differenza nella normativa americana rispetto a quella europea.

Classificazione in base a:
- Natura chimica
- Protezione
Natura chimica
•Filtri UV inorganici (minerali)
• Micropigmenti (TiO2, ZnO)
•Filtri UV organici
• molecole singole
• polimeri/filtri organici particolati
Protezione
•Filtri UVB
•Filtri UVA
•Filtri UVA + UVB

Filtri Inorganici
I filtri solari inorganici ( o minerali) sono dei pigmenti insolubili come ossido di titanio o di zinco,
utilizzati anche come coloranti nel settore cosmetico e farmaceutico, utilizzati come tali.
I filtri organici tradizionalmente venivano utilizzati come molecole singole in soluzione; oggi, e
sono i prodotti più moderni, esistono anche filtri organici particolati, che
hanno i vantaggi sia dei filtri inorganici che dei filtri organici.

Esempi di sostanze che svolgono questa funzione: biossido di titanio,


ossido di zinco, biossido di silicio, ossido di ferro (non si usa però perché
è rosso) ecc.
Come agiscono?
Sono tutte sostanze insolubili. Prendiamo il biossido di titanio, che è l’uni
presente nell’allegato 6. è una polvere bianca insolubile, che, quando
viene applicato sulla superficie cutanea, forma uno strato di particelle
solide sulla superficie cutanea. Quando la luce UV colpisce la superficie
cutanea, sulla superficie cutanea non ci arriva perché c’è questa barriera
fisica che riflette le radiazioni: si ha quindi riflessione dei raggi UV dovuta
al fatto che questo materiale è insolubile e forma una barriera meccanica.
Anche se non è l’unico meccanismo d’azione: la radiazione UV oltre che essere riflessa, può
essere anche dispersa: cioè ci può essere il fenomeno dello scattering: la radiazioni viene
dispersa nell’ambito del materiale e non arriva sulla superficie cutanea.
Generalmente quindi i filtri inorganici agiscono per riflessione e per dispersione.
In realtà, più di recente è stato evidenziato come alcuni filtri inorganici come il biossido di titanio
siano anche in grado, almeno in parte, di assorbire la radiazione UV: è una scoperta più recente
ed è una caratteristica soltanto di alcuni filtri solari.

Visto il loro meccanismo d’azione (riflessione, scattering) proteggono sia dagli UVA che dagli
UVB, riflettono tutti senza differenziarle.

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Pagina 162

dose diverse di raggi UVB e vedo qual è la dose più bassa che dà eritema percettibile in modo
non ambiguo. Allora stabilisco in questo modo la MED. Quindi determino la MED in questo modo
sia senza prodotto solare sia in presenza di prodoto solare: mi aspetto che col prodotto solare la
MED sia più alta, perché il prodotto solare, assorbendo/riflettendo/disperdendo una parte di UVB,
aumenterà la MED. La MED rappresenta quindi la più piccola dose di UVB in grado di produrre
eritema percettibile non ambiguo sulla pelle. La determino con e senza filtro e poi faccio il
rapporto tra queste due dosi: la minima dose eritematogena con filtro ovviamente sarà più alta,
quindi il valore di SPF sarà maggiore di 1.
Quindi un prodotto solare con SPF pari a venti ad esempio ha un significato fisico ben preciso,
cioè che la MED col prodotto solare è 20 volte più alta rispetto a quella senza prodotto solare.
Quindi maggiore è la differenza tra MED con filtro e MED senza filtro, maggiore è l’entità della
protezione. Il minimo di SPF è normalmente 6, perché al di sotto di 6 l’effetto protettivo è
trascurabile.

Considerazione pratica: per la determinazione della MED si utilizzano delle lampade che sono dei
simulatori solari, cioè lampade standardizzate in grado di fornire una dose precisa di raggi UVB:
non è corretto parlare di dose, ma di potenza, che si chiama irradianza, quindi un certo numero di
Watt al metro quadro. Ma come facciamo a fornire dosi diverse?
Dovremmo avere lampade con potenze diverse. ma questo non è possibile. Quindi, dato che
abbiamo a disposizione lampade con irradianza fissa, modifichiamo la dose di raggi UVB
variando il tempo di irraggiamento. In altre parole, queste sei regioni cutanee sono irraggiate da
una luce con la stessa irradianza, quindi con i Watt per metro quadrato costanti. Per modificare la
dose di raggi UV, cambio il tempo: in corrispondenza della dose 1 quindi utilizzo un tempo ad
esempio di un minuto, per la 2 un tempo maggiore è così via. Cambio la dose cambiando il
tempo di irraggiamento, poichè la potenza della lampada è costante. 

In particoalre si utilizzano tempi di irraggiamento che differiscono del 25%. La valutazione di SPF
per UVB si utilizza in vivo su 20 volontari di fototipo I, II e III, con un simulatore solare che ha già
cinque canali, in modo tale da dare cinque esposizioni ciascuna del 25% più lunga della
precedente; così si valuta la MED su area protetta con il prodotto e su area non protetta; andando
a leggere qual è la MED a 16-24 ore. Due considerazioni:
dose di prodotto. Chiaramente, la capacità protettiva è anche funzione della quantitò di prodotto
applicato. Doppiamo standardizzare quindi anche la dose, cioè applicare sempre la stessa dose
in modo che i valori ottenuti siano confrontabili. La dose è 2 mg/cm2. 

Sembra una quantità piccolissima, ma non lo è.
QUANTITA’ DI PRODOTTO
La quantità applicata è piccola in realtà. Supponiamo di essere al mare e applicare il prodotto su
tutta la superficie cutanea. LA nostra superficie cutanea è circa 1,8 metri quadrati, quindi per
coprire tutta la pelle con 2 mg/cmquadrati, dovremmo applicare 36 g. Considerando di applicare
il prodotto 2 volte al di per dieci giorni.
- 2 mg/cm
- Adulto di corporatura media = 36 g/dose
- N.di dosi in un solare da 150g=circa 4
- Considerando di applicare il prodotto 2 volte al dì per 10 giorni, si dovrebbero utilizzare quasi 5
confezioni di solare!
- Si stima che un prodotto solare nelle reali condizioni di utilizzo protegga circa 30% in meno del
valore indicato in etichetta.

Quindi in realtà la dose che noi applichiamo di prodotto solare è pià bassa rispetto a quella
utilizzata per la determinazione del fattore di protezione solare, e quindi il SPF reale è almeno del
30% più basso del valore riportato in etichetta, proprio per questo motivo.

Quindi dobbiamo sempre tener conto del fatot che il SPF, misurato sperimentalmente e riportato
in etichetta, non coincide con la realtà perché di prodotto ne applichiamo molto meno.

Trattandosi di una prova in vivo, poiché esistono in commercio diversi tipi di simulatori solari, si
usa sempre una formulazione standard come controllo, ovvero come riferimento: uso una
formulazione standard che ha SPF di 20 e mi deve venire venti: devono controllare il controllo
perché la misura sia considerata valida.

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Pagina 167

Forme Fisiche
Tradizionalmente emulsioni a diversa viscosità; spesso emulsioni fluide chiamate latti che sono
più facili da spalmare.
Possono contenere uno o più filtri solari magari che agiscono con meccanismi diversi.
Aclcuni prodotti contengono pigmenti colorait, ad esempio nei prodotti per i bambini per vedere
se il prodotto c’è ancora e dov’è stato applicato: è una colorazione non funzionale.
Esistono anche prodotti specifici per il viso (stick per le labbra tipo in alta montagna, o simili a
fondotinta)
Oggi sono molto di moda le acque solari, soluzioni acquose psurzzate sulla pelle e offrono il
vantaggio importante di evaporare, raffreddandoci quando siamo esposti al sole. Però
garantiscono una protezione solare molto bassa, pur avendo quest’aspetto gradevole di
rinfrescare la pelle.

FORMULAZIONE
La formulazione
- Deve essere efficace in strato sottile
- Non deve essere assorbita
- Deve essere di facile distribuzione
- Deve essere sostantiva sulla pelle
- Deve essere idratante
- Deve proteggere dal fotoinvecchiamento

SPF E PUBBILICITà INGANNEVOLE


il Massimo SPF in etichetta è 50+.
100+ non è il fattore di protezione solare, è il nome del prodotto! Ovviamente, la protezione è
molto alta, ma il 100+ è ingannevole, perché fa pensare au n prodotto che protegge più di molti
altri.

PER UNA CORRETTA ESPOSIZIONE


Non è sufficiente utilizzare il prodotto solare. Non è che siamo automaticamente protetti usando il
prodotto. è bene tenere conto dell’ora di esposizione, perché dalle 11 alle 15 i raggi UV sono
perpendicolari sula superficie terrestre e dunque sono molto più penetranti.
Poi, attenzione all’abbigliamento, che è la prima fonte di protezione! Quindi cappello, occhiali da
sole ecc perché i danni a livello oculare soprattutto a livello del cristallino con possibilità di
insorgenza di cataratta anticipata.
Attenzione particolare poi per i neonati perché la pelle non è del tutto sviluppata e quindi la
sensibilità ai raggi UV è ancora maggiore.

Protezione Allargata
Prevenire disidratazione e fotoinvecchiamento.
Questo si può fare nei prodotti doposole, che hanno una funzionalità idratante, rinfrescante e
decongestionante per recuperare dal danno prodotto dalla fotoesposizione.
Per i doposole possiamo utilizzare ssostanze protettive come vitamine (A, E, C e derivati, ma
soprattutto C perché è stato dimostrato che la concentrazione di vitamina C diminuisce con
l’esposizione ai raggi UV) poi lipidi vegetali ed estratti per avere effetto emolliente e poi molecole
di sintesi. vedi slide comunque.

Classi Di Sostanze Che Producono Abbronzatura Artificiale


Non quella prodotta con le lampade a raggi UV: quella è un’abbronzatura naturale in realtà.
Si parla in questo caso di sostanze che producono una colorazione a livello cutaneo. Sono 4
categorie
- Bronzers o coloranti: sono coloranti, poi rimosse quando ci facciamo la doccia; ad esempio
succo di mallo di noce.
- Esaltatori di abbronzatura: sono degli integratori, chiamati anche tanning magnifiers che
accentuano la sformazione di melanina. Sono integratori e non cosmetici perchè sono
soministrati x os.

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Pagina 168

- tipico esempio: Autoabbronzanti.

Autoabbronzanti
Non c’entrano niente con la melanina, ma sono in grado di reagire con la cheratina dello strato
corneo dando origine a una sostanza che ha un colore simile alla melanina.
Quindi la pigmentazione non ha niente a che vedere con la melanina ma è dovuta alla reazione
chimica con la cheratina, e l’abbronzatura conferita non è permenante perché è una colorazione
dei corneociti presenti in superficie, che vengono continuamente rinnovati.
Se vogliamo aver un effetto prolungato, dobbiamo applicarlo frequentemente per fronteggiare alla
desquamazione.
Non sono tantissimi: slide c’è la lista. Hanno tutti gruppi chetonici o aldeidici in grado di reagire
con la cheratina.
il primo utilizzato è il diidrossiacetone, eritrulosio, gliceraldeide, diidrossisuccinilaldeide ecc.
Reagiscono con la cheratina. Hanno soltanto uno scopo estetico, poiché non interferiscono con la
melanogenesi e non proteggono dai raggi UV. Tant’è che i prodotti che li contengono contenogno
anche un filtro solare.
Si usano a basse concentrazioni, dal 3 al 5%.
Sono difficili da formulare ma anche difficili da usare, perché bisogna applicarli formando un film
continuo altrimenti si rischia di avere un’abbronzatura a macchie.
Inoltre, nelle regioni ipù ricche di proteine, danno una colorazione maggiore: quindi c’è il rischio
di avere una pigmentazione disomogenea.
Inoltre non danno propriamente un colorito uguale all’abbronzatura naturlae, danno un colorito
che vira un po’ più verso l’arancione, ma è comunque uno dei metodi utilizzati per ottenere
abbronzatura artificiale.

Bambini
La pelle dei bambini è più sensbiile, poichè più sottile e quindi più sensibile.
Oltretutto i meccanismi di autoproitezione della pelle e degli occhi non sono completamente
sviluppati, per cui è necessario proteggerli.
Tutti i meccanismi protettivi non sono completamente svilupati, tra cui la produzione di melanina.
vedi slide!
LE ustioni da piccoli aumentano il rischio di melanomi.

PRODOTTI PER BAMBINI


In rosso ci sono i filtri solari.
Non sono presenti parabeni, ma come conservante c’è il fenossietanolo.
Questo è un buon prodotto perché
- Non contiene parabeni: è meglio evitare il contatto con sostanze sensibilizzanti.
- I filtri inseriti sono di ultima generazione, quindi stabili.
- Inoltre li troviamo in concentrazione elevata e questo lo possiamo dedurre dalla posizione cehe
hanno nella lista.
- Proteggono sia da UVA che da UVB.

Latte Solare Protezione Base 10


Una bassa protezione. Ha delle caratteristiche positive: è presente un derivata siliconico, quindi
non può agire da fotocatalizzatore, e sono presneti sia filtri UVA che UVB.
Shiseido Tanning Emulsion Lait Bronzant Spf 6
I filtri solari occupano una posizione più bassa, quindi sono presenti in quantità minori: è normale,
perché è un fattore di protezione solare più basso.

Il Punto Di Vista Del Consumatore


Il criterio di scelta del prodotto è perlopiù il grado di protezione. Il consumatore sa che maggiore
è l’SPF maggiore è la protezione da par

COSA INDICA IL FATTORE DI PROTEZIONE SOLARE? Percezione del consumatore.

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Pagina 171

La scelta di marketing se produrre uno shampoo trasparente oppure opaco dipende da ragioni di
marketing, non ha delle precise ragioni funzioanli, se non che magari la formulazioe non è
trasparente e quindi si opacizza.

I requisiti:
- Capacità di pulizia
- Produzione di una schiuma ricca e cremosa: questo non ha rilievo per l’azione detergente, ma
la schiuma è utile per ridurre la frizione tra i capelli, che è uno dei fattori di danno perché
durante il lavaggio i capelli vengono strofinati e c’è il rischio che le “scagliette” si sollevino
rendendo i capelli meno morbidi e meno lucidi; se lo shampoo produce schiuma consistente,
evita lo strofinamento meccanico: è un’azione meccanica, non è correlata all’azione
detergente.
- Morbidezza dei capelli.
- Sicurezza per capelli, pelle (scalpo) ed occhi (è facile che vi arrivi, non dev’essere troppo
irritante).
Perchè sia sicuro, quindi bisogna evitare l’impiego di sostanze alcaline, ossidanti e riducenti,
perché il capello è sensibile a sostanze alcaline (che tendono a sollevare le squame, agli
ossidanti e ai riducenti.)

Ingredienti Principali
- Tensioattivi, per l’azione detergente.
- Emollienti, tendono ad ammorbidire i capelli, come lanolina, paraffina, acidi grassi o alcoli
grassi; sono chiamati anche superingrassanti.
- Polimeri cationici: maggiore sostantività, si legano al capello e mantengono l’azione
permanente al di là dell’applicazione del prodotto.

La composizione è più complessa,contengono in genere anche:


- Stabilizzatori della schiuma.
Quando usiamo lo shampoo rispetto al bagnoschiuma, la schiuma è più persistente, dura di più,
per avere azione protettiva a livello del capello, sono necessari quindi additivi come siliconi che
rendono la schiuma più stabile ovvero più persistente.
Poi abbiamo
- Agenti condizionanti.
- Poi additivi speciali:
Pantenolo oppure estratti di ortica, che danno funzionalità particolare.
- Conservanti, perché sono su base acquosa.
- Agenti sequestranti
- Regolatori di viscosità: per rendere uno shampoo più o meno denso.
- Agenti opacizzanti, se vogliamo rendere lo shampoo opaco o cremoso
- Profumi
- Coloranti
Molte sono sostante ausiliare, non tutte funzionali.

Capelli grassi
Shampoo per il trattamento di una tipologia di capelli diverse.
I capelli grassi sono caratterizzati da un’eccessiva produzione di sebo a livello del cuoio
capelluto, che quindi si spalma anche sui capelli (ad ogni follicolo pilifero è associata una
ghiandola sebacea).
In realtà le cause dei capelli grassi sono cause ormonali; mediamente, gli uomini è più facile che
presentino capelli grassi, ma non sono solo queste le cause: ci sono anche stress, inquinamento,
shampoo aggressivi (effetto rebound: se utilizziamo uno shampoo troppo sgrassante, che elimina
per bene il sebo, le ghiandole sebacee producono ancora più sebo di prima).
Il metodo migliore per minimizzare quest’inestetismo dei capelli grassi è quello di fare lavaggi
frequenti con shampoo poco energici (poco sgrassanti), perché questo serve a normalizzare la
secrezione.
Un’altra cosa che facilita è usare il phon molto caldo: è bene limitare temperature elevate.

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Pagina 172

Forfora
Altro inestetismo. Esistono shampoo antiforfora.
La forfora può avere diverse cause.
Esistono due tipi:
- Forfora accompagnata da eccessiva secrezione sebacea: è la forfora grassa. La causa
principale è la seborrea: eccesso di secrezione sebacea che induce un eccesso di
desquamazione cutanea.
- Forfora secca: al contrario, è la secchezza cutanea che facilita la desquamazione.

Il tipo di shampoo è diverso: se abbiamo forfora grassa, dobbiamo utilizzare shampoo delicati e
non sgrassanti. Altra causa, più frequente: microbica.
Lo sviluppo di un microrganismo normalmente presente nella microflora residente, il Pitirosporum
ovale, induce questa eccessiva desquamazione cutanea. Per questo motivo negli shampoo
antiforfora sono presenti antimicrobici.
Esistono anche altri tipi di shampoo:
Capelli secchi
Hanno un elevato contenuto di superingrassanti (Es. acidi grassi).

Shampoo Volumizzanti
destinati ai capelli fini e tendono a aumentare il volume occupato dai capelli; sono in genere
prodotti poco eudermici. Contengono sostanze alcaline, quindi fanno sollevare le squame sulla
superficie del capello. Non sono quindi prodotti buoni: rischiano di danneggiare i capelli; l’effetto
apparente è l’aumento del volume ma non è un effetto fisiologico.

b. Balsamo
Gli shampoo posono contenere polimeri cationici, ma la componente cationica è l’ingrediente
baso dei BALSAMI.
I balsami rappresentano dei prodotti cosmetici utilizzati per ammorbidire i capelli. In genere,
richiedono un risciacquo acquoso, anche se esistono prodotti che non devono essere
rischiacquati.
Contengono in generale sostanze cationiche: tensioattivi cationici, polimeri cationici, ma
comunque sostanze cariche positivamente.
Questo perché la superficie del capello è carica negativamente (la cheratina è carica
negativamente, quindi per evitare la repulsione elettrostatica tra i capelli quando si pettinano, si
accentua la carica soprattutto utilizzando pettini di plastica, dovremmo usare pettini di legno,
quindi i capelli si respingono tra loro e sono poco morbidi); se utilizziamo un tensioattivo cationico
come il cloruro di benzalconio, il tensioattivo cationico è attratto dal capello per attrazione
elettrostatica e neutralizza la carica negativa, formando un film protettivo che quindi riduce
l’elettrostaticità dei capelli.

Ingredienti Principali
Oltre ai prodotti cationici, che sono alla base, troviamo o possiamo trovare una serie di altri
ingredienti.
- Idratanti: umettanti come la glicerina.
- Ricostituenti: protezione idrolizzate.
- Acidificanti: questo perché, al contrario delle sostanze alcaline che sollevano le squame
cheratinice, gli acidificanti tendono a richiuderle e in questo modo si rende il capello più lucido.
- Protettori termici: polimeri in grado di assorbire il calore, evitando il danneggiamento dovuto
all’asciugatura o all’uso di piastre.
- Glossers: siliconi, oli siliconici ; sono sostanze che rendono il capello più lucido.
- Antistatici
- Sequestranti
- Conservanti
- Lubrificanti
- Oli tra cui gli acidi grassi

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Pagina 173

Tipi di Balsamo
- Balsamo istantaneo:
liquidi acquosi con tempo di applicazione di pochi minuti.
- Maschere:
Creme o lozioni, sono prodotti di uso periodico, hanno tempo di applicazione di 20-30 minuti.
- Shampoo 2 in 1:
sono shampoo che hanno anche azione di balsamo; cioè associano l’azione detergente dello
shampoo con l’azione ammorbidente del balsamo. In questo caso, devono contenere un
tensioattivo cationico che svolge la funzione di balsamo, quindi non possono contenere i classici
tensioattivi anionici come ingredienti base detergenti, perché reagirebbero tra di loro e nessuno
dei due avrebbe azione; per cui si usano tensioattivi anfoteri o non ionici. Per l’azione detergente,
cioè, non possiamo usare tensioattivi anionici, ma dobbiamo usare quelli anfoteri, che
globalmente non hanno carica, oppure i non ionici. Si aggiungono anche siliconi per dare
brillantezza.

c. Schiume
Prodotti che dal punto di vista formulativo non hanno delle caratteristiche particolari; sono le
schiume, i gel e gli spray modellanti.
Tutte le sostanze modellanti (schiume gel spray) contengono un polimero o una resina
modellante.
I gel spesso contengono PVP e PVA, ma possono contenere anche RESINE ACRILICHE.
La sostanza modellante quindi è un polimero che viene applicato in forma diversa (come spray,
tipo le lacche, sotto forma di schiuma, che è un’emulsione di un gas in un liquido, o sotto forma di
gel). è il polimero modellante che garantisce, una volta che tutti i componenti volatili della
formulazione se ne sono andati, il mantenimento della forma.
Le schiume fanno parte delle formulazioni pressurizzante, così come anche le lacche e gli spray;
c’è solo una differenza nel contenuto di propellente e di acqua, ma sono entrambi pressurizzati.
Esempio di formulazione di una schiuma:
- Resina acrilica: sostanza modellante.
- Paraffina liquida: lubrificante, ammorbidente.
- Glicerina: umettante.
- Profumo
- Etanolo
- Acqua
- Propellente.

E’una dispersione idroalcolica di sostanza modellante con piccola percentuale di propellente.


Quando esce dal contenitore, il propellente passa da liquido a gassoso e fa gonfiare il liquido.
Quando la schiuma viene erogata, subito è molto piccola ma molto velocemente si espande: la
schiuma si gonfia perché il propellente liquido, passando dal recipiente sotto pressione alla
pressione atmosferica, diventa gassoso e si espande.
Se il contenuto di propellente è superiore al 50% ( in una schiuma è 10-15%) e non è presente
acqua si ottengono gli spray: le lacche contengono sempre polimero modellante sciolto in una
miscela di solventi organici volatili e propellente; si deposita sui capelli sotto forma di goccioline
piccole di sostanze modellante, poi i solventi e il propellente evaporano e lasciano sui capelli il
polimero modellante.
Uguale per i gel: vengono applicati in forma di gel sui capelli, nel momento in cui evapora il
solvente (una parte di acqua e una parte di alcol) rimane la sostanza modellante.
Come principio è lo stesso per tutti e tre, cambia la forma cosmetica.
Schiume, spray e gel ci consentono di modificare in modo temporaneo la forma dei capelli:
quando ci laviamo i capelli, l’agente modellante se ne va.

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Pagina 179

I prodotti decoloranti sono analoghi ai precedenti, con la differenza che come sostanza funzionale
contengono solo l’acqua ossigenata. In realtà i prodotti sono separati perché l’acqua ossigenata
in ambiente alcalino si decompone.
Vanno mescolati al momento dell’uso perché l’acqua ossigenata per decolorare deve agire in
ambiente alcalino ma non possiamo mantenerla in ambiente alcalino perché si decompone.

- PRODOTTI PER LA CURA DEL CORPO


Anticellulite, antismagliature

Riguarda formulazioni e qualche tecnica per il trattamento di alcuni inestetismi cutanei come
rughe, smagliature, cellulite.

Cellulite
Rappresenta uno degli inestetismi più combattuti. è un inestetismo tipicamente femminile.
La cellulite vera e proprio è una patologia; quella che comunemente chiamiamo cellulite è in
realtà un’ipodistrofia distrettuale.
è un inestetismo tipicamente femminile: colpisce l’80% delle donne, ma non gli uomini per una
questione di struttura del tessuto adiposo sottocutaneo.
Il tessuto sottocutaneo maschile contiene meno cellule ed è anche più compatto, ha una struttura
molto più regolare, mentre il tessuto adiposo
sottocutaneo della pelle femminile contiene più
cellule e il tessutto connetivo è più lasso quindi gli
adipociti possono allargarsi. Questo è il motivo per
cui mediamente gli uomini non soffrono di cellulite,
anche perché una delle principali cause della
cellulite è ormonale.

Cellulite estetica
La cellulite in realtà una patologia, è un terminte improprio; quella a cui ci riferiamo noi è una
cellulite estetica, ed è una lipodistrofia distrettuale o pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica; è
caratterizzato da ispessimenti irregolari e localizzati del tessuto adiposo, accompagnato da un
ristagno di liquidi e sali minerali nel tessuto connetivo.
La cellulite non è legata alla grassezza o alla magrezza, perché ci sono diverse cause della
cellulite tra le quali anche la caratteristica individuale della persona.

Tessuto adiposo
Nel caso di cellulite, entra in un circolo vizioso: le cellule adipose si ingrandiscono perché il
tessuto connettivo è lasso e le lascia dilatare, questa dilatazione aumenta la pressione e riduce la
lipolisi, il che aumenta la cellulite perché riducendo la lipolisi i lipidi rimangono confinati negli
adipociti che si gonfiano di più. questo può portare a edema.

CAUSE
- Primarie: sesso (femminile), razza (bianca), familiarità. Sono le cause sulle quali non possiamo
fare più di tanto.
- Secondarie: ormonali (estrogeni), uso di farmaci (che rallentano il circolo sanguigno
aumentando il ristagno di liquidi)
- Aggravanti sui quali possiamo agire; vita sedentaria, dieta, postura (gambe accavallate),
abbigliamento non adatto (molto stretto), fumo, stress, essere in sovrappeso.
Possiamo agire con gli aggravanti con una dieta e uno stile di vita adatti.

STADI DELLA CELLULITE


- PRIMO STADIO (EDEMATOSO): stadio iniziale in cui c’è un ristagno di liquidi nei tessuti a
causa della pressione esercitata dagli adipociti dilatati; la pelle perde tono e elasticità e si
presenta molle.

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Pagina 180

- SECONDO STADIO (FIBROSO): si formano dei noduli, che sono aggregati di adipociti che
ostacolano ulteriormente la circolazione ematica e linfatica, quindi si ha un ulteriore ristagno di
liquidi che peggiora le cose; la pelle assume l’aspetto a buccia d’arancia, cioè non si presenta
piana ma ha avvallamenti e fossette legate a questa formazione di noduli.
- TERZO-QUARTO STADIO (SCLEROTICO): pelle a materasso, è pelle edematosa quindi se
premiamo non ritorna nella posizione iniziale perché c’è edema;
spesso è fredda al tatto, perché c’è un problema alla circolazione
sanguigna, che è ostacolata da noduli che riducono la
circolazione sanguigna nei capillari. 

Immagine della pelle a materasso: adipociti rigonfiati che
comprimono i capillari ostacolando la circolazione.

COSA FARE
-Attività fisica
-Curare la salute della pelle
-Eliminare fumo e alcol; il fumo porta nell’organismo delle tossine.
-Bere molta acqua
-Mangiare frutta e verdura
-Seguire una dieta equilibrata.

COSA NON FARE


- Stare seduti o in piedi per molto tempo
- Addossare indumenti troppo aderenti o scarpe molto alte che inducono una posizione
innaturale.
- Bere poco.
- Fumare.
- Assumere alcolici.
- Immergersi in bagni troppo caldi.
- Fare massaggi troppo energici, che possono danneggiare i capillari.
- Mangiare junk food.

Trattamenti
Fermo restando che il metodo migliore è quello di prevenire la cellulite con uno stile di vita
adeguato.
Ci sono però dei trattamenti strumentali, che possono essere utilizzati.
- Radiofrequenze.
- Ultrasuoni
- Massaggio: linfodrenaggio, pressoterapia, mesoterapia, ginnastica passiva. Non possiamo
aspettarci un miracolo ma danno un piccolo aiuto al miglioramento dell’aspetto estetico. Molte
di queste tecniche sono utilizzate anche per migliorare l’aspetto della pelle, ad esempio per
rassodare la pelle del vivo che tende a perdere tono con l’età.
- Prodotti cosmetici (che non funzionano davvero: possono avere un’azione coadiuvante, ma non
la risolvono, soprattutto usare un cosmetico anticellulite e mantenere cattive abitudini di vita
non funzionano comunque); gli approcci cosmetici sono: sostanze attive sulle adiposità
localizzate (caffeina ad es.), sostanze vasoprotettrici e antiedemigene (migliorano la
circolazione), sostanze leviganti superficiali (azione di superfici, tendono a rendere la pelle più
omogenea e levigata).

Radiofrequenza
Le radiofrequenze significa utilizzare corrente alternata ad alta frequenza. Questa corrente
alternata ad alta frequenza agisce principalmente sul collagene. non si conosce bene il
meccanismo d’azione.

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Pagina 181

C’è certamente un effetto termico, che si considera sia più evidente nel
derma rispetto alla superficie.

Efficacia
L’utilizzo di radiofrequenze produce una denaturazione del collagene a breve
termine. Quest’effetto può essere dovuto all’effetto termico delle
radiofrequenze, quindi all’attivazione di heat shock proteins che si attivano in
seguito allo stimolo termico, vengono liberati mediatori dell’infiammazione
che a breve termine producono denaturazione del collagene dovuta al
calore.
Questoa breve termine.
A lungo termine, la denaturazione del collagene stimola la produzione di
nuovo collagene: a livello cutaneo, la pelle migliora in generale come aspetto perché formandosi
nuovo collagene il derma ha una maggiore consistenza.

Studi clinici
Esemp di studi clinici. utilizzando le radiofrequenze per migliorare l’aspetto della pelle.
è stato dimostrato anche che le radiofrequenza agiscon sulla cellulite.
Ovviamente in combinazione con il cambiamento di stile di vita.
In realtà non si sa bene quale sia il meccanismo d’azione: il calore a livello del tessuto adiposo
facilita il rilascio dei trigliceridi dagli adipociti, aumenta il metabolismo degli adipociti.
Non sono effetti immediati. Hanno bisogno di tempo.

7 Dicembre 2016

Ultrasuoni
Consistono nell’applicazione di radiazioni elettromagnetiche nell’ambito degli ultrasuoni. Hanno
effetti complessi:
Effetti:
- Termico: il passaggio degli ultrasuoni nei tessuti produce un aumento di temperatura, che però
non è sufficiente per spiegare l’effetto biologico degli ultrasuoni.
- Micromeccanico: azione meccanica.
- Chimico
- Cavitazione: termine che indica compressione e dilatazione, principalmente sulle molecole
d’acqua. Questo avviene a livello tissutale con un risultato che, a livello degli adipociti, che
consiste nel rilascio dei trigliceridi contenuti negli adipociti.

Sono particolarmente efficaci sugli adipociti ipertrofici, quindi particolarmente ingranditi.


Inoltre è efficace in presenza di più acqua e questo ha portato a una migliore efficacia di una
tecnica di applicazione tramite una sonda che viene infilata nel tessuto, nel quale viene iniettato
una soluzione salina.

ELIMINAZIONE DEI TRIGLICERIDI


è stato dimostrato che l’applicazione di ultrasuoni provochi un rilascio di trigliceridi da parte degli
adipociti.
Questi trigliceridi rilasciati sono raccolti nei linfonodi e poi eliminati tramite:
- Reni: lipiduria nelle 36 ore seguenti
- Formazione di lipoproteine nel fegato
- Idrolizzati a diversi livelli

A causa di questo meccanismo d’azione, è importante effettuare un drenaggio linfatico tramite


massaggio o tramite pressoterapia entro 48 ore dall’applicazione degli ultrasuoni.

Lipo-freezing
Consiste nel trattare l’area dalla quale vogliamo cercare di ridurre la cellulite con il freddo.

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Pagina 182

L’area viene aspirata mediante l’applicazione di questo dispositivo e portata localmente a


temperature basse ( meno 20 gradi); uno shock termico di questo tipo produce apoptosi degli
adipociti, che vengono poi eliminati dai macrofagi.
Non è un risultato eclatante, ma l’effetto si vede.
C’è stata anche una dimostrazione da studi istologici: immagine.
Nei giorni successivi al trattamento iniziano a comparire delle cellule come i neutrofili e i
macrofagi, che tendono ad eliminare gli adipociti apoptotici, tant’è che, se confrontiamo
l’immagine a con l’immagine d, si vede che la dimensione e il numero di adipociti si siano ridotti.
è un trattamento sperimentale, ancora non molto praticato a differenza degli ultrasuoni e delle
radiofrequenze.

Luce pulsata
Tecnica generale d’impiego dermoestetico.
Questa consente di ottenere una fotodermolisi selettiva: possiamo colpire il tessuto con una
lunghezza d’onda in grado di colpire in modo specifico una certa molecola, la luce è convertita in
calore e il calore distrugge, denatura o comunque altera le molecole target: si crea questo danno
termico.
Le applicazioni della luce pulsata sono ben numerose in realtà.
I target possono essere: molecole d’acqua (agiamo nei
tessuti ricchi d’acqua come il derma, dove ci sono molecole
che possono essere denaturate dal calore come il
collagene, che poi viene risentitezzato), sulla melanina,
sull’ematoporfirine, a seconda della lunghezza d’onda che
selezioniamo.
Quindi selezionando la luce pulsata della lunghezza d’onda
giusta possiamo agire selettivamente su determinati tessuti.

Applicazione: rassodamento
Agendo sull’acqua, provochiamo la denaturazione del collagene, che fa sì che avvenga una
sintesi ex novo di collagene con aumento della consistenza del derma.

altre applicazioni
- Macchie cutanee: se colpiamo la melanina presente nelle iperpigmentazioni, possiamo
eliminare le macchie cutanee, poiché l’assorbimento della radiazione da parte della melanina
conduce alla distruzione della melanina.
- Capillari dilatati agendo sulle porfirine
- Rosacea agendo sulle porfirine
- Acne: agendo sulle ghiandole sebacee e sulle porfirine del batterio dell’acne
- Fotoepilazione: agisce solo sui peli scuri, perché il target è la melanina con distruzione del
follicolo pilifero.

Laser
è un trattamento analogo a quello della luce pulsata.
I target possono essere l’acqua o i cromofori colorati e possono essere utilizzati più o meno per le
stesse applicazioni: epilazione, capillari dilatati, macchie iperpigmentate, angiomi e resufacing.

COSMETICI CONTRO LA CELLULITE


Possono contenere:
- Sostanze attive su adiposità localizzate, cioè sostanze che le sciolgono.
- Sostanze vasoprotettrici e antiedemigene, perché nella genesi della cellulite si ha una
compressione dei capillari, un aumento della permeabilità capillare che produce edema.
- Sostanze leviganti.

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Pagina 184

Smagliature
Questo è quasi impossibile da trattare.
Le smagliature sono strie che si formano sulla superficie cutanee che sono delle cicatrici; in
particolare sono atrofie cutanee dovute allo sfibramento del derma, cioè quando il derma subisce
una sorta di stress meccanico notevole.
Le cause:
- Predisposizione individuale, genetica.
- Iperproduzione ormonale (cortisone)
- Sbalzi ponderali, quindi ingrassamenti e dimagrimenti molto rapidi.

SMAGLIATURE ROSSE E SMAGLIATURE BIANCHE


C’è proprio uno sfibramento del derma con rottura delle fibre di collagene e infiammazione del
tessuto.
Inizialmente, la smagliatura si presenta di colore rosso, per la presenza di un’infiammazione.
Nel corso del tempo, la lesione cicatrizza, diminuisce l’afflusso di sangue e diventa bianca.
Trattandosi di un danno a livello strutturale della pelle, non c’è molto da fare; neanche la chirurgia
estetica può aiutare in questo senso.



TRATTAMENTO COSMETICO
Trattamento preventivo, stimolando il microcircolo e i fibroblasti, che producono il collagene e la
sostanza fondamentale del derma.

Strategie:
- Stimolazione dei fibroblasti
- Vitamine (A, B5, E, Niacina)
- Frazione insaponificabile
- Estratti (centella, gingseng, gingko)
- Oli/burri vegetali (mandorle dolci, karitè)
- Stimolazione del microcircolo
- Flavonoidi (olivo, vite, cardo…)
flavonoidi e saponine vasoattive per stimolare il microcircolo, perché se stimoliamo il
microcircolo c’è un arrivo continuo di sostanze nutritrive e quindi il derma sarà in
condizioni migliori.
- Estratti vasoattivi (equiseto, rusco, ippocastano)

Però più che prevenire non possiamo fare, proprio perché la smagliatura è una cicatrice.

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Pagina 185

- PRODOTTI DEPILATORI
Epilanti e Depilanti

Dal punto di vista delle definizione, si distinguono:


- Epilazione: rimozione per strappo o distruzione dell’intero stelo pilifero, bulbo compreso. Ad
esempio si parla di epilazione a luce pulsata e non di depilazione a luce pulsata. Può essere
permanente (luce pulsata, laser) o no (strappo con pinzetta)
- Depilazione: taglio del pelo a livello della cute, quindi eliminazione della parte aerea; può
essere fatta con metodi mecanici (lama) o chimici.

Epilazione
- CERETTA A CALDO
Nasce nei primi del 900. Il brevetto sulla ceretta a caldo è depositato nel 1910: era un miscelona
dsi Colofonia (cera del pino), cera d’api, gomma, canfora, bergamotto, eucalipto.
Attualmente è cambiata poco.
La base è sempre colofonia, sostanza appiccosa secreta dai pini che viene mescolata con gli
altri ingredienti, poi viene riscaldata fino a circa 40 gradi, appena superiore alla T corporea, viene
spalmata sulla superficie da epilare, si applica una fettuccia di tessuto e poi si tira con uno
strappo secco.
Il problema della ceretta a caldo, che è più efficace di quella è fredda, perché il principio è di
intrappolare i peli in una massa collosa.
Se rimangono dei residui sulla superficie cutanea sono difficili da eliminare: è come quando ci
sporchiamo con la resina di pino nella pineta!
- CERETTA A FREDDO
Per ovviare a questi incovenienti, è stata messa a punto una formulazione che è la ceretta a
freddo: la CERETTA A FREDDO non necessita di riscaldamento prima dell’applicazione; è
composta da prodotti idrosolubili, quindi sostanze appiccicosa ma idrosolubili (es. soluzioni
concentrate di glucosio), spalmate su fettucce vendute pronte per l’uso.
Essendo su base idrosolubile, i residui si lavano molto velocemente.

Esistono anche dei piccoli apparecchi che fanno la stessa azione senza l’impiego di cerette.

- CREME DEPILATORIE
Sono delle creme applicate sulla superficie dalla quale vogliamo eliminare la parte aerea dei peli
per un breve periodo di tempo, massimo dieci minuti, e sono in grado di eliminare il pelo.
hanno due azioni:
- Riduzione: azione cheratolitica
- Idrolisi: azione caustica
Hanno pH circa 12, quindi non possono avere contatto prolungato con la pelle.

L’azione cheratolitica è data dall’acido tioglicolico; utilizzando concentrazioni più elevate di acido
tioglicolico in ambiente fortemente alcalino, si combina l’azione cheratolitica di questo forte
riducente con l’azione caustica e idrolitica della soda.
Usiamo sempre l’acido tioglicolico, come sui capelli, però in concentrazioni pià elevate e a pH più
elevata, in modo tale da trasformare in pochi minuti i peli in una massa agglutinata, quindi
sciolgoono e frantumano il pelo, poi risciacquo. Ovviamente sono formulazioni che hanno una
certa pericolosità: essendo fortemente alcaline, sono piuttosto irritanti e per questo devono agire
in un tempo breve, mai superiore ai 10 minuti. Poi vanno applicati soltanto sulla pelle integra.

Esempio: VEET
Veet è una serie di prodotti epilatori. C’è potassio tioglicolato, Calcio idrossido, Potassio idrossido.
Gli idrossidi danno pH alcalino, al terzo posto abbiamo potassio tioglicolato che dà l’azione
cheratolitica. Poi altre sostanze come addensanti, estratti vegetali, polimeri e così via per
stabilizzare la formulazione: sono creme, quindi ci sono ovviamente dei tensioattivi e tutti gli
ingredienti che sappiamo essere necessari per la formulazione di una crema.

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Pagina 186

- DEODORANTI E ANTITRASPIRANTI
Distinzione tra deodoranti e antitraspiranti, agiscono in modo completamente diverso.

Ruolo ben noto, per tante ragioni, dall’alimentazione a tutto il resto. Ruolo psicologico che porta
all’adattamento, alla memoria (Madelaine di Proust), variabilità individuale.

Quello di cui si preoccupano i deodoranti e gli antitraspiranti è di eliminare odori sgradevoli che
non sono eliminabili con l’azione detergente: l’azione deodorante si affianca all’azione detergente,
non la sostituisce.

SUDORAZIONE
L’origine del cattivo odore è legata alla secrezione sudorale; abbiamo ghiandole eccrine e
apocrine. Questa differenza tra le due ha un certo ruolo.
Le ghiandole sudoripare eccrine secernono un liquido trasparente inodore composto da acqua,
piccola percentuale di composti organici e composti inorganici; tra i composti organici: acido
lattico, citrico, propionico, butirrico, urea, ammoniaca e composti inorganici (NaCl, K+, Ca2+,
Fe2+, Cu2+).
Diventa di cattivo odore quando i microrganismi presenti a livello cutaneo degradano alcune di
queste sostanze.

In certe regioni cutanee come nella regione ascellare e inguinale esistono anche ghiandole
sudoripare aprocrine, che producono un secreto completamente diverso: è un emulsione di :
- Acqua
- Proteine
- Carboidrati
- Sali di NH4+
- Lipidi
Questo secreto è localizzato nella regione ascellare e inguinale associato all’unità pilo-sebacea.

CATTIVO ODORE
Dato dalla digestione di alcuni componenti sudorali, e in particolare dalla componente organica,
da parte dei microrganismi, con produzone di acidi grassi a corta catena (es. acido butirrico)
dotati di odore sgradevole.
Questo meccanismo di formazione del cattivo odore è favorito nel caso di un ambiente caldo-
umido non solo perché l’ambiente caldo-umido incrementa la secrezioen sudorale, ma anche
perché l’ambiente caldo-umido può produrre un aumento del pH cutaneo che a sua volta facilita
lo sviluppo di microrganismi, eventualmente anche patogeni.
In generale, i Gram positvi sono responsabili dell’odore acre, i Micrococchi dell’odore caprino.

E’ ì’azione dei microrganismi sulle sostanze organiche presenti sulla superficie cutanea e
derivanti dalla secrezione che produce sostanze di cattivo odore.

STRATEGIE
- Fine ‘700

Aerare i locali dopo il soggiorno

Usare il ventaglio per allontanare i cattivi odore.
- Fine ‘800

Inizia una maggiore sensibilità in questo senso, quindi il cambio d’abiti diventa frequente e si
iniziano a usare i profumi.
- Era moderna

Solo a partire dal Novecento l’igiene personale comincia a diventare comune.

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Pagina 187

Che differenza c’è tra deodorante e antitraspirante?


- ANTITRASPIRANTE

Prodotti contenenti sostanze che riducono la PRODUZIONE di sudore. Riducono la
sudorazione. Ha un’azione poco fisiologica, in quanto riduce la produzione di sudore.
- DEODORANTE

Prodotti che contengono sostanze che riducono il CATTIVO ODORE del sudore, non agiscono
sulla produzione del sudore ma sulle reazioni che producono cattivo odore. 

è un’azione fisiologica.
I deodoranti hanno azione fisiologica, gli antitraspiranti no.

Nell’ambito delle sostanze funzionali abbiamo:


- Antitraspiranti
- Antimicrobici: sono i microrganismi i responsabili della trasformazione delle sostanze organiche
in sostanze di cattivo odore; possiamo usare batteriostatici o batterici.
- Antienzimatici: non uccidono i microrganismi ma bloccano gli enzimi.
- Antiossidanti: spesso i fenomeni ossidativi sono coinvolti nella generazione del cattivo odore.
- Adsorbenti: sono coadiuvanti; catturano le sostanze dotate di cattivo odore
- Coprenti: sono coadiuvanti; mascherano l’odore sgradevole.

Antitraspiranti
Come agiscono non si sa tanto bene.
In generale:
- Riducono la secrezione delle ghiandole eccrine, quindi la secrezione sudorale.
- Devono dare risultati accettabili senza provocare danni.
- Possono avere attività deodorante poiché batterici; alcuni antitraspiranti sono anche
deodoranti.
Gli antitraspiranti hanno un’azione poco fisiologica, poiché producono la secrezione sudorale;
trovano impiego principalmente in alcune alterazioni che non sono proprio patologie, come
l’iperidrosi: è una manifestazione caratterizzata da una secrezione sudorale abnorme, anomala
rispetto ai fattori di Temperatura e Umidità. Le persone che soffrono di questa “patologia” cioè
hanno una produzione sudorale che è esagerata rispetto alle condizioni ambientali.
Spesso l’iperidrosi è limitata ad alcune regioni cutanee, ad esempio iperidrosi palmare e plantare
quando riguarda mani e piedi, oppure ascellare; è una manifestazione che può mettere in
difficoltà psicologica il soggetto.
In questi casi vengono utilizzati gli antitraspiranti.

Può essere tratto anche chirurgicamente con la resezione di determinati nervi, oppure con la
tossina botulinica, o con l’impiego di tecniche fisiche come la ionoforesi.

Elenco antitraspiranti:
- Sali di alluminio: es. cloruro di alluminio; il problema è che usando cloruro di alluminio e acqua
si forma idrossido di alluminio, che può precipitare e può anche dare variazioni di pH; quindi si
usano sali di alluminio in ambiente alcolico.
- Sali di titanio
- Acido tannico, acido tricloroacetico; precipitano le proteine, così come i tannini, quindi hanno
azione astringente. Si ritiene (ma non si sa con certezza) che gli astringenti possano in qualche
modo far restringere l’orifizio, il dotto della ghiandola sudoripara, riducendone la secrezione.
- Polimeri filmogeni occlusivi
- Combinazione surfattanti-cosurfattanti.
- Eventuali estratti vegetali contenenti tannini

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Pagina 188

Deodoranti
(SOSTANZE ANTIMICROBICHE)
Come sostanze antimicrobiche:
- Battericidi: sono sconsigliati, tant’è che la loro concentrazione è regolata dal Regolamento
Europeo sui Prodotti Cosmetici: un uso indiscriminato di sostanze battericide (sali ammonici
quaternari) può provocare dei problemi di resistenza. La resistenza dei batteri alle comuni
sostanze disinfettanti e anche agli antibiotici è un problema sempre più sentito. Quindi i
batterici non sono utilizzati.
- Batteriostatici: non uccidono i microrganismi ma ne limitano lo sviluppo.

Sono ad esempio il triclosan, i sali di alluminio (sono quindi sia antitraspiranti che deodoranti,
perché sono in grado di evitare la formazione di sostanze di cattivo odore), esteri mono e
oligogliceridi di acidi grassi; poi sostanze antiadesione (saccarosio miristato) che evita
l’adesione dei microrganismi a livello cutaneo; infine gli oli essenziali (utilizzati anche come
conservanti non conservanti, perché hanno azione antimicrobica).

ALTRE SOSTANZE
- Antienzimatiche: es. trietilcitrato, è l’estere etilico dell’acido citrico (che è un acido
tricarbossilico); viene metabolizzato dalle esterasi batteriche dei microrganismi, liberano alcol
etilico e acido citrico; l’alcol etilico è una sostanza antibatterica a certe concentrazioni, ma a
basse concentrazioni è antienzimatica. Quindi il trietilcitrato non agisce direttamente.
- Antiossidanti (vitamina E, acido citrico, butilidrossianisolo) per evitare che gli acidi grassi
insaturi subiscano il processo ossidativo di irrancidimento.
- Sostanze adsorbenti, che sono sostanze che agiscon o fisicamente catturando le molecola a
corta catena responsabili del cattivo odore. Sono sali di zinco dell’acido ricinoleico oppure
ossidi (di calcio, di zinco, magnesio); oggi sono utilizzate anche le ciclodestrine, oligosaccaridi
ciclici del glucosio che sono in grado di incorporare sostanze lipofile come possono essere gli
acidi grassi a corta catena.
- Sostanze coprenti: camuffano il cattivo odore; non funzionano da sole, ma devono essere
associate agli altri approcci.

FORME COSMETICHE
- Stick: formulazioni solide da strofinare.
- Roll-on: soluzioni
- Creme
- Pump spray (non pressurizzati)
- Gel
- Aerosol (pressurizzati)
- Salviettine

Le formulazioni sono le più differenti, le sostanze funzionali sono quelle viste prima.

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Pagina 189

- PRODOTTI COSMETICI DECORATIVI


Sono l’insieme di prodotti che hanno una finalità decorativa.
Sono quelli che comunementi vengono chiamati PRODOTTI PER IL MAKE-UP, che hanno come
finalità quella di migliorare l’aspetto estetico, mascherando i difetti e accentuando la bellezza.

INGREDIENTI FONDAMENTALI: SOSTANZE COLORANTI


- Coloranti: solubili, o in acqua o in oli.

Possono essere naturali o sintetici.

Vengono utilizzati per modificare le caratteristiche estetiche del prodotto, ma non per colorare il
viso; quindi sono impiegati a livello formulativo, non tanto “funzionale”.
- Pigmenti: insolubili

Nei prodotti per il make-up si usano questi. Sono pochi i prodotti per il make-up che usano
sostanze coloranti solubili (es. smalti per le unghie trasparenti).

Classificazione: organici, inorganici, lacche, perlescenti, metallici.


- Pigmenti organici
- Gamma limitata
- Carbon black (C.I. 775266): mascara, khol, kajal
- Lacche
- Coloranti organici precipitati su idrossido di alluminio, sali di calcio o di bario
- Carminio (C.I. 75470)
- Inorganici
- Ossidi o sali metallici
- Ottimo potere coprente, stabili alla luce e al calore
- Ossidi di ferro rosso (rosso, giallo e nero)
- Ossidi di cromo (verde)
- Pigmenti ultramarini
Solfosilicati complessi di sodio e alluminio
- Biossido di titanio (bianco)
- Ossido di zinco (bianco)
- Pigmenti perlescenti
- Struttura lamellare
- Perle organiche (guanina)
- Perle inorganiche
- Ossicloruro di bismuto
- Mica rivestita
- Pigmenti metallici
- Alluminio, bronzo, rame (25-120 μm)
- Metalli preziosi (oro e argento)
- Pietre preziose (diamante, giada, ametista)
- Glitter
- Scagliette di poliestere

Nei cosmetici decorativi, i pigmenti devono essere presenti sotto forma di polveri micronizzate di
dimensioni inferiori ai 44 micron, perché per svolgere l’azione coprente e decorativa devono
essere presenti sotto forma di polvere finissima.
Tra i pigmenti ci sono anche i pigmenti bianchi, che hanno un ruolo importantissimo nell’ambito
dei cosmetici decorativi.

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Pagina 191

a. FONDOTINTA
Prodotto cosmetico applicato in area viso che per la sua azione coprente e colorante ha lo scopo
di uniformare la pelle, minimizzandone le imperfezioni.
Se avesse solo azione colorante uniformeremmo il colore ma non minimizzerebbe le imperfezioni.
Le funzioni che deve avere sono:
- Uniformare, rendere la pelle tutta dello stesso colore.
- Colorare
- Opacizzare / Illuminare a seconda per la pelle sia grassa oleosa bisogna eliminare la lucidità.
- Minimazzare imperfezioni
- Protegge / Filmare

FORME COSMETICHE
- Emulsioni
- Polvere Pressata
- Colata

REQUISITI
- Asciugatura veloce
- Facilità di rimozione
- Stabilità
- Non essere appiccoso, untuoso né secco al tatto.
- Migliorare l’aspetto in modo naturale: coprente sì ma non mascherone.
- No transfer: ossia non vengono trasferiti facilmente se tocchiamo la superficie cutanea.
- Tenuta
- Texture gradevole e adeguata.

FONDOTINTA EMULSIONI
Fondotinta fluidi.
Possono essere emulsioni A/O o O/A. Di base sono una crema, alla quale vengon aggiunti
pigmenti che determinano il potere colorante e coprente del prodotto.
Alla base del fondotinta c’è un’emulsione alla quale sono stati aggiunti dei pigmenti che
determinano potere colorante e coprente.
Oggi in effetti i fondotinta agiscono come creme idratanti, quindi contengono anche oli emollienti
e sostanze funzionali idratanti a livello cutaneo, quindi non svolgono più solo l’azione make-up.
Caratteristiche:
- Fluidità
- Leggerezza (non untuoso al tatto e spalmabile)
- Cremosità
- Consistenza
- Coprenza
- Tipologia (A/O, O/A, A/S)

FONDOTINTA COLATO
- Funzionalità: effetto coprente e protettivo per mimetizzare le imperfezioni cutanee.
- Caratteristiche: cremosità, consistenza, coprenza.
In genere contengono cere, oli, pigmenti, polimeri fissanti.

FONDOTINTA POLVERE PRESSATA


Effetto naturale.
Caratterisitche:
- Setoso al tatto, quindi conterrà prodotti per dare texture setosa.
- Leggero in applicazione
- Possibile utilizzo wet (con spugna bagnata) o dry
- Composizione: filler, pigmenti, polimeri sensoriali (texture setosa), leganti.
Per una pella grassa sono meglio i fondotinta compatti applicati nelle zone lucide, perché il
fondotinta in polvere ha un maggior effetto adsorbente.

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Pagina 192

FONDOTINTA E TIPO DI PELLE


TABELLA FOTO DAVIDE
14 dicembre 2016

Delle tre forme cosmetiche, il fondotinta in emulsione rappresenta il prodotto più complesso.
Il fondotinta è complesso da realizzare poichè:
- sistema eterogeneo dato da due fasi liquide e un solida
- critica stabilità chimica legata a componenti che si possono ossidare, stabilità fisica dovuta alla
possibilità di dare sedimentazione
- la scelta dell’emulsionante deve garantire stabilità emulsione e sospensione del materiale
solido
- scelta delle polveri sensoriali
- scelta viscosizzanti/additivi reologici
- definizione fase grassa
- eventuale inserimento filtri solari per garantire protezione a 360°
- scelta del sistema conservante

La scelta del sistema emulsionante è complessa perchè deve avere affinità con i pigmenti, cioè i
coloranti insolubili che possono essere dispersi nel prodotti .
Emulsionanti
- anionici
stearato di sodio/TEA
esteri solfati
usati per stabilizzare le sospensione…..
- non ionici
esteri glucosio, glicerolo
esteri poliglicolici di acidi grassi
- siliconici
agiscono come stabilizzanti sterici perchè si dispongono all’interfccia e grazie alla flessibilità del
legame C-Si

Elevata affinità con i pigmenti…

Polveri sensoriali
… migliorando le caratteristiche tattili del prodotto
si possono usare
- prodotti organici
Mica
Talco
Caolino
Silica
Boro nitruro

- polimeri
nylon
PMMA

Viscosizzanti
Possiamo aggiungere additivi reologici come le gomme naturali o polimeri sintetici come il
carbomer, ma anche gelificanti lipofili come
- bentone-hectorite
- silice
- cellulosa

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Pagina 194

Fabbricazione delle polveri compatte


Omogenizzazione delle polveri e mescolazione con profumi e coloranti
Aggiunta di sostanze leganti, agglutinanti o adesive
La polvere così trattata viene poi compressa con un’opportuna comprimitrice, la formella ottenuta
viene asciugata in essiccatori e confezionata

Ombretti
Analoga composizione tenendo conto il fatto che sono destinati ad una zona molto delicata,
quindi importante:
- Purezza microbiologica
- Anallergicità
- Facilità di applicazione
- Durata della colorazione
- Forma in polvere, pressata o crema

Ombretto in crema
Giusta consistenza:
Facilmente spalmabile sulla pelle
Non grasso
Corretta sospensione dei pigmenti all’interno del prodotto
Prodotti meno comuni rispetto a quelli in polvere

Mascara
Emulsione colorata di tipo A/O o O/A molto cremosa e ad elevata viscosità la cui funzione è di
colorare le ciglia per intensificare lo sguardo
Composizione complessa:
Fase idrofila:
- Acqua
- Conservanti
- Umettanti
- Sostanze gelificanti (gomme)
- Fase polvere colorata: - Ossidi di ferro
- Stearato di zinco - Mica/perle
- Polimeri sferici
- Fase grassa: - Cere
- Oli
- Fase filmogena: importante perchè garantisce la formazione di un film sulle ciglia che trattiene
la polvere adesa alle ciglia stesse
- Polimeri idrofili o lipofili PVP,PVA

Mascara waterproof
- In genere formulati senza acqua -> solvente volatile (tipicamente silicone) che fa essiccare
rapidamente
- Isoparaffina
- Cere altofondenti
- Fillers (silice)
- Viscosizzanti (alluminio stearato)

Eyeliners
Sospensioni di pigmenti in fase acquosa con aggiunta di agenti filmogeni che viene applicato
sulla palpebra, sono in genere confezionati con un pennellino.

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Pagina 195

Prodotti per le labbra


Cosmetico decorativo per eccellenza, usato già dal paleolitico
- Finalità estetica e/o protettiva
- Rossetti classici
- Rossetti fluidi
- Emollienti per le labbra
- Requisiti
- Non irritanti né dannosi
- Odore e sapore gradevole
- Facilmente stendibili, non devono spandere oltre la zona di applicazione
- Adeguata resistenza meccanica

Rossetto classico
Pasta anidra costituita da una miscela di corpi cerosi, corpi grassi, corpi oleosi, coloranti e
additivi (conservanti, attivi, profumi)

- Corpi cerosi (10/15%) - Coloranti (10/15%)
- Cera d’api - Fissatori
- Cera carnauba e candelilla - Lacche e pigmenti
- Cere minerali (ozocherite) - Pigmenti inorganici
- Corpi grassi(20/25%) - Disperdenti dei fissatori
- Burro di cacao - Olio di ricino
- Alcol cetilico - Glicole propilenico
- Lanolina - Antiossidanti
- Trigliceridi - Tocoferoli
- Corpi oleosi(45/60%) - Propile di gallato
- Olio di ricino - Aromi ed edulcoranti
- Oli vegetali e minerali - Filtri UV

- Isopropil miristato

Corpi cerosi
Cera d’api
- Mantiene la coesione tra gli altri ingredienti
- Conferisce plasticità (solida ma non dura)
- Giusto punto di fusione (62-64°C) e polare
- Bianca o naturale
- Poco brillante
Cera carnauba e candelilla
- Danno brillantezza
- Punto di fusione elevato (82-85° C) impartiscono durezza
Cere minerali
- Ozocherite (cera microcristallina)

Corpi grassi
Componenti lipidi solidi con temperatura di fusione più bassa
Conferiscono: pastosità, emollienza, scorrevolezza e proprietà filmogene, cioè
controbilanciano la durezza prodotta dalle cere. Sono anche emollienti.
Esempi
- BURRO DI CACAO deodorato e ALCOL CETILICO -> tocco vellutato
durante e dopo l’applicazione del cosmetico
- ALCOL CETILICO -> agente di accoppiamento universalmente
compatibile (esteri, glicoli, alcoli grassi, olio di ricino e derivati
della lanolina)
- PARAFFINA -> conferisce alla pellicola un aspetto grasso,
proprietà necessaria entro certi limiti
- LANOLINA e LECITINA -> previene l’essudazione dei solventi e
garantisce una stabile consistenza. Aumenta l’aderenza del rossetto alle labbra

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Pagina 198

Vernici ungueali
Prodotti di consistenza semiliquida che lasciano sulla superficie dell’unghia, dopo
evaporazione del solvente, uno strato lucente
Finalità
- Rinforzare
- Proteggere
- Decorare
Componenti
- Veicolo
- Corpo colorante
Veicolo
Derivati della cellulosa —> INSOLUBILI
- tipicamente il filmogeno è la Nitrocellulosa
- Etil cellulosa
- Acetobutirrato di cellulosa
Filmogeni secondari
- Polivinilacetato
Plastificanti ( Plasticizzanti che hanno come finalità quello di rendere il film più resistente per
mantenere una persistenza maggiore)
- Ftalati
Solventi
Per fare in modo che il film che si forma sulla superficie dell’unghia sia omogeneo si devono
usare miscele di solventi basso bollenti detti anche Veri, insieme ai solventi latenti.
- Veri (indice di evaporazione *)
- Acetone (i.e 2.1 = tempo di evaporazione doppio rispetto all’etere)
- Etile acetato (i.e 2.9)
- Etilglicole (i.e 43)
- Latenti
- Alcol isopropilco
- Alcol n-butilico
- Diluenti

*Tempo richiesto da una determinata quantità di solvente per evaporate confrontato con
quello di una pari quantità di etere solforico (n=1). Più è alto e più il solvente evapora
lentamente.

Corpo colorante
- Colori per vernici trasparenti
- Coloranti azoici solubili che danno solo una sfumatura all’unghia perchè non solo colorati
- Pigmenti per smalti
- Biossido di titanio
- Ossido di cromo
- Coloranti organici azoici
- Guanina come perlescente

Tipi di vernici ungueali


- Vernici incolori
- Prodotti di fondo
- Vernici colorate
- Colori solubili simulanti colore naturale
- Smalti
- Pigmenti insolubili
- Pellicole coprenti

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