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Il senso dell’avvento

IL SENSO CRISTIANO
DELL‟AVVENTO
Conferenza della prima domenica d‟avvento 2010
P. Pierr Salabert
PCIMME

Il Papa Pio XII, nell‟enciclica Meidator Dei, definisce l‟anno liturgico come “Cristo
stesso presente nella sua Chiesa”.
Conviene ricordare questo oggi che abbiamo iniziato un nuovo anno liturgico per non
cadere nello sbaglio di pensare che il tempo liturgico sia come un‟alternativa parallela ai tempi
civili. Un po‟ come accade con i corsi accademici o le stagione di calcio, che si aggiungono al
calendario civile come un‟attività in più.
Ma vediamo che il tempo „della Chiesa‟, il tempo della liturgia, non solo non è
un‟aggiunta all‟agenda della società, ma è proprio la sorgente che riempie di senso la storia,
perché “nell‟anno liturgico e Cristo stesso presente”, è Dio-con-noi. L‟anno liturgico, allora,
non è solo l‟insieme delle festività di culto della Chiesa, ma è la presenza del Signore che agisce
nella sua Chiesa, nei suoi membri e tramite essi.

L‟Avvento è un tempo particolarmente propizio per trovare Dio, perché Lui stesso ci
viene all‟incontro in tanti modi. Dice il Papa:

« L‟Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per capire
una presenza. E‟ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni
dell‟attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! Tenere, per
così dire, un “diario interiore” di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! L‟Avvento
ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della sua presenza non dovrebbe aiutarci a
vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come “visita”,
come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione? » (Benedetto XVI, 20-11-2009)

L‟avvento è tradizionalmente un tempo di attesa. Ma l‟attesa esige che si attenda a


qualcuno: Cristo!

A noi sembra assai ovvio. Ma colpisce costatare come la nostra società si è impegnata
nel far cancellare, dal periodo Natalizio, ogni rapporto con Cristo. Così in questi ultimi anni si
sono ripetute autentiche guerre ideologiche contro i segni cristiani del natale: contro il
presepio, nelle cartoline di augurio, nel saluto, per sino nelle aule: già tanti non dicono A.C.
ma prima dell‟era comune.

Ma noi lo sappiamo, un Natale senza Cristo è privo di senso, come è priva di senso ogni
vita umana senza di Lui.

«E se Gesù è presente, non esiste più alcun tempo privo di senso e vuoto. Se Lui è presente, possiamo
continuare a sperare anche quando gli altri non possono più assicurarci alcun sostegno, anche quando il presente
diventa faticoso. Cari amici, l‟Avvento è il tempo della presenza e dell‟attesa dell‟eterno. Proprio per questa
ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può

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cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci
incoraggia a camminare fiduciosi. » (Benedetto XVI, 20-11-2009)

Ritirare Cristo del Natale è dell‟avvento, lo può fare il mondo neo pagano perché non lo
conosce o non ne vuol sapere di Lui. Ma noi si l‟abbiamo conosciuto, ansi, siamo stati
conquistati da Lui.

Con l‟Avvento ha inizio un nuovo anno liturgico. Dio si vuol far presente di nuovo
nelle nostre vite. Così ha ricordato il Papa ieri nella sua omelia durante i primi vespri a San
Pietro:

« Ogni inizio porta in sé una grazia particolare, perché benedetto dal Signore. In questo Avvento ci sarà
dato, ancora una volta, di fare esperienza della vicinanza di Colui che ha creato il mondo, che orienta la storia e
che si è preso cura di noi giungendo fino al culmine della sua condiscendenza con il farsi uomo. Proprio il mistero
grande e affascinante del Dio con noi, anzi del Dio che si fa uno di noi, è quanto celebreremo nelle prossime
settimane camminando verso il santo Natale. » (Benedetto XVI, 27-11-2010)

Come sappiamo al cuore dell‟anno liturgico c‟e la Pasqua. Ma, nello sviluppo della
liturgia nella Chiesa c‟e uno stretto legame fra il Natale ( e per tanto l‟avvento) e la Pasqua. Di
fatto nel Medioevo si leggeva, sia nella prima domenica d‟avvento che nella domenica delle
Palme, lo stesso brano del vangelo, quello dell„ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, per
far vedere questo rapporto. Una data segnava l‟inizio e l‟altra il culmine della realtà della
redenzione.

Abbiamo detto prima che l‟attesa chiede per natura che “si attenda a qualcuno”.
Ebbene, il nostro avvento, il nostro Natale sarà anche privo di senso, vuoto, se non lo viviamo
come una vera attesa di Cristo. A questo riguardo il Papa un anno fa diceva:

« Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l‟attesa rischia di diventare insopportabile; se
si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c‟è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa
appare esageratamente lungo, e l‟attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto
incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido,
allora la gioia dell‟attesa rende il presente più prezioso. Cari fratelli e sorelle, viviamo intensamente il presente
dove già ci raggiungono i doni del Signore, viviamolo proiettati verso il futuro, un futuro carico di speranza.
L‟Avvento cristiano diviene in questo modo occasione per ridestare in noi il senso vero dell‟attesa, ritornando al
cuore della nostra fede che è il mistero di Cristo, il Messia atteso per lunghi secoli e nato nella povertà di
Betlemme. » (Benedetto XVI, 20-11-2009)

Ma, affinché quest‟attesa sia feconda, occorre sperare come colui che ha bisogno di
salvezza, e non chi no ha necessità di redenzione. Ieri, nei primi vespri abbiamo recitato il
salmo 142. Esso esprime in certo senso l‟atteggiamento interiore di chi attende il redentore:

“Signore, ascolta la mia preghiera,


porgi l`orecchio alla mia supplica,
tu che sei fedele,
e per la tua giustizia rispondimi.
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Non chiamare in giudizio il tuo servo:
nessun vivente davanti a te è giusto.
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Il nemico mi perseguita,
calpesta a terra la mia vita,
mi ha relegato nelle tenebre

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come i morti da gran tempo.


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In me languisce il mio spirito,
si agghiaccia il mio cuore.
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Ricordo i giorni antichi,
ripenso a tutte le tue opere,
medito sui tuoi prodigi.
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A te protendo le mie mani,
sono davanti a te come terra riarsa.
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Rispondimi presto, Signore,
viene meno il mio spirito.
Non nascondermi il tuo volto,
perché non sia come chi scende nella fossa.
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Al mattino fammi sentire la tua grazia,
poiché in te confido.
Fammi conoscere la strada da percorrere,
perché a te si innalza l`anima mia.
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Salvami dai miei nemici, Signore,
a te mi affido.
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Insegnami a compiere il tuo volere,
perché sei tu il mio Dio.
Il tuo spirito buono
mi guidi in terra piana.
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Per il tuo nome, Signore, fammi vivere,
liberami dall`angoscia, per la tua giustizia.
12
Per la tua fedeltà disperdi i miei nemici,
fà perire chi mi opprime,
poiché io sono tuo servo.”

Commentando questi salmi il Papa diceva nell‟omelia dei inizio d‟avvento di 2008:

« Il grido di speranza dell‟Avvento esprime allora, fin dall‟inizio e nel modo più forte, tutta la gravità del
nostro stato, il nostro estremo bisogno di salvezza. Come dire: noi aspettiamo il Signore non alla stregua di una
bella decorazione su un mondo già salvo, ma come unica via di liberazione da un pericolo mortale. E noi
sappiamo che Lui stesso, il Liberatore, ha dovuto patire e morire per farci uscire da questa prigione (cfr v. 8).
Insomma, questi due Salmi ci mettono al riparo da qualsiasi tentazione di evasione e di fuga dalla realtà;
ci preservano da una falsa speranza, che forse vorrebbe entrare nell‟Avvento e andare verso il Natale
dimenticando la drammaticità della nostra esistenza personale e collettiva. In effetti, una speranza affidabile, non
ingannevole, non può che essere una speranza "pasquale", ... » (Benedetto XVI, 29-11-2008)

Sebbene liturgicamente il colore viola, quello dell‟avvento, sia il colore della penitenza.
In realtà l‟avvento è, soprattutto, un tempo di preparazione e di speranza. Così è stato indicato
dopo le riforme del Concilio, come un “tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui
si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in
cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all‟attesa de la seconda venuta di Cristo alla
fine dei tempi” (NGALC, n39).

Diceva il Papa due anni fa: “L‟Avvento è per eccellenza la stagione spirituale della speranza, e
in esso la Chiesa intera è chiamata a diventare speranza, per se stessa e per il mondo. Tutto l‟organismo
spirituale del Corpo mistico assume, per così dire, il "colore" della speranza. Tutto il popolo di Dio si
rimette in cammino attratto da questo mistero: che il nostro Dio è "il Dio che viene" e ci chiama ad
andargli incontro.” (Benedetto XVI, 29-11-2008)

Abbiamo detto all‟inizio che nel tempo liturgico era Cristo stesso presente. Il Papa, nel
2006, diceva a punto questo, che Dio si può chiamare come “il Dio-che-viene”. E osserva:

« All'inizio di un nuovo ciclo annuale, la liturgia invita la Chiesa a rinnovare il suo annuncio a tutte le
genti e lo riassume in due parole: "Dio viene"… Fermiamoci un momento a riflettere: non viene usato il passato -
Dio è venuto -, né il futuro - Dio verrà -, ma il presente: "Dio viene". Si tratta, a ben vedere, di un presente

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continuo, cioè di un'azione sempre in atto: è avvenuta, avviene ora e avverrà ancora. In qualunque momento,
"Dio viene"… È un Padre che mai smette di pensare a noi e, nel rispetto estremo della nostra libertà, desidera
incontrarci e visitarci; vuole venire, dimorare in mezzo a noi, restare con noi. Il suo "venire" è spinto dalla
volontà di liberarci dal male e dalla morte, da tutto ciò che impedisce la nostra vera felicità. Dio viene a salvarci. »
(Benedetto XVI, 2-12-2006)

Allora, fra la prima e l‟ultima venuta del Cristo, si può trovare una terza, dice il Papa, la
quale avviene nel cuore dei credenti e si colloca come ponte fra la prima (quando Cristo ci
redime e dona la sua grazia) e l‟ultima, dove trova compimento la redenzione. Tocca ad
ognuno di noi appropriarci, come dice San Paolo, con tutto il nostro essere, “in corpo, anima
ed spirito” (1 Tes. 5, 23) del dono di salvezza che ci viene da lui.

Non solo vuol venire in noi, ma oggi, cui come chiamati al sacerdozio, vuol venire
tramite noi, come ha fatto con Maria:

« …in un certo senso il Signore desidera sempre venire attraverso di noi. E bussa alla porta del nostro
cuore: sei disponibile a darmi la tua carne, il tuo tempo, la tua vita? È questa la voce del Signore, che vuole
entrare anche nel nostro tempo, vuole entrare nella vita umana tramite noi. Egli cerca anche una dimora vivente,
la nostra vita personale. Ecco la venuta del Signore. Questo vogliamo di nuovo imparare nel tempo dell‟Avvento:
il Signore possa venire anche tramite noi. » (Benedetto XVI, 26-11-2005)

Allora l‟attesa propria dell‟avvento non è per niente passiva, ben sì esige l‟impegno
personale, dinamismo.

La speranza, come virtù umana, comporta due versanti di dinamicità. Una che ci mette
in moto, in cammino, non ostante le difficoltà. Una volta che si vede il traguardo ci spinge
avanti. E l‟altro atteggiamento è quello di alleggerire il passo. Sì, perché si vuol arrivare e,
soprattutto, si ama la meta desiderata, si lasciano da parte tutte le cose che impicciano nel
camminare o pure, gli ostacoli che impediscono progredire vengono superate.

Oltre a Cristo, figura centrale di ogni periodo liturgico, nel periodo d‟avvento spuntano,
fra altre, innanzitutto la figura di Maria Santissima e anche quella di Giovanni il Battista.

M‟immagino, ad esempio, uno di questi altari medievali delle grandi cattedrali gotiche.
In genere essi hanno, una grande artigianato di legno coperto d‟oro il quale si apre in forma di
trittico, e agli copre splendide sculture di rilievo riccamente ornati. Così possiamo pensare a
Giovanni e Maria, come le figure che si trovano negli estremi del trittico e che al aprirsi
mostrano e puntano verso Gesù. Ognuno di loro con la sua vita e il loro esempio rispecchia
l‟atteggiamento cristiano dell‟avvento e insegnano a viverlo.

Maria, modello e icone dell‟avvento

Papa Paolo VI, nella Marialis cultus, dice che l‟avvento è il tempo mariano per
eccellenza. Nessuno come Lei ha potuto vivere l‟avvento. Come Lei, tutta la Chiesa ed ogni
singolo credente è chiamato a custodire in suo cuore il Verbo di Dio fatto carne. Per ciò si
dice che il miglior libro per prepararsi all‟avvento è il „vangelo‟ di Maria. Si, Lei è l‟icone più
precisa dell‟avvento, il modello.

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Essendo modello per tutta la Chiesa, Maria è pertanto modello anche per noi, che siamo
anche figli suoi e della Chiesa, e in certo senso sperimentiamo di più questa maternità, sia de
Maria, che della Chiesa.

Tante cose possiamo imparare di Maria. Ma io vorrei accennare soltanto due: la sua
attesa orante ed operosa nella carità.

“Figli miei -dice il curato d‟Ars- il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo
rende capace d‟amare. La preghiera ci fa degustare in anticipo le delizie del cielo, fa scendere
fino a noi un pezzetto del Paradiso”. Non è questo che attendiamo nell‟avvento? L‟arrivo del
Signore? Non è che serve un cuore grande per riceverlo? Ebbene, pregando con Maria si riesce.

La preghiera accende in noi il desiderio, e così facendo, ingrandisci e prepara i cuori.


L‟attesa cristiana è l‟unica che non si scoraggia per la tardanza, per il contrario, il tempo di
spera rende più amabile l‟amato: “Quello che desideri non lo vedi adesso, ma quel desiderio ti
rende capace, quando esso arrivi , di vedere e di essere sazio…Dio facendo aspettare, allunga il
desiderio; facendoci desiderare, ingrandisce l‟anima; e l‟anima ingrandita si rende capace di
ricevere. Allora fratelli, desideriamo perché saremo sazi.” (Sant‟Agostino)

Più ancora, l‟atteggiamento mariano nell‟avvento ci insegna che non solo la preghiera e
un dovere, ma anche un ristoro per l‟anima. Ci insegna che l‟impegno al pregare non è solo
quello di fissare la mente nel Trascendente, ma che è dolce ed amabile stare con Dio, nel
silenzio, in solitudine. Così s‟impara che sarà sempre bello restare con Lui, sia che non
risponda, sia che la sua parola ci scuota. L‟avvento ci fa saporire di più il valore della preghiera
con i fratelli di fede, della liturgia, piena così di numen e lumen, di mistero e presenza.

Questa nostra attesa poggia su la certezza di quello che deve venire verrà; e verrà solo
in coloro che sappiano sperare, in coloro che non si siano stancati d‟attendere e non abbiano
caduto nella tentazione di scambiarlo per altre risposte, forse più tangibile, meno misteriose,
ma anche meno belle e durature.

Nell‟orazione colletta di oggi abbiamo chiesto la grazia di avere la “volontà di andare


incontro con le buone opere a Cristo che viene”. Nella sua omelia di ieri, il Santo Padre ci
ricordava che la fede in Gesù ci spinge ad avere uno sguardo nuovo verso ogni uomo. In
concreto ieri ha chiesto che si pregasi in modo particolare per la vita che sta per nascere,
affinché sia riconosciuta, difesa e rispettata. Guardate come così a fatto Maria al cominciare il
suo avvento. Prima in preghiera riceve da Dio, tramite lo Spirito, il dono del suo figlio. Poi,
mossa da questo stesso Spirito, va ad incontrare la sua cugina Elisabetta, la quelle aveva
bisogno di Lei. E appena l‟ebbe salutata, Elisabetta fu piena di Spirito Santo.

Per noi sacerdoti o futuri sacerdoti, che abbiamo il compito di zelare per il bene spirituale del
gregge a noi fidato. Maria resterà sempre come il modello di quella carità che deve spingere ai
discepoli di Cristo verso i fratelli. Lei trovò nel servizio agli altri la strada per servire Cristo,
per annunziarlo. Così è successo al suo arrivo ad Ain Karim, Lei non solo portò il suo servizio

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materiale alla sua cugina, ma innanzitutto si fece strumento dello Spirito per cominciare
l‟opera redentrice del Suo Figlio, Giovanni, il precursore fu così il primo evangelizzato.

In questo tempo d‟avvento si ricorda anche Maria di Guadalupe. Il fatto guadalupano


mostra testimonia Maria come Stella della Nuova Evangelizzazione e sostegno della Chiesa
nella sua opera missionaria. L‟avvento allora, non ci chiude in noi stessi, ma riempiti di Dio e
infiammati dal suo amore, ci fa uscire a trovare nei fratelli bisognosi a Colui che è l‟oggetto
della nostra speranza.

Giovanni, l‟attesa che spinge e prepara

La seconda figura e quella di Giovanni il Battista. L‟attesa dell‟avvento e l‟attesa per


qualcuno che viene, che sta per arrivare. Ansi, la parola avvento traduce il vocabolo greco
„parusia‟ e significa proprio quello „arrivo‟, ansi „presenza che comincia‟: quello è l‟avvento.
Dice il Battista ai giudei: “Lui è in mezzo a voi e non lo conoscete”.

E‟ la speranza che ci fa desiderare colui che viene e perciò attendere il suo arrivo. In
Maria questa attesa si percepisce subito. In Giovanni in vece l‟apparente passività non c‟e. Ansi
è tutto il contrario: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!...ogni monte e
ogni cole sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti… Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio ”.

L‟atteggiamento di attesa del Precursore regge su due binari, come il treno. Per il primo
ci spingere avanti, per il secondo sprona a levarsi da dosso i pesi che impediscono di procedere:
crescita e purificazione. Anche per questi due binari si cammina nell‟Avvento.

Come Giovanni il Batista anche noi che annunziamo il Cristo dobbiamo crescere nella
sua conoscenza e convertirci ogni giorno a Lui. Nemmeno a Giovanni gli è stato risparmiato lo
sforzo di trasformare il suo pensiero, di avviarsi giorno dopo giorno per la strada della
metanoia (conversione del pensiero) per restare fedele a Colui che rendeva testimonianza,
senza però conoscerlo del tutto.

Per noi, che abbiamo seguito Cristo resta sempre il pericolo che la stessa familiarità con
Dio e le sue cose ci produca la routine, che man mano genera l‟apatia e mortifica l‟amore. Basta
pensare alla preghiera fatta per sola abitudine, senza cuore. Una vita così, dove si tralasciano i
momenti d‟intimità con il Signore, dove si cambia l‟incontro con Cristo per piccole
compensazioni materiali o affettive, ci può condurre a girare le spalle a Lui fino a nemmeno
sentir dolore di offenderlo. E‟ tutto per non saper sperare, per non saper vegliare, per non fare
del tempo di attesa, tempo di preghiera.

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ANEXOS:
Servicio postal inglés evita a Cristo y Wal-Mart deseará "Feliz Navidad" en EEUU

LONDRES, 17 Nov. 06 (ACI).- Las fiestas navideñas tendrán matices antagónicos en Reino Unido y Estados Unidos. Mientras el Servicio
Postal inglés lanzó nuevas estampillas para Navidad sin incluir la imagen de Cristo o símbolo religioso alguno; en Estados Unidos las tiendas
Wal-Mart ya no recibirán a sus clientes deseándoles "Felices Fiestas" sino una explícita "Feliz Navidad".

Según informa el sitio pro-vida LifeSiteNews.com, un vocero de la Iglesia en Inglaterra comentó que "el año pasado (el Servicio Postal) diseñó
cosas bastante innovadoras recordando el significado de la Navidad y las recibimos con gusto. Lamentamos que no hayan seguido así. Estoy
seguro que muchos cristianos también lo lamentarán".

A su vez, el parlamentario David Burrowes indicó que "es una gran vergüenza que estén tratando a la Navidad como a cualquier otro festival
secular, porque ya tenemos muchos de esos en el año. La Navidad implica celebrar el nacimiento de Cristo y es lo que debería dar sentido a lo
que hace el Servicio Postal para conmemorarla".

En Estados Unidos, los almacenes Wal-Mart admitieron que censurar la Navidad no es buena idea, y por esa razón sus empleados recibirán a
sus clientes deseándoles una "Feliz Navidad". Además, dejarán de ser "la tienda de Fiestas" para convertirse en "la tienda de Navidad".

Por su parte, Liberty Counsel, una firma legal nacional, ha lanzado por cuarto año consecutivo su "Campaña de defensa de la Navidad" con la
que reciben quejas de muchas personas que denuncian a los lugares que no reconocen la Navidad. En su sitio web ofrecen un paquete para
educar a autoridades del gobierno, profesores, padres de familias, estudiantes, entre otros, sobre lo legal y válido de celebrar Navidad.

2)
Un colegio público de Zaragoza suprime su festival navideño para no molestar a alumnos de otras religiones (ABC/Spagna)
ABC, 29.11.2006
MANUEL TRILLO. ZARAGOZA.

La decisión de suprimir este año la celebración del tradicional festival navideño ha desatado la indignación de los padres en un colegio público
de Zaragoza. Han reunido más de 200 firmas para intentar hacer valer su deseo de recuperar esta actividad.
El claustro de profesores del centro Hilarión Gimeno no incluyó los actos navideños en la programación anual por haber alumnos de otros
credos y culturas y por falta de espacio adecuado, según se justificó ante el Consejo Escolar.
Sin villancicos «religiosos»
Este órgano de representación de la comunidad escolar aprobó la programación, pero los padres hicieron constar su oposición a la eliminación
del festival navideño. Tras recibir la noticia en una asamblea, emprendieron una recogida de firmas para reclamar que, si ya no es posible
organizar la fiesta este año, al menos se recupere el próximo. Según Olga Sancho, una madre miembro del Consejo Escolar, de un total de 350
familias hay más de 230 rúbricas. Ayer, la Junta de la asociación acordó convocar una asamblea extraordinaria para abordar de nuevo el
asunto.
Según distintos padres, ya el año anterior se habían suprimido los villancicos con contenido «religioso» y se habían sustituido por canciones
navideñas en inglés -se trata de un colegio bilingüe- y poemas sobre el invierno.

Tampoco Reyes
Además, como no había festival, en la asamblea se decidió que tampoco se realizaría en Reyes el reparto de regalos de otros años.
«A los niños hay que enriquecerlos, no quitarles», aseguraba ayer Marisol Lara, una madre que se muestra de acuerdo en respetar a los niños
musulmanes que asisten al centro, pero también exige respeto para la tradición cristiana.
«Halloween» sí se celebra

Además, varios de los consultados se quejaban de que se celebre una fiesta importada del mundo anglosajón como «Halloween» y no una
tradición tan arraigada en España como la Navidad.
No obstante, también hay miembros de la Junta de la asociación de padres de acuerdo en suprimir el festival, como Rosa Villacampa, que
opina que la Navidad se puede celebrar «fuera» y que «no hace falta meterla en el colegio».
Ayer terció el Justicia de Aragón -defensor del pueblo autonómico- quien considera que a nadie se puede obligar a celebrar la Navidad, pero
tampoco «prohibir su celebración a quien desee hacerlo».
El PP denunció que la medida «destila sectarismo», porque «promueve el pensamiento único y el laicismo». La parlamentaria autonómica Ana
Grande pidió la intervención de la consejera de Educación por la vulneración de «derechos fundamentales».
La dirección del centro señaló ayer en una nota que los educadores sólo pretenden que la programación «beneficie al máximo el rendimiento y
el desarrollo personal» de los alumnos, al tiempo que considera que su ámbito de actuación «debe ser respetado». Asimismo, indica que la
programación fue aprobada por el Consejo Escolar, por lo que les parece «paradójica la actuación que se ha seguido». Sin embargo, sobre las
razones se limita a señalar que «son tantas y tan diferentes como los profesores» que componen el claustro.
Copyright © Diario ABC. S.L., Madrid, 2006.

Indignación general por la suspensión del festival de Navidad en un colegio de Zaragoza


La Conferencia Episcopal tacha de «ridícula» la decisión y el presidente del Gobierno se muestra «sorprendido»
La Razón
30/11/2006
C. Maza
MADRID- Primero los crucifijos, luego los villancicos y ahora la Navidad. La decisión de suprimir el festival previsto para estas fechas -y no el
periodo vacacional de las mismas- en el colegio público Hilarión Gimeno de Zaragoza ha levantado ampollas. Mientras que el mismo

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presidente del Gobierno reconoció que la noticia le «sorprendía», la consejera de Educación, Cultura y Deporte del Gobierno de Aragón, Eva
Almunia, afirmó que «se estaba magnificando». Cada centro tiene autonomía «para determinar que fiestas celebran y cómo las celebran»,
apuntó.
Por su parte, los obispos y los padres católicos coincidieron ayer en que se está confundiendo laicismo con aconfesionalidad. Así, el
secretario general y portavoz de la Conferencia Episcopal Española (CEE), Juan Antonio Martínez Camino, calificó la decisión de «forzada y
hasta ridicula». Al respecto, señaló que a la Iglesia «le parece bien» que el Estado sea laico, pero «esto no quiere decir que la sociedad sea
aconfesional».
Confunden público y estatal
En esta misma idea coincidió la Confederación Católica Nacional de Padres de Familia y Padres de Alumnos (Concapa) que, mediante un
comunicado, explicó que «una vez más se confunde lo público con lo estatal, considerando que la escuela pública tiene que seguir las
consignas doctrinarias gubernamentales -sólo si éste es de izquierdas- olvidando que España es un estado aconfesional».
En este sentido, la Concapa aclaró que aconfesional significa «respeto a todas las religiones en lugar de obstaculizar y poner trabas,
especialmente cuando se trata de la religión católica, que es la mayoritaria en nuestro país». La confederación, que lamentó que «la
intolerancia del laicismo promovido por el Gobierno» vuelva a «atacar la libertad de conciencia, religión y expresión», apoyó a la recogida de
firmas de los padres del colegio para recuperar el festival.
Por su parte, la presidenta de los padres del colegio, Cristina Añaños, aseguró a ayer a este periódico que tienen un respeto absoluto por las
decisiones del centro y que lo único que quieren es que se reconsidere la postura para el próximo año, ya que «siempre hace ilusión ver a los
niños actuar».
«Entendemos la polémica, pero no queremos ser portavoces de la misma. Estábamos en plenas conversaciones con el centro cuando se ha
filtrado a la prensa y no queremos que ésto nos perjudique», apunta. Hoy el centro celebra una asamblea para tratar de nuevo el tema. Añaños
asegura que no fueron los maestros sino algunos padres los que, desde hace un tiempo, querían quitar los villancicos religiosos, «pero nunca se
llevó como propuesta al centro». Además, explicó que desde Infantil los padres eligen para sus niños clases de religión católica, evangélica,
musulmana y alternativa a Religión. «Nunca hemos tenido problemas. Mi niña va a alternativa a Religión y en mi casa se cantan villancicos»,
aclara.

De Juan XXIII a Rosa de los Vientos


Unos dejan de celebrar la Navidad y otros buscan ideas un tanto enrevesadas. En Hereu (Barcelona), el Ayuntamiento ha logrado, después de
muchas trabas, cambiar el nombre de un colegio. El centro, conocido como Juan XXIII, pasará ahora a llamarse Rosa de los Vientos, según
informó la Cadena Cope. Muchos son los que critican acciones como éstas, que alegan que la laicidad obligatoria se impone en todos los
aspectos de la vida. El actual alcalde, Jordi Hereu, tramitó este cambio cuando aún era concejal del distrito de San Andreu. El deseo de limpiar
la Memoria Histórica de España está presente hasta en las escuelas.