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GIACOMO SAMEK LODOVICI, L’ESISTENZA DI DIO


I Quaderni de «il Timone» – ed. ART - Novara 2004

Sintesi di Marzio Bonferroni – 2009


Nota: la seguente sintesi del Quaderno deriva da una mia lettura del testo e se vi
fossero imprecisioni su temi o espressioni filosofiche, ne sono io responsabile.

Dio esiste o non esiste? Questa domanda è in assoluto la più importante che l’uomo si
pone in ogni tempo. Il presente itinerario – breve e divulgativo, non rivolto agli specialisti –
ripercorre e rivista una dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio, la cosiddetta “quinta
via” di S. Tommaso d’Aquino. Chi non crede può vagliare con la sola ragione questa
prova e valutare se convincersi dell’esistenza di Dio. Chi già crede può trovarvi delle
conferme, preziose nei momenti di aridità spirituale.

Giacomo Samek Lodovici è Docente di Filosofia morale (I Modulo), di Storia delle dottrine
morali e di Filosofia della Storia presso l’Università Cattolica di Milano.
Scrive su riviste scientifiche e divulgative, ed è editorialista del quotidiano «Avvenire».
Oltre a numerosi saggi, è autore delle seguenti monografie: La felicità del bene. Una
rilettura di Tommaso d’Aquino (2002); L’utilità del bene. Jeremy Bentham, l’utilitarismo e il
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consequenzialismo (2004); Il ritorno delle virtù. Temi salienti della Virtue Ethics (2009);
L’emozione del bene. Alcune idee sulla virtù (2010); La socialità del bene (2017).

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• Il problema di Dio.
• È proprio dell’uomo interrogarsi su Dio e ricercare l’Assoluto. Per diversi grandi
filosofi questa ricerca costituisce il carattere distintivo di una vita veramente
umana.
• Dice Hegel: il cammino della ragione che si innalza dal mondo verso Dio è per
l’uomo un fatto naturale. Rinunciare a pensare a Dio equivale a dire che non si
debba pensare.
• Dice Cicerone: fra tante specie nessun animale al di fuori dell’uomo ha una
qualsiasi notizia della divinità.
• La ragione umana possiede una capacità che le consente di indagare su Dio,
sul problema dei problemi.
• Dalla risposta su Dio dipende il senso della vita. Se Dio esiste lo scopo di ogni
uomo non può che essere amare Dio e coloro che egli ama, cioè gli altri
uomini, il nostro prossimo. Solo se Dio esiste c’è una vita oltre la vita ed è
possibile che ognuno di noi sopravviva alla morte biologica, senza scomparire
nel nulla.
• Gli indifferenti, non potendo sconfiggere la morte decidono di non pensarci
per essere felici, tuffandosi in un turbine di attività e di impegni evitando di
riflettere e meditare sulla propria vita, tralasciando proprio la questione più
importante della vita stessa.
• Chi non crede in Dio tende però ad idolatrare un altro dio: se stesso, il
successo, il lavoro, il piacere, la politica, ecc. Eliminando l’Assoluto
automaticamente il suo posto viene per lui preso da altri assoluti, subordinando
ad essi tutto il resto.
• Dato che ogni persona desidera la felicità, è irragionevole non vagliare l’ipotesi
l’esistenza di Dio, a cui molte religioni e correnti filosofiche attribuiscono la
integrale realizzazione della umana felicità.
• Una lunga tradizione filosofica ha asserito di poster dimostrare l’esistenza di Dio
con l’ausilio della sola ragione, indipendentemente dalla fede.
• Una prova razionale dell’esistenza di Dio può essere cercata a partire dal
finalismo dei viventi (NB: non c’è bisogno di tematizzare il mondo intero, ma
appunto solo i viventi) , tramite quella che Tommaso d’Aquino chiama la
“quinta via” e che già era presente in Socrate e Aristotele, come anche in Ugo
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di San Vittore in epoca medioevale e in epoca moderna in Newton e Paley,


oltre che in altri filosofi nelle varie epoche.
• Una semplice farfalla, come dice un grande scrittore, Eugenio Corti, può
bastare da sola a dimostrare l’esistenza di Dio, con i suoi colori, la sua grazia e il
suo volo, esprimendo inconsapevolmente qualcosa che la trascende e che le
permette di esistere.
• Dalla grandezza e dalla bellezza delle creature, per analogia si conosce
l’autore.
• Per le prove filosofiche dell’esistenza di Dio, è possibile conoscere con certezza
l’esistenza di Dio Creatore attraverso le Sue opere, grazie alla luce della
ragione umana.
• Le prove razionali dell’esistenza di Dio possono essere proposte anche a colui
che non condivide la fede nella Rivelazione, sollecitando l’esercizio della
ragione, ovvero di ciò che è sempre condiviso da ogni uomo.
• Attraverso la ragione chiunque, anche se non avesse ricevuto il dono della
fede, può pervenire all’affermazione dell’esistenza di Dio.
• La ragione può anche sostenere la fede di chi è già credente, nei momenti di
aridità spirituale.
• Osserviamo ad esempio in una farfalla come tutti i suoi organi agiscano fra di
loro coordinati, senza entrare in conflitto, per permettere alla farfalla di vivere e
di volare. Sono finalizzati alla sua autoconservazione.
• Osserviamo un occhio umano. Tutti i suoi componenti, invece di confliggere,
integrati e funzionanti in un corpo umano agiscono per permettere alla
persona di vedere. Sono finalizzati.
• Il finalismo si verifica in natura secondo tre modalità preordinate:
- la direzionalità, ovvero il manifestarsi di un ordine che appare come
voluto secondo precisi schemi.
- La cooperatività, che consiste nella propensione degli elementi naturali
alla cooperazione e alla coordinazione.
- La funzionalità, ovvero la propensione delle parti di una cosa a svolgere
un preciso ruolo all’interno della cosa stessa e in funzione di essa. Si può
individuare anche a livello fisico-chimico, in quanto la funzionalità dei
viventi è possibile solo quando esiste un ambiente che fornisce le
condizioni adeguate.

• La formulazione di Tommaso d’Aquino della quinta via.


- si desume dal finalismo delle cose che, essendo prive di conoscenza,
operano per un fine che appare per loro predisposto.
- Ma agire in vista di un fine richiede tre attività
1) conoscere il fine
2) conoscere i mezzi che consentono di conseguire il fine
3) operare concretamente mettendo in atto i mezzi conosciuti come idonei
al conseguimento del fine.
Per esempio, per conseguire il fine di andare abitualmente per lavoro da
Milano a Roma è necessario:
1) conoscere il fine e proporselo, cioè sapere che esiste Roma e volerci
arrivare
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2) conoscere i mezzi che consentono di arrivare a Roma, vale a dire


individuare il percorso, i mezzi di trasporto (aereo, treno, automobile,
ecc.)
3) operare concretamente mettendo in atto i mezzi conosciuti idonei al
conseguimento del fine, vale a dire, per esempio, andare all’aeroporto a
prendere l’aereo, ecc.
Ma queste tre attività richiedono intelligenza, perché solo chi ha intelligenza
può conoscere il fine prima che questo sia realizzato, può anticiparlo e
formarsene un concetto nella mente, può individuare i mezzi adeguati e
può operare concretamente in tal senso.
Ora, le parti dei viventi, le parti delle parti dei viventi, ecc., non sono
intelligenti. Eppure si coordinano tra loro, cooperano in modo sinergico in
vista del fine. Cioè, compiono tutta una serie di operazioni che richiedono
intelligenza pur non essendo dotati di intelligenza.
Osserviamo dunque un fatto: ci sono cose non intelligenti che agiscono
come se avessero intelligenza. Questo fatto ha delle conseguenze, come
emerge facendo un altro esempio.
- questo dimostra che esiste un’intelligenza superiore che le indirizza verso
il conseguimento costante del fine dell’autoconservazione, come una
freccia è guidata dall’arciere verso il bersaglio.
• Un computer è composto di molte parti singole che soltanto un essere
intelligente può assemblare e finalizzare in modo coordinato al raggiungimento
del fine, ovvero alla composizione di una macchina che permetta una serie di
funzioni previste e preordinate.
• Un uomo, infinitamente più complesso di un computer, non è pensabile che si
sia auto-creato, con una composizione e una finalizzazione di tutte le sue parti,
che singolarmente non sono intelligenti e finalizzate.
• Possiamo dunque concludere, senza minimamente coinvolgere la fede, che
soltanto un Essere intelligente che abbia creato le cose non intelligenti e le loro
parti, può averle indirizzate a conseguire costantemente uno scopo, a
realizzare un fine che richiede di possedere intelligenza.
• Ebbene, questo Essere Intelligente, coincide con ciò che comunemente
chiamiamo Dio.
• Quante probabilità ci sono che l’ordine sia un prodotto del caso e non
piuttosto di un’intelligenza?
• Nessuno accetterebbe l’interpretazione mirata a concludere che una fabbrica
automatica, ad esempio di barre di alluminio, con un processo che partendo
dall’estrazione del minerale, passando dalle varie fasi di produzione, quali
processi di elettrolisi, ecc. si sia unita per effetto del caso, che abbia unito fra
loro le molecole in modo tale da creare tale fabbrica automatica.
• Ebbene, in un essere vivente troviamo un sistema infinitamente più complesso
di una fabbrica automatica, e voler pensare e credere che il caso abbia
creato l’essere vivente appare assurdo alla ragione.
• Se esiste un programma, non è pensabile che esista senza un programmatore.
Se esiste un effetto, non è pensabile che non esista la sua causa. Il fisico premio
Nobel 1966, A.Kastler, si dichiarava ateo, ma arrivò a concludere che non
esiste programma senza programmatore, affermazione che non è conciliabile
con lo stesso ateismo.
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• Un altro famoso scienziato che si dichiarava ateo, J. Rostand, diceva


“biologicamente sembra difficile spiegare anche un fiore mediante il caso, ed
anche spiegare come il caso abbia potuto combinare gli atomi”: perciò si
dibatteva in un costante travaglio interiore, perché riteneva insufficiente il caso
quale causa della realtà.
• Secondo il fisico E.Borel, il grado di probabilità della formazione fortuita di una
sola cellula vivente, equivale al grado di probabilità che una moltitudine di
scimmie, battendo a caso i tasti di una macchina da scrivere, possa riprodurr
tutte le pubblicazioni esistenti sulla terra, senza fare neppure un errore di
punteggiatura.
• Il fisico teorico G. Bogdanov, ha calcolato che è quasi nulla la possibilità che si
crei da sola una cellula vivente, composta di una ventina di amminoacidi
formanti una catena compatta. La funzione di questi amminoacidi dipende a
sua volta da circa 2000 enzimi specifici. Bogdanov conclude che la probabilità
che migliaia di enzimi si raggruppi per caso in modo arbitrario fino a formare
una cellula vivente, pur nel corso di un’evoluzione di miliardi di anni, è
praticamente nulla. Pur ammettendo che una cellula si sia formata per puro
caso, per arrivare all’elaborazione di una molecola di acido ribonucleico
(RNA), sarebbe stato necessario che la natura moltiplicasse i suoi tentativi a
caso nello spazio per un tempo 100.000 volte più esteso dell’età del nostro
universo. E il risultato non sarebbe comunque stato né progettato né dunque
finalizzato e neppure certo.
• L’astrofisico G. Cavalleri ha calcolato che il grado d’informazione di un
batterio, è di circa 5.000 volte più grande del grado d’informazione della
Divina Commedia.
• Il biochimico molecolare Bucci dice che sarebbe preso per matto se
affermasse di aver scoperto in una grotta preistorica la prima frase della Divina
Commedia incisa su di una parete per effetto dell’erosione dell’acqua, della
solidificazione dei carbonati e dell’azione del vento. Bucci aggiunge inoltre
che la prima cellula vivente ha un contenuto d’informazione calcolato in circa
5000 volte l’intera Divina Commedia. Com’è razionalmente pensabile dunque
che la cellula vivente si sia formata per caso ?
• Carlo Rubbia, scienziato premio Nobel 1984, dice “guardando la natura si
scopre che esiste un ordine troppo preciso, che non può essere il risultato di un
caso e di scontri tra forze”.
• J.C. Accles, neurofisiologo, premio Nobel 1963, diceva che le probabilità che il
caso abbia creato la vita sono circa le stesse che potrebbero permettere a un
magazzino pieno di pezzi di aereo, per effetto di un ciclone che faccia per
centomila anni roteare i pezzi, al placarsi del ciclone riveli al proprio interno una
serie di aerei pronti a decollare, con i motori accesi... inoltre un’aggravante: da
dove vengono tutti i materiali di costruzione?
• F. Hoyle, scienziato astronomo e matematico, afferma che è impossibile che il
caso abbia prodotto nel brodo primordiale, anche soltanto gli oltre duemila
enzimi necessari al funzionamento del corpo umano. Afferma che con una
semplice serie di calcoli al computer, è possibile rendersi conto che la
probabilità che questo sia avvenuto, è pari alla probabilità di ottenere sempre
dodici, per 50.000 volte di seguito, gettando due dadi sul tavolo. E questo solo
considerando gli enzimi, poiché l’improbabilità raggiunge livelli assai più alti se
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ci si allarga a tutte le innumerevoli condizioni necessarie alla vita. Se si risponde


che tutto è frutto del caso, si esce dalla ragione.
• La possibilità matematica che il caso possa spiegare la vita, è quindi
clamorosamente fallimentare e assolutamente al di fuori da ogni
ragionevolezza.

• Vediamo adesso il punto di vista filosofico:


• Agire costantemente in vista di un fine, richiede tre attività: 1- conoscere il fine,
2- conoscere i mezzi che consentono di conseguire il fine, 3- operare
concretamente, mettendo in atto i mezzi conosciuti come idonei al
conseguimento del fine.
• S. Tommaso a proposito dei mezzi e del fine, fa l’esempio della freccia che
colpisce il bersaglio con costanza, dimostrando così che esiste un arciere che
la scocca con intelligenza e con abilità. Questo per dire che ciò che si ripete
abitualmente, con costanza e continuità e non sporadicamente, non può
derivare dal caso, ma richiede un’intelligenza alla base.
• Chiediamoci cos’è il caso: è casuale ogni evento che accade senza una
causa che sia finalizzata a produrlo, vale a dire accidentalmente.
• E’ da notare che il caso non sussisterebbe se non vi fossero eventi voluti da
un’attività non casuale bensì finalizzata. Ad esempio mi posso trovare a Roma
per caso se l’aereo per Palermo si ferma a Roma per necessità improvvise.
• La finalizzazione non casuale non esclude, dunque, che possa sussistere anche
la casualità e neppure che lo stesso Autore della finalizzazione, possa avvalersi
della casualità. Ad esempio se due servi, s’incontrano per caso in una piazza,
dove sono andati l’uno all’insaputa dell’altro, per loro l’incontro è casuale, ma
se il loro padrone li ha mandati nella stessa piazza, l’incontro non è casuale
rispetto alle intenzioni del loro padrone.
• Il caso poi non può agire sul nulla, perché sul nulla non si può agire, e se non ci
fosse nulla, non ci sarebbe neppure il caso. Possono avvenire eventi casuali
solo se esiste almeno una materia. Il caso quindi non può spiegare la materia,
in quanto è “parassitario” rispetto a essa.
• Il caso non può spiegare l’origine della vita dalla materia, il passaggio dal non
vita alla vita. Infatti, se, come abbiamo visto, già la nascita della prima cellula è
estremamente improbabile dal punto di vista matematico, dal punto di vista
filosofico essa é impossibile. Questo perché la vita è qualcosa di
qualitativamente diverso e superiore alla materia. Tanto è vero che l’impegno
secolare degli scienziati per produrre la vita in laboratorio è sempre fallito. Si
fanno nascere gli uomini e gli animali in provetta, ma unendo i gameti, che
sono cellule, già vive. Quindi si fa nascere la vita dalla vita. Anche quando i
giornali dicono che è stata creata la vita artificiale, in realtà parlano di una
qualche sofisticata manipolazione, da parte degli scienziati, di qualcosa di già
vivente.
• Invece non è possibile far nascere la vita dalla non vita, cioè dalla materia.
• Ciò che differenzia un cadavere da un essere vivente non è l’aggiunta di una
sostanza chimica o di un nuovo impulso energetico.
• Il caso non può essere all’origine neppure della nascita dell’anima spirituale,
cioè della nascita della non materia dalla materia: solo lo spirito può generare
lo spirito.
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• I passaggi dal non essere all’essere (dal nulla alla materia), dalla non vita alla
vita (dalla materia alla vita) e dalla materia alla non materia (dalla vita allo
spirito), sono tre salti di qualità in cui ciò che precede (il non essere, la non vita,
la materia), non può spiegare ciò che consegue (l’essere, la vita, la non
materia).
• Ci sono diverse varianti di evoluzionismo e il dibattito spetta agli scienziati.
Diversi di loro non lo accettano, ma il dibattito è una loro competenza.
• Dal punto di vista filosofico si può almeno dire, quanto alla versione di
evoluzionismo (non l’unica esistente) che attribuisce al caso proprietà creative,
rifiutando l’esistenza di Dio, che essa è incapace di spiegare l’insorgere della
materia, della vita e dello spirito.
• L’evoluzionismo, che sia o che non sia una teoria scientifica incontrovertibile (gli
stessi scienziati sono da decenni impegnati in un dibattito al riguardo), non
impedisce di pensare che Dio abbia creato un mondo in continua evoluzione:
la stessa evoluzione può rientrare nel progetto di Dio e quindi nella logica della
finalizzazione dovuta a una causalità “intelligente”, che ha realizzato e
sovraintende a un progetto i cui mezzi sono orientati a dei fini. (torna al
proposito l’esempio dell’arco, della freccia e del necessario arciere, dato che
la freccia da sola non può raggiungere il bersaglio, oltretutto con costanza e
ripetitività).
• Non c’è dunque contraddizione fra l’essere evoluzionisti e affermare l’esistenza
di Dio: ad esempio, s. Agostino (con la sua concezione delle rationes
seminales) per certi versi era un protoevoluzionista.
• Chi afferma che la causa del conseguimento del fine da parte dei viventi può
essere l’istinto oppure le leggi della natura o le leggi della fisica, deve chiedersi
chi ha posto l’istinto e queste leggi. Per definizione, una legge esige un
legislatore, che agisce le tre operazioni già descritte: 1- conosce un fine e se lo
propone, 2- individua la legge come mezzo idoneo a conseguire il fine che ha
individuato e che si è proposto, 3- opera per far sì che la legge si attui.
• Il caso non può essere la loro guida poiché, come abbiamo visto, non può
produrre un orientamento costantemente finalizzato, mentre una legge è
proprio ciò che determina un comportamento costante orientato e finalizzato.
• Esiste inoltre una teoria scientifica, sostenuta ad esempio da B. Carter, J.Barrow,
E.Tipler e altri, detta del “principio antropico”, per la quale i parametri fisici
fondamentali gravitazionali, elettromagnetici, nucleari, che determinano sia la
struttura dell’universo, sia le sue leggi fisico-chimiche, sia l’articolazione delle fasi
della vita dell’universo stesso, sono stati proprio quelli necessari a ospitare la
nascita della vita.
Questi valori si sono generati durante i primi istanti della primigenia formazione
dell’universo, e non dopo un qualche periodo di evoluzione. In altri termini, la
regolazione dei valori di questi parametri fisici fondamentali non è il risultato di
un adattamento all’ambiente o di una selezione naturale” (Voce Principio
antropico, a cura di in G. Tanzella–Nitti, A. Strumia (a cura di), Dizionario
Interdisciplinare di Scienza e Fede. Cultura scientifica, Filosofia e Teologia,
Urbaniana University Press – Città Nuova, Città del Vaticano-Roma 2001, p.
112.), cioè le costanti e le proprietà che rendono possibile l’universo sono
proprietà originarie e congenite, ovvero precedono qualsiasi successivo
intervento del caso.
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• Se tali valori, ad esempio la costante gravitazionale, ecc. fossero stati anche di


poco diversi per difetto o per eccesso, l’universo non sarebbe esistito. Tali valori
sono dunque assolutamente fondanti e causali in quanto senza di essi, non
sarebbe stata possibile l’esistenza dell’universo e quindi della vita e di noi stessi
esseri umani.
• Pertanto l’influenza di eventi successivi più o meno casuali, è soggetta alle
leggi che sono originariamente apparse al momento del formarsi dell’universo
in cui si determinarono i valori originari delle costanti di natura e delle altre
costanti fisiche fondamentali.
• Quindi le costanti e le proprietà che hanno reso possibile il formarsi
dell’universo, sono proprietà originarie e congenite, in altre parole precedono
qualsiasi intervento del caso
• Il male non smentisce il finalismo:
• Il tema è enorme, perciò il Quaderno rimanda ad altre trattazioni, accennando
solo che, anche se il male appare a volte inspiegabile, nondimeno conferma
l’esistenza di un finalismo che si viene a interrompere proprio per l’avvento del
male, che appare dunque “parassitario” al finalismo, nello stesso modo in cui
abbiamo visto il caso essere “parassitario” sempre rispetto al finalismo.
• Invece, il male che deriva dall’intelligenza umana finalizzata con il proprio
libero arbitrio a obiettivi di male rientra invece nel mistero della libertà di cui
l’essere umano è dotato fin dalla nascita.

• L’essere intelligente ordinatore è anche creatore:


• L’ordine che determina la finalizzazione dei viventi, è voluto e generato dal
creatore, che non è solo un ordinatore (cosa non colta dal pur grande Kant), in
quanto è dall’interno dei viventi, dalla loro stessa natura, che si determina la
spinta alla finalizzazione non casuale ma ripetuta e ordinata. Pertanto
l’ordinatore di tutte le cose è anche il loro creatore, che ha creato i viventi in
modo che fossero indirizzate a dei fini precisi, attraverso l’insieme anche
estremanente complesso di tanti elementi.

• Tra il nulla e l’essere, c’è un abisso infinito, una distanza incolmabile, appunto
infinita, che soltanto un essere onnipotente dotato di una potenza infinita, può
colmare. Il vero atto creativo è, dunque, quello che dal nulla genera qualcosa
che esiste e che prima non esisteva né in se stesso né in alcun proprio
elemento. Noi chiamiamo creare, l’attività umana che in realtà elabora,
plasma, riconfigura e trasforma, qualcosa che già esisteva in natura e da cui
con immaginazione e volontà arriviamo a estrarre ciò che abbiamo in
partenza immaginato come risultato finale. Pensiamo ad esempio allo scultore,
alla statua ed al blocco di marmo, come allo scienziato e al suo laboratorio
con tutti gli elementi a disposizione, comprese le precedenti invenzioni che li
permettono di andare al di là delle stesse.
• L’Onnipotente poi può essere soltanto uno perché è dotato di potenza infinita
che gli permette di creare dal nulla, mentre se esistesse un altro Onnipotente,
troverebbero entrambi un limite l’uno nell’altro e pertanto non sarebbero
onnipotenti entrambi.
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• Quindi consideriamo che tutte le cose sono state create da Dio e che da Lui
sono ordinate nella creazione di tutto l’universo, in quanto tutto l’universo
dipende da Lui.

• Critica del panteismo: Dio dev’essere trascendente e distinto dal mondo.


• Dio non può essere coincidente e intrinseco al mondo, come dice il panteismo,
perché sarebbe soggetto alla morte, alla putrefazione, che si ripetono nel
mondo, e quindi sarebbe imperfetto. Soprattutto, Dio commetterebbe le
malvagità che accadono nel mondo.
• Inoltre se coincidesse con il mondo, e considerando che le trasformazioni sono
migliorative o peggiorative, non potrebbe essere perfetto, dato che un essere
perfetto non può migliorare e neppure peggiorare.
• Inoltre, essendo il Finalizzatore dotato d’intelligenza, e quindi di spiritualità, non
può coincidere con il mondo, proprio perché é spirituale e quindi diverso e
trascendente rispetto al mondo.

• Conclusione
• Siamo al termine di un percorso che prevede esclusivamente l’uso della
ragione per dimostrare l’esistenza di Dio.
• Condividiamo con Pascal l’idea che “l’ultimo passo della ragione è di
riconoscere che c’è un’infinità di cose che la sovrastano”.
• Proprio nella ricerca di Dio la ragione umana tocca il suo vertice, nella sua
aspirazione alla verità.
• Platone dice che se si avesse l’onestà di considerare il movimento ordinato
degli astri e di tutti gli altri corpi su cui l’intelletto ordinatore del tutto ha potere,
in modo non superficiale, non ci sarebbe nessun uomo che non vivrebbe nel
suo intimo un’esperienza metafisica.
• Aristotele afferma che se uomini vissuti sotto terra in splendide dimore piene di
tutto ciò che rende felici, un giorno, usciti all’aperto, ammirassero il sole, il mare,
il cielo e l’ordine che governano ogni cosa, certamente ammetterebbero
l’esistenza degli dei e l’esistenza che tutto è opera loro. Gli uomini che vivono
sotto terra sono gli uomini moderni, disabituati a contemplare il meraviglioso
spettacolo della natura ed i cieli, che narrano la gloria di Dio e l’opera delle
Sue mani.
• Kant si riempiva di ammirazione e di reverenza sempre nuova e crescente,
…”quanto più spesso e più a lungo il pensiero si ferma sul cielo stellato sopra di
me e sulla legge morale che è in me”.
• Enrico Fermi nel suo diario racconta come, con saggezza e potenza profetica
e filosofica, un contadino disteso sul prato, contemplando un cielo notturno
pieno di stelle, esclamò, rompendo il silenzio, e come mosso da un misterioso
incanto, con lo sguardo rivolto al cielo: “com’è bello! Eppure c’è chi dice che
Dio non esiste”.