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Indice

Premessa pag. 9

Presentazione » 11
di Nicola Pasini

1. Domanda di salute tra fattori di rischio e utilizzo


dei servizi » 15
di Albino Gusmeroli e Livia Ortensi

2. Utenza e motivi del ricorso ai serivizi » 31


di Albino Gusmeroli e Nicola Pasini

3. Immigrazione e integrazione sanitaria:


fenomeno pluridimensionale » 51
di Livia Ortensi

Allegato statistico: la salute degli immigrati in cifre » 73


di Livia Ortensi

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Premessa

L’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità della Regione


Lombardia, giunto al suo quinto anno di vita, si presenta, in virtù dell’esperienza
maturata nel corso di questo quinquennio, come presidio di garanzia, ovvero
come punto di riferimento istituzionale per il controllo dell’operatività degli
strumenti di accoglienza e di integrazione degli immigrati nell’ambito della
vita civile e politica del paese. Le indagini, le ricerche di studio, di
approfondimento ed osservazione sul fenomeno migratorio nel contesto
territoriale lombardo se, da un lato, evidenziano i cambiamenti della società in
cui viviamo, che si configura sempre più come una società multietnica,
dall’altro, rilevano i bisogni, le necessità e le esigenze di aggiornamento
continuo nel sistema dei servizi e nelle azioni di programmazione di interventi.
Per questo, con un nuovo provvedimento, - numero 20099 del 23 dicembre
2004 -, la Giunta Regionale ha deliberato la prosecuzione delle attività
dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità. Dal 2000,
anno di istituzione dell’Osservatorio, ad oggi, l’Osservatorio Regionale per
l’integrazione e la multietnicità ha offerto ai decisori pubblici e ai soggetti
sociali che a vario titolo operano nel campo della migrazione, l’opportunità di
integrare conoscenze, di creare occasioni di dialogo con “lo straniero”, di
fornire risposte adeguate a quesiti il cui comune denominatore è la paura del
“diverso”. Su tale base, l’amministrazione regionale ha dato il via ad interventi
che, nell’ambito di una dimensione progettuale e non emergenziale, hanno
determinato il coinvolgimento di soggetti vari, istituzionali e non, per il
rafforzamento del sistema locale di welfare, garantendo azioni in ambiti
sensibili ai processi di integrazione e di convivenza nel rispetto tout court
della dignità delle persone. La necessità di acquisire dati certi e puntuali sulla
realtà migratoria ha consentito inoltre di rafforzare il ruolo degli Osservatori
Provinciali che, per il prossimo futuro, costituiranno senza dubbio un valido
supporto alle iniziative di studio e di ricerca dell’Osservatorio Regionale per
l’integrazione e la multietnicità.

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In questo senso, l’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la
multietnicità è laboratorio e crocevia di iniziative sperimentali volte a
monitorare specifici fenomeni e a valutare l’efficacia di interventi settoriali
che possono costituire utili riferimenti a livello nazionale ed europeo. Gli
obiettivi perseguiti, quali l’acquisizione di dati affidabili sul fenomeno
dell’immigrazione, il monitoraggio delle esperienze di intervento operativo e
la produzione di studi e strumenti atti a fornire informazioni ed indicazioni
agli immigrati per prevenire e contrastare forme di discriminazione,
consentono di attivare una rete di lavoro che privilegia la logica del
partenariato per una gestione integrata della marginalità sociale. Ciò ha
previsto il coinvolgimento di idee e risorse regolate dallo specifico principio
di sussidiarietà orizzontale (art.118 della Costituzione Italiana) che si
concretizza in azioni di scambio di informazioni, di consultazione nella fase di
progettazione e decisione delle politiche e di valutazione delle stesse, tra
cittadini e istituzioni entrambi investiti di specifici poteri e responsabilità.
La valorizzazione dell’attività di studio e conoscenza sulla realtà migratoria
realizzata con approfondimenti ad hoc su alcuni aspetti cruciali dell’immigrazione
quali il lavoro, la casa, la salute, la scuola, le strutture di prima e seconda
accoglienza produce aggiornamenti funzionali all’attività di programmazione,
di gestione e tutela dei diritti fondamentali nella consapevolezza che risposte
adeguate sono fornite sulla base di una conoscenza che non pone limiti alla
volontà di programmare e agire.

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Presentazione

Il precedente rapporto dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la


multietincità relativo alla salute degli immigrati in Lombardia – dedicato
prevalentemente all’analisi dell’offerta sanitaria, con particolare riferimento ai
ricoveri ospedalieri, alle donne e ai bambini e ad alcune realtà significative sia
del settore pubblico sia del privato sociale – suggeriva la seguente
raccomandazione: le successive ricerche si sarebbero dovute concentrare, al
fine di monitorare le principali esigenze socio-sanitarie degli immigrati, sulle
diverse tipologie di servizi pubblici utilizzati, sulle motivazioni che hanno
portato gli immigrati a utilizzare tali servizi, nonché sui comportamenti
sanitari legati ai differenti livelli di integrazione. Il presente rapporto,
analizzando le risposte a un questionario somministrato a un campione
rappresentativo della popolazione immigrata presente sul territorio lombardo,
ha cercato di interpretare tale richiesta.
Nella presente indagine sono state poste diverse questioni di natura socio-
sanitaria, al fine di comprendere se la salute viene percepita come un
problema prioritario dagli immigrati oppure no, quali sono i maggiori fattori
di rischio, quanto conta l’integrazione civile nel rendere più semplice il
contatto col medico di base, col pronto soccorso, con il ricovero in una
struttura ospedaliera ecc. Altre questioni qui analizzate hanno posto
l’attenzione su specifiche richieste, del tipo: a chi si rivolge la popolazione
immigrata presente in Lombardia quando si manifestano problemi di salute;
quale ruolo svolgono i servizi pubblici, la comunità di appartenenza e i centri
di volontariato per favorire un’integrazione completa sul piano socio-
sanitario; quali strategie di comportamento adottano gli immigrati, in
relazione al loro status giuridico, nel rapportarsi ai servizi sanitari; come le
differenze di genere e di provenienza denotano attitudini e comportamenti
diversi nell’utilizzare i servizi pubblici. Infine, oltre a cercare di conoscere


di Nicola Pasini.
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quali sono le cause di utilizzo dei vari servizi, si è voluto indagare una realtà
tanto importante quanto complessa come quella dell’ambito lavorativo,
analizzando la relazione tra le condizioni di lavoro e la loro incidenza sullo
stato di salute, le cui implicazioni riguardano inevitabilmente anche altri
aspetti della vita degli immigrati, nonché il comportamento di soggetti come
gli imprenditori, i sindacati dei lavoratori, gli istituti di sorveglianza ecc.
Se tali interrogativi sono stati posti al centro dell’indagine sulle condizioni
di salute degli immigrati presenti sul territorio regionale della Lombardia, le
risposte degli intervistati sono un’utile risorsa per permettere a tutti gli attori
coinvolti (dagli operatori sanitari alle istituzioni pubbliche e private) di
affrontare le problematiche con efficacia, rispetto a un ambito tanto delicato
come quello della sanità.

In generale, possiamo sostenere che se da un lato la fase dell’emergenza e


dell’incertezza socio-sanitaria degli immigrati sembra essere in parte superata,
dall’altro i diversi fattori di rischio legati prevalentemente alla fragilità sociale
possono rendere più problematico il loro benessere psicofisico. In effetti, sul
piano della cittadinanza sanitaria, il miglioramento dell’accesso all’assistenza
sanitaria da parte della popolazione immigrata nel corso degli anni deve tener
conto delle difficoltà tuttora presenti in termini di integrazione sociale.
Dopo decenni di studi e ricerche sulla salute degli immigrati in Italia,
alcune questioni di fondo rimangono tuttora aperte: il diritto ancora incerto
all’assistenza, incertezza dovuto a una diffusa discrezionalità applicativa e a
una mancanza di chiarezza e di conoscenza dei percorsi assistenziali; la
difficoltà di accedere in modo equo ai servizi; l’adeguatezza dell’assistenza
sanitaria, dalla nascita all’esperienza della maternità (con il problema
dell’interruzione volontaria di gravidanza); il benessere psicofisico del
bambino immigrato; l’incidenza dell’Hiv e delle malattie sessualmente
trasmesse; gli infortuni, crescenti, sui luoghi di lavoro; la mediazione
linguistica e culturale tra l’operatore sanitario e il paziente; le considerazioni
bioetiche all’interno di una società pluralistica.
L’indagine sulla domanda di salute degli immigrati presenti in Lombardia
è un ulteriore contributo di ricerca sul campo e i principali risultati verranno
presentati al II convegno nazionale congiunto (Milano, 26-27 maggio 2005),
dal titolo “Il ben-essere degli immigrati tra assistenza e integrazione. Modelli
e esperienze a confronto”. Il Convegno, promosso dalla Fondazione ISMU,
dal Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Immigrato della Società
Italiana di Pediatria, dal Dipartimento di medicina e di sanità pubblica
dell’Università dell’Insubria di Varese, dalla Società Italiana di Medicina
delle Migrazioni, dalla Regione Lombardia attraverso la presentazione di

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modelli teorici, esperienze, progetti istituzionali e associativi, da parte di
studiosi e operatori qualificati provenienti da approcci disciplinari diversi,
intende gettare nuova luce su tali questioni.

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1. Domanda di salute tra fattori di rischio e
utilizzo dei servizi

1.1 I fattori di rischio per la salute

Nonostante le possibilità di cura offerte agli stranieri dalla legislazione


italiana e il migliore livello dei servizi sanitari disponibili rispetto a quelli di
molti paesi d’origine, dove le cure sono spesso a pagamento e quindi non
accessibili alle fasce più deboli della popolazione, la condizione di migrante
può talvolta diventare un rischio per la salute e intaccare il patrimonio di
benessere che caratterizza generalmente gli individui protagonisti di un
progetto migratorio proprio1. Ciò può dipendere sia da situazioni penalizzanti legate
all’irregolarità giuridica e alle cattive condizioni abitative o di lavoro che
possono caratterizzare le prime fasi dell’esperienza migratoria, sia dalla
difficile situazione psicologica causata dallo sradicamento dal paese d’origine,
cui si accompagna frequentemente la lontananza dai familiari.

Tab. 1 - Fattori di rischio per la salute


Fattori che incidono negativamente sullo stato di salute Primo Secondo
Nessuno, sto bene 31,1 0,8
La lontananza dai cari 22,4 40,4
Le cattive condizioni di lavoro 21,6 ..
Le cattive condizioni abitative 7,4 9,5
La difficoltà a spiegarsi, a comunicare il malessere 6,1 9,9
La mancanza di informazioni 5,7 2,9
La povertà 3,2 21,1
La disoccupazione (precarietà), … 2,4 15,5
Totale 100,0 100,0


di Albino Gusmeroli e Livia Ortensi.
Ogni parte del presente lavoro è frutto di un’elaborazione comune. Per quel che concerne la
stesura, Albino Gusmeroli si è occupato del paragrafi 1.3, Livia Ortensi dei paragrafi 1.1 e 1.2.
1
Ciò può non valere per gli individui che emigrano per ricongiungimento familiare o al seguito
di consolidate catene migratorie.
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Le buone condizioni di salute che generalmente contraddistinguono i
migranti sono confermate dalla percezione stessa degli intervistati: la maggior
parte di loro, uno su tre, infatti, dichiara di non essere sottoposto ad alcun
disagio che possa influire sul proprio benessere psicofisico.
Si tratta di un dato positivo che conferma come il processo di radicamento
sul territorio abbia anche implicato una riduzione delle situazioni di disagio
con una conseguente riduzione dei rischi per la salute.
Nel complesso, i principali fattori negativi segnalati sono la lontananza dai
cari e le cattive condizioni lavorative, che costituiscono nel loro insieme il
44% delle cause indicate. Assai meno preponderanti sono problematiche quali
le cattive condizioni abitative, la difficoltà ad esprimersi in italiano, la
mancanza di informazioni, la precarietà e la povertà. Questi ultimi due fattori
appaiono, con maggiore rilevanza tra le seconde cause indicate, in particolare
dalle donne.
L’anzianità di presenza in Italia si configura come un fattore chiave nella
percezione della propria salute: se la percentuale di coloro che non
individuano alcun fattore di rischio è pari al 41,6% tra coloro che sono in
Italia da prima del 1989, essa è quasi dimezzata tra coloro che sono arrivati
nel 2003, mentre è un po’ più alta tra coloro che, al momento dell’intervista,
erano in Italia solo da pochi mesi.
I fattori di rischio percepiti dagli stranieri insediatisi più di recente sono
legati all’immediata difficoltà ad orientarsi in un nuovo paese e a
padroneggiarne la lingua, così come preoccupa maggiormente la precarietà e
la povertà legata al prevalere della condizione di irregolarità sia giuridica sia
lavorativa.

Tab. 2 - Fattori di rischio per la salute per anno di arrivo in Italia. Primo motivo
Anno di arrivo in Italia
Fattori che incidono negativamente
Fino al 1990- 1996-
sullo stato di salute 2002 2003 2004
1989 1995 2001
Le cattive condizioni di lavoro 20,3 22,6 21,6 22,7 16,5 8,4
Le cattive condizioni abitative 4,4 5,8 8,1 7,5 8,0 5,8
La mancanza di informazioni 2,9 2,8 6,5 5,1 7,7 9,2
Difficoltà a spiegarsi/comunicare il malessere 1,1 3,6 5,3 8,8 11,1 14,7
La lontananza dai cari 22,6 19,4 22,7 19,7 23,4 19,0
La povertà 2,5 2,8 2,7 2,6 5,5 4,9
La disoccupazione (precarietà), … 3,1 2,4 2,1 1,5 2,8 4,9
Niente 41,6 38,5 26,8 28,8 21,8 28,5
Non dichiara 1,5 2,1 4,1 3,3 3,2 4,6
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

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Tab. 3 - Fattori di rischio per la salute per anno di arrivo in Italia
Fattori che incidono Anno d'arrivo in Italia
negativamente Prima del 1995 Dopo il 2002
sullo stato di salute Primo Secondo Primo Secondo
Le cattive condizioni di lavoro 22,1 .. 13,6 ..
Le cattive condizioni abitative 5,5 9,4 7,2 6,0
La mancanza di informazioni 2,8 3,9 8,3 1,3
Difficoltà a spiegarsi/comunicare il malessere 3,0 6,7 12,3 13,9
La lontananza dai cari 20,2 38,0 21,9 32,8
La povertà 2,8 27,1 5,4 16,7
La disoccupazione (precarietà), … 2,6 13,4 3,5 29,1
Niente 39,2 1,6 24,2 0,2
Non dichiara 2,0 .. 3,7 ..
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0

L’emergere di preoccupazioni legate alle cattive condizioni di lavoro è


tipica di una fase più avanzata del progetto migratorio, dove però cresce la
percentuale di coloro che non individuano alcun rischio, come possiamo
osservare dalla tabella 3 che compara le due fasce estreme per anzianità
migratoria.
L’analisi per genere e zone di provenienza evidenzia che, mentre per le
donne, ed in particolare per le est-europee, il principale fattore di rischio per
la salute è di tipo psicologico, la solitudine e la nostalgia causata dalla
lontananza dai cari, per gli uomini, con l’eccezione degli asiatici, questo
elemento prevale come seconda scelta, secondariamente alle cattive
condizioni di lavoro, in particolare per i cittadini dell’Europa orientale e
dell’Africa.

Tab. 4 - Fattori di rischio per la salute per area di provenienza. Uomini


Fattori che incidono Grandi aree di provenienza
negativamente Est Amer. Nord Altri
Asia Totale
sullo stato di salute (primo) Europa Latina Africa Africa
Le cattive condizioni di lavoro 31,8 19,4 23,6 29,4 29,6 26,9
Le cattive condizioni abitative 7,9 5,4 9,7 9,9 8,3 8,1
La mancanza di informazioni 3,3 5,3 3,5 5,5 5,4 4,7
Difficoltà a spiegarsi/comunicare il malessere 2,5 8,0 2,5 3,6 4,0 4,4
La lontananza dai cari 21,1 20,7 18,8 18,7 22,4 20,4
La povertà 2,0 2,9 2,5 2,7 5,7 3,1
La disoccupazione (precarietà), … 1,2 2,1 2,1 1,3 3,0 1,9
Niente 30,2 36,3 37,3 28,9 21,5 30,6
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

È significativo che la difficoltà a comunicare, pur mantenendosi su


percentuali ridotte per tutte le nazionalità, nel complesso sia superiore tra le

40
donne, ed in particolare più elevata rispetto ai connazionali uomini tra le
nordafricane, tradizionalmente protagoniste di progetti migratori al seguito del
coniuge e spesso poco inserite nella società ospite, e tra le est-europee,
arrivate in Italia più di recente o forse però più occupate in lavori “segreganti”
anche sotto il profilo della socialità.
La percentuale più elevata di persone per le quali non esistono fattori che
agiscono negativamente si trova tra asiatici e sudamericani.

Tab. 5 - Fattori di rischio per la salute per area di provenienza. Donne


Fattori che incidono Grandi aree di provenienza
negativamente Est Amer. Nord Altri
Asia Totale
sullo stato di salute (primo) Europa Latina Africa Africa
Le cattive condizioni di lavoro 17,4 11,5 17,6 10,9 20,2 15,6
Le cattive condizioni abitative 6,7 3,6 5,7 9,8 10,1 6,7
La mancanza di informazioni 7,2 5,9 4,7 10,5 6,9 6,8
Difficoltà a spiegarsi/comunicare il malessere 6,6 11,6 4,8 11,1 8,0 8,1
La lontananza dai cari 31,0 21,3 24,0 20,2 22,1 24,7
La povertà 2,6 3,6 2,4 4,1 4,4 3,2
La disoccupazione (precarietà), … 2,8 0,8 4,3 3,2 5,7 3,1
Niente 25,6 41,8 36,4 30,1 22,5 31,8
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

La presenza di cattive condizioni di lavoro non sembra determinata dalla


regolarità del contratto: la percentuale di chi dichiara di essere sottoposto a
condizioni difficili in questo campo è superiore tra coloro che hanno un
contratto regolare (26,7%) rispetto agli irregolari (24%). Analogamente poco
influente sembra essere la condizione giuridica, nell’ambito della quale
l’irregolarità, più che un peggioramento del contesto lavorativo, sembra
implicare il deterioramento di quello abitativo. Tra coloro che non sono in
possesso del permesso di soggiorno è più elevata la percentuale delle persone
che ritengono che la propria salute sia danneggiata dalla scarsa capacità di
esprimersi (8,6% a fronte del 5,2% tra i regolari), probabilmente a causa della
minore permanenza media in Italia tra gli irregolari.
Assai più determinante è il tipo di lavoro svolto: le condizioni in cui questo
si svolge sono ritenute nocive dal 40,9% degli operai edili, con una punta del
48,6% tra i manovali. Assai alte sono anche le percentuali rilevate tra
camerieri e addetti alle pulizie tra i quali quasi uno su tre ritiene il proprio
lavoro nocivo per la salute2.

2
Un’altra categoria ad alto rischio, anche se poco rappresentata numericamente nel campione
(29 persone), è, come prevedibile, quella delle prostitute e dei viados che denunciano
condizioni di lavoro dannose alla salute nel 66% dei casi.
41
Tab. 6 - Alcuni fattori di rischio per la salute per professione
Percentuale di stranieri che Le condizioni di lavoro Le condizioni abitative
ritengono dannose per la salute (primo fattore) (secondo fattore)
Operai edili 40,9 18,5
Operai agricoli 40,5 8,9
Operai generici 37,5 13,7
Addetti alle pulizie 31,7 6,5
Cameriere 30,7 3,0
Operai specializzati 29,7 9,4
Venditore ambulante 27,2 21,3
Totale 26,5 7,2

Tab. 7 - Fattori di rischio per la salute per titolo di studio


Titolo di studio raggiunto
Fattori che incidono
Nessun Scuola Laurea/
negativamente Scuola
titolo secondaria diploma
sullo stato di salute dell’obbligo
formale superiore universitario
Le cattive condizioni di lavoro 22,8 25,9 19,7 17,2
Le cattive condizioni abitative 12,2 7,6 6,7 5,9
La mancanza di informazioni 8,6 6,1 5,4 3,9
Difficoltà a spiegarsi/comunicare il malessere 11,4 7,3 4,5 4,5
La lontananza dai cari 15,3 17,4 25,7 28,6
La povertà 3,9 4,1 2,4 2,6
La disoccupazione (precarietà), … 3,3 2,4 2,4 2,2
Niente 22,5 29,2 33,2 35,2
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0

Le professioni appena citate sono, in generale, le stesse per le quali si


segnala maggiore sofferenza a livello abitativo. Questo aspetto, tuttavia, pur
rilevante sul piano sanitario, passa in secondo piano rispetto alla lontananza
da casa che prevale come secondo fattore di rischio indicato con percentuali
che variano tra il 35 e il 50% delle risposte.
L’analisi per titolo di studio evidenzia che al crescere dell’istruzione
diminuisce la percentuale di persone che individua un qualche elemento
dannoso per la salute.
Tra le persone più istruite decresce nettamente l’influsso di problematiche
legate al lavoro o all’abitazione e aumenta la percentuale di chi indica i fattori
psicologici. Ciò sembra indicare che l’istruzione permette una maggior
integrazione e riduce sia le barriere linguistiche sia i disagi legati alle
condizioni di vita.

42
1.2 La ricerca d’aiuto

Nonostante il decreto legislativo n. 286, del 25 luglio 19983 preveda la


possibilità da parte degli stranieri in condizione d’irregolarità di accedere
all’assistenza considerata necessaria tramite strutture di tipo ospedaliero,
persiste, sul piano sanitario, una netta differenza di condizioni tra coloro che
sono regolarmente iscritti al Servizio sanitario nazionale (Ssn) e chi può
usufruire solo della tessera Stp (Straniero temporaneamente presente), sigla
che identifica le prestazioni elargite a chi soggiorna in Italia in condizione di
irregolarità giuridica.
Diversa ancora è la situazione delle persone in fase di regolarizzazione o
rinnovo del permesso di soggiorno, le quali hanno diritto all’iscrizione a
parità di condizioni con i lavoratori in regola, sia pure tramite una polizza
temporanea rinnovabile fino alla consegna del permesso di soggiorno, ma che,
in realtà, si trovano in una situazione di transitorietà caratterizzata dalla
mancanza di informazioni sui propri diritti.
La condizione giuridica influisce più di ogni altra sul comportamento degli
stranieri in materia di salute, specialmente al presentarsi di una situazione di
malessere che richieda un consulto di tipo medico.
Tra i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia è nettamente
maggioritaria la proporzione di chi si rivolge al medico di base e, se a questi
aggiungiamo coloro che ricorrono al pronto soccorso, al farmacista o al
medico privato, individuiamo una percentuale pari all’80,5% di stranieri che
si avvale di servizi di tipo sanitario, un atteggiamento non difforme da quello
degli italiani. Poco diffusa è invece la fruizione di servizi dedicati, come gli
ambulatori per stranieri, il medico di comunità, o il ricorso a connazionali,
non esperti ma amici, o la rinuncia alla cura nella attesa che il malessere passi.

3
La Legge n. 189/02 luglio 2002, la cosiddetta “Bossi-Fini”, non apporta sostanziali
cambiamenti in materia sanitaria.
43
Tab. 8 - Richiesta di aiuto per posizione giuridica
Posizione giuridica
A chi si rivolge
In fase di Tot.
quando si sente male? Regolare Irregolare
regolarizzaz.
Ad amici/conoscenti della mia comunità 9,0 22,4 17,4 10,8
Ad amici/conoscenti italiani 2,2 2,3 6,8 2,3
Al farmacista 8,3 14,4 28,0 9,7
Al medico di base 63,5 3,8* 22,0 55,0
Medico della comunità d’appartenenza 1,3 2,2 0,8 1,4
Ad un medico privato 0,5 0,7 0,8 0,5
Al personale d’un centro di volontariato 1,0 15,4 6,8 2,9
Al pronto soccorso 8,2 15,8 7,2 9,1
A nessuno, aspetto che passi 6,1 22,8 10,2 8,3
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0
* Il dato si riferisce a coloro che hanno avuto un permesso di soggiorno poi scaduto

Assai diversa è la condizione degli irregolari che, non potendo rivolgersi al


medico di base, sono costretti ad utilizzare canali alternativi per ricevere delle
cure. Solo il 15,8% di loro accede all’assistenza medica concessa dalla
legislazione tramite il pronto soccorso che effettua esami di laboratorio,
terapie e visite mediche specialistiche4.
La percentuale degli stranieri che esprime l’intenzione di recarsi al pronto
soccorso in caso di malessere è evidentemente assai ridotta, ma ancora più
preoccupante è il fenomeno, diffuso tra gli irregolari, di rinuncia alla cura o di
ricorso a non specialisti ma appartenenti alla rete amicale. Meno della metà
degli irregolari in condizione di malessere si rivolge ad un professionista, sia
esso un medico dell’ospedale, di un centro di volontariato, privato o della
comunità, o almeno un farmacista. Questo atteggiamento nasconde
evidentemente una situazione di rischio, che va a scapito della salute dei
cittadini irregolari, una fascia già estremamente debole. In questo senso va
sottolineato il ruolo svolto dai centri di volontariato, che sono il punto di
riferimento per il 15,8% degli irregolari, e dalle farmacie, cui si rivolge il
14,4% del totale. Questi referenti potrebbero rivelarsi cruciali nell’attuare
campagne informative e di orientamento mirate.
Gli stranieri in attesa di regolarizzazione si trovano in una sorta di fase di
transizione tra l’uso maturo dei servizi e la non conoscenza delle opportunità
offerte dalla tessera sanitaria. Il medico di base è il punto di riferimento di una

4
L’art. 35 del Testo Unico prevede a questo proposito anche la tutela sanitaria dei minori
irregolari, assicurando tutte le forme di assistenza pediatrica necessarie, compresa quella da
parte dei consultori.
44
percentuale assai ridotta rispetto agli stranieri regolari, mentre rimane
preponderante il ruolo della rete dei connazionali e delle farmacie. Tra i
regolarizzandi si evidenzia, comunque, un atteggiamento più attivo e meno
fatalista nei confronti della malattia, in quanto è nettamente inferiore la
proporzione di chi rinuncia a curarsi.
Nell’ambito dell’universo dei cittadini stranieri emergono differenze
rispetto al genere nell’individuazione delle persone o dell’ente di riferimento
in caso di necessità. Le donne sembrano maggiormente propense a curarsi ed
a ricorrere più frequentemente al medico di base. Gli uomini si rivolgono più
spesso al pronto soccorso e, per quel che riguarda l’universo degli irregolari,
ai servizi di volontariato, mentre tra i pochi utenti in condizione giuridica di
regolarità che frequentano questi centri prevalgono le donne, probabilmente a
causa dell’alto numero di associazioni e di servizi dedicati.
Tra le donne è anche più spiccata la propensione al ricorso alla rete
amicale, italiana o dei connazionali.

Tab. 9 - Richiesta di aiuto per condizione giuridica e genere


A chi si rivolge Regolari Irregolari
quando si sente male? Uomo Donna Uomo Donna
Ad amici e/o conoscenti della mia comunità 8,7 9,2 21,8 23,2
Ad amici e/o conoscenti italiani 1,4 3,1 0,7 5,0
Al farmacista 8,1 8,6 13,2 16,2
Al medico di base 62,6 64,5 4,3* 2,9*
Ad un medico della comunità d’appartenenza 1,4 1,2 1,4 3,1
Ad un medico privato 0,3 0,7 0,4 1,6
Al personale di un centro di volontariato 0,7 1,3 16,4 14,1
Al pronto soccorso 10,1 6,1 17,1 13,8
A nessuno, aspetto che passi 6,8 5,4 24,7 20,1
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0
* Il dato si riferisce a coloro che hanno avuto un permesso di soggiorno successivamente scaduto

Nell’ambito del panorama delle provenienze si conferma, per la


componente regolare, un’elevata propensione all’uso del medico di base
comune a tutti i gruppi.
Tra gli irregolari, invece, si ripropone la problematicità della rinuncia alla
cura assai diffusa tra i nordafricani e tra i latinoamericani e previsto,
nell’ipotesi di malattia, rispettivamente in un caso su tre ed in un caso su
quattro. I più propensi a curarsi sono gli “altri africani” che ricorrono però,
nella maggior parte di casi, ad amici connazionali. Il pronto soccorso, unico
canale disponibile per gli irregolari, è maggiormente utilizzato dagli asiatici,
mentre i nordafricani si affidano più frequentemente a centri di volontariato o
farmacie.

45
Interessante è il caso della comunità cinese nella quale è poco diffuso
l’utilizzo del medico di base (34,4%) a fronte di quello di comunità, utilizzato
dal 14,1% dei pazienti, la percentuale più alta rilevata per nazionalità. Assai
comune è, in questo gruppo, anche l’atteggiamento fatalista: quasi un quarto
delle persone rinuncia a cercare aiuto in attesa che il malessere passi.

Tab. 10 - Richiesta di aiuto per condizione giuridica e area di provenienza


Regolari Irregolari
A chi si rivolge quando
Est Am. Nord Altri Est Am. Nord Altri
Si sente male? Asia Asia
Eur. Lat. Afr. Afr. Eur. Lat. Afr. Afr.
Amici/conoscenti mia comunità 8,3 8,2 6,3 10,8 11,0 27,3 14,0 9,7 22,5 40,6
Ad amici/conoscenti italiani 4,8 1,9 2,2 0,5 0,9 5,0 0,9 1,6 0,9 0,7
Al farmacista 10,4 6,8 12,9 6,1 6,6 16,1 14,0 18,6 5,4 10,9
Al medico di base 61,0 62,8 62,5 64,0 68,7 *4,0 *2,8 *0,8 *7,2 *6,5
Medico comunità d’appartenenza 0,6 3,4 0,5 0,4 0,7 0,9 9,3 2,3 0,0 0,7
Ad un medico privato 0,5 0,7 0,3 0,3 0,5 0,9 0,0 0,4 0,9 1,4
Personale centro di volontariato 0,4 0,9 1,8 0,4 1,9 12,7 15,9 24,8 8,1 9,4
Al pronto soccorso 8,8 6,4 8,2 10,8 6,2 10,2 25,2 16,3 23,4 14,5
A nessuno, aspetto che passi 5,1 8,8 5,2 6,7 3,4 22,7 17,8 25,6 31,5 15,2
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
* Il dato si riferisce a coloro che hanno avuto un permesso di soggiorno successivamente scaduto

Un altro fattore decisivo rispetto al comportamento in caso di malattia è


costituito, come accade per la percezione dello stato di salute, dal periodo di
permanenza in Italia, considerato come indicatore della conoscenza dei servizi
sul territorio e dei diritti acquisiti.
Questo aspetto è stato analizzato solo sulla componente regolare,
principalmente a causa dell’esiguità del numero di stranieri irregolari di lunga
permanenza, ma anche perché per questo gruppo rimane immutato nel tempo
il canale tramite il quale ricevere le cure.
Al crescere dell’anzianità migratoria diminuisce nettamente tra i regolari
l’atteggiamento fatalista di non intervento (dal 20% degli arrivati dopo il 2002
al 3,6% dei soggiornanti da prima del 2000) così come il ricorso alla rete
amicale (dal 13,3% al 7,5%), mentre si afferma l’utilizzo del medico di
famiglia (dal 38,2% al 71,3%). Ciò dimostra come la permanenza sul
territorio permetta di acquisire una maggiore padronanza dei servizi che va
anche a beneficio della salute dell’individuo.
La vita coniugale, così come l’istruzione, si configura come fattore
positivo nei comportamenti in campo sanitario: i coniugati tendono, infatti, ad
avere atteggiamenti più corretti rispetto ai celibi e alle nubili. Analogamente,
all’aumentare del titolo di studio corrisponde una maggiore attenzione alla
cura della salute e alla ricerca di canali corretti per tutelarla.

46
Il ricorso al medico privato è condizionato soprattutto dal reddito, in media
nettamente più alto tra coloro che dichiarano di utilizzare questo canale di
cura (1.303 euro contro una media di 964 tra i regolari e 801 euro contro una
media di 623 tra gli irregolari).
1.3 I servizi pubblici utilizzati

Sulla scia di quanto posto in evidenza nei paragrafi precedenti, il quadro


relativo all’utilizzo dei servizi pubblici nell’anno antecedente l’intervista
conferma la predilezione per il medico di base, cui ha fatto riferimento il
54,2% dei soggetti. Tale tipo di assistenza è sensibilmente più diffusa tra le
donne che, pur rappresentando il 46% del campione, costituiscono il 49,1%
degli utenti confermando quanto emerso dalle domande sulla richiesta d’aiuto.
Poco più di uno straniero su cinque (21,5%) nel corso dell’ultimo anno si è
avvalso del servizio di pronto soccorso, con una netta prevalenza della
componente maschile, (59,7% rispetto al 50,9% dell’intero campione) e con
una certa concentrazione tra i soggetti di origine africana.

Tab. 11 - Servizi pubblici utilizzati


I servizi pubblici utilizzati (ammesse più risposte) %
Medico di base 54,2
Pediatra di base 17,6
Pronto soccorso 21,5
Visite specialistiche in ospedale 16,0
Ricovero in ospedale 6,2
Visite specialistiche pediatriche in ospedale 4,9
Nessun servizio 30,8

Come già osservato è la posizione giuridica dei soggetti a fare la differenza


nell’utilizzo dei servizi pubblici. Come illustrato nella tabella 12, sono sempre
gli stranieri regolari, infatti, a rivolgersi più frequentemente all’insieme dei
servizi sanitari disponibili, ad esclusione del servizio di pronto soccorso che
registra una prevalenza di soggetti in fase di regolarizzazione.
Ed è questo anche l’unico servizio cui si rivolge una percentuale
significativa di soggetti irregolari (17,6%) che, nella maggior parte dei casi,
sembrano comunque rinunciare ad entrare in contatto con qualsiasi servizio
pubblico sanitario cui pure avrebbero diritto. Dal punto di vista del
comportamento dei soggetti in base al genere, si conferma la maggiore
propensione della componente femminile ad entrare in contatto con le
strutture sanitarie pubbliche, ad esclusione del pronto soccorso, unica
modalità di relazione nella quale prevale la componente maschile.

47
Tab. 12 - Servizi pubblici utilizzati per posizione giuridica
Posizione giuridica
Quali servizi pubblici ha utilizzato?
In fase di
(ammesse più risposte) Regolare Irregolare
regolarizz.
Medico di base 62,2 *4,6 36,4
Pediatra di base 20,4 *1,1 10,3
Pronto soccorso 22,3 16,5 19,8
Visite specialistiche in ospedale 18,0 4,0 7,8
Ricovero in ospedale 6,9 2,1 4,3
Visite specialistiche pediatriche in ospedale (per i figli) 5,6 0,7 1,0
Nessun servizio 24,2 72,8 42,8
* Il dato si riferisce a coloro che hanno avuto un permesso di soggiorno successivamente scaduto

È interessante notare, disaggregando i dati di genere per posizione


giuridica, come tra gli irregolari la quota di soggetti che non ha utilizzato
alcun servizio sia superiore tra le donne, a differenza di quanto non accada tra
i regolari. Questo dato appare legato al forte differenziale d’uso dei servizi di
pronto soccorso a favore della componente maschile irregolare, sebbene, in
generale, anche tra gli irregolari siano le donne a ricorrere più diffusamente
alle strutture pubbliche.

Tab. 13 - Servizi pubblici utilizzati per posizione giuridica e genere


Quali servizi pubblici ha utilizzato? Regolari Irregolari
(ammesse più risposte) Uomo Donna Uomo Donna
Medico di base 58,9 65,9 5,4 3,6
Pediatra di base* 34,1 48,0 **1,6 **9,7
Pronto soccorso 24,2 20,1 20,1 11,6
Visite specialistiche in ospedale 11,3 25,8 2,3 6,2
Ricovero in ospedale 6,2 7,6 2,0 2,2
Visite specialistiche pediatriche in ospedale* 9,8 12,6 **4,0 **2,6
Nessun servizio 27,2 20,7 69,4 77,4
* La percentuale è calcolata solo su chi ha figli in Italia
** Il dato si riferisce a coloro che hanno avuto un permesso di soggiorno successivamente scaduto

Per quanto attiene al rapporto tra servizi pubblici sanitari utilizzati e aree
di provenienza degli stranieri, appare ancora una volta evidente il diffuso
ricorso al medico di base da parte di tutte le componenti in posizione giuridica
regolare, con una maggiore diffusione tra i soggetti che provengono
dall’Africa, specie se sub-sahariana, e dell’America Latina, mentre est-europei ed

48
asiatici5 si attestano su quote progressivamente inferiori. Ancora più evidenti
sono le differenze nel ricorso al servizio di pronto soccorso, nettamente più
utilizzato dalla componente africana, sia nella fascia di regolari, sia in quella
degli irregolari. Tra questi ultimi spicca il comportamento dei soggetti est-
europei, che si distinguono per una percentuale molto bassa di utilizzo di tale
servizio.
Gli asiatici si caratterizzano per un più contenuto ricorso al complesso dei
servizi pubblici, specie per quanto riguarda il rapporto con le strutture
ospedaliere (pronto soccorso, visite specialistiche di carattere generale o
pediatrico, parzialmente per quanto riguarda i ricoveri), comportamento
piuttosto diverso da quello adottato dagli africani che invece, come segnalato,
fanno registrare una maggiore percentuale di ricoveri.
Per quanto riguarda il rapporto tra utilizzo dei servizi sanitari pubblici e
titolo di studio è evidente come, ad esclusione del servizio di ricovero
ospedaliero che vede una maggiore presenza relativa di soggetti con un basso
grado di istruzione, i titolari di diploma superiore o laurea tendano ad un più
diffuso ricorso ai diversi servizi disponibili.

Tab. 14 - Servizi pubblici utilizzati per posizione giuridica e grandi aree di


provenienza
Quali servizi pubblici Regolari Irregolari
ha utilizzato? Est Am. Nord Altri Est Am. Nord Altri
Asia Asia
(ammesse più risposte) Eur. Lat. Afr. Afr. Eur. Lat. Afr. Afr.
Medico di base 62,6 56,0 63,7 65,6 65,4 **3,7 **10,0 **0,9 **5,2 **9,3
Pediatra di base* 37,8 34,7 35,2 53,1 47,1 **2,5 **12,9 **4,7 **6,4 **12,6
Pronto soccorso 21,2 16,5 19,6 28,8 26,4 12,3 11,2 16,0 27,1 22,9
Visite specialist. in ospedale 5,4 14,2 23,3 16,8 19,6 2,3 4,9 6,5 2,0 4,5
Ricovero in ospedale 6,5 5,1 4,9 9,6 8,0 1,5 0,4 1,9 2,7 4,4
Vis. spec. pediatriche in osp.* 10,6 10,8 9,7 11,9 13,8 -- 8,9 9,2 -- --
Nessun servizio 22,6 32,8 21,7 19,1 22,5 80,4 69,8 72,5 64,0 65,1
* La percentuale è calcolata solo su chi ha figli in Italia
** Il dato si riferisce a coloro che hanno avuto un permesso di soggiorno successivamente
scaduto

Anche sotto il profilo dell’uso dei servizi la permanenza in Italia si


conferma come fattore chiave nella gestione della salute: sono i soggetti con
una più lunga permanenza in Italia, infatti, ad utilizzare i servizi pubblici con
maggiore frequenza. Se la quota di soggetti che non hanno mai fatto ricorso
ad alcun servizio si attesta costantemente al di sotto del 20% per coloro che
sono arrivati in Italia prima del 2000, questa stessa percentuale sale al 36,6%

5
Si conferma lo scarso utilizzo del medico di base da parte dei cinesi che ne hanno usufruito
solo nel 35% dei casi a fronte di percentuali più alte degli altri asiatici come filippini (56,3%),
pakistani (56,3%), indiani (68,3%), srilankesi (49,1%).
49
per coloro che sono giunti tra il 2000 e il 2002 ed al 74,2% per chi è arrivato
nel 2003.

1.3.1 I motivi di utilizzo dei servizi pubblici

L’analisi delle cause che hanno portato gli intervistati a rivolgersi ai servizi
pubblici evidenzia una netta predominanza di malesseri di tipo generico, o
comunque non riconducibili ad una delle altre specifiche modalità proposte
(64,3%). Ciò conferma ancora una volta come le malattie degli stranieri siano
nella maggior parte dei casi patologie assai banali comuni anche agli italiani,
spesso causate da condizioni abitative o lavorative precarie.
I ricoveri ospedalieri hanno riguardato invece solo il 6,2% degli stranieri.
Si ripropone la netta differenza di comportamenti in base alla posizione
giuridica nella quale si trovano i soggetti: sono soprattutto i regolari, infatti,
ad essersi rivolti al sistema dei servizi, sia in caso di malessere generico, sia
per questioni ginecologiche, sia per quanto riguarda cause legate ad infortuni
sul lavoro o ad incidenti domestici.

Tab. 15 - Motivi dell’utilizzo dei servizi pubblici per posizione giuridica


Posizione giuridica
Perché ha utilizzato i servizi pubblici?
In fase di Totale
(ammesse più risposte) Regolare Irregolare
regolarizz.
Malessere generico 64,8 18,9 43,9 58,4
Motivi ginecologici* 28,4 7,5 16,3 25,6
Infortuni sul lavoro 6,3 1,4 3,6 5,6
Infortuni domestici 2,3 1,3 1,1 2,1
Altri infortuni 5,7 4,1 5,3 5,5
Malattie infettive 0,7 0,4 1,7 0,7
Altro 5,8 4,6 11,3 5,9
* Dato calcolato solo sulle donne

Ancora una volta emerge la maggior propensione da parte delle donne,


analogamente a ciò che si osserva per la popolazione italiana, a rivolgersi più
frequentemente alle strutture pubbliche a causa di malesseri generici, oltre che
ovviamente per motivazioni di tipo ginecologico. Sono ancora le donne a
prendersi con più frequenza cura della salute dei figli accompagnandoli nel
60,7% dei casi alle visite pediatriche, confermando di ricoprire anche in
emigrazione il ruolo tradizionale di caregivers.
Viceversa sono gli uomini, che non a caso abbiamo visto più spesso
ricorrere al servizio di pronto soccorso, ad essere spinti più frequentemente da
50
motivazioni che rimandano alla sfera degli infortuni, siano essi generici,
derivanti dall’attività lavorativa o domestici.

Tab. 16 - Motivi dell’utilizzo dei servizi pubblici per grandi aree di provenienza.
Uomini
Grandi aree di provenienza uomini
Motivo di utilizzo dei servizi pubblici
Est Amer. Nord Altri
(ammesse più risposte) Asia Totale
Europa Latina Africa Africa
Malessere generico 49,5 59,6 49,5 58,1 58,6 55,8
Infortuni sul lavoro 10,4 4,6 6,1 11,1 10,2 8,7
Infortuni domestici 2,3 1,6 1,5 2,3 3,3 2,2
Altri infortuni 7,8 4,8 6,4 8,2 8,4 7,1
Malattie infettive 0,8 0,6 0,4 0,5 1,5 0,7
Altro 4,8 6,1 6,7 6,5 5,3 5,9

Tab. 17 - Motivi dell’utilizzo dei servizi pubblici per grandi aree di provenienza.
Donne
Grandi aree di provenienza uomini
Motivo di utilizzo dei servizi pubblici
Est Amer. Nord Altri
(ammesse più risposte) Asia Totale
Europa Latina Africa Africa
Malessere generico 57,1 61,6 57,3 74,1 74,1 61,5
Motivi ginecologici 25,7 20,4 23,0 31,6 31,6 25,6
Infortuni sul lavoro 2,3 1,0 1,8 1,3 1,3 1,9
Infortuni domestici 2,6 1,1 1,8 2,1 2,1 2,0
Altri infortuni 2,2 5,5 3,5 4,8 4,8 3,7
Malattie infettive 0,3 0,5 0,1 0,9 0,9 0,6
Altro 4,6 3,6 10,0 5,9 5,9 5,9

Non vi è invece particolare diversità di genere per quanto attiene al tema


della malattie infettive che rappresentano, comunque, una causa d’accesso
assai poco diffusa.
Il confronto di genere secondo le grandi aree di provenienza pone in luce
un quadro motivazionale per certi versi analogo, se si considera che, sia nel
dato riferito agli uomini sia alle donne, sono i soggetti provenienti dall’Africa
e dall’Asia a rivolgersi ai servizi pubblici per malessere generico, sebbene tale
differenziale sia complessivamente più evidente tra gli uomini. Del resto
limitatamente alla sfera riproduttiva sono sempre le donne africane, specie
anche in questo caso se di origine sub-sahariana, a ricorrere in modo più
massiccio ai servizi per motivi ginecologici, così come tra gli uomini è
evidente il maggiore presidio dell’area infortuni da parte della componente
africana.

51
Restringendo l’analisi al dettaglio relativo agli infortuni, che come
segnalato costituisce motivo di ricorso ai servizi per l’8,1% di coloro che
hanno usufruito di almeno un servizio sanitario (5,6% dell’intero campione), i
dati contenuti nella tabella 18 indicano come sia evidente il legame tra
frequenza degli infortuni e tipo di lavoro svolto. Sono, infatti, gli addetti al
settore edile e agricolo, attività lavorative per lo più maschili, a addurre
motivazioni che attengono alla sfera infortunistica. Si tratta di un segnale
allarmante e sottolineato da più parti con sempre maggior risalto: il rapporto
Inail 2003 sottolineava come, a livello nazionale, nell’anno precedente
all’indagine a fronte di una di 44 infortunati italiani sul lavoro su 1.000, tra gli
stranieri il rapporto salisse a 57 e tra gli interinali addirittura a 77.

Tab. 18 - Utilizzo dei servizi pubblici a causa di infortunio sul lavoro per
principali tipologie di attività lavorativa
Percentuale di stranieri che si sono rivolti
Tipo di lavoro svolto
ai servizi pubblici a causa di un infortunio sul lavoro
Operai edili di cui: 16,9
Manovale edile 11,9
Muratore 19,5
Operai specializzati 13,6
Operai agricoli e assimilati 10,8
Addetti ai trasporti 10,3
Operai generici 9,9
Artigiani di cui: 10,9
Falegname 15,2
Imbianchini 15,7
Elettricista 7,9
Meccanico/carrozziere 7,2

Ponendo in relazione motivazioni e titolo di studio appare evidente che al


crescere dell’istruzione decresce la domanda di assistenza sanitaria pubblica
determinata da infortuni sul lavoro, mentre cresce la percentuale di
motivazioni afferenti all’area ginecologico-riproduttiva e, tra i laureati, quella
riguardante i malesseri di carattere generico.

Tab. 19 - Motivi dell’utilizzo dei servizi pubblici per titolo di studio raggiunto
Titolo di studio raggiunto
Motivo di utilizzo
Nessun Scuola Laurea/
dei servizi pubblici
titolo Scuola secondaria diploma
(ammesse più risposte)
formale dell'obbligo superiore universitario
Malessere generico 62,0 58,9 55,5 63,7
Motivi ginecologici* 27,0 22,7 27,0 26,3
Infortuni sul lavoro 5,4 6,0 6,0 3,4
Infortuni domestici 2,3 1,9 2,1 2,5
Altri infortuni 6,8 4,4 6,2 5,1
Malattie infettive 1,8 0,7 0,4 0,7

52
Altro 9,1 5,0 5,8 6,0
*Dato calcolato solo sulle donne

Per concludere, tre sono le aree di attenzione per quel che riguarda la
salute degli stranieri provenienti da paesi a forte pressione migratoria: la
prima legata all’utilizzo corretto dei servizi sanitari, assai poco diffuso tra gli
stranieri di più recente insediamento, la seconda alla tutela della salute degli
irregolari che rimane spesso un principio astratto nonostante la tutela
assicurata dalla legge; l’ultima, infine, è riguarda la problematica degli
infortuni sul lavoro legata all’impiego sempre maggiore di forza lavoro
straniera nei lavori definiti dalla ricerca Ciriec per Assolombarda “delle
cinque P” (precari, pericolosi, pesanti, poco pagati, penalizzati) che, unito alla
mancanza di informazione, alla diffusione del lavoro irregolare e alla scarsa
attenzione alla sicurezza, li espone ad un sempre maggior numero di infortuni.

Bibliografia

Foschini P., Diamo lavoro ad un immigrato su quattro, in Corriere della Sera


– Cronaca di Milano, 27 novembre 2004, p. 51 (relativo al convegno
organizzato da Assolombarda su Lavoro e integrazione sociale degli
immigrati)

INAIL, Rapporto 2003

Pasini N., L’accesso e l’uso dei servizi sanitari, in Blangiardo G.C. (a cura
di), L’immigrazione straniera in Lombardia. La seconda indagine
regionale, Rapporto 2002, Fondazione ISMU, Osservatorio Regionale per
l’integrazione e la multietnicità, Milano, 2003, pp. 89-104.

www.inail.it

53
2. Utenza e motivi del ricorso ai servizi

L’analisi relativa all’utilizzo del servizio pubblico sanitario e delle motivazioni che
hanno spinto i rispondenti a farvi ricorso è stata condotta prendendo in esame
le risposte alle problematiche in oggetto in relazione alle seguenti variabili:
genere, età, area di provenienza, periodo di arrivo in Lombardia, reddito,
condizione lavorativa e tipo di lavoro svolto.

2.1 Servizi pubblici utilizzati

2.1.1 Il medico di base

Il quadro relativo ai servizi pubblici utilizzati dai soggetti che compongono il


campione nel corso dell’ultimo anno, illustrato nella tabella 1, indica come il
54,2% degli stranieri che hanno partecipato alla rilevazione siano ricorsi
all’assistenza del medico di base. Il raffronto con un’analoga rilevazione
svolta nel 2002 (Pasini, 2003) indica come l’utilizzo del medico di base sia
cresciuto sensibilmente nel triennio in questione passando dal 52,9% al
54,2%. Tale tipo di assistenza è sensibilmente più diffusa tra le donne che, pur
rappresentando il 46% del campione, costituiscono il 49,1% di coloro che
hanno usufruito del medico di base. Anche nel 2002 erano le donne ad essere
relativamente più numerose tra coloro che si sono rivolti al medico di base.
E se poco più del 30% degli intervistati afferma di non avere utilizzato
alcun servizio pubblico sanitario, il dato di genere pone in luce come siano
stati soprattutto gli uomini a non avervi fatto ricorso, 58,5% rispetto al 41,5%
delle donne.


di Albino Gusmeroli e Nicola Pasini.
Ogni parte del presente lavoro è frutto di un’elaborazione comune. Per quel che concerne la
stesura, Albino Gusmeroli si è occupato del paragrafo 2.2, Nicola Pasini del paragrafo 2.1.
54
Tab. 1 - Servizi pubblici utilizzati
I servizi pubblici utilizzati (ammesse più risposte) Valore % 2002 Valore % 2004
Medico di base 52,9 54,2
Pediatra di base 20,1 17,6
Pronto soccorso 32,2 21,5
Visite specialistiche in ospedale 18,4 16
Ricovero in ospedale 18,8 6,2
Visite specialistiche pediatriche in ospedale Nd 4,9
Nessun servizio n.d. 30,8

La ripartizione secondo le classi di età pone in luce una certa omogeneità


nel ricorso al medico di base, sebbene siano soprattutto coloro i quali sono
giunti in Lombardia prima del 1999 ad utilizzarlo, mentre sono proprio i
soggetti che fanno parte di gruppi nazionali giunti in Lombardia
prevalentemente prima del 1999 ad evidenziare il maggior tasso di utilizzo di
questo tipi di servizio: albanesi, egiziani, peruviani e senegalesi.
Viceversa la componente rumena, giunta in buona parte dopo il 1999,
presenta una quota di utilizzatori molto contenuta.
La disaggregazione dei valori secondo la condizione lavorativa evidenzia
una maggior quota di pazienti, oltre che tra le casalinghe, tra gli occupati in
forma autonoma regolare o in forma dipendente a tempo determinato o part
time. Infine la suddivisione dei valori secondo il titolo di studio evidenzia una
tendenza secondo la quale al crescere del grado di istruzione aumenta anche il
ricorso al medico di base
Tra gli autonomi significativo è il peso della componente dei commercianti,
mentre tra i dipendenti sono soprattutto gli strati operai (generici e specializzati), i
muratori, gli addetti alle pulizie e i domestici fissi a presentare valori
sensibilmente al di sopra della media. Ed è probabilmente da attribuire alla
presenza di commercianti e operai specializzati, aree professionali con un
reddito medio nettamente superiore alla media, il dato secondo il quale coloro
i quali si rivolgono ad un medico generico dispongono di un reddito mensile
sensibilmente superiore alla media, 975,00 euro rispetto ai 919,00 euro
dell’intero campione.

55
Grafico 1 - Servizi pubblici utilizzati per genere

2.1.2 Il pronto soccorso

Nel corso dell’ultimo anno poco più di uno straniero su sei (17,6%) ha
utilizzato il servizio di pronto soccorso, con una netta prevalenza della
componente maschile, (59,7% rispetto al 50,9% dell’intero campione) e con
una certa concentrazione tra i soggetti di origine africana. Rispetto al 2002 la
percentuale di stranieri che ha fatto ricorso al pronto soccorso appare
comunque notevolmente più bassa, passando dal 32,2% al 21,5% del 2004,
mentre la dinamica di genere indica una contrazione relativa della componente
femminile. Dal punto di vista anagrafico sono i nati dopo il 1970, e ancora più
dopo il 1975, ad essersi rivolti più frequentemente al servizio di pronto
soccorso, così come sono coloro che sono giunti in Lombardia prima del
1999.

56
Grafico 2 - Servizi pubblici utilizzati per grandi aree di provenienza

A supporto di questo dato vi è il fatto che, analogamente a quanto rilevato


in merito all’utilizzo del medico di base, sono soprattutto i soggetti che fanno
parte di popolazioni giunte in Lombardia prevalentemente prima del 1999 ad
essersi rivolti a questo servizio: albanesi, marocchini e senegalesi.
Molto scarse sono invece le quote di cinesi e, ancor più significativo vista
la lunga permanenza media in Lombardia, di filippini che, anche a causa del
tipo di attività lavorativa svolta, sono maggiormente protetti dal rischio di
incorrere nella necessità di richiedere assistenza da parte del pronto soccorso.
Del resto sono soprattutto operai generici e muratori, aree di prevalente
occupazione europea e africana, a ricorrere con frequenza a questo tipo di
servizio, nonché a determinare un valore medio del reddito piuttosto vicino
alla media del campione, 935,00 euro rispetto ai 919,00 euro.
La distribuzione dei valori relativa ai titoli di studio degli intervistati non
evidenzia particolari comportamenti, ad esclusione di un maggiore incidenza
da parte dei titolari di diploma di scuola superiore.

57
2.1.3 Il ricovero ospedaliero

Come indicato nella tabella 1 la quota di soggetti che ha subito un ricovero


ospedaliero è nettamente diminuita nel corso del triennio considerato,
passando dal 18,8% del 2002 al 6,2% del 2004, mentre contrazioni più
contenute hanno toccato il ricorso al pediatra di base, passato dal 20,1 del
2002 al 17,6% del 2004, e le visite specialistiche in ospedale, anche se per
quest’ultimo caso occorre precisare che nel 2002 la modalità di risposta era
riferita a visite specialistiche in genere.
Analogamente la modalità di risposta relativa al ricorso a visite pediatriche
era formulata in forma generica, così da suscitare l’ipotesi secondo la quale le
visite pediatriche siano in effetti, sommando le specifiche relative al pediatra
di base e allo specialista ospedaliero, aumentate nel corso del 2004.
Per quanto riguarda specificamente il dato relativo ai ricoveri ospedalieri
occorre evidenziare come siano soprattutto le donne e i soggetti nati prima del
1970, ma ancor più se nati prima del 1965, ad avervi fatto ricorso, così come i
soggetti che sono giunti in Lombardia prima del 1999 rispetto a quelli che vi
sono approdati successivamente. Tra le principali popolazioni straniere
insediate in Lombardia è quella marocchina a registrare una quota molto
significativa di ricoveri ospedalieri, mentre è quella cinese a denotare un tasso
molto basso di accesso a questo servizio. Dal punto di vista della condizione
lavorativa, oltre alle casalinghe, sono gli occupati in forma irregolare, stabile
o instabile, i disoccupati e i soggetti che lavorano in forma regolare part-time
o a tempo determinato (specie se operai o muratori) a caratterizzarsi per una
maggiore frequenza di ricoveri ospedalieri, a fronte di un fenomeno più
contenuto tra i lavoratori regolari a tempo indeterminato, i commercianti e gli
artigiani. Va inoltre segnalato come il reddito medio dei soggetti che hanno
subito un ricovero ospedaliero nel corso dell’ultimo anno risulti sensibilmente
al di sotto della media del campione e pari a 856 euro mensili. Il dato relativo
alla variabile titolo di studio pone in luce una spiccata propensione al ricovero
da parte dei soggetti privi di titolo di studio riconosciuto.

58
Grafico 3 - Servizi pubblici utilizzati per classi di arrivo in Lombardia

2.1.4 Le visite specialistiche in ospedale

La modalità di risposta che registra la maggiore incidenza della componente


femminile rimanda alle visite specialistiche in ospedale (oculistica,
ortopedica, ginecologica, etc.), rispetto alle quali le donne rappresentano il
66,8% del totale. Come già nel caso dei ricoveri ospedalieri le disaggregazioni
dei valori secondo le classi di età e di approdo in Lombardia indicano una
certa preponderanza dei nati prima del 1970 e dei soggetti giunti nella regione
prima del 1999. Tra le principali nazionalità censite sono in particolare quella
albanese, egiziana, marocchina e senegalese ad annoverare un quota
significativa di soggetti che hanno effettuato visite specialistiche in ospedale,
mentre dal punto di vista della condizione lavorativa l’unica figura che
emerge con forza è quella della casalinga.
Dato il peso decisivo della componente femminile, che gode di un reddito
medio molto più basso dei maschi (726,00 euro mensili contro i 1063,00 dei
maschi), il reddito medio di coloro che sono ricorsi a questo genere di servizi
ospedalieri si colloca leggermente al di sotto della media del campione con un
valore pari a 906,00 euro mensili. La disaggregazione dei valori secondo il
titolo di studio indica come il ricorso alle visite specialistiche aumenti con il

59
crescere del grado di istruzione, anche se non manca una quota significativa di
soggetti che non sono in grado di stabilire il grado di istruzione conseguito.

Grafico 4 - Servizi pubblici utilizzati per classi di reddito

2.1.5 Le visite pediatriche

Situazione piuttosto simile è riscontrabile anche per quanto riguarda il ricorso


alle visite pediatriche, siano esse state effettuate presso il servizio di base che
presso specialisti. In entrambi i casi è la componente femminile a prevalere,
specie tra gli utilizzatori del servizio di base, così come sono coloro che sono
giunti in Lombardia prima del 1999, anche in questo caso soprattutto tra
coloro che si sono rivolti al pediatra di base, e che sono nati prima del 1970,

60
pur se evidente che i nati dopo questa data tendono a rivolgersi in modo
massiccio al servizio di base. Dal punto di vista delle aree di provenienza sono
ancora una volta Albania, Egitto e Marocco ad essere maggiormente
rappresentate, con la predilezione degli egiziani per le visite specialistiche e
quella dei marocchini per il servizio di base. Mettendo in rapporto il quadro
delle risposte con la condizione lavorativa degli utilizzatori dei servizi
pediatrici appare evidente come i lavoratori regolari a tempo indeterminato,
determinato o part-time abbiano privilegiato il servizio di base, la componente
regolare del lavoro autonomo abbia privilegiato le visite pediatriche
specialistiche in ospedale, mentre la quota di casalinghe risulta sostanzialmente
equivalente. Infine occorre osservare come il ricorso alle strutture pediatriche
di base appaia più concentrato tra i soggetti che godono di reddito medio-alti,
52,3% di soggetti al di sopra dei 1.000,00 euro mensili a fronte del 49,3% tra
gli utilizzatori del servizio specialistico ospedaliero.
La distribuzione relativa ai titoli di studio indica una chiara predilezione
dei soggetti più istruiti per il servizio specialistico, considerato che la
sommatoria di diplomati e laureati si attesta al 29,9 rispetto al 24,3% nella
modalità pediatra di base.

2.1.6 I soggetti che non hanno utilizzato il servizio pubblico

Tra coloro che non hanno utilizzato alcun servizio pubblico nel corso
dell’ultimo anno sono nettamente più rappresentati i nati dopo il 1975, che
costituiscono il 37,4% del totale di questa categoria pur rappresentando il
28,1% del campione, così come sono più numerosi i giunti in Lombardia a
partire dal 2000, 71,6% pur rappresentando il 49,9% del campione. Dal punto
di vista dei principali paesi di provenienza sono rumeni e cinesi ad avere
scarsamente usufruito dei servizi pubblici, i primi perché rappresentano la
popolazione di più recente immigrazione in Italia e in Lombardia, la seconda
perché contraddistinta dalla già segnalata scarsa attitudine a frequentare
strutture sanitarie pubbliche. Dal punto di vista della condizione lavorativa
sono i disoccupati e i lavoratori irregolari stabili o instabili a caratterizzarsi
per quote più significative di soggetti che non hanno fatto ricorso ad alcun
servizio pubblico.

61
Grafico 5 - Servizi pubblici utilizzati nell’ultimo anno per titolo di studio

100%

32,7 32,2 34,8 35,1 37,6 34,8


80% 39,1 41,7

4,8 5,5 3,6 3,8


60% 5,6 2,7
5,5
18,9 19 17,8 14,3 10,8 17,1 17,7
19,7
40% 16,1 19,1
17 17,7 17 20,7 18,8
16
20% 11,1
26,6 25,6 26,8 28,9 24,9
19,7 17,3 21,9
0%
medico di base

pediatra
pediatra di base

pronto soccorso

nessun servizio
ricovero in ospedale
visite specialistiche in ospedale

nessun titolo obbligo secondaria laurea non sa/non risponde Totale campione

62
Tab. 2 - Servizi pubblici utilizzati nell’ultimo anno per condizione lavorativa
Medico Pediatra Pronto Visite Ricovero Pediatra Nessun Totale
di base di base soccorso specialistiche in servizio
in ospedale ospedale
Disoccupato 4,8 4,1 8,9 4,9 11,5 3,4 15,3 8,9
Studente 2,2 0,2 1,9 1,3 1,0 - 3,5 2,5
Casalinga 10,1 23,0 7,8 17,3 15,8 23,4 3,6 7,6
Occupato reg. a tempo
determinato 9,6 6,3 11,8 9,0 11,3 6,0 9,1 9,7
Occupato reg. part-time 7,2 8,6 6,1 6,9 4,0 5,7 5,5 6,4
Occupato regolare a 39,1 41,3 40,8 37,4 32,7 28,4 41,0
tempo indeterminato 51,1
Occupato irreg. in modo
abbastanza stabile 2,8 3,2 6,5 4,3 3,8 4,7 12,9 7,1
Occupato irregolare in 2,3 5,4 2,3 2,2 2,1 13,4 6,4
modo instabile 2,0
Occupato lavoro 2,9 1,9 3,8 1,2 3,6 1,9 2,2
parasubordinato 2,3
Lavoro autonomo 6,7 9,5 5,4 7,4 9,5 16,4 3,3 5,9
regolare
Lavoro autonomo non
regolare 0,5 0,7 1,5 0,5 ,4 0,8 2,1 1,3
Altra condizione non
professionale 0,3 0,1 0,2 0,6 0,8 0,3 0,1 0,2
Non risponde 0,5 0,1 1,1 0,9 0,8 1,0 1,0 0,9
2.2 I motivi di utilizzo dei servizi pubblici

In questo paragrafo sono presi in esame i motivi che hanno portato gli
intervistati a rivolgersi ai servizi pubblici richiamati nel paragrafo precedente.

2.2.1 Il malessere generico

Da questo punto di vista quanto riportato nel grafico 6 indica una netta
predominanza di motivazioni che rimandando a malesseri di tipo generico, o
comunque non riconducibili ad una delle specifiche modalità proposte
(58,4%). Ciò conferma ancora una volta come le malattie degli stranieri siano
nella maggior parte dei casi patologie comuni anche agli italiani spesso
causate da condizioni abitative o lavorative precarie.

Grafico 6 - Per quali motivi? (ammesse più risposte)

70
58,4
60

50

40

30 25,6

20

10 5,6 5,5 5,9


2,1 0,7
0
domestici
malessere

ginecologici

malattie

altro
infortuni sul

altri infortuni

infettive
infortuni
generico

motivi

lavoro

Le motivazioni che rimandano all’utilizzo di un servizio pubblico per


cause generiche toccano in misura leggermente superiore le donne, i soggetti
nati prima del 1970 e giunti in Lombardia prima del 1999. Dal punto di vista
delle aree di provenienza sono soprattutto africani, e in misura più contenuta
asiatici, a distinguersi per questo tipo di motivazioni, mentre il dettaglio
relativo alle principali nazionalità di provenienza pone in luce il dato
riguardante filippini, egiziani e albanesi. Dal punto di vista della condizione

41
occupazionale sono i lavoratori regolari a tempo indeterminato a presentare
una quota particolarmente rilevante di portatori di motivazioni di carattere
generico, cui si affiancano le casalinghe e i lavoratori regolari autonomi. Il
reddito medio di questa fascia di intervistati appare sensibilmente superiore
alla media del campione, pari a 973,00 euro mensili, con un contribuito
rilevante della classe 1.000,00-1.500,00 euro mensili. Infine per quanto attiene
alla distribuzione dei valori secondo il titolo di studio dei rispondenti le
motivazioni di tipo generico toccano in maniera più ampia chi ha ottenuto un
diploma di scuola dell’obbligo, superiore o laurea.

2.2.2 I motivi ginecologici

Le motivazioni che afferiscono all’area ginecologica coinvolgono ovviamente


la sola componente femminile del campione, con un peso relativo maggiore
da parte delle donne comprese nella classe di età 1971-1975 e di quelle giunte
in Lombardia prima del 1999.

Grafico 7 - Motivi di utilizzo del servizio pubblico per genere

100%
90% 16
30,4
80% 42,9 39,6 45,9 46
48,4
70%
60%
50% 100
40% 84
69,6
30% 57,1 60,4 54,1 54
51,6
20%
10%
0% 0
domestici

campione
malessere

ginecologici

altro
malattie
infortuni sul

altri infortuni

infettive
infortuni
generico

Totale
motivi

lavoro

uomo donna

Dal punto di vista delle grandi aree di provenienza sono le donne europee e
americane ad essere relativamente più numerose, mentre il dettaglio

42
riguardante le principali nazionalità pone in evidenza le percentuali relative
alle albanesi, alle rumene e alle peruviane.
Trattandosi di donne è quella della casalinga, pari al 29% dell’intera
popolazione di donne che hanno utilizzato questa tipologia di servizi, la
condizione occupazionale più diffusa, mentre con un reddito medio mensile
pari a 770,00 euro si scende ben al di sotto del reddito medio del campione,
ma sensibilmente al di sopra di quello relativo alla sola componente
femminile nel suo complesso, come detto pari a 726,00 euro.

Grafico 8 - Motivi di utilizzo del servizio pubblico per grandi aree di provenienza

100% 5,7
14,9 9,5 13 13
90% 20,1 15,9
23,9
12,6 18,9
80% 15,4 21,3
23,9 16,7 23
70%
19,9
60%
50% 50,6 42,6
33,7 54,6
38,3 44,4 36
40% 36,1
30%
20%
29,5 27,3 29 25,1
10% 22,9 21,3 20,8 20,1
0%
domestici

campione
malessere

ginecologici

altro
malattie
infortuni sul

altri infortuni

infettive
infortuni
generico

Totale
motivi

lavoro

Europa Africa Asia America

2.2.3 Infortuni sul lavoro

Il 5,6% di coloro che hanno utilizzato il servizio pubblico vi ha fatto ricorso a


causa di un infortunio sul lavoro. L’84% di questi soggetti è di sesso maschile
con una forte preponderanza di stranieri provenienti dall’Africa e, in misura
minore, ma pur sempre significativa, dall’Europa. Tra questi ultimi è
soprattutto la componente albanese ad assumere un peso molto significativo,
mentre il dato relativo agli stranieri provenienti dall’Africa è riferito in
particolare al peso assunto da marocchini ed egiziani. Da segnalare lo
scarsissimo peso assunto dalla componente cinese, che pur rappresentando il
9,3% del totale pesa per l,6% degli infortuni trattati dal servizio pubblico, e di

43
quella filippina, che pur rappresentando l’11,1% del campione costituisce il
2,4% degli infortuni passati dal servizio pubblico.
Dal punto di vista della distribuzione dei valori secondo il titolo di studio
notevole è il peso assunto dalla componente di stranieri privi di titolo di
studio, pari al 33,3% di coloro che hanno addotto motivazioni di ricorso al
servizio pubblico che rimandano ad infortuni sul lavoro pur rappresentando il
24,9% dell’intero campione, mentre dal punto di vista del periodo di arrivo in
Lombardia sono soprattutto i soggetti giunti prima del 1999 (63,9%).

Grafico 9 - Motivi di utilizzo del servizio pubblico per titolo di studio

100%

90%
32,3 32,6 29,4
36,7 38,4 38,5 34,8
80% 44
70% 5,1
4,2 2,8
4,6 3,8
60% 1,9 6
15 17,1
18,9 6 17,7
50% 16,7
21,4 14,4
40% 16,4 18 12,5
20,3 17,3 16 18,8
30% 14,9
20% 35,9
33,3 32
24,3 22,4 25,6 25,2 24,9
10%

0%
domestici
malessere

ginecologici

altro
malattie
infortuni sul

altri infortuni

infettive

campione
infortuni
generico

Totale
motivi

lavoro

nessun titolo obbligo secondaria laurea non sa

Per quanto riguarda il rapporto tra motivazioni legate ad infortunio sul


lavoro e condizione lavorativa i dati pongono in luce una forte concentrazione
di tali motivazioni presso gli occupati regolari a tempo indeterminato (67%
dei casi a fronte di un peso sul campione complessivo pari al 41%), cui si
aggiunge una quota significativa di stagionali, (13,7% dei casi a fronte di un
peso sul campione pari al 9,7%). Ed è soprattutto la componente operaia
generica o specializzata, soprattutto se operante nel settore edile, a ricorre alle
cure sanitarie pubbliche a causa di infortuni sul lavoro, mentre è evidente che

44
coloro i quali svolgono mansioni di servizio alla persona o terziarie risultano
più al riparo dal pericolo di infortunio sul lavoro. Sono tuttavia proprio coloro
che svolgono un’attività lavorativa più rischiosa a poter contare su un reddito
medio notevolmente superiore alla media, pari a 1085,00 euro mensili, con un
peso notevole della classe 1000,00-1500,00 euro che si attesta la di sopra del
45% rispetto ad un peso sul totale del campione pari al 33,2%.

2.2.4 Gli infortuni domestici

Le motivazioni che hanno spinto i rispondenti a rivolgersi al servizio pubblico


a causa un infortunio in ambito domestico ha coinvolto il 2,1% del campione,
con un peso leggermente più accentuato per la componente maschile, 57,1%
rispetto al 54% dell’intero campione.

Grafico 10 - Motivi di utilizzo del servizio pubblico per periodo di arrivo in


Lombardia

Analogamente a quanto detto in merito agli infortuni sul lavoro sono


sempre le componenti africane ed europee a registrare quote significative di
accesso al servizio pubblico per questo tipo di infortuni, con particolare
riferimento a soggetti provenienti da Albania, Marocco e Senegal, a fronte di
valori molto contenuti per gli stranieri provenienti dalle Filippine.

45
Molto simile al dato relativo agli infortuni è anche quello che attiene al
periodo di arrivo in Lombardia che, nel 62,5% dei casi, è rappresentato da
soggetti giunti nella regione prima del 1999, mentre per quanto attiene alla
variabile titolo di studio sono invece coloro i quali non sanno quale sia il
proprio grado di istruzione o non hanno ottenuto alcun titolo. Per quanto
riguarda il rapporto tra motivazioni relative ad infortuni domestici e
condizione lavorativa sono, nell’ordine, i lavoratori autonomi regolari, 11,2%
di infortuni a fronte di un peso complessivo pari al 5,9% dell’intero campione,
le casalinghe, 11,2% di infortuni a fronte di un peso complessivo pari al 7,6%
del campione, i lavoratori regolari a tempo indeterminato, 43,8% di infortuni
rispetto al 41,0% dell’intero campione, e i disoccupati, 9,5% di infortuni a
fronte di un peso complessivo pari all’8,9% del campione, a costituire le
categorie maggiormente rappresentate.

Tab. 3 - Motivi di utilizzo del servizio pubblico a causa di un infortunio sul


lavoro per tipo di attività lavorativa svolta (prime 12 attività)
% sul % su
Tipo di lavoro svolto totale infortuni
Operaio generico 12,6 17,9
Operaio specializzato 6,6 12,8
Assistente domiciliare 6,6 1,4
Addetto alle pulizie 6,5 2,1
Muratore 6,2 18,1
Domestico a ore 5,5 1,4
Domestico fisso 5,0 2,1
Manovale edile 3,1 5,6
Cameriere 3,1 2,6
Venditore ambulante 2,5 0,7
Operaio edile 2,3 6,0
Impiegato 2,1 0,2

Dal punto di vista del tipo di attività lavorativa svolta notevole è il peso
assunto dalla componente operaia generica, che totalizza il 23,4% del totale
dei motivi di ricorso al servizio pubblico a causa di un incidente verificatosi
all’interno delle mura domestiche pur costituendo il 12,6% dell’intero
campione. Tra le prime dodici attività lavorative svolte dai rispondenti, oltre
alla componente operaia generica, sono i commercianti, i venditori ambulanti,
i muratori e i domestici a ore ad evidenziare valori al di sopra di quelli
registrati a livello aggregato.

46
Tab. 4 - Motivi di utilizzo del servizio pubblico per condizione lavorativa
Malessere Motivi Infortuni Infortuni Altri Malattie Altro Totale
generico ginecolo sul domestici infortuni infettive
gici lavoro
Disoccupato 5,3 5,1 1,1 9,5 7,3 3,8 11,1 8,9
Studente 2,0 0,8 0,4 2,4 2,0 - 3,2 2,5
Casalinga 9,2 29,0 0,9 11,2 3,9 13,5 5,1 7,6
Occupato reg. a tempo
determinato 9,5 8,4 13,7 8,3 10,4 17,3 5,8 9,7
Occupato reg. part-time 7,5 11,2 3,8 4,7 4,3 1,9 9,0 6,4
Occupato regolare a
tempo indeterminato 47,4 27,1 67,0 43,8 48,3 36,5 42,3 41,0
Occupato irreg. in modo
abbastanza stabile 4,4 5,6 5,4 2,4 6,1 3,8 3,6 7,1
Occupato irregolare in
modo instabile 3,5 3,2 2,0 3,6 2,3 9,6 5,3 6,4
Occupato lavoro -
parasubordinato 2,5 3,2 1,8 1,1 1,9 2,6 2,2
Lavoro autonomo
regolare 7,1 4,3 4,5 11,2 7,9 9,6 7,9 5,9
Lavoro autonomo non
regolare 0,8 0,4 0,2 0,6 2,3 1,9 2,4 1,3
Altra condizione non -
professionale 0,2 0,4 0,2 - 0,7 1,1 0,2
Non risponde 0,5 1,3 0,7 0,6 3,4 - 0,6 0,9

47
Questa composizione si riflette sulla determinazione del reddito medio di
questa modalità di motivazioni di accesso al servizio pubblico, considerato la
presenza significativa di soggetti privi di reddito, 14,6% rispetto al 10,4%
dell’intero campione, da attribuire prevalentemente alla presenza di una quota
significativa di casalinghe, ma anche di soggetti con reddito compreso nella
classe 1.000,00-1.500,00 euro/mese, 43,1% rispetto al 33,2% dell’intero
campione, da attribuire al peso della componente dei commercianti.

2.2.5 Altri infortuni

Motivazioni che rimandano all’universo degli infortuni ma che non rientrano


in quelle verificatesi nel corso di attività lavorative o domestiche hanno
coinvolto il 5,5% dei soggetti che costituiscono il campione di riferimento.
Si tratta anche in questo caso di un tipo di motivazione che riguarda più
frequentemente la componente maschile, 69,6% rispetto al 54% dell’intero
campione, e quella di provenienza africana, sia essa magrebina o sub-
sahariana, mentre non è trascurabile il fatto che cinesi e filippini presentino
valori al di sopra del loro peso sul campione, ad indicare una forte
concentrazione degli infortuni passati attraverso il servizio pubblico in una
categoria che assomma gli incidenti generici.
Sono sempre i soggetti giunti in Lombardia prima del 1999 a costituire la
maggioranza di coloro che ha subito questa tipologia di infortuni, mentre dal
punto di vista del titolo di studio sono i laureati e i soggetti che non hanno
indicato il proprio titolo di studio ad evidenziare valori al di sopra della
media.
Relativamente alla condizione lavorativa dei rispondenti sono le
componenti del lavoro autonomo, regolare e non regolare, e quella del lavoro
dipendente a tempo indeterminato o determinato, a registrare i valori più
significativi, mentre dal punto di vista del tipo di attività lavorativa svolta
sono gli addetti alle pulizie, i domestici fissi o a ore, i camerieri e gli
impiegati a denunciare percentuali significative di infortunati generici, il tutto
a determinare un peso maggiore delle classi di reddito superiori.

2.2.6 Le malattie infettive

Il ricorso alle strutture pubbliche causato da malattie infettive ha riguardato lo


0,7% dei componenti dell’intero campione. È sempre la componente maschile
ad evidenziare una quota più significativa di soggetti coinvolti in questo tipo
di patologie, così come netta è la prevalenza della componente africana sub-

51
sahariana, pari al 54,6% a fronte di un peso nel campione pari al 36%. Molto
esigua appare invece la quota di soggetti afflitti da malattia infettiva di
provenienza americana, pari al 5,7% a fronte di peso nel campione pari al
15,9%. Questo tipo di motivazioni ha coinvolto in due casi su tre soggetti
giunti in Lombardia prima del 1999, e, nella stragrande maggioranza dei casi,
soggetti che non hanno saputo indicare il titolo di studio ottenuto o che non ne
hanno perseguito alcuno.
Dal punto di vista della condizione lavorativa i portatori di malattia
infettiva che si sono rivolti ad un servizio pubblico si distinguono per quote
significative di soggetti che svolgono attività autonoma, regolare e non
regolare, dipendente a tempo determinato o part-time, casalinga, o sono
occupati irregolarmente ed in modo instabile. Le tipologie di lavoro svolto
sono assai varie ma riguardano, in particolare, i venditori ambulanti e gli
operai generici.

Grafico 11 - Motivi di utilizzo del servizio pubblico per classi di reddito

100%
11,6 7,8 11,8 9,9 10,6
13,9 17,9 17,4

80% 21,3
29,3
33,2
37
46,4 43,1 32,5
37,3
60% 26,4
23,7
26,3
40% 25,8 17,4 15,3 26,1
23,1
30,1 15,6
7,4 10,9 15
20% 12,6 10,9 6,2
2,2 13,3
4,2 19,7 2,2 4,5
9,4 14,6 0,5 15,3
8,8 7,9 10,9 10,4
0% 1,8
0,5
malattie infettive
altri infortuni
infortuni sul

altro
domestici

Totale campione
malessere

ginecologici

infortuni
generico

motivi

lavoro

nessuno meno di 500 500-750 750-1000 1000-1500 oltre 1500

È tuttavia la componente del lavoro autonomo, specie quella non


ambulante, a determinare un peso significativo della classe di reddito più alta,

52
sebbene significativo sia anche il dato relativo a coloro che non possono
contare su alcun reddito, pari al 10,9% rispetto al 10,4% dell’intero campione.

2.2.7 Altre motivazioni

Vi è infine una percentuale pari al 5,9% dell’intero campione che ha fatto


ricorso al servizio pubblico per cause che non rientrano tra quelle proposte dal
questionario di rilevazione. Questo segmento di rispondenti ha caratteristiche
di genere molto simile a quello dell’intero campione, con un peso significativo della
componente americana, che si attesta al 23,9% a fronte di un peso complessivo del
15,9%, ed una distribuzione piuttosto simile relativamente al periodo
ante/post 1999 di arrivo in Lombardia. In questo quadro significativa è la
quota di soggetti privi di titolo di studio, ma anche dei laureati, di soggetti che
svolgono attività di tipo autonomo regolare o non regolare, disoccupati o
occupati part-time o in modo parasubordinato che svolgono attività lavorativa
di addetto alle pulizie, commesso o cameriere.

Bibliografia

Pasini N., L’accesso e l’uso dei servizi sanitari, in Blangiardo G.C. (a cura di),
L’immigrazione straniera in Lombardia. La seconda indagine regionale,
Rapporto 2002, Fondazione Ismu, Osservatorio Regionale per l’integrazione e
la multietnicità, Milano, 2003, pp. 89-104.

53
3. Immigrazione e integrazione sanitaria:
fenomeno pluridimensionale*

L’integrazione degli stranieri nella società italiana è un aspetto strettamente


legato anche alla possibilità di preservare il loro benessere tramite un corretto
accesso ai servizi sanitari. È stato da più parti dimostrato, infatti, che a fronte
della quasi inesistente incidenza delle malattie d'importazione, le patologie
degli immigrati sono piuttosto connesse ai sistemi di accoglienza e inclusione
sociale messi in atto nel paese ospite. Queste sono causate, nella maggior
parte dei casi, al disagio psicologico, a scadenti condizioni abitative e
lavorative, alla difficoltà di relazione e socializzazione e alle barriere che
persistono, non solo a livello legislativo, nell’accesso ai servizi sanitari
(Pasini, 2003: 148-150). In quest’ottica, in questo capitolo, è stato costruito un
indice di integrazione finalizzato alla valutazione delle relazioni tra il livello
di inserimento raggiunto dalla popolazione straniera sul territorio lombardo, la
percezione dello stato di salute e l’uso dei servizi sanitari6.

3.1 Tre dimensioni dell’integrazione: burocratica, abitativa e


lavorativa

Il termine integrazione esprime un concetto complesso il cui significato può


variare nel tempo e nello spazio a seconda del contesto considerato, delle
circostanze storico-politiche e della fase in cui si trova il processo migratorio
in un paese (Conti, Strozza, 2000). Le scelte alla base della costruzione di un
indice che misuri tale aspetto sono condizionate, pertanto, sia dalla
definizione di integrazione che si vuole adottare, sia dalle possibilità offerte
dai dati disponibili.
*
di Livia Ortensi
6
Sono stati utilizzati i dati provenienti dall’indagine 2004 dell’Osservatorio Regionale per
l’integrazione e la multietnicità.
54
A prescindere dai diversi approcci teorici presenti in letteratura7,
qualunque tentativo di misura deve considerare delle variabili relative alle
dimensioni nelle quali avviene l’integrazione ed in particolare quelle relative
alla sfera giuridica, sociale, culturale ed economica (Golini, Strozza, Amato,
2000).
I dati disponibili hanno permesso di costruire un indice di integrazione
“strutturale” in grado di cogliere in modo diretto la dimensione burocratica,
lavorativa ed abitativa tramite tre indici parziali riassunti successivamente in
un indicatore sintetico.
L’integrazione sotto il profilo burocratico, ed in particolar modo il
possesso del permesso di soggiorno, si configura come un ambito chiave per
la gestione delle problematiche sanitarie da parte degli immigrati. La
legislazione italiana, infatti, pur garantendo anche agli stranieri irregolarmente
presenti sul territorio italiano le cure urgenti ed essenziali8, di fatto sancisce
una netta differenza rispetto alle possibilità di accesso ai servizi sanitari in
base alla condizione giuridica dei soggetti.
L’indice di integrazione burocratica è ricavato dalla combinazione delle
informazioni che riguardano l’iscrizione all’anagrafe e la condizione giuridica
degli intervistati9. Coloro che soggiornano illegalmente in Italia sono posti al
livello più basso della scala, essendo il gruppo meno stabile della
popolazione, il cui percorso di integrazione dipenderà in primo luogo dalla
possibilità di sanare la propria posizione giuridica (Golini, Strozza, Amato,
2000). Oltre alla popolazione in possesso del permesso di soggiorno, si è
pensato di distinguere coloro che possiedono la carta di soggiorno o che
hanno ottenuto la cittadinanza italiana: questi ultimi sono generalmente molto
integrati perché l’acquisizione avviene, nella maggior parte dei casi, tramite
matrimonio con italiani10.

7
Nella sua accezione di processo l’integrazione comprende tutte le modalità attraverso le quali
l’immigrato può essere incorporato nella realtà di adozione: può assumere forme e caratteristiche
differenti in un immaginario continuum che va dall’assimilazione al multiculturalismo (Macura,
Coleman, 1994).
8
Le cure urgenti sono elargite con esonero dal ticket a parità di condizioni con il cittadino
italiano (D.Lgs. 286/98, art.35, comma 4 e Circol. Minister. n. 5 24-3-2000, pag. 42 G.U.).
Per cure essenziali si intendono “e prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a
patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero
determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni o
aggravamenti)”.
9
L’indice di integrazione burocratica attribuisce i seguenti punteggi: 0 agli irregolari, 1 uno ai
regolari non iscritti in anagrafe, 2 ai regolari iscritti in anagrafe, 3 ai possessori di carta di
soggiorno o cittadinanza.
10
Si tratta del 91,3% delle naturalizzazioni relative al 2002. Attualmente la disciplina vigente
per gli extracomunitari prevede come requisito essenziale dieci anni di stabile residenza e un
55
Il secondo aspetto considerato, la dimensione lavorativa, assume un rilievo
assolutamente prioritario sulla strada verso un’integrazione che dovrebbe
avvenire non solo nel lavoro, ma anche attraverso il lavoro (Golini, Strozza,
Amato, 2000). L’indicatore è una sintesi della condizione lavorativa
(disoccupato, irregolare, regolare, regolare stabile) e del livello di reddito11.
Infine si è considerata la condizione abitativa degli stranieri, una variabile
che influisce molto sia sulle condizioni di salute sia sull’integrazione sociale:
la precarietà abitativa, per fare un esempio, impedisce di fatto il
ricongiungimento famigliare, un importante fattore di integrazione (Natale,
Strozza, 1997)12. La mobilità territoriale e la conseguente instabilità nell’alloggio
possono avere effetti negativi sull’inserimento stabile nella società e sulle
condizioni di salute, essendo il continuo cambio di abitazione una condizione
assai stressante (Marceca, 2000).
L’indice sintetico finale è costruito come somma dei tre indici parziali e
successivamente ricodificato in quattro modalità13 (integrazione bassa, medio-
bassa, medio-alta, alta). Si tratta, come già anticipato, di una misura dell’integrazione
nei suoi aspetti “strutturali” e che coglie quindi solo in modo indiretto
l’aspetto sociale, nell’ipotesi che ad un’integrazione burocratica, abitativa e
lavorativa corrisponda, nella maggior parte dei casi, una più agevole
partecipazione alla vita della società ospite.

3.2 Profili di integrazione

Prima di procedere all’analisi dei comportamenti sanitari legati ai differenti


livelli di integrazione, è utile cercare di focalizzare quali siano le
caratteristiche degli stranieri appartenenti a ciascun gruppo e la successiva
individuazione di alcuni profili tipici rispetto all’integrazione.

giudizio che è sottoposto anche alla discrezionalità del potere esecutivo. Lo ius solis vigente in
Italia è tipico dei paesi di emigrazione ed è inadeguato all’attuale contesto di immigrazione
strutturale (Codini, D’Odorico, 2004: 9). I possessori di cittadinanza italiana rappresentano il
3,7% del campione.
11
Per coloro che non fanno parte della popolazione attiva (casalinghe, studenti, pensionati) è
stato costruito un indice che escludesse questa dimensione. L’indice di integrazione lavorativa
ha 5 modalità (nessuna integrazione lavorativa, integrazione bassa, medio-bassa, medio-alta e
alta).
12
Sono state distinte nell’ordine le modalità: casa di proprietà, casa in affitto solo o con
famiglia, casa, ospite di familiari non pagante o sul luogo di lavoro, in affitto con altri stranieri
e condizioni fortemente precarie come baracche o centri di accoglienza.
13
L’indice finale è calcolato come somma delle tre dimensioni (solo di due in caso di
popolazione non attiva) e ripartita in quattro modalità in base ai quartili.
56
L’analisi delle principali variabili socio-demografiche tramite la tecnica
dello scaling ottimale evidenzia l’esistenza di due principali profili di
integrazione.
Nella rappresentazione (in figura 1) l’asse X rappresenta il livello di
integrazione, mentre Y le caratteristiche strutturali quali genere e area di
provenienza. Nel I e IV quadrante si posizionano le caratteristiche di chi ha
alta integrazione, nel II e III quelle dei meno integrati.
Come emerge dal grafico, gli uomini nord africani e asiatici con anzianità
migratoria di oltre 10 anni e con figli rappresentano gli individui maggiormente
integrati, al contrario le donne latinoamericane ed est europee senza figli e di
immigrazione più recente costituiscono il profilo tipico della non integrazione.
Altre caratteristiche distintive del gruppo dei più integrati sono la presenza
di una maggiore proporzione di individui con istruzione universitaria, di
coniugati e di musulmani. Poiché si tratta di persone residenti in Italia da
molti anni, tra i più integrati vi sono poche persone che hanno beneficiato
dell’ultima sanatoria. Si tratta sostanzialmente del profilo delle nazionalità più
numerose e di più antico insediamento in Lombardia, in particolare del gruppo
nordafricano, caratterizzato, nelle fasi iniziali, da una migrazione
prevalentemente maschile e che, attualmente, sta completando il processo di
radicamento nella realtà italiana grazie al ricongiungimento famigliare e
quindi alla costituzione o ricostituzione della famiglia e alla nascita dei figli in
Italia.
I profili caratterizzati da instabilità sono invece legati agli attributi dei
flussi più recenti, provenienti dai paesi dell’Europa orientale e dall’America
Latina e con una marcata presenza femminile. Tra gli est europei in
particolare le donne risultano assai meno integrate rispetto agli uomini,
mentre tra i latino americani non si evidenziano marcate differenze di genere
rispetto all’integrazione.
Il legame tra livello di inserimento e povertà non è così netto come si
potrebbe ipotizzare: la percentuale di poveri nella parte meno integrata di
popolazione straniera (54,3%) è più elevata di soli 10 punti percentuali
rispetto a quella presente tra coloro che si pongono al livello più alto di
integrazione (43,9%), inoltre le percentuali maggiori di non poveri si
riscontrano ai livelli intermedi di integrazione (61,%).

57
Fig. 1 - Rappresentazione grafica dello scaling ottimale
2

1 Uomo
integrazione
senza figli arrivo in Italia
genere e provenienza

medio bassa Asia Nord Africa prima del 1995


Altri Africa
Arrivo in Italia 0 integrazione
-2dopo il 2001-1 -1 0 1 medio alta
1 2
Arrivo in Italia
Est Europa 1995 -2001 con figli

-1
America Latina
Donna

-2
Integrazione
integrazione genere presenza di figli in Italia arrivo in Italia area di provenienza

Fonte: Nostra elaborazione

Anche articolando maggiormente la scala ed ottenendo quattro soglie di


povertà, osserviamo che se tra i meno integrati la quota di sicuramente poveri
è di certo superiore a quella osservata per gli altri livelli di integrazione, non si
può tuttavia osservare un calo dei livelli di povertà al crescere dell’integrazione14.
Questo fenomeno è legato alla maggior dimensione dei nuclei familiari tra i
più integrati che più facilmente hanno figli in Italia.

14
Se consideriamo la composizione della categoria dei sicuramente poveri osserviamo che essa
è composta al 25,3% da persone con integrazione bassa, al 14,8% da quelle a livello medio-
basso, mentre gli stranieri con integrazione medio alta ed alta costituiscono rispettivamente il
30,3% e il 29,6% dei sicuramente poveri. Per i criteri di ottenimento delle soglie di povertà cfr.
Terzera, 2004.
58
Tab. 1 - Andamento dei livelli di integrazione in base alla povertà
Livello di integrazione
Quattro soglie di povertà Bassa Medio bassa Medio alta Alta Totale
Sicuramente povero 35,9 19,8 24,1 25,3 25,8
Appena povero 18,5 18,9 14,9 18,5 17,4
Quasi povero 14,3 13,4 15,8 15,1 14,8
Sicuramente non povero 31,3 47,9 45,2 41,1 42,0
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

3.3 La ricerca di aiuto

Il primo aspetto analizzato nella relazione tra integrazione e salute degli


stranieri riguarda l’individuazione delle figure e degli enti di riferimento per
gli stranieri nell’ipotesi in cui si verifichi una situazione di malattia. La prima
considerazione che appare evidente dall’analisi della tabella 2 è che al
crescere dell’integrazione i comportamenti degli stranieri si avvicinano
gradualmente a quelli osservabili per la popolazione italiana: in caso di
malessere la risorsa cui si ricorre più di frequente è, infatti, il medico di base,
che è il punto di riferimento per oltre ¾ degli stranieri altamente integrati. Se
a questi si aggiunge la quota di chi dichiara di ricorrere al farmacista o al
pronto soccorso, la proporzione di stranieri che si rivolge ad una struttura
sanitaria, o in grado di fornire medicine tramite i canali convenzionale, sfiora
il 90%. Gli stranieri pienamente integrati utilizzano correttamente le risorse
che il sistema sanitario nazionale offre loro, preferendole alle strutture
dedicate, come i centri di volontariato o il medico di comunità.
Al calare del livello di integrazione diminuisce la percentuale di persone
che in caso di malessere dichiara di ricorrere al medico di base. Questo
comportamento solo al livello più basso è legato alla non integrazione a
livello burocratico e, in particolare, alla presenza in questa categoria di
un’elevata percentuale di stranieri privi di permesso di soggiorno o in fase di
regolarizzazione15, condizione che, pur permettendo l’accesso a questo
servizio, ne implica uno scarso utilizzo (Gusmeroli, Ortensi, Pasini, 2004). Al
contrario, a bassi livelli di integrazione corrisponde un’elevata proporzione di

15
Tra gli stranieri con basso livello di integrazione il 57,2% è privo di permesso di soggiorno e
il 9,7% è in fase di regolarizzazione. Nel livello successivo invece gli stranieri irregolari
costituiscono il 2,1% del totale, mentre quelli in fase di regolarizzazione sono il 3,2%. La quasi
totalità degli stranieri privi di permesso di soggiorno si trova ad un livello di integrazione basso
(96,3%).
59
persone che rinuncia a curarsi (più di una persona su cinque tra persone con
livello di integrazione basso), una situazione nella quale anche le malattie
banali possono trasformarsi in fattore di esclusione e disuguaglianza (Conti,
Sgritta, 2004). Tra coloro che invece scelgono di chiedere aiuto diventa
prevalente il ricorso alla rete dei connazionali, alle farmacie, ai centri di
volontariato o al pronto soccorso.

Tab. 2 - Richiesta di aiuto per livello di integrazione e genere


Uomini Donne
Livello di integrazione
A chi si rivolge quando si Medio Medio Medio Medio
sente male? Bassa bassa alta Alta Bassa bassa alta Alta
Ad amici e/o conoscenti della
mia comunità 23,4 12,7 8,6 5,1 19,2 10,9 9,5 5,4
Ad amici e/o conoscenti
italiani 1,3 2,5 1,7 0,7 6,1 3,5 3,9 1,1
Al farmacista 11,1 12,4 9,5 6,5 12,9 12,4 7,8 7,9
Al medico di base 9,4 46,3 62,7 77,2 15,3 54,5 66,2 77,5
Ad un medico della comunità
d’appartenenza 1,7 1,9 1,8 0,9 1,5 1,9 0,5 1,2
Ad un medico privato 0,3 0,3 0,3 1,2 1,3 0,8 0,4
Al personale di un centro di
volontariato 13,4 1,5 0,7 0,0 9,8 1,3 1,5
Al pronto soccorso 16,1 13,1 8,3 4,6 12,7 6,7 5,2 4,6
A nessuno, aspetto che passi 23,4 9,4 6,3 4,7 21,4 7,6 4,6 2,0
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Un discorso analogo può essere condotto in base all’area geografica di


provenienza. Considerando anche questa variabile, si osserva che il processo
di integrazione sanitaria procede di pari passo con l’integrazione “strutturale”.
Esistono tuttavia alcune peculiarità che differenziano i gruppi. Gli est europei
sono contraddistinti dalla maggior percentuale di persone che, in caso di
necessità, si rivolge in primo luogo ad amici e conoscenti italiani (5,3% a
fronte di una percentuale media del 2,4%). Questa modalità è particolarmente
elevata tra le donne est europee (8%) ed in particolare tra quelle con livello di
integrazione basso (13%). Il ricorso alla rete informale dei connazionali è
elevato per tutte le provenienze a bassi livelli di integrazione con l’eccezione
dei latinoamericani tra i quali questa modalità non supera il 9% delle
preferenze neppure al livello di integrazione più basso, ed è particolarmente
bassa tra le donne (4,7% a fronte di una media per il livello di integrazione più
basso del 21,4% con punte del 31,3% e del 25,7 rispettivamente per africani
sub-sahariani ed est-europei).
Un particolare interessante riguarda i comportamenti dissimili tra uomini e
donne nordafricani, probabilmente correlati a diversi profili migratori. In
60
primo luogo è da rilevare la percentuale molto bassa di donne che, a
qualunque livello di integrazione, rinunciano alla cura (mai superiore all’11%)
a fronte di un comportamento assai diverso degli uomini tra i quali questo
comportamento è assai diffuso (31% tra i meno integrati). Questo diverso
atteggiamento potrebbe essere spiegato dal fatto che le donne giungono quasi
sempre a seguito del marito, hanno spesso figli qui in Italia, e si trovano a
svolgere, anche nella terra d’emigrazione, il tradizionale ruolo di caregiver,
che implica una particolare attenzione alla salute propria e dei familiari.
Per le donne nordafricane permane però, anche ai livelli di integrazione
alta, un significativo numero di persone che dichiara di chiedere aiuto ai
connazionali (12% tra le più integrate a fronte di una media del 5,4% di tutte
le donne al pari livello di integrazione). Ciò si può spiegare con un più basso
livello di integrazione sociale, aspetto non rilevato dall’indice.
Infine gli altri africani si distinguono per essere, a qualsiasi livello di
integrazione, i più attivi nella richiesta di un aiuto16 che si rivolge, al livello di
integrazione più basso, ai connazionali (31,3%) e, al crescere
dell’integrazione, al medico. Proprio questo gruppo fa registrare le percentuali
più alte di ricorso al medico in base all’area di provenienza dal livello di
integrazione medio basso fino a raggiungere l’87,5% tra i più integrati.
Le differenze riscontrabili in base allo stato civile o al tipo di progetto
migratorio (tra coloro che sono in Italia soli o soli con figli e chi è invece in
coppia o con la famiglia osservato attraverso il tipo di convivenza) si
ridimensionano molto in seguito all’introduzione dell’indice di integrazione.

Tab. 3 - Livello di integrazione per tipo di convivenza


Soli o genitori soli In coppia o con familiari
Livello di integrazione Uomo Donna Uomo Donna
Bassa 31,6 32,7 8,3 10,8
Medio bassa 28,0 22,4 11,5 17,5
Medio alta 27,5 36,4 24,3 41,2
Alta 12,8 8,5 55,8 30,4
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0

Il presunto effetto protettivo della vita di coppia sul comportamento


maschile è quindi attribuibile non tanto allo stato civile in quanto tale, ma al
maggior livello di integrazione cui esso si accompagna. Le donne coniugate
sono caratterizzate, invece, da un limitato ricorso alla rete etnica e da un più

16
Solo il 4,9% non prende provvedimenti, percentuale che scende al 3,7% tra le donne.
61
elevato utilizzo del medico di base anche ai livelli di bassa integrazione17. È
importante, infine, osservare che le donne sole o con figli ad un elevato livello
di integrazione dichiarano il maggior ricorso al medico di base (84,8%) e che
ai livelli di integrazione medio bassi il comportamento dei coniugati è più
lontano da quello degli italiani rispetto ai single di entrambi i generi.
Guardando alle prime 8 nazionalità presenti in Lombardia18 si conferma
quanto già osservato per le grandi aree geografiche con l’eccezione dell’area
asiatica, dove i due gruppi maggiormente rappresentati, filippini e cinesi,
hanno comportamenti nettamente differenti e non sintetizzabili in un unico
indicatore.
Per i filippini si osserva un basso ricorso alla rete etnica, una proporzione
altrettanto limitata di persone che rinunciano alla cura (mai superiore al 5%
anche per i livelli di integrazione più bassi) ed un intenso impiego del medico
di base già a partire dal livello di integrazione più basso19 (pari al 33%).
Diversa la situazione dei cinesi per i quali l’utilizzo del medico di base rimane
limitato anche ai livelli più alti di integrazione (52,5% tra i più integrati), il
ricorso alla rete etnica è contenuto (varia dal 17% dei meno integrati al 10%
dei più inseriti), mentre è preoccupante l’alta percentuale di persone che
rinuncia alla cura che varia dal 51% al livello minimo di integrazione e che
rimane piuttosto elevato, in rapporto alle altre provenienze, anche al livello di
maggiore integrazione (14%). Contrariamente agli altri gruppi è rilevante il
ricorso al medico di comunità (o a dispensari, i titolari di farmacie cinesi che
spesso già al paese d’origine gestivano farmacie o piccoli ambulatori) cui
spesso le famiglie meno integrate a livello linguistico culturale fanno
riferimento. Si tratta di solito del primo passo di un percorso che porta, tranne
per le patologie più banali, alle strutture ambulatoriali italiane: ciò avviene
perché i gestori di queste strutture indirizzano agli ambulatori i loro pazienti
(Farina, 2003a: 94). Si tratta tuttavia dell’unico caso, nell’ambito delle otto
nazionalità più numerose, in cui l’integrazione a livello lavorativo,
burocratico e abitativo non si accompagna ad un effettivo inserimento
sanitario. Questo è imputabile anche al persistere nel gruppo cinese,

17
Questo anche in presenza di percentuali di irregolarità tra le poco integrate simili a quelle
delle persone di pari livello, ma con diversa convivenza.
18
Le stime dell’Osservatorio Regionale 2004 segnalano la presenza in Lombardia di 82mila
marocchini, 62mila albanesi, 49mila rumeni, 42mila egiziani, 36mila filippini, 32mila
peruviani, 31mila cinesi e 30mila senegalesi (Blangiardo, 2004).
19
Ciò non è dovuto alla maggior presenza di irregolari in questa fascia tra i filippini: essa,
infatti, è pari al 61%. Altre nazionalità come cinesi (46,2%), albanesi (45,2%) ed egiziani
(46,6%) fanno registrare percentuali minori.
62
concentrato principalmente nella provincia di Milano20, di una parte
numericamente rilevante di persone che, pur essendo integrata negli aspetti
considerati strutturali21, non è parimenti inserita nella società in cui si trova a
vivere e non investe in modo massiccio nell’apprendimento della lingua
italiana o nell’esplorazione di percorsi di inserimento economico alternativi a
quello “etnico” (Cologna, 2003). Questo scollamento tra l’integrazione
misurabile e quella effettiva nel tessuto sociale lombardo può essere alla base
di questo ritardo nell’uso maturo dei servizi sanitari.

3.4 L’uso dei servizi pubblici

L’uso effettivo dei servizi pubblici, analogamente alle intenzioni di utilizzo in


caso di richiesta d’aiuto, è influenzato dal livello di integrazione raggiunto
dagli individui e dal genere.
L’effetto è evidente: al crescere del livello di integrazione corrisponde non
solo una percentuale crescente di stranieri entrata in contatto con almeno un
servizio pubblico, ma anche un uso più articolato delle strutture. Si può
dunque concludere che un buon livello di integrazione si accompagna alla
familiarità con il servizio sanitario nazionale e con i differenti servizi che esso
mette a disposizione dei cittadini italiani e stranieri. Fa eccezione il pronto
soccorso, unica struttura offerta agli irregolari, ma utilizzato indifferentemente
ai diversi livelli di integrazione.
Abbastanza scontato è l’uso frequente dei servizi pediatrici da parte delle
donne, anche se le differenze tra i generi sono meno pronunciate al più alto
livello di integrazione. La maggior presenza di individui con titoli di studio
elevati tra coloro che si trovano a questo livello, ed in particolare di laureati,
permette di ipotizzare che la minor differenza osservata nell’accompagnamento
dei figli sia imputabile anche ad una minore rigidità e persistenza dei ruoli più
tradizionali nella cura parentale tra i più istruiti22. Un’indagine effettuata in

20
Il 63% dei cinesi presenti in Lombardia si trova nella provincia di Milano, segue la provincia
di Brescia con il 12% delle presenze e Mantova con il 6,1%.
21
Il 54,6% dei cinesi fa registrare un livello di integrazione medio-alta.
22
Particolarmente significativo è il caso dei nordafricani: al gradino più basso di integrazione la
percentuale di uomini che accompagnano i figli dal pediatra supera di oltre 6 punti quella delle
donne probabilmente anche a causa della poca conoscenza della lingua italiana, della non
possibilità di guidare l’auto e della generale segregazione in cui vivono le donne meno
integrate. La tendenza si inverte poi per i livelli superiori, raggiunge uno scarto di 41 punti
percentuali al grado di integrazione medio altro e si riduce a 28 per il livello alto, segnando
comunque la più alta differenza tra uomini e donne a quel livello per area. Una possibile
interpretazione può essere che l’iniziale intervento degli uomini tra i poco integrati (nell’ipotesi
63
provincia di Mantova aveva evidenziato a questo proposito che le donne
straniere, al contrario delle italiane, si prendono cura dei figli, ma non degli
uomini, che chiedono assistenza sanitaria muovendosi autonomamente
(Farina, 2003b).

Tab. 4 - Servizi pubblici utilizzati nell’anno precedente l’intervista per genere e


livello di integrazione
Uomo Donna
Livello di integrazione Livello di integrazione
Servizi utilizzati nell'ultimo Medio Medio Medio Medio
anno Bassa bassa alta Alta Bassa bassa alta Alta
Medico di base 9,2 39,3 60,9 70,4 13,5 53,0 70,5 77,2
Pediatra di base* 2,2 9,8 26,7 46,3 5,7 34,8 53,1 58,2
Pronto soccorso 21,4 25,0 23,0 24,8 11,2 19,0 21,5 19,4
Viste specialistiche in
ospedale 4,5 9,0 11,6 12,9 10,6 18,6 26,3 34,5
Visita specialistica pediatrica* 3,3 5,7 6,7 12,9 3,1 8,8 11,0 18,6
Ricovero in ospedale 2,9 6,0 4,8 7,8 4,4 6,6 7,3 9,4
Nessun servizio 69,1 41,1 28,8 18,9 71,4 31,9 17,6 10,8
*Solo per chi ha figli in Italia

Tab. 5 - Numero di servizi utilizzati nell’anno precedente l’intervista tra coloro


che hanno utilizzato almeno un servizio per genere e livello di integrazione
Uomo Donna
Livello di integrazione Livello di integrazione
Medio Medio Medio Medio
Numero di servizi utilizzati Bassa bassa alta Alta Bassa bassa alta Alta
1 82,7 68,7 60,3 42,4 67,0 53,0 40,1 33,4
2 12,0 24,8 29,2 37,7 21,6 31,4 37,3 35,0
3 3,1 4,2 7,3 11,9 9,1 11,0 14,8 17,5
4 2,2 2,1 2,0 4,5 1,7 2,3 4,3 8,5
5 0,8 2,2 1,8 2,8 4,4
6 0,0 0,2 0,3 1,2 0,6 0,5 0,6 1,2
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

L’analisi per area di provenienza conferma come, nell’anno precedente


l’intervista, l’utilizzo del medico di base sia stato più elevato ai livelli
maggiori di integrazione per tutte le aree. Le donne hanno usufruito
maggiormente del servizio indipendentemente dal luogo di origine: le

che nella coppia si abbiano livelli analoghi di integrazione) lasci poi spazio anche in Italia al
tradizionale ruolo di cura ricoperto dalle donne.

64
maggiori differenze in base al genere si evidenziano tra gli est europei ed i
latino americani.
Il pronto soccorso è particolarmente utilizzato dagli africani di tutti i livelli
di integrazione e dagli uomini asiatici, est europei e latinoamericani. Le donne
di queste ultime due aree ad un basso livello di integrazione, invece, tendono
a sottoutilizzare il servizio. Ciò conferma come in questa fascia,
particolarmente ricca di irregolari23, le donne cerchino altri canali per curarsi
come già osservato nell’ipotesi della ricerca d’aiuto. A questo proposito uno
studio ha evidenziato come, specialmente tra donne, il contatto con il pronto
soccorso, si accompagni in molti casi ad un disagio causato delle modalità
organizzative poco accoglienti e dell’emergere di diversi atteggiamenti
culturali relativi al corpo e alla malattia che creano difficoltà di
comunicazione e disorientamento (Merelli, Ruggerini, 2000).
L’analisi dei ricoveri per area di provenienza evidenzia un andamento
progressivo al crescere dell’integrazione. Le percentuali sono molto elevate
tra le donne nordafricane, in particolare al livello di integrazione medio bassa
(20,7%), e tra le altre africane con integrazione medio alta e alta
(rispettivamente 10,6% e 18,8%). Si tratta presumibilmente in gran parte di
ricoveri per parto, si può ipotizzare che tra queste ultime la decisione di avere
figli si accompagni al raggiungimento di un buon livello d’integrazione e di
una buona condizione lavorativa, mentre tra le prime proprio le meno inserite
sono relegate al ruolo esclusivo di madre.
L’analisi per le prime 8 nazionalità più numerose conferma quanto detto
per macroaree. Da segnalare è solo lo scarso utilizzo del medico di base da
parte dei cinesi ai livelli più bassi di integrazione24.

3.5 Le cause di utilizzo

Le cause principali di accesso ai servizi pubblici da parte degli stranieri sono i


malesseri generici; meno rilevanti sono invece l’assistenza di carattere
ginecologico per le donne e quella determinata da infortuni sul lavoro per gli
uomini.
L’analisi per causa d’uso conferma come al crescere dell’integrazione
corrisponda un maggior ricorso alle strutture sanitarie. Non essendo plausibile

23
La percentuale di irregolari o in attesa di regolarizzazione è pari al 73% tra le est europee,
all’87% tra le latinoamericane, mentre è pari al 49,5% tra le asiatiche.
24
La percentuale di utilizzo è pari al 3,1% tra i meno integrati e al 27,1% tra coloro a livello di
integrazione medio-basso. I filippini di pari livello fanno registrare percentuali rispettivamente
del 19,4% e del 48%.
65
l’ipotesi che i meno integrati abbiano una minore possibilità di accusare un
malessere o di infortunarsi sul lavoro o in casa (al più potrebbe essere vero il
contrario), si può dedurre che, al calare dell’integrazione, si incontrano
maggiori ostacoli che impediscono un maturo approccio ai servizi. È intuibile
che ai più bassi livelli di integrazione si operi una vera e propria compressione
dei bisogni sanitari, parzialmente attenuata dal ricorso a canali alternativi o
non appropriati rappresentati dalla rete dei connazionali.
La tabella 8 ripresenta le usuali differenze di genere riguardo ai malesseri
per i quali ci si rivolge normalmente al medico e quindi la maggiore attitudine
femminile a curarsi più volte osservata, ma rileva anche come gli uomini
siano maggiormente soggetti ad infortuni. La malattie infettive sono invece
una motivazione di accesso del tutto residuale.
Anche il ricorso ai servizi ginecologici tra le donne è soggetto al crescere
del livello di integrazione. Esso è più diffuso anche ai bassi livelli di
integrazione tra le africane, mentre lo è assai meno tra le asiatiche.

66
Tab. 6 - Utilizzo del medico di base nell’anno precedente l’intervista per area geografica e genere
Utilizzo del medico di base
nell’ultimo anno Est Europa Asia America Latina Nord Africa Altri Africa
Livello d’integrazione Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne
Bassa 5,1 11,6 12,6 9,8 3,2 14,2 17,0 21,9 8,5 19,2
Medio bassa 33,6 48,7 37,5 43,9 32,6 64,0 41,1 61,0 50,4 43,9
Medio alta 57,9 69,2 59,8 62,3 58,0 69,7 62,7 80,5 67,2 80,0
Alta 67,6 83,1 67,6 67,1 68,5 78,1 69,7 76,2 79,9 85,1
Totale 46,5 54,3 52,2 53,3 39,2 56,3 54,8 72,3 53,1 61,9

Tab. 7 - Utilizzo del pronto soccorso nell’anno precedente l’intervista per area geografica e genere
Utilizzo del pronto soccorso
nell’ultimo anno Est Europa Asia America Latina Nord Africa Altri Africa
Livello d’integrazione Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne
Bassa 15,8 9,1 16,2 6,8 22,6 9,1 27,0 28,1 24,6 23,3
Medio bassa 27,6 20,3 17,3 13,1 9,0 18,8 37,2 28,0 26,5 16,3
Medio alta 26,8 22,4 12,9 20,1 27,3 17,7 25,9 24,3 32,1 23,6
Alta 26,5 11,8 18,8 16,8 17,8 22,5 27,7 25,0 29,2 22,8
Totale 24,4 17,0 16,3 16,3 19,6 16,8 29,1 25,4 28,1 21,6

67
Tab. 8 - Motivi di accesso ai servizi pubblici nell’anno precedente l’intervista per
genere e livello di integrazione
Motivi dell’accesso Uomini Donne
Medio Medio Medio Medio
Livello di integrazione Bassa bassa alta Alta Bassa bassa alta Alta
Malessere generico 24,0 48,2 60,8 72,8 22,1 58,8 72,3 77,9
Motivi ginecologici - - - - 9,9 19,7 29,7 38,5
Infortuni sul lavoro 2,5 9,7 9,3 10,3 0,3 2,0 2,3 2,5
Infortuni in casa propria 1,1 1,8 2,5 2,8 1,5 2,3 0,9 4,1
Altri infortuni 6,7 7,2 8,2 7,5 1,8 4,1 3,8 4,2
Malattie infettive 0,5 1,8 0,5 0,6 0,3 0,2 1,0 0,7
Altro 3,8 5,2 4,8 6,6 6,7 5,5 5,4 6,6

Tab. 9 - Utilizzo dei servizi a causa di motivi ginecologici nell’anno precedente


l’intervista per area di provenienza
Livello di integrazione Est Europa Asia America Latina Nord Africa Altri Africa
Bassa 7,8 8,8 9,1 12,5 17,8
Medio bassa 26,2 7,1 18,9 28,0 15,3
Medio alta 23,7 24,5 29,4 38,1 45,4
Alta 49,4 28,2 44,2 30,2 43,1
Totale 25,1 20,7 24,7 32,2 32,9

Per quanto riguarda gli uomini un approfondimento particolare è


necessario in merito al tema degli infortuni sul lavoro, argomento di sempre
maggiore attualità e che esemplifica la possibilità di inquadrare, seppur in
modo indiretto, mediante lo studio della salute, aspetti problematici della vita
degli immigrati. In questo senso indagare sulla nocività dei lavori svolti,
spesso pericolosi o privi delle più elementari norme di sicurezza, equivale ad
indagare sull’integrazione sociale degli immigrati (Conti, Sgritta, 2004)
arricchendo l’aspetto più strutturale registrato dall’indice.
Gli infortuni costituiscono motivo di ricorso ai servizi per l’8,1% di coloro
che hanno usufruito di almeno un servizio sanitario (5,6% dell’intero
campione). L’andamento osservabile nella tabella 10 dove si ha un maggior
numero di contatti con le strutture per infortunio al crescere dell’integrazione,
lungi dal dimostrare l’effetto protettivo della non-integrazione, lascia
intendere come tra i meno integrati sia possibile che, a parità di livello di
gravità dell’infortunio, si tenda maggiormente a sottovalutarlo, aumentando
così il rischio di conseguenze irreversibili (Marceca, 2000).
Alquanto evidente è anche il legame tra frequenza degli infortuni e tipo di
lavoro svolto, mentre il livello d’integrazione non è particolarmente rilevante.

68
Sembra al contrario che un livello d’integrazione medio alto non sia garanzia
di maggiore protezione riguardo agli incidenti sul lavoro.

Tab. 10 - Percentuale di uomini entrati in contatto con strutture sanitarie a


causa di infortuni sul lavoro nell’anno precedente l’intervista per area di
provenienza
America
Livello di integrazione Est Europa Asia Nord Africa Altri Africa
Latina
Medio-basso 6,1 3,1 2,8 10,3 6,6
Medio alto 12,4 4,8 9,2 11,5 12,6
Totale 10,1 4,3 5,9 11,1 10,0

Tab. 11 Percentuale di uomini entrati in contatto con strutture sanitarie a causa


di infortuni sul lavoro nell’anno precedente l’intervista, 8 principali cittadinanze
Livello di integrazione Albania Romania Cina Filippine Perù Egitto Marocco Senegal
Medio-basso 9,7 8,2 2,6 0,0 0,0 14,5 7,7 3,7
Medio alto 12,4 10,2 1,0 3,9 10,0 8,6 13,1 10,7
Totale 11,6 9,3 1,7 3,2 4,6 11,0 11,5 7,5

I più colpiti da infortunio a livello di area geografica sono proprio gli


stranieri che tipicamente trovano il loro impiego nelle professioni che hanno
fatto riportare il maggior numero di interventi sanitari nell’ultimo anno
(riportate nella tabella 12). In questi settori trova lavoro l’81% degli est
europei, il 67% dei nordafricani, il 60% degli altri africani mentre
latinoamericani ed asiatici si attestano su quote inferiori, rispettivamente 54%
e 44%.

Tab. 12 - Percentuale di stranieri che si sono rivolti ai servizi pubblici a causa di


un infortunio per tipo di lavoro svolto
Tipo di lavoro svolto %
Operai edili 16,9
Operai specializzati 13,6
Operai agricoli e assimilati 10,8
Addetti ai trasporti 10,3
Operai generici 9,9
Artigiani 10,9

Il profilo tipico degli uomini stranieri che si sono rivolti nell’ultimo anno
al servizio sanitario per un infortunio sul lavoro è quello di operaio con un
livello di integrazione medio-alto proveniente dal Nord Africa o dall’Europa
orientale.
La maggior esposizione degli stranieri rispetto agli italiani nel campo degli
infortuni sul lavoro, evidenziata recentemente dalle fonti ufficiali sembra

69
essere imputabile al maggior impiego di forza lavoro straniera in mansioni
pericolose e ad un addestramento inadeguato rispetto ai rischi di infortunio
(Marceca, 2000). La tematica degli infortuni sul lavoro degli stranieri deve
diventare di primaria attenzione ed essere attentamente monitorata in futuro.

3.6 I fattori di rischio per la salute

Oltre all’uso dei servizi sanitari e alle barriere esistenti rispetto all’accesso è
interessante analizzare la percezione dei fattori di rischio per la salute cui gli
stranieri sono esposti. Si tratta principalmente di fattori patogeni locali
accertati da tempo, come le cattive condizioni abitative, alimentari e di lavoro,
che, spesso, soprattutto nei primi tempi, sono aggravati dagli effetti oggettivi
e soggettivi del mancato possesso del permesso di soggiorno, da stress o
depressione conseguenti lo sradicamento dal proprio contesto originario e alle
difficoltà di integrazione (Seppilli, 2004). Nell’ambito dell’indagine è stata
sottoposta agli intervistati una domanda allo scopo di misurare la percezione
delle loro condizioni di salute adottando una definizione di benessere che
supera la pura concezione biologica ed include anche le dimensioni
psicologiche e le condizioni dell’ambiente di vita e di lavoro.
È ragionevole ipotizzare che alcune di queste condizioni di rischio,
diventino meno acute, e come tali siano percepite, al crescere
dell’integrazione così come è misurata dall’indice considerato.
Prima di analizzare le condizioni di rischio per la salute indicate dagli
intervistati è importante soffermarsi sulla percentuale di persone che non
individua, invece, alcun fattore di rischio per la propria salute pari al 30%
degli uomini e al 32% delle donne. Si tratta di un dato positivo che indica
come la percezione dello stato di salute degli immigrati sia piuttosto buona.
Tale considerazione diventa ancora più fondata nel momento in cui si
rileva che al crescere del livello di integrazione si accompagna un aumento
della proporzione di individui che non identificano rischi per la salute: tra i
più integrati essa raggiunge il 40%25.
Si era già avuto modo di osservare che la consapevolezza di operare in
cattive condizioni di lavoro si manifesta in una fase successiva a quella
dell’immediato insediamento in Italia e che la percentuale di persone che
indica il lavoro come pericolo per la salute cresce all’aumentare dell’anzianità

25
Non si è voluto affrontare in questa sede il tema del significato di salute attribuito dalle
diverse culture, accettando come valida la percezione del soggetto, indipendentemente dalla
concezione personale attribuita dall’intervistato.
70
migratoria (Gusmeroli, Ortensi, Pasini, 2004). Questa analisi permette di
aggiungere la considerazione che il raggiungimento di un buon livello di
integrazione burocratica, lavorativa (dal punto di vista economico e formale) e
abitativa non implica un miglioramento effettivo delle condizioni di lavoro
percepite, almeno tra gli uomini. L’andamento diverso osservabile tra le
donne è spiegabile con l’alto numero di non attive tra ai livelli più alti di
integrazione26.

Tab. 13 - Fattori di rischio per la salute per genere e livello di integrazione


Livello di integrazione Uomini Donne
Fattori che incidono
negativamente sullo stato di Medio Medio Medio Medio
salute Bassa bassa alta Alta Bassa bassa alta Alta
Le cattive condizioni di lavoro 18,7 28,9 28,6 30,1 12,5 21,9 16,9 10,3
Le cattive condizioni abitative 12,9 11,7 4,8 5,7 7,1 7,4 6,3 6,7
La mancanza di informazioni 5,2 5,2 5,1 3,8 11,2 6,6 6,6 5,0
La difficoltà a spiegarsi 6,6 5,1 4,1 2,5 10,2 10,3 7,0 4,9
La lontananza dai cari 24,3 21,3 25,4 15,4 19,5 22,0 27,0 25,8
La povertà 6,0 2,1 3,4 1,8 6,8 2,9 2,2 2,2
La disoccupazione (precarietà).. 5,0 1,6 0,6 1,0 5,6 6,1 1,5 1,5
Nessuno 21,3 24,1 27,9 39,6 27,1 22,8 32,4 43,7
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Anche per le modalità di costruzione dell’indice, le cattive condizioni


abitative si riducono al crescere dell’integrazione così come diminuiscono i
fattori caratteristici della prima fase di insediamento quali la povertà, la
precarietà, la mancanza di informazione e la difficoltà a spiegarsi,
quest’ultima particolarmente elevata tra le donne.
Un fattore di rischio molto importante è quello del disagio di tipo
psicologico che rimane elevato per entrambi i generi e per tutti i gradi di
integrazione con una flessione tra gli uomini al livello più alto.
Tra le persone che hanno scelto di indicare un secondo fattore di rischio si
evidenzia l’emergere del fattore psicologico tra gli uomini, in particolare tra
quelli più integrati e della disoccupazione tra gli uomini con bassa
integrazione (38,8% delle risposte).
Un andamento analogo si ha tra le donne, con lo stesso accento su
precarietà e disoccupazione tra le meno integrate (24,2%), ma emerge anche

26
Le casalinghe sono l’8% tra le donne meno integrate, il 3,8% tra quelle con integrazione
medio-bassa, mentre raggiungono rispettivamente il 20,1% e il 32,4% tra le donne con
integrazione medio-alta e alta.
71
una maggiore preoccupazione per la povertà anche ai livelli più alti di
integrazione.
Le preoccupazioni della prima ora, legate agli aspetti strutturali
dell’integrazione come la casa, l’uscita dalla precarietà e la padronanza della
lingua lasciano sempre maggior posto, al crescere dell’inserimento, a
preoccupazioni circa la sicurezza sul lavoro e ai malesseri concernenti la sfera
psicologica. Tutti aspetti che sono riassunti nel complesso concetto di
benessere e che caratterizzeranno sempre più gli stranieri presenti in Italia
parallelamente al loro radicamento sul territorio.
A questo proposito e in conclusione è interessante analizzare la percezione
di alcune problematiche come la povertà e la precarietà in rapporto
all’effettivo disagio rilevato nella popolazione straniera.

Tab. 14 - Fattori di rischio per salute per livello di povertà


Quattro soglie di povertà

Fattori che incidono negativamente Sicuramente Appena Quasi Sicuramente


sullo stato di salute povero povero povero non povero Totale
Le cattive condizioni di lavoro 19,8 22,5 22,3 25,6 23,1
Le cattive condizioni abitative 9,5 6,0 8,0 6,4 7,4
La mancanza di informazioni 6,8 7,6 5,5 4,9 6,0
La difficoltà a spiegarsi 5,4 5,3 6,3 4,0 4,9
La lontananza dai cari 15,6 20,0 24,0 29,2 23,4
La povertà 5,1 2,8 2,9 2,1 3,1
La disoccupazione (precarietà).. 3,2 3,5 1,9 1,3 2,3
Niente 34,5 32,2 29,1 26,4 29,9
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

In questo senso è evidente che parallelamente al calare della povertà


scende anche la percentuale di persone che indica come pericolosi per la
salute fattori come la precarietà, la povertà, la mancanza di informazioni e la
disoccupazione, mentre non sembrano essere influenzati altri aspetti come le
cattive condizioni di lavoro, la difficoltà ad esprimere il malessere e, come
prevedibile, la mancanza dei cari.

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Milano, 2005

74
Allegato statistico: la salute degli immigrati in cifre*

*
di Livia Ortensi
75
1. La richiesta di aiuto

Tab. 1.1 - Richiesta di aiuto per genere


Genere dell'intervistato
A chi si rivolge quando si sente male? Uomo Donna Totale
Ad amici e/o conoscenti della mia comunità % di riga 54,1 45,9 100,0
% di colonna 10,8 10,8 10,8
Ad amici e/o conoscenti italiani % di riga 31,0 69,0 100,0
% di colonna 1,3 3,5 2,3
Al farmacista % di riga 52,3 47,7 100,0
% di colonna 9,4 10,1 9,7
Al medico di base % di riga 52,6 47,4 100,0
% di colonna 53,6 56,8 55,1
Ad un medico della comunità d'appartenenza % di riga 54,6 45,4 100,0
% di colonna 1,4 1,4 1,4
Ad un medico privato % di riga 29,3 70,7 100,0
% di colonna 0,3 0,8 0,5
Al personale di un centro di volontariato % di riga 58,2 41,8 100,0
% di colonna 3,1 2,6 2,9
Al pronto soccorso % di riga 65,3 34,7 100,0
% di colonna 11,0 6,9 9,1
A nessuno, aspetto che passi % di riga 59,8 40,2 100,0
% di colonna 9,1 7,2 8,3
Totale % di riga 54,0 46,0 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0

76
Tab. 1.2 - Richiesta di aiuto per grandi arre di provenienza
Grandi aree di provenienza
America
A chi si rivolge quando si sente male? Est Europa Asia Latina Nord Africa Altri Africa Totale
Ad amici e/o conoscenti della mia comunità % di riga 27,2 18,1 10,5 22,7 21,4 100,0
% di colonna 11,6 8,6 7,2 11,8 15,4 10,8
Ad amici e/o conoscenti italiani % di riga 55,1 18,9 14,1 5,9 5,9 100,0
% di colonna 5,1 1,9 2,1 0,7 0,9 2,3
Al farmacista % di riga 31,6 17,9 24,7 13,6 12,2 100,0
% di colonna 12,1 7,6 15,2 6,3 7,8 9,7
Al medico di base % di riga 23,3 24,3 13,9 22,5 16,0 100,0
% di colonna 50,6 58,4 48,5 59,2 58,5 55,1
% di riga 12,8 63,3 10,1 5,5 8,3 100,0
Ad un medico della comunità d'appartenenza % di colonna 0,7 3,8 0,9 0,4 0,8 1,4
Ad un medico privato % di riga 31,7 26,8 9,8 14,6 17,1 100,0
% di colonna 0,7 0,6 0,3 0,4 0,6 0,5
Al personale di un centro di volontariato % di riga 21,2 14,6 35,8 8,0 20,4 100,0
% di colonna 2,4 1,8 6,5 1,1 3,9 2,9
Al pronto soccorso % di riga 24,8 19,1 17,4 26,8 11,9 100,0
% di colonna 8,9 7,5 10,0 11,6 7,2 9,0
A nessuno, aspetto che passi % di riga 24,4 26,7 17,9 21,9 9,0 100,0
% di colonna 8,0 9,6 9,4 8,7 5,0 8,3
Totale % di riga 25,3 22,9 15,8 20,9 15,1 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

7
Tab. 1.3 - Richiesta di aiuto per condizione giuridica
Attualmente è in possesso del permesso di soggiorno? Totale
No, non l’ha
Si, perm. Ha anche No, l'ha No, l'ha avuto ma è No, non mai avuto e sta
Si, carta di di cittadin. avuto ma scaduto e sta l’ha mai regolarizzando
A chi si rivolge quando si sente male? sogg. soggiorno italiana è scaduto regolarizza- ndosi avuto si
Ad amici e/o conoscenti della mia comunità % di riga 9,9 60,0 1,8 1,9 1,2 20,9 4,3 100,0
% di colonna 7,5 9,4 5,2 34,8 8,0 22,0 25,9 10,7
Ad amici e/o conoscenti italiani % di riga 9,8 66,8 3,3 0,0 1,1 10,3 8,7 100,0
% di colonna 1,6 2,3 2,1 0,0 1,6 2,4 11,5 2,3
Al farmacista % di riga 7,0 64,3 2,4 1,3 6,9 15,1 3,0 100,0
% di colonna 4,8 9,1 6,3 21,7 41,6 14,4 16,5 9,7
Al medico di base % di riga 19,8 73,6 5,0 0,1 0,9 0,1 0,4 100,0
% di colonna 77,4 59,9 75,7 13,0 32,8 0,4 12,2 55,4
Ad un medico della comunità d'appartenenza % di riga 7,0 79,0 0,0 12,0 2,0 100,0
% di colonna 0,6 1,5 0,0 1,5 1,4 1,3
Ad un medico privato % di riga 17,5 57,5 2,5 0,0 17,5 5,0 100,0
% di colonna 0,6 0,4 0,3 0,0 0,9 1,4 0,5
Al personale di un centro di volontariato % di riga 30,3 3,7 0,9 58,3 6,9 100,0
% di colonna 1,2 17,4 1,6 16,0 10,8 2,8
Al pronto soccorso % di riga 7,4 68,2 2,1 0,6 1,4 19,0 1,3 100,0
% di colonna 4,8 9,1 5,2 8,7 8,0 17,1 6,5 9,1
A nessuno, aspetto che passi % di riga 4,5 57,6 2,3 0,3 1,2 31,1 2,9 100,0
% di colonna 2,6 7,0 5,2 4,3 6,4 25,3 13,7 8,2
Totale % di riga 14,1 68,1 3,7 0,6 1,6 10,1 1,8 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

8
Tab. 1.4 - Richiesta di aiuto per religione professata
Religione professata
Altra
A chi si rivolge quando si sente male? Cattolica Musulma-na Cristiana Buddista Induista Altra Nessuna Totale
Ad amici e/o conoscenti della mia comunità % di riga 23,9 44,7 18,3 4,1 1,9 2,3 4,8 100,0
% di colonna 8,2 12,7 11,7 11,7 11,0 8,7 10,8 10,8
Ad amici e/o conoscenti italiani % di riga 41,2 14,1 24,3 2,8 2,8 6,8 7,9 100,0
% di colonna 3,0 0,8 3,3 1,7 3,4 5,5 3,8 2,3
Al farmacista % di riga 32,5 25,9 27,4 3,8 1,3 5,7 3,4 100,0
% di colonna 9,8 6,5 15,5 9,6 6,8 19,3 6,7 9,6
Al medico di base % di riga 32,3 41,1 14,8 3,4 2,2 2,4 3,8 100,0
% di colonna 56,5 59,6 48,5 49,8 64,4 46,8 44,2 55,4
Ad un medico della comunità d'appartenenza % di riga 21,7 17,9 10,4 23,6 1,9 24,5 100,0
% di colonna 0,9 0,6 0,8 8,6 0,9 7,0 1,4
Ad un medico privato % di riga 50,0 22,5 22,5 0,0 0,0 2,5 2,5 100,0
% di colonna 0,8 0,3 0,7 0,0 0,0 0,5 0,3 0,5
Al personale di un centro di volontariato % di riga 56,2 18,3 18,7 2,3 1,4 3,2 100,0
% di colonna 5,0 1,4 3,1 1,7 1,4 1,9 2,8
Al pronto soccorso % di riga 31,3 45,7 14,5 2,1 1,7 2,7 2,0 100,0
% di colonna 9,0 10,9 7,8 5,2 8,2 8,7 3,8 9,1
A nessuno, aspetto che passi % di riga 26,2 33,5 18,0 5,4 1,4 2,8 12,6 100,0
% di colonna 6,8 7,2 8,7 11,7 6,2 8,3 21,6 8,2
Totale % di riga 31,7 38,1 16,9 3,8 1,9 2,8 4,8 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
9
Tab. 1.5 - Richiesta di aiuto per titolo di studio raggiunto
Titolo di studio raggiunto
Scuola
Nessun titolo Scuola secondaria Laurea/diplo-ma
A chi si rivolge quando si sente male? formale dell’obbligo superiore universitario Totale
Ad amici e/o conoscenti della mia comunità % di riga 14,8 39,9 34,3 11,0 100,0
% di colonna 17,3 13,0 8,5 8,7 10,8
Ad amici e/o conoscenti italiani % di riga 6,5 29,9 47,3 16,3 100,0
% di colonna 1,6 2,1 2,5 2,8 2,3
Al farmacista % di riga 12,8 35,3 40,2 11,7 100,0
% di colonna 13,3 10,3 8,9 8,3 9,7
Al medico di base % di riga 8,0 31,2 45,2 15,7 100,0
% di colonna 47,4 51,5 57,1 63,1 55,2
Ad un medico della comun. d’appartenenza % di riga 5,7 51,9 35,8 6,6 100,0
% di colonna 0,8 2,1 1,1 0,7 1,4
Ad un medico privato % di riga 10,0 15,0 47,5 27,5 100,0
% di colonna 0,5 0,2 0,6 1,0 0,5
Al personale di un centro di volontariato % di riga 10,0 32,6 51,1 6,3 100,0
% di colonna 3,0 2,8 3,3 1,3 2,8
Al pronto soccorso % di riga 7,8 31,7 47,7 12,8 100,0
% di colonna 7,5 8,5 9,8 8,4 9,0
A nessuno, aspetto che passi % di riga 9,6 38,5 42,5 9,4 100,0
% di colonna 8,5 9,6 8,1 5,7 8,3
Totale % di riga 9,3 33,4 43,6 13,7 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

10
Tab.1.6 - Richiesta di aiuto per condizione giuridica e genere
A chi si rivolge quando si sente male? Regolari Irregolari
Uomo Donna Uomo Donna
Ad amici e/o conoscenti della mia comunità 8,7 9,2 21,8 23,2
Ad amici e/o conoscenti italiani 1,4 3,1 0,7 5,0
Al farmacista 8,1 8,6 13,2 16,2
Al medico di base 62,6 64,5 4,3* 2,9*
Ad un medico della comunità d'appartenenza 1,4 1,2 1,4 3,1
Ad un medico privato 0,3 0,7 0,4 1,6
Al personale di un centro di volontariato 0,7 1,3 16,4 14,1
Al pronto soccorso 10,1 6,1 17,1 13,8
A nessuno, aspetto che passi 6,8 5,4 24,7 20,1
Totale 100 100 100 100
* Il dato si riferisce a coloro che hanno avuto un permesso di soggiorno successivamente scaduto

11
Tab. 1.7 - Richiesta di aiuto per condizione giuridica e area di provenienza
Regolari Irregolari

America Nord Altri America Nord Altri


A chi si rivolge quando si sente male? Est Europa Asia Est Europa Asia
Latina Africa Africa Latina Africa Africa

Ad amici e/o conoscenti della mia


8,3 8,2 6,3 10,8 11,0 27,3 14,0 9,7 22,5 40,6
comunità
Ad amici e/o conoscenti italiani 4,8 1,9 2,2 0,5 0,9 5,0 0,9 1,6 0,9 0,7
Al farmacista 10,4 6,8 12,9 6,1 6,6 16,1 14,0 18,6 5,4 10,9
Al medico di base 61,0 62,8 62,5 64,0 68,7 4,0* 2,8* 0,8* 7,2* 6,5*
Ad un medico della comunità
0,6 3,4 0,5 0,4 0,7 0,9 9,3 2,3 0,0 0,7
d'appartenenza
Ad un medico privato 0,5 0,7 0,3 0,3 0,5 0,9 0,0 0,4 0,9 1,4

Al personale di un centro di volontariato 0,4 0,9 1,8 0,4 1,9 12,7 15,9 24,8 8,1 9,4
Al pronto soccorso 8,8 6,4 8,2 10,8 6,2 10,2 25,2 16,3 23,4 14,5
A nessuno, aspetto che passi 5,1 8,8 5,2 6,7 3,4 22,7 17,8 25,6 31,5 15,2
Totale 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100
*Si tratta di persone che erano in possesso di un permesso di soggiorno successivamente scaduto

12
2. I servizi utilizzati e le cause

Tab. 2.1 -Servizi pubblici utilizzati per posizione giuridica


Quali servizi pubblici ha utilizzato?
(ammesse più risposte) Posizione giuridica
Regolare Irregolare In fase di regolarizzazione
Medico di base 62,2 4,6* 36,4
Pediatra di base 20,4 1,1* 10,3
Pronto soccorso 22,3 16,5 19,8
Visite specialistiche in ospedale 18,0 4,0 7,8
Ricovero in ospedale 6,9 2,1 4,3
Visite specialistiche pediatriche in ospedale
5,6 0,7 1,0
(per i figli)
Nessun servizio 24,2 72,8 42,8
*Si tratta di persone che erano in possesso di un permesso di soggiorno successivamente scaduto

13
Tab. 2.2 - Servizi pubblici utilizzati per posizione giuridica e genere
Quali servizi pubblici ha utilizzato?
(ammesse più risposte) Regolari Irregolari
Uomo Donna Uomo Donna
Medico di base 58,9 65,9 5,4 3,6
Pediatra di base* 34,1 48,0 **1,6 **9,7
Pronto soccorso 24,2 20,1 20,1 11,6
Visite specialistiche in ospedale 11,3 25,8 2,3 6,2
Ricovero in ospedale 6,2 7,6 2,0 2,2
Visite specialistiche pediatriche in ospedale* 9,8 12,6 **4,0 **2,6
Nessun servizio 27,2 20,7 69,4 77,4
*La percentuale è calcolata solo su chi ha figli in Italia
**Si tratta di persone che erano in possesso di un permesso di soggiorno successivamente scaduto

14
Tab. 2.3 - Servizi pubblici utilizzati per posizione giuridica e grandi aree di provenienza
Regolari Irregolari

Quali servizi pubblici ha utilizzato? America Altri America Nord Altri


Est Europa Asia Nord Africa Est Europa Asia
(ammesse più risposte) Latina Africa Latina Africa Africa
Medico di base 62,6 56,0 63,7 65,6 65,4 **3,7 **10,0 **0,9 **5,2 **9,3
Pediatra di base* 37,8 34,7 35,2 53,1 47,1 **2,5 **12,9 **4,7 **6,4 **12,6
Pronto soccorso 21,2 16,5 19,6 28,8 26,4 12,3 11,2 16,0 27,1 22,9
Visite specialistiche in ospedale 5,4 14,2 23,3 16,8 19,6 2,3 4,9 6,5 2,0 4,5
Ricovero in ospedale 6,5 5,1 4,9 9,6 8,0 1,5 0,4 1,9 2,7 4,4
Visite specialistiche pediatriche in ospedale* 10,6 10,8 9,7 11,9 13,8 - 8,9 9,2 - -
Nessun servizio 22,6 32,8 21,7 19,1 22,5 80,4 69,8 72,5 64,0 65,1
*La percentuale è calcolata solo su chi ha figli in Italia
**Si tratta di persone che erano in possesso di un permesso di soggiorno successivamente scaduto

15
Tab. 2.4 - Motivi dell’utilizzo dei servizi pubblici per posizione giuridica
Quali servizi pubblici ha utilizzato? (ammesse più risposte) Posizione giuridica Totale
In fase di
Regolare Irregolare
regolarizzazione
Malessere generico 64,8 18,9 43,9 58,4
Motivi ginecologici* 28,4 7,5 16,3 25,6
Infortuni sul lavoro 6,3 1,4 3,6 5,6
Infortuni domestici 2,3 1,3 1,1 2,1
Altri infortuni 5,7 4,1 5,3 5,5
Malattie infettive 0,7 0,4 1,7 0,7
Altro 5,8 4,6 11,3 5,9
*Dato calcolato solo sulle donne

16
Tab. 2.5 - Motivi dell’utilizzo dei servizi pubblici per grandi aree di provenienza, uomini
Grandi aree di provenienza uomini

Motivo di utilizzo dei servizi pubblici (ammesse più America


Est Europa Asia Nord Africa Altri Africa Totale
risposte) Latina

Malessere generico 49,5 59,6 49,5 58,1 58,6 55,8


Motivi ginecologici - - - - - -
Infortuni sul lavoro 10,4 4,6 6,1 11,1 10,2 8,7
Infortuni domestici 2,3 1,6 1,5 2,3 3,3 2,2
Altri infortuni 7,8 4,8 6,4 8,2 8,4 7,1
Malattie infettive 0,8 0,6 0,4 0,5 1,5 0,7
Altro 4,8 6,1 6,7 6,5 5,3 5,9

17
Tab. 2.6 - Motivi dell’utilizzo dei servizi pubblici per grandi aree di provenienza, donne
Grandi aree di provenienza donne

Motivo di utilizzo dei servizi pubblici (ammesse più America


Est Europa Asia Nord Africa Altri Africa Totale
risposte) Latina
Malessere generico 57,1 61,6 57,3 74,1 74,1 61,5
Motivi ginecologici 25,7 20,4 23,0 31,6 31,6 25,6
Infortuni sul lavoro 2,3 1,0 1,8 1,3 1,3 1,9
Infortuni domestici 2,6 1,1 1,8 2,1 2,1 2,0
Altri infortuni 2,2 5,5 3,5 4,8 4,8 3,7
Malattie infettive 0,3 0,5 0,1 0,9 0,9 0,6
Altro 4,6 3,6 10,0 5,9 5,9 5,9

18
Tab. 2.7 - Motivi dell’utilizzo dei servizi pubblici per titolo di studio raggiunto
Titolo di studio raggiunto
Scuola
Motivo di utilizzo dei servizi pubblici (ammesse più Scuola secondaria Laurea/diploma
risposte) Nessun titolo formale dell'obbligo superiore universitario
Malessere generico 62,0 58,9 55,5 63,7
Motivi ginecologici* 27,0 22,7 27,0 26,3
Infortuni sul lavoro 5,4 6,0 6,0 3,4
Infortuni domestici 2,3 1,9 2,1 2,5
Altri infortuni 6,8 4,4 6,2 5,1
Malattie infettive 1,8 0,7 0,4 0,7
Altro 9,1 5,0 5,8 6,0
*Dato calcolato solo sulle donne

19
3. I fattori di rischio per la salute

Tab. 3.1 - Fattori di rischio per la salute


Fattori che incidono negativamente sullo stato di salute Primo Secondo
Nessuno, sto bene 31,1 0,8
La lontananza dai cari 22,4 40,4
Le cattive condizioni di lavoro 21,6 0
Le cattive condizioni abitative 7,4 9,5
La difficoltà a spiegarsi, a comunicare il malessere 6,1 9,9
La mancanza di informazioni 5,7 2,9
La povertà 3,2 21,1
La disoccupazione (precarietà).. 2,4 15,5
Totale 100 100

20
Tab. 3.2 - Principale fattore di rischio individuato per genere
Genere dell'intervistato Totale
Fattori che incidono negativamente sullo stato di salute (primo) Uomo Donna
Le cattive condizioni di lavoro % di riga 66,8 33,2 100,0
% di colonna 26,9 15,5 21,6
Le cattive condizioni abitative % di riga 58,5 41,5 100,0
% di colonna 8,1 6,7 7,5
La mancanza di informazioni % di riga 44,5 55,5 100,0
% di colonna 4,7 6,9 5,7
La difficoltà a spiegarsi, a comunicare il malessere % di riga 38,7 61,3 100,0
% di colonna 4,4 8,1 6,1
La lontananza dai cari % di riga 49,0 51,0 100,0
% di colonna 20,4 24,7 22,3
La povertà % di riga 52,7 47,3 100,0
% di colonna 3,1 3,2 3,2
La disoccupazione (precarietà).. % di riga 41,0 59,0 100,0
% di colonna 1,9 3,1 2,4
Niente % di riga 52,8 47,2 100,0
% di colonna 30,5 31,7 31,1
Totale % di riga 53,8 46,2 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0

21
Tab. 3.3 - Principale fattore di rischio individuato per area di provenienza
Grandi aree di provenienza
Fattori che incidono negativamente sullo stato America
di salute (primo) Est Europa Asia Latina Nord Africa Altri Africa Totale
Le cattive condizioni di lavoro % di riga 27,9 17,0 14,4 22,5 18,2 100,0
% di colonna 24,0 15,9 19,7 23,2 26,2 21,6
Le cattive condizioni abitative % di riga 24,5 14,3 15,2 27,8 18,2 100,0
% di colonna 7,3 4,6 7,1 9,9 9,0 7,4
La mancanza di informazioni % di riga 23,6 22,7 11,8 26,1 15,9 100,0
% di colonna 5,4 5,6 4,3 7,1 6,0 5,7
La difficoltà a spiegarsi, a comunicare il
malessere % di riga 19,3 35,9 10,4 20,8 13,6 100,0
% di colonna 4,7 9,5 4,0 6,1 5,5 6,1
La lontananza dai cari % di riga 29,7 21,6 15,7 18,1 15,0 100,0
% di colonna 26,5 20,9 22,2 19,3 22,2 22,4
La povertà % di riga 18,5 23,0 12,3 21,0 25,1 100,0
% di colonna 2,3 3,1 2,5 3,2 5,3 3,2
La disoccupazione (precarietà).. % di riga 21,3 14,4 22,9 17,0 24,5 100,0
% di colonna 2,1 1,5 3,5 2,0 4,0 2,4
Niente % di riga 22,4 28,7 18,6 19,7 10,6 100,0
% di colonna 27,8 38,8 36,7 29,2 21,8 31,1
Totale % di riga 25,1 23,1 15,8 21,0 15,1 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
22
Tab. 3.4 - Principale fattore di rischio individuato per condizione giuridica
Attualmente è in possesso del permesso di soggiorno?
No, l'ha avuto No, non l'ha
No, perchè ma è scaduto e mai avuto e
Si, ha anche No, l'ha sta No, non sta
Si, carta permess. cittadinanza avuto ma è regolarizzan- l'ha mai regolarizzand
Fattori che incidono negativamente sullo stato di salute (primo) di sogg. di sogg. italiana scaduto dosi avuto osi Totale
Le cattive condizioni di lavoro % di riga 16,0 69,1 1,8 0,6 1,9 8,9 1,7 100,0
% di colonna 24,3 22,0 10,4 22,7 25,2 18,3 21,5 21,6
Le cattive condizioni abitative % di riga 11,7 69,4 0,9 0,7 1,2 14,0 2,1 100,0
% di colonna 6,1 7,6 1,8 9,1 5,5 9,8 9,2 7,4
La mancanza di informazioni % di riga 10,5 69,3 0,9 0,5 3,0 10,8 5,0 100,0
% di colonna 4,2 5,9 1,4 4,5 10,2 5,9 16,9 5,7
La difficoltà a spiegarsi, a comunicare il malessere % di riga 9,2 63,9 0,2 0,2 7,5 15,7 3,2 100,0
% di colonna 4,0 5,7 0,4 2,3 27,6 9,1 11,5 6,1
La lontananza dai cari % di riga 12,1 70,4 3,6 0,5 0,9 11,0 1,6 100,0
% di colonna 19,0 23,3 21,8 18,2 11,8 23,4 20,8 22,4
La povertà % di riga 15,2 57,8 2,1 2,1 2,1 19,8 0,8 100,0
% di colonna 3,3 2,7 1,8 11,4 3,9 5,9 1,5 3,1
La disoccupazione (precarietà).. % di riga 12,4 59,1 4,8 1,1 4,3 16,1 2,2 100,0
% di colonna 2,1 2,1 3,2 4,5 6,3 3,7 3,1 2,4
Niente % di riga 16,8 66,3 6,9 0,5 0,5 8,0 0,8 100,0
% di colonna 37,0 30,7 59,3 27,3 9,4 23,9 15,4 31,3
Totale % di riga 14,2 67,7 3,7 0,6 1,7 10,5 1,7 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

23
Tab. 3.5 - Principale fattore di rischio individuato per titolo di studio
Titolo di studio raggiunto
Scuola
Nessun titolo Scuola secondaria Laurea/diploma
Fattori che incidono negativamente sullo stato di salute (primo) formale dell'obbligo superiore universitario Totale
Le cattive condizioni di lavoro % di riga 9,9 39,7 39,4 11,0 100,0
% di colonna 22,8 25,9 19,7 17,2 21,7
Le cattive condizioni abitative % di riga 15,5 34,0 39,3 11,1 100,0
% di colonna 12,2 7,6 6,7 5,9 7,4
La mancanza di informazioni % di riga 14,2 35,6 40,8 9,4 100,0
% di colonna 8,6 6,1 5,4 3,9 5,7
La difficoltà a spiegarsi, a comunicare il malessere % di riga 17,6 39,8 32,3 10,3 100,0
% di colonna 11,4 7,3 4,5 4,5 6,1
La lontananza dai cari % di riga 6,4 25,8 50,0 17,7 100,0
% di colonna 15,3 17,4 25,7 28,6 22,4
La povertà % di riga 11,6 43,6 33,2 11,6 100,0
% di colonna 3,9 4,1 2,4 2,6 3,2
La disoccupazione (precarietà).. % di riga 12,8 32,1 42,8 12,3 100,0
% di colonna 3,3 2,4 2,4 2,2 2,4
Niente % di riga 6,8 31,2 46,3 15,7 100,0
% di colonna 22,5 29,2 33,2 35,2 31,1
Totale % di riga 9,4 33,3 43,5 13,9 100,0
% di colonna 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

24
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