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LEZIONE 10 DIRITTO COMMERCIALE 18-04-2016

Nella lezione precedente ci eravamo occupati della morte del socio di una società e dello scioglimento
limitatamente a quel socio,della società;siccome la quota di partecipazione è connotata intuitus
personae,alla morte del socio gli eredi non subentrano nella sua partecipazione ma la quota va liquidata
all’esterno a meno che,è ovvio,gli eredi superstiti non siano d’accordo per il subentro di questi ultimi al
posto del socio defunto o a meno che ancora,i soci superstiti non decidano di sciogliere la società nella sua
interezza cosicché gli eredi del defunto non avranno più diritto alla liquidazione della quota nei termini
rigidi di 180 giorni. Poi,(se vi ricordate) accennammo l’esclusione e le cause di esclusione e parlammo anche
del recesso. Ora,queste vicende sono regolate dalla legge ma potrebbero essere,in parte,regolate nell’atto
costitutivo,nel contratto di società e in che misura? Ci potrebbero essere dei patti,delle clausole inserite
nell’atto costitutivo,nel contratto di società che regolano le sorti della partecipazione alla morte di un
socio,però possono regolarli entro una certa misura: vediamo come ci possono essere delle clausole che
prevedono che alla morte del socio,gli eredi siano obbligati a subentrare nella società qualora i soci
superstiti lo vogliano oppure al contrario,alla morte del socio,i soci superstiti siano obbligati a far
subentrare gli eredi nella società qualora questi ultimi lo vogliano clausole che diventano degli
obblighi,clausole ammesse in quanto potranno essere disattese,potranno essere rispettate in quanto poi le
conseguenze si avranno solo sul piano risarcitorio. A parte queste clausole,si è discusso in passato se fosse
ammissibile una CLAUSOLA DI SUCCESSIONE AUTOMATICA  una clausola in forza della quale,dopo la
morte del socio automaticamente gli eredi con la cessazione dell’eredità subentrano nella sua postazione
 questa clausola è stata però dichiarata nulla dalla Cassazione per due motivi fondamentali:
1. Il primo motivo riguarda un “patto successorio” e sappiamo come i patti successori siano vietati se non
nei limiti in cui sia configurabile la fattispecie nel patto di famiglia;
2. Questa clausola di successione automatica è altresì nulla perché disattende ad un principio molto
importante del diritto societario,ossia che l’acquisto della responsabilità illimitata da parte di un soggetto
richiede una sua manifestazione espressa di volontà cosa che nella fattispecie viene a mancare
perché,mettiamo il caso che il socio che viene a mancare sia un socio illimitatamente responsabile,un socio
di società in nome collettivo: se fosse ammessa una clausola di successione automatica,i suoi eredi anche
con la accettazione tacita subentrerebbero nella sua posizione di socio senza manifestare alcuna volontà in
ordine all’acquisto o meno della posizione di socio illimitatamente responsabile; quindi con la accettazione
tacita gli eredi di costui si ritroverebbero nella posizione di soci illimitatamente responsabili di una società
di persone con conseguenze possibilmente catastrofiche: ipotesi eventualmente di società irregolari o di
fatto in cui potrebbe essere pattuita una clausola di questo genere.
Per quanto attiene il recesso,la vicenda può essere regolata dai patti sociali solo nel tempo di inserire
ulteriori cause di recesso rispetto a quelle previste dalla legge e che vi ho detto l’altra volta;idem per
quanto riguarda l’esclusione ma non per quanto riguarda l’esclusione di diritto ma per l’esclusione
facoltativa : per questo tipo di esclusione vi è la possibilità,certamente,anche qui di inserire ulteriori
clausole e fattispecie di esclusione rispetto alle tre fattispecie di esclusione previste dalla legge,oltre alla
possibilità di deferire ad un collegio arbitrale la definizione di tutte le eventuali controversie che derivano in
sede di opposizione,alla delibera esclusione oppure di affidare l’esclusione giudiziale (che è quella richiesta
dall’altro socio qualora i soci siano due in una società di persone), esclusione giudiziale che potrebbe anche
essere richiesta se lo prevede il contratto sociale,ad un collegio arbitrale indicato e formato secondo i
criteri previsti dall’atti costitutivo  questa è un’altra DEROGA PATTIZIA al sistema che può essere prevista.
Come abbiamo detto l’altra volta,la quota va liquidata agli eredi del defunto,al socio receduto o al socio
escluso ed il termine è di 180 giorni da quando si è verificato l’evento morte o da quando il recesso o
l’esclusione diventano efficaci; la quota deve essere pari al valore che essa aveva al momento in cui si è
verificata la causa di scioglimento,tenuto conto delle operazioni ancora in corso di esecuzione ovviamente a
quella data.

Parliamo adesso delle MODIFICHE DELL’ATTO COSTITUTIVO: la disciplina delle modifiche dell’atto
costitutivo per le società di persone ed in particolar modo per quelle semplici è una disciplina di base che s
si applica per tutte le società e man mano che la figura societaria si fa più complessa ovviamente la
disciplina diviene sempre più sofisticata ma le idee e i principi regolatori sono sempre gli stessi;le modifiche
all’atto costitutivo sono modifiche a un contratto di collaborazione quindi per giusta regola dovrebbero
essere decise da tutti i soci così come avviene per un contratto plurilaterale(se c’è un contratto plurilaterale
la modifica richiede il consenso di tutti i contraenti,è ovvio,perché è come stipulare un nuovo contratto: la
stessa cosa vale per il contratto di società): nelle società di persone questa è la regola,a meno che l’atto
costitutivo non preveda diversamente ossia non stabilisca che la maggioranza possa decidere anche senza il
ricorso ad un’adunanza assembleare di modificare lì’atto costitutivo e quindi i patti sociali. Ora, queste
modifiche richiedono un apposito procedimento che deve essere speculare rispetto a quello che si segue al
momento della costituzione( se il contratto di società è in forma scritta anche le modifiche richiedono la
forma scritta, se è in atto pubblico anche le modifiche richiedono l’atto pubblico e così via) perché
ovviamente questo è necessario ai fini poi del regime pubblicitario o del regime probatorio: è evidente
quindi che se la società è irregolare,non è iscritta nel registro delle imprese perché magari l’atto costitutivo
c’è ed è pure in forma scritta ma non è né in forma di atto pubblico né in forma di scrittura privata
autenticata e quindi la società non è iscritta nel registro quindi in questo caso se le modifiche le adottiamo
come atto scritto con scrittura privata autenticata a quel punto la società va necessariamente regolarizzata
perché il notaio ha l’obbligo dell’iscrizione della modifica. Viceversa,se l’atto costitutivo è in forma solenne
di atto pubblico o di scrittura privata autenticata e quindi regolarmente iscritto ma la modifica è annotata
solo per iscritto,non potrebbe essere pubblicata,non potrebbe essere iscritta nel registro delle imprese,il
notaio non potrebbe accertarla quindi sarebbe una modifica non opponibile ai terzi ecco perché si
richiede la medesima forma che è stata adottata in sede di costituzione della società. Nelle società di
capitali poi peraltro,come vedremo, con atto costitutivo in forma di atto pubblico alla stessa maniera la
modifica la si avrà in forma di atto pubblico,infatti all’assemblea che delibera la modifica dell’atto
costitutivo deve intervenire il notaio che redigerà il verbale ovviamente,in forma di atto pubblico e
pubblicizzerà la modifica nel registro delle imprese. Le modifiche di cui si occupa il regime delle società di
persone sono le modifiche che attengono al capitale e le modifiche che attengono alla durata della
società;nelle società di persone,però, le modifiche che riguardano la composizione della compagine
sociale,cioè che riguardano i soci,sono modifiche a tutti gli effetti e devono essere formalizzate al contrario
di quello che avviene nelle società di capitali; ora voi vi domanderete: perché nelle società di persone per le
modifiche dei soci è richiesto un procedimento più rigoroso rispetto a quello delle società di capitali? Cioè
nelle società di capitali le partecipazioni sono liberamente trasferibili senza che sia necessaria,al momento
del trasferimento una modifica dell’atto costitutivo; nelle società di persone non è così :le partecipazioni
non sono liberamente trasferibili e ogni volta che una partecipazione passa da un socio ad un altro
soggetto che diventa un nuovo socio,diventa necessaria la modifica dell’atto costitutivo e ci vuole il
consenso di tutti i soci, a meno che l’atto costitutivo non preveda diversamente. Quindi le modifiche in
senso vero e proprio nelle società di persone sono sia le MODIFICHE OGGETTIVE sia LE MODIFICHE
SOGGETTIVE che riguardano la compagine sociale; nelle società di capitali e anche nelle cooperative le
modifiche,che richiedono il procedimento formale, vere e proprie sono solo le MODIFICHE OGGETTIVE
perché le partecipazioni sono liberamente trasferibili: questo perché? Perché nelle società di persone la
partecipazione,come vi dissi,è fondata sull’intuitus personae quindi è rilevante la figura del socio,non è
indifferente per la società che il socio sia Tizio anziché Caio perché i soci nelle società di persone possono
eseguire anche conferimenti non di capitali,che siano conferimenti d’opera o di servizi, quindi la
individualità del socio è fondamentale perché un soggetto può dare determinate garanzie ed eseguire un
conferimento,un altro soggetto no; nelle società di capitali questo problema non si pone perché i soci sono
in regola dei finanziatori,cioè apportano dei capitali e basta quindi che il socio sia Tizio anziché Caio poco
importa perché deve soltanto finanziare per sborsare una somma di denaro per capitali e basta. Ecco
perché le modifiche nelle società di persone richiedono il consenso di tutti i soci perché tutti i soci devono
essere d’accordo essendo il contratto intuitus personae nel mutamento della compagine sociale e si
richiede una modifica formale; non è così nelle società di capitali:la partecipazione è liberamente
trasferibile perché è semplicemente una forma di investimento,non è una vera e propria
compartecipazione all’esercizio in senso stretto dell’attività d’impresa, è una forma di investimento che può
passare di mano da un soggetto ad un altro: quindi le modifiche della compagine sociale nelle società di
persone vanno formalizzate e richiedono l’applicazione del procedimento di modifica.
Il legislatore si occupa poi di altre due tipologie di modifica:
-una è la modifica del capitale;
-l’altra è la modifica che attiene la durata della società.
L e modifiche del capitale sono: l’AUMENTO e la RIDUZIONE DEL CAPITALE. Aumento e riduzione del
capitale si suddividono a loro volta in due sottospecie: l’AUMENTO può essere NOMINALE o
GRATUITO,REALE o A PAGAMENTO; la RIDUZIONE può essere NOMINALE o PER PERDITA, REALE o
EFFETTIVA; quindi abbiamo un aumento nominale o gratuito che dir si voglia e una riduzione nominale o
per perdita, un aumento reale o a pagamento e una riduzione reale o effettiva: quindi le operazioni di
modifica del capitale non solo di distinguono in aumento e riduzione ma all’interno di queste due categorie
distinguiamo le operazioni nominali e operazioni reali. Qual è la differenza? La differenza consiste
nell’incidenza dell’operazione sul patrimonio della società: se l’operazione incide sul patrimonio si definisce
REALE ,se non incide sul patrimonio e lo lascia immutato,cioè non modifica la ricchezza complessiva della
società si parla di operazione nominale. Vediamo di capire meglio: partiamo dall’aumento gratuito : esso
consiste nel passaggio da riserve a capitale mettiamo il caso che la società ha un capitale di 100,in esito
all’esercizio 2015 la società concede un utile di bilancio di € 10: questo utile essendo liquidante potrebbe
essere distribuito fra i soci però questi dicono:” noi non vogliamo distribuirlo,vogliamo utilizzare questo
utile per incrementare il capitale da 100 a 110” ora,l’aumento che viene effettuato,passando questo utile
(che diventerebbe una riserva facoltativa perché distribuibile in qualsiasi momento) a capitale,si chiama
AUMENTO GRATUITO (la stessa cosa non si potrebbe fare qualora ci fossero RISERVE STATUTARIE,in quanto
queste vengono imputate a capitale attraverso una modifica;riserve che sono formate con
l’accantonamento di utili nel corso degli anni). L’aumento perché è gratuito? Perché i soci non mettono le
mani in tasca per aumentare il capitale,quindi la ricchezza complessiva della società se noi questi € 10 di
utili li passiamo a capitale,non aumenta perché il patrimonio sempre 110 è( patrimonio che è formato da
100 di capitale e 10 di utile): se noi questi 10 di utile li passiamo a capitale con una modifica,non si ha un
aumento della ricchezza complessiva della società,non è che aumenta il patrimonio in quanto rimane
sempre uguale, l’operazione è soltanto MERAMENTE contabile,cioè il capitale anziché essere 100 diventa
110 e non ha alcuna incidenza sul patrimonio perché questo rimane sempre immutato  questo è
l’AUMENTO GRATUITO o NOMINALE che si chiama anche PASSAGGIO DI RISERVE A CAPITALE.
Poi abbiamo la RIDUZIONE NOMINALE o PER PERDITE: ammettiamo il caso che il capitale è di 100 nell’
esercizio del 2015 vi è una perdita di 10(anziché esservi un utile vi è una perdita)  il capitale è 100 ma il
patrimonio è di 90(100-10) è però possibile riallineare il capitale al patrimonio,cioè il capitale è 100 e il
patrimonio è 90 a seguito di questa perdita,riducendo il capitale da 100 a 90 ma rimarrà sempre
un’operazione contabile: la facciamo perché ci sono state delle perdite che hanno eroso il capitale(infatti si
dice riduzione per perdite) ma è una riduzione nominale perché la ricchezza complessiva della società non
aumenta e un diminuisce perché 90 è il patrimonio e 90 resta: è cioè un’operazione contabile con cui
riallineiamo il capitale che è 100 al patrimonio che è 90 senza incidere sulla ricchezza complessiva del
capitale queste sono le operazioni NOMINALI dette PER PERDITE molto semplici.
Poi abbiamo le OPERAZIONI REALIqueste sì che incidono sul patrimonio: esempio  ammettiamo il caso
che 100 è il patrimonio e 100 è pure il capitale ma ci si rende conto che 100 di capitali non bastano per
perseguire gli scopi della società e dicono:”qui ci vogliono altri soldi,dobbiamo aumentare il capitale da 100
almeno fino a 200”: adesso,noi sappiamo che se il capitale è 100 e il patrimonio è di 100, per aumentare il
capitale anche di un solo euro(da 100 a 101,quindi figuriamoci da 100 a 200) sono necessari nuovi
conferimenti,cioè che i soci mettano mano al portafoglio,che si modifichi il patrimonio da 100 a 200 e
quindi 100 già ci sono e ne mettono altri 100 all’interno della società per poter aumentare il capitale da 100
a 200  questa operazione si chiama AUMENTO REALE o A PAGAMENTO perché i soci sborsano i
conferimenti per poter aumentare il capitale ed è chiaro che è un’operazione reale perché incide sulla
ricchezza della società, se i soci mettono mano al portafoglio e aumentano il capitale (aumentando anche il
patrimonio) l’operazione sul capitale ha un’incidenza positiva sul patrimonio perché aumenta il capitale ma
aumenta anche il patrimonio da 100 a 200; avendo un’incidenza sul patrimonio,l’operazione si dice
REALE,cioè incide sulla RES e si parla di aumento a pagamento,perché viene pagato.
L’esatto contrario è la RIDUZIONE EFFETTIVA il capitale è di 100 ma i soldi dicono:” noi abbiamo bisogno
di soldi, sai che facciamo? Questo patrimonio lo riduciamo da 100 a 50 e questi 50 ce li dividiamo tra di noi”
 per fare questo però occorre una modifica dell’atto costitutivo: il patrimonio è di 100,il capitale pure e
per ridurlo da 100 a 50 anche il patrimonio scalerà da 100 a 50 perché i restanti 50 verranno distribuiti tra i
soci  è una operazione REALE,ha incidenza sul patrimonio in quanto il patrimonio da che era 100 a che si
riduce a 50. Il punto qui qual è? Il punto è che rispetto a quest’ultima operazione,c’è una categoria di
soggetti che ha un interesse contrario: per l’aumento gratuito,il capitale aumenta e chi è che avrebbe un
interesse contrario fra i terzi?Rispetto all’aumento a pagamento,meglio ancora: i soci mettono mano al
portafoglio ed è una cosa migliore per i terzi. La riduzione per perdite: in fin dei conti non cambia niente,il
patrimonio sempre quello rimane. Nella riduzione effettiva non è così perché il patrimonio era 100 e
diventa 50, potrebbero esserci dei creditori sociali che erano sicuri che il patrimonio fosse 100 e avrebbero
potuto soddisfare il proprio credito ma se il patrimonio scende da 100 a 50,le loro speranze di ottenere il
pagamento si riducono: quindi i creditori sociali hanno un interesse contrario alla riduzione effettiva perché
più si riduce il capitale più diminuiscono le speranze di soddisfare il loro credito. Per questa ragione,il
legislatore, in tutte le società,prevede che i creditori sociali possano contrastare la decisione di riduzione
reale del capitale attraverso lo strumento della OPPOSIZIONE A RIDUZIONE REALEl’opposizione va
proposta entro il termine di 90 giorni,da quando la modifica dell’atto costitutivo è iscritto nel registro delle
imprese; durante questi 90 gg la riduzione reale non ha effetto fin quando non scade il termine per
l’opposizione; l’opposizione non sospende l’efficacia della riduzione reale perché per ottenere questo
effetto i creditori sociali dovrebbero chiedere una pronuncia cautelare sospensiva al tribunale nel cui è
stata presentata l’opposizione a riduzione reale; il giudice come farà a decidere se accogliere l’opposizione
a riduzione reale? Deve bilanciare da una parte l’interesse della società e dei soci e dall’altra l’interesse
(altrettanto meritevole di tutela) dei creditori sociali al soddisfacimento integrale: per cui,se al giudice, la
priorità dimostra che comunque il patrimonio,ancorché ridotto, della società è capiente a soddisfare i
creditori,rigetterà l’opposizione dicendo che non ha fondamento in quanto il patrimonio è sufficiente a
pagare tutti i creditori ma se a causa della riduzione il patrimonio diventa incapiente,allora, il giudice dice:”
un momento,se voi qua riducete in netta misura,rischiate di pregiudicare i creditori sociali”  in questo
caos accoglierà l’opposizione e bloccherà l’operazione di riduzione,cioè il giudice decide in questo
caso,bilanciando i contrapposti interessi perché da una parte i soci hanno interesse a disinvestire,dall’altra i
creditori sociali hanno interesse a farsi pagare il giudice dovrà decidere quale sarà l’interesse che dovrà
essere maggiormente tutelato: se i creditori sociali,in merito alla riduzione,si ritroveranno un patrimonio
incapiente dovranno essere tutelati; se in caso contrario,il patrimonio è capiente, l’opposizione sarà
respinta; questo strumento si troverà in tutte le società.

L modifiche dell’atto costitutivo e del capitale sono tutte VOLONTARIE, si fanno cioè per libera scelta dei
soci e anche questo vale per tutte le società tranne che per quelle di capitali in quanto in questo tipo di
società una tra queste operazioni,ossia la riduzione per perdite,in certi casi è obbligatoria;quindi, la
riduzione effettiva,l’aumento gratuito e l’aumento a pagamento sono sempre operazioni volontarie,cioè
decise dai soci,nessuno gliele può imporre; la riduzione per perdita,DI REGOLA , è un’operazione decisa dai
soci ma vi sono dei casi in cui il legislatore (per le società di capitali) la rende obbligatoria e certe condizioni
e con gradi diversi di obbligatorietà. Altro problema che il legislatore si è posto è quello relativo alla durata
delle società di persone: alcune società di persone possono avere come noi sappiamo,una durata
determinata dai patti sociali oppure una durata che è a tempo indeterminato o legata alla vita di un socio:
ammettiamo che la durata sia determinata  oggi viene stipulato un contratto di società e si prevede che
scadrà il 1° gennaio 2025: in questo caso sappiamo che il recesso potrà avvenire solo per giusta causa
perché comunque chi entra nella società sa quando il suo investimento finirà , è quella la data. Ora,il punto
qual è? Ammettiamo il caso che si arriva al giorno della scadenza,il 1° gennaio 2025, a questo punto
rimanendo il contratto di società così com’è, la società si scioglie e si entra nella fase liquidativa: se la
società,nonostante si sia verificata questa causa di scioglimento,perché è scaduto il termine,continua ad
operare sul mercato come nulla fosse da che era una società regolare a che diventa una società irregolare
perché i termini per operare sul mercato sono scaduti  in questo caso si parlerà di “ proroga tacita della
società” si ha quando non deriva dalla modifica dell’atto costitutivo ma da comportamenti concludenti
dei soci che,nonostante sia scaduto il termine di durata continuano ad operare come se nulla fosse. Alla
proroga tacita si contrappone quella espressa  deve essere però decisa e pubblicizzata PRIMA della
scadenza, quindi prima del 1° gennaio 2025 si deve modificare l’atto costitutivo e si prevede una scadenza
più lontana o si prevede che la società diventi a tempo indeterminato o duri quanto durerà la vita di un
socio. Qual è la differenza tra PROROGA ESPRESSA e PROROGA TACITA? La proroga espressa è una vera e
propria modifica dell’atto costitutivo e in quanto tale va pubblicizzata; la proroga tacita non è una modifica
dell’atto costitutiva ma crea una situazione di fatto, la società di diritto regolare si è sciolta e continua ad
operare come una società di fatto e quindi è ovvio che il regime di pubblicità non potrà più applicarsi in
quanto l’iscrizione è venuta meno perché dura tanto quanto è la durata della società. Il legislatore distingue
queste due fattispecie con riguardo,in particolar modo, alle società in nome collettivo e in accomandita
semplice perché queste fattispecie incidono sulla posizione del creditore particolare del socio:perché?
Come vi dissi il creditore particolare del socio può chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del
socio oltre a poter porre in essere atti conservativi e oltre a poter aggredire gli utili di quel socio; nelle
società in nome collettivo e in accomandita semplice non è così perché il creditore particolare del socio,
non può chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota ma deve attendere per farsi liquidare la quota,la
scadenza della durata della società;è chiaro che se la scadenza sta per arrivare ma viene prolungato il
tempo di durata,il creditore particolare vede posticiparsi il momento in cui finalmente potrà aggredire la
quota del socio e ottenere il pagamento dei propri crediti: e allora il legislatore che cosa ha previsto? Ha
previsto che anche in questo caso,siccome la modifica del contratto sociale della durata può pregiudicare la
posizione dei creditori particolari,questi possono fare opposizione alla proroga espressa: quindi la proroga
viene decisa,la modifica viene iscritta nel registro delle imprese,viene pubblicizzata ed entro il termine di 60
gg,il creditore particolare del socio che aspettava come il giorno di Pasqua la scadenza della società
pensando che il giorno dopo avrebbe avuto la quota liquidata,vede ritardarsi questo momento e può fare
opposizione al tribunale e dice al giudice:” scusa giudice,quella è una proroga vera e propria perché si vuole
continuare la società o è stata fatta per prendermi in giro?” quindi in caso di PROROGA ESPRESSA può
fare opposizione. Se la proroga è tacita invece,il problema non si pone perché la proroga tacita comporta
che la società si trasformi in una società di fatto che a sua volta opera come una società irregolare e quindi
non si applica il regime della pubblicità commerciale questo comporta che il creditore particolare può in
ogni tempo chiedere la liquidazione della quota quindi se il termine scade e la proroga è tacita,al creditore
particolare non gliene frega nulla perché la società è scaduta di diritto e può chiedere la liquidazione della
quota ,non importa nulla che la società continui o meno in caso di scadenza del termine. Quindi,qual è
l’interesse l’attenzione che ha il legislatore in questi casi? E’ uno e soltanto uno:il legislatore consente
all’autonomia negoziale ,nelle società di persone specialmente, di muoversi come meglio i soci ritengono ad
una condizione: che le loro scelte non pregiudichino le posizioni dei terzi; nel momento stesso in cui le loro
scelte possono pregiudicare le posizioni dei terzi,il legislatore apporta degli strumenti per consentire ai terzi
di salvaguardare la loro posizione rispetto alle scelte dei soci unico limite all’autonomia negoziale posto a
tutela dei creditori sociali o dei creditori particolari,dei terzi che stanno al di fuori della società e che non
devono essere pregiudicati dall’abuso dello strumento societario.

Parliamo adesso,sempre riguardo alle società semplici e di persone in generale,dello scioglimento e della
liquidazione: quando si parla di scioglimento della società si parla di scioglimento per intero,della società
nel suo complesso; le cause di scioglimento sono previste dal legislatore ma non in maniera tassativa, sono
elencate dalla legge ma potrebbero essere integrate da ulteriori cause previste dall’atto costitutivo come
per le cause di scioglimento parziale. Le cause di scioglimento della società nel suo complesso sono le
seguenti:
- scadenza del termine di durata;
-decisione dei soci  i soci in qualsiasi momento con una modifica dell’ atto costitutivo,possono far
cessare la durata e la società è sciolta;
-conseguimento dell’oggetto sociale  si ha nelle società occasionali: se la società,ad esempio,è costituita
per costruire un fabbricato,una volta che il fabbricato è stato portato a compimento,la società si scioglie
non avendo più alcun motivo per continuare;
-impossibilità sopravvenuta di conseguirla impossibilità che può essere materiale o giuridica:
ammettiamo il caso che la società ha una sede e degli stabilimenti, avviene un bombardamento e questi
stabilimenti non ci sono più,la società non può più operare e diventa impossibile conseguire l’oggetto
sociale: la società produceva tubi, è stata distrutta da un bombardamento,non ci sono soldi per ricostruirla,
diventa impossibile conseguire l’oggetto e la società si scioglie  IMPOSSIBILITA’ MATERIALE .
L’impossibilità può anche essere GIURIDICA:una società fino a ieri era lecita,domani diventa illecita o
comunque fino a ieri era libera,un domani richiede una autorizzazione che la società non ha, quindi
fisicamente la società potrebbe svolgere quell’attività ma c’è un’impossibilità giuridica perché la legge ha
apposto un vincolo dall’oggi al domani che preclude o limita il proseguimento di quell’attività per cui
diventa anche in questo caso impossibile conseguire l’oggetto sociale.
– quando viene meno la pluralità dei soci e questa mancanza entro sei mesi non viene ricostruita; la società
per sua natura,in particolar modo le società di persone,è un ente plurisoggettivo(ci vogliono almeno due
soci per formare una società): può accedere che magari i soci siano due,uno muore e ne resta uno: che
cosa ha previsto il legislatore? Che la società non è che si scioglie nel momento esatto in cui quello rimane
solo ma,questo socio da quando si modifica quella fattispecie(cioè tutto il capitale si assomma nelle sue
mani),ha sei mesi di tempo per trovare nuovi soci,per ricostituire la pluralità dei soci; se entro quei sei mesi
viene ricostituita la società (cioè si coopta almeno un altro socio),la società continua ad esistere,sennò si
scioglie  da quando la pluralità dei soci viene meno a quando si ricompatta (quindi nei sei mesi),la società
è in una FASE DI QUIESCENZA in cui non si sa se la società verrà sciolta o meno ma ATTENZIONE in quei
sei mesi la società non è sciolta ancora,si scioglierà se al termine non si avrà una pluralità dei
soci,continuerà se verrà modificato il contratto di società con l’ingresso nella compagine sociale di ALMENO
un altro socio. (Questo può essere paragonato alle cause di scioglimento del contratto per impossibilità
sopravvenuta). Altra causa di scioglimento, a parte quelle previste nell’atto costitutivo,nelle società di
persone COMMERCIALI (ossia in nome collettivo e in accomandita semplice),ulteriore cause di scioglimento
sono:
-il fallimento;
-la liquidazione coatta amministrativa.
Si hanno questi due tipi di cause di scioglimento soltanto per le persone commerciali perché sia il fallimento
che la liquidazione coatta amministrativa sono delle procedure a cui possono essere sottoposti soltanto gli
imprenditori commerciali e non ad esempio gli imprenditori agricoli o comunque a soggetti che non sono
imprenditori come nelle società semplici( società semplici escluse dal fallimento e dalla liquidazione
coatta).

Allo scioglimento segue la fase liquidativa della società: la fase liquidativa si apre con la nomina del
liquidatore o dei liquidatori; ora,ovviamente i liquidatori sostituiscono l’organo amministrativo,gli
amministrativo e come avviene la loro nomina? Essi possono essere nominati direttamente dall’atto
costitutivo il quale stabilisce che al verificarsi di una causa di scioglimento il liquidatore sarà Tizio o sarà
Caio o magari saranno Tizio,Caio e Sempronio insieme in un COLLEGIO DI LIQUIDATORI.  prima ipotesi.
Seconda ipotesi l’atto costitutivo non ci dice nulla,non nomina i liquidatori e chi li nomina? I soci
all’unanimità,tranne che l’atto costitutivo non dice che devono essere nominati a maggioranza.
Per la revoca: chi revoca i liquidatori nominati dai soci o dall’atto costitutivo? Li revocano i soci
all’unanimità o a maggioranza se è prevista dal’atto costitutivo. Ma si può avere un’altra ipotesi: l’atto
costitutivo non indica i nomi dei liquidatori e i soci non si mettono d’accordo sul nominativo dei liquidatori
(i soci sono 4 e non riescono a raggiungere la maggioranza perché in disaccordo tra di loro e ci si trova in
una situazione di stallo) in questo caso,è ovvio che ciascun socio o anche gli amministratori ancora in
carica fino al passaggio di consegne,dovranno rivolgersi al presidente del tribunale perché,accertato questo
contrasto,nomini uno o più liquidatori giudiziali.  essendo stati nominati dal presidente del tribunale
dovrà essere sempre lui a revocarli,non potranno essere revocati dai soci.
Alla stessa maniera,per certi versi,può funzionare la revoca: ammettiamo il caso che vengono nominati dei
liquidatori dal tribunale,dai soci,nell’atto costitutivo,non importa e un socio ritiene che questo o questi
liquidatori si siano macchiati di irregolarità: non c’è consenso unanime sulla loro deroga o magari i soci non
possono revocarli perché sono stati nominati dal presidente del tribunale e allora l’art.2259 c.3 c.c.
consente a ciascun socio,in presenza di una giusta causa, di chiedere al tribunale la revoca del liquidatore
anche se nominati dal giudice del tribunale  fattispecie di REVOCA PER GIUSTA CAUSA DEL LIQUIDATORE.
In questo caso si chiede la revoca e la nomina di un nuovo liquidatore in sostituzione di quello revocato. I
liquidatori che poteri hanno? Di regola,i poteri dei liquidatori sono previsti nell’atto costitutivo: i poteri
possono essere i più ampi in assoluto,di compiere tutte le operazioni straordinarie e ordinarie o possono
essere più ristretti in base ai vincoli previsti nell’atto costitutivo o nella decisione dei soci di nomina o nella
decisione del presidente di tribunale che nomina; l’importante è che qualsiasi potere dei
liquidatori,illimitati o circoscritti, devono avere ben presenti quali sono gli scopi della liquidazione e tutti gli
atti devono essere funzionali a questi scopi: gli scopi sono:
-rendere il patrimonio liquidabile liquidabile vuol dire che lo scopo fondamentale è rendere divisibile il
patrimonio fra i soci; il liquidatore mira a dividere quello che c’è tra i soci: ma come fa a raggiungere questo
scopo fondamentale? Può e deve raggiungere questo scopo attraverso due mezzi: depurare il patrimonio
dai debiti (prima paga i debiti e poi quello che c’è lo divide tra i soci); altro strumento: conversione del
patrimonio in denaro(monetizzare il patrimonio,pagare i debiti e dividerlo tra i soci) quest’ultimo
passaggio può essere escluso perché la liquidazione può avvenire anche con l’assegnazione dei beni in
natura ma solo per le società di persone non per quelle di capitali; il primo passaggio invece è ineludibile:il
patrimonio va depurato dai debiti altrimenti non può essere diviso dai soci,tanto è vero che se il
patrimonio risulta insufficiente al soddisfacimento dei soci,il liquidatore deve richiamare i soci che non
hanno ancora versato i loro conferimenti per darli, se il patrimonio è ancora insufficiente,deve invitare i
soci illimitatamente responsabili a mettere le mani al portafoglio e ad impinguare tutto il patrimonio nella
misura sufficiente a pagare tutti i debiti; se non fa queste operazioni il liquidatore e conclude le operazioni
di liquidazione e addirittura distribuisce il patrimonio tra i soci,rischia di andare incontro a responsabilità
nei confronti dei creditori sociale perché deve prima compiere una serie di passaggi e chiudere il
patrimonio,poi magari potrà anche aggredire il patrimonio individuale dei soci illimitatamente responsabili
se quello sociale è incapiente e non ottenere nulla,non importa,non hanno niente e non si può fare niente
ma non deve lasciare nulla di intentato onde evitare di andare incontro a responsabilità nei confronti dei
creditori.