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Il fenomeno del feticismo BDSM in rapporto alla teoria della

personalità rogersiana, la strutturazione dell’esperienza e le 19


preposizioni.

Tesina di Jean Michel Bonneaud QRM24- III anno

Relatore: Manuela Tremante


Indice

Introduzione

capitolo 1 Il mondo BDSM

capitolo 2 La personalità dietro i ruoli

capitolo 3 l’esperienza e la visione della realtà BDSM

capitolo 4 Riflessioni e conclusioni


Introduzione

Il mondo del Bondage Dominazione Sado-Maso (da qui in avanti BDSM per semplicità)
mi è sembrato un universo estremamente interessante, carico di significati, pregiudizi
e chissà quanti altri elementi a me ancora sconosciuti. Questo mio interesse ha avuto
un avvio abbastanza insolito, tutto è partito da una frase, una frase messa lì che è
stata in grado di “minare” una mia certezza (o pregiudizio o per meglio dire costrutto
rigido)

“Michel, non ti credere che il potere in un rapporto BDSM sia nelle mani del
dominatore, il potere è nelle mani dello schiavo”

Questa piccola, ma enorme, rivelazione fattami da un praticante BDSM, seguita anche


da delle spiegazioni estremamente convincenti a supporto di quella frase, mi hanno
spinto a interrogarmi e a incuriosirmi su questo fenomeno. In fin dei conti se perfino
una verità, per me così monolitica e ovvia, è finita per sgretolarsi davanti ai miei occhi
una volta che mi ero confrontato con questo mondo, mi sono cominciato a
interrogare su quello che sapessi veramente su questo fenomeno. Con mia grande
sorpresa, come un moderno John Snow, ho capito di non sapere nulla, se non qualche
preconcetto e pregiudizio inculcatimi, tra l’altro, dalla nostra cultura, dalla società e
dall’aver studiato psicologia. Ho quindi deciso di abbandonare tutto questo fardello
di cose che pensavo di sapere in precedenza, per avventurarmi in questo mondo,
privo di un bagaglio che avrebbe finito solo per rallentarmi e impedirmi di
approcciarmi a questo fenomeno in maniera quanto più libera e sana possibile. Ma se
è pur vero che ho abbandonato questo “zaino” di preconcetti, ho deciso di portare
con me alcuni “strumenti” rogersiani per aiutarmi in questo compito e per cercare di
comprendere meglio il BDSM e la realtà di queste persone.
Principalmente ho dovuto fare una buona scorta di accettazione positiva
incondizionata, per evitare di esprimere giudizi su chi pratica il BDSM, sarebbe stato
troppo facile rinchiuderli nella casella dei devianti/perversi, privandomi allo stesso
tempo di conoscere il loro mondo, una “cassa” di empatia per i vissuti e le emozioni
di queste persone e una massiccia dose di congruenza anche semplicemente
nell’ammettere quanto mi affascini questo argomento ma al contempo
riconoscendomi nella mia paura di essere giudicato come “cattivo”, “deviante” o
peggio per la decisione di affrontare e il mio interesse per questo argomento.

Penso che questo atteggiamento possa essermi utile anche considerando la


letteratura

“Terapeuti esperti nel lavoro con clienti BDSM, sottolineano l’importanza di un


atteggiamento non giudicante e una conoscenza delle pratiche e dei valori BDSM”
(Dunkey 2018)

In questo mio viaggio proverò anche a ricorrere alla “mappa” delle 19 proposizioni di
Rogers per riuscire a capire e delineare, in maniera quanto più autentica possibile, il
mondo, i vissuti, la realtà e il modo di costruire l’esperienza di queste persone. La mia
finalità, sarà comprendere se le persone che praticano bdsm hanno caratteristiche
psicopatologiche oppure si possono considerare portatrici di un processo psicologico
volto alla acquisire maggiore salute mentale?

Quindi si parte, inutile dire che come quando mi trovo davanti al terminal di un
aeroporto prima di un lungo viaggio, mi sento molto emozionato.
Capitolo 1

Il mondo BDSM

Nel DSMV sotto la voce disturbi sessuali, troviamo le parafilie: esibizionismo


voyeurismo, sadismo, masochismo, feticismo; tutta una serie di pratiche riconducibili
al BDSM ma in un’ottica sostanzialmente differente, perché quello che sembra
mancare di fondo è un elemento chiave, ovvero quello che manca qui è il disagio
dietro a questi vissuti, anzi questi comportamenti nel BDSM hanno una funzione
diametralmente opposta, la ricerca del piacere. Un altro campanello mi risuona
fortissimo nella mente se uno si affidasse solamente a queste definizioni per
descrivere il mondo del BDSM, ovvero, come fino a pochi anni fa l’omosessualità
figurasse fra i disturbi e quindi come questa definizione manualistica avesse finito per
patologizare e rendere devianti/aberranti comportamenti perfettamente normali,
basti pensare che in uno studio di Kelsey(2013) numerosi psicoterapeuti fossero
incapaci di differenziare fra BDSM e abusi sessuali e come risultato chiedevano ai
propri pazienti di abbandonare tali pratiche come prerequisito dell’avvio della
terapia. Quindi ritengo preferibile abbandonare questa visione per questo fenomeno
visto che non mi sembra che sia questo il caso di applicare queste classificazioni al
mondo del BDSM.

Anche nella psichiatria, questi comportamenti “perversi” dovevano aver subito dei
traumi gravissimi durante la loro infanzia, traumi che rimanevano inaccessibili alla
loro coscienza e che venivano ripetute in queste pratiche sessuali anormali. Anche
qui, sembrerebbe facile affermare che alla base di tutto ci sia un gravissimo trauma,
ma parleremo di numeri di traumi incalcolabili, vista la popolazione di praticanti di
BDSM. Ma poi uno studio di Moser & Kleinplatz del 2003
“Studi clinici degli individui con interessi sessuali non usuali dimostrano che essi sono
non distinguibili rispetto a coloro con interessi normofilici…non identificano un gruppo
distinguibile che abbia altro in comune oltre agli interessi sessuali”..” Moser &
Kleinplatz (2003)

Nordling et. al., (2006) hanno evidenziato come nel loro studio come non vi sia alcuna
differenza significativa fra popolazione BDSM gay o etero e un campione adulto
generico nello stile di attaccamento.

Così come i praticanti di BDSM non abbiano un comportamento di tipo istintuale


(ricerca di sensazioni estreme o comportamento impulsivo) diverso dalla popolazione
normale Cross & Matheson (2006)
E come non vi sia alcuna variazione significativa nella presenza di disturbi sessuali
rispetto alla popolazione generale in uno studio condotto da Richters et al., (2008) i
quali concludono con:
“Le nostre scoperte supportano l’idea che il BDSM sia semplicemente un interesse
sessuale o una sub-cultura attraente per una minoranza significativa e per la maggior
parte dei suoi partecipanti non è collegata a sintomi psicopatologici di abusi passati o
difficoltà con il sesso normale”.

Anche perché le basi su cui si posa il BDSM sono molto distanti da quelle delle
definizioni psichiatriche, perché se da un lato si parla di “disagio”, dall’altro abbiamo
invece “il piacere”, al subire “pratiche dolorose” nel BDSM viene anteposto “la ricerca
sensoriale”, al “rendere l’altro una vittima” si ha in realtà “il condurre un’esperienza”.

“Il “Gioco”, per essere veramente tale richiede il desiderio di esplorare i propri limiti e
le proprie sensazioni, perizia, intraprendenza, serietà, impegno dedizione e piena
consensualità. Qualcosa di completamente differente dagli “impulsi e fantasie
sessualizzate” delle Parafilie, dagli effetti “dei traumi infantili” delle Perversioni, dalla
sessualità deviante “come pregiudizio sociale”. (Caputo 2018)
E infatti ritengo che sia anche utile tenere a mente anche le conclusioni di Reiersol &
Skeid(2006) e Caputo (2016):

“I criteri statistici non possono essere confusi con i giudizi morali e le norme sociali:
quando gli atti sessuali, se sono sicuri e consensuali non possono essere considerati
patologici” Reiersol & Skeid (2006)

“Il concetto da metabolizzare è che l’eros intellettualizzato e risessualizzato non è una


perversione, ma può servire a rendere la vita sessuale più stimolante.” (Caputo 2016)

Ritengo a questo punto che la chiave di lettura, che è finito proprio per confondere e
conferire la cattiva nomea al BDSM sia proprio dietro l’aspetto della consensualità
proprio perché:

“La percezione che il BDSM sia caratterizzato da patologia, risulta essere influenzato dagli
articoli degli anni 70/80, che tendevano a focalizzarsi sul sadismo sessuale non consensuale, in
un’ottica forense e incidentale” (Nele De Nee 2019)

Ma quindi che cos’è esattamente il BDSM? Inizierei con lo scomporre le singole lettere
per analizzarne il significato.

La B sta per Bondage, inteso come legare (dall’inglese) ma anche costrizione, ma


anche intende un altro passaggio molto intenso, ovvero il legame che unisce due
persone differenti all’interno di un’esperienza comune

La D racchiude la dominazione, intesa come il lasciarsi guidare, e il piacere da esso


ricavato, attraverso varie esperienze, emozioni e sensazioni dal partner.

La S, questo è uno dei passaggi che forse più confonde e che ha fatto avere al BDSM
una cattiva fama, infatti questa lettera indica Sadismo, ma non quello patologico da
film horror, ma la veicolazione della sofferenza fisica con una certa intensità abbinata
a l’intelligenza di capire ciò che si sta facendo, ma con un obbiettivo, ovvero quello di
far riscoprire al partener una fisicità assopita abbinata a un contesto erotico di gran
coinvolgimento.
La M di masochismo, che non è minimamente correlabile al masochismo psichiatrico,
ma che è invece legato con la sperimentazione sensoriale all’interno di una situazione
erotica, durante la quale anche uno stimolo doloroso intenso può assumere una
connotazione positiva.

Il mondo dell’erotismo estremo, racchiude al suo interno numerose pratiche, una


sorta di macro definizione per raccogliere in essa vari “Kink” accomunati solamente
da una filosofia di fondo di cui andrò a esporre i principi.

Recupero della sensualità

“Viene invitati a recuperare e esplorare i vissuti sensuali a vari livelli da quello di


percezione corporale, dal contatto fisico alle sensazioni dei materiali al contatto con
la pelle, degli odori del corpo, alla percezione degli stimoli dolorosi e/o piacevoli, fino
alla libertà di poter esplorare i vissuti emotivi intensamente, in maniera autentica e
spontanea, unendo tutto con la chiave piacevole dell’esplorazione di se stessi e della
propria relazione in chiave erotica con il proprio partner. Sotto questo aspetto le forme
in cui il recupero della sensualità prende forma va “dalla suggestione impalpabile di
uno sguardo, alla brutale ferocia di un marchio a fuoco. C’è una sola cosa che
accomuna due eventi tanto diversi, e le migliaia che ci possono essere fra di essi: la
coscienza-per un attimo o per l’eternità-di essere vivi e presenti” (Ayzad 2016 pag 30)

Le regole in un mondo…senza regole SSC

Nel mondo del BDS, dove tutto potrebbe sembrare lecito, non è consentito che questa
libertà porti a degli eccessi…eccessivi o pericolosi. Quindi esiste una regola unitaria
che riguarda ogni pratica del BDSM, per l’esattezza SSC, che è l’acronimo si Sano,
Sicuro e Consensuale; con questi capisaldi in mente qualsiasi esploratore
dell’erotismo estremo, si può garantire che le proprie sperimentazioni non finiscano
male.
Inizierei proprio dal primo termine, Sano, nella sua duplice accezione:

“Sano è la traduzione imprecisa di Sane dall’inglese, ossia sano di mente…in origine si


riferiva alla capacità di restare con i piedi per terra e di non confondere le fantasie con
la realtà e i suoi limiti, ma oggi questo vocabolo si estende anche a tutte le implicazioni
mediche dei giochi. Poiché questi comportano la stimolazione molto intensa del fisico
e della mente ed è bene conoscere i potenziali effetto di ogni pratica e gesto” (Ayzad
2016 pag 31)

Quindi sarà pur vero che è possibile sperimentare pratiche estreme, ma a patto che
se ne conoscano le conseguenze, anche in relazione alla vita di tutti i giorni (l’esempio
molto semplice che mi viene in mente sarebbero i segni delle frustate nei periodi di
mare, sicuramente piacevoli durante, ma difficili da spiegare sul bagnasciuga) o come
possano queste pratiche durante il “gioco” causare conseguenze gravi se non se ne
ha una conoscenza approfondita (ad esempio effetti di particolari legature su
articolazioni in modo da evitare danni alle giunture), arrivando per finire al potenziale
e molto concreto, se non tenuto di conto, danno psicologico che determinate
pratiche, a causa della loro eccessiva intensità possono portare se la persona che le
riceve non è in grado di sostenerle, quindi la conoscenza approfondita delle pratiche
(e anche di n bel po’ di anatomia) ma ancor di più dell’altro sono fattori che devono
essere tenuti in considerazione per questo elemento legati al “Sano”.

Sicuro

Con questo termine viene indicata la massima attenzione al modo in cui vengono
svolte le varie pratiche, un po’ un corollario della prima lettera ma con un’importante
aggiunta: tenere a mente che per quanto si conosca bene quello che si fa, i materiali,
la persona e un’infinità di altre cose, bisogna sempre tenere a mente che qualcosa
può andare storto ed è pertanto importante premunirsi e essere preparati. Altro
elemento che risulta importante è non assumere sostanze o alcolici che possano
compromettere la propria capacità di giudizio e di valutazione di ciò che si sta
facendo.

Consensuale

La consensualità…ovvero puoi farmi ciò che vuoi, ma solo se te lo permetto io! Questo
aspetto per me, evidenzia una differenza, a mio parere, chiave che mette il BDSM
all’antitesi, di quanto si potrebbe pensare, del sadismo vero e proprio, perché la
consensualità a qualsiasi pratica può essere data solo previo l’accordo e la spiegazione
rispetto a ciò che si andrà a fare, ma mantenendo anche la possibilità, in caso
l’esperienza non sia più gradevole, di cambiare idea e di revocare la propria
consensualità, interrompendo tutto. Quindi alla base di quest’ultimo principio, mi
sembra di vedere una base fondamentale di reciprocità che è differente dal termine
patologico di sadismo, in cui chi trae piacere dal danneggiare l’altro non si fermerebbe
di certo.

“Nel sadismo, il divertimento lascia spazio ad un oggettivo e reale desiderio di fare


del male, che in un secondo momento può esprimere un malessere generalizzato nello
stesso individuo sadico (Quattrini, 2015)”

Nell’ambito della consensualità rientra il discorso della negoziazione dei limiti


affrontato in parte in precedenza, questo termine, che è caratteristico delle fasi
precedenti dell’incontro BDSM, rappresenta un punto chiave sotto due aspetti, il
primo perché permette a entrambi i partecipanti di poter dire non solo cosa
desiderano sperimentare e negoziare anche in base ai gusti e ai desideri dell’altro, ma
anche di mettere in chiaro in caso delle pratiche che non si sentono di fare. Questo
passaggio permette di avviare una conoscenza approfondita da parte di entrambi,
proprio perché è necessaria una grande conoscenza reciproca, ma soprattutto fiducia
nel rivelare fin dove ci si può spingere, condividendolo con l'altro, ed essendo sicuri
che l'altro lo rispetterà.

Collaborazione

Eh sì, il BDSM trova le sue basi nella consensualità di ciò che si andrà a sperimentare
e a esplorare, quindi mi sembra abbastanza importante che affinché questo possa
essere possibile ci debba essere collaborazione da parte di entrambi. Ma che tipo di
relazione sussiste fra i partecipanti? Su questo punto, mi si viene a sfatare un altro
mito legato al BDSM, da un lato il dominatore che cerca di spezzare la volontà/difese
del sottomesso che a sua volta prova a non farsi sopraffare…nulla di più errato, quello
che si realizza in questo tipo di incontri è un rapporto di tipo collaborativo, in cui
entrambi sono interessati a esplorare una determinata situazione e le sensazioni ad
essa collegate, elemento fondamentale ai miei occhi, condividere tali sensazioni
durante la sessione di BDSM, in un circolo di condivisione del vissuto che si
autoalimenta proprio a partire dal vissuto di libertà, ma soprattutto di fiducia che si
instaura. Sentendosi liberi di potersi fidare e di poter comunicare quello che si sta
provando in quel momento, anche l’altro potrà sentirsi di fare altrettanto.

Hnh

Oh no un altro acronimo…in effetti Hnh è una sigla che mi ha stupito per il suo
significato, dall’inglese “Hurt not Harm” che può essere tradotto tranquillamente
come, “fare male, ma non ferire” in effetti il BDSM, nasce come gioco erotico e il suo
obbiettivo non è danneggiare l’altro, l’obbiettivo resta la ricerca di piacere da parte
di entrambi i partecipanti e che quindi è importante (racchiudendo in parte anche un
po’ dei principi toccati in precedenza) non danneggiare fisicamente ne’
psicologicamente le persone che accettano di porsi in uno stato di vulnerabilità e che
permettono quindi questo tipo di incontro.

“Le torture di cui si parla nel BDSM sono tutt’altro genere di cose e sono chiamate così
solo perché le alternative “tormenti erotici” o “giochi di sensazione” - suonano davvero
come forzature davvero intollerabili. La flagellazione è solo uno degli infiniti modi in
cui si può giocare con il dolore in maniera sensuale e soprattutto senza causare danni
fisici o psicologici” (Ayzad 2016 pag 324)
2 La personalità dietro i ruoli

Quindi abbiamo, nel capitolo precedente, visto quali regole vigano all’interno del
mondo BDSM, ora vorrei analizzare i due ruoli, accennati brevemente qui e lì nel in
precedenza per poi andare ad analizzare queste figure nell’ottica delle 19 proposizioni
di Rogers. Inizierei con il dominatore, abbreviato semplicemente come Dom, è la
persona che conduce l’esperienza…o il gioco (mi suona meglio), conosce come
realizzarlo, studia approfonditamente i materiali con cui andrà a “tormentare” la sua
“vittima”. Quindi il Dom struttura varie e molteplici esperienze, ma sempre all’interno
di binari abbastanza delineati, ovvero ciò che gli è stato permesso e accordato di fare
dall’altro, non può fare cose che non sono state negoziate da entrambi all’inizio. Un
altro paletto al suo potere è rappresentato dal rispettare, in caso, la safeword
dell’altro, ovvero una parola abbastanza atipica da pronunciare da parte del
sottomesso (o un gesto in caso non fosse in grado di parlare) che può proferire in
qualsiasi momento per interrompere immediatamente ciò che il Dom sta facendo nel
caso diventasse sgradevole o non più piacevole

Questo tipo di sicurezze permettono l’instaurarsi di un rapporto di fiducia profondo


(so che non mi farai cose a me sgradite) m anche di rispetto…sì rispetto e riconoscenza
aggiungerei, per il sottomesso che ha accettato di prestarsi a questo tipo di gioco.

Quindi il Dom struttura, studia e realizza la fantasia concordata, crea situazioni


eccitanti e condizioni avvincenti, suscita emozioni alimentate dalle sensazioni
sensoriali, trae il suo piacere nel ruolo che ha durante l’interazione guidandola e
osservando le reazioni del sottomesso e nel comunicare ciò che percepisce nello
sperimentare e condurre il suo ruolo di potere durante la sessione, aspettandosi e
pretendendo l’ubbidienza dell’altro. La punizione presente nel mondo BDSM, non è il
suo scopo ultimo, ma è un ulteriore elemento a disposizione del Dom nel caso il suo
sottomesso infrangesse lo scenario da lui delineato con tanta cura e attenzione, ma
che non lo rovina ma lo arricchisce con la possibilità di sperimentare qualcosa di
imprevisto. Alcuni dominatori provano essi stessi i propri “giocattoli” al fine di spere
che sensazione andrà a suscitare sul proprio partner in modo da essere a conoscenza
sul come questa andrà a costruire l’esperienza, sia quando questa rischia di essere
fastidiosa o addirittura troppo dolorosa. Ho ascoltato con grande interesse Steven
Spelliotis (dominatore e autore di vari libri di nudo artistico a tema BDSM) discutere
di quali tipi di corde usasse (da arrampicata, nylon, etc.) per le sessioni di Bondage e
di quali materiali suggerisse (perché provate in precedenza su di lui) e usasse per
stimolare le varie parti del corpo della sua partner.

Un altro aspetto interessante, e in cui mi sono accorto di esser caduto


involontariamente anche io mentre scrivo, è considerare il dominatore in accezione
maschile (fin adesso ho declinato Dom sempre come dominatore), perpetuando un
cliché abbastanza stantio di uomo=forte=dominatore, donna=debole=sottomessa…a
quanto pare nella realtà invece la tendenza è diametralmente opposta, ho avuto
modo di scoprire, come una fetta consistente di donne in realtà ricoprano con enorme
successo, il ruolo delle dominatrici, andando a raggiungere una parità o per meglio
dire libertà dei sessi abbastanza notevole all’interno di questa pratica, ritagliandosi
una fetta consistente all’interno del BDSM sotto il nome di FemDom. Questo aspetto
viene ben approfondito nello studio di Joyal C.C. & Carpentier J. (2017) in cui
emergono dati molto differenti rispetto agli interessi parafilici fra uomo e donna. Pur
rimanendo maggiore il rapporto di interesse nell’uomo rispetto alla donna di
comportamenti sessuali parafilici, il rapporto di 20 a 1 riportati nelle ricerche
precedenti, viene nettamente ridimensionato nel campo dei praticanti del BDSM
raggiungendo quasi la parità (28,7% negli uomini 32,9% nelle donne)

Un altro aspetto interessante legato alla figura della donna nel mondo BDSM sono i
risultati riportati nello studio di Klement et al(2016) in cui venivano dimostrati
significativi livelli minori di sessismo e di accettazione del mito di stupro (rape
myth acceptance) nei praticanti di BDSM rispetto alla popolazione generale;
contrastando le insinuazioni che pratiche erotiche in cui sono coinvolte a volte
donne sessualmente sottomesse, impatti negativamente gli atteggiamenti
verso le donne e aumenti l’accettazione del mito dello stupro. Il sottomesso o
sub (rigorosamente con la prima lettera minuscola, a sottolineare la sua minor
importanza contrapposta al Dom con lettera maiuscola!) è colui che sceglie
liberamente di…perdere un po’ della sua libertà, per lasciarsi fare ciò che desidera dal
Dom, molto evocativa di questo rapporto mi sembra la frase:

“Fammi tutto ciò che voglio”

(Ayzad 2016 pag 140)

Il sub in questa posizione di apparente subordinazione, è libero di poter saggiare nel


qui e nell’ora le sensazioni dell’esperienza costruita appositamente per lui dal Dom,
abbandonandosi alla sperimentazione di sensazioni inaspettate e di varia intensità
legate al proprio corpo, unendo tutto questo nella cornice estremamente stimolante
della sessualità. Uno dei principi che permette tutto questo trasporto e permette al
sub di godere di questa esperienza è la “Sospensione dell’incredulità” ovvero l’esser
in grado di smettere di analizzare freddamente e a livello cognitivo cosa sta
accadendo e lasciarsi andare, facendosi guidare dall’esperienza e da cosa prova nel
qui e nell’ora. Questi requisiti richiedono un tasso di conoscenza reciproco, ma
soprattutto di fiducia da parte del sub nei confronti del Dom altissima, confidando che
i vari scenari ideati per lui si concludano sempre in maniera positiva, una fiducia che
però deve essere costruita nel tempo, nessuno sano di mente si abbandonerebbe
nelle mani dell’altro a occhi chiusi. Questo elemento di fiducia viene associato proprio
al BDSM in relazione a relazioni stabili a lungo termine, infatti nella comunità BDSM
questo tipo di rapporto viene visto come non necessario o addirittura inappropriato
se legato a incontri sessuali occasionali o a relazioni di breve durata, andando
ulteriormente a sottolineare il legame fra connessione emotiva, fiducia e giochi
BDSM(Landgraf 2018).

In precedenza ho usato il termine “apparente subordinazione” per etichettare il


rapporto fra sub e Dom e vorrei ora riprendere quel concetto (che poi è stato l’avvio
della mia tesi). Perché ho usato apparente? In fin dei conti sembrerebbe che il Dom
abbia tutto il controllo e il potere durante questi scambi, struttura l’esperienza,
sceglie i materiali, deve stare attento che il sub non si faccia male…ma tutto questo
non lo rende libero, il sub ha il potere, ha il vero e proprio controllo, è lui che delinea
i binari dell’esperienza entro cui dovranno muoversi, il Dom deve attenersi a
quell’autorizzazione datagli e in cui sono definiti i suoi limiti, forzarne i confini sarebbe
un abuso della fiducia concessagli e un atteggiamento non tollerato all’interno
dell’erotismo estremo. –

…”piuttosto che il dolore, , il bondage e l’umiliazione rappresentano il core


dell’’esperienza SM……lo scambio di potere in un contesto erotico è il veicolo
dell’’esperienza del piacere sessuale” ”Weinberg, 2006

In maniera simile in uno studio condotto da Jozifkova and Flegr (2006), dimostrano
come metà della popolazione preferiscano dinamiche di potere ineguali nelle loro
relazioni sessuali.

Un’altra dinamica che mi sembra interessante analizzare sono le dinamiche


“egoistiche” che caratterizzano il rapporto BDSM all’inizio del suo essere. Mi spiego
meglio il sub nella sua ricerca inziale di un Dom vuol solamente trovare un qualcuno
con le giuste competenze, che sia in grado di fargli sperimentare le sensazioni che
desidera tanto attraverso un ventaglio di pratiche ben definite, d’altro canto il Dom
desidera realizzare e soddisfare la sua voglia di creazione delle sue opere di
costruzione dell’esperienza, ma al contempo di creazione di un rapporto di fiducia
tale da permettergli di introdurre in maniera delicata e non forzosa anche le sue
fantasie e desideri all’interno del rapporto. Questo passaggio mi sembra
fondamentale per la realizzazione di un rapporto BDSM più mauro e soddisfacente
per entrambi, infatti se il Dom saprà solleticare la fantasia del proprio partner su dei
nuovi aspetti, sarà il sub stesso a suggerire di rinegoziare l’accordo stipulato in
precedenza, in modo da introdurre elementi di novità da esplorare congiuntamente.

“Il gioco diventa ammorbidire le limitazioni (difese), cancellare gli imbarazzi e


solleticare la voglia di fare esperimenti, trasformando l’egoismo in apertura…” (Ayzad
2016 pag 140)

Quindi una volta avviato questo processo, il potere verrà suddiviso con il Dom, il quale
sarà libero di poter introdurre nuove pratiche da esplorare senza il timore di essere
rifiutato, mentre allo stesso tempo il sub saprà di potersi abbandonare nelle mani del
Dom senza alcun timore, poiché alla base del loro rapporto si è creato un saldo
rapporto di fiducia.

-“Alla base della cultura BDSM ci sia…una cultura fatta di rispetto e attenzioni per
l’altro diverso da sé. Una cultura dove ogni individuo possa permettersi di
sperimentare le proprie emozioni svincolandosi dal pregiudizio e dal rischio di
rimanere invischiato nello stereotipo della normalità” (Quattrini, 2015)”

Ora inizierei a prendere in considerazione quanto detto collegandolo con la teoria


della personalità di Rogers, analizzando alcune delle 19 proposizioni (Rogers 1952
Rogers 1961) provando a vedere se è possibile trarne degli spunti di riflessione sul
mondo BDSM

1) “Ogni individuo esiste in un mondo continuamente mutevole di esperienze, del


quale egli è il centro”

Penso che nel mondo del BDSM l’individuo stesso (sia esso Dom o sub in effetti) può
venir considerato il miglior esperto di se stesso immerso in un mondo (di fin troppe)
di esperienze possibili, ciò che conferisce senso a questo mondo è che l’individuo
stesso ne è al centro. Provo a spiegarmi meglio, il BDSM non è una realtà unitaria,
ogni individuo assume e declina tale “mondo” e tutto quell’insieme di vissuti a esso
collegati, nel momento in cui decide di calarsi in determinate pratiche piuttosto che
in altre, in questo modo il suo essere BDSM assume delle caratteristiche e dei
significati differenti da quelli di chiunque altro.

2) “L’organismo reagisce al campo nella maniera in cui viene percepito, questo campo
percettivo è per l’individuo la realtà”

Questa preposizione mi sembra molto interessante per spiegare uno degli aspetti
chiave del BDSM, ovvero come due persone possano reagire in maniera
diametralmente opposta, ad esempio una frustata, una pratica abbastanza comune
nel BDSM, da un lato un urlo di dolore, dall’altro estasi, eppure Il frustino in entrambi
è fatto dello stesso materiale e la forza del colpo è la stessa…come è possibile? Quello
che cambia è come questo stimolo viene percepito e vissuto andando a costruire,
come nell’esempio prima due realtà completamente diverse.

4)“L’organismo ha una tendenza fondamentale- attualizzare, mantenere ed esaltare


l’organismo esperimentante”

Nel BDSM ho avuto all’inizio qualche difficoltà a confidare/trovare la tendenza


attualizzante di chi lo praticasse. Fermandomi a ragionarci per bene, anche facilitato
da queste parole

“la chiave per capire il loro comportamento consiste nel considerare che esse stanno
lottando, con le uniche modalità che sentono di avere a disposizione, per muoversi
verso la c4recsita, verso il divenire. Per le persone…possono sembrare bizzarri o futili,
ma essi sono i disperati tentativi della vita di diventare se stessa” (Rogers 1980 pag
129)
Ho cominciato a prendere in considerazione questa spinta, ovvero la naturale
tendenza, come la intendeva Rogers, a progredire verso una maggiore autonomia,
maturità, socializzazione e quindi questi aspetti effettivamente, sono presenti
all’inizio in entrambi i partecipanti con caratteristiche maggiormente “egoistiche” (a
me piace questo e voglio questo, punto e basta) e cominciano a comparire in maniera
più matura e completa all’interno di un rapporto BDSM appena viene a crearsi un
clima di fiducia fra i partecipanti. A questo punto, in un clima sicuro possono essere
in grado di perseguire congiuntamente questa tendenza in maniera maggiormente
flessibile, meno legata a aspetti stereotipati e maggiormente incentrata sulla
condivisione dei vissuti e delle emozioni annesse all’esplorazione congiunta dei vari
scenari che andranno ad esplorare.

5)” Il comportamento è fondamentalmente il tentativo dell’organismo di soddisfare i


suoi bisogni come egli li sperimenta, nel campo come egli lo percepisce”

Questo aspetto, ovvero come il comportamento sia la risultante del desiderio di


soddisfare i bisogni che l’individuo percepisce e come tali siano influenzati dalla
percezione che l’individuo ha della realtà, mi sembra un passaggio molto chiaro e
basilare all’interno del BDSM. Colui/colei che pratica il BDSM mette in atto un
comportamento per soddisfare un proprio bisogno di cui è consapevole, ognuno dei
partecipanti entra in questo tipo di rapporto portando un proprio bisogno legato a un
qualcosa che sta ricercando, compito dell’altro è fornirgli soddisfazione a tale bisogno.
Un esempio facile e immediato mi viene fornito dalle parole Kendra una modella di
Bondage”

“Sono una donna forte indipendente e a cui non piace essere sottomessa nella vita,
ma amo le forti sensazioni e il piacere che provo quando sono legata…come può essere
sbagliata una cosa che ti fa stare così bene?”
Questo esempio, di donna che si percepisce, si come forte, ma che è anche
consapevole del suo bisogno e desiderio di sperimentarsi impotente durante il
bondage, il piacere che ricava da quell’esperienza è alla base di come questo la motivi
a ricercarla attivamente. Diciamo che questo aspetto dell’emozione di questo
esempio si lega anche con la sesta preposizione in cui

“L’emozione accompagna ed in genere facilita il comportamento diretto allo scopo,


poiché è più in relazione con la ricerca che con gli aspetti del comportamento relativi
al soddisfacimento dei bisogni e l’intensità dell’emozione è in relazione al significato
percepito del comportamento e l’esaltazione dell’organismo”

Quindi le emozioni forti, tendo a sottolineare siano esse sia positive che negative, di
cui è intriso il BDSM facilitano e motivano i suoi praticanti a portare e perseguire in
questo mondo i propri scopi.

La settima preposizione applicata al BDSM suona molto come un monito nella mia
testa, in effetti su questo aspetto, sono finito spesso a scherzarci su in questo
elaborato ( e continuerò a farlo) ovvero che “Il miglior punto di partenza per la
comprensione del comportamento è quello del sistema interno di riferimento
dell’individuo stesso” ovviamente il mio averci giocato era riferito al aver considerato
posizioni come un sistema di riferimento esterno, ovvero applicando ai
comportamenti e alle relazione del BDSM scale di valori e visioni del mondo tipici di
chi non ve ne fa parte, al fine di usare questo “pensare comune” al fine di
approfondire un mondo provandolo a vedere con gli occhi di chi ne fa parte.

L’ottava, la nona e la decima preposizione le affronterei unitamente, in effetti non


credo che il BDSM sia l’elemento strutturante del sé dei suoi praticanti, ma credo che
possa permetter loro di strutturarne una parte, in effetti penso che, un approccio al
BDSM come esposto in precedenza, permetta di avere un effetto notevole sulla
capacità di riacquisire una “saggezza organismica” (al limite della tendenza
attualizzante nel bambino) che permette di distinguere e di perseguire quelle
sensazioni ed esperienze che si trovano piacevoli, sia nel riuscire a riconoscere i valori
introiettati dall’esterno e che sono di impedimento nel raggiungimento di tali bisogni
e desideri. Insomma, una sorta di cerco quello che mi piace in barba del mondo e della
società. In questo modo mi sembra che nei praticanti del BDSM ci sia una tensione
minore rispetto alle “norme” sociali introiettate dall’esterno alla base
dell’incongruenza tra il proprio processo organismico di valutazione dell’esperienza e
i valori esterni introiettati. Prima ho usato il termine “minor tensione” perché ritengo
che l’influsso di società/cultura/religione siano ingombrantissimi sotto l’aspetto della
sessualità e penso che lo siano ancor di più se la sessualità si tinge di tinte estreme,
quindi nonostante i praticanti del BDSM superino (o perlomeno ci provino) queste
limitazioni percependole come non proprie, scegliendo di sentirsi liberi di perseguire
liberamente ciò che credono più giusto per loro e che li fa star bene. Penso che un
esempio di quanto mi sia dilungato a esporre prima forse sarà ancor più esplicativo di
Xandra una dominatrice

“Fatto sta che mi sono avvicinata a questi giochi con delicatezza, approdandoci prima
come una schiava, o meglio come immaginavo dovesse essere questo ruolo…per
quanto potessi gradire essere alla sua mercé, non era nella mia natura lasciarmi
andare completamente. Avevo orgoglio, determinazione. Solo vivendo
quell’esperienza capii di non esser un sub. Nel ruolo del dominante mi trovai subito
meglio perché potevo decidere anche altri tipi di regole. La realtà non dipende dalle
aspettative, né dalle parole o dalle regole prestabilite, ma dal carattere più profondo
delle persone” (AYzad 2016 pag 43)

In questo caso, siamo davanti a una persona che si è approcciata al BDSM con una
visione di se stessa molto rigida che ricalca il seguente modello stereotipato: ”sono
una donna quindi, devo essere una schiava” ma poi l’esperienza e l’apertura verso ciò
che desidera veramente essere/fare, le permette di contattare quello che a lei dona
veramente piacere, essere lei al comando, ignorando tutto l’insieme di stereotipie
sessuali che ha incamerato dal mondo esterno e potersi sentire libera di essere se
stessa.

“Ancora una volta, il comportamento previsto nello svolgere questi ruoli


crolla…l’individuo donna emerge con una personalità nettamente definita che è solo
sua, comportandosi in un modo che soddisfa i suoi bisogni e le sue scelte. In
un’esperienza centrata sulla persona il ruolo sociale perde la sua forza” (Rogers 1977
pag53)

Dall’undicesima alla diciannovesima proposizione, relative alla simbolizzazione


dell’esperienza e del concetto del sé, arriverò a parlarne facendo prima un piccolo
preambolo. Parlando un po’ con varie persone di questo elaborato spesso mi sono
sentito rispondere con frasi del tipo “ma come fa la gente a fare queste cose?”. Questa
domanda mi fa sorgere il dubbio, ma i praticanti del BDSM come integrano nella
propria esperienza le pratiche che fanno, così come se queste hanno degli effetti sulla
struttura del loro sé.

Per quanto riguarda la prima questione, penso che le varie esperienze vengano
simbolizzate e percepite in maniera sufficientemente adattabile, mentre quello che
mi è rimasto più difficile da comprendere come venissero organizzate in relazione con
il sé. In fin dei conti, l’essere lo spietato DOM e il sottomesso sub, sono esperienze
che difficilmente si integrerebbero in una personalità sane, eppure, vista la diffusione
di questo fenomeno, non mi sembra che ci siano tutti questi pazzi in giro per il mondo,
anzi dai racconti di molti praticanti di BDSM viene proprio fuori che sono persone
normalissime, con vite normali. Quindi come è possibile tutto questo? Per trovare una
spiegazione ho considerato il BDSM come il ruolo assunto durante i giochi di ruolo
fetish, ovvero le persone che praticano il BDSM vi approcciano con la consapevolezza
di erotizzare oggetti o situazioni, il metodo che ricorrono per tale scopo è l’assunzione
di una maschera, una sorta di identità di fantasia che permette di agire impuniti. Colui
che parla e agisce è qualcun altro permettendo in questo modo di dimenticare le
proprie inibizioni e avendo ottenuto il riconoscimento di tale ruolo, anche l’altro
sospende il giudizio su ciò che andrà a fare. In questo modo coloro che prendono
parte a un incontro BDSM possono abbandonare le convenzioni della vita di tutti i
giorni e dedicarsi alla ricerca del piacere. Questo meccanismo si attiva perché il non
prestare ascolto ai propri bisogni basilari perché questi minacciano l’immagine del sé
porta l’individuo ad estraniarsi dalla sua vera natura e questa incongruenza può
affiorare come tensione non meglio identificata.

A un primo sguardo quindi come rogersiano forse, mi sembrerebbe che l’esperienza


da queste persone non venga simbolizzata correttamente, se fosse vero che devono
ricorrere a un'altra “persona” per non vergognarsi di quello che fanno…ma poi
rifletto, in effetti queste “maschere” fanno emergere i desideri e la ricerca di ciò che
queste persone desidererebbero fare ma che non hanno il coraggio di fare vuoi per
l’educazione/decenza/convenzioni, quindi queste maschere permetterebbero di
colmare e salvaguardare un gap fra l’io ideale e i desideri di un io reale che altrimenti
resterebbero inesplorati e quindi inespressi. Una volta colmata questa distanza e una
volta stabilito un rapporto di fiducia consolidato nel tempo fra i partecipanti può
capitare che la persona assuma stabilmente nel proprio sé le caratteristiche di questa
maschera, arrivando a far coincidere il suo sé reale e quello ideale che aveva fino ad
allora solamente interpretato, ogni nuova esperienza diventa benvenuta, il
comportamento diventa più libero di lasciarsi influenzare dal fluire dell’esperienza
attuale.

Questo meccanismo mi ricorda per alcuni versi alla possibilità da parte del cliente di
sperimentare l’accettazione positiva incondizionata all’interno di un processo
terapeutico proprio perché

“Il processo di trasformazione del cliente è un reciproco degli atteggiamenti del


terapeuta. Quando il cliente sente che il terapeuta accetta i propri sentimenti, diventa
capace di accettare se stesso, di accettare e accettare l’ira, la paura, la tenerezza e il
coraggio che sta sperimentando. Quando avverte l’apprezzamento e la considerazione
del terapeuta anche per gli aspetti oscuri e minacciosi che sono stati espressi, il cliente
sperimenta una considerazione e una stima positiva di se stesso. Quando il terapeuta
è percepito come un essere reale, il cliente è in grado di far cadere la facciata, di essere
più apertamente la sua esperienza interiore”. (Rogers 1977 pag 18)
capitolo 3 l’esperienza e la visione della realtà BDSM

Quindi con alcuni dei punti visti in precedenza penso sia interessante fermarsi a
riflettere su alcuni elementi del mondo di percepire l’esperienza e la realtà da parte
dei praticanti BDSM anche se mi sembra importante sottolineare che alcuni elementi
possono essere ritenuti comuni anche se

“Mi sembra che il percorso verso il futuro debba fondare le nostre esistenze e la nostra
educazione sull’assunto che ci sono altrettante realtà quante sono le persone, e che
l’esigenza prioritaria assoluta sia quella di accettare tale ipotesi e da qui
procedere…procedere tutti quanti verso l’aperta esplorazione delle molte e varie
percezioni di realtà esistenti. Credo che in questo processo arricchiremo la nostra vita.
Diventeremo anche più capaci di fronteggiare la realtà in cui ciascuno di noi si trova,
perché saremo più consapevoli di un numero maggiore di posizioni” (Rogers 1977 pag
117)

Uno dei primi aspetti che mi salta all’occhio è la forte ed efficace percezione
organismica che debbono possedere. In fin dei conti il BDSM si poggia proprio su la
percezione, la valorizzazione e la condivisione di cosa si sta provando nel qui e
nell’ora. Questo elemento conferisce al BDSM un aspetto di riscoperta del vissuto
corporeo ai miei occhi molto interessante, ancor di più se ci si ferma a ragionare sul
fatto che buona parte degli stimoli che lo caratterizzano, pur non avendoli mai
provati, la maggior parte delle persone li classificherebbero tutt’altro che piacevoli
(frustate, cera calda, etc.). Tutto questo a mio parere è possibile appunto solamente
a fronte di una capacità di percepire, ma soprattutto simbolizzare la propria
esperienza a livello corporeo in maniera adeguata.

Un altro aspetto che mi sembra interessante sottolineare sia la base relazionale solida
su cui è bene che si basi questo tipo di rapporto, in fin dei conti la fiducia fra i due
partner è l’elemento che si va costruendo con il passare del tempo e che permette
alla coppia di esplorare i propri vissuti in maniera più profonda. All’inizio questa
fiducia è più meccanica (se mi si passa il termine) ovvero una sorta di contratto vero
e proprio:” Io sub desidero, questo, questo e quello, io DOM mi impegno a costruirti
un’esperienza su quello che desideri senza nulla di più” con in più alcune
caratteristiche extra contratto come HNH (l’Hurt not Harm) e il SSC (sicuro, sano e
consensuale). Questi aspetti di fiducia all’interno della coppia BDSM vengono esposti
nello studio di Wismeijer (2013) in cui i praticanti BDSM dimostravano di avere non solo
più fiducia all’interno della propria coppia rispetto al campione di controllo, ma anche
come fossero meno suscettibili rispetto al rifiuto, avessero minor necessità di
approvazione e avessero un quantitativo di attaccamenti ansiosi evitanti inferiore.
Questi paletti permettono da un lato di consentire la sicurezza e la sanità da parte di
tutti i partecipanti ma di poter anche creare lo spazio per l’instaurarsi di un rapporto
di fiducia più vasto, passando da un iniziale rigidità di ciò che si desiderava esplorare,
passando poi via via a una se pre maggior apertura verso nuove esperienze e il
desiderio di rinegoziazione di ciò che si desidera provare. Questo avvicendamento,
ovvero questo passaggio mi ricorda molto questo passaggio
“”l’organismo umano degno di fiducia nella sua dimensione più profonda e che vede
la natura basilare non come qualcosa di cui aver paura, ma da integrare in una
responsabile espressione di sé; una visione che crede nella capacità dei gruppi ristretti
(terapeutici e scolastici) d’instaurar responsabilmente e con sensibilità rapporti
interpersonali costruttivi e di scegliere le mete individuali e di gruppo; e che ritiene,
infine che si possono raggiungere tali risultati attraverso il clima di realtà,
comprensione e interesse” (Rogers 1977 pp 23).

L’aspetto dell’importanza di un clima di fiducia e dei benefici apportatati all’interno


di una coppia con l’instaurarsi di questo tipo di clima vengono da questa frase ben
esposti

“c’è una spinta verso l’esperienza di una maggiore fiducia reciproca, verso la crescita
personale e verso interessi comuni. I partner tendono a sviluppare una maggiore
fiducia l’uno nei confronti dell’altra non appena diventano più reali…essi assumono di
più il rischio il rischio di essere aperti e ciò promuove il loro sviluppo come persone.
Quando comunicano più profondamente, è probabile che scoprano e desiderino
aumentare gli interessi che hanno in comune” (Rogers 1977 pag 52)

Per quanto riguarda locus of control e locus of evaluation…questi due concetti mi


hanno fatto penare e tutt’ora ho difficoltà ad organizzare il mio pensiero a riguardo,
ma proverò a fare un escursus di come la mia visione su questo argomento si sia
modificato man mano che scrivevo. Prendendo come l’origine del mio pensiero a
riguardo di queste tematiche, il sub rinuncia al suo locus of control e il suo locus of
evaluation è esterno, mentre invece tutto è nelle mani del DOM, il locus of control
per lui è interno, decide lui cosa si fa e come farlo, il locus of evaluation per lui è
interno, fa quello che gli pare e che lo fa star bene, l’evento che perturba la mia
serenità è l’arrivo della frase già accennata in precedenza: “Michel, non ti credere che
il potere in un rapporto BDSM sia nelle mani del dominatore, il potere è nelle mani
dello schiavo”. Quindi documentandomi e ragionandoci a fondo passo per una serie
di fasi intermedie per poi arrivare a una sorta di cambiamento notevole. Il sub durante
il BDSM rinuncia a una parte del suo locus of control facendolo diventare esterno, in
favore del DOM che ha il compito di prendersi cura di lui e strutturarne l’esperienza.
Il sub però mantiene in questo processo un locus of evaluation interno al fine di
percepire fino in fondo ciò che il DOM ha preparato per lui, questo passaggio di
mantenimento del locus of evaluation del sub, permette anche di non accettare
passivamente tutto quello che gli viene proposto e di interrompere in qualsiasi
momento l’esperienza propostagli dal DOM…ecco finalmente, mi quadra che il sub
detiene il potere. Ma mi spingerò ancora oltre, così come in precedenza ho descritto
il processo di apertura a nuove esperienze, credo che in un rapporto BDSM in cui si
vada verso una maggior condivisone, si crea un clima di maggior diffusione dei locus
of control/evaluation, il DOM diventa anche lui libero di poter inserire nuove pratiche
di suo gradimento, così come il sub di rinegoziare il proprio accordo rendendolo più
flessibile e genuino. Sotto certi versi questo passaggio viene anche evidenziato da
Rogers in maniera analoga in questo modo:

“Sulla base delle mie esperienze, ho notato che se posso contribuire a creare un clima
contrassegnato dalla genuinità, apprezzamento e comprensione, allora avvengono
cose molto stimolanti. Gruppi e persone si muivono, in un clima simile, dalla rigidità
verso la flessibilità, da un esistere statico a un vivere dinamico, dalla dipendenza veso
l’autonomia, dalla difensività verso l’auto accettazione, da un essere ovvio e scontato
verso una creatività imprevedibile.” (Rogers 1980 pag55)

Un altro aspetto su cui mi sembra importante per la sua valenza di costruzione della
realtà c’è l’aspetto di condivisione dei vissuti e delle emozioni. Come illustrato in
precedenza, uno degli aspetti che si trova alla base del BDSM è la condivisione di ciò
che il DOM e il sub provano durante la seduta di BDSM. Questo meccanismo, innesca
a mio parere una duplice catena virtuosa, la prima è che i partecipanti dicendosi dove
sono e cosa provano durante i vari giochi, finiscono con l’influenzarsi l’uno sull’altro
in un meccanismo di eccitazione (tu mi dici che provi questo, io ti dico che effetto mi
fa, il quale a tua volta avrà un effetto sull’altro, il che verrà comunicato e così via), così
come sentendo che le proprie emozioni hanno modo e dignità nell’essere espresse,
entrambi i partecipanti, finiranno con il sentirsi più liberi di poter condividere ciò che
sentono senza tabù e resistenze, beneficiando al contempo della condivisione della
propria esperienza attuale. Questo passaggio mi ricorda effettivamente molto il
concetto di congruenza e come il cliente viene influenzato dall’esservi “esposto”

“Il terapeuta può essere congruente, e quindi efficace, solo esprimendo sentimenti che
appartengono a lui e può agevolare il processo di sviluppo del cliente proprio nella
misura in cui percepisce, possiede, conosce e comunica l’esperienza che gli fluisce
dentro…Sono come sono, senza il minimo controllo sulla reazione del cliente al suo
modo di essere. Al contrario, rendendosi conto che il terapeuta si permette di essere
quello che è, il cliente tende a scoprire la stessa libertà” (Rogers 1980 pag 17)
Da questo punto di contatto con la propria esperienza immediata, si ha la condivisione
con l’altro e da qui, parte la scoperta che dentro di sé c’è molto che si muove e questo
viene di volta in volta visto e condiviso.

“ Si intende il processo totale della vita soggettiva, il continuo fluire preconcettuale di


sentimenti prevalentemente impliciti. Questo processo è la sorgente di tutti i dati e
di tutti i significati espliciti, che tuttavia non esauriscono mai completamente la
corrente sempre fluente dei sentimenti…per la persona, volgersi a questa totalità
presente in lei e mai completamente rivelata, per cogliere nuovi significati espliciti.

(Rogers 1980 pag 15)

Questi aspetti e i benefici all’interno di una coppia vengono anche ripresi in chiave di
rapporto di coppia e come questa condivisione possa sostenerlo

“Ho imparato che in ogni reazione significativa o continua, i sentimenti più ostinati è
bene che siano espressi. Se lo sono come sentimenti, che mi appartengono, le
conseguenze possono essere temporaneamente disturbanti, ma alla fine molto più
gratificanti che ogni tentativo di negarli o nasconderli. Ho scoperto che per me le
relazioni interpersonali hanno un andamento ottimo se esistono come un ritmo:
apertura e espressione, e quindi assimilazione; flusso e cambiamento, e quindi una
quiete provvisoria; rischio e angoscia, e quindi una sicurezza temporanea (Rogers
1980 pag 56).

L’aspetto conclusivo di cui vorrei parlare è la possibilità di una maggiore apertura


all’esperienza e alla creatività all’interno di questo tipo di copie. In fin dei conti, è pur
vero che nelle fasi iniziali di questo tipo di rapporto è possibile che ci sia una minor
libertà nell’esplorazione, incentrata principalmente sui desideri del sub, ma man
mano che la fiducia all’interno del rapporto si consolida, viene fatto maggior spazio
all’esplorazione proposta dal DOM, arrivando quindi al poter spaziare il proprio
comportamento e gamma di sperimentazioni in base alle necessità e ai desideri di
entrambi i partner. Questo aspetto di fiducia, apertura e condivisione mi sembra
essere un aspetto altamente funzionale all’interno di un rapporto di coppia sano,
anche perché, il BDSM trova la sua espressione più funzionale, come pratica a
disposizione di una coppia che può liberamente scegliere di spaziare all’interno di
questa relazione, alcuni giochi BDSM, potendo però al contempo comunque
beneficiare delle pratiche “Vanilla” (come viene chiamato nel BDSM la sessualità
“normale”). Infatti in uno studio di Sandnabba et al.(1999) i praticanti BDSM praticano
nel 90% dei loro rapporti sesso “Vanilla”, il 5% altre pratiche e solo il 5% pratica
solamente sesso BDSM. Una ricerca più recente di Newmahr (2010) conferma
questa tendenza anche se con percentuali differenti, infatti il campione
analizzato non sostituisce il rapporto sessuale con il BDSM, ma nel 70% del
campione includevano elementi BDSm nei loro rapporti sessuali, il 23% a volte,
mentre solamente il 7% non combinava mai esperienza sessuale e BDSM.

All’interno di questa fluidità e capacità di adattamento che la sessualità ne beneficia,


come del resto anche la rigidità e il pensiero dell’immutabilità indica malessere e
difficoltà di adattamento.

“Ci troviamo così di fronte al dilemma che più il rapporto sessuale tra partner diventa
centrato sulla persona, più è esposto alla distruzione, ma, dall’altra parte, più diventa
centrato sulla persona, più rende possibile la realizzazione e l’arricchimento di
entrambi i partner” (Rogers 1977 pag47)

Questo aspetto di apertura risente appunto però di alcuni rischi di distruzione come
segnalato da Rogers stesso, infatti l’eventualità di realizzare che alcuni desideri non
possono essere soddisfatti all’interno del rapporto di coppia (o perché non
simbolizzati o ritenuti scandalosi) rende entrambi i partecipanti “vulnerabili” alla
ricerca dell’appagamento di tali bisogni all’esterno della coppia.

“una valutazione più realistica della possibilità di soddisfare i bisogni dell’altro.


Quando un uomo pensa alla sua partner come a una persona, comprende che è
estremamente improbabile che egli possa soddisfare tutti i suoi bisogni—sociali,
sessuali, emotivi, intellettuali. Allo stesso modo, la donna si rende conto che non o può
essere tutto per l’uomo. Queste formulazioni divengono completamente reali quando
pensiamo non soltanto al presente, ma a tutti gli anni che essi vivono insieme…quando
in un rapporto tra partner due persone imparano a considerarsi reciprocamente come
individui indipendenti, con interessi e bisogni sia distinti che comuni, è più facile per
loro scoprire che tali relazioni esterne fanno parte di quei bisogni.” (Rogers 1977 pag
54)

Non sto affermando quindi che il BDSM sia la soluzione universale a questa dinamica
(che Rogers definisce relazioni satellite…o che qualcun altro definirebbe “relazioni
extraconiugali”), ma ritengo che l’eventualità di poter esprimere e veder accettato
all’interno della propria relazione di coppia determinate fantasie, penso che possa
donare maggior stabilità alla coppia proprio perché tali bisogni non vengono negati,
ne ricercati all’esterno. Anche perché le fantasie BDSM risultano essere, da uno studio
di Joyal C.C. & Carpentier J. (2017), presenti a un livello significativo nella popolazione
senza differenze fra uomo e donna e come l’espressione delle stesse sembrasse
correlare con un più alto livello di soddisfazione della propria vita sessuale.
Conclusione

Penso che la conclusione che ho potuto trarre da questo elaborato è che le condizioni
facilitanti al cambiamento elencate da Rogers all’interno di una relazione terapeutica,
possano essere rintracciate, se adeguatamente modificate e adattate, anche in un
tipo di relazione come quella BDSM, che non nasce certamente come una relazione
d’aiuto. Ciò che a mio parere rende anco più interessante questo aspetto è che, se le
condizioni del rapporto BDSM descritte nelle pagine precedenti vengono rispettate,
si realizzano alcuni dei cambiamenti positivi mostrati in precedenza, ciò che a mio
parere li rende ancor più sorprendenti è il riuscire a tenere a mente è che la finalità
inziale di questo rapporto, non è la crescita o il cambiamento dei suoi partecipanti,
anzi è proprio tutt’altro, né che tantomeno si hanno professionisti delle professioni
d’aiuto coinvolte in questo processo, ma che comunque queste modificazioni si
innescano proprio perché sorretti dai processi di facilitazione del cambiamento
illustrati da Rogers nelle sue opere. In effetti lo stesso, Rogers ammette che molte
delle sue teorizzazioni

“che la filosofia delle relazioni interpersonali…sia applicabile a tutte le situazioni che


coinvolgono persone. Credo che sia applicabile alla terapia, al matrimonio, ai figli e ai
genitori, a insegnanti e studenti alle persone di tutti i ceti sociali a persone di una razza
in rapporto con persone di un'altra. (Rogers 1980 pag 56)

In effetti avendo visto a quale enormità di persone è possibile applicare queste


teorizzazioni, non dovrei stupirmi più di tanto nel vederle applicate anche a DOM e
sub, ma devo dire che comunque mi fa un certo effetto. Quindi ai miei occhi il BDSM
è partito con l’essere una pratica deviante e di cui sapevo poco, diventando invece
adesso una pratica che se adeguatamente inserita all’interno di una relazione di
coppia sana può portare a una crescita personale notevole, un aumento di sanità
mentale, o più semplicemente a una maggior capacità di contatto con se stessi, con i
propri bisogni e a una miglio capacità di simbolizzazione della propria esperienza.

“Una persona agevolante può aiutare la liberazione di queste potenzialità, entrando


in rapporto con l’altro come una persona reale che riconosce ed esprime i propri
sentimenti; provando un interesse e un amore assolutamente non possessivi e, infine,
comprendendo e accettando l’altrui mondo interiore. Applicando questa tecnica con
individui o gruppi, si è scoperto che le scelte fatte, le direzioni seguite e le azioni
intraprese, oltre a essere sempre più costruttive per la persona, tendono verso una più
realistica armonizzazione sociale nei rapporti con gli altri” (Rogers 1977 pag22).

Un aspetto conclusivo è un parallelo fra il processo in psicoterapia e i cambiamenti


nei praticanti BDSM

“Il cliente si muove lungo un continuum, un estremo dal quale è rappresentato da una
situazione in cui la persona non conosce né accetta la propria esperienza; aderisce
strettamente a concetti nettamente contraddittori con essa; è incapace di parlare di
sé e riferisce le proprie difficoltà soprattutto alle circostanze esterne; ha paura di ogni
contatto interpersonale profondo…nel corso del processo il cliente progredisce verso
l’estremità opposta del continuum. La persona vive allora, spontaneamente e
liberamente, nel fluire continuo delle proprie esperienze che è in grado di accettare in
misura sempre maggiore; trae da essa…dei significati espliciti che può integrare nel
concetto di sé” (Rogers 1961 pag13)

Mi sembrerebbe che la parte iniziale descritta da Rogers possa essere in parte


ricondotta alle fasi iniziali del rapporto fra DOM e sub, anche se magari non sono
necessariamente presenti tutte quelle condizioni, quello che però mi sembra
interessante sono le caratteristiche del post, maggior spontaneità e libertà, maggior
apertura all’esperienza e una capacità di adattare flessibilmente il proprio sé in base
al fluire della propria esperienza, caratteristiche riscontrabili in un rapporto BDSM
consolidato.
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