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Introduzione alla fonetica e

alla fonologia
Linguistica
Università degli Studi di Padova
9 pag.

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La linguistica e l’ipotesi innatista
La linguistica è la scienza che studia le proprietà del linguaggio umano.
Secondo la cosiddetta ipotesi innatista la lingua è il prodotto di un sistema
cognitivo codificato in un’area specifica - l'emisfero sinistro - del nostro
cervello.
L'apprendimento di una lingua è quindi una capacità geneticamente
determinata - innata (da qui il termine innatismo) - per gli esseri umani,
esattamente come lo è, ad esempio, imparare a camminare in posizione
eretta.

Esistono vari argomenti a favore dell'ipotesi innatista:


- tutti e solo gli esseri umani hanno sviluppato il linguaggio come sistema
di comunicazione;

- il bambino impara la propria lingua materna senza alcun tipo di


insegnamento specifico o di istruzione indotta;
- povertà dello stimolo: la produzione linguistica di un bambino è
largamente sottodeterminata rispetto al corpus linguistico a cui è esposto
durante la fase di acquisizione; il bambino è infatti in grado di produrre
frasi grammaticali mai sentite prima;
- i bambini attraversano delle fasi simili nell'apprendimento ed inoltre
compiono solo alcuni tipi di errori - in genere errori di regolarizzazione di
paradigmi - e mai altri; mio/mii - salo - mordato togliato
- esiste una fase critica in cui la capacità di acquisizione della lingua è più
agevole (tra i due ed i sei anni); comunque dopo la pubertà non è più
possibile imparare una lingua come lingua materna;
- nel caso di patologie del linguaggio, solo quando sono danneggiate
alcune aree specifiche insorgono problemi di linguaggio (emisfero sinistro
area di Wernicke, area di Broca, giro angolare ecc.); inoltre ad ogni area
del cervello che viene danneggiata corrisponde un tipo (o una serie di tipi)
di afasia.
Come si è detto, solo gli esseri umani hanno sviluppato la facoltà del
linguaggio; neanche i primati - che sono gli animali più vicini a noi come
sviluppo cerebrale - sono in grado di apprendere un qualsiasi linguaggio

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umano (neppure quello dei segni; non si tratta quindi di un problema
connesso al particolare apparato fonatorio degli esseri umani).
Tuttavia un bambino non impara a parlare se non viene esposto al
linguaggio, esattamente come avviene per la stazione eretta: lo stimolo è
dunque necessario per lo sviluppo del sistema cerebrale che regola il
linguaggio o il movimento, o qualsiasi altro componente.
In assenza di stimoli, la capacità di imparare una lingua si atrofizza; si
consideri il caso dei bambini “lupo” cresciuti lontano dalla società umana:
bambini entrati in contatto con il mondo esterno a 14 anni si sono rivelati
incapace di sviluppare una competenza linguistica pari a quella dei loro
coetanei.
Inoltre, la competenza di una lingua specifica non è ereditaria nel senso
che un bambino apprende la stessa lingua dei genitori: il bambino impara
la lingua della comunità linguistica in cui vive, indipendentemente dalla
lingua madre dei genitori.

La grammatica e la grammatica universale


La grammatica, all’interno della teoria generativa del linguaggio, non è
concepita come una serie di regole normative che definiscono l’uso di una
certa varietà di lingua più o meno standardizzata, imponendo ai parlanti
alcune scelte invece di altre, ma è vista invece come un modello della
competenza linguistica che un parlante nativo ha della propria lingua; tale
conoscenza, per lo più inconsapevole, si manifesta nel suo parlare
secondo un certo sistema e nel riconoscere alcune espressioni come
grammaticali o meno, cioè come facenti parte o meno della propria lingua;
egli è cioè in grado di definire quali costrutti siano possibili (grammaticali)
e quali impossibili (agrammaticali) nella sua lingua materna:
Siamo arrivati ieri vs Hanno arrivato domani
La zia è ammalata La nonno sono ammalate
Il parlante nativo sarà dunque “il campione” su cui il linguista fa i suoi
esperimenti per definire una teoria del modulo cognitivo che crea il
linguaggio umano.
Come è strutturato questo modello della competenza linguistica?
Sicuramente una parte della conoscenza è innata, cioè già codificata all’
interno del nostro cervello; questo spiega come mai il bambino apprenda

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in un periodo di tempo relativamente breve la sua lingua materna e come
mai la competenza di una specifica lingua non sia ereditaria.
Definiamo questa parte del nostro sistema come grammatica universale,
un modello della facoltà di cui ogni essere umano è geneticamente dotato;
esso comprende due componenti:
- a) una serie di principi generali che sono condivisi da tutte le lingue
umane; tra questi troviamo il principio della ricorsività, cioè la possibilità
di formare delle frasi di lunghezza indefinita includendo un costituente
nell’altro in modo ricorsivo:
[Credo [che Paolo sia partito]]
[Credo [che Mario pensi [che Paolo sia partito]]]
[Credo [che Mario pensi [che Giorgio abbia detto [che Paolo sia partito]]]]
[Credo [che Mario pensi [che Giorgio abbia detto [che tua sorella
supponga [che Paolo sia partito]]]]]
I like that girl
I like the girl in jeans
I like the girl in jeans with long hair
I like the girl in jeans with long hair at the back of the room
I like the girl in jeans with long hair at the back of the room on the stage...
I hate Madonna
I hate Madonna and Tina Turner
I hate Madonna and Tina Turner and Bo Derek
I hate Madonna and Tina Turner and Bo Derek and Joan Collins...
Tutte le lingue hanno la proprietà di essere ricorsive nel senso che si
possono avere un numero virtualmente infinito di frasi coordinate e
secondarie (incassate una nell’altra), cosicché otteniamo periodi di
lunghezza potenzialmente illimitata.
- b) oltre a questa deve anche esistere una parte della competenza che
viene appresa dal parlante durante il periodo critico; questa consta di una
serie di parametri che definiscono, limitandole, le possibilità di variazione
tra una lingua e l’altra; ad esempio il parametro del soggetto nullo, che
distingue tra lingue in cui il soggetto deve essere obbligatoriamente
espresso e lingue in cui il soggetto può rimanere inespresso:
They have bought this book vs Loro hanno comprato questo libro
* Have bought this book Hanno comprato questo libro

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La grammatica di una qualsiasi lingua si articola in un componente
fonologico, uno morfologico, uno sintattico ed uno semantico.
La funzione di una grammatica, intesa come modello della competenza
linguistica, secondo il modello a T, è dunque quello di generare, sulla base
dei principi generali innati e dei parametri fissati con l’esperienza, tutte e
solo le parole e le frasi possibili di una determinata lingua nel componente
morfologico e sintattico rispettivamente, e di assegnare ad esse tutte e solo
le interpretazioni semantiche e foniche possibili, nel componente
semantico e fonologico.

Poiché la facoltà del linguaggio si configura come un possibile oggetto di


studio empirico, la linguistica si definisce come una scienza empirica che
studia il modo in cui si articola questa componente del nostro cervello. I
dati che essa utilizza sono costituiti dalle frasi possibili, cioè dai giudizi di
grammaticalità del parlante nativo.
Il metodo che viene utilizzato nella ricerca è di tipo ipotetico-deduttivo:
basandosi su nozioni già incorporate nella teoria, vengono avanzate delle
ipotesi da cui si deducono delle asserzioni che vengono sottoposte a
controllo empirico.

Fonologia e fonetica
Fonetica e fonologia sono due discipline strettamente correlate che
studiano i suoni delle lingue umane.
Proprio perché parlare è un’attività molto più naturale che scrivere (e
poiché le grammatiche sono necessariamente opere scritte) è facile
dimenticarsi della pervasività del parlato, ed anzi considerare la lingua
parlata come un riflesso di quella scritta.
In realtà la lingua è soprattutto un fenomeno del parlato (ed è la lingua
scritta ad essere semmai un riflesso di quella parlata); si consideri ad
esempio che:
- esistono molte lingue che vengono parlate ma non scritte, ma non
viceversa;
- molti adulti parlano una lingua naturale senza saperla scrivere;
- i bambini imparano a parlare in modo naturale, senza bisogno di un
addestramento esplicito, come accade per lo scritto;
- il parlato è il sistema di comunicazione di gran lunga più efficiente usato
dagli uomini: possiamo trasmettere 25 suoni al secondo quando parliamo,
ma solo 7-9 segmenti al massimo in forme di comunicazione non parlata;

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- il parlato ci consente di comunicare in moltissimi contesti in cui non
possiamo comunicare per iscritto, tanto che comunichiamo molto più
spesso per via orale che per iscritto.
La linguistica tende quindi a porre l’enfasi sulla lingua parlata piuttosto
che su quella scritta.
Inoltre, proprio perché viene studiata a scuola, noi siamo tutti abbastanza
consapevoli di come è strutturata l’ortografia della nostra lingua, mentre
tendiamo ad essere meno consapevoli delle strutture fonetiche/fonologiche
della lingua, dato che le abbiamo acquisite in maniera inconscia.

Fonologia
Il parlato è un’onda sonora continua, ma la nostra percezione segmenta
quest’onda come una sequenza di elementi discreti che si susseguono:
Ieri pomeriggio sono arrivati i nostri colleghi francesi
Un enunciato può infatti venire scomposto in una sequenza di parole che
sono le unità minime di significato. Ogni parola viene a sua volta
scomposta in unità minime prive di significato, che sono segmenti sonori
indivisibili detti foni (ad es. la parola nostri può essere scomposta in n, o,
s, t, r, i).
Il linguaggio umano è quindi composizionale, nel senso che la possibilità
di combinare i suoni in vari modi dà alle lingue la capacità di esprimere un
numero altissimo di significati utilizzando un numero esiguo di elementi
costitutivi.
La fonologia è quel settore della grammatica che studia la competenza
fonologica che un parlante ha della propria lingua materna; essa studia
cioè i sistemi fonologici che vengono usati nelle lingue naturali per
trasmettere dei significati (quei sistemi che permettono di stabilire una
differenza tra suoni che distinguono significati e suoni che non li
distinguono).
La fonologia si occupa quindi di come le lingue organizzano le unità
minime prive di significato - i foni - ai fini della comunicazione
linguistica; essa studia anche i vincoli che le lingue impongono su come i
foni possano venire usati con funzione distintiva:
cane vs pane rane vs Rane

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Possiamo fare un piccolo esperimento sulla nostra competenza fonologica
tentando di distinguere tra le seguenti parole quali potrebbero essere parole
italiane (pur non avendo alcun significato) e quali no:

pango rtuplo spiglio crad vareno truplo


Il fatto che siamo in grado di fare tale distinzione dimostra che abbiamo
una conoscenza innata dei principi fonologici che regolano la nostra
lingua.
Esaminiamo ora vari esempi di fenomeni fonologici su cui torneremo
successivamente:
1- alcuni suoni servono a distinguere significati, altri no; in italiano esiste
a livello fonologico una sola r: due pronunce diverse di r (alveolare/
uvulare) non distinguono significati diversi, mentre [g] e [d] distinguono
significati diversi:
[r]emo / [R]emo va[d]o / va[g]o
Queste due parole costituiscono una coppia minima, formata da due parole
che si distinguono solo per un diverso segmento collocato nella stessa
posizione.
2- si registrano modificazioni sistematiche all’interno di un contesto; ad
esempio il prefisso in varia a seconda del contesto:
in + resistibile > irresistibile in + legale > illegale
in + possibile > impossibile
Un altro caso in cui il contesto risulta determinante per un fenomeno è
quello del raddoppiamento sintattico: nelle varietà di italiano centro-
meridionale la prima consonante di una parola raddoppia se la parola che
la precede termina con una vocale accentata:
Perché pparli così? Ho già ppranzato
C’è poi una breve serie di parole che provocano il raddoppiamento
sintattico anche se non hanno un accento finale; tuttavia la s seguita da
consonante non raddoppia mai:
Ho già scritto a Mario Perché stai piangendo?
In diverse varietà il raddoppiamento ha regole parzialmente diverse; dal
punto di vista diacronico possiamo dire che una consonante iniziale
raddoppia quando nella parola precedente era presente una consonante
finale che poi è caduta; intuitivamente, sembra che ci sia ancora un posto

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‘vuoto’ per quella consonante, che viene riempito raddoppiando la
consonante iniziale della parola che segue.
3- bisogna anche distinguere diversi livelli di rappresentazione: esistono
delle forme astratte sottostanti dalle quali vengono ricavate le forme
fonologiche superficiali. Le parole elettrico ed elettricità sono chiaramente
collegate tra loro: una base elettric- darà, con l’aggiunta di un suffisso ità,
la forma superficiale elettricità, che però non è elettrichità; la fonologia
dovrà spiegare in che modo si arriva da elettric+ità ad elettricità con la
sostituzione di un segmento velare con uno palatale.

Nel modello a T della grammatica sviluppato all’interno della teoria


generativa la fonologia è un componente che interpreta in termini di suoni
le strutture generate dai componenti morfologico e sintattico.
Non tutto però viene interpretato fonologicamente, come è testimoniato
dalla presenza di parole o frasi ambigue, composte di una identica stringa
di suoni e con differenze nella struttura morfologica e sintattica che non
sono tradotte in suoni:
porta <nome, verbo> La vecchia porta la sbarra
vicino <aggettivo, preposizione, nome>
Ho visto il postino col binocolo
Una caratteristica universale delle lingue naturali consiste ad esempio nella
non interpretazione fonologica dei diversi livelli di incassamento di un
costituente:
[Gianni ha detto [che Andrea pensa [che Maria sospetti [che Luca non
verrà]]]]
Si è inoltre scoperta la rilevanza dello studio della funzione distintiva
dell’accento (méta/metà) e dei toni (ci sono lingue in cui il significato di
una parola varia sulla base del tono); l’intonazione può avere valore
distintivo in italiano a livello frasale, poiché una frase interrogativa può
distinguersi dalla corrispondente dichiarativa solo in base alla diversa
intonazione:
E’ arrivato Gianni vs E’ arrivato Gianni?
Ci sono quindi varie componenti della fonologia che agiscono in modo
parzialmente autonomo; possiamo quindi distinguere una fonologia
lessicale (della parola o della frase) ed una fonologia postlessicale (che
studia fattori quali il ritmo o l’intonazione). Il fatto che molte
caratteristiche considerate segmentali abbiano invece una loro autonomia
ha determinato il passaggio da un sistema con un unico livello di

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rappresentazione ad uno con più livelli in parte autonomi (detti perciò
autosegmentali).
La fonologia studia la rappresentazione mentale o psicologica dei suoni
linguistici (materiale segmentale: vocali e consonanti) e degli elementi
sonori che vengono usati in modo sistematico nelle lingue per comunicare
significati (es. accento e tono).

Fonetica
Mentre la fonologia studia l’aspetto mentale dei suoni, la fonetica si
occupa dello studio fisico dei suoni: la fonetica è quel settore della
linguistica che studia le caratteristiche fisiche dei suoni usati nelle lingue
naturali.
Tutte le lingue usano un sottoinsieme dei foni possibili ed impongono
restrizioni - date dal contesto - sull’occorrenza dei foni; nessuna lingua usa
alcuni possibili suoni come ‘suoni linguistici’ (ossia foni; ad esempio lo
sbattere dei denti).
Palallelamente, alcuni suoni sono molto più frequenti di altri (tra le
consonanti t, ed in genere t/k/p, tra le vocali a).
La fonetica studia come vengono prodotti, trasmessi e percepiti i suoni del
linguaggio; si distingue quindi tra:
- fonetica articolatoria, che studia come l’apparato fonatorio viene usato
per la produzione di suoni linguistici;
- fonetica acustica, che analizza le caratteristiche acustiche dell’onda
sonora che trasmette il messaggio;
- fonetica uditivo-percettiva, che definisce la percezione dei suoni; studia
come il segnale che arriva all’orecchio viene elaborato e decodificato
dall’ascoltatore.
Mentre la fonologia tratta elementi mentali discreti, la fonetica analizza
elementi fisici continui.
E’ chiaro che esiste un rapporto stretto tra le due scienze, perché le
distinzioni facenti parte della competenza fonologica hanno
necessariamente dei correlati fisici.
Il settore della fonologia in cui il rapporto tra le due discipline è stato più
evidente è la teoria dei tratti distintivi: tutti i suoni linguistici possono
essere organizzati in classi naturali sulla base di caratteristiche fonetiche

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comuni, cioè della similarità nel modo di produrli o di percepirli (ad
esempio esiste una classe di suoni nasali e una classe di suoni non nasali,
una distinzione fonetica che può diventare anche fonologica).
Nei primi studi di fonologia si pensava che, mentre un sistema fonologico
è, almeno parzialmente, specifico di una lingua, la fonetica fosse
universale. Si è scoperto invece che anche in fonetica, accanto a regole
universali, esistono regole specifiche di una lingua, facenti parte di una
grammatica particolare.

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