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Bárbara García.

A
ACCENTO: È IL RAFFORZAMENTO O ELEVAZIONE DEL TONO DI VOCE CON CUI SI DÀ A UNA
SILLABA MAGGIOR RILIEVO RISPETTO AD ALTRE DELLA STESSA PAROL A, DELLA STESSA
FRASE (A. DI FRASE O SINTATTICO) O DELLO STESSO VERSO. ESEMPIO: DISTACCATO:
/DISTAK’KATO/.

ACCENTO ACUTO: INDICA CHE LE VOCALI DEVONO ESSERE PRONUNCIATE CHIUSE.


ESEMPIO: CÓMPITO.

ACCENTO GRAVE: INDICANO CHE LE VOCALI DEVONO ESSERE PRONUNCIATE APERTE.


EEMPIO: CÒSA.

AFFRICATE: COMBINAZIONE DE OCCLUSIONE Y RESTRINGIME NTO. SEMPRE DUE GRAFFIE.


ES: LA Z SE REPRESEN TA —> /TS/ . ESEMPIO: CANZONE /KAN’TSONE/.

ALLOFONI: TUTTI I FONI CHE REALIZZANO UNO STESSO F ONEMA. VARIANTE DI UN FONO
CHE SE CONSIDERA CHE RIPRESENTA IL STESSO FONEMA. ESEMPIO: [S] E [Z] SONO
ALLOFONI DI /S/ IN SPAGNOLO. /S/ E /Z/ SONO FONEMI IN ITALIANO.

ASSIMILAZIONE: È IL FENOMENO PER IL QUALE UN SUONO ASSUME IN TUTTO O IN


PARTE I TRATTI DI UN ALTRO SUONO VICINO. SI TRATTA, QUINDI, DELLA PROPAGAZIONE
DI UNO O PIÙ TRATTI DISTINTIVI DA UN SUONO A UN ALTRO. ESEMPIO: IN + MOBILE >
IMMOBILE

C
COSTRITTIVE: MAGLIORE PARTE DELLE CONSON ANTE. IL CANALE DIVENTA MOLTO
PICCOLO MA IL FLUSSO D’ARIA NO SE INTERR OMPE. ESEMPIO: FRICATIVE, LATERALI,
VIBRANTI.
CULTISMO: SONO LE PAROLE CHE SONO ENTRATE A PARTIRE DEL 400 - 500, E VENGONO
SEMPRE DEL GRECO E DEL LATINO. ESEMPIO: "LEGIFERARE" (COSTRUITA A PARTIRE DAL
LATINO LEGISLATOR).

D
DEISSI: IL RICORSO, DA PARTE DEL PARLANTE, A PARTICOLARI ELEMENTI LINGUISTICI,
ELEMENTI O FATTORI DEITTICI, NECESSARÎ PER PRECISARE CHI SIA IL SOGGETTO
PARLANTE E CHI IL SU O INTERLOCUTORE, E PER SITUARE L’ENUNCIA TO NELLO SPAZIO E
NEL TEMPO. . GLI AGGETTIVI DIMOSTRATIVI: QUESTO, QUELLO, ECC, GLI AVVER BÎ DI
LUOGO E DI TEMPO: QU I, ADESSO, ECC. ESEMPIO: QUESTE FINESTRE NON ISOLANO BENE
DAL FREDDO.

DERIVAZIONE: È UN PROCESSO MORFOLOGICO CHE CONSISTE NELLA FORMAZIONE DI


UNA PAROLA NUOVA TRAMITE L’AGGIUNTA DI UN AFFISSO, CIOÈ DI UN ELEMENTO NON
LIBERO, A UN ELEMENT O LESSICALE DETTO BASE. ESEMPIO: NAZZIONALE 
NAZIONALIZZARE.

DIMINUTIVO IN GRAMMATICA, DERIVAZIONE MORFOLOGICA DI UN NOME (AGGETTIVO,


VERBO) CHE SERVE A INDICARE UNA DIMINUZIONE QUANTITATIVA O A D ATTRIBUIRE UN
VALORE AFFETTIVO: SI OTTIENE DI REGOLA PER MEZZO DI SUFFISSI DIMINUTIVI.
ESEMPIO: SORELLINA.

DITTONGO: ASSOCIAZIONE DI DUE VOCALI CON VALORE MONOSILLABICO.


NORMALMENTE UNA DELLE DUE VOCALI È UNA V OCALE A FORTE ARTICOLAZIONE CHE
PUÒ AVERE ANCHE VALO RE DI CONSONANTE, CO ME I E U. ESEMPIO: ÁURA.

DURATA: É IL TEMPO DI PRONUNC IA DI UN FONO CIOÈ, È L’ESTENSIONE TEMPORALE


NELLA PRODUZIONE DI UN FONO, MA NON TUTTI I SUONI HANNO DURA TA. CONSONANTI
OCCLUSIVE NON HA DUR ATA. INVECE, VOCALI, CONSONANTI FRICATIVE, NASALI,
LATERALI, VIBRANTI S I HANNO DURATA. ESEMPIO: /’FJO:RE/.

E
ELISIONE: È UNA CADUTA DI VOCALE (NON DI SILLABA) FINALE CHE AVVENGA SOLO
DAVANTI AD ALTRA VOCALE. ESEMPIO: LA AMICA -> L’AMICA.
F
FLESSIONE: È L’AMBITO DELLA MORFOLOGIA CHE RIGUARDA LE DIVERSE FORME CHE
UNA STESSA PAROLA PUÒ AVERE SECONDO IL CONTESTO IN CUI È USA TA. ESEMPIO: NO,
NON HO STUDIATO NIENTE A SCUOLA / IO ESTUDIERÒ MOLTO A SCUOLA.

FONEMA:UN FONO CHE IN UNA LINGUA HA VALORE DISTINTIVO. È CAPACE DE


DISTINGUIRE UN SIGNIFICATO. ESEMPIO: /A/, /B/.

FONO: SUONO PRODOTTO DALL’ APPARATO FONATORIO C HE A PARTIR DI UNA LINGUA. È


CONSEDERATA LA UNITÀ MÍNIMA DE LA FONÉTICA. ESEMPIO: [A], [Æ], [Ə], [Ã]

FORESTIERISMO SONO QUELLE PAROLE O ESPRESSIONI DI MATRICE STRANIERA CHE PIÙ


PROPRIAMENTE SONO DE NOMINATE PRESTITI IN TEGRALI, SIANO ESSI NON ADATTATI O
ADATTATI ALLE STRUTT URE FONO-MORFOLOGICHE DELLA LINGUA MA NON ANCORA
COMPLETAMENTE NATURALIZZATI, TANTO CHE CONSERVANO UNA CONNOTAZIONE O UN
CERTO CARATTERE FORE STIERO. ESEMPIO: MENÙ, JAZZ

G
GENERE EPICINO: NOME CHE INDICANO E SSERE INANIMATI, RIM ANE MASCHILE O
FEMMINILI E NON HA CORRISPONDENZA TRA GENERE E SESSO. ESEMPIO: (IL) CONIUGE,
(LA) CONIUGE.

GENERE PROMISCUO: NOMI CHE HANNO UN SOLO GENERE (O SOLO MASCHILE O SOLO
FEMMINILE), POSSONO ESSERE RIFERITI A EN TRAMBI I SESSI. ESEMPIO: PERSONA,
TESTIMONIO, VITTIMA, ECC.; E MOLTISSIMI NOMI DI ANIMALI: LEO PARDO,
COCCODRILLO, VOLPE, ECC.
I
INTERFERENZA: SI RIFERISCE ALL’AZIONE DI UN SISTEMA LINGUISTICO SU UN ALTRO E
AGLI EFFETTI PROVOCATI DAL CONTATTO TRA LING UE. ESEMPIO: FALSO AMICO ->
VINAGRE: ACETO /ACEITE: OLIO

M
MORFEMA: UNITÀ MINIMA DELLA MORFOLOGIA CHE HA SIGNIFICATO. ESEMPIO: -A
(AMIGA, FAMIGLIA).

MORFOLOGIA: È LA SCIENZA CHE S TUDIA LA STRUTTURA DELLE PAROLE. ESEMPIO: IL


NOME, IL PRONOME, IL VERBO, L 'AGGETTIVO E LE FORME DELLA FLESSIONE.

N
NOME ALLOCUTIVO: I PRONOMI CON I QUALI CI SI RIVOLGE DIRE TTAMENTE AL
DESTINATARIO DEL MES SAGGIO: POSSONO INDI CARE FAMILIARITÀ (TU, PL. VOI) O
DISTANZA E CORTESIA (LEI, PL. LORO) TRA EMITTENTE E DESTINAT ARIO. ESEMPIO:
SIGNORA, QUESTO MAZZ O DI FIORI È PER LEI.

NOME COLLETTIVO: È UN NOME CHE AL SINGOLARE DENOTA UN INSIEME DI E NTITÀ O


INDIVIDUI, RAPPRESEN TA CIOÈ UN’IDEA DI COLLETTIVIT. ESEMPIO: GENTE, FAMIGLIA,
SQUADRA.

NOME: CATEGORIA GRAMMATICALE CARATTERIZZATA DA DUE MORFE MI FLESSIVI:


GENERE (MASC. E FEM.) E NUMERO (SINGOLARE, PLURALE ). ESEMPIO: UOMO/UOMINI,
DONNA/DONNE.
NOMI DI MASSA: SONO I CHE INDICANO TIPICAMENTE SOSTANZE O MATERIE ANZICHÉ
INDIVIDUI; NON SONO NUMERABILI, E SI COMBINANO QUIN DI IN MANIERA PECULIARE
CON DETERMINANTI, AVVERBI O AGGETTIVI DI QUANTITÀ. ESEMPIO: ZUCCHERO, FARINA.

NOMINALIZZAZIONE: È LA TRASFORMAZIONE, FRASE, COMPONENTE DI FRASE, ECC.) E


CATEGORIA. SI TRATTA DUNQUE DI UN’ETICHE TTA GENERALE CHE SI RIFERISCE A VARI
PROCESSI. ESEMPIO: AGGETTIVO: BELLO NOME: BELL-EZZA.

O
OCCLUSIVE: CHIUSURA TOTALE DEGLI ORGANI. INTERRUPCIÓN DEL FLUJO DE AIRE.
ESEMPIO: SORDAS: /P/, /T/, /K/. SONORA: /B/, /D/ , /G/.

P
PAROLE CLITICI: PAROLA ATONA CHE SE APPOGGIA NELL’ACCENT O DI ALTRE PAROLA.
SONO ATONE È NORMALMENTE MONOSILLABI. ESEMPIO: PRONOMI PERSONALI: MI, TI,
GLI.

PREFISSI: SONO ELEMENTI CHE NON POSSONO OCCORRERE DA SOLI, CHE SI


AGGIUNGONO ALLA PARTE INIZIALE DI UNA PAROLA. ESEMPIO: SOVRA-, PRE-.

PRONOME: PARTE VARIABILE DEL DISCORSO CHE HA LA F UNZIONE DI SOSTITUIRE IL


NOME, INDICANDO, SENZA NOMINARLI, ESSERI E COSE, DICENDONE LA QUANTITÀ E LA
QUALITÀ, IL GENERE, IL NUME RO E IL CASO. ESEMPIO: LA CASA CHE HO COMPRATO;
QUESTA È LA MIA CASA .

S
SILLABA: COMBINAZIONE DI FONE MI CHARACTERISCIATA PER LA PRONUNCIATION IN UN
ÚNICO MOVIMIENTO ESPIRATORIO.ESEMPIO: MACABRO: MA-CA-BRO.
SUFFISSI: ELEMENTI NON LIBERI CON FUNZIONE FLESSIVA OPPURE DERIVAZIONALE CHE
NEL FORMARE UNA PARO LA SI AGGIUNGONO ALLA PARTE FINALE DI UN A RADICE O DI UN
LESSEMA. ESEMPIO: -ESCO (ROMANESCO).

T
TRONCAMENTO: È LA CADUTA DI VOCALE (O DI SILLABA) FINALE CHE SIA POSSIBILE SIA
DAVANTI A VOCALE SIA DAVANTI A CONSONANTE. ESEMPIO: UN POCO DI VINO-> UN PO’
DI VINO

V
VALORE DISTINTIVO: SOLO I FONI CHE DISTINGUONO SIGNIFICATI S ONO FONEMI IN UNA
LINGUA. ESEMPIO: ITALIANO: [CASA] VS [CAZA] = DISTINTIVO = /S/ /Z/.

VEZZEGGIATIVI: SONO DERIVATI DI SOSTANTIVI E ANCHE DI AGGET TIVI, TALORA DI


VERBI, INTESI A DARE CONNOTAZIONE AFFETTIVA ALLA PAROLA ORIGINARIA; SONO
FORMATI CON GLI STES SI SUFFISSI DEI DIMINUTIVI, SOPRATTUTTO -INO, -ETTO, -UCCIO.
ESEMPIO: FRATELLINO.

VIBRANTI: SONO CONSONANTI CHE SI REALIZZANO MEDIANTE UNA RAPIDA ALTERNANZA


DI CHIUSURE E APERTU RE DIAFRAMMATICHE IN UN PUNTO DEL CANALE FONATORIO.
ESEMPIO: /P’ERO/.