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In Sud America, precisamente in Messico e in Cecoslovacchia le manifestazioni contro le contraddizioni sociali

furono soffocate nel sangue. In Francia il movimento non coinvolse solamente gli studenti ma le esigenze di
innovazione sociale e culturale furono sentite anche dalle classi operaie, che uniti portarono alla
ristabilizzazione del paese.
In Cina gli studenti universitari protestavano contro i privilegi culturali
ancora presenti nella cultura Cinese e appoggiati da Mao Zedong, un
rivoluzionario, politico, filosofo e dittatore, nonché portavoce del
Partito Comunista Cinese e i suoi sostenitori dettero vita alla
“Rivoluzione Culturale”. Mao si scontrò con partiti politici, intellettuali
e contadini, scontri che portarono ad una guerra civile
successivamente vinta da Mao che sfruttò il potere acquisito
emarginando i suoi avversari e facendo nascere così una vera e propria
dittatura.

La protesta cominciò nelle università con la pretesa di nuove forme di partecipazione al fine di rendere più
democratiche scuola e società. Nello stesso momento poiché il centro sinistra non seppe dare risposte alla
domanda di un cambiamento della società, anche la classe operaia si unì alla protesta. Erano organizzati in
gruppi in conflitto fra loro, poiché ciascuno appoggiava ideali diversi a seconda dei leader storici del
comunismo scelti, oppure sceglieva l’anarchia o il cristianesimo. Le ideologie predominanti furono il Marxismo
ed il Maoismo. Le proteste erano rivolte contro i partiti tradizionali DC, Pci e Psi poiché accusati di aver tradito
i valori della Resistenza e di collaborare con il capitalismo. Le contestazioni furono soffocate a seguito degli
interventi del terrorismo nero, ovvero neofascisti le cui provocazioni culminarono il 12 Dicembre del 1969 con
la bomba nella Banca Nazionale dell’ Agricoltura in Piazza Fontana Milano e nel 1980 con la strage della
stazione di Bologna. In contrapposizione al terrorismo rosso, formato dalle Brigate Rosse ovvero nuclei armati
proletari di estrema sinistra definiti anche extra parlamentari poiché non si riconoscevano nei partiti vigenti.
Non si può dire che questi scompigli non abbiano portato a nulla: in Italia la scuola fu aperta a tutte le classi
sociali e furono avviate strutture democratiche di partecipazione, si mantenne lo statuto dei lavoratori in
aziende e fabbriche come conseguenza “all’autunno caldo” del 1969 con l’ottenimento di aumenti di salario, le
40 ore lavorative e la salute e la dignità per i lavoratori; i comportamenti individuali e la libertà dei costumi
ampliarono la coscienza della società tanto che tra gli anni ’60 e ’70 permisero lo sviluppo del movimento
femminista e in politica venne messa la questione morale come base della prima repubblica. Il principio di
uguaglianza consisteva nel seguire le teorie democratiche e socialiste di origine ottocentesca contro la
discriminazione razziale, il capitalismo e con la visione dell’uomo al centro dell’universo. Questo movimento fu
una forza rivoluzionaria sul piano delle forme di espressione e di lotta ma fu incapace di fondare o rifondare
modelli politici di gestione Statale.
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