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APR

Scuole e punti di vista discordanti


8
2015
 Vincenzo Ierace (http://www.iltrombone.it/author/baker/)  Metodi & Scritti
(http://www.iltrombone.it/category/didattica/metodi-scritti/)  1 Commento (http://www.iltrombone.it/scuole-e-
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Giannini1.jpg)

Scuole e punti di vista discordanti  TOP


In questo articolo Giancarlo Giannini ci parla delle diverse scuole e dei metodi per lo studio dei
labiofoni.

Riguardo alla tecnica in generale, e in particolare al modo di formare una corretta imboccatura,
generalmente quasi tutte le Scuole si trovano concordi.
Angoli della bocca ben fermi, posizione delle labbra “protese” in avanti, mento stirato verso il basso,
non gonfiare le guance. Si incontrano invece delle vere e proprie discrepanze, e talvolta addirittura delle
forti contraddizioni, sulle modalità di studio di determinate cose, sull’ efficienza o meno di esse, o su
certe azioni fisiche da compiere o non compiere.
Prendendo in considerazione il Metodo di Louis Maggio, la Scuola di Chicago (A. Jacobs, J. Friedman,
E . Kleinhammer, C. Vernon ecc.), Il Metodo di Carmine Caruso, la Scuola di William Kramer (Università

di Miami) ecc., si possono notare profonde

(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-content/uploads/2015/04/maggio.jpg)

differenze (tra le tante) su cose come come il Buzzing, la posizione che la lingua dovrebbe assumere
all’ interno della cavità orale, il modo di respirare.
Magari alcune di queste modalità saranno da osservare solo durante il Warm-up e lo studio “fisico”
dello strumento; tuttavia, secondo me, generano un impatto diverso sul “general playing”, a seconda
del Metodo che uno ha scelto di usare.

Per “Metodo” non intendo ovviamente riferirmi nè ai “Metodi progressivi” (come il Lafosse), nè alle
raccolte di studi melodici.

(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-content/uploads/2015/04/caruso.png)

Il “Metodo” di Caruso o di Maggio, sono delle routine di studi tecnici sui fondamenti degli strumenti a
fiato in ottone, ognuno con diverse modalità di “allenamento”.
Le differenze di cui parlerò non riguardano aspetti musicali dell’ esecuzione, ma modi diversi di “agire”
tecnicamente, riguardo alla produzione “fisica” dei suoni (e relativi esercizi).

Chiaramente, fino qui nulla di strano; è ovvio, per quanto è grande il Mondo, che si siano sviluppate
delle tecniche assai diverse tra loro. Il punto è che, se raffrontiamo le
(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-content/uploads/2015/04/edward-kleinhammer-
1959.jpg)opinioni di detti autori di metodi o esponenti delle varie scuole, troviamo, riguardo a una
stessa cosa, dei giudizi profondamente diversi tra loro.  TOP
Sarebbe come se, nel campo del pugilato, alcuni allenatori
sostenessero che l’ esercizio del salto della corda è assai nocivo,
mentre altri ne facessero uno dei fondamenti dell’ allenamento.

Prendiamo in considerazione il Buzzing, lo studio del quale è


generalmente ritenuto estremamente benefico.
La Scuola di Chicago ne incoraggia la pratica; “Good buzz, good
sound”. Ammonisce, però, di non farlo mai a labbra libere (free
buzzing), perchè dannoso. Deve essere praticato col bocchino, o
con l’ anello visualizzatore.

Nel Metodo di Caruso, è invece indicato di fare anche il buzz a labbra libere,
(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-
content/uploads/2015/04/ghitalla.png)consigliando di non fare note
più’ alte del F sopra al rigo (per il trombone). Weston Sprott, didatta e
2o trombone del Metropolitan Theatre di New York, è  anch’ egli
favorevole alla pratica del free buzz.

Christian Lindberg, invece, sostiene addirittura che qualsiasi tipo di


studio del buzzing è sia inutile che dannoso.
Joe Alessi è alquanto favorevole alla pratica del buzz col bocchino.

Anche nella maniera di prendere fiato, si incontrano delle notevoli


differenze.
Sempre la Scuola di Chicago, indica di prendere un profondo respiro, pensando poi

(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-

content/uploads/2015/04/jacobs.gif)

come di pronunciare la sillaba OH mentre si espira, così da tenere la lingua totalmente bassa (flat), per
avere così la maggiore apertura della cavità orale.
E. Kleinhammer, nel suo libro “Mastering the Trombone”, dice di pensare a come teniamo la bocca e a
come soffiamo fuori il respiro quando sbadigliamo (yawn).

Il metodo di Caruso, durante lo svolgimento degli studi giornalieri, prevede invece l’ inspirazione dal
naso, per potere mantenere l’ imboccatura nella medesima posizione.
(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-content/uploads/2015/04/jay_photo_home.png)W. Kramer
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insiste sul fatto che quando si prende un respiro non si dovrebbe udire
alcun rumore (tipo “risucchio” di aria), nè vedere alcun movimento
(tipo spalle che si alzano ecc.)

Nel Metodo di Maggio è scritto “Take a breath like a drowning man


going down for the third time “, cioè di prendere aria come un uomo
che sta affogando, la terza volta che va sotto l’ acqua.
Con questo Maggio intendeva dire di prendere tutta l’ aria che si può
nel minor tempo possibile; in questo modo, però, risulta impossibile
osservare i “rules” raccomandati dalla Scuola di Chicago, nè quelli di
Kramer.

Direi che queste modalità di respirazione sono piuttosto diverse tra loro.
Inoltre, alcuni Metodi come quello di Maggio, indicano di respirare, trattenere il fiato, poi soffiare. Altre,
invece ribadiscono che il ciclo inspirazione/espirazione deve assolutamente essere continuo, cioè
senza interruzione tra le due azioni.

Per quello che riguarda la posizione che la lingua dovrebbe assumere all’ interno della cavità orale, la
Scuola di Chicago raccomanda appunto che deve essere bassa, come

(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-

content/uploads/2015/04/lindberg.jpeg)

schiacciata (flat). Lo scopo della sillaba OH è quello di farle assumere tale postura.
Chi usa il Metodo di L. Maggio, però, non potrà fare questo, poichè il suddetto Metodo è fondato anche
sull’ uso di diverse sillabe, da usare a seconda del registro in questione. Per esempio, per suonare un F
sopra al rigo si usa la sillaba TEE (leggi TI), che porta la lingua in una posizione tutt’ altro che bassa.
Eppure, secondo la Scuola di Chicago, la posizione “flat” della lingua è indispensabile, per ottenere una
libera emissione del fiato.

Sempre riguardo all’ uso della lingua, W. Kramer suggerisce, nei suoi studi di Warm-up, di suonare 3 o 4
note, da due quarti ciascuna, senza articolare la prima con la lingua: AH -TAH -TAH ecc.
Anche nel Metodo di Caruso, in molti esercizi, è indicato di respirare dal naso, e cominciare la prima
nota senza l’ uso della lingua.

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Jay Friedman (Chicago), però, sostiene che, cominciando una nota senza l’
(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-content/uploads/2015/04/vernon.jpg)articolazione della
lingua, si vanno a creare delle tensioni nel busto, nella
parte preposta all’ espirazione…e questo non va bene..!

Ora, magari tutte queste cose non saranno poi


eccessivamente importanti, rispetto alla tecnica di
esecuzione generale; essendoci però delle concezioni
così profondamente diverse tra loro -riguardo a una
stessa cosa-, sorgono spontanei una serie di interrogativi
(e di risposte..):

1) Un Metodo funziona per alcuni, per altri no


(bisogna perciò “scoprire” qual è quello che va bene per noi..)

2) Qualsiasi Metodo funziona con chiunque


(basta seguire alla lettera ogni dettaglio indicato, con criterio e assoluta fiducia)

3) E’ il “carisma” dell’ insegnante che ci attrae


(non un particolare metodo o un altro..)

4) Il Metodo “giusto” è dentro di noi


(ognuno ha un modo diverso e personale di suonare lo strumento, che deve essere sviluppato negli
anni)

5) Il Metodo non esiste


(………………………..)

6) I Metodi sono scritti dagli insegnanti per “attirare” allievi


(e per guadagnarci dei soldi…)

Alla fine, credo che oltre a quello che risulta comune a tutte le Scuole (tipo i concetti di come formare l’
imboccatura), sia necessario sperimentare le varie “proposte” delle diverse Scuole. Possiamo seguirne
una in particolare; o fare un “Mix” personalizzato con elementi di ciascuna di esse; o anche omettere le
cose che non ci convincono di un particolare Metodo.

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Secondo me, è assai importante cercare di capire “l’ impatto” che una determinata area di studio può

avere su di noi ( tipo “free buzz” o no “free buzz”), e perciò

(http://www.iltrombone.it/brassblog/wp-content/uploads/2015/04/JOe-Alessi-TIp.jpg)

utilizzarla se ci fornisce dei risultati, o lasciarla perdere nel caso contrario.


Ovviamente, per fare questo, bisogna avere una buona capacità di “critica” e di “diagnosi” rispetto a
quello che suoniamo, a come lo suoniamo, e anche rispetto a come le nostre labbra “reagiscono” alle
diverse pratiche consigliate.

Aggiungerei solo alcune notizie, giusto per aumentare la “confusione”…


Molti di questi Metodi hanno origini poco “ortodosse”…

Carmine Caruso era un sassofonista, non un suonatore di tromba o trombone ecc. (suonava anche il
pianoforte e il violino).
Louis Maggio sviluppò il sistema delle sillabe ecc. cercando un nuovo modo di suonare la tromba, a
causa di un incidente che gli procurò profonde ferite alle labbra e la perdita di alcuni denti davanti, e
non gli consentiva più di suonare come prima.
Armando Ghitalla, ideatore del Metodo in cui si spiega di “rivoltare le labbra verso l’ interno, come
quando si pronuncia la lettera M, in modo che non si veda la parte rossa delle labbra, ha perfezionato
questo sistema per potere riprendere a suonare la tromba dopo un’ invasiva operazione alle labbra.

Personalmente, trovo che la Scuola di Chicago sia la più equilibrata e produttiva, e, in fondo, la più
“naturale”.

Giancarlo Giannini, Aprile 2015

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