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MAZZINI GIUSEPPE

Gl'istinti repubblicani di mia madre


m'insegnarono a cercare nel mio
simile l'uomo, non il ricco o il
potente; e l'inconscia semplice
virtù paterna m'avvezzò ad
ammirare, più che la boriosa
atteggiata mezza-sapienza, la
tacita inavvertita virtù
di sagrificio ch'è spesso in voi.»
(Giuseppe Mazzini, Agli operai
italiani[3])
Mazzini nacque a Genova, al secolo capoluogo dell'omonimo
dipartimento francese (costituito il 13 giugno del 1805 da parte del regime
di Napoleone Bonaparte), il 22 giugno del 1805, terzogenito dei quattro figli
(tre femmine ed un maschio) di Giacomo Mazzini (1767-1848), un medico e
docente universitario d'anatomia originario di Chiavari, un paesino
del Tigullio (al secolo capoluogo del dipartimento francese degli Appennini,
attualmente parte della provincia di Genova), figura politicamente attiva nella
scena pubblica locale, sia durante l'epoca della precedente Repubblica Ligure,
sia, in tempi successivi, dell'Impero napoleonico, e di Maria Drago (1774-1852),
una fervente giansenista originaria di Pegli (al secolo un comune
autonomo, accorpato nel comune di Genova nel 1926), a cui Mazzini fu molto
legato per tutta la propria vita. Affettuosamente chiamato "Pippo" dalla
famiglia[4], una volta terminati gli studi superiori presso il cittadino Liceo
classico Cristoforo Colombo, a 18 anni si iscrisse presso la facoltà
di medicina dell'Università degli Studi di Genova, come voleva suo padre, ma –
stando a un racconto della madre – vi rinunciò dopo essere svenuto al primo
esperimento di necroscopia.[4]
Si iscrisse allora a giurisprudenza, dove si segnalò per la sua ribellione ai
regolamenti di stampo religioso che imponevano di andare a messa e di
confessarsi; a 25 anni fu arrestato perché, proprio in chiesa, si rifiutò di lasciare
il posto ai cadetti del Collegio Reale d'Austria.[4] Lo appassionava la letteratura:
si innamorò delle letture di Goethe, Shakespeare e Ugo Foscolo (pur non
condividendone la filosofia materialista), restando così colpito dalle Ultime
lettere di Jacopo Ortis da volersi vestire sempre di nero, in segno di lutto per la
patria oppressa.[4]
La passione per la letteratura, insieme a quella per la musica (era un abile
suonatore di chitarra), la ebbe per tutta la vita: oltre agli autori citati,
lesse Dante, Schiller, Alfieri, i grandi poeti romantici come Lord Byron, Percy
Bysshe Shelley, Keats, Wordsworth, Coleridge[5] e i narratori come Alexandre
Dumas padre e le sorelle Brontë. Nel 1821 ebbe il suo trauma rivelatore: a
Genova passarono i Federati piemontesi reduci dal loro tentativo di rivolta e
così, nel giovane Mazzini, si affacciò per la prima volta il pensiero «che si
poteva, e quindi si doveva, lottare per la libertà della Patria».[4]
Iniziò ad esercitare la professione nello studio di un avvocato, ma l'attività che
lo impegnava era quella di giornalista presso l'Indicatore genovese, sul quale
Mazzini iniziò a pubblicare recensioni di libri patriottici; la censura lasciò fare
per un po', ma poi soppresse il giornale.[4] Nel 1826 scrisse il primo saggio
letterario, Dell'amor patrio di Dante, pubblicato poi nel 1837. Il 6 aprile
del 1827 ottenne la laurea in diritto civile e in diritto canonico (in utroque iure).
Nello stesso anno divenne membro della carboneria, della quale divenne
segretario in Valtellina.