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SOCIOLOGIA

CAPITOLO 2 – EVOLUZIONE E ATTUALITA’ DEL FENOMENO URBANO

La città nel mondo preindustriale e l’urbanesimo nel mondo moderno

Si fa riferimento a due grandi momenti:

1) RIVOLUZIONE NEOLITICA E SVIUPPO DELL’AGRICOLTURA: si passa dalla raccolta del cibo alla
produzione agricola, ponendo le basi per la nascita della città.
Il forte aumento della produzione alimentare, la disponibilità di un surplus alimentare che può essere
oggetto di scambi e l’aumento della densità di popolazione, creano le condizioni per lo sviluppo di
una società urbanizzata.
Inoltre, anche l’avanzamento della tecnologia e della cultura, svolgono un ruolo primario in questo
processo.

2) RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: si passa dalla produzione agricola alla produzione e lo scambio di beni,
sia a livello nazionale che internazionale, creando le basi per una grande espansione del fenomeno
urbano.
La città si espande edificando quartieri che si dilagano nella campagna e che sono destinati a ospitare
la nuova popolazione operaia. Inoltre, nell’800, le innovazioni tecnologiche come lo sviluppo del
sistema ferroviario, contribuiscono a riorganizzare la forma della città.
Nel 900 l’urbanesimo coinvolse anche i paesi meno sviluppati e, inoltre, si può notare come, al giorno
d’oggi, la tendenza al gigantismo delle città non accenna a diminuire.

La città, un tema ancora significativo per le scienze sociali?

A partire dagli ultimi 20 anni, il processo di globalizzazione ha subito una forte accelerazione: si tratta di un
processo che coinvolge il sistema economico, la politica, così come il sistema culturale e persino la vita
quotidiana delle persone. Ovviamente, l’epicentro di questo fenomeno è rappresentato dalle vaste aree
metropolitane.

Inoltre, la città si evolve dal punto di vista della struttura morfologica: le aree urbanizzate si espandono
soprattutto verso le campagne, abbandonano la forma compatta e sfumando i propri confini. Di
conseguenza, ciò che sta fuori dai centri compatti non è più campagna ma un altro modo di essere della città.
Insomma, la città, in un certo senso, è ovunque: non ha più confini geografici, culturali e sociali certi e non
può essere configurata come un sistema sociale distinto.

*La città contemporanea una cosmopoli (città-mondo).

Le ragioni della città

Nonostante l’evidente perdita del fenomeno urbano, la città ha comunque un ruolo essenziale nello scenario
mondiale: le città presentano importanti concentrazioni di interessi economici; sono centri di potere più
autonomi rispetto al passato; e sono nodi attivi del sistema di circolazione delle informazioni e degli scambi
culturali.
CAPITOLO 3 – ECONOMIA E SOCIETA’ URBANA

Città, sviluppo e sottosviluppo

La città è un sistema sociale molto complesso, che non può essere interpretato per mezzo di un’unica chiave
di lettura: è contemporaneamente un fenomeno economico, politico, culturale e così via e ogni aspetto è
legato all’altro.

Tali aspetti, ovviamente, hanno caratteri diversificati in base al contesto… ad esempio, nei paesi più avanzati
l’urbanesimo rallenta, mentre lo sviluppo prosegue; in altri paesi (Africa, Asia, America Latina) la crescita
urbana accelera, pur in presenza di un ristagno economico.

L’urbanesimo nel sud del mondo

La sociologia ha tentato di costruire delle teorie per comprendere le cause della crescita urbana nel Sud del
mondo e prevederne le conseguenze sullo sviluppo.

La prima teoria (scambio di valori) è più una visione ottimistica nel senso che i paesi, pure trovandosi su
diversi livelli di sviluppo, traggono un vantaggio reciproco dall’interscambio economico in quanto il libero
scambio, in particolare dai paesi più moderni a quelli meno sviluppati, diffonde culture, valori e atteggiamenti
“moderni” anche in contesti un po’ più arretrati e tradizionali.

La seconda teoria si basa sull’idea della divisione internazionale del lavoro: la connessione tra Nord e Sud fa
in modo che si crei una gerarchia nella quale i paesi più forti e sviluppati, riescono a marcare il proprio
dominio e a orientare lo sviluppo verso i propri interessi, a svantaggio dei paesi meno sviluppati.

La terza teoria ritiene che, per correggere tale disequilibrio, bisogna cambiare la direzione dello sviluppo:
ogni società locale dovrebbe avere più fiducia in se stessa, dovrebbe avere la capacità di fare affidamento sui
propri mezzi e valorizzare le proprie risorse economiche, umane e culturali.

I fattori della crescita urbana

Abbiamo già evidenziato la crescita dell’urbanizzazione nei paesi meno sviluppati, in particolare nei centri
urbani di grandi dimensioni in quanto le città più piccole presentano un’insufficiente dotazione di
infrastrutture e servizi che non permettono lo sviluppo delle attività. Dunque, urbanizzazione significa
ingigantimento delle aree metropolitane.

I fattori che producono l’urbanizzazione non sono altro che il prodotto di due processi:

- La crisi e la destrutturazione delle aree rurali che spingono la popolazione a spostarsi nelle città;
- L’attrattività dei centri urbani che propongono un’immagine positiva e idealizzata della città, anche
grazie ai mass media.
I due circuiti dell’economia urbana

Un aspetto essenziale dell’economia urbana è che nei paesi del sud vi sono due facce diverse e poco integrate
tra loro: la prima è costituita da attività moderne che si collegano con i paesi più sviluppati, la seconda è
costituita da attività più piccole, solitamente gestite a livello locale o a conduzione familiare.

L’urbanesimo fordista e la sua crisi – le onde lunghe dello sviluppo industriale

Numerosi economisti sostengono che lo sviluppo si sia realizzato seguendo un andamento ciclico e la durata
di tali cicli, ovvero le onde lunghe dello sviluppo è di 50 anni.

Secondo la classificazione di Freeman, i cicli che si sono completati dall’epoca industriale al giorno d’oggi
sono 4:

- Ciclo della prima meccanizzazione, basato sull’industria tessile;


- Ciclo basato sull’uso del vapore come forza motrice e sullo sviluppo delle ferrovie
- Ciclo basato sull’elettricità
- Ciclo caratterizzato dal fordismo

A partire dagli anni ’70 si avvia la fine del quarto ciclo e si delineano i caratteri del ciclo successivo, che arriva
fino ai nostri giorni, basato sullo sviluppo della tecnologia e dei sistemi di informazione e comunicazione.

I cicli della crescita urbana

Le onde lunghe dello sviluppo industriale, l’alternanza di fasi di innovazione e fasi di stagnazione, incidono
sull’attrattività delle città. Per questo è possibile osservare una relazione tra lo sviluppo industriale a scala
mondiale e la crescita della popolazione urbana.

Il periodo fordista e il ruolo della città

Il fordismo va dagli anni ’30 agli anni ’70, quando le società affrontavano la crisi del ’29. L’elemento innovativo
del modello proposto da Ford ha come fondamento una trasformazione tecnologica e una riorganizzazione
dell’impresa. Questa trasformazione della fabbrica ha come effetto la diminuzione dei tempi di produzione
e un grande ricambio di manodopera. L’impresa, dunque, è considerata il “cuore” dell’organizzazione sociale.
Il fordismo è efficiente solo se i beni sono prodotti in ampia serie e sono fortemente standardizzati.

L’industria, dunque, si presenta come un complesso di attività che ha la necessità di appoggiarsi ad una
grande città nella quale trova manodopera e bacino di utenza. Ciò le permette di realizzare risparmi detto
economie di urbanizzazione.
La crisi del modello fordista

I maggiori fattori di crisi del modello fordista sono:

- Il settore industriale si sviluppa a ritmi sostenuti e, grazie alle innovazioni, aumenta la sua
produttività;
- L’aumento della produttività consente di abbassare i costi del prodotto sul mercato;
- Per far fronte all’allargamento dei mercati, aumenta l’occupazione e il reddito dei lavoratori;
- Questo reddito consente alle famiglie di aumentare i consumi e ciò provoca un aumento globale della
domanda di beni industriali;

In tal modo è possibile vendere beni di alta qualità, prodotti in quantità limitate e soggetti a rapido
cambiamento, per i quali i consumatori sono disponibili a pagare prezzi più elevati, sfuggendo anche alla
concorrenza dei paesi a più basso costo del lavoro in produzioni di massa, più semplici e di bassa qualità.

Ma, questo non vuol dire che la produzione di massa e il modello fordista vengono abbandonati dalle imprese
dei paesi più sviluppati, perchè due tendenze possono combinarsi tra loro: l'uso delle nuove tecnologie per
riadattare il modello fordista e la spinta alla multinazionalizzazione, per cui le grandi imprese della produzione
di massa, investendo nei paesi in via di sviluppo, cercano di ritrovare le condizioni di vantaggio. Infatti, a
partire dagli anni '70, si è assistito a un processo di diversificazione e pluralizzazione dei modelli produttivi.

Il nuovo ruolo economico della città – Lo spazio economico postfordista

Il periodo post-fordista tende all'abbandono della standardizzazione e dei metodi di produzione passati e all'
introduzione della componente tecnologica.

Gli attori principali sono le imprese in quanto si passa da economie di scala a economie di localizzazione
infatti le scelte localizzative aumentano sempre di più anche se bisogna considerare i costi dovuti dalle
connessioni fra questi luoghi. Lo spazio, dunque, si configura come un insieme di flussi e non di posti. Inoltre,
si comincia a parlare di “fabbrica integrata” perché implica un maggior coinvolgimento della manodopera e
incrementa una produzione diversificata e di qualità.

Reti economiche e reti urbane

Nella sociologia urbana “classica” la città è considerata come sede di un complesso di attività economiche
suddivise in due tipi: attività di base e attività di servizio. Tale panorama economico è costituito da un
intreccio di reti economiche che collocano nelle diverse città i nodi di maggiore importanza.

Quando parliamo di reti non parliamo soltanto di infrastrutture per i mezzi di trasporto, ma parliamo anche
di telecomunicazioni e mass media, che permettono interscambi tra contesti e culture diverse. Lo sviluppo di
internet, poi, ha permesso la costruzione di reti a scala mondiale e spesso i contatti virtuali si affiancano a
quelli face to face, aumentando il grado di interazione globale… senza sminuire i contatti personali.

In particolare, per quanto riguarda le infrastrutture relative al sistema dei trasporti e della comunicazione, è
importante che una località ne sia ben dotata e che vi sia una buona connessione tra queste in modo da
determinare una concentrazione di posti di lavoro e attirare le imprese.
Il commercio e il turismo urbano

Negli ultimi anni nel commercio si sta attuando la modernizzazione, ovvero la progressiva sostituzione del
tradizionale commercio al dettaglio con una rete di imprese commerciali di grandi dimensioni.

Questa modernizzazione ricalca alcuni aspetti del percorso seguito dall’industria nel periodo fordista:
concentrazione delle attività in grandi impianti e impiego delle tecnologie. Dall’altro lato, però, la
riorganizzazione delle attività non offre ai lavoratori un impiego sicuro ma punta alla riduzione della
manodopera.

L’impatto di questi processi sulla città è notevole: si tende a localizzare le attività nelle aree esterne, magari
fra due città, in modo da aumentare le utenze e, di conseguenza, vi è una riduzione del commercio
tradizionale al dettaglio.

Allo stesso tempo, i flussi turistici sono in forte crescita dunque si assiste ad un tentativo di valorizzazione
turistica anche da parte di città specializzate in altro, attraverso la valorizzazione delle tradizioni
enogastronomiche, il potenziamento dell’offerta alberghiera, l’organizzazione di eventi ecc. Questo processo
è chiamato city marketing.

CAPITOLO 4 – LA CITTA’, I CONFLITTI, IL GOVERNO

La crisi del governo urbano

La città, oltre a essere una dimensione economica, è anche una dimensione politica e socioculturale, in grado
di esercitare forme di autogoverno.

Parlando di autogoverno a scala urbana si riassumono diversi aspetti:

- La città come luogo specifico per l’attività di governo;


- La città come soggetto specifico dell’attività politica;
- La città come oggetto dell’attività del governo urbano: nel senso che favorisce e regola lo sviluppo
economico locale e garantisce ai cittadini la presenza di infrastrutture e servizi.

Il patto fordista e il welfare state

Il fordismo ha rappresentato qualcosa più di un modello di sviluppo economico; ha fatto emergere un insieme
ben definito di attori sociali e ha posto le condizioni per rapportare questi attori.

Gli attori fondamentali del modello fordista sono:

- La grande impresa: la grande borghesia industriale, sia nazionale che internazionale (dirigenti,
impiegati ecc)
- L’operaio-massa: figura a scarsa qualificazione, concentrata in stabilimenti di ampie dimensioni
collocati nelle zone periferiche delle aree metropolitane; condizioni di lavoro e stili di vita fortemente
standardizzati.
- Lo stato e l’insieme delle istituzioni: si parla di Welfare state (stato di benessere) la cui finalità è quella
di garantire almeno le minime condizioni di vita a tutti i cittadini garantendo un reddito minimo,
aumentando la sicurezza e assicurando a tutti i cittadini i servizi sociali.
Gli strumenti per questo intervento pubblico sono:
 Organizzazione dei servizi pubblici (scuola, sanità, trasporti, ecc) offerti gratuitamente o
quasi;
 Trasferimento diretto di fondi ai singoli o alle famiglie.
- I dipendenti pubblici: l’espansione del welfare state ha comportato un incremento dei posti di lavoro
nel settore pubblico.

Il patto fordista non è altro che un compromesso tra le parti sociali che ha come risultato l’innalzamento del
tenore di vita complessivo della maggioranza dei lavoratori.

Neoliberismo e governo urbano

I primi sintomi della crisi del welfare state cominciano a manifestarsi intorno agli anni ’70 quando vengono
meno le ragioni del “patto” che aveva procurato stabilità sociale nei decenni precedenti.

Alcuni fattori di questa crisi sono, sicuramente, di natura economica; altri invece vanno ricondotti ai diversi
gruppi sociali che cambiano atteggiamento in campo politico. Infatti, se prima il welfare state era visto come
una garanzia per tutti, negli anni ’80 la richiesta di alcuni gruppi sociali è l’aumentato della competitività del
sistema (crescita delle opportunità per i soggetti più forti, anche a svantaggio di quelli più deboli).

Il rinnovamento del Welfare

I sistemi del welfare hanno subito un ridimensionamento non solo quantitativo, ma anche qualitativo.
Dunque, è stato necessario rivedere le politiche del vecchio welfare per renderle più concentrate alle
esigenze specifiche degli attori e meno generalizzate.

Welfare municipale: si riferisce alle amministrazioni pubbliche (asili nido, assistenza domiciliare, centri per
anziani ecc);

Welfare community: integrazione tra le istituzioni e le risorse di cui il territorio dispone,, in particolare servizi
del Terzo settore come volontariato, associazioni culturali ecc.

Vecchi e nuovi squilibri sociali

La crisi congiunta di fordismo e welfare fa venire meno le condizioni di quello che era definito il “patto
fordista” che riguardava le grandi imprese.

Assume più importanza la flessibilità del lavoro che può essere di due tipi:

- Quantitativa: le imprese assumono maggiore flessibilità nell’assumere o licenziare


- Quantitativa: maggiore flessibilità nell’aumentare o diminuire i salari, cambiare gli orari di lavoro ecc.

Il nuovo quadro che si delinea appare, quindi, segnato da una tendenza a aumentare le disparità sociali e da
un continuo cambiamento di situazioni che rende impossibile ragionare a lungo termine.

La struttura sociale urbana

Nella società post-fordista vi è una divisione del mercato in 4 gruppi sovrapposti:

- Lavori d’ingresso: provvisori, svolti da giovani alle prime armi;


- Lavori periferici: bassa qualificazione e basso salario;
- Lavori centrali: grandi organizzazioni, alti salari e impiegati specializzati;
- Lavori direttivi: svolti da imprenditori, dirigenti, liberi professionisti.

Le nuove povertà urbane

Il concetto di povertà ha alla sua base l’idea che una parte di popolazione non ha accesso alle risorse
sufficienti per sopravvivere ad uno standard minimo di vita.

Si parla, quindi, di povertà relativa (quando le condizioni di vita medie sono inferiori alla media del contesto)
e di povertà assoluta (quando le condizioni di vita sono in pericolo).

Viene elaborato il concetto di carriera morale, ovvero una condizione che implica requisiti soggettivi
(immagine di sé ecc) e oggettive (livello di reddito, ecc). Dunque, la povertà è una condizione che deriva da
una carriera morale negativa e per migliorare tale condizione, basterebbe che le politiche invertano la
direzione della carriera morale producendo un evento positivo e stimolando delle relazioni personali.

Il dualismo urbano

L’economia urbana tende, al giorno d’oggi, ad essere divisa in due settori di natura diversa:

- Settore economico formale: basato sulle tecnologie microelettriche, destinato a sostituire la


manodopera; addetti qualificati;
- Settore economico informale: manodopera non qualificata e sottopagata.

La compresenza di questi due tipi di realtà economiche rende la struttura sociale frammentata e duale.

C’è poi chi preferisce parlare, anziché di città duale, di quartered city, ovvero città divisa in quartieri: città
delle abitazioni di lusso; Città imborghesita; Città suburbana; Città delle case di appartamenti; Ghetto.

Senso civico, partecipazione, conflitto

Nella città fordista si dava per scontato che gli interessi comuni bastassero a favorire la partecipazione dei
cittadini alle scelte di governo urbano. Nella città postfordista questo non basta più.
Si inizia a parlare, quindi, di senso civico degli abitanti secondo cui nelle comunità in cui la popolazione ha
anche interessi volti al bene comune, il senso civico è alto; nelle comunità frammentate e caratterizzate dalle
diseguaglianze, prevale un senso civico debole.

Un modo per portare i cittadini alla partecipazione attiva nelle politiche urbane si possono attuare 4 attività:

- La comunicazione: comprende attività volte a diffondere le informazioni;


- L’animazione;
- La consultazione: con le quali i cittadini possono presentare le proprie proposte;
- L’empowerment: iniziative finalizzate ad accrescere le competenze della popolazione o di soggetti
specifici.

CAPITOLO 5 – LE POLITICHE DELLA CITTA’

- Politics indica l’arte del governo


- Policy indica una specifica linea politica
- Policies indica l’insieme degli interventi in un determinato ambito, come quello urbano.

Gli anni ’80 sono stati un momento di crisi per la pianificazione: non si crede più nella possibilità di un
controllo dello sviluppo socioeconomico e territoriale della città.

Nella seconda metà degli anni ’90 il clima culturale e politico è cambiato, portando a condizioni favorevoli
per il rilancio della pianificazione, seppur con caratteri diversi dalle epoche precedenti.

La pianificazione strategica non è altro che l’insieme delle decisioni, dei progetti, delle tecniche e delle azioni
che configurano un progetto della città per la città. Il progetto, invece, si basa sul fatto di essere condiviso da
una pluralità di attori.

Dunque, seppur focalizzati sulla città, i piani strategici hanno un vasto raggio e formulano scenari di periodo
medio lungo; inoltre, intendono promuovere la qualità della forma complessiva della città entro le quali
potranno essere attuati i singoli progetti.

Sostenibilità e mobilità urbana

Il concetto di sostenibilità è volto alla ricerca di un modello di sviluppo che soddisfi i bisogni della popolazione
attuale ma che tuteli anche quella futura. Non riguarda, quindi, soltanto la tutela dell’ambienta, ma anche
l’efficacia del modello economico e una distribuzione dei redditi equa.

In molte città europee la ricerca della sostenibilità si esprime con l’Agenda XXI locale, uno strumento di
coordinamento dell’azione di governo riferito alle iniziative ambientali.

Un campo tematico fondamentale per la sostenibilità è quello relativo alla mobilità e alla regolazione del
traffico dato il costante incremento dei trasporti che produce inquinamento, spreco energetico e congestione
del traffico. Uno dei metodi per affrontare questi problemi è la moderazione del traffico (ZTL, zone 30, car
sharing, car pooling)
La rigenerazione dei quartieri marginali

Le politiche per la rigenerazione dei quartieri marginali non sono altro che interventi diretti nelle vecchie
periferie urbane, nelle quali vi è un’alta concentrazione di popolazione povera, edifici in stato di degrado,
pochi servizi.

Negli ultimi 20 anni, in queste zone, sono stati tentati degli approcci integrati, ovvero che hanno diverse
finalità come: riqualificazione architettonica e urbanistica, miglioramento dell’ambiente, stimolazione
dell’economia locale ecc.

Alcuni interventi sono stati il miglioramento della connessione di queste periferie con il resto della città per
introdurre nuovi servizi e aumentare la qualità degli spazi pubblici; sul piano economico si è intervenuto per
creare e migliorare la forza lavoro residente; sul piano sociale le iniziative sono spesso rivolte a integrare in
gruppi emarginati…

Ma, nonostante questi interventi siano abbastanza efficaci, non sono sufficienti a evitare la marginalità di
queste aree.

Il contrasto all’insicurezza

Il tema della sicurezza è un tema abbastanza importante nelle amministrazioni locali. Nonostante le città
stiano diventando sempre più insicure, è diritto dei cittadini poter fruire degli spazi pubblici senza paure.

Ovviamente, la sensazione di insicurezza, è soggettiva e porta a un’alterazione dei comportamenti: chi si


sente in pericolo tende uscire meno e a limitare la propria libertà di movimento rispetto a chi, al contrario, si
ritiene capace di affrontare la città senza paura.

Per questo motivo, molti paesi hanno sviluppato politiche volte alla rassicurazione dei cittadini. Esistono due
approcci:

- Tolleranza zero: comporta il rigore assoluto nella punizione dei reati, controllo totale dello spazio
pubblico attraverso telecamere e la presenza delle forze dell’ordine;
- Tutela del territorio: progettazione degli spazi pubblici volta alla tutela degli spazi verdi,
l’illuminazione stradale, animazione serale in zone che, altrimenti, sarebbero deserte.. in modo che
tutti i soggetti possano fruire a pieno di questi spazi.

Le politiche culturali urbane

Le politiche culturali urbane non sono altro che gli interventi degli operatori pubblici che favoriscono la vita
culturale della città.

Di tali politiche sono importanti 4 aspetti:

- Le forme espressive riconosciute in tutto il mondo (letteratura, arte ecc)


- La cultura popolare
- Le usanze
- Gli elementi delle manifestazioni simboliche di tali gruppi
In Europa ci sono state diverse fasi:

1) L’epoca del rilancio della cultura: si costruiscono musei, teatri ecc localizzati soprattutto nei centri
storici;
2) L’epoca della partecipazione: viene coinvolta anche la popolazione più svantaggiata promuovendo il
decentramento delle attività culturali nelle periferie;
3) L’epoca della cultura come strumento di sviluppo: la cultura diventa strumento di rilancio
dell’economia urbana.

CAPITOLO 6 – LA CITTA’, FENOMENO CULTURALE

La condizione contemporanea e la città

La città è sempre stata un luogo di confronto tra culture.

Negli anni ’80 venne coniato il termine post-moderno che richiama la fine del mondo moderno e in cui
prevale un senso di rottura con il passato e con gli schemi culturali del periodo fordista. Durante questo
periodo, ovviamente, la cultura e l’arte si trovano in una fase di transizione.

Il post moderno ha anche a che fare con l’esperienza vissuta quotidianamente da milioni di persone, infatti il
senso di incertezza, la perdita di punti di riferimento ecc, sono sensazioni condivise da ampi strati della
popolazione. Vi è una frammentazione e una specializzazione degli spazi (quartieri residenziali, lavorativi ecc)
per la quale è fondamentale la mobilità.

L’esplosione delle differenze

Vi è un incremento effettivo delle diversità:

- Nuove migrazioni: comporta lo scontro fra culture diverse;


- Nuovi squilibri: le disuguaglianze sociali portano alla formazione di una gerarchia sociale;
- Trasformazioni della famiglia: aumento dei singles, famiglie ricomposte, aumento della popolazione
anziana e riduzione della natalità;

La città e le differenze di genere – culture e conflitti

La presa di coscienza dell’importanza delle differenze mette in discussione la città, i suoi modi di vita, le sue
strutture amministrative e ha portato all’allargamento dei diritti civili.

Un esempio è il movimento femminista che denuncia la non neutralità degli spazi urbani, ritenendo che
l’organizzazione degli spazi della città sia gendered space, ovvero segnata da differenze di genere.

I gruppi nati dalle recenti migrazioni, invece, non richiedono solo pari diritti ma anche che la loro cultura
venga rispettata… per farlo adottano strategie diverse: collaborazione nella costruzione di una società
pluralistica, contrapposizione a ogni cultura diversa dalla propria.
L’unico modo per risolvere i conflitti culturali è comunicare, una mediazione finalizzata a stabilire i principi in
comune e regole vincolanti. Nell’ambito urbano questo è più semplice in quanto le nuove differenze si
inseriscono in un quadro già differenziato, quindi è più probabile che le due parti collaborino invece di
contrapporsi.

Simboli urbani e identità

La città è un complesso di simboli che si esprimono nelle strutture fisiche (piazze, monumenti) e nei modi di
vita (cerimonie ecc).

Ad esempio, il contesto urbano in cui si vive mettendosi in relazione con un insieme di simboli, pesa sulla
costruzione dell’identità personale: un individuo nato in un quartiere “pericoloso” verrà probabilmente
considerato pericoloso o dovrà faticare per essere rispettato.

Un aspetto positivo legato alla città è, ad esempio, l’appartenenza territoriale: i soggetti più mobili coltivano
sentimenti di identificazione con la città d’origine per fissare un punto di riferimento simbolico… però è
possibile che si stabiliscano legami affettivi multipli tra i soggetti e gli ambiti territoriali, definendo relazioni
di multiappartenenza.

Costruzione sociale del simbolismo

L’interazione tra simboli urbani e l’agire degli abitanti (passati e presenti) favorisce la definizione dell’identità
della città.

Tre sono le fonti sedimentate dell’immagine della città:

- I riferimenti ai padri fondatori;


- L’impronta lasciata dai successivi leader;
- Il complesso dei manufatti.

All’elaborazione del simbolismo urbano, che conferisce alla città un carattere unico e non riproducibile,
contribuiscono anche le rappresentazioni delle città proposte dai mass media, che favoriscono un’immagine
stereotipata della città.

Lo spazio pubblico

Tutte le città presentano una risorsa fondamentale: gli spazi pubblici, ovvero punti di incontro su cui tutti
hanno gli stessi diritti… ovviamente, ciò non vuole dire che in questi luoghi vengono annullate le
diseguaglianze sociali…ad esempio, nelle metropoli più estese, cresce la sensazione di insicurezza di alcuni
cittadini, che chiedono la limitazione degli spazi totalmente pubblici.

Inoltre, l’incremento degli strumenti per la comunicazione a distanza delinea una situazione nella quale si
rompe il tradizionale nesso tra spazi pubblici e comunicazione: cresce, infatti, il bisogno di interagire face to
face.
L’estetica della città contemporanea

Vi sono alcune forme di espressione estetica che rappresentano la città contemporanea, quali:

- Le tribù urbane: gruppi di popolazione caratterizzati da modi di vita e usanze diverse, ma accomunati
dal desiderio di farsi notare dagli altri accentuando i propri tratti distintivi;
- La città caotica: la città appare popolata da un miscuglio di popolazioni, con edifici apparentemente
degradati, ma con all’interno congegni a elevata tecnologia
- Spazzatura e monumenti: l’arte metropolitana prende come soggetti gli scarti (pop art, graffiti)
- La città virtuale: rielaborazione dell’immagine della città attraverso internet, una città che fornisce
criteri estetici con i quali verrà giudicata e che diventa fonte di ispirazione per correnti
architettoniche e artistiche.

CAPITOLO 7 – LA CITTA’ E L’AMBIENTE

LA CITTÀ E I PROCESSI INSEDIATIVI:

Prospettive dell’analisi ecologica


La scuola di Chicago degli anni ’20 e ’30 metteva in primo piano il problema del rapporto tra la forma fisica
della città e i suoi caratteri sociali. La scuola di Chicago propose, in relazione a tale problema, una teoria di
derivazione biologica, la quale portava a considerare le relazioni tra popolazioni come relazioni ecologiche.
L’ecologia fa pensare ai temi dell’inquinamento, dello smaltimento dei rifiuti, del traffico ecc., e l’associazione
ecologia-città propone immediatamente come oggetto di riflessione il ruolo che l’urbanesimo ha
nell’alterazione dell’equilibrio fra le società umane e gli ecosistemi di cui esse fanno parte.

Deurbanizzazione e riurbanizzazione.
Fino agli anni ’60, tutte le grandi aree urbanizzate del Nord del mondo avevano fatto osservare modalità di
crescita ‘’centripeta’’. Ciò non vuol dire che la crescita fino a quel momento avesse riguardato unicamente le
parti centrali della città; infatti, dopo aver saturato quelle aree, lo sviluppo della città si era diretto verso
l’esterno.
In tal modo, le frontiere della città compatta si sono allargate, mentre, all’esterno di esse, si è aperta una
vasta fascia di aree suburbane, fatte di sobborghi residenziali o industriali. Si sono in questo modo formate
le aree metropolitane, ovvero vasti agglomerati di insediamento comprendenti una città centrale e un
insieme di comuni.

Tra la fine degli anni ’60, le città centrali cominciano a perdere popolazione e anche le prime cinture
industriali tendono a fermarsi. Proseguono il loro sviluppo le cinture più esterne, ma la loro crescita non è,
sufficiente a controbilanciare la perdita delle aree centrali. Si determina, in tal modo, una stagnazione della
popolazione dell’intera area metropolitana: fenomeno definito deurbanizzazione o disurbanizzazione.

Al tempo stesso, negli anni ’70 si produce negli USA una crescita della popolazione delle aree non-
metropolitane superiore a quella delle aree metropolitane. Tale fenomeno viene chiamato, dal geografo
americano Berry, controurbanizzazione.
Negli anni ’80 ha inizio una ripresa demografica della parte interna di molte aree metropolitane europee e
americane. Il fenomeno è presente anche in Italia, ma con qualche ritardo. Nella seconda metà degli anni
’90, il declino demografico, in Italia, diminuisce.

La città diffusa
Il processo di diffusione urbana rappresenta il fenomeno della suburbanizzazione. Esso si è manifestato
attraverso l’espansione del tessuto urbano avvenuto con la crescita di nuovi quartieri e lo sviluppo dei villaggi
rurali che vengono ad essere inclusi nello spazio urbanizzato. Tale fenomeno ha avuto un andamento
temporale e modalità di espansione diversi: all’inizio del ‘900 negli Stati Uniti; dal secondo dopo guerra in
Italia. Inoltre, In alcuni paesi, come l’Italia, la suburbanizzazione è stata determinata da correnti migratorie;
in altri, invece, tale fenomeno deriva dalla creazione di nuove città satelliti.

Quando si parla di suburbanizzazione ci si riferisce a un processo di crescita che si verifica attorno alla città
centrale. Quando, invece, si parla di diffusione urbana si allude a un processo più ampio, che abbraccia un
ambito territoriale più ampio. Un'altra differenza tra il processo di suburbanizzazione e quello di diffusione
urbana, riguarda le relazioni che si vengono a stabilire tra il popolo centrale e il resto del territorio. Nel caso
dei processi di suburbanizzazione la crescita delle cinture esterne della città fa sì che in esse venga ad
insediarsi una popolazione di lavoratori pendolari, i quali generano flussi in direzione della città.

I processi di diffusione urbana, invece, generano flussi in varie direzioni, tanto per motivi di lavoro, quanto
per ragioni di consumo, di fruizione di servizi ecc, in quanto anche nelle zone esterne della città si sono
sviluppati centri commerciali, aree ricreative e così via.

Tutto questo avviene, però, solo grazie all’aumento della mobilità della popolazione. L’uso dell’auto consente
di poter svolgere movimenti quotidiani. L’effetto di questa mobilità è, tuttavia, l’aumento del traffico,
dell’inquinamento atmosferico, del consumo di suolo destinato a parcheggi. Possiamo ora elencare vari tipi
di spazio diffuso:
1. Le aree di frangia, che costituiscono i magazzini, le zone di esposizione commerciale, depositi, terreni
in attesa di trasformazione. Essi si allungano lungo le principali strade, dando luogo a strutture di
forma quasi lineare.
2. Le aree rurbane, sono le più lontane dalla città compatta. Esse combinano la presenza di insediamen0
urbani a bassa densità con l’attività agricola.
3. Le edge cities, possono essere considerate come ‘’città ai margini’’ di un’area metropolitane. Esse
hanno al proprio interno centri di servizio, palazzi per u1ci connessi per via telema0ca con la città
centrale.
4. I distretti industriali: non tutti i distretti possono essere considerati parte di un’area urbana. Alcuni,
tuttavia, si collocano in prossimità di grandi centri o nello spazio tra più aree metropolitane.
5. Gated community, ovvero quartieri recintati da muri o barriere, dotati di dispositivi di sicurezza. Esse
consentono di vivere in un ampio spazio depurato da ogni eterogeneità. Questi spazi, dunque,
corrispondono a delle enclave volontarie, ossia sono frutto di un processo di autosegregazione di
gruppi ad elevato status sociale.

La gentrification dei centri urbani


I protagonisti dei processi di diffusione urbana sono principalmente gruppi sociali del ceto medio. In parallelo,
tuttavia, vi è la tendenza di gruppi sociali appartenenti al ceto medio-elevato a tronare a risiedere nelle parti
centrali della città. Questo costituisce per gli Stati Uniti un vero e proprio ‘’ritorno in città’’.
Per l’Europa si tratta, invece, di un’accentuazione dell’opzione centripeta e può attuarsi tanto con
l’espulsione della popolazione a basso reddito in quartieri borgesi, quanto con la riqualificazione di zone
precedentemente occupate da ceti medio-bassi.
Il termine usato per identificare tale fenomeno è quello di gentrification: essa è usata da Ruth Glass per
disegnare i processi di invasione dei quartieri londinesi della classe operaia da parte dei ceti della media
borghesia. Letteralmente, l’espressione significa ‘’nobilitazione’’.
Secondo Savage e Warde, perché in una città abbia luogo la gentrification, occorre:

1. Una sostituzione, in zone centrali, di un gruppo sociale con un altro avente status più elevato.
2. Un raggruppamento di soggetti con stili di vita e caratteristiche culturali simili
3. Una trasformazione dell’ambiente
4. Un mutamento dell’assetto fondiario.

Il rinnovo consiste nella distruzione di interi quartieri di abitazione e nella loro sostituzione con complessi di
lusso, integrati con residence o alberghi di elevata qualità. In altri casi, è possibili che il rinnovo si attui
attraverso il restauro di edifici di interesse storico.

Fra i gentrifiers, si troveranno soprattutto manager e dirigenti pubblici, professionisti, addetti al settore della
finanza, della comunicazione, della moda e dello spettacolo, intellettuali ed artisti e così via. Fra questi
soggetti, una parte importante è costituita da single, con un’età compresa fra i 25 e i 40 anni.

Il reingresso di una popolazione ricca in aree precedentemente occupate da soggetti di ceto medio-basso
implica un aumento dei costi dell’abitazione, che diviene insostenibile per la popolazione preesistente. In
alcuni casi, i processi di gentrification incontrano resistenza da parte dei residenti e si determina un conflitto
sociale.

Le nuove correnti migratorie.


Oltre al processo di gentrification, è possibile individuare altri spostamenti verso la città da parte di quei
soggetti provenienti dai paesi in via di sviluppo o da aree mondiali di difficile situazione socioeconomica.
Il peso dei flussi migratori varia da paese a paese e da città a città. Questi flussi migratori, ormai da tempo,
investono nazioni le quali rappresentano un polo di attrazione.

Nelle città americane, la popolazione di recente immigrazione ha popolato interi quartieri, in molti casi
ubicati nelle parti non ancora ‘’rinnovate’’ della città centrale.
Per quanto riguarda l’Italia i processi migratori hanno avuto origine negli anni ’8ti, e sono proseguito poi negli
anni ’90 e 2000. In Italia la quota di immigrati più consistente è costituita da marocchini, a seguire albanesi e
infine romeni.

Una presenza straniera, oltre che in città, è riscontrabile anche in aree agricole. In ogni caso, una quota
rilevante della popolazione straniera è assorbita dalle principali metropoli.
Nelle città italiane la concentrazione degli stranieri si è verificata, inizialmente, nelle parti degradate dei centri
storici. Alcune di queste aree hanno visto una stabilizzazione della popolazione immigrata, con la creazione
di attività commerciali gestite da stranieri minimarket). Un'altra quota di nuovi immigrati si è diretta verso
zone periferiche della città.

Dinamiche e misure della segregazione


L’immigrazione tenda a dar luogo a fenomeni di segregazione. Esistono due tipi di segregazione: quella a base
etnica -> fondata sulle differenze relative alle tradizioni e agli stili di vita; e quella a base socioeconomica ->
fondata sulle differenze di reddito e di status sociale.
Nello studio della segregazione etnica sono stati usati due schemi:
1) Il primo deriva dalla scuola classica di Chicago: gli immigrati tendono ad occupare i quar0eri più
degradati. Tali quartieri divengono aree di segregazione etnica; tuttavia man mano che i redditi degli
immigrati cominciano ad accrescere, una parte di essi si sposta verso zone più vantaggiose. Col
passare del tempo si genera il melting pot.

2) Gli immigrati tendono a conservare intatta la propria identità e i propri lineamenti culturali. Essi
possono allora dotarsi di scuole, chiese e così via, le quali favoriscono la difesa della propria cultura
nei confronti dei rischi di assimilazione alla cultura dominante.

Rispetto a questi due schemi, riguardanti la segregazione, è prevista un serie di altri esiti:

- Può, infatti, succedere che la differenza sia talmente debole da non produrre una concentrazione
degli immigrati in una data zona residenziale. Al contrario potrebbe verificarsi una dispersione.
- Il processo di integrazione può comportare la concentrazione di immigrati in alcune zone della città
ma solo per quanto riguarda la prima generazione.
- Un'altra possibilità è che le differenze culturali siano così forti da non rendere possibile una loro
rimozione.

La segregazione può essere dovuta al:

1) Rifiuto da parte degli altri gruppi: l’area etnica che ne deriva è definita ghetto involontario.
2) Desiderio di mantenere la propria identità: l’area risultante sarà una enclave volontaria.

Lo studio della segregazione vede presenti una molteplicità di analisi empiriche che si propongono di
misurare l’intensità della segregazione etnica e sociale in dati contesti urbani e di effettuare comparazioni
tra le situazioni presenti in diverse città, oppure tra quelle presenti nella medesima città a soglie temporali
successive. Si può constatare come la segregazione residenziale del gruppo afroamericano sia notevolmente
superiore a quella dei gruppi di origine europea.

Le popolazioni urbane
La città è definita in funzione della distribuzione delle abitazioni dei diversi gruppi sociali o etnici. La città
cambia in funzione dei cicli temporali: giornaliero, settimanale, stagionale. Durante il giorno, ad esempio, la
città si riempie di lavoratori residenti nelle aree circostanti, nel fine settimana sono presenti anche soggetti
che giungono per fruire di opportunità commerciali o ricreative; in determinati periodi dell’anno molte città
ospitano flussi turistici.

Anche la distribuzione dei vari tipi di popolazione muta, ad esempio, i quartieri centrali, che di giorno sono
popolati dagli addetti delle attività terziarie, di sera possono essere frequentati da persone interessate agli
spettacoli o ai luoghi di divertimento; alcune aree verdi, che di giorno sono popolate da bambini e da
pensionati, possono diventare, durante la notte, luoghi di prostituzione o spaccio di droghe.

Secondo Martinotti le popolazioni metropolitane sono semplicemente degli aggregati di individui con
caratteri comuni.

Nella proposta di Martinotti, le popolazioni metropolitane sono 4 e si distinguono per il diverso rapporto che
instaurano con la città:
1. Gli abitanti: vera popolazione urbana. Essi risiedono nella città, vi lavorano e trovano nella città beni
e servizi per i propri consumi.
2. I pendolari: non risiedono nella città, ma vi lavorano.
3. I city users: non risiedono in città, non vi lavorano, ma trovano nella città beni e servizi per i propri
consumi.
4. Metropolitan businessman: non risiedono in città, ma sono presen0 in essa per determinati periodi
di tempo per ragioni di affari.

Sempre secondo Martinotti, l’urbanesimo moderno ha subito un’evoluzione che ha prodotto diverse
generazioni di metropoli:

- La città tradizionale: composta dagli abitanti e da una limita presenza di pendolari.


- Metropoli di prima generazione: rappresenta un’evoluzione della città tradizionale, nella quale la
popolazione pendolare è maggiore.
- Metropoli di seconda generazione: evoluzione successiva ancora e vede la presenza dei city users.
- Metropoli di terza generazione: oltre alle prime tre popolazioni ospita i metropolitan businessman.

La metropoli, inoltre, può essere suddivisa tra la città centrale (core) e la parte esterna (ring). Da tale
suddivisione è possibile individuare e stabilire quali attività sono svolte in centro o in periferia. In tal modo,
Mela, Davico e Conforti, oltre a quelle previste da Martinotti, individuano altre nuove popolazioni:

1. I pendolari alla rovescia: al contrario dei pendolari ‘’classici’’, vivono nel core e lavorano nella parte
esterna della città.
2. I ring users: vivono e lavorano nel core ma frequentano il ring per attività di consumo e nel tempo
libero.
3. Gli urbani non radicati: pur avendo la residenza nel core, lavorano e fruiscono di servizi nel ring.

Inoltre, è possibili compiere un’analisi degli atteggiamenti e degli stili di vita di tali popolazioni:

- Cura: assunzione di responsabilità nei confronti dello spazio.


- Atteggiamento estetico.
- Cognitivo: lo spazio è oggetto di interesse.
- Funzionale: atteggiamento attento alle opportunità che lo spazio offre per lo svolgimento di
un’attività.
- Di consumo immediato.

I deversi atteggiamenti dei turisti nei confronti del territorio rinvia a una convivenza pacifica tra popolazioni
o al contrario, una conflittualità. Una convivenza pacifica si realizza nel caso di un turismo estetico o di cura,
mentre è probabile il conflitto in presenza di un comportamento di consumo immediato.

Schemi ecologici della città contemporanea.


Lo studio della morfologia dello spazio, in epoca recente, è stato dimenticato. I cultori dell’analisi ecologica
si sono dedicati per lo più allo studio della morfologia sociale. Si potrebbe citare lo studio di White, il quale
indaga la struttura ecologica di alcuni paesi, per verificare sino a che punto lo schema a cerchi concentrici di
Burgess possa ancora spiegare la morfologia sociale urbana. Nelle città dei paesi sviluppati, i principali fattori
di differenziazione dello spazio residenziale della città sono:
1. Lo status sociale, che riflette la distribuzione residenziale
2. Lo status familiare
3. Lo status etnico, che riproduce i fenomeni di concentrazione dei gruppi etnici.

White, prevede che la società americana possa essere composta da:

- Il core, quasi del tutto privo di aree residenziali e commerciali ma ricco di funzioni del terziario.
- La zona di stagnazione, occupata da edifici obsoleti.
- Le sacche della povertà e della minoranza, spesso poste ai margini della zona precedente.
- Le enclave di élite, poste nelle aree esterne o nelle aree centrali di pregio.
- Le zone della classe media, diffuse in ampie parti del territorio urbano
- Le aree delle sedi istituzionali, ovvero i quartieri in cui è forte la presenza di ospedali, uffici, università.
- Gli epicentri e i corridoi, ossia le aree di sviluppo economico esterne al centro urbano.

L’ ecologia della paura: molto più suggestiva è, invece, l’immagine della città del futuro (Los Angeles), che ci
offre Davis.

Nell’immagine di Davis le parti della città si distinguono non solo per le differenze di classe e di composizione
etnica, ma, anche, per le minacce alla sicurezza fisica. In tal modo, la morfologia urbana, tratteggiata dal
sociologo californiano, prevede aree come le zone di contenimento, nelle quali sono confinati soggetti ritenuti
pericolosi; e le zone della vigilanza di quartiere, le quali prevedono un ruolo attivo dei cittadini nella
sorveglianza e nella repressione del crimine. Più all’esterno si trovano i ricchi quartieri chiusi definiti
simulatori urbani. Oltre si estendono le frange tossiche, ossia dove si concentrano attività ad impatto
negativo sull’ambiente naturale (industrie inquinanti, depositi di rifiuti).

Il saggio di Davis, porta in primo piano la devastazione ambientale e il tentativo di contenere fenomeni
pericolosi. Inoltre, l’ecologia della paura si è venuta arricchendo dopo l’11 settembre 2001, in seguito alla
preoccupazione per il nuovo terrorismo globalizzato.

Le relazioni ecologiche tra popolazioni

1. Simbiotica: una relazione è simbio0ca quando una delle due popolazioni si avvantaggia della
presenza dell’altra.
2. Commensalistica: quando una popolazione si avvantaggia della presenza dell’altra senza recarle né
danno ne vantaggio.
3. Predatore-preda: quando una popolazione si avvantaggia della presenza dell’altra, mentre
quest’ultima ne subisce un danno.
4. Amensalistica: quando una popolazione subisce danno dalla presenza dell’altra, senza che questa né
ricavi ne vantaggio ne danno.
5. Isolamento: quando la compresenza tra due popolazioni è indifferente.
6. Competitiva: quando entrambe le popolazioni traggono dalla presenza dell’altra.
La città come sistema auto-organizzato

- La città è un sistema complesso, che deriva da numerose interazioni fra attori. Tale complessità fa sì
che si manifestino delle proprietà globali.
- L’apparizione di tali proprietà ha la sua origine nell’autonomia che si determina tra il livello locale e
il livello globale.
- Il sistema urbano evidenzia la proprietà dell’auto-organizzazione, ossia è in grado di garan0re il
mantenimento della propria iden0tà.

La città e il suo ambiente


La città, pur nella sua estrema complessità e capacità auto-organizzativa, non può esistere e svilupparsi se
non utilizzando un insieme limitato di risorse ambientali non sempre rinnovabili. Questa necessità configura
un rapporto tra i sistemi urbani e gli ecosistemi.
Solo negli ultimi decenni si è venuta sviluppando una crescente attenzione dei sociologi per l’ambiente.
Possiamo individuare uno schema per mettere a fuoco le modalità con cui le società urbane stabiliscono
rappor0 di interdipendenza con il proprio ambiente. Il punto di partenza: le società urbane sono parte della
natura.

La specie umana si caratterizza per una sfera biotica e una sfera culturale. Vi è interazione tra queste sfere.
Proprio da tale interazione hanno origine i sistemi sociali umani, la cui possibilità di sviluppo dipende dai
processi che consentono la sopravvivenza biologica degli individui e dai processi che consentono la
trasmissione della cultura.

Entrambi questi processi si basano sull’uso di risorse esterne alla specie umana. L’insieme di condizioni,
risorse, vincoli che la natura pone allo sviluppo dei sistemi sociali umani rappresenta l’ambiente esterno.
Esso viene distinto dall’ambiente interno, il quale è costituito da materiale biologico con cui sono costrui0 i
sistemi sociali. All’interno dell’ambiente interno si possono individuare due aspetti distinti:

1) Aspetti che riguardano la natura biologica della specie umana: struttura genetica, conformazione del
corpo.
2) Aspetti che riguardano la natura psichica della specie umana: relativi al comportamento.

Per quanto riguarda l’ambiente esterno, occorre ammettere che la città si presenta come un sistema sociale
problematico. Infatti, data la forte concentrazione di popolazione, manufatti, tecnologie che essa comporta,
la città assorbe in modo particolarmente accentuato le risorse dell’ambiente esterno e provoca su di esso
grandi modificazioni.

Per quanto riguarda l’ambiente interno, si deve constatare che i caratteri istintuali del comportamento hanno
un peso importante nel definire la forma dei sistemi urbani e le loro modalità di funzionamento.
Le modalità della vita urbana

Quali fattori contribuiscono a definire il grado di benessere? Inoltre, in che modo è possibile misurare ques0
fattori?

Per definire la lista delle condizioni ambientali da cui dipende la qualità dell’esistenza si è fatto ricorso alla
classificazione dei bisogni umani, ai quali vengono fatte corrispondere delle aree sociali, necessarie alla loro
soddisfazione.

Il compito di studiare la percezione soggettiva della qualità della vita, invece, richiede indagini sul campo. La
misurazione della qualità della vita può avere diverse finalità:

- Analisi della qualità della vita della città -> la finalità è quella di condurre analisi sulle città, a puro
scopo conoscitivo.
- Analisi della qualità della vita nella città ->la finalità è quella di valutare le ineguaglianze presenti
all’interno di singole città, per stabilire quali siano le aree favorite o sfavorite

Città e comportamenti

Occorre mettere in risalto il ruolo che il comportamento istintivo dei soggetti ha nella definizione della
morfologia della città (dimensione istintuale). Inoltre, occorre cercare di capire in quali modi la città sia in
grado di condizionare l’azione dei cittadini (condizionamenti fisici).

- Dimensione istintuale: al mattino quando la spiaggia è sgombra e giunge il primo bagnate, egli
compie una scelta sedendosi davanti a un muro, o in riva al mare e così via. La scelta dei bagnati che
giungono su, successivamente è condizionata dalle scelte dei bagnati arrivati prima di loro.

- Condizionamenti fisici: la città potrebbe condizionare il comportamento dei cittadini. Parliamo di


determinismo architettonico. Lo spazio può infatti essere conformato in modo tale da determinare
un comportamento obbligato, oppure da rendere impossibile il passaggio delle carrozzelle per
portatori di handicap.

In altri casi, il condizionamento può esercitarsi attraverso norme culturali: ad esempio, per alcune
confessioni religiose, l’assenza in ambienti pubblici di una separazione tra spazi destinati agli uomini
e alle donne può rendere difficile la partecipazione di queste ultime ad attività collettive. Spazi verdi
eccessivamente ampi e male attrezzati possono provocare una sensazione di insicurezza;
quest’ultima può indurre i cittadini ad evitare tali spazi rendendoli ancora più vuoti. Newman,
sostiene che alcune strutture urbanistiche creano un ambiente impersonale che favorisce il crimine.
Sennett, propone la struttura a griglia, ovvero fa mancare alla città un centro e tende a negare
l’identità dell’ambiente che circonda la città.
Nelle metropoli contemporanee è presente un duplice tipo di spazi:

1) Spazi iperregolati: luoghi urbani nei quali la libertà dell’agire sociale tende ad essere ridotta,
ad esempio, ospedali, carceri ecc.
2) Spazi sottoregolari: essi sono ambienti di incerta funzione, zone di transizione tra lo spazio
pubblico e quello privato, edifici abbandonati ecc. l’elemento che li accomuna è l’assenza di
regole e di norme di comportamento.
Uno dei rischi che la metropoli contemporanea sembra correre è quello di vedere una
moltiplicazione di ambienti iperregolati, intervallati da parti di città sottoregolate.

La città l’ecosistema e le macchine.

All’interno delle città sono presenti altre specie viventi. All’interno delle città si è, infatti, verificato un
processo di simbiosi volontaria e involontaria:

- Simbiosi volontaria: gli esseri umani vivono volontariamente in simbiosi con piante ornamentali per
giardini, alberi; con animali domestici, ossia popolazioni che interagiscono con quella umana, come
cani o gatti. La presenza di questi animali richiede organizzazione dello spazio pubblico (si pensi alle
zone riservate ai cani).
- Simbiosi involontaria: l’ambiente urbano è particolarmente adatto a specie in grado di adattarsi. La
frangia urbana è ricca di spazi vuoti, di terreni ed edifici abbandonati e, di potenziali risorse di cibo
per gli animali. In tal modo è possibile la moltiplicazione di popolazioni animali, come quella dei ratti,
dei gabbiani, delle volpi o il formarsi di colonie di cani randagi. Anche le specie vegetali, come gli spazi
verdi con insufficiente manutenzione divengono preda di specie vegetali infestanti (erbacce).

L’ecosistema urbano, comunque, non comprende solo le specie viventi: esso è un ambiente artificiale, il cui
funzionamento dipende da manufatti, macchine. Si pensi al sottosuolo della città, nel quale si intrecciano reti
ed infrastrutture come cavi elettrici, fibre ottiche, condutture del metano e il sistema fognario. Tenendo
conto di questa relazione tra l’uomo, la natura e le macchine la città potrebbe essere definita una
meccanosfera.

Le macchine rappresentano le opere presenti nell’ambiente costruito e gli strumenti di cui si serve la città: i
mezzi di trasporto, i dispositivi per la regolazione del traffico, le tecnologie, gli strumenti per la
telecomunicazione.

Tuttavia, è necessario comprendere nella meccanosfera anche elementi immateriali, dai quali deriva il
funzionamento della città: archivi, informazioni, regolamenti.

Potrebbe essere inclusa nella meccanosfera la routines, ossia sequenze di atti predefiniti, frutto di un
apprendimento che non viene più dimenticato, ad esempio, guidare un’automobile, usare il telefono,
usufruire della metropolitana e così via.

CAPITOLO 8 – UNA SOCIOLOGIA SPAZIALISTA

Nella sociologia classica, il rapporto tra dimensione sociale e spazio non è oggetto di particolare
considerazione. I fenomeni sociali, però, non sono altro che la combinazione di un insieme di azioni e di
esperienze compiute da più attori…tali azioni, ovviamente, si compiono in uno spazio e un tempo ben definiti.
L’azione situata, il corpo e lo spazio
La concezione dell’azione legata al contesto ha permesso l’elaborazione di teorie astratte..tra queste:
- La teoria dell’azione situata: un corso d’azione intelligente si sviluppa con le circostanze presenti nella
situazione e opera un continuo adattamento a esse;
- Il concetto dello schema corporeo: riguarda l’immagine tridimensionale che ciascuno ha di se stesso.
Nella costruzione di tale immagine intervengono le componenti sociali, ad esempio attraverso il
paragone tra la propria immagine e quella degli altri.
- Il concetto dell’orientamento spaziale: partendo dallo schema corporeo, vengono definiti elementi
nello spazio circostante e vengono individuati dei punti di riferimento, presupposti essenziali del
comportamento.

Viene proposta una nuova linea di ricerca psico-antropologica, denominata prossemica: uno studio
dell’utilizzo dello spazio nell’uomo.

Un aspetto noto di quest’analisi, infatti, è quello relativo alla distanza fisica. Si dinguono:

- Distanza intima (dal contatto fino 45 cm di distanza; percepita come intrusione)


- Distanza personale: non c’è contatto fisico ma vi è la possibilità di instaurarlo facilmente
- Distanza sociale: il contatto fisico non è più possibile, a patto di uno sforzo particolare
- Distanza pubblica: completamente lontana dal coinvolgimento personale

Il comportamento in pubblico
Si parla di ordine sociale: un tema nella quale si elaborano diversi concetti...
- I territori del sé: ovvero ambiti sui quali i soggetti hanno delle rivendicazioni;
- Lo spazio personale: circonda l’individuo
- Il posto: spazio esterno ben definito (es: sul tram)
- Il territorio di possesso: insieme di oggetti che identificano il soggetto (es: guanti, cappello);
- I contrassegni: oggetti che segnalano la rivendicazione di un territorio (es: borsa per occupare un
posto)
- Ambiente circostante: spazio che circonda l’individuo, ma più ampio di quello personale.
Le violazioni degli spazi rivendicati da un soggetto sono dette offese territoriali.

L’interazione sociale nello spazio


Per interazione si intende una relazione tra due o più soggetti, nel corso della quale questi ultimi modificano
i rispettivi comportamenti per rispondere o adeguarsi al comportamento degli altri.
Si distingue tra: interazione in compresenza (attraverso l’uso del corpo) e interazione a distanza (attraverso
la tecnologia).

Spesso, nella mediazione a distanza, il soggetto si nasconde dietro un’identità falsa e si verifica spesso il
flaming.