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I MECCANISMI DI DIFESA

Una CRISI è una situazione nuova che arriva improvvisamente ed è rappresentata da stimoli
esterni che determina nella persona livelli elevati di angoscia. Questa reazione/risposta psicologica
(ansia, angoscia, depressione, paura) determina l’utilizzo, inconscio, di meccanismi di difesa.

I MECCANISMI di DIFESA sono strategie psichiche inconsce che l’Io mette in campo per controllare
il disagio e i conflitti generati dalle proibizioni riguardanti l’ES, pulsioni incompatibili con la vita
sociale.
Nascono quindi dall’ES e sono utilizzati automaticamente per abbassare i livelli di angoscia nei
momenti di crisi, traumi e situazioni ad alto impatto emotivo per protezione.
I principali meccanismi di difesa sono:
1. SUBLIMAZIONE
2. NEGAZIONE – RIMOZIONE
3. PROIEZIONE
4. IDENTIFICAZIONE
5. RAZIONALIZZAZIONE
6. SPOSTAMENTO
7. CONTROLLO
8. REGRESSIONE
9. FORMAZIONE REATTIVA
10. ISOLAMENTO

SUBLIMAZIONE
Spostare un desiderio su una persona o un oggetto. L’individuo affronta conflitti emotivi, dovuti a
fonti interne o esterne di stress, incanalando sentimenti o impulsi potenzialmente maladattivi in
comportamenti socialmente accettabili. L’io trasforma le energie sessuali e aggressive in motivi
socialmente accettabili che ne mascherano la motivazione.
Es: pulsione sessuale canalizzata in amore per l’arte, le pulsioni aggressive nell’agonismo sportivo,
spaccare la legna.

NEGAZIONE – RIMOZIONE
A differenza della sublimazione gli impulsi vengono negati. Si cerca in questo modo di sfuggire a
stati d’animo di sofferenza (sentimenti, desideri, intenzioni o azioni) negando la realtà spiacevole
che ha provocato il disagio. Secondo Freud sfocia in una manifestazione psichica.
Es: molto utilizzato nei bambini.
Nel meccanismo della negazione è presente anche quello della RIMOZIONE, in cui il soggetto
preferisce non ricordare, tende quindi a censurare le tracce mnestiche che potrebbero consentirgli
una corretta analisi della realtà, anziché riconoscerla e conseguentemente accettarla.
Es: Lapsus, un pensiero rimosso che torna a manifestare la sua presenza.

PROIEZIONE
Attribuire ad altri ciò che ci appartiene in termini di sentimenti, emozioni, paure, angosce in
quanto causano sofferenza. Il soggetto rinnega i propri sentimenti attribuendoli ad altri, di solito a
coloro dai quali si sente minacciato o che sente affini.
Es: colui che è in collera con il datore di lavoro può attribuirgli intenzioni aggressive e convincersi
che è lui ad essere arrabbiato, così facendo il soggetto si vede vittima e trova giustificazione ai
propri sentimenti aggressivi.

IDENTIFICAZIONE
Meccanismo mediante il quale l’individuo cerca di rendersi simile a un’altra persona per lui
importante. Il soggetto tende ad immedesimarsi in un’altra persona. Meccanismo psico-inconscio
attraverso il quale un sentimento/impulso/pensiero inaccettabile è sostituito da sentimenti o
pensieri di un’altra persona.
Es: il pz può immedesimarsi con il medico, che può portare alla persona a trattare l’infermiere con
superiorità.

RAZIONALIZZAZIONE
Meccanismo inconscio in cui si cerca di dare una spiegazione a ciò che accade. L’individuo tende a
fornire una ragione fittizia, ma plausibile per una data azione o impulso, in modo da ridurre i livelli
di ansia.
Interviene quando il soggetto soddisfa un desiderio ma ne offre una spiegazione socialmente
accettabile che maschera il motivo reale.
Es: molto utilizzata dai pz che sono sempre più informati.

SPOSTAMENTO
L’individuo affronta conflitti emotivi, dovuti a fonti interne o esterne di stress, indirizzando su un
oggetto meno minaccioso un affetto, impulso o azione primitivamente indirizzati ad un altro
oggetto: i due oggetti hanno per l’individuo una qualche affinità.
A differenza della sublimazione l’impulso è socialmente inaccettabile o è inappropriata la modalità
di espressione.
Es: fobie, in cui l’oggetto di cui si ha paura rappresenta unicamente un simbolo delle proprie
paure.

CONTROLLO
È un meccanismo inconscio in cui inizialmente il pz si sente sommerso dalla situazione avversa,
dalla crisi, a cui segue una prima razionalizzazione, seguita a sua volta da una rimozione/negazione
della crisi che consentono al pz di riprendere il controllo. Capacità di gestire una crisi con
razionalità.
Es: perdita di controllo  non aderenza alla terapia

REGRESSIONE
Durante la crescita ogni soggetto può avere vissuto un momento particolarmente gratificante e
sicuro; da questa fase evolutiva ci siamo distaccati a malincuore, vivendo in seguito nostalgia.
Durante il percorso di crescita, l’io può incontrare delle difficoltà e, quando questo accade, può
ritirarsi in posizioni può arretrate dello sviluppo, soprattutto su quelle considerate gratificanti e
sicure. Tende quindi a sostituire condizioni di dolore con sentimenti, impulsi vissuti
precedentemente.
Es: il pz ricoverato torna a periodi precedenti di alterazione dello stato di benessere, ricercando le
stesse cure/attenzioni ricevute in precedenza.
FORMAZIONE REATTIVA
L’individuo affronta conflitti emotivi sostituendo, inconsciamente, i propri pensieri o sentimenti
inaccettabili con comportamenti, pensieri o sentimenti diametralmente opposti. Così evita
sentimenti di colpa, inaccettabili e la sostituzione può gratificare il suo desiderio di sentirsi
moralmente superiore. L’io trasforma la pulsione nel suo esatto contrario.
Es: rabbia e paura verso un individuo sono sostituite da attenzione o preoccupazione. Forme di
odio che si trasformano in amicizia, la madre che prova sentimenti di ostilità per il figlio li muta in
iperprotezione.

ISOLAMENTO
La persona perde contatto con i sentimenti associati ad una data idea, per esempio un evento
traumatico, mentre rimane consapevole degli elementi cognitivi, per esempio i dettagli descrittivi
dell’evento stesso: l’individuo è incapace di sperimentare le componenti cognitive e affettive di
un’esperienza.
Es: molto spesso gli affetti isolati sono associati ad ansia, vergogna o colpa che emergerebbero se
essi fossero vissuti direttamente.

TEORIA DEL DOPPIO LEGAME DI BATESON

Questa teoria fu formulata per spiegare l’origine psicologica della schizofrenia, ma riguarda
soprattutto le comunicazioni contraddittorie nei nuclei familiari.
I MESSAGGI CONTRADDITTORI avvengono in tutte quelle situazioni in cui il linguaggio verbale
esprime un contenuto che invece è smentito dal linguaggio non verbale, del corpo.

Es: un bambino che cerca di relazionarsi con la madre che però soffre di difficoltà affettive.
Verbalmente esprime l’amore per il figlio, ma il linguaggio del corpo trasmette ansia, paura e
rifiuto. Il bambino non riesce a dare forma al messaggio di rifiuto, né a credere al messaggio
d’amore. Il soggetto perdente (bambino) è ridotto all’incapacità di rispondere.

L’esposizione cronica a situazioni di doppio legame può risultare causa di schizofrenia in età
adulta.