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MONTESQUIEU

e i suoi interpreti

a cura di
Domenico Felice
II

Edizioni ETS
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e Università di Bologna relativi al progetto 2002-2004:
«L’illuminismo scozzese: etica, scienza e filosofia»

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ISBN 88-467-1231-5
Il governo nazionale rappresentativo nel Commentaire
sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy
Pietro Capitani

1. Le «cinquante prodigieuses années» (in realtà erano quasi ses-


santa), che Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy indica come pe-
riodo di separazione tra il proprio Commentaire e il grande trattato di
Montesquieu, avevano conosciuto la crisi e il rovesciamento dell’ordi-
ne ancien: tra i tumulti e gli orrori, che sono il prezzo imposto a chi
ha la poco augurabile sorte di vivere in circostanze eccezionali, si era
prodotto un immenso laboratorio per l’elaborazione teorico-politica e
per le applicazioni ‘sul campo’ di modelli costituzionali1. Il lavoro di
Tracy si caratterizza per essere un saggio originale di scienza politica,
che si sviluppa attorno a una serie di riflessioni en seconde main, rife-
rite a un testo del quale, durante gli ultimi decenni, generazioni suc-
cessive di lettori – che si erano avvicendate con una cadenza molto
più rapida rispetto a quella delle generazioni biologiche – avevano
dato interpretazioni contrastanti2.

1 A.-L.-C. Destutt de Tracy (1754-1836) fu delegato agli Stati Generali come rappresen-

tante della nobiltà, ma si schierò con il Terzo Stato. Partecipò all’Assemblea nazionale costi-
tuente; durante il Terrore fu imprigionato e condannato a morte come nobile ‘sospetto’; evitò
l’esecuzione in seguito alla caduta di Robespierre. Con il Direttorio ebbe l’incarico di organiz-
zare le Écoles centrales; dopo il 18 brumaio fece parte del Sénat conservateur, che perse ogni
importanza dopo la proclamazione dell’Impero. Amico di Condorcet e Cabanis, appartenne al
gruppo degli Idéologues; scrisse Eléments d’idéologie (1801-1815), in 5 voll. dei quali il vol. IV,
Traité de la volonté (1815), svolge argomenti di economia politica. Il Commentaire sur l’Esprit
des lois de Montesquieu fu scritto nel 1806-1807 e dapprima ebbe diffusione negli Stati Uniti
d’America, ove nel 1811 fu tradotto in inglese per interessamento di Th. Jefferson; fu stampato
in Francia nel 1819. Ci avvaliamo della ristampa anastatica della prima edizione francese: Genè-
ve, Slatkine Reprints, 1970 (citeremo Commentaire; qui «Réflexions préliminaires», p. VII).
2 Si veda G. TARELLO, Per un’interpretazione sistematica de «L’Esprit des lois», in «Mate-

riali per una storia della cultura giuridica», 1 (1971), pp. 13-53. Tra gli studi specifici sul Com-
mentaire cfr. in particolare: P.-H. IMBERT, Destutt de Tracy critique de Montesquieu, ou de la li-
berté en matière politique, Paris, Nizet, 1974, e M. BARBERIS, Destutt de Tracy critico di Montes-
quieu, ovvero la «science sociale» settecentesca al bivio, «Materiali per una storia della cultura
462 Pietro Capitani

Il concetto di «legge», intenzionalmente impiegato da Montes-


quieu in modo da comprendere sia la norma giuridica sia la regolarità
dei processi naturali e sociali (o la ragione del loro prodursi), viene
décomposé da Tracy, in coerenza con le sue le matrici idéologiques:
nell’una come nell’altra accezione troviamo impiegate categorie fisici-
stiche già presenti nelle teorie economiche e antropologiche delle lu-
mières. Da un lato Tracy considera la «legge istituita» privilegiando il
significato giuridico e «penale» del termine: «Cette idée de la loi ren-
ferme celle d’une peine attaché à son infraction, d’un tribunal qui ap-
plique cette peine, d’une force physique qui la fait subir»3; dall’altro
considera le ‘leggi naturali’ della politica, alle quali pure fa riferimen-
to come termine assiologico, non altro che una cornice, ove si inqua-
drano l’effettualità realizzata e le sue proiezioni ‘meccaniche’, con
particolare riferimento all’attività economica, intesa senz’altro come
produzione di ricchezze materiali. Tale impostazione, che ricalca tesi
fisiocratiche, appare restrittiva rispetto alla teoria dei produits im-
matériels elaborata, in quegli stessi anni, da Jean-Baptiste Say, un au-
tore formatosi attraverso frequentazioni culturali affini, verso il quale
Tracy manifestava stima4.

giuridica», 10 (1980), pp. 369-416; il saggio è ora inserito, con qualche variante, nel volume Set-
te studi sul liberalismo rivoluzionario, Torino, Giappichelli, 1989, pp. 65-121. A carattere bio-
grafico è E. KENNEDY, A philosophe in the Age of Revolution: Destutt de Tracy and the Origins
of «Ideology», Philadelphia, American Philosophical Society, 1978. Sul pensiero politico, con
ampi riferimenti al Commentaire: B.W. HEAD, Politics and Philosophy in the Thought of Destutt
de Tracy, New York and London, Garland, 1987; G. ZANFARINO, Alle origini del governo rappre-
sentativo. L’«Ideologia» costituzionale di Destutt de Tracy, Roma, Bonacci, 1993. Segnaliamo
inoltre «Corpus», 26/27 (1994), fascicolo dedicato a Destutt de Tracy et l’Idéologie, a cura di
H. Deneys e A. Deneys-Tunney. Sugli Idéologues, oltre alla monografia fondamentale di F. PICA-
VET, Les Idéologues. Histoire des idées et des théories scientifiques, philosophiques, religieuses etc.
en France depuis 1789, Paris, Alcan, 1891, si vedano S. MORAVIA, Il tramonto dell’Illuminismo.
Filosofia e politica nella società francese (1770-1810), Bari, Laterza, 1968; dello stesso, Il pensie-
ro degli «Idéologues». Scienza e filosofia in Francia (1780-1815), Firenze, La Nuova Italia, 1974;
G. GUSDORF, La conscience révolutionnaire: les Idéologues, Paris, Payot, 1978.
3 Commentaire, pp. 1-2; cfr. M. BARBERIS, Destutt de Tracy, cit., p. 380.
4 Si veda E. A LLIX , Destutt de Tracy économiste, «Revue d’économie politique», 26

(1912), pp. 424-451; dello stesso si vedano anche: Jean-Baptiste Say et les origines de l’industria-
lisme, «Revue d’économie politique», 24 (1910), pp. 303-313, 341-363, e Le physicisme des phy-
siocrates, «Revue d’économie politique», 25 (1911), pp. 563-586. Il Traité d’économie politique
di J.-B. Say è del 1803. È significativo che Tracy paragoni la funzione ‘attiva’ del magistrato civi-
le a quella degli agenti di una società commerciale, «à moins que l’on ne veuille dire, que le
principe général de toute action est l’intérêt et le besoin». Il senso di questa eccezione limitativa
viene però subito chiarito, in modo da attenuarne di molto la portata: «C’est une vérité, mais el-
Il Commentaire sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy 463

Nei confronti degli argomenti trattati da Montesquieu l’atteggia-


mento critico di Tracy è molto differenziato: spesso la rapidità dell’a-
nalisi indica l’intento di ridimensionare l’importanza teorica di un ar-
gomento. È il caso dello scarso spazio dedicato ai libri XIV-XVII, nei
quali viene considerata la teoria dei climi, che a Tracy sembra inficia-
ta da un relativismo in contrasto con l’impostazione razionalistica da
lui assunta nei confronti dei problemi etico-politici, non meno che ri-
guardo alla teoria della conoscenza: «Enfin la raison est toujours la
raison, et doit par-tout être notre guide»5. Assunto un criterio così
netto, il modo in cui la questione si presentava in Montesquieu risul-
tava, quanto meno, ambiguo: non si può negare che le circostanze
ambientali abbiano influenza sugli esseri viventi; ma, in primo luogo,
circoscrivere l’attenzione «au degré de latitude et au degré de cha-
leur» significa considerare i climi in modo troppo semplificato; inol-
tre, rispetto agli altri animali, l’uomo è meno soggetto all’influenza
dell’ambiente esterno. L’affinamento delle capacità intellettuali e lo
sviluppo delle arti riducono ulteriormente questa dipendenza6. Mon-
tesquieu aveva insistito, da un lato, sulla corrispondenza tra i «climi»
e le forme costituzionali che si erano affermate in differenti territori;
dall’altro aveva manifestato un atteggiamento non deterministico,
ponendo tra i compiti del legislatore quello di correggere «les vices
du climat»7. In ogni caso, più che sull’incidenza dei fattori naturali,

le est si générale, qu’elle ne signifie plus rien pour chaque cas en particulier» (Commentaire, pp.
16-17; il corsivo è nostro).
5 Commentaire, p. 300. Montesquieu non nega la ‘ragione universale’, ma ritiene che l’ap-

plicazione ai singoli popoli dia luogo, in generale, a sistemi legislativi non esportabili; cfr. G.
TARELLO, Per un’interpretazione sistematica, cit., pp. 20-21.
6 Cfr. Commentaire, p. 297. Si tratta di un argomento centrale per gli Idélogues: P.-J.-G.

Cabanis aveva dedicato la sua opera maggiore ai Rapports du physique et du moral de l’homme
(1786-1802).
7 La citazione è tratta dal titolo del cap. 5 del libro XIV dell’Esprit des lois ed è riportata

da Tracy, Commentaire, p. 300. Per gli scritti di Montesquieu ci avvarremo dell’edizione della
Pléiade: Montesquieu, Œuvres complètes, texte présenté et annoté par R. Caillois, Paris, Galli-
mard, 1949 (rist.: 1996), 2 voll. (citeremo OC; per De l’Esprit des lois, compreso nel vol. II, cite-
remo EL); per il passo in riferimento si veda EL, XIV, 5, in OC, II, p. 479. Su questo aspetto del
pensiero di Montesquieu gli interpreti si sono soffermati; R. Aron, che fa riferimento a Die Ent-
stehung des Historismus di F. Meinecke e a Montesquieu. La politique et l’histoire di L. Althus-
ser, conclude che «la filosofia di Montesquieu non è né la filosofia deterministica semplificata
che gli attribuisce, per esempio, Auguste Comte, né una filosofia tradizionale del diritto natura-
le, ma un tentativo di combinare le due» (Le tappe del pensiero sociologico [1967], trad. it. di A.
Devizzi, Milano, Mondadori, 1972, p. 68).
464 Pietro Capitani

l’attenzione di Tracy si concentra sulla complessità delle vicende sto-


riche e sugli effetti politici di esse, che producono trasformazioni,
spesso non positive, nei caratteri e nelle attitudini dei popoli:
Quant à la servitude politique, nous voyons des peuples horriblement asser-
vis dans les mêmes contrées de la Grèce, de l’Italie, de l’Afrique, où il en existait
autrefois de très-libres, ou du moins très-amoureux de la liberté, quoiqu’ils ne
sussent pas bien en quoi elle consiste, et comment se l’assurer. C’est donc plus la
constitution de la société que la constitution du climat, qui en décide8.

Le questioni religiose sono un altro punto sul quale Tracy adotta


un atteggiamento di non dissimulata rapidità. Nei confronti della reli-
gione e del modo di regolare politicamente le manifestazioni del cul-
to, non esistono, in definitiva, profonde differenze teoriche tra Mon-
tesqieu e il suo commentatore, anche se la disposizione del primo si
mantiene più sfumata. Per entrambi può valere l’osservazione espres-
sa in una delle Pensées del barone de La Brède: «Les deux Mondes.
Celui-ci gâte l’autre, et l’autre gâte celui-ci. C’est trop de deux. Il
n’en falloit qu’un»9. Personalmente incline a un blando deismo re-
frattario a sviluppi teologici, Montesquieu non ignora che la religione
è un fattore cruciale per l’organizzazione e per la pace degli Stati10.
Se da un lato essa è una componente costitutiva del carattere dei po-
poli, e quindi un fattore preliminare del quale legislatori e reggitori
non debbono prescindere, dall’altro influisce sulla personalità del
principe, temperandone l’arbitrio e inducendolo a un uso moderato
della forza. Le riflessioni di Tracy sulla religione, presenti in molti dei
suoi lavori, si trovano compendiate nell’Analyse de l’origine de tous
les cultes, un opuscolo del quale ci restano due diverse redazioni ano-
nime, che si presenta come una serie di annotazioni al volume di
Charles Dupuy dedicato appunto all’origine delle religioni11. Da esse

8 Commentaire, pp. 298-299.


9 Mes pensées, n° 2090/1176, in OC, I, p. 1545; in merito cfr. J. STAROBINSKI, Montes-
quieu (1953; 1994), trad. it. di M. Marchetti, Torino, Einaudi, 2002, p. 42.
10 Si veda L. B IANCHI , Montesquieu e la religione, in D. F ELICE (a cura di), Leggere

l’«Esprit des lois». Stato, società e storia nel pensiero di Montesquieu, Napoli, Liguori, 1998, pp.
203-227.
11 La prima versione è del 1799 (Paris, Agasse); la seconda, notevolmente accresciuta (162

pp. in luogo di 102), è del 1804 (Paris, Courcier); il volume di Ch. Dupuis era uscito nel 1794 e
nel 1798 l’autore ne aveva tratto un Abrégé. Ne dà qualche notizia B.W. HEAD, Politics and Phi-
losophy, cit., p. 141.
Il Commentaire sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy 465

risulta un atteggiamento più riduttivo ripetto a quello del Président:


le religioni – e quella cristiana non fa eccezione – nascono dall’ammi-
razione timorosa verso le forze naturali e dall’adorazione degli astri,
considerati come entità potenti, in grado di governare quelle forze.
Tale disposizione, corrispondente a uno stato di cose anteriore alla
fondazione e allo sviluppo delle scienze, favorisce l’affermazione di
caste sacerdotali che, per conservare la propria forza, tendono a man-
tenere il popolo in uno stato di ignoranza. Quanto ai rapporti tra reli-
gione e politica, la preoccupazione fondamentale dell’antico consti-
tuant è che lo Stato eviti ogni ingerenza da parte di qualsiasi religio-
ne, e in particolare della Chiesa cattolica. Come organizzatore
dell’istruzione e responsabile delle Écoles centrales, Tracy si era
preoccupato che nelle scuole pubbliche non fosse impartito nessun
insegnamento religioso:
C’est là le cas de dire […] ce que Omar disait de l’Alcoran: Si tous ces livres
n’enseignent que la même chose que la raison, il sont inutiles: s’ils enseignent le
contraire, il sont nuisibles. Le gouvernement ne doit donc faire enseigner aucun
systême religieux, mais la meilleure doctrine morale, reconnue telle par les es-
prits les plus éclairés du temps dans lequel il existe12.

Sulla natura dell’ordine sacerdotale e sui privilegi che, in generale,


gli vengono accordati, le sue idee sono altrettanto nette e vengono
espresse in forma non meno perentoria:
Tout gouvernement qui veut opprimer, s’attache les prêtres, puis travaille à
les rendres assez puissants pour le servir. Celui qui veut le bonheur et la liberté,
s’occupe de les discréditer pour le progrès des lumières. Voila à quoi se réduit
l’esprit des lois sur ce point13.

12 Commentaire, p. 389.
13 Commentaire, pp. 389-390. Poche righe dopo, in relazione alle riflessioni di Montes-
quieu sui modi per rendere la religione non ostile al popolo, Tracy conclude, nel tono a lui non
inconsueto: «Il me paraîtrait assez inutile d’aller chercher ce qu’un auteur d’une religion devrait
faire, pour la faire goûter et pour qu’elle puisse se répandre. J’ose croire qu’il ne s’en fera plus
de nouvelles, du moins chez les nations policées» (Commentaire, p. 390). Già qualche tempo
prima aveva osservato: «Un pauvre professeur répétera tous les jours qu’il ne faut se décider
que d’après sa raison; qu’elle est la seule guide de l’homme; qu’elle seule suffit à lui faire con-
naître qu’il a un véritable intérêt à etre juste: il profitera peu. Le législateur cessera de payer au-
cuns prêtres et de leur permettre de se mêler en rien des actes civiles et de l’enseignement: au
bout de dix ans, tout le monde pensera comme le professeur, sans qu’il ait dit un mot» (Mémoi-
re sur cette question: quels sont les moyens de fonder la morale d’un peuple [1798], in appendice
a Commentaire, p. 465).
466 Pietro Capitani

La schematicità di tale posizione induce l’autore a sottovalutare (o


almeno a non voler considerare) l’importanza dei libri XXIV e XXV,
dedicati alla religione e ai criteri dell’azione politica in materia di reli-
gione. In essi Montesquieu aveva voluto distinguere «les diverses reli-
gions du monde […] par rapport au bien que l’on tire dans l’état ci-
vil» e, in tale ottica, aveva condotto una critica alla tesi di Pierre Bay-
le, secondo la quale l’esistenza degli atei sarebbe meno rischiosa, per
la società umana, di quella degli idolatri, portatori di false credenze
religiose dalle quali vengono facilmente indotti al fanatismo e all’in-
tolleranza violenta14. Secondo Tracy, per il quale «religione» e «ve-
rità» sono termini che non possono essere messi in connessione, ogni
religione, tanto più se è favorita dai detentori del potere politico, con-
duce in un modo o nell’altro a quell’esito. Ciò che tendeva ad atte-
nuare l’inflessibilità di questo principio – e quindi le osservazioni di
Montesquieu, per quanto avvedute e contrarie all’invadenza ecclesia-
stica – non poteva essere recepito dal lettore idéologue. Se poi esami-
niamo il libro XXVI, che conclude la quinta parte dell’Eprit des lois e
che tratta «Des lois dans le rapport qu’elles doivent avoir avec l’ordre
de choses sur lesquelles elles statuent», dovremo concordare con
Tracy che gli argomenti sono disposti in modo non sempre ordinato e
che gli esempi sono troppo numerosi (si tratta, comunque, di una ca-
ratteristica generale dell’opera), ma troveremo anche alcune precisa-
zioni fondamentali, per chiarire la distinzione dei ruoli e conferire al-
lo Stato un carattere non confessionale:
Les lois de perfection, tirées de la religion, ont plus pour objet la bonté de
l’homme qui les observe, que celle de la société dans laquelle elles sont obser-
vées: les lois civiles, au contraire, ont plus pour objet la bonté morale des
hommes en général, que celle des individus. Ainsi, quelque respectables que
soient les idées qui naissent immédiatement de la religion, elles ne doivent pas
toujours servir de principe aux lois civiles, parce que celles-ci en ont un autre,
qui est le bien général de la société15.

Il riconoscimento, da parte di Montesquieu, che la religione può


avere un ruolo nel perfezionamento individuale dell’uomo, anche se
la morale da essa insegnata raramente coincide con le regole applicate

14 EL, XXIV, 1-2, in OC, II, pp. 714-716.


15 EL, XXVI, 9, in OC, II, p. 759; J. STAROBINSKI, Montesquieu, cit., p. 120, giudica questa
sezione «una chiave di volta dell’opera».
Il Commentaire sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy 467

nella comunità civile, contrastava con la persuasione di Tracy che la


meilleure doctrine morale, valida per l’uomo come per il cittadino, si
dovesse elaborare e insegnare al di fuori di ogni riferimento religioso.
Non stupisce che il Commentaire riassuma: «Tout ce livre se réduit à
ce seul point: qu’il ne faut pas se décider sur une question, par les
motifs qui ont déterminé à l’égard d’une autre d’une nature toute
différente. Cela est trop évident, pour que personne soit tenté de le
nier»; e che, nel précis che segue la trascrizione del titolo, Tracy anno-
ti: «Il n’y a rien à tirer de ce livre»16.

2. L’attenzione è invece puntuale e la trattazione è diffusa quando


il commentatore rivolge la sua analisi ai sistemi costituzionali17. Ben-
ché proponga uno schema evolutivo in tre periodi, Tracy dissente dal-
la tripartizione montesquieuiana delle forme di governo. La distinzio-
ne stessa tra monarchia e repubblica, almeno nei termini impiegati
dal Président, gli sembra sfuggente, mentre condivide con molti inter-
preti la convinzione che il dispotismo non possa considerasi come un
modulo autonomo, anche se violento, di organizzazione politica e
debba piuttosto intendersi come una condizione degenerata 18. Il
Commentaire introduce, in primo luogo, una classificazione binaria,
determinata in rapporto alla certezza del diritto e all’eguaglianza dei
cittadini di fronte alla legge:
M’attachant […] uniquement au principe fondamental de la société poli-
tique, oubliant ses formes diversers, et n’en blâmant aucune, je partagerai tous
les gouvernements en deux classes. J’appellerai les uns nationaux ou de droit
commun, et les autres spéciaux ou de droit particulier et d’exception19.

Un primo tratto distintivo, che rivela i governi «nazionali», è dato


dal carattere pubblico, non segreto, di tutte le loro operazioni, con

16 Commentaire, p. 391.
17 Cfr. M. BARBERIS, Destutt de Tracy, cit., p. 371. Nel successivo Traité de la volonté,
Tracy, mentre amplia la trattazione di argomento economico, riprende in forma più breve, e con
poche innovazioni, i temi a carattere giuspolitico.
18 Tale atteggiamento era stato caratteristico, nei decenni centrali del secolo XVIII, degli

assertori della «libertà degli antichi» e, in particolare, di Mably; si veda D. FELICE, Una forma
naturale e mostruosa di governo: il dispotismo nell’«Esprit des lois», in ID. (a cura di), Leggere
l’«Esprit des lois», cit., pp. 9-102.
19 Commentaire, p. 12.
468 Pietro Capitani

particolare riferimento all’attività legislativa:


On pourrait dire aussi publics ou privés, non seulement parce que les uns
sont fondés sur l’intérêt général, et les autres sur quelque intérêt privé, mai enco-
re parce que, dans toutes leurs délibérations, les uns affectent la publicité, et les
autres le mystère20.

Per quanto rilevante, il rifiuto degli arcana non deve tuttavia esse-
re considerato come criterio unico e decisivo: le forme legittime di or-
ganizzazione politica possono essere diverse. Può perfino esistere un
governo che sia formalmente «dispotico» e, al tempo stesso, sia pro-
dotto dal consenso e garantisca l’esercizio diffuso della libertà. La si-
tuazione, in apparenza paradossale, si è verificata in Danimarca, dove
la nation ha conferito al re tutti i poteri, per consentirgli di contrasta-
re l’invadenza della nobiltà, avvertita come la minaccia maggiore per
le libertà civili21. Per comprendere quale sia il governo non oppressi-
vo occorre, in definitiva, chiarire una definizione tautologica: il gou-
vernement national è senza dubbio il governo della nation; resta da
precisare cosa debba intendersi per nation e quale ruolo essa abbia
nel determinare i fini dell’ordinamento politico e la composizione de-
gli organi di potere.
Accanto a questa prima classificazione Tracy ne pone un’altra, in
base al progressivo incivilimento degli uomini e delle nazioni. Per
Montesquieu repubbliche, monarchie e dispotismi di varia latitudine
convivono, per così dire, fianco a fianco; nel Commentaire le forme di
governo si susseguono attraverso le epoche storiche, secondo una
progressione che è a un tempo cronologica e relativa all’affinamento
delle qualità intellettuali, alla diffusione crescente delle lumières, alla
sempre maggiore complessità dell’organizzazione politica e delle tec-
niche di produzione della ricchezza22. A una prima fase, nella quale
«des hommes grossiers et ignorants», immersi indistintamente in uno
stato di ottenebramento brutale, oscillano tra una sorta di anarchia
violenta (démocratie pure) e l’assoggettamento a un capo dispotico
(monarchie pure), succede un’epoca nella quale individui e gruppi so-
ciali si caratterizzano per «différences de crédit, de force, de riches-

20 Ibidem, nota 1 (i corsivi sono nel testo).


21 Cfr. Commentaire, p. 9.
22 Sull’opposizione tra la tipologia ‘diacronica’ di Tracy e quella ‘sincronica’ di Montes-

quieu si veda M. BARBERIS, Destutt de Tracy, cit., pp. 383-384.


Il Commentaire sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy 469

ses, de puissance quelconque»23. I rapporti tra gli uomini si fanno


complessi; si afferma la forza dell’opinione, i gruppi emergenti acqui-
siscono potere, vengono promulgate leggi stabili, prende forma il
concetto di diritto delle genti: «Aussi toutes les nations qui valent la
peine qu’on s’en occupe, sont-elles sous un régime plus ou moins ari-
stocratique». L’organizzazione fondata sulle differenze istituzionaliz-
zate è quella che Montesqieu ha definto «monarchia temperata» e che
si traduce coerentemente nel sistema delle controforze. Essa ha carat-
terizzato l’età moderna
jusqu’à ce que dans des temps très-éclairés, des peuples entiers, renonçant à
toute inégalité antérieurement établie, se soient réunis par le moyen de représen-
tants égaux, librement élus, pour se donner, d’une manière légale, un gouverne-
ment représentatif, en vertu de la volonté générale, scrupuleusement recueillie et
nettement exprimée24.

La situazione presente, conclude Tracy, vede quindi due sole for-


me di governo contrapposte: «l’aristocratie et la représentation, et
leurs divers modes»25. La nation, intesa non nel significato generico
di ‘popolazione di uno Stato’ o di ‘entità culturale’, ma come soggetto
efficace della volonta generale, si ha quando un popolo è in grado di
eleggere dei rappresentanti, che traducano in leggi la volontà genera-
le stessa, e quando l’esecuzione delle leggi così prodotte è affidata
non a una singola persona, ma a un collegio governante a sua volta
eletto. Questa forma mediata di autogoverno si presenta come un fat-
to politico del tutto nuovo: è «la démocratie de la raison éclairée»26.
L’idea che una «nazione», come entità autonoma e compiuta nei
suoi «corpi», potesse considerarsi costituita quando fosse in grado di
esprimere da sé i propri rappresentanti si era formata in contrapposi-
zione alla pretesa del monarca di identificarne gli interessi fondamen-
tali e di farsene portatore nella sua stessa persona. Sulla nation consti-
tuée en corps e sulla prerogativa della rappresentanza si valutava così
il carattere «temperato» della monarchia. Come tale idea sia maturata
si comprende meglio facendo riferimento ad alcuni scritti, successivi

23 Commentaire, pp. 67-68.


24 Commentaire, p. 68 (il corsivo è nel testo).
25 Commentaire, p. 69. Sulla questione segnaliamo G. ZANFARINO, Alle origini del governo

rappresentativo, cit., in particolare il cap. II, «Tracy e Montesquieu: due sistemi costituzionali a
confronto», pp. 35-61.
26 Commentaire, p. 57.
470 Pietro Capitani

alla pubblicazione dell’Esprit des lois, che avevavo avuto un ruolo in-
cisivo nella preparazione e nella conduzione teorica degli eventi rivo-
luzionari. Nell’Encyclopédie la voce «Réprésentants», redatta dal ba-
rone D’Holbach, che imposta la questione della rappresentanza in
stretta correlazione con il ruolo e le caratteristiche della «nazione»,
ha un avvio evidentemente ispirato da Montesquieu: «Dans un État
despotique, le chef de la nation est tout, la nation n’est rien; la vo-
lonté d’un seul fait la loi et la société n’est pas réprésentée»27. Nella
ricostruzione di D’Holbach – che ancora presenta i caratteri ‘germa-
nizzanti’ enfatizzati da Boulainvilliers e mantenuti, in forma attenua-
ta, da Montesquieu – la moderna nation si costituisce, dopo l’età del-
le conquiste, come effetto del peso crescente che, all’interno della so-
cietà, avevano assunto i ruoli e le funzioni esercitati dai discendenti
dei vinti e tradizionalmente disprezzati dalla stirpe dominatrice. Ac-
quistarono importanza eminente dapprima coloro che possedevano la
cultura, unita al prestigio derivato da una dignità sacerdotale ricono-
sciuta da tutti, da quando il cattolicesimo era divenuto religione con-
divisa. In seguito la formazione, attraverso attività manifatturiere,
commerciali o finanziarie, di grandi ricchezze, che affiancavano e su-
peravano quelle derivate dai patrimoni fondiari ereditari, aveva in-
dotto il monarca ad attribuire dignità e incarichi a quei sudditi – più
docili e disciplinati rispetto ai nobili, orgogliosi della loro rivendicata
pairie – che si dimostravano utili per l’economia e la gestione ammini-
strativa dello Stato. La monarchia assoluta, nell’articolo holbachique,
promuove indirettamente la formazione della nation come unione, in
qualche modo paritetica, di nobiltà, clero e popolo; ma attorno all’e-
sercizio della rappresentanza si costituisce la figura del cittadino, in-
compatibile con il principio assolutistico. «Dans une monarchie abso-
lue […] – osserva il barone encyclopédiste – le souverain parle au
nom de tous»; quando il popolo sceglie i propri rappresentanti muta

27 Le citazioni dall’articolo «Réprésentants» sono tratte, ad vocem, dal vol. 17 di Ency-

clopédie di Diderot et d’Alembert (ripr. dell’ed. originale, Paris, 1751-1772), Parma-Milano, F.M.
Ricci, 1970-1979, 18 voll. Un’analisi dell’articolo è stata condotta da G. BENREKASSA, D’Hol-
bach et le problème de la nation représentée, «Recherches sur Diderot et sur l’“Encyclopédie”»,
8 (1990), pp. 79-87; sul ruolo di D’Holbach nell’impresa ecyclopédique e sugli argomenti da lui
svolti nel Dictionnaire, si veda W. TEGA, Arbor scientiarum. Enciclopedia e sistemi in Francia da
Diderot a Comte, Bologna, Il Mulino, 1984, in particolare il cap. III, «La collaborazione di
D’Holbach all’Encyclopédie e le origini del Système», pp. 115-185 (soprattutto alle pp. 139-
147).
Il Commentaire sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy 471

sia la forma istituzionale sia il carattere dell’appartenenza: «Les ré-


présentants d’une nation sont des citoyens choisis, qui dans un gou-
vernement tempéré sont chargés par la societé de parler en son nom,
de stipuler ses intérêts, d’empêcher qu’on ne l’opprime, de concourir
à l’administration». A differenza di Montesquieu, per il quale le pre-
rogative dei tre ordini (o ‘stati’) debbono essere difese, per evitare le
tensioni (potenzialmente disgregatrici) che si produrrebbero, qualora
all’ascesa di alcuni gruppi corrispondesse il declino di altri, D’Hol-
bach tende a riconoscere, in seno alla nation così costituita, la pro-
gressiva affermazione della componente popolare, «la partie la plus
nombreuse, la plus laborieuse, la plus utile de la société».
Le prerogative, che nel fortunato pamphlet del 1789 l’abate Sieyès
rivendicherà per il Tiers état, saranno fondate sull’identità tra «terzo
stato» e «nazione» e riprenderanno in sostanza le tesi dell’articolo
«Réprésentant»28. Con il saggio di Condorcet De la nature des pou-
voirs politiques dans une nation libre (1782) la duplice identità nazio-
ne-popolo-terzo stato, acquisita e radicata nei diritti naturali dell’uo-
mo, trova compiutezza e sanzione nella rappresentanza29. Risulta or-
mai comprensibile come Tracy, mentre fa continui riferimenti alla na-
tion e alle sue prerogative, non trovi necessario darne una definizio-
ne, se non in funzione della «volontà generale», e concentri la propria
attenzione sulla rappresentanza, che dei gouvernements nationaux
costituisce l’espressione più piena.

28 La tesi principale di G. BENREKASSA (D’Holbach et le problème de la nation représentée,

cit., pp. 83-84) è che l’articolo di D’Holbach costituisce un chaînon indispensable tra la voce
«Peuple», del cavaliere de Jaucourt, che riprende una precedente dissertazione Sur la nature du
peuple dell’abate Coyer, e l’opuscolo di Sieyès; il primo riferimento è a G.-F. COYER, Disserta-
tions pour être lues: la première, sur le vieux mot de patrie; la seconde, sur la nature du peuple, La
Haye, Pierre Gosse jr., 1755. La proposta interpretativa, nella sostanza, ci sembra solida. Sulla
formazione e lo sviluppo del concetto di nation nel periodo rivoluzionario e sul ruolo di Sieyès
e Condorcet si veda N. MATTEUCCI, Organizzazione del potere e libertà, Torino, Utet, 1976, in
particolare il cap. VI, «Rivoluzione democratica e costituzionalismo in Francia», pp. 174-213 (il
volume riprende i contributi dell’autore alla Storia delle idee politiche, economiche e sociali, a
cura di L. Firpo, Torino, Utet, vol. IV, t.1, 1980, e t. 2, anticipato, 1975).
29 Gli storici dell’idea di nazione, da F. Meinecke a F. Chabod, dedicano in genere mode-

sta attenzione alla ‘cosmopolitica’ età dei lumi; ci sembra degna di essere riferita la seguente os-
servazione di J.-R. SURATTEAU, L’idea di nazione dalla Rivoluzione francese ai giorni nostri
(1972), trad. it. di R. D’Agata e E. Bitossi, Roma, Il Bagatto, 1983: «Con questa [la Costituzione
del 1791] la “nazione” prende posto nel linguaggio politico con la trilogia “la nazione - la legge
- il re” e non in un qualsiasi rango: proprio nel primo, davanti alla legge che i rappresentanti
della nazione hanno il diritto e il dovere di emanare e ancor più davanti al re, il quale, in quanto
“primo funzionario della nazione”, deve fare eseguire la legge» (p. 44).
472 Pietro Capitani

Sulla rappresentanza come fonte unica dell’autorità la divergenza


tra Montesquieu e Tracy è sostanziale. Per il Président il principio di
rappresentanza può valere, conformemente al modello inglese, per
nominare i membri della Camera bassa, mentre esistono prerogative
acquisite che, per quanto riescano sgradite ad altri «corpi» o ordini,
debbono essere tutelate, in una prospettiva che vede nella minor ten-
denza possibile al movimento la forma migliore di organizzazione so-
ciale. Il malcontento che deriva da usanze consolidate è meno morti-
ficante e genera minori conflitti, rispetto a quello prodotto da recenti
soppressioni di privilegi. Riferendosi alla Camera alta Montesquieu
osserva:

Le corps des nobles doit être héréditaire. Il l’est premièrement par sa nature;
et d’ailleurs il faut qu’il ait un très grand intérêt à conserver ses prérogatives,
odieuses par elles-mêmes, et qui, dans un État libre, doivent toujours être en
danger30.

Tracy è un uomo della Rivoluzione: pensa che quelle «prerogative


odiose» siano abusi e che, come tali, debbano essere soppresse; ma,
pur all’interno di una critica radicale del sistema inglese, condivide
con Montesquieu un’esigenza di continuità. La propensione per il
modello britannico impedisce al barone de La Brède di cogliere due
fatti, l’uno di ordine giuspolitico e l’altro di ordine storico. In primo
luogo, in un ordinamento libero, il soggetto della sovranità è soltanto
uno e si identifica con la nazione riunita in corpi. In Montesquieu la
ripartizione dei poteri e il sistema bicamerale rimandano a tre sogget-
ti giuridici, ognuno con diritti – o «privilegi» – riconosciuti e intangi-
bili: il sovrano, la nobiltà, il popolo. Mentre il potere esecutivo è ri-
servato al re, il potere legislativo e quello giudiziario, pur restando se-
parati tra loro, non sono prerogativa dell’uno o dell’altro soggetto
giuridico, ma sono ordinati in modo da evitare che «le même homme
ou le même corps des principaux, ou des nobles, ou du peuples» li
eserciti congiuntamente31. Criticando quel modello di costituzione,
Tracy contesta a Montesquieu di aver sottovalutato, pur essendone
consapevole, il fatto che l’alleanza strutturale tra due dei soggetti

30 EL, XI, 6, in OC, II, p. 401; cfr. G. ZANFARINO, Alle origini del governo rappresentativo,

cit., p. 59.
31 EL, XI, 6, in OC, II, p. 397.
Il Commentaire sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy 473

detentori della sovranità farebbe nascere un potere incontrollato32. Al


tempo stesso, la mancanza di un accordo determinerebbe l’immobi-
lità del sistema: un’ipotesi che Montesqieu aveva giudicato irrealistica
e comunque in sé non troppo minacciosa: «Ces trois puissances de-
vroient former un repos ou une inaction. Mais comme, par le mouve-
ment nécessaire des choses, elles sont contraintes d’aller, elles seront
forcées d’aller de concert»33. Ancora una volta constatiamo che, per il
Président, i cambiamenti sono traumatici, hanno in sé un pericolo,
non fosse altro che perché interrompono la continuità, turbano la
quiete. Al di là delle differenze di temperamento e delle storie indivi-
duali, Tracy avverte le difficoltà di un sistema che, in certo modo, può
funzionare soltanto ‘contro’ se stesso. Se nel regno d’Oltremanica
molte delle libertà fondamentali si preservano, ciò non è dovuto ai
meriti intrinseci dell’ordinamento, ma al consenso che, nonostante
tutto, esso riscuote e alle qualità di quella nazione, che il critico del-
l’anglomanie pure riconosce ed apprezza:

Je ne vois en faveur de cette organisation, à mon avis très imparfaite, qu’une


seule chose dont on ne parle pas; c’est la ferme volonté de la nation, qui entend
qu’elle subsiste; et comme en même temps elle a la sagesse d’être extrêmement
attachée au maintien de la liberté individuelle et de la liberté de la presse, elle
conserve toujours la facilité de faire connaître hautement l’opinion publique34.

Questo fatto, in sé positivo, pone però la contradditorietà del siste-


ma di fronte alle sue conseguenze. La seconda delle obiezioni di Tracy
insiste sull’intrinseca instabilità nei rapporti tra i poteri, che induce il
sovrano a perseguire il controllo del Parlamento, anche avvalendosi
dell’intimidazione e della corruzione. Nel contempo un’opinione pub-
blica informata e, in qualche modo, éclairée è consapevole di questi
abusi, verso i quali non ha possibilità di interventi correttivi perché il
monarca, sottratto ai vincoli che derivano della rappresentanza otte-
nuta mediante elezione, è inamovibile con mezzi legali. Il risultato è

32 In realtà Montesquieu era stato esplicito sui rischi derivanti dal controllo simultaneo,

da parte una medesima puissance, di due poteri: «Lorsque dans la même personne ou dans le
même corps de magistrature, la puissance législative est réunie à la puissance exécutrice, il n’y a
point de liberté; parce qu’on peut craindre que le même monarque ou le même sénat ne fasse
des lois tyranniques pour les exécuter tyranniquement. Il n’y a point encore de liberté si la puis-
sance de juger n’est pas séparée de la puissance législative et de l’exécutrice» (ibidem).
33 EL, XI, 6, in OC, II, p. 405.
34 Commentaire, p. 156.
474 Pietro Capitani

una sorta di uso dell’insurrezione come strumento autodifensivo, ecce-


zionale ma in qualche modo ricorrente:
Quand le roi abuse trop du pouvoir dont il est réellement en possession, il est
bientôt renversé par un mouvement général qui se fait en faveur de ceux qui lui
résistent, comme cela est arrivé deux fois dans le dix-septième siècle, et comme
cela est toujours assez aisé dans une île, ou il n’existe jamais de raison pour avoir
sur pied une armée de terre bien forte. C’est là le seul veritable veto auprès du-
quel tous les autres ne sont rien. Le grand point de la constitution d’Angleterre
est que la nation a déposé six ou sept fois son roi35.

La frequenza di eventi così traumatici per la vita ordinata della so-


cietà toccava un punto sul quale Tracy era particolarmente sensibile.
Persuaso che tra i maggiori effetti positivi della costituzione fondatata
sulla rappresentanza vi fosse la determinazione di forme ordinarie di
avvicendamento per legislatori e governanti, l’idéologue era diffidente
verso ogni tendenza ad acuire i contrasti e neppure credeva nell’uti-
lità, all’interno degli organismi elettivi, di metodi conflittuali, sia pur
regolati, per cercare e costruire, di volta in volta, le condizioni del
consenso. La selezione dei rappresentanti, ottenuta mediante tecni-
che di elezione indiretta, e soprattutto la diffusione tra essi delle lu-
mières e la chiara cognizione del bene pubblico avrebbero dovuto es-
sere sufficienti per far prevalere, quasi per il solo effetto dell’eviden-
za, le soluzioni migliori36.

3. Il lungo libro XIX dell’Eprit des lois — una delle sezioni fonda-
mentali del lavoro di Montesquieu — tratta «Des lois dans le rapport
qu’elles ont avec les principes qui forment l’esprit général, les mœurs
et les manières d’une nation», muovendo dal presupposto che le na-
zioni siano molto differenti tra loro e focalizzando l’indagine sulle
cause di questa diversità:
Plusieurs choses gouvernent les hommes: le climat, la religion, les lois, les
maximes du gouvernement, les exemples des choses passées, les mœurs, les ma-
nières; d’où il se forme un esprit général qui en résulte. À mesure que, dans

35 Commentaire, pp. 156-157 (il corsivo è nel testo).


36 Le assemblee primarie, nel progetto di Tracy, eleggono dei delegati («C’est là la bonne
aristocratie»), i quali a loro volta eleggono i deputati del corpo legislativo (Commentaire, pp.
178-180).
Il Commentaire sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy 475

chaque nation, une de ces causes agit avec plus de force, les autres lui cèdent
d’autant37.

Le nazioni, per Montesquieu, sono organismi delicati: quando l’es-


prit général sia formato, di norma non sarà opportuno cercare di mo-
dificarlo con mezzi diretti. Il cambiamento potrebbe difficilmente es-
sere ottenuto e, comunque, ciò non avverrebbe senza una sorta di vio-
lenza; gli effetti positivi, che resterebbero ipotetici, sarebbero contra-
stati dalla perdita delle qualità morali e di carattere che, in sé difficil-
mente valutabili, costituiscono per un popolo una delle principali fon-
ti di ideazione creativa e, in generale, di azione38. Le leggi istituite e
l’opera di chi esercita il potere politico possono influire sui costumi,
ma sarà opportuno che ciò avvenga con gradualità e senza coercizio-
ne. Se un principe ‘illuminato’ e impaziente vorrà impiegare mezzi
meno prudenti, dovrà studiare il carattere del suo popolo e agire so-
prattutto sulle sue debolezze; il fattore climatico, ancora una volta, si
rivela preminente, se non esclusivo39. La scarsa disponibilità al cam-
biamento è caratteristica dei popoli assuefatti a governi tirannici,
mentre le nazioni che godono di costituzioni libere si rivelano più sen-
sibili a nuovi stimoli e meglio disposte a mutare stili e forme di vita.
La varietà stessa delle osservazioni espresse indispone Tracy e, in
parte, lo disorienta. In qualche caso è la gravità del rivoluzionario ‘mi-
litante’, che si rivela incompatibile con la légèreté e assieme con il di-
sincanto, vagamente ‘libertini’, di Montesquieu. Questi aveva afferma-
to che «une nation libre peut avoir un libérateur; une nation subju-
guée ne peut avoir qu’un autre oppresseur»40. Puntigliosamente il
commentatore idéologue obietta che, in base a tale massima, le nazioni
oppresse non potrebbero mai essere liberate; ma soprattuto lo irrita il
gioco linguistico: «Il est difficile de comprendre ce que c’est que le

37 EL, XIX, 4, in OC, II, p. 558.


38 Cfr. EL, XIX, 3, in OC, II, p. 557: «Il y a deux sortes de tyrannie: une réelle, qui consi-
ste dans la violence du gouvernement; et une d’opinion, qui se fait sentir lorsque ceux qui gou-
vernent établissent des choses qui choquent la manière de penser d’une nation».
39 Pietro I di Russia incontrò notevoli difficoltà nell’imporre ai boiari il taglio delle barbe

e l’accorciamento delle palandrane, mentre gli fu molto più facile indurre le signore a usare ve-
stiti ‘occidentali’ e profumi raffinati. Nei suoi progetti innovativi l’imperatore era comunque fa-
vorito dal fatto che, in segito a fattori ambientali, il popolo russo era positivamente condiziona-
to ad assimilarsi ai costumi europei: «L’empire du climat est le premier de tous les empires»
(EL, XIX, 14, in OC, II, pp. 564-565).
40 EL, XIX, 27, in OC, II, p. 576.
476 Pietro Capitani

libérateur d’une nation déja libre»41. Altrove è l’austerità del gentiluo-


mo, divenuto studioso di economia e assertore dei valori borghesi, che
lo porta a irrigidirsi di fronte a osservazioni che risentono di echi man-
devilliani, ma in fondo restano innocue: come «à force de se rendre
l’eprit frivole, on augmente sans cesse les branches de son commerce»,
ovvero «la vanité […] est un bon ressort pour un gouvernement»42. In
questo caso la risposta ha un tono apologetico: «Les nations les plus
commerçantes ne sont pas les plus légères»43; eppure Montesquieu
aveva considerato la possibilità di introdurre leggi suntuarie, mentre
Tracy le esclude44. Dopo aver messo a confronto la composta e inerte
onestà degli Spagnoli con l’intraprendenza frenetica e spesso truffaldi-
na dei Cinesi, Montesquieu aveva fatto le seguenti «réflexions»:
Je n’ai point dit ceci pour diminuer rien de la distance infinie qu’il y a entre
les vices et les vertus: à Dieu ne plaise! J’ai seulement voulu faire comprendre
que tous les vices politiques ne sont pas des vices moraux, et que tous les vices
moraux ne sont pas des vices politiqes; et c’est ce que ne doivent pas ignorer
ceux qui font des lois qui choquent l’esprit général45.

La risposta di Tracy è risentita:


J’ose dire que cela est faux, si la politique est la science du bonheur des
hommes. Si elle est l’art de les dépraver pour les opprimer, je n’ai rien à objecter;
je ne m’occupe pas de cette politique […]. Un philosophe doit accorder ses
éloges avec plus de discernement46.

Il bonheur, per Montesquieu, ha con la politica, e anche con l’eco-


nomia, un rapporto indiretto: è una condizione soggettiva, legata a
«une certaine disposition d’organes, favorable ou défavorable», piut-
tosto che al possesso e alla fruizione di cose; le circostanze hanno sol-
tanto un effetto ‘occasionale’, modificano senza sopprimerla una di-
sposizione già presente nel soggetto:
Dans une disposition favorable, les accidents, comme les richesses, les hon-

41 Commentaire, p. 309 (il corsivo è nel testo).


42 EL, XIX, 8 e 9, in OC, II, p. 560.
43 Commentaire, p. 308.
44 Le leggi suntuarie, secondo Tracy, non hanno effetto quando il fasto è diffuso e univer-

salmente ammirato, mentre diventano superflue quando «la société est bien ordonnée» (Com-
mentaire, p. 102).
45 EL, XIX, 11, in OC, II, p. 563.
46 Commentaire, p. 309.
Il Commentaire sur l’Esprit des lois di Destutt de Tracy 477

neurs, la santé, les maladies, augmentent ou diminuent le bonheur. Au contraire,


dans une disposition défavorable, les accidents augmentent ou diminuent le mal-
heur47.

La sagesse di Montesquieu si presentava come antitetica, rispetto


alla pretesa ‘stoica’ di liquidare come adiàphora i beni della vita, ma
neppure vedeva un nesso diretto tra desideri individuali e libertà48.
Occorreva, anzitutto, orientarsi nella varietà delle opinioni: «Chacun
a appelé liberté le gouvernement qui étoit conforme à ses coutumes
ou à ses inclinations». Molti pensano che nelle democrazie, dove
ognuno può fare più o meno ciò che vuole, vi sia una grande libertà,
ma ciò avviene perché «on a confondu le pouvoir du peuple avec la
liberté du peuple»49. La nota definizione espressa dal Président non
ha cedimenti verso i modi di pensare diffusi e vuol fare le opportune
distinzioni:
[…] la liberté politique ne consiste point à faire ce que l’on veut. Dans un
État, c’est-à-dire dans une société où il y a des lois, la liberté ne peut consister
qu’à pouvoir faire ce que l’on doit vouloir, et à n’être point contraint de faire ce
que l’on ne doit pas vouloir. Il faut se mettre dans l’esprit ce que c’est que l’indé-
pendance, et ce que c’est que la liberté. La liberté est le droit de faire tout ce que
les lois permettent; et si un citoyen pouvoit faire ce qu’elles défendent, il n’au-
roit plus de liberté, parce que les autres auroient tout de même ce pouvoir50.

La raison è una guida sicura e universale per Tracy, il quale am-


mette senz’altro la comune soggezione alle leggi fisiche ed è anche di-
sposto a concedere che qualcosa sia desiderabile per tutti; ma «ciò
che si deve volere» non può essere determinato da una decisione del
legislatore. Nel «Résumé», che conlude il commento ai primi dodici
libri di Montesquieu, è inserito un breve compendio di filosofia idéo-

47 Mes pensées, n° 549/30, in OC, I, pp. 1058-1059; in un altro frammento (n° 4/213) delle

Pensées, Montesquieu applica a se stesso la definizione qui formulata: «Ma machine est si heu-
resement construite que je suis frappé par tous les objets assez vivement pour qu’ils puissent me
donner du plaisir, pas assez pour me donner de la peine» (OC, I, p. 975).
48 La polemica verso gli atteggiamenti neostoici è ben documentata nel brano seguente:

«Un malheureux auteur, qui ne se sent pas propre aux plaisirs, qui est accablé de tristesse et de
dégoûts, qui, par sa fortune, ne peut pas jouir des commodités de la vie, ou, par son esprit, de
celles de sa fortune, a, cependant, l’orgueil de prétendre être heureux et s’étourdit des mots de
souverain bien, de préjugés de l’enfance, et d’empire sur les passions» (Mes pensées, n° 549/30,
in OC, I, p. 1060).
49 EL, XI, 2, in OC, II, p. 394.
50 EL, XI, 3, in OC, II, p. 395.
478 Pietro Capitani

logique. Esponendo questo «petit nombre d’idées», Tracy intende


chiarire il significato dei suoi progetti costituzionali e, nel contempo,
dare fondazione antropologica alle sue teorie in materia di società e
di Stato:
L’homme est un atome dans l’immensité des êtres. Il est doué de sensibilité,
et, par suite, de volonté: son bonheur consiste dans l’accomplissement de cette
volonté; et il a bien peu de puissance pour l’exécuter. C’est cette puissance qu’il
appelle liberté: il a donc bien peu de liberté. Il n’a sur-tout celle d’être
autrement, et de faire que tout soit autrement. Il est soumis à toutes les lois de la
nature, et spécialement à celles de sa propre nature. Il ne peut les changer, il ne
peut qu’en tirer parti, en s’y conformant51.

Se l’uomo decide di associare la propria vita a quella di altri uomi-


ni, è per uscire da questa condizione di ‘atomicità’, che gli dà sgo-
mento e paura. La disposizione sociale non nasce come spirito di sot-
tomissione, ma per limitare uno stato d’impotenza: comunicando con
i propri simili attraverso i segni, questo essere smarrito comprende
che le sue percezioni e i suoi timori sono condivisi, che unendo le for-
ze a quelle di chi gli sta vicino potrà «augmenter sa puissance ou sa li-
berté, comme on voudra l’appeler»52. La tensione verso il bonheur si
traduce nel desiderio di appagamento, nell’aspirazione ad ampliare la
serie delle cose che possono essere volute e ottenute senza pericolo e
senza contrasto. L’assoggettamento alle leggi universali della natura è
l’unica condizione limitativa alla quale il moralista physiologue è di-
sposto a sottomettersi, oltre che al rispetto verso le analoghe aspira-
zioni dei consociati, senza i quali l’esplicazione della sua volontà re-
sterebbe ancor più vincolata. Questa idea della felicità si addice a un
philosophe sec, che per scelta e convinzione, pagando anche un prez-
zo personale alto, era divenuto il teorico di un’etica borghese, nella
quale égalité e propriété erano indissolubili. Nonostante gli accenni
‘fisiologici’ a una «certaine disposition d’organes», che abbiamo ri-
scontrati in Montesquieu, l’edonismo sfumato del barone e la science
de l’homme utilitaristica di Tracy non erano conciliabili.

51 Commentaire, pp. 227-228 (tutti i corsivi sono nel testo). Per un esame del nesso tra li-

berté e bonheur si veda M. BARBERIS, Destutt de Tracy, cit., pp. 391-395; si vedano inoltre B.W.
HEAD, Politics and Philosophy, cit., cap. VI, «Politics: the Science of Happiness», pp. 305-368;
R. GOETZ, Destutt de Tracy et le problème de la liberté, «Corpus», 26/27 (1994), pp. 57-74.
52 Commentaire, p. 228 (il corsivo è nostro).