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LA DEA ECATE, LE TORCE E LE NINFE LAMPADI: UN FRAMMENTO DI ALCMANE DA

RIVALUTARE (FR. 63 DAVIES)


Author(s): Nicola Serafini
Source: Quaderni Urbinati di Cultura Classica, Nuova serie, Vol. 104, No. 2 (2013), pp. 11-22
Published by: Fabrizio Serra Editore
Stable URL: https://www.jstor.org/stable/24645051
Accessed: 05-10-2019 06:38 UTC

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LA DEA ECATE,
LE TORCE E LE NINFE LAMPADI:
UN FRAMMENTO DI ALCMANE DA RIVALUTARE

(FR. 63 DAVIES)*
Nicola Serafini

Abstract

This paper analyzes the strong relationship existing between the goddess Hec
and the torches. It particularly refers to a fragment by Alcman containing t
names of three kinds of nymphs (Naiades, Thyades, Lampades), two of which
mentioned nowhere else as nymph races in Greek sources. The scholiast
quotes the fragment asserts that the Lampades were nymphs who carried aro
torches following the goddess Hecate. Thus, it became necessary to check all
data about the Hecate-cult in Sparta, and - more broadly - in the whole Pelop
nese. Afterwards, referring to the initial issue, the article offers a diachronic r
of the literary sources in which is attested the connection between the goddes
the torches.

Τ 'epiteto φωσφόρος è uno degli appellativi più frequentemente asseg


J_/ alla dea Ecate nelle fonti letterarie.1 Esso può riferirsi sia alla torc
attributo principale di questa divinità, sia alla sua natura lunare. Co
trandoci per il momento sulla fiaccola, tenteremo di chiarire il legame
unisce così strettamente questa divinità a tale attributo, ma per prima
sarà necessario rivedere, seppure brevemente, le fonti letterarie di epo
arcaica e classica nelle quali è presente tale caratteristica, con partic
riguardo a un frammento di Alcmane assai poco studiato.

* Ringrazio la prof. P. Angeli Bernardini per la preziosa collaborazione, assieme al p


M. Piérart che ha letto il lavoro e con il quale ho discusso alcuni aspetti relativi ai culti
e alla storia del Peloponneso.
1 Sulla dea Ecate, in generale, vd. A. Zografou, Chemins d'Hécate. Portes, routes, carref
et autres figures de l'entre-deux, Liège 2010, assieme a N. Serafini, Ί sentieri di Ecate',
Urb. n.s. 101 (130), 2012,225-234. Su alcuni culti locali, vd. N. Serafini, 'La dea Ecate in B
un culto-fantasma?', Teiresias 43, 2013, 23-27; 'La dea Ecate a Cirene fra storia, culto e ic
grafia (con un catalogo degli hekataia editi e di tre inediti)', in M. Luni (ed.), Cirene 1913-
1. Un secolo di scavi e scoperte, Roma 2014, in corso di stampa; 'La dea Ecate a Selinunte
"messaggera" della Malophoros?', in M. Luni (ed.), Selinunte nell'antichità: prospettive e
che. Atti del Convegno (Urbino, 17-18 ottobre 2012), di prossima pubblicazione; ment
l'iconografia, infine, vd. N. Serafini, 'Una lekythos ateniese a figure nere: una nuova let
Ostraka 20, 2012,179-187.

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12 NICOLA SERAFINI

L'Inno Omerico a Demetra è il testo più antico nel quale sia p


re la dea Ecate munita di una torcia.1 Ciò che è degno di nota
Demetra, quando parte alla ricerca della figlia, ha delle torce
po nove giorni è affiancata da Ecate, pure lei dotata di una fi
nuano la ricerca insieme (Hymn. Cer. 2,47-61). Nella parte cent
quella più strettamente connessa alle vicissitudini di Demetra
eziologico del culto eleusino, la dea Ecate non ha più alcun
te,2 salvo ricomparire nella narrazione dopo il gioioso ricongi
Persefone e Demetra, le quali sono appunto avvicinate dalla dea
2, 438-440).
Come ha rilevato di recente N. Robertson, il fatto che Dem
siano dotate di torce non ha nessuna conseguenza nel sèguito
la vicenda.3 Il particolare delle torce sembra piuttosto riprod
rituale, come del resto avviene per altre attitudini assunte da
l'inno, fra cui ad esempio ricordiamo il digiuno. L'uso delle fi
fatti, un ruolo fondamentale nel culto di Demetra, sia per qu
l'illuminazione e la rivelazione dei segreti iniziatici, sia nel cas
purificatori.4

1 Hymn. Cer. 2, 52: ήντετό οί Εκάτη σέλας èv χείρεσσιν έχουσα. Va nota


l'eccezionale impiego di σέλας in luogo di δαΐς: come ha dimostrato L. G
l'Iliade et l'Odyssée. Πϋρ. Champ d'emploi et signification, Paris 1965, 311), ne
σέλας designa l'irradiazione della luce in senso lato, in cui lo splendore a
d'un signe qui annonce une puissance d'origine divine".
2 A riguardo, vd. le interessanti considerazioni di H. Jeanmaire, Couroi et Cou
I Education spartiate et sur les rites d 'adolescence dans l'antiquité hellénique, Lille
qu'Hécate reparaisse à la fin du poème, sans jouer de ròle dans l'action, m
vention de son personnage était une donnée traditionnelle, motivée par quel
des rituels dont l'hymne apparait comme le commentaire libre et quelque
3 N. Robertson, Religion and Reconciliation in Greek Cities. The Sacred Law
Cyrene, Oxford 2010,118. È anche possibile, secondo S. I.Johnston (Hekate S
Hekate's Roles in the Caldean Oracles and Related Literature, Atlanta 1990, 2
Ecate nell'inno sia stato ridotto da uno più attivo, in cui costei era forse u
corteo di Persefone durante il rapimento. In effetti, i frammenti di un vas
si, datato alla seconda metà del quinto secolo, mostrano Ecate più diretta
nel ratto di Persefone, mentre corre a fianco del carro di Ade (Beazley, A
resto, in altre versioni del mito, il ruolo della dea Ecate era ben maggior
scendeva negli Inferi alla ricerca di Persefone (Cali. fr. 466 Pf.) ο ne assisteva
vaso attico datato attorno al 440 a.C. (Beazley, ARV2 1012, 1), Kore è raf
nell'atto di 'riemergere' dalla terra, con Ermes al suo fianco, mentre Ecate c
a lei portando due torce, allorquando Demetra sulla destra attende la figli
4 Per l'uso delle torce a Eleusi, vd. N. J. Richardson, The Homeric Hymn to D
1974, passim (in part. 24-27,166-167, 212-213). Più in generale, sulla dea Dem
Serafini, 'Il potere di Demetra, fra racconto mitico e cornice rituale: possibi
cireneo in Callimaco, Inno vi?', in M. Luni (ed.), Cirene riscoperta. Un secolo d
Atti del xii Convegno di Archeologia Cirenea (Urbino, 28-29 giugno 2013
corso di stampa.

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UN FRAMMENTO DI ALCMANE DA RIVALUTARE 13

Sebbene non si tratti, a rigor di termini, di una menzione di Ecate, esiste


un frammento di Alcmane di estremo interesse per quanto riguarda il no
stro discorso, e di cui nessuno studioso della dea - per quanto mi risulta -
sembra mai essersi accorto. Si tratta di un frammento di tradizione indiret
ta, trasmesso da uno scoliasta minore all'Iliade (Σ min. Hom. II. 6,21) che ci
ta un verso di Alcmane,1 chiosandolo:

οί δέ πολλά γένη νυμφών, ώς φησιν Αλκμάν


Ναΐδες τε Λαμπάδες τε Θυιάδες τε
Θυιάδες μεν αΐ συμβακχεύουσαι Διονύσω και συνθυίουσαι, τουτέστι συνεξορμο
Οσαι* Λαμπάδες δέ αί σύν Εκάτη δαδοφοροϋσαι και συλλαμπαδεύουσαι.

Secondo alcuni, esistono molti tipi di ninfe, come dice Alcmane:


e Naiadi e Làmpadi e Tìadi
Le Tìadi sono quelle che baccheggiano e folleggiano con Dioniso, cioè escono di
senno. Le Lampadi sono invece quelle che portano le fiaccole e le torce assieme a
Ecate.

La menzione da parte di Alcmane delle tre categorie di ninfe - Naiadi, Tia


di e Lampadi2 - offre allo scoliasta l'occasione di descriverne le rispettive
prerogative. Le Naiadi non rientrano nella spiegazione del commentatore,
probabilmente per la loro notorietà: ninfe dell'elemento liquido, specifica
mente delle sorgenti, le Naiadi sono concepite appunto come protettrici del
la fonte ο del corso d'acqua da loro abitato.3
Più complesso il caso delle Tiadi. Il loro nome è chiaramente derivato dal
comune θυιάς, 'menade', 'tiade', ma non sembra essere attestato altrove per
designare un tipo di ninfe, come invece avviene nel testo di Alcmane appe

1 Alcm. fr. 63 Davies = 94 Calarne = 135 Garzya. Lo scolio è citato - e liquidato in poche
righe - da K. Latte ('De nonnullis papyris Oxyrrhynchiis', Philologus 97, 1948, 37-56, in part.
54), mentre l'unico commento che mi è stato possibile reperire è quello offerto da C. Cala
rne, Alcman. Introduction, texte critique, témoignages, traduction et commentane, Roma 1983,486
487. Entrambi i luoghi saranno ripresi e discussi nelle pagine seguenti.
2 Sulle denominazioni in -ιδ- e in -αδ- per quanto riguarda dei gruppi di giovani fanciul
le, divine ο meno, vd. C. Calarne, Les chceurs de jeunes filles en Grece archaxque 1. Morphologie,
fonction religieuse et sociale, Roma 1977, 70 ss.
3 II. 6,22; 14,444; 20,384; Od. 13,104; Hesych. s.w. Ναΐδες e Ναϊάδες (n p. 694 Latte); Eusth.
ad II. p. 622, 30 ss. (11 p. 235 van der Valk); Paus. 8, 4, 2; 10,33, 4; Hyg. Fab. 182; Ov. Fast. 4, 757
ss. Sulla tipologia delle ninfe in generale, vd. Anecd. Graec. 1 p. 17,5-9 Bekker, dove sono defi
nite Naiadi le ninfe che vivevano a contatto con l'acqua (έν τοις νάμασι), Orestiadi e Ama
driadi quelle che abitavano sui monti ed Epimeliadi quelle che proteggevano le greggi. Cfr.
anche Char. FGrHist 262 F 12a. Sulle ninfe in generale vd. i recenti J. Larson, Greek Heroine
Cults, Madison-London 1995 e Greek Nymphs. Myths, Cult, Lore, Oxford 2001, assieme a F.
Giacobello - P. Schirripa (edd.), Ninfe nel mito e nella città dalla Grecia a Roma, Milano 2009. In
particolare, sulle Naiadi vd. soprattutto Bloch, s.v. 'Nymphen', in Roscher in 1, coli. 500-567,
in part. coll. 507-515, e più recentemente Larson, Greek Nymphs, tit. 8-11.

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14 NICOLA SERAFINI

na riportato, dove sono considerate al pari delle Naiadi.1 A


in nessun altro testo antico è presente una menzione delle T
zione di giovani divinità femminili, come invece accade nel
Calarne, ad esempio, non manca di ricordare che - com'è no
designazione assai frequente delle baccanti,2 particolare del
tato da Esichio.3 L'aspetto che però secondo me andrebbe m
che sembra essere stato sottovalutato, è proprio il fatto ch
questo testo siano considerate delle ninfe, mentre normalm
signa piuttosto le baccanti, le menadi, ο anche le sacerdotes
nisiaco.4 Non si può invece fare a meno di notare come nel
co di cui ci stiamo occupando le Tiadi siano considerate com
giovani divinità femminili, e non come semplici menadi. Al
constatazione, non sembra più del tutto corretto voler ridu
alla semplice equazione 'Tiadi = Baccanti', ovviamente pe
da - lo ripetiamo - il frammento di Alcmane in questione.
Se il caso delle Tiadi può essere ambiguo per la loro dop
cora più notevole è quello delle ninfe Lampadi. Queste ultim
te unicamente nel frammento qui preso in esame. Anche in
bene la derivazione linguistica da λαμπάς sia perspicua, non
dirsi della loro elezione a figure semidivine. Lo scoliasta le c
ninfe al seguito di Ecate, ma il loro nome non è registrato
nulla a proposito di queste misteriose accompagnatrici della
Se nel verso di Alcmane non fossero menzionate anche le
piamo essere senza dubbio ninfe a tutti gli effetti, potremm
si faccia qui riferimento a gruppi femminili di fedeli che tr
una divinità. Non sarebbe difficile identificare le Tiadi con
canti, θυιάδες per l'appunto, che compiono riti dionisiaci, c
rebbe problematico vedere nelle Lampadi delle seguaci della
effettuano una λαμπαδηδρομία ο comunque un rito nottur
le in onore di Ecate. Ma non si può certo fingere che nel fra

1 Seppure di sfuggita, il fatto che qui le Tiadi siano considerate delle ni


già da S. Scheinberg, 'The Bee Maidens of the Homeric Hymn to Hermes
Philol. 83,1979,1-28, in part. 12. Calarne, Les chaeurs, cit. 302 n. 255 richi
prio sulla connessione fra Naiadi e Tiadi presente in questo frammento
2 Calarne, Alcman, cit. 486.
3 Hesych. s.v. Θυιάς (n p. 333 Latte): Βακχίς- οί δε μαινάς.
4 Sulle tiadi, vd. soprattutto J. Schmidt, s.v. 'Thyias', in Roscher v, col
che H. Jeanmaire, Dionysos. Histoire du eulte de Bacchus, Paris 1951,158,16
nysos, le my the et le eulte, Paris 1969, passim; K. Kerényi, Dioniso, Milano 1
Miinchen-Wien 1976), in part. 208-215. Più recentemente G. Casadio, Stona
inArgolide, Roma 1994, 48 n. 76; il vino dell'anima. Storia del culto di Dioni
Tre^ene, Roma 1999 e A. Dalby The Story of Bacchus, London 2005.

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UN FRAMMENTO DI ALCMANE DA RIVALUTARE 15

no menzionate anche le Naiadi, che, come abbiamo già detto


a tutti gli effetti. Se negli altri due casi è possibile ammette
ne fra una categoria umana e una semi-divina, nel caso dell
è giustificato in alcun caso, visto che il loro nome non ha p
legame con manifestazioni cultuali greche che avrebbero po
un utilizzo del loro nome. Per concludere, il frammento di
biamo citato costituisce per noi l'unica testimonianza dell'es
due 'tipi' - anzi, γένη - di ninfe, Tiadi e Lampadi, il second
re strettamente legato alla dea Ecate e alle torce.
C. Calarne proponeva due soluzioni alternative per iden
ninfe Lampadi, qualora non si volesse accogliere l'interpret
liasta che interpretava tali ninfe come accompagnatrici del
un lato, si potrebbero associare le Lampadi alle Tiadi ric
tuale dionisiaco celebrato al lume delle torce durante il m
ros;1 dall'altro, sulla base di una categoria di ninfe delle pa
Teocrito,2 si potrebbero accostare queste divinità alle Naiad
testo in Λιμνάδες.3
Quest'ultima ipotesi di correzione in realtà non convin
quanto poi si perderebbe lo stretto legame esistente fra le ni
dea Ecate, poiché verrebbe da chiedersi come mai delle ninf
debbano seguire la dea Ecate con delle fiaccole. Senza contar
zione teocritea è ovviamente di molto posteriore ad Alcman
to che nel poeta alessandrino siano documentate queste nin
può bastare a postularne l'esistenza anche nella Sparta arcai
Detto ciò, la prima delle due ipotesi - quella per cui attraver
le Tiadi si potrebbero ricondurre le Lampadi alla sfera dion
tivante, ma anche in questo caso l'interpretazione risult
plessa del dovuto, in quanto non sembra necessario ricondur
nisiaca anche le ninfe Lampadi. Inoltre bisognerebbe anche
le Tiadi sia le Lampadi fossero giovani fanciulle al servizio
supposto tutto da verificare, in quanto non si spiegherebbe
abbia voluto accostare le ninfe Naiadi a due categorie uman
Più di mezzo secolo fa, con riferimento a questo frammen
K. Latte affermava che è difficile stabilire cosa intendesse Alcmane nomi
nando le ninfe Lampadi, poiché "non è verisimile che a quell'epoca il culto
della dea straniera fosse diffuso presso i Lacedemoni".4 Certo, non è verisi

1 Su questo rituale, vd. Schmidt, art. cit. col. 919.


2 Theocr. Id. 5,17 où μάν, ού ταύτας τάς λιμνάδας, ώγαθέ, Νύμφας.
3 Calarne, Alcman, cit. 487·
4 Latte, art. cit. 54 η. 2i: 'Alcman quo modo 'lucidas nymphas' acceperit incertum est,
nam de Hecatae facibus errat scholiasta, cum deae peregrinae cultum iam illa aetate apud
Lacedaemonios viguisse verisimile non sit".

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16 NICOLA SERAFINI

mile, ma allo stesso modo non è neppure impossibile, poiché


elementi che possano far pensare il contrario.
Non abbiamo alcuna testimonianza di un culto della dea E
in epoca arcaica. Esistono però alcuni dati che per prossimità
cronologica potrebbero permettere di postulare la presenza d
nella città lacedemone anche in questo periodo.
A Sparta e nei territori limitrofi, accanto a Elena e ai Dios
to anche un culto in onore di Filonoe, altra figlia di Leda e Tin
talogo delle donne di Esiodo si dice che Filonoe è resa immor
de,2 mentre il particolare che qui interessa maggiorment
fornita da Atenagora, il quale non solo attesta un culto laced
re di questa figlia di Tindaro, ma aggiunge altresì che costei
ta come Enodia, epiteto della dea Ecate, con la quale probabilm
assimilata. Forse il testo stesso nomina la dea Ecate, ma la tr
troppo è guasta in questo punto, e solo con un emendamento
re il nome della dea prima dell'epiteto: ó δέ Λακεδαιμόνιος '
Δία και Φυλονόην την Τυνδάρεω θυγατέρα <Έ>κάτην Έν
Se non possediamo nulla che possa attestare il culto dell
Sparta in epoca arcaica, non mancano invece testimonianz
senza dall'epoca classica in poi. Wilamowitz, quasi un secolo fa
perentoriamente che Ecate 'manca' nel Peloponneso - "im
ponnes fehlt sie" -:4 oggi possiamo invece annoverare alcuni
ellenistica, come iscrizioni ο hekataia, rinvenuti non solo a Spa
a Olimpia e a Messene.5
L'unico tempio di Ecate che sappiamo già esistente in epoca
ad Argo, presso il santuario di Ilizia.6 Questo temenos si trovav

1 Apollod. 3, io, 6. Cfr. S. B. Pomeroy, Spartan Women, Oxford 2002, in


noe, attestata anche a livello iconografico, vd. Μ. C. van der Kolf, s.v. 'Ph
1941, col. 1029. 2 Hes. fr. 23a, 10-2 M.-W. Cfir. anche Apollo
3 Athenag. Leg. Christ. 1,1, 4-6 Marcovich. La questione testuale è assai
dimostra l'apparato critico fornito da Marcovich, ad loc.: "<Έ>κάτην Ένο
alios: καί τεννηνοδίαν A, και τέννην οδίαν a: και την Ένοδίαν Io. Meursi
Amstelod. 1661, 5) et Nicol, le Nourry (in app. crit.: Bibl. max. vett. patrum
καθά την Ένοδίαν coniec. Schwartz: fortasse Ένοδίαν cum glossemat
Schoedel: καί "Αρτεμιν Όρθίαν coniec. Geffcken: καί Τέννην (ό Dechair)
καί Τέννην, δ <δε Τενέδιος> Δία Ν. Scivoletto (G. It. Filol. 13 [i960], p. 246
4 U. v. Wilamowitz-Moellendorff, Der Glaube der Hellenen 1, Berlin 1931,
5 T. Kraus, Hekate. Studien %u Wesen und Bild der Gottin in Kleinasien und
deilberg i960,57 n. 270.
6 Paus. 2, 22, 6-7· Cfr. R. A. Tomlinson, Argos and the Argolid. From the E
Age to the Roman Occupation, Ithaca-New York 1972,213-214 e Μ. Piérart, "
"Argos riche en cavales". Provinces culturelles à l'époque proto-historiqu
(éd.), Polydipsion Argos. Argos de la fin des palais mycéniens à la constitution d
Athènes-Paris-Fribourg 1992,119-155, in part. 130 e 132.

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UN FRAMMENTO DI ALCMANE DA RIVALUTARE 17

tale della città, forse all'interno dello stesso spazio cittadino, ed era così im
portante che diede il suo nome alla porta della città situata in quella zona di
Argo.1 Considerato che il nome di Ilizia nella sua forma micenea (Ereuthija)
è già attestato almeno in una tavoletta rinvenuta a Cnosso,2 è plausibile pen
sare, con R. A. Tomlinson,3 che questo culto fosse stato introdotto in Argo
lide fin da epoche molto arcaiche. Pausania afferma che il tempio di Ecate
ad Argo conteneva statue per opera di Scopa, Naucide e Policleto il giovane
(Paus. 2,22,7), il che suggerisce che il tempio doveva già esistere almeno at
torno alla metà del iv sec. a.C. Inoltre, come ha notato R. Von Rudloff,4 il
fatto che le fossero dedicate delle statue da numerosi scultori di chiara fama
può far supporre che nel iv sec. essa godesse ad Argo di una reputazione as
sai più positiva di quanto non lascino intendere le fonti letterarie coeve.
Lo stesso Pausania ricorda anche una leggenda locale argiva secondo cui il
santuario di Ilizia ad Argo fu fatto consacrare da Elena di Sparta in occasione
della nascita di sua figlia Ifigenia, che, secondo questa versione del mito,
era appunto figlia di Teseo ed Elena, e fu poi affidata a Clitemnestra affinché
la Tindaride andasse in sposa a Menelao.5 Ora, visti gli stretti legami che le
gano Ifigenia a Ecate, e che - come vedremo - portano alcune volte ad assi
milare la prima alla seconda,6 questa leggenda potrebbe forse suggerire che
anche Ecate fosse onorata ad Argo già in epoca arcaica. I legami s'infittiscono
perché nel tempio di Argo la dea Ecate era venerata come ένοδία,7 epiteto
che richiama un importante frammento di Esiodo. Nel Catalogo delle donne8

1 Paus. 2,18,3: έντεϋθεν δε έπί πύλην ήξεις καλουμένην άπο τοϋ πλησίον ίεροϋ· το δέ ιερόν
Είλειθυίας.
2 ΚΝ Gg 705 = Doc. n° 206. Il nome della dea è inteso solitamente in termini greci, come
'colei che viene'. Cfr. P. Faure, Fonctions des cavernes crétoises, Paris 1964, 87-88.
3 Tomlinson, op. cit. 214.
4 R. von RudlofF, Hekate in Ancient Greek Religion, Winnipeg 1999, 40.
5 Paus. 2, 22, 6. Il periegeta, al paragrafo successivo, afferma che con questa versione
locale argiva concordavano anche Stesicoro (ir. 191 Davies), Euforione di Calcide (fr. 90 Pow.)
e Alessandro di Pleurione (fr. 12 Pow.).
6 Su Ifigenia e il suo rapporto con Ecate, vd. L. R. Farnell, Greek Hero Cults and Ideas of Im
mortality, Oxford 1921,56; A. Borghini, 'Espansioni narrative e metonimie di un significante:
Hekate tauropolos', Ann. Fac. Lett. Bari 30,1987,115-140, in part. 132 ss.; P. Brulé, Lafille d'Athè
nes. La religion desfilles à Athènes à l'epoque classique. Mythes, cultes et société, Paris 1987,182, 242,
245; P. Bonnechere, Le sacrifice humain en Grece ancienne, Athènes-Liège 1994,39,44-45; C. Mon
tepaone, 'Ifigenia a Brauron', in B. Gentili - F. Perusino (edd.), Le orse di Brauron. Un rituale di
iniziazione femminile nel santuario di Artemide, Pisa 2002, 65-78; e infine, più recentemente,
Zografou, op. cit. 287-295. Su quest'ultimo lavoro, cfr. Serafini, Ί sentieri di Ecate', cit.
7 W H. Roscher, s.v. 'Hekate', in Roscher 1 2, col. 1887, che rimanda a Steph. Byz. s.v.
τρίοδος e Tzetz. Lyk. 1180. Cfr. anche Wilamowitz, op. cit. 176 n. 2.
8 Hes. fr. 23a M.-W Secondo M. Untersteiner, La filosofia del mito, Firenze 19722,141 "nella
versione esiodea si ha, dunque, un ritorno a quella che doveva essere stata la forma più
antica della storia sacra di Ifigenia e, a un tempo, la sua figura vi si manifesta innalzata entro
il dominio universale di Ecate".

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ι8 NICOLA SERAFINI

il poeta racconta come Ifimede, cioè Ifigenia, dovesse es


sull'altare di Artemide prima della spedizione contro Ilio
momento la dea sostituì la fanciulla con un εϊδωλον, e la sa
sacrificale, rendendola poi sua immortale servitrice sotto il n
de Einodia. Essendo είνοδία un'epiclesi della dea Ecate, non
che da questo passo si sia sviluppata la convinzione secondo
'affermò' che Ifigenia fosse trasformata in Ecate così co
Pausania.1 Questo particolare dell'identificazione fra If
sembra essere stato ripreso anche da Stesicoro (fir. 215 Davie
che lo testimonia - aggiunge eloquentemente che il poeta m
va Ifigenia ed Ecate "seguendo Esiodo" - κατακολουθήσας '
Ricapitolando, la dea Ecate non sembra affatto estranea al
Nella stessa Sparta è attestata la sua presenza a partire dall'ep
il fatto che non possediamo documenti anteriori non signif
mente che in epoche precedenti non fosse venerata in quel
piuttosto che non restano tracce del suo culto. Le testimoni
Argo, a Olimpia e a Messene dimostrano allo stesso modo ch
sta divinità era penetrato nel Peloponneso già prima dell'epo
anche se non possiamo stabilire con certezza a che altezza cr
fuse la sua venerazione. In ogni caso, ripetiamo, nulla esclud
potesse già conoscere questa dea, tanto più che in altre fonti
che essa fa la sua comparsa in zone del mondo greco assai di
giocando in alcuni testi un ruolo fondamentale. Basti pensar
l'inno Omerico a Demetra, a Saffo, Stesicoro, Sofrone, Pind
Non ci sono dati inconfutabili che documentino un culto d
ta all'epoca di Alcmane, né possiamo affermare con certezza
noscesse la dea. Ciò che resta comunque notevole è l'assoc
dal commentatore, che accosta le ninfe Lampadi, mai attest
dea Ecate. Di là dal problema riguardante il culto lacedem
anche volendo negare che Alcmane alludesse proprio a de
gne di Ecate, il frammento è d'indubbio interesse, come un
za di ben due tipi di ninfe mai attestate altrove nelle fonti le
cioè le Tiadi e le Lampadi.

1 Paus. ι, 43, ι (= Hes. ίτ. 23b M.-W): οίδα δέ ' Ησίοδον ποιήσαντα έν Κα
Ίφιγένειαν ούκ άποθανεΐν, γνώμη δέ 'Αρτέμιδος Έκάτην είναι. Cfr. Bon
n. 9o: "La transformation d'Iphigénie en Hécate, elle, n'est guère surpre
Montepaone, art. cit. 66 e Brulé, op. cit. 182.
2 Hes. Theog. 411-452 (su tale passo, vd. ora N. Serafini, 'L"'Inno a Ecate"
411-452): una falsa definizione', Aev. Ant., in corso di stampa; frr. 23a, 23b
Cer. 2, 22-26; 51-61; 438-440; Sapph. ve! Ale. ir. 23 Lobel-Page (il fram
attribuzione); Stesich. fr. 215 Davies; Sophr. frr. 8, 27 Kaib.; Pind. Pae. 2,77
Bacch. fr. ìB Sn.-Maehl.

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UN FRAMMENTO DI ALCMANE DA RIVALUTARE 19

Procedendo sulla linea diacronica delle fonti arcaiche, la s


zione letteraria della connessione fra Ecate e le torce si può
frammento papiraceo di Bacchilide (fr. ìB Sn.-Maehl.)· Si tra
un inno a Ecate tramandato da uno scoliasta ad Apollonio R
una fortuita coincidenza ci è pervenuto anche per via dirett
di papiro rinvenuto a Ossirinco negli anni Cinquanta del No
blicato dal Lobel nel 1956 (P. Oxy. 2366). Al primo verso dell
la dea Ecate è invocata significativamente come δαϊδοφόρος
me stiamo cercando di mostrare, richiama un'immagine ass
ma invece dominante dall'inno omerico a Demetra in avanti,
vello iconografico, cioè quella della dea con una ο più fiacco
me ha, in effetti, notato H. Maehler, la figura di Ecate offe
lide coincide con quella della tradizione posteriore.3 In u
Bacchilide ha così fissato una delle caratteristiche principali
l'inno omerico a Demetra, cioè quello di portatrice della fiac
In epoca classica l'immagine di Ecate con le torce in mano
no favorevole anche nella produzione teatrale. Nell'Eiend di
come in alcuni passi di Aristofane in cui personaggi femm
suo nome, la dea Ecate è infatti definita φωσφόρος:5 lettera
fa proprio riferimento all'attributo delle torce cui la dea è
gata. Un'elaborazione più articolata di tale motivo, sebbene
ovviamente ironico, è offerta da Aristofane nelle Rane. Du
agone fra Eschilo ed Euripide, i due tragediografi si metto
canti corali l'uno dell'altro per denigrare il rivale, e fra qu
menziona la storia di una ragazza che invoca la dea Ecate aff
l'ha derubata del suo gallo, e che venga con le sue fiaccole pe
la derubata a casa della presunta ladra (w. 1361-1364):

1 Schol. Αρ. Rh. 3, 467 (p. 233 Wendel) = Bacch. fr. 31 Sn.-Maehl.: Βακχ
φησιν αύτήν (Hecaten) θυγατέρα· Έκάτα δαϊδοφόρε, Νυκτός μεγαλοκόλ
2 L'epiteto, con riferimento a Ecate, è attestato anche a livello epigrafi
cit. 45. Cfr. anche A. B. Cook, Zeus. A Study in Ancient Religion 11. Zeus G
New York 1965, 714 n. 3.
3 Die Lieder des Bakchylides 11. Die Dithyramben und Fragmente. Text
Kommentar von H. Maehler, Leiden-New York-Kòln 1997, 289.
4 Sugli inni agli dèi di Bacchilide, cfr. P. Angeli Bernardini, 'L'inno agl
rale greca e la sua destinazione sacrale', in G. Cerri-A. C. Cassio (edd.),
letteratura nel mondo antico. Atti di un colloquio (Napoli, 21-24 ottobre
1991, 85-94, in part. 90.
5 Eur. Hel. 569; Ar. Thesm. 858. Cfr. Ar. Lys. 443, 738. Sull'epiteto, cfr. Eu
Kommentar hrsgb. und erklart von R. Kannnicht, Heidelberg 1969, 1
Zografou, 'Les phosphoroi et la tholos d'Athènes', in N. Belayche-P. B
Y. Lehmann-L. Pernot-E Prost (éds.), Nommer les dieux. Théonymes, épit
l'Antiquité, Rennes 2009,531-542.

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20 NICOLA SERAFINI

σύ δ', ώ Διός, δ(.πύρους άνέχου


σα λαμπάδας όξυτάτας χεροϊν,
Έκάτα, παράφηνον εις Γλύκης,
δπως αν εΐσελθοϋσα φωράσω.

E tu, figlia di Zeus, sollevando la duplice


fiamma nelle mani, le fiaccole lucentissime,
Ecàte, illumina la casa di Glice,
così che la possa perlustrare.

Il passo riveste una notevole importanza nel nostro discorso


infatti di un "fuoco duplice" costituito dalle "fiaccole lucen
dea Ecate porta in mano: l'uso del duale, assieme all'aggettiv
plurale λαμπάδας, dimostrano in maniera inequivocabile ch
immaginata con due fiaccole, una in ogni mano. Ciò vi
un'importante novità poiché in tutti i passi visti fino a ora,
ficato se la dea porti una ο due torce: i soli epiteti - δαδοφό
- non bastano per definire il numero di fiaccole della dea. L
epoca arcaica a precisare il numero di torce è ancora l'Inno
tra, nel quale, al v. 52 si legge σέλας έν χείρεσσιν έχουσα: la pr
al singolare dimostra che la fiaccola fosse una sola. L'util
χείρεσσιν può facilmente essere spiegato con un uso idiom
con una semplice esigenza metrica. Stando così le cose, il pa
appena riportato costituisce la prima testimonianza letterari
porale in cui la dea Ecate sia raffigurata con due fiaccole. Q
con due torce, del resto, da quest'epoca in avanti sarà il mo
più diffuso anche a livello iconografico, soprattutto nelle r
vascolari.1
L'ambiente eleusino è quello che meglio si presta per una
la dimensione letteraria e quella cultuale per ciò che concer
Come ha recentemente rilevato Zografou, le torce, essen
dalle divinità sia dai mortali, fanno congiungere il mondo d
lo umano, divenendo un importante strumento rituale.2 Le f
portate nell'inno omerico da Demetra e da Ecate potrebbero

1 Sulla dea Ecate nelle rappresentazioni vascolari, vd. almeno H. Sa


LIMC vi ι, 985-1018. Cfr. anche Kraus, op. cit. 30-31,92-93; G. Derossi, 'L'i
chilide (ir. 1Β Sn.) e la "figura" arcaica della dea', Quad. Triest. Lit Cor. Gr.
part. 39-40, e più recentemente N. Werth, Hekate. Untersuchungen %ur dr
Hamburg 2006,153-166. Si noti che in un cratere attico del ν sec. raffi
machia, Ecate è rappresentata con due fiaccole mentre colpisce un giga
ciarlo: vd. S. Muth, Gewalt im Bild. Dos Phdnomen der medialen Gewalt im At
hrhundertv. Chr., Berlin 2008,317-319.
2 Zografou, Chemins, cit. 66. La stessa studiosa, in un recente articolo (
λύχνος. Lampes et dieux dans une "invocation apollinienne" (PGM I, 2

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UN FRAMMENTO DI ALCMANE DA RIVALUTARE 21

vare un riscontro sul piano rituale eleusino, dove ogni anno gli iniziati met
tevano 'in scena' il rapimento e la ricerca di Persefone. La presenza di
δαδοϋχοι a Eleusi è infatti testimoniata dalle fonti tarde: Clemente Alessan
drino afferma che le torce sono un elemento indispensabile per la "rappre
sentazione" - δραμα - rituale del mito di Persefone.1 Tale notazione è del
resto corroborata da Lattanzio (Epit. 18, 7), che descrive l'azione rituale nei
seguenti termini: "si accendono delle torce e nella notte si va alla ricerca di
Proserpina; una volta ritrovata, il rito termina con manifestazioni di gioia e
l'agitazione delle torce".
In effetti, l'impiego delle torce in ambiente eleusino sembra ricoprire
ogni momento delle celebrazioni misteriche. Anche nelle rappresentazioni
vascolari ciò trova un'efficace conferma, sebbene i pittori, in ossequio alle
regole di segretezza rituale, non raffigurino che i momenti preliminari ai mi
steri veri e propri, in particolare le scene di processione ο d'introduzione dei
misti, laddove la torcia gioca un ruolo fondamentale.2
La rappresentazione di Ecate con due torce è senza dubbio la più impor
tante e diffusa a livello iconografico.3 Bisogna tuttavia tenere in debito con
to anche un fattore fondamentale, e cioè che la straordinaria diffusione di
tale tipologia rappresentativa potesse fungere anche da fattore identificati
vo della dea. In molti casi la presenza delle torce poteva servire come sem
plice espediente per identificare agevolmente la dea Ecate nelle rappresen
tazioni artistiche. Come la clava e la λεοντή per Eracle, le torce di Ecate
diventano un attributo identificativo anche in contesti iconografici che ma
gari non avrebbero richiesto la loro presenza.4
La ragione profonda che legò fin dall'epoca arcaica questa dea alle torce
rimane purtroppo difficile da stabilire. È certo però che siano concorsi più
fattori differenti. Da un lato, non è da sottovalutare il suo ruolo di πρόπολος,
di attendente e guida di Persefone, di cui illumina il cammino di risalita da
gli Inferi. La fiaccola che reca in mano nelT/nno omerico a Demetra potrebbe
del resto simboleggiare, come ha notato recentemente A. Zografou, anche

2oo8, 61-76), ha esplorato l'interazione ira i gesti rituali implicati nell'utilizzo delle torce e la
rappresentazione delle potenze divine.
1 Clem. Al. Protr. 2,12 Δηώ δε καί Κόρη δράμα ήδη έγενέσθην μυστικόν, και την πλάνην
και την άρπαγήν και τό πένθος αύταΐν Έλευσίς δαδουχεΐ. Cfr. anche G. d'Annunzio, Laus Vitae
13, 6-9: "... giammai riaccese / vedrà il pellegrino le faci / del Dadùco nel tempio / d'Ecàte".
2 Cfr. ancora Zografou, Chemins, cit. 66-68.
3 Cfr. Kraus, op. cit. 30-31: "Denn wo Hekate, inschriftlich ausgewiesen oder durch son
stige Indizien sicher erkennbar, in der griechischen Vasenmalerei... erscheint, da tragt sie in
der Tat zwei Fackeln".
4 Sui problemi riguardanti l'iconografia mitologica, vd. M. Schmidt, 'Iconografia del
mito', in S. Settis (ed.) I Greci. Storia Cultura Arte Società 2. Una storia greca 11. Definizione,
Torino 1997, 867-896.

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22 NICOLA SERAFINI

il messaggio stesso che Ecate vuole comunicare a Demetra.1


tro canto da escludere nemmeno un'altra possibilità, cioè ch
cesso abbia giocato un ruolo anche la genealogia che la consi
Notte:2 il legame con l'oscurità potrebbe infatti accostare la
a quella lunare, facendo di Ecate una dea-Luna. Si noti però
gli studiosi moderni essa sia spesso considerata come dea lu
l'analisi di tale aspetto andrebbe ulteriormente approfondit
vedere non ci sono elementi che possano testimoniare alcun
di Ecate prima dell'epoca ellenistica. Anche in questo caso è
distinguo diacronico, perché la dea sembra assumere tali ca
lesti e lunari solamente quando la sua figura inizia a confon
di Artemide. Questo, però, è un problema di ben altra port
Università di Urbino Carlo Bo

1 Zografou, Chemins, cit. 65: "Dans une poétique où lumière équivaut


vérité, le σέλας d'Hécate coincide avec le 'message' qu'elle apporte".
2 Bacch. fr. 1B Sn.-Maehl. Come ha sostenuto Derossi, art. cit. 42 ss.,
nealogia Bacchilide ha forse voluto (seppur indirettamente) conferire
caratteristiche della Notte. Quest'ultima personifica innanzitutto il fe
quotidiano, caratterizzato dall'oscurità e dal mistero, ma è anche la rap
notte come 'potenza primordiale'. Non a caso, Esiodo (Theog. 123) le as
essenziale nella formazione del mondo, facendola nascere direttamente
dita quindi le caratteristiche di 'oscurità' e 'disordine' proprie del Vuoto
lo stesso Derossi (art. cit. 43) esagera affermando che la Notte "non è
sdoppiamento del Chaos iniziale". Ormai superata la visione di U. Pes
càte', Acme 5,1952, 531-559, in part. 543-544), secondo 0 quale la Notte,
tra Melaina, e la stessa Gaia sarebbero "le varie forme dell'unica prisma
ranea", dalla quale sarebbero poi "nate" divinità differenti. Alla luc
bacchilideo citato pocanzi, G. Pieper ("The Prooemium of Bacchylides' Ode
Stud. 10,1969, 229-234) ha supposto che la divinità invocata da Bacchilide
te' ai primi versi dell'Ep. 7 possa essere identificata con la stessa Ecate.
chylides' Ode 7 Again', Gr. Rom. Βγς. Stud. 11,1970,181-184) ha durament
posta di Pieper, ribadendo invece la tesi tradizionale per cui la divinità
Emera, specificamente la personificazione dell'ultimo giorno dei giochi
si, proposta da R. C. Jebb (Bacchylides, Cambridge 1905, 296), è stata gen
dalla gran parte degli studiosi, compresi gli editori B. Snell e H. Maehle
na cum fragmentis, Leipzig 1970, 24): "compellatur Έμέρα decima sex
Olympici ludi celebrabantur". A favore di questa ipotesi, fra gli altri anch
44, e più recentemente A. McDevitt (Bacchylides. The Victory Poems, Bris
che H. Maehler, Die Lieder des Bakchylides. Die Siegeslieder 11. Kommentar, L

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