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ROBINSON CRUSOE

LUOGO DI PUBBLICAZIONE: Londra


GENERE: Romanzo di Avventura e di Formazione, perché ha per tema il
viaggio sia concreto sia interiore/psicologico.

AUTORE: Daniel Defoe è nato a Londra nel 1660, figlio di un piccolo


commerciante, ebbe un’educazione piuttosto irregolare; in gioventù fece
numerosi viaggi, tentando diverse attività commerciali che non ebbero
successo. Intorno al 1700 si stabilì a Londra dove intraprese la carriera
politica, mantenendosi con la sua attività giornalistica. Nel 1704 fondò e
diresse “The Review” dove ebbe modo di dimostrare le sue doti di
giornalista. Defoe è considerato, infatti, uno dei padri del giornalismo
moderno. Successivamente si allontanò dalla vita pubblica dedicandosi
alla letteratura e scrisse le sue opere di maggior successo come Robinson
Crusoe (1719); Memorie di un cavaliere (1720); Il capitano Singleton
(1720); Il colonnello Jack (1722); Diario dell’anno della peste (1722); Moll
Flanders (1722) ; Lady Roxana (1724). Morì a Londra nel 1731.

NARRATORE: Il punto di vista è interno poiché il libro è scritto in prima


persona, alcune volte sotto forma di diario, infatti, le vicende sono
narrate dallo stesso Robinson Crusoe, ormai vecchio, che racconta la
propria vita, intervenendo con i suoi commenti e giudizi. L’autore sceglie
di scrivere il libro in prima persona per far appassionare di più il lettore
alle avventure di Robinson e per aiutarlo a immedesimarsi in lui.

TRAMA: Il romanzo, ambientato nella seconda metà del XVII secolo, narra
la storia di Robinson Crusoe, un ragazzo inglese di famiglia borghese
benestante, che decide di prendere la via del mare contro i desideri del
padre, che lo vorrebbe avvocato (“se andrai per mare Dio non avrà pietà
di te”). Aveva diciannove anni quando un amico lo invita a imbarcarsi su
una nave diretta a Londra, era il primo settembre 1651.
I primi viaggi di Robinson sembrano quasi degli avvertimenti (la profezia
del padre): infatti, per poco non perde la vita in una tempesta e viene
fatto prigioniero dai pirati e ridotto in schiavitù a Salé, in Africa, dove,
dopo due anni, riesce a fuggire insieme ad un ragazzo arabo di nome
Xury. Incontrano un capitano portoghese al quale Robinson, dopo aver
ceduto Xury con la promessa di liberarlo dopo dieci anni di servizio e
dopo la sua conversione alla fede cristiana, chiede di portarlo in Brasile,
dove fonda una piantagione di canna da zucchero.

Dopo alcuni anni tranquilli, Robinson decide di rimettersi in mare e


accetta la proposta di partecipare ad un viaggio in Guinea per imbarcare
schiavi da utilizzare nelle piantagioni. Dopo dodici giorni di navigazione si
scatena un terribile uragano che fa perdere la rotta alla nave e la porta ad
incagliarsi, trascinando Robinson, unico sopravvissuto di tutto
l’equipaggio, sulla spiaggia di un’isola deserta che battezzerà con il nome
l’“Isola della Disperazione”.

Grazie ad alcuni attrezzi recuperati dalla nave naufragata, il protagonista


riesce a costruirsi una specie di fortino, scrive un diario, fabbrica un
calendario (una grande Croce, su cui incide la data del suo arrivo 30
settembre 1659), coltiva e alleva alcune capre e, soprattutto organizza le
sue giornate, cioè colonizza l’intera isola.

Robinson, che ha la sola compagnia di qualche animale (un pappagallo


parlante), impara giorno per giorno a far crescere l’orzo e l’uva, a
cacciare, a lavorare la ceramica; dopo un sogno rivelatore (sogna un
uomo che gli dice che fino a quel momento la sua vita non è mai stata
illuminata dalla luce della fede.), durante un attacco di febbre, egli scopre
anche la fede, infatti, l'unica sua compagnia, per molti anni, sarà una
Bibbia recuperata dalla nave.

Dopo 12 anni di totale solitudine, Robinson scopre di non essere solo:


prima nota un’ impronta umana sulla spiaggia, poi scopre che sulla sua
isola un gruppo di cannibali va a sacrificare le proprie vittime.
Durante uno di questi “banchetti” Robinson attacca e uccide i cannibali,
salvando così un indigeno che volevano cucinare, a cui darà il nome di
Venerdì (il giorno in cui viene liberato) e al quale insegnerà a parlare
inglese e che convertirà al Cristianesimo.

Successivamente salverà anche altre due persone dai cannibali: il padre di


Venerdì e uno spagnolo che lo informa che ci sono altri prigionieri.

Improvvisamente sopraggiunge una nave inglese di ammutinati, che


vogliono abbandonare a riva il comandante; Robinson, dopo essersi
accordato con quest’ultimo, sbaraglia gli ammutinati, li lascia sull’isola e si
impadronisce della nave, con cui, il 19 dicembre 1686, salpa per
l’Inghilterra; dopo 35 anni, di cui 28 sull’isola, Robinson ritorna a casa.

Qui, dopo che è stato dato per morto da tutta la famiglia, scopre che i
suoi genitori e suo fratello sono morti e di essere diventato ricchissimo
per le sue piantagioni in Brasile che venderà.

Si sposa e ha tre figli, ma quando sua moglie muore decide di ritornare a


fare il governatore dell’isola dove aveva naufragato che nel frattempo era
stata colonizzata da un gruppo dispagnoli; a 72 anni ritorna in Inghilterra
per finalmente riposarsi.

FABULA-INTRECCIO: non coincidono perché sono presenti frequenti


anticipazioni e analessi. Il narratore spesso elenca i fatti sommariamente
e poi analizza, talvolta anche schematicamente, riprendendo la
narrazione da un passo precedente.

TEMPO DELLA STORIA È PIÙ LUNGO DEL TEMPO DEL RACCONTO perché il
naufragio dura circa 28 anni (il protagonista tiene il conto dei giorni
facendo delle tacche sulla sua capanna come in un calendario). Sono
presenti molte ellissi e sintesi.

SPAZIO: la storia è ambientata principalmente sull’isola deserta. Sono


citate numerose cittadine inglesi (Winterton Ness, Hull, Yarmouth) e
nazioni la Guinea, il Brasile, il Marocco. Di alcuni luoghi ci sono anche le
coordinate geografiche. Qui lo spazio può avere anche un significato
simbolico, cioè il luogo in cui l'uomo si trova ad affrontare la vita nuda e
cruda, e può sopravvivere solo aiutandosi con l’istinto tipico del selvaggio,
che è presente in ognuno di noi, ma anche con la ragione e la fede del
mondo civilizzato.

PERSONAGGI:
Robinson Crusoe è il protagonista del romanzo, è un tipico borghese
inglese del ‘700 che, quindi si sente superiore a chi non è al suo stesso
livello sociale, infatti, considera Venerdì un selvaggio da addomesticare e
da convertire alla cultura occidentale (inglese e cristianesimo).

E' un personaggio coraggioso e amante del rischio, desideroso di


avventure. Durante la sua permanenza nell’isola riesce a rimanere “sano”
con l’aiuto soprattutto della ragione e della fede religiosa. Cerca di
ricostruire sull’isola il mondo inglese da cui proviene, dimostrando come,
con ingegno, razionalità e spirito d’intraprendenza si possano superare le
difficoltà … con l’aiuto anche della Provvidenza divina.

Per Robinson la religione riveste un ruolo molto importante e, infatti,


nella sua solitudine, Dio diventa l’interlocutore e la Bibbia la sua guida.
Robinson comincia allora a guardare la sua avventura e tutti gli eventi
successi in ottica cristiana e provvidenziale: la disubbidienza al padre
come peccato, il naufragio come punizione, l’approdo sull’isola e i vari
incontri (come quello con Venerdì o con la nave inglese) come tappe di un
percorso di fede che, per essere davvero completo, prevede il
superamento di tutte le difficoltà possibili e, quindi, la maturazione del
protagonista principale (romanzo di formazione).

Venerdì è un indigeno sui ventisei anni, di gradevole aspetto e di forme


perfette, con capelli lunghi e neri e occhi vivaci. E’ un uomo incivile e
quindi Robinson lo induce al mondo civile insegnandoli l’inglese, a
mangiare con le posate, a vestirsi ecc. Venerdì vive secondo il proprio
istinto che Robinson gli impedirà di usare dal momento del loro incontro
in poi. Da parte sua Venerdì è molto fedele e leale e ama Robinson come
un padre.

-Secondari:
Xury. E' un giovane arabo che Robinson conosce durante la sua prigionia
presso il capitano della nave corsara a Salè. Quando Robinson,
ribellandosi, riesce a recuperare la sua libertà, Xury giura di essergli fedele
per sempre. Lo accompagna nel suo viaggio fino in Brasile, dimostrandosi
leale e pronto a difenderlo con la vita, dandogli buoni consigli e
facendogli compagnia nei momenti difficili. Alla fine, Robinson vende Xury
al capitano della nave portoghese che gli salva la vita, ma solo alla
condizione che egli dopo dieci anni gli avrebbe ridato la libertà se si fosse
fatto cristiano.

Padre di Robinson è un mercante tedesco di Brema emigrato in


Inghilterra, gli consiglia di condurre una vita il più possibile tranquilla,
lontano sia dalle ambizioni dei ricchi, sia dalle preoccupazioni dei poveri.
Naturalmente Robinson non lo ascolta e scappa di casa. Non c'è una vera
è propria caratterizzazione di questi due personaggi. Si dice solo che il
padre è un uomo anziano, saggio e grave, affetto dalla gotta.

RITMO DELLA NARRAZIONE: Il ritmo non è lento né veloce e la narrazione


presenta molte sequenze descrittive, narrative e riflessive dato che il
racconto copre un arco temporale abbastanza lungo. Molte volte, però,
l'autore ripete le stesse cose, rallentando fortemente la narrazione in
alcuni punti.

USO DELLA LINGUA: Il romanzo è stato scritto nel Settecento e la lingua,


sebbene adattata, è un po' arcaica per quanto riguarda la costruzione dei
periodi e il lessico che è di registro medio (informale). Sono presenti
alcuni tecnicismi relativi alla navigazione, soprattutto nella prima parte.
Non sono presenti particolari figure retoriche, poiché la narrazione non è
poetica, ma piuttosto facile da comprendere.
MESSAGGIO: è un romanzo d’avventura che, secondo me, vuole mettere
in evidenza l’ascesa della moderna classe borghese, esaltandone i valori e
gli ideali dell’imprenditorialità, della dinamicità, della fiducia nei propri
mezzi per conquistarsi benessere e riconoscimento sociale.

Robinson Crusoe è un eroe borghese, infatti Defoe si rivolge direttamente


al lettore borghese trattando valori in cui quest’ultimo si ritrova: la fiducia
nei propri mezzi e la fede serena (ma non per questo passiva o supina)
nella benevolenza di Dio, che illuminerà solo chi dimostrerà di impegnarsi
attivamente per migliorare il proprio destino.

Inoltre, secondo me, l’isola e le avventure di Robinson vogliono


rappresentare simbolicamente tutti i problemi e le contraddizioni di quel
mondo moderno che, agli inizi del XVIII secolo, si stavano delineando nel
confronto tra l’Europa e le nuove terre scoperte (colonialismo e
imperialismo).