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Introduzione

È con grande soddisfazione che giunge a compimento questo volume, che


raccoglie gli Atti del Convegno Internazionale omonimo tenutosi a Parma il 5-6-7
settembre 2016, nel più ampio contesto del progetto DIGMEDTEXT, finanziato
dallo European Research Council (ERC)1.
Gli intenti furono, fin da subito – come apertamente dichiara il sottotitolo,
Fra lingue e culture, nello spazio e nel tempo – motivati dall’esigenza di comprendere,
in un raggio d’azione ampio, le più varie istanze linguistiche legate al mondo della
medicina, non solo dal punto di vista dell’antichista – dato il terreno in cui si è inne-
stato il convegno, quello primario della papirologia –, ma anche dalla prospettiva più
contemporanea di quei professionisti che, in modo proprio o lato, ‘lavorano’ con la
medicina, nella diacronia delle culture: dal medico – anche psichiatra – al tradutto-
re, dall’interprete al linguista.
La medicina, fin dalle epoche più antiche, si è contraddistinta per essere ‘un’ar-
te lunga’ (come insegna il padre della disciplina) che tange molteplici settori, anche
in virtù del triplice rapporto che incarna tra il medico, il malato e la malattia. E così
di medicina, caleidoscopio di varianti, si può parlare dal punto di vista del profes-
sionista, che ha conosciuto negli anni, recenti e meno, una metamorfosi nell’ap-
proccio al paziente – sotto il profilo umano, culturale, linguistico – e nelle prati-

1 Il presente volume rientra infatti nel progetto ERC-AdG-2013-DIGMEDTEXT, Grant Agre-


ement No. 339828 (principal investigator Prof.ssa Isabella Andorlini), finanziato dallo Europe-
an Research Council, presso l’Università degli Studi di Parma (http://www.papirologia.unipr.it/
ERC). Cogliamo l’occasione per ringraziare, accanto ai numerosi relatori internazionali che han-
no arricchito l’evento offrendo ricerche, esperienze e punti di vista così diversi eppure così con-
vergenti, partecipando poi con amichevole entusiasmo alla stesura di questi Atti, i membri del
Comitato Scientifico che hanno validamente supportato l’impresa: la Prof.ssa Isabella Andorlini,
che purtroppo non ha potuto seguire lo svolgimento dell’evento ma è sempre stata presente nello
spirito dell’iniziativa; il Prof. Arnaldo Marcone, che ci ha sempre garantito un affettuoso appog-
gio; il Prof. Davide Astori, amico ormai di lungo corso ed esperto navigatore in ‘convergenze
sinergiche’ interdisciplinari. Il programma del Convegno si può trovare online (URL: https://
goo.gl/C5DYyi). Un ringraziamento speciale ad Alessia Bovo, che ha seguìto con tenacia, pro-
fessionalità e acribia la non facile vicenda editoriale e gli indici del volume.
XII Introduzione

che, che vedono il dilagare di tendenze di più ampio respiro, come la tecnocrazia e
l’inglese come lingua veicolare della scienza, ma anche dello studioso di storia della
medicina, che riconosce tendenze e costanti che si perpetuano nei secoli. Di medi-
cina può parlare anche il linguista, interessato alle dinamiche di relazione tra dot-
tore e paziente, sempre più spesso appartenenti a Weltanschauung diverse (ma non
ci inganni l’attualità: nell’Egitto greco-romano coesistevano molteplici culture e lin-
gue, in un interscambio socio-culturale e tecnico assai fruttuoso), fino ad arrivare al
rapporto medico-paziente mediato dall’interprete LIS; inoltre la medicina è terreno
fertile di indagine per il linguista che si interessi di linguaggi settoriali e del rappor-
to tra microlingua della medicina e sviluppo della lingua tout court, come anche di
aspetti traduttologici (oggi, nell’epoca dell’Unione Europea, come ieri, nel passag-
gio tra medicina greca e medicina medievale e poi moderna), o più genuinamente
legati alle lingue babeliche (dal greco-latino all’armeno, dall’inglese all’esperanto).
Ben lo sapevano gli antichi, che già la dividevano in sotto-discipline (dietetica,
farmacopea, chirurgia), «medicina» è un’etichetta assai ampia per una scienza che di
volta in volta può relazionarsi con altre, come la farmacologia e la veterinaria – dal
punto di vista tecnico, ma anche lessicale –, e che ha possibili punti di contatto con
altri settori, come la botanica, cui si faceva (si fa) ricorso in preparazioni galeniche.
Infine, i rapporti che la medicina intrattiene con altre branche del sapere crea con-
nessioni e interferenze assai fruttuose, come si vedrà, ad esempio, con la filosofia, la
letteratura, la storia politica, la musica.
Con la finalità di ordinare con la scrittura quello che ordinabile non è (ma for-
se, come ci avverte Jung, «in ogni caos c’è un cosmo, in ogni disordine un ordine
segreto»), sono state impostate le sessioni di lavoro (ognuna delle quali aperta da due
keynote speech afferenti l’uno all’area delle ‘cose antiche’, l’altro a studi più attuali,
seguiti poi da interventi ‘tra passato e futuro’ dal taglio più applicativo, in una sorta
di gioco di specchi in cui discipline le più distanti tra loro si potessero riconoscere
affini sul terreno della medicina): «Tra(ns-)du(ce)re la medicina», ovvero la questione
– annosa, insoluta – della traduzione e veicolazione di significati tra lingue e culture
diverse; «Sviluppare la microlingua della medicina», assai ben testimoniata nei papi-
ri greci d’Egitto fino alle attestazioni latine e moderne; «Comunicare la medicina»,
quando essa esce dal novero degli ‘addetti ai lavori’ e viene comunicata alla socie-
tà, sempre più spesso oggi attraverso la lingua veicolare inglese; «Contestualizzare la
medicina» nel quadro storico-sociale, nella pratica antica, dall’epoca faraonica a quel-
la greco-romana, passando per le intersezioni tra medicina e politica; «Attestare la
medicina» nelle sue declinazioni materiali, a partire dai papiri (recentemente ripro-
posti in versioni digitali) fino alle ricette elettroniche; «Narrare la medicina», attraver-
so i racconti dei pazienti in prima persona, ma anche la produzione poetica antica,
il melodramma, l’opera letteraria.
Il presente volume, riproponendo in forma scritta quelle presentazioni, segue
tuttavia una diversa scansione, più consona a quella visione d’insieme che al ter-
mine del convegno si è chiaramente delineata. Un filone più strettamente legato a
quell’Egitto greco-romano dallo studio dei cui documenti scritti ha preso le mosse
Introduzione XIII

l’intero progetto d’insieme presenta il «parlare la medicina» attraverso la testimo-


nianza multiforme e multilingue dei papiri: all’interno della cornice sociolingui-
stica, delineata da Rachel Mairs, si precisa quella microlingua settoriale, analizzata
da Anastasia Maravela (nel quadro generale) e da Isabella Bonati (nei fenomeni
di composizione, suffissazione, neologismo), si concretizzano i temi specifici del-
la farmacologia demotica, presentata da Amber Jacob, del rapporto fra medicina
templare e medicina tradizionale, delineato da Francesca Corazza sulla base dei
testi da Antinoupolis, delle casistiche lessicali e materiali di trapanazione cranica,
di cui si occupa Francesca Bertonazzi; per giungere alle ricette greche su papiro,
studiate dal punto di vista linguistico-testuale e materiale da Isabella Andorlini e
Nicola Reggiani. Muovendo dalla pur caleidoscopica testimonianza dei papiri alla
più generale complessità del mondo antico, il secondo filone di «parlare la medi-
cina» tocca la scienza (e la conoscenza) medica nell’Egitto faraonico nella pre-
sentazione di Tanja Pommerening; la tradizione dei titoli degli scritti ippocratici,
delineata da Franco Giorgianni; la nomenclatura botanica nei testi farmacologici
antichi, studiata da Laurence Totelin; le interconnessioni fra sapere medico e pen-
siero politico, mostrate da Fausto Pagnotta; il profilo sociale del medico nel mon-
do romano, delineato da Giacomo Cacciapuoti; la psicologia antica dell’«amore
come malattia», ricercata nella letteratura e nella medicina da Chiara Thumiger:
i testi medici in poesia di Andromaco, analizzati da Matteo Agnosini; e il profi-
lo del medico nella letteratura rabbinica, tracciato da Giuseppe Veltri. Sguardi al
«parlare la medicina» in un mondo che muove più verso la modernità sono offer-
ti da Peter Jones con l’analisi di un particolare stilema negli scritti medici tardo-
medievali; da Federico Alpi con l’approfondimento della microlingua medica
armena; da Giorgia Rimondi e Marco Veronese con la disamina della traduzione
russa degli scritti medici di Michel Foucault; da Anna Akimova con una ricostru-
zione della narrazione delle malattie di Pietro il Grande nel romanzo di Aleksej
Tolstoj; da Marco Capra con una panoramica sulla medicina nell’opera musicale;
da Stefano Mazzacurati con alcune riflessioni sulla relazione fra psichiatria e lette-
ratura; da Giorgio Macellari con studi sui più recenti sviluppi comunicativi della
«medicina narrativa»; e da Alberto Leggeri con alcuni appunti storici e personali
sulle prescrizioni mediche fino alle ricette elettroniche. In un panorama più global-
mente contemporaneo, infine, il quarto e ultimo filone colloca il «parlare la medi-
cina» nel contesto della teoria e pratica linguistica, con le annotazioni di Vincenzo
Orioles su come sia mutata l’espressione del concetto di «salute»; le riflessioni di
Innocenzo Mazzini sul rapporto conflittuale fra greco-latino e inglese nella lingua
medica italiana d’oggi; le pagine di Mariella Bonvicini e Rino Panu sulla nomen-
clatura anatomica veterinaria; l’analisi di Davide Astori di una nutrita serie di pro-
verbi e pregiudizi antichi, moderni e sempre attuali sui medici; la presentazione di
Vittorio D’Alessandro, Alessandra Frattino e Gianni Rastelli delle problematiche
comunicative nel complesso contesto del Pronto Soccorso ospedaliero; la testimo-
nianza di Dino Giglioli sull’interprete di Lingua Italiana dei Segni alle prese con le
traduzioni in ambito medico; la provocazione finale di Jozo Marević, che in espe-
XIV Introduzione

ranto – lingua ‘internazionale’ par excellence – presenta un dizionario multilingue


che mira a superare la diversità linguistica nel lessico medico 2.

Ci auguriamo che il lettore di questo volume, qualche che sia la sua provenien-
za disciplinare, possa trarre utili spunti di riflessione, di confronto, di collegamento
anche con settori in apparenza lontani, tra il noto e l’ignoto, perché in fondo la mis-
sione di chi scrive (e di chi legge) sia creare ponti, non costruire muri.

Parma, 16 luglio 2018

Nicola Reggiani
Francesca Bertonazzi

2 Pur preservando – in conformità con l’impianto scientifico dell’intero progetto – la specificità


linguistica di ogni contributo (con l’eccezione del meno frequentato esperanto, al quale s’è con-
venuto di affiancare una versione italiana), abstracts in inglese sono inseriti in conclusione del
volume (dopo i profili biografici dei singoli Autori), per favorire una più agevole fruizione inter-
nazionale.
Parlare la medicina:
fra lingue e culture,
nello spazio e nel tempo
Atti del Convegno Internazionale,
Università di Parma, 5-7 Settembre 2016
a cura di Nicola Reggiani e Francesca Bertonazzi

LE MONNIER
UNIVERSITÀ
© 2018 Mondadori Education S.p.A., Milano
Tutti i diritti riservati

ISBN 978-88-00-74847-6

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Prima edizione Le Monnier Università Marzo 2018


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Lineagrafica s.r.l. – Città di Castello (PG)


Stampato in Italia – Printed in Italy – Marzo 2018
INDICE

Prefazione IX
Introduzione XI

Parte I
Parlare la medicina nell’Egitto greco-romano
Aigyptia grammata: linguistic and medical training
in Graeco-Roman Egypt, di Rachel Mairs 3
Medical micro-language in the Greek papyri, di Anastasia Maravela 12
Tra composti, suffissi e neologismi nella microlingua della medicina:
alcuni specimina tratti dai papiri, di Isabella Bonati 30
Demotic pharmacology: an overview of the Demotic medical
manuscripts in the Papyrus Carlsberg Collection, di Amber Jacob 52
Il rapporto tra medicina templare e tradizionale nella testimonianza
dei papiri greci di Antinoupolis, di Francesca Corazza 80
La trapanazione cranica nell’Antichità: alcuni casi nella letteratura
medica e (forse) in un papiro greco, di Francesca Bertonazzi 89
Tipologia testuale e linguaggio tecnico nelle ricette su papiri: tre casi di ricette
conservate dai Papiri della Società Italiana, di Isabella Andorlini 113
Prescrizioni mediche e supporti materiali nell’Antichità, di Nicola Reggiani 128

Parte II
Parlare la medicina nel mondo antico
„Wer weiß was?“ Heilkundliches Wissen und Wissenstransfer
zur Zeit der Pharaonen, di Tanja Pommerening 147
Storie di titoli di scritti ippocratici e loro traduzioni tra antichità
e modernità, di Franco Giorgianni 181
VI Indice

A sea of synonyms: naming plants in ancient pharmacological texts,


di Laurence Totelin 195

Sulle origini antiche dei concetti di «bilanciamento dei poteri»


e di «governo misto»: tra sapienza medica
e pensiero politico, di Fausto Pagnotta 207
Il profilo sociale del medico nel mondo romano, ovvero
sul personale sanitario di Roma tra il I sec. a.C. ed il III sec. d.C.,
di Giacomo Cacciapuoti 231
Liebe als Krankheit. Eine Geschichte von Leib und Seele in griechischer
und römischer Literatur und Medizin, di Chiara Thumiger 253

Comunicare la medicina in versi: la īĮȜ‫ޤ‬ȞȘ di Andromaco (GDRK 62)


e la poesia farmacologica, di Matteo Agnosini 274

Il medico nella letteratura rabbinica: un breve accenno, di Giuseppe Veltri 307

Parte III
Parlare la medicina nel mondo moderno
Ut dicunt fratres minores…: language of witness in late medieval
medical compilations, di Peter Murray Jones 317
Microlessico medico armeno, di Federico Alpi 330
Il discorso medico di Foucault: alcune particolarità della traduzione russa,
di Giorgia Rimondi e Marco Veronese 341
Pietro il Grande e la sua malattia nel romanzo di Aleksej N. Tolstoj:
la trasformazione dell’immagine, di Anna S. Akimova 353
L’opera in musica, o la disfatta della medicina, di Marco Capra 357
Ognuno è il suo racconto. Appunti sulla relazione tra psichiatria
e letteratura, di Stefano Mazzacurati 371
La rivoluzione etica in medicina. Dal paternalismo etico
alla medicina narrativa, di Giorgio Macellari 391

Dalla ‘cacografia’ del medico alla ricetta elettronica, di Alberto Leggeri 406
Indice VII

Parte IV
Parlare la medicina nella teoria e pratica linguistica
How the concept of salute (health) has changed, di Vincenzo Orioles 413
Greco-latino e inglese nella lingua medica italiana contemporanea.
Passato, presente, prospettive, di Innocenzo Mazzini 421
Nomina Anatomica Veterinaria fra latino e italiano,
di Mariella Bonvicini e Rino Panu 434
Qualche pregiudizio (antico, ma sempre attuale) sui medici,
di Davide Astori 445
Comunicazione difficile in pronto soccorso, di Vittorio D’Alessandro,
Alessandra Frattino e Gianni Rastelli 459
L’interprete LIS in ambito medico, di Dino Giglioli 469
Kialingve en la medicino?, di Jozo Marević 482

Profili degli autori 493


English Abstracts 499
Index verborum 509
Index locorum 577
Prefazione

Questo volume, che vede la luce grazie all’impegno di Nicola Reggiani coadiuvato
da Francesca Bertonazzi, appare apprezzabile per una serie di rilevanti motivi, a comin-
ciare dalla sua innovatività.
Riuscire a far dialogare specialisti di ambiti diversi è sempre problematico. Nel
libro, in cui si spazia dal mondo egizio a quello armeno passando per quello classico, dal-
la Traviata a Pietro il Grande sino a Zola, in verità c’è un elemento propizio alla realiz-
zazione di un legame di connettività non banale, che è dato proprio dall’argomento che
è al centro dei contributi che vi sono raccolti, vale a dire la medicina e la sua dimensione
sociale. Non c’è forse davvero nessun altro ambito del sapere umano che si presti a una
considerazione che vada al di là delle epoche storiche e dai confini geografici. C’è molto di
sorprendentemente ‘moderno’ nella tradizione medica antica in virtù di una dimensio-
ne etica che travalica i condizionamenti linguistici e culturali a cominciare dalla respon-
sabilità del medico, che è costante oggetto di riflessione e viene perentoriamente ribadita
(da Ippocrate e Platone a Celso nel mondo romano, all’ebraismo rabbinico-talmudico).
La considerazione del malato, come persona da apprezzare nella sua individuali-
tà, è uno degli aspetti che la medicina odierna ha iniziato a perseguire con rinnovato,
apprezzabile impegno. È notevole come già il Talmud mostrasse attenzione alla volon-
tà del malato pur nel rispetto della specificità della professione medica. Non è un caso se
oggi si dà giusto spazio alla cosiddetta «medicina narrativa» (la «narrative based medi-
cine»: cfr. R. Charon, Narrative Medicine: Honoring the Stories of Illness, Oxford
Univ. Press 2006), che è un modo di dare sostanza alle esperienze conosciute da un mala-
to e dai suoi familiari concentrandosi sull’anamnesi esistenziale e relazionale del vissu-
to di malattia del paziente. In Italia, nel 2009 è stata fondata la SIMeN, la Società di
Medicina Narrativa, ed esistono ormai diverse collane dedicate a questo tema: partico-
larmente apprezzabile è quella che si stampa a Firenze da Emmebi (un bell’esempio è
rappresentato da quanto raccontato da un cardiologo fiorentino sulla base della sua espe-
rienza diretta: Alfredo Zuppiroli, Le trame della cura: le narrazioni dei pazienti e l’e-
sperienza di un medico per ripensare cura e malattia, Firenze 2014). È un modo per
ripristinare un criterio già caro alla medicina umanistica così da riportare il malato al
centro dell’interesse. Come scrive in uno dei contributi del libro Giorgio Macellari, «rac-
cogliere il racconto del malato dovrebbe diventare altrettanto importante del raccogliere
X Prefazione

l’anamnesi clinica e i sintomi della malattia». Si tratta, evidentemente, di una via per
tentare di raggiungere «l’imprevedibile e imperscrutabile territorio delle emozioni», il
luogo della mente che influisce sullo stato di malattia. L’obiettivo è evidentemente quello
di cercare di scoprire sino a che punto questo possa condizionare – almeno in parte – il
decorso e l’evoluzione del male.
Questo libro ha avuto il merito di dare spazio a temi davvero importanti ripren-
dendo alcune problematiche centrali nella tradizione medica antica e moderna. Il lettore
vi troverà senz’altro varie ragioni di arricchimento e di interesse. Dobbiamo davvero essere
grati ai curatori per aver saputo realizzare un volume così significativo.

Arnaldo Marcone