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MESSICO ALIENO

– seconda parte –

di Antonio Giacchetti
“Ho visto cose che voi umani…”
Rutger Hauer in Blade Runner (1982)

Un amico mi ricordava, pochi giorni fa, che Blade Runner, magnifico film di Ridley
Scott del 1982, era ambientato nel novembre 2019.

Ed è stato proprio a novembre che, nel viaggio che organizzo periodicamente in


Messico, Guatemala e Honduras, per la prima volta ho incluso nel programma la
visita a Xiutetelco, un paesino vicino Puebla, a est di Città del Messico. Le quattro ore
di viaggio (di sola andata) necessarie per raggiungere la nostra destinazione,
sconosciuta a tutti, avevano fatto storcere il naso a qualcuno dei componenti del
gruppo, ma la visita al locale Museo Comunale ha lasciato tutti senza parole – parole
che tuttavia devo sforzarmi di trovare per condividere la meraviglia di cui siamo stati
testimoni, oculari e tattili.

La scelta di visitare Xiutetelco è stata dettata dalla visione di un video su YouTube in


cui vengono mostrati alcuni dei reperti custoditi nel museo, in particolare una
scultura in giada che raffigura un alieno, con gli occhi in ossidiana nera, che sovrasta
un essere umano nel quale sembra inseminare qualche tipo di conoscenza –
impressione rafforzata dal risalto di quello che potrebbe essere il suo pene, che
ricopre il volto dell’umano.

Il tutto circondato e racchiuso da un enorme serpente, il cui corpo è diviso in tredici


sezioni, ognuna delle quali è attraversata da quattro linee orizzontali. Impossibile
non pensare alla combinazione 13 x 4 = 52, numeri fondamentali nella matemagica
Maya. Il sacro Tzolkin, calendario sacro condiviso da tutte le culture e civiltà della
Mesoamerica, ridefinito da José Argüelles ne Il Fattore Maya (WIP Edizioni, 1999)
come Modulo Armonico o Matrice Universale, si sincronizza con il calendario solare
di 365 giorni – lo Haab, versione Maya del calendario civile – precisamente ogni 52
anni.
Viene in mente anche il ciclo di Sirio, sistema stellare binario (i Dogon del Mali
stupirono il mondo con la loro conoscenza della durata di questo ciclo, rincarando la
dose con l’affermazione che il sistema comprende una terza stella, che chiamano
Digitaria; noi oggi sappiamo che questa terza stella esiste, poiché i nostri
radiotelescopi ne captano le frequenze emesse confermandone l’esistenza – ma non
siamo ancora riusciti a localizzarla coi telescopi ottici) in cui la rotazione dei due soli
si completa proprio in 52 anni. Né si può ignorare il fatto che, in tutto il continente
americano, i Nativi considerano anziano chi compie 52 anni. O che il Sincronario
Maya, adottato dal Movimento Mondiale di Pace per il Cambio di Calendario sulla
base degli studi di Argüelles sia suddiviso in 13 Lune di 4 settimane ciascuna.

Il pene dell’alieno è poi suddiviso in 9 sezioni – altro numero matemagico ricorrente


nelle culture mesoamericane: nella loro cosmovisione, qui sulla superficie del pianeta
siamo sovrastati da 13 cieli mentre l’inframondo è suddiviso in 9 inferni; così come
nove sono i livelli del Tempio delle Iscrizioni di Palenque, in cui nel 1952 Alberto Ruz
Luillher scoprì la favolosa tomba di Pacal Votan, in cui Argüelles poté decifrare i
codici della profezia della Fine del Ciclo – poi abilmente trasformata dai
professionisti della disinformazione nella Fine del Mondo, che fa molta più paura e
si vende molto meglio…

Dunque lo stimolo principale all’inclusione della visita a Xiutetelco nel programma,


con conseguente lunga trasferta, è stato quel video, presente in rete da due anni,
visibile digitando su YouTube “Xiutetelco museo”; oltre ad esso, che appare per
primo, ce ne sono altri, tra cui un estratto del documentario che Discovery Channel
ha trasmesso solo tre mesi fa, ad agosto 2019.

Tuttavia in nessuno di quei video appaiono i reperti che il curatore del Museo, Prof.
Rafael Julian Montiel, ci ha mostrato solo alla fine della visita, e che ci hanno lasciati
ammutoliti: due formidabili teschi di cristallo, del peso di 12 e 14 kg, di squisita
fattura. Contrariamente agli altri oggetti, custoditi nelle teche di cristallo, questi due
teschi non hanno ancora trovato posto insieme agli altri, in quanto sono entrati a far
parte della collezione del Museo solo pochi mesi fa.

I teschi di cristallo sono un autentico mistero, come si è già detto nella prima parte
di quest’articolo (Nexus n. 140), in quanto oggi, con la nostra tecnologia moderna,
non saremmo in grado di replicarli. Gli sforzi dei disinformatori professionisti, che
hanno ‘smascherato’ delle copie di dimensioni molto più piccole, probabilmente
prodotte dai rinomati artigiani boemi del cristallo – presumibilmente commissionati
dagli stessi ‘cacciatori di bufale’ e poi venduti a musei e collezionisti privati – per poi
affermare che tutti i teschi di cristallo sono falsi, sono naufragati miseramente per
colpa di un altro naufragio: quello di un galeone spagnolo ritrovato due anni fa al
largo della Florida, nel quale sono stati ritrovati due teschi di cristallo
indubitabilmente originali, provenienti dall’area mesoamericana.

Entrambi i teschi hanno caratteristiche che li rendono unici, diversi dagli altri teschi
conosciuti. Come quello rinvenuto a Tula, leggendaria capitale Tolteca, ritratto nelle
foto della prima parte di quest’articolo, i teschi di cristallo di Xiutetelco hanno cranio
oblungo e soprattutto sono scolpiti, presentano incisioni raffinate sulla parte
superiore e laterale. Come se non bastasse, lo stile artistico di tali incisioni non lascia
spazio a dubbi: li hanno scolpiti i Maya. L’arte Maya – almeno quella del periodo pre-
classico e classico – è inconfondibile. Tuttavia il cuore dell’area Maya è molto più a
sud, sicché il ritrovamento di reperti Maya in una zona così lontana, a nord del
Mayab, pone ulteriori quesiti.

D’altra parte, la maggioranza dei reperti ospitati nel Museo di Xiutetelco sono
riconducibili alle culture Maya e Olmeca, oltreché a quella Totonaca – che però è
molto più vicina geograficamente. Gli Olmechi, considerati la civiltà più antica della
Mesoamerica, sono addirittura più misteriosi dei Maya, e alcuni studiosi li hanno
definiti come progenitori degli stessi Maya – opinione controversa; sono forse gli
unici di cui sappiamo ancora meno dei Maya.

Anche in questo caso le nostre convinzioni sono da rivedere: il sito Olmeco più
importante è considerato quello di La Venta, molto più a sud, nello stato di Tabasco;
ma La Venta è la fase finale nella cronologia della civiltà Olmeca, preceduta da un
periodo cosiddetto teocratico, che parte dal 5.000 a.C., e uno detto ‘primitivo’, che
risale addirittura al 7.000 a.C. Olmeco viene riconosciuto anche il sito di
Chalcatzingo, considerato “minore” e ignorato dai circuiti turistici – anche per via
della sua posizione. Anch’esso si trova molto più a nord di La Venta. Questo rafforza
ulteriormente la teoria secondo cui quella Olmeca sarebbe stata la civiltà-madre, che
originò in seguito le altre culture mesoamericane.

Ma torniamo ai nostri formidabili teschi di cristallo. Su uno dei due sono raffigurati
un Maya e un alieno che comunicano, tenendo tra loro una grande sfera (un pianeta?
La Terra?). Sull’altro è rappresentata la scena di una trapanazione craniale effettuata
da un sacerdote Maya su una donna sveglia e cosciente. Mi è tornata in mente
l’operazione descritta dal Lama tibetano Lobsang Rampa nel suo Il Terzo Occhio.
Curiosamente, nel video di Discovery Channel viene mostrata l’immagine del teschio
solo in volto, tralasciando l’incredibile incisione che raffigura la perforazione del
cranio.
Alla luce dell’esame di questi straordinari reperti, diventa sempre più difficile
ignorare la teoria dell’avvenuto contatto tra civiltà primeve mesoamericane e civiltà
extraterrestri. Buona parte dei pezzi conservati a Xiutetelco sono stati riconosciuti
come autentici da archeologi dell’INAH (Insituto Nacional de Antropologia y
Historia) e della UNAM, l’università di Città del Messico – considerata la migliore
università dell’America Latina. Ma da questo alla ridefinizione del paradigma la
strada sembra essere ancora lunga…

Così come risulta chiaro che è da riconsiderare tutta la cronologia di quelle stesse
civiltà, soprattutto Maya e Olmeca. Già il sito di Cuicuilco, anch’esso ignorato da tutti
(al punto di non avere neanche un biglietto di ingresso da pagare per visitarlo) pur
essendo dentro la zona metropolitana di Città del Messico, costituisce un’autentica
spina nel fianco per gli archeologi mainstream: i geologi hanno datato la lava che
ricopriva buona parte del sito a 7.000 anni fa, mettendo in grave imbarazzo gli
archeologi che fanno risalire la costruzione delle strutture di Cuicuilco a non più di
2.000 anni fa. Per tutta risposta, gli archeologi non hanno trovato di meglio che
affermare che i geologi hanno sbagliato le loro stime.

Ma di questo parleremo un’altra volta…