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MESSICO ALIENO

di Antonio Giacchetti

Da alcuni anni circolano in rete immagini di reperti alieni rinvenuti in diverse aree
del Messico. Manufatti in pietra, giada, quarzo, terracotta, in cui sono raffigurati
UFO, alieni, rettiliani e altri ibridi umano/anfibi, esseri dotati di crani oblunghi,
unitamente a quelli che oggi consideriamo i tratti distintivi dell’arte mesoamericana,
in particolar modo Maya, Azteca, Tolteca e Olmeca.

Queste pietre sono oggetto di un’accesa controversia, che vede contrapposti i


sostenitori dell’ipotesi del contatto avvenuto in passato tra quelle gloriose civiltà ed
entità extraterrestri o interdimensionali a coloro che sostengono che si tratti solo di
falsi, realizzati da artigiani in cerca di notorietà o più semplicemente per soddisfare
la richiesta da parte di committenti locali che poi cercano di vendere questi oggetti a
turisti, collezionisti o musei.

Su YouTube abbondano i video sulle ormai famose pietre di Ojuelos, nello stato di
Guanajuato, sui reperti rinvenuti in quelle che la gente del luogo chiama grotte del
Primo Incontro, tra Puebla e Veracruz; ce ne sono anche altri meno cliccati ma non
meno affascinanti, come quelli del museo di Xiutetelco o quello di Acambaro, nel
quale il Dr. Waldemar ha raccolto decine di figurine in terracotta raffiguranti
dinosauri ed esseri umani insieme – un’eresia per l’antropologia mainstream, uno
dei cui dogmi assoluti è esattamente la convinzione che uomini e grandi rettili non
abbiano mai vissuto nella stessa epoca.

La controversia si trascina principalmente a causa della riluttanza dell’INAH


(Instituto Nacional de Arqueologia y Historia) ad esaminare tali reperti per
verificarne o meno l’autenticità e datarli. I motivi ufficialmente addotti per
giustificare questo incomprensibile rifiuto sono fondamentalmente due: da un lato
in Messico vengono continuamente rinvenuti reperti per i quali viene richiesta la
consulenza degli archeologi – un po’ come avviene qui da noi, non appena si scava da
qualche parte in Mesoamerica si incontrano spesso resti di insediamenti antichi e
relativi manufatti – a migliaia.

L’altra ragione addotta dagli esperti è che in tutti questi casi non è mai rispettato il
protocollo standard delle ricerche archeologiche; in altre parole, non si può essere
certi delle circostanze esatte del ritrovamento (luogo, data, profondità, ecc.) e questo
determina il mancato interesse degli archeologi professionisti.

D’altra parte, col tempo si è diffusa la sensazione che il vero motivo del persistente
rifiuto, da parte degli studiosi ufficiali, di prendere in considerazione questi
straordinari reperti consista nel semplice, incontrovertibile fatto che, se fosse
accertata l’autenticità anche solo di alcuni di questi manufatti, le conseguenze
sarebbero radicali, devastanti: bisognerebbe passare un colpo di spugna sulla Storia
così come ci è stata insegnata, riscrivere i libri di Storia e soprattutto riconoscere
finalmente che la pia illusione di essere i dominatori del pianeta è destituita del
benché minimo fondamento; non siamo soli, non lo siamo mai stati, siamo una civiltà
piuttosto arretrata e soprattutto potremmo essere il risultato di esperimenti di
ingegneria genetica simili a quelli che pratichiamo oggi – con la differenza che gli
animali da laboratorio siamo noi.

Il cosiddetto paradosso di Fermi, cavallo di battaglia dei negazionisti della teoria del
disegno intelligente e dell’avvenuto contatto con civiltà aliene, afferma che, se tali
civiltà esistono e se il contatto fosse avvenuto, dovremmo poterne trovare le prove.
Ma il problema non è là fuori, è dentro di noi: le testimonianze, gli indizi, le prove,
sono dappertutto, ma noi siamo indotti a non vederli o a rifiutarci di riconoscerli
come tali – perfino di analizzarli con le moderne tecniche oggi a nostra disposizione.

Ancor prima dei video di cui sopra, nel 2011 destarono scalpore le dichiarazioni
ufficiali rilasciate da Luis Augusto Garcia Rosado, ministro del Turismo dello stato
messicano di Campeche, che tenne una conferenza stampa in cui annunciò
ufficialmente il ritrovamento, all’interno della piramide Maya di Calakmul, di reperti
che “confermano il contatto e cambieranno per sempre la nostra comprensione del
significato della data del 21 dicembre 2012”, indicata dai Maya come la Fine del Ciclo
– non del mondo, come ci hanno fatto credere i professionisti della manipolazione
mentale, soprattutto televisiva.

A rincarare la dose arrivò l’attore e produttore cinematografico messicano Raul Julia-


Levy, che stava terminando la realizzazione del documentario sull’argomento, a
quanto pare con il consenso del governo messicano, che a suo dire aveva tenuto
segreti per 80 anni i reperti e i codici che testimoniano l’avvenuto contatto. Ma, come
accade spesso in questi casi, non se n’è saputo più niente: la consegna del silenzio è
stata diligentemente osservata, qualcuno ha scritto che la segretaria di produzione è
scappata con tutte le riprese, l’improvvido ministro è rientrato nei ranghi e tutta la
faccenda è stata rimossa dal chiacchiericcio mediatico.

Stranamente, una ricerca in rete su questo argomento dà come primo risultato… il


sito web del CICAP!!! L’articolo è ridicolo, pieno di contraddizioni: Raul Julia-Levy,
definito ben tre volte ‘produttore cinematografico’, alla fine del testo viene accusato
di “aver assunto impropriamente il controllo della produzione, che non gli spettava”.

Né è mancato chi ha cercato di replicare la strategia già adottata in passato per


stroncare sul nascere il dibattito su oggetti che pongono interrogativi dello stesso
genere, come gli ormai celebri teschi di cristallo. Questi formidabili reperti hanno
conquistato la mente planetaria, alimentando il dibattito su chi sia stato a realizzarli:
il quarzo è una pietra molto dura, difficile da lavorare e da modellare in superfici
curve, anche con le tecniche moderne, al punto che il direttore dei laboratori HP di
San Francisco, che condusse esperimenti per due settimane sul più famoso teschio di
cristallo (denominato Mitchell-Hedges, dal cognome dell’archeologo che lo ritrovò a
Lubantum, in quello che oggi è il Belize, nel lontano 1927), tenne una conferenza
stampa sull’argomento in cui esordì con la frase “questa maledetta cosa
semplicemente non dovrebbe esistere”. Parole alquanto inusuali, per lo scienziato
che dirige i laboratori di una delle società di tecnologie avanzate più importanti del
pianeta…
Un caso emblematico, in questo senso, è quello del libro Il Mistero delle 13 Chiavi,
pubblicato in Italia 20 anni fa, esaurito da almeno 10 anni, ma che l’editore – per
ragioni imperscrutabili – non ha mai ristampato. Il libro parla dei teschi di cristallo,
se fosse ristampato andrebbe esaurito velocemente, ma al momento l’unico modo per
procurarselo è acquistarlo usato in rete. Curiosamente, lo stesso destino toccò a
Mondi in Collisione di Immanuel Velikowsky, il capofila della corrente che prende il
nome de I Catastrofisti (secondo cui la vita nell’universo è nata in seguito ad immani
catastrofi galattiche); fu l’ultimo libro letto da Albert Einstein, e negli USA aveva
conquistato il primo posto nella classifica dei libri venduti, quando l’editore… lo ritirò
dal commercio !!!

Gli strateghi negazionisti hanno mezzi considerevoli e possono contare sulla docile
connivenza di musei, università, centri di ricerca, fondazioni “culturali” e sedicenti
divulgatori scientifici che, privi di titoli di studio superiori, spiegano in televisione
che si tratta solo di bad science, fake news, bufale architettate da complottisti, teorici
delle cospirazioni che certamente lucrano sulla credulità del popolino. (In tutta
sincerità, se penso a chi ha monetizzato sul 2012, mi vengono in mente proprio loro,
i sacerdoti laici della divulgazione scientifica televisiva, che hanno venduto centinaia
di migliaia di copie scrivendo libri su argomenti che non avevano mai studiato).

E allora cosa hanno fatto? Hanno commissionato ai rinomati artigiani boemi la


realizzazione di teschi di cristallo, li hanno messi in circolazione vendendoli a musei,
fondazioni, università, rinomate case d’asta (loro sì che sanno come monetizzare…)
per poi farli esaminare da professionisti e smascherarli come falsi, grazie ai
microscopi elettronici in grado di rivelare i micro-solchi lasciati dai trapani a punta
di diamante utilizzati per produrli. È stato così possibile affermare che tutti i teschi
di cristallo sono falsi, non sono antichi, sono bufale a cui abboccano solo i teorici del
gomblotto, i sensazionalisti, terrapiattisti e altri invasati imbevuti di pseudo-scienza.

Devono esserci rimasti male quando, nel 2017, è stato riportato a galla il carico di un
galeone spagnolo affondato secoli fa al largo delle coste della Florida, a un tiro di
schioppo dal nord del Messico; tra i reperti recuperati, ci sono due bei teschi di
cristallo – falsi pure quelli? Realizzati dagli artigiani boemi del cristallo? E
l’affascinante teschio di cristallo esposto al British Museum, che venne alla ribalta
nel 2000, quando fu rimesso in esposizione dopo essere stato sottoposto a non meglio
specificati esperimenti: i giornali dell’epoca pubblicarono svariati articoli a
commento del fatto che i custodi notturni del celebre museo londinese pretesero ed
ottennero che la teca in cui era esposto il teschio fosse coperta, di notte, con panni
opachi. Il motivo dell’inconsueta richiesta era che di notte il teschio si ostinava ad
emettere luci e suoni – e i custodi erano comprensibilmente turbati da tale insolito
comportamento…

Ma torniamo alle nostre pietre aliene. Dopo aver visto per anni i video di questi
controversi manufatti, dopo aver letto tutto e il contrario di tutto sui commenti degli
utenti su questi reperti – da quelli che li considerano a tutti gli effetti come la prova
provata dell’avvenuto contatto a quelli che li deridono dandone per certa l’origine
recente, ad opera di artigiani messicani furbi, che cavalcano l’onda galattica e
cercano in ogni modo di spillare dollari ai malcapitati turisti – mi sono detto: “e se
andassi a vederli di persona, e se parlassi direttamente con chi ha trovato questi
oggetti?”

Così, dal momento che di tanto in tanto organizzo viaggi di scoperta e di iniziazione
in Messico, Guatemala e Honduras, pensati non per chi vuole andare a Cancun ma
per chi ha un interesse per le civiltà dell’antico Messico, ho inserito nel programma
dell’ultima spedizione in terra mesoamericana un paio di località in cui sono stati
rinvenuti questi controversi manufatti. Il risultato è andato al di là delle aspettative,
e le sensazioni provate da tutto il gruppo sono state fortissime. Le persone che
posseggono questi reperti mi hanno chiesto espressamente di non pubblicare i loro
nomi, indirizzi e località di residenza, poiché non intendono essere assediati dal
battage mediatico sensazionalistico, né da fanatici invadenti o ladri professionisti
che agiscono su commissione – pertanto rispetterò la loro volontà. Posso dire solo
che le foto che corredano questo articolo sono state scattate a luglio scorso da me e
altri componenti del gruppo che ho guidato, e che ritraggono reperti rinvenuti a Tula,
leggendaria capitale Tolteca nello stato di Hidalgo, e alcune località situate nello stato
di Guanajuato.

Tra i reperti che abbiamo potuto toccare con mano, l’impressione più forte ce l’ha
data un bassorilievo di grandi dimensioni, circa 100 x 70 cm, molto pesante, scolpito
con maestria su una pietra nera con incrostazioni di giada e altre pietre semipreziose
(figura 1); la scena raffigurata è decisamente inconsueta: quattro coppie di umanoidi,
con crani oblunghi, dai grandi occhi grigi o rossi (Grigi e Rettiliani?), impegnati in
rapporti sessuali; due fregi che sembrano doppie spirali con incrostazioni di giada
(DNA?); una madre che stringe a sé un neonato; il tutto incorniciato da due serpenti
in basso e due teste di uccello in alto (il mitico Serpente Piumato), e sovrastato da un
UFO.

Altri due reperti di grandi dimensioni, pesantissimi: uno somiglia incredibilmente al


droide di Guerre Stellari (fig. 2), è di giada, cavo all’interno e ornato da spirali e figure
di alieni con grandi occhi neri. Un altro è una testa aliena con enormi occhi neri (fig.
3), cranio oblungo e un’incisione raffigurante una tipica figura Maya (quest’ultimo è
stato trovato a Tula, lontanissima dall’area Maya).

Pesantissimo è anche il teschio di cristallo proveniente da Tula, intagliato in un unico


pezzo di quarzo, che ha una caratteristica che lo rende assolutamente unico: è
scolpito su tutti e quattro i lati; il volto e la nuca con i tratti facciali (fig. 4, 5), mentre
sui due lati fanno bella mostra di sé gli immancabili alieni con crani oblunghi e grandi
occhi (fig. 6, 7). Non ci risulta che altri teschi di cristallo abbiano tutti e quattro i lati
scolpiti.

Ancora, figure finemente scolpite che ritraggono ibridi umano-anfibi (fig.8), o vasi
ornati da sculture piuttosto elaborate che rappresentano quattro umanoidi e un
neonato – tutti rigorosamente con crani oblunghi (fig. 9).

Per quanto chi scrive non abbia le specifiche competenze e non sia in grado di mettere
la mano sul fuoco sull’autenticità di questi reperti, ci sono alcuni indizi che inducono
a preferire l’ipotesi dell’autenticità rispetto a quella del falso: tanto per cominciare,
le persone che ci hanno mostrato questi oggetti sono padri di famiglia, non vogliono
pubblicità, sono appassionati mossi da sete di conoscenza. In secondo luogo, non
hanno cercato di venderli; e che senso avrebbe impegnarsi nella realizzazione di falsi,
se poi non se ne ricava un profitto? Inoltre, pietre come il quarzo e la giada sono
notoriamente durissime, difficili da lavorare; la giada era venerata anche in Cina,
essendo considerata una materia preziosa che dura nel tempo. Se proprio vuoi
fabbricare dei falsi per profitto, sceglierai materiali meno duri, più facili da lavorare…

Antonio Giacchetti, 61 anni, è avvocato, interprete e traduttore; studia le civiltà


mesoamericane da più di 40 anni. Ha completato due giri del mondo, in entrambe le
direzioni, in un totale di sette anni. Dopo aver letto una montagna di libri, ha deciso
di approfondire le sue conoscenze viaggiando e soggiornando a lungo in
Mesoamerica nonché incontrando, parlando e facendo cerimonie con i Maya.
È stato interprete del Prof. José Argüelles e ne ha tradotto il capolavoro Il Fattore
Maya (WIP Edizioni, Bari 1999), di cui ha curato l’edizione italiana. Di tanto in tanto
organizza e guida viaggi di scoperta e di iniziazione in Messico, Guatemala e
Honduras (prossimo viaggio a Natale e Capodanno). È tra i protagonisti dei
pluripremiati docu-film Un Altro Mondo e Pachamama di Thomas Torelli.
Amministra il sito www.13lune.it. mail: info@13lune.it