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Matteo Nobile 20101127

Mercati Weekly – 20101127


Equity ultimo settimana mese
Settimana scorsa chiudevo il commento ai mercati con World 1210.360 -2.02% -0.97%
un “Speriamo … Portogallo e Spagna”. Europe 92.370 -1.11% 0.22%
USA 1136.210 -0.53% 0.65%
Ops... Speranza mal riposta perchè, anche se non si Emerging 1081.060 -2.78% -2.23%
sono portati numeri di alcun genere, il panico di un
eventuale default irlandese si è diffuso a macchia d'olio Govi ultimo settimana mese
portando addirittura il mitologico Jim O'Neill di USA 2y 0.508 0.003 0.117
Goldman Sachs a includere la Francia tra i paesi a USA 10y 2.866 -0.005 0.227
rischio.
EU 2y 0.928 -0.179 -0.083
EU 10y 2.734 0.031 0.227
I dubbi ormai sono i soliti e vengono ripetuti di
settimana in settimana: il fondo di salvataggio non sarà
sufficiente, forse basta per Grecia → Irlanda → Risks ultimo settimana mese
Portogallo ma poi con la Spagna come si fa, cosa iTraxx 5y 110.115 9.448 11.524
succederà alle obbligazioni, ci sono anche le banche, CrossOver 5y 493.325 38.302 30.546
la distruzione dell'EUR e dell'Europa, … Financial 5y 165.781 30.196 42.425
VIX 22.220 3.470 1.020
Dando un'occhiata ai dati macro però, il quadro è un
po' diverso, soprattutto sulla solita Germania: PIL in Currency ultimo settimana mese
crescita del 3.9% (YOY), dati IFO e PMI migliori delle EURUSD 1.324 -3.15% -4.45%
attese. Anche in Francia, PMI superiori alle aspettative. USDCHF 1.004 1.14% 1.97%
In Italia la fiducia nell'economia e la fiducia dei USDJPY 84.100 0.66% 3.28%
consumatori, seppur non altissima, è superiore alle GBPUSD 1.559 -2.42% -1.60%
previsioni.
EURCHF 1.328 -2.13% -2.66%
Piuttosto, negli USA, le richieste di sussidio sono
calate, ma abbiamo visto un “drop” negli ordinativi di
beni durevoli, della vendita di nuove case, e il PIL è Comm ultimo settimana mese
cresciuto meno che in Germania. Commodity 574.630 0.59% 1.86%
Precious 1881.400 0.52% 15.23%
Poco imposta: complici un bombardamento della Industrial 414.500 -1.61% 23.84%
Corea del Nord e le giornate di chiusura per il Energy 278.990 1.37% 3.40%
Thanksgiving, i mercati hanno preferito focalizzarsi sul Agri 441.000 -1.70% 52.32%
debito Irlandese e quello degli altri periferici.

Azioni giù, in modo piuttosto violento, soprattutto per gli indici ristretti come lo stoxx 50 dove c'è un forte
peso finanziario, sia per le economie avanzate che quelle emergenti (problema Corea); spread in
allargamento, volatilità in aumento, EUR in caduta libera contro dollaro (e in buona parte anche contro CHF),
mentre un bel misto sulle commodities con l'indice generale sostenuto dalla ripresa delle materie prime
legate all'energia, mentre agricole e industriali giù, queste ultime legate ai problemi di inflazione cinese ai
quali si è aggiunto il raggiungimento del tetto di concessione crediti.

Discorso diverso sui tassi. Quelli sul dollaro sono rimasti più o meno là dove erano. Quelli tedeschi hanno
visto un calo sulla parte breve e una leggera salita sulla parte lunga. I movimenti si sono visti invece su
Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia dove in generale si è assistito al rialzo della curva per l'Irlanda e la Spagna
mentre, curiosamente, i tassi su Portogallo e Grecia si sono mossi poco, in alcuni casi sono addirittura scesi
leggermente.

La questione ormai è praticamente solo politica e mediatica. I paesi a rischio (o psicologicamente a rischio)
saranno spinti ad annunciare pubblicamente che sono pronti a ricevere gli aiuti nonostante la spada di
Damocle del “cut” delle obbligazioni. Il tutto, fondamentalmente, per evitare panico e soprattutto per impedire
a speculatori vari di andare short Germania e long periferici per sfruttare il differenziale di tasso, sapendo
che comunque, in un modo o nell'altro, questi paesi saranno comunque salvati.
Vi saranno poi i vari annunci e dettagli dei piani per il rientro del debito/deficit che saranno passati alla lente
per capire se sono realizzabili, pura utopia o se scateneranno disordini sociali.
Matteo Nobile 20101127

Considerazioni – EUR sì, EUR no

Ci risiamo. Prima era per la Grecia dove l'unica soluzione applicabile per risolvere il problema di
indebitamento sarebbe stato lasciare la comunità europea, abbandonare l'EUR ritornare alla dracma e fare
una bella svalutazione del tutto.

Appena qualcuno ha tirato in ballo l'Italia, sui siti di gossip finanziario (chiamarli “giornali” è una parola
grossa) sono riapparsi gli interventi dove si auspica l'uscita dell'Italia dall'EUR, il ritorno alla lira e una bella
svalutazione, come ai bei vecchi tempi e aggiungerei “così imparano quei tedeschi”.

Nella teoria economica si parla in questi casi della J-Shaped curve


(http://en.wikipedia.org/wiki/J_curve#Balance_of_trade_model). Si tratta di un processo dinamico dove uno
stato svaluta la propria moneta, questo genera un primo impatto negativo perchè lo stato stesso dovrà
rispettare gli accordi in essere con gli altri stati (se devo pagare dollari e svaluto la lira, in termini reali il
pagamento sarà maggiore) ma che nel tempo porta ad un netto miglioramento della bilancia commerciale a
causa di un costo maggiore delle importazioni e un costo inferiore delle esportazioni. Generalmente questo
porta ad una maggiore competitività per la produzione locale e così via.

Sembrerebbe tutto fantastico e ci sarebbe da chiedersi perchè i vari stati PIGS non ne abbiano approfittato
immediatamente.

Una serie di motivi: innanzi tutto la capacità di finanziarsi. Ovviamente, sulla componente debito, la
svalutazione serve principalmente se si è in grado di continuare a finanziarsi. Se questa capacità dipende
dall'estero, c'è da chiedersi se in futuro gli stessi investitori saranno così entusiasti di acquistare obbligazioni
emesse in una valuta a rischio di svalutazione. Per i cittadini dello stesso stato, potrebbe invece essere
molto interessante investire in obbligazioni in valuta estera forte. Basterebbe guardare cosa succedeva con i
capitali italiani in passato che non chiedevano altro di convertire lire in marchi o franchi.
Il tasso di interesse da offrire per invogliare gli stranieri o trattenere i cittadini dovrebbe salire, probabilmente
in modo importante. Non esattamente un effetto interessante, perchè svalutare il proprio debito del 30% e
poi dover pagare il 200% di interesse in più potrebbe rendere le cose complicate.

Il secondo aspetto riguarda la capacità di produrre tutto internamente. Quanto più uno stato dipende
dall'estero e importa prodotti finiti e materie prime, tanto più una svalutazione avrà l'effetto di importare
inflazione. Inflazione purtroppo non dovuta ad una eccessiva forza economica, anzi.

No, la soluzione non è abbandonare l'eur e svalutare. La soluzione è, e resta, migliorare il quadro normativo,
eliminare gli sprechi, avere un sistema fiscale efficiente e corretto (costo/beneficio) aumentare la produttività
(formazione), sfruttare correttamente le proprie risorse e le proprie peculiarità, distribuire correttamente la
ricchezza (“correttamente” non significa Robin Hood o comunista), e così via.

Vi sarebbe poi da fare un confronto tra l'Europa con i suoi PIGS e gli USA, con la California, la Florida e via
discorrendo. Non se ne parla molto perchè è molto più difficile andare a vedere la contabilità dello stato di
uno stato USA come la California che non quella dell'Irlanda... ma l'Irlanda sono 6 milioni di persone, la
California 37 milioni.
La California rappresenta il 13% del PIL degli USA. La disoccupazione supera il 12% e nel 2009-2010 ha
avuto un deficit di 26.3 mia di USD. Il 3% della popolazione assicura il 60% del gettito fiscale, che significa
anche che se una parte di questi super ricchi se ne andassero...

Perchè nessuno dice che la California deve abbandonare il dollaro, creare la propria valuta e svalutarla
immediatamente del 30% ? Oppure che, a causa del probabile fallimento della California, il dollaro è
destinato a sbriciolarsi ?
Matteo Nobile 20101127

Chart (daily a 3 mesi)

MSCI World SPGS Commodity

Dollar Index Inflation

iTraxx HiVol 5y EUR Yield