Sei sulla pagina 1di 1

LA CERAMICA DA CUCINA “TIPO ROCCHICELLA” (FINE VIII-IX SECOLO) IN SICILIA:

COMPLESSITÀ MORFOLOGICA E DISTRIBUTIVA DI UNA PRODUZIONE ALTOMEDIEVALE A CARATTERE REGIONALE


RANDAZZO MATTEO GIOELE. PHD CANDIDATE IN ARCHAEOLOGY, THE UNIVERSITY OF EDINBURGH matteorandazzo90@gmail.com

Introduzione. La ceramica da cucina ‘Tipo Rocchicella’ e la sua complessità


Nel quadro insediativo e socioeconomico della Sicilia altomedievale, solo di recente arricchitosi di aspetti sempre più articolati, la ceramica da cucina cosiddetta ‘Tipo Rocchicella’ (dal sito in cui è stata documentata per la prima volta in contesto stratigrafico nel
2008) costituisce uno degli indicatori archeologici più affidabili e complessi della cultura materiale siciliana di fine VIII-IX secolo. Sebbene l’identificazione di questa produzione ceramica a carattere sub-regionale sia oggi ad uno stadio piuttosto avanzato, alcune
tematiche e diversi problemi interpretativi rimangono ancora irrisolti. Se da un lato alcune caratteristiche tecnico-produttive, come impasto ‘calcitico’ e cottura riducente, risultano già note ad alcune produzioni locali di ceramica da cucina di VII-VIII secolo (vedi
Segesta: Faccella, Capelli, Piazza 2013, 55-56), l’apparato decorativo, costituito da motivi incisi “a stuoia” e/o cerchielli impressi, sembrerebbe discostarsi dall’ambito figurativo siciliano. La possibile derivazione di tale apparato decorativo da modelli culturali
alloctoni è un tema che ha caratterizzato il più recente dibattito archeologico: all’introduzione del know-how dovuto a stanziamenti militari organizzati dall’impero Bizantino (Arcifa 2010), si contrappone l’idea di una graduale evoluzione interna di quei modelli
locali di VII-VIII secolo nei quali, come detto, si riscontrano già tutte le caratteristiche del ‘Tipo Rocchicella’, escluse le decorazioni (da ultimo Vaccaro, La Torre 2015, 87).
Gli obiettivi di questo studio
Rimandando il problema degli influssi eso-/endogeni ad altra sede, il presente studio si pone tre obiettivi: 1) aggiornare la mappa di distribuzione regionale; 2) fornire un primo quadro di sintesi del repertorio morfologico di tale classe ceramica, creando una carta
di distribuzione tipologica; 3) tentare di analizzare, attraverso un caso di studio micro territoriale, le modalità insediative e le possibili relazioni gerarchiche tra siti che restituiscono ceramica ‘Tipo Rocchicella’.
Ceramica ‘Tipo Rocchicella’: distribuzione e repertorio morfologico alla luce delle più recenti scoperte
Il quadro di rinvenimenti conosciuto fino al 2010 limitava la distribuzione di questa classe ceramica ai territori centro-orientali della Sicilia meridionale (non più ad occidente del fiume Platani e non più a Nord dell’asse Enna-Centuripe). Inoltre, l’analisi dello
schema distributivo suggeriva una distribuzione “a macchia di leopardo” dei rinvenimenti, geograficamente disposti come a formare “una cintura attorno a Siracusa” e lungo le principali direttrici di comunicazione (Siracusa-Enna, Catania-Agrigento, ed Enna-
Agrigento). Più recenti acquisizioni hanno permesso di confermare e smentire al contempo alcune di queste considerazioni. Mentre l’associazione con le principali direttrici viarie si consolida (spesso rimarcando la viabilità nota in periodo tardoantico), ad una
distribuzione a macchia di leopardo si sostituisce l’evidenza di una presenza capillare e quasi omogenea nei territori centro-orientali della Sicilia meridionale (Fig. 1). I confini distributivi si espandono ora verso l’area nord, sull’asse compresa tra le pendici nord-
occidentali dell’Etna (Bronte, C/da Edera) e Gangi. In aggiunta, sebbene ancora incerta, una sporadica attestazione di ceramiche da cucina con decorazione a stuoia ma impasto diverso da quello degli esemplari provenienti dalla Sicilia centro orientale,
sembrerebbe registrarsi nella Sicilia occidentale: a Palermo (Fig. 1, a), rinvenuta in indagini stratigrafiche in associazione con ‘lucerne a ciabatta’ e scaldavivande petal-ware, e nel suo hinterland (survey Valle dello Jato) (Fig. 1, b). La sporadicità di tali ritrovamenti
potrebbe attribuirsi alla precoce conquista islamica della Sicilia occidentale, fattore in contrasto con il più lungo orizzonte cronologico entro il quale Bisanzio riuscì a mantenere il controllo della parte centro-orientale dell’isola. In generale, è importante anticipare
come la ceramica ‘Tipo Rocchicella’ sia attestata simultaneamente sia in contesti urbani sia in aree rurali soprattutto in insediamenti maggiori e minori a vocazione agricola, con potenziale difensivo e/o aperti.
Per quanto riguarda il repertorio morfologico, un primo studio sistematico del 2010 aveva identificato due tipologie: la prima, riscontrata in un numero maggiore di siti (o per lo meno più segnalata perché di più facile riconoscimento), è la casseruola a carena alta
con orlo ingrossato introflesso; la seconda forma è l’olla con orlo estroflesso, fino al 2010 attestata in tre siti (Enna, Ragusa e Morgantina). A distanza di pochi anni il repertorio morfologico appare oggi più complesso e articolato (Tav. 1 e Fig. 2). Altri quattro siti
(Siracusa, Philosophiana, Villa del Casale e forse C/da Ciccobriglio) hanno restituito esemplari di olla con orlo estroflesso. Nel 2014 una terza forma di questa ceramica da cucina, l’olla con manico verticale e beccuccio versatoio, è emersa da Colmitella (AG). Infine,
un esemplare di “ciotola” è stato individuato a seguito di una revisione della ceramica conservata al magazzino archeologico della Villa del Casale. A queste forme si aggiungono dei coperchi di incerta attribuzione, rinvenuti a Rocchicella e alla Villa del Casale, che
presentano stesso impasto ma sono privi della decorazione a stuoia, tratto distivo di questa classe ceramica.
Alla luce di quanto detto, sembra necessario fornire un quadro d’insieme, morfologico e distributivo, della ceramica da cucina ‘Tipo Rocchicella’ attraverso una analisi che riunisca le recenti acquisizioni disseminate in varie pubblicazioni.
Un repertorio morfologico essenziale ma non del tutto uniforme
Prima di procedere con la descrizione del repertorio morfologico del ‘Tipo Rocchiccella’, sembra opportuno affrontare alcuni problemi legati a questa ricerca. Sfortunatamente il record archeologico ad oggi disponibile, nonostante ampio, non dispone ancora di
uno studio sistematico e i reperti pubblicati rappresentano una cernita di quelli trovati nei siti. Tale selezione, in aggiunta, è stata per lo più guidata dal principio del noto sull’ignoto, limitandosi molto spesso a prediligere la tipologia più riconoscibile: la casseruola
con orlo introflesso. Inoltre, sia la mancanza di una stratigrafia di riferimento che copra più generazioni sia la natura tecnico-produttiva del reperto, che si presenta spesso modellato a mano e a base domestica, non facilitano la creazione di una crono-tipologia.
Infatti, considerando che gli aspetti tecnico-decorativi rimandano a modelli di riferimento univoci, sembra possibile sostenere che l’alta variabilità dei dettagli (uno stesso esemplare può presentare profili diversi in diverse parti del corpo) non sia l’esito di
un’evoluzione cronologica ma il risultato delle sperimentazioni e delle scelte individuali dei diversi ceramisti che operavano a base domestica e sub-regionale . Le uniche vistose variazioni nel registro formale, identificabili grazie al più ampio numero di reperti
pubblicati, riguardano le varianti dimensionali delle casseruole con orlo introflesso (i cui diametri oscillano da poco meno di 20 agli oltre 35 cm) e la presenza/assenza di prese a linguetta.
Un ulteriore limite risiede nella constatazione che sia l’olla
con manico verticale e beccuccio versatoio sia la ciotola Tavola I
sono degli unici. Sebbene potrebbe sembrare equivoco Modalità insediative e relazioni gerarchiche tra siti:
considerare un unicum come una forma di riferimento, la un caso di studio micro-territoriale.
produzione e circolazione sub-regionale di queste Entrando nel merito della mappa di distribuzione, ancora
ceramiche lascia aperta la possibilità che esemplari unici una volta si discutono i limiti della ricerca, in questo caso
possano esistere. Non è comunque da escludere che riassumibili con la constatazione che fino ad oggi né la
future ricerche sistematiche porteranno all’identificazione dimensione né la natura dei siti siano stati tenuti in
di analoghe tipologie provenienti da altri siti e magazzini considerazione. Manca dunque una distinzione tra centri
archeologici dell’isola. maggiori e minori e una caratterizzazione delle modalità
Di seguito si presenta la descrizione delle diverse forme insediative dei siti (se si tratti, ad esempio, di un villaggio
del ‘Tipo Rocchicella’ ad oggi note. aperto, un nucleo sparso, una città o un insediamento
fortificato). Tuttavia, non vi sono dubbi che la percentuale
- CASSERUOLA CON CARENA ALTA E ORLO INGROSSATO INTROFLESSO di rinvenimenti sia maggiore o minore in alcuni siti
(Tav. 1a): fondo concavo-convesso, forse funzionale ad un piuttosto che in altri, così come che le caratteristiche
alloggio diretto sulla fonte di calore. Si individuano storiche, ambientali e topografiche di alcuni siti
numerose varianti morfologiche e dimensionali tra cui le differiscano rispetto ad altri. Purtroppo, allo stato attuale,
più evidenti sono raggruppabili in quattro gruppi sulla la ricerca archeologica non può contare su un dato
base della presenza/assenza di prese a linguetta regionale quantitativo, né statistico né percentuale. Come
impostate nel punto di massima espansione della carena e starting-point, si propone qui lo studio di un quadrante
del diametro dell’imboccatura, indicativamente superiore territoriale (circa 30x30 km) posto a Sud della provincia di
o inferiore ai 25cm: diametro > 25cm, senza prese (i.); Enna. Da un lato, si è cercato di caratterizzare i siti in
diametro > 25cm, con prese (ii.); diametro < 25cm, senza questione sulla base della loro natura topografica e
prese (iii.); diametro < 25cm, con prese (iv.). storica, con particolare attenzione ad una loro eventuale
- OLLA CON ORLO ESTROFLESSO (Tav. 1b): corpo globulare; il vocazione agricola, difensiva o mista. Al contempo, si è
diametro dell’imboccatura, inferiore a quello di massima tentato di stabilire una gerarchia dei siti sulla base di una
espansione del corpo, si attesta tra i 16 (Morgantina) e 23 maggiore o minore incidenza del dato ceramico del ‘Tipo
cm (Sofiana). Il profilo esterno dell’orlo estroflesso include Rocchicella’ noto attraverso indagini archeologiche.
sia la variante triangolare (i., ii.) che arrotondata (iii., iv.). A Come mostrato nella figura 3 (Fig. 3), all’interno di questo
causa della carenza di esemplari integri pubblicati, è perimetro relativamente contenuto si trova un
impossibile stimare la forma del fondo (piano? Concavo- significativo numero di siti (almeno 10) organizzati
convesso?). secondo modalità insediative altamente diversificate. Tra
- OLLA CON MANICO VERTICALE E BECCUCCIO VERSATORIO (Tav. 1c): queste figurano: una città fortificata, Enna (in questo
Figura 1
la sezione del manico verticale è ovale (di lunghezza periodo anche sede di un topoteretes); grandi e medi
imprecisabile poiché si conserva solo l’attaccatura); il villaggi rurali aperti, come Philosophiana (che in questo
profilo del corpo globulare richiama quello dell’olla con periodo copre una superficie di 11ha.) e i due siti che
orlo estroflesso, tuttavia l’orlo, in questo caso, è distinto insistono sulle ville romane di Gerace e Casale; villaggi a
dalla presenza di un beccuccio versatoio. Il fondo concavo duplice vocazione agricola e difensiva (Morgantina e C/da
suggerisce un alloggio diretto sulla brace. Azzolina) ed unità agricole e/o difensive minori, sparse o
- CIOTOLA (Tavola 1d): corpo di piccole dimensioni con isolate (pendici Monte Navone, Rossomanno e Cozzo
diametro dell’orlo poco sotto i 15cm (14cm ca.). L’orlo, Rambaldo). Si noti come, nel complesso, tali insediamenti
leggermente ingrossato e rientrante, presenta profilo siano disposti quasi a formare dei ‘distretti agricoli’, gli
definitivamente diverso da quello della casseruola. Fondo stessi distretti agricoli che i rinvenimenti di ceramica ‘Tipo
non rinvenuto. Rocchicella’ sembrano delineare in numerose altre zone
- COPERCHIO? (Tav. 1e): forma altamente funzionale, il cui della Sicilia centro-orientale, come nell’Agrigentino, nella
profilo con presa troncoconica (i.) continua la tradizione Piana di Gela, nell’agro Ragusano, nel Piano Megarese e
morfologica tardoantica. Gli esemplari editi registrano nella Valle del Margi.
diametri massimi compresi tra 25 (ii.) e 35 cm (iii.). In un
esemplare (dal Casale) si osserva un buco di sforo. Conclusioni
Alla luce di questo primo quadro di insieme, le diverse
Questa articolazione formale potrebbe corrispondere a varianti nel repertorio morfologico e dimensionale
diversi metodi di cottura dei cibi, delineando un certo all’interno del ‘Tipo Rocchicella’, sebbene certamente
grado di complessità nella cucina locale che sembrerebbe semplificatesi rispetto ai secoli precedenti, suggeriscono
essere analoga tra campagna e città, come dimostrato dai un più completo e complesso milieu domestico della
rinvenimenti di forme affini in realtà insediative tanto Sicilia di fine VIII-IX secolo, sostanzialmente analogo tra
urbane quanto rurali. Le caratteristiche formali della città e campagna. La stessa complessità emerge anche
casseruola, che continuano nel solco della tradizione nella distribuzione territoriale e nell’articolazione degli
locale, la rendono particolarmente adatta a brasati o cibi insediamenti, in cui figurano centri urbani principali e
che prevedono l’aggiunta di acqua, in quanto l’ampiezza secondari, insediamenti misti a carattere difensivo e
dell’apertura agevola l’evaporazione di liquidi. La presenza produttivo e, soprattutto, villaggi e nuclei sparsi a
o assenza di prese potrebbe suggerire diversi usi. Ad Palermo (no scale) a) V. dello Jato (no scale) b) vocazione agricola, riuniti in macro-aree come a formare
esempio la variante senza prese potrebbe essere stata dei distretti agricoli.
ideata per rimanere sul fuoco, viceversa le prese Figura 2 Figura 3
Bibliografia essenziale:
potrebbero suggerire lo spostamento dell’utensile tra -ARCIFA, L. (2010), ‘Indicatori archeologici e dinamiche insediativa nella Sicilia
luogo di preparazione cibi, luogo di cottura e/o mensa. La tardo bizantina’. In M. CONGIU, S. MODEO, M. ARNONE (ed.), La Sicilia bizantina:
storia, città e territorio. Caltanissetta. 67-89.
forma dell’olla, agevolando al contrario la ritenzione dei -FACELLA, A., CAPPELLI, C., PIAZZA, M. (2013), ‘L’approvvigionamento ceramico a
liquidi, si presta meglio alla lunga cottura di cibi in umido. Segesta nel VI-VII sec. d.C.: il contributo delle analisi archeometriche’. Notizie
Nell’olla con beccuccio versatoio e manico verticale, degli scavi di antichità, Supplemento agli Annali della Scuola Normale Superiore
di Pisa Classe di Lettere e Filosofia, Serie 5, 2013, 5/2, 50-63; 191-257.
questi due attributi giustificherebbero una diversa -VACCARO E., LA TORRE, G.F. (2015), ‘La produzione di ceramica a Philosophiana
funzione, pensata per riscaldare e versare liquidi, (Sicilia centrale) nella tarda età bizantina: metodi di indagine ed implicazioni
semiliquidi o grassi. Per quanto riguarda la ciotola, economiche’, Archeologia Medievale XLII. 55-93.

rimangono incerte le funzioni di questa piccola forma, DIDASCALIE


forse da considerarsi per un uso individuale. Infine, TAVOLA I: a) i., ii. Villa del Casale [dis. A. Alfano con modifiche dell’autore]; iii., iv. Rocchicella [dis.
M. Puglisi. Figg. 2, n°2-3 in Arcifa, L. 2004, ‘Considerazioni preliminari su ceramiche della prima età
riguardo i presunti coperchi, è interessante constatare islamica in Sicilia: i rinvenimenti di Rocchicella presso Mineo (CT)’. In S. Patitucci Uggeri, (ed.), La
ceramica altomedievale in Italia: Atti del V Congresso di Archeologia Medievale (Roma, CNR, 26 - 27
come le varianti dimensionali note si conformino a quelle novembre 2001). Firenze. 387-404]. b) i. Villa del Casale [dis. A. Alfano con modifiche dell’autore];
delle casseruole, con diametri adatti ad imboccature ii. Philosophiana [fig. 15, 6 in Vaccaro E. 2013, ‘Pattering the Late Antique Economies of Inland Sicily
in a Mediterranean Context’. In L. LAVAN ed. Local Ecnomies? Pruduction and Exchange of Inland
inferiori e superiori ai 25 cm (Tav. 1f). Regions in Late Antiquity. Boston. 259-314]; iii. Morgantina [dis. C. Veca, fig. 3, 4 in Arcifa, L. 2013,
‘Cittadella di Morgantina nell’altomedioevo. Nuove considerazioni per lo studio delle dinamiche
insediative nella Sicilia centro-meridionale’. In F.P. Rizzo ed. La villa del Casale e oltre. Territorio,
popolamento, economia nella Sicilia centrale tra Tarda Antichità e Alto Medioevo. Macerata. 241-
258]; iv. Siracusa [tav. 3 n°3 in Cacciaguerra, G. 2015, ‘La ceramica da fuoco nella Sicilia sud-
FIGURA 1. Siti noti al 2004 Arcifa (2004). Siti noti al 2010 Arcifa (2010). Zona Megarese: Cacciaguerra G. (2013), ‘L’area megarese tra Bizantini e Arabi: fenomeni di continuità e di rottura’. In S. Modeo, M. Congiu, L. Santagati (ed.), La Sicilia del IX secolo tra Bizantini e Musulmani. Caltanisetta. 55-68. Ragusano: Distefano, orientale tra il Tardoantico e l’Altomedioevo (V – X secolo): verso una definizione tipologica,
G. (2013), ‘Continuita e/o discontinuità nella Sicilia orientale’. In S. Modeo, M. Congiu, L. Santagati (ed.), La Sicilia del IX secolo. 41-54. Cava d’Ispica: Sammito, A., FIorilla , S. (2013), ‘Sulle tracce di Bizantini e Arabi. Primi dati da Cava d’Ispica’. In S. Modeo, M. Congiu, L. Santagati (ed.), La Sicilia del IX secolo. 209-228. Tra cronologica e contestuale’. In P. Arthur, M. Leo Imperiale ed. VII Congresso Nazionale di
Piana di Gela e Muculufa: Bergeman, J. (2014), ‘Funde der Islamischen Phase im Gebiet von Gela und im Hinterland von Agrigent’. In A. Nef, F. Ardizzone (ed.), 373-378. Distretto Agrigentino: Rizzo, Danile, Zambito (2014), L’insediamento rurale. Dintorni Villa del Casale, Vizzini, Valcorrente e Valle dello Jato (?): Alfano, Archeologia Medievale (Lecce 9-12 settembre 2015). Firenze. 239-244]. c) Colmitella [tav. III, n°5 in
A. (2015), ‘I paesaggi medievali in Sicilia. Uno studio di archeologia comparativa: le valli dello Jato e del Belìce Destro (PA), la Villa del Casale (EN) e Valcorrente (CT)’. Archeologia Medievale 42. 329-352. Gerace: Bonanno, C. (2016), ‘Gerace’. In D. Malfitana, M. Bonifay (ed.), La ceramica Africana nella Sicilia romana. Rizzo, S., Danile, L., Zambito, L. 2014, ‘L’insediamento rurale nel territorio di Agrigento: nuovi dati
Catania. 126-131. Gangi Vecchio: Ardizzone, F. (2012), ‘Gangivecchio. Alcune Novità dalla prima campagna di scavi’. In F. Ardizzone, (ed.), Ceramiche, marmi e pietre. Note di archeologia tra Sicilia e Creta. Palermo. 51-56. Contrada Edera: Arcifa, L. (2015), ‘La Sicilia bizantina agli inizi del IX secolo. Nuovi dati e spunti di da prospezioni e scavi’. In A. Nef, F. Ardizzone ed. Les dynamiques de l’islamisation en Méditerranée
ricerca da Contrada Edera di Bronte (CT). In A. Puglisi, M. Turco (ed.), L’acqua, La Roccia e L’Uomo. Lago Gurrida e Sciare di Santa Venera. Nicolosi. 142-155. Palermo (?): Aleo Nero, C., Chiovaro, M. (2014), Palermo: nuovi dati da alcuni contesti urbani Altomedievali. Poster presentato alle “Giornate Gregoriane, VIII centrale et en Sicile: nouvelles propositions et découvertes recentes. Roma, Bari. 351-363. Dis. M.
edizione, Agrigento 29-30 novembre 2014”. Cotroneo]. d) Villa del Casale [dis. A. Alfano con modifiche dell’autore]. e) i., ii. Villa del Casale [dis.
A. Alfano con modifiche dell’autore]; iii. Rocchicella [dis. R. Longo, tav. 1, 2 in Arcifa, L., Longo R.
FIGURA 2. Si confronti didascalia Figura 1. Per l’olla da Ciccobriglio si veda p. 354 in Zambito, L. (2013), ‘Appunti sull’alto Medioevo nel territorio agrigentino’. Archeologia Medievale 40. 353-366.
2015, ‘Processi di diversificazione territoriale nella Sicilia di inizi IX secolo. Il contesto di Rocchicella
FIGURA 3. Philosophiana: Vaccaro (2013). Villa del Casale, C/da Azzolina, Pendici M. Navone e Cozzo Rambaldo: Alfano (2015) e verifica personale. Gerace: Bonanno (2016). Morgantina, Marcato: Arcifa (2013). Rossomanno: verifica personale (Elaborazione GIS M. Randazzo). di Mineo’. In P. Arthur, M. Leo Imperiale ed. 361-366].