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l Paraguay o Paraguai (in entrambe le grafie, AFI: /paraˈɡwai/)[5] è uno Stato dell'America meridionale.

Confina a nord con la Bolivia, a est con il Brasile e a sud e ovest con l'Argentina. Con 406 750 km² di
superficie totale, è uno stato senza sbocco al mare. Ha 6 996 245 abitanti e la sua capitale è la città di
Asunción. Il Paraguay è una repubblica presidenziale, e l'attuale capo di Stato e di governo è Mario Abdo
Benítez, in carica dal 15 agosto 2018.

Le lingue ufficiali sono lo spagnolo e il guaraní, ma vengono parlate anche altre lingue amerinde. Il nome
Paraguay significa "l'oceano che va verso l'acqua", dalle parole guaraní, pará ("oceano"), gua ("a, verso/da")
e y ("acqua"). In guaraní spesso l'espressione fa riferimento alla sola Asunción, ma in spagnolo fa
riferimento all'intero paese. Il vessillo del Paraguay ha una particolarità unica al mondo. Infatti le due facce
della bandiera sono diverse: il disegno centrale con il logo e il titolo del Paese da una parte e il leone
dall'altra.

Indice

1 Storia

1.1 La colonizzazione spagnola

1.2 L'indipendenza

1.3 La guerra del Chaco

1.4 Il Novecento

2 Geografia

2.1 Morfologia

2.2 Idrografia

2.3 Clima

3 Popolazione

3.1 Demografia

3.2 Etnie

3.3 Religione

3.4 Lingue

4 Ordinamento dello stato

4.1 Suddivisione amministrativa

5 Politica

5.1 Politica interna

5.2 Politica estera

6 Istituzioni

6.1 Università
7 Economia

7.1 Industria

7.2 Energia

7.3 Commercio e servizi

7.4 Moneta

7.5 Esportazioni

7.6 Importazioni

7.7 Trasporti

7.8 Turismo

8 Ambiente

8.1 Flora

8.2 Fauna

9 Cultura

9.1 Architettura

9.2 Pittura e scultura

9.3 Patrimoni dell'umanità

9.4 Meraviglie del mondo

9.5 Musica

9.6 Letteratura

10 Sport

10.1 Calcio

11 Tradizioni

11.1 Gastronomia

12 Festività

13 Note

14 Bibliografia

15 Voci correlate

16 Altri progetti

17 Collegamenti esterni

Storia

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Paraguay.
La regione che attualmente è chiamata Paraguay, in buona misura boscosa e fertile, è stata abitata in epoca
pre-colombiana da tribù guerriere seminomadi. Le tribù erano suddivise in cinque "famiglie" separate, e 17
gruppi etnico-linguistici distinti, che permangono ancora oggi.

La colonizzazione spagnola

Gli europei arrivarono nella zona nel sedicesimo secolo. La prima colonizzazione residenziale fu la
fondazione della città di Asunción il 15 agosto 1537 da parte dell'esploratore spagnolo Juan de Salazar y
Espinoza.

La città diventò centro di colonizzazione spagnola, ed inoltre base delle missioni gesuite in America latina.
La fondazione di missioni religiose gesuite continuò ad estendersi a macchia d'olio nel territorio fino al
1767, data di espulsione dei Gesuiti dai territori delle corona spagnola, voluta dal governo spagnolo; a
testimonianza di questo periodo è il nome di quei territori, definiti ancor oggi “Misiones”.

La fondazione delle missioni si basò in buona misura sulla conversione al cristianesimo, ed


economicamente e politicamente orientata a supportare la trasformazione della popolazione, per necessità
seminomade, in popolazione residente, ma anche nel rispetto dei principi della cultura locale; si adattò
quindi anche all'orgoglio “etnico” che caratterizza ancor oggi le popolazioni locali.

L'indipendenza

Francisco Solano López

Il Paraguay dichiarò l'indipendenza dopo avere rovesciato la gestione spagnola locale il 14 maggio 1811.
Dopo aver respinto due tentativi d'invasione da parte dell'Argentina nel 1811, arrestando l'invasione del
generale Manuel Belgrano durante la Campagna del Paraguay, tra il dicembre 1810 ed il marzo 1811 (la
battaglia di Campichuelo e la battaglia di Itapùa videro l'Argentina prevalere di misura il 19 dicembre 1810,
ma con la battaglia di Paraguarí il 19 gennaio 1811 ed infine il 2 marzo con la battaglia di San Nicolás ed il 9
marzo con la battaglia di Tacuarí, premiarono l'esercito paraguayano), iniziò un periodo di forte instabilità
politica per il paese sudamericano.

Da allora la storia del Paraguay fu caratterizzata dai lunghi periodi di instabilità politica e di lotta interna,
sfociati spesso in devastanti guerre con i paesi vicini. Il Paraguay ha combattuto per cinque anni (1864-
1870) la più feroce e violenta guerra del Sudamerica, la Guerra della triplice alleanza contro il Brasile,
l'Argentina e l'Uruguay, promossa dal presidente paraguaiano Francisco Solano López, restandone
sconfitto; l'aggressione di López alla città di Corrientes come causa del conflitto è stata in seguito
contestata da un gruppo di storici argentini e paraguaiani, chiamati "revisionisti", secondo i quali i prodromi
della guerra vanno ricercati nel trattato stipulato nel dicembre del 1857 da Argentina e Brasile.[6]

A dare la misura del disastro umano e sociale della guerra basti sapere che la popolazione prebellica era di
circa 525.000 abitanti: ne sopravvissero alla guerra, secondo dati del 1871, circa 221.000, di cui soltanto
circa 28.000 maschi.[7] Oltre alle perdite umane, in seguito alla guerra, il Paraguay ha subito la perdita di
estesi territori a favore dell'Argentina e il Brasile.

La guerra del Chaco

José Ignacio Garmendia - Soldato paraguaiano dinanzi al proprio figlio morto

Negli anni trenta il Paraguay ha combattuto la Guerra del Chaco contro la Bolivia, vincendola ed ottenendo
la conservazione della sovranità su buona parte del territorio del Chaco; il Chaco Boreal era un territorio da
tempo al centro di una lunga disputa con la confinante Bolivia, nel corso degli anni non erano mai stati
tracciati confini certi e concordati. Negli anni '30 il territorio del Chaco Boreal assunse un'importanza
fondamentale perché si ritenne fosse ricco di petrolio e così ne nacque una guerra particolarmente cruenta
ed anticipatrice dei conflitti del secolo con la Bolivia; alla fine con gravi perdite umane ed economiche il
controllo del Chaco rimase per lo più sotto il Paraguay ma il sogno del petrolio risultò infondato,
paradossalmente le poche zone con giacimenti di petrolio si scoprirono essere quelle assegnate (circa un
terzo del territorio) alla sconfitta Bolivia; di fatto il Chaco è, sia da parte boliviana sia da parte paraguaiana,
ancor oggi quasi disabitato.

La storia del Paraguay è gravata di dispute fra gli storici, gli educatori ed i politici. La versione ufficiale degli
eventi storici, delle guerre in particolare, varia secondo se la versione proviene dal Paraguay, dall'Argentina,
dall'Uruguay, dal Brasile, dalla Bolivia, dall'Europa o dall'America del Nord. Anche all'interno del Paraguay il
partito colorado e il partito liberale sostengono versioni ufficiali diverse della storia paraguaiana.

Durante il saccheggio di Asuncion (saqueo de Asunción) del 1869, l'esercito imperiale brasiliano asportò gli
archivi nazionali paraguaiani, trasferendoli a Rio de Janeiro, dove sono conservati e segretati, rendendo
perciò il corrispondente periodo storico carente di fonti documentarie.

Il Novecento

Tra 1904 e 1954 il Paraguay ha avuto trentuno presidenti, la maggior parte rimossi da sommosse,
aggressioni e colpi di stato.[8]

Dopo la seconda guerra mondiale, la politica del Paraguay ebbe un periodo di particolare instabilità dovuta
ai conflitti tesi a raggiungere il potere, sfociati nei disordini di guerra civile del 1947.[9]

La serie di governi instabili sfociò nel 1954 nel regime del dittatore Alfredo Stroessner, di connotazione
politica profondamente conservatrice che, chiaramente appoggiato dagli Stati Uniti, rimase al potere per
più di trenta anni. Il regime guidato da Stroessner produsse in una certa misura una modernizzazione, ma si
caratterizzò per estese violazioni dei diritti civili, corruzione e brogli elettorali, uso metodico della violenza
come arma politica, anche verso gli aderenti del partito del Presidente considerati a qualunque titolo infidi,
ed una gestione “personale” dell'economia nazionale, tale da lasciare poco spazio ad altre iniziative private
degne di nota, provocando come unica scelta l'emigrazione in massa degli operatori economici dal paese.
Significativa fu l'affissione di uno striscione presso il settore partenze dell'aeroporto di Asunción: “E l'ultimo
chiuda la porta”.[10]
Lo stato di degrado del paese, l'isolamento internazionale, l'età del dittatore, il disastroso stato delle
finanze, indussero la creazione di uno stato di opposizione, sfociato in una serie di dimostrazioni pubbliche
contro il regime in epoca precedente alle elezioni generali del 1988.

Il PLRA (Partito Liberale Radicale Autentico) di Domingo Laino, in contrapposizione al "Partito Colorado" del
Presidente, costituì punto focale di convergenza degli oppositori nella seconda metà degli anni ottanta. La
decisione nel 1982 del governo di isolare Laino esiliandolo fu controproducente; dopo diversi tentativi di
rientro, nel 1986 Laíno tentò il rientro ad Asunción scortato da operatori di tre reti televisive degli Stati
Uniti, da un ex ambasciatore statunitense nel Paraguay, e in più da diversi parlamentari uruguaiani ed
argentini.

Nonostante la nutrita compagine internazionale la polizia dell'aeroporto si oppose violentemente al ritorno


di Laíno, respingendolo.

Un potente segnale era comunque giunto anche dagli Stati Uniti, e quindi il regime di Stroessner nell'aprile
1987 fu costretto a permettere il rientro di Laíno, che ormai era solo un simbolo più che una vera minaccia
al regime. L'opposizione infatti fu incapace, come era prevedibile dopo decenni di assenza di un'attività
politica, di organizzare una strategia comune per affrontare o partecipare ad elezioni più o meno regolari.
Ad ogni modo le organizzazioni di opposizione sostennero una serie di vistose dimostrazioni (mítines
relámpagos) di opposizione al regime, soprattutto nelle zone rurali, rapidamente organizzate ed altrettanto
rapidamente sciolte prima dell'arrivo degli squadroni del “Partito colorado” di governo e prima che le
pattuglie della polizia potessero fare irruzione. Ad ogni modo diversi esponenti dell'opposizione furono
arrestati per sedizione ed organizzazione di riunioni illegali; ad esempio Hermes Rafael Saguier fu
imprigionato per quattro mesi nel 1987 per sedizione.