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108 Capitolo III

si potrebbe arguire che una teoria dei pronomi dovrebbe trattare in modo diverso i casi
in cui l'antecedente è un'espressione univocamente referenziale (nome proprio o de-
scrizione definita) e i casi in cui l'antecedente è un'espressione di generalità. Una pro-
posta di questo genere è stata ad esempio proposta da Evans 1977 per trattare alcuni
esempi recalcitranti rispetto all'analisi standard in termini di vincolamento. Secondo
Evans le condizione di verità di:

(62) Jones possiede alcune pecore e Harry le vaccina


IV.
non sono colte accuratamente dalla parafrasi logica standard: NOMI PROPRI

(62') Alcune pecore sono tali che Jones le possiede e Harry le vaccina

che è vero se e solo se c'è almeno una pecora che gode del predicato complesso «essere
proprietà di Jones ed essere vaccinata da Harry».
4.1 La legge di Leibniz
Infatti, a parere di Evans, il pronome «le» rimanda a tutte le pecore possedute da
Jones e dunque ha come antecedente una descrizione definita plurale; in altre parole, Nel capitolo precedente, parlando d~gli enu?ciati atomici, abbiam~ caratt~riz-
«le» non rientra nel campo d'azione di «alcune pecore» e dunque non può essere vinco- zato i nomi propri mediante una lista di e~empI,'pres~p~onen.do che Il campione
lato da «alcune». fornito fosse sufficiente a suggerire la relazione di soml.ghanza I~ base alla quale la
La funzione che pronomi personali, possessivi, relativi svolgono nella lingua è lista era stata compilata e avrebbe potuto essere amphata. Ab?l,amo anche osser-
estremamente varia e complessa e probabilmente non esiste una spiegazione compren- vato che i nomi propri sono espressioni che costituiscon~ ~n'u.Dl~a,.a ~olt.e gramm~-
siva che soddisfi appieno sia le intuizioni linguistiche sia quelle logiche. Dagli esempi tica/mente complessa, come ad esempio possono essere l.tItol~ ~I libri, di compo~l-
addotti sopra risulta che una funzione importante dei pronomi messa in luce nelle trat- menti musicali di luoghi geografici, di periodi ed eventi stonci, com~ ad esempio
tazione logiche è il ruolo di vinco/amentoche essi svolgono, ruolo che è reso efficace- «la Bibbia», «ÌI Decamerone», «Il barbiere di Siviglia», «il Capo di Buona Spe-
mente dal meccanismo di vincolamento delle variabili quantificate della logica. Si può ranza» «il Sacro Romano Impero», «la Controriforma».
affermare che pronomi e quantificatori vanno di conserva, dato il doppio ruolo svolto In;ltre, discutendo della negazione (§ 3.3) abbiamo osservat? che ~n .no~~ pro-
dai pronomi: (a) contribuire ad evidenziare i posti-argomento del predicato che oc- prio non può sensatamente essere negato e che qll;indi n?n puo costmure ~lllter~
corre in un enunciato; (b) indicare i posti-argomento vincolati dai quantificatori 31. predicato di un enunciato. Enunciati come «ROSSInon e un Adone~>, «GIOV~~I
non è un Ercole» non sono controesempi della tesi ch,e u~ no~e propn~ no~ puo fi-
gurare nel ruolo di predicato. Infatti la presenz~ dell articolo I~dete~atlvo «~n>:
di fronte ad «Adone» indica che il nome propno fa parte de!l espr~sslOne predica
tiva «essere-un-Adone», ma non costituisce esso stesso tutto ~lpredlcat? . .,
In modo completamente diverso stanno le cose nel caso di due nomi pro~Jfl UDIti
dai predicati diadici «essere identico ad», «essere lo. stesso che», «essere Il mede-
simo di», o, semplicemente, «essere», come ad esempio:

(1) Michelangelo Merisi è Caravaggio


(2) Lord Kelvin è William Thomson
(3) Brixen è Bressanone.
31 La letteratura sulla quantificazione nelle lingue naturali è vastissima e qui ci limitiamo soltanto a
ricordare i lavoridi Hintikka 1973e 1983 e l'importante saggio di Montague 1973,che ha dato origine a
In questi enunciati, detti comunemente «enunciati di id~ntità»: «Caravaggio»,
un filone di studi, detto «Montague Grammar», in cui confluiscono indagini logiche e linguistiche. Per «William Thomson», «Bressanone» non ricoprono il ruolo di predicati; se propno
un'introduzione in italiano a questa tematica cfr. Sandri 1983e Chierchia 1992. si vuoi ravvisare una predicazione anche in (1)-(3) essa dovrebbe essere resa con
111
110 Nomi propri
Capitolo IV

predi~ati quali «è identico a Caravaggio», «è identico a William senza essere identici; la negazione di (Lb) è una proposizione sensata, anche se può
I~entlca a Bressanone», Conviene invece distinguere la «è eh ' d!homson», «è non essere mai vera. Secondo Whitehead e Russell 1910 per giustificare la defini-
zione (sussunzione di un oggetto sotto un concetto) ch », e m rea la predica_ zione dell'identità mediante la legge di Leibniz occorre far ricorso a un assioma
sere ' d' ' e puo essere resa controverso (l'assioma di riducibilità), che afferma che ogni proprietà non predica-
un esempio l M» o «essere uno degli M» dove M t con «es-
, dI' «» S a per un sost t'
aggettivo, a la «è» che indica l'identità Per 'd tità , an tiva è materialmente equivalente a qualche funzione predicativa di individui. In
'd ' «l en ita» intendiamo c I !VOo Un
Cl enza, e non uguaglianza sotto qualche rispetto D' omp eta coin_ mancanza di questo assioma non abbiamo alcuna ragione di supporre che l'identità
accuratamente distinti da enunciati come: ,l conseguenza (1)-(3) vanno di x e y rispetto a funzioni predicative sia sufficiente per poter interpretare «=»
come identità assoluta, completa coincidenza rispetto a tutte le proprietà. Altri fi-
(4) La Sicilia e La Val d'A t li i losofi, come, ad esempio, Barcan Marcus 1960, hanno argomentato che occorre di-
(5) I pianeti e le muse son~:;:~?~::~~ )al~J~:~~~ regioni a statuto speciale, stinguere diversi tipi di «uguaglianza», a seconda del genere di enti di cui stiamo
parlando e del linguaggio o sistema formale in cui ne stiamo parlando (calcolo pre-
, ,Infatti, qui si parla di uguaglianza sotto un certo ri ", , dicativo con o senza operatori modali): mentre per ciò che concerne gli individui
Cl mteressa è la completa coincidenza o come sp,etto, m~ntre IId~ntJta che «identità», «uguaglianza» e «ìndìscernibilitàs collassano nella medesima nozione,
sotto tutti i rispetti», La nozione di «~guaglian:aVOltt~ SI suoi due «la comcidenza nel caso di proposizioni, classi e attributi c'è spazio per distinzioni più fini, che si ri-
confusa a sua volta con l'identità rispetto a so t o un certo rispetto» non va specchiano nei criteri di identità che governano la sostituzione di una espressione
, , una sor a o genere che ' h'
completa coincidenza, Pertanto: ' e anc essa con l'altra. Secondo Barcon Marcus 1960 due attributi materialmente equivalenti
sono «uguali», mentre due attributi logicamente equivalenti sono «identici». Ciò
(6) Lord Kelvin e William Thomson sono la stessa persona induce a distinguere versioni più o meno forti del Principio di Estensionalità. Il
Principio di Estensionalità è strettamente legato al Principio di Sostituibilità (S);
e infatti, dal punto di vista deduttivo, vantaggi analoghi a quelli di (La) si possono ot-
tenere impiegando la formula valida:
(7) Brixen e Bressanone sono la stessa città
(S) (x)(y)(x = Y & Fx ~ Fy).
esprimono completa coincidenza al pari di (2) e (3) e inoltr ' d' I Nella formulazione leibniziana il principio (S) suona:
cie C~I~pp~rtengono gli oggetti di cui si afferma l'identità, e In reano a sorta o spe-
CI,SI,puo ,~omandare se l'identità non sia a sua volta ric d ib'l "" (SL) Eadem sunt quorum unum potest substitui alteri salva veritate '.
semplici o pru fondamentali La le d' " "o~ UC) l e a noziom pìu
viene a ~olte considerata c~me un~~efin~;~:I~~~~~ldet~:~tàEde~li ,indiscernibili: Nella formulazione che sia trova nel saggio di Quine, Referenceand Modality, il
~ue parti, ovvero di due implicazioni, La prima metàe~:II: legSsgae sdII,cLo~bPo?e
dfI principio (S) recita:
rerma: Cl mz a -

(La) (SQ) Dato un asserto di identità vero, uno dei suoi termini può essere sostituito al posto
(x)(y)(F)(x =Y ~ Fx=Fy)
dell'altro in ogni enunciato vero e il risultato sarà vero, (Quine 1953bp. 139).
l'altra metà esprime il principio dell'identità degli indiscernibili:
(SO) non è, naturalmente, una definizione dell'identità. Il principio di sostitui-
(Lb) (x)(y)(F)(Fx=Fy ~x = y),
bilità degli identici può essere concepito come una versione semantica - dato il ri-
che in prosa dice che se x e y hanno t tt I " ' ferimento al concetto di verità - del principio metafisico dell'identità degli indi-
in (La) e (Lb) la variabile F . '. , u e ~ ~ropn,eta ID comune allora sono uguali; scernibili. I contesti in cui (SO) è violato sono detti da Quine contesti non-estensio-
, vana su propneta Insieme (L) (Lb) d ' .
zione: «x = y» = df (F)(F.x -= Fy,) S'I noti'h'c e l'uguale in -a df
e 'anno
I la defini- nali o non puramente estensionali. Esempi di contesti non estensionali sono quelli
che è definito dalla legge di Leibniz. «- » non e o stesso «=»
La giustificazione di (Lb) è stata o tt d' . I Come osserva Quine (1960, p, 116) la formulazione leibniziana è piuttosto confusa, in quando l'i-
siamo addentrarci in uesta s ' ,~~ o l contro~ersJe, sulle quali non pos-
dentità viene spiegata come relazione cbe intercorre fra segni, invece cbe fra l'oggetto nominato e se
5.5302,6.1232) e Ram~ey (192~~e'p~as;;:1;:3)a~ esempio, che Wittgenstein (1921, stesso. Più accurata è la definizione data da Aristotele nei Topici in cui si dice cbe due cose sono identi-
contraddizione nel supporre che' du~ ogg~tti abb~~~~ ~~~:e~:t~r~~:i~~: i~'~~~~~: che se tutto ciò cbe è predicato deU'una può essere predicato deU'altra.
113
112 CapitoloIV Nomi propri

predicati relazionali, ed è pertanto annoverato fra le costanti logiche, al pari dei


i~dotti d~i v.er?i ~i credenza e contesti non puramente estensionali sono ad ese - connettivi enunciativi e dei quantificatori che abbiamo incontrato nel capitolo pre-
pIO,quelli di citazione", ' m
cedente. Il funzionamento inferenziale dell'identità è retto, nei sistemi di dedu-
zione naturale, da una regola di introduzione, che dice, all'incirca, che a qualunque
stadio di una derivazione possiamo introdurre <<Il = a» o <<1n = m» per qualunque
4.2 II verbo «essere» nome proprio, arbitrario e genuino, sulla base di nessuna assunzione, e da una re-
gola eliminazione, che riproduce all'incirca la portata di (S), in quanto ci consente
Nelle ~inguenaturali il verbo ~<essere»può servire ad esprimere tre nozioni di di inferire dagli enunciati veri «Fa» e <<Il = b» l'enunciato vero «Fb», Nelle presen-
notevole
't d Importanza. . dal punto
. . vista logico-filosofico. Oltre che da capual - se- tazioni assiomatiche l'identità è caratterizzata da assiomi che ne esplicitano le pro-
gUIa a agge~tIVIo sostantivì, ad esempio «Lavoisier è un chimico» «Lavoisier è prietà di simmetria, riflessività e transitività. Con il suo.ausilio .possiamo r~nd~r~
fran~ese» - Il verbo «essere» funge linguisticamente anche da predicato d' d' conto fonnalmente di alcune importanti inferenze che riconosctamo come ìntuìn-
esp~lI~ene. t l''d .,
I entua e
d a pr?dlcato
' monadico esprimente l'esistenza. Secondo ia ICO
al- vamente valide; inoltre, insieme con uno dei due quantificatori ci permette di espri-
cum filosofi, questa versatilità del verbo «essere» ha incoraggiato molti dei sof . mere nozioni importanti come l'unicità (<<esattamenteuno») e altri quantificatori
che popolano i libri di filosofia, e, ad ogni modo ha contribuito ad osc r Ismll numericamente definiti come «esattamente due», «esattamente tre» ecc.
l' d gli ... ' u are a
fiorma ogl~a e I enunciati della lingua, Una delle ragioni per dotare la logica di In logica con l'introduzione dell'identità possiamo ampliare l'ambito dei termini
u.na notazione au~o,no~a rispetto alle risorse espressive della lingua naturale ri- singolari, così da comprendere oltre ai nomi propri anche le descrizioni definite e i
sled~ nella necessita di tener~ anch~ notazionalmente distinti questi significati di- termini funtoriali.
versi
d" del verbo .... «essere», Abbiamo visto nel Capitolo III (§3 ' 2) che la il pnmo
. uso In italiano le espressioni che si prestano ad essere impiegate come descrizioni
I.«e»,.per mdl~a~e Ii n~sso logico di predicazione, è rappresentabile con la sem- definite (<<ilcosì e così», secondo la tenninologia russelliana) sono locuzioni otte-
plIce.glUst~pp.oslZlOne di un~ lettera predicativa a uno o più nomi propri, ilsecondo nute premettendo l'articolo determinativo a un'espressione predicativa che rite-
med~ante Il.s~bolo «= », mteso ~ome un ~redicato diadico che completato con niamo atta a caratterizzare univocamente un certo individuo, ad esempio, «ilvinci-
n~ml pr?pn da lu~go a. un .enunc~atoatomico, il terzo mediante il quantificatore tore di Waterloo», «l'ultima lettera dell'alfabeto greco», «il numero atomico del
esistenziale «3», L.applicazione di queste distinzioni al linguaggio naturale non è fluoro», «l'autore della Divina Commedia»; contestualmente idonee a indicare uni-
per nulla automatica, N?n solo: spesso enunciati grammaticalmente ineccepibili vocamente un individuo sono anche «il padrone di casa», «il medico di famiglia», in
non .h~nno ~Jcunatra.duzlOneletterale in forma logica. Ciò vale in particolar mod~ enunciati come «Il medico di famiglia è andato in vacanza», ma non in enunciati
per I Sistemiel~boratl da Frege e Russell, in cui, tanto per fare esempio non esiste come «Il medico di famiglia è una figura in via di estinzione». Spesso le descrizioni
al~una «traduzione» letterale di enunciati come «Socrate esiste» o «P' t definite sono ottenute da relazioni funzionali (anziché da predicati); ad esempio,
esiste». oiro non
da «r partorì y» otteniamo <<la madre di y», poiché ogni essere umano ha esatta-
Il 9ua?tificator~ esistenziale <<3»non è un predicato monadico: sintatticamente mente una madre; da «r segue immediatamente y» otteniamo <<il successore imme-
e~soSIpuo caratterizzato come.un operatore che forma enunciati da formule aperte diato di y» poiché nella serie dei numeri naturali ogni numero ha esattamente un
vmcolando la o ~e.occorrenze libere della variabile che nella formula corrisponde a successore: il che comporta che se x segue immediatamente y e z segue immediata-
quella del quantificatore ',
mentey, allora x = Z4.
Il pr,:_dicatodiadico che es~rime la.relazione di identità, indicato in logica con il
segn~ «- », .co~ a fia,n~onomi propn o variabili individuali, permette di formare
nuovi
... enunciati atomiCI,ad ...'"
esempio, «a = b» «c = c» «d = b>'ecc, Per vane . ra-
4.3 Termini singolari e ontologia
glODI,tuttavia, questa predicato dIadlcOgode di uno status a sé rispetto agli altri
Nomi propri e descrizioni definite sono fra gli strumenti più efficaci che la lin-
gua possiede per designare oggetti, nell'accezione più ampia del termine, siano essi
. 2 ~er usare un esempio di Ouine: dall'identità vera «Giorgione = Barbarelli» e dall' . t
«GlOrgl.oneera così chiamato per la sua statura» non possiamo passare sa/va veritate ~~U~~I,~o ~ero
zlon~ dI (SO) a «Barbarelli era cosÌ chiamato per la sua statura». pp ca-
4 Una relazione è funzionale se ad ogni elemento nel dominio della relazione corrispollde un unico
. .Oppure cOl~e~n operato~e che forma predicati a n-l argomenti da un predicato a n ar omenti elemento nel condominio della relazione. Se R è una relazione funzionale, allora da xRy e zRy segue
vtncolan~? la vanabile del predIcato con quella corrispondente del quantificatore' si esclud . g che x = z. «Essere la capitale di» è una relazione funzionale, e pertanto se Helsinki è la capitale della Fi-
la qualntlflcdazlone~<vacua»,quella in cui la variabile del quantificatore non vincola ~lcuna va~a~il~e::~:
nlandia e Helsìngfors è la capitale della Finlandia, Helsinki = Helsìngfors.
fonnu a, a esempIo «(3x)(Rym)>>.
116 117
Capitolo IV Nomi propri

di arbitrarietà, e come edificazione ex: novo di una struttura ideale - formano un . .. atici sia uelli sìncategorematicì"- ch~ c~~cor-
tutti i segm - sia quelh categore~ d. hia t· hanno un senso e un Significato
continuum che ammette una gamma di posizioni intermedie. Ad esempio, non . d· enunciato IC rara IVO
tutte le «ricostruzioni» stanno sullo stesso piano e sono valutabili con lo stesso me- rono alla formazione .1 un tico di un enunciato, semplice e compless~,
tro 7. Secondo alcuni autori ciò che è rilevante non è tanto trovare una ricostru- (<<Bedeutung>~). e che 1.1valore sem~~verità (il Vero o il Falso), dipenda sistematl~
che egli ìdentifica con Il su~ valore I arti componenti. Questa idea sarebbe di
zione logico-sintattica qualsiasi per una classe di enunciati, ma una ricostruzione
camente dal valore semannco delle sue p . t da un esempio di applicazione e
sintattica che abbia un'interpretazione semantica abbastanza naturale, dove la «na- modesta rilevanza se non fosse a~che ~ostanz~~:o ancorché schematico, del nesso
turalezza» va a sua volta commisurata anche rispetto a ciò in cui consiste capire il si- da una teoria semiotica capace di darilcllunqu 'e CI·O' che essi designano. Questa
. .r . tici oro., sensoente
gnificato di quella classe di enunciati. La scelta della logica (e della quantità e sofi-
sticazione di risorse logiche impiegabili), rinvia, a sua volta, a preferenze filosofi-
che e sembra di essere tornati così al punto di partenza. Anche se quest'impres-
sione di circolarità si rivelasse in fin dei conti giustificata, può tuttavia valere la
che intercorre fra I segni mguisuci,
chiarificazione era, secondo Frege,
sione fra segno, sen~o e es
z: in matematica, dove la confu-
plU urg una malattia endemica, di cui nes-
d ignato sem ra essere
Le radici di questa difficoltà sono molteplìcì.
. .
suno si preoccupa di trovare la cura.1l t a di forma del segno non cornsponde
pena provare a percorrere i passi di questo iter, se non altro come esercizio di La prima consiste nel fatto che.a a ~s an~ .1 lo che un segno ricopre in un
argomentazione. · o e di designato: I ruo , .,
un'analoga costanza d I sens . d. t'ultimo e dunque non è un entità
I termini singolari sono un po' il luogo in cui convergono svariate questioni di . . d d l so complessivo I ques l
carattere logico, semantico, gnoseologico e pragmatico: non deve quindi sorpren- enunciato dìpen e a sen L' pio del verbo «essere» (ora copu a,
che gli appartiene acont~stu.alment~. estem a di un individuo a una classe, ora
dere che la discussione del loro funzionamento sia stata in passato e sia tutt'ora og- i id tità a indicante l appar enenz h
getto di dibattito filosofico. ora segno di I en I a~or seconda difficoltà deriva dal fatto c e p~r
l'inclusione fra classi) parla da solo. ~ dicati e relazioni non è facile tenere di-
.. ... me ad esempio pre I , ..
certi segni linguìstìcì, co d I e soprattutto dire con precISIOne
stinto il valore semantico (Bedeutung) d a. sen~?'di occorrenza dell'espressione lin-
4.4 La semantica fregeana quale sia questa Bedeutun~, al var~atr~. elif~noeIper altri segni linguistici come con-
. d· . t stì enuncia IVI. n I , ., iffi ·1·
guistica nel rversr con e li . t r Ili indicati sono ancora piu di ICII
nettivi, preposizioni, cifre e numera l, I re ive
Una delle proposte filosofiche più suggestive e sistematiche per spiegare in che
consista il valore semantico di un'espressione linguistica (enunciato, nome proprio, da tenere distinti. . .. l ifl . ne di Frege sul linguaggio: ilprinci-
connettivo, predicato) fu avanzata dal Gottlob Frege in una serie di articoli, pub- Due principi regolatìvi mfo~ma~o a n e~~10 luà Ad essi abbiamo già accen-
lità ·1 . ;nlO di composuuma I . . .
blicati fra il 1891 e il 1899.Dal punto di vista della filosofia del linguaggio il più im- Pio di contestua Ila e I pnncly. t lità è enunciato nell'IntroduzIOne al
. l I Il . cipio di contes ua I . h
portante di questi lavori è il saggio del 1892 Uber Sinn und Bedeutung». Le propo- nato nel Capito o. pnn .. §§62 e 106 La formulazIOne c e
Fondamenti dell'aritmetica del 1884 e npreso al .
ste di analisi semantica di Frege sono strettamente intrecciate con le sue concezioni troviamo al §106 è la seguente:
logiche e fondazionali. Esse nascono dalla riflessione sul nesso che intercorre fra un
sistema di segni e il corpus di pensieri cui esso deve dare forma ed espressione. Poi- . .. .. ificato di una parola non vada spiegato isolata-
Abbiamo formulato i! pnncipio che.i! sign I ndo questa massima è possibile, io
ché il sistema di segni in questione è il primo esempio di linguaggio formale in di nuncìato: so o osserva
senso moderno e il corpus di pensieri cui esso deve dare forma ed espressione è la mente, bensì nel conte~to If.u.n ed I um;ro senza cadere in quella psicologica IO.
credo, evitare la concezione isrca e n
logica classica, non sorprende che le riflessioni di Frege abbiano una rilevanza filo-
sofica generale.
Una delle idee guida della costruzione semantica di Frege risiede nella tesi che

. . ·0 nomi verbi e aggettivi, segni, cioè dotati di un sens?


9 Segni «categorematlcl» sono, ad, esempi , .'. una preposizione qualcosa che contn-
7 Per una discussione vedi, ad esempio, Bonomi 1983 rist. in Bonomi 1987. . tico» è una congiunzione, ' .
8 Le pagine indicate neUe citazioni si riferiscono aUa paginazione originale. Ho tradotto «Bedeu-
autonomo; un segno «smcategorema .. f . l fine di formare un enunciato. Questa ter-
buisce aUa combinazione sintattica del segm categorema ICIa
tung» con «Significato» con la esse maiuscola per segnalare l'accezione specifica in cui Frege usa questa
parola; mi riservo però neU'esposizione di usare anche «riferimento» e «valore semantico» al posto di minologia risale ad Aristotele. . .. di contestualità inteso come principio che riguard
lO Per la discussione deUa portata del.p~clp~o articolare nel 'contesto di Frege 1884 e 1893, deU
«Significato», per motivi di uniformità con la terminologia adottata in questo libro. Vedi anche Picardi
1987. Per una discussione più ampia di Frege 1892vedi Picardi 1989-90;nei §§ 4.4-4.8 del presente capi- sia ilsenso che ilriferiment~ deUe e~presslODl,e, m ~973a Ca~. 14, Dummett 1981 Cap. 19, Dummet
espressioni indicanti numen e claSSIcfr. Dummett
tolo ho attinto a materiale contenuto in Picardi 1989.
1991c Capp. 15-16, Wright 1983, Sluga 1980.
118 119
CapitoloIV Nomi propri

Ilprincipio di contestualità segna, secondo alcuni autori, la nascita della filoso- ci colpisce quando riflettiamo sul funzionamento della lingua. Esso è descritto da
fia del linguaggio in senso moderno. Se ci chiediamo qual è il significato delle pa- Frege in questi termini:
r?le «tre», «Solone», «rosso», «direzione», «e», avulse dal contesto enunciativo, la
nsposta che possiamo dare è, tutt'al più, quella data dalle teorie ideazionali del si- Meravigliosesono le prestazionidella lingua.Per mezzod.ipochisuo~ie di.po.che~onca-
gnificato (ad esempio, di Locke). La risposta sarà che il segno scritto o parlato tenazionidi suoni essa è in grado di esprimere un numero Imm.e~sodi pensren, e,.lll~~ro
evoca ~n:i~agine mentale o un'idea. Frege mostra non tanto l'erroneità, quanto pensierimai pensati ed espressida alcuno. Ch~ cosa r~n~epos~lbIlequeste_prestazl.om.~l
la vacuità di una eventuale risposta che si appelli alle immagini mentali evocate fatto che i pensieri sono costruiti per mezzodi blocchidi pensiero: E ~uestI~Iocchlc,orn-
dalle parole". Ciò che dobbiamo chiederci è come le parole che compongono un spondonoai gruppidi suoni di cui è compos~ol'e~uncI~toche espnme II~enslero,cosl.che
alla costruzionedell'enunciato per mezzo di parti corrisponde la costruzione del pensiero
enunciato contribuiscono alla determinazione delle sue condizioni di verità: così fa-
cendo determiniamo il pensiero espresso. Nel rispondere a questa domanda ci ac- per mezzodi parti di pensiero13.
corgeremo che non tutti gli aspetti del significato di una parola sono ugualmente ri- L'idea guida della semantica elaborata da .Frel?e.1893 è.che l'~nterpretazione se~
levanti per la determinazione del suo valore di verità:
mantica cioè l'assegnazione di entità extralinguistiche al segni, debba andar~ di
pari pas~o con la costruzione sintattica d~gli ~nunci~ti, così che, dato un e~uncIato
Possiamoindividuaretre livellidi differenzanelle parole, espressionio interi enunciati. complesso, la sua interpretazione semantica ~Iafunzione del valore semannco de~le
O la differenzariguardaal massimole rappresentazioni,oppure il sensoo, infineanche il Si- parti componenti. L'interpre~azione sema~tlc~ ,da assegnare ~ u~a «p~rte» ?ell e-
gnificato.[...] Non faremo più menzionenel seguito di rappresentazionio immagini:esse nunciato deve essere ricavabile senza ambiguità dalla categona smt~t~lca.CU_I qu~l:
sono state nominatequi affinchéla rappresentazioneche una parola evocain un ascoltatore l'espressione appartiene e dalle particola~i s~ip~~azionicirca le condlZlOI~Idi vent~
non sia scambiatacolsuo sensoo colsuo Significato.(Frege 1892, p.31) degli enunciati contenenti quelle espressioni, PIU esattamente, alla rela~IOnep_artl-
tutto che intercorre al livello del senso delle parole che compongono Ienun~Iato,
~ra tutti. gli usi possibili di un enunciato quello assertorio riveste per Frege una corrisponde una relazione di funzionalità al livello. ?ella. ~edeutu~g.. :oss.Iamo
particolare Importanza, poiché mette in primo piano il rapporto privilegiato che in- quindi distinguere all'interno del Principio di composlfonallta un Principio di fun-
tercorre fra significato, verità e conoscenza: «Quando pensiamo non connettiamo zionalità, e precisamente:
propriamente parlando rappresentazioni, bensì cose, proprietà, concetti, rela-
zi.on.i~>
12. Nel fare un'ass~rzione non intendiamo parlare delle nostre immagini ma L'interpretazionesemanticadi un enunciato dichiarativo(sempliceo complesso)è fun-
di CIOche le parole designano: la funzione principale delle parole nella frase è zione delvaloresemanticodelle sue parti componenti.
quel!a di indi~iz~arechi ci ascolta a quegli elementi della realtà extralinguistica rile-
vanti per capire Ilcontenuto della nostra affermazione. Una volta individuate le en- Nel linguaggio formale costruito da Frege i segni sono. divisi in due grand~ cate-
tità rilevanti abbiamo gli elementi per giudicare se l'asserzione fatta è corretta o er- gorie sintattiche, comprendenti espressioni «satur~».e «~~at~re», c~~ cor~spon-
rata. In termini assai generali possiamo dire che la funzione principale delle parole dono, grosso modo, a termini e funzioni. I conn~ttl~1logici e I quantlf~c~~on so~o
~ell'enunciato consiste nel contribuire a disegnare un particolare percorso conosci- un tipo particolare di funzioni. Tutte l~ espressiom complesse costruibili ,nel lin-
tIVO.Questo percorso non è possesso privato e incomunicabile di colui che asseri- guaggio formale dei Principi dell'aritmettca, sono ottenu_te completand~ u~ espr~s-
sce l'enunciato, ma è messo potenzialmente a disposizione di chi lo ascolta: esso è sione funzionale con un'espressione del livello appropriato. Le espressiom funz~o-
per così dire, immanente nella lingua. Una delle funzioni principali della lingua è nali sono distinte a seconda del numero degli argomenti (in monoargomentah e
~an? forma e rendere intersoggettivamente accessibile una rete articolata di pen- biargomentali), e della specie di argoment~ con.cui possono es~er~ ~at~rat~. Que-
SIerIe conoscenze sul mondo. st'ultima distinzione dà luogo a una orgalllzzazIOne delle funzlOm I~ hvelh? a .se~
Il secondo principio fondamentale che informa la semantica fregeana è il prin- conda che gli argomenti con cui possono venir sa~ur~te.siano ogg~ttI, funzlo~1 d~
cipio di composizionalità, Il principio di composizionalità, noto nella letteratura primo livello (predicati senza quant~ic~tori) o fun~10111 di secondo .hv~llo~predlcat~
filosofico-linguistica come «principio di Frege», teorizza e prescrive l'armonia fra complessi). La gerarchia delle funzlOlll fregeana mcorpora alc?~1 vlllcoh naturah
sintassi e semantica. Esso costituisce a sua volta la risposta al fatto principale che per la costfllZione di espressioni logicamente be~-form~te che SI ntroveranno nella
teoria dei tipi logici di Russell; per Frege, tuttavia, a differenza che per Russell, la
II Vedi la discussione al Capitolo I, §1.6.
12 Frege(1969) 1987 p. 293. 13 Frege(1969) 1987 p.360.
120 Capitolo IV Nomi propri 121

realtà matematica non si presenta organizzata in «tipi»: tutti gli oggetti logici (va- fianco del segno di identità. Tuttavia, se gli enu~~iati di ~na lingua a.noi ignota .ven-
lori di verità, classi, classi di classi) stanno sullo stesso piano, senza distinzioni di gono divisi in due elenchi, il primo recante 1,I.ntestazIO.ne«Nom.1.co~ples~1 del
tipo. Vero» il secondo «Nomi complessi del Falso», l informazione acquisita ~lfca il loro
Signifi~ato non ha per noi alcun valore conoscit~vo.Possiam~ certo scnvere egua-
glianze e diseguaglianze vere che senza l'aiuto ~el due.elen~hl ~on avre~o potl!t~
4.5 Identità ed esistenza fare, ma continuerebbe a sfuggirei la cosa principale: I pensien che questi enunciatì
esprimono. . , . d l t
Gli interrogativi con cui si apre il saggio del 1892 sono molteplici: Gli asserti di identità presentano però anche problemi a se. stant~: a u~ a o
a) Qual è l'interpretazione sin tattica e semantica appropriata del segno «=»?
drammatizzano il problema dello status semiotico generale del .s~gm e ?all.altro
chiamano in causa i problemi semantici, gnoseologici e ont~logici prop_fl del ter-
Quali segni linguistici possono figurare a fianco del segno di identità e fra quali en-
tità l'identità sussiste?
mini singolari. Infatti, una volta che abbiamo risposto ~l quesito .(a) stabllend~ che
la relazione designata dal segno «=» sussiste fra oggetti, non abbiamo ancora nsp~-
b) Da che cosa dipende il maggiore valore conoscitivo di un asserto di identità
sto al quesito (b). Per rispondere a questo interrogativo~ secondo Frege, occorre n:
vero della forma «a = b» rispetto a un asserto d'identità della forma «a = a»? In-
conoscere per tutti i segni che compongono ~n .e~unclato (~ dun~ue anche per I
fatti, entrambi questi asserti, se veri, sono tali in virtù del fatto che i nomi propri
nomi propri) una distinzione fra il senso e SI~lflcato, t~acc~arla~nmodo app~~-
designano il medesimo oggetto. E tuttavia ciò che vogliamo affermare con «a = b»
priato per le espressioni appa~en~nti alle. vane categone sintattiche, ed esplici-
non è che un oggetto è identico a se stesso, quale che sia il nome con cui lo desi-
tarne le eventuali «interconnessioni regolari». . . _ .
gniamo. Infatti, l'autoidentità è una proprietà «logica» di cui tutti gli oggetti go- La risposta di Frege al quesito (a) è quella che ~iamo ormai a?ltua~. ad mcon-
dono e di conseguenza non varrà mai la pena affermarla di alcuno. trare nei moderni manuali di logica e riflette sostanzialmente la splegaz~one offerta
c) Poiché non tutti gli enunciati veri della forma «a = b» sono giustificabili a nel primo volume dei Principi dell'aritmetica. Qui ."identità ~ carattenzza.ta come
priori, dobbiamo ammettere che vi sono enunciati di identità veri e giustificabili una funzione di primo livello con due argomenti, ~he possiamo abbreviare ~on
solo a posteriori. Che cosa apprendiamo quando sappiamo che un enunciato di «Ixy»: essa ha il valore di verità Vero ~e i ~~e postl~argo~e~to s<;>no ~ccupatl da
identità non giustificabile a priori è vero? È una conoscenza che riguarda i segni lin- nomi del medesimo oggetto e il valore di venta Falso m tutti gli altn. casi. .
guistici impiegati, il senso da essi espresso, l'oggetto da essi designato o tutte e tre Pertanto l'identità è una relazione diadica, distinta dal predicato monadico
queste cose? «Rxx» che indica l'autoidentità. Mentre in «Rxx» i due posti argomento devono
Prima di discutere questi punti, vale la pena richiamare la risposta che Frege essere occupati da occorrenze del medesimo nome proprio, in «Ixy».essi possono
darà ad essi in chiusura del saggio: essere occupati sia da nomi propri diversi sia dall~ stesso n~me pro~n~. Da~pll:nto
di vista sintattico dunque l'identità è una espressione rela~:to~~l~d~a~lca ?I pnmo
Il fatto che in generale il valoreconoscitivodi «a = a» è diversodi quellodi «a = b» si livello che, come tale, può figurare fra nomi propri (e variabili individuali), e non
spiegariflettendosul fatto che, dal punto di vista del valoreconoscitivo,il sensodell'enun- fra segni linguistici qualsiasi. Infatti, «mortale = mortale», «n~~ = ?,~n» «velo-
ciato, il pensiero in esso espresso,è non meno rilevantedel suo Significato,che è il suo va- cemente = velocemente» lungi dall'essere esempi della legge di identità (la legge
lore di verità.Se dunque a = b, il Significatodi «a» è inverolo stessodi quellodi «b»,e dun- che afferma che un individuo è identico a se stesso e a nessun altro) sono ~gua-
que ancheil valoredi veritàdi «a = b» è lo stessodi «a = a».Tuttavia,il sensodi «a»può dif- glianze sintatticamente inammissibili. In una lingua natura~~ che non con?scla?I,o
ferire dal sensodi «b»e pertanto anche il pensiero espressoin «a = b» è diversoda quello affatto, non possiamo formulare o riconoscere neppure la ~IUbanale delle Identl~a.
espressoin «a = a», quindii due enunciatinon hanno lo stessovaloreconoscitivo.Se, come A tal fine, occorre, per lo meno, sapere che aspetto sintattico ha un ~ome propno:
in precedenza,per «giudizio»intendiamol'avanzaredal pensieroal suo valoredi verità,di- Qualunque sia la risposta alla domanda (b) circa la port~ta .0 la rilevanza. degli
remo ancheche i giudizisonodiversi.(Frege 1892,p. 50)
asserti di identità due punti sono chiari: (i) «queste relazioni possono sussistere
fra segni solo in quanto essi denominano o designano qualcosa» (Fr~ge 1~92 ~.
Da un certo punto di vista, il problema posto dagli asserti di identità non differi- 25) e, (ii) per «segno» o «nome» si ~ev~ int~n~er~.qual~nque espressIone h~gUl-
sce da quello degli altri enunciati dichiarativi, adatti all'uso assertorio. Secondo stica «che fa le veci di un nome propno, il CUISlgmflcato e un oggetto determmato
Frege gli enunciati non descrivono né «corrispondono a» fatti o situazioni ma sono (nel senso più ampio del termine) e dunque né un .co~cetto ~é una rel.azione».
piuttosto come nomi propri complessi di oggetti: tutti gli enunciati veri hanno lo Inoltre, «Luoghi, istanti, intervalli, sono, dal ~unto di vista .logico, o~ettI, e dun-
stesso Significato, cioè il Vero, e tutti gli enunciati falsi hanno lo stesso Significato que la designazione linguistica di un determmato luogo, Istante o lDtervallo va
(il Falso). In quanto nomi propri complessi di oggetti logici essi possono figurare a concepita come un nome proprio» (Frege 1892,p. 42).
122 CapitoloIV Nomi propri 123

La clausola (ii) circoscrive ildominio delle entità fra cui la relazione di identità Naturalmente è perfettamente lecito inferire «(3x)(x = a)» da «a=a»; la por-
è definita: fra queste non vi sono né i concetti né le relazioni, che Frege concepisce tata dell'affermazione però non è che l'individuo a ha la proprietà dell'esistenza,
come entità insature designate, rispettivamente, da espressioni predicative e rela- bensì che il concetto «essere identico ad a» non è vuoto. Vediamo così che l'asser-
zionali. Essa include fra i «nomi propri» anche le descrizioni definite, il che, natu- zione verte su un concetto e non su un oggetto.
ralmente, non vuoi dire che il senso di ogni nome proprio coincida con quello di Secondo Frege enunciati come «Odisseo = Odisseo», pur esprimendo pensieri,
qualche descrizione definita. Questo punto va tenuto presente in vista della discus- non sono né veri né falsi e quindi, oltre a non essere esempi della legge d'identità e
sione che affronteremo nel Capitolo VII. a non poter fungere come premesse di una deduzione, non possono essereoggetto
La clausola (i) serve ad escludere dal novero dei nomi propri che possono occu- di conoscenza. Anche per lo scettico che dubita se sia affatto possibile conoscere
pare i posti-argomento di «x = y» nomi propri «vuoti» o apparenti, nomi, cioè, delle verità, una cosa è certa: è impossibile conoscere ciò che non è vero. Ogniqual-
come, «Odisseo», «la serie più divergente», che non designano alcunché anche se volta è vero che «X sa che p» siamo giustificati ad concludere la verità di p. Sarebbe
sintatticamente hanno la forma, rispettivamente, di nomi propri e descrizioni defi- controintuitivo sostenere che è vero che Giovanni sa che Odisseo è Odisseo e al
nite. Il fatto che i nomi propri che Frege prende in considerazione siano nomi pro- tempo stesso negare che «Odisseo è Odisseo» sia vero. Naturalmente, possiamo
pri genuini serve a capire meglio perché, secondo Frege, «a = a» non amplia le no- credere di sapere cose che in effetti non sappiamo, e, in alcuni casi, sapere senza
stre conoscenze: «a = a vale a priori e secondo Kant va detto analitico». avere la consapevolezza di sapere. Non è questa, tuttavia, l'implicazione rilevante:
Si potrebbe infatti obiettare che la verità di «a = a» ci comunica dopo tutto una dalla verità di «A crede che p» non siamo mai giustificati a concludere che p sia
conoscenza, in quanto ci autorizza a inferire l'esistenza dell'oggetto designato da vero. È solo un'attribuzione di conoscenza che porta con sé l'implicazione della ve-
«a». In altre parole affermare «a = a» sarebbe un modo per dire «a esiste», dove rità della proposizione conosciuta. Ciò che è in discussione è se, posto che vi siano
«esiste» indica una proprietà dell'oggetto designato. A parità di ragionamento, do- occasioni in cui possiamo sensatamente ascrivere a un soggetto la conoscenza di
vremmo concedere che «a = a» potrebbe dopo tutto essere falso, nel qual caso una proposizione, in quelle medesime circostanze possiamo sostenere che la propo-
«a 4' a» sarebbe vero, e potrebbe essere impiegato per dire che l'oggetto designato sizione conosciuta non è vera, senza al tempo stesso essere infedeli al senso (ancor-
da «a» ha la proprietà della non esistenza. Di qui a concludere, con l'introduzione ché vago) di «conoscere».
dell'usuale quantificatore esistenziale, che esiste tutto, sia ciò che esiste (che è Enunciati come «a = a» e, a fortiori «a = b», dove «a» o «bx (o entrambi) sono
identico a se stesso) sia ciò che non esiste (che è diverso da se stesso) il passo è nomi propri vacui, sono esclusi pregiudizialmente dal novero degli enunciati di
breve. La coesistenza del predicato «esistere» accanto al quantificatore esistenziale identità muniti di «valore conoscitivo». Per potere parlare di conoscenza impartita
ci porta a dubbie conclusioni su individui diversi da se stessi e tuttavia «esistenti» 14. da un enunciato di identità dobbiamo assicurarci di un prerequisito minimo: che i
Uno dei capisaldi della teoria di Frege è che ilpossesso di un Significato, cioè il nomi propri impiegati designino oggetti.
designare un oggetto, è ilpresupposto dell'uso corretto di un nome proprio (o de- Il problema che dobbiamo affrontare è se vi siano e quali siano le caratteristiche
scrizione definita) in un enunciato impiegato con intento assertorio; l'esistenza non semantiche oltre che sintattiche dei nomi propri grazie alle quali essi assolvono nel-
è una proprietà dell'oggetto designato dal nome proprio che potremmo inferire dal- l'enunciato questa funzione. Secondo alcuni filosofi la funzione dei nomi propri si
l'uso del nome. Infatti, l'esistenza non è affatto una proprietà che possiamo predi- esaurisce nella funzione di nominare l'oggetto che reca quel nome. Secondo Frege i
care di oggetti al pari di altre proprietà. L'unico modo per esprimere correttamente nomi propri esprimono un senso, che egli descrive come una sorta di percorso, di
ciò che vogliamo dire con un enunciato come «Pegaso non esiste» è trasformare via per giungere all'oggetto che porta quel nome: conoscere il senso di un nome si-
questa asserzione in un'affermazione metalinguistica vertente sul nome proprio gnifica padroneggiare almeno in parte un certo percorso referenziale. Possiamo ca-
«Pegaso», ad esempio, «'Pegaso' non è un nome genuino». Il fatto che l'unico pire ilsenso di un nome senza conoscereun percorso referenziale ad esso associato?
modo per formulare un'asserzione d'esistenza negativa vera sia ricorrendo a una Certamente. Tuttavia, ogniqualvolta decidiamo di asserireun enunciato d'identità
formulazione metalinguistica è probabilmente un limite dell'analisi di Frege; il re- lo facciamo su una base epistemica più solida del mero dato che i nomi impiegati
quisito che solo i nomi propri non vacui siano logicamente ammissibili deriva dal non sono vacui. È quindi naturale tracciare un parallelo fra «conoscere il senso di
convincimento la presenza di nomi propri vacui priverebbe d'interesse un calcolo un nome proprio» e «conoscere», e vedere la comprensione del senso di un nome
logico. proprio, manifestata dall'uso di quel nome in un enunciato d'identità che scegliamo
deliberatamente di asserire, come una manifestazione di conoscenza. Per quanto
intricati possano essere i rapporti fra conoscenza del significato e conoscenza tout
14 Questo problema è discusso da Frege nel Dialogo con Pùnjer sull'esistenza, in Frege 1969 (1987), court, sarebbe sbagliato non considerare l'atto linguistico dell'asserzione come una
pp. 137-155. Per una discussione cfr. De MonticeUi 1982. manifestazione di conoscenza. Il problema è, piuttosto, in che misura ciò che è co-
124 CapitoloIV Nomi propri 125

nosciuto (il pensiero espresso) possa essere «possesso comune di molti», senza ri- avrebbe appreso è che in una lingua (!'italiano) un oggetto viene chiamato con due
solversi nelle informazioni e conoscenze specifiche di questo o quel parlante. Il nomi diversi. Tutto quel che avremmo comunicato è che due segni sono sintattica-
problema è stato formulato da Dummett in questi termini: mente nomi propri genuini e possono essere usati per nominare lo stesso oggetto,
quale che sia. Questa identità conterrebbe sì una qualche informazione, ma certo
Il primoargomentodi Fregea favoredelladistinzionefra sensoe riferimentoha tuttavia non una conoscenza sull'oggetto designato da quei nomi, anche per il semplice mo-
un difetto fondamentale:non mostra affatto che il sensodi una parola sia una caratteristica tivo che né noi né il nostro interlocutore abbiamo la più pallida idea di quale genere
della lingua. Mostra, al massimo,che ciascunparlante, per associareun riferimento a una di oggetti si tratta.
par~la,.dev~annettere ad essa un sensoparticolare;non mostrache sia necessarioche par- Già meglio vanno le cose se riformuliamo la nostra eguaglianza così:
lanti diversiannettano alla parola il medesimosenso, fin tanto che i sensi che essi le asso-
cianodeterminanoil medesimoriferimento.Di conseguenzalasciaaperta la possibilitàche il (lO) I1pianeta chiamato«Fosforo»si chiamaanche «Espero-
sensodi una parola non facciaaffatto parte del suo significato,posto che il significatodebba
essere qualcosadi obiettivoe condivisoda tutti i parlanti, come Frege sosteneva[...1. Que- oppure:
sto dubbio è controbilanciatodal secondoargomentodi Frege per introdurre la distinzione
fra sensoe riferimento.(Dummett1975a,p. 130)
(lO') «Fosforo»e «Espero» designanolo stessopianeta.
Il «primo argomento» cui si allude in questo passo è connesso alla similitudine
Questa è in effetti l'unica alternativa che Frege prende in considerazione,
del senso come «una via per giungere al Significato» o «un modo di darsi dell'og-
quando si chiede se il contenuto di un asserto di identità non riguardi solo i segni,
getto» (Frege 1892,p. 26). Esso riguarda la conoscenza che il parlante ha del riferi-
senza racchiudere una conoscenza sull'oggetto designato. Infatti, per Frege, l'uso
mento di una parola, ciò che egli sa quando ne conosce il senso. Il «secondo argo-
dei nomi propri è strettamente connesso all'esistenza di criteri di identità: nel caso
mento» riguarda la conoscenza comunicata a chi ascolta l'enunciato asserito, e più
specifico di un criterio di identità per «lo stesso pianeta». I criteri di identità riguar-
in generale, la conoscenza acquisita da chi accetta come vero un enunciato. Affin-
dano in primo luogo la sorta di oggetti cui l'oggetto designato da un certo nome
ch~ un .e~unciato possa comunicare informazione deve essere possibile capirlo
proprio appartiene 15.
pnma di nconoscerlo come vero (e dunque prima di essere in grado di associare un
Adottando la lettura (9) stiamo interpretando la portata di un asserto di identità
percorso designativo specifico ai nomi propri che in esso figurano).
come concernente i segni impiegati: è la lettura che Frege rifiuterà, in quanto, a suo
Prima di discutere alcuni dei problemi che le dottrine di Frege mettono sul tap-
peto, vediamo di analizzare più da vicino la nozione di valore conoscitivo in rela- parere, non rende giustizia del contributo conoscitivo che il senso dei segni danno
zione agli asserti di identità. all'espressione del pensiero espresso negli enunciati citati.
Il ragionamento che Frege adduce è il seguente: se si accetta il presupposto che
il rapporto fra segno e designato sia arbitrario, allora apprendere che due segni
4.6 Valore conoscitivo stanno per il medesimo oggetto, è al massimo apprendere il risultato di un acci-
dente storico o di una stipulazione personale. Infatti:
Consideriamo l'enunciato:
Non si può impedirea nessuno di assumerecome segno di qualcosaun oggetto o pro-
cesso prodotto arbitrariamente. Con ciò l'enunciato a=b non concernerebbepiù la cosa
(8) Espero = Fosforo; stessa,bensìsoltanto il nostro modo di designarla:non esprimeremmoin quell'enunciatoal-
cuna conoscenzagenuina. Eppure ciò è proprio quel che intendiamo in molti casi (Frege
che cosa esattamente conosciamo o, alternativamente, che cosa intendiamo comu- 1892,p. 26).
nicare a ~hi ci as~olta, quando asseriamo come vero un enunciato come (8)?
Proviamo a riformulare la portata conoscitiva di (8) così:

(9) «Espero- e «Fosforo»sononomidellostessooggetto.


15 Cfr. Strawson 1979: «[...] i nomi propri di particolari non contengono nel loro senso - nella mi-
sura in cui possiamo dire che ne hanno uno - alcun principio individuale di identità per gli individui che
Indubbiamente se tutto quel che sappiamo e che ci riproponiamo di comunicare recano quei nomi. Quando cerchiamo un principio di identità per essi, dobbiamo far ricorso al genere o
con (8) fosse il pensiero espresso in (9) si tratterebbe di una conoscenza misera. Se sorta a cui essi appartengono, a un concetto sortale che li comprende, a un principio generale di identità
chi ci ascolta non ha la più pallida idea di che sorta di oggetti si parla, tutto quel che per tutte le cose di quella sorta» (p. 6).
126 Capitolo IV

L'idea generale alla base del ragionamento di Frege sembra essere questa: cia-
scuno è, in linea di principio, libero di dare agli oggetti i nomi che crede, padrone
I
!
ll
Nomi propri 127

«Ma 'piglia e porta a casa' ['There is glory for yo~'l non.è p~op~iocome dire 'ecco un ar-
gomento che ti stende' ['a nice knock-down argument ]», o?letto Alice.
«Quando io uso una parola», disse Humpty Dumpty In tono sprezzante, «questa sigm-
. .
di dare abbreviazioni, sigle, cifre a suo piacimento; se non che, gli enunciati di I
fica esattamente quello che decido io ... né più né me~o..» .. .. .
identità formulabili sulla base di queste procedure, non hanno alcun valore cono- «Bisogna vedere», disse Alice, «se lei può dare tanti significati diversi alle parole.»
scitivo.inon contengono una conoscenza circa l'oggetto che di quel nome è il porta- «Bisogna vedere», disse Humpty Dumpty, «chi è che comanda ... è tutto qua» 17.
tore, ma informano chi mi ascolta di certe particolarità del mio uso di certi nomi o
anche di un uso relativamente diffuso. Ad esempio, è tutt'altro che inusuale tro- Frege stesso nel confutare la tesi metalinguistic~ d~ll~ portata degl.i~nuncia~i di
vare persone che cambiano nome o che in famiglia vengono chiamate con nome di- identità non fa sufficientemente attenzione alla distinzione fra (<declSlOn~arbitra:
verso da quello di battesimo o con diminutivi e vezzeggiativi spesso remoti dal ria» e <~tipulazione convenzionale». In conclusione, si può dire ch~ negli es.empi
nome vero e proprio. Si pensi inoltre ai nomi d'arte di persone illustri e ai relativi che abbiamo passato in rassegna l'identità comunica. sì un'informazlOn.e, ma m al-
asserti d'identità che possiamo formare, come, ad esempio, «Novalis = Friedrich cuni casi, tuttavia, siamo riluttanti a dire che questa informazione abbia ~~ valor~
von Hardenberg- oppure «Felix Hausdorff = Pau l Mongrè», «Ettore Schmitz = conoscitivo che riguarda l'oggetto in senso stretto, a meno che non de~IdI~mo d~
Italo Svevo». considerare «essere chiamato 'X'» una proprietà dell'oggetto. Ad esempio, In tU.ttl
Tuttavia, generalmente, se non siamo investiti dell'autorità necessaria, le stipu- i casi in cui l'identità serve a introdurre una stipulazione linguistica o un'abbrevia-
lazioni che facciamo non hanno alcuna efficacia intersoggettiva. Se decido, arbitra- zione, si può legittimamente dire che ciò che apprendi~m? r!guarda .un certo .uso
riamente di ribattezzare Bologna come «Bloc», l'enunciato «Bologna = Bloc» può, dei segni. Le identità che servono per introdurre abbrevI.azlOn_I sono di questo tipo.
tutt'al più significare: ciò che gli altri chiamano «Bologna» nel mio idioletto si Ad esempio, 1 chilo = 1000 grammi, 1 metro = 100centìmetn, N?n a cas? general-
chiama «Bloc». Questo genere di stipulazione è privo di conseguenze intersogget- mente l'«uguale per definizione» è tenuto distinto da «uguale». E pr0_PIlod~ q~e:
tive. Infatti, non è in potere dei singoli individui ribattezzare le città. Le modifiche st'uso di «=» in « = df» che la lettura metalinguistica della portata degli enuncìatì dì
della toponomastica sono un fatto politico per eccellenza. A differenza di «Bologna
identità trae la sua forza.
= Bloc», identità come, «Konigsberg = Kaliningrad», «Turku = Àbo», «Sterzing = Più problematico è valutare il caso degli pseudo~imi, a~ esempio la po~tata del-
Vipiteno», hanno un valore informativo. Si pensi, ad esempio, al sistema alla base l'identità «Ettore Schmitz = Italo Svevo», Essa ha indubbiamente valore informa-
delle abbreviazione dei nomi delle città tedesche nelle targhe automobilistiche: non tivo, che emerge dal diverso comportamento dei due nom! in certi co~testi. di cre-
solo «Munchen = M» racchiude un'informazione utile, ma, una volta noto il princi-
denza. Ad esempio, che l'impiegato di banca E~t~re S~hmltz fos~e amico ?I Ja~.e~
pio alla base delle targhe tedesche, permette di concludere che la città in questione Joyce sarebbe stato più sorprendente per un vicmo di cas.a dell autore di Senilùà
ha molte migliaia di abitanti.
ignaro che Ettore Schmitz fosse (identico a) Italo Svevo, d~~~ant~ non l~ s~~e~b~
A differenza del caso in cui decido arbitrariamente di chiamare un oggetto con stato per un altro vicino di casa meglio informato sulle attìvìta del propn ~ICI?Idi
un nome di fantasia o di rinominare un oggetto con un nome solitamente usato per casa e sulla letteratura. Nonostante l'identità sia simmetrica, la sorpresa di chi ap-
altri scopi, abbiamo a che fare con pratiche linguistiche immerse in una dimensione prende che Ettore Schmitz è Italo Svevo può essere diversa da q~ella indotta dalla
sociale (quale è ad esempio la toponomastica, l'immatricolazione di vetture, la scoperta che Italo Svevo è Ettore Schmitz, poiché la sorpresa ~ana a sec??da .dell~
compilazioni di atlanti, ecc.). Ciò mostra quanto necessaria sia la distinzione fra ar- sfondo di conoscenze, pregiudizi e attese del singolo parlante nguardo gli impiegati
bitrarietà e convenzionalità: sarebbe futile negare che molti usi linguistici sono retti di banca i romanzieri o entrambi. Ilsenso dei due nomi è diverso, e dunque, come
da convenzioni esplicite, pur se, a mio parere, dobbiamo respingere l'idea che una vedremo' più estesamente nel capitolo VIII, non c'è ragione di supporre che il va-
lingua sia un tessuto di convenzioni o che la capacità di parlare una lingua sia de- lore di verità di un enunciato come «Rossi - il vicino di pianerottolo - crede che
scrivibile nei termini di questa nozione 16. Se trascuriamo questa distinzione diven- Ettore Schmitz sia un uomo mediocre e senza fantasia» resterebbe immutato se al
tiamo succubi del modello Humpty Dumpty. Ilpunto di vista di Humpty Dumpty è
posto di «Ettore Schmitz» sostituissimo «Italo Svev~», ch~ Ros~i ~nosc~ com~
esposto nel dialogo seguente:
l'autore del romanzo Senilità, di cui a Trieste è uno del pochi entuSiastI ammlraton.
Infatti, secondo Frege, in un contesto doxastico ciò che conta dal punto di vista del
valore semantico è il modo di presentazione dell'oggetto, il senso del nome pro-
prio. E nondimeno, resta una differenza fra questo caso e quello di Espero/Fosforo:

16 Per una discussione più ampia di questo tema cfr. Davidson 19112. 17 Carroll, 1871, Cap. VI, tr. il. pp. 266-67.
128 Capitolo IV Nomi propri 129

possiamo dire che Italo Svevo era in realtà Ettore Schmitz ma non possiamo dire un'informazione sulla lingua italiana. L'assunto di Linsky è che i nomi racchiusi
che Ettore Schmitz era in realtà Italo Svevo. Inoltre, Ettore Schmitz si chiama an- fra virgolette non vadano tradotti ma semplicemente riprodotti.
che (da un certa data in avanti) «Italo Svevo», ma Italo Svevo non si chiama anche Quali che siano i meriti di questa analisi per mettere in luce i problemi creati
«Ettore Schmitz». L'elemento temporale insito in simili identità è determinante: dalle virgolette e per i quali Frege 1892 ha una proposta specifica, essa coglie, a mio
l'uomo Ettore Schmitz è diventato lo scrittore Italo Svevo, ma lo scrittore Italo avviso, solo in parte la ragione che induce Frege a respingere questa proposta.
Svevo non è diventato l'uomo Ettore Schmitz. Ciò che Frege intende mettere in dubbio è che tutti gli enunciati di identità ab-
La questione è se tutti gli enunciati di identità non siano forse di questo genere, biano la loro ragion d'essere solo per il fatto che nella lingua abbiamo segni tipo-
non riguardino, cioè, solo i segni impiegati. E la risposta naturale sembra essere graficamente diversi per riferirei allo stesso oggetto, poiché se così fosse non si
negativa. In molti enunciati di identità ciò che vogliamo dire non è che qualcosa o spiegherebbe la conoscenza che ci riproponiamo di comunicare asserendoli:
qualcuno «si chiama XY» ma che eè XY». Una delle ragioni per fare questa distin-
zione è abbastanza naturale: un impostore può prendere il posto del presidente Se il segno «a» si distinguesse dal segno «l» solo come oggetto (in questo caso per la
Bush e dunque «chiamarsi 'Bush'x senza essere Bush. Oppure uno può scegliere forma) e non come segno, cioè a dire per la maniera in cui esso designa qualcosa, allora ilva-
come nome d'arte il nome proprio di un personaggio realmente esistito: così, ad lore conoscitivo di a = a sarebbe sostanzialmente uguale a quello di a = b, posto che a = b
esempio possiamo (anzi dobbiamo) dire che il cantante inglese che si chiama «En- sia vero. Una diversità può dunque prodursi solo se alla differenza del segno corrisponde
gelbert Humperdinck» non è Engelbert Humperdinck, il compositore allievo di una differenza nel modo di darsi di ciò che è designato. (Frege 1892,p. 26)
Wagner e autore, inter alia, dell'opera «Hànsel und Gretel». Ma supponiamo che
tutti questi equivoci siano stati scongiurati, che ciò che è in discussione non è la Benché Frege stesso contrasti la sua presente teoria con quella esposta nell'I-
possibilità che «essere XY» e «essere chiamato 'XY'» abbiano valore di verità di- deografia del 1879, non dobbiamo concludere che in quell'opera Frege sostenesse
verso: in che cosa consiste la differenza fra «essere Espero» e «chiamarsi 'Espero'», che la portata di un asserto d'identità concerna solo i segni e sia, come tale, priva di
che cos'è quel di più cui sembriamo alludere usando la prima locuzione invece della valore conoscitivo a causa della «arbitrarietà» dei segni. Tutt'altro. Infatti la spie-
seconda? gazione più dettagliata di che cosa egli intenda per valore conoscitivo ricavabile da
Secondo alcuni autori un test utile per capire che cosa va perduto nella lettura un asserto di identità si trova proprio al § 8 dell'Ideografia. L'argomentazione è,
«metalinguistica» della portata degli enunciati di identità è quello della traduzione. non a caso, assai simile a quella esposta in Frege 1892 e simile è l'esempio scelto
Rielaborando un esempio di Linsky (1983, p.7), osserviamo che se per illustrarla:

Siano a, b e c le rette che congiungono i vertici di un triangolo con il punto mediano del
(11) Venere è la stella della sera
lato opposto. Il punto d'intersezione di a e b è il medesimo del punto d'intersezione di b e c.
Abbiamo dunque designazioni diverse per lo stesso punto e questi nomi (<<puntod'interse-
viene reso secondo lettura metalinguistica come: zione di a e b- e «punto d'intersezione di b e c»] accennano al tempo stesso al modo di darsi
dell'oggetto e pertanto nell'enunciato è racchiusa una conoscenza effettiva. (Frege 1892, p.
(12) «Venere- e «la stella della sera» designano la stessa cosa (in italiano) 26)

la traduzione dei due enunciati in un'altra lingua ne altera il valore informativo. Ad Casi analoghi, sono secondo Frege, «la stella del mattino è la stella della sera»,
esempio, argomenta Linsky, le traduzione di (11) e (12) dall'italiano in tedesco: «Ateb è Afta» 18, enunciati esprimenti, rispettivamente, il riconoscimento che è il
medesimo pianeta che vediamo in posizioni diverse del cielo, che è la medesima
(11') Venus ist der Abendstern
18 Quest' esempio ricorre nella minuta di una lettera di Frege a Philip E. B. Jourdain senza data in
cui si dice fra l'altro: «Un oggetto può essere determinato in modi diversi e ciascuno di questi modi di
e
determinazione può dare adito a un nome particolare, e questi nomi diversi hanno pertanto sensi di-
versi; che si tratti del medesimo oggetto che è determinato in modi diversi, non è affatto ovvio. [...] Se il
(12') «Venere» und «la stella della sera» bedeuten dasselbe (auf italienisch) senso di un nome fosse qualcosa di soggettivo, allora anche il senso dell'enunciato in cui quel nome ri-
corre, e dunque il pensiero, sarebbe qualcosa di soggettivo, e il pensiero che una persona annette all'e-
nuncialo sarebbe diverso dal pensiero che un'altra gli annette; un tesoro comune di pensieri, una
possono avere un diverso valore informativo. Per un tedesco che non sappia l'i- scienza comune sarebbe impossibile.» (Frege 1976, p. 128.) Ritorneremo su questo tema nel Capitolo
taliano (11') contiene un'informazione astronomica rilevante mentre (12') contiene VlII.
130 CapitoloIV Nomi propri

montagna che gli indigeni di due regioni designano con nomi diversi e che la con-
tualmente formuliamo sono «necessarie» o «contingentìs-». Il concetto di veri
sultazione delle mappe rivela all'esploratore non indigeno come la stessa monta-
come Frege lo intende è assoluto e non modalizzato né relativizzato a contesti e i
gna. A coloro che ritengono che i nomi di elementi chimici siano nomi propri ge- terpretazioni. Molte delle dispute sulla modalità e l'essenzialismo non hanno u
nuini (nonostante le evidenti disanalogie) la storia della chimica offre un ricco re- contropartita nella filosofia fregeana. Sia nel caso di «Espero è Fosforo» sia n
pertorio di asserti informativi di identità in continuo aggiornamento (si pensi alla caso delle mediane del triangolo, l'essenziale sembra essere che veniamo in po
tavola periodica degli elementi prima e dopo la scoperta degli isotopi radioattivi). sesso di una conoscenza che prima non avevamo e per esprimere la quale do
Come abbiamo detto, Frege include fra i nomi propri anche le descrizioni defi- biamo fare uso di nomi propri.
nite. Che le descrizioni definite possano ampliare le nostre conoscenze il un fatto La soluzione prospetta da Frege 1892 è dunque che vi sia una spiegazione co
che nessun filosofo ha mai messo in discussione. Ciò che è in discussione è COmesia plessiva del funzionamento dei segni linguistici che abbraccia sia i casi dell'aritm
possibile che i nomi propri abbiano portata conoscitiva, salvo essere essi stessi tica e della geometria, sia i casi di enunciati di identità non giustificabili a priori
cripto-descrizioni. Quest'ultima è la tesi sostenuta da Russell (e Whitehead) nel che possiamo conoscere solo attraverso l'esperienza. Saul Kripke ha sostenuto c
primo volume di Principia Mathematica e nelle lezioni sull'atomismo logico del tutti gli enunciati di identità, se veri, sono metafisicamente necessari, anche se a
1918, di cui ci occuperemo nel prossimo capitolo. cuni sono conoscibili solo a posteriori. Questa tesi, che di per sé sola non compor
Un'altra osservazione riguardo alcuni degli esempi menzionati da Frege è che si che gli enunciati di identità non abbiano una qualche portata informativa è sta
tratta di enunciati non contingenti di identità. In aritmetica così come in geometria, tuttavia usata da Kripke 1972 e dai sostenitori della «teoria causale del riferimento
se un enunciato è vero è necessariamente vero. Ciò che Frege dà per scontato (:che per mostrare che i nomi propri conseguono la loro funzione di riferirsi agli ogget
vi siano enunciati che ampliano le nostre conoscenze e sono giustificabilia priori. senza bisogno di alcuna «mediazione» di senso. Perché sia desiderabile disporre n
Una sottolinea tura che facilmente sfugge è che Frege 1892 dice che «non tutt] gli linguaggio di segni che fungano da mere etichette o designatori rigidi è un pr
enunciati della forma a = b sono giustificabili a priori», intendendo, a quanto pare, blema che discuteremo nel Capitolo VI. L'aspetto importante da tenere presente i
che la maggior parte invece lo è. E infatti Frege aveva sostenuto sia nell'Ideografia questo contesto è che non è tanto la nozione di senso di un nome proprio che verr
sia nei Fondamenti dell'aritmetica (cfr. ad esempio § 12 e §§ 88-89) che le propo~i- messa in discussione nella letteratura filosofica successiva, quanto piuttosto la c
zioni aritmetiche pur essendo analitiche ampliano le nostre conoscenze, attri- pacità che Frege attribuisce al senso di un'espressione di essere ciò la cui con
buendo così alla conoscenza concettuale quella capacità di estendere la nostra co- scenza permette, almeno in linea di principio, di «determinare il Significato (rifer
noscenza che Kant riteneva possibile anche in campo matematico solo con l'appello mento)». La teoria causale del riferimento è un'ipotesi sui fattori che, in una li
all'intuizione (Vedi capitoli VI e VII). Frege non ritiene che il modo in cui un gua, contribuiscono a determinare il riferimento dei nomi propri: fra questi fatto
enunciato sia conoscibile, o la qualità metafisica della verità conosciuta (necessaria mancano i «sensi» fregeani.
o contingente) ne modifichi il senso o che occorra fare una distinzione fra, il «valore
conoscitivo» di un enunciato contingente di identità e quello di un enunciato non
contingente di identità. E, del resto, il senso di un enunciato come «2 + 3 = 5» non 4.7 Criteri d'identità
cambia prima e dopo la dimostrazione: più esattamente, una dimostrazione di
quell'enunciato condotta nell'aritmetica ricorsiva o in Principia Mathematica non Dopo aver illustrato che cosa intende per «nome proprio» Frege 1892 osserva:
modifica il senso espresso da quell'equazione così come l'abbiamo imparata dai cal-
coli fatti alle scuole elementari. Indipendentemente dalla questione di che cosa Il senso di un nome proprio è afferrato da chiunqueconoscaa sufficienzala linguao
fondi che cosa, è perfettamente legittimo mantenere ferma la distinzione fra il complessodi designazioni(la terminologiao notazione» cui esso appartiene; in quest
modo,però il Significato,ammessoche ci sia,vienepur sempre illuminatoda un unicolat
«contenuto» di un enunciato formulato sulla base delle sue condizioni di Verità e la
Per una conoscenzada tutti i lati del Significatosarebbenecessarioche per ogni sensodat
giustificazione (o dimostrazione) che possiamo eventualmente darne in teorie spe- potessimodire immediatamentese glisi addice.A ciònon perveniamomai.
cifiche o avvalendoci di tecniche specifiche. Per lo meno, questa è una posìzione
sostenibile, ed è, ad ogni modo, quella sostenuta da Frege in tutti i suoi scritti: non
a caso esempi aritmetici, geografici, geometrici convivono tutti sotto lo stesso tetto.
Uno degli aspetti più suggestivi dell'analisi di Frege è il tentativo di dare una spie-
gazione uniforme per tutte le espressioni che possono fungere da nomi propri,
19 Grosso modo, un enunciato è detto «contingente» se potrebbe essere falso e «possibile» se p
senza riguardo per il fatto che designino entità rispetto alle quali le verità che even-
trebbe essere vero. Cfr. Bradley-Swartz 1979.
132 CapitoloIV Nomi propri

In effetti, se fossimo in grado di riconoscere immediatamente, per ogni senso classi; esso è alla base delle comparazioni di cardinalità. Altri criteri di identi
dato, se esso è un modo di presentazione di un oggetto che, poniamo, ci è già dato sono, ad esempio, quello che dice che due classi sono uguali se hanno gli stessi el
come il Significato di un nome proprio o di una descrizione particolare, ed è dun- menti (principio di estensionalità), oppure che gli oggetti designati dai nomi «a»
que illuminato da un certo lato, saremmo onniscienti. Il riconoscimento del fatto «b» sono uguali se appartengono alle stesse classi (una versione estensionale
(ovvio) che noi non siamo onniscienti, è perfettamente compatibile con la tesi che principio dell'identità degli indiscernibili). Non a tutti i criteri di identità corrispo
- posto che tali enunciati di identità contengano nomi genuini e abbiano un senso dono criteri effettivi che ci permettono di decidere il valore di verità degli asserti
determinato - il loro valore di verità sia perfettamente determinato indipendente- identità; ad esempio, anche il criterio invocato da Frege non è un criterio effetti
mente dalla nostra conoscenza. Infatti, secondo Frege, l'identità è una relazione per decidere, date due classi (infinite) qualsiasi se la prima ha cardinalità ugua
definita su tutti gli oggetti appartenenti al dominio: ogni enunciato di identità sin- maggiore o minore della seconda.
tatticamente ben formato è già o vero o falso, indipendentemente dal fatto che noi I «giudizi di riconoscimento» di cui parla Frege sono ciò che costituisce la gius
siamo in grado di determinarne la verità o falsità, ma non indipendentemente dal ficazione per gli asserti di identità, e indirettamente per l'uso dei nomi propri p
fatto che esistano criteri di identità oggettivi per determinare, in linea di principio, il designare oggetti. Nel caso di entità come i numeri, che non hanno una dimensio
valore di verità di una certa classe di enunciati. E sufficiente che esistano tali cri- spazio-temporale, i giudizi di riconoscimento che formuliamo devono essere re
teri, anche se non è in nostro potere metterli in pratica in ciascun caso specifico. da criteri espliciti di identità (come negli esempi menzionati); nel caso degli ogge
Questo punto è connesso con la nozione di «criterio di identità» ed è venuto il mo- materiali e degli esseri umani generalmente non proviamo neppure a formula
mento di affrontarlo sistematicamente. esplicitamente i criteri che informano i nostri giudizi di riconoscimento, e in mo
Frege argomenta che la conoscenza di criteri di identità appropriati è parte inte- casi non è neppure possibile dare una formulazione esplicita. L'impiego di se
grante della nostra comprensione del concetto di numero naturale, e della giustifi- con funzione designativa è legato alle caratteristiche più basilari del nostro ap
cazione dell'uso di termini singolari come «il numero degli F» come nomi propri ge- rato conoscitivo e percettivo: è difficile immaginare che nel linguaggio di esseri c
nuini. In questa occasione viene anche ribadita l'importanza del principio di conte- percepissero il mondo come un flusso continuo di forme o di suoni i termini sing
stualità e ne viene dato un campione significativo di applicazione: lari potessero occupare una funzione analoga a quella che hanno nel nostro li
guaggio. Anche senza avventurarsi in queste speculazioni è sufficiente osserva
Comeci è dunquedato un numero,se non possiamoaverealcunaimmagineo intuizione che una delle funzioni dei nomi propri è far convergere l'attenzione di chi ci asco
di esso? Solonel contestodi un enunciatole parole significanoqualcosa.Si tratterà dunque sugli oggetti discreti di media grandezza presenti nella porzione di mondo di cui v
di spiegareil senso di un enunciatoin cui figura un numerale.Ciò lascia ampiomarginedi gliamo parlare. Sebbene la maggior parte dei nomi propri nel nostro reperto
scelta.Abbiamo,tuttavia,già stabilitoche con i numeralidobbiamointendere oggettiauto- siano di oggetti che di fatto non avremo occasione di riconoscere o di reidentific
nomi. Pertanto abbiamo un genere di enunciati che devono avere un senso, gli enunciati, a distanza di tempo, in situazioni percettive diverse, tuttavia l'esercizio di que
cioè, che esprimonoun riconoscimento.Se il segnoa ha da designareun oggetto,dobbiamo due attività è fondamentale per la nostra concezione dell'uso e della ragion d'esse
avere un criterioche decidain tutti i casi se b è lo stessoche a, anchese non è sempre in no- dei nomi propri nella lingua. Non è questa la sede per discutere i problemi che c
stro potere applicarequesto criterio.Nel nostro caso dobbiamodefinire il sensodell'enun- condano il contributo del linguaggio al modo in cui gli esseri umani si rapporta
ciato:
«il numeroche spetta al concettoF è lo stessoche spettaal concetto G»; all'ambiente sociale e naturale in cui sono immersi; vale la pena, tuttavia, ricord
in altre parole dobbiamorendere il contenutodi questoenunciatoin altro modo,senzausare che proprio le nozioni semantiche che ci sembrano più elementari e a stento bis
l'espressione «il numero che spetta al concetto F». In questo mododiamo un criteriogene- gnose di spiegazione, come appunto l'idea che un segno linguistico possa svolge
rale per l'uguaglianzadei numeri.Una voltavenuti in possessodi un mezzoper cogliereun una funzione designativa, presuppongono sia un corredo naturale di abilità rico
numero e riconoscerlocome il medesimo,possiamodargliil numeralecomenome proprio tive, discriminative e classificatorie tipiche della specie, sia un tessuto di pratic
(Frege 1884,§ 62). sociali e di «forme di vita» in cui le conseguenze di immaginarie cerimonie di bat
simo e di «nominazione» assolvano un qualche ufficio.
Il senso dell'argomentazione è chiaro: possiamo usare un numerale come nome Più in generale, si può affermare con Geach 1971 che conoscere il senso di
proprio di un numero solo se abbiamo un criterio che determini univocamente il termine (singolare o generale) consiste nella conoscenza di un criterio di appli
valore di verità di tutti gli enunciati di identità in cui quel numerale può figurare. zione e di un criterio di identificazione per esso. Se mi viene detto a bruciapelo <
Questo criterio è alla base della «legge di Hume», la legge che permette di passare quanto pare, l'eka-alluminio è lo stesso che il Gallio» e non ho la più pallida idea
da «Ci sono tanti F quanti G» a «Il numero degli F è uguale al numero dei G», e vi- che tipo di nomi si tratta, la mia reazione naturale sarà di chiedere: «Lo stesso c
ceversa. Questo criterio consiste nell'esistenza di una corrispondenza biunivoca fra cosa?» Quando saprò che si tratta dello stesso elemento chimico, potrò, a secon
134 Capitolo IV
--~--------------
Nomi propri
.....
delle mie conoscenze di chimica valutare con interesse o indifferenza quell'infor- L'elaborazione più ricca della nozione fregeana di «criterio di identità» si tre
mazione, ma avrò comunque un'idea del genere di procedure sperimentali e teori- nell'opera di Ludwig Wittgenstein; essa fa la sua comparsa per la prima volta ne
che in cui quel genere di affermazioni è di casa, e di cui ci si serve per decidere se Grammatica filosofica, verrà ripresa nel Libro Blu e nel Libro marrone ed è costi
un composto chimico contiene lo stesso elemento (Gallio) oppure no. Se, come temente applicata nell'opera matura di questo filosofo, e, in particolare, nelle.
Kripke e Putnam hanno argomentato, i nomi di generi naturali esibiscono un com- cerchefilosofiche»,
portamento simile a quelli dei nomi propri, l'esistenza di criteri di identità (da parte Come Geach e Dummett hanno osservato, questi criteri di identità sono ing
per lo meno di esperti) è rilevante anche per la comprensione che il parlante medio dienti essenziali del senso dei nomi (propri e comuni), di quello, cioè, che quah
ha del senso degli enunciati che li contengono. Il fatto che il parlante medio non sia que parlante implicitamente deve sapere per essere in grado di usare la sua ling
in possesso di tali criteri mostra che ciò che egli individualmente sa non è sufficiente come uno mezzo per comunicare (e acquisire) conoscenze e informazioni. Essi n
a determinare il riferimento dei termini; ma non mostra che l'esistenza di tali pro- vanno confusi con le sue risorse individuali, con le sue specifiche conoscenze, le s
cedure e criteri è irrilevante per determinare il senso (e non solo il riferimento) di capacità di discernimento, riconoscimento eccetera. Sapere che cosa si intende I
queste parole e l'uso che di esse viene fatto nella lingua dai parlanti. Conoscere il lo «stesso» fiume, non mi è di alcun aiuto per identificare un fiume specifico, m:
senso della parola «gatto» è disporre di un criterio per decidere di ogni individuo un prerequisito per afferrare il significato di «Ecco, ora stiamo costeggiando
che incontriamo se è o non è un gatto; o, più realisticamente, di un criterio più de- nuovo l'Adige», «Qui l'Isarco sbocca nell'Adige e diventano lo stesso fiume».
bole che ci permette di riconoscere un gatto quando lo incontriamo. Esso è il crite-
rio di applicazione del termine «gatto». Questa conoscenza non è necessariamente
conoscenza esplicita o verbalizzabile, ma la possiamo pensare come un'abilità pra- 4.8 Senso e informazione
tica un «knowing how» - nel senso di Gilbert Ryle (1945 e 1949, Cap. 2). Tuttavia
la nostra conoscenza del significato di un termine sarebbe sicuramente imperfetta La similitudine impiegata da Frege per illustrare il carattere obiettivo del sen
se, oltre al criterio di applicazione del termine, non padroneggiassimo anche un cri- e, al tempo stesso, la sua «parzialità» riprende il contrasto fra «illuminato da
terio di identificazione, se non fossimo, cioè, in grado di riconoscere un oggetto solo Iato» e «illuminato da tutti i lati». L'immagine della luna riflessa nell'obietti
come lo stesso X (Io stesso fiume, città, animale, numero, persona). Non po- del cannocchiale corrisponde al senso che è accessibile a chiunque accosti l'occl
tremmo contare i gatti se non riuscissimo a reidentificarli e tenerli distinti. Nel caso all'oculare del cannocchiale. Ciascuno tuttavia, ne riterrà una particolare imn
dei nomi propri di persone Geach ha offerto questa argomentazione: gine retinica individuale, necessariamente diversa da quella degli altri osservate
Se il senso della parola «luna» fosse assimilabile alla rappresentazione cesserebl
Il senso di un nome proprio sicuramente non comporta alcunché circa quelle peculiarità secondo Frege, ogni possibilità di intesa intersoggettiva, poiché egli parte dall',
dell'individuo così nominato che lo distinguono dagli altri individui del suo genere: un bam- sunto che le rappresentazioni siano radicalmente private. Il «senso» di un'espn
bino, un giovane un adulto possono differire fra loro fino ad essere irriconoscibili, e nondi- sione è dunque analogo all'immagine riflessa nel cannocchiale. Essa è parziale, p'
meno, portano lo stesso nome tutta la vita. Ma è privo di senso dire senza ulteriori qualifica-
zioni che ilbambino il giovane l'adulto sono «lo stesso» o «la stessa cosa» e che ciò è appunto
ché «illumina» il satellite da un certo lato; se cambiamo la posizione del canne
quel che ci autorizza a usare quel nome. E neppure dipende dal nostro arbitrio se essi sono o chiale otteniamo un'altra immagine riflessa, e dunque un altro senso obiettivo. I
non sono considerati «lo stesso». «Lo stesso» è un'espressione frammentaria, che non ha al- conseguire una conoscenza della luna da «tutti i lati» dovremmo poter dire di ql
cun valore a meno che non diciamo o intendiamo «lo stesso X», dove «X» sta per un termine lunque immagine riflessa dal cannocchiale, situato sulla terra o su Marte, comi
generale. Ciò che l'uso del termine «lo stesso» comporta è che il bambino, il giovane il vec- que e ovunque collocato se «le si addice» (Frege 1892,p. 27). Ma ciò implica l'OD
chio, l'adulto siano lo stesso uomo. In generale, se un individuo mi viene presentato con un scienza, il punto di vista divino. L'esempio del cannocchiale serve a illustrare anc
nome proprio, non posso imparare l'uso di quel nome proprio senza essere in grado di appli- la differenza fra senso e rappresentazione: per Frege la rappresentazione è priva
care un qualche criterio d'identità, e, dal momento che l'identità di una cosa consiste nell'es- in quanto necessariamente incomunicabile».
sere lo stesso X, ad esempio lo stesso uomo, non si può parlare de «lo stesso» e basta, e la Naturalmente occorre fare attenzione a non confondere la rappresentazio
mia applicazione del nome proprio è giustificata solo se il suo significato include l'essere ap- con le descrizione univocamente identificanti che un parlante associa a un nOI
plicabile a un uomo e io continuo ad applicarla a un solo e medesimo uomo. (Geach 1971,p.
69).
proprio. Nella nota 2 di p. 28 Frege 1892 osserva:

w Per un'esposizioneconcisadella nozionewittgensteinianadi criterio e una valutazionedel po


che essaoccupanellafilosofiamatura di Wittgensteincfr. Schulte1989,CapitoloV.
21 Per una discussionepiù approfonditadi questopuntocfr. Dummett1988.
136 Capitolo IV Nomipropri

Con un nome proprio ordinario come «Aristotele» le opinioni certamente possono diffe-
rire. Potremmo, ad esempio, assumere le seguenti: l'allievo di Platone e il maestro di Ales- tras~eribile a~lelil;t~uenaturali ..Eppure, se non vogliamo giungere alla concIusic
sandro Magno: Chi fa ciò annetterà all'enunciato «Aristotele era nativo di Stagira» un senso che Il ~odo In CUIil n?me «Ar~st~tele» ~ssolve la sua funzione semantica dipei
diverso di colui che assuma come senso di questo nome «il maestro di Alessandro Magno na- escI~slvam~nte dalle InfOrm~10111con~In~e~temente in possesso dei singoli }
tivo di Stagira». Purché il Significato rimanga il medesimo, queste oscillazioni di senso sono la~tl, dobbl~mo p~t~re tracc~are una distinzione analoga anche nelle lingue na
tollerabili, sebbene siano da evitare nell'edificio di una scienza dimostrativa e in una lingua rah. La n~zlOne.di Infor~azlOn~ ~a te?u~a distinta in qualche modo da quella
perfetta. senso, a!~nn;'entIsarebbe Impossl~ile distinguere fra significato e enciclopedia,
sape~e. l'italiano e sapere la stona della filosofia. Più precisamente, deve ess
Osserviamo che quelle indicate da Frege sono in effetti informazioni sul filosofo possibile rend~re c~nto della distinzione intuitiva e, di fatto, costantemente imp
Aristotele, informazioni che come tali sono perfettamente comunicabili e dunque gata fra «la spiegazione standard del riferimento di un nome proprio e l'inforr
per niente private nel senso delle rappresentazioni. Quel che conta, secondo Frege, zione standard su~su.oportatore» (cfr. Dummett 1975a, p. 140)
è che tutte queste descrizioni convergano sullo stesso individuo, svolgano cioè la . Un~ dell~ ragiom per ne?are .l'esistenz~ d! u?a differenza fra questi due tipi
loro funzione di «percorso» designativo. Se non che, sorge il problema se e come spiegazione e connessa al ripudio della distinzione fra «analitico» e «sintetie
sia possibile discernere all'interno della congerie di informazioni sul filosofo Ari- «vero in virtù del significato» e «vero in virtù di come stanno le cose nel mondo» :
stotele un nucleo che è in qualche modo più strettamente o stabilmente associato al s~enuta da Quin~ 1953a nell'importante saggio Two Dogmas of Empiricism, di I
senso della parola «Aristotele». Ciò non significa che il senso della parola «Aristo- CIoccupere?Io diffusamente n~1 Capitolo VII. Il bersaglio delle critiche di Qui
tele» coincida con un insieme particolare di informazioni sul filosofo Aristotele; il erano le tesi sostenute da alcuni esponenti del positivismo logico, in particolare,
problema è se vi sia un insieme di informazioni a metà strada fra «dizionario» e Rudolf Carnap.
«enciclopedia»> che in una certa comunità di parlanti, in un periodo dato, sia asso- GI~argomenti usati d.ai fautori della nuova teoria del riferimento, che pasi
ciato in modo privilegiato al nome «Aristotele». rem? In rassegna nel C:apltolo VI, sono diversi da quelli usati da Quine, e anche I
Come Dummett 1988 ha osservato, Frege non vede alcun conflitto fra il requi- versi fra .I?ro, .e}uttavIa h~~no esiti. non dissin;'i1i.Ci? non sorprende visto che
sito che il senso sia «oggettivo» in quanto può diventare possesso di molti (grazie entrambi I casi I Imputato e il medesimo: la nozione di senso, inteso come ciò la c
allo scambio di informazioni) e non coincide con le immagine soggettive del singolo co~oscen.z~contribuisce ~ determinare il riferimento delle parole in un enunciai
parlante e il requisito che sia oggettivo quale senso una parola ha, in virtù della sua ~uIne cntI~a q~es!a nozione perché vaga, non essendoci alcun criterio di identi
appartenenza alla lingua. In altre parole, Frege non ha prestato sufficientemente di senso (sInon~':.Il.la);~utnam perché ~ «signif~cati»tendono ad essere alloggi.
attenzione al rapporto fra senso e idioletto (le credenze del singolo parlante) e nella m~nte: e CIO~he e n~lIa m~n.ted~1parlanti ha poco a che spartire con ciò cl
senso e informazione - un bene di cui la società nel suo complesso dispone. Ora è determina I estensione del termini. Gli argomenti avanzati da Kripke e da Putna
chiaro che se eguagliassimo il senso di un nome proprio con la o le descrizioni defi- non,compo~ta~o le consegu~nze de~astanti che questi due autori ne traggono.
nite che ciascun parlante associa al nome «Aristotele», il senso di questa parola sa- . E p~opno /1 legame .fra h;'lguagglOe conoscenza che spiega come la conoscen;
rebbe ambiguo, sarebbe impossibile parlare dello «stesso» senso come possesso co- ~clentIflC~e IlOf?~~lon~ In ge.nerale possa infiltrare il significato. La soglia ti
mune a più parlanti in quanto parlanti di una lingua, e non, in quanto, poniamo, informazione ~ slgnl~lcato e mobile ma si tratta nondimeno di una soglia. Per spiI
studenti di filosofia. Non potremmo mai essere sicuri di comunicare «lo stesso pen- gar~ che cosa Intendlam<_> per «m<_>bilità».possiamo prendere come esempio la CO
siero», né di esprimere noi stessi lo stesso pensiero usando il medesimo enunciato, ce.zlOnedella ~erra nel sistema ehocentnco e nel sistema tolemaico. Da un lato V(
in tempi diversi, in ragione delle informazioni che abbiamo acquisito o scordato sul g1lamopot~~ dlre.che la parola «Terra» significa «il pianeta da noi abitato» e ha I
portatore del nome. s~essoSignificato lObocca a Dan.te: Gali~eo,.Avice~na, Aristotele e noi. Dal «sign
Frege osserva nella nota che abbiamo citato che in un linguaggio formalizzato flcato» della par~la «Terra» va dlstu;'ta ~~a1'lmmagIn~che ciascuno di noi può ever
deve esserci un modo univoco di fissare il riferimento di un termine e dunque un tualment.e esse~1 fatto della terra, sia CIOche le teone astronomiche, cosmologich
senso univoco per ciascun termine. Il che comporta, fra l'altro, che bisogna evitare o geologlc~e ~I~ono sulla Terra. Dall'altro lato, vogliamo anche poter dire che f
di definire lo stesso segno due volte e di definire lo stesso segno in modo frammen- parte del slgniflc~to del nom.e propri? «Terra» nel 1989 (e non, ad esempio, ne
tario. Tuttavia egli non ritiene, a quanto pare, che una simile distinzione fra <<modi 1300}essere un pIan~ta ~he SImuove Intorno al Sole e non di un corpo celeste irn
canonici» di determinare il Significato e informazioni sul portatore del nome sia m~bile al centro dell umverso, e saremmo sorpresi se oggi il parlante medio dell'i
!aha~o non fosse al corr~nte di questo fatto - mentre non ci sorprenderebbe chi
22 Per una discussione di queste nozioni, cfr. Eco 1984e Marconi 1981e 1987.
Ign?n I~ I~ngh~zza d~1diametro, la ~~stanz~d~lIa luna: la massa relativa rispettI
agh altn pianeti del sistema solare. CIOche e nlevante e che a ciascuno stadio lin
138 Capitolo IV

, ti o sia possibile distinguere fra spiegazione st~ndard d~l ~odo, in cui ~lrife,ri-
gms ICd l me proprio «Terra» ci è dato dalle informazioni enciclopediche In-
mento Ile Tno anche se non c'è un'unica distinzione che possiamo fare a tutti gli
torno a a erra, , , d Id' "l '_
stadi allo stesso modo, per tutti i termini. Questa spiegazione e ,mo o l? c,u~I n,
ferimento ci è dato costituisce il senso della parola «Terra» negli enunciati In CUI

figura,
Secon d o F rege e"lI «tesoro di pensieri comuni all'umanità» , che
' , rende
, d l possibile
l icazione linguistica e garantisce indirettamente l'oggettività e se~so ,co-
~::i~~~\l'oggettività dei pensieri) 23, Questa dottrina ric~iede,due pr~ci~aZl~nI:la V,
, ,t l riconoscimento che si tratta di un «patrìmonio» vanabl~e di p~n- DESCRIZIONI DEFINITE
pnma
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l d' , I pensieri e e -
blicamente accessibile e non l'essere possesso attua e I Ciascuno,

5.1 Forma logica e forma grammaticale

In On Denoting (1905) e nel primo volume di Principia Mathematica (19H


sono esposte le applicazioni logiche e alcune delle implicazioni filosofiche della tec
ria della denotazione di Russell: essa non concerne solo il comportamento logico <
nomi e descrizioni, ma, in un certo senso, tutto il meccanismo di funzionament
della lingua, sia quella naturale, sia quella formale edificata, insieme con Whl
tehead, in PrincipiaMathematica I
Un importante principio metodologico che informa la logica di Russell e, in mi
sura minore e più controversa, la sua epistemologia matura, si trova enunciato ne
saggio sull'atomismo logico del 1924:

sostituire ogniqualvolta è possibile inferenze ad entità ignote con costruzioni a partire da en


tità note, (Russe1l1924, p, 147)

Lo spirito che informa la massima costruzioni vs inferenze è di mettere a freno


la tendenza spontanea ad accettare la lussureggiante ontologia che la grammatica
delle lingue naturali suggerisce; i vantaggi promessi dalla sua osservanza sono una
migliore difesa contro l'insorgere di paradossi e contraddizioni logiche e l'edifi-
cazione di un sapere su basi empiricamente sicure, Come spesso accade, i censori
più severi di un vizio sono coloro che una volta ne sono stati vittime, Ciò val
anche per Russell, che nell'opera giovanile del 1903 (capitolo IV, § 46) avev
sostenuto che, contrariamente all'opinione dei filosofi, la grammatica è una buon
2
guida per la logica - salvo poi a dover fare i conti egli stesso nel prosieguo

I La parte filosofica di Principia Mathematica è quasi esclusivamente dovuta a R ussell ed è per


questa ragione che nel corso del capitolo ci riferiremo a uno soltanto dei due autori dell'opera,
23 Idee simili nella sostanza a quelle di Frege, pur se in un contesto complessivo diverso, sono state
2 «On the whole, grammar seems to me to bring us much nearer to a correct logic than the current
espresse da Davidson 1979c, opinions of philosophers; in what follows, grammar, though not our master, will yet be taken as our