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Prof.

ssa Stefania Speranza


I.I.S. Balducci
a. s. 2018/2019

La malattia
mentale…..

Come FATTO
SOCIALE….
Almeno una persona su quattro sperimenta nel corso della vita
una malattia mentale. Se tutti prima o poi nella vita ci
imbattiamo nella sofferenza psichica, perché questo argomento
è ancora tabù? Come mai chi ne è toccato personalmente di
solito non ne parla, come se si trattasse di qualcosa da
nascondere o di cui vergognarsi?

Si chiama “stigma” il pregiudizio diffuso nei confronti di chi


soffre di un disturbo psichico, che porta a etichettare il malato
come “matto”.

Superarlo permetterebbe ai malati di accedere prima e


meglio alle cure, ma a giovarne sarebbe l’intera società.
Ma perché tendiamo a stigmatizzare
la malattia mentale?
Per un mix di 3 fattori….

1) Mancanza di conoscenza
tuttora non esistono marcatori biologici che permettano di individuare con
certezza una malattia mentale o di quantificare il rischio di svilupparla, così
come avviene per altre patologie come il diabete o l’infarto cardiaco. Le
diagnosi sono basate solo su aspetti del comportamento, valutati
soggettivamente dagli specialisti. Tanto è vero che in psichiatria non esistono
vere e proprie malattie, come nelle altre branche della medicina, ma
“sindromi”, cioè costellazioni di sintomi che si presentano insieme, a cui non
corrisponde però alcun danno anatomico o fisiologico riconoscibile.
La mancanza di conoscenze chiare favorisce
l’affermarsi di idee distorte e pregiudizi, alimentati
dai mezzi di informazione. I media, generalmente,
parlano di malattia mentale solo in relazione a
fatti di cronaca nera: “Ha ucciso perché depresso”,
“Ha avuto un raptus di follia”, “Era in cura con
2) Pregiudizi
psicofarmaci”. Secondo un’indagine inglese del
1996, il 66 per cento delle malattie mentali
rappresentate in Tv è associato alla violenza. Il che
porta a pensare che chi soffre di un disturbo
psichico sia una persona da evitare, potenzialmente
pericolosa, quando in realtà i crimini sono eventi
sporadici rispetto alla moltitudine di persone che
soffre di un malessere mentale.
Il risultato di questa cattiva informazione è che le persone tendono a
pensare che i disturbi psichici siano qualcosa di cui ci si debba vergognare,
che segnano per sempre e che per curarli si possa fare ben poco. Di solito
li inseriscono in un unico grande calderone cui assegnano l’etichetta di
“follia” o “pazzia”.

Un altro pregiudizio è quello dell’incurabilità: esistono invece molti


strumenti efficaci. E le cure hanno tanto più successo quanto più è
precoce la diagnosi. Purtroppo, a causa dello stigma, una persona che
soffre di un disturbo mentale decide di ricorrere alle cure dopo diversi
anni dall’esordio dei sintomi (in media 8 per i disturbi dell’umore, 9 per i
disturbi d’ansia), perdendo così del tempo prezioso.
3) Emarginazione.

a causa dello stigma chi soffre di un disturbo psichico viene spesso isolato.
Che l’isolamento sociale e la segregazione non abbia alcun beneficio per i
malati, e anzi aggravi la patologia, è un fatto ben noto, ben presente a
chi nel 1978 ha approvato la famosa legge 180, detta anche “legge
Basaglia” dal nome dello psichiatra veneziano che la promosse. Questa
legge, ancora in vigore, aboliva i manicomi e vietava di aprirne di nuovi:
al loro posto doveva essere creata una rete di centri ambulatoriali,
mentre i malati avrebbero dovuto essere progressivamente integrati nella
società. A impedire la sua reale applicazione resta lo stigma: poiché la
società non è preparata ad accogliere i malati più gravi, è in genere la
famiglia a farsi carico di loro, spesso senza alcun supporto sociale.
Una possibile soluzione è….

abbandonare i pregiudizi e guardare alla malattia mentale per


quello che è: una malattia come un’altra. Lo dimostra il fatto che
in Paesi come l’India, la Cina o il Ghana, in cui la malattia
mentale ha una connotazione positiva (è vista cioè come una fase
della vita, in cui la mente lavora in modo diverso, talvolta con
maggiore creatività), le conseguenze sono meno gravi.
Ma come modificare la percezione della malattia mentale?
Parlarne . “I malati dovrebbero smettere di nascondersi,
in particolare chi occupa una posizione tale da
liberamente…. influenzare le opinioni altrui, come i medici, gli
avvocati o i politici” (Kay Redfield Jamison)

Per Peter Chadwick la schizofrenia, e più


in generale le psicosi, amplificano la
Riconoscere le
creatività, la sensibilità sociale e risorse…
l’empatia.

Cambiare le In Giappone dal 2002 la parola


schizofrenia è stata ufficialmente sostituita
parole…. da “disturbo dell’integrazione”
Appare essenziale per raggiungere dei concreti
obiettivi di miglioramento di questo «stato di
cose»….
1. Incidere sulla percezione sociale attraverso un approfondimento del binomio
salute /malattia, che permetta di arrivare a considerare anche la «malattia
mentale» come un FATTO SOCIALE e non più PRIVATO;

2. Capire da dove derivano STORICAMENTE le credenze che hanno


costruito l’IMMAGINE della malattia mentale;

3. Servirsi degli studi di SOCIOLOGIA DELLA SALUTE per superare


DEFINITIVAMENTE la percezione della DIVERSITA’ come DEVIANZA….
Se pensiamo al concetto di SALUTE che
possediamo….
• consistente nell’integrità
STATO anatomica e funzionale del
FISICO nostro corpo

MODELLO
• Siamo «sani» quando BIOMEDICO
non abbiamo malattie
che intaccano questa
RESIDUALE integrità o sintomi che
possano metterla in
pericolo
La nostra condizione va
Il modello bio- al di là di una semplice
medico appare compromissione delle
INSUFFICIENTE funzioni del nostro
organismo

Ma se dal concetto
passiamo E’ la VITA nella sua
all’ESPERIENZA di globalità ad
esserne coinvolta…
ESSERE MALATI….

POSIZIONE ricoperta dall’individuo in un


Quello di MALATO è un determinato momento della sua vita, da cui SI
vero e proprio STATUS ATTENDONO COMPORTAMENTI E ATTEGGIAMENTI
DIVERSI da quelli della persona «SANA»…
E’ necessario così passare da un MODELLO BIOMEDICO
a un MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE
MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE DI SALUTE (Engel, 1977)
• E’ un modello integrativo, basato sulla teoria generale dei sistemi, che
superando il dualismo il riduzionismo del tradizionale modello medico,
sostiene che alla base delle alterazioni della salute ci sia un’interazione
dinamica di più fattori.

• Sulla base di questo, la diagnosi medica va a considerare l’interazione


degli aspetti biologici/psicologici/sociali nel valutare lo stato di salute e
prescrivere la terapia

In tale modello si enfatizza, pertanto (Bertini, 1988):

• Sia la specificità dei livelli di analisi della complessità


dell’organismo;
• Sia l’interdipendenza o l’integrazione fra i livelli
Già nel 1948, l’OMS definisce la SALUTE come…

STATO DI COMPLETO BENESSERE FISICO, MENTALE E


SOCIALE E NON SEMPLICE ASSENZA DI MALATTIA

L’OMS assegna agli Stati il compito di realizzare


opportune politiche tese a realizzare tale condizione
E’ necessario cominciare ad adottare nuove categorie di analisi …..

DISEASE o malattia intesa


Secondo l’Antropologia medica, in senso biomedico
una branca di studi che si dedica
alle dimensioni sociali e culturali
ILLNESS o esperienza
collegate a salute-malattia-cura-
soggettiva dello star male
guarigione

SICKNESS o malattia come status


E’ necessario distinguere
socialmente riconosciuto che
fra…
comporta ruoli specifici per il
soggetto
Individuare i fattori di ordine
sociale e relazionale che
possono incidere sul
benessere fisico e psicologico
degli individui

Offrire
consulenza La SOCIOLOGIA DELLA SALUTE Progettare
e appoggio interventi
ai servizi per la
socio- Si propone di …. promozione
samitari di tale
benessere

Identificare ed
esplorare la
dimensione socio-
culturale della
malattia
UNO DEGLI OGGETTI DI STUDIO DELLA
SOCIOLOGIA DELLA SALUTE E’….
Con questa espressione si fa riferimento nella percezione comune a…

Una condizione di Percezione, memoria,


alterazione delle linguaggio, ragionamento
logico, capacità affettive
normali funzioni e sociali della persona
psichiche
Nella persona «sana di
Da Freud in mente» si possono osservare
poi…sappiamo comportamenti nevrotici di
tipo compulsivo, ossessivo,
che il confine ansioso che non sono indice
fra «normalità» di malattia, ma hanno
e piuttosto un significato di
«patologia»…. ADATTAMENTO alla realtà
non è netto non razionale ma comunque
efficace
Ma come siamo
arrivati anche a
questa idea?

E’ il progetto di ricostruzione e
«diagnosi del presente» che
ha animato M. Foucault (1926-
1984) nel testo «STORIA DELLA
FOLLIA NELL’ETÀ CLASSICA»
del 1961
Uno «strano battello
ubriaco che fila lungo i
fiumi della Renania e i
canali fiamminghi»…

Si tratta de «La nave


dei folli» di H. Bosch
(1453 – 1516) del
1494….che si rifa’ alla
«Narrenschiff» di S.
Brandt (1458 – 1521)
opera allegorica
stampata nello stesso
anno del dipinto di
Bosch….
L’esperienza della follia sebbene Accadeva spesso che le autorità
causasse l’esclusione sociale, municipali affidassero i folli ai
comportava una sorta di reintegrazione battellieri, allontanandoli dalle mura
spirituale: il folle come «invasato» della città verso luoghi lontani….
divino…

Nel Medioevo….
La sostituzione del tema della follia a
La figura del folle gioca un doppio quello della morte non rappresenta una
ruolo: rappresenta una coscienza o vera e propria rottura: è sempre il nulla
monito per l’uomo tanto critico, quanto dell’esistenza ad essere preso in
tragico di LIMITE ALLE POSSIBILITA’ DEL considerazione non come termine
SAPERE UMANO esterno e finale, ma come condizione
interna, continua rispetto all’esistenza
stessa
Con la Reinassance, follia e ragione entrano in un rapporto molto
stretto…Essere ragionevoli implica la consapevolezza della loro
reciprocità e della loro inseparabilità…

Anche dietro l’influsso del


pensiero cristiano, la follia
nell’ETA’ CLASSICA perde i suoi
poteri inquietanti e minacciosi…

Non ci sarà più bisogno di far


vagare la follia sulle
navi…basterà trattenerla e
legarla.
Dalla BARCA all’OSPEDALE,
dall’IMBARCO
all’INTERNAMENTO
IL GRANDE INTERNAMENTO
Il 27 Aprile 1656 Luigi XVI fonda l’Hopital General a
Parigi: riorganizzazione amministrativa sotto un unico
nucleo di strutture che già esistevano (Bicetre, Salpetriere,
ecc.)

Nelle case di internamento – spesso gli antichi lebbrosari –


dappertutto in Europa vengono rinchiusi assieme condannati, giovani
senza casa, poveri, ammalati ed INSENSATI: una massa indistinta
che viene percepita come una MINACCIA ALL’ORDINE SOCIALE e
che pertanto deve essere sottoposta ad un regime ASSISTENZIALE e
REPRESSIVO

Sotto l’influsso del pensiero protestante, la povertà da


testimonianza della fede, assume il valore di
punizione…diviene quindi dovere morale di ogni
cristiano sopprimere la miseria…
L’andamento
dell’internamento segue
quello economico di uno
Stato

Durante i periodi di piena occupazione e


Con l’entrata dei venerei all’Hopital, di salari alti si utilizzano gli internati
la follia comincia a convivere con il come mano d’opera a basso costo
peccato: egli ha contratto il morbo a
causa di un’azione amorale. Si forma
così un legame tra SRAGIONE e
COLPEVOLEZZA, che l’alienato sente Nei periodi di crisi, invece, i disoccupati vengono
come un DESTINO e il medico come riassorbiti negli ospizi assicurando così lo Stato
UNA VERITA’ DI NATURA. dalle agitazioni e dalle sommosse

Il male assoluto è l’OZIO: si vuole formare una coscienza etica del lavoro che
viene percepito come rimedio a ogni forma di miseria e attraverso la fatica,
come riscatto alla punizione scaturita dal peccato originale
Nel XVII secolo l’INTERNAMENTO è riuscito a riunire fenomeni in passato
disgiunti: repressione del pensiero (incredulità, eresia), violenze contro il sacro
(bestemmie, riti e magie, profanazione), libertinaggio

Domandando e ottenendo
l’internamento, la FAMIGLIA diviene uno
Anche attraverso dei criteri essenziali della RAGIONE
la collaborazione
della FAMIGLIA

Comincia a stabilirsi un rapporto


stretto tra FOLLIA e MALE come
DELITTO
E NEL SECOLO DEI LUMI…

Anche dall’esterno si diffonde


Numerose proteste
una certa SENSIBILITA’
contro l’internamento
FILANTROPICA rivolta ai non
da parte degli stessi
malati di mente che meritano
«INTERNATI NON
una SORTE MIGLIORE
INSENSATI»
dell’internamento
Nel XVIII secolo la crisi economica che investe
tutte l’Europa spinge a recuperare tra gli internati
tutti coloro che possono essere ancora e
nuovamente UTILI AL PROCESSO PRODUTTIVO

Nelle case di internamento


restano gli INSENSATI,
considerati IRRECUPERABILI
IL XIX SECOLO E LA MEDICALIZZAZIONE DELLA FOLLIA
Secondo Foucault DUE EVENTI fondano i MITI alla
base del prestigio della psichiatria moderna

La liberazione degli
La ristrutturazione delle
incatenati di Bicetre,
forme d’asilo in
nel 1795, per
Inghilterra per iniziativa
opera dello
del quacchero Samuel
psichiatra Pinel
Tuke (1784 – 1857).
(1745 – 1826).
Come afferma Foucault
«nelle intenzioni di Tuke si trattava di precostituire
un ambiente che imitasse le forme più antiche, più
pure e più naturali della coesistenza: ambiente più
umano ma anche il meno sociale possibile. In realtà,
egli ha ritagliato la struttura sociale della famiglia
borghese, l’ha ricostituita simbolicamente nell’asilo e
l’ha lasciata andare alla deriva nella storia»
Elementi del RITIRO….

• SORVEGLIANZA

• GIUDIZIO
• AUTORITÀ

• LAVORO COME CURA MORALE


La liberazione dalle catene di Pinel….
Quando Pinel libera ogni Al malato viene rivolto un
INSENSATO dalle catene a cui SILENZIO…alla
era legato…. coercizione fisica si
sostituisce una libertà che
si scontra con la
solitudine…
Nell’asilo di Pinel vige un giudizio di
colpevolezza continuo: attraverso
l’uso ripetuto della doccia, il malato
arriva a riconoscere la sua colpa
Tuke e Pinel trasmettono dei
VALORI MITICI che la
PSICHIATRIA del XIX secolo
accetterà come evidenze di
natura
Tutto il XX secolo vedrà l’isolamento Dai SALASSI alle IMMERSIONI
e la psichiatrizzazione della NELL’ACQUA GELIDA…
malattia mentale attraverso pratiche Fino ad arrivare a trattamenti
di controllo e trattamenti violenti estremi come la LOBOTOMIA
all’interno dei MANICOMI…dal (l’asportazione o la recisione di
greco «manìa» o «pazzia» e lobi frontali della corteccia
«koméo» o «curo»…. cerebrale) o l’ELETTROSHOCK
(l’induzione di convulsioni
L’esperienza del disagio mentale tramite brevissime scariche
è stata disumanizzata… elettriche sul cervello)…

Ci si è concentrati solo sulla malattia…dimenticando il


malato nella sua globalità di «corpo» e «anima»….
Da questa come da altre note
fotografie di Gianni Berengo
Gardin (nato nel 1930)…..sono
state rese note le condizioni
disumane in cui gli «ospiti» dei
manicomi sono restati fino alla
nota Legge 180/78…cosiddetta
«LEGGE BASAGLIA», dal nome del
suo autore e fondatore di quel
movimento, denominato
«ANTIPSICHIATRIA»…CHE
dall’interno dell’ambiente
psichiatrico ha generato un moto
di grande RIVOLTA
SOCIALE….confluita
nell’abolizione delle suddette
strutture manicomiali….
Trattandosi di una «legge quadro»…ciascuna
Regione avrebbe dovuto legiferare la propria
legge di «soluzione»…

Ebbe così effetti diversi nelle


diverse zone del territorio
nazionale

In generale, le nuove strutture territoriali furono rese


operative con grandi ritardi e difficoltà organizzative,
e occorsero molti anni prima che tutti i manicomi
fossero davvero chiusi