Sei sulla pagina 1di 12

LA LEGGE DI STEVINO

Fascia d’età
13-15 anni

Osservazioni da cui trae spunto la proposta di lavoro e


descrizione sintetica degli obiettivi didattici
In continuità con quanto proposto nella parte “Il principio di Pascal”, si suggerisce agli insegnanti
un approccio basato su osservazioni ed esperienze in classe accompagnate dall’utilizzo dell’
ipertesto per approfondire la riflessione sull’andamento della pressione all’interno di un liquido.

Tenendo presenti le attività proposte e gli approfondimenti suggeriti nell’ipertesto nella sezione
riguardante Pascal, si propongono attività centrate sull’andamento delle pressioni in seno al liquido e
sulle pareti del recipiente per effetto dell’azione del campo gravitazionale in modo da giungere alla
legge di Stevino.

Si evidenzia come la sovrapposizione di un campo gravitazionale alle forze di superficie dà luogo a


una distribuzione delle forze trasmesse all’interno del liquido e sulle pareti che non è più isotropa: la
pressione aumenta linearmente con la profondità.
Gli studenti vengono coinvolti in attività che consentono di confermare capacità di eseguire misure,
individuare l’incertezza dei risultati, costruire una tabella con i dai sperimentali, riportare in grafico
i dati e comprendere il significato fisico della pendenza dei grafici ottenuti.

Elenco delle attività


1 – Pressione dovuta alla gravità
2 – Prime indagini sulla legge di Stevino
3 – La pressione idrostatica

Le attività, indicate costituiscono premessa essenziale al lavoro di approfondimento da


compiere con l’ipertesto.
Stima del tempo necessario per lo svolgimento delle attività
con gli allievi
6 ore
SCHEDA ATTIVITA’ 1

PRESSIONE DOVUTA ALLA GRAVITÀ

Caratteristiche generali
luogo: in classe
materiali usati: due bottiglie di plastica da mezzo litro o da un litro e mezzo, private di ogni
etichetta. Tubetto di vetro o di plastica rigida, lungo circa 1 metro, da collegare ad una delle
bottiglie mediante un tubetto di gomma fissato al tappo della bottiglia. Una vaschetta di plastica
su cui disporre le bottiglie e raccogliere l’acqua degli zampilli.
Indicazioni sui materiali: Bottiglie di acqua minerale o di altre bevande. E’ preferibile che siano
cilindriche con incavi anulari. La vaschetta di plastica può essere un sottovaso lungo e stretto,
reperibile presso un negozio di fiori o presso un vivaio.

Attività di preparazione e relative modalità


Si suggerisce di usare due bottiglie di plastica nelle cui pareti siano stati praticati dei piccoli fori.
Una bottiglia va riempita d’acqua, chiusa e disposta orizzontalmente sul vassoio; l’altra, dopo
essere stata a sua volta riempita d’acqua, va collegata ad un tubetto verticale e coricata sul vassoio,
come è indicato in figura. Anche il tubetto va riempito d’acqua. E’ bene che i fori praticati nelle due
bottiglie siano in posizioni analoghe.

Per collegare il tubetto verticale alla bottiglia si può forare un tappo di sughero (o di gomma),
infilare nel tappo un corto tubetto metallico e collegare tale tubetto a quello verticale con un tubetto
di gomma, come mostra la figura:
Suggerimenti per la presentazione e per la gestione
dell’attività
E’ bene far notare agli studenti che quando si preme con una mano la bottiglia chiusa con il tappo si
osserva che gli zampilli d’acqua di questa e quelli che fuoriescono dalla bottiglia collegata al
tubicino verticale pieno d’acqua hanno un andamento analogo.

Suggerimenti per la discussione con gli studenti


E’ bene discutere con gli studenti per verificare se collegano quanto stanno osservando con l’attività
svolta in precedenza e con quanto hanno approfondito utilizzando l’ipertesto.
Dovrebbe emergere dalle loro osservazioni il fatto che l’acqua nella bottiglia munita di tubetto
verticale mostra un comportamento identico all’acqua contenuta nell’altra, cioè uno stato di
compressione descritto dal principio di Pascal, indipendentemente dal fatto che a comprimerla non
sia una mano (o un pistone come in una siringa o nella sfera di Pascal) ma sia la colonnina d’acqua
contenuta nel tubetto verticale. Tale colonnina d’acqua può essere considerata come una specie di
pistone che, con il suo peso, agisce sul liquido contenuto nella bottiglia.
In realtà, poiché alla fuoriuscita dell’acqua degli zampilli corrisponde una rapida diminuzione del
dislivello nel tubetto, gli zampilli stessi si affievoliscono rapidamente. In questa fase si nota che dai
fori più bassi gli zampilli continuano a uscire con velocità maggiore che da quelli più alti. La cosa è
dovuta al fatto che sull’acqua posta più in basso “pesa” non solo il “pistone” costituito dal liquido
nel tubetto, ma anche l’acqua stessa nella bottiglia. In altre parole il sistema non è nettamente
separabile in una sezione “attiva” (l’acqua nel tubetto) e in una “passiva” (l’acqua nella bottiglietta)
se non in modo approssimativo specialmente quando il tubetto non è pieno fino in cima e lo
spessore della bottiglietta non può considerarsi molto piccolo rispetto al dislivello che “produce” la
pressione.

La separazione dei “ruoli” tra acqua che comprime e acqua che viene compressa si realizza, invece,
in un recipiente “ideale” che può essere proposto ai ragazzi mediante un disegno come quello
indicato nelle figura seguente.
Si tratta di un sottile disco cavo orizzontale munito di un tubetto verticale collegato
al disco in una posizione qualunque. Il recipiente è pieno di liquido fino all’orlo del tubetto.
Nel liquido contenuto nel disco si stabilisce una pressione uniforme, come dentro la boccia di
Pascal; il valore di questa pressione si ricava in base al peso dell’acqua contenuta nel tubetto
verticale, precisamente come rapporto tra il peso della colonnina liquida e l’area della base:
dghA
p= = dgh
A
Tale relazione esprime la legge di Stevino.
E’ bene far notare che, nel disco, questa pressione genera forze sulle pareti secondo le modalità già
studiate nelle attività osservative e con il lavoro svolto con l’ipertesto relativamente a Pascal, cioè in
direzione perpendicolare alle pareti e verso diretto dall’interno all’esterno. Se infatti si aprissero dei
fori in qualunque punto del disco (anche nella parete superiore) sgorgherebbero zampilli diretti
secondo la direzione e l’intensità di tali forze; una membrana elastica stesa su una eventuale
apertura praticata nella parete superiore sarebbe spinta a flettersi verso l’alto, indipendentemente dal
fatto che la forza che comprime l’acqua nel disco è diretta verso il basso, ecc.
E’ interessante il fatto che la massa di liquido contenuta nel disco può essere messa in pressione da
una quantità di liquido anche molto minore, purché sia contenuta in una colonnina alta (e sottile in
conseguenza).
Nell’ipertesto si parte proprio da questa situazione ideale per riconoscere la validità della legge di
Stevino per qualunque configurazione del recipiente.
SCHEDA ATTIVITA’ 2

PRIME INDAGINI SULLA LEGGE DI STEVINO

Caratteristiche generali
luogo: in classe
materiali usati: un recipiente di vetro, un tubo rigido (di plastica o di vetro) del diametro di circa
3 cm, lungo circa 25 cm e aperto ai due estremi, un dischetto avente diametro leggermente
superiore al diametro esterno del tubo, supporto, pesetti, filo sottile, mastice.
Indicazioni sui materiali: si tratta di materiale facile da reperire; bisogna solo assicurarsi che il
dischetto sia liscio e piano e così pure che lo siano i bordi inferiori del tubo.

Attività di preparazione e relative modalità


La strumentazione è relativamente semplice: un tubo aperto ad entrambe le estremità è fissato a una
colonna che lo tiene sospeso all’interno di un recipiente di vetro (Figura).

Un dischetto, di diametro leggermente superiore al diametro esterno del tubo, può chiudere
quest’ultimo se viene tenuto aderente all’apertura inferiore del tubo mediante un sottile filo, fissato
con il mastice al centro del dischetto (il filo è, dunque, all’interno del tubo).
Suggerimenti per la presentazione e per la gestione
dell’attività
PARTE 1
In assenza di acqua, il rilascio del filo provoca la immediata caduta del dischetto. Se invece si versa
dell’acqua nel recipiente fino a un livello di qualche centimetro al di sopra del dischetto avendo
cura di tenere quest’ultimo aderente al fondo del tubo si nota che, abbandonando il filo, il dischetto
non cade. Si potrebbe avviare una breve discussione con gli alunni ponendo domande del tipo:
come può rimanere attaccato il dischetto quando non è sostenuto dal dito?; Che cosa sostiene ora il
dischetto?..
La discussione dovrebbe condurre alla condivisione dell’idea che l’acqua “spinge” verso l’alto con
una forza superiore al peso del dischetto. Si possono infatti aggiungere dei piccoli pesi al dischetto,
deponendoli delicatamente (mediante tratti di filo analogo a quello collegato al dischetto) sul
dischetto stesso al fondo del tubo senza provocare il distacco. Può essere questo il momento di
precisare che le forze esercitate da liquidi in quiete su porzioni di superficie delle pareti dei
contenitori o di altri oggetti a contatto del liquido sono chiamate “spinte idrostatiche”.

L’aggiunta di pesetti può continuare fino a un certo punto, quando si produce il distacco del
dischetto: il “carico” (costituito dai pesetti e dal dischetto) ha superato il valore della forza
esercitata dall’acqua.

PARTE 2
Per studiare le caratteristiche della forza esercitata dall’acqua si possono ripetere le prove dopo
avere innalzato il livello dell’acqua nel recipiente (o avere abbassato il livello dell’estremità
inferiore del tubo) in modo che gli studenti possano notare che il distacco del dischetto si verifica in
corrispondenza di un numero di pesetti tanto maggiore quanto più grande è il dislivello (e viceversa,
se si opera riducendo il dislivello tra superficie dell’acqua nel vaso ed estremità inferiore del tubo).
E’ bene effettuare le prove in modo che venga intuito dagli studenti che con una procedura come
quella usata finora (che prevede l’aggiunta di pesetti mantenendo fisso il dislivello) non é possibile
individuare il valore della forza di carico “limite” (capace cioè di equilibrare la forza esercitata
dall’acqua sul dischetto).
Suggerimenti per la discussione con gli studenti
Potrebbe essere utile discutere insieme agli alunni su come procedere per poter valutare la forza di
carico “giusta”, cioè la forza che fa equilibrio alla spinta esercitata dal liquido sul dischetto. La
misura di tale forza è importante perché consente di correlare la spinta idrostatica alla profondità a
cui si trova il dischetto.
Si può arrivare con gli alunni a riconoscere che i modi di procedere possono essere due:
a) Per un dato dislivello, aumentare il carico con continuità fino ad ottenere il distacco del
dischetto. I pesetti possono essere sostituiti, per esempio, da sabbia o da pallini di caccia:
ciò, però, comporterebbe inconvenienti nel ripetere le prove con diversi valori del dislivello
(i pallini, al momento del distacco, cadrebbero nel fondo del recipiente e sarebbe
macchinoso il loro recupero, ecc.).
b) B) Per un dato carico (cioè un dato numero di pesetti), diminuire con continuità il dislivello
fino ad ottenere il distacco del dischetto. Ciò si può ottenere facendo defluire acqua dal
recipiente.
Tra le due strategie è decisamente più comodo scegliere la seconda.
E’ importante inoltre far notare che il metodo usato (determinare il valore della spinta idrostatica
mediante la conoscenza della forza che fa equilibrio alla forza di valore incognito) è utilizzato
frequentemente in fisica per valutare forze incognite.
SCHEDA ATTIVITA’ 3

LA PRESSIONE IDROSTATICA

Caratteristiche generali
luogo: in classe
materiali usati: un dispositivo analogo a quello usato nell’attività precedente, ma munito di un
rubinetto.

Suggerimenti per la gestione dell’attività


L’esperienza può essere condotta secondo la seguente sequenza di operazioni:

1. Fissato il tubo al suo supporto, lo si introduce nel recipiente, che ancora non contiene
acqua. Durante tale operazione il dischetto, già collocato all’imboccatura inferiore, va
sostenuto mediante il filo.
2. Tenendo teso il filo per fare aderire bene il dischetto al fondo del tubo, si riempie di
acqua il contenitore, dopodiché si può rilasciare il filo senza che il dischetto si stacchi
dal tubo.
3. Si apre il rubinetto e si lascia defluire lentamente l’acqua dal recipiente, tenendo sotto
osservazione continua il livello dell’acqua lungo il tubo graduato.
4. Nel momento in cui il dischetto si stacca dal fondo del tubo si prende nota della quota
raggiunta dall’acqua rispetto alla base del tubo. Questa quota, ovvero la profondità a cui
si trova la faccia inferiore del dischetto rispetto alla superficie libera del liquido, è
leggibile sulla graduazione del cilindro con una incertezza dell’ordine del mezzo
centimetro. In questa prima prova il “carico” è costituito dal peso stesso del dischetto.
5. Defluita tutta l’acqua, mediante il filo che è rimasto con l'estremità libera a ridosso della
apertura superiore del tubo, si richiama il dischetto ad aderire al fondo del tubo e si
riempie di nuovo il contenitore, come in 2.).
6. Si aggiunge un pesetto deponendolo delicatamente sul fondo del tubo (cioè sul dischetto)
mediante il suo filo, la cui estremità viene lasciata penzolare dal bordo superiore del
tubo. Conviene operare usando dapprima i pesetti di minor valore: in tal modo il
dislivello iniziale impedirà il distacco del dischetto.
7. Si apre il rubinetto e si lascia defluire lentamente l’acqua, senza perdere di vista il livello
lungo la graduazione. Il distacco avverrà in corrispondenza di un dislivello maggiore che
nel caso di dischetto scarico; si prende nota di tale dislivello.
8. Si ripete la sequenza delle operazioni ponendo ogni volta un peso diverso(più grande)
sul dischetto prima di far defluire l’acqua.
9. Ogni volta va annotata la massa del pesetto (o dei pesetti) e la profondità del dischetto
al momento del distacco.

Si riportano i dati su una tabella del tipo:


Tabella 1 – Valori dei pesi in funzione dell’altezza dell’acqua sul cilindro graduato

Dopo le prime misure può essere interessante far prevedere agli studenti l’altezza dell’acqua nel
cilindro alla quale pensano che il dischetto cada, in modo da verificare se intuiscono il tipo di
relazione che lega le due grandezze.
Agli studenti va poi affidato il compito di riportare su un grafico i dati della tabella in modo che
possa essere evidenziata la relazione di proporzionalità diretta.

Modalità di analisi dei risultati raggiunti


Come si è detto, la prima elaborazione che si può fare dei dati ottenuti dalle varie prove consiste
nella costruzione del grafico della forza esercitata dall’acqua in funzione del dislivello. Tale forza
può essere considerata risultante di un sistema di forze distribuite sul dischetto, e dovuta alla
pressione dell’acqua alla profondità alla quale si trova il dischetto. La relazione tra l’intensità della
F
forza e la pressione è p = , dove F è la forza esercitata dall’acqua (pari al peso di dischetto e
a
pesetti al momento del distacco) e a è l’area del cerchio avente come diametro il diametro esterno
del tubo.

A titolo di esempio vengono riportati i risultati di una prova effettuata con un apparato dotato di
cinque pesetti aventi le masse di 10, 10, 20, 20 e 50 grammi; un dischetto di plexiglas di massa pari
a 18 grammi; un tubo (lungo circa 25 centimetri) con diametro esterno di 3 centimetri (l’area
corrispondente di 7 cm2).
Per quanto riguarda le masse, trattandosi di componenti di una pesiera, si è ritenuto di non dovere
esprimere incertezze circa i loro valori. (Anche il dischetto era stato pesato con una bilancia di
buona sensibilità). Per quanto riguarda i dislivelli, si è convenuto di ritenere accettabile una
incertezza di mezzo centimetro. Tale valore non è stato riportato nella tabella 2 che raccoglie i dati
ma è indicato dalla barra di incertezza sul grafico corrispondente.
Tabella 2

Riportati in grafico i valori della tabella, l’andamento dei punti sperimentali si sovrappone bene a
una retta passante per l’origine, il che consente di ritenere il valore della pressione dell’acqua
direttamente proporzionale alla profondità.

18

16

14

12
Pressione (100 Pa)

10

0
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18
Dislivello (cm)

I ragazzi dovrebbero riconoscere che tale relazione è espressa algebricamente da una formula del
tipo p = kh , dove h è la profondità e k è una costante. Si può far notare che questa costante si
esprime in N/m3 (unità di misura del peso specifico) e che il suo valore, desumibile dalla pendenza
della retta sul grafico, è molto vicino a 104 N/m3, cioè al valore del peso specifico dell’acqua.
L’idea che si possa pensare al peso specifico del liquido come al fattore di proporzionalità tra
pressione e profondità, può essere confermata da prove, analoghe a quelle descritte, condotte
usando altri liquidi (ad es. glicerina, alcol,...) al posto dell’acqua.
Sui grafici che riportano la pressione in funzione del dislivello i punti si allineano secondo rette
passanti per l’origine aventi pendenze di valori molto vicini a quelli del peso specifico dei liquidi
utilizzati.
Si può concludere che la pressione idrostatica di un liquido in un punto a profondità h dalla
superficie libera è data dalla formula p = p s h (ps indica il peso specifico del liquido).
Ricordando che il peso specifico può essere espresso come prodotto della densità d per
l’accelerazione di gravità g, la relazione precedente può essere scritta come:
p = dgh
relazione che esprime la “legge di Stevino”.