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In ogni caso il momento amministrativo non è totalmente estraneo al governo.

Difatti quando il
governo, espressione delle forze politiche di maggioranza, si ingerisce nell’amministrazione, vi
introduce un elemento di politicità. Ma il nostro ordinamento introduce una tendenziale distinzione tra
politica ed amministrazione, in occasione della disciplina dell’organizzazione del lavoro presso le PA
(d.lgs. 29/1993 sostituito dal d.lgs. 165/2001). Tale disciplina delinea le attribuzioni della componente
politica e di quella non politica. L’attuale normativa è orientata in senso garantista, mirando ad
escludere che la PA diventi un mero apparato subordinato agli organi politici, i quali, comunque,
possono controllare ed indirizzare il livello più alto dell’amministrazione: la dirigenza. Difatti in alcuni
casi sussiste uno stretto vincolo fiduciario tra organo politico e vertice dirigenziale, tale che gli
incarichi cessano decorsi i 90 giorni dal voto sulla fiducia al nuovo esecutivo dando vita al fenomeno
dello spoil system. In tale ipotesi la separazione tra politica ed amministrazione risulta attenuata.

I principi costituzionali della PA sono:


• Principio di Responsabilità, enunciato dall’articolo 28 della costituzione <<I funzionari ed i
dipendenti dello stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali,
civili e amministrative degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile
si estende anche allo Stato e agli enti pubblici>>. Con il termine responsabilità il costituente si
riferisce alla assoggettabilità ad una sanzione dell’autore di un illecito. E’ un principio di
immedesimazione organica. Infatti i soggetti della PA non operano in semplice rappresentanza
dell’amministrazione ma si immedesimano con essa. Possono essere anche presi provvedimenti
disciplinari. Secondo il principio di responsabilità amministrativa, il funzionario risponde in solido
con l’amministrazione.
• Principio di Legalità, enunciato dall’articolo 97 della costituzione. Secondo tale principio
l’attività della PA deve essere disciplinata dalla legge. Su questo principio si basa la tutela
giurisdizionale. Ha connotazioni che trascendono la mera legittimità. Si caratterizza per 3
accezioni:
1. Legalità come non contraddittorietà, intesa come non contraddittorietà dell’atto
amministrativo rispetto alla legge. Questa accezione di legalità corrisponde all’idea di una PA
che può fare ciò che non sia vietato dalla legge. Siffatta opinione è stata poi superata in virtù
dell’elaborazione delle tesi sulla legalità formale e sostanziale.
2. Legalità in senso formale, il principio di legalità richiede oltre alla contraddittorietà,
anche che l’azione amministrativa abbia uno specifico fondamento legislativo. Si tratta del
principio di legalità inteso come conformità formale. La PA deve agire nelle ipotesi ed entro i
limiti fissati dalla legge che le attribuisce il relativo potere, quindi la PA per agire ha bisogno
di una norma giuridica che l’autorizzi ad agire.
Legalità in senso sostanziale, esiste poi l’accezione di legalità intesa come conformità sostanziale. La PA deve agire non
solo entro i limiti di legge, ma in conformità della disciplina sostanziale posta dalla legge stessa. La legge carica la PA
di contenuti e modalità. La legge le attribuisce un potere e indica i contenuti che l’attività della PA deve avere. Questa
concezione si ricava dalle ipotesi in cui la costituzione prevede una riserva di legge (artt. 13,23,41,51,52), che è molto
diversa dal principio di legalità. La riserva di legge riguarda il rapporto tra Costituzione, legge ed amministrazione e,
imponendo