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TC 580002

Sentirete una canzonetta


Affetti musicali tra Rinascimento e Barocco
Musical “Affetti” of the Renaissance and Baroque period

In Tabernæ Musica

Patrizia Durando
soprano / soprano

Massimo Lombardi
oud, liuto, arciliuto, chitarra barocca, tiorba
oud, lute, archlute, baroque guitar, theorbo

Donato Sansone
flauto dolce, arpa medievale, cromorno, saz, percussioni, canto
recorder, harp, cromorne, saz, percussions, voice

Massimo Sartori
flauto dolce, viola da gamba
recorder, viola da gamba

Silvano Arioli
clavicembalo
harpsichord

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Track 1 Track 2
Enrico Radesca di Foggia (sec. XVI -1625) Giuseppino del Biado (sec. XVII)
Santì la bell’istoria –La Ballouria in lingua piemontese Fuggi Fuggi
Da Thesoro Amoroso, Da Arie, musica manoscritta,
Il primo libro delle canzonette a tre et quattro voci, Biblioteca del Conservatorio di musica
Milano, 1599
Luigi Cherubini di Firenze - IT-FI0035;
Codice Barbera, Segnatura: 85. Arm.o A;
Santì la bell’istoria
che vol’mmar con té, CF.83 c 17.v; DAM.1965
della nostra Ballouria
chi s’mmusa d’fé, Fuggi Fuggi Fuggi da questo cielo
tant bella e tanta lesta aspr’e duro spietato e gielo.
cand alle nostra festa, lira, Tu che tutto imprigioni e leghi
viva l’amor, viva l’amor, ne per pianto ti frangi o pieghi,
tutta la Città sfà grand’onor. fier tiranno, Giel dell’anno
fuggi fuggi fuggi la dove il verno
Perché ch’chesta danza sù le brine ha seggio eterno.
s’usau anticament,
Vieni vieni candida vien vermiglia
per fer gio i sanza,
tu del mondo sei meraviglia.
ogn’un ven allegrament,
tuit chigl d’la Campagna, Tu nemica d’amare noie
e chigl d’la Montagna, lira, dà ad anima delle gioie,
tant i bovè come i vachè, messaggera per Primavera,
venho à belle stroppe con i gosè. tu sei dell’anno la giovinezza,
tu del mondo sei la vaghezza.
Ogn’un soa ghisa Vieni vieni vieni leggiadra e vaga
strouva accomodà, Primavera d’amor presaga.
che s’butta una camisa, Odi Zefiro che t’invita
chi na pezza lavorà, e la terra col ciel marita,
d’sea ancarnadina,
al suo raggio venga Maggio,
giauna v’rda, turchina, lira,
pieno il grembo di bei fioretti,
con i color, con i color,
vien su l’ali de’ zefiretti.
d’la Margiolinetta, viva l’amor.

I marodo ch’al havea


un paira d’sonaion,
attacà alla corea,
ch’fasen badin badon,
ogn’un ch’lo buccava
a sna meravigliava, lira,
ò che bel giou, ò che bel giou,
tutta la canaglia iandava à prou.

Viva, viva l’usanza


e tutti i nostr’antigh,
ch’han fait ‘sta bella danza
con tanti bei antrigh:
Turin e la sua fama,
e viva ancor chi l’ama, lira,
viva i sonai, viva i sonai,
viva la Balloura, en’moura mai.

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Track 3 Track 6
Andrea Falconieri (1585 ca-1656) Enrico Radesca di Foggia (sec. XVI-1625)
Begli occhi lucenti Sy vos pretendeys quererme – Canzonetta spagnola,
Da Libro primo di villanelle a 1,2,3 voci, qui scritta à gusto d’un Cavaliero.
Roma1616 Da Il secondo libro delle Canzonette Madrigali,
et Arie alla romana a due voci, per cantare,
Begli occhi lucenti et sonare con la spinetta, chitarrone,
ch’a forza di foco et altri simili stromenti, Milano, 1606.
in riso, e in gioco
tornate i tormenti; Sy vos pretendeys quererme
se tanto v’honoro quereros e siempre yo.
volgete pietosi
quei raggi amorosi. Y sy no no no
Vedete, ch’io moro.
Querer bien y ser querido
A pena respiro  es un bien muy celebrado,
nel grave mio duolo como amar sin ser amado
e l’alma sul volo qu’es un muy triste partido,
si sta d’un sospiro; sy el amor que os è tenido
e pur’io non miro me mostrais contento estoy.
se non feritate,
o fulgidi lumi Y sy no no no
portate pietate.
Padezer sin esperar
ningun’Amante lo quiera,
puis con el bien que s’espera
un dolor se ha da passar,
sy en Amor pensays pagar
quereros e syempre yo.

Y sy no no no

La primiera vez que os vi


señora sy os acordays,
muy faborecido fui
de a questo que me negays,
quereros e sy me days
lo que allì se me mostrò.

Y sy no no no

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Track 7 Track 9
Giovanni Felice Sances (1600-1679) Tommaso Pace da Perugia (dal libro di) Tomma-
Usurpator tiranno so Pace da Perugia 1638
Da Cantade di Gio. Felice Sances, Stà pur ben nostro bel fusto – sopra la Follia
Libro primo parte prima, Venezia 1633 Da Poesie amorose, Biblioteca Estense e
Universitaria, Modena, Raccolte Campori,
Usurpator tiranno Camp.App.719=Gamma.I.5.5, sec. XVII
della tua libertà sia Lilla altrui,
che da gl’imperi sui Stà pur ben nostro bel fusto
non riceve il mio amor, perdita o danno. sul bastone a far cù cù,
che parete giusto giusto
Faccia’l geloso amante, la consorte di Belzebù.
che non t’oda ben mio, che non ti miri.
Saranno i miei sospiri Vostro viso appunto pare
a suo dispetto d’amator costante. sono stato a dir di chi,
e pensate innamorare
Procuri pur ch’io sia più di cento, e mille il dì.
esule dal tuo affetto e dal tuo core,
che non farà ch’amore Ad hogn’hora spesso io sento
abandoni già mai l’anima mia. il nostr’uscio [far] tic toc,
e a ogni un che porta argento
Di sdegno, in frà gl’ardori, pronta date il lic el loc.
armi la voce a strazii miei rivolto;
non potrà far, il stolto, Che voi siate tutta untume
che se ben tù non m’ami io non t’adori. farei torto a dir di no,
per levarvi il sudiciume
Ma che val, ch’il rival basterebbe appena il Po.
non mi possa impedir ch’io non ti brami,
se per far ch’io non ami Tu di star più sul sussiego
l’adorar giova poco, amar non vale. far di manco puoi con me,
ch’io ti giuro per Don Diego
Meta de tuoi diletti, ch’io t’ho in C., amor e te.
fatto e novo amator vago e felice,
a cui concede e lice
il tuo voler del cor gl’ultimi accenti.

Seguane ciò che vuole,


adorerò com’adorai’l tuo nome.
Le luci tue, le chiome
saranno del mio cor catena e sole.

Sii pur Lilla crudele,


tenti per tormentarmi angosce e affanni;
non mi daranno gl’anni
altro titolo mai che di fedele.

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Track 10 Track 11
Giovanni Felice Sances (1600-1679) Vincenzo Calestani (1589-dopo 1617)
Accenti queruli Damigella tutta bella
Da Cantade di Gio. Felice Sances, Da Madrigali et arie: per sonare et cantare
Libro primo parte prima, Venezia 1633 nel chitarrone leuto o clavicembalo a una,
e due voci […], Venezia 1617
Accenti queruli spiegate all’aure
o augelletti garruli, Damigella tutta bella,
com’io lamenti, versa versa quel bel vino,
caldi sospiri vital, fa che cada la rugiada
del cor respiri vital, distillata di rubino.
mando dal seno ai venti,
miei sospir, miei respir, Ho nel seno rio veleno
o miei lamenti. che vi sparse amor profondo,
Andate languidi nel duol soliciti, ma gittarlo e lasciarlo
alla mia Lidia dite ch’io spiro, vò sommerso in questo fondo.
dite ch’io moro pien di martiro,
senza fatal ristoro, Damigella tutta bella,
ch’io spiro con martir, di quel vin tu non mi sazi,
dite ch’io moro. fa che cada la rugiada
Che forse placida, qual pria fu rigida, distillata di topazi.
ai pianti a gemiti
vi darà pace, vi darà vita, A che spento io non sento
ne più si audace dirà il furor degli ardor miei,
non merta aita; men cocenti, meno ardenti,
ma all’audace in amor dò pace e vita. sono oimé gli incendi etnei.
Ch’in sguardo rigido bellezze angeliche
furò dell’anima, trasse l’ardore, Nova fiamma più mi infiamma,
squarciò’l bel velo, rubbò l’honore arde in cor foco novello,
con finto zelo, se mia vita non s’aita
o mio ardor, o mio honor, ah ch’io vengo un Mongibello.
squarciato velo.
Ma più fresca ogn’hor cresca
Dirà cosi la misera dentro me si fatta arsura,
e voi sospiri rispondete a lei. consumarmi e disfarmi
Lidia, se taci ancor vergine sei, per tal modo ho per ventura.
che quando sfogai teco l’ardor mio
altri non fù che Lidia, Amor ed io.

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Track 13 Track 14
Tarquinio Merula (1595 ca-1665) Pellegrino Possenti (sec. XVII)
Folle è ben che si crede De miei preghi tutt’altera
Da Curtio preciptato et altri capricij […], Da Accenti Pietosi D’Armillo,
Venezia 1638 Venezia 1625

Folle è ben che si crede De miei preghi tutt’altera,


che per dolci lusinghe amorose sdegnosetta, ritrosetta,
o per fiere minaccie sdegnose l’amorosa mia guerriera.
dal bel idolo mio ritraga il piede. La mi fugge, la mi strugge,
Cangi pur suo pensiero, ne si cura ohime ch’io pera.
ch’il mio cor prigioniero
spera che goda la libertà. E crudel oltre il costume
Dica, chi vuole dica chi sa. non più prezza,
ma disprezza,
Altri per gelosa de miei pianti il largo Fiume.
spiri pur empie fiamme dal seno, Ne l’accenti,
versi pure Megera il veneno, ne i lamenti,
perché rompi al mio ben la fede mia. placar ponno il mio bel nume.
Morte il viver mi toglia,
mai fia ver che si scioglia S’io la seguo coi bel’occhi
quel caro laccio che preso m’ha. ei mi mira
Dica, chi vuole dica chi sa. e s’adira,
onde il cor par che trabocchi.
Ben havrò tempo e loco Di timore,
da sfogar l’amorose mie pene, di terrore,
da temprar de l’amato mio bene tante fiamme avien, che scocchi.
e de l’arso mio cor, l’occulto foco.
E tra l’ombre e gli orrori Che farò benigno Amore,
de nutturni splendori che coi strali
il mio ben furto s’asconderà. immortali
Dica, chi vuole dica chi sa. mi ferissi l’alma e’l core,
se sdegnosa,
se ritrosa,
ei mi fugge a tutte l’hore.

Sciogli dunque il crudo laccio,


le Catene,
le mie pene,
cosi spento il foco, e’l ghiaccio.
Scioglierai,
priverai
ei di loco, e me d’impaccio.

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Track 15 Track 17
Andrea Falconieri (1585 ca-1656) Claudio Monteverdi (1567-1643)
O bellissimi capelli Sì dolce è il tormento
Da Libro primo di villanelle a 1,2,3 voci, Da Quarto scherzo delle ariose vaghezze,
Roma1616 Venezia 1624
 
O bellissimi capelli, Sì dolce è il tormento
miei dolcissimi diletti, che in seno mi sta,
amorosi serpentelli, ch›io vivo contento
che ritorti in anelletti per cruda beltà.
discendete in fra le rose Nel ciel di bellezza
de le guance rugiadose. s›accreschi fierezza
et manchi pietà,
Vive fiamme ond’il cor arse, che sempre qual scoglio
belle chiome pellegrine, all›onda d›orgoglio
ch’ondeggiate all’aura sparse mia fede sarà.
sù le guancie porporine,
allacciate il petto mio: La speme fallace
libertade à Dio à Dio. rivolgam›il pié,
diletto né pace
Trecce ombrose ove s’asconde non scendano a me.
per ferir l’alato Arciero, E l›empia ch›adoro
cedin pur le chiome bionde mi nieghi ristoro
belle treccie, al vostro nero, di buona mercé:
che scherzando al viso intorno tra doglia infinita,
notte sete, e gl’occhi il giorno. tra speme tradita
vivrà la mia fé.
Dolci nodi del mio core,
cari lacci del mio petto, Per foco e per gelo
senza voi non ho valore, riposo non ho,
fuor di voi non è diletto, nel porto del Cielo
servo son’eccovi il braccio riposo haverò.
sia Catena un vostro laccio. Se colpo mortale
con rigido strale
Track 16 il cor m›impiagò,
Giorgio Mainerio (1535 ca-1582) cangiando mia sorte
Schiarazzola marazzola col dardo di morte
Musica tratta da Giorgio Mainerio, Primo libro de il cor sanerò.
Balli, Venezia 1638
Testo estratto da una denuncia al tribunale della San- Se fiamma d›amore
ta Inquisizione avanzata nel 1624 dal vicarius curatus già mai non sentì
Palazzoli. quel riggido core
ch›il cor mi rapì.
Schiarazzola marazzola, Se nega pietate
a marito ch’io me ne vo’. la cruda beltate
Siccom’io son donzella che l›alma invaghì,
che piova questa sera. ben fia che dolente,
pentita e languente
Falalela falalé
sospirimi un dì.

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Track 18
Tarquinio Merula (1595 ca-1665)
Sentirete una canzonetta
Da Curtio preciptato et altri capricij […],
Venezia 1638

Sentirete una canzonetta


sopra al bel bocchin,
del mio vago e dispietato Amor,
ch’ogn’hor nel cor mi tormenta e fa
sospirare per sua gran beltà.

Sentirete un soave canto


sopra al bel nasin,
del mio vago e dispietato Amor,
ch’ogn’hor nel cor mi tormenta e fa
sospirare per sua gran beltà.

Sentirete la doglia acerba


che mi fa morir,
per il vago, e dolce caro ben,
ch’ogn’hor nel cor mi tormenta e fa
sospirare per sua gran beltà.

Sentirete d’amor la piaga


che mi fa languir,
per un ciglio dispietato e fer,
ch’ogn’hor d’ardor mi tormenta e fa
sospirare, ma non ha pietà.

Sentirete per chioma d’oro


che son gionto al fin,
belle treccie, ma spietate, si,
ch’ogn’hor il cor m’allacciate, ohime,
che ne godo, ma no so perché.