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Microbiota e microbioma sono due termini spesso usati come sinonimi.

Ma non
lo sono. Nella maggior parte dei casi questo utilizzo “intercambiabile” non
compromette la comprensione del testo, tuttavia è importante riflettere sulla
profonda differenza di significato tra le due parole.

Microbiota si riferisce a una popolazione di microrganismi che colonizza un


determinato luogo. Il termine microbioma invece indica la totalità del patrimonio
genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di
esprimere.

“Nemici” di microbiota e microbioma sono gli antibiotici. Questi infatti, se da un


lato impediscono il proliferare dei patogeni e lo sviluppo di malattie infettive,
dall’altro compromettono la normale popolazione batterica che risiede
soprattutto nell’intestino, la quale svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento
dello stato di salute dell’organismo ospitante.

Leggi anche: Microbiota intestinale: cos’è, com’è composto, che ruolo svolge?

Il grande interesse attorno a questi temi si deve al recente sviluppo


dell’analisi metagenomica. Negli ultimi vent’anni questa tecnica ha fortemente
contribuito all’aumento delle ricerche su microbiota e microbioma e ha permesso
di scoprire la fitta trama di interazioni tra batteri e organismi pluricellulari. Nel
percorso di comprensione di questa complessità non siamo che agli inizi.
Andamento ricerche PubMed microbiota e microbioma

Il microbiota
Quando si parla di microbiota si fa riferimento alla totalità dei
singoli microrganismi ⎼ batteri, funghi, archeobatteri e protozoi ⎼ e dei virus che
vivono e colonizzano uno specifico ambiente in un determinato tempo.
Metaforicamente si può dire che un microbiota è come uno scatto fotografico che
immortala una popolazione di organismi microscopici residenti in uno spazio
delimitato a un istante scelto arbitrariamente.

Di conseguenza, il microbiota di un essere umano è solo una delle infinite


fotografie in cui è possibile suddividere la vita microscopica del pianeta.

Il microbiota umano è definito come «l’insieme dei microrganismi che in maniera


fisiologica, o talvolta patologica, vivono in simbiosi con il corpo umano»[1]. Questa
popolazione microbica è concentrata perlopiù nel tratto intestinale. Tutto il corpo
però, tranne il cervello e il sistema circolatorio, secondo recenti stime ospita un
totale di circa 38.000 miliardi di batteri.[2] I phyla più abbondanti
sono Firmicutes e Bacteroidetes.[3]

L’influenza del microbiota nella regolazione dell’attività metabolica è oggi


riconosciuta con sempre più evidenze a supporto. Allo stesso modo, è stato
scoperto anche un impatto del microbiota sugli stati psicologici per via
dell’influenza sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sul sistema serotoninergico.
Un’altra caratteristica del microbiota umano è il ruolo nello sviluppo del sistema
immunitario durante la prima parte dell’infanzia e, di conseguenza, sullo stato di
infiammazione del corpo.

Il microbiota viene più o meno significativamente e rapidamente alterato da fattori


esterni come la dieta, il tipo di parto o il tipo di microrganismi presenti
nell’ambiente quotidiano.

Da uno stato di equilibrio chiamato eubiosi si può quindi passare alla condizione
contraria di disbiosi. È a quest’ultima che si deve l’aumentata incidenza di
patologie metaboliche, cardiovascolari, infiammatorie, neurologiche, psichiche e
oncologiche dette “malattie del progresso”.

Oggi appare chiara l’importanza del microbiota nel mantenimento dello stato di
salute dell’uomo. I microrganismi commensali, infatti, non solo supportano le
funzioni dell’organismo umano come il metabolismo e il sistema immunitario, ma
agiscono anche contro la proliferazione dei patogeni.

Per spiegare il come il microbiota supporta l’organismo umano è opportuno


introdurre il concetto di microbioma.
Il microbioma
Il termine microbioma indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal
microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di esprimere.

Se consideriamo il microbioma umano, tali geni codificano per alcune molecole


che il corpo non riesce a produrre autonomamente. I numeri lasciano stupiti:
il 99% della nostra componente genetica deriva dai batteri, come se fosse
un secondo genoma. Questo ci permette di considerare il microbiota come un
organo endocrino aggiuntivo che fornisce un ampio numero di composti
fondamentali al funzionamento degli organi umani.[4]

I geni del microbiota sono complementari ai geni dell’uomo e aiutano nel


mantenimento dello stato di salute prevenendo o fungendo da terapia per molte
patologie e supportando le funzioni umane quali la digestione, lo sviluppo
del sistema immunitario e la sintesi di composti fondamentali.

Come già accennato, il microbiota umano può trovarsi in due stati: eubiosi e
disbiosi. Nel primo caso si ha uno stato di equilibrio microbico in cui quel
particolare microbioma produce metaboliti necessari al corpo umano e ha effetti
positivi per salute umana. Nella condizione di disbiosi non solo viene meno la
codifica genica delle molecole utili, ma vengono in parte metabolizzati composti
dannosi da parte dei microrganismi patogeni, anch’essi parte del microbiota.

Per questi motivi i cambiamenti del microbiota e, conseguentemente, del


microbioma impattano sull’omeostasi del corpo.

Se oggi possiamo studiare (sebbene solo per quanto riguarda la parte batterica) la
composizione del microbiota lo dobbiamo alla metagenomica, la quale basa le
proprie indagini sul microbioma.

In particolare, l’esame in grado di indagare la popolazione batterica è


il sequenziamento genomico del 16S rRNA, un gene dell’RNA specifico di ogni
batterio che serve a produrre i ribosomi, responsabili della sintesi proteica.
Identificarlo significa risalire alla singola specie batterica.

Microbiota e microbioma a confronto


Microbiota Microbioma

Popolazione di microrganismi in un
Genoma del microbiota
determinato ambiente e tempo
Microbiota Microbioma

Cosa studia

Le differenze tra i microrganismi e le relazioni I geni e i composti per cui essi


tra essi codificano

Importanza per l’uomo

Un microbiota eubiotico permette di Il microbioma integra il genoma


sviluppare un microbioma in grado di umano, fornendo il 99% dei
supportare le funzioni umane geni

Microbiota e microbioma non sono uguali


Molto spesso le parole microbiota e microbioma sono usate come se fossero
sinonimi, eppure la differenza che passa tra i due termini è la stessa che esiste tra
popolazione umana e genoma umano. È fondamentale tenere a mente che i due
concetti sono nettamente diversi.

Bibliografia
[1] [4] Piccini F, Alla scoperta del microbioma umano: Flora batterica, nutrizione e
malattie del progresso. Fabio Piccini. Edizione del Kindle.
[2] Sender R, Fuchs S, Milo R (2016) Revised Estimates for the Number of Human
and Bacteria Cells in the Body. PLOS Biology 14(8): e1002533.
https://doi.org/10.1371/journal.pbio.1002533
[3] Sommer F, Bäckhed F (2013) The gut microbiota–masters of host
development and physiology. Nat Rev Microbiol. 2013 Apr;11(4):227-38. doi:
10.1038/
Il microbiota intestinale è uno degli elementi fondamentali di tutto
l’ecosistema intestinale. Quest’ultimo, infatti, comprende tre componenti:
la barriera intestinale, che è un filtro molto selettivo e importante per il
benessere dell’intero organismo, una struttura di tipo neuroendocrino oggi
chiamata comunemente “secondo cervello” e, infine, il microbiota
intestinale che, pur non essendo un vero organo perché funzionalmente ci
appartiene anche se non dal punto di vista anatomico, da sempre ci accompagna
nell’evoluzione filogenetica.

Che cosa significa microbiota intestinale?


Con questo termine si definisce la comunità microbica del tratto enterico –
alcuni autori ritengono in numero simile al numero di cellule del corpo umano, altri
addirittura 10 volte maggiore –, costituita prevalentemente da batteri, oltre
a lieviti, parassiti e virus. Quando queste comunità vivono in equilibrio vi è
una condizione definita di eubiosi. Questa è molto importante perché permette
alle varie componenti del microbiota intestinale di essere funzionalmente efficaci e
soprattutto di essere sincronizzate sia tra loro, sia con gli altri componenti
dell’ecosistema intestinale.

Leggi anche: Microbiota e microbioma: quali sono le differenze?


In tal modo il microbiota è in grado di svolgere una serie di funzioni
essenziali per l’ospite: funzioni di tipo metabolico, quindi sintesi di sostanze utili
all’organismo, di tipo enzimatico, di protezione e stimolo verso il sistema
immunitario e di eliminazione di tossici. Pertanto, il ruolo che svolge un
microbiota in buon equilibrio, in eubiosi, è fondamentale per la salute generale
dell’organismo.

Da che cosa sono composte queste comunità


batteriche?
A livello di phyla sono quattro i
principali: Firmicutes, Bacteroides, Proteobacteria e Actinobacteria.

Firmicutes e Bacteroides rappresentano circa il 90% e molto spesso negli ultimi


anni la ricerca ha dimostrato come il variare del rapporto tra queste componenti
faciliti e promuova uno stato di disbiosi che può essere correlata a
malattie non soltanto dell’apparato digerente, ma anche, solo per citarne alcune,
a diabete e obesità, dermatite, patologie cardiovascolari, Alzheimer, Parkinson o
addirittura a malattie sistemiche.
Come si instaurano e cosa comportano l’eubiosi e la
disbiosi del microbiota intestinale?
È innanzitutto necessario sottolineare che il microbiota intestinale è legato
all’età: l’organismo cerca da sé di mantenere un equilibrio adeguato della
composizione microbica, soprattutto nella fase centrale della vita. Nei primi due
anni, quindi nella tarda e nella prima infanzia, questo equilibrio è molto più
instabile e viene addirittura a mancare negli anziani, nei quali assistiamo a
variazioni significative del microbiota. Ma anche negli adulti il microbiota
ha piccole variazioni giornaliere, condizionate soprattutto dall’alimentazione.

Se analizziamo quali sono i fattori che intervengono negativamente


nella determinazione della composizione microbiota ci accorgiamo che
esistono due casi: la presenza di infezioni che sopraggiungono dall’esterno e che
danno disbiosi acuta e fattori che incidono in modo più subdolo e più lento
determinando uno stato di disbiosi cronica. È il caso delle alimentazioni
scorrette, per esempio le diete iperproteiche o con troppi carboidrati, e degli stili di
vita sbagliati (non fare attività fisica, fumo, l’abuso di alcool, ecc.) protratti nel
tempo. Inoltre, fra gli elementi che contribuiscono a modificare l’equilibrio e la
composizione del microbiota bisogna annoverare anche le componenti
farmacologiche. Infatti, larga parte della popolazione assume farmaci in
modo cronico e questo contribuisce a variare profondamente il microbiota.

La letteratura scientifica indica che l’uso di inibitori di pompa


protonica (PPI), cortisonici e contraccettivi orali fa sì che si creino disbiosi
subdole, che non vengono percepite immediatamente dal paziente come quelle
acute. Al contrario degli antibiotici che scatenano disbiosi
acute con sintomi facilmente rilevabili come diarrea, dolore addominale e
meteorismi.

Quando si instaura uno stato di disbiosi cronica, invece, lentamente si


instaurano anche importanti alterazioni funzionali che coinvolgono
soprattutto la barriera intestinale.

Questo accade perché la barriera intestinale è selettiva: esistono alcune strutture


chiamate “giunzioni serrate” o “thight junction” che mettono in collegamento le
varie cellule intestinali e che permettono il passaggio bidirezionale di sostanze dal
lume intestinale al torrente circolatorio. Sono strutture proteiche che traggono
grande beneficio e sono molto condizionate nella loro funzionalità da sostanze
come gli acidi grassi a catena corta, prodotti proprio dal metabolismo del
microbiota intestinale.

L’alterazione del microbiota intestinale dal punto di vista metabolico


comporta, di riflesso, l’alterazione della funzionalità delle giunzioni serrate e quindi
il passaggio di sostanze tossiche, di allergeni, di microbi nel torrente
circolatorio e quindi dall’intestino a tutto l’organismo. Ecco perché è necessario
mantenere l’eubiosi del microbiota intestinale.

Ci parla di tutto questo il dott. Edoardo Felisi dell’Università di