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TFR e crediti di lavoro aggiornati a ottobre 2019

Con riferimento al mese di ottobre 2019 è pari a 1,470372 il coefficiente di rivalutazione delle quote di
trattamento di fine rapporto accantonate. A seguito del comunicato Istat del 15 novembre 2019, che ha stabilito in
102,4 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) (senza tabacchi), sono
stati rielaborati i coefficienti validi per il mese di ottobre 2019 del trattamento di fine rapporto e dei crediti di
lavoro.

Con il comunicato Istat del 15 novembre 2019, che ha stabilito in 102,4 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie
di operai e impiegati (FOI) (senza tabacchi), sono stati rielaborati i coefficienti validi per il mese di ottobre 2019 del trattamento di
fine rapporto e dei crediti di lavoro.

Trattamento di fine rapporto


Di seguito la tabella riepilogativa dei valori relativi al mese di ottobre 2019:
Mese Periodo Indice Istat Delta % indice Rateo 1,5 75% delta indice Coefficiente rivalutazione

Ottobre 2019 dal 15.10 al 14.11 102,4 0,293830 1,250 0,220372 1,4703720
ISTAT, comunicato 15/11/2019

Aziende trasporto pubblico: come vengono erogate le prestazioni


del Fondo di solidarietà
Con la circolare n. 134 del 2019, l’INPS illustra le modifiche apportate alla disciplina del Fondo di solidarietà per
il sostegno del reddito del personale delle aziende di trasposto pubblico, istituito presso l’INPS. In particolare, il
documento di prassi si concentra sulle modifiche apportate alla modalità di accesso e alla disciplina delle
prestazioni ordinarie, integrative e straordinarie. Il nuovo regolamento del Fondo è entrato in vigore il 20 aprile
2019.

L’INPS, con la circolare n. 134 del 13 novembre 2019, detta le modalità di funzionamento del Fondo di solidarietà per il sostegno
del reddito del personale delle aziende di trasporto pubblico. Il Fondo provvede:
a) all’erogazione di assegni ordinari a favore dei lavoratori interessati da riduzioni dell’orario di lavoro o da sospensione
temporanea dell'attività lavorativa, anche in concorso con gli appositi strumenti di sostegno previsti dalla legislazione vigente;
b) al finanziamento di specifiche prestazioni a favore di lavoratori, inseriti in piani di riconversione o di riqualificazione
professionale, per l’effettuazione di programmi formativi, anche in concorso con gli appositi fondi regionali o europei, previa stipula
di apposite convenzioni con i Fondi interprofessionali per la formazione continua;
c) all’erogazione di prestazioni integrative della Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (NASpI);
d) all’erogazione di assegni straordinari per il sostegno al reddito a favore di lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il
pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi 60 mesi, a seguito di accordi sindacali aziendali che tali assegni prevedano
nell’ambito di programmi di incentivo all’esodo.
L’esame delle istanze viene svolto secondo le seguenti priorità:
a) domande di assegno ordinario e formazione;
b) domande che riguardano le prestazioni di cui all’articolo 5, comma 1, lettera c), ossia prestazioni integrative della Naspi, con
priorità per le richieste supportate da accordo sindacale intervenuto nell’ambito delle procedure negoziali di cui agli accordi collettivi
nazionali;
c) domande relative alle prestazioni straordinarie;
Assegno ordinario
L’importo dell’assegno ordinario è pari alla prestazione d’integrazione salariale, di cui all’articolo 3 del D. Lgs n. 148/2015, anche in
relazione ai massimali. Non si applica la riduzione pari al 5,84%, in quanto non prevista nel decreto istitutivo del Fondo.
In caso di fruizione dell’assegno ordinario, è previsto in capo al datore di lavoro l’obbligo di versamento di un contributo
addizionale nella misura dell’1,5%, calcolato sulle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali perse dai lavoratori destinatari della
prestazione.

Presentazione della domanda e pagamento delle prestazioni


Le aziende interessate devono presentare apposita domanda non prima di 30 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione
dell’attività lavorativa e non oltre il termine di 15 giorni dall’inizio della stessa, esclusivamente in via telematica alla Struttura INPS
territorialmente competente.
L’assegno ordinario è autorizzato con pagamento a conguaglio da parte del datore di lavoro, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla
fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento di concessione,
se successivo.

Prestazione integrativa alla NASpI


La prestazione integrativa dell’indennità NASpI è dovuta in relazione a cessazioni collettive o individuali del rapporto di lavoro
per ragioni aziendali oppure per risoluzione consensuale a seguito della procedura prevista per i licenziamenti per giustificato motivo
oggettivo
La prestazione provvede ad assicurare, per tutta la durata di percezione dell’indennità NASpI, un livello di trattamento, comprensivo
della stessa indennità, pari all’importo della NASPI riconosciuto al lavoratore per i primi tre mesi maggiorato di € 250 mensili.
In caso di accesso alla prestazione integrativa è previsto l’obbligo, in capo al datore di lavoro e per l’intera durata di fruizione, del
versamento di un contributo integrativo mensile pari al 77% dell’integrazione alla NASpI.
INPS, circolare 13/11/2019, n. 133

Assistenza sanitaria in strutture universitarie: contribuzione di


professori e ricercatori
Con il messaggio n. 4171 del 2019, l’INPS ha specificato gli obblighi di iscrizione e contribuzione dei professori,
dei ricercatori e delle figure equiparate che svolgono attività di assistenza sanitaria presso aziende ospedaliero-
universitarie. In particolare, l’Istituto prende in esame la retribuzione di posizione e l’indennità di esclusività
spettanti ai soggetti iscritti sotto forma di trattamento economico aggiuntivo.

L’INPS, con il messaggio n. 4171 del 214 novembre 2019, fornisce alcune precisazioni riguardo gli obblighi di iscrizione e
contribuzione dei professori, ricercatori e figure equiparate che svolgono attività di assistenza sanitaria presso aziende ospedaliero-
universitarie.
La retribuzione di posizione connessa all’incarico attribuito al personale in esame può essere considerata quale parte aggiuntiva al
trattamento economico fondamentale e quindi valutabile ai fini del trattamento pensionistico in quota A) senza operare la
maggiorazione del 18%.
Gli importi afferenti alla retribuzione di posizione variabile “aziendale” concorrono alla determinazione della quota B) di pensione in
quanto elemento non predeterminato.

Indennità di esclusività
A coloro che hanno optato per l’attività assistenziale in rapporto di lavoro esclusivo, è riconosciuta l’indennità di esclusività, quale
trattamento economico aggiuntivo, che viene corrisposta secondo la quantificazione e la disciplina prevista dai contratti collettivi
nazionali di lavoro della dirigenza medica, in base all’equiparazione tra le categorie della dirigenza medica suddetta e quella del
personale universitario che svolge attività assistenziale.
SI tratta di un emolumento distinto dalla retribuzione e connesso all’opzione del selettivo rapporto di lavoro, che viene corrisposto
con importi fissi e ricorrenti, a prescindere dai risultati ottenuti in reazione all’incarico rivestito.
INPS, messaggio 14/11/2019, n. 4171

CCNL Elettricità: sciolta la riserva sul rinnovo triennale


Diviene effettivo il rinnovo del CCNL per i lavoratori addetti al settore elettrico Elettricità futura (già
Assoelettrica), Utilitalia, Enel S.P.A. Gse, Terna S.P.A., Energia Libera Con Filctem-Cgil, Flaei-Cisl E Uiltec-Uil.
L'accordo, che decorre dal 1° gennaio 2019 e scadrà il 31 dicembre 2021, prevede aumenti dei minimi retributivi
da novembre 2019, settembre 2020 e giugno 2021. Ai lavoratori in forza al 1° dicembre 2019 verrà corrisposto un
importo forfettario una tantum con la retribuzione del mese di dicembre 2019.

E’ stata sciolta la riserva tra le organizzazioni sindacali FILCTEM-CGIL, FLAEI-CISL e UILTEC-UIL, in merito all'operatività
dell'ipotesi di accordo 9 ottobre 2019 per i lavoratori addetti al settore elettrico. Il CCNL per i lavoratori addetti al settore elettrico
è stato rinnovato sulla base dell’ipotesi di accordo 9 ottobre e scadrà il 31 dicembre 2021.
Sono inseriti nel campo di applicazione del CCNL l'attività di efficienza energetica e i servizi commerciali di assistenza ai clienti.

Trattamento economico complessivo


L'accordo individua il trattamento economico complessivo (TEC) costituito dal trattamento economico minimo (TEM); dai
trattamenti di previdenza integrativa e di assistenza sanitaria integrativa; dall’assicurazione per premorienza da malattia e dal premio
di produttività, con i seguenti incrementi retributivi: euro 104 sui minimi; euro 5 mensili sul welfare ed euro 15 mensili sul premio di
produttività.
Gli aumenti dei minimi tabellari hanno decorrenza novembre 2019, settembre 2020 e giugno 2021.

Una tantum
Con la retribuzione del mese di dicembre 2019 verrà corrisposto ai lavoratori in forza al 1° dicembre 2019 un importo forfettario una
tantum, riproporzionato nei rapporti part time:

Assistenza e previdenza integrativa


E' stabilito un contributo di euro 5 mensili (euro 70 annui) pro capite a carico azienda destinato all'assistenza sanitaria.
La contribuzione a carico azienda per la previdenza contributiva attualmente stabilita è pari ad euro 12 mensili. Dal 1° luglio 2020, le
aziende verseranno ai Fondi un contributo aggiuntivo pari a euro 5 mensili.

Fondo previdenza clero e ministri di culto: entro marzo


versamento a conguaglio
Nella circolare n. 138 del 2019, l’INPS provvede all’aggiornamento del contributo dovuto a carico degli iscritti al
Fondo clero per l’anno 2018 e fornisce le istruzioni relative alle modalità di pagamento. L’Istituto fornisce inoltre
le modalità di pagamento autonome di pagamento cumulativo anche a mezzo bonifico. Il versamento a conguaglio
delle differenze dovute a titolo di contribuzione per l’anno 2018 e 2019 deve essere effettuato entro il 31 marzo
2020, senza aggravio di interessi. La contribuzione riferita al 2020 sarà adeguata ai nuovi importi fin dalla prima
scadenza.

L’INPS ha pubblicato la circolare n. 138 del 13 novembre 2019, con cui aggiorna, per l’anno 2018, il contributo a carico degli iscritti
al Fondo di previdenza del clero secolare e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica.
Il contributo è pari a 1.741,08 euro annui (290,18 euro bimestrali e 145,09 euro mensili) e resta provvisoriamente confermato anche
per gli anni 2019, 2020 e 2021
L’importo dovuto a titolo di conguaglio, pari a 3,17 euro per un bimestre ed a 1,58 euro per un mese, deve essere versato, senza
aggravio di interessi, entro il 31 marzo 2020. La contribuzione riferita al 2020 sarà adeguata ai nuovi importi fin dalla prima
scadenza.

Modalità di pagamento autonome


Gli iscritti al Fondo che provvedono autonomamente al versamento del contributo sono:
- sacerdoti secolari cattolici esclusi dal sostentamento di cui alla legge 20 maggio 1985, n. 222;
- ministri di culto acattolici tenuti all’assolvimento individuale sulla base di quanto disposto per ciascuna confessione dal relativo
decreto ministeriale (cfr. l’art. 5, secondo comma, della l. n. 903/1973) che ha esteso al Culto di appartenenza le disposizioni della l.
n. 903/1973;
- sacerdoti secolari cattolici e ministri di culto acattolici in contribuzione volontaria.
Nel Portale dei Pagamenti – Fondo Clero del sito www.inps.it sono disponibili le seguenti funzionalità:
- pagamento on-line “pagoPA”, tramite carte di pagamento (carte di credito, debito o prepagate) o addebito in conto corrente;
- visualizzazione e stampa dell'Avviso di Pagamento “pagoPA”;
- visualizzazione e stampa del bollettino MAV (soltanto per i pagamenti in scadenza a novembre 2019 e gennaio 2020);
- visualizzazione e stampa delle ricevute dei pagamenti effettuati tramite MAV/”pagoPA”.

Pagamenti cumulativi e bonifico


Si conferma la modalità del versamento unico a mezzo bonifico per i pagamenti a cura dei seguenti soggetti:
- dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero (ICSC), con riferimento ai sacerdoti cattolici rientranti nel sistema del
sostentamento di cui alla legge n. 222/1985;
- delle diverse confessioni acattoliche, con riferimento ai propri ministri di culto nei casi in cui il decreto ministeriale, che ha esteso al
culto l’applicabilità della legge n. 903/1973, preveda l’adempimento unico.
I predetti versamenti cumulativi dovranno essere effettuati esclusivamente con bonifico diretto in Tesoreria provinciale sulla
contabilità speciale intestata alla Direzione provinciale di Terni:
- IBAN: IT06H0100003245321200001248
- BIC:BITAITRRENT valido anche per i versamenti all’interno dell’“area euro”.
INPS, circolare 13/11/2019, n. 138

Congedo paternità: fruizione non alternativa alla madre


Nella circolare n. 140 del 2019, l’INPS, con riguardo a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, afferma che
l’utilizzo da parte del padre lavoratore dipendente dei riposi spettanti per paternità non è alternativo alla fruizione
dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma. Le indicazioni fornite si applicano alle domande
pervenute e non ancora definite e, a richiesta dell’interessato, anche agli eventi pregressi per i quali non siano
trascorsi i termini di prescrizione ovvero per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato. L’Istituto
fornirà, con successivo messaggio, le indicazioni di dettaglio relative agli applicativi informatici.
L’INPS, con la circolare n. 140 del 18 novembre 2019, recepisce le indicazioni fornite con sentenza della Corte di Cassazione,
sezione Lavoro, n. 22177 con cui è stato affermato il principio secondo cui l’utilizzo da parte del padre lavoratore dipendente dei
riposi spettanti per paternità non è alternativo alla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma.

Principio di legittimità
La Cassazione, in particolare, ha specificato che “risulta maggiormente funzionale affidare agli stessi genitori la facoltà di
organizzarsi nel godimento dei medesimi benefici previsti dalla legge per una gestione familiare e lavorativa meglio rispondente alle
esigenze di tutela del complessivo assetto di interessi perseguito dalla normativa; consentendo perciò ad essi di decidere le modalità
di fruizione dei permessi giornalieri di cui si tratta, salvo i soli limiti temporali previsti dalla normativa”.

Madre lavoratrice autonoma


Nel caso in cui la madre sia lavoratrice autonoma, il padre lavoratore dipendente può fruire dei riposi dalla nascita o
dall’ingresso in famiglia, in caso di adozioni o affidamenti nazionali o internazionali del minore, a prescindere dalla fruizione
dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma.
Resta fermo, tuttavia, il principio secondo il quale:
- il padre lavoratore dipendente non può fruire dei riposi giornalieri nel periodo in cui la madre lavoratrice autonoma si trovi in
congedo parentale;
- il padre lavoratore dipendente non ha diritto alle ore aggiuntive in caso di parto plurimo, per l’evidente impossibilità di
“aggiungere” ore quando la madre non ha diritto ai riposi giornalieri.
INPS, circolare 18/11/2019, n. 140

Lavoratori in malattia: quali termini per chiedere la NASpI


Con il messaggio n. 4211 del 2019, l’INPS interviene a chiarire i termini e le modalità di sospensione del
trattamento di malattia a seguito della presentazione della domanda di indennità NASpI, sia nel caso di evento di
malattia insorto prima che per il caso in cui lo stesso occorra dopo la cessazione del rapporto di lavoro
subordinato. In particolare, l’Istituto specifica che, nell’ipotesi in cui l’evento di malattia non è
indennizzato/indennizzabile, il termine di sessantotto giorni, previsto a pena di decadenza per la presentazione
della domanda di indennità di disoccupazione, decorre secondo le regole ordinarie.

L’INPS, con il messaggio n. 4211 del 18 novembre 2019, interviene in merito alla decorrenza del termine ed alla sospensione dello
stesso per la presentazione della domanda di indennità NASpI nel caso di evento di malattia insorto prima o dopo la cessazione del
rapporto di lavoro subordinato. In questi casi è necessario tenere conto della diversa disciplina della malattia e della indennizzabilità
della stessa a seconda del contratto sottostante al rapporto di lavoro.
Per i lavoratori dipendenti, la tutela previdenziale della malattia viene riconosciuta anche oltre la data di cessazione del rapporto di
lavoro, comportando con ciò l’erogazione della correlata prestazione economica.

Periodo insorgenza malattia


Nel caso di evento di malattia comune indennizzabile da parte dell’INPS o infortunio sul lavoro/malattia professionale
indennizzabile da parte dell’INAIL insorto:
- dopo la data di cessazione del rapporto di lavoro, il termine di presentazione della domanda rimane sospeso per un periodo pari alla
durata dell’evento di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro/malattia professionale e riprende a decorrere, al termine del
predetto evento, per la parte residua;
- durante il rapporto di lavoro e si protragga oltre la cessazione dello stesso, il termine per la presentazione della domanda di NASpI
decorre dalla fine dell’evento di malattia/infortunio.
Decorrenza NASpI
Nel caso, invece, in cui non sia normativamente prevista, per la specifica categoria di lavoratore subordinato, la tutela della malattia
oltre la data di cessazione del rapporto di lavoro (ad esempio, lavoratori a tempo determinato del settore commercio), il termine di
presentazione della domanda di NASpI non può essere sospeso e pertanto decorre secondo le regole ordinarie.
L’Istituto chiarisce dunque che, nell’ipotesi in cui l’evento di malattia non è indennizzato/indennizzabile, il termine di sessantotto
giorni, previsto a pena di decadenza per la presentazione della domanda di indennità di disoccupazione, non è sospeso, ma decorre
secondo le regole ordinarie.
INPS, messaggio 18/11/2019, n. 4211

Reddito di cittadinanza: istruzioni operative per i Centri per


l'impiego
L’Anpal, con la circolare n. 3 del 2019, fornisce ai Centri per l'impiego istruzioni operative per l’attuazione del
decreto legge istitutivo del reddito di cittadinanza. Le attività e le funzioni dei Centri per l’impiego si intendono
riferiti anche ai soggetti accreditati, laddove appositi provvedimenti regionali lo prevedano. La norma fornisce
indicazioni circa i compiti del Centri per l'impiego, le persone tenute alla stipula del patto per il lavoro, la mancata
accettazione di offerte di lavoro congrue, gli obblighi in capi ai beneficiari tenuti a sottoscrivere il patto.

Nella circolare n. 3 del 15 novembre 2019, l’ANPAL fornisce alle Regioni e Province autonome alcune indicazioni
operative di attuazione del decreto legge (D.L. n. 4/2019) istitutivo del reddito di cittadinanza.
L’erogazione del reddito di cittadinanza (RdC) è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID)
da parte dei componenti il nucleo familiare maggiorenni nonché all’adesione ad un percorso personalizzato di
accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Sono esclusi dall’obbligo di inserimento in un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale i componenti del
nucleo familiare che si trovino nelle seguenti condizioni:
a) non siano maggiorenni;
b) siano occupati;
c) frequentino un regolare corso di studi.
I lavoratori che conservano lo stato di disoccupazione in caso di svolgimento di attività di lavoro dipendente o autonomo
da cui ricavino un reddito corrispondente a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti non sono esclusi
dagli obblighi, ma possono esserne esonerati.

Percettori studenti
Con riferimento al concetto di regolare corso di studi, va precisato che in tale concetto possono essere inclusi:
a) l’iscrizione e regolare frequenza ad una scuola secondaria superiore di secondo grado (licei, Istituti tecnici, Istituti
professionali, Istituti d'arte, Istituti magistrali);
b) l’iscrizione e regolare frequenza ad un corso di istruzione e formazione professionale o istruzione e formazione
tecnica superiore (Ie FP, IFTS);
c) l’iscrizione ad un corso istruzione terziaria (laurea ,ITS).
d) l’iscrizione ad un corso di specializzazione o di dottorato.
Nel caso di iscrizione ad un corso di laurea, di specializzazione o di dottorato, sono considerati regolari gli studenti che
sono iscritti da un numero di anni accademici inferiore o uguale alla durata normale del corso di studio, aumentata di un
anno.
Sono inoltre escluse dai medesimi obblighi le seguenti categorie di persone:
a) i beneficiari della pensione di cittadinanza;
b) i titolari di pensione diretta;
c) le persone di età pari o superiore a 65 anni, a prescindere dalla fruizione di un trattamento pensionistico;
d) le persone con disabilità accertata dalle competenti commissioni mediche, affette da minorazioni fisiche, psichiche o
sensoriali e ai portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per
cento, invalidità̀ da lavoro superiore al 33 per cento, non vedenti o sordomute, invalide di guerra, invalide civili di guerra e
invalide per servizio.

Esonero dagli obblighi


Possono essere esonerati dagli obblighi di partecipazione a un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale,
connessi alla fruizione del RdC le seguenti categorie di persone:
a) i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di 3 anni di età̀ ovvero di
componenti il nucleo familiare con disabilità grave o non autosufficienza, come definiti a fini ISEE;
b) i lavoratori che conservano lo stato di disoccupazione in caso di svolgimento di attività di lavoro dipendente o
autonomo da cui ricavino un reddito corrispondente a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni;
c) coloro che frequentano corsi di formazione.
I soggetti che si trovano in una delle condizioni di esonero come sopra specificate rilasciano un’autocertificazione a sensi
dell’articolo 47 del D.P.R. n. 445/2000 e si impegnano a comunicare il termine del motivo di esonero al centro per
l’impiego.

Primo appuntamento
L’operatore del centro per l’impiego dovrà̀ effettuare le seguenti operazioni:
a) far presentare la DID, se non ancora presentata, raccogliendo anche le informazioni utili per il calcolo dell’indice di
profilazione quantitativa;
b) verificare, insieme con il richiedente, le eventuali ragioni di esonero degli altri appartenenti al proprio nucleo familiare;
c) procedere alla profilazione qualitativa;
d) all’esito della profilazione qualitativa procedere alla stipula del patto per il lavoro, ovvero, nel caso in cui si ravvisi nel
nucleo familiare del beneficiario la presenza di particolari criticità̀ che rendano difficoltoso l’avvio di un percorso di
inserimento lavorativo, inviare il richiedente ai servizi comunali competenti per il contrasto alla povertà̀ .
ANPAL, circolare 15/11/2019, n. 3

Contratto di espansione: i correttivi per favorirne l’uso


Rendere strutturale il contratto di espansione ed estendere il suo ambito di applicazione alle aziende di minore
dimensione, con almeno 500 lavoratori. Sono questi i contenuti di alcune delle proposte di modifica di questa
particolare tipologia contrattuale contenute in due emendamenti proposti dal Governo al disegno di legge di
conversione del decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020. In subordine, qualora non fosse possibile
renderlo strutturale, si propone di provvedere al rifinanziamento dei fondi stanziati, prevedendo ulteriori 50
milioni di euro per l'anno 2020 e 60 milioni di euro per l'anno 2021.

Prosegue l'iter di conversione in legge del decreto fiscale (D.L. n. 124/2019) collegato alla legge di Bilancio 2020. Oltre ai
numerosi emendamenti presentati dalle varie forze politiche (prevalentemente di opposizione) all'esame della Commissione Finanze
della Camera, si aggiungono alcuni interventi correttivi mirati di paternità governativa.
Tra questi si segnalano alcune importanti modifiche alla disciplina del contratto di espansione. Introdotta dal decreto Crescita
(D.L. n. 34/2019), questa particolare tipologia contrattuale è stata avviata in via sperimentale per il biennio 2019- 2020 ed è rivolta
alle imprese con un organico superiore a 1.000 unità lavorative che intendono avviare piani di reindustrializzazione e
riorganizzazione. Per rilanciare l'istituto scarsamente utilizzato dai datori di lavoro l'Esecutivo vorrebbe renderlo strutturale e
estenderne l'ambito di applicazione.

Attuale disciplina del contratto di espansione


Il contratto di espansione è stato introdotto dalla legge di conversione del decreto Crescita (articolo 26-quater della l. n. 58/2019, di
conversione del D.L. 34/2019), che ha sostituito l'articolo 41 del D.Lgs. n. 148/15, uno dei decreti attuativi del Jobs Act.
Questa tipologia contrattuale ha sostituito il preesistente contratto di solidarietà espansiva (strutturale e senza limiti dimensionali) ed
è un contratto "negoziale" gestionale avviato in fase sperimentale per il biennio 2019/2020.
E' diretto alle grandi imprese, con organico superiore a 1.000 unità lavorative, che vogliano avviare piani di reindustrializzazione
e riorganizzazione che comportano, in tutto o in parte, una strutturale modifica dei processi aziendali finalizzati al progresso e allo
sviluppo tecnologico dell'attività.
L'azienda in fase di rinnovamento determina il numero dei lavoratori prossimi alla pensione per accompagnarli all’uscita dal lavoro;
identifica i lavoratori da riqualificare attraverso piani formativi ad hoc e predispone un piano di assunzioni di nuovo personale
qualificato.
Al riguardo, il Ministero del lavoro ha emanato chiarimenti operativi con le circolari n. 16 e n. 18 del 2019 ma mancano, ad oggi le
istruzioni dell'INPS sullo scivolo pensionistico.
In estrema sintesi, le imprese interessate devono avviare una procedura di consultazione sindacale (simile a quella prevista per
accedere alla Cassa Integrazione Straordinaria) con il coinvolgimento di più attori istituzionali (il Ministero del lavoro, le
associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o le loro RSA, ovvero RSU).
La sottoscrizione dell'accordo presso il Ministero del Lavoro definisce la procedura attestandone la legittimità e sostenibilità secondo
i limiti di spesa pubblica definiti (un dato importante considerando che i fondi stanziati sono limitati).
Il contratto di espansione deve contenere alcuni elementi obbligati:
- relativamente al piano di nuove assunzioni, la loro quantificazione, comprensiva della specifica dei profili professionali dei nuovi
assunti e della calendarizzazione degli ingressi in azienda:
- relativamente alle professionalità in organico, l’indicazione della riduzione complessiva media dell'orario di lavoro e del numero
dei lavoratori coinvolti in piani formativi e di riqualificazione e del numero dei lavoratori che possono accedere al prepensionamento.
Parte integrante del contratto di espansione è anche un progetto di formazione e di riqualificazione, che deve contenere le misure
idonee a garantire l'effettività della formazione necessaria per fare conseguire al prestatore competenze tecniche idonee alla mansione
a cui sarà adibito il lavoratore.

Scivolo pensionistico
La misura più significativa dell’attuale disciplina (articolo 41 del D.Lgs. n. 148/2015) è rappresentata dalla previsione di una nuova
forma di flessibilità in uscita per i lavoratori prossimi alla pensione che mira a correggere gli errori dell'istituto della “isopensione”
(art. 4, commi da 1 a 7-ter, della “legge Fornero”). Attivando un contratto di espansione infatti le imprese possono sottoscrivere, con
il consenso in forma scritta dei lavoratori prossimi alla pensione, un accordo finalizzato a licenziamenti di natura “non oppositiva”.
Destinatari della possibilità di uscita anticipata dal lavoro sono i soggetti che si trovino a non più di 60 mesi dal conseguimento della:
- pensione di vecchiaia e che abbiano maturato il requisito minimo contributivo;
- pensione anticipata ex art. 24, comma 10, del D.L. n. 201/2011.
A questi lavoratori l'azienda dovrà versare un'indennità mensile, comprensiva dell'indennità NASpI (se spettante), commisurata al
trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro (determinato dall'INPS).
Qualora il primo diritto a pensione sia quello previsto per la pensione anticipata, il datore di lavoro dovrà versare anche i contributi
previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto dalla contribuzione figurativa a seguito della
risoluzione del rapporto di lavoro (ad esempio, quella per la fruizione della NASpI).

Riduzione oraria
I lavoratori che non possono aderire allo scivolo pensionistico e non abbiano le qualifiche o le competenze necessarie
all'implementazione delle modifiche dei processi aziendali, possono essere coinvolti nel contratto di espansione nella parte che
prevede i piani di formazione e riqualificazione. A questi lavoratori (fatta eccezione per chi viene adibito alla formazione on the job)
si applica:
- una riduzione oraria non superiore al 30% per cento dell'orario dei lavoratori interessati al contratto di espansione (per ciascun
lavoratore, la percentuale può essere concordata, ove necessario, fino al 100% nell'arco dell'intero periodo per il quale il contratto di
espansione è stipulato).
- con trattamento di integrazione straordinaria in misura del'80% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore
non prestate, comprese fra zero e il limite dell'orario contrattuale e la contribuzione figurativa utile ai fini del diritto e della misura
della pensione anticipata o di vecchiaia per i periodi di contrazione dell'orario di lavoro integrati.
L'accesso all'integrazione salariale nell'ambito del contratto di espansione è riservato alle imprese che rientrano nei requisiti generali
della CIGS (articolo 20, D.Lgs. n. 148/2015).
Le imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS, ma che comunque assicurano ai lavoratori tutele attraverso i fondi di
solidarietà bilaterali, possono accedere invece esclusivamente allo scivolo pensionistico e senza la necessità che gli ordinamenti dei
fondi recepiscano il nuovo istituto (art. 41, comma 6; Fondazione Studi CDL circolare n. 16 del 4 novembre 2019).

Esperienza delle imprese


Ad oggi risulta attivo un solo contratto di espansione. A scoraggiare l'utilizzo di questo strumento contribuiscono:
- il ristretto ambito di applicazione (le grandi aziende rappresentano solo una piccola parte del sistema industriale italiano);
- la complessità dell’iter procedurale;
- i limitati fondi stanziati dal legislatore.
I vantaggi per i datori di lavoro, tuttavia, non mancherebbero. Lo scivolo pensionistico appare una conveniente alternativa
all'isopensione prevista dalla legge Fornero. Come ha evidenziato la Fondazione Studi CDL nella citata circolare n. 16 del 2019, con
il supporto di simulazioni di costo ed efficacia, l'isopensione ha costi più alti per i datori di lavoro tenuti a versare sia l'indennità
mensile sostitutiva della pensione, sia i relativi contributi previdenziali. Inoltre, nel contratto di espansione lo Stato interviene a
finanziare la NaspI per il lavoratore in uscita e la CIGS per le eventuali riduzioni orarie dei lavoratori da riqualificare.

Correttivi del Governo


Per rilanciare il contratto di espansione il Governo sta studiando alcuni correttivi.
Secondo l'ultima bozza disponibile degli emendamenti formulati dall'Esecutivo, le ipotesi al vaglio sarebbero le seguenti:
- in primo luogo, rendere strutturale il contratto di espansione facendolo rientrare, con riferimento alle misure di integrazione
salariale straordinaria (commi 3 e 7 dell'articolo 41 del D.Lgs. n. 148/2015), tra le misure finanziate con il contributo ordinario pari
allo 0,90% dovuto dalle imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS. In subordine, qualora non fosse possibile renderlo
strutturale, si propone di provvedere al rifinanziamento dei fondi stanziati prevedendo ulteriori 50 milioni di euro per l'anno 2020 e
di 60 milioni di euro per l'anno 2021;
- rivedere il campo di applicazione estendendolo alle realtà aziendali di minore dimensione, ossia con almeno 500 dipendenti;
- infine, si prevede l’inserimento di un “chiarimento”, in forza del quale l'eventuale periodo di integrazione salariale
straordinaria, attivabile nell'ambito del contratto di espansione (per un periodo non superiore a 18 mesi anche non continuativi) non
concorre alla determinazione del periodo massimo di durata della CIG richiedibile nel quinquennio mobile.
Questi correttivi, se approvati in questi termini, saranno sufficienti a convincere le imprese a ricorrere al contratto di espansione o,
come sembra, le modifiche sono solo un timido tentativo per il rilancio dell'istituto?

Sgravio reddito di cittadinanza: come compilare la domanda


online
L’INPS ha completato gli step di operatività della procedura telematica che consente ai datori di lavoro interessati
di applicare il nuovo sgravio contributivo, introdotto dalla legge n. 4/2019, in caso di assunzione di soggetti
percettori del reddito di cittadinanza. Le assunzioni incentivate sono quelle a tempo indeterminato che riguardano
soggetti beneficiari del reddito di cittadinanza. Le aziende interessate possono inoltrare istanza telematica
attraverso il Portale delle Agevolazioni. Ad esito della stessa, l’INPS provvede ad effettuare la prenotazione delle
risorse spettanti e a dare esito positivo all’istanza. Il beneficio è fruibile in Uniemens, ponendo le somme spettanti
a conguaglio, a partire dalla denuncia di competenza del mese di novembre 2019.
Diviene finalmente operativo l’incentivo per i datori di lavoro che assumono, con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e
indeterminato, anche in apprendistato, i beneficiari del reddito di cittadinanza. La misura unica di sostegno economico ha
l’obiettivo dichiarato di promuovere misure di misure di politica attiva del lavoro, nonché l’inserimento nel mercato del lavoro dei
soggetti a rischio di emarginazione sociale.

Soggetti beneficiari
Lo sgravio per assunzioni di beneficiari di reddito di cittadinanza può essere richiesto da tutti i datori di lavoro privati, che svolgono
l’attività economica sia in forma di impresa sia come professionisti o enti del terzo settore.
Possono godere dell’agevolazione anche gli enti di formazione accreditati nei casi in cui l’assunzione a tempo pieno e indeterminato
si realizzi presso altro datore di lavoro a seguito del percorso formativo svolto presso l’ente stesso.

Come accedere al beneficio


Allo scopo di conoscere con certezza l’ammontare e la durata del beneficio spettante, il datore di lavoro dovrà inoltrare all’INPS il
modulo di istanza on-line SgravioRDC compilandolo direttamente nella sezione denominata “Portale delle Agevolazioni” (ex
sezione DiResCo). L’INPS, una volta ricevuta la domanda telematica di ammissione all’agevolazione, mediante i propri sistemi
informativi centrali:
- calcola l’ammontare e la durata del beneficio spettante in base alle informazioni sul reddito di cittadinanza in suo possesso e in
base all’ammontare dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore dichiarati nella richiesta;
- consulta, qualora ricorrano le condizioni previste dal regolamento (UE) n. 1407/2013, il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato per
verificare che per quel datore di lavoro vi sia possibilità di riconoscere aiuti de minimis;
- fornisce, qualora risulti che il lavoratore sia percettore del reddito di cittadinanza e che vi sia sufficiente capienza di aiuti de minimis
in capo al datore di lavoro, un riscontro di accoglimento della domanda con elaborazione del relativo piano di fruizione.
L’importo dell’incentivo riconosciuto dalle procedure telematiche costituisce l’ammontare massimo dell’agevolazione che può essere
fruita nelle denunce contributive.

Modello di domanda
Il Modulo SRDC, per la fruizione dello sgravio spettante per l’assunzione di percettori del reddito di cittadinanza, si compone delle
seguenti sezioni:
- dati anagrafici del datore di lavoro: Codice fiscale, matricola e dimensione aziendale;
- dati anagrafici del lavoratore, incluso il codice identificativo della comunicazione Unilav di instaurazione del rapporto di lavoro
trasmessa attraverso le Co;
Nella schermata successiva sono prevalorizzati e non modificabili i dati di interesse e dovranno essere selezionati i campi relativi
alla:
- Retribuzione lorda Mensile. L’importo non può essere minore di 100 euro;
- Contribuzione a Carico. La percentuale deve essere compresa tra il valore minimo dell’1% e il valore massimo del 70%;
- Dimensione aziendale dell’azienda utilizzatrice. Selezionando uno dei valori resi disponibili nella lista valori.
All’interno del Portale delle Agevolazioni è possibile consultare lo stato della domanda inoltrata all’INPS e inserire l’eventuale
rinuncia al beneficio.
L’azienda richiedente dichiara inoltre, in fase di compilazione, l’intervento da parte dell’Ente formatore, inserendone, se presente, il
codice fiscale e numero di matricola.
L’ultima sezione è quella riservata agli aiuti de minimis, all’interno della quale il datore di lavoro è obbligato a dichiarare l’eventuale
preventiva fruizione di benefici soggetti alla regolamentazione UE e il rispetto dei relativi limiti su base triennale.

Caratteri dello sgravio


Lo sgravio opera nel limite dell’importo mensile del reddito di cittadinanza spettante al lavoratore all’atto dell’assunzione, con un
tetto mensile di 780 euro per un periodo pari alla differenza fra 18 mensilità e quelle già fruite, con un minimo di cinque mensilità.
Condizioni di base per la fruizione
Il beneficio potrà essere utilizzato mediante conguaglio o compensazione nelle denunce contributive (flusso Uniemens o DMAG).
Al riguardo, si ricorda che il diritto alla fruizione dell’incentivo è subordinato al rispetto delle condizioni previste dall’art. 1, commi
1175-1176, legge n. 296/2006, ossia:
- adempimento degli obblighi contributivi;
- osservanza delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro;
- rispetto, fermi restando gli altri obblighi di legge, degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali
o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più
rappresentative sul piano nazionale.

Fruizione del beneficio


Lo sgravio può essere materialmente fruito, a partire dal flusso UniEmens di competenza novembre 2019, i datori di lavoro
devono valorizzare i seguenti elementi:
- “TipoIncentivo”: inserire il valore “RDCP”, avente il significato di “Incentivo reddito di cittadinanza art.8 del decreto legge 28
gennaio 2019”;
- “CodEnteFinanziatore”, inserire il valore “H00” (Stato);
- “ImportoCorrIncentivo”, indicare l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente.
Il recupero dell’incentivo relativo ai mesi di competenza da aprile 2019 a ottobre 2019 dovrà essere effettuato attraverso
l’apposita procedura di regolarizzazione resa disponibile dall’Istituto.

Gestione separata: ampliata le tutele per malattia e degenza


ospedaliera
Arrivano dall’INPS, con la circolare n. 141 del 2019, le prime indicazioni applicative delle novità introdotte dal
decreto-legge n. 101/2019, che ha ampliato la tutela previdenziale relativa all’indennità giornaliera di malattia e
all’indennità di degenza ospedaliera per gli iscritti alla Gestione separata. L’Istituto, in particolare, determina i
nuovi importi delle indennità e riepiloga il campo di applicazione e i requisiti di spettanza.

Con la circolare n. 141 del 19 novembre 2019, l’INPS interviene riguardo l’ampliamento delle tutele in favore degli iscritti alla
gestione separata per malattia e indennità di degenza ospedaliera. SI tratta di tutele spettanti ai lavoratori cui risulti attribuita una
mensilità della contribuzione dovuta alla predetta gestione separata nei dodici mesi precedenti la data di inizio dell'evento o di inizio
del periodo indennizzabile.
E’ inoltre stata incrementata la misura dell'indennità giornaliera di malattia.
Lavoratori interessati
La tutela previdenziale della malattia è stata estesa a tutti i lavoratori iscritti alla Gestione separata non iscritti ad altra forma
previdenziale obbligatoria e non titolari di pensione, ovvero a tutte le categorie di lavoratori iscritti alla predetta gestione con aliquota
contributiva piena. La norma è entrata in vigore a partire dal 5 settembre 2019. Gli eventi di malattia e le degenze ospedaliere iniziate
precedentemente ricadono nell’ambito di applicazione della previgente normativa.
Requisiti reddituali e contributivi
Le indennità di malattia e di degenza ospedaliera, per gli eventi verificatisi a decorrere dal 5 settembre 2019, vengono riconosciuti se:
- nei 12 mesi precedenti l’evento risulti attribuito, cioè accreditato, almeno 1 mese di contribuzione nella Gestione separata;
- nell’anno solare che precede quello in cui è iniziato l’evento, il reddito individuale, assoggettato a contributo, presso la gestione
separata non è superiore al 70% del massimale contributivo valido per lo stesso anno.
Misura delle prestazioni
La misura dell'indennità di degenza ospedaliera è aumentata del 100%. Per le degenze iniziate a decorrere dal 5 settembre 2019,
l’indennità, calcolata su 280,94 euro, corrisponde, per ogni giornata indennizzabile, a:
- 44,95 euro (16%), in caso di accrediti contributivi da 1 a 4 mesi;
- 67,43 euro (24%), in caso di accrediti contributivi da 5 a 8 mesi;
- 89,90 euro (32%), in caso di accrediti contributivi da 9 a 12 mesi.
La misura dell’indennità di malattia è pari al 50% dell’importo corrisposto a titolo di indennità per degenza ospedaliera a favore dei
lavoratori iscritti alla Gestione separata.
Per gli eventi di malattia iniziati a decorrere dal 5 settembre 2019, l’indennità viene calcolata su 280,94 euro e corrisponde, per ogni
giornata indennizzabile, a:
- 22,48 euro (8%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 1 a 4 mensilità di contribuzione;
- 33,71 euro (12%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 5 a 8 mensilità di contribuzione;
- 44,95 euro (16%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 9 a 12 mensilità di contribuzione.
INPS, circolare 19/11/2019, n. 141

Il congedo di paternità sale fino a 7 giorni


Tra le misure della legge di Bilancio 2020 tese a sostenere la famiglia e la genitorialità, vi è anche la proroga per il
2020 del congedo obbligatorio di paternità, la cui durata viene elevata a 7 giorni. La ratio della modifica va
ricercata in una visione più ampia di contrasto al calo della natalità che caratterizza l’Italia.

Il congedo obbligatorio è stato oggetto di successive proroghe e di un ampliamento della durata. Nell’impianto originario era pari
a 2 giorni per il 2017 (analogamente a quanto già disposto per il 2016), a 4 giorni per il 2018 (elevabile a 5 in sostituzione della
madre, in relazione al periodo di astensione obbligatoria ad essa spettante) e a 5 giorni per il 2019 (elevabili a 6 in sostituzione della
madre in relazione al medesimo periodo di astensione obbligatoria ad essa spettante), così come disposto dalla legge di Bilancio
2019.

Con la legge di Bilancio 2020 viene ora prorogato per il 2020, con durata elevata a 7 giorni.

Cosa è il congedo obbligatorio di paternità


La fonte normativa dell’istituto è l’art. 4, comma 24, lettera a), legge n. 92/2012 che ha istituito in via sperimentale il congedo
obbligatorio e il congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre, fruibili dal padre lavoratore
dipendente anche adottivo e affidatario, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio (dalla nascita, dall’adozione o dall’affido).
Il congedo obbligatorio si configura come un diritto autonomo e pertanto è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque
indipendentemente dal diritto della madre al proprio congedo di maternità.
Il padre lavoratore dipendente ha diritto, per i giorni di congedo obbligatorio e facoltativo, a un'indennità giornaliera a carico
dell'INPS pari al 100% della retribuzione. Al trattamento normativo e previdenziale si applicano le disposizioni previste in materia di
congedo di paternità dagli articoli 29 e 30, D.Lgs. n. 151/2001.
In una ricostruzione evolutiva va evidenziato come il congedo obbligatorio è stato oggetto di successive proroghe e un ampliamento
della durata. Nell’impianto originario era pari a 2 giorni per il 2017 (analogamente a quanto già disposto per il 2016), a 4 giorni per il
2018 (elevabile a 5 in sostituzione della madre, in relazione al periodo di astensione obbligatoria ad essa spettante) e a 5 giorni per il
2019 (elevabili a 6 in sostituzione della madre in relazione al medesimo periodo di astensione obbligatoria ad essa spettante), così
come disposto dalla legge di Bilancio 2019 (art. 1, comma 278, legge n. 145/2018).
L’art. 41, comma 4, della legge di Bilancio 2020 modifica l’art. 1, comma 354, legge n. 232/2016 (legge di Bilancio 2017)
prorogando di un ulteriore anno il congedo obbligatorio di paternità individuando in 7 giorni la nuova durata. Inoltre, si dispone che
anche per il 2020 il padre possa astenersi per un ulteriore giorno (in accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo
di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima).

La direttiva comunitaria
In prospettiva futura è opportuno ancora ricordare come la direttiva UE n. 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20
giugno 2019, relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la
direttiva 2010/18/UE, stabilisce una disposizione minima europea che prevede 10 giorni di congedo di paternità dopo la nascita
di un figlio.
La finalità del provvedimento, che cerca di delineare un indirizzo comunitario di parità di genere con un gioco di contrappesi, è
quella di incrementare le opportunità delle donne nel mercato del lavoro e rafforzare il ruolo del padre, o di un secondo genitore
equivalente, nelle famiglie.
La direttiva UE n. 2019/1158, all’art. 4, dispone che gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che il padre o, laddove
e nella misura in cui il diritto nazionale lo riconosce, un secondo genitore equivalente abbia diritto a un congedo di paternità di 10
giorni lavorativi da fruire in occasione della nascita di un figlio del lavoratore. Dovrà essere stabilito dai singoli Stati il periodo di
tempo entro il quale il congedo di paternità debba essere fruito e le modalità per farlo, a tempo parziale, a periodi alternati o in altri
modi flessibili.
Il congedo dovrà essere pagato non meno dell’indennità di malattia.
La direttiva prevede poi due mesi di congedo parentale non trasferibile retribuiti come requisito minimo in tutti gli Stati
membri. Tale congedo sarà un diritto individuale, in modo da creare le condizioni adeguate a una distribuzione più equilibrata delle
responsabilità.
Gli Stati membri fisseranno un livello adeguato di retribuzione, o indennità, per il periodo minimo non trasferibile di congedo
parentale, tenendo conto del fatto che questo spesso comporta una perdita di reddito per la famiglia e che invece anche il familiare
più retribuito (spesso un uomo) dovrebbe potersi avvalere di tale diritto.
Dovranno essere poi previsti 5 giorni all'anno di congedo per i lavoratori che prestano assistenza personale a un parente o a una
persona che vive nella stessa famiglia a causa di un grave motivo medico o infermità connesse all'età.

Incentivi under 35: sgravi contributivi per le assunzioni anche nel


2020
Gli incentivi per l’assunzione di giovani, come ogni anno, sono al centro dell’azione di Governo. Il disegno di
legge di Bilancio 2020, con riferimento all’assunzione di giovani under 35, prevede che l’esonero parziale in
misura pari al 50% dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro operi per le assunzioni effettuate dal 1°
gennaio 2019 al 31 dicembre 2020. Questo intervento, in particolare, mette la parola fine alle sovrapposizioni tra
agevolazioni intercorse negli ultimi anni, facendo chiarezza sulle regole applicative. Qualche problema di
cumulabilità rimane, tuttavia, in merito ai datori di lavoro che avessero richiesto ed eventualmente fruito per i
lavoratori under 35 dell’Incentivo Occupazione Sviluppo Sud. Nessun problema, invece, per coloro che avessero
richiesto ed eventualmente fruito dell’incentivo NEET.

Di seguito analizziamo nel dettaglio le novità in arrivo per l’incentivo destinato ai giovani con meno di 35 anni.

Giovani under 35
Per i giovani under 35 finalmente si chiude la discutibile situazione di stallo dell’incentivo introdotto dall'articolo l-bis, del D.L. n.
87/2018 convertito, con modificazioni, dalla l. n. 96/2018.
Come si ricorderà, tale incentivo aveva lo scopo di sopperire alla fine del regime transitorio per i giovani con età da 30 a meno di 35
che fino al 2018 erano destinatari dall’incentivo strutturale introdotto dall’articolo 1, commi 100 e seguenti della l. n. 205/2017 (dal
2019 riguarda solo gli under 30).
In particolare, con la fine del regime transitorio previsto dal comma 102 dell’ultimo riferimento normativo citato, il decreto
Dignità aveva introdotto per i giovani con meno di 35 anni di età, e limitatamente al biennio 2019/2020, un incentivo pressoché
analogo a quello della l. n. 205/2017 seppure disciplinato autonomamente.
Tuttavia, l’agevolazione non era immediatamente applicabile in quanto era necessario un decreto attuativo entro 60 giorni
dall’entrata in vigore della legge di conversione n. 96/2018.
Tale decreto non è mai stato adottato nonostante il termine previsto fosse il 10 ottobre 2018.
Il disegno di legge di Bilancio 2020 sopperisce dunque a tale carenza nella maniera più semplice che poteva essere prevista sin
dalla scadenza del periodo transitorio.
Per l’appunto interviene sul citato art. 1, comma 102 della l. n. 205/2017 prevedendo che operi per le assunzioni effettuate entro il
31 dicembre 2020.
Di conseguenza, prevede l’abrogazione dei commi da 1 a 3 dell'articolo l-bis, del D.L. n. 87/2018 convertito, con modificazioni, dalla
l. n. 96/2018.
In definitiva, dunque, le assunzioni di giovani under 35 effettuate dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2020 consentiranno il diritto
all’incentivo strutturale previsto dall’art. 1, commi 100 e seguenti della l. n. 205/2017.

Incentivo strutturale
Ricordiamo che l’incentivo destinato ora anche ai giovani under 35, seppure fino al 2020, consiste nell’esonero parziale in misura
pari al 50% dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro, con esclusione dei premi assicurativi INAIL, entro il limite
massimo di 3 mila euro annui e si applica nel caso di assunzioni a tempo indeterminato o trasformazioni di rapporti da tempo
determinato a tempo indeterminato.
La durata dell’agevolazione è di 36 mesi dalla data assunzione o trasformazione.
Il massimale di 3 mila euro annui va però riparametrato ed applicato su base mensile, questo significa che l’importo effettivamente
utilizzabile è di 250 euro mensili, senza possibilità di recuperare nei mesi successivi l’eventuale importo rimasto inutilizzato nel mese
di competenza.
Nel caso di contratto a tempo parziale il massimale va riproporzionato sulla base dell’orario del contratto individuale rispetto a quello
normale previsto a tempo pieno dal contratto collettivo di lavoro.
L’incentivo può essere fruito esclusivamente dai datori di lavoro privato ed oltre al requisito anagrafico, è necessario che il
lavoratore non abbia avuto in precedenza rapporti di lavoro a tempo indeterminato con qualsiasi datore di lavoro.
Non sono tuttavia ostativi gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e non proseguiti in un ordinario
rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
L’incentivo spetta anche nel caso di assunzione di un lavoratore già assunto con l’incentivo strutturale da parte di altri datori di
lavoro qualora l’incentivo non fosse stato utilizzato complessivamente per 36 mesi. In tale ipotesi, la quota residua di incentivo potrà
essere utilizzata dagli altri datori di lavoro privati che procedono all’assunzione indipendentemente dall’età del lavoratore.

Cumulo dell’incentivo
Tornando al disegno di legge di Bilancio 2020, come si può notare, l’intervento legislativo opera in forma retroattiva in quanto
consentirà ai datori di lavoro che avessero già effettuato assunzioni dal 1° gennaio 2019 di recuperare gli incentivi eventualmente
spettanti.
Qualche problema però potrebbe generarsi per quei datori di lavoro che avessero richiesto ed eventualmente fruito per tali lavoratori
dell’Incentivo Occupazione Sviluppo Sud (IOSS).
Ricordiamo, infatti, che l’art.8 del D.D. ANPAL n. 178/2019 prevede che l’incentivo per le assunzioni al Sud è cumulabile
esclusivamente con l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile stabile, previsto dall’art. 1 bis del D.L. n. 87/2018, con quello
previsto dall’art. 8 del D.L. n. 4/2019 relativo all’assunzione di giovani che fruiscono del reddito di cittadinanza e con eventuali
incentivi regionali.
Non è invece cumulabile con l’incentivo strutturale previsto dall’art. 1, comma 100 e seguenti della l. n. 205/2017.
E’ evidente che se la norma rimane così come attualmente prevista, l’utilizzo dell’incentivo IOSS comprometterebbe la possibilità ai
datori di lavoro di poter fruire del più consistente incentivo strutturale.
Ricordiamo, a tal proposito, che l’incentivo IOSS prevede l’esonero totale annuale dei contributi previdenziali con esclusione dei
premi INAIL, mentre l’incentivo strutturale, pur prevedendo l’esonero parziale del 50%, ha però una durata triennale.
Va tuttavia rilevato che il DDL di Bilancio 2020 prevede una modifica anche all’articolo 1, comma 247, della l. n. 145/2018 relativa
proprio al finanziamento dell’incentivo occupazione Sud.
La modifica, coerentemente con l’abrogazione dell’articolo 1-bis del D.L. n. 87/2018, prevede il cumulo con l'esonero contributivo di
cui all'articolo l, commi da 100 a 108 e da 113 a 115, della legge della l. n. 205/2017.
A questo punto occorrerà comprendere se tale modifica opererà esclusivamente con gli incentivi per il Sud del 2020 per i quali dovrà
essere approvato un apposito provvedimento dell’ANPAL, ovvero se si intende trovare una soluzione legislativa che possa
consentire il cumulo anche per il 2019.
Nessun problema invece per coloro che avessero richiesto ed eventualmente fruito dell’incentivo NEET previsto in caso di
assunzione di giovani iscritti al programma garanzia giovani.
Il D.D. ANPAL n. 581 del 28 dicembre 2018, infatti, ha prorogato per il 2019 le disposizioni previste per il 2018 dai D.D. n. 3 e
83/2018 che invece consentono espressamente il cumulo con l’incentivo strutturale previsto dall’art. 1, comma 100 e seguenti della l.
n. 205/2017

Contrattazione collettiva: da Cifa e Confsal un nuovo modello di


relazioni industriali e sindacali
La necessità di dare risposte concrete rispetto ai cambiamenti che l’innovazione tecnologica sta determinando nei
sistemi produttivi ed organizzativi aziendali hanno portato Cifa e Confsal ad individuare nella contrattazione
collettiva una “Terza Via”, un nuovo modello di relazioni industriali, sindacali e contrattuali di assoluta qualità,
alternativo ai sistemi tradizionali e che da tempo ha preso le distanze da qualsiasi forma di dumping contrattuale.
L’obiettivo è quello di introdurre nuovi sistemi di classificazione del personale, l’innalzamento costante delle
competenze dei lavoratori attraverso la formazione continua, il potenziamento del rapporto tra sistema di
istruzione e formazione con il mondo del lavoro, nuove politiche salariali, nonché il potenziamento della
contrattazione decentrata e della flessibilità.

Accordo interconfederale Cifa e Confsal


Nei giorni scorsi, Cifa e Confsal hanno voluto ulteriormente rafforzare questo modello contrattuale con la sottoscrizione di
un’importante accordo interconfederale su:
- promozione di un nuovo modello di relazioni industriali;
- contrasto al dumping contrattuale;
- definizione di un nuovo criterio di misurazione della rappresentatività sindacale.
Con l’accordo, Cifa e Confsal tracciano delle specifiche linee di indirizzo che si impegnano a rispettare nella definizione degli
accordi collettivi ma, soprattutto, tracciano un proprio modello di relazioni industriali, alternativo a quello tradizionale, che poggia
le proprie basi su una nuova idea di contrattazione collettiva di “qualità” anche intersettoriale, su un rafforzamento della bilateralità
confederale e su un nuovo modello di misurazione della rappresentatività sindacale.
L’obiettivo è quello di dare risposte concrete ai grandi cambiamenti che l’innovazione tecnologica sta determinando nei sistemi
produttivi ed organizzativi aziendali attraverso una contrattazione collettiva intersettoriale di “qualità” che si caratterizza per
l’introduzione di nuovi sistemi di classificazione del personale, l’innalzamento costante delle competenze dei lavoratori attraverso la
formazione continua, il potenziamento del rapporto tra sistema di istruzione e formazione con il mondo del lavoro, nuove politiche
salariali, il potenziamento della contrattazione decentrata, la flessibilità, il benessere organizzativo e una strutturata bilateralità.
Quest’ultima intesa come “valore” ed espressione della sintesi di un costante dialogo costruttivo tra le Parti e propria di un modello
sindacale non più conflittuale ma partecipativo. La bilateralità come ambito specializzato di confronto capace di supportare ed
integrare i contenuti della contrattazione collettiva ma, soprattutto, di surrogare istituti e procedure della rappresentanza in settori
sindacalmente deboli.

Contrasto al dumping contrattuale


Pertanto, Cifa e Confsal individuano nell’impegno alla definizione di una contrattazione collettiva di qualità la vera lotta al
dumping contrattuale ribandendo la necessità di tutelare i principi sanciti dall’art. 39 della Costituzione e ritenendo che il
riconoscimento a sottoscrivere accordi collettivi non può più essere fondato sul solo criterio di misurazione della rappresentatività.
Il solo requisito numerico della maggiore rappresentatività, anche in termini comparativi, non può essere un indice di sicura qualità
della contrattazione. Per tale ragione, nel rispetto del pluralismo sindacale, tutti gli attori in possesso della maggiore rappresentatività
devono poter liberamente “contrattare” purchè lo facciano nel rispetto di regole ed elementi oggettivi che siano indici di una
contrattazione di qualità.
Al CNEL la proposta di affidare il ruolo di soggetto terzo chiamato a valutare il rispetto di tali indici dal cui parere positivo potrebbe
derivare il riconoscimento di un “bollino di qualità” che legittimi la piena applicazione del contratto.
Cifa e Confsal individuano tali indici nei livelli retributivi, nell’inderogabilità dei diritti fissati per legge, nella previsione di tutele
aggiuntive per il lavoratore, quali la formazione e il welfare, nella presenza al CNEL della sigla sindacale firmataria dell’accordo e,
soprattutto, nella presenza di uno strutturato sistema bilaterale capace di dare concreta attuazione ai contenuti dell’accordo.

Rappresentatività sindacale
In merito alla necessità di individuare criteri certi di misurazione della rappresentatività delle sigle sindacali Cifa e Confsal ritengono
che gli attuali criteri individuati dalla giurisprudenza siano da ritenere superati in ragioni dei grandi cambiamenti in atto, della nascita
dei soggetti bilaterali a cui il legislatore ha attribuito negli anni specifiche e rilevanti funzioni ma i cui aderenti non rientrano nel
computo della rappresentatività e per il fatto che oltre il 90% delle imprese italiane sono piccole e piccolissime e al loro interno la
percentuale di sindacalizzati è prossima allo zero.
In ragione di ciò Cifa e Confsal ritengono che la misurazione della rappresentatività debba avvenire guardando alla consistenza
numerica degli associati al sindacato in misura non inferiore al 5% dei lavoratori occupati nell’intero settore privato. Tale
rilevazione dovrà avere natura intersettoriale e dovrà tenere conto anche degli aderenti ai sistemi bilaterali come i Fondi
Interprofessionali e i Fondi di Assistenza Sanitaria Integrativa.
Relazioni sindacali
Questo accordo sancisce definitivamente la nascita di una “Terza Via” e cioè di un modello di relazioni sindacali e contrattuali di
assoluta qualità, alternativo ai sistemi tradizionali e che da tempo ha preso le distanze da qualsiasi forma di dumping contrattuale.
Un nuovo modello di relazioni industriali moderno e innovativo, con propri attori, proprie idee e proprie regole che da oggi, nessuno
potrà far finta di non vedere e che a breve sarà sottoposto all’attenzione del Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo.

Riduzione contributiva edili: come fruire del beneficio per il 2019


Con la circolare n. 145 del 2019, l’INPS recepisce il decreto 24 settembre 2019 con cui il Ministero del Lavoro e
delle politiche sociali ha confermato, per il 2019, la riduzione contributiva prevista dall’art. 29 del D.L. n.
244/1995, e successive modifiche e integrazioni, per gli operai a tempo pieno del settore edile. L’Istituto fornisce
dunque le indicazioni operative per l’ammissione al regime agevolato e le modalità per la materiale fruizione del
beneficio.

Caratteristiche della riduzione contributiva


Per i periodi di paga da gennaio a dicembre 2019, hanno diritto all’agevolazione contributiva i datori di lavoro classificati nel settore
industria con i codici statistici contributivi da 11301 a 11305 e nel settore artigianato con i codici statistici contributivi da 41301 a
41305, nonché caratterizzati dai codici Ateco 2007 da 412000 a 439909.
Il beneficio consiste in una riduzione sui contributi dovuti, nella misura dell’11,50%, per le assicurazioni sociali diverse da quella
pensionistica e si applica ai soli operai occupati per 40 ore a settimana. Non spetta, quindi, per i lavoratori a tempo parziale.

Requisiti di spettanza
L’accesso al beneficio è subordinato alle seguenti condizioni:
- il possesso dei requisiti di regolarità contributiva attestata tramite il documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli
altri obblighi di legge e il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali,
laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative
sul piano nazionale;
- il rispetto dei minimi retributivi;
- l’assenza di condanne passate in giudicato per la violazione della normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel
quinquennio antecedente la data di applicazione dell’agevolazione.
La riduzione contributiva non spetta per quei lavoratori per i quali sono previste specifiche agevolazioni contributive ad altro titolo.
Trasmissione delle istanze
Le istanze finalizzate all’applicazione della riduzione contributiva relativamente all’anno 2019 dovranno essere inviate
esclusivamente in via telematica avvalendosi del modulo “Rid-Edil”, disponibile all’interno del Cassetto previdenziale aziende del
sito internet dell’Istituto, nella sezione “Comunicazioni on-line”, funzionalità “Invio nuova comunicazione”.
In caso di definizione delle istanze con esito positivo, al fine di consentire il godimento del beneficio, sarà attribuito alla posizione
contributiva interessata il codice di autorizzazione 7N, per il periodo da novembre 2019 a febbraio 2020; l’esito sarà visualizzabile
all’interno del Cassetto previdenziale aziende.
I datori di lavoro autorizzati alla fruizione potranno esporre lo sgravio nel flusso Uniemens con le seguenti modalità: il beneficio
corrente dovrà essere esposto con il codice causale L206 nell’elemento “AltreACredito” di “DatiRetributivi”; per il recupero degli
arretrati dovrà essere utilizzato il codice causale L207, nell’elemento “AltrePartiteACredito” di “DenunciaAziendale”.
Il beneficio potrà essere fruito avvalendosi delle denunce contributive Uniemens fino al mese di competenza febbraio 2020.
I datori di lavoro potranno inviare le domande per l’applicazione della riduzione contributiva relativa al 2019 fino al 15 marzo 2020.
INPS, circolare 28/11/2019, n. 145

Braccianti agricoli: pronti i tracciati telematici 2019 per ANF e


disoccupazione
Con il messaggio n. 4376 del 2019, l’INPS ha reso nota la predisposizione dei nuovi tracciati di trasmissione delle
istanze di indennità di disoccupazione e/o assegno al nucleo familiare per i lavoratori dipendenti agricoli in
competenza 2019. Al documento di prassi è allegato anche il modulo che sarà reso disponibile a titolo di ricevuta
agli enti di patronato.

Con il messaggio n. 4376 del 26 novembre 2019, l’INPS comunica di aver provveduto a rilasciare alle Strutture Nazionali degli Enti
di patronato i tracciati di trasmissione delle istanze di indennità di disoccupazione e/o assegno al nucleo familiare per i
lavoratori dipendenti agricoli in competenza 2019.
Il modulo SR25-Prest.agr.21TP costituisce l’equivalente della ricevuta della domanda trasmessa per via telematica dagli utenti
abilitati (assicurati dotati di PIN dispositivo ed Enti di patronato), ed è reperibile nella sezione Modulistica Online della Intranet Inps
a disposizione esclusiva degli operatori delle Strutture territoriali dell’Istituto.
Agli Enti di patronato viene invece reso disponibile, nel Servizio di trasmissione delle domande di disoccupazione e assegno
per il nucleo familiare dei lavoratori agricoli dipendenti, nell’Area di Download del Menu principale della funzione “Presentazione
domande”, il file PDF contenente la sezione informativa del citato modulo SR25-Prest.agr.21TP denominato “dsagr_istruzioni”.
INPS, messaggio 26/11/2019, n. 4376

Disparità uomo-donna: definiti i settori per il 2020


Con il decreto interministeriale del 25 novembre 2019, a firma del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali,
di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze, sono stati individuati i settori di attività e le
professioni nei quali il tasso di disparità uomo-donna, in termini occupazionali, è superiore al 25%. I dati
pubblicati sono stati calcolati sulla base dei dati ISTAT calcolati sulla media per l’anno 2018. La determinazione
effettuata dal decreto è necessaria per la corretta applicazione dello sgravio per l’assunzione di lavoratrici
introdotto dalla legge Fornero (legge n. 92/2012) nel settore privato.

Sono sostanzialmente riconfermati i dati validi per il 2018 e il 2019.


Incentivi all'assunzione
Gli incentivi consistono nella riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro, in relazione alle assunzioni effettuate con
contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, a tempo determinato o con contratto di somministrazione, di donne di
ogni età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.
Lo sgravio spetta per un periodo massimo di 18 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato e di 12 mesi per quelle a termine.
Restano validi i requisiti generali necessari per la fruizione degli incentivi.
I settori e le professioni caratterizzate dalla disparità uomo-donna, richiesta dalla norma, vengono appunto individuati annualmente
con decreto interministeriale.
Settori e professioni incentivati
I settori in cui saranno possibili assunzioni di donne con incentivi sono quelli dell’agricoltura, costruzioni, industria estrattiva, acqua
e gestione rifiuti, industria energetica, industria manifatturiera, trasporto e magazzinaggio, informazione e comunicazione, servizi
generali della PA.
Rientrano, invece, tra le professioni incentivate, la conduzione di veicoli e macchinari, le attività di progettazione, la direzione
d’azienda e molte lavorazioni artigianali.
L’elencazione dettagliata viene fornita negli allegati al decreto in esame.
Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, decreto 25/11/2019, n. 371

Premi INAIL: come notificare il tasso per il pagamento della rata


2020
L’INAIL sta ultimando le elaborazioni dalle quali scaturirà il tasso applicabile per il 2020 che, in conseguenza
delle nuove tariffe dei premi, subirà una variazione in aumento od in diminuzione elaborata per posizione
assicurativa territoriale - PAT e non per singola voce di tariffa. Come di consueto, la notifica avviene tramite il
Modello 20SM che deve essere inviato ai datori di lavoro entro il 31 dicembre 2019: non sono previsti slittamenti
del termine.

Le nuove tariffe dei premi INAIL, entrate in vigore il 1° gennaio 2019 a seguito della pubblicazione sul sito del Ministero del Lavoro
del Decreto Interministeriale 27 febbraio 2019, non hanno modificato i termini di notifica del tasso applicabile prevedendone
l’invio ai datori di lavoro entro il 31 dicembre dell’anno precedente.
In sostanza, il tasso applicabile 2020 dovrà essere comunicato ai datori di lavoro entro il 31 dicembre 2019. Per rispettare questo
termine, le Direzioni Centrali preposte, hanno operato le elaborazioni che si concluderanno con l’invio del Modello 20sm.

Tasso applicabile
Il tasso applicabile 2020 è necessario per il calcolo del premio anticipato definito Rata. Le nuove tariffe dei premi 2019 hanno
lasciato invariato il principio secondo il quale il premio INAIL deve essere calcolato per ogni singola lavorazione individuata dalla
voce di tariffa.
Ad ogni voce di tariffa viene attribuito un tasso definito medio nazionale poiché uguale per tutti i datori di lavoro che inizino quella
lavorazione. Trascorso un biennio completo di attività, il tasso medio può subire una variazione in aumento o in diminuzione che
viene calcolata a livello di PAT in base alla sinistrosità di questa ed in base alle retribuzioni imputate alle voci di tariffa che assicura.
Nella generalità dei casi i dati che vengono utilizzati per determinare il tasso applicabile sono riferiti al 1° triennio dell’ultimo
quadriennio con un periodo minimo di un biennio. Nella situazione odierna il tasso applicabile per l’anno 2020 viene calcolato sui
dati degli anni 2016, 2017 e 2018 con un periodo minimo che deve avere avuto inizio entro il 2 gennaio 2018. Nella realtà si può
anche verificare il caso in cui il tasso applicabile sia uguale al tasso medio nazionale poiché i dati del periodo di osservazione non
determinano alcuna variazione del tasso medio.
Attenzione. Con le Tariffe 2019 le PAT con Polizza Dipendenti ponderata, nella quale erano presenti più voci di tariffa che
esprimevano un unico tasso ponderato ed una unica oscillazione, sono state cessate d’ufficio al 31 dicembre 2018 e sostituite con PAT
con polizza non ponderata. In queste nuove PAT/Polizze si ha il tasso applicabile per ogni singola lavorazione/voce di tariffa.

Modalità di notifica del tasso applicabile


Come avveniva nelle precedenti tariffe dei premi, il tasso applicabile per l’anno 2020 deve essere comunicato al datore di lavoro
entro il 31 dicembre 2019 (non sono previsti slittamenti del termine come accaduto per il tasso 2019) tramite il Modello 20sm.
Il Modello 20sm contiene anche gli elementi in base ai quali è stato determinato. I dati esposti riguardano sia gli elementi generali
per il calcolo che si applicano a tutti i datori di lavoro e quelli, come i casi di infortunio e le retribuzioni delle voci di tariffa, relativi
al singolo datore di lavoro.
In adesione alle previsioni normative circa la telematizzazione dei rapporti con le PP.AA., la notifica del tasso INAIL 2020 avviene
in prima battuta tramite Posta Elettronica Certificata e, nella ipotesi di esito negativo di questa, tramite raccomandata A.R.

Controlli da effettuare
In considerazione del fatto che nel corso dell’anno 2019 è stata data attuazione alle nuove tariffe dei premi, che hanno comportato
complesse operazioni di adeguamento degli archivi informatici, il datore di lavoro deve in primo luogo verificare che alle
lavorazioni esercitate corrisponda la corretta voce di tariffa che le individua.
Questa verifica è resa indispensabile dal fatto che con le tariffe 2019 sono stati effettuati moltissimi accorpamenti di lavorazione ed
alcune di queste hanno subito modifiche relative proprio al codice numerico della voce di tariffa. Uno degli esempi di maggiore
impatto, è dato dalla riconduzione alla voce di tariffa 0722 dell’uso dell’autovettura da parte degli impiegati per il quale, fino alle
tariffe 2000, era applicata la voce di tariffa 0723.
Poiché la sinistrosità della PAT è data dagli eventi imputati alle singole voci di tariffa, è opportuna anche la verifica degli eventi
indicati allo scopo di individuare possibili casi di infortunio in itinere, che non sono da imputare al singolo datore di lavoro come
onere diretto, o l’effettivo scomputo dei casi per i quali l’INAIL ha definito le azioni di surroga che non devono essere computati
nella sinistrosità della PAT.

Contestazione del tasso applicabile 2020


Il contenzioso in materia di oscillazione del tasso medio dopo il 1° biennio continua ad essere regolato dal D.P.R. n. 314/2001 che
prevede la possibilità della sospensione del provvedimento qualora l’impugnativa venga attivata entro 30gg dalla notifica.
La tempestiva attivazione del contenzioso comporta la possibilità di effettuare il pagamento della rata 2020 con il tasso
precedentemente notificato e non contestato. Il contenzioso deve essere attivato tramite il servizio telematico dedicato che provvede
ad individuare anche la sede INAIL competente a decidere. Per specifica previsione del D.P.R. n. 314/2001, la sede competente deve
decidere entro 120gg dalla proposizione del contenzioso.
Nella ipotesi di esito negativo o di mancata pronuncia entro i 120gg, il datore di lavoro, a meno di acquiescenza, può proporre
solamente ricorso innanzi al Giudice Ordinario.
Attenzione. Ai fini della regolarità DURC, l’attivazione del contenzioso (da ricondurre nell’alveo delle Opposizioni) entro i 30gg
dalla notifica, e la possibilità di effettuare il pagamento con l’ultimo tasso applicabile non contestato, consente di ottenere la regolarità,
posta l’effettuazione del corretto pagamento, fino alla emissione del provvedimento di conclusione della opposizione o fino allo
scadere dei 120gg in ipotesi di silenzio rifiuto.

Considerazioni finali
Il tasso applicabile 2020 viene calcolato in una situazione nella quale le regole di oscillazione sono quelle che decorrono nel 2019
mentre il triennio 2016/2018 è quello di competenza delle precedenti tariffe 2000.
Le operazioni informatiche di passaggio dalle tariffe 2000 a quelle 2019 possono avere creato dei disallineamenti connessi alla
notevole riduzione delle lavorazioni fra le due nomenclatori, motivo per il quale deve essere effettuato un controllo attento dei dati
relativi alla corrispondenza delle voci di tariffa alle lavorazioni effettivamente svolte poiché le situazioni anomale potrebbero
incidere in modo significativo sul premio da versare.

Assegno di invalidità e Naspi: casi di sospensione e anticipazione


Con il messaggio n. 4477 del 2019, l’INPS da riscontro alle richieste di chiarimenti pervenute dalle Strutture
territoriali, fornendo precisazioni in merito alla fattispecie dei titolari di assegno ordinario di invalidità (AOI),
sospeso a causa dell’opzione in favore dell’indennità NASpI. Le indicazioni fornite dall’Istituto riguardano la
possibilità di ripristinare il pagamento dell’assegno nell’ipotesi in cui l’indennità Naspi sia sospesa per periodi di
lavoro subordinato non superiori a sei mesi o erogata in forma anticipata.

Lavoro subordinato
I lavoratori che fruiscono di assegno o pensione di invalidità, nel caso in cui si trovino ad avere diritto ai trattamenti di
disoccupazione, hanno diritto di optare tra tali trattamenti e quelli di invalidità, limitatamente al periodo di disoccupazione
indennizzato.
L’assicurato titolare di AOI, che abbia optato per l’indennità di disoccupazione, può, a seguito di rinuncia alla prestazione di
disoccupazione, rientrare nel godimento dell’AOI e non può più essere ammesso alla fruizione dell’indennità di disoccupazione
residua oggetto dell’opzione.
Nel periodo di durata del contratto a tempo determinato l’assicurato rimane titolare dell’indennità NASpI anche se la stessa viene
posta in sospensione; ne consegue che il soggetto, titolare dell’indennità di disoccupazione, non può, nel periodo di sospensione della
prestazione, percepire l’assegno ordinario di invalidità, salvo che intenda rinunciare alla prestazione e percepire l’AOI, senza
possibilità tuttavia di essere riammesso alla fruizione dell‘indennità di disoccupazione residua.

Anticipazione Naspi
In caso di erogazione della NASpI in forma anticipata, l’assegno ordinario di invalidità rimane sospeso per tutto il periodo teorico di
spettanza dell’indennità NASpI.
L’assegno ordinario di invalidità sospeso potrà essere ripristinato al termine del periodo teorico di spettanza della NASpI, sempreché
permanga la titolarità dello stesso.
INPS, messaggio 02/12/2019, n. 4477

Ripresa versamenti sisma: possibile rateazione per pensionati e


dipendenti INPS
L’INPS, nel messaggio n. 4478 del 2019, prende in esame la ripresa dell’obbligo del versamento delle ritenute
erariali sospese per gli eventi sismici 2016/2017. L’Istituto, in particolare, spiega le modalità con cui i dipendenti
dell’Istituto e i pensionati possono presentare istanza al sostituto di imposta di recupero mediante trattenute
mensili. E’ prorogato al 15 gennaio 2020 il termine entro il quale i contribuenti, che hanno richiesto ed ottenuto il
beneficio della sospensione delle ritenute fiscali, sono tenuti a versare le somme oggetto di sospensione.

Nel messaggio n. 4478 del 2 dicembre 2019, l’INPS interviene in merito alla ripresa dell’obbligo del versamento delle ritenute
sospese per gli eventi sismici 2016/2017, con riferimento alla proroga al 15 gennaio 2020 del termine entro il quale i contribuenti,
che hanno richiesto ed ottenuto il beneficio della sospensione delle ritenute fiscali, sono tenuti a versare le somme oggetto di
sospensione in un’unica soluzione, senza applicazione di sanzioni e interessi, ovvero, mediante rateizzazione fino a un massimo di
120 rate mensili di pari importo, con il versamento dell’importo della prima rata entro il 15 gennaio 2020.
I pensionati e i dipendenti dell’Istituto, che vorranno avvalersi della facoltà di chiedere il versamento mediante trattenute mensili,
potranno presentare l’istanza all’INPS entro il 15 gennaio 2020 al fine di poter usufruire della rateizzazione, senza sanzioni e
interessi, nella misura massima di 120 rate a decorrere dal mese di gennaio 2020.
Ove l’istanza sia presentata successivamente al 15 gennaio 2020 il numero delle rate sarà ridotto del corrispondente numero dei mesi
di ritardo, fermo restando che il versamento delle ritenute riferite a periodi antecedenti l’istanza rimane di esclusiva competenza
dell’interessato, ivi incluso il versamento di sanzioni e interessi previsti dalla legge.
Si comunica, infine, che è possibile presentare presso la Struttura territorialmente competente la revoca della domanda di ripresa dei
versamenti già accolta dall’Istituto. In tal caso rimane a carico del contribuente l’obbligo di effettuare in via definitiva i versamenti di
ritenute sospese residue direttamente all’Erario.
INPS, messaggio 02/12/2019, n. 4478

Modello 730 e Certificazione unica: come cambia il calendario


degli adempimenti
Dal 2021 cambierà il calendario degli adempimenti relativi all’assistenza fiscale con riguardo alla presentazione
del mod. 730 da parte del contribuente, alla trasmissione all’Agenzia delle Entrate e per il pagamento delle
imposte dovute o l’eventuale rimborso delle somme risultanti a credito dal prospetto di liquidazione. Sempre dal
2021 la Certificazione Unica dovrà essere trasmessa all’Amministrazione finanziaria entro il 16 marzo e non più il
7 marzo. Di contro, la data di consegna al sostituito verrà anticipata dal 31 marzo al 16 dello stesso mese. Sono
alcune delle importanti novità previste dal DDL fiscale all’esame della Camera.

Dall’anno prossimo la dichiarazione dei redditi potrà essere presentata con il mod.730 oltre che dai titolari dei redditi di lavoro
dipendente e dei redditi assimilati indicati agli articoli 49 e 50 del TUIR, anche dai titolari degli altri redditi diversi da quelli di
lavoro autonomo e d'impresa, indipendentemente dalla loro posizione di lavoratori subordinati o titolari di redditi assimilati.
L’articolo 16-bis del D.L. 124/2019 (Ampliamento della platea dei contribuenti che possono utilizzare il modello 730 e riordino dei
termini dell'assistenza fiscale), approvato dalla Commissione Finanze della Camera su proposta dai relatori, modifica in tal senso
l’articolo 34 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 nonché gli articoli 13 del DM 31 maggio 1999, n. 164, 51.bis del
D.L.69/2013 e 1 del D.Lgs. n.175/2014 che disciplinano la materia. In particolare, il nuovo testo del comma 4 dell’articolo 34 apre
dal 1° gennaio 2020 ai CAF-dipendenti l’assistenza a tutti i contribuenti che posseggono redditi diversi da quelli di lavoro autonomo
o di impresa di cui agli articoli 53 e 55 del Tuir.

Assistenza fiscale
Dal 1° gennaio 2021 scatterà, invece, il nuovo calendario degli adempimenti relativi all’assistenza fiscale, sia per quanto riguarda la
presentazione del mod. 730 da parte del contribuente, sia per la trasmissione all’A.F., sia per il pagamento delle imposte dovute o
l’eventuale rimborso. Viene in tal senso modificato l’articolo 13 del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31
maggio 1999, n.164, nel senso che:
Presentazione della dichiarazione
I possessori dei redditi indicati all'articolo 34, comma 4, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, possono adempiere all'obbligo
di dichiarazione dei redditi presentando l'apposita dichiarazione e la scheda ai fini della destinazione del due, del cinque e dell'otto
per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche:
a) entro il 30 settembre dell'anno successivo a quello cui si riferisce la dichiarazione, al proprio sostituto d'imposta, che intende
prestare l'assistenza fiscale;
b) entro il 30 settembre dell'anno successivo a quello cui si riferisce la dichiarazione, ad un CAF-dipendenti, unitamente alla
documentazione necessaria all'effettuazione delle operazioni di controllo».
Slittano conseguentemente le operazioni di trasmissione della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate e gli adempimenti posti a
carico dei datori di lavoro.
I CAF-dipendenti e i professionisti abilitati, fermo restando il termine del 10 novembre per la trasmissione delle dichiarazioni
integrative di cui all'articolo 14, debbono concludere le attività di loro competenza entro:
a) il 15 giugno di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente entro il 31 maggio;
b) il 29 giugno di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente dal 1 al 20 giugno;
c) il 23 luglio di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente dal 21 giugno al 15 luglio;
d) il 15 settembre di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente dal 16 luglio al 31 agosto;
e) il 30 settembre di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente dal 1 al 30 settembre.
Operazioni di conguaglio
Dal 2021 cambia anche il calendario delle operazioni di conguaglio di cui all’articolo 19 del predetto DM 164/1999.
Per il nuovo comma 1 di detto articolo, le somme risultanti a debito dal prospetto di liquidazione sono trattenute sulla prima
retribuzione utile e comunque sulla retribuzione di competenza del mese successivo a quello in cui il sostituto ha ricevuto il predetto
prospetto di liquidazione e sono versate nel termine previsto per il versamento delle ritenute di acconto del dichiarante relative alle
stesse retribuzioni.
“Se il sostituto d'imposta riscontra che la retribuzione sulla quale effettuare il conguaglio risulta insufficiente per il pagamento
dell'importo complessivamente risultante a debito, trattiene la parte residua dalle retribuzioni corrisposte nei periodi di paga
immediatamente successivi dello stesso periodo d'imposta, applicando gli interessi stabiliti per il differimento di pagamento delle
imposte sui redditi»
Analogamente, il rimborso delle somme a credito sarà effettuato con la prima retribuzione utile e comunque sulla retribuzione di
competenza del mese successivo a quello in cui il sostituto ha ricevuto il prospetto di liquidazione.
La modifica interessa anche gli enti che erogano pensioni, che provvederanno ai conguagli a partire dal secondo mese successivo a
quello di ricevimento dei dati del prospetto di liquidazione.
Certificazione unica
Dall’anno 2021 cambieranno anche alcuni termini relativi alla Certificazione Unica, che dovrà essere trasmessa all’A.F. entro il 16
marzo e non più il 7 marzo. Di contro, la data di consegna al sostituito verrà anticipata dal 31 marzo al 16 dello stesso mese.

CCNL dipendenti da proprietari di fabbricati: previsti aumenti


retributivi
Confedilizia con Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, in data 26 novembre 2019, hanno rinnovato la parte
economica del CCNL per i dipendenti da proprietari di fabbricati. Sono previsti aumenti dello stipendio
conglobato, riferiti ai livelli A3/A4, con decorrenza 1° gennaio 2020, 1° gennaio 2021 e 1° gennaio 2022.

Per i dipendenti da proprietari di fabbricati, in data 26 novembre 2019, è stata rinnovata la parte economica del CCNL. L'accordo
decorre dal 1° gennaio 2020 e scadrà il 31 dicembre 2022. Le Parti si rivedranno per la stesura integrale del rinnovo contrattuale.

Minimi tabellari
Sono previsti i seguenti aumenti dello stipendio conglobato, riferiti ai livv. A3/A4, da riparametrare (gli aumenti tengono conto
dell'incremento del contributo per l'assistenza sanitaria integrativa riconosciuto dall'accordo 16 settembre 2015.):
- euro 25 dal 1° gennaio 2020;
- euro 25 dal 1° gennaio 2021;
- euro 5 dal 1° gennaio 2022. In alternativa a questo ultimo aumento, le Parti possono prevedere un uguale aumento del contributo di
assistenza sanitaria a vantaggio dei familiari.

Indennità raccolta rifiuti


Dal 1° gennaio 2020, per il lavoratore cui venga assegnata anche la lavatura dei bidoni, dovrà essere prevista un'indennità, ulteriore
rispetto a quelle per il confezionamento sacchi/bidoni rifiuti e movimentazione rifiuti, pari a euro 0,50 per ciascuna unità
immobiliare.

Indennità ritiro raccomandate


Dal 1° gennaio 2020, le indennità ritiro raccomandate devono essere, per ogni unità immobiliare, le seguenti:
- ritiro sole raccomandate: euro 0,63 negli immobili ad uso prevalentemente abitativo ed € 0,88 negli immobili ad uso
prevalentemente non abitativo (valori attuali);
- ritiro raccomandate e pacchi (Amazon, corrieri, ecc.): euro 1,00 negli immobili ad uso prevalentemente abitativo ed euro 1,30
negli immobili ad uso prevalentemente non abitativo.

Malattia
L'indennità fino al 20° giorno viene elevata dal 56% al 60% della retribuzione globale giornaliera.
In caso di malattia di durata non superiore a 14 giorni, l'indennità decorrerà dal 3º giorno di malattia (i primi 2 giorni sono comunque
computati nei 180 giorni di carenza).
L'indennità decorrerà dal 1º giorno per le malattie superiori a:
- 9 giorni dal 1° gennaio 2020;
- 8 giorni dal 1° gennaio 2022.

Reddito e pensione di cittadinanza: domande da integrare per i


cittadini stranieri
Nel messaggio n. 4516 del 2019, l’INPS spiega le modalità con cui i cittadini stranieri che hanno presentato
domanda di erogazione del reddito o della pensione di cittadinanza devono integrare la stessa con una
autocertificazione che riguardi i requisiti reddituali e patrimoniali, nonché la composizione del nucleo familiare.

L’INPS, con il messaggio n. 4516 del 3 dicembre 2019, interviene in materia di Reddito e Pensione di cittadinanza per fornire
alcune indicazioni procedurali. L’Istituto fa presente che i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea sono obbligati a
produrre in fase istruttoria, ai fini dell’accoglimento della domanda, una certificazione dell’autorità estera competente, tradotta in
lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare italiana, riguardanti i requisiti reddituali e patrimoniali, nonché la composizione
del nucleo familiare.
Sono esclusi da tali obblighi i cittadini:
- di Stati non appartenenti all’Unione europea aventi lo status di rifugiato politico;
- di Stati le cui convenzioni internazionali dispongano diversamente;
- di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea nei quali è oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni.
Il decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione
internazionale, del 21 ottobre 2019, registrato dalla Corte dei Conti in data 19 novembre 2019 e in attesa di pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale, ha definito l’ambito di applicazione della norma di cui al predetto comma 1–bis, con le relative modalità attuative.
Domande presentate dai cittadini extracomunitari
Le domande presentate da aprile 2019 dai cittadini extracomunitari degli Stati o territori non inclusi nel decreto interministeriale, per
le quali è già stata effettuata l’istruttoria per la verifica dei requisiti normativamente previsti per l’accesso al beneficio, saranno
disposti il rilascio della carta Rdc e il contestuale invio della prima disposizione di pagamento a Poste Italiane S.p.A.
Le domande presentate dai cittadini di uno degli Stati o territori indicati nel decreto interministeriale, rilasciata dalla competente
autorità dello Stato o territorio estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall‘autorità consolare italiana, all’attestazione del
valore del patrimonio immobiliare posseduto all’estero. Gli altri requisiti reddituali e patrimoniali, di accesso al beneficio, nonché la
composizione del nucleo familiare dei cittadini non appartenenti all’Unione europea non devono essere oggetto della certificazione
integrativa in oggetto.
Domande presentate a marzo 2019
Le domande presentate a marzo 2019 dai cittadini extracomunitari, anche se per le stesse sia già stata rilasciata la dichiarazione
integrativa di responsabilità, resteranno sospese se il richiedente è cittadino degli Stati o territori inclusi nell’allegato al decreto
interministeriale in commento.
Per le domande, invece, presentate a marzo 2019 dai cittadini extracomunitari degli Stati o territori non inclusi nell’allegato al
decreto interministeriale, che hanno già rilasciato la dichiarazione integrativa di responsabilità, di cui al citato messaggio n.
3568/2019, i pagamenti continueranno con le consuete modalità, senza necessità di alcun adempimento documentale da parte del
richiedente.
INPS, messaggio 03/12/2019, n. 4516

Simulatore addizionale comunale IRPEF: applicazione aggiornata


sul Portale Federalismo Fiscale
Sul Portale Federalismo Fiscale è disponibile l’aggiornamento del simulatore addizionale comunale IRPEF che si
avvale dei dati estratti dalle dichiarazioni 2018 relative all’anno d’imposta 2017. Lo ha reso noto il Ministero
dell’Economia delle Finanze che ha specificato come il simulatore addizionale comunale IRPEF consente ai
Comuni di analizzare l'effetto sul gettito della variazione dei principali elementi dell’addizionale IRPEF.

Il Ministero dell’Economia delle Finanze ha pubblicato l’avviso riguardante l’aggiornamento del Simulatore Addizionale
comunale IRPEF.
Nello specifico sul Portale Federalismo Fiscale è ora disponibile l’aggiornamento del Simulatore Addizionale comunale IRPEF che si
avvale dei dati estratti dalle dichiarazioni 2018 relative all’anno d’imposta 2017.Il Simulatore Addizionale comunale IRPEF consente
ai Comuni di analizzare l'effetto sul gettito della variazione dei principali elementi dell’addizionale IRPEF come aliquota unica,
aliquote differenziate, soglia di esenzione, ai fini della definizione della loro politica tributaria. La simulazione può essere effettuata
sia in termini di competenza che in termini di cassa. Con l’analisi per cassa, si possono analizzare gli impatti per il triennio 2019-
2021.
I Comuni possono trovare i Simulatori tra i Servizi offerti nell'Area Riservata del Portale Federalismo Fiscale.
Ministero dell’Economia e delle Finanze, avviso 03/12/2019

Decreto fiscale 2020: guida alle novità


Si attenuano le sanzioni sugli F24 scartati e sulla responsabilità dei committenti sugli appalti. Il tasso d’interesse
per versamenti, riscossioni e rimborsi viene fissato tra lo 0,1 e il 3 per cento. Dal 2021 si potrà inviare il modello
730 fino al 30 settembre. L’esterometro diventa trimestrale. Salta la doppia imposizione economica sui dividendi
distribuiti alle società semplice e le sanzioni per il mancato uso del POS. Sono alcune delle novità approvate dalla
Camera dei Deputati al decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020.

Il primo passaggio parlamentare del decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 (D.L. n. 124/2019) non risparmia novità
e colpi di scena. Infatti, la Camera ha approvato, in prima lettura, il testo di un decreto (che quindi ora passa al Senato) ricco di
modifiche e integrazioni.
Si è intervenuto un po’ su tutto, cercando, da un lato di smussare alcune norme che, nella versione originaria avevano sollevato non
poche perplessità (si pensi all’art. 4 sulle ritenute negli appalti, alla stretta sulle compensazioni con modello F24 o, ancora, a
quella sui reati tributari) e, dall’altro, di introdurre qualche semplificazione (in questo senso vanno lette le norme sull’esterometro
trimestrale e, anche se in minor misura, quelle sul nuovo calendario del modello 730).

Stretta sulle compensazioni


Cambiano le sanzioni in caso di scarto del modello F24 contenente compensazioni.
La sanzione originaria, fissata in misura pari a 1.000 euro per ciascuna delega non eseguita, diventa pari:
- al 5% dell’importo per importi fino a 5.000 euro;
- a 250 euro per importi superiori a 5.000 euro.

Ritenute su appalti
La norma (art. 4) viene completamente riscritta.
Volendo sintetizzare, in base alla nuova formulazione:
- viene fissato un limite per applicare la disposizione: si fa riferimento a opere o servizi di importo complessivo annuo superiore a
200.000 euro, con contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziati, caratterizzati da
prevalente utilizzo di manodopera;
- al fine di consentire al committente il riscontro dell’ammontare complessivo degli importi versati dalle imprese, entro i cinque
giorni lavorativi successivi alla scadenza del versamento, l’impresa appaltatrice o affidataria e le imprese subappaltatrici trasmettono
al committente e, per le imprese subappaltatrici, anche all’impresa appaltatrice le deleghe di pagamento delle ritenute (che vanno
versate senza possibilità di compensazione);
- in caso di mancata trasmissione o di omessi o insufficienti versamenti il committente è tenuto a sospendere il pagamento dei
corrispettivi maturati dall’impresa appaltatrice sino al 20% del valore complessivo dell’opera o del servizio o per un importo pari
alle ritenute non versate comunicando ciò entro novanta giorni all’Agenzia delle entrate;
- in caso di violazione delle nuove disposizioni, il committente è obbligato al pagamento di una somma pari alla sanzione irrogata
all’impresa appaltatrice o affidataria o subappaltatrice per la corretta determinazione delle ritenute e per la corretta esecuzione delle
stesse, nonché per il tempestivo versamento senza compensazione.
Pertanto, scompare l’obbligo in capo al committente di effettuare il versamento delle ritenute previa provvista da parte
dell’appaltatore, ma restano alcuni adempimenti quali quelli, in capo alle imprese appaltatrici di trasmettere, sempre entro 5 giorni,
l’elenco dei lavoratori impiegati nel mese precedente.
Cambia anche il comma per disapplicare la nuova disciplina. Ora, la disapplicazione avviene qualora le imprese appaltatrici o
affidatarie o subappaltatrici comunichino al committente, allegando la relativa certificazione, la sussistenza, nell’ultimo giorno del
mese precedente a quello della scadenza, dei seguenti requisiti:
a) risultino in attività da almeno tre anni, siano in regola con gli obblighi di-chiarativi e abbiano eseguito nel corso dei periodi
d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio complessivi versamenti registrati nel conto
fiscale per un importo non inferiore al 10% dell’ammontare dei ricavi o compensi risultanti dalle dichiarazioni medesime;
b) non abbiano iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi o avvisi di addebito affidati agli agenti della riscossione relativi alle
imposte sui redditi, all’IRAP, alle ritenute e ai contributi previdenziali per importi superiori a 50.000 euro, per i quali i termini di
pagamento siano scaduti e siano ancora dovuti pagamenti o non siano in essere provvedimenti di sospensione. Tale norma non si
applica per le somme oggetto di piani di rateazione per i quali non sia intervenuta decadenza.

Ravvedimento operoso
Viene abrogata la norma che consentiva l’applicazione del ravvedimento operoso in versione “estesa” solo ai tributi amministrati
dall’Agenzia delle Entrate e dall’Agenzi delle Dogane e Monopoli.
Pertanto, tutte le riduzioni sulle sanzioni previste dal ravvedimento valgono anche per i tributi locali (IMU e TASI in testa).

Impatriati
Si modifica la norma contenuta nel decreto Crescita (art. 5, D.L. n. 34/2019) che ha ridefinito le regole per l’applicazione delle
agevolazioni fiscali per il rientro dei cervelli. In particolare, si prevede che a partire dal periodo d’imposta in corso, ai soggetti che a
decorrere dal 30 aprile 2019 trasferiscono la residenza in Italia e risultano beneficiari del regime sugli impatriati (art. 16, D.Lgs. n.
147/2015), si applicano le nuove norme (contenute nel decreto Crescita):
- sulle percentuali di agevolazione dei redditi e sulle condizioni per l’accesso al beneficio;
- sulle agevolazioni per le nuove attività di impresa;
- sul prolungamento del beneficio in presenza di figli o di acquisto immobili residenziali;
- sull’ampliamento del beneficio nelle regioni del Mezzogiorno.

Esterometro
Cambia la periodicità di presentazione della comunicazione dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi
effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato (c.d. esterometro). L’attuale trasmissione mensile lascia
il posto a quella trimestrale.
Pertanto, con effetto dalla data di entrata in vigore della norma, la trasmissione telematica è effettuata trimestralmente entro la fine
del mese successivo al trimestre di riferimento.

Modello 730
Cambia la tempistica di presentazione della dichiarazione, ma con effetto dal 1° gennaio 2021; infatti i soggetti interessati
possono adempiere all’obbligo di dichiarazione dei redditi presentando l’apposita dichiarazione e la scheda ai fini della destinazione
del 2, del 5 e dell’8per mille:
a) entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello cui si riferisce la dichiarazione, al proprio sostituto d’imposta, che intende
prestare l’assistenza fiscale;
b) entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello cui si riferisce la dichiarazione, ad un CAF-dipendenti, unitamente alla
documentazione necessaria all’effettuazione delle operazioni di controllo.
I contribuenti con contratto di lavoro a tempo determinato, nell’anno di presentazione della dichiarazione, possono adempiere agli
obblighi di dichiarazione dei redditi, se il contratto dura almeno dal mese di presentazione della dichiarazione al terzo mese
successivo, rivolgendosi al sostituto o a un CAF-dipendenti purché siano conosciuti i dati del sostituto d’imposta che dovrà effettuare
il conguaglio.
Invece i CAF-dipendenti e i professionisti abilitati, fermo restando il termine del 10 novembre per la trasmissione delle dichiarazioni
integrative, inviano le dichiarazioni entro:
a) il 15 giugno di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente entro il 31 maggio;
b) il 29 giugno di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente dal 1° al 20 giugno;
c) il 23 luglio di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente dal 21 giugno al 15 luglio;
d) il 15 settembre di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente dal 16 luglio al 31 agosto;
e) il 30 settembre di ciascun anno, per le dichiarazioni presentate dal contribuente dal 1° al 30 settembre.
Infine, tra le altre cose, si segnala che passa dal 7 marzo al 16 marzo il termine per il rilascio della Certificazione Unica.

Bollo su fatture elettroniche


Al fine di semplificare e ridurre gli adempimenti dei contribuenti, nel caso in cui gli importi dovuti non superino la soglia annua di
1.000 euro, l’obbligo di versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche può essere assolto con due versamenti aventi
cadenza semestrale, da effettuare rispettivamente entro il 16 giugno ed entro il 16 dicembre di ciascun anno.

Lotteria degli scontrini


Slitta dal 1° gennaio 2020 al 1° luglio 2020 l’entrata in vigore della nuova lotteria.
Inoltre, viene disposto che nel caso in cui l’esercente al momento dell’acquisto rifiuti di acquisire il codice lotteria, il consumatore
può segnalare tale circostanza nella sezione dedicata del portale Lotteria del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Tali segnalazioni sono utilizzate dall’Agenzia delle Entrate e dal Corpo della Guardia di Finanza nell’ambito delle attività di analisi
del rischio di evasione.
Scompare, quindi, la sanzione da 100 a 500 euro in caso di rifiuto.

Scontrino telematico e pagamenti con POS


Il credito d’imposta sulle transazioni tramite POS (30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate) spetta anche per le
commissioni addebitate sulle transazioni effettuate mediante altri strumenti di pagamento elettronici tracciabili.
A partire dal 2021, i soggetti che adottano sistemi evoluti di incasso, attraverso carte di debito e di credito e altre forme di
pagamento elettronico (in pratica, incassano tramite POS), dei corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi, che
consentono la memorizzazione, l'inalterabilità e la sicurezza dei dati, possono assolvere mediante tali sistemi all'obbligo di
memorizzazione elettronica e di trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri.
Le modalità operative e tecniche saranno definite con apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
Scompare, inoltre, la norma che prevedeva sanzioni in caso di rifiuto, da parte dell’esercente, di pagamento tramite il POS (art. 23).
IVA autoscuole
Si attenua l’applicazione dell’IVA sulle autoscuole. L’esenzione non sarà più applicabile, dal 1° gennaio 2020, solo per le patenti B
e C1.
Inoltre, il pagamento dell’IVA al 22% non sarà retroattivo, a differenza di quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate con la
risoluzione n. 79/E/2019.

Altre novità IVA


L’IVA passa dal 22% al 5% per gli assorbenti compostabili o lavabili.
Inoltre, è stabilita l’esenzione IVA per i galleggianti antiincendio, le gru galleggianti, mobili, i ponti di sollevamento, i pontoni
posatubi o posacavi, le chiatte nonché le piattaforme galleggianti mobili, o sommergibili in quanto non destinati all’agevolazione del
trasporto internazionale alla navigazione o a opere a servizio della navigazione.

Dividendi alle società semplici


Scompare la doppia imposizione economica sui dividendi distribuiti alle società semplici.
In particolare, viene previsto che i dividendi corrisposti alla società semplice si intendono percepiti per trasparenza dai rispettivi
soci con conseguente applicazione del corrispondente regime fiscale.
Gli utili distribuiti alle società semplici, in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione:
a) per la quota imputabile a soggetti IRES tenuti all’applicazione della norma sulla tassazione dei dividendi e interessi (art. 89 TUIR),
sono esclusi dalla formazione del reddito complessivo per il 95% del loro ammontare;
b) per la quota imputabile a soggetti tenuti all’applicazione della norma sui dividendi per le imprese individuali (art. 59 TUIR) sono
esclusi dalla formazione del reddito complessivo, nella misura del 41,86% del loro ammontare, nell’esercizio in cui sono percepiti;
c) per la quota imputabile alle persone fisiche residenti in relazione a partecipazioni, qualificate e non qualificate, non relative
all’impresa, sono soggetti a tassazione con applicazione di una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 26% (art. 27, comma 1,
D.P.R. n. 600/1973). In tal caso, la ritenuta è operata sulla base delle informazioni fornite dalla società semplice.

Interessi sui debiti fiscali


Vengono ridotti gli interessi da versare quando si paga a rate le imposte dovute (IRPEF, IRES, IRAP o IVA etc.) o quando si salda
un debito con l’agente della riscossione.
Dal 1° gennaio 2020 il tasso di interesse per il versamento, la riscossione e i rimborsi di ogni tributo sarà determinato in misura unica
compresa tra lo 0,1 e il 3 per cento (attualmente si oscilla tra lo 0,5 e il 4,5 per cento).

Reati fiscali
Viene rivisto l’impianto sanzionatorio per alcuni dei reati fiscali.
Per il reato di dichiarazione infedele (art. 4, D.Lgs. n. 74/2000):
- la pena è da due anni a quattro anni e sei mesi (invece di cinque);
- non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che complessivamente considerate, differiscono in misura inferiore al 10% da quelle
corrette.

La pena è fissata da due a cinque anni nel caso di omessa dichiarazione (art. 5, D.Lgs. n. 74/2000).
Resta fissa a 100.000 euro la soglia di punibilità per il reato di omesso versamento di ritenute dovute o certificate (art. 10-bis, D.Lgs.
n. 74/2000) e omesso versamento di IVA.
Sale a 200.000 euro la soglia per applicare la confisca per sproporzione.
Infine, si estende la responsabilità penale per le persone giuridiche comprendendo i reati di dichiarazione fraudolenta, quella
attraverso fatturazione o documentazione oppure attraverso altri artifizi, l’emissione di false fatturazioni, l’occultamento e distruzione
di documentazione contabile e la sottrazione fraudolenta al pagamento d’imposte.
Compensazione debiti fiscali-crediti PA
La possibilità di compensare i crediti certificati e vantati nei confronti di Pubbliche Amministrazioni per pagare i debiti
tributari vale anche per gli anni 2019 e 2020.

Altre novità
Tra le tante altre novità, si segnala:
- l’aumento della tassa di soggiorno per alcune città;
- l’estensione delle agevolazioni fiscali per l’acquisto dei veicoli da parte dei portatori di handicap anche ai motori ibridi o elettrici
(cilindrata fino a 2.000 centimetri cubici se con motore a benzina o ibrido, a 2.800 centimetri cubici se con motore diesel o ibrido, e
di potenza non superiore a 150 kW se con motore elettrico).

Lavoratori impatriati: il decreto fiscale 2020 anticipa le


agevolazioni, ma non per tutti
Il disegno di legge di conversione in legge del decreto fiscale 2020 anticipa al periodo d’imposta 2019 le
agevolazioni fiscali previste per i lavoratori impatriati dal decreto Crescita. Se ne riconosce, infatti, l’applicazione
ai lavoratori, italiani e stranieri, che hanno trasferito la propria residenza in Italia dal 30 aprile 2019. Di
conseguenza, a tali soggetti, che risultano beneficiari del regime sugli impatriati, si applicano, già dal periodo
d’imposta in corso, le norme del decreto Crescita sulle percentuali di agevolazione dei redditi e sulle condizioni
per l’accesso al beneficio nonché sul suo prolungamento in presenza di figli o di acquisto di immobili residenziali
e ampliamento nelle regioni del Mezzogiorno.

Arrivano ancora una volta modifiche alle agevolazioni fiscali previste per i lavoratori impatriati.
Tra le novità approvate dalla Camera dei Deputati in sede di conversione del decreto fiscale 2020 (decreto legge 26 ottobre 2019,
n. 124) viene infatti inserito il nuovo articolo 13-ter che estende le maggiori agevolazioni previste dal decreto legge n. 34/2019 - cd.
decreto Crescita per i lavoratori impatriati anche ai lavoratori rientrati in Italia a partire dal 30 aprile 2019.
Più specificamente, le citate modifiche, prevedono la sostituzione del comma 2 dell’articolo 5 del decreto- legge 30 aprile 2019, n.
34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58 e per l’effetto vengono anticipate le agevolazioni nella norma
originaria (e attualmente vigente), fissate con decorrenza dal 2020, ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia a decorrere dal
30 aprile 2019.
Dunque, l’agevolazione si applicherà anche al periodo di imposta 2019.

Quali sono le agevolazioni fiscali


L’agevolazione a favore degli impatriati – ricordiamo – prevede una riduzione dell’imponibile fiscale per coloro che entrano o
rientrano in Italia, riduzione che l’articolo 5 del decreto-legge n. 34 del 2019 ha incrementato dal 50 al 70 per cento in via
generalizzata mentre, in presenza di condizioni soggettive particolari, può addirittura raggiungere il 90%.
Il legislatore con le disposizioni in materia di lavoratori impatriati incentiva ulteriormente coloro che si insediano in Italia per
produrre non solo redditi di lavoro dipendente ed autonomo ma anche di impresa.

Redditi d’impresa
Il Decreto Crescita ha previsto, inoltre, che l’abbattimento dell’imponibile fiscale si applichi non solo a coloro che producono redditi
di lavoro dipendente, assimilati a quelli di lavoro dipendente ed ai redditi di lavoro autonomo, ma anche a quelli che avviano
un’attività d’impresa.
A questo proposito, è utile evidenziare che l’anticipazione della decorrenza dell’agevolazione approvata dalla Camera in sede di
conversione del D.L. n. 124/2019 prevede che le agevolazioni si applichino, a partire dal periodo d’imposta in corso, ai soggetti che a
decorrere dal 30 aprile 2019 trasferiscono la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 2 del TUIR approvato con D.P.R. 22 dicembre
1986, n. 917, e risultano beneficiari del regime previsto dall’articolo 16 del D. Lgs. 14 settembre 2015, n. 147.
Tuttavia, tale disposizione appare non applicabile dal periodo d’imposta 2019 ai redditi d’impresa. Tale previsione, infatti, è
contenuta all’articolo 16, comma 1-bis del D. Lgs. n. 147/2015 in cui è previsto che si applica a coloro che avviano un'attività
d'impresa in Italia, a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 201, non modificato dalla versione
uscita dalla Commissione Finanze della Camera.

Misura e durata degli sconti fiscali


Venendo alle agevolazioni, ricordiamo che prevede la riduzione dell’imponibile fiscale del 70% per 5 periodi di imposta.
Tale riduzione sale al 90% per i soggetti che trasferiscono la residenza in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania,
Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia.
Il periodo di agevolazione, inoltre, si estende per ulteriori 5 periodi di imposta (l’abbattimento dell’imponibile scende al 50%):
- ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo;
- nel caso in cui i lavoratori diventino proprietari di almeno un'unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al
trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento; l'unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal
lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.
Attenzione però, per i lavoratori che abbiano almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, la tassazione si applica
negli ulteriori 5 periodi di imposta limitatamente al 10% del reddito imponibile.
Nel caso di rapporti di sportivi professionisti di cui alla legge n. 91/1981, la riduzione è del 50% e non si applicano le estensioni
temporali e della percentuale di abbattimento legata alle condizioni soggettive riportate in precedenza.

Condizioni
Ricordiamo, infine, che sono necessarie alcune condizioni.
Prima di tutto occorre trasferire la residenza nel nostro Paese ai sensi dell’articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi.
Significa che il contribuente deve essere stato residente in Italia per la maggior parte del periodo di imposta (183 giorni, o 184 in caso
di anno bisestile).
Inoltre occorre:
1) che i lavoratori non debbono essere stati residenti in Italia nei 2 periodi d'imposta precedenti il trasferimento. Debbono altresì
impegnarsi a risiedere in Italia per almeno 2 anni;
b) l'attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Deleghe sindacali in convenzione: esposizione in Uniemens da


gennaio 2020
L’INPS, con la circolare n. 146 del 2019, fornisce le istruzioni operative riguardanti l’attività di raccolta del dato
associativo, relativo a ciascuna organizzazione sindacale di categoria firmataria o aderente al Testo unico sulla
rappresentanza del 10 gennaio 2014 sottoscritto da Confindustria, CGIL, CISL e UIL e modificato il 4 luglio
2017. I datori di lavoro interessati potranno fornire, con cadenza mensile, gli elementi informativi utili per la
rilevazione delle deleghe, relativi ai periodi di riferimento decorrenti da gennaio 2020.

L’INPS ha pubblicato la circolare n. 146 del 6 dicembre 2019, con cui rende noto che, in un’apposita sezione della denuncia
contributiva, dovranno essere esposte le informazioni relative al contratto collettivo nazionale di lavoro applicato, tra quelli
rientranti nell’area di rappresentanza di Confindustria, ed alle organizzazioni sindacali cui aderiscono i lavoratori.
Tali informazioni verranno acquisite dall’INPS attraverso la sezione “RappresentanzaSindacale” della denuncia aziendale del
modulo Uniemens.
Al fine di consentire che le informazioni sulla rappresentanza sindacale siano comunicate dalle aziende, l’Istituto ricorda che esiste
un’apposita applicazione disponibile sul Cassetto Previdenziale aziende mediante la quale le stesse imprese devono preventivamente
registrarsi.

Esposizione in Uniemens
Nella sezione “DenunciaAziendale” della denuncia contributiva Uniemens devono essere compilati gli elementi volti all’acquisizione
dei dati relativi a:
- contratto collettivo nazionale di lavoro applicato ai dipendenti;
- federazione di categoria cui i dipendenti aderiscono;
- numero dei lavoratori aderenti, con separata evidenza del numero degli iscritti appartenenti a unità produttive con più di quindici
dipendenti ove siano presenti rappresentanze sindacali aziendali (RSA) ovvero non sia presente alcuna forma di rappresentanza
sindacale.
All’interno del Cassetto previdenziale aziende/Gestione istanze online, è prevista l’applicazione “RASI” (Censimento –
Rappresentanza Sindacale), attraverso la quale è possibile confermare l’iscrizione al censimento rappresentanza sindacale
Confindustria.
I sistemi informatici centrali attribuiscono alle aziende interessate il codice di autorizzazione “0R” avente il significato di “Azienda
che conferisce i dati relativi alla rappresentanza delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria -
industria”.
Nella sezione “DenunciaAziendale” è presente un apposito elemento denominato “RappresentanzaSindacale”, che a sua volta si
compone dell’elemento “ContrattoRS”, volto ad accogliere le informazioni utili per la rilevazione del numero delle deleghe relative
a ciascun ambito di applicazione del CCNL a favore delle Organizzazioni sindacali di categoria.
Si ricordano di seguito le modalità di compilazione dei sottoelementi di cui si compone l’elemento “ContrattoRS”:
- “AnnoMeseRS”: va indicato, nel formato “aaaa-mm”, il periodo di riferimento delle informazioni relative al contratto e alle deleghe
sindacali;
- “CodContrattoRS”: va indicato il codice del contratto attribuito dall’Inps;
- “CodFederazSindRS”: va valorizzato il codice assegnato dall’Istituto alle Organizzazioni sindacali di categoria a cui i dipendenti
aderiscono;
- “NumIscrittiRS”: va indicato il numero delle deleghe dei dipendenti iscritti all’Organizzazione sindacale riportato nell’elemento
“CodFederazSindRS”, relative al periodo indicato in “AnnoMeseRS” e al “CodContrattoRS”, afferenti alla matricola;
- “NumIscrittiRSA”: va valorizzato il numero delle deleghe dei dipendenti iscritti all’Organizzazione sindacale indicata
nell’elemento “CodFederazSindRS”, relative al periodo indicato in “AnnoMeseRS” e al “CodContrattoRS”, in unità produttive che
superino i quindici dipendenti e in cui siano presenti RSA ovvero non sia presente alcuna forma di rappresentanza sindacale.
INPS, circolare 06/12/2019, n. 146

Domanda telematica ANF: pronta la procedura per i datori di


lavoro
Nel messaggio n. 4583 del 2019, l’INPS indica le novità attraverso le quali è stata implementata la procedura di
domanda dell’assegno per il nucleo familiare - ANF da parte dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro operanti
nel settore privato non agricolo. In particolare, il Cassetto previdenziale è stato implementato con una nuova
funzionalità che consente di caricare i dati relativi ai componenti il nucleo familiare e i relativi redditi, e di gestire
le eventuali domande di variazione.

L’INPS, con il messaggio n. 4583 del 6 dicembre 2019, illustra le nuove modalità di presentazione della domanda di assegno per il
nucleo familiare (ANF) per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato non agricolo.
A partire dal 3 novembre 2019 la procedura telematica obbligatoria è stata implementata per consentire anche ai datori di lavoro,
previa delega del lavoratore e dei suoi familiari, di presentare la domanda tramite l’apposito sportello telematico, sia direttamente che
per il tramite dei soggetti di cui alla L. n. 12/1979.
Invio istanza telematica
La domanda di assegno per il nucleo familiare deve, dunque, essere presentata dal lavoratore all’INPS, esclusivamente in via
telematica, mediante uno dei seguenti canali:
- web, tramite il servizio on-line dedicato;
- patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN;
- datore di lavoro, previa delega del lavoratore e dei suoi familiari o direttamente o per il tramite dei soggetti di cui alla l. n. 12/1979.
Modalità di presentazione a cura del datore di lavoro
All’interno del “Cassetto Previdenziale Aziende” è presente il servizio “Richieste ANF Dip. Az. Att.”, che prevede le seguenti
funzioni:
- nuova domanda;
- consultazione;
- domanda di variazione.
Per presentare una nuova domanda è necessario inserire:
- composizione del nucleo familiare del richiedente;
- dati reddituali del richiedente e del nucleo familiare.
Al termine della compilazione dei dati richiesti viene proposto il riepilogo della domanda acquisita. Previa conferma, la fase di
acquisizione avrà termine e verrà visualizzato il numero di protocollo con possibilità di stampare la ricevuta ed il modello della
domanda.
Nella consultazione è possibile verificare lo stato di una domanda di un dato lavoratore: cliccando sul dettaglio vengono visualizzati i
dati della domanda, quali la composizione del nucleo familiare, eventuali segnalazioni di errori di compilazione ovvero, per le
domande definite, la tabella ANF di appartenenza e l’importo massimo spettante mensile e giornaliero.
Altre novità
L’Istituto comunica inoltre la disponibilità di alcune funzioni telematiche legate a questa richiesta:
- l’utente dovrà indicare il singolo mese e la procedura restituirà l’intero periodo ANF all’interno del quale il mese richiesto rientra;
- è stata attivata la funzionalità di notifica per e-mail degli esiti delle elaborazioni massive per gli utenti che hanno sottoscritto il
servizio, per cui, nei casi di ricerche che sono terminate con un file .xml, l’esito sarà notificato per e-mail/PEC;
- è stata aggiunta in home page la sezione “News” per fornire agli utenti gli aggiornamenti più urgenti prima della pubblicazione del
messaggio;
- è stata aggiunta una nota alla voce “Importo massimo mensile” in cui viene precisato che il valore mensile mostrato è al netto di
eventuali trattamenti di famiglia dichiarati nella domanda ANF/DIP;
- nella ricerca massiva è stata aggiunta la sezione “Utilità”, dalla quale è possibile scaricare i file .zip delle richieste massive multiple
terminate con file .xml ed è stata aggiunta una icona che identifica le richieste per le quali è stato scaricato il file .xml;
- sono stati dettagliati i messaggi utente in caso di domanda ANF non presente perché “In istruttoria” o “Respinta”.
INPS, messaggio 06/12/2019, n. 4583

Assegno per il nucleo familiare: domanda anche tramite azienda o


intermediari
È stato definito un ulteriore tassello nella gestione dell'assegno per il nucleo familiare per i lavoratori dipendenti
di aziende attive del settore privato non agricolo. L'INPS ha pubblicato, infatti, la procedura telematica che
consente ai datori di lavoro e agli intermediari delegati (consulenti del lavoro, dottori commercialisti e avvocati
autorizzati a svolgere gli adempimenti di lavoro) di inviare le domande di ANF per conto dei propri dipendenti.
La procedura è disponibile accedendo – sul Portale INPS - alla funzione “ANF Lavoratori Dipendenti di Aziende
Attive” nel menu del “Cassetto Previdenziale Aziende” al link “Richieste ANF Dip. Az. Att.”.

L'INPS ha comunicato che è disponibile la nuova procedura telematica attraverso la quale i datori di lavoro ed i soggetti da questi
delegati potranno presentare le domande di fruizione dell’Assegno per il Nucleo Familiare per i lavoratori dipendenti di aziende
attive del settore privato non agricolo. Per spiegarne le funzionalità e le modalità di utilizzazione, l’Istituto ha emesso il messaggio n.
4583 del 6 dicembre 2019.

Richiesta di fruizione degli Assegni per il Nucleo Familiare


Dal 1° aprile 2019 le domande di Assegno per il nucleo familiare (ANF) in favore dei lavoratori dipendenti di aziende attive del
settore privato non agricolo non devono essere più presentate dal lavoratore al datore di lavoro ma direttamente all’INPS ed
esclusivamente in modalità telematica, utilizzando il modello “ANF/DIP” (SR16).
L'INPS, con il messaggio n. 4583 del 6 dicembre 2019, fa presente che, dal 3 novembre scorso, la procedura telematica è stata
implementata per consentire la presentazione delle domande di ANF anche tramite i propri datori di lavoro appositamente delegati,
direttamente o per il tramite dei soggetti di cui alla L. n. 12/1979: questa modalità è, comunque, “aggiuntiva” rispetto ai canali già
inizialmente individuati, in merito ai quali si vedano la circolare n. 45/2019 ed il messaggio n. 1430/2019 dell’INPS.
Pertanto attualmente il lavoratore può presentare all’INPS la domanda di fruizione dell’ANF, alternativamente, mediante uno dei
seguenti canali:
· WEB, tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito www.inps.it, se in possesso di PIN dispositivo, di una identità SPID
(Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2, ovvero di CNS (Carta Nazionale dei Servizi);
· Patronati;
· Datore di lavoro, previa delega del lavoratore e dei suoi familiari, direttamente o per il tramite dei soggetti abilitati a svolgere tutti
gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti in quanto iscritti nell'albo dei
consulenti del lavoro, degli avvocati o dei dottori commercialisti ed esperti contabili, a ciò autorizzati a seguito di comunicazione
dagli stessi fornita agli Ispettorati del lavoro delle province nel cui ambito territoriale intendono svolgere gli adempimenti.
Se il datore di lavoro è cessato o fallito il lavoratore deve fare richiesta di pagamento diretto all’Istituto tramite il servizio on-line
dedicato, Contact Center multicanale o i Patronati, nel limite della prescrizione quinquennale.

Presentazione a cura del datore di lavoro (o di un suo delegato)


Come accennato, dal 3 novembre scorso, la piattaforma INPS consente ai datori di lavoro, direttamente o per il tramite di
professionisti delegati, di inserire le domande di assegno nucleo familiare per conto dei dipendenti. A tal fine, il datore di lavoro deve
acquisire una specifica delega per questa attività, sottoscritta oltre che dal lavoratore anche dai soggetti con redditi compresi nel
nucleo familiare.
Il sistema consente il regolare inoltro della domanda solo se, al momento della presentazione della stessa, il lavoratore sia in possesso
di un'autorizzazione ANF (ANF43) in corso di validità; in caso contrario, la domanda verrà respinta e sarà onere del lavoratore
attivarsi per ottenere una nuova autorizzazione prima di procedere alla domanda ANF.
La piattaforma verificherà, inoltre, se il dipendente è effettivamente in forza presso l’azienda in delega, interrogando il sistema delle
COB/Unilav e, solo in subordine, l’UniEmens.

La nuova piattaforma INPS


Il datore di lavoro o il professionista possono inviare la domanda ANF accedendo alla funzione “ANF Lavoratori Dipendenti di
Aziende Attive” disponibile nel menu del “Cassetto Previdenziale Aziende” al link “Richieste ANF Dip. Az. Att.”.
Accedendo al servizio il soggetto richiedente, attraverso un menu a tendina, seleziona il codice fiscale dell’azienda per la quale
deve inserire la domanda di ANF/DIP. Cliccando sul tasto “AGGIORNA” l’operatore viene identificato e può scegliere tra le
seguenti funzioni:
- Nuova domanda;
- Consultazione;
- Domanda di variazione.
L'utilizzo di ognuna di queste funzioni richiede l'inserimento (possibile anche attraverso la funzione ricerca) del codice fiscale del
lavoratore dipendente dell’azienda scelta.
Si dovrà quindi dichiarare di essere in possesso della delega del lavoratore spuntando la casella apposita.
Nuova domanda
Per presentare una nuova domanda dovrà essere indicato il periodo di interesse ed i dati anagrafici del lavoratore. Il campo
“Azienda” in questo pannello viene valorizzato con il codice fiscale prescelto inizialmente e non è modificabile.
Successivamente verrà presentato il pannello relativo alla composizione familiare, che richiederà l’inserimento dei dati anagrafici
dei componenti il nucleo familiare.
L’acquisizione della richiesta ANF/DIP prevede l’inserimento dei dati reddituali del richiedente e del nucleo familiare.
Al termine della compilazione dei dati richiesti viene proposto il riepilogo della domanda acquisita. Previa conferma, la fase di
acquisizione avrà termine e, se i dati sono corretti, verrà visualizzato il numero di protocollo con possibilità di stampare la ricevuta ed
il modello della domanda.
Domanda di variazione
Selezionando questa funzione è possibile modificare una domanda già presentata a seguito di intervenuta variazione della situazione
familiare (ad esempio: nascita figlio, riconoscimento familiare inabile, separazione, eventuale variazione del reddito).
Digitando il Codice Fiscale del lavoratore e cliccando su “Ricerca” si visualizzeranno i periodi per i quali è già presente una
domanda per consentire l’inserimento dei dati di variazione per il periodo di interesse.
Il periodo stesso potrà essere modificato dalla data in cui si è verificato l’evento per poter proseguire con l’acquisizione degli ulteriori
dati richiesti.
Consultazione
Con la funzione "Consultazione" è possibile verificare lo stato di una domanda di un dato lavoratore inserendo, come sempre, il
Codice Fiscale.
Cliccando sul dettaglio vengono visualizzati i dati della domanda, quali la composizione del nucleo familiare, eventuali segnalazioni
di errori di compilazione ovvero, per le domande definite, la tabella ANF di appartenenza e l’importo massimo spettante mensile e
giornaliero.

Protezione dati personali


L'INPS, a tutela dei dati personali del lavoratore, chiarisce che se la presentazione della domanda di assegno al nucleo familiare
avviene tramite il proprio datore di lavoro, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 38, 39 e 40 del D.P.R. n. 797/55, in merito
agli adempimenti relativi alla documentazione richiesta.

Nel messaggio in commento, si afferma che il datore di lavoro è tenuto alla raccolta e alla custodia dei dati e delle informazioni
trasmesse dal lavoratore all’atto della presentazione della domanda e deve garantirà il rispetto delle norme sul Codice in materia di
protezione dei dati personali di cui al D. Lgs n. 196/2003, così come modificato dal D. Lgs n. 101/2018, adottando garanzie
“sufficienti per mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate in modo tale che il trattamento soddisfi i requisiti”
dell’articolo 28 del Regolamento (UE) n. 2016/679 (GDPR), e garantisca la tutela dei diritti dell'interessato.
Al riguardo si evidenzia che l’art. 28 del GDPR detta le norme relative ai “Responsabili Esterni” del trattamento. Questa precisazione
– per come disegnata nel messaggio – configura un “rapporto” trilaterale, nel quale l’INPS è un “Titolare autonomo” del trattamento
dei dati personali degli interessati (che sono il lavoratore ed i suoi familiari) necessari ai fini della gestione degli ANF; ed il Datore di
lavoro, contrariamente a quanto avviene per l’ordinaria gestione dei dati personali dei propri dipendenti (nella quale è
incontestabilmente un “Titolare” ai sensi del GDPR), diviene un “mero” Responsabile esterno del “Titolare-INPS”. Questo, in linea
di massima, genera una complicazione per i datori di lavoro, ma anche per l’INPS. Dal momento che i primi, dovrebbero
implementare il proprio registro dei trattamenti creandone uno riferito al loro ruolo di “responsabile esterno del Titolare INPS”. Ma
anche per l’Istituto che – in questa configurazione di rapporto - dovrebbe stipulare un vero e proprio atto di designazione recante
indicazioni e direttive sulle modalità di trattamento dei dati personali dei lavoratori e sarebbe per giunta tenuto – in stretta
applicazione del GDPR – ad operare degli audit periodici sulle modalità con le quali i datori di lavoro curano il trattamento (e in
particolare la conservazione sicura) dei dati sugli ANF dei quali INPS è Titolare.

Passaggi successivi
Da ultimo si ricorda che, una volta ricevuta l’istanza telematica, l’INPS individua gli importi giornalieri e mensili teoricamente
spettanti al lavoratore in riferimento alla tipologia del nucleo familiare e al reddito conseguito nell’ultimo periodo d’imposta.
Il lavoratore, che riceverà solo gli eventuali provvedimenti di rigetto della domanda, potrà prendere visione dell’esito della domanda
presentata accedendo con le proprie credenziali alla specifica sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata.
Il datore di lavoro (o un suo intermediario) invece potrà prendere visione degli importi teorici definiti dall'INPS attraverso l’Utility
“Consultazione Importi ANF” disponibile nel Cassetto previdenziale aziendale, le cui funzionalità sono state nuovamente
implementate, come specificato dal messaggio in commento.
Sulla base di tali importi mensilmente effettua il calcolo dell’importo effettivamente spettante al lavoratore in base alle ore di
prestazione lavorativa effettivamente svolte nel periodo di paga di competenza.
Successivamente, le somme corrisposte al lavoratore devono essere mensilmente esposte nelle denunce contributive a conguaglio.

Comunicazioni obbligatorie: nel terzo trimestre crescono


assunzioni e trasformazioni
È stata pubblicata la nota relativa al terzo trimestre 2019 emessa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali
con riferimento alle Comunicazioni obbligatorie. I dati raccolti confermano il trend positivo di assunzioni e
trasformazioni a tempo indeterminato. Alla crescita tendenziale dei contratti a tempo Indeterminato si
accompagna un incremento delle attivazioni dei contratti di apprendistato e dei contratti intermittenti (+11,0%).

Il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato in data 9 dicembre 2019 la Nota trimestrale relativa al III trimestre
2019, tratta dal Sistema Informativo Statistico delle Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Alle quasi tre milioni di attivazioni di nuovi rapporti di lavoro si aggiungono circa 207 mila trasformazioni a tempo indeterminato.
Complessivamente, il volume dei contratti attivati è aumentato del 4,3%, in misura superiore per la componente femminile, con una
variazione del 6,0%, a fronte del +2,8% registrato per quella maschile.
L’aumento dei rapporti di lavoro attivati deriva in buona parte dal comparto Servizi (+6,7%).
I lavoratori interessati da nuove attivazioni sono stati circa 2 milioni e 292mila: in percentuale +2,8 punti pari a un incremento di
62mila unità, rispetto al corrispondente trimestre del 2018.
Alla crescita tendenziale dei contratti a tempo Indeterminato osservata nel terzo trimestre del 2019 si accompagna un incremento
delle attivazioni dei contratti di apprendistato (+5 mila, pari al +6,3%) e dei contratti intermittenti (+11,0%).
Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, nota Comunicazioni obbligatorie 09/12/2019

Terziario: siglato l’accordo sull’assistenza integrativa


Nel confermare l’importanza del welfare, Federdistribuzione con Filcams-Cgil, Fsascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno
siglato un accordo in materia di assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti del settore della distribuzione
moderna organizzata. L’accordo prevede l’iscrizione, dal 1° gennaio 2020, dei lavoratori a tempo indeterminato
con contratto a tempo pieno e a tempo parziale al Fondo EST e alla Cassa Quas per i Quadri.

Con l'accordo 27 novembre 2019 sono state stabilite le modalità attraverso cui strutturare l'istituto dell'assistenza sanitaria
integrativa per i dipendenti del settore della distribuzione moderna organizzata.

Impiegati e operai
In particolare, le Parti, in seguito alle valutazioni effettuate dalla Commissione paritetica, hanno deciso di affidare al Fondo EST
l'assistenza sanitaria integrativa per gli impiegati e operai. Pertanto, dal 1° gennaio 2020 sono iscritti al Fondo i lavoratori a tempo
indeterminato con contratto a tempo pieno e a tempo parziale.

Quadri
Inoltre, le Parti hanno stabilito di affidare alla Cassa Quas l'assistenza sanitaria integrativa per i Quadri. Pertanto, dal 1° gennaio
2020 sono iscritti alla Cassa Quas i lavoratori dipendenti con la qualifica di quadri, alle condizioni previste dal contratto 19 dicembre
2019.
Invalidità civile: l’INPS semplifica la procedura di presentazione
della domanda
Nel messaggio n. 4601 del 2019, l’INPS rende nota l’avvenuta semplificazione delle modalità di presentazione
delle domande di invalidità civile, cecità e sordità per i soggetti di età compresa tra i 18 e i 67 anni. E’, infatti,
possibile anticipare l’invio delle informazioni di tipo socio-economico che di norma sono trasmesse soltanto al
termine della fase sanitaria. La semplificazione al momento è disponibile solo per i patronati. Nella fase
sperimentale restano disponibili, in alternativa, le ordinarie modalità di trasmissione del modello “AP70” dopo il
completamento della fase sanitaria.

L’INPS, con il messaggio n. 4601 del 10 dicembre 2019, annuncia la semplificazione del procedimento di concessione delle
prestazioni economiche prevista per i cittadini in età lavorativa, compresi tra i 18 e i 67 anni di età, che presentano domanda di
invalidità civile, di cecità o di sordità.
E’ possibile anticipare l’invio delle informazioni di tipo socio-economico, che di norma sono trasmesse soltanto al termine della
fase sanitaria.
L’Istituto avverte che, in prima fase di rilascio, tali modifiche riguardano le sole domande trasmesse online dai Patronati.
L’accesso alla procedura semplificata è subordinato alla condizione che il requisito anagrafico sia perfezionato alla data della
domanda: tale verifica è automatica tramite accesso agli archivi anagrafici a disposizione dell’Istituto, una volta acquisito il solo
codice fiscale del soggetto richiedente.

Accertamento sanitario
Oltre ai pannelli finalizzati all’avvio dell’accertamento sanitario, ai fini della liquidazione dell’eventuale prestazione economica, è
necessario inserire seguenti dati:
- dati dell’eventuale ricovero;
- dati relativi allo svolgimento di attività lavorativa;
- dati reddituali;
- modalità di pagamento;
- delega alla riscossione di un terzo “quadro G”;
- delega in favore delle associazioni “quadro H”.
È prevista, inoltre, una sezione “Allegati” per l’inserimento di dichiarazioni di responsabilità e di altri documenti necessari in
relazione alla domanda acquisita.

Fase sperimentale
I dati, così come inseriti, transiteranno automaticamente, senza ulteriore intervento da parte del Patronato, in fase concessoria dopo la
definizione del verbale sanitario che riconosce il diritto alla prestazione economica.
Nella fase di avvio in forma sperimentale, rimangono disponibili, in alternativa, le ordinarie modalità di trasmissione del modello
“AP70” dopo il completamento della fase sanitaria, qualora in fase di domanda non fossero inseriti i dati sopra descritti.
INPS, messaggio 06/12/2019, n. 4601

La rassegna stampa de “Il Quotidiano Ipsoa” contenuta in questa mail è ad uso esclusivo
interno. Le informazioni in essa contenute non possono in alcun modo essere fornite o trasmesse
a soggetti esterni estranei a INAZ.
Gli articoli pubblicati sono frutto del pensiero degli autori a cui sono imputabili eventuali
inesattezze/ refusi
Maternità obbligatoria: ecco le regole per l’astensione post partum
L’INPS, nella circolare n. 149 del 2019, fornisce istruzioni amministrative per quanto riguarda il diritto alla
fruizione dei cinque mesi di congedo di maternità e paternità esclusivamente dopo l’evento del parto, secondo
quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2019. La facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del
parto, entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario
nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei
luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.

Con la circolare n. 148 del 12 dicembre 2019, l’INPS fornisce istruzioni operative in merito alla fruizione del congedo di maternità
e paternità esclusivamente dopo il parto per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato.

Documentazione sanitaria
Per poter esercitare la facoltà di fruire di tutto il congedo di maternità dopo il parto è necessario che il medico specialista del
Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e, ove presente, il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della
salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro, nel corso del
settimo mese di gravidanza.

Flessibilità del congedo


La lavoratrice gestante che fruisca della flessibilità può comunque scegliere, nel corso dell’ottavo mese stesso, di prolungare la
propria attività lavorativa avvalendosi della facoltà di fruire del congedo di maternità dopo il parto.
Resta fermo l’obbligo di attestare, entro la fine dell’ottavo mese di gravidanza, l’assenza di pregiudizio alla salute della gestante e del
nascituro fino alla data presunta del parto ovvero fino all’evento del parto qualora dovesse avvenire in data successiva a quella
presunta.
L’interruzione della flessibilità, volontaria o per fatti sopravvenuti, determina l’inizio del congedo di maternità, con conseguente
impossibilità per la lavoratrice di esercitare l’opzione di fruire del congedo di maternità dopo il parto.
Interdizione anticipata e prorogata
L’interdizione dal lavoro gravi complicanze della gravidanza o persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate
dallo stato di gravidanza, è compatibile con la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, purché i
motivi alla base della predetta interdizione cessino prima dell’inizio del congedo di maternità ante partum.
Di contro l’interdizione dal lavoro per condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino e
quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, non risulta compatibile con tale facoltà.

Malattia
La facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto è condizionata all’attestazione che tale opzione non arrechi
pregiudizio alla salute della gestante o del nascituro. Pertanto, l'insorgere di un periodo di malattia prima dell’evento del parto
comporta l’impossibilità di avvalersi dell’opzione in esame in quanto ogni processo morboso in tale periodo comporta un "rischio per
la salute della lavoratrice e/o del nascituro", superando di fatto il giudizio medico precedentemente espresso nell’attestazione del
medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e, ove presente, del medico competente ai fini della
prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Rinuncia alla facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo


l’evento del parto
La scelta della lavoratrice di avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, come già
evidenziato, è una opzione alternativa alla tradizionale modalità di fruizione del congedo di maternità ante e post partum. Di
conseguenza è possibile rinunciare alla scelta di avvalersi di tale opzione solo prima dell’inizio del periodo di congedo di maternità
ante partum (ossia prima dell’inizio dell’ottavo mese di gravidanza).

Presentazione della domanda


La scelta di avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto ed entro i cinque mesi successivi
allo stesso deve essere effettuata dalla lavoratrice nella domanda telematica di indennità di maternità, selezionando la specifica
opzione.
La documentazione medico-sanitaria deve essere presentata in originale direttamente allo sportello presso la Struttura territoriale
oppure spedita a mezzo raccomandata, in un plico chiuso riportante la dicitura “Contiene dati sensibili”.
INPS, circolare 12/12/2019, n. 148

Istituiti nuovi Comuni in Provincia di Trento: aggiornato


l’Archivio Comuni e Stati Esteri
L’“Archivio Comuni e Stati Esteri”, disponibile nel sito internet dell’Agenzia è stato aggiornato, poiché con
alcune leggi regionali della Regione Trentino-Alto Adige è stata prevista la fusione per aggregazione del Comune
di Faedo nel Comune di San Michele all'Adige, ed è stato istituito il Comune di Novella mediante fusione dei
Comuni di Brez, Cagnò, Cloz, Revò e Romallo, il Comune di Ville di Fiemme mediante fusione dei Comuni di
Carano, Daiano e Varena, e il Comune di Borgo d'Anaunia mediante fusione dei Comuni di Castelfondo, Fondo e
Malosco, tutti in Provincia di Trento con efficacia 1° gennaio 2020. Lo ha reso noto l’Agenzia delle Entrate con
delle risoluzioni del 16 dicembre 2019.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato delle risoluzioni in data 16 dicembre 2019 riguardanti l’attribuzione di alcuni nuovi codici
nell’Archivio Comuni e Stati Esteri.
La Legge regionale n. 13 del 2016 della Regione Trentino-Alto Adige ha previsto la fusione per aggregazione del Comune di
Faedo nel Comune di San Michele all'Adige, in provincia di Trento, con efficacia 1° gennaio 2020. Per tale ragione il codice
amministrativo nazionale I042 del Comune di San Michele all'Adige è rimasto invariato, mentre il codice D457 del Comune di Faedo
è stato soppresso.
La Legge regionale n. 11 del 2016 della Regione Trentino-Alto Adige ha istituito il Comune di Novella mediante fusione dei
Comuni di Brez, Cagnò, Cloz, Revò e Romallo, in Provincia di Trento, con efficacia 1° gennaio 2020.
Per cui al nuovo Comune di Novella è attribuito il codice amministrativo nazionale M430, con efficacia 1° gennaio 2020.
La Legge regionale n. 10 del 2016 della Regione Trentino-Alto Adige ha istituito il Comune di Ville di Fiemme mediante fusione
dei Comuni di Carano, Daiano e Varena, in Provincia di Trento, con efficacia 1° gennaio 2020.
Per cui al nuovo Comune di Ville di Fiemme è attribuito il codice amministrativo nazionale M431, con efficacia 1° gennaio 2020.
La Legge regionale n. 6 del 2019 della Regione Trentino-Alto Adige ha istituito il Comune di Borgo d'Anaunia mediante fusione
dei Comuni di Castelfondo, Fondo e Malosco, in Provincia di Trento, con efficacia 1° gennaio 2020.
Per cui al nuovo Comune di Borgo d'Anaunia è attribuito il codice amministrativo nazionale M429, con efficacia 1° gennaio 2020.
Per tale motivo è stato aggiornato l’“Archivio Comuni e Stati Esteri”.
Agenzia delle Entrate, risoluzione 16/12/2019, n. 101
Agenzia delle Entrate, risoluzione 16/12/2019, n. 102
Agenzia delle Entrate, risoluzione 16/12/2019, n. 103
Agenzia delle Entrate, risoluzione 16/12/2019, n. 104

CCNL Agricoltura - Consorzi di bonifica: siglato il rinnovo


SNEBI con FLAI-CGIL, FAI-CISL e FILBI-UIL hanno rinnovato il CCNL per i dipendenti dai consorzi di
bonifica e di miglioramento fondiario. L’ipotesi di accordo ha stabilito le seguenti tranche di aumenti dei minimi
tabellari: dal 1° luglio 2019, dal 1° gennaio 2020, dal 1° settembre 2020, dal 1° gennaio 2021, dal 1° settembre
2021, dal 1° gennaio 2022 e dal 1° settembre 2022. Quali sono le altre novità operative?

Con l'ipotesi di accordo 9 dicembre 2019 è stato rinnovato il CCNL per i dipendenti dai consorzi di bonifica e di miglioramento
fondiario.
Dai nuovi minimi tabellari, ai permessi alla reperibilità: quali sono le novità di maggior interesse operativo?

Minimi tabellari
Il CCNL ha stabilito nuovi importi dei minimi tabellari dal 1° luglio 2019, dal 1° gennaio 2020, dal 1° settembre 2020, dal 1°
gennaio 2021, dal 1° settembre 2021, dal 1° gennaio 2022 e dal 1° settembre 2022.

Reperibilità
L'indennità corrisposta ai lavoratori durante il periodo di reperibilità viene elevata ai seguenti importi giornalieri: € 20,00 (giorni
feriali); € 30,00 (giorni festivi).

Banca ore
Per gli operai avventizi con almeno 78 giorni di attività, anche non continuativi, le 50 ore annue di straordinario che confluiscono
in banca ore possono essere trasformate in misura direttamente proporzionale alla durata del contratto.

Ferie solidali
L'accordo disciplina l'istituto delle ferie solidali.

Permessi
In caso di decesso del coniuge o di un parente entro il 1º grado, gli operai avventizi con almeno 90 giorni di attività hanno diritto a 2
giorni di permesso retribuito ad evento.

Diritti sindacali
I permessi fino a 12 giorni lavorativi all'anno sono concessi anche ai lavoratori membri di organi direttivi territoriali.
Ipotesi di accordo 9/12/2019

Le tasse scolastiche si versano con i nuovi codici tributo


Per consentire il versamento delle tasse scolastiche tramite modello F24, l’Agenzia delle Entrate ha istituito - con
la risoluzione n. 106/E del 17 dicembre 2019 - i codici tributo TSC1, TSC2, TSC3 e TSC4. A decorrere dal 1°
gennaio 2020, il decreto Crescita ha esteso alle tasse scolastiche il versamento unitario e la compensazione.

Con la risoluzione n. 106/E del 17 dicembre 2019 l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite
modello F24, delle tasse scolastiche.
L’art. 4-quater, comma 1, D.L. n. 34/2019 (decreto Crescita) ha aggiunto, all’art. 17, comma 2, D.Lgs. n. 241/1997, la lettera h-
septies), che estende alle tasse scolastiche il versamento unitario e la compensazione.
Questa norma si applica a decorrere dal 1° gennaio 2020.
Per consentire il versamento delle tasse scolastiche tramite modello F24, sono stati istituiti i seguenti codici tributo:
- TSC1 - Tasse scolastiche - iscrizione;
- TSC2 - Tasse scolastiche - frequenza;
- TSC3 - Tasse scolastiche - esame;
- TSC4 - Tasse scolastiche - diploma.
Nella compilazione del modello F24, i codici tributo devono essere esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme
indicate nella colonna “importi a debito versati” con l’indicazione, quale “anno di riferimento”, dell’anno cui si riferisce il
versamento, nel formato “AAAA”.
Nel caso in cui sia necessario indicare l’anno scolastico, occorre riportare in tale campo l’anno iniziale.
Agenzia delle Entrate, risoluzione 17/12/2019, n. 106/E