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Rapporti familiari e

responsabilità civile
2. Rapporti tra genitori e figli
Responsabilità tra genitori e figli
• Casistica giurisprudenziale
• 1 Nascita con patologie
• 2 Consenso alla fecondazione eterologa della
moglie e successivo disconoscimento
• 3 Riconoscimento come figlio naturale di un
figlio non proprio e successivo
disconoscimento della paternità
• 4 Mancato/tardivo riconoscimento della
paternità e sottrazione a relativi obblighi
• 5 Inadempimento di doveri genitoriali
Responsabilità tra genitori e figli
• Problemi principali
• A) Problemi relativi all’ingiustizia del danno tra
familiari:
• 1) ai fini dell’art. 2043 c.c. quando l’atto dannoso
è atto di esercizio di diritto o libertà
• 2) ai fini del risarcimento del DNP, diritto leso è
di rango inviolabile? Sì, se rientra tra quelli
contemplati dall’art. 30 Cost.
• B)- Rapporto tra RC e rimedi interni (330 e 333
c.c., 709-ter c.p.c.)
Responsabilità tra genitori e figli
• 1) Nascita con patologie
• Trib. Piacenza, 31 luglio 1950, padre
cagionato una menomazione congenita
alla figlia (mai riconosciuta, solo dalla
madre legale rappresentante che agisce in
giudizio nel suo interesse) attraverso la
trasmissione, all’atto del concepimento,
della patologia luetica dalla quale era
consapevole di essere affetto.
Nascita con patologie

• Richiesta accolta:
• Sussistenza del presupposto soggettivo
• Danno prevedibile
• Nesso di causalità
• Parallelo con evento relativo a soggetto nato
anziché soltanto concepito
• Problemi aperti: inscindibilità tra vita e danno;
limitazione indiretta alla libertà sessuale
Consenso alla fecondazione eterologa e
successivo disconoscimento

• Art. 235 c.c. (testo preriforma)


• L’azione per il disconoscimento di paternità del figlio concepito
durante il matrimonio è consentita solo nei casi seguenti:
• 1) se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso fra il
trecentesimo ed il centottantesimo giorno prima della nascita;
• 2) se durante il tempo predetto il marito era affetto da
impotenza, anche se soltanto di generare;
• 3) se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio o ha
tenuto celata al marito la propria gravidanza e la nascita del
figlio. In tali casi il marito è ammesso a provare che il figlio
presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno
incompatibili con quelle del presunto padre, o ogni altro fatto
tendente ad escludere la paternità…
Consenso alla fecondazione eterologa e
successivo disconoscimento

• Evoluzione
• 1) azione di disconoscimento insensibile agli stati
soggettivi (favor veritatis)
• 2) ammissibile senza alcuna conseguenza - risarcimento
del danno al coniuge (e al nato) - perché qui iure suo
utitur, nemimem ledit
• ---Corte cost. 26 settembre 1998 su legittimità di art.
235 c.c. : la fattispecie non rientra nell’art. 235 c.c.
• 3) esclusione del disconoscimento (Cass. 1999, n. 2315)
• 4) legge 14 febbraio 2004, n. 40 esclude la fecondazione
eterologa e vieta in ogni caso il disconoscimento.
Consenso alla fecondazione eterologa e
successivo disconoscimento
• Art. 243-bis (ex art. 235 c.c.)
• L'azione di disconoscimento di paternità del figlio nato
(concepito) nel matrimonio può essere esercitata dal
marito, dalla madre e dal figlio medesimo (sono stati
eliminati i casi specifici in cui era ammessa).
Riconoscimento non veridico seguito dal
disconoscimento

• Art. 263 c.c. (testo preriforma)


• Il riconoscimento può essere impugnato per difetto di
veridicità dall'autore del riconoscimento, da colui che è
stato riconosciuto e da chiunque vi abbia interesse.

• L'azione è imprescrittibile

• Cass. 5886/1991 e Corte cost. 18.4.1991, n. 158:


disconoscimento ammissibile sempre stante irrilevanza
di stato soggettivo dell’autore ma è configurabile
l’applicazione delle regole sulla responsabilità per
riparare il danno patito dal minore
Riconoscimento non veridico
seguito dal disconoscimento
• Trib. Torino, 31.3.1992
• Falso riconoscimento della figlia minore della moglie come figlia
naturale
• dopo la separazione, azione diretta a far valere la nullità dell’atto per
difetto di veridicità.
• Danno morale richiesto da curatore speciale (reato di falso
ideologico)
• Richiesta accolta
• --difficoltà di reinserirsi con un nuovo cognome nell’ambiente sociale
e scolastico;
• --sofferenze inevitabilmente conseguenti ai commenti delle persone
che circondano una bambina di 12 anni in grado di rendersi conto
della situazione;
• --grave patimento nello scoprire improvvisamente di non essere più
figlia di colui che credeva essere il proprio padre.
Riconoscimento non veridico
seguito dal disconoscimento
• Trib. Civitavecchia, 19 dicembre 2008:
Trib. Roma, 5 ottobre 2012
• negano l’ammissibilità del
disconoscimento quando ad agire sia lo
stesso genitore che ha proceduto al
riconoscimento in mala fede
Riconoscimento non veridico seguito dal
disconoscimento
• Art. 263 c.c. riformato
• Il riconoscimento può essere impugnato per difetto di veridicità
dall'autore del riconoscimento, da colui che è stato riconosciuto e da
chiunque vi abbia interesse.
• L'azione è imprescrittibile riguardo al figlio.
• L'azione di impugnazione da parte dell'autore del riconoscimento
deve essere proposta nel termine di un anno che decorre dal
giorno dell'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita. Se
l'autore del riconoscimento prova di aver ignorato la propria
impotenza al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno
in cui ne ha avuto conoscenza... L'azione non può essere
comunque proposta oltre cinque anni dall'annotazione del
riconoscimento.
Mancato/tardivo riconoscimento e sottrazione a
relativi obblighi
• Cass. 7 giugno 2000 n. 7713 Padre naturale dichiarato e
condannato a corrispondere al figlio naturale un assegno di
mantenimento è rimasto inadempiente all’obbligo di pagare tale
assegno per 6 anni.
• Prosciolto in sede penale dall’imputazione di violazione degli
obblighi di assistenza familiare (al suo mantenimento aveva
provveduto la madre naturale).
• Riconosce il risarcimento dei danni personalmente subiti, “sia sotto il
profilo affettivo che economico” in conseguenza del comportamento
“intenzionalmente e pervicacemente defatigatorio del padre
naturale”: violazione non di un mero diritto di contenuto patrimoniale
ma di sottesi e più pregnanti diritti fondamentali della persona, in
quanto figlio e in quanto minore.
Mancato/tardivo riconoscimento e sottrazione a
relativi obblighi

• App. Bologna, 10.2.2004 Il padre naturale


omette di riconoscere e di contribuire al
mantenimento del figlio. Quest’ultimo scopre
l’identità del genitore solo dopo il
disconoscimento della paternità da parte del
marito della madre che lo aveva riconosciuto
come figlio legittimo al momento della nascita.
• L’inadempimento da parte del padre agli obblighi
di cui agli art. 147 e 148 c.c., provoca, nei
confronti del figlio, un danno ai valori
fondamentali della persona, così come garantiti
dagli art. 2 ss. Cost.
Mancato/tardivo riconoscimento e sottrazione a
relativi obblighi
• Trib. Venezia, 30.6.2004
• Il padre si disinteressa totalmente della figlia naturale giudizialmente
riconosciuta della quale si ostina ad ignorare fin dal concepimento le
sorti e le esigenze economiche.
• La figlia, raggiunta la maggiore età, tenta inutilmente un contatto con
il padre subendone l’indifferenza.
• Il figlio che venga trascurato o rifiutato dal genitore subisce l'ingiusta
privazione di un rapporto che la Costituzione gli garantisce e la
violazione del diritto fondamentale all'apporto morale ed esistenziale
del genitore: una tale lesione, pur trascendendo l'ambito
strettamente patrimoniale, pur non generando patologie apprezzabili
e rilevanti sul piano psicopatologico idonee a configurare un danno
biologico, comporta il risarcimento del danno esistenziale.
Mancato/tardivo riconoscimento
e sottrazione a relativi obblighi
• Trib. Venezia, 18.4.2006
• Il padre naturale non riconosce il figlio
concepito con la domestica e omette il
versamento del mantenimento alla madre
che si trovava in gravi condizioni
economiche. Ottenuto il riconoscimento
giudiziale, il figlio ormai adulto chiede il
risarcimento dei danni patiti in
conseguenza del disinteresse paterno.

Mancato/tardivo riconoscimento e sottrazione a relativi
obblighi

• Cass. 10 aprile 2012, n. 5652 Disinteresse verso il figlio dal genitore


naturale, manifestatosi per lunghi anni e violazione degli obblighi di
mantenimento, istruzione ed educazione
• La Corte afferma che: la violazione del complesso dei doveri facenti
capo al genitore naturale, cui corrispondono diritti inviolabili e
primari della persona del destinatario costituzionalmente garantiti
(art. 2 e 30 Cost.), comporta la sussistenza di un illecito civile,
• Tale contegno determina un vulnus dalle conseguenze rimarchevoli
ed ineliminabili a quei diritti che, scaturendo dal rapporto di
filiazione, trovano tutela nella Carta costituzionale e nelle norme di
natura internazionale recepite nel nostro ordinamento.
• Né la pronuncia di riconoscimento della paternità naturale o la
proposizione della relativa domanda costituiscono presupposti della
responsabilità aquiliana scaturente dalla violazione dei doveri
inerenti al rapporto di filiazione, in quanto l’obbligo del genitore
naturale di concorrere nel mantenimento del figlio sorge con la
nascita del medesimo.
Mancato/tardivo riconoscimento
e sottrazione a relativi obblighi
• Trib. Roma, 11 gennaio 2012:
• un padre naturale dopo avere riconosciuto
il figlio se ne disinteressa completamente
sul piano affettivo anche se non su quello
economico violando i suoi diritti
fondamentali.
Inadempimento dei doveri genitoriali
• Cass., 8 febbraio 2000, n. 1365 mancato esercizio del c.d. diritto-
dovere di visita ad una figlia disabile
• Corti di merito: l'inadempimento dell'obbligo di tenere la figlia
disabile, nei giorni e nei periodi stabiliti in sede di separazione,
desse luogo a illecito da lesione di un diritto alla libertà.
• Vi sarebbe una trasformazione di una facoltà del genitore non
affidatario d'avere con se i figli in obbligo verso l'altro genitore il cui
inadempimento dovrebbe risarcirsi per riduzione degli spazi di
libertà dell'affidatario, che quindi potrebbe farsi sostituire da terzi da
retribuire con somme da porre a carico del genitore che non esercita
il diritto c.d. di visita.
• Cass.: nega il risarcimento ma ammette che il genitore affidatario
avesse diritto al rimborso dei maggiori oneri, derivanti
dall’inosservanza dei doveri del genitore non affidatario,
Inadempimento dei doveri genitoriali
• Tribunale di Monza 5 novembre 2004
• La madre interrompe il regime di frequentazioni con il figlio minore
dopo la separazione e l’affidamento del figlio al marito; ciò anche a
seguito del comportamento fortemente ostativo del padre.
• “Va accolta la domanda risarcitoria proposta dal genitore che
lamenti la compromissione del rapporto con il figlio minore
attraverso l’interruzione di ogni apprezzabile relazione negli ultimi
dieci anni provocata dalla condotta anche semplicemente colposa
dell’altro genitore, senza che occorra accertare, sia pure in via
astratta, la responsabilità penale del convenuto” (il genitore
affidatario viene condannato a corrispondere all’altro € 50.000,00 a
titolo di danno morale ed esistenziale per non avere permesso che
fra padre e figlio si potesse stabilire una relazione affettiva e
minimamente apprezzabile)”.
Cass. 22.11.2013, n. 26205
• Due adulti chiedevano il riconoscimento giudiziale della paternità,
oltre al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti
nel corso della loro esistenza a causa della negata assunzione di
genitorialità da parte del convenuto.
• Giudici di merito accolgono la richiesta
• Cassazione respinge il ricorso
• a) L’obbligo dei genitori di mantenere i figli sorge e decorre dalla
nascita e discende dal mero fatto della generazione e non viene
meno quando il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, per il
periodo anteriore alla dichiarazione giudiziale di paternità o
maternità, essendo sorto sin dalla nascita nei confronti di entrambi i
genitori
Cass. 22.11.2013, n. 26205
• Il presupposto della responsabilità: consapevolezza del
concepimento, non la certezza assoluta derivante
esclusivamente dalla prova ematologica ma si compone
di una serie d'indizi univoci, generati dall'indiscussa
consumazione di rapporti sessuali non protetti all'epoca
del concepimento.
• NO valore interruttivo del nesso causale al dovuto alla
situazione d'incertezza determinata dalla madre degli
attori per la concomitante relazione sessuale con un
altro uomo al tempo del concepimento del secondo figlio
e dall'inerzia giudiziaria degli attori che avrebbe
determinato quanto meno un aggravamento rilevante del
danno non patrimoniale riconosciuto
Trib. Milano, 5.10.2016
• Genitore
• Subordina il riconoscimento della figlia alla preventiva sottoscrizione
di un accordo contenente la regolamentazione degli aspetti
economici relativi al mantenimento della minore
• impedisce all’altro di avere rapporti regolari e costanti con la propria
figlia
• Responsabilità extracontrattuale della madre
• Diritto alla genitorialità: la madre «con il suo ostinato, caparbio e
reiterato comportamento, cosciente e volontario, è venuta meno al
fondamentale dovere, morale e giuridico, di non ostacolare ma anzi
di favorire la partecipazione dell'altro genitore alla crescita e dalla
vita affettiva” della figlia»
Art. 709-ter c.p.c..
• 1) Art. 709-ter c.p.c.: il giudice, “in caso di gravi inadempienze o di
atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od
ostacolino il corretto svolgimento delle modalità
dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può,
anche congiuntamente:
• 1) ammonire il genitore inadempiente;
• 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei
confronti del minore;
3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei
confronti dell’altro;
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una
sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un
massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
(introdotto da l. 8.2, 2006 n. 54)