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14/1/2017 Ipostasi Femminile: agosto 2015

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Ipostasi Femminile
Ecate e Le Dee Matriarche Consiglio alle donne di
sentirsi questo maschio
cristiano del 2016, ciò che
pensa delle donne
Nota Bene: a malincuore devo rinunciare a caricare tutte le immagini che
andrebbero caricate... vedi le tante belle immagini di Ecate... Ci metterei il
doppio del tempo, purtroppo non posso perdere tutta la connessione a credito.
Metto quelle principali. Comunque invito chi dovesse trovare questo articolo
interessante a cercare su google le immagini dei concetti espressi qui.
del loro ruolo, della loro intelligenza.
Clicca sull'immagine e preparati a
questo sfoggio di galanteria
**** cristiana! Arriva quasi ai livelli
dell'Aquino!

Conoscere la misoginia
cristiana sentendola dalla
voce dei suoi
rappresentanti

clicca qui e leggi!

)O(

Ecate, la Dea dei Crocicchi, Ecate Trivia, Ecate, Dea Lunare, ma non passiva,
connessa anche alla 
menopausa, alla fertilità, al ciclo della vita. Il Tempio è stato fondato
  da
Ecate Trina: della fanciulla, della madre e dell' anziana: Luna
Nuova, Luna Piena, Luna Nera (o Calante). Passato, Presente, Futuro.
 
Ecate è la Dea che con i suoi tre volti vede nelle pieghe del Tempo.
Questo è un blog
Altre due Divinità lunari erano Selene e Artemide. ANTICRISTIANO

“Celebro Ecate trivia, amabile protettrice delle strade,


terrestre e marina e celeste, dal manto color croco,
sepolcrale, baccheggiante con le anime dei morti,
figlia di Crio, amante della solitudine superba dei cervi,
notturna protettrice dei cani, regina invincibile,

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annunciata dal ruggito delle belve, imbattibile senza cintura,


domatrice di tori, Signora che custodisce le chiavi del cosmo,
frequentatrice dei monti, guida, ninfa, nutrice dei giovani,
della fanciulla che supplica di assistere ai sacri riti,
benevola verso i suoi devoti sempre con animo gioioso.”

Esiodo canta Ecate come "Regina delle Stelle", "Figlia della vergine madre
Asteria (stellata)" "Regina del Cielo".
.
è Una e Trina; viene rappresentata con tre facce, intenta a reggere una torcia,
una chiave e un serpente.

Penso che siano simboli ancora chiari, nel 2015: la torcia, illumina: Ecate
porta conoscenza; è la Sapienza Divina. La chiave, apre le porte del mistero o
dell'Ade.
A tu x tu con le Dee
Ovviamente i cattolici hanno rubato il simbolismo della Chiave per metterla al Acca Larentia (1)

loro papa: Afrodite (3)

Al Uzza (1)
Il serpente è legato a tutto ciò che è ctonio, autosufficiente, eterno, che si Allat (1)
autorigenera (potremmo vedere un parallelo con l'Ouroboros: "La mia fine è il
Amaterasu (1)
mio inizio").
Anahita (2)

Anat (2)
Un'altra rappresentazione, la vuole con tre teste: una di cane, una di serpente,
una di cavallo. Angerona (1)

anticristianesimo (25)

Nei tempi antichi, venivano lasciate delle offerte di carne ai crocicchi (che sono Aradia (2)
un luogo sacro anche agli Dei Afro-Brasiliani Exu e Pomba Gira); Arduinna (1)
anche i cani le venivano sacrificati (è probabile che questo indichi un'origine Arianna (1)
non greca, e molto più antica, per questa Dea, essendo i cani abbastanza al di
Arinna (1)
fuori della mentalità religiosa greca). 
Armene (1)

Artemide (2)
Il cane era l'animale sacro di Ecate, il cane (Cerbero, Custode dell'Ade) come
guida verso l'Oltretomba, e che latra alla Luna, per chiamare la Dea. Come Artio (1)

sulla carta del Tarocco XVIII. Asherah (2)

Astarte (4)

Atargatis (1)

Athena (2)

Aulanerk (1)

Bast (1)

Birgit (1)

Bisu Mate (1)

Bona Dea (1)

Cailleach (1)

Cardea (1)

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Carmenta (1)

Carna (2)

Cerere (1)

Cerridwen (2)

Chang'O (1)

Cibele (2)

Coatlicue (1)

Dabage (1)

Dea dei Serpenti (2)

Dee Aborigene (1)

Ai crocicchi, le statue di Ecate, proteggevano i pellegrini e i viandanti in Dee Afro (6)

viaggio. Dee Asiatiche (12)

Dee Cambogia (1)


Alcuni nomi di Ecate: Dee del mare (4)
 
Dee del nord (10)
Chtonia (Del mondo sotterraneo)
Dee Egitto (7)
Antaia (Colei che incontra)
Dee greco­romane (22)
Apotropaia (Protettrice)
Enodia (La Dea che appare sulla via) Dee Persianee (1)

Kourotrophos (Nutrice di fanciulli) Dee Polinesia e Hawaii (5)

Propulaia/Propylaia (Colei che sta davanti alla porta) Dee Semite­Assiro­Babilonesi (12)
Propolos (Colei che serve) Dee Slave (2)
Phosphoros (Portatrice di luce) Dee Sudamericane (3)
Soteira (Sapiente)
Demetra (4)
Triodia/Trioditis (Che frequenta i crocicchi)
Devana (1)
Klêidouchos (Che porta le chiavi)
Diana (3)
Trimorphe (Triplice)
  Durga (5)

Come è da aspettarsi, il cristianesimo ha visto in Ecate una manifestazione Ecate (6)

diabolica e satanica. Essendo legata ai crocicchi e alle strade, e Eostre (1)

metaforicamente alle possibilità di scelte delle vie, è una Dea che rappresenta Epona (1)
la libertà di scelta (potremmo persino fare un collegamento col discorso della Ereshkigal (1)
Libertà e della Scelta caro a Sartre e ad altri Esistenzialisti!). Anche in alcuni
Fauna (1)
Tarocchi sullo sfondo vediamo spesso vie e sentieri: il destino dell'uomo, le sue
Flora (2)
scelte.
Fortuna (1)
 
Freya (1)
Ovidio celebra Ecate nei “Fasti”:
Furrina (1)

“… Le facce di Ecate si volgono verso tre parti / perché guarda i crocicchi che Gan Mu (1)

si dividono in tre strade… ” Gea­Madre Terra­Gaia (2)

gioielli (1)
Anche il coltello è un simbolo di Ecate: taglia il cordone ombelicale ai neonati, Giunone (1)
accompagna nella morte, scindendo il corpo dallo spirito. Accompagna le anime
Grande Madre (5)
nell'Oltretomba, ma accompagna anche alla nascita, l'entrata nella vita. è una
Hathor (3)
Dea psicopompa, legata al potere di viaggiare nel mondo degli umani e in
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quello dei morti. Haumea (1)

Hera (2)
Siccome Ecate era associata alla Luna Calante, era connessa anche con la Hestia (1)
menopausa, per esteso, alla Matriarca (figura che manca totalmente nelle
Hina (1)
religioni patriarcali).
Holda (1)

Ilamatecuhtli (1)
La Matriarca non è più fanciulla ingenua, né donna in evoluzione: è saggezza,
Immagini delle Dee (1)
è introspezione, è esperienza. Non più legata alla "condanna" della gravidanza,
è potere e godimento sessuale allo stato puro (pensiamo alla nostra società, che Inanna (1)

invece vede nella "donna vecchia" solo un peso e una cosa da buttare!). La Ishtar (3)

Matriarca ha vissuto la pienezza della vita, e si prepara alla morte (la fase Iside (5)
conclusiva della vita materiale). La Matriarca è guida, è sciamana, è Ixchel (1)
guaritrice. Kali (9)

Kamrusepas (1)
Relativamente al danno che il cristianesimo ha portato alla condizione
Kupaba (1)
spirituale/materiale delle donne, non dobbiamo considerare solo quello per le
Lada (1)
donne giovani, ma anche quello per le donne anziane. Questa è una cosa sulla
quale Michela Murgia ha scritto un'analisi davvero illuminante nel suo libro Laka (1)

"Ave Mary":  mancando l'idea/modello di una "Madonna vecchia", invecchiata Lakshmi (4)

come il resto delle donne, ma celebrata solo come vergine-madre perennemente Libitina (1)
giovane (e bellissima!) ecco che il ruolo della Matriarca/Donna Anziana e Libri (2)
Saggia viene annullato. Alle donne anziane, ormai "inutili" secondo i precetti Lilith (7)
patriarcali, non resta che l'oblio, di fronte invece alla considerazione enorme
Luna (4)
del patriarca.
Luperca (1)

Makosh (1)
Non esiste alcuna figura femminile di saggezza, di sapienza, di riferimento
nella quale immedesimarsi: alle donne resta solo la degradazione delle figure Maman Brigitte (1)

come le mogli dei patriarchi (Sara), nelle quali "immedesimarsi"! Mami Wata (1)

Manat (2)

Il dio cristiano è vecchio e patriarca per definizione, come i maschi che lo hanno Marinette (1)
postulato. Mater Matuta (1)

Melissa (1)
In questo contesto, la vecchiaia maschile è associata a dio, è un suo attributo,
Mielikki (1)
per meglio lasciare intendere che chi guida la sua religione in terra... dev'essere
Minerva (1)
vecchio come lui.
Morana (1)
Ma non esiste affatto una rappresentazione di Dea Matriarca o Dea Anziana
nel cristianesimo e l'unica figura femminile che c'è, maria, non è neanche Morrigan (6)

celebrata in quanto donna comune, vera, con una biologia naturale, ma è Naamath (1)

celebrata come ideale femminile perennemente giovane, fresco e bello; il che, Namakaokahai (1)
oltre ad essere offensivo nei confronti di tutte le donne vere (destinate ad Nut (2)
invecchiare e non per questo meno valide di un "imene mariano giovane, fresco e
Ops (1)
intatto") rientra pure nell'idolatria della bellezza e della vanità:
Oya (1)

Pale (1)
1) Non sappiamo minimamente che aspetto avessero.
Parvati (1)

2) Raffigurarli come belli è lusingare una certa estetica materiale; lusingare Pele (2)

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l'estetica è idolatria di sé o dell'apparenza.   Persefone (2)

Nulla di male, ma le religioni che lusingano l'estetica e la cura di sé (quindi il Po Ino Nogar (1)
culto della materialità, della corporeità) sono il Paganesimo (gli Dei greci sono Poliahu (1)
bellissimi e raffigurati come tali: Venere, Apollo...) e il Satanismo Pomona (1)
Razionalista, che verte sul culto di Sé. I cristiani cattolici, quindi, se fossero
Qedesh (1)
coerenti con quanto sostiene la loro religione (il disprezzo di tutto ciò che sia
Rhiannon (1)
terreno, come insegna il loro messia gesù, a favore del "tesoro del regno dei
Sacerdotesse (14)
Cieli"... l'idolatria della povertà, della rinuncia, dell'odio di sé: vedi il "discorso
della montagna"), non dovrebbero affatto idolatrare due supermodelli di Sarasvati (2)

bellezza terrena, ma raffigurarseli brutti e deformi esteticamente, perché è il Sciite (1)

corpo la sede del peccato, e ciò che conta - secondo loro - è l'anima. Sedna (1)

Sekhet (1)
Curiosamente tale precisazione teologica sfociò in questo: Selene (4)

Selkit (1)

Sheela Na Gig (1)

Siva (1)

Skadi (1)

Sorellanza (1)

Tanit (2)

Tantra (1)

Tiamat (1)
e questo valeva anche per maria, brutta anche lei (per partorire il gesù
Tripurasundari (1)
deforme): difatti la bellezza, il fascino, la perfezione estetica, dal punto di
Usha (1)
vista di questi cristiani ferocemente avversi al corpo, erano qualità da
Venere (2)
attribuirsi al Maligno (e ai suoi seguaci); il dio dei cristiani, quindi, l'opposto
del Diavolo, avrebbe dovuto, logicamente, preferire la bruttezza corporea. Vesna (1)

Vesta (3)

Invece la Wicca celebra la donna in tutte le fasi della sua vita: Yemanja (2)

.
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Ritorniamo ad Ecate: ▼  agosto (8)


Ecate e Le Dee
Matriarche
Ecate era Dea Lunare, come si è detto, ma non passiva. Essendo una Dea Le Dee Greche
Notturna, era connessa alle Tenebre, e quindi anche alla distruzione e al Durga: un'analisi
terrore dell'ignoto. Sotto questo punto di vista è una Dea che rappresenta il moderna al suo
mito
Femminile oscuro, come Kali, Morrigan o Lilith. Kali e Shiva: gli
aspetti distruttori

Si pensa che Ecate fosse in correlazione con la Dea Egizia Levatrice, Heket, Notizie sulle Dee
dell'Induismo
che invece era legata alle rane: Sulle tracce della
la Dea Heket, Dea Rana, anfibia, umida, con le gambe aperte, dalle quali Dea
Pakistana/Afghan
fluisce la vita. (*) a
Antiche Dee dalla
Cambogia
In questo caso, credo la si possa associare soprattutto al Tarocco della Stella
Rivisitando
(**), dove la fanciulla lascia scorrere l'Acqua di Vita. Spinoza... in
chiave Wicca

Su alcuni simulacri dedicati alla Dea Heket sono state trovate alcuni ►  luglio (8)

iscrizioni: "Io sono la resurrezione" ►  giugno (6)

- molto prima di cristo - ►  maggio (6)

►  aprile (12)

(*) Un'altra Dea Rana è Dzalarhons, Dea adorata sulla Costa Pacifica e ►  marzo (64)

connessa anche ai vulcani.

)O(
(**) Vedi "Le Pleiadi e Venere":
http://ipostasifemminilesuprema.blogspot.it/2015/07/le-pleiadi-e-venere.html

Ovviamente, il cristianesimo relegò Ecate al ruolo di "Dea delle streghe", di


tutto ciò che è diabolico. Non potendo accettare che l'aspetto della vita, della
Resurrezione, della Rigenerazione perpetua fosse affidata ad una Dea, ecco
che Ecate viene dipinta come "diavolessa". Le sue sacerdotesse vengono dipinte
come streghe orripilanti e malefiche. I riti di venerazione della Dea vengono
associati ai sabba (tipico del cristianesimo: fare di tutta l'erba un fascio, e di
tutti gli Dei "degli altri", un unico "Diavolo", come ci ricorda Giovanni Chimirri, Per leggere Tarocchi e
il Dottore di Discipline Filosofiche e Teologiche nel suo assolutamente ultra Magia
tollerante e ultra documentato "Capire la religione"... 

clicca qui!
esempio di libro cattolico che getta m... su tutte le altre religioni, con frasi del
calibro di:
Per le Sorelle che seguono
Iside

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"Che nelle religioni non cristiane possa esserci comunque una salvezza, non
comporta che debba esserci anche una piena verità [...] Nelle religioni non
cristiane c'è dunque salvezza; tuttavia, mancano alcune ma fondamentali
verità teologiche. Il cristiano non rinuncia a credere di trovarsi nella pienezza
della verità e dei tempi (Gal 4,4;1 Cor 10,11). Non rinuncia a proclamare
all'umanità che solo Gesù Cristo è la verità, anzi, ha il dovere di farlo! Questa
proclamazione serve a migliorare e a purificare  i contenuti e le verità parziali cliccate qui!
delle Religioni")     
Possiamo adorare ancora Ecate (ovvero, Noi Stesse)? Sì, se la invochiamo come
Erbe Magiche
una Dea che ci aiuti nel passaggio nelle varie fasi della vita, nelle quali
dobbiamo compiere delle scelte (e ci troviamo fermi ai crocicchi della vita).

Ecate aiuta a fare scelte, a meditare sulle fasi della vita: dimenticare ciò che
non ci appartiene più, ed entrare in una nuova fase, trasmettere conoscenza,
meditare. Essere donne complete, nelle tre fasi della nostra vita: giovinezza,
maturità, vecchiaia, ma sempre Dee, esattamente come Ecate, Una e Trina.
clicca qui!

La Ruota di Ecate:

le forme serpentine disegnano il labirinto a tre direzioni: Triplicità, Vita,


Morte, Rinascita...

 
 HekaFeminism ^.^ una mia creazione ^.^

 Wendy Rule, i Necromantia e i Kawir hanno dedicato ad Ecate delle canzoni:

"Hecate" 

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Hecate

Necromantia "The Arcane Light of Hecate"

Necromantia - The Arcane...

Kawir "Hecate Ianos"

I Tatir le hanno dedicato la copertina del loro cd 

Tatir - The Drawl of Naiad

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e gli Hecate Enthroned prendono proprio il nome da Lei...


Altre Dee Matriarche sono Cailleach, Holda, Cerridwen, Manat, Ilamatecuhtli

Pubblicato da Lunaria ☽♀☾


Etichette: anticristianesimo, Cailleach, Cerridwen, Ecate, Holda, Ilamatecuhtli, Manat

Le Dee Greche

Nota Bene: a malincuore devo rinunciare a caricare tutte le immagini che


andrebbero caricate... vedi le tante belle immagini di Athena o Artemide... Ci
metterei il doppio del tempo, purtroppo non posso perdere tutta la connessione
a credito. Metto quelle principali. Comunque invito chi dovesse trovare questo
articolo interessante a cercare su google le immagini dei concetti espressi qui.

****

Info tratte da  "Storia delle religioni" volume II di Nicola Turchi

Hera, di origine micenea, venerata in Argo, è la personificazione femminile del


cielo e perciò sposa di Zeus, ma sembra presiedere ai fenomeni del cielo
notturno: perciò i suoi attributi si confondono con quelli delle altre divinità
lunari. Questo aspetto naturistico spiega molti dei suoi attributi: essa è
adorata sulle vette (*), è la sposa fedele per eccellenza che presiede ai destini di
un santo e fecondo imeneo; la sua figliola, Ilitia (Ilizia) presiede ai parti. La
sua contesa tradizionale con Zeus è spiegata da taluni con il contrasto dei
fenomeni atmosferici; da altri (Harrison) con il cozzo tra due razze, quella
indigena che venerava Hera e quella dei conquistatori Elleni che adoravano il
Dio del cielo (**)

(*) il che indica un'origine antichissima. Anche Ninhursag, Parvati e Anahita


erano Dee adorate "sulle montagne"

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(**) Che è anche la cosa più logica, spiegata magistralmente anche da Riane
Eisler in "Il Calice e la Spada". In realtà la figura di Hera è stata peggiorata, e
di molto, sotto l'influenza patriarcale greca, dal passaggio da matriarcato a
patriarcato. Per ulteriori analisi alla figura di Era vedi il sito di The Reef, che
le ha dedicato un'analisi impeccabile:

oppure vedi anche l'analisi che ne fa Riane Eisler, della quale ne riporto solo
un brevissimo stralcio:

"Per consolidare il dominio della nuova elite al potere era necessario che le
donne fossero private delle loro facoltà decisionali; parallelamente le
Sacerdotesse dovevano essere spogliate dell'autorità spirituale [...] Tuttavia
non si poteva sempre e solo usare la forza per ottenere obbedienza, si doveva
fare in modo che gli antichi poteri che governavano gli universi, simboleggiati
dal calice che dà la vita, venissero sostituiti da nuove e più potenti divinità, le
cui mani ormai impugnavano la spada sovrana e per riuscirci bisognava fare
innanzi tutto una cosa: abbattere la Dea stessa e non solo la Sua
rappresentante terrena, la donna, dalla posizione di preminenza che occupava.
In alcuni miti mediorientali si raggiunge lo scopo narrando l'uccisione della
Dea, in altri Ella viene sottomessa e umiliata con uno stupro, per esempio la
prima volta che viene citato nella mitologia del Medio Oriente, il potente Dio
Enlil, è per raccontare il suo stupro della Dea Ninlil; simili racconti avevano
un fine sociale molto importante: simboleggiavano e giustificavano
l'imposizione del dominio maschile. Un altro espediente diffuso era quello di
ridurre la Dea al rango subordinato di consorte, moglie di un Dio maschio più
potente (è il caso di Hera, per esempio); oppure si trasformava la Dea in una
divinità guerriera."

Hera è legata anche al toro e alla mucca: vedi il saggio di The Reef e il
confronto tra Hera e Hathor.

Athena, di origine probabilmente micenea, per quanto sia poi divenuta


espressione di grecità. L'esegesi naturalistica ha molto lavorato intorno alla
figura di questa Dea e vi ha veduto il lampo che si sprigiona dalla nube.
Sarebbe detta "La Nata dalle acque celesti chiuse dalla nube". Ma un mito
conservatoci da Esiodo autorizza a veder nella concezione della Dea una stadio
più grossolano: sarebbe uscita dalla testa di Zeus dopo che questi ebbe
inghiottito Metis, sua madre.

Athena, "dagli occhi scintillanti", presiede alla guerra e conduce alla vittoria.
Presiede poi alle opere di pace, sia custodendo la città, tenendone le chiavi,
presiedendo alle riunioni pubbliche del Senato e dell'Agorà, ammaestrando gli
uomini nelle arti e dando consigli.

Essa è la vergine pura per eccellenza e sotto questo titolo le era dedicato il
Partenone. I suoi animali sacri erano il serpente, il gallo, la civetta, la
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cornacchia, il montone.

Celebri erano le feste Panatenee celebrate in suo onore, nelle quali una lunga
processione, cui prendevano parte tutte le classi della città, muoveva verso il
tempio della Dea a farle dono di un peplo.

Nota di Lunaria: Athena, più che la forza belluina (attributo più di Ares)
rappresenta l'ingegno, la tattica e la strategia per vincere la battaglia.
Infatti è associabile al Tarocco della "Forza": la bella fanciulla, senza alcuno
sforzo, doma un leone.
In un certo senso, per il suo intelletto calcolatore che "fila" strategie, la si può
associare anche al ragno, che fila la tela creando la trappola perfetta. Del resto
c'è anche il rimando al mito di Arachne.

Artemide, di origine minoica, di incerta etimologia, si presenta come una Dea


dei boschi e in genere della vegetazione e della fecondità animale.

Il suo culto più vetusto, come si ricava dai riti locali di Arcadia e di Attica ce la
mostra specialmente apparentata con l'orsa (*);
sorella di Febo Apollo, nata anch'essa a Delo, appare come la Dea della luce
notturna, cioè della Luna. Ha l'arco, si compiace di lanciare saette, è
cacciatrice famosa, ama le selve. Come Apollo, presiede ai fenomeni di
produzione sia vegetale che umana; a contatto con divinità femminili di culti
stranieri Artemide fu poi assimilata a Ecate, prima unica, poi triforme, e alla
Artemide di Efeso, dalle cento mammelle, da cui si sprigiona la vita universale.
(**)

(*) come Artio. Del resto abbiamo una scultura celta che mostra Artio con
l'orso, e tutta la figura ricorda molto una Dea greca.

Il sito Journeying to the Goddess collega Artio al sonno, al riposo, al letargo e


al risveglio; è un'interpretazione molto interessante 
https://journeyingtothegoddess.wordpress.com/2012/02/03/goddess-artio/
che renderebbe Artio anche la patrona dei sogni, quindi della fantasia e
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dell'invenzione generate dai sogni.

“Artio is the Continental Celtic Goddess of fertility and wild animals,


especially bears, and in fact that is exactly what Her name means, ‘Bear’ (...)
Bears are associated with shamanism, as the hibernation period in winter
symbolizes the journey into darkness and their emergence in spring with cubs
the return to the light bearing the wisdom gained on the journey.”

"Artio è la Dea Celtica della fertilità e degli animali selvatici, specialmente


orsi, e il suo nome significa proprio "Orsa". Gli orsi sono associati allo
sciamanesimo, e il periodo di letargo, di ibernazione in inverno simboleggia il
viaggio nelle tenebre, mentre il loro risveglio, in primavera, simboleggia il
ritorno della luce che porta con sé la sapienza acquistata durante il viaggio"
sito che tra l'altro riporta anche il clone cattolico della Dea Artio: "santa
ursula"

"Some believe She was absorbed into Christianity as The British Saint Ursula
(‘Little Female Bear’) a Latinized form of the Saxon ‘Ursel’ meaning (‘She
Bear’). Her feast day is October 21 which would follow along with the harvest
attribute of Artio.”

"Alcuni credono che fu assorbita nel cristianesimo come santa Ursula ("piccola
orsetta"), una forma latinizzata del sassone "Ursel" (Orsa).  è festeggiata il 21
ottobre, e anche questo segue l'attributo di Artio, quello del raccolto"

Santa Ursula o Orsola con le compagne vergini: "Vissero probabilmente nel IV


secolo e non nel V come vuole la leggenda. Una Passio del X secolo, infatti,
narra di una giovane bellissima, Orsola, figlia di un re bretone, che accettò di
sposare il figlio di un re pagano con la promessa che si sarebbe convertito alla
fede cristiana. Partì con 11.000 vergini per raggiungere lo sposo, ma l'incontro
con gli Unni di Attila provocò il loro martirio. Orsola fu trafitta da una freccia
perché non aveva voluto sposare lo stesso Attila. Questa leggenda, comunque,
ha una base storica, come ha dimostrato il ritrovamento di una iscrizione presso
una chiesa di Colonia. L'iscrizione parla del martirio di Orsola e di altre dieci
vergini (divenute 11.000 per un piccolo segno sul numero romano XI), martirio
avvenuto probabilmente sotto Diocleziano."

Patronato: Ragazze, Scolare


Etimologia: Orsola = piccola orsa, forte
Emblema: Donna sotto un mantello, Palma
http://www.santiebeati.it/dettaglio/74550

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Infatti è rappresentata con le frecce. E la freccia non è forse collegata alla


caccia delle bestie selvatiche? Come lo erano Artemide/Diana, Artio e
Arduinna? Diana non se ne andava in giro con le frecce nella faretra e con
l'arco?? Inoltre tale santa (probabilmente inesistente e ricalcata sulla Dea
Artio) se ne gira con un corteo di compagne e ancelle vergini: esattamente come
Artemide/Diana e le sue ninfe nei boschi!

(**) Scopiazzata, anche Lei, dai cattolici:

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la Dea era spesso rappresentata col volto nero, a indicare l'origine ctonia, dalla
profondità della terra, della vita (i semi, per esempio, sepolti sotto terra, al
buio; il feto nella pancia della mamma)
i cattolici l'hanno scopiazzata prima col culto delle "madonne nere"

poi con i deliri cattolici dei santi/teologi cattolici che immaginavano di essere
allattati da maria:

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Comunque, di Artemide/Diana è interessante anche il suo ruolo di


"Equilibatrice" tra la vita e la morte: pur essendo la Dea della caccia, ovvero
colei che uccide gli animali è anche, nello stesso tempo, la protettrice dei boschi,
delle selve, degli animali e della loro crescita e riproduzione.

In altre parole è l'equilibrio tra la vita e la morte, tra la crescita e la decrescita,


tra il cacciatore e la preda, un ruolo che condivide anche Cernunnos, che, come
sul Calderone di Gundestrup, viene rappresentato in mezzo tra un lupo e un
cervo a bilanciare la preda e il predatore.

A sua volta Cernunnos è assimilato a Shiva, un Dio non strettamente della


caccia, ma associato alle fiere e al girovagare sui monti: come si vede la posa di
Shiva è quasi identica a quella di Cernunnos, segno che forse sono proprio lo
stesso Dio!

Shiva sui monti; si noti la veste tratta dalla pelliccia animale, che lo ricollega
alle selve, e, non a caso, è sposato con "la figlia della montagna": Parvati

Nel film le "Nebbie di Avalon" è la Dea che bilancia la vita e la morte:

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Ma si tenga presente che il film sbaglia in pieno (e in modo atroce) quando, sul
finale, fa credere che la "vergine maria" sia la rappresentazione della Dea.
L'antica vera Dea non ha niente a che vedere con la cattolica vergine maria,
una figura postulata dai maschi, per di più sessuofobi. Così come la verginità di
Artemide NON è mancanza di piacere sessuale ma solo mancanza di
penetrazione maschile nella vagina. Infatti più di un elemento la lasciano
intendere amante delle sue ninfe verso le quali la Dea è gelosa. Infatti:

"Artemide amava starsene per le selve vergini, cacciando, ma allo stesso tempo
proteggendo gli animali e la foresta (primo e autentico spirito ecologico nella
cultura occidentale); era esclusivamente accompagnata da ninfe vergini. Il suo
mondo era e doveva essere assolutamente incontaminato: la sua purezza si
rivelava in questo senso, e in questo senso va intesa la verginità intoccabile
della Dea. Ma il lascivo Zeus si invaghisce della ninfa Kalliste ("La
Bellissima"), al corteo di Artemide, e da questa particolarmente amata.
Così per riuscire ad avvicinarla, escogita di assumere le sembianze di Artemide
stessa. Dapprima allontana la ninfa dalle compagne, poi l'accarezza, quindi va
oltre. Per la frastornata Kalliste non c'è scampo!
La ninfa, che probabilmente avrà ritenuto di essere stata vittima di un
particolare raptus di Artemide, per pudore e imbarazzo non ne fa parola alle
compagne, ma presto non può nascondere le conseguenze: è incinta. Accortasi
di questo, Artemide, con gesto indignato, la caccia dalle selve.
Kalliste partorirà Arcade (che darà il nome all'Arcadia) ma Hera accortasi nel
frattempo di avere un'altra rivale, trasforma Kalliste in orsa, ma con
cattiveria, le conserva l'intelletto umano.
Mentre il giovane Arcade è a caccia, scopre l'orsa, la insegue, sta per
trafiggerla con la sua lancia, e Kalliste, che non può rivelargli d'essere sua
madre!, invoca Zeus che salva l'ex amante trasformandola nella costellazione
dell'Orsa Maggiore."

(Tratto da "Mitologia e Significati" di Doriano Modenini)

Commento di Lunaria: in questo mito è interessante vedere come si lasci


intendere che per le ninfe era normale giacere con Artemide stessa (che del resto
è gelosa e le vuole tutte per sé...!) infatti Zeus, volendo tendere una trappola a
Kalliste, NON si trasforma in un uomo (il che avrebbe potuto lasciare
trapelare persino la violenza forzata contro la povera ninfa non consenziente)

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ma "Così per riuscire ad avvicinarla, escogita di assumere le sembianze di


Artemide stessa. Dapprima allontana la ninfa dalle compagne, poi l'accarezza,
quindi va oltre. Per la frastornata Kalliste non c'è scampo!" e ancora,
l'elemento chiarificatore al perché Kalliste non sospetti nulla di anomalo:
"La ninfa, che probabilmente avrà ritenuto di essere stata vittima di un
particolare raptus di Artemide". Zeus quindi, era ben consapevole che le ninfe
del corteo di Artemide erano attratte non dagli uomini (altrimenti avrebbe
potuto sedurre la ninfa con aspetto maschile) ma da Artemide stessa (vergine, e
quindi non forzata al sesso vaginale con penetrazione) e che la Dea era solita
accarezzarle e baciarle.
Del resto, l'amore lesbico non implica affatto una penetrazione obbligata, ma
può limitarsi alle carezze intime sul clitoride.
Sotto questo punto di vista, avrebbe senso e sarebbe perfettamente logico il
mantenersi vergine (senza offrire la vagina al connubio col pene) come fanno
Artemide e le sue ninfe, limitandosi a carezze intime sul clitoride e le grandi
labbra, il che dimostra chiaramente che la verginità di Artemide non è la
verginità cristiana scevra dal piacere sessuale (persino autoindotto), quindi una
verginità di rinuncia, di frigidità assoluta, ma la scelta ferrea e consapevole di
astenersi dalla penetrazione maschile (soprattutto all'epoca, giudicata ancora
come dovere in vista di una procreazione forzata) per accettare il piacere
sessuale (e non procreativo!) tra sole donne.

Un altro elemento che ci fa capire il lesbismo di Artemide è il fatto che suo


fratello Apollo è gay anche lui (anche se non gli mancano amori femminili):
vedi i miti di Ciparisso e Giacinto che hanno al centro la morte degli amanti del
Dio. Tra Apollo e Artemide c'è un sempre un collegamento, tanto che spesso
sono la faccia della stessa medaglia: Apollo è un dio di luce (solare) come
Artemide (lunare); ambedue sono cacciatori, ambedue hanno frecce;

Artemide è CoLei che ponendosi alla frontiera di due mondi ne segnala i limiti
e assicura con la sua presenza la loro buona articolazione. Divinità liminare,
dunque, la cui complessa personalità non può essere correttamente interpretata
prescindendo da questa sua specifica dimensione. Il limite, il confine,
rappresenta il culto di confine tra due cultura, tra due opposti modi di vedere e
di interpretare la realtà. è utile ricordare che nel mondo antico l'approccio ai
vari aspetti dell'esistente - vita/morte, amore/odio - appare essere molto
sfumato e spesso risulta assai difficile poter distinguere con esattezza la fine
dell'uno e l'inizio dell'altro. è, dunque, proprio questo aspetto marginale,
transitorio, a determinare in Artemide quella straordinaria polifunzionalità
che ne fa una delle figura più articolate e complesse dell'intero universo
religioso del mondo antico. Artemide è CoLei che più di ogni altra Divinità
assomma in sé i tre livelli del soprannaturale: un aspetto uranio, legato
all'ambito virginale (nota di Lunaria: in realtà NON dobbiamo vedere la
verginità con occhi cristiani: "verginità" in riferimento ad Artemide e altre Dee,
voleva dire "indipendenza dal principio maschile, autonomia". La verginità
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intesa in senso cristiano, vuol dire "astenersi dal sesso, concepito come sozzura,
astenersi dal godimento");  un aspetto ctonio, legato alla sfera della fecondità e
della riproduzione; un aspetto catactonio, legato al mondo della morte.
Artemide, la figlia di Latona e di Zeus, la Grande Arciera dalle frecce
infallibili, è a un tempo cacciatrice, levatrice, nutrice, guerriera, in un
intersecarsi di valenze e di simbologie che spesso risulta inestricabile. (Brano
tratto da "La Dea, la Vergine, il Sangue" di Marco Giuman)

Hestia è il focolare domestico, la cui santità è venerabile presso tutti i popoli, e


per estensione, il focolare della città che è considerato come la grande famiglia
di tutti i cittadini. Nella posteriore elaborazione del mito, Hestia passò a
significare la terra e fu quindi identificata con le altre divinità della terra:
Gaia, Demetra, Cibele.

Nota di Lunaria: in realtà Hestia/Vesta è una Dea molto remissiva e nascosta:


rappresenta il focolare (e se la rapportiamo ai gioni nostri, il fornello: così
piccolo e con quelle piccole fiammelle che possiamo spegnere semplicemente
girando la manopola!) e quindi il potere del fuoco controllato (e controllabile)
più che la potenza attiva e distruttrice del fuoco. Per un'analisi di Vesta
rimando al sito "Centro Studi La Runa"   http://www.centrostudilaruna.it/

Afrodite è l'ipostasi ellenica della divinità dell'amore, come l'Ishtar babilonese


e l'Astarte fenicia; il mito indugia a svolgere le sue prerogative di fecondità.
Appena i suoi piedi toccano terra la vegetazione fiorisce come per incanto. è
detta "Colei che affratella i popoli", poi in senso di "vulgivaga", "che protegge gli
amori del trivioe che tutela gli amori onesti. (*) Centri importanti del suo culto
erano Cipro, Citera, Corinto, Argo, Patrasso, Atene, il monte Erice in Sicilia.

(*) Non è da escludere, a mio parere, che si venerasse Afrodite anche sotto
forma di Yoni, o Triangolo Sacro, similmente a come fatto in Oriente:

Pelosini, parlando di Venere, scrive così:


http://ipostasifemminilesuprema.blogspot.it/2015/07/le-pleiadi-e-venere.html

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Venere-Afrodite, figlia della spuma del mare, nata dalla schiuma, è infatti la
Dea dell'amore, della bellezza e della femminilità e in un certo senso la donna
che sul Tarocco XVII versa l'acqua nella fonte potrebbe essere l'Afrodite
Urania, la Dea dell'amore puro e celeste e non l'Afrodite Pandemia, cioè quella
popolare e dell'amore volgare.

La stella a 8 punte, poi, è il simbolo di Ishtar: qui possiamo vedere Venere-


Ishtar fuse insieme nel Tarocco della Stella

Come le pleiadi anche il pianeta Venere era un simbolo celeste del tempo ciclico,
un segnale luminoso della benevolenza del cielo e degli Dei che si esprimeva
sulla Terra come rinascita primaverile della Natura; infatti Venere/Afrodite
era la Signora dei giardini e della vegetazione: i fiori sbocciavano al suo
passaggio, il verde diveniva più rigoglioso, la natura più viva e gli uomini e le
donne più gentili ed amabili.
A Venere/Afrodite erano sacri rose e mirti. A Venere deve il nome una felce che
vive nei pressi delle fonti, chiamata "Capelvenere".
La luce delle stelle e l'armonia delle stelle si specchiano nell'acqua e Venere
brilla nel cielo cosi' come nella sua forma umana sulla terra: come in alto cosi'
in basso.

Inoltre, in quasi tutte le tradizioni mitologiche, le fonti sono sempre state


considerate sacre, in particolar modo presso i Celti, che ne riconoscevano i
poteri magici e divini (Nota di Lunaria: ed è per questo che non abbiamo
"templi celtici": i riti erano eseguiti all'aperto; presso i romani due divinità
antiche legate alle fonti e ai pozzi erano Feronia e Furrina).

La fonte dove Venere si bagna è il simbolo dell'acqua che vive, del


rinnovamento, della purezza, della giovinezza. L'acqua che scorre
continuamente dalle cascate ha il potere di guarire e di rigenerare in quanto
essa stessa perennemente si rinnova.

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Mentre cosi' osserviamo la Dea che, come una ninfa, "si bagna le membra belle
nella propria fonte" (Ovidio, "Metamorfosi") non possiamo ricordare anche gli
altri poeti ispirati dal medesimo archetipo: le "Chiare, fresche e dolci acque"
cantate dal Petrarca e le "Liete piante, verdi erbe, limpide acque" dell'Ariosto. 
(Da "I Tarocchi Aurei" di G. Pelosini)

Pubblicato da Lunaria ☽♀☾


Etichette: Afrodite, anticristianesimo, Artemide, Artio, Athena, Dee greco­romane, Hera, Hestia

Durga: un'analisi moderna al suo mito

Nota Bene: a malincuore devo rinunciare a caricare tutte le immagini che


andrebbero caricate, le bellissime immagini della mia adorata Durga... Ci
metterei il doppio del tempo, purtroppo non posso perdere tutta la connessione
a credito. Metto quelle principali. Comunque invito chi dovesse trovare questo
articolo interessante a cercare su google le immagini dei concetti espressi qui in
particolar modo a vedere tutta la bellezza dei santini dedicati a Durga, nelle
tante immagini antiche e moderne che la celebrano.

***

Tratto da: Miti dell'induismo, raccolti e presentati da Wendy D. O'Flaherty

La Dea è stata adorata in India fin dai tempi della preistoria (*): forti indizi di
un culto della Madre sono emersi dagli scavi nei siti della civiltà prevedica
della Valle dell'Indo (2000 a.C circa). La sua assimilazione entro il pantheon
dell'Induismo, tuttavia, ebbe luogo parecchio tempo dopo che Shiva e Vishnu vi
erano stati accettati. Essa, poi, comportò due fasi distinte: dapprima gli Dei
maschi Indo-Arii ricevettero delle paredre; in seguito, sotto l'influenza dei
movimenti tantrici e sakta, che avevano guadagnato sempre maggior
importanza fuori dall'Induismo ortodosso per diversi secoli, tali umbratili
figure femminili emersero come altrettante forme autonome della Potenza
suprema e finirono per confluire nella Grande Dea. Alcuni termini astratti di
genere femminili erano stati talora personificati e trasformati in consorti degli
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Dei più importanti: così Sri (la Prosperità) "appartenne" a Vishnu,


e Shiva ebbe la sua Shakti (Potenza). (vedi le immagini di Vishnu con Lakshmi
e di Shiva androgino)

Fu nel periodo medioevale che i miti più antichi furono rielaborati in una
nuova luce, con la Dea che strumentalizza gli Dei per i propri fini più alti. 

(*) tracce che spuntano fuori anche in Europa. è il caso di Medusa e Echidna,
che, per la cultura greca, assunsero l'aspetto di mostri ma che i loro singoli
elementi (lingua sporgente, capelli a serpenti, corpo da serpente ecc.) si
ritrovano in antichissime Dee orientali (e non solo dell'India, con Manasa: vedi
anche il caso della Dea Koevasi, la Grande Serpe Primordiale adorata in
Melanesia  o Nu Wa la suprema creatrice in Cina); secondo me l'origine di
Medusa ed Echidna non è greca ma orientale ed è probabile che in quanto Dee

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vennero denigrate in epoca patriarcale. La stessa Angitia (venerata dai Marsi)


ha caratteristiche simili alla Medusa greca, non solo i serpenti, ma anche "il
veleno che può guarire". Perché  allora Manasa, Koevasi, Nu Wa, Angitia
furono tutte Dee - in posizione di Creatrici e di assoluto potere - mentre
Medusa/Echidna, che pure tanto assomigliano a queste Dee, sono negative,
denigrate a figure mostruose? Dal mio punto di vista ciò è spiegabile con una
loro detronizzazione e denigrazione subita in epoca patriarcale, ma l'origine è
asiatica. Del resto, sappiamo bene analizzando anche la storia cristiana e
islamica - i vincitori che si imposero sul Paganesimo - che quando un gruppo
religioso vuole imporsi e dominare, la prima cosa che fa è quella di denigrare e
pervertire gli Dei altrui: vedi, nel Corano, la vicenda riguardante Allat, Manat
e Al Uzza, pubblicamente rinnegate e denigrate da Maometto e nella Bibbia la
denigrazione alla "Regina del Cielo" (Astarte).  
 

Durga è L'Inaccessibile (*), 

la Dea "Estremamente Bella" ("Sursundari") che uccide il demone bufalo


Mahisha. Nel mito, Durga viene evocata da tutti gli Dei, vessati dal demone,
che le conferiscono tutte le armi che la Dea userà durante la battaglia. Come si
vede nell'immagine 

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la bellissima Dea trafigge il demone e pone il suo piede su di esso; tutta la


figura della Dea è splendida: Ella sembra danzare con una leggiadria che è
allo stesso tempo piena di grazia e letale per il demone che viene annientato.
Durga riunisce in sé il coraggio, il combattimento, la bellezza, la cura di sé:
indossa uno splendido sari, ricchi ornamenti e gioielli da principessa; con
coraggio e bravura sa maneggiare le sue armi fino a trionfare sul nemico. Se
astraiamo il mito dalla cornice induista in realtà possiamo vedere Durga come
un archetipo: una donna sicura di sé, tanto del suo corpo e della sua bellezza
quanto del suo coraggio e delle sue armi (intellettuali! La conoscenza di questo
o quel ramo del sapere che sa usare contro chi vorrebbe metterle i bastoni tra le
ruote o contro chi la sottovaluta). Sempre dando un'interpretazione moderna a
questi miti, Kali-Durga mostra(no) una donna che sta bene con se stessa e si
vede bella perché in primis lei si vede bella e valida. Precedentemente, in un
pdf dedicato a Shiva e a Kali scrivevo: "Durga rappresenta molto di più "una
sorta di intervallo" nella trasformazione da Parvati a Kali (Lei sì di aspetto
orrido e, spessissimo, anche seducente, sebbene mantenga sempre una forma
selvaggia e indomabile), passando per Durga. Durga-Kali Per quanto non
manchino rappresentazioni della bruttezza ostentata di Kali e persino della
trasandatezza (appare gonfia e flaccida) indubbiamente in Lei trapela anche
un fascino seducente, ammaliante; un certo fascino sessuale dato dalle forme
del seno, del ventre, della vagina, tutte orgogliosamente esposte in modo
"sfacciato".  è piuttosto un fascino indomito, una femminilità primordiale, che
non ha paura di "essere femminile" al 100% anche se in quell'"essere femminile"
al 100% ci sono anche tratti estetici "brutti". In un certo senso, nell'ottica di
rivisitazione moderna dell'archetipo di Kali, questa Dea ci invita ad accettarci,
così come siamo, anche se siamo (o ci vediamo) dimesse, trasandate, brutte,
sfatte, cascanti. Kali, in tale aspetto, magnifica e divinizza quindi un
femminile selvaggio e trasandato, un po' come Ecate/Cailleach, magnificano la
vecchiaia; pertanto sono Dee (archetipi) che possono aiutare l'autostima
femminile e l'accettazione psico-fisica di sé." vedi
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http://ipostasifemminilesuprema.blogspot.it/2015/08/kali-e-shiva-gli-aspetti-
distruttori.html

Ora riporto il mito di Durga così come viene narrato nello Skandapurana:

Gli Dei erano talmente vessati dall'asura (demone) Bufalo (1), che essi
lasciarono la terra e si recarono, nella loro sventura, a cercar rifugio in Gauri
(Parvati, che poi si trasforma in Durga), ch'era intenta a praticar l'ascesi (2).
Essi le si prosternarono e le dissero: "Accordaci la salvezza, o Dea!" E come la
Dea ebbe veduto quant'erano allarmati e terrorizzati gli immortali, domandò:
"Che v'è da fare?" Allora Indra e gli altri Dei giunsero le mani e riferirono alla
Dea del pericolo ch'era venuto loro a causa del Re degli Antidei. "Egli gioca
felicemente nel parco Nandana, circondato dalle ninfe celesti", dissero gli Dei,
"per suo diletto ha condotto nel suo palazzo Airavata (3) e tutti gli altri
elefanti dei punti cardinali (4) assieme alle loro elefantesse [...] Questo asura
supremo è duro a vincersi per gli stessi possenti Dei e antidei, tutti quanti,
poiché egli è stato innalzato per un dono ottenuto da Shiva. Ha colpito con le
corna l'Oceano e l'ha reso del tutto miserando, perché esige gli sian date di
continuo le sue gemme (5) quali tributo per impetrare la pace, e l'Oceano vuole
compiacerlo [...] La sua forza impareggiabile non può essere sfidata da nessuno
all'infuori di Te; ma questo Tu lo sai grazie alla tua energia intrinseca. Molto
tempo fa la Shakti (Potenza) di Sambhu (Shiva) si manifestò in forma
femminile e l'asura ha ottenuto da Shiva quale dono di non poter essere ucciso
se non da costei, che sei Tu! Noi ignoriamo tutti gli stolti errori di Sambhu, o
Dea, ma abbiamo da ricevere protezione da Te sola sempre, o Madre
dell'universo!"Come la Dea ebbe udito tali belle parole proferite da quelli,
torturati dal timore, il suo cuore non si turbò e disse loro, rassicurandoli:
"Mentre sono intenta all'ascesi, Io proteggerò coloro che ricorrono a Me per
rifugio, o immortali. In un solo istante il vostro nemico svanirà consunto; Io
l'attirerò con qualche astuto espediente (6) ed ucciderò il grande asura." [...]
Come gli Dei ebbero udito tale discorso, essi si prosternarono alla Figlia del
Monte (Parvati), e gioiosi in cuor loro, ritornarono tutti lì donde erano venuti.
Partiti gli Dei, Gauri dagli occhi di loto prese l'aspetto di un'incantatrice piena
di beltà, dal ventre tornito. La Dea pose quattro bei giovani sui quattro picchi
del Monte Rosso (7) per proteggerlo da settentrione, meridione, oriente ed
occidente. La Figlia del monte si apprestò quindi a lasciare il picco del monte
Kailasa accompagnata dalle Quattro Madri, ch'erano le sue quattro servitrici,
Tamburo di Metallo, Veridica, Esaltata e Bella, le quali la seguivano per
servirla. (8) [...] La Figlia del monte si recò a praticar l'ascesi [...] giorno e notte
[...]. Il valoroso Bufalo partì per la caccia e vagò per tutte le selve lontano dal
Monte Sanguigno, servito dalla sua schiera di antidei. Egli uccise molti
branchi di belve nelle foreste e se ne cibò [...] Gli antidei incalzavano le fiere,
decisi ad ucciderle, ma ne furono impediti dai quattro prodi giovani che subito
dissero loro: "Non venite da questa parte!" I malvagi asura domandarono ai
giovani: "Che è mai questo?" e i giovani subito risposero: "Una fanciulla dai bei
fianchi è qui intenta a praticare l'ascesi. Nessuno, per quanto possente, può
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entrare in questo luogo frequentato dai saggi, sede dell'ascesi della Dea, che
accorda protezione a quanti vi ricorrono per rifugio." Udite che ebbero tali
parole i possenti e malvagi antidei assentirono e tosto ritornarono sui loro
passi, dibattendo sul da farsi. Grazie  al loro magico potere d'illusione, essi
assunsero la forma di uccelli [...] appollaiandosi sui rami degli alberi del parco,
al fine di cercare del cibo [...] allora contemplarono la Dea intenta all'ascesi in
quel bel bosco, colmo dei fiori di ogni stagione; e come essi scorsero la beltà
delle sue forme, mentre ella restava immobile nell'ascesi, si meravigliarono.A
questo punto, anche il demone Bufalo, assunte le false sembianze di un
vecchio, osserva la Dea in ascesi, e cerca di sedurla:"O fanciulla asceta, odi
della mia gran maestà: io sono il Bufalo eroico, Re degli asura, rispettato dagli
Dei; questo trimundio intero mi appartiene per la possanza del mio braccio, né
v'è invero alcun altro che possa esser chiamato maschio; o fanciulla, io sono in
grado di assumere qualsiasi forma tu desideri e sono capace di fornire ogni
diletto dei sensi. Scegli me quale sposo."Com'ella ebbe udito le parole di lui,
richiamò alla memoria gli Dei e pian piano abbandonò il suo silenzio, sorrise
gentilmente e gli disse: "A lungo ha praticato l'ascesi sì da divenire la sposa di
un maschio possente. Se sei vigoroso, mostrami la tua possanza! Fammi vedere
la tua vera natura femminile!" (9) Udito che ebbe il discorso di lei, l'asura
Bufalo muggì furiosamente: "E che! Chi è mai costei?" e allorché la fanciulla
Durga vide l'asura Bufalo che si accostava a lei per ucciderla (10) ella assunse
l'invincibile forma del Fuoco. Quando però l'antidio in forma di bufalo se la
vide ritta innanzi, lampeggiante del suo magico potere d'illusione, egli crebbe
fino alla grandezza del monte Meru, scagliò via ripetutamente tutti i picchi
montani con le sue due corna e chiamò a raccolta la sua armata, che riempiva
tutte le direzioni dello spazio. Allora Brahma e tutti gli Dei vennero colà e si
prosternarono a Durga che aveva assunto la forma del Fuoco della fine del
mondo, e la onorarono con l'offerta di tutte le loro diverse armi. Hari le diede le
sue cinque armi e l'eterno Shiva le sue dieci, Brahma le donò le sue quattro,
invisibili per il magico potere d'illusione; i Protettori dei punti cardinali e gli
altri Dei, e i monti, e le nubi, tutti le offrirono i loro ornamenti e le loro armi.
La Dea incantatrice, Durga, riempì le sue molte mani d'armi fulgenti e indossò
la sua corazza e subito montò sul suo leone. (11) La tremenda energia di Durga
ricolmava l'intero cerchio dei cieli e come il Bufalo la vide, egli fuggì, che era
incapace di sopportarla. Quando ella vide che il Bufalo fuggiva, non potendo
sostenere la violenza della sua energia intrinseca, rifletté: "Quel malvagio
asura Bufalo va ucciso con qualche astuto espediente: le bestie selvatiche sono
sorprese dai cacciatori nella selva quando sono infoiate. Spedirò i miei messi ad
attirarlo con persuasive parole, a esporgli i miei punti vitali e ad attizzarne
l'ira, e così farò, sì che tosto mi attacchi..."Allorché la sua armata fu
completamente annientata, l'asura Bufalo assunse la sua forma di bufalo e
terrorizzò le schiere della Dea [...] Come egli ebbe in tal modo sgominata
l'avanguardia dell'armata della Dea, il grande asura attaccò il leone di lei per
ucciderlo. Allora la Madre si infuriò. Anche il grande eroe era adirato, ed egli
percuoteva la superficie della terra con gli zoccoli e scagliava in alto i monti
con le due corna, muggendo. La terra era sconvolta dai colpi del suo rapido
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volteggiare; l'oceano, frustrato dalla sua coda, traboccava d'ogni lato; le nubi,
trafitte dalle sue corna ondeggianti, erano lacerate e a brandelli; e i monti
cadevano a centinaia dal cielo, scagliati giù dalle ventate del suo soffio. Come
la fiera Dea vide attaccare il grande asura, così gonfio d'ira, fu presa
dall'orgasmo di ucciderlo. Gli scagliò il laccio addosso e avvinse il grande
asura; ma, quando fu così preso in quella gigantesca lotta, egli abbandonò la
forma del bufalo e si trasformò in leone. Quando la Madre l'ebbe decapitato,
egli prese l'aspetto di un uomo che impugnava una spada e aveva uno scudo di
pelle, ma la Dea prese i suoi dardi e all'istante trafisse quell'uomo; allora egli si
mutò in un immenso elefante, che abbrancò il grande leone con la proboscide,
emettendo barriti, ma la Dea brandì la spada e mozzò quella proboscide mentre
egli l'abbrancava. Poi il grande asura assunse nuovamente la sua forma di
bufalo e scrollò il trimundio mobile e immobile. Adirata per ciò, la Madre
dell'universo, furibonda, bevve a più riprese il vino supremo (12); i suoi occhi
s'arrossarono e rise. L'asura mugghiò, gonfio ed ebbro del suo vigore e coraggio
e con le due corna scagliò dei monti sulla Dea infuriata, ma ella ne ridusse in
polvere i proiettili con una grandine di frecce.Allora ella gli parlò; le sillabe
erano confuse dalla foga, mentre le rotolavano dalla bocca spalancata
nell'ebrezza: "Mugghia, mugghia pure per un momento, o stolto, mentre io bevo
questo vino mielato. Presto saranno gli Dei a ruggire, quando io ti avrò
ucciso!"Poi ella balzò in alto e montò il grande asura e gli calcò la cervice con il
piede e l'infilzò con il tridente. Come fu calcato dal piede di lei, egli uscì a
mezzo fuori dalla sua stessa bocca poiché era sopraffatto dall'energia virile
della Dea (13). E mentre il grande asura usciva fuori a mezzo il busto,
combattendo, la Dea lo decapitò con la sua immane spada, ed egli cadde. Così
fu distrutto dalla Dea l'asura chiamato Bufalo assieme alla sua armata e alla
schiera dei suoi amici, allorché egli incantò il mondo intero. E quando il Bufalo
fu caduto, tutti gli esseri nel trimundio, a cominciare da Dei, antidei e uomini,
gridarono "Vittoria!". Un alto lamento si levò da tutta l'armata degli antidei
mentre essa veniva annientata, e tutte le schiere degli Dei gioirono. Allora gli
Dei e i grandi Saggi Celesti inneggiarono alla Dea, i capi del Gandharva
cantarono e le schiere delle ninfe celesti danzarono.

Note e spiegazioni:

(1) Il demone nacque dalla figlia di Diti, durante l'ascesi in un boschetto sacro. 
La figlia di Diti, su richiesta della madre che desidera un vendicatore contro
Indra e gli altri Dei che le hanno ucciso tutti i figli durante le battaglie,
accetta il compito, e si trasforma in bufala; Il demone nasce sotto forma di
bufalo, concesso da Suparsva alla figlia di Diti raccolta in un' ascesi così
tremenda che "i mondi tremarono e il trimundio fu agitato per il timore della
sua ascesi e Indra assieme alle schiere degli altri Dei e dei sommi tra i due volte
nati, sbalordirono".

(2) Nei miti indù, molti Dei praticano l'ascesi, per incrementare il proprio
potere. è anche il caso della madre del demone-bufalo, tra gli altri, che lo
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concepì proprio a seguito dell'ascesi.

(3)  L'elefante di Indra, la cui testa, recisa, ridarà la vita al Dio Ganesha,
formato da un bambolotto di stoffa ricavato dal sari di Parvati, che desiderava
un figlio da Shiva. Shiva è - contemporaneamente - il Dio del Fallo e il Dio
dell'Ascesi, della Yoga: vive quindi una costante "lotta" tra i suoi opposti,
ovvero essere il Dio della personificazione del pene e, nello stesso momento,
essere il Dio dell'ascesi, del distacco. Ecco perché non può generare figli "in
modo normale", ma nei miti ricorre ad espedienti vari.

(4) Secondo l'antica cosmologia dell'India, 8 elefanti celesti proteggono i 4


punti cardinali e le direzioni intermedie dello spazio.

(5) L'Oceano è la scaturigine di tutte le gemme, così come i monti lo sono di


tutti i minerali e delle erbe magiche.  Il frullamento dell'Oceano costituisce
l'immagine classica della manifestazione a partire dal Caos - la scissione delle
placide acque primordiali affinché tutte le coppie di opposizione possano
emergere e incontrarsi in un processo di conflitto creativo. La dialettica
fondamentale è quella dei liquidi: l'acqua, fluido neutrale, viene tramutata in
vari elisir: umani (latte), rituali (burro), divini (Soma) come pure di veleno:
secondo la cosmologia induista tutta la terra è circondata da parecchi oceani
anulari concentrici, dapprima l'oceano salato poi di succo di canna da zucchero,
di vino, di burro chiarificato, di siero di latte, di acqua fresca. Gli Dei frullano
gli oceani, il primo, per produrre il latte, il burro, il vino, il veleno, il Soma.
Nota di Lunaria: tutto questo può essere correlato con diversi concetti
alchemici "nostrani". L'idea che le cose derivino da un processo di dissolvimento,
coagulazione ecc. 

(6) Nota di Lunaria: Qui possiamo vedere un collegamento con Athena, perché
Durga, in questo passaggio, la ricorda molto; anche Athena era legata alla
strategia, al ragionamento, alla tattica.

(7) Il Monte Rosso talora chiamato Sanguigno, designa sia un picco


himalayano sacro alla Dea, sia un'altura sacra, Arunacala, nel distretto
meridionale di Arcot, nell'India del Sud.

(8) Rispettivamente: Dundubhi, Satyavati, Anavami, Sundari.Nota di


Lunaria: il che poi non ci impedisce di vedere queste 4 ancelle come le 4 qualità
proprie della Dea: "Tamburo di Metallo", ovvero potenza e fortezza; "Veridica",
la Dea è Verità, "Esaltata", la Dea è esaltata da tutti gli altri Dei, "Bella",
Durga è bellissima.

(9) Nota di Lunaria: in pratica Durga sta dicendo, al superbo e "machista"


demone: "Non mostrarti a me in quanto maschio, ma piuttosto mostrami un
aspetto femminile!" Direi che possiamo quasi interpretare la cosa come una
celebrazione di lesbismo! La bella Dea disdegna l'asura maschio tronfio e
vanesio per affermare che piuttosto, se lui vuole sedurla, deve mostrarsi sotto
forma di femmina! 
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(10) Nota di Lunaria: fallito il tentativo di seduzione, essendo stato respinto e


sbeffeggiato, l'asura vuole uccidere la Dea; non sopporta di essere stato
respinto e rifiutato proprio da una femmina che lui aveva tentato di sedurre
sfoggiando tutta la sua vanità tronfia ed egocentrica ("Io sono il Bufalo eroico,
Re degli asura... La possanza del mio braccio") e il possesso delle sue ricchezze
("Grazie alle risorse dei miei nove palazzi"). Questo ci fa riflettere sui tanti
crimini commessi contro quelle donne che dicono di no di fronte a pretendenti
troppo invasivi e ossessivi che pure sono egocentrici e usano le loro ricchezze
per corrompere le coscienze, aspettando di ricevere tutto quello che bramano,
quasi gli fosse dovuto e trattando gli altri, specie le donne, come oggetti.  Ma
c'è di più: Durga qui rifiuta tutte le offerte e le lusinghe fatte dal demone,
rifiuta di assoggettarsi e "vendersi" per guadagnare passeggere ricchezze e agi:
metaforicamente possiamo vederla come la donna che resta fedele ai suoi
principi senza lasciarsi corrompere dalle lusinghe del "potere" se tale potere ha,
come obiettivo, l'unico scopo di ridurla ad oggetto, a "velina". Durga confida
soprattutto nel suo intelletto, (come Athena) nel suo valore intellettuale: è
davvero la rappresentazione di quelle donne che osano sfidare le convenzioni
patriarcali che considerano le donne "mancanti di intelletto" e stupide e non
adatte al sapere!  

(11) Nota di Lunaria: Durga cavalca un leone; altre Dee connesse ai leoni (e
felini) sono: Anat, Lilith, (ambedue sono ritte in piedi e hanno felini come
sgabelli), Cibele (il cui carro è trainato da leoni), Freya (il cui cocchio è trainato
da gatti), Sekhmet, Bast/Bastet. Tra l'altro, ad esclusione di Cibele e Bast, sono
tutte Dee connesse all'ardore, al coraggio, all'attività, alla battaglia.
 
(12) Nota di Lunaria: tipo di vino celeste e divino, che contiene il sangue delle
vittime sacrificate. Metaforicamente possiamo vedere questo sangue come tutto
ciò che ci ha fatto soffrire, tutto ciò che ci ha dissanguato (dolori, traumi ecc.) e
che siamo costrette a bere, magari proprio in seguito all'ennesimo ostacolo che
si abbatte contro di noi: spesso "tragugiare" i dolori della vita, il sangue dei
sacrifici, tutto ciò che ci ha svenato (col relativo tempo di "rielaborazione del
lutto, del trauma") ci permette di migliorare, potenziando noi stesse,
correggendo le nostre debolezze passate. L'esperienza, anche di fronte ai dolori,
ci porta a diventare più forti. Non a caso Durga affronta i diversi aspetti del
nemico che si ripresenta sempre mutato in una nuova forma dopo ogni colpo
che la Dea gli assesta. Poco prima che il gran finale giunga, la Dea dopo aver
affrontato il nemico sotto varie spoglie (a cui possiamo dare gli aspetti che
vogliamo: difficoltà economiche da affrontare, ingiustizie subite ecc.) decide
proprio di bere e tragugiare sangue: è il momento di sfoderare se stesse al
massimo e solo attraverso un gesto radicale (bere sangue) si è in grado di
trionfare.

(13) Nota di Lunaria: di frequente la sensibilità induista è attenta nel 


ricordare che Shiva è Durga/Parvati e Durga/Parvati è Shiva: qui, nel mito, la
manifestazione del Divino ha le spoglie femminili di Durga ma in lei è sempre
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presente il maschile (qui ricordato con l'aggettivo "virile" che si lega alla forza
della Dea) di Shiva, suo sposo: per quanto nei miti agiscano spesso separati,
essi sono un'unità inscindibile. Ove va Shiva, lì c'è anche Parvati; e viceversa. 

Possiamo usare questo simbolo per definire ShivaParvati:

Essi sono due, le dualità dell'Essere, e nello stesso momento sono l'Uno. Lo
stesso concetto è presente anche nel Dio/a africano/a Mawu-Lissa: 

mezzo maschio e mezza femmina, in contemporanea.

(*) La Dea è celebrata con questi attributi:

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1 Om Durga (Durga)
2 Durgatirsamani (Colei che distrugge i tempi cattivi)
3 Durgapadvinivarini (che rimuove gli ostacoli)
4 Durgamacchedini (che sfida le destinazioni più ardite)
5 Durgasadhini (che doma le situazioni più complesse)
6 Durganasini (che ha distrutto Durga; qui Durga non è la Dea ma un demone
con un nome simile)
7 Durgatooodharini (che dona sollievo dalla mala sorte)
8 Durganihantri (impossibile da uccidere)
9 Durgamapaha (che distrugge le difficoltà)
10 Durgamajñanada (che conferisce conoscenze difficili)
11 Durga dai tyaloka davanala (che è fuoco per la civiltà demoniaca potente
come un albero)
12 Durgama (che è difficile da rivaleggiare o eguagliare)
13 Durgama-lo-ka (che è la dimora della luce più abbagliante)
14 Durgamatmasvarupini (che è la forma di Atman più difficile da
raggiungere)
15 Durgamargaprada (che permette di percorrere il cammino più pericoloso)
16 Durgamaviddya (che è la conoscenza più difficile da ottenere)
17 Durgamasrita (che è supportata dalla divinità)
18 Durgamajñanasamsthana (che è la sede della conoscenza più alta da
raggiungere)
19 Durgamadhyanabhasini (che appare come luce durante la meditazione
intensa)
20 Durgamoha (che è schiavitù immensa)
21 Durgamaga (che è difficile da ottenere o raggiungere)
22 Durgamarthasvarupini (che è la conoscenza più alta)
23 Durgamasurasanhantri (che distrugge I demoni imbattibili)
24 Durgamayudhadharini (che possiede armi indistruggibili)
25 Durgamanghi (arti potenti)
26 Durgamata (che è complicata)
27 Durgamya (impossibile da colpire)
28 Durgamesvari (che è la Dea di ogni cosa difficilmente raggiungibile)
29 Durgabhima (che è coraggiosa)
30 Durgabhama (che è molto infuriata)
31 Durgabha (che ha una brillantezza impeccabile)
32)Durgadarini (che concede la felicità ineguagliabile).

Per vedere i nomi completi, vedi il pdf "I 108 nomi di Durga" tradotto da
Govinda das Aghori sul sito: www.aghori.it

Se invece si vuole sentire un canto dedicato a Durga, su Youtube: Centro Yoga


Satyananda Yoga Vidya Ashram, "Mahishasura Mardini" 

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Mahishasura Mardini

Comunque su Youtube ci sono anche film e cartoni su Durga, ovviamente in


lingua induista, molto carini!

Popular Hindi Mythologic...

   
Il gruppo Metal Rudra ha dedicato una canzone a Durga :)

Rudra - Asura Mardhini

Pubblicato da Lunaria ☽♀☾


Etichette: Durga

Kali e Shiva: gli aspetti distruttori

Nota Bene: a malincuore devo rinunciare a caricare tutte le immagini che


andrebbero caricate... Ci metterei il doppio del tempo, purtroppo non posso
perdere tutta la connessione a credito. Metto quelle principali. Comunque
invito chi dovesse trovare questo articolo interessante a cercare su google le
immagini dei concetti espressi qui.

***

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Prima di vedere gli aspetti distruttori di Kali e Shiva, un breve accenno alla
"demonologia" vedica.
 
Nell'India antica l'energia negativa è incarnata già nei Veda negli Asura,
termine che originariamente significava "signore potente, dio". Asura è
soprattutto il potere di creare e provocare le creazioni a mezzo della forza
magica e dell'illusione delle esistenze. E, poiché di questo potere si servono
anche i nemici degli Dei e degli uomini, generando illusorie immagini della loro
forza, nella storia religiosa posteriore il termine Asura venne ad indentificare i
demoni, portatori di un mondo di tenebre che si oppone al mondo di luce. Spesso
il potere demoniaco è rappresentato da esseri personali o neutri, designanti il
rischio e le conseguenze del rischio. I demoni hanno aspetto misto, in
composizioni teriomorfiche orrifiche, in forme antropomorfiche, nelle quali le
strutture umane vengono confuse, capovolte, annullate nella loro armonia
funzionale (demoni a tre teste o senza testa, senza gambe e dita), quasi ad
indicare il riaffiorare di uno stato di caos, di indiscriminazione, di opposizione
all'ordine. (Vedi le immagini dei miti: "Bhima combatte contro Bakasura",
"Rakshasa" o "Durga  che uccide il demone bufalo Mahishasura")

Gli Asura, nel valore demoniaco, sono l'illusione magica trascinante, il potere
taumaturgico nefasto, la felicità inesistente perché non sostanziale. Raksas
sono gli spiriti del male in genere, Pishaca sono i lemuri che divorano la carne
dei cadaveri, Yathudhamas sono i demoni che intervengono nel rito sacrificale
rendendolo vano ed inefficace, ma anche gli ispiratori degli stregoni. Arbudi è
il Signore del campo di battaglia che sparge la morte. Vrta è il mitico drago
serpente che impedisce alla pioggia di scendere e che Indra (*) uccide.

I demoni portano morte e malattie, disonestà, violenza; tormentano in


particolar modo le partorienti, le giovani spose, inaridiscono le forze vitali, la
vegetazione. E perciò il fedele per difendersi da loro si affida alle potenze
divine e luminose, ad Agni, distruttore igneo dei demoni, ad Indra, a Soma: "Oh
Indra e Soma, bruciate il demone, reprimetelo..."

Esempio di preghiera di protezione (traduzione di Govinda Das Aghori)


www.aghori.it

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(*) Indra è il Dio nazionale dell'India antica, delle genti arie che conquistarono
il territorio e vinsero le popolazioni non arie autoctone che vennero
rappresentate come demoni Dasa. L'arma di Indra è il vajra; Indra uccide Vrtr,
il serpente dragone che richiudeva le acque, stando disteso sulle nubi; Indra lo
uccide con un colpo di vajra, liberando le acque che si trasformano in fiumi
fecondanti la terra. Questa è la spiegazione mitologica che gli antichi diedero
agli improvvisi acquazzoni che interrompevano, d'improvviso, la continuata
siccità.
 
Mircea Eliade, a proposito del vajra, scrive:
 
Gli EMBLEMI metafisici custoditi e difesi da serpenti, si trasformano in
OGGETTI concreti che si trovano sulla fronte, nell'occhio o nel gozzo dei
serpenti. Quel che in origine era
pregiato come SEGNO dell'assoluto, assume più tardi  -  per altri strati sociali
o in seguito a degradazione del significato-  valori magici, medicinali, estetici.
In India, ad esempio, il diamante passava per emblema della realtà assoluta; il
suo nome "vajra" era anche il nome del fulmine, simbolo di Indra, emblema
dell'essenza incorruttibile. In questo complesso teorico -  forza, incorruttibilità,
lampo, manifestazione cosmica della virilità  -  il diamante era consacrato in
quanto, nell'ordine mineralogico, incarnava queste essenze. Nel quadro
dell'altro complesso teorico, quello della valorizzazione ‘popolare’ della realtà
assoluta, custodita da un mostro, il diamante era pregiato per la sua
discendenza dai serpenti. Alla stessa discendenza (ora degradata a livelli
sempre più bassi) il diamante doveva le sue proprietà magiche e medicinali:
preservava dall'avvelenamento e dai serpenti, come tante altre ‘pietre dei
serpenti’ ("carbunculus", "borax", il "bezoar", eccetera). Un certo numero di
queste ‘pietre dei serpenti’ furono realmente tolte dalla testa di serpenti, ove
talvolta si trovano concrezioni dure e pietrose. MA VE LE HANNO
TROVATE SOLTANTO PERCHE' VE LE AVEVANO CERCATE. La

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credenza nella ‘pietra dei serpenti’ si trova su di un'estensione immensa,


eppure è molto recente, e limitata a certe zone, l'osservazione di concrescenze
dure e petrose nei serpenti; insomma, è rarissimo che una ‘pietra dei serpenti’
sia realmente una pietra estratta dalla testa di un serpente. La stragrande
maggioranza delle altre pietre magiche e medicinali, abbiano o no una
nomenclatura serpentina, hanno relazioni svariate coi serpenti in virtù di un
mito originale, riducibile, come abbiamo detto, a un tema metafisico: ‘il mostro
custode degli emblemi dell'immortalità’. Non c'è dubbio che molte leggende e
superstizioni sono derivate non direttamente dalla formula mitica primordiale,
ma invece dalle innumerevoli varianti laterali o ‘degradate’, alle quali la prima
formula ha dato origine.

E, commentando il binomio Cielo-Indra:

Come esempio caratteristico della prima classe  -  i sovrani e i custodi delle


leggi  -  citiamo T'ien, Varuna, Ahura Mazda. La seconda classe  -  quella dei
‘fecondatori’  -  è morfologicamente più ricca. Ma in tutte le figure che si
raccolgono sotto questo titolo, notiamo le costanti seguenti: la ierogamia con la
Dea Terra; il tuono, la tempesta e la pioggia; le relazioni rituali e mistiche col
toro. Fra gli dèi della seconda classe  -  ‘fecondatori’ ma anche a dèi della
tempesta’ -  si possono citare Zeus, Min e il dio ittita, ma anche Parjanya,
Indra, Rudra, Hadad, Ba'al, Juppiter Dolichenus, Thor; in breve i cosiddetti
dèi della tempesta. Ciascuna delle divinità citate ha naturalmente la sua
‘storia’, che la distingue più o meno nettamente dal suo vicino nella serie; nella
loro ‘composizione’, come si dice con visione chimica della mitologia, entrano
diversi componenti. Ma ci rappresenteremo tutto questo più chiaramente
quando studieremo anche la ‘forma’ del dio, e non soltanto la sua ‘forza’. Per
ora, in questo paragrafo, ci occuperemo anzitutto dei loro elementi d'unità,
delle loro valenze comuni. I più importanti sono: la forza generatrice (onde la
relazione col toro, rappresentando spesso la Terra sotto forma di vacca), il
tuono e la pioggia; in una parola, le epifanie della forza e della violenza, molle
indispensabili delle energie che garantiscono la fertilità biocosmica. Le divinità
dell'atmosfera sono, senza dubbio, specializzazioni delle divinità celesti; ma la
specializzazione, per eccessiva che sia, non giunge ad abolire il loro carattere
uranico. Siamo così condotti a classificare le divinità cosiddette della tempesta
accanto alle divinità celesti propriamente dette; nelle une e nelle altre
troviamo gli stessi prestigi e gli stessi attributi.

In un certo senso, gli Dei della tempesta, che portavano la pioggia sulla Madre
Terra erano visti come fecondatori, spermatici.

"Quando, oh Indra, uccidesti il primo nato dei serpi e poi sventasti le malie dei
maliardi, generando così il sole, il cielo, l'aurora": all'incantesimo
dell'infecondità si sostituisce l'energia attiva fecondante: l'uccisione del mostro
interrompe la malia del male.
 
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Aspetti negativi ha Rudra, i cui tratti sono molto incerti nel Rigveda. è
personaggio terrifico, pieno di collera violenta, distruttore, portatore dei mali,
accompagnatore di una schiera di demoni-cinghiale di colore rosso, procedente
da settentrione, sul carro, con frecce, lancia ed arco. Come uragano violento,
flagella e devasta i campi e gli uomini. è invocato anche al plurale e i Rudra
infatti sono schiere di potenze nefaste che lo accompagnano. Il nome potrebbe
derivare da "Rud", urlare, piangere, o da "ludda", crudele. Tuttavia era adorato,
oltre che temuto, e attraverso gli inni si cercava si "rabbonirlo". Dopo essere
disceso dalle sue montagne, appare,  in forma orrifica, rosso vivo, con il collo
blu, coperto da una pelliccia verde, alle donne che portano l'acqua. Cacciatore
violento, abita nelle foreste ed è invocato come signore delle bestie. Diviene
quindi il protettore dei cacciatori ma anche di tutti coloro che vivono allo stato
selvaggio: briganti, assalitori.
 
Nota di Lunaria: questi aspetti, anche se "attenuati" un poco, sono stati
trasferiti su Shiva: 

anche lui Dio che discende dalle montagne, gira per le selve, "Signore degli
animali" che ama apparire alle donne.
Shiva è un Dio che condensa in sé molti aspetti, sui quali ci sarebbe davvero
moltissimo da scrivere; mi limito ad evidenziare i principali. In un mito, Shiva
ingoia il pesce Kalakata, e questo pesce, nei Purana (*) rappresenta la volontà
di morte delle creature. Si spiega anche così il colore blu del collo di Shiva che è
equivalente cromatico della dissoluzione  cadaverica.    

(*) I "testi antichi", divisi in maggiori e minori: contengono racconti di


creazione, incarnazioni divine, genealogie, culti.

Nell'aspetto di principio della morte Shiva è identificato con Kala, il Tempo, e


prende anche il nome di Hara, lo Sradicatore, e Bhirava, il Crudele.
 
Analoghe ambivalenze nelle quali bene e male, demoniaco e divino vengono a
fondersi, appaiono nella figura della Grande Madre induistica. Le Grandi

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Madri non sono separate dai loro Dei-amanti e assumono la forma di Shakti o
di metà femminile dei singoli Dei. Si qualificano nella dualità di matrice
cosmica e generante e di potenza di distruzione e disfacimento.
 
Nota di Lunaria: Aspetto che manca totalmente nel pensiero occidentale:
infatti maria è madre, ma non è né creatrice, né attiva né distruttrice; inoltre lo
stesso dio cristiano appare "tutto buono" e il male è stato "riversato" sulla figura
del Diavolo.
 
La Grande Madre agisce come sentimento ambivalente, attrazione e
repulsione, ora benigna e datrice di vita, gioia, fecondità, ora, invece, impeto di
morte e distruzione, divoratrice di mondi e uomini.
La Grande Dea ambivalente trova la sua espressione più eminente nella sposa
o Shakti di Shiva, la quale assume molti nomi.

Kali nell'aspetto materno:

e in quello tremendo

La polarità negativa si esprime in rappresentazioni che si compiacciono di

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metterne in luce le caratteristiche orrifiche, distruttrici e nefande.

Si passa dalla Dea Benefica (Parvati)   

a quella orrida (*), con la figura di Durga, sposa di Shiva, il cui nome significa
L'Inaccessibile, L'Inavvicinabile:

(*) Nota di Lunaria: non sono d'accordo col termine usato dall'autore dello
scritto: Durga non è affatto orrida, anzi, è bellissima, pur avendo un carattere
guerriero:

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Rappresenta molto di più "una sorta di intervallo" nella trasformazione da


Parvati a Kali (Lei sì di aspetto orrido e, spessissimo, anche seducente, sebbene
mantenga sempre una forma selvaggia e indomabile), passando per Durga.

Durga-Kali

Per quanto non manchino rappresentazioni della bruttezza ostentata di Kali

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e persino della trasandatezza (appare gonfia e flaccida)

indubbiamente in Lei trapela anche un fascino seducente, ammaliante:

Un certo fascino sessuale dato dalle forme del seno, del ventre, della vagina,
tutte orgogliosamente esposte in modo "sfacciato".

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è piuttosto un fascino indomito, una femminilità primordiale, che non ha paura


di "essere femminile" al 100% anche se in quell'"essere femminile" al 100% ci
sono anche tratti estetici "brutti". In un certo senso, nell'ottica di rivisitazione
moderna dell'archetipo di Kali, questa Dea ci invita ad accettarci, così come
siamo, anche se siamo (o ci vediamo) dimesse, trasandate, brutte, sfatte,
cascanti. Kali, in tale aspetto, magnifica e divinizza quindi un femminile
selvaggio e trasandato, un po' come Ecate/Cailleach, magnificano la vecchiaia: 

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pertanto sono Dee (archetipi) che possono aiutare l'autostima femminile e


l'accettazione psico-fisica di sé.

Durga si presenta nelle due epifanie di Kali, la Nera, e di Mahakali, la Grande


Nera. Nella prima epifania ha colore nero, è senza orecchi, porta lo spiedo e il
cranio. Come Mahakali regge nelle 4 mani il coltello, la ciotola per l'acqua, lo
scudo, il cranio, mentre ha il collo circondato da una collana di teschi.

Nota di Lunaria: il simbolismo/archetipo della collana è ravvisabile anche


nell'altra Dea Madre Terribile: l'Azteca Coatlicue. Un gigantesco monolito di
ben 2,57 metri! La Dea porta al collo una collana di teschi, cuori e mani
mozzate. I piedi sono artigliati, come quelli di Lilith:

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e, come Kali, anche Coatlicue è dotata di un gonnellino: di serpenti!

Mentre Kali ne sfoggia uno di braccia mozzate:

Kali-Mahakali hanno particolare importanza perché connesse a dottrine e


tecniche salvifiche di auto-annullamento; a volte la Dea appare scarnificata e
in forma di scheletro, in diretto riferimento alle energie di disfacimento, di
carnale dissoluzione e di imputridimento che conclude i cicli vitali e cosmici.
Seduta su un mucchio di cadaveri Ella è Camunda; a volte rappresentata in
atto di unirsi al cadavere o danzare su di esso, e, nel suo aspetto di
Chinnamasta, "dalla testa tagliata" (forse un riferimento agli antichi sacrifici
umani).

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Nell'iconografia Camunda è rappresentata scarnificata, con 12 mani, delle
quali le 6 di destra portano il coltello, il tamburo, un lembo di pelle di elefante,
una freccia, una spada e la sesta mano è atteggiata in segno di esaudimento.
Anche le sei di sinistra portano l'arco, il lembo di pelle, il teschio, dei cadaveri,
il tridente e la sesta mano è portata alle labbra, indicando il segno di silenzio.
Analoghe a Camunda sono Krsodari, "Quella che ha il ventre sparuto" e
Dantuca "Quella che possiede grandi denti", simboli della carestia e della
pestilenza.

Tratto da:  

Band consigliata: Purvaja, specialmente la canzone "Ghor Tapasya"


 
4YVZENE - +LSV 8ETEW]E ?7M...

Che ho avuto anche il piacere di intervistare! ^.^


http://intervistemetal.blogspot.it/2014/03/purvaja-vedic-black-metal-from-
india.html

Pubblicato da Lunaria ☽♀☾


Etichette: Durga, Kali

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